Mercato in fermento. Da Alaphilippe alla Tudor, al futuro di Remco

21.08.2024
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La stagione è ancora nel pieno e il mercato è ufficialmente aperto. In realtà non si chiude mai, ma dal primo agosto i contratti possono essere ufficializzati. E così ecco che sono già arrivate le prime “bombe di mercato”. Quali bombe? Bettiol all’Astana-Qazaqstan in presa diretta e Alaphilippe alla Tudor, dalla prossima stagione.

Ma le novità sono numerose. C’è un bel caos in atto. Sono oltre 70 gli scambi (compresi i passaggi interni tra devo team e prima squadra) ufficializzati nell’ultimo mese, tra gli uomini.

E non vanno dimenticate le grandi manovre di mercato al femminile, come Vollering alla Fdj Suez (non ufficiale) insieme alla Labous. Longo Borghini via dalla Lidl-Trek e il ritorno su strada, questo sì ufficiale, della neocampionessa olimpica di mtb, Pauline Ferrand Prevot alla Visma-Lease a Bike.

Bettiol è passato ufficialmente dall’EF Education all’Astana-Qazaqstan dal 15 agosto scorso
Bettiol è passato ufficialmente dall’Ef Education all’Astana-Qazaqstan dal 15 agosto scorso

Astana internazionale

Partiamo proprio dall’Astana di patron Vinokourov. In attesa del main sponsor dalla Cina, XDS Carbon-Tech (si sono già fatti dei passi in avanti per quel che riguarda le bici 2025), ci sono stati già dei bei cambiamenti. Per un Bettiol e un Wout Poels che arrivano c’è un Lutsenko che parte. Alexey è stato una colonna di questo team e del ciclismo kazako. La sua partenza è una piccola rivoluzione, per questa squadra che inizia ad uscire con sempre maggior insistenza dai confini nazionali.

Smetteranno Morkov e Cavendish, due posti importanti che certamente saranno rimpiazzati, anche da corridori italiani. Uno di questi è Romele, già nelle fila kazake, ma del devo team, che passa in prima squadra. Mentre alcune voci dicono che Battistella, in scadenza di contratto, potrebbe cambiare aria, ma un altro atleta italiano, ora nel WT, potrebbe raggiungere i turchesi.

Il team kazako ha fame di punti e cercherà di restare nella massima categoria con le unghie e con i denti. Non sono esclusi altri colpi importanti.

Rumors danno Tratnik (in scadenza di contratto) in rotta verso la Red Bull-Bora del grande amico Roglic
Rumors danno Tratnik (in scadenza di contratto) in rotta verso la Red Bull-Bora del grande amico Roglic

Intrecci Red Bull e Soudal 

Chi sta continuando la sua trasformazione, come ci diceva anche Benedetti ieri, è la Red Bull-Bora. Non solo grandi Giri nel mirino. Qui si vuol crescere su più fronti: settore giovanile, classiche, crono. Presi i giovani Fisher-Black, Phitie e soprattutto il nostro Pellizzari, c’è stata un’enorme fuoriuscita di corridori storici, tra chi termina la carriera e chi cambia squadra. Per esempio Buchman passa non senza qualche strascico polemico alla Cofidis. Kamna va alla Lidl-Trek. Via anche Jungels e Schachmann, rispettivamente a Ineos-Grenadiers e Soudal-Quick Step, team con cui ci sono possibili intrecci.

Al contrario della Red Bull-Bora, proprio la Soudal-Quick Step si stringe sempre di più attorno ad un uomo, il suo simbolo: Remco Evenepoel. Schachmann è stato preso proprio per aiutare Remco e in tal senso sembra ci sia un’opzione per i fratelli Paret-Peintre. E anche il fatto che Alaphilippe lascerà il team è indicativo. La vecchia guardia non c’è quasi più, visto che anche Asgreen andrà via, alla Uno-X.

La squadra di Lefevere per le classiche delle pietre non è più quella corazzata di un tempo. Per ora almeno, lasciamogli crescere i ragazzi in casa. Tutto da vedere è invece il ruolo di Ethan Hayter, che arriverà dalla Ineos.

Ma c’è un altra cosa che lega questi due team in questa fase del mercato, il rumors forse più importante di tutto il mercato: Remco Evenepoel, proprio lui.

Il brand austriaco della nota bibita vuole allestire un colosso al pari di UAE Emirates e Visma-Lease a Bike. E così sembrano fare rotta sul team di Ralph Denk: Remco, Tratnik, i due Van Dijke (anche loro della Visma) e Tom Pidcock.

Ethan Hayter: pistard, cronoman, finisseur e gregario: la Ineos-Grenadiers perde un nome importante
Ethan Hayter: pistard, cronoman, finisseur e gregario: la Ineos-Grenadiers perde un nome importante

Ineos, che fai?

Il nome di Pidcock ci porta in casa Ineos-Grenadiers. Il folletto di sua maestà ha un indizio super pesante che lo dirotta verso il team tedesco: lo sponsor personale che guarda caso è proprio Red Bull. Voci vicine al team, hanno riferito che Tom non sia stato felicissimo di essere schierato al Tour. Lui si sente biker e vuole fare più gare in mtb. Magari alla Red Bull avrebbe più carta bianca e meno pressioni visti i tanti campioni presenti.

Accantonata la voce che vorrebbe un massiccio ed oneroso affondo su Evenepoel (più che improbabile ormai per il 2025), ci si chiede davvero cosa farà questa ex super potenza del ciclismo moderno. Si dice che anche il patron di Ineos voglia investire parecchio, ma per ora non c’è il mega big e per di più hanno perso anche i due Hayter.

Sui giovani Ineos è stata brava ma non formidabile, cosa che ci si sarebbe aspettato vista l’assenza, almeno in questa fase della sua storia, appunto del super nome. Non dimentichiamo che partono anche Narvaez, destinazione UAE Emirates, e Viviani che è in scadenza di contratto. Carlos Rodriguez e Joshua Tarling saranno in grado di “reggere la baracca”?

Gemelli ancora più rivali l’anno prossimo. Simon Yates, in primo piano, passerà alla Visma-Lease a Bike per supportare Vingegaard
Gemelli ancora più rivali l’anno prossimo. Simon Yates, in primo piano, passerà alla Visma-Lease a Bike per supportare Vingegaard

L’eterna sfida

Ed eccoci alla sfida tra UAE Emirates e Visma-Lease a Bike. Su carta sembra difficile rinforzare due squadre così, specie la UAE. E non facciamoci ingannare dall’annata non troppo fortunata dei gialloneri, la sua rosa resta super. In ogni caso, anche per Vingegaard è stato preso uno Yates, Simon chiaramente. I due gemelli saranno più rivali che mai in questo derby per il dominio del WT e del Tour de France.

Sarebbe curioso sapere se Simon rivelerà qualche info “da spionaggio” che il fratello magari gli confessava quando ancora non sapeva del suo passaggio alla Visma.

In ogni caso, UAE ha preso Narvaez, corridore poliedrico che potrà essere utile alla causa delle classiche e non solo. E sempre in ottica classiche ha preso Florian Vermeersch, un bel bestione dalla Lotto-Dstny. 

Il mercato della Visma di contro, oltre a Simon Yates, ha visto l’arrivo di Axel Zingle, Victor Campenaerts e Mike Teunissen. 

In tutto ciò bisognerà vedere come andranno le cose per due big di questi team: Ayuso e Van Aert.

Si dice che lo spagnolo vorrebbe cambiare aria, perché soffocato da Pogacar, ma Matxin ha negato tutto. Mentre per Van Aert vale un po’ il discorso fatto per Pidcock circa lo sponsor: anche lui è Red Bull. Però è anche vero che il patron della Visma, da sempre “innamorato” di Wout, non lascerà andare via una figura così importante sia sul fronte tecnico che su quello del marketing per i suoi supermercati tra Belgio e Olanda. Wout è popolarissimo. E poi anche la Red Bull-Bora non può mica prenderli tutti, tutti!

Speriamo per la Tudor che quanto visto a San Sebastian tra Alaphilippe e Hirschi siano prove di attacco insieme e non di rivalità
Speriamo per la Tudor che quanto visto a San Sebastian tra Alaphilippe e Hirschi siano prove di attacco insieme e non di rivalità

Tudor regina 

Per il resto ci sono tanti altri “piccoli”, ma interessanti, movimenti. Uno è il passaggio di Lenny Martinez dalla Groupama-FDJ dove era cresciuto alla Bahrain-Victorious. Con Tiberi qui si vuol formare la coppia del futuro.

E in generale è interessante vedere il mercato dei tanti movimenti dei team francesi, tra giovani e corridori affermati che cambiano. In tal senso una vera rivoluzione sta interessando la Cofidis. Via Zingle, Guillame Martin (alla Groupama-Fdj) e Geschke (fine carriera) la squadra biancorossa ha già preso sei atleti e altrettanti ne dovrebbero arrivare. Tra questi in “nomination” ci sarebbe anche Lorenzo Rota, a fine contratto con la Intermarché-Wanty.

Infine, è ottimo il mercato del Tudor ProCycling Team. Patron Cancellara ha preso, come detto in apertura, Julien Alaphilippe, ma anche un altro big: Marc Hirschi. Senza contare Marco Haller, ottimo in funzione di questi due acquisti. E altri tre corridori dal loro devo team.

Tanta carne al fuoco insomma e non è finita qui. Vedremo cosa ci riserverà l’autunno. Gli scambi dell’ultimo minuto spesso hanno lasciato il segno più di altri, proponendo per la stagione successiva corridori affamati.

Modolo e le volate di Van Aert al Tour de France

13.08.2024
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Il Tour de France è stato il trampolino di lancio perfetto per l’appuntamento olimpico di Parigi 2024. Molti corridori che sono stati protagonisti nella corsa a cinque cerchi sono passati dalla Grande Boucle. Oltre al vincitore Remco Evenepoel, anche il suo compagno di nazionale Wout Van Aert ha corso sulle strade del Tour prima di andare a Parigi. Il belga della Visma-Lease a Bike ha sfruttato quelle tre settimane per gettare una base in vista della corsa olimpica. Ma, come ogni grande campione, non si è tirato indietro e si è dato spesso da fare cercando di cogliere il bersaglio grande: una vittoria. 

A Rimini, nella prima tappa è arrivato terzo, una grande occasione sfumata, il percorso era favorevole
A Rimini, nella prima tappa è arrivato terzo, una grande occasione sfumata, il percorso era favorevole

Qualche incertezza

Van Aert l’ha sfiorata in un paio di occasioni, nella 12ª e 13ª tappa, nelle quali ha colto due secondi posti dal gusto un po’ amaro. Il belga ha sfruttato la Grande Boucle per lanciarsi in qualche volata e testarsi in questo nuovo campo. Difficile però entrare nel novero dei velocisti quando al Tour ci sono tutti i migliori. Di questo si è accorto Sacha Modolo, ex corridore e sprinter, che con il suo occhio tecnico non ha mancato di sottolineare appunti e note emerse dal Van Aert velocista.

«Va detto – spiega subito Modolo – che parlo da estimatore di Van Aert, non da critico. Lui è un corridore fortissimo, il quale però al Tour non è arrivato al massimo della condizione e in alcuni momenti si è visto. Rispetto all’anno scorso era più insicuro, probabilmente a causa dell’infortunio patito in primavera. L’avvicinamento al Tour non è andato come previsto e questo ha un po’ minato la sua sicurezza, non era in condizione top. Poi va sottolineato che Van Aert anche al 90 per cento va più forte di metà dei corridori in gruppo. Però per vincere serve essere al massimo, specialmente in una gara così importante».

Dov’è Van Aert? Stretto alle transenne, mentre gli altri sprintano lui è costretto a rialzarsi
Dov’è Van Aert? Stretto alle transenne, mentre gli altri sprintano lui è costretto a rialzarsi
Da cosa lo hai notato?

Dalle volate. Ogni volta che si lanciava in uno sprint limava fino all’ultimo, cercando di guadagnare terreno attaccato alle transenne. Non è però una mossa vincente quando sei in una volata, il velocista è furbo e quando vede l’ombra chiude la porta. In maniera più o meno scorretta, ma poi questo è un problema dei giudici. 

Cercare le transenne è un segno di debolezza?

In generale sì, ma qualche tempo fa di più. Ora vedo tanti velocisti che fanno le volate vicini alle transenne. Se sei in testa è un modo per rimanere coperti un po’ di più. Gli spettatori e le transenne proteggono dal vento, se invece sei a centro strada rimani scoperto. Però un conto è quando si parte dal centro e poi si va verso le transenne, altro quando si scatta già attaccati al bordo. 

Essere chiusi diventa più semplice.

Rimani coperto e riparato dal vento, ma se non trovi lo spiraglio non passi mai. E il velocista forte, quello che è anche furbo, lo spazio sulle transenne lo chiude. Van Aert al Tour provava sempre a uscire all’ultimo e rimaneva sempre penalizzato. Ad onor del vero va detto che non avendo un treno non poteva prendere il centro della strada e primeggiare, ma doveva fare le volate di rimessa. Però al Tour non ho visto questi treni devastanti, forse la Alpecin era l’unica in grado di comandare. 

Cosa gli è mancato, solo la condizione?

In realtà anche l’occasione giusta. Non ci sono state tappe mosse dove i velocisti arrivavano cotti e lui poteva inserirsi e vincere perché più fresco. Van Aert le volate ristrette rischia di dominarle, talmente è forte. Ha tanti watt e uno scatto importante, ma non ha l’esplosività pura tipica degli sprinter. Magari gli mancano quei 20 watt, sono pochi ma fanno tanta differenza. 

Con il passare dei giorni il divario con i migliori si assottiglia, le chance aumentano
Con il passare dei giorni il divario con i migliori si assottiglia, le chance aumentano
Perché?

La volata da qualche anno a questa parte è diventata tenere dei watt altissimi per 30 secondi. Ti trovi alle spalle dell’ultimo uomo che sei già a 1.000 watt, di media in quei 30 secondi devi avere 1.150 o 1.200 watt. Il picco di potenza di 1.800 watt conta fino ad un certo punto se poi non riesci ad essere costante. Questi sono numeri di un velocista medio, con un peso intorno ai 72 chilogrammi. Questo l’ho imparato alla Alpecin, quando correvo con loro, per il velocista ciò che conta sono i watt puri sui 500 metri.

Van Aert non ha questi numeri…

Non perché sia scarso ma perché per averli dovrebbe snaturarsi un po’. Avete visto che accelerazione ha fatto per seguire Van Der Poel sulla salita di Montmartre? Spaventosa. Però scattare in salita è diverso rispetto a farlo in pianura. Sono due prestazioni totalmente diverse. 

Come potrebbe fare Van Aert per vincere una volata?

Nelle corse a tappe di tre settimane lui può emergere nell’ultima, quando i valori si pareggiano e i velocisti sono stanchi. In quei casi i numeri un po’ scendono e lui può dire la sua. Oppure nelle frazioni mosse, nelle quali rimane più fresco e riesce a infilare i favoriti. Per vincere le volate testa a testa dovrebbe snaturarsi e non gli conviene.

Dal Tour a Parigi senza la radio: il nervosismo di Remco

10.08.2024
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Ultime battute della corsa in linea maschile alle Olimpiadi di Parigi 2024. Sulla salita di Montmartre Remco Evenepoel ha piazzato la sua stoccata decisiva. E’ in fuga solitaria, il vantaggio è subito lievitato nei confronti di Madouas. Ma lui non lo sa: la moto con la lavagna è dietro, le radio non si possono usare. Il belga parla concitatamente con la moto del cameraman televisivo indicando nervosamente il polso: «Quanto ho di vantaggio?» chiede senza risposta. Prima c’era stata la foratura. La grande paura. Che non avrebbe provato, sapendo il baratro che aveva scavato…

Evenepoel chiede notizie alla moto, indicando il polso. Ma Madouas era lontano (immagine tv)
Evenepoel chiede notizie alla moto, indicando il polso. Ma Madouas era lontano (immagine tv)

Radio, sì o no?

La gara olimpica ha riproposto la vecchia questione del correre con o senza le radio di collegamento con l’ammiraglia. Diciamoci la verità: la polemica legata a questo aspetto, venata di nostalgia per il bel tempo che fu, risulta un po’ stantia. E’ vero però che una gara vissuta senza questo ausilio tecnologico è molto diversa da quelle a cui siamo abituati.

Davide Bramati, che di Remco è il diesse e condivide con lui gran parte della stagione, ha vissuto con grande interesse, anche se da spettatore, la gara a cinque cerchi e anche lui è rimasto colpito da questo aspetto passato da molte parti in second’ordine.

Lo stop di Remco per la foratura, attimi concitati non conoscendo il vantaggio (immagine tv)
Lo stop di Remco per la foratura, attimi concitati non conoscendo il vantaggio (immagine tv)

«Si vedeva – dice – che i corridori erano un po’ spaesati. Noi siamo abituati a correre in una certa maniera, quando poi ti trovi nelle gare titolate con una situazione diversa, è tutto più difficile. Sicuramente, avesse saputo il vantaggio, Remco avrebbe vissuto la foratura con meno stress, ma bisogna comprenderlo, rischiava di vedere vanificato il sogno di una vita».

Quel che è avvenuto ha riaperto il dibattito e tu che hai esperienza anche del “ciclismo precedente”, che cosa ne pensi?

Ogni corridore disputa 70-80 corse l’anno, quasi nella totalità con le radio, trovo un controsenso che poi ci siano questi eventi che si effettuino senza. O sempre, o mai. Il ciclismo è uno, le regole devono essere sempre le stesse. Non averle cambia molto soprattutto a livello tattico. Un aspetto che pochi hanno considerato: a Parigi le squadre che avevano il contingente di 3 o 4 corridori, avevano bisogno di riferimenti, uno dei corridori si rivolgeva all’ammiraglia chiamata davanti. Moltiplicate ciò per più squadre e più casi. Io dico che a livello di sicurezza è stato un pericolo non di poco conto…

Bramati con Evenepoel in una foto di inizio 2023, con la maglia iridata di Wollongong 2022
Bramati con Evenepoel in una foto di inizio 2023, con la maglia iridata di Wollongong 2022
Molti rimpiangono il passato…

E’ pleonastico, è come dire che si stava meglio quando non c’erano i telefonini. Ma ci sono, fanno parte della nostra vita di adesso. E’ chiaro che tutto cambia, fa parte del gioco. Le radio hanno una grande utilità in termini di sicurezza, hai subito la percezione di quel che avviene con una caduta, una foratura. La loro funzione primaria è questa. Mettiamola così: un diesse senza radio è come avere un allenatore di calcio a bordo campo che non può dare alcuna indicazione ai suoi. Ha senso?

Tu però conosci e hai vissuto il “prima”…

Se parliamo dal punto di vista tattico, non è che poi abbiano avuto questa grande innovazione. Semplicemente studiavi il percorso con grande attenzione e davi prima le indicazioni, poi si comunicava in corsa tramite i compagni che venivano all’ammiraglia o ai rifornimenti. E’ indubbiamente meglio adesso, c’è meno confusione in corsa e i corridori sono messi in condizione di dare il 100 per cento. Ma io porrei l’accento sull’aspetto sicurezza, anche perché rispetto a prima le strade sono cambiate. Pensate solo che nel Bergamasco quando correvo io le rotonde si contavano sulle dita di una mano, ora ce ne saranno 300… E poi dossi, spartitraffico… I corridori vanno messi in condizione di pedalare in sicurezza. All’ultimo Tour è vero che c’è stata la caduta costata la corsa a Roglic, ma il numero di incidenti si è molto ridotto rispetto al passato.

La volata valsa il bronzo a Laporte. Ma il francese non conosceva la situazione di classifica
La volata valsa il bronzo a Laporte. Ma il francese non conosceva la situazione di classifica
C’è anche un’altra differenza rispetto al passato: oggi le tv trasmettono le corse nella loro integralità e chi è in ammiraglia ha un occhio in più a disposizione…

E’ vero fino a un certo punto. Sicuramente in passato, quando si era fortunati si aveva la diretta dell’ultima ora/ora e mezza, oggi le corse vengono proposte nella loro integralità. Ma se per chi è a casa è un vantaggio, per noi in ammiraglia cambia poco anche perché pochi si accorgono che non c’è una percezione immediata, ogni accadimento lo cogli sempre con un po’ di secondi di ritardo. Avere la voce diretta dal gruppo, per ogni singolo evento, è per noi responsabili del team molto importante. Anche il web aiuta sì, ma non dà l’istantaneità di quanto avviene e a noi serve sapere tutto subito, per il bene dei ragazzi.

EDITORIALE / Remco nella storia, Pogacar ha perso l’occasione

05.08.2024
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Luka Mezgec, corridore sloveno, ha dichiarato alla televisione nazionale che l’assenza di Pogacar alle Olimpiadi di Parigi sia stata dovuta principalmente alla non convocazione della compagna Urska Zigart per le gare femminili. Nonostante sia campionessa nazionale di crono e strada, l’atleta del Team Jayco-AlUla è stata lasciata a casa dai selezionatori sloveni e questo avrebbe provocato la reazione amara del vincitore del Giro e del Tour, che ha comunicato la sua assenza olimpica a causa della stanchezza accumulata.

«Per quanto riguarda la ragione ufficiale secondo cui è stanco – ha detto Mezgec a RTV Slovenija, per come riportato da cyclingnews.com – credo che non sia la più realistica. So che anche se fosse stato sul letto di morte, sarebbe venuto qui se Urska fosse stata convocata, perché così non sarebbe stato da solo a casa.

«Se ci fosse stata una probabilità dell’uno per cento che per qualsiasi motivo volesse rimanere a casa, quella percentuale sarebbe stata molto più bassa se Urska fosse stata qui. Ovunque sia Urska, c’è anche Tadej. Può sembrare cattivo – ha concluso il corridore del Team Jayco-AlUla – ma forse avrebbero dovuto rischiare un posto per lei, anche se non fosse stata la migliore, perché con questa mossa si sarebbero assicurati Tadej, ma non l’hanno fatto. Sfortunatamente, chi ha preso la decisione non aveva previsto tutti gli scenari».

Davvero bisogna credere che questo Pogacar non avesse la forza per sfidare Evenepoel a Parigi?
Davvero bisogna credere che questo Pogacar non avesse la forza per sfidare Evenepoel a Parigi?

L’occasione mancata

Alzi la mano chi, avendo seguito la vittoria di Evenepoel sabato a Parigi, non si sia chiesto quale spettacolo ancora più immenso ci sarebbe stato con lo sloveno in gara. E chissà se lo stesso Pogacar ha seguito la corsa e abbia riflettuto sulla sua scelta. Si può fargli una colpa per aver rinunciato alle Olimpiadi? Probabilmente no, cosa vuoi dirgli a uno che nei pochi giorni di gara del 2024 ha realizzato una simile grande impresa? Però forse si può fare una riflessione.

Siamo sicuri che lo sloveno avrà un’altra occasione come questa? Il ciclismo non è paragonabile ad altri sport: Djokovic ha vinto l’oro nel tennis a 37 anni, ma tanta longevità da queste parti non è scontata. Quando nel 2028 le Olimpiadi si correranno a Los Angeles, Pogacar avrà 30 anni: sarà ancora in grado di competere al massimo livello?

Il tema della stanchezza non convince, anche rapportato al voler puntare sui mondiali di Zurigo, mettendo nel mirino Roche che nel 1987 vinse Giro, Tour e mondiale. Nel 2021 Tadej volò a Tokyo pochi giorni dopo aver vinto il Tour e conquistò il bronzo nella gara in linea. Vista l’apparente facilità con cui ha conquistato la maglia gialla e il breve viaggio da Monaco a Parigi, si può immaginare che davvero non avesse le forze per lottare con Evenepoel?

Tour de France 2021, Alaphilippe vince la prima tappa e la dedica a Marion e alla nascita del figlio Nino
Tour de France 2021, Alaphilippe vince la prima tappa e la dedica a Marion e alla nascita del figlio Nino

Compagne e atlete

Anche Alaphilippe nel 2021 rinunciò alle Olimpiadi, per stare accanto alla compagna Marion, che aveva da poco messo al mondo il figlio Nino. Julian era iridato e ancora volava. Aveva vinto la Freccia Vallone, era stato battuto solo da Pogacar alla Liegi, aveva vinto la prima tappa del Tour e a settembre avrebbe vinto il secondo mondiale. Eppure rinunciò. E quest’anno che si è rimboccato le maniche, avendo capito che forse allora commise una leggerezza, non è andato oltre l’undicesimo posto a 1’25” dal compagno di squadra Evenepoel. Perché in questo ciclismo che va veloce, 32 sono anni pesanti per sfidare i padroncini del gruppo.

E’ legittimo per chiunque scegliere di stare accanto alla famiglia: non si può fargliene una colpa. Quel che sorprende è semmai la dinamica domestica, in cui casualmente o forse no, entrambe le donne in questione sono o sono state atlete. Come reagì Marion Rousse? E come ha vissuto Urska Zigart la rinuncia del fenomenale compagno che vincendo le Olimpiadi sarebbe potuto entrare nella storia? Lo ha abbracciato intenerita e fiera per il gesto oppure lo ha esortato a non buttare l’occasione? Se teneva così tanto alla convocazione, ha vissuto a cuor leggero la rinuncia da parte del compagno?

Urska Zigart è ormai una presenza fissa per Pogacar dopo gli arrivi
Urska Zigart è ormai una presenza fissa per Pogacar dopo gli arrivi

Tadej e la storia

I campioni come Pogacar piacciono perché sono capaci di trasfigurarsi nella fatica, tirando fuori da se stessi imprese inimitabili. Lo fanno perché hanno dentro il fuoco, quale che ne sia l’origine. Se rabbia sociale, fame, voglia di dimostrare qualcosa, un agonismo esagerato: l’elenco è lungo e complesso. Ma a volte dimentichiamo che hanno pochi anni e rischiano di cadere in errori adolescenziali, ripicche fatte con la pancia più che col cervello. E la scelta di Pogacar, se è vero quello che ha dichiarato Mezgec, è stata a nostro avviso tale.

Le Olimpiadi sono un traguardo da conquistare, non un viaggio premio. E’ vero che le due ragazze che hanno sostituito Urska Zigart non siano fulmini di guerra, ciò non toglie che il campione abbia rinunciato a una occasione forse irripetibile. Potrà anche vincere il mondiale di Zurigo, ma questa rinuncia resterà per sempre come un vuoto nel suo palmares. Con buona pace di Evenepoel, che la sua chance l’ha presa e sfruttata al meglio. Otto corridori hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno, nessuno aveva mai vinto il doppio oro olimpico. A conti fatti, ammesso che il ragionamento abbia un senso, la storia l’ha fatta Remco. Pogacar a nostro avviso è ancora più fenomeno del fenomeno belga, ma s’è aggiunto a una strada già tracciata.

Doppio oro, Parigi ai suoi piedi: mai visto Remco così felice

03.08.2024
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PARIGI (Francia) – Sono i Giochi di Remco Evenepoel. Una settimana fa vinceva la cronometro, ora vince la prova in linea. E’ il primo, tra gli uomini, a vincere l’oro sia nella prova in linea sia a cronometro nella stessa edizione dei Giochi. Era capitato solo a Leontien van Moorsel nel 2000. Raggiunge Paolo Bettini, Hennie Kuiper ed Ercole Baldini nel ristretto gruppo di ciclisti capaci di vincere sia l’oro mondiale sia quello olimpico.

Sono i Giochi e così Remco gioca. «Qualcuno ha qualcosa da mangiare?», chiede appena si siede in una sala stampa che è un cinema. E cinema sia. Dalla platea gli arrivano due merendine che lui coglie al volo (non al primo colpo) e addenta famelico. Lo sforzo è stato grande, la gara è stata lunga e dura. «Ma non me ne lamento», preciserà alla fine. E ci mancherebbe.

Vittoria arrivata con lo scatto decisivo sull’ultima salita. Era questo il piano?

Sapevamo che quelle salite, nel circuito finale, potevano essere il punto in cui si sarebbe decisa la corsa. La pendenza mi ha ricordato quella di Wollongong (dove Evenepoel è diventato campione del mondo nel 2022, ndr). Leggermente meno ripida, ma più lunga. Ho subito visto che avevo un distacco serio e non c’è stata una reazione immediata nel gruppo dietro di me. Per fortuna, Wout e Jasper (Van Aert e Styuven, ndr) non c’erano, quindi si è creata immediatamente una situazione ideale. Sono partito nel momento tipico per me: quando la gara si fa dura. In quel momento la media si era alzata, ho pensato che potesse essere l’occasione giusta. Valentin (Madouas, ndr) ed io avevamo trenta o quaranta secondi di vantaggio, lui mi sembrava stare molto bene. Se lo avessi staccato lì, avrei vinto. Ed è andata così. Sì, il piano più o meno era questo.

C’è stato anche il brivido. Una foratura a 3,8 chilometri dall’arrivo che ti ha costretto a cambiare la bici.

Ho preso un ciottolo di pavè e ho subito messo piede a terra. Per fortuna la macchina era dietro di me, dato che avevo un minuto di vantaggio. In quel momento sono diventato un po’ nervoso. Soprattutto perché pensavo che il vantaggio potesse diminuire molto. La situazione non mi era molto chiara. Poi mi hanno detto che avevo un minuto. E mi hanno anche confermato che non era successo niente e che dovevo semplicemente godermi il momento. Ma non potevo esserne abbastanza sicuro.

E’ un anno incredibile per te.

Si, molto speciale. Questa vittoria è il punto più alto, ha un sapore particolare. Sono molto felice di aver vinto l’oro olimpico per la mia Nazione, per i tanti tifosi che c’erano oggi sulle strade. Un ambiente veramente incredibile. E’ stato bello farlo davanti alla mia famiglia e con le persone che mi vogliono bene. Loro sanno quanto era importante per me questa stagione. Penso di aver raggiunto i miei obiettivi sia al Tour sia con queste due vittorie olimpiche. E’ stato qualcosa di straordinario: credo che questo sia stato il mese più bello della mia carriera (sorride, ndr).

Prima di salire sul podio eri commosso. 

Era troppo per me. Soprattutto quando mi è stata data l’altra medaglia d’oro da appendere al collo da mia moglie Oumi. Se l’è portata con sé tutto il giorno e così abbiamo potuto fare questa foto con entrambi gli ori. E’ stata una sua idea. Bellissimo, mi sono sentito come Michael Phelps!

La gioia sul gradino più alto del podio: caro Remco, è tutto vero
La gioia sul gradino più alto del podio: caro Remco, è tutto vero
Il piano gara qual era?

La gara doveva essere resa dura. Ecco perché ho chiesto a Tiesj Benoot di accelerare. Forse all’inizio il suo forcing è parso eccessivo, ma ripensandoci oggi non ho nulla di cui lamentarmi.

E l’attacco di Van der Poel?

Non l’ho visto. Stavo ancora lottando con il freno anteriore e avevo bisogno di un po’ d’acqua in più. Non ero molto agitato. Poi ho visto che non era molto lontano, ho controllato Pedersen e ne ho approfittato andando al massimo. E’ lì che ho messo in tavola la mia prima carta vincente.

Van der Poel non è parso all’altezza della sua fama. Qui con Van Aert, davanti alla gente di Montmartre
Van der Poel non è parso all’altezza della sua fama. Qui con Van Aert, davanti alla gente di Montmartre
Si tornano a fare paragoni con Eddy Merckx.

Sono stato molto contento che sia venuto a salutarmi e ad abbracciarmi. Ma non voglio fare paragoni, sono epoche differenti, mondi differenti. Lui è stato il numero uno, non solo per il ciclismo. E’ tra i più grandi nello sport. Ha vinto tantissimo, io penso alla mia carriera.

Com’è stata la settimana dopo la cronometro?

Molto rilassata. Domenica non ho pedalato, lunedì e martedì pochi chilometri, mercoledì un giro più lungo, poi solo cose tranquille, per essere sicuro di essere al meglio in questa occasione.

Sull’arrivo ti sei fermato e hai allargato le braccia…

Volevo godermi il momento. E così mi è venuto da fare questo gesto, proprio sotto la torre Eiffel. Non sono certo il primo ad aver fatto cose del genere, spero vi sia piaciuto. Volevo godermi al massimo questo momento. Me lo sono meritato e sono contento di festeggiarlo con il mio team, la mia famiglia, con chi mi vuole bene. E ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, oltre che la mia squadra. Ognuno ha fatto la sua parte, siamo stati tutti molto bravi.

Cosa ti senti di dire ai giovani che vogliono iniziare a fare ciclismo?

Sognate. Se sognate, potete raggiungere i vostri sogni. Fate le cose giuste, circondatevi delle persone giuste. E’ molto importante avere intorno chi pensa solo al tuo bene.

E il futuro? 

Vedremo (ride, ndr). Probabilmente stanotte non dormirò. Per il momento mi godo “solo’ il mio terzo posto al Tour e queste due medaglie d’oro (ride ancora, ndr). La mia stagione è stata comunque un successo.

Van der Poel e Alaphilippe: sono sbarcati i guastatori

01.08.2024
4 min
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All’appello mancavano soltanto Mathieu Van der Poel e Alaphilippe. L’olandese è arrivato ieri sera in Francia, nella base logistica scelta dalla federazione olandese per tutte le discipline ciclistiche. Il francese ha fatto lo stesso. Evidentemente le preparazioni si somigliano, in più oggi i corridori hanno potuto provare il percorso, anche se Van der Poel ha ritenuto di farne a meno.

Di Evenepoel si è già detto, se non altro per la conquista del titolo olimpico a crono. Poi c’è Van Aert, che con il terzo posto ha riservato per sé un posto in prima fila anche per la corsa di sabato. Altri corridori saranno certamente della partita, anche il Pidcock in super forma dopo l’oro nella mtb. Ma Van der Poel e Alaphilippe hanno conquistato classiche e mondiali correndo in maniera garibaldina e sono due dei più accreditati per far esplodere la corsa.

«Credo di aver seguito la preparazione ideale – dice il francese – con un approccio diverso dai miei connazionali Madouas, Laporte e Vauquelin. Non ho corso il Tour de France, ma ho fatto comunque il massimo. Mi sento bene, motivato. Non mi considero un favorito, sono qui per dare il massimo per la Francia, questo mi sta a cuore».

Un momento unico

C’è quasi il rimpianto per la scelta di aver rinunciato a Tokyo e insieme la consapevolezza di aver riallacciato il filo con il Julian arrembante, capace di attaccare e poi vincere in volata.

«I Giochi non possono essere un obiettivo ordinario – dice – le ultime edizioni dicono che anche nel ciclismo stanno diventando sempre più importanti e con un livello altissimo. Avevo scelto di restare a casa nell’anno di Tokyo per la nascita di mio figlio. Ma già allora dissi che speravo di esserci a Parigi. Era nella mia mente da un po’ e mi stavo preparando. Tutti avranno una carica d’animo in più perché sono i Giochi. Sarà un momento unico».

Il Centre Port Royal è la base scelta dalla KNWU olandese per tutte le squadre ciclistiche alle Olimpiadi
Il Centre Port Royal è la base scelta dalla KNWU olandese per tutte le squadre ciclistiche alle Olimpiadi

Come per Glasgow

Van der Poel è molto meno solenne, non si sa se per prudenza o perché ormai è talmente abituato alle grandi vigilie, da non sentire più di tanto quella olimpica. Certo il fatto di risiedere in un hotel a 35 chilometri da Parigi fa sì che la quotidianità sia piuttosto… ordinaria.

«Mi sono allenato in Belgio – spiega – avevo pensato di andare in Spagna, ma alla fine ho rinunciato. C’era poco tempo e poiché parteciperò ai Giochi con una nuova bici Canyon, ho preferito restare vicino al centro di assistenza. Ho cercato di guardare quello che ho fatto l’anno scorso, cercando di mantenere la stessa linea. Anche i mondiali di Glasgow si corsero due settimane dopo il Tour, solo che quest’anno è stato un Tour diverso, posso quasi dire di esserne uscito meno stanco. Per questo avevo ancora bisogno di allenamenti duri che mi facessero venire mal di gambe. Martedì ho fatto l’ultima distanza. Ora mi sento bene e cerco la gamba di Glasgow e quella sensazione di freschezza».

Van der Poel sarebbe uscito meno stanco dal Tour, perché sulle ultime montagne è andato al risparmio
Tour de France 2024, Mathieu Van der Poel

Meglio senza radio

Non deve essere semplice essere additato anche questa volta come colui che può far esplodere la corsa e forse per questo Van der Poel tende a sviare il pronostico.

«E’ una corsa atipica – dice – non è come nelle classiche, quando imposti una tattica e puoi controllare la gara. Questa volta sarà diverso. Nessuno sa in quale punto si farà la selezione, non è detto che succeda sulla salita di Montmartre. Dovremo soprattutto restare attenti e non farci sorprendere da una fuga da lontano. Se dovesse succedere, la corsa si chiuderebbe subito. So che tanti vogliono aprirla da subito, anche a Evenepoel piacciono certe situazioni. Mi piace il fatto che si corra senza auricolari, sono favorevole. Puoi decidere con la tua testa e questo di solito produce corse migliori. E soprattutto è un vantaggio per i corridori che sanno leggere la corsa».

Fancellu: «Il talento di Evenepoel non è mai stato un segreto»

01.08.2024
5 min
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Il recente exploit di Remco Evenepoel, che ha conquistato il terzo posto al Tour de France e l’oro olimpico a cronometro pochi giorni dopo, merita di essere celebrato ancor più di quanto è stato fatto. Il campione belga ci ha abituato bene, ma queste prestazioni vanno oltre quanto fatto vedere fino ad ora e lo consacrano tra i grandi. Il nome di Evenepoel gira da tempo nel ciclismo ed è salito alla ribalta quando era uno junior. Di fatto è stato lui l’atleta che ha aperto la caccia ai giovani, una ricerca forsennata che ne ha portati alla luce molti, ma ne ha offuscati altrettanti. E Alessandro Fancellu lo sa bene.

I due hanno avuto un percorso simile fino alla fine del 2018, ultimo anno da juniores (in apertura la foto del podio al mondiale di Innsbruck di quell’anno). Poi da lì in poi le strade si sono divise. Ora Fancellu ha ritrovato continuità grazie al Q36.5 Pro Cycling Team dopo anni difficili pieni di stop e problemi fisici. Il giovane lombardo si prepara ad un finale di stagione ricco di impegni per ritagliarsi lo spazio che vuole e può meritarsi

La corsa all’oro

Fancellu, da junior, si è scontrato spesso con il belga e nel 2018 i confronti sono stati ripetuti e tirati, dal Giro della Lunigiana in cui Evenepoel vinse tutte le tappe tranne una e poi agli europei e ai mondiali. Che cosa ricorda di Evenepoel lo scalatore di Como?

«Quello che sta facendo ora Evenepoel – dice Fancellu, il quale ora è in ritiro a Sestriere per preparare il finale di stagione – non è una sorpresa. Già da juniores, quando veniva alle gare, si vedeva che faceva un altro sport rispetto a noi. Ricordo che al campionato europeo era scattato dopo pochi chilometri ed era arrivato da solo al traguardo. Il ritardo del secondo? Quasi dieci minuti. (9’44” sullo svizzero Balmer, ndr). E’ partito da solo e lo hanno rivisto solamente all’arrivo, un numero incredibile. L’azione più bella che gli ho visto fare dal vivo è stato quello del mondiale di Innsbruck. Era caduto e aveva due minuti di svantaggio, ci ha ripresi e ce ne ha dati altri due».

Sguardo affamato

Il volto di Evenepoel, magro e sempre più delineato, nasconde negli occhi una fame di vittoria incredibile e impareggiabile. Ha dentro di sé un fuoco che lo spinge sempre a fare un passo in avanti, a cercare la vittoria e lo spettacolo. Non importa quanto lontano sia il traguardo. 

«Questo tratto distintivo – spiega Fancellu – lo ha sempre avuto. Ricordo che al Giro della Lunigiana del 2018 aveva perso la cronoscalata nella seconda semitappa. Aveva pagato un secondo a Karel Vacek. Il giorno dopo si è presentato al via della tappa con gli occhi in fiamme. A 50 chilometri dall’arrivo è partito e non lo abbiamo visto più, eppure dietro spingevamo parecchio per chiudere. Le stesse azioni che ha riproposto alla Liegi, in entrambe le vittorie ottenute e alla Clasica San Sebastian. Non gli interessa quanto manca, lui attacca e si toglie tutti di ruota. Alla Liegi dello scorso anno Pidcock era rimasto con lui inizialmente, ma poi aveva pagato dazio. Seguirlo è impossibile. E’ capace di fare 50, 60 o 70 chilometri da solo a velocità impossibili, una caratteristica che lo porta ad essere un cronoman eccezionale».

Alcuni gesti hanno portato il pubblico ad assegnargli il titolo di “spaccone”
Alcuni gesti hanno portato il pubblico ad assegnargli il titolo di “spaccone”

Gesti estremi

Evenepoel lo abbiamo conosciuto da acerbo forse, quando ogni vittoria era seguita da una celebrazione evidente. Quasi fastidiosa per chi al ciclismo associa una maggiore timidezza e umiltà.

«A volte passa da arrogante, anche in passato è stato così – continua Fancellu – ma questa idea non corrisponde alla realtà. Non gli piace perdere e questo lo abbiamo capito fin da subito. Al Tour sarà stato felice del podio, ma non crediate che si accontenti. Il suo passare da arrogante in corsa non è mai andato di pari passo con la persona. Ci ho parlato e non mi ha dato questa impressione. Io userei il termine esuberante, d’altronde quando hai uno strapotere così evidente ti viene da fare tutto». 

In vista del Tour Evenpoel ha limato molto il peso, avvicinandosi a quello degli scalatori puri
In vista del Tour Evenpoel ha limato molto il peso, avvicinandosi a quello degli scalatori puri

Cambiamenti fisici

Fisicamente l’ex campione del mondo di Wollongong sembra non essere mai cambiato. La sua più grande trasformazione è arrivata con la partecipazione al recente Tour de France, prima del quale ha limato molto il peso

«Quando era junior – ricorda ancora Fancellu – aveva un fisico molto più formato. Arrivava dal calcio e muscolarmente era impostato diversamente, le forme erano ben pronunciate. Con il passare degli anni il suo fisico ha subito delle modifiche che lo hanno portato ad essere quello che è ora. Al Lunigiana lo guardavo e vedevo due gambe grosse, enormi. Infatti era forte, ma negli strappi brevi era ancora giocabile. Nel falsopiano invece, con un po’ di vento contro, non lo prendevi mai. E per fortuna che all’epoca (nel 2018, ndr) gli juniores avevano ancora il blocco dei rapporti. Altrimenti avrebbe dominato ancora di più le gare. In pianura a 50 all’ora era costretto a fermarsi, più forte di così non poteva andare. Con i rapporti liberi avrebbe messo il 54×11 e lo avremmo rivisto solamente una volta tagliato il traguardo. Evenepoel le stigmate del campione le ha sempre avute, così come la mentalità».

“Remco il maturo” si è preso il Belgio. Ora è popolare come Wout

01.08.2024
4 min
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Se si leggono i titoli di giornale e i siti belgi, c’è una standing ovation unilaterale nei confronti di Remco Evenepoel. L’enfant prodige fiammingo dopo gli ultimi successi ha travolto tutti. Con la sua ondata di entusiasmo e di gioia, per i grandi risultati ottenuti, ha appianato molte differenze a quanto pare.

E’ noto che il Belgio fosse tutto o quasi per Wout Van Aert, specie per quel concerne il tifo. Tutti amano Wout, non a tutti stava simpatico Remco. Ma adesso? 

Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano
Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano

Remco il maturo

Dopo il Podio al Tour de France e l’oro olimpico di Parigi le cose sembrano essere cambiate parecchio.

«Sì – spiega Guy Van Den Langenbergh, giornalista della Gazet van Antwerpen e dell’Het Nieuwsblad – ma sono cambiate non tanto per i risultati, che Evenepoel ha sempre riportato, quanto piuttosto per il suo atteggiamento. Per il suo modo di porsi. E’ lui che è cambiato».

Certamente da quando è andato al Tour de France e si è scontrato con i più grandi, per la prima volta se ci si pensa bene, la rotta si è invertita. Probabilmente il fatto di ritrovarsi in un palcoscenico tanto importante, lo ha indotto giocoforza a rivedersi. Remco non poteva essere “spaccone” o irriverente come in altre occasioni.

«Quando dico che Remco è cambiato, non è più come in passato quando diceva: “Ora vinco”. No, stavolta parlava di una top cinque come un buon risultato. Diceva che salire su un podio sarebbe stato un successo. Ha ammesso i suoi limiti in salita. Abbiamo dunque un Remco più maturo, più intelligente nel modo di porsi. Sì, maturo: questa è la parola giusta».

E questo è vero. Pensiamo per esempio a quelle battute a fine tappa con Pogacar, quel modo indiretto di riconoscere la superiorità dello sloveno ha significato molto per i belgi. E anche l’atteggiamento in corsa ha inciso secondo noi. Pensiamo al modo di correre: il salire di passo e non mollare quando Pogacar e Vingegaard scattavano. L’anno scorso alla Vuelta alla prima occasione in cui perse due metri, poi naufragò. All’improvviso Remco è parso più rispettoso. Appunto più maturo.

Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi
Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi

Sul trono con Wout

Come dicevamo, Van Aert era il più amato in assoluto, ora i due sembrano essere alla pari. In qualche modo anche Evenepoel si è preso tutto il Belgio. Non ha più solo i tifosi dei vari fans club.

«Ma Wout resta Wout – prosegue Van Den Langenbergh – anche lui ha continuato ad avere i suoi sostenitori. Dopo la caduta alla Dwars door Vlaanderen e tutto il percorso di recupero che ne è conseguito ha sentito il sostegno dei tifosi. Le fratture, il lavoro per tornare in bici, la fatica del Tour, le volate in Francia e poi la crono olimpica (gettando il cuore oltre l’ostacolo con l’azzardo della doppia lenticolare, ndr)… Van Aert è sempre amato. Ma certo adesso sono alla pari in quanto a livello di popolarità».

Colleghi corridori, giornalisti, campioni, anche chi non era perfettamente allineato con Evenepoel adesso si è ricreduto. Pensiamo a Greg Van Avermaet per esempio. Ma soprattutto Remco è stato in grado di far cambiare idea persino a sua maestà: Eddy Merckx. Tra le tante punzecchiate del Cannibale, ricorderete le critiche sul ritiro dal Giro d’Italia. O l’ingiusta, sempre secondo Merckx,  convocazione per i mondiali del 2021, tanto per dirne due. A sua volta Remco punzecchiò Eddy: «Deve sempre dire qualcosa». Insomma, i due non si amavano troppo, mettiamola così.

«Senza dubbio – va avanti il giornalista belga – Remco era atipico nel suo modo di porsi. E Merckx lo ha criticato in modo diretto. Diceva che parlava troppo, anche i suoi genitori a volte avevano replicato a Merckx con toni forti. Invece proprio Eddy era a Parigi e lì ha incontrato i genitori di Remco. Adesso anche lui ha riconosciuto un cambiamento del ragazzo e l’incontro con la famiglia Evenepoel è stato disteso, sereno. Ora tra i due c’è comprensione».

Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa
Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa

La stampa apprezza

Tutto questo discorso su Evenepoel e la sua popolarità si riversa poi anche nei confronti della stampa. A volte i rapporti erano di carta vetrata, anche se va detto che uno come Remco è stato e resta una manna per i giornalisti. Evenepoel ha sempre fatto scrivere. E spesso lo ha fatto proprio per le sue uscite colorite. Però non sapevi mai che Remco avresti trovato dopo avergli messo il microfono sotto al naso.

«Il rapporto è cambiato anche nei confronti di noi giornalisti – ha concluso Van Den Langenbergh – Remco è più aperto. In questi ultimi mesi lui sapeva quello che volevamo. Ogni giorno ci ha dato qualcosa. Ha trovato un buon equilibrio nel parlare, nella quantità di cose da dire, e lo ha fatto in modo franco. Anche questo si è percepito bene. Remco è molto comunicativo. Mi sento ancora di utilizzare il termine maturo».

Bettini, un salto a Parigi. Ipotesi inquietanti e pronostico impossibile

31.07.2024
6 min
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Paolo Bettini da oggi è a Parigi come testimonial del made in Italy, in quanto ambassador di Manifattura Valcismon. Una toccata e fuga, poiché già domani sera sarà a casa. Pur essendo campione olimpico ed essendo stato tecnico della nazionale, non gli è toccato in sorte un accredito e così seguirà la gara di sabato in televisione. Ma che gara sarà quella olimpica, lunga 272 chilometri e con 89 corridori al via? Si può stravolgere il ciclismo per contenere il numero dei posti nel Villaggio Olimpico? C’è tutta una serie di domande che ci assillano durante questi Giochi dalle quote rimaneggiate, ma perché non sembrino le paranoie di chi scrive, abbiamo provato a sentire l’opinione di chi ne ha corse tre e una l’ha vinta. Paolo Bettini, appunto, cinquant’anni compiuti ad aprile: nono a Sydney, primo ad Atene, diciottesimo a Pechino.

Il CIO ha deciso per la riduzione del numero (anche) dei ciclisti, per ammettere altre discipline. Chi si è opposto?
Il CIO ha deciso per la riduzione del numero (anche) dei ciclisti, per ammettere altre discipline. Chi si è opposto?
Che effetto fa una gara di 272 chilometri con 90 corridori? Non è un po’ falsato il concetto di gara di ciclismo?

In effetti, mi sembra più una randonnée. Io ci sto per il chilometraggio lungo. Ad Atene 2004, il 14 di agosto con 42 gradi, mi ero quasi lamentato che fosse solo di 224 chilometri, abituato da buon cacciatore di classiche a vincere a su distanze di 250-260. Dissi che almeno avrebbero potuto farla di 240. Poi però scoprii una cosa che in realtà avevo già capito da giovane a Sydney, cioè che tenerla è un casino. Si correva in 5 per Nazione. Adesso cosa hanno fatto? La brillante idea è di ridurla addirittura a 4 come numero massimo di atleti per le Nazioni più rappresentative, per poi scendere a 3 come con l’Italia, poi 2 e poi gli isolati che correranno da soli. Se l’idea era di ridurre il numero per aprire a più Nazioni, perlomeno 130 corridori da portare alla partenza li avrei trovati. Partire in 90 per fare quel tipo di chilometraggio? Si salvi chi può…

Continua.

E’ un casino fare la riunione tecnica di come andrà la gara. E’ veramente una gara alla si salvi chi può. Se dopo 50 chilometri rimani con 30 corridori davanti e 60 dietro, che corsa viene fuori? Considerate che di 90, un bel mucchio di corridori va in crisi dopo 140 chilometri. Se la fai un po’ “garellosa”, dopo 140 chilometri rimani con 60 corridori. Ma se per disgrazia esce un po’ di sole, di quello parigino estivo vero, e corrono a 32 gradi, sarà una gara che possono finire 18 corridori. Poi è vero che a loro basta il podio per fare le medaglie, però come avete detto prima, si snatura il concetto di grande classica. Non è più un palcoscenico internazionale con la sfida tra grandi atleti. Va bene che qualcuno non è venuto, tipo Pogacar, ma quanti professionisti europei, americani, australiani non sono stati convocati perché le nazionali sono ridotte alla metà di quelle dei mondiali?

Nonostante i 224 chilometri di Atene 2004, Bettini si rese conto che la corsa fosse incontrollabile: si correva in 5
Nonostante i 224 chilometri di Atene 2004, Bettini si rese conto che la corsa fosse incontrollabile: si correva in 5
Ce ne sono fuori almeno altri 90 se non di più.

Okay, allora anziché ridurre a 4, perché non fare un numero massimo di 6 per squadra? E qui si capisce perché sono scesi a 4 senza aumentare il numero delle Nazioni. Perché così facendo, risparmiano posti nel Villaggio Olimpico. Lo scopo è questo. Meno gente da accreditare, meno gente da far girare, meno di tutto. Apertura però ad altre discipline. Pertanto se nel complesso al Villaggio Olimpico deve gravitare in due settimane un certo numero di persone, quello deve essere. E se uno sport ne porta troppe, io lo riduco.

Uno dei motivi per cui tolsero la 100 chilometri a squadre, inserendo la crono individuale…

Quello che mi dispiace è che non vorrei che in un futuro non troppo lontano, pensassero proprio di eliminare la prova su strada. Se continuano a ridurla così, mi sembra che non gli interessi nemmeno troppo. Il ciclismo viene bistrattato, basta guardare come hanno fatto il calendario olimpico. Se mi proponi una gara da 272 chilometri con 90 corridori, non è più una grande classica. E’ una gara olimpica, tutto il rispetto per chi vince ed entra a pieno titolo nell’Olimpo, però il discorso non mi torna.

Parigi ospiterà la gara dei pro’ su strada sabato prossimo: 272,2 km con i primi 225 in linea. 89 partenti.
Parigi ospiterà la gara dei pro’ su strada sabato prossimo: 272,2 km con i primi 225 in linea. 89 partenti.
Diciamo che tolta la maratona, il ciclismo è il solo sport che costringe a chiudere le strade. In fondo nel velodromo i corridori non danno fastidio a nessuno.

Esatto, esatto. Ma speriamo di no…

Tu che correvi un po’ alla Van der Poel, come avresti gestito una corsa del genere?

Con 225 chilometri prima di arrivare nel circuito, io spacco tutto prima di entrare a Parigi. Quando arrivo in città, voglio che siamo il meno possibile e poi con gli altri me la gioco nel circuito. E io sto fermo 225 chilometri, secondo voi? Questi sono ragazzi che non hanno paura di prendere vento. Evenepoel è abituato a partire lontano all’arrivo e farsela per conto suo. Van der Poel è uno abituato al ciclocross, dove si fa un’ora fuori soglia come pochi, figuratevi se ha paura a stare fuori 100 chilometri, cercando poi di vincere in volata. Sono fatti così. Quando entri in circuito, rischi veramente. Per questo io approfitterei della campagna francese che proprio pianura non è. Se poi, niente niente, tira un filo di vento… aiuto! Dopo 100 chilometri c’è uno sparpaglìo galattico. Altrimenti devi fare una gara come quella femminile, dove le più forti sanno che gli bastano gli ultimi 30 chilometri. Così vanno via col gruppetto delle migliori sempre appallato e poi negli ultimi 60 chilometri aprono il gas e fanno la corsa. Ma i professionisti non fanno così.

E poi c’è anche chi non ha interesse a fare la corsa di certi fenomeni.

Anche perché l’Italia, che sulla carta non ha grandi chance, magari sgancia prima Bettiol. E se non faccio muovere prima lui, allora faccio attaccare Viviani. Sennò che cosa è venuto a fare Elia? Gli faccio accendere la corsa, perché non credo che abbia la la gamba per chiudere un buco di 30 secondi su Evenepoel, se la corsa la accendono loro. Viviani è meglio trovarlo davanti, in un gruppetto di 7-8. Perché se arrivano Evenepoel e Van der Poel, magari anche con Bettiol, forse Elia là davanti mi serve a qualcosa. Sennò cosa fa?

Ai mondiali di Wollongong, dopo aver vinto la Vuelta, Evenepoel dimostrò di gradire gli attacchi da lontano
Ai mondiali di Wollongong, dopo aver vinto la Vuelta, Evenepoel dimostrò di gradire gli attacchi da lontano
Stare coperti forse non serve a molto…

Stai nascosto, ma non credo che si corra per arrivare tutti insieme. Le Nazioni cui interessa arrivare in fondo sono l’Olanda, il Belgio… La Spagna come corre? E la Francia? Alaphilippe se la gioca, ma deve anticipare. Lui e Bettiol dovrebbero fare coppia fissa, perché in questo momento storico sono simili per quello che vogliono e possono fare. La Spagna invece si butta e magari porta via Olanda e Belgio. Per questo dico che dopo 80 chilometri restano in 30 corridori.

Ti sarebbe piaciuto correre una gara così?

Eh, quella sarebbe la mia corsa (sorride, ndr). Quando c’era disordine, lo sapete, quando c’era disordine c’era Bettini! Anzi, quasi sempre la creavo. Mi ricordo nel 2008, pur di far gara dura, si fece partire Nibali su un ponte dell’autostrada tra Pechino e la Grande Muraglia (in apertura la partenza di quella gara, ndr). Però eravamo in cinque. Dietro c’eravamo io, il povero “Rebella”, Pellizotti e Bruseghin. Non andò male, perciò vediamo cosa faranno sabato che corrono in tre. Me la guardo per bene in televisione, così posso anche allenarmi. Il mio viaggio in Grecia per festeggiare i 50 anni e i 20 dall’oro olimpico, zitto zitto, arriva.