Remco, dov’eri domenica scorsa? L’analisi di Bartoli

12.08.2023
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Ieri è stato incoronato campione del mondo a cronometro. Una settimana fa a Glasgow è stato il grande assente tra i big. Da campione in carica ha dovuto inchinarsi allo strapotere che Mathieu Van der Poel ha dimostrato sul circuito infernale scozzese. Ed è proprio su quelle curve che Remco Evenepoel non si è fatto trovare così lucido e brillante come è suo solito quando ha un obiettivo in testa. 

Le dichiarazioni del giorno prima di suo padre e di Lefevere, un mondiale non così nelle sue corde, una giornata storta, insomma, le considerazioni che si possono fare a una settimana distanza sono molteplici. Per fare chiarezza e capire meglio quali siano le possibili cause della sua mancata riconferma ci siamo affidati al parere esperto e tecnico di Michele Bartoli.

La tecnicità del circuito e la pioggia sono due cause che hanno tagliato fuori Remco dai giochi
La tecnicità del circuito e la pioggia sono due cause che hanno tagliato fuori Remco dai giochi
C’è una foto emblematica (utilizzata in apertura) dove ci sono Van der Poel, Van Aert, Pedersen e Pogacar pronti a giocarsi il mondiale. Sono tutti dei corridori molto potenti, “disegnati” per quel percorso, a parte Pogacar…E Remco dov’era?

Tadej lo puoi mettere dove vuoi che va forte. A parte quello, sì, diciamo che è un po’ la fotografia a tutti gli effetti di quella giornata. Remco non c’è stato.

Partiamo dalla sua posizione in corsa. Lo stare sempre defilato in un percorso così tecnico, ha inciso?

Secondo me, questa è un’analisi giusta. Lui in altre gare come la Liegi è stato bravo a limare, attaccare e stare davanti. La Liegi era a inizio stagione ed era al 100% della condizione. Probabilmente domenica scorsa può aver influito anche una forma non ottimale. E’ chiaro, quando uno non ha come punto di forza la posizione, se gli mancano un po’ di energie, perde lucidità e perde tutto. In un mondiale del genere è chiaro che si è tagliati fuori. Secondo me però, è una somma di cose. Se fosse stato in una giornata d’oro, questo suo “problema” non avrebbe inciso. Perché sarebbe venuta fuori la condizione e sarebbe rimasto nel gruppetto con i primi. Però è chiaro che ha influito la sua scarsa abilità nel posizionamento.

Un altro spunto può essere la caduta di Narvaez che ha rotto il gruppo e lui è rimasto dietro?

Sarebbe stato tagliato fuori ugualmente. Si vedeva che ha provato anche una volta o due a fare un attacco, ma non era pungente come al solito. Erano allunghi su momenti in cui il gruppo calava la velocità. Non era esplosivo.

Alla Liegi Remco Evenepoel ha sbaragliato ogni avversario anche con la pioggia, arrivando da solo
Alla Liegi Remco Evenepoel ha sbaragliato ogni avversario anche con la pioggia, arrivando da solo
Tre tentativi dove ha provato e lo hanno chiuso subito. Al di là del fatto che era l’osservato speciale perché era campione in carica, non hai visto una convinzione, una brillantezza da mondiale?

No, secondo me non era nella sua giornata. Percorso a parte, perché poi anche quello ha influito, però secondo me non ha trovato una super condizione quel giorno.

Hai citato il percorso. Non era per Remco secondo te?

E’ un corridore totalmente inadatto a un percorso del genere. Poi non è detto che un domani se ritroverà un percorso così, non possa vincere, perché i fenomeni possono fare tutto. Poi, soprattutto quando ha iniziato a esserci la strada umida lo è stato ancora meno nelle sue corde. Si sa che nonostante sia migliorato molto, il suo punto debole è sempre stata la capacità di guida. Ha iniziato a correre da grandicello quindi la sensibilità sul mezzo se inizi da ragazzino la acquisisci in un modo, invece nel suo caso un minimo di difficoltà gli rimarrà sempre.

Gli attacchi di Remco Evenepoel non hanno convinto e sono stati subito rintuzzati
Gli attacchi di Remco Evenepoel non hanno convinto e sono stati subito rintuzzati
Oltre al lato tecnico non era nelle sue corde anche da un punto di vista fisico?

Dal punto di vista degli sforzi muscolari non era affatto male per lui. Perché comunque quando ci sono un rilancio dopo l’altro, Evenepoel ha dimostrato di essere forte. Però è stata proprio la difficoltà tecnica nel guidare la bici che lo ha molto penalizzato secondo me. Non credo onestamente che la durezza o la particolarità del percorso abbia influito negativamente su di lui. E’ riassumibile in un problema di planimetria più che di altimetria. 

Invece staccandosi dal lato tecnico e affrontando quello della motivazione. Lui ha dimostrato qualche segnale di nervosismo prima della partenza per quello che han detto suo padre e Lefevere. Credi che anche quello possa avere inciso?

Secondo me un po’ sì. Non ho mai visto un corridore vincere un mondiale se non è veramente a posto sotto tutti i punti di vista. Questa guerra interna è normale che un po’ ti condizioni. Anche se non vuoi pensarci incide ugualmente.

Remco Evenepoel con la nuova maglia di campione del mondo a cronometro
Remco Evenepoel con la nuova maglia di campione del mondo a cronometro
L’avevamo visto anche al Giro essere nervoso in alcuni frangenti, subire questi momenti. E’ un punto su cui deve lavorare?

Secondo me sì, deve lavorarci. Ma non è neanche un aspetto così negativo, anzi gli può servire molto per le classiche.  Lui è un tipo adrenalinico, lo abbiamo visto ieri nella crono. Sembra a volte anche scontroso con gli avversari, ma nel modo giusto. Anche perché non bisogna essere troppo delicati in queste dinamiche. A me piace la gente tosta come lui. Però per i grandi Giri questo ti penalizza perché diventi troppo teso e spendi energie anche mentali. Quando sei sempre lì con la tensione a fior di pelle, recuperi anche di meno. Lui deve cambiare sistema, ma secondo me non lo cambierà, perché così si nasce. Dimostra che il campione, il fuoriclasse, vince anche quelle corse che non sono propriamente nelle sue corde. Ha già vinto una Vuelta e se saprà bilanciare questi lati del suo carattere potrà migliorare ancora tanto.

Abituato a dominare ha trovato una giornata storta e si è lasciato affondare. La forma però l’ha confermata nella cronometro vinta ieri. Come lo vedi per il finale di stagione?

Sì, la forma c’è sicuramente e l’ha fatta vedere. Per il finale di stagione dipende come si risolve anche la situazione di squadra. Se lo renderà felice l’eventuale cambiamento, avrà anche stimoli maggiori. Se invece, per un qualche motivo, sarà costretto a seguire una strada per interessi societari, ordini che non lo soddisfano, è chiaro che può incidere anche per il prossimo anno. È per questo che secondo me converrebbe a tutti trovare una soluzione dove anche Remco sia più tranquillo.

L’occhio di Malori: «Evenepoel un mostro e Tarling cresce bene…»

11.08.2023
5 min
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La cronometro individuale di Glasgow si è conclusa da una manciata di ore e non poteva mancare il commento di Adriano Malori, ormai nostro specialista contro il tempo. E anche stavolta “Malo” va subito a dama. «La sorpresa è lo juniores (Joshua Tarling di 19 anni, ndr), ma la notizia è che Remco Evenepoel è un mostro. In un anno ha vinto un mondiale, la Vuelta, la Liegi e ora di nuovo questo mondiale. Per me lui e Pogacar sono i corridori più forti del momento. Non ho messo Vingegaard perché non è così completo».

Come abbiamo visto e appena letto Remco Evenepoel ha vinto la crono iridata, alla sue spalle un Filippo Ganna a 12” e terzo questo diciannovenne inglese Joshua Tarling a 48”, che l’anno scorso ha vinto la crono iridata… ma tra gli juniores!

Tarling (classe 2004) è arrivato terzo. Molto bene fino alla fine
Tarling (classe 2004) è arrivato terzo. Molto bene fino alla fine
Adriano, un quasi juniores tra i pro’. In realtà poteva correre tra gli under 23…

Indubbiamente è stata una grande sorpresa. Mi ha colpito la sua gestione dello sforzo. Okay, ha vinto il titolo nazionale a crono e sappiamo che in Inghilterra non è una cosa banale, visto il tempo che vi dedicano, ma questo era un altro palcoscenico. Pippo deve sapere che per il futuro ha un rivale che sta per arrivare.

Adriano, tu stesso ci dici spesso di quanto conti l’esperienza nelle crono lunghe e ma i numeri parlano chiaro: 47 chilometri e 19 anni.

Vero. E come ho detto sono colpito. In particolare dal suo strappo finale. Era una crono vera più questo strappo: non era semplice unire le due cose. I corridori arrivavano stravolti, lui invece era in spinta, ha ben gestito le forze. Si vede che è nella Ineos-Grenadiers. Così come Pippo, Bigham, Thomas…

Correndo in casa per te conosceva meglio degli altri il percorso?

Assolutamente sì. Si vedeva che lo aveva provato e riprovato. In alcune curve, specie quella dopo l’intermedio è emerso questo aspetto. Lui l’ha fatta in pieno restando in posizione. Remco ha tolto le mani dalle protesi e Ganna ha avuto una piccola incertezza. E lo stesso l’ultimo strappo. Devi essere “presente” per farlo in quel modo. Specie sul pavé.

Per Malori Ganna ha lottato col vento (notate l’erba). Il cx migliore di Remco ha fatto la differenza?
Per Malori Ganna ha lottato col vento (notate l’erba). Il cx migliore di Remco ha fatto la differenza?
Passiamo ad Evenepoel. Il belga, come Ganna ed altri, aveva la radio sul petto. Una scelta aero?

Una scelta aero e anche di utilità al tempo stesso. Questi body infatti sono strettissimi e sulle spalle, la parte più larga, tirano moltissimo. In quel punto, sul petto, la radio è un po’ più comoda. I corridori fanno le loro prove e se non gli dà fastidio nella respirazione la posizionano lì.

Remco e quel gesto rivolto all’ammiraglia: come è andata?

Remco è molto sicuro di sé, ma perde anche le staffe. Dopo il primo intermedio (in cui era dietro a Ganna, ndr) dai loro rilevamenti avevano visto che era in vantaggio e per radio gli avranno detto qualcosa e lui gli ha voluto dire di stare calmi: «Ci penso io». Ma tali gesti per lui non sono nuovi. Ricordate all’europeo 2021 quando gli rimase alla ruota Sonny (Colbrelli, ndr)? Quando la gara non va come dice lui perde le staffe.

E per il resto?

Il mio grande favorito era Ganna. Era la sua crono, non è andato piano neanche sullo strappo finale dove è stato solo un filo più lento di Evenepoel (2″, ndr) nonostante la sua stazza, ma gli è mancato il resto. Io credo che nella sua prestazione abbia inciso un po’ il vento. Per lunghi tratti era laterale, si vedeva da come pedalavano i corridori e da come si muovevano le loro bici. Ma se “sbacchettava” la bici di un Remco che è piccolo, figuriamoci cosa deve aver passato un Ganna che è altro più di un metro e 90 (e anche di Tarling: 194 centimetri, ndr).

Van Aert è partito sottotono. Nel finale è stato l’unico a recuperare su Remco, ma ormai era tardi
Van Aert è partito sottotono. Nel finale è stato l’unico a recuperare su Remco, ma ormai era tardi
Rapporti tutti fra 58 (Kung, Pogacar) e 60 (Bissegger, Evenepoel), mentre Van Aert aveva il 56…

Alla fine i rapporti sono fini a se stessi. Bisognava spingere. Non credo abbia influito quello in Van Aert. Anzi per certi aspetti è anche più leggero rispetto alla media dei passistoni da crono. Credo che Wout abbia dimostrato quello che abbiamo visto già domenica scorsa e cioè che non aveva le gambe. Uno come lui, su un percorso che è un ciclocross asfaltato, non può farsi umiliare così da Van der Poel. Poi può anche perdere: nel finale, sull’ultimo dentello, in volata… ma non che non riesca a rispondergli.

Nella crono di oggi per te ha inciso il Tour?

Tantissimo. E infatti gente come Kung o Pogacar sono stati subito fuori gioco. E ha inciso soprattutto per chi ha disputato anche la prova in linea iridata. Da quel che ho letto e ho saputo, i corridori hanno detto che è stato un massacro. Se poi parliamo di Kung, lui ci ha messo di mezzo anche il team relay… Se sei stanco e devi provare a vincere il mondiale nella crono individuale quella gara non la fai. Ma queste sono scelte loro.

E ad Adriano Malori cosa è piaciuto di questa prova?

Che è stata, finalmente, una crono vera. Lunga. Una crono da spingere, giusta per un mondiale. Come se ne dovrebbero vedere di più. Anche nei grandi Giri.

La festa di Remco e i pensieri di Ganna: dove si può migliorare?

11.08.2023
7 min
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STIRLING – Remco Evenepoel si è preso un’altra maglia iridata. E visto che quella della strada ha dovuto consegnarla a Van der Poel giusto domenica scorsa, ha allungato le mani su quella della crono, guastando la serata a Pippo Ganna e a tutto il clan azzurro che sperava di essere sulla porta di un altro oro. Che magari sarebbe anche arrivato se il piemontese avesse potuto recuperare dalla pista nel tempo necessario. Oppure qualcuno ha pensato che assemblando i due mondiali, gli atleti avrebbero reso al top come se la fatica non si sommasse? Comunque c’è l‘argento per un atleta che torna a casa con tre medaglie: una per ogni gara disputata. E l’argento è il metallo meno prezioso che ha conquistato. Cerchiamo di capirci…

Il riscaldamento di Ganna ha seguito un copione già visto molte volte: attorno a lui c’era fiducia
Il riscaldamento di Ganna ha seguito un copione già visto molte volte: attorno a lui c’era fiducia

Montecchi e Capuleti

Da un lato del podio, poggiati alle transenne c’erano Giovanni Lombardi e Marco Ganna, il papà di Filippo. Giusto di fronte, accanto a chi scrive, c’era invece Oumi: la signora Evenepoel, elegante e contenta. I 12 secondi che alla fine del mondiale della crono hanno diviso Remco e Filippo – gli stessi dall’inizio alla fine – sono uno spazio esiguo come la distanza fra queste due famiglie, destinate a dividersi a lungo gli allori delle prove contro il tempo.

Remco dall’alto del podio non ha fatto che scambiare sguardi e messaggi con la moglie, giocherellando con il peluche di mucca delle Highlands e indicando la masnada di tifosi assiepati su una tomba del cimitero monumentale inneggiando al suo nome.

«Ho sentito – ride – che sono il primo belga in assoluto a diventare campione del mondo a cronometro e anche che sono il più giovane. E’ fantastico. Questo era uno dei miei più grandi obiettivi della stagione. E’ bello essere riusciti a vincere su un percorso così duro, che forse non era neanche perfetto per un corridore del mio peso. Credo di aver vissuto una giornata super buona».

Evenepoel ha detto di aver trovato il giorno perfetto, spingendo anche più watt di quelli stabiliti
Evenepoel ha detto di aver trovato il giorno perfetto, spingendo anche più watt di quelli stabiliti

Sotto controllo

A un certo punto è parso che fosse lui a mettere un freno agli incitamenti che arrivavano dalla macchina alle sue spalle, ma di certo i suoi intermedi sono sempre stati migliori rispetto a Ganna. Pippo ci ha provato, ma la sensazione è stata quella di un gap minimo e incolmabile fra due atleti che si stavano spingendo al massimo.

«In questi giorni che potremmo definire perfetti – spiega Evenepoel – non voglio troppe indicazioni dalla macchina: gli stavo dicendo questo. Mi bastano i dati sulle traiettorie, non le indicazioni sul ritmo da tenere. A essere onesti infatti, sono stato in grado di andare ancora più veloce rispetto al piano che avevamo stabilito. Sono stato in grado di aggiungere altri 10-15 watt e dopo trenta minuti ho sentito che non ero ancora al limite. Al secondo intermedio sapevo anche di essere più veloce di Pippo (Filippo Ganna, ndr) e questo mi ha dato una spinta, soprattutto perché stava arrivando un tratto che andava su e giù bruscamente. Sapevo che avrei perso qualcosa nel tratto finale in discesa per la differenza di peso, ma anche che avrei riguadagnato sull’ultima salita. E’ stata un coltello nelle gambe, ma la nostra strategia è stata perfetta».

Ganna dice di aver fatto una crono al massimo delle sue possibilità: di più non poteva
Ganna dice di aver fatto una crono al massimo delle sue possibilità: di più non poteva

I limiti da superare

Ganna lo dice chiaro: più di questo non posso andare, servirà trovare una soluzione legata ai materiali o all’aerodinamica. Il pensiero è legittimo, se la differenza è la stessa dai primi chilometri e rimane invariata quasi a parità di spinta.

«Remco è giovane – dice Pippo – è il futuro, ma anche il presente. E’ colui con cui dovrò fare i conti se vorrò vincere ancora la maglia iridata, ma penso che migliorare nella performance sarà dura. I numeri sono già alti. Abbiamo due strutture completamente differenti, per cui credo che si dovrà provare a lavorare sull’aerodinamica. La mia strategia di gara era chiara. Dovevo cercare di stare vicino alla soglia il più a lungo possibile e credo alla fine di non aver mai fatto una crono di questo livello in vita mia. Devo proprio trovare una soluzione per la mia aerodinamica».

Dopo l’arrivo, con Velo che commenta la sua prestazione e i distacchi sempre costanti
Dopo l’arrivo, con Velo che commenta la sua prestazione e i distacchi sempre costanti

Tre gare, tre medaglie

E’ stanco, anche un po’ deluso, ma ha lottato da guerriero: possiamo solo dirgli grazie. Durante il riscaldamento è parso sereno, come in mattinata confermava anche Piero Baffi che si prende cura delle sue gambe. Lo dipingeva sereno, alla vigilia di una delle tante crono, con la differenza che avrebbe avuto davanti il meglio al mondo. Anche se poi sono bastati pochi chilometri per capire che il nemico da battere sarebbe stato proprio Evenepoel.

«Sono stanco – dice Ganna – sono qui da due settimane, prima per la pista e ora per la crono. Certo l’oro è meglio dell’argento, ma dalla pista sono uscito con un oro e un argento e qui ho preso un altro argento. Non mi posso lamentare. Remco è stato più forte, ma non so quanti in questi mondiali siano andati a medaglia in ogni gara che abbiano fatto. E’ duro fare pista e strada in cinque giorni. Passare da gare di quattro minuti a gare di un’ora. E ora devo recuperare per la Vuelta. La squadra mi ha voluto per la prima cronosquadre e non so in quali condizioni sarò dopo altri venti giorni di gara. Cercherò di stare vicino a Thomas…».

Il vento e le ruotone

Da una maglia iridata all’altra, Evenepoel ha risposto al passaggio a vuoto dopo il mondiale su strada, in cui era fra i più attesi e che invece ha lasciato con un bilancio passivo peesantissimo.

«E’ un peccato che quel giorno siamo arrivati secondi con Van Aert – risponde – ma per me quella gara è stata troppo dura, troppo esplosiva. Avevo buone gambe, ma non era il mio tipo di corsa. Oggi lo è stato molto di più (ride, ndr). Ci siamo concentrati su questo appuntamento per molto tempo, sono felice che tutte quelle ore di lavoro siano state ripagate. L’unico problema che ho avuto è stato il vento. Ho usato le ruote più alte con cui mi ero allenato per tutta la settimana. La bicicletta era perfetta, solo sarebbe servito che pesassi qualche chilo di più (ride di nuovo, ndr)».

Poche feste

Remco è prevedibilmente di buon umore, ma ha un timbro di voce calmo e riflessivo. Racconta che il suo prossimo traguardo è la Vuelta, ma che nel suo mirino prima o poi finiranno anche il Giro e il Tour, per i quali dovrà migliorare ancora. E semmai si lamenta che non potrà festeggiare come vorrebbe.

«L’anno scorso vinsi la Vuelta – racconta e ride – e mi toccò fare solo una piccola festa, perché poi bisognava partire per la trasferta australiana che era complicata. Adesso non vedo l’ora di ripartire e trascorrere qualche giorno a casa con mia moglie e la mia famiglia, che non vedo da tanto. Poi tornerò in altura e da lì andrò alla Vuelta».

I suoi tifosi sono ancora fuori che lo reclamano in questa serata che avrà immancabilmente il sapore della birra al pari del giorno, nell’esplosione di grida lungo il percorso e di urla selvagge al suo indirizzo quando è salito sul podio. In questa serata di festa, annotiamo che Remco non ha voluto rispondere alla domanda sul suo futuro alla Ineos. Ha guardato fisso il giornalista che gliel’ha fatta, poi si è rivolto alla moderatrice della conferenza: «Next question». La prossima domanda.

Remco furioso, Mathieu gasato, Wout roccioso

06.08.2023
4 min
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GLASGOW – «La mia concentrazione non è stata disturbata – ha detto Remco Evenepoel prima di partire – ma personalmente penso che tutti dovrebbero stare zitti e lasciarmi fare le mie cose. So abbastanza bene a me ciò che è e ciò che non è possibile. Sia mio padre che Patrick farebbero meglio a stare zitti».

Evenepoel al via con quella che sembra essere la nuova Tarmac Sl8 di Specialized
Evenepoel al via con quella che sembra essere la nuova Tarmac Sl8 di Specialized

Remco: «Buono per attaccare»

La voce secondo cui Remco potrebbe passare subito alla Ineos Grenadiers per avere tutte le carte in regola in vista del Tour è deflagrata come una bomba, con un tempismo che lascia di stucco, pensando che l’ha messa in giro suo padre Patrick alla vigilia del mondiale. La reazione di Lefevere non è tardata ed è stata piuttosto dura nei confronti della famiglia Evenepoel, accusata di avere i violini scordati, visto il diverso tenore delle dichiarazioni. Insomma, in questa mattina mite sull’Atlantico, in casa Belgio speravano tutti di dover e poter fare altri ragionamenti.

«Può essere anche un percorso da specialisti del cross – ha proseguito Remco cambiando decisamente discorso – ma tutti sappiamo andare in bicicletta. Sarà un lungo finale, quasi undici giri. Sarà abbastanza difficile, ma siamo pronti. Siamo più forti insieme che da soli su questo percorso. Cosa ho imparato dalle gare juniores? Che non è necessariamente uno svantaggio se l’attacco viene da lontano. E questo per me è un bene».

Van der Poel ha scherzato sulla vigilia dello scorso anno. Il Tour sarà una buona base?
Van der Poel ha scherzato sulla vigilia dello scorso anno. Il Tour sarà una buona base?

Mathieu: «Non si vince in curva»

Il rivale numero uno, Mathieu Van der Poel, arriva al giorno del mondiale sicuramente meglio dello scorso anno, quando passò la notte in una centrale di Polizia, per l’accusa di aggressione dalla quale fu successivamente assolto.

«Se ho dormito meglio dell’anno scorso? Sì – ha scherzato – non poteva andare peggio. E’ un mondiale che aspettavo da tempo, un percorso che avrei sempre voluto affrontare. Quindi spero di avere anche delle buone gambe. E’ un po’ difficile stimare a che punto è la mia condizione, perché è la prima volta che continuo ad allenarmi per un obiettivo dopo un grande Giro. Sul fatto che la mia capacità di guida mi avvantaggerebbe sugli altri, non è che gli altri non sappiano fare le curve. E poi non credo che il mondiale si vincerà in curva. E’ un percorso molto difficile in cui sarà importante stare davanti. Non guarderemo solo i belgi, anche francesi e danesi hanno un blocco fortissimo».

Van Aert sente che il giorno è speciale, l’avvicinamento è andato benissimo
Van Aert sente che il giorno è speciale, l’avvicinamento è andato benissimo

Wout: «Un giorno speciale»

Sull’altra sponda belga, quella della Jumbo-Visma, Wout Van Aert è arrivato alla partenza con la calma dei giganti e insieme l’occhio laser, consapevole di avere una buona occasione e dopo un avvicinamento meno fragoroso dello scorso anno. La famiglia al seguito gli ha dato serenità, dopo che nei giorni del Tour era stato impossibile.

«Sono molto emozionato – dice – è sempre elettrizzante svegliarsi in una giornata del genere. Mi sono alzato abbastanza presto e mi sono reso conto che non sarà una giornata qualunque. E’ un circuito molto tecnico, resta da vedere cosa significherà. Di certo, non siamo più abituati a certi percorsi. Dalle corse di ieri si è capito che basta distrarsi un attimo e i distacchi si dilatano, mentre dietro è molto stressante e difficile restare nel gruppo. C’era il fuggitivo davanti e, dopo che ciascuno aveva terminato il suo turno a tirare, nessuno aveva le gambe per chiudere il buco. E’ un percorso speciale.

«Abbiamo studiato bene le nostre tattiche, ma ovviamente fare un piano è sempre facile. Ci sono molti altri corridori, quindi è particolarmente importante rispondere bene a tutte le situazioni che andranno a creare».

Evenepoel, il tris in volata. E se avesse fatto un test iridato?

29.07.2023
4 min
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E se l’avesse fatto di proposito per misurarsi in volata? Vi sembrava che Evenepoel avesse la faccia di uno al gancio in salita? Passa il tempo dopo l’arrivo e le parole di Remco e il suo volto in pieno controllo sul Murgil Tontorra, l’ultima asperità, accendono il sospetto.

Il belga aggancia Marino Lejarreta a quota tre nell’albo d’oro della Clasica San Sebastian e vince allo sprint. Un attacco breve nel 2019, la prima volta. Una lunga fuga solitaria per la seconda vittoria lo scorso anno. Attacco da lontano e volata a due in questo 29 luglio 2023 che annuncia il mondiale di Glasgow.

«Questa vittoria fa bene alla testa e alla motivazione per la seconda parte della stagione – conferma subito dopo il campione del mondo – e ovviamente anche per i mondiali della prossima settimana».

La soluzione in volata era forse la meno attesa, ma ha dato a Remco fiducia in vista del mondiale
La soluzione in volata era forse la meno attesa, ma ha dato a Remco fiducia in vista del mondiale

L’azzardo di Remco

Ha parlato ieri. Ne ha raccolto subito le dichiarazioni un sito specializzato, come ascoltato nella diretta, e stamattina la Gazzetta dello Sport. Poche parole, ma chiare: voleva vincere e lo ha fatto. Solo che questa volta, ha preferito aspettare.

Poca voglia di rischiare o curiosità da campione? Ha voluto arrivare allo sprint contro un enorme Pello Bilbao, per mettersi alla prova in vista di un mondiale che potrebbe proporre identica situazione? Come dice Bennati, per sapere se sei veloce, le volate devi farle. 

Bettiol ha avuto le gambe per rispondere all’attacco di Evenepoel, poi nel finale ha alzato bandiera bianca
Bettiol ha avuto le gambe per rispondere all’attacco di Evenepoel, poi nel finale ha alzato bandiera bianca

Le gambe ci sono

Non crediamo che Remco abbia mai dubitato delle sue gambe. In un incontro durante il Tour, Giampaolo Mondini che fa da raccordo fra Specialized e il team, ha raccontato di aver visto qualche file di allenamento del belga. E i dati erano tutt’altro che fonte di dubbio.

«E’ stata una gara speciale – racconta Evenepoel – non avevo intenzione di attaccare sull’Erlaitz così presto (mancavano 73 chilometri al traguardo, ndr), ma i miei compagni di squadra erano ormai dietro, perciò ho deciso di partire per vedere chi mi seguiva. Abbiamo formato un gruppo perfetto e la collaborazione era buona. Nell’ultima salita ho tenuto un ritmo duro che sapevo di poter mantenere fino alla cima».

Bilbao lo ha sfidato sull’ultima salita, passando anche in testa, ma il belga davvero non sembrava a tutta
Bilbao lo ha sfidato sull’ultima salita, passando anche in testa, ma il belga davvero non sembrava a tutta

Pubblico di parte

Pello gli è anche passato davanti, mentre Vlasov cedeva il passo. Lo ha guardato, mentre il pubblico intorno era tutto per lui, poi il belga si è rimesso davanti con un passo che non è parso dei più cattivi, né la sua smorfia (senza occhiali) lasciava pensare a uno sforzo massimale.

«Ho visto che Pello era ancora in agguato – racconta – e so che è uno degli scalatori più veloci del gruppo. Mi sono sorpreso per il mio sprint. Mi piace questa gara e i tifosi qui, anche se oggi hanno tifato un po’ più per Pello che per me (ride, ndr). Devo dire che li capisco e che lui è stato fortissimo. E’ stato molto bello correre insieme nel finale».

L’orgoglio di Pello

Il basco racconta a bassa voce, consapevole di essere arrivato a un passo dal sogno di bambino, ma anche di dover essere contento del secondo posto contro questo biondino così forte.

«La gara è cominciata da lontano – sorride Pello con una punta di rimpianto – sappiamo che a Remco piace muoversi in anticipo ed ero pronto a seguirlo. Quando si è formato il nostro piccolo gruppo, ho trovato giusto collaborare, perché anche lui stava dando tutto. Ho provato a cambiare un po’ il ritmo nell’ultima ripida salita e ci siamo ritrovati da soli, ma lui aveva più energia nelle gambe, era più fresco di me. Me ne accorgevo quando mi dava gli ultimi cambi, per questo non sono riuscito a batterlo allo sprint. Comunque sono orgoglioso del lavoro fatto nelle ultime settimane. E’ stata un’esperienza super intensa e fantastica».

San Sebastian, doppio mondiale e Vuelta: è tornato Remco

28.07.2023
6 min
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Tirato per la maglia per l’arrivo di Vingegaard alla Vuelta, torna a parlare Remco Evenepoel. Domani correrà a San Sebastian, sulle strade che ha conquistato per due volte. Poi andrà a Glasgow per difendere il titolo mondiale, infine alla Vuelta. Inutile negarlo: ci siamo chiesti tutti che cosa avrebbe potuto fare al Tour contro quei due.

«E’ una domanda molto difficile – risponde nel collegamento voluto dalla Soudal-Quick Step – probabilmente non lo sapremo mai. Forse l’anno prossimo. Per i numeri che ho visto giorno dopo giorno, penso che quest’anno abbiano raggiunto un livello incredibile. Quindi ho davanti un anno di lavoro per fare grandi passi avanti e avvicinarmi».

San Sebastian è il ritorno alle corse dopo i campionati nazionali (foto Soudal-Quick Step)
San Sebastian è il ritorno alle corse dopo i campionati nazionali (foto Soudal-Quick Step)
Intanto si chiude in anticipo il tuo anno in maglia iridata…

L’ho vinta il 25 settembre, la rimetto in palio il 6 agosto. E’ un po’ triste perché è troppo presto. Penso però che domenica prossima ci sarà un bel mondiale. Farò del mio meglio e cercherò di divertirmi il più possibile. Prima però pensiamo a San Sebastian, una gara davvero importante per me. So che posso vincere e diventerei il detentore del record condiviso della gara (per ora l’ha vinta tre volte soltanto Marino Lejarreta, nel 1981, 1982, 1987, ndr). Anche questa è una grande motivazione. In più voglio provare a godermi le ultime ore di gara con la maglia iridata, anche se spero per la mia carriera che non sia l’ultima volta che la indosso.

Che stagione è stata finora?

Buona, con 8 vittorie, alcune delle quali molto belle. La Liegi, ma anche il campionato nazionale in maglia iridata è stato speciale (foto di apertura, ndr). Detto questo, non credo di essere arrivato abbastanza pronto al debutto in Argentina, perché l’inverno è stato molto lungo, fra i vari obblighi. Sono andato bene al Catalunya ed è stata molto bella l’atmosfera delle prime tappe del Giro con la maglia rosa.

Quante possibilità ci sono che tu rivinca il mondiale?

Il percorso è meno difficile di quanto si possa pensare, c’è meno dislivello del 2022, ma la distanza è notevole. Dovremo fare salite brevi, ma ormai penso di poter competere in qualsiasi gara di un giorno, quindi c’è sicuramente una possibilità.

Evenepoel ha vinto il mondiale di Wollongong il 25 settembre del 2022: la maglia torna in palio il 6 agosto
Evenepoel ha vinto il mondiale di Wollongong il 25 settembre del 2022: la maglia torna in palio il 6 agosto
Guardando i percorsi, hai più possibilità di giocarti la strada o la crono?

Penso entrambe. La crono è lunga e non super tecnica e la mia posizione aerodinamica mi sarà di aiuto contro Ganna, che resta il favorito numero uno. La gara su strada invece è piuttosto tecnica e lunghissima. Molte curve, molti saliscendi, saranno circa sette ore di gara. Questo metterà molta fatica nelle gambe, per cui di conseguenza anche andare in fuga potrebbe rivelarsi interessante. Noi abbiamo una nazionale molto forte, con diverse carte, come Philipsen e Van Aert. Speriamo solo di non dover adattare i nostri piani a causa di incidenti o sfortuna. E speriamo anche che non piova.

Che cosa hai pensato leggendo che Vingegaard verrà alla Vuelta?

Dovrebbero essere tutti contenti per questo, dato che ci sarà più spettacolo in una gara che si annuncia super difficile.

Pare infatti che la Vuelta sarà durissima da subito….

Quest’anno ogni tappa potrebbe essere teatro per qualcosa di spettacolare. Bisogna arrivare freschi all’ultima settimana, ma anche essere pronti in avvio, perché non puoi perdere 3-4-5 minuti nella prima tappa di montagna (l’arrivo ad Andorra ci sarà il terzo giorno, ndr). Non è questa l’intenzione, quindi si tratterà di sopravvivere ai momenti difficili.

Se a Glasgow non si confermerà campione del mondo, vedremo Remco vestito così (foto Soudal-Quick Step)
Se a Glasgow non si confermerà campione del mondo, vedremo Remco vestito così (foto Soudal-Quick Step)
Hai cambiato qualcosa nella tua preparazione per la Vuelta?

Ho fatto copia e incolla rispetto all’anno scorso. Oggi ho avuto buone sensazioni, ho provato a forzare ed è andato tutto bene. Ho un buon adattamento quando torno dall’altura, ma so anche che puoi avere la miglior condizione e qualcosa può andare storto.

Si vocifera che tu abbia avuto qualche problema durante le ricognizioni della Vuelta…

Sono andato a provare le tappe 16-17-18: Bejes, Angliru e Cruz de Linares, che ai miei occhi saranno i giorni decisivi dell’ultima settimana. Solo che è cominciata col piede sbagliato. Ad Amsterdam hanno pensato bene di non spedire la valigia, per cui sono arrivato in Spagna con lo zainetto. C’erano 30 gradi e sono dovuto andare in giro con una gabba, ma ugualmente ho fatto un’ottima ricognizione. Ho imparato molto.

Che cosa?

L’Angliru è davvero un mostro, ma quello cruciale è il Cruz de Linares, che non è certamente meno duro. Le percentuali non arrivano al 20 per cento, ma sono attorno al 15-16 e lo dobbiamo scalare per due volte. Non sottovaluterei neppure la tappa 16, dopo il riposo. E’ tutta piatta e con l’arrivo in salita. La tipica salita asturiana di 5-6 chilometri, ma per tutto il tempo al 10-13 per cento.

Dopo la vittoria del campionato nazionale belga, Remco è l’anima della festa (foto Soudal-Quick Step)
Dopo la vittoria del campionato nazionale belga, Remco è l’anima della festa (foto Soudal-Quick Step)
Quali possibilità hai di vincere ancora?

Se pensassi di essere sconfitto, sarebbe meglio non partire. La Jumbo-Visma ha i due corridori più forti, ma con loro ci sono anche io. Credo che alla fine sarà favorito il vincitore del Tour e per me sarà un’utile esperienza per il prossimo anno.

Perché dici così?

Penso che tutto dipenda da come è uscito dal Tour e per me Jonas non era al limite, si vedeva dalla sua faccia nelle ultime tappe di montagna. Come per me l’anno scorso alla Vuelta: non ero affatto stanco, sono andato al mondiale e ha funzionato tutto al meglio. Quindi mi aspetto lo stesso da lui. Forse sarà il 2-3 per cento in meno, ma con una forma del genere, è comunque superiore a tutti gli altri.

E’ giusto dire che puntare ancora alla Vuelta non fosse il piano per quest’anno?

E’ vero, ma abbiamo cercato di adattarci dopo il ritiro dal Giro. Normalmente dopo il Giro avrei fatto il Wallonie e San Sebastian prima dei mondiali.

A Remco è andata male nel campionato belga a crono: 4° all’arrivo, ma con i postumi di una brutta caduta
A Remco è andata male nel campionato belga a crono: 4° all’arrivo, ma con i postumi di una brutta caduta
In Belgio si parla del futuro della squadra, riesci a vivere la situazione serenamente?

Non è troppo difficile, in realtà è divertente perché dall’esterno ne sapete più di me. Leggo di cose che starebbero accadendo di cui non so nulla io, né il mio entourage e la mia famiglia. E’ piuttosto speciale. Penso di essere abbastanza forte per concentrarmi su quello che devo fare nell’estate che sta arrivando e non vedo ragioni per essere infelice. Se posso, le definirei delle piccole cavolate…

Vingegaard alla Vuelta, cosa pensano Roglic ed Evenepoel?

26.07.2023
5 min
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Sarà rimasto peggio Roglic o Evenepoel? Garzelli sogghigna, per rispondere c’è comunque bisogno di sbilanciarsi. «Entrambi – dice – secondo me il fatto che alla Vuelta arrivi anche Vingegaard, per motivi diversi dà fastidio a entrambi».

Il Tour è finito da tre giorni. In Belgio impazzano i criterium, gli inviati resettano il cervello ed entrano in clima mondiali, ma la prospettiva della Vuelta con Roglic, Vingegaard ed Evenepoel tiene già alta la fiamma sotto la pentola. Probabilmente sono cose che capisci a fondo soltanto quando ci passi, ma non è difficile immaginare che l’annuncio del danese abbia colto di sorpresa i due campioni attesi alla sfida spagnola.

Garzelli ha commentato il Tour assieme ad Andrea De Luca. Il 16 luglio ha festeggiato i 50 anni (foto Instagram)
Garzelli ha commentato il Tour assieme ad Andrea De Luca. Il 16 luglio ha festeggiato i 50 anni (foto Instagram)

Motivazioni diverse

Magari il discorso di Remco è diverso: lui non è contento perché pensava di avere rivali già noti e… misurati, invece gli arriva fra capo e collo il vincitore del Tour. Mentre Roglic, che da giugno lavora per essere leader nella corsa già vinta per tre volte, si ritroverà allo stesso tavolo un ex gregario, ormai diventato capitano. Come successe a Simoni con l’arrivo di Cunego. Come quando Armstrong piombò in casa di Contador. E come quando al Giro del 2000 di Garzelli capitano, all’improvviso saltò fuori Pantani.

Stefano, qual è la ricetta perché la coppia funzioni?

E’ difficile che funzioni. Io sono sempre stato dell’idea che se vuoi vincere un grande Giro, devi andare con un capitano, altrimenti ogni volta si creano situazioni particolari. Nel mio caso, Marco arrivò all’ultimo momento. Insomma, era Marco Pantani e io ero un ragazzo giovane. Poi strada facendo la situazione si andò delineando, ma neppure allora fu troppo facile. Alla fine io sapevo bene che con Marco in corsa, non sarebbe stata la stessa cosa. Sia per me, sia per tutta la squadra. Non sarà facile per Roglic e Vingegaard.

Al Giro del 2000, Garzelli era il capitano, poi arrivò Pantani. Non fu facile, ma alla fine vinse Stefano
Al Giro del 2000, Garzelli era il capitano, poi arrivò Pantani. Non fu facile, ma alla fine vinse Stefano
Perché?

Perché nel ciclismo moderno è cambiato il modo di correre, si sta sempre tutti molto vicini. Però se ci sono situazioni particolari, devi stare vicino a due capitani, che magari per qualche necessità corrono in modo differente. Penso al Tour del 2022 nella tappa del pavé quando Vingegaard rimase senza bici e Roglic cadde. Insomma, la gestione si fa difficile. Diciamo che sarà bello vederli, sarà divertente…

Di solito in questi casi si dice che il polso della situazione deve averlo l’ammiraglia.

In teoria è così. Però se guardate, l’inizio del Tour per la Jumbo-Visma non è iniziato benissimo. C’erano anche lì due capitani – Vingegaard e Van Aert – sia pure con obiettivi differenti e già il secondo giorno Van Aert si è ritrovato senza appoggi. La situazione era complicata, Wout non era contentissimo. E anche se sono due corridori diversissimi, hanno rischiato comunque una piccola rottura iniziale, che per fortuna è stata subito chiarita.

Le tensioni fra Van Aert e Vingegaard al Tour si sono sciolte a Cauterets. La vittoria di Pogacar ha unito la Jumbo-Visma
Le tensioni fra Van Aert e Vingegaard al Tour si sono sciolte a Cauterets. La vittoria di Pogacar ha unito la Jumbo-Visma
Sono bocconi faticosi da mandare giù…

Infatti alla fine rimane sempre qualche piccola spina. Non è semplice, ci sono otto corridori, due fanno i capitani… Vedremo alla Vuelta! Chiaramente loro sono superiori. Io penso che Vingegaard, anche con una condizione inferiore a quella del Tour, può vincere la Vuelta.

C’è da capire quanto la sua presenza possa infastidire Roglic…

Io penso che un po’ sia scocciato. Loro vogliono entrare nella storia, vincere Giro, Tour e Vuelta nella stessa stagione, quindi forse per questo motivo hanno deciso di portare anche Vingegaard. E Jonas è coraggioso, è bello vedere che viene alla Vuelta e si mette in gioco nuovamente. Ha solo da perdere. Ha già fatto una stagione straordinaria: tranne la Parigi-Nizza, in cui è arrivato secondo, ha vinto tutte le corse cui è andato. Io credo che il suo obiettivo sia diventare il numero uno al mondo a fine 2023 e con la Vuelta e magari il Lombardia, potrebbe riuscirci. 

Alla Vuelta Roglic ritroverà Thomas e la sorpresa inaspettata del compagno Vingegaard (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
Alla Vuelta Roglic ritroverà Thomas e la sorpresa inaspettata del compagno Vingegaard (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
Anche perché ha detto: vado in Spagna a fare il capitano…

Assolutamente. Roglic ha vinto il Giro, lo ha gestito bene, però sarà una Vuelta durissima, la più dura degli ultimi quarant’anni. Gli organizzatori hanno approfittato del fatto che i mondiali ci saranno già stati, per disegnare una Vuelta spettacolare, per scalatori. Gli altri anni avevano un occhio di riguardo nei confronti degli uomini per il mondiale, questa volta invece nessuna pietà. E Vingegaard, come pure Pogacar, sono di un altro pianeta.

Pensi che Roglic pretenderà che Vingegaard lo aiuti?

Ora il capitano è Jonas, poco da dire: ha vinto il Tour. Il livello del Giro era più basso rispetto al Tour e la dimostrazione è stata comunque anche il Tour dell’anno scorso. Erano partiti alla pari e alla fine ha vinto Vingegaard, anche per la caduta di Roglic. Il danese va in Spagna da capitano, poi sarà la strada semmai a dire cose diverse.

Evenepoel ha vinto la Vuelta 2022, su un percorso non particolarmente impegnativo. Quest’anno sarà molto più dura
Evenepoel ha vinto la Vuelta 2022, su un percorso non particolarmente impegnativo. Quest’anno sarà molto più dura
Invece con Evenepoel come la mettiamo?

L’anno corso ha vinto la Vuelta, ma una Vuelta di due settimane, perché la terza era veramente facile. Dopo Sierra Nevada, che era la quindicesima tappa, il resto scorreva via facile, con Navacerrada e salite pedalabili. Lui ha vinto la crono di Alicante, però a Sierra de la Pandera è andato in crisi, anche perché era caduto due giorni prima. Insomma, eravamo tutti a chiederci quando incontrerà Pogacar al Tour e si ritrova con Vingegaard alla Vuelta. Quest’anno sarà un bel banco di prova.

Tre punti sull’estate di Remco analizzati con Cassani

16.07.2023
4 min
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Si torna a parlare di Remco Evenepoel. Che faccia delle dichiarazioni egli stesso o che venga coinvolto indirettamente, il fuoriclasse belga è come sempre al centro dell’attenzione. Il corridore della Soudal-Quick Step ha annunciato la partecipazione alla Vuelta. Contestualmente sono riemerse le voci di mercato che lo riguardano e un suo connazionale, un grande ex del pedale, Van Impe, ha detto che non capisce perché Remco non sia andato al Tour.

Sono argomenti che hanno una loro valenza e che vogliamo commentare con Davide Cassani. Pochi come l’ex cittì conoscono i corridori e certe dinamiche, visto che è stato da entrambi le parti.

In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)
In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)

Che vada in Spagna

Con Cassani partiamo dal ritorno alla Vuelta. Evenepoel ha vinto l’ultima edizione, dovrà confermarsi e rivincere è più difficile che vincere. Senza contare che è lui e pertanto è quasi costretto a farlo.

«Per me – spiega Cassani – è giusto che Remco torni alla Vuelta, tanto più per come gli è andato il Giro d’Italia. Ed un corridore così è giusto vederlo in quel palcoscenico. Va per vincere e ha tutto quello che gli serve per riuscirci. Sappiamo chi è nelle corse di un giorno, ma se in futuro vuole vincere un Tour deve cimentarsi negli altri grandi Giri».

Alla Vuelta Remco parte da vincitore uscente e chissà se anche da favorito. E’ lecito pensare che potrebbe ritrovare Primoz Roglic e persino Geraint Thomas. E Roglic se sta bene è un ostacolo mica da poco.

«Quando parliamo di Evenepoel si pretende sempre la vittoria, ma ci sono anche altri campioni che si sono scontrati in passato e hanno perso. Ma non può non andare per paura di perdere. Questa partecipazione è giusta per il suo futuro».

La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta
La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta

Quelle voci di mercato

C’è poi il discorso del ciclomercato. In questo periodo, per di più, si parla molto di calciomercato, delle sue cifre folli e dei trasferimenti impensabili… e Remco è anche un ex calciatore. Per Evenepoel la Ineos-Grenadiers è ripartita all’attacco. Gli inglesi avrebbero puntato gli occhi persino su Pogacar. 

Queste voci che escono possono mettergli dei tarli nella testa? Magari qualche certezza sulla tua squadra potrebbe venire meno.

«Un “tarlino” – riprende Cassani – per me glielo mettono queste voci. Anche in questo caso si parla del suo futuro. Ci sono in ballo soldi, tanti soldi… però penso anche che il rapporto tra Lefevere (il team manager della Soudal-Quick Step, ndr) ed Evenepoel sia talmente solido che quello che esce non è poi quello che succede realmente tra di loro. Un altro anno con questa squadra lo fa sicuro, due non lo so…

«La Soudal – sponsor belga – è sempre più incentrata su di lui, tanto più che Alaphilippe fa fatica (e Jakobsen dovrebbe andare via, ndr). Lefevere è un volpone, uno dei team manager più esperti e in ogni caso saprà come fare».

Questa affermazione di Cassani un po’ ci colpisce. Perché dovrebbe fare un solo anno se Remco ha un contratto fino al 2026 (incluso) con la Soudal-Quick Step?

«Non ho una vera motivazione, è più una mia sensazione. Vedo che ormai ci sono squadre che hanno un grandissimo potere di acquisto e non possono stare alla finestra se in giro ci sono certi corridori».

Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada
Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada

Su Van Impe…

Infine c’è il sasso lanciato da Lucien Van Impe. L’ex campione belga, re del Tour del 1976, ha detto che Evenepoel doveva andare in Francia, anche se non era pronto al duello con Vingegaard e Pogacar. Come la pensa Cassani?

«Per me invece – spiega l’ex cittì – ha fatto bene Remco a non andare. Uno come lui al Tour ci deve andare preparandolo da un anno e non perché al Giro ha preso il Covid e si è ritirato. Anche in questo caso avrebbe avuto una pressione fortissima. Okay non avrebbe vinto, ma deve andarci nella condizione ottimale. Un Tour si inizia a preparare da novembre».

«E’ vero però che non è pronto a duellare con “quei due” nelle tre settimane. Primo, perché siamo di fronte a due fenomeni dei grandi Giri. E secondo, perché, come ripeto, certe gare non s’inizia a prepararle da maggio».

Skjelmose è pronto a prendersi tutto. Parola di Andersen

23.06.2023
5 min
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Di Mattias Skjelmose si parla da tempo come uno degli elementi di spicco del nuovo ciclismo, uno di quei corridori capaci di entusiasmare. Al Giro della Svizzera è stato capace di dare scacco matto a gente come Evenepoel e Ayuso, ossia corridori della sua generazione, ma già capaci di prendere parte a classiche e grandi Giri vestendo il ruolo del favorito. Sarà questo il futuro del danese della Trek Segafredo?

Chi lo conosce bene è Kim Andersen, diesse di lungo corso con un lungo passato da pro’ negli anni Ottanta e Novanta. Kim lo seguiva già dalle categorie inferiori, ha fortemente insistito per portarlo alla Trek e i risultati gli stanno dando ragione.

«Ho sentito parlare di lui da chi segue il mondo delle corse juniores – racconta il dirigente danese – e mi sono fidato, ho iniziato a seguirlo e ho visto che ha grandi qualità, tali da convincermi a portarlo nel team e per certi versi a bruciare le tappe».

A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
A destra Kim Andersen, ex pro’ di 65 anni nello staff della Trek sin dal 2012
Quali sono i suoi punti di forza e i suoi punti deboli?

Innanzitutto è molto dedito al suo lavoro e fa di tutto per questo. E ovviamente fisicamente ha anche de buoni valori. Può fare bene sia a cronometro che in salita, ma soprattutto moltiplica tutto ciò perché ha la testa del corridore e questo pesa molto.

Che cosa è stato determinante per la sua vittoria in Svizzera?

Penso che il primo passo sia stato in salita perché vista la gente che c’era, le differenze erano minime tra i più forti. Nelle tre tappe di montagna, è arrivato primo, terzo e secondo, con una continuità e una costanza che a questi livelli fanno la differenza, poi nella cronometro finale ha avuto una grande prestazione meritandosi la vittoria finale.

Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Skjelmose è migliorato molto a cronometro. Ieri è giunto secondo ai campionati nazionali
Lo vedi più come corridore per corse a tappe o per le classiche?

Quest’anno abbiamo scoperto che in realtà è fortissimo anche nelle corse d’un giorno perché è bravissimo sia nel gestirsi, sia nella guida della bici, ma io non sono rimasto sorpreso, si era visto anche negli anni scorsi che aveva tutte le qualità per essere un corridore completo, me ne sono subito accorto e per questo l’ho voluto con noi, ora poi è cresciuto ulteriormente anche nelle cronometro e questo lo fa crescere ancora in autostima.

La sua più grande delusione è stata probabilmente il Giro d’Italia dello scorso anno: che cosa gli mancò allora?

Penso che puntando alla maglia di miglior giovane abbia fissato un obiettivo troppo alto per quel momento. Qualcosa nell’allenamento non aveva funzionato e i risultati sono stati di conseguenza. Ora ha trovato un suo equilibrio, anche con l’alimentazione, l’allenamento, la gestione dell’altura. Ha fatto tesoro di quella grande delusione. Non dimentichiamo che veniva da due anni difficili con attività ridotta a causa del Covid. Molti dicono che ha pur sempre la stessa età di Evenepoel, ma ognuno matura con i suoi tempi, quelli di Mattias sono solo un po’ più lenti, ma si vede che sta arrivando…

Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Il danese con Evenepoel. Alla fine Mattias ha vinto lo Svizzera con 9″ su Ayuso e 45″ sull’iridato
Come persona che tipo è?

E’ un ragazzo molto simpatico, il tipico ragazzo di città, con tutti gli interessi della sua età, ma ripeto ha una grande concentrazione per quello che fa e per certi versi ciò mi stupisce. E’ una persona con cui è molto piacevole lavorare perché è con i piedi per terra, sa cosa vuole ed è davvero dedito a fare di tutto per raggiungerlo.

In Svizzera ha battuto campioni come Evenepoel e Ayuso: secondo te è ormai ai livelli dei più forti?

Lo dice il ranking, se sei il numero dieci nella classifica mondiale significa che non ci sei arrivato in una sola gara, è quello il tuo status attuale, in questo caso i numeri non mentono. Non penso che Remco fosse comunque al top, ma anche quando non sta bene vuole sempre vincere e non c’è riuscito. Ha vinto Mattias, quindi ovviamente significa che la crescita lo sta portando a quei livelli, dove non deve temere nessuno. Ora lo cercano tutti, ma verranno anche giorni in cui avrà brutte giornate e dovrà essere bravo a superarle.

Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Il danese della Trek ha vinto la terza tappa finendo sul podio nelle due successive
Al Tour de France che cosa ti aspetti da lui?

Bella domanda. Penso che in realtà possa fare abbastanza bene, ma non rimarrò deluso se un giorno dovesse perdere l’aggancio in classifica. Penso che sappiamo tutti che il Tour è qualcosa di speciale, di molto difficile. E’ tutto. E’ la gara con più stress, ma penso che possa gestirla e la stiamo affrontando con gli occhi aperti e l’obiettivo che deve essere innanzitutto quello di imparare. Lo prendiamo giorno per giorno. Non si era allenato per essere vincitore del Giro di Svizzera, probabilmente è al top della forma. Abbiamo studiato bene il percorso, lo conosciamo, ma c’è ancora molta strada per arrivarci. Quindi vedremo, ma in realtà penso che possa fare abbastanza bene.

Mattias ha ancora 22 anni: secondo te al mondiale sarebbe più utile correre fra gli Elite o fra gli Under 23?

Non correrà mai fra gli under 23, è un capitolo che abbiamo chiuso da molto tempo. Ormai deve guardare al vertice assoluto, senza discussioni.