Specialized S-Works Shiv, una taglia xs per Remco Evenepoel, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Il modello è il medesimo di sempre, quello utilizzato anche nelle corse a tappe e per il mondiale, ma i dettagli e le variabili fanno la differenza.
Con il contributo di Giampaolo Mondini, uomo di raccordo fra Specialized e i team, cerchiamo di entrare nel dettaglio della bici del giovane campione belga, un mezzo che a tratti sembra minimale ed essenziale, ma in realtà è frutto di una ricerca durata anni.
La bici (vincente) della prima crono al Tour de FranceLa bici (vincente) della prima crono al Tour de France
La Specialized di Evenepoel è la medesima che ha usato al Tour?
No, o meglio, il modello è sempre S-Works Shiv, ma cambiano alcuni dettagli, su tutti le livree grafiche. Anche al Tour de France ha usato due bici differenti tra la prima e la crono di Nizza. Nella prima ha usato quella con grafica silver/iridata, nella prova contro il tempo dell’ultimo giorno ha usato un telaio più leggero di qualche grammo, verniciatura differente, ma uguale nelle forme.
Copertoncini in tutte le occasioni?
Sempre. Specialized Turbo Cotton TT con sezione da 26ecamere d’aria in lattice, non in butile, non in poliuretano. Anche il gonfiaggio è sempre lo stesso. Siamo intorno alle 6-6,2 atmosfere, range utilizzato anche a Parigi sotto la pioggia.
La Shiv TT della crono finale a NizzaLa Shiv TT della crono finale a Nizza
Rispetto a molte altre, la Shiv dà l’impressione di essere più sfinata, a tratti una bici minimale. Cosa ne pensi?
E’ la prima bici da crono ad essere stata sviluppata in modo specifico per i perni passanti e per i freni a disco, un fattore che condiziona sicuramente alcune scelte di design. Si parla di una bici da crono e quindi le forme sono strettamente funzionali alla ricerca aerodinamica e alla resa del mezzo meccanico.
Quindi nel dettaglio?
Il posteriore è alleggerito, molto di più rispetto ad un ipotetico valore medio della categoria, soluzione ricercata e utile per i percorsi tortuosi, guidabilità e agilità. Il piantone scaricato verso la sezione bassa non è solo una questione estetica. Aggiungo che Evenepoel è solito non adottare profili estremizzati per la ruota anteriore. Questo influisce sull’impatto estetico, che risulta “più magro”, ma anche sulla prontezza della bici.
La bici da crono utilizzata da Evenepoel alle OlimpiadiLa bici da crono utilizzata da Evenepoel alle Olimpiadi
Pensi che una sorta di estremizzazione meno accentuata abbia aiutato Evenepoel anche sulle strade di Parigi? Tutt’altro che un biliardo.
Quando si parla di una bici da crono non è esclusivamente il frame-kit, anche la componentistica fa la differenza. Credo che, oltre ad uno stato di forma fisica eccellente, la Specialized usata a Parigi è l’espressione di un collimare perfetto tra le varie parti in gioco. Anche delle abilità di guida.
Quanto tempo è necessario per saper sfruttare le potenzialità di una bici del genere?
Evenepoel lausa almeno due volte a settimana, anche quando piove. Non è un dettaglio e di sicuro spiega anche questa abilità, una certa naturalezza nello sfruttare a pieno la bici. E poi c’è tutta la fase di test eseguiti nel periodo invernale.
Ci puoi spiegare?
Ogni inverno Evenepoel dedica almeno due giornate piene nella galleria del vento a Morgan Hill. A queste si aggiungono i giorni in velodromo per validare le scelte oper effettuare dei cambiamenti. Nel 2024 abbiamo aggiunto dei giorni di prove al Politecnico di Milano. E’ un percorso lungo e complesso.
Fra il 2023 e il 2024, il cockpit è stato cambiatoFra il 2023 e il 2024, il cockpit è stato cambiato
Rispetto ai primi test, avete cambiato qualcosa?
La bici è rimasta quella, ma rispetto al 2023 è cambiato il setting del corridore. Pedivelle più corte, le famose 165 e un nuovo cockpit, più leggero ed efficiente. Le nuove soluzioni vanno di pari passo, poco tangibili in termini di watt, rilevanti proprio per quello che concerne l’efficacia.
Il corridore ha un feeling migliore?
La posizione che lui riesce a tenere è funzionale all’aerodinamica e alle sue caratteristiche. E’ più basso sul manubrio e al tempo stesso non influisce in modo negativo sulla respirazione diaframmatica e sul movimento delle gambe.
Nella prova a cinque cerchi, Evenepoel è stato molto abile nella guidaNella prova a cinque cerchi, Evenepoel è stato molto abile nella guida
Se volessimo quantificare il valore di questa bici?
Il costo di una Specialized Shiv è quello relativo al listino, perché ogni bici usata dai corridori deve essere disponibile per il mercato: è una regola UCI. Altro discorso è il valore del progetto. Le cifre diventano folli, ma sono un investimento sulle tecnologie, sull’immagine su tutto quello che Specialized mette a disposizione. Galleria del vento, componenti e accessori, biciclette ovviamente. Le risorse umane, perché sono tanti gli attori coinvolti. Le analisi Retul con tutto quello che riguarda anche il risolvere le problematiche derivate da infortuni. Dietro l’ipotetica semplicità di una bici, c’è un universo celato. Lo è per le bici “normali”, ancora di più per le crono.
C’è un contratto che lega Remco Evenepoel alla Soudal-Quick Step fino al 2026. Le voci che lo vorrebbero già alla Red Bull dal prossimo anno le abbiamo sentite tutti, così come era imminente la fusione con la ex Jumbo Visma e si era capito che la Ineos Grenadiers gli aveva fatto spazio lasciando andare fiori di corridori. Ma Remco cosa farà? Suo padre è anche il suo procuratore e da un po’ di tempo è incredibilmente silenzioso, dopo qualche esternazione di troppo che lo scorso anno aveva creato tensioni fra il corridore e il team manager Patrick Lefevere.
Fra i motivi di insoddisfazione palesati da Evenepoel, il più evidente era quello sulla (presunta) fragilità della squadra dovendo/volendo cimentarsi col Tour. Quello che abbiamo appena visto in realtà dice che la Soudal-Quick Step ha fatto la sua parte e che anche Landa, indicato dallo stesso Remco come una soluzione insufficiente, è stato al suo fianco fino a ottenere a sua volta il quinto posto finale. E’ mancato Cattaneo, che non ha trovato la giusta condizione. E di certo l’uscita di scena di Pedersen dopo appena quattro tappe ha privato il team di un valido appoggio in pianura. Ma la squadra ha fatto la sua parte.
Lefevere sembra sicuro del fatto che Evenepoel rimanga con la Soudal-Quick StepLefevere sembra sicuro del fatto che Evenepoel rimanga con la Soudal-Quick Step
Sanremo, Fiandre e Tour
I contratti, si sa, a volte vengono scritti proprio per consentire la via d’uscita più remunerativa per una delle due parti. Per cui, allo stesso modo in cui Uijtdebroeks ha lasciato la Bora per accasarsi alla Visma in cambio di (parecchi) soldi, anche per Evenepoel ci sarà una cifra da sborsare, prevedibilmente ben più congrua. Non saranno i 150 milioni di euro previsti per Pogacar, ma consentirebbe a Lefevere di consolarsi rapidamente. Par di capire che un accordo ci sarebbe già, ma solo per anticipare di un anno la fine del contratto: 2025 anziché 2026. Al punto che Lefevere ha appena accennato a quelli che potrebbero essere i programmi del campione olimpico per la prossima stagione.
«L’idea è che Remco scopra la Milano-Sanremo nel 2025 – ha detto all’indomani della crono – e che corra una fra la Parigi-Nizza o la Tirreno-Adriatico. Poi inizierà la preparazione per il Giro delle Fiandre e da lì tornerà alla Liegi, che quest’anno ha saltato per la caduta nei Paesi Baschi. E poi ci concentreremo ancora sul Tour de France».
Landa e la squadra in genere si sono rivelati ottimi al TourLanda e la squadra in genere si sono rivelati ottimi al Tour
Fra Remco e Alaphilippe
Sembrano le parole di chi ha in mano le carte giuste e che, contemporaneamente, rischia di vedere andar via Alaphilippe (il risparmio di quel contratto aprirebbe scenari inattesi). Sono ben noti i colpi assestati al francese, il quale sabato nella prova su strada di Parigi si giocherà una bella fetta di futuro. Lui rimarrebbe pure, ma ha capito che nella squadra in cui è cresciuto sarebbe la seconda scelta dietro Remco. Un po’ come Ayuso alle spalle di Pogacar, con la differenza che Ayuso è giovanissimo, mentre il francese ha 32 anni e vorrebbe un finale di carriera in prima linea.
«Ero sicuro che Remco avrebbe vinto la crono – ha detto ancora Lefevere – perché non ha lasciato nulla al caso. Domenica sera, a fine Tour, abbiamo festeggiato ad Antibes, ma a un certo punto lui è sparito e lunedì mattina era già in bicicletta. Ha uno stile di vita perfetto. Quindi penso che dovremo contare su di lui anche sabato nella prova su strada. Ha detto che il percorso su strada gli si addice più della cronometro».
Alaphilippe, in scadenza di contratto, ha vinto al Czech Tour e punta ora all’oro su stradaAlaphilippe, in scadenza di contratto, ha vinto al Czech Tour e punta ora all’oro su strada
Discorsi da manager
Poi Lefevere è tornato nei panni del manager disincantato e forse anche un po’ cinico. E allo stesso modo in cui giustificò e avallò (chissà se la determinò) la scelta di Alaphilippe di non correre le Olimpiadi di Tokyo perché onorasse al meglio la maglia di campione del mondo, così parla della vittoria di Evenepoel.
«Cosa significa la sua medaglia d’oro per la Soudal Quick-Step? A ben vedere non vuol dire niente. Al contrario – ha detto a Het Nieuwsblad – ci costerà un premio molto superiore ai 50.000 euro che Remco riceverà dalla Federazione. Gli daremo lo stesso premio che se avesse vinto un Monumento. Tutto questo senza poter utilizzare il suo titolo olimpico per scopi pubblicitari. Noi però gli abbiamo messo a disposizione tutto perché potesse vincere: l’attrezzatura e lo staff. Questa è la terza volta, dopo Pascal Richard nel 1994 e Paolo Bettini nel 2004, che uno dei miei corridori diventa campione olimpico. Come datore di lavoro è un po’ frustrante, ma ovviamente sono felice per Remco, che se lo merita».
Anche per quest'anno, Pidcock si dividerà fra cross, strada e Mtb. A coach Bogaerts il compito di gestirlo. Meno cross, più strada. E la Mtb verso Parigi
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«Ganna purtroppo – dice Malori cambiando tono – ha sempre, passatemi il termine, la spada di Damocle della pista. Lui è l’unico in gara che partiva per vincere, ma che ha preparato anche la pista. Gli altri del podio vengono dal Tour, un’altra gamba. Quindi per me sulla carta, Ganna oggi avrebbe anche potuto avvicinare Evenepoel, magari fare qualche secondo in meno. Però chiaramente, dovendo fare entrambe le preparazioni, non ha potuto curare tutto al meglio come esigerebbe un’Olimpiade. Non voglio fare il saputello, ma se ti alleni per essere Cristiano Ronaldo, non sarai pronto per fare il centrocampista e viceversa».
La crono e la pista, le due facce della stessa anima: non chiedete a Ganna di scegliere, non potrebbe. Però è innegabile che la specializzazione estrema pretende l’esclusività del lavoro e questo potrebbe risultare penalizzante. A noi piace tanto il Ganna che rincorre (e ottiene) medaglie nell’una e nell’altra, ma possiamo capire il ragionamento estremamente concreto di chi punta all’oro e non vede alternative.
La crono di Parigi ha emesso i suoi verdetti e i 15 secondi fra l’oro e l’argento, tre più di quelli dello scorso anno ai mondiali, per Malori si spiegano con la diversa preparazione. Adriano le Olimpiadi non le ha mai corse, sarebbero state il suo obiettivo di quel 2016 in cui la vita cambiò per la caduta in Argentina. Da allora però non si perde una crono e la sua analisi di quello che vede è spesso diretta e pertinente. Per questo gli abbiamo chiesto di rileggere insieme la prova olimpica di ieri, con la vittoria di Evenepoel su Ganna e Van Aert.
Grande crono per Ganna, ma la coabitazione con la pista porta a sacrificare qualcosa?Grande crono per Ganna, ma la coabitazione con la pista porta a sacrificare qualcosa?
Si può dire che ti aspettassi un risultato simile?
Mi aspettavo vincesse Evenepoel. Se il percorso fosse stato asciutto, sarebbe stato perfetto per passisti pesanti, come Tarling e Ganna, ma Remco vola quando esce dai Grandi Giri. Mi ricorda quello che fece nel 2022, quando vinse la Vuelta e ai mondiali in Australia fece terzo nella crono e dominò la prova in linea. Perciò, quando ho visto che è uscito così bene dal Tour, ho detto che avrebbe vinto di sicuro. Poi mi aspettavo Tarling secondo e Ganna terzo e forse se l’inglese non avesse bucato, sarebbe andata così. Però comunque Filippo ha fatto una grande prestazione, secondo me, anche per il fatto che la sua preparazione è sempre divisa tra crono e pista.
Quindi secondo te la pioggia ha inciso?
Sì, assolutamente. Però sono convinto che questo rende ancora più notevole la performance di Evenepoel. Sappiamo che Remco non è un drago a guidare la bicicletta. Anche sullo sterrato al Tour abbiamo visto che era in difficoltà rispetto a Pogacar e Vingegaard, quindi sicuramente nelle curve, rispetto a Van Aert, ha pagato dazio. Per questo la sua prestazione prende ancora più risalto. Il fatto che abbia vinto con un margine di soli 15 secondi mi fa pensare che con l’asciutto ne avrebbe guadagnati tranquillamente altri 10.
Tarling ha pagato il cambio di bici per foratura e la necessità di rilanciare dopo le curveTarling ha pagato il cambio di bici per foratura e la necessità di rilanciare dopo le curve
Ha vinto il mondiale con 12 secondi, questa volta con 15: il gap cresce invece di scendere…
Purtroppo il problema con Evenepoel, tra virgolette, è che ha una potenza eccezionale, peso ridotto, ma soprattutto un coefficiente aerodinamico irrisorio. Remco ha un quarto del CX di Ganna e Tarling, perché è minuto e pesa 60 chili, quindi è duro da battere. In più ha finito il Tour increscendo. Il segnale è stato quando nell’ultima tappa di montagna ha messo la squadra a tirare per attaccare il secondo posto. Poi Vingegaard l’ha staccato, perché in salita va il doppio anche se è all’80 per cento. Per questo dico che mi aspettavo una prestazione di altissimo livello.
E’ parso anche pedalare a una frequenza maggiore.
Sì, anche secondo me e questo è sicuramente un altro segno di grande condizione. Però parlando di Ganna, ho visto dalla muscolatura notevole. Si vede che ha allenato tanto la forza, perché nel quartetto partirà da fermo con il 66×14, quindi dovranno avere una forza disumana. Per questo ci sta che fosse un po’ più duro. Invece secondo me, la grande sorpresa, visto come era andato ultimamente, è stato Van Aert. Finalmente ha rialzato la testa, dopo un anno in cui anche prima dell’incidente non era neanche parente del corridore che faceva staccare Pogacar in salita. E’ bello averlo visto così e attenzione per la gara di sabato: se dovesse arrivare con un gruppetto di 4-5 rischia di vincere l’oro su strada.
Il bronzo propone un Van Aert in netta ripresa. Le due ruote lenticolari hanno colpitoIl bronzo propone un Van Aert in netta ripresa. Le due ruote lenticolari hanno colpito
Ti ha stupito con la scelta della doppia ruota lenticolare?
Non si vede troppo spesso, però so per certo che è una scelta molto performante. Visto il percorso, ha fatto bene a usarla, anche se con la pioggia io avrei evitato, puntando su un altissimo profilo. Su asciutto invece, sarebbe stata perfetta. Ma di certo uno che viene come lui dal cross era l’unico in grado di guidarla sul bagnato. Secondo me comunque deve averla provata da tempo, perché è parso molto sicuro della sua scelta.
E’ stata una crono corta, anche rispetto ai 44 chilometri di Tokyo. Sarebbe cambiato qualcosa con 10 chilometri in più?
Se avessero fatto 45 chilometri, Remco avrebbe dato un minuto a entrambi. E’ stato fenomenale, ma su una cosa non mi è piaciuto, cioè quando ha criticato così duramente le strade di Parigi. Poteva usare altre parole, dire che l’asfalto non è ottimale. Detto da uno che viene dal Belgio dove le strade sono di cemento con le righe, è parso eccessivo. E poi ha fatto 53,7 di media con la pioggia e le curve, quindi non era un asfalto così orrendo.
Pensi che lui possa fare bene anche su strada?
Non gli metto limiti, ma credo anche che lo strappo di Montmartre non sia tanto adatto a lui, che non è un grande limatore. Credo che il grande favorito sarà Alaphilippe. Al Giro lo abbiamo visto rialzare la testa, come non si vedeva da tanto tempo. Si è preparato in Italia, al passo San Pellegrino, per starsene tranquillo. Deve trovarsi una squadra e si corre in Francia. Secondo me sarà un duello fra lui e Van der Poel, con Van Aert che si metterà di mezzo. Anche perché per la prima volta da inizio anno l’ho visto con un peso decente. Secondo me la prova su strada sarà una gara tanto bella.
Ganna è ora atteso a una settimana di lavoro a Montichiari prima delle gare su pistaGanna è ora atteso a una settimana di lavoro a Montichiari prima delle gare su pista
Ma volendo dire un’ultima cosa sulla crono, come fa Ganna per battere Evenepoel?
L’unico modo è trovare una crono più lineare di questa. In un percorso dove le curve abbassano molto la velocità a causa della pioggia, uno come Remco rilancia meglio la bici dato che pesa 10-15 chili meno di Ganna o Tarling. Quindi l’unica cosa è che non piova e ci siano meno curve. Perché oggettivamente è brutto dirlo, però da quando Evenepoel ha iniziato a a fare l’Evenepoel, Ganna non ha più vinto una crono titolata.
Può essere che ormai lo soffra anche psicologicamente?
Su questo discorso bisognerà fare un pezzo a parte, perché io mi trovavo regolarmente davanti Cancellara, Tony Martin oppure Wiggins. Quindi o stai a casa oppure trovare la motivazione è semplice. Cercare di capire dove migliorare, come migliorare e dare sempre il meglio di sé. E credo che Ganna lo faccia. Comunque parliamo di esseri umani, non di computer. Può esserci la giornata storta o magari capita che l’avversario non sia super e perda quel mezzo secondo al chilometro. La grossa speranza quando l’avversario è superiore è sempre questa. Adesso però facciamo di nuovo il tifo per Pippo, in pista i fenomeni siamo noi.
PARIGI (Francia) – La prima medaglia italiana dei Giochi di Parigi viene dal ciclismo. La conquista Filippo Ganna nella cronometro ed è anche il primo podio italiano dal 1996, cioè da quando la corsa contro il tempo è entrata nel programma olimpico.
«Ma non pesa come un oro», dice subito Pippo senza nascondersi. E‘ stato autore di una grande prestazione, a 53.331 km/h. Ma ancora una volta il belga ha fatto di più e gli è arrivato davanti di 25 secondi, rallentando leggermente nel finale. E proprio nel finale Ganna ha costruito il suo argento, mettendosi dietro Van Aert e ricacciando indietro l’assalto di un Tarling sfortunato per via di una caduta (anche Ganna ha rischiato), ma che è già proiettato nel futuro. E il primo a saperlo è proprio Filippo. «Il domani è suo, io inizio ad andare verso i 30 anni, forse l’ultima occasione per vincere l’oro olimpico era questa».
A 24 anni, Remco Evenepoel è il campione olimpico della crono a ParigiGanna è stato interprete di un finale maestoso, ma non è bastato contro EvenepoelVan Aert ha puntato forte sulla doppia lenticolare e alla fine ha ottenuto il bronzoA 24 anni, Remco Evenepoel è il campione olimpico della crono a ParigiGanna è stato interprete di un finale maestoso, ma non è bastato contro EvenepoelVan Aert ha puntato forte sulla doppia lenticolare e alla fine ha ottenuto il bronzo
Mezzo pieno e mezzo vuoto
E’ un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma pur sempre mezzo. Aveva dichiarato che sarebbe uscito senza rimpianti. E’ così?
«Più di questo non potevo fare. Il rimpianto è il colore della medaglia. Mi sono difeso, ho portato a casa una medaglia. Ma da italiano è un po’ come vedere la Ferrari quando arriva seconda: ti rode. Nel finale ho trovato la motivazione per spingere come all’inizio, la prestazione è in linea con i miei valori. Non sono un drago con la pioggia, ma ho fatto il massimo. Non è bastato, ho preso quasi mezzo secondo al chilometro e questo brucia».
E questo l’abbraccio fra Ganna ed Evenepoel, che per il nostro è ormai una bestia neraL’abbraccio tra “fratelli”, che non sempre sono stati amici: Evenepoel e Van AertE questo l’abbraccio fra Ganna ed Evenepoel, che per il nostro è ormai una bestia neraL’abbraccio tra “fratelli”, che non sempre sono stati amici: Evenepoel e Van Aert
L’ironia di Van Aert
Con Evenepoel è una sfida infinita, che però ha quasi sempre lo stesso vincitore. «Lui è un fenomeno, un grande campione. Lo sapevamo bene sul podio, con Van Aert. Mi ha detto: “So cosa vuol dire arrivare secondo”. Poi l’abbiamo presa a ridere, provando a farci un selfie sul podio, ma non è riuscito. Troppo stanchi».
A proposito di stanchezza, si diceva che Evenepoel potesse essere stanco dopo il Tour. Di sicuro non era stanco di vincere. E’ stato il più continuo in questa cronometro dove Tarling ha pagato la foratura, Van Aert è calato nel finale, Ganna ha avuto un passaggio a vuoto con una sbandata. Cosa è successo?
«Ci ripenserò. La rivedrò. Sapevo che quel punto era pericoloso, bisognava prenderlo un po’ meglio. Sul finale mi sono detto: “Filippo, è troppo tempo che aspetti, non puoi sederti proprio adesso”. E ho trovato questa medaglia, che mi dispiace non sia d’oro. Ho faticato tanto, ho dovuto buttare via la visiera perché non vedevo più neanche il manubrio. Dovevo decidere se andare a terra o vedere la strada».
Il Presidente della Repubblica Mattarella ha assistito alla crono di GannaPrima medaglia per l’Italia a Parigi 2024: qui Ganna con Giovanni MalagòIl Presidente della Repubblica Mattarella ha assistito alla crono di GannaPrima medaglia per l’Italia a Parigi 2024: qui Ganna con Giovanni Malagò
Le scuse a Mattarella
Ora non è più tempo di vedere la strada, ma la pista. E per un po’ non è più tempo di vedere Parigi. «Domani tornerò in pista a Montichiari con i miei compagni e cercherò di regalare all’Italia un’altra gioia. So che i ragazzi erano insieme a vedermi sul maxischermo, ora sono pronto a raggiungerli. Dopodomani sarò di nuovo con loro».
Sulla pista non ci saranno problemi di percorso o di pioggia. «Alla fine questa era una gara intermedia – prosegue Ganna – né troppo lunga né troppo corta. Non sapremo mai come sarebbe andata con il sole, è inutile chiederselo. Ho provato a spingere fino alla fine, non so come fossi in classifica dopo la sbandata. Ho rischiato di saltare psicologicamente, ma ho continuato e sono arrivato secondo».
In quel momento ha pensato al motivo per cui quando gli si chiede a chi dedica la medaglia risponde sicuro: «A me stesso». Perché «tutti vedono i 36 minuti di gara, ma non il lavoro che c’è prima. Quello lo so solo io. E non potevo mandarlo sprecato».
Al traguardo ha trovato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è complimentato. «Gli ho detto che mi è dispiaciuto farlo aspettare sotto la pioggia, ma l’ordine di partenza era quello e io ero il penultimo». Prima di Evenepoel, che è arrivato ancora una volta prima di lui.
Ganna ha ammesso di avere addosso un po’ di rabbia, ma ora si concentrerà sulla pistaSu un percorso non suo, Bettiol ha fatto la sua bella crono, tenendo a lungo il miglior tempoGanna ha ammesso di avere addosso un po’ di rabbia, ma ora si concentrerà sulla pistaSu un percorso non suo, Bettiol ha fatto la sua bella crono, tenendo a lungo il miglior tempo
L’analisi di Velo
In chiaroscuro anche l’analisi del commissario tecnico Marco Velo: «Filippo ha dimostrato di essere un campione, ribaltando una situazione che poteva vederci uscire dal podio. Ci ha regalato una splendida medaglia, la prima per l’Italia in questi Giochi. La sbandata? Non me ne sono accorto, ho sentito tutta la macchina che ha urlato, l’ho visto praticamente in terra. Poi ho visto quanto è stato bravo a rimanere in piedi. Se gli succede altre cento volte, cade centoventi. Gli ho detto di resettare e riprendere la concentrazione e lui ha fatto così. Il percorso? Più che altro la pioggia.
«Un atleta col fisico di Pippo fatica a rilanciare dopo le curve col bagnato. E’ come rilanciare un camion rispetto a una macchina. Comunque ha fatto numeri impressionanti, nulla da dire. E’ un signor podio, brucia, ma siamo consapevoli di aver fatto tutto al cento per cento».
Diciottesimo Alberto Bettiol, che non ha forzato, pensando alla prova in linea. Dove cercherà riscatto anche Elisa Longo Borghini, ottava nella gara vinta da Brown su Henderson e una sfortunata Dygert, condizionata da una brutta caduta.
Che cosa si dice in casa Belgio alla vigilia della crono? Il quotidiano Het Nieuwsblad ha coinvolto per un’analisi della crono olimpica un altro specialista belga che non le manda a dire: Victor Campenaerts. Il vincitore della tappa di Barcelonette al Tour de France ha composto il suo podio analizzando i candidati alle medaglie di Parigi – Evenepoel, Tarling e Ganna – con una serie di considerazioni che sintetizziamo per offrire il polso di come il Belgio del ciclismo si accinga a vivere il primo giorno di gare del ciclismo (in apertura foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix).
Evenepoel e Van Aert arrivano a Parigi con diverse credenziali. Il secondo in effetti appare ancora sotto tono, ma va capito se i lavori fatti al Tour abbiano in qualche modo migliorato la sua condizione. Nei giorni scorsi ha provato un setup insolito sulla sua Cervélo, utilizzando la ruota lenticolare anche all’anteriore, dato che il percorso risulterà infine molto veloce. Il primo invece arriva con il morale alle stelle, la sensazione di essere il favorito e la sola crepa del terzo posto nella crono finale che potrebbe aver intaccato marginalmente la sua convinzione. Dopo la recon sul tracciato olimpico, Remco ha tuonato sulla condizione delle strade, a suo dire piene di buche.
Campenaerts ha 32 anni, è alto 1,73 e pesa 68 chili. Al Tour ha vinto la tappa di BarcelonetteCampenaerts ha 32 anni, è alto 1,73 e pesa 68 chili. Al Tour ha vinto la tappa di Barcelonette
Su Evenepoel
«Sarà una battaglia emozionante – ha detto Campenaerts a Het Nieuwsblad – una battaglia di secondi. Se a metà della cronometro ci fosse stata una salita di cinque chilometri al 6%, sarebbe stato meglio per Remco. Non perché non possa andare veloce su questo percorso, ma gli altri due sono troppo pesanti e ne sarebbero stati rallentati. Remco è in grado di gestire qualsiasi cosa in termini di percorsi: pesante, medio e piatto. Si corre a Parigi nel centro della città, dove ci sarà molto riparo a causa dei palazzi. Minore è il vento, maggiore è il vantaggio aerodinamico per Remco. Nei rettilinei andranno tutti a 60 all’ora.
«Vince Remco perché è in forma e ha un grande morale. Viene a Parigi con poca pressione. Ha fatto un buon Tour. E’ rimasto ancora per qualche giorno a Nizza con la moglie Oumi. E’ rilassato. Il Tour è stato il grande progetto suo e della squadra. Se al contrario il team avesse messo al centro le Olimpiadi, allora Remco avrebbe fatto più ricognizioni con l’allenatore della nazionale Sven Vanthourenhout. Anche se i due maggiori avversari hanno una preparazione più specifica, credo che possa vincere».
Tarling non ha più corso dopo i campionati nazionali e si è preparato per Parigi (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)Tarling non ha più corso dopo i campionati nazionali e si è preparato per Parigi (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)
Su Tarling
«Conquisterà l’argento a vent’anni. Gli atleti inglesi alle Olimpiadi superano se stessi, le vivono con lo stesso spirito con cui tutti gli altri vivono il Tour de France. Tarling ha fatto di questi Giochi un obiettivo. La corona anteriore da 68 denti sarà un vantaggio. Ne ho parlato ampiamente con Remco alla Parigi-Nizza: non so lui cosa sceglierà. Ma ovviamente Tarling non spingerà il 68×11. Su questo percorso che ha poche curve, io avrei osato anche un plateau più grande davanti, ma sarei andato molto agile dietro. Ad esempio il 70X14 produrrebbe meno attrito meccanico. Penso ci abbiano pensato, la INEOS Grenadiers è più avanti rispetto alla squadra di Remco in termini di marginal gains.
«Per Tarling sono le prime Olimpiadi – è la riflessione affidata da Campenaerts a Het Nieuwsblad – ma questo non inciderà tanto. Che si tratti del Tour of Britain o di Parigi, la cronometro rimane una prova in cui si pedala dal punto A al punto B il più rapidamente possibile. Tarling non è solo un ottimo cronoman, ha anche avuto il percorso migliore per prepararsi».
Ganna si è diviso fra il lavoro in pista e quello della crono (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)Ganna si è diviso fra il lavoro in pista e quello della crono (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)
Su Ganna
«L’italiano avrà avuto più o meno la stessa preparazione di Tarling, ma la nazionale britannica è leggermente diversa dagli azzurri. La forza degli italiani – annota Campenaerts su Het Nieuwsblad – è che nella corsa su strada, nonostante corrano tutto l’anno in squadre diverse, siano uniti come se fossero compagni per la vita. Questo in una cronometro non conta, ed è il motivo per cui ho messo Pippo al terzo posto. La INEOS Grenadiers aveva un progetto parallelo fra questi Giochi e il Tour. La dirigenza sapeva in anticipo che per Carlos Rodriguez non sarebbe stato facile arrivare terzo, così si è dedicata anche alla preparazione olimpica. Questa ha permesso a Tarling e Ganna di sviluppare il body in base alla velocità di gara stimata. L’effetto di un body migliore cambia a una velocità di 55 chilometri all’ora rispetto a una velocità di 48 chilometri all’ora.
«La nuova bici Pinarello sarà un grande vantaggio, soprattutto a livello psicologico. Se credi che vincerai e il tuo concorrente crede che tu sia imbattibile, allora sei già a metà dell’opera. Però non credo che aggiornando la bici si risparmieranno più di due secondi sull’intero percorso di 32,4 chilometri, anche se quei pochi secondi possono fare la differenza. Se alla fine Van Aert utilizzerà le due lenticolari, farà sicuramente una differenza maggiore rispetto alla nuova Pinarello. Il problema è che la bici diventa come un treno, difficile da guidare in curva. Wout è l’unico che possa guidarla e allora si avvicinerebbe ai primi tre. Mentre credo che Kung non avrà possibilità di medaglia, a meno che i primi tre non incorrano in qualche sfortuna».
Abbiamo proposto a Simoni di mettersi nei panni di alcuni personaggi di spicco del ciclismo, per sapere cosa farebbe al loro posto. E sulla Fci dice che...
Nella sua giovane carriera da professionista, che a 24 anni lo vede vincitore di 56 corse fra cui due Liegi e due mondiali (uno in linea e uno a crono, foto di apertura), Remco Evenepoel ha concluso tre Grandi Giri. Uno lo ha vinto (Vuelta 2022), nel secondo è arrivato 13° (Vuelta 2023), il terzo – il primo Tour de France della sua carriera – lo ha chiuso al terzo posto. Gli è andata male solo al Giro d’Italia. Ne ha corsi due e in entrambi si è ritirato: nel primo per caduta (2021) e per la scelta assurda di schierarlo come prima corsa al rientro dall’infortunio al Lombardia, nel secondo per il Covid (2023). Il motivo per cui si sente spesso dire che il ragazzino (ha due anni meno di Pogacar e quattro di Vingegaard) non sia adatto per queste corse rientra fra le etichette social affibbiate col gusto di colpire e non di capire.
Abbiamo parlato del suo Tour con Tom Steels e Koen Pelgrim, questa volta lo facciamo con Davide Bramati, che con lui ha preparato ben più di una vittoria e anche i due sbarchi sfortunati al Giro.
«Come abbiamo sempre detto – racconta il tecnico bergamasco – e come ha detto più volte anche Remco, avevamo un obiettivo definito. Puntare a un posto fra i primi cinque e vincere una tappa. Ha vinto la crono, una grande crono. Mentre io, dopo la tappa nello sterrato, mi sono sempre più convinto che avrebbe fatto un grande Tour».
Bramati, classe 1968, è stato pro’ dal 1991 al 2006 e da allora è ds alla Soudal-Quick StepBramati, classe 1968, è stato pro’ dal 1991 al 2006 e da allora è ds alla Soudal-Quick Step
Quello che ha colpito da fuori è stata la tranquillità nel gestire ogni momento, duro e meno duro, sebbene fossimo al Tour.
L’ho già detto: passano gli anni, sta maturando e sta imparando tanto. Non dimentichiamoci che Remco ha saltato gli under 23 e penso che non sia stato facile. Sappiamo tutti che la pressione di tutti i giornalisti in Belgio è altissima, soprattutto avendo un corridore così e dopo tantissimi anni che uno di loro non saliva sul podio del Tour. Penso che sia stato bravo, si è gestito veramente alla grande. Anche nei giorni in cui si è staccato da Pogacar e Vinegaard, ha sempre gestito veramente bene tutte le situazioni.
E’ una maturazione che sta arrivando con i mesi oppure qualcosa su cui state lavorando?
Già l’anno scorso eravamo venuti al Giro d’Italia con il grande obiettivo di provare a fare i primi cinque e vincere una tappa. L’idea non confessata, se proprio si voleva puntare in alto, era di arrivare al podio, ma quello si poteva capire strada facendo. Penso che fino alla crono di Cesena si sia gestito tutto bene. Remco aveva vinto alla grande la crono iniziale. Avevamo lasciato andare la maglia per non sprecare energie tutti i giorni, andando al podio e alle conferenze stampa. Stava andando tutto bene e poi purtroppo è successo quello che è successo. Penso che la stessa situazione si sia vista quest’anno al Tour de France. Il Covid c’è e negli sport di resistenza come il ciclismo, non è facile andare avanti se un corridore lo prende.
Finalmente il Tour e il podio al primo colpo: non è un risultato banale.
Il Tour è il Tour e giustamente prima di arrivarci, ha fatto la Vuelta. Mi correggo, Remco ha vinto la Vuelta alla prima partecipazione. Forse si dimentica troppo spesso che Remco ha già vinto un Giro di tre settimane a 22 anni. Adesso ne ha 24 e abbiamo pensato che avesse la base per chiudere il cerchio con una grande esperienza. Mancava il Tour e penso che correndolo abbia imparato tanto. Si è gestito veramente bene in tutte le tappe. Anche se magari veniva staccato, non è mai andato veramente in difficoltà. Ha sempre fatto il suo, sapendo che Pogacar quest’anno era di un altro livello. Per adesso Tadej è di un altro pianeta. Sicuramente questo terzo posto fa ben sperare anche per il futuro.
Nella penultima tappa a Col de la Couillole, Remco ha attaccato Vingegaard, ma la risposta è stata inesorabileNella penultima tappa a Col de la Couillole, Remco ha attaccato Vingegaard, ma la risposta è stata inesorabile
Ha vinto tanto, ma resta sempre un giovane, no?
Infatti penso che questo podio gli dia tanta convinzione anche per i prossimi anni. Ha già un palmares notevole, ma sono convinto che non sia finito lì. Già domani e poi la settimana prossima ci saranno le Olimpiadi, la crono e la strada, e penso che lo vedremo lottare per una delle tre medaglie.
A proposito di crono, l’ultima vi ha un po’ deluso oppure si capiva che era sarebbe stata una prova di gambe e quindi il terzo posto va bene?
Si è fatto tutto quello che si doveva per provare a vincerla. Sapevamo che non era una cronometro facile, anche perché arrivava dopo due tappe molto impegnative e abbiamo trovato nuovamente Pogacar su un altro livello. Vingegaard era già più vicino, però siamo contenti così. Penso che tutti abbiano visto l’emozione che aveva dopo l’arrivo. Tanti continuavano a dire che non avremmo mai potuto portare qualcuno sul podio del Tour. Per noi è il frutto di un lavoro di squadra iniziato da anni e che ci ripaga tutti. Ci abbiamo sempre creduto, siamo sempre stati coi piedi per terra, abbiamo lavorato giorno dopo giorno. Nessuno mai è uscito dicendo che fossimo in Francia per vincere il Tour, nemmeno lui. Tutto quello che veniva sarebbe stato un’esperienza molto importante. Penso che questo sia un passaggio importante da far capire.
Nella tappa di sabato, sembrava che voleste attaccare a fondo.
Abbiamo provato ad andare per il secondo posto. Il giorno prima ci era sembrato che Vingegaard fosse arrivato al limite e ci siamo detti: «Perché non provare?». Non si sa mai e poi il giorno dopo c’era la cronometro. I corridori erano tutti molto motivati, si è fatto quello che si è potuto, ma abbiamo trovato Pogacar e Vingeegaard che sicuramente erano ancora in giornata di grazia. E’ stato giusto provarci e comunque abbiamo imparato qualcosa.
Mikel Landa, classe 1990 (10 anni giusti più di Remco), ha tirato e chiuso il Tour al quinto postoMoscon ha lavorato tanto e bene, mostrando una solidità che mancava da tempoMikel Landa, classe 1990 (10 anni giusti più di Remco), ha tirato e chiuso il Tour al quinto postoMoscon ha lavorato tanto e bene, mostrando una solidità che mancava da tempo
Si temeva che la squadra non fosse all’altezza, invece nonostante le defezioni, se la sono cavata bene. Cosa possiamo dire?
Niente di negativo. Moscon ha fatto il suo. Landa ha lavorato ed è arrivato quinto al Tour a 34 anni. Magari alcune tappe per velocisti sembra che si siano vissute tranquillamente, ma in gruppo c’è sempre stress, paura di cadute, paura del regolamento dei tre chilometri, con certi giorni in cui lo hanno spostato ai 4 e ai 5 chilometri. Tutto sommato è stato un Tour di livello altissimo, ma con poche cadute. I corridori sono sempre rimasti concentrati e la nostra squadra ha fatto la sua parte. Hirt è stato chiamato in extremis e nell’ultima settimana si è fatto trovare pronto. Purtroppo abbiamo avuto le due defezioni di Cattaneo e Masnada che da italiano mi sono dispiaciute. Abbiamo dovuto fare delle scelte e per vari motivi non erano pronti. Credo sia stato per tutti un Tour utile per il futuro, che ci ha dato tante certezze in più.
Il futuro è un’incognita. Già lo scorso anno si era parlato prima della fusione con la Ineos Grenadiers e poi in modo più concreto con la Jumbo Visma. Evenepoel ha il contratto con la squadra belga fino al 2026, ma non è un mistero che nei giorni del Tour sia stato legato già per il prossimo anno alla Red Bull, con cui la Soudal-Quick Step condivide il marchio delle bici. Abbiamo visto passaggi di maglia pagati con sacchi di euro, al punto che per blindare Pogacar, il UAE Team Emirates ha innalzato la sua clausola rescissoria a 150 milioni di euro. Quel che si può osservare è che nel gruppo Quick Step, Remco stia seguendo una crescita coerente e progressiva, con le tutele che i suoi 24 anni rendono necessarie. Siamo sicuri che finire in uno squadrone che da lui si aspetterà certamente il risultato sia la scelta più giusta?
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La vigilia dei Giochi Olimpici è sempre contraddistinta dai pronostici. Si ammucchiano le virtuali medaglie per stilare il medagliere in anticipo sui tempi. C’è chi lo fa di mestiere, come la Nielsen specializzata in lavori statistici dal più alto profilo. Tramite la sua affiliata Gracenote sin da un anno a questa parte ha messo insieme tutti i risultati probabili, tracciando una linea guida in vista delle prove di Parigi.
Va detto che il lavoro di Gracenote è tanto articolato quanto semplice. L’algoritmo che stila i pronostici è infatti generato dai risultati ottenuti nel corso del triennio, mondiali e prove continentali in primis, mettendo poi una variabile dettata alla casualità. Tuttavia nel computo finale si vede come i risultati scaturiscano principalmente dal confronto di ordini d’arrivo.
Evenepoel, con Tarling e Ganna, è fra i più pronosticati per la cronoEvenepoel, con Tarling e Ganna, è fra i più pronosticati per la crono
La defezione di Pogacar
Ecco così che nelle prove su strada si ripete quasi pedissequamente il copione degli ultimi mondiali, con Van der Poel oro in linea davanti a Philipsen. Prima che annunciasse il forfait, accreditato per l’argento c’era Pogacar, rientrato prepotentemente in gioco a furia di vittorie. Agli inizi della stagione, le proiezioni non lo accreditavano del podio e la cosa, come si ricorderà, fece adirare non poco il suo ex cittì e attuale diesse alla Uae Andrej Hauptman. Nella crono comanda Evenepoel su Ganna e, non senza sorpresa, lo svizzero Kung, fra le donne oro in linea a Kopecky (con Balsamo seconda) e crono all’australiana Brown.
Su pista l’Italia viene accreditata di due argenti, con entrambi i quartetti. Rivincita danese al maschile, oro britannico al femminile, ma le albioniche, prime anche nella madison, in queste proiezioni avevano ancora fra loro l’infortunata Archibald, quindi la situazione è un po’ cambiata. Per il resto l’Olanda svetta nel medagliere specifico con 4 ori, 3 dei quali per merito di Lavreysen.
L’Olanda svetta nel medagliere dei pronostici con 4 ori, 3 dei quali per merito di LavreysenLa Danimarca viene accreditata di tempi migliori rispetto al quartetto azzurroL’Olanda svetta nel medagliere dei pronostici con 4 ori, 3 dei quali per merito di LavreysenLa Danimarca viene accreditata di tempi migliori rispetto al quartetto azzurro
Pronostici di parte
Il gioco dei pronostici appassiona tanti, anche in Italia dove il sito multidisciplinare Oasport ha avuto occhi un po’ più accondiscendenti verso il colore azzurro. Anche se Ganna viene ritenuto inferiore a Evenepoel e Tarling e la Longo Borghini viene accreditata del terzo podio in 8 anni, dietro Wiebes e Kopecky. Su pista ancora Danimarca vincente sugli azzurri, ma al femminile svettano le nostre ragazze su britanniche e neozelandesi. Intanto Thomas fa doppietta in casa, nell’omnium e con Grondin nella madison con Hayter due volte secondo.
C’è poi chi, come il gruppo Facebook Fratellanza Olimpica ha messo insieme non solo i risultati ma ore e ore di discussione tracciando alla fine un bilancio per ogni specialità. Se si avverassero le loro previsioni, ci sarebbe davvero da festeggiare, stanti gli ori di Ganna a cronometro e dei due quartetti. Come contorno ci sarebbero gli argenti nella prova in linea femminile e il bronzo nell’omnium sempre femminile. VDP comanda nella prova in linea, Kopecky torna a svettare fra le donne, Dygert è la cronowoman più veloce.
Kopecky è la favorita della crono e della strada donne, Elisa Longo Borghini è attesa alla medagliaKopecky è la favorita della crono e della strada donne, Elisa Longo Borghini è attesa alla medaglia
Parliamo però di pronostici molto condizionati dall’appartenenza nazionale. Se valichiamo le Alpi le cose cambiano un po’, anzi forse troppo se si pensa che il sito specializzato Le Comptoir du Sports dà il medagliere generale azzurro accreditato di appena 7 ori e quindi fuori dalla Top 10. Nel ciclismo in particolare gli azzurri dovrebbero prendere l’argento con il quartetto maschile dietro i rivali danesi, e l’argento di Ganna dietro Evenepoel. E basta… In compenso, per i francesi ci sono 4 medaglie fra cui l’oro di Thomas.
Dalle previsioni alle quote
Perché tanta attenzione ai pronostici? Perché essi segnano anche le quote che le varie agenzie di scommesse stabiliscono e qui l’affare si fa interessante. Tanto scetticismo infatti porta a quote molto invitanti e a una situazione molto precisa. Nella cronometro maschile, ad esempio, molto difficilmente si esce dal trio degli scorsi mondiali con Tarling che secondo Eurobet si fa preferire a Ganna e Evenepoel, ma Van Aert, quarto favorito, è già a 36. Per la prova in linea VDP favorito, ma Pedersen è una valida alternativa a 7, Van Aert è già a 13 come Evenepoel, Bettiol viene dato addirittura a 51.
Secondo i francesi, Thomas fa doppietta in casa, nell’omnium e nella madisonSecondo i francesi, Thomas fa doppietta in casa, nell’omnium e nella madison
In campo femminile, nella crono quote bassissime per la Dygert su Van Dijk e Brown, la Longo Borghini è data a 21. Più ottimismo per la gara in linea con 9 per lei e 11 per la Balsamo, ma Kopecky e le olandesi hanno più appeal. E volendo, le quote più intriganti riguardano la pista e il quartetto femminile, poco accreditato e quindi con quote molto invitanti…
Colbrelli resiste a tutti gli scatti di Van der Poel e poi lo attacca a sua volta. E nella volata, a capo di una corsa fradicia, lo piega e vince la Roubaix
Fa le azzurre per Parigi, Longo Borghini è la più solida. Immagina una corsa disordinata e aggressiva. Le nostre saranno unite. Sogna di arrivare da sola
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Si avvicina a grandi passi l’appuntamento olimpico, ma prima di chiudere la porta sul Tour, vogliamo condividere con voi alcuni approfondimenti. Uno riguarda la cronometro di Nizza, che ha suggellato il podio francese e a ben vedere avrà riflessi anche sulle sfide olimpiche di sabato. E’ singolare e insieme indicativo che il podio dell’ultima tappa abbia ricalcato alla perfezione quello finale. Evenepoel è stato al di sotto dei suoi standard di specialista? Va bene Pogacar, ma Vingegaard così forte era prevedibile anche contro il tempo?
A Nizza c’era anche Marco Pinotti, allenatore del Team Jayco-AlUla, che in carriera ha vinto per due volte l’ultima crono del Giro. Nel 2008, battendo Tony Martin a Milano su un percorso velocissimo: 51,298 di media. Nel 2012, battendo Geraint Thomas ancora a Milano, a 51,118 di media. Proprio in quest’ultimo caso, la maglia rosa si giocò in quell’ultima tappa, con Hesjedal che recuperò i 31 secondi di ritardo da Purito Rodiguez e conquistò il Giro con vantaggio finale di 16 secondi. Ugualmente, nella classifica di tappa finirono 6° e 26°.
«Il percorso dell’ultima crono – dice Pinotti – era meno adatto a Remco, rispetto a quella che ha vinto nella prima settimana. Era una crono dura e lui è finito terzo, perché ha perso la maggior parte del tempo nella prima parte, quella in salita. Nella parte finale invece, sei minuti tutti in pianura, lui ha fatto il miglior tempo. Secondo Campenaerts, terzo Matthews. Sesto in quel tratto è stato Vingegaard, mentre Pogacar addirittura ottavo o nono, però lui negli ultimi due chilometri ha rallentato. Quindi un parziale in linea con quello che ci saremmo aspettati in una crono piatta, cioè Remco più veloce».
Pogacar ha vinto anche grazie alla forma superiore e la perfetta conoscenza delle strdaePogacar ha vinto anche grazie alla forma superiore e la perfetta conoscenza delle strdae
Invece nei tratti precedenti?
Dal secondo al terzo intertempo c’era la discesa e Pogacar ha fatto il miglior tempo, perché abita lì. Jorgenson il secondo. Almeida, Buitrago e Tejada hanno fatto una bella discesa perché si giocavano il piazzamento. Sono andati bene anche Ciccone e Matthews, gente che ci vive o che ci ha vissuto. Remco è andato come Yates, che era in ritardo ai primi intermedi ma sempre intorno all’ottavo, nono posto e nell’ultimo tratto è scivolato tutto indietro. Nel senso che era in ritardo in salita e una volta che si è reso conto di non poter vincere la crono, non ha preso rischi. Si è visto che in discesa non era proprio lineare nelle curve.
Quindi un risultato che si poteva scrivere anche prima che corressero?
Alla fine di un Grande Giro è sempre così, quelli di classifica sono più performanti. Primo, perché ultimamente dedicano anche loro tanto tempo all’allenamento e all’aerodinamica. E poi perché quel percorso ha penalizzato gli specialisti. Campenaerts nell’altra crono era arrivato 5° a 52″ da Evenepoel: a Nizza invece è finito 13° a 3’14” da Pogacar. La prima non era una crono piatta, però Evenepoel l’ha fatta a 52,587 di media. A Nizza, Pogacar ha fatto 44,521, vuol dire che è stata dura. Quindi è normale che siano arrivati davanti quelli di classifica, che avevano più riserva. Specialisti non ce n’erano, tranne Campenaerts e Sobrero. Matteo mi ha detto di averla fatta a tutta. E’ arrivato 19° e con le forze che gli erano rimaste si è preso quasi 4 minuti.
Sobrero si è molto impegnato, ma era sfinito e ha subito un passivo di 3’55”Non era una crono per specialisti: Campenaerts (5° nella prima) si è piazzato 13° a 3’14”Sobrero si è molto impegnato, ma era sfinito e ha subito un passivo di 3’55”Non era una crono per specialisti: Campenaerts (5° nella prima) si è piazzato 13° a 3’14”
In conferenza stampa Remco ha detto che la discesa era troppo pericolosa e avendo l’obiettivo delle Olimpiadi non ha voluto rischiare.
Può essere, perché la discesa non era semplicissima. Se uno abita lì e va a farla cinque volte al mese, è un’altra cosa. Non era pericolosa, però c’erano tantissime curve, dove se sei sicuro di poter lasciare i freni, guadagni 13-14 secondi. Invece nell’altra crono, Remco aveva fatto una bella discesa, perché magari l’aveva vista 2-3 volte come gli altri. E poi a Nizza, una volta che non aveva il miglior tempo in salita, cosa aveva da guadagnare a rischiare? Il terzo posto era consolidato e il secondo irraggiungibile. Avrà visto negli intertempi dov’era rispetto a Vingegaard, ha capito che la crono non la vinceva e ha deciso di non prendere rischi.
Secondo te chi ha puntato al cambio di bici ha fatto un passo falso?
C’era una strategia alternativa possibile: partire con la bici da strada e cambiarla in cima alla seconda salitella. Però c’erano 3 chilometri piatti all’inizio e già lì, con la bici da crono rispetto a quella da strada, guadagnavi minimo 15 secondi. Poi speri di riguadagnarli in salita con la bici più leggera? Può essere, ma sulla prima salita andavano a 24 di media, Pogacar anche a 28. A quelle velocità la bici da crono è ancora vantaggiosa. Altra cosa: noi abbiamo avuto da poco la bici da crono con i freni a disco. E se c’è un feedback che tutti mi hanno dato è di trovarsi meglio come guidabilità anche rispetto alla bici da strada. L’unico svantaggio resta il peso, perché una bici da crono pesa mediamente un paio di chili in più.
Pinotti ha seguito Durbridge che con la bici da crono ha… piegato la resistenza di DillierPinotti ha seguito Durbridge che con la bici da crono ha… piegato la resistenza di Dillier
Uno svantaggio che riesci a colmare con le velocità?
Vi faccio questo esempio. Io ho seguito Durbridge e avevamo davanti Silvan Dillier, che correva con la bici da strada e non andava certo a spasso. Vedendo come muoveva le spalle, si stava impegnando. Durbridge è andato regolare, eppure gli è arrivato sotto già sulla prima salita. Poi ha recuperato e in discesa Dillier con la bici da strada ci ha staccato perché noi siano andati prudenti. Ma quando siamo arrivati alla parte in pianura finale, si è messo a ruota irrispettoso delle regole, ma dopo un chilometro si è staccato. Lottavano per il 50° posto quindi non so neanche se avrà preso la penalità, però è stato divertente vedere questa differenza. Storia simile con Yates.
Cioè?
Ho seguito anche Simon e davanti a lui è partito Gall, che era 13° in classifica e ha scelto la bici da strada. Mi è sembrata una scelta assurda. Infatti, nonostante Yates avesse la bici da crono, lo ha preso sulla prima salita. L’ha passato in discesa e Gall non è più rientrato. E proprio a causa della crono ha perso una posizione. L’anno scorso a Combloux fu diverso, perché la crono era divisa in due: prima la pianura e poi quasi tutta salita. Però quando la velocità media è sopra il 23-24 all’ora, io prendo sempre la bici da crono.
Gall è partito con la bici da strada e poi ha cambiato, perdendo una posizioneQuelli che hanno usato solo la bici da strada hanno vissuto una crono a mezzo servizio: lui è Marco HallerGall è partito con la bici da strada e poi ha cambiato, perdendo una posizioneQuelli che hanno usato solo la bici da strada hanno vissuto una crono a mezzo servizio: lui è Marco Haller
I ragazzi ti hanno spiegato perché con i freni a disco la bici si guida meglio?
Prima quando avevi i freni rim e le ruote lenticolari o in carbonio, la frenata non era lineare. Adesso con i dischi è come sulla bici da strada. Prima era un problema cambiare da un giorno all’altro. Adesso frenano allo stesso modo, è un passaggio naturale. Corridori come Sobrero avevano la sensibilità per passare senza problemi da una all’altra, però la maggior parte è contenta di questo cambiamento. Adesso usano la stessa forza, staccano alla stessa distanza dalla curva e la frenata è più lineare.
Cambiando argomento, in casa UAE Emirates hanno sottolineato l’importanza della doppia guarnitura 46-60 con 11-34 dietro: perché secondo te?
Partiamo col dire che a Nizza serviva la doppia corona, la mono non andava bene. Se avessi dovuto scegliere, avrei voluto un 60-44, che per noi non era disponibile. Noi avevamo il 58 come corona più grande, l’ideale sarebbe stato un 60 o un 62, perché gli ultimi chilometri erano proprio veloci. Perciò Pogacar con il 60 è andato bene e in salita con il 46×34 era giusto. Secondo me aveva il 46-60 perché il limite del salto tra le due corone sono 14 denti. Io ho chiesto di avere il 44-60: se riescono, siamo a posto perché avremmo una copertura più grande di percorsi. Il 46×34 lo spingi bene, ma idealmente sarebbe meglio avere il 44×30, così ho una scala più lineare. Se metto il 34, uno fra il 17 e il 19 devo tenerlo fuori, invece con il 30 potrei rimetterlo. Però comunque il 46-60 è stato una buona scelta.
Questa la guarnitura 46-60 di Pogacar, prodotta da Carbon-Ti. Dietro lo sloveno aveva pignoni 11-30Questa la guarnitura 46-60 di Pogacar, prodotta da Carbon-Ti. Dietro lo sloveno aveva pignoni 11-30
Perché è stato giusto non usare la monocorona?
Si può usare quando c’è una strada molto veloce o una discesa. Però di solito, se c’è una discesa, prima c’è stata una salita. E se, come in questo caso, non è pedalabile, allora ti serve la doppia corona. Non puoi correre con il 62×38. Anche perché se usi il 62, già passare dal 13 al 14 è un bel salto rispetto a quando hai il 53. Se poi mi togli anche dei rapporti dietro e ne fai due ogni volta per montare il 38, finisce che ti serve anche una catena lunga un chilometro… Io sono più un fan della doppia corona.
Dipende anche dai percorsi?
Ormai mettono sempre sia la salita ripida che la discesa veloce, quindi devi avere l’opzione di due corone. La mono va bene nella crono di Desenzano al Giro, ma già in quella di Perugia secondo me non andava (Pogacar che ha vinto aveva la doppia, Ganna che ha fatto secondo aveva la monocorona, ndr). Le crono più belle in un Giro sono quelle dove ci sono salita e discesa. Diverso magari se si parla di una crono dei mondiali o delle Olimpiadi.
Se la crono finale è la prova delle energie residue, ha senso che Vingegaard sia arrivato secondoSe la crono finale è la prova delle energie residue, ha senso che Vingegaard sia arrivato secondo
L’anno scorso ai mondiali, la salitella al castello di Stirling premiò Evenepoel e penalizzò Ganna…
Sono scelte che fanno in base ai posti che devono raggiungere, cercando di non favorire i passisti o gli scalatori. Le Olimpiadi ad esempio quest’anno strizzano di più l’occhio agli specialisti, ma non so con quale criterio l’abbiano disegnata così. Chi organizza fa una proposta. Poi c’è una commissione che approva e penso che scelgano un percorso che possa creare la massima indecisione nella vittoria. In un Giro invece è diverso. E soprattutto la crono finale, se la fai dura, sai già che arriveranno davanti quelli di classifica. Al netto di ogni ragionamento, è così che va a finire.
NIZZA (Francia) – Dei tre del podio, Evenepoel è quello che ha qualcosa da dire e non vede l’ora di tirarla fuori. Il ragazzo è orgoglioso e non si tiene niente in bocca, per cui quando un giornalista gli chiede il perché della commozione dopo l’arrivo della crono, ecco che parte l’affondo.
«Voi belgi – dice guardandolo dritto – avete sempre dubitato di me. Continue domande se fossi convinto o a che scopo andassi al Tour. Ebbene, ecco perché sono venuto. Finire terzo dietro Pogacar e Vingegaard, con un grande gap alle mie spalle, dimostra che io ci sono. Ci sono state di continuo pressioni dal mio Paese. Dal mio punto di vista, sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. La gente a volte non capisce quanto carico metta sulle spalle con i suoi commenti. E’ stato detto anche che il secondo posto alla Parigi-Nizza non era abbastanza. Ecco perché ero emozionato…».
A dire il vero neppure lui era troppo convinto di poterlo fare. Dalla vittoria nella Vuelta a oggi sono passati diversi insuccessi al Giro e la stessa corsa spagnola non l’ha più visto dominante come nel 2022 in cui volò poi in Australia per prendersi il mondiale di Wollongong.
Dopo l’arrivo Remco ha ceduto all’emozione di tre settimane ad altissimo livelloDopo l’arrivo Remco ha ceduto all’emozione di tre settimane ad altissimo livello
Un grande risultato.
Questo podio è uno dei risultati maggiori della mia carriera. Ho vinto un mondiale, ma correre il primo Tour e finire dietro i due migliori al mondo è un grande conquista per me stesso. Penso che il risultato di oggi mostri quale fosse il livello di questa corsa. Sono il campione del mondo della crono, ma sono finito alle loro spalle. Vanno fortissimo.
E’ immaginabile un confronto fra la Vuelta che hai vinto e questo podio?
I numeri che faccio adesso sono più alti rispetto alla Vuelta che ho vinto. Ogni anno andiamo più veloci, in salita, in pianura e nelle crono. Penso che questo podio parli per il mio futuro. Essere terzo dietro ai due corridori che negli ultimi 5 anni hanno lottato e preso la maglia gialla per me è come una vittoria. Il loro vantaggio sta nella grande esperienza.
Evenepoel voleva vincere la crono, ma l’ordine di arrivo ricalca la classifica finale. Per lui, terzo postoEvenepoel voleva vincere la crono, ma l’ordine di arrivo ricalca la classifica finale. Per lui, terzo posto
Anche tu sei caduto con Vingegaard, pensi che questo ti abbia penalizzato?
Jonas è caduto esattamente nello stesso posto, abbiamo avuto lo stesso percorso, anche se il suo infortunio è stato peggiore del mio. Per questo non credo che mi abbia condizionato. Direi di no.
Terzo dietro i primi due al mondo: che effetto fa?
Dimostra che la base c’è per essere forse un vincitore del Tour. Quello che devo fare è lavorare sulle mie capacità. Le salite più lunghe. Mettere insieme un’esperienza superiore. Non voglio parlare male della mia squadra, ma si è visto che avevamo meno esperienza della UAE, della Visma, della Ineos… Penso che il primo step sia crescere come squadra, mentre io devo diventare più forte alla luce di questa esperienza. Dobbiamo costruire, chiaramente non domani (sorride, ndr), ma nei prossimi mesi. Guardare questo Tour servirà per imparare.
Remco nuova maglia bianca: un giovane che ha vinto due Liegi e due mondiali…Remco nuova maglia bianca: un giovane che ha vinto due Liegi e due mondiali…
Ti ha stupito essere rimasto tanto freddo quando gli altri andavano via in salita?
E’ l’insegnamento di questo Tour. Se c’è qualcuno migliore di te, continua a fare le tue cose. Anche nella crono, Tadej è stato eccezionale. Io mi sono ritrovato di nuovo molto vicino a Jonas. Potrebbe non essere stata la mia migliore cronometro, sul Col d’Eze non sono stato irreprensibile. Ma sono riuscito a recuperare terreno in piano. Presumo che ci sia ancora molto margine e che sicuramente tornerò per provare a vincere. Come vorrei dire che non ho rischiato tanto in discesa su questo percorso così rischioso perché ho davanti due grandi obiettivi olimpici e con la squadra abbiamo concordato di non rischiare cadute.
Tempo di far festa?
Decisamente, per brindare a qualcosa di speciale: la maglia bianca e il podio finale. Oggi potrebbe essere stata l’unica volta nella mia carriera in cui sono salito sul podio finale del Tour. Godiamoci il presente, da domani mi concentrerò completamente sulla cronometro olimpica perché voglio vincerla.
Tappa del pavé a Clarke, ma il vincitore di giornata è Pogacar. Lo sloveno attacca e provoca la crisi della Jumbo. Maglia gialla salva, ma che paura...
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