Dopo i complimenti della Corneo, andiamo a conoscere Vitillo

04.11.2021
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Sigrid Corneo l’ha detto chiaramente. «Le cicliste di oggi vogliono tanto e subito, con poco. Non sono propense alla fatica. Non vale per tutte chiaramente, ma per tantissime la mentalità è questa. Poche si chiedono se abbiano davvero tutto per andare più forte. Quando correvo io, eravamo tutte pronte alla fatica, invece adesso tante arrivano con la cultura errata del risultato pensando di essere tutte campionesse. Una che potrà fare tanto bene è Matilde Vitillo. Fa quello che le si dice, non ha paura di far fatica e di patire un grande mal di gambe».

Investitura importante

Come investitura non è affatto male, soprattutto perché fatta da un tecnico che di fatica e chilometri ne ha macinati tanti. Così in questo giorno di inizio novembre abbiamo deciso di tirarla giù dal letto per farci raccontare come mai il suo direttore sportivo alla BePink si sia spesa così nei suoi confronti e che cosa le sembri del mondo in cui vive sin da piccolina.

Matilde è un volto noto del giro azzurro, con un titolo mondiale junior dell’inseguimento a squadre e uno europeo nella corsa a punti, ma di fatto il 2021 è stato il suo primo vero anno da elite. Ha dovuto mandare giù bocconi amari e ha colto qualche buon segnale, fino alle quattro vittorie di fine stagione: il Trofeo Inalpi a Racconigi, poi due tappe e la classifica al Giro di Campania. In cui c’erano sì poche ragazze al via, ma per vincere e farlo per giunta alla fine di ottobre, oltre alle gambe serve anche una discreta testa.

Secondo te che cosa voleva dire Sigrid in quell’intervista?

E’ vero che ci sono tante ragazze che vogliono tutto e subito. A volte non è nemmeno colpa loro. Seguendo mia sorella Vittoria, che ha 10 anni e corre tra i giovanissimi, ci sono tantissimi genitori che mettono nei piccolini una mentalità secondo me sbagliata. Li fanno allenare troppo, così magari raggiungono pure dei bei risultati, ma non crescono. E quando i loro coetanei cominciano ad aumentare i carichi di lavoro, loro capiscono di non avere più margine oppure smettono di vincere facilmente come prima e si fermano. Ho visto dei miei coetanei fortissimi da piccoli che ormai hanno smesso da un pezzo per questo motivo.

Se è vero che non ti fa paura la fatica, come è stato questo primo anno nella BePink?

Decisamente tosto. Sapevo che sarebbe stato un salto bello grande, per cui mentalmente ero preparata. Il primo anno da elite l’ho fatto a Racconigi, ma un po’ per il Covid e un po’ per crescere con calma, ho fatto davvero poche corse. L’esperienza vera ho cominciato a farla quest’anno.

Dove hai visto la differenza maggiore?

La salita ha avuto una gran parte. Io poi mi reputo una scalatrice e mentre le altre andavano, io restavo là. Al Giro posso anche capire, quando davanti restava la Van der Breggen. Anche quella è stata esperienza. Ho imparato soprattutto a battermela con me stessa, con limiti che si possono superare. Poi ci sono state le corse del Nord, che all’inizio mi hanno messo in difficoltà, perché andavano davvero come treni. Però ho stretto i denti e alla fine ho imparato a muovermi anche su quei percorsi.

Ai mondiali di Harrogate nel 2019, qui con Camilla Alessio, chiude a 30″ dalla vincitrice Jastrab
Ai mondiali di Harrogate nel 2019, qui con Camilla Alessio, chiude a 30″ dalla vincitrice Jastrab
Vincere a fine stagione se non altro ti ha mandato al riposo con buone sensazioni?

Decisamente sì. In Campania non eravamo tante, giusto una trentina, ma qualcuna comunque doveva vincere e sono contenta di averlo fatto io.

Ti reputi scalatrice, ma hai vinto in pista…

E poi mi piacciono le crono e in teoria anche le volate, ma a volte le gestisco male. Da junior si riesce a fare un po’ di tutto. In realtà la pista quest’anno non l’ho allenata tanto e lì non ti inventi niente. Comunque dal 25 al 28 saremo con la squadra al velodromo di Ginevra per correre. Vediamo come va.

Cosa dici della squadra?

Mi sono trovata benissimo, con lo staff e le ragazze. Le conoscevo tutte, perché più o meno abbiamo seguito lo stesso percorso anche in nazionale. Si crea un bel gruppo quando capisci che siamo tutte compagne di fatica. E poi sono molto amica della Zanardi e mi è piaciuto sentire di averla aiutata. Silvia ha un anno più di me, sembra poco, ma come esperienza è davvero tanto.

E di Sigrid Corneo cosa dici?

E’ super brava, lei e Zini formano una grande squadra. Sanno capirci sul piano personale e vedono benissimo la gara. Al Giro, nella tappa di Carugate, c’era appena stata una menata tremenda, il gruppo si è allargato e mi hanno detto di partire. Io ero morta, non ci avrei mai creduto, invece l’ho fatto e voltandomi mi sono resa conto che non mi seguiva nessuno. Questo mi ha veramente spiazzato.

Hai 20 anni, si può pensare di diventare una professionista e fare carriera?

Si può cominciare, sì. Fino allo scorso anno, mi piacevano il ciclismo come sport, il semplice farlo, l’adrenalina. Ora posso puntare a farne un lavoro, con uno stipendio che mi permetta di viverci. Le ragazze del WorldTour sono viste in modo diverso, arrivaci è l’obiettivo di tutte.

Fra 20 giorni di nuovo in gara, si parlerà di un inverno cortissimo. Giusto così?

E’ come se facessimo due stagioni attaccate, con un mese fra l’ultima gara e la successiva. Ho staccato una settimana, ma tutto sommato ci si può stare, perché non perdiamo gamba e concentrazione. E poi a febbraio dal ritiro in Spagna si comincerà a pensare al 2022. Spero di salire un altro gradino, che venga qualche piccolo risultato per capire che sono sulla strada giusta.

Abbiamo un po’ spiato il tuo account Instagram, hai tre fratelli?

Esatto. Niccolò, il più grande, ha 22 anni. Tommaso ne ha 18. Vittoria ne ha 10. I maschi hanno corso in bici e smesso, Tommaso l’ha appena fatto. Doveva passare U23, ma ha capito che forse il gioco non sarebbe valso la candela e ha preferito dare più spazio alla scuola e all’università.

La famiglia Vitillo al gran completo alla comunione di Vittoria in ottobre. Da sinistra mamma Paola, Nicolò, Tommaso, Matilde e papà Luca
Famiglia al gran completo alla comunione di Vittoria. Da sinistra mamma Paola, Nicolò, Tommaso, Matilde e papà Luca
Che cosa ti pare della tua vita da atleta?

Mi piace. Quest’anno sono stata più in ritiro che a casa, sarò tornata a dir tanto per tre settimane. Però è bello anche così. La sensazione che hai una vita tua da gestire, il viaggiare e scoprire nuovi posti...

Vita da zingara?

Via da zingara (ride, ndr), proprio così.

E i tuoi cosa dicono di questa figlia zingara?

Sono contenti, mi hanno sempre seguito ovunque. Al Giro sono venuti a ogni tappa, li trovavo lungo il percorso con le borracce. Mi ha fatto super piacere, non capita spesso, soprattutto pensando che hanno altri tre figli cui badare. E’ una vita diversa, che quando stai troppo tempo nello stesso posto, inizi a guardarti intorno e chiederti dove sia la valigia…

Piemonte, il risveglio prosegue. Dietro c’è tanto lavoro…

06.09.2021
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Avevamo iniziato a percepire una ventata di novità ai campionati italiani della cronometro, quando Francesca Barale vinse fra le junior, Sobrero fra i professionisti ed Elisa Longo Borghini fra le elite. Una sorta di risveglio del Piemonte, che si è andato completando con i grandi risultati di Filippo Ganna, Elisa Balsamo ed Eleonora Gasparrini. Perciò quando al Giro della Lunigiana sono arrivate le due vittorie di Manuel Oioli, la sensazione della marea in arrivo si è fatto molto concreta. A livello giovanile, il Piemonte è la potenza che non ti aspetti.

«Effettivamente c’è un po’ di risveglio. Questo gruppo junior è veramente entusiasmante. Siamo un po’ mancati al campionato italiano, ma vedo che si sono riscattati molto bene. E il gruppo che ho portato qua al Giro della Lunigiana è stato uno dei gruppi più azzeccati. Perché oltre che dei grandissimi corridori, è un gruppo molto affiatato».

Classifica sfumata

Parla Francesco Giuliani, classe 1982, tecnico regionale piemontese per la categoria juniores, con trascorsi nel quartetto e qualche piazzamento su strada. La spedizione al Lunigiana è parsa quasi una gita fra amici, che però hanno collaborato al massimo livello. E se non fosse stato per la distrazione collettiva della prima tappa, in cui anche loro sono incappati, probabilmente Oioli avrebbe potuto giocarsi la classifica con Lenny Martinez.

«Sono dei ragazzi bravi che sanno fare bene il loro compito – continua Giuliani – e hanno lavorato veramente tanto. Peccato davvero per la prima tappa, abbiamo un po’ tentennato con Manuel sull’ultima salita. Altrimenti si poteva anche lottare per la vittoria finale. Oioli era il nostro leader (in apertura con Bozzola dopo la vittoria di Fosdinovo, ndr), gli altri ragazzi avevano i loro compiti ben precisi. Non avevamo lasciato niente al caso».

Scelta ragionata

Cosa c’è alle spalle di ragazzi che si chiamano Oioli, Mattio, Bozzola, Borello, Rosa e Valnotto? Sono i migliori che ci sono oppure Giuliani ha potuto scegliere fra tanti? Nella baraonda ai piedi del podio, il torinese ci pensa e risponde

«C’era parecchia gente che ha fatto bene anche nell’ultimo periodo – dice – ma ho voluto credere in questi ragazzi, perché li ho visti proprio adatti a un percorso di questo genere. Molti mi hanno chiesto perché non abbia portato uno scalatore, perché è innegabile che nella nostra formazione non ci sia uno scalatore vero. Ma io non ho mai pensato che il Lunigiana di quest’anno fosse una corsa per corridori del genere. C’era tanta pianura dopo le salite e dei falsopiani che fanno troppo male uno scalatore. Perciò ho scelto in base al percorso. Il massimo».

A Fivizzano, l’ultimo tentativo di riaprire la classifica, ma a vuoto
A Fivizzano, l’ultimo tentativo di riaprire la classifica, ma a vuoto

Collegiali e affiatamento

Ma l’abbondanza va gestita. Già nei giorni scorsi Gianluca Geremia, tecnico del Veneto ci aveva parlato della sua idea di incrementare l’attività delle rappresentative regionali e il suo collega piemontese non èt troppo distante.

«Come Comitato regionale – dice – abbiamo incrementato moltissimo l’attività e vorremmo farlo ancora. C’è in atto un progetto per aumentare molto l’attività regionale con dei collegiali. Abbiamo già cominciato a farne e a seguire l’attività aumenterà ancora proprio per affiatare il gruppo che poi verrà via con la rappresentativa regionale. Perché comunque questi ragazzi corrono normalmente come avversari, quindi bisogna anche affiatarli. Devono essere amici soprattutto in bici e divertirsi. E alle loro spalle c’è già il ricambio pronto. Non a caso qui al Lunigiana ne avevamo quattro di primo anno».

Mastro Della Vedova, profeta del ciclismo piemontese

08.07.2021
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E’ il momento d’oro del ciclismo piemontese. Negli ultimi mesi sono fioccati i sigilli dei talenti di questa regione, in cui brilla la stella di Filippo Ganna, trascinatore del movimento insieme a Elisa Longo Borghini tra le donne. Alle spalle dei due assi che macinano successi già da qualche stagione, sono arrivate le zampate di Matteo Sobrero, al primo titolo tricolore assoluto nella cronometro di Faenza e quelle di Francesca Barale, figlia di Florido, capace di indossare la seconda maglia di campionessa italiana nel giro di sette mesi tra le junior. Dopo la prova su strada della scorsa annata, ecco quella nella gara contro le lancette a fine giugno.

Per farci raccontare qualche retroscena, abbiamo chiesto a chi di talenti piemontesi se ne intende come Marco Della Vedova, ex pro’ salito in ammiraglia. E’ stato lui a plasmare alcuni dei campioni sopracitati. L’abbiamo raggiunto mentre è al lavoro con Rcs Sport per studiare il percorso di due classiche d’autunno come la Milano-Torino e il Giro del Piemonte.

Marco, che ne pensi di questi campioni tuoi conterranei che hai visto crescere sin da ragazzini?

Sono felicissimo perché davvero li ho seguiti da vicino nella loro crescita, a parte Elisa Longo Borghini, con cui avevo fatto soltanto qualche test quando era esordiente. Anche lei comunque, l’ho vista sfrecciare tante volte sin da piccolina davanti a casa mia, perché siamo originari di due paesi vicini: io sono di Mergozzo e lei di Ornavasso, per cui ci divide soltanto il fiume Toce.

C’è un risultato che ti sta a cuore nello specifico?

Quello di Sobrero, perché è uno dei pochi corridori per cui penso di averci messo un po’ del mio. I vari Felline, Alafaci, Ganna e Piccolo sono tutti corridori che avevano già un certo pedigree, per cui era più facile farli andar piano che forte. Sobrero, invece, arrivava senza grandi exploit tra gli allievi, per cui l’abbiamo preso quasi per scommessa attraverso un mio amico sponsor, Donini, un po’ anche perché il papà faceva il vino. 

Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
E poi?

E’ cresciuto e gli ho messo subito in testa la crono perché ho visto che andava forte in salita. Durante il primo anno da junior, nella Crono Sbirro, a Biella, aveva fatto una prova strepitosa, arrivando a 20” da Ganna, che non era in super forma in quel momento. Però è stata una gara che ci ha dato fiducia per proseguire su questa strada. Anche perché prima di partire non andava bene la bici da crono e così gliene ho data una che avevo di riserva e che in passato aveva utilizzato Felline. 

Come avete costruito questa maglia tricolore?

Matteo è cresciuto avendo davanti Ganna e Affini, per cui essendo un corridore di 60 chili da junior faceva un po’ fatica, però ci ha sempre creduto. Tant’è vero che il secondo anno ha vinto il Giro del Veneto proprio con una cronometro.

Ci sono margini per vederlo crescere ancora?

La cronometro non è la sua specialità al 100 per cento, però se il percorso è mosso come quella degli italiani, gli si addice. Poi lui è molto bravo a guidare la bici, davvero un funambolo: si butta dentro e sa quello che fa. E’ ovvio che Ganna, essendo un metro e 90, fa più fatica, anche se pure lui è migliorato parecchio nel controllo del mezzo.

Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Filippo lo segui ancora da vicino?

Adesso ci vediamo un po’ meno, anche perché lui è di base in Svizzera e al giorno d’oggi i corridori passano davvero pochissimo tempo a casa. Però quando è qui, ci incrociamo e due parole le scambiamo sempre. Siamo in contatto, non quotidianamente come quando era uno junior, ma il rapporto tra di noi è sempre ottimo.

Come lo vedi in ottica olimpica?

Sono convinto che abbia delle ottime possibilità, sia nella crono sia nell’inseguimento. In pista ha dei compagni non proprio alla sua altezza, ma penso che sarebbe difficile trovarli su scala mondiale visto il livello che ha raggiunto. Però basta che gli diano quei quattro cambi giusti e possono portare a casa tutti insieme qualcosa di eccezionale. So che il ct Marco Villa li sta motivando al massimo e che i ragazzi ci credono, per cui si può ambire a molto.

E su strada?

Non bisogna lasciarsi influenzare dal risultato di Faenza: quando prende una sberla, Filippo ne dà una più forte. L’ha sempre fatto anche da junior e lo si è visto anche quest’anno al Giro d’Italia che, dopo aver preso due scoppole nelle gare di preparazione, ne ha rifiliate due agli altri quando più contava nella Corsa Rosa. La sconfitta al campionato italiano sarà uno stimolo per l’Olimpiade. Ovviamente non è il percorso cucito su di lui, però se la giocherà. Se fosse stato un tracciato tutto piatto, sarebbe stato iper favorito, ma Pippo al 100 per cento è una “carogna” e in salita va come un treno: già da junior volava.

Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Dove può migliorare ancora?

Il prossimo step, dopo le Olimpiadi, per me è di puntare alla Milano-Sanremo e alle classiche del Belgio per crescere ancora. E’ nella squadra giusta e ha davanti 5 o 6 anni in cui può fare classiche o anche brevi corse a tappe non troppo dure, magari lasciando un po’ da parte il lavoro a crono per qualche tempo.

Anche tra le donne si parla tanto piemontese…

Non conosco tanto bene Elisa Balsamo, che speriamo ci faccia sognare a Tokyo. Mentre, grazie anche al papà che sento ogni giorno, seguo da vicino Francesca Barale. E’ una diciottenne molto seria, che è cresciuta un passo alla volta, ma soprattutto che ha una passione incredibile. Quando hai questa voglia di far fatica e di arrivare in alto, puoi davvero fare grandi cose e io ci scommetterei al buio su di lei. Ai miei ragazzi dico sempre: se date 100 alla bici, ricevete 100. La “Baralina” è così e ha un futuro radioso davanti perché va forte su tutti i terreni, diciamo che il Dna aiuta visti il papà e il nonno che correvano. Potrebbe raccogliere il testimone di Elisa Longo Borghini, intanto però godiamoci questo momento d’oro per il ciclismo piemontese e per il Verbano Cusio Ossola.

Il ciclismo di Francesca, la figlia di Florido Barale

19.06.2021
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Francesca Barale è figlia di Florido e oltre alle iniziali, figlia e padre condividono la stessa passione per il ciclismo. Suo papà, classe 1968, è stato professionista per due anni e ha fatto in tempo a correre due Giri d’Italia: quello di Bugno nel 1990 e quello di Chioccioli nel 1991. Sua figlia è nata parecchi anni dopo il suo ritiro, quando il papà aveva già avviato il primo negozio di bici a Domodossola, ma il trapasso di nozioni ha funzionato davvero bene, favorito anche dal fatto che nonno Germano fu gregario di Coppi e lo zio Giuseppe fu campione italiano dei dilettanti. Allo stesso modo, lo scorso anno la ragazza ha conquistato per distacco il tricolore su strada al primo anno da junior (la rimetterà in palio il 4 luglio a Boario) e ieri a Faenza si è imposta nella cronometro con neppure mezzo secondo di vantaggio sulla compagna di squadra Carlotta Cipressi

«Sono molto contenta – dice – era da un anno non vincevo a crono, sono felice di aver preso la maglia tricolore. E’ stata dura, perché siamo arrivate tutte molto vicine, come si è visto dall’ordine di arrivo. Bisognava dare tutto e io sono riuscita a farlo».

All’arrivo, il suo vantaggio su Carlotta Cipressi è stato di 41 centesimi
All’arrivo, il suo vantaggio su Carlotta Cipressi è stato di 41 centesimi

Aspettative zero

Francesca è piemontese della Val d’Ossola, ma corre in provincia di Piacenza con la maglia della VO2 Team Pink e la settimana scorsa, nel Trofeo Giancarlo Ceruti a cronometro si era fermata al terzo posto, con 8 secondi di ritardo da Elena Contarin, ieri quinta.

«Oggi ero più tranquilla del solito – dice – non sentivo la gara, non essendo andata alla grande la crono di settimana scorsa. In realtà ero arrivata quarta e la mia compagna Cipressi aveva vinto dandomi 40 secondi. Poi però l’hanno squalificata per aver saltato la prova rapporti e sono arrivata terza. A Faenza non mi aspettavo troppo, però sapevo di avere una buona condizione. Questa crono era leggermente più breve del solito, sono partita forte e poi sono un po’ calata. C’era vento contro e dopo l’intermedio sapevo di essere lì a giocarmela. E visto il grande supporto della nostra squadra, dedico loro questa maglia tricolore, per quello che fanno per noi, tutto quello che ci danno».

La partenza e l’arrivo si sono svolti nel cuore pedonale di Faenza, in piazza del Popolo
La partenza e l’arrivo si sono svolti nel cuore pedonale di Faenza, in piazza del Popolo

Adatta ai Giri

Intanto la sua fisionomia di atleta si va delineando e la vittoria nella crono aggiunge un tassello di completezza alla sua carta d’identità.

«Aver vinto la crono – dice – mi fa piacere perché è una specialità cui tengo, immaginando di voler lottare nelle corse a tappe. Sono una scalatrice, ma posso difendermi anche così. Il prossimo anno avrò la maturità, così penserò a passare con calma, sapendo che il ciclismo adesso è una concreta possibilità di lavoro. Ci sono sempre più squadre in cui provare le proprie carte, anche se all’inizio – lo ammette e sorride – non ero per niente entusiasta dell’idea di correre. Però mio padre insisteva (al punto da aver aperto per lei la sezione femminile del Pedale Ossolano, ndr) ed evidentemente a un certo punto deve essere scattato qualcosa. Nello sport non vai avanti se non ne hai voglia…».

La medaglia d’oro delle donne junior. Le altre crono (junior uomini e U23) si svolgeranno a Romanengo il 26 giugno
La medaglia d’oro delle donne junior. Le altre crono (junior uomini e U23) si svolgeranno a Romanengo il 26 giugno

Le due Elise

Partecipò alla prima corsa che aveva sei anni e arrivò ultima. Si correva a Ornavasso e anche in questo si potrebbe leggere un segno, dato che a Ornavasso è nata e da lì ha spiccato il volo Elisa Longo Borghini, che un’ora prima di Francesca ha riconquistato la maglia delle elite.

Francesca Barale con suo padre Florido, ex professionista
Francesca Barale con suo padre Florido, ex professionista

«Elisa per noi tutte è un riferimento – dice Barale, che si dimostra posata e concisa come la più illustre concittadina – la conosco bene, è delle mie parti. Allo stesso modo mi piace molto anche Elisa Balsamo, anche lei piemontese. Per i risultati, ma anche per il suo percorso di studi. Io faccio lo scientifico, si tratterà di decidere a quale facoltà iscrivermi».

L’anno scorso durante la stagione del Covid sono venute cinque vittorie, quest’anno siamo già a tre. Francesca ha i lineamenti decisi e il fisico asciutto. Il prossimo anno passerà elite e il salto sarà inevitabilmente alto. La mancanza di una vera categoria under 23 per le ragazze è penalizzante: che per ora continui a correre e divertirsi. Quando lo sport diventerà finalmente un lavoro, starà a lei e chi la guida il delicato compito di mantenere le motivazioni anche quando le strade sembreranno improvvisamente durissime.

Enrico Zanoncello (Zalf Fior), Memorial Pederzolli 2020 (foto Di Lullo)

Pederzolli, angelo d’agosto nel Monferrato

08.12.2020
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Continuando a tirare il filo, questa volta siamo arrivati a Gianni Pederzolli. Il suo nome ci è stato fatto da Beppe Damilano, nel parlare di qualcuno che nel cuore della scorsa estate, davanti all’assenza di attività, ha organizzato cinque corse nel Monferrato (nell’immagine di apertura Zanoncello della Zalf vince il Memorial Pederzolli, foto Di Lullo). Tanti hanno preferito fermarsi e semmai aspettare il pranzo in tavola. Alcuni si sono assunti l’onere di preparare per tutti, senza per questo aspettarsi troppo.

Come è andata, Pederzolli?

Dopo il fermo dell’attività, Beppe Damilano ha convocato una conferenza su Zoom con tutte le società. Si pensava a un modo per autofinanziare l’attività e al posto giusto in cui farla. Il Dpcm dava indicazioni che portavano dritte a un autodromo. Extra Giro a Imola è nato così. E mentre eravamo lì a correre, verso fine luglio, Daniela Isetti è venuta a parlarmi. E mi ha chiesto: «Visto che hai quell’amico onorevole (Lino Pettazzi, ndr) che è anche sindaco di Fubine, perché non provi a chiedergli se ci dà una mano per far proseguire questa attività?».

Flavio Baruto, Gianni Pederzolli, Daniela Isetti, Claudio Sigismondi, Casale Monferrato, agosto 2020
Baruto, Pederzolli, Isetti, Sigismondi, al via della prima gara d’agosto nel Monferrato
Flavio Baruto, Gianni Pederzolli, Daniela Isetti, Claudio Sigismondi, Casale Monferrato, agosto 2020
Baruto, Pederzolli, Isetti, Sigismondi: 1ª gara nel Monferrato
E lei lo ha fatto?

Certo. Mi dispiaceva vanificare lo sforzo di tutti. Così abbiamo trovato il modo di correre senza uscire dai confini dei Comuni di Fubine e Casale Monferrato. Abbiamo fatto 5 gare in 19 giorni. Un lavoro importante, che ha visto la chiusura totale delle strade e ha portato alla ripresa dell’attività.

E’ vero che ha pagato tutto lei?

Non mi va che si parli di questo. C’era qualche piccolo sponsor. Si era risparmiato qualcosa non portando la squadra a correre. E quello che mancava l’ho messo io. La situazione lo richiedeva. Non ricordo quale società venne a dirmi: «Facci correre, fosse anche in un campo sportivo».

Con la collaborazione di tutti, insomma…

Le prima quattro gare erano nazionali e la Struttura Tecnica Federale ci ha dato il nulla osta. Per quella regionale, abbiamo chiesto la data di venerdì per correre il sabato successivo. L’incaricato della Struttura Tecnica Regionale però non è potuto venire e si è presentato il martedì in ritardo di due ore. Per me a quel punto la gara era saltata.

Lan Service Zheroquadro, Beppe Da Milano, Giro d'Italia U23 2020
La Lan Service Zheroquadro di Pederzolli con Beppe Da Milano, al Giro d’Italia U23
Lan Service Zheroquadro, Beppe Da Milano, Giro d'Italia U23 2020
La Lan Service Zheroquadro al Giro U23
Che cosa doveva verificare?

Per dare il via libera, le istituzioni devono avere il responso favorevole della Federazione. Un timbro e una firma. Non succede mai che i percorsi vengano verificati, ma questa volta sono voluti venire. E nel volerci vedere chiaro, non si sono neppure accorti di due cartelli messi su uno spartitraffico a centro strada, alla fine di una discesa, con il bordo di lamiera verso il senso marcia dei corridori. Ce li abbiamo messi noi i materassi, ci mancherebbe. Insomma, l’unico ostacolo lo abbiamo avuto proprio dalla Struttura Tecnica Regionale. Per fortuna la Provincia poi è stata celere a sbrigare tutte le formalità.

Siete riusciti nel vostro intento?

Il calendario era abbastanza scarso e ci abbiamo messo una toppa. E lo stesso sarà per il 2021. Non ho vincoli di calendario, mi muoverò ancora per chiudere i buchi. Ho un gruppo di amici con cui condividiamo le strutture e questo ci agevola il compito, però mi piacerebbe che anche altre società partecipassero. Magari si organizza meglio. Eviterei decisamente che le squadre paghino per correre, perché poi diventerebbe un’abitudine dura da togliere.

Luca Colnaghi, Fubine 2020, Trofeo Luigi e Davide Guerci (foto DI Lullo)
Luca Colnaghi vince a Fubine il Trofeo Luigi e Davide Guerci (foto Di Lullo)
Luca Colnaghi, Fubine 2020, Trofeo Luigi e Davide GuerciLuca Colnaghi, Fubine 2020, Trofeo Luigi e Davide Guerci (foto DI Lullo)
Colnaghi vince a Fubine (foto Di Lullo)
Riesce a gestirsi bene fra squadra e organizzazione?

La squadra, la Lan Service Zheroquadro, è un bell’impegno. Per l’organizzazione ho accanto la Uc Novarese, che formalmente ha organizzato tutta l’attività. Flavio Baruto e Mario Giaccone erano dirigenti quando correvo io e ancora oggi li coinvolgo in tutte le mie follie.

Cosa pensa della… rivolta toscana?

La situazione è complicata. Siamo vicini alle elezioni, quindi è anche difficile lanciare proposte. Trasformare le corse in nazionali ha una logica, se si pensa che peri vari Dpcm gli eventi nazionali si possono svolgere. Però ho anche detto a Daniela Isetti è che il regolamento va rivisto. Lasciamo ad esempio che siano le Prefetture a stabilire quanti metri di transenne sono necessari. In un paesino di 1.000 abitanti, forse 300 metri sono troppi. Mentre in centro a Milano, ce ne vorrebbero 3 chilometri. Servirebbe istituire una commissione composta da organizzatori e altri attori del ciclismo che possa rimettere mano a un regolamento ormai è vecchio. Ho preso una multa di 100 euro, che mi bruciano da morire, per inefficienza della segreteria.

Gara Casale Monferrato, agosto 2020
Grazie a Pederzolli e la sua squadra, dopo Extra Giro si è corso anche in Piemonte
Gara Casale Monferrato, agosto 2020
Dopo Extra Giro in Romagna, si è corso in Piemonte
Perché?

Perché in pieno periodo Covid, a fronte di gare in cui si partiva in 6, il Fattore K (la procedura informatica della Fci per registrare le iscrizioni, ndr) permetteva di iscriverne 11. E noi dovevamo stare dietro a tutte le variazioni richieste dalle società. Avete presente? Bisogna semplificare. Perché certe cose non le fa più la Giuria il giorno prima? Secondo me la Fci dovrebbe rispondere agli organizzatori e trovare un punto di incontro.

Ha parlato di elezioni.

La mentalità è cambiata. Adesso vieni eletto se hai portato dei risultati, non come prima quando c’erano i presidenti regionali che davano le indicazioni o quando c’erano regioni che spostavano gli equilibri. In Sicilia non funziona più come un tempo. E la Lombardia, che una volta votava compatta, adesso è divisa in blocchi.

Sui candidati?

Su Martinello voglio vedere. L’ho sentito parlare bene in televisione, ma non l’ho mai visto con le mani nei problemi veri. La Isetti ci è molto vicina, quando abbiamo fatto la prima gara era lì a sincerarsi che tutto funzionasse. Io sono per lei. E’ molto preparata e non molla mai. Lo fa per passione e credo che farà davvero quella commissione. Cipollini dice che Cassani fa le cose per interesse. Io faccio notare che senza Cassani e Selleri non avremmo ricominciato a correre. Mentre Cipollini alle nostre corse non l’ho mai visto.