Parigi-Tours 2025, Matteo Trentin vince per la terza volta, battendo Christophe Laporte

EDITORIALE / Il tecnico azzurro, i ragazzi dell’89 e la politica

13.10.2025
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La vittoria di Trentin alla Parigi-Tours è un magnifico lampo azzurro sul finale di stagione. La classica francese, che chiudeva la Coppa del mondo ed è stata estromessa dal WorldTour forse perché la Francia (ASO) ne aveva troppe o perché non si poteva all’indomani del Lombardia, vedeva alla partenza tutti i non scalatori. I corridori da classiche che una volta si dividevano il calendario con gli uomini delle salite, offrendo il loro spettacolo. Ugualmente, sul percorso francese hanno dovuto sciropparsi cotés e tratti sterrati, perché una corsa solo in asfalto non basta più per gli standard attuali.

La vittoria di Trentin vale tanto perché è la terza a dieci anni dalla prima (non vale come il secondo Tour di Bartali, ma vista la velocità del ciclismo attuale poco ci manca) e perché ci permette di raccontare una storia archiviata troppo in fretta. L’ispirazione ce l’ha data qualche giorno fa Diego Ulissi, anch’egli classe 1989, quando gli abbiamo chiesto di parlare dei commissari tecnici con cui ha lavorato e fra i quattro disse parole limpide su Cassani.

Parigi-Tours 2015, Matteo Trentin vince la prima a 26 anni
La prima Parigi-Tours di Trentin a 26 anni nel 2015. In questo ciclismo che brucia in fretta, Van der Poel rivincerà il Fiandre nel 2030?
Parigi-Tours 2015, Matteo Trentin vince la prima a 26 anni
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Quattro europei e un argento iridato

Nel 2018 Trentin è stato il primo dei quattro campioni europei della gestione di Davide in nazionale. Sul traguardo di Glasgow batté in volata Van der Poel e Van Aert (al quinto posto si piazzò Cimolai, pure del 1989). L’anno prima, nel 2017 a Herning, Kristoff aveva piegato Viviani in volata, ma nel 2019 Elia si prese la rivincita. Si correva ad Alkmaar, in Olanda, e il veronese arrivò con un secondo di vantaggio su Lampaert (settimo Trentin). Il 2020 del Covid fu quindi l’anno di Nizzolo, che pochi giorni dopo aver vinto il campionato italiano di Stradella, a Plouay in azzurro batté Demare e Ackerman (sesto Ballerini). Infine nel 2001 il trionfo spettò a Colbrelli, che a Trento riuscì a non farsi staccare in salita da Evenepoel e lo batté nella volata a due.

In quegli stessi anni, l’Italia di Cassani arrivò seconda ai mondiali di Harrogate con lo stesso Trentin, probabilmente per aver sottovalutato il ventiquattrenne Pedersen. Stava anche per vincere le Olimpiadi di Rio con Nibali, dopo una tattica perfetta e l’attacco giusto, a causa di quella maledetta caduta. E se non fosse stato per la caduta di Colbrelli a Leuven, forse anche il mondiale del 2021 sarebbe stato alla portata. Quell’anno Sonny volava. Aveva vinto l’europeo e la settimana dopo il mondiale (chiuso al 10° posto) vinse la Roubaix: il tutto nell’arco di due settimane.

Il progetto di Cassani

Anni in cui avevamo corridori e percorsi adatti. E se il mondiale era troppo duro, di certo l’europeo veniva tracciato con un occhio per gli altri. Ecco allora spiegato il link, anzi l’aggancio fra la vittoria di Trentin e la nazionale di Cassani. Tutti quei campioni europei erano ragazzi del 1989 (tranne Colbrelli che è del 1990) e tutti, ad eccezione di Trentin, hanno annunciato il ritiro.

Il primo è stato Nizzolo, già nel cuore dell’estate. Poi è stata la volta di Viviani, che nonostante alla Vuelta abbia dimostrato di essere ancora fior di corridore, si fermerà dopo i mondiali su pista. Mentre Colbrelli ha dovuto arrendersi al suo cuore e si è fermato pochi mesi dopo quelle vittorie.

Il progetto azzurro di Cassani, ereditato da Ballerini e Bettini e sviluppato fino a ottenere l’attuale gestione, è stato interrotto alla fine del quadriennio di Tokyo. La nuova gestione federale vedeva in lui un fedelissimo del presidente precedente e quindi il romagnolo non venne confermato. A poco valgono le parole pronunciate a caldo dall’attuale gestione sulle sue (presunte) scarse capacità: quando si guida la nazionale, contano i risultati. E’ innegabile tuttavia che Davide, mettendo probabilmente troppa carne al fuoco, avesse lavorato a stretto contatto con il presidente Di Rocco, dando man forte a Villa per il rilancio della pista, salvando l’attività giovanile nei mesi del lockdown, rimettendo in piedi il Giro U23 abbandonato da tempo, risultando decisivo nell’organizzazione dei mondiali di Imola, che furono un fiore all’occhiello per tutto il ciclismo azzurro e non per una sola parte.

Il mondiali del 2019 sono sfuggiti all’Italia per un soffio. Trentin perse la volata da Pedersen, corridore di 24 anni che nessuno conosceva
Il mondiali del 2019 sono sfuggiti all’Italia per un soffio. Trentin perse la volata da Pedersen, corridore di 24 anni che nessuno conosceva

Tecnici alla larga dalla politica

L’insegnamento che se ne trae è duplice. Il primo, quasi banale: se non si hanno corridori adatti ai percorsi, è inutile aspettarsi i risultati (semmai ti aspetti il carattere, ma questa è un’altra storia). Il secondo, altrettanto banale ma non sempre scontato: i tecnici fanno sempre bene a stare alla larga dalla politica, pensando solo all’aspetto sportivo e non a quello della propaganda. Altrimenti quello che oggi è toccato a uno, domani toccherà tranquillamente all’altro. E sbaglia la politica, se lo fa, a cercarli per ottenere il consenso. Ad esempio si temette per Ballerini, messo al suo posto da Giancarlo Ceruti, acerrimo avversario per Di Rocco. Ma Di Rocco si guardò bene dal rimpiazzarlo, forse perché il cittì della nazionale trascende gli interessi di parte o così almeno era sempre stato.

Gli ultimi anni invece hanno confermato un cambiamento di rotta. Dopo la mancata riconferma di Cassani, oltre all’assenza di risultati a Bennati è stato rimproverato di non essere stato sempre allineato alle richieste federali. Tutto legittimo, intendiamoci, nessuno impone contratti a vita e ciascuno – anche il cittì – è responsabile delle sue scelte. Semplicemente non si era mai visto prima, se non nel caso di Antonio Fusi, messo con scelta simile nel 1998 a fare il tecnico dei pro’ al posto di Martini (bruciandolo), dopo gli anni vittoriosi fra gli U23 e rimosso a fine 2001 per lasciare spazio a Ballerini.

Marco Villa, cui di tutto cuore auguriamo buon lavoro, è uno dei pochi che in questi anni sia rimasto al suo posto, pensando alla pista e adesso alla strada senza una parola di troppo. Un tecnico che fa il tecnico, che vuole l’ultima parola nel suo ambito e preferisce lavorare giorno e notte nel velodromo, piuttosto che apparire a eventi e comizi. Uno capace di dire più volte che avrebbe preferito restare nella pista, ma pronto ad accettare la volontà federale che lo ha voluto su strada. Uno che ha anteposto l’azzurro alle sue velleità. Forse grazie a questo sopravviverebbe a un cambio di gestione efferato come quello del 2021. Ma Alfredo Martini sarebbe stato cittì azzurro dal 1975 al 1997 se la politica sportiva avesse avuto già allora i toni di oggi?

Sierra: le prime esperienze con i pro’ e un faro di nome Trentin

29.12.2024
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Sentir parlare Juan David Sierra inganna, non tanto per gli argomenti che porta e la lucidità con cui li sviscera, ma perché tutto questo lo fa ad appena 19 anni. Tra pochi giorni di anni ne farà 20 (il 25 gennaio), eppure il giovane cresciuto nella Ciclistica Biringhello sembra avere le idee chiare. Il primo anno con il devo team della Tudor Pro Cycling lo ha messo davanti a degli scalini, lui piano piano li ha saliti tutti. Consapevole che la scalata non sia ancora finita, Sierra è pronto a tornare al lavoro. Anzi, lo ha già fatto.

«Prima di Natale – ci racconta – sono stato in Spagna, in ritiro con la squadra. Il team nei mesi invernali affitta una villa dove i corridori possono andare ad allenarsi. Tra il 13 e il 24 dicembre sono stato lì insieme a metà dei miei compagni di squadra. Ci siamo allenati molto e con un tempo fantastico».

Sierra ha iniziato la sua prima stagione in Tudor Pro Cycling correndo con i pro’, a Murcia e poi Almeria
Sierra ha iniziato la sua prima stagione in Tudor Pro Cycling correndo con i pro’, a Murcia e poi Almeria

Il contatto con i pro’

Sierra parla, sereno e analitico. Il 2024 per lui è stato un anno importante, l’arrivo nel team di sviluppo della Tudor lo ha portato a crescere parecchio. Fin dai primi mesi ha visto da dentro cosa vuol dire correre tra i professionisti. Lo ha fatto nelle gare di Mallorca, lo scorso gennaio, e poi anche a fine stagione con due esperienze di grande calibro. Prima la Sparkassen Musterland e poi la Parigi-Tours

«Le gare che ho fatto con il team professional – dice Sierra – sono state esperienze fantastiche che non mi aspettavo di vivere già da subito. La prima gara che ho disputato è stata la Vuelta a Murcia. La squadra mi ha mandato subito in fuga, è stato un battesimo di fuoco ma comunque interessante. Il giorno dopo alla Clasica de Almeria il gruppo ha controllato l’andamento della gara, sembrava di vedere la corsa dalla televisione. A 20 chilometri dal traguardo le squadre erano già posizionate per lo sprint. Io ero lì, nel mezzo, sentivo la tensione crescere dalla radiolina mentre accanto mi passavano i corridori che di solito ammiravo da lontano».

La sua ultima gara del 2024 è stata la Parigi-Tours, un bel banco di prova
La sua ultima gara del 2024 è stata la Parigi-Tours, un bel banco di prova
Che ruolo hai svolto?

Sempre di supporto. Anche alla Sparkassen Munsterland e alla Parigi-Tours dovevo tenere i capitani al sicuro nei passaggi più difficili. Sugli sterrati della Francia avevo il compito di tirare tra un settore di sterrato e l’altro per Trentin. La Parigi-Tours è stata l’ultima gara dell’anno e anche la più impegnativa, con 213 chilometri tra fango e pioggia. All’arrivo ero tra gli ultimi, ma ho avuto la fortuna di attraversare il traguardo con Morkov, che era alla sua ultima gara. 

Hai corso molto con Trentin

Delle cinque gare fatte con i professionisti, quattro le ho corse con lui. E’ un corridore con il quale ci si confronta bene, è sincero e disponibile. Da un lato spero mi prenda sotto la sua ala, per imparare più cose possibili. In questi giorni di ritiro mi sono allenato con i professionisti e mi ha dato tanti consigli.

Sierra ha trovato in Trentin un riferimento da seguire e dal quale imparare
Sierra ha trovato in Trentin un riferimento da seguire e dal quale imparare
Quali?

Il più importante è di farsi voler bene dai compagni di squadra, di essere umile e con i piedi per terra. Per diventare un leader serve una grande empatia, il lato umano è molto importante. 

Come descriveresti le tue esperienza con i professionisti?

Bellissime. Trentin è davvero un maestro incredibile, ma ho imparato da tutti. Anche dagli avversari. Vedere come si muovono in corsa, capire cosa e come si mangia durante una gara, sono tante le chicche che porto con me.

Il giovane italiano ha vinto anche la sua prima gara da U23 al Tour de la Mirabelle (foto DirectVelo/Alexis Dancerelle)
Il giovane italiano ha vinto anche la sua prima gara da U23 al Tour de la Mirabelle (foto DirectVelo/Alexis Dancerelle)
Com’è stato tornare tra i grandi anche solo per un allenamento?

Bello. Alla fine non sono più nuovo, mi conoscono. Quindi l’approccio è più diretto, non c’è quella barriera da abbattere. Mi sono sentito più parte del gruppo. 

Non dimentichiamoci che sei al secondo anno da under 23, nel 2024 che passi senti di aver fatto?

Il miglioramento principale è stato sulla resistenza, che era il primo obiettivo sul quale il preparatore mi aveva detto di lavorare. Il salto tra juniores e under 23 è difficile, quindi serviva aumentare le mie qualità di resistenza. In un solo anno sento di aver fatto un bello step. 

Sierra guarda al 2025, stagione nella quale vuole confermarsi nelle gare più importanti riservate agli U23
Sierra guarda al 2025, stagione nella quale vuole confermarsi nelle gare più importanti riservate agli U23
Altro?

Mi sono concentrato molto sulle mie qualità naturali: strappi e volate. Non ho provato a migliorare altri aspetti, come in salita ad esempio. Sinceramente non mi aspettavo di andare così forte fin da subito. So che sembra scontato ma per descrivere il mio 2024 userei la parola “crescita”. Sono maturato molto, sia fisicamente che mentalmente. Sto per compiere 20 anni e ora mi sento pronto. 

Dal 2025 cosa ti aspetti?

Di massimizzare il lavoro per riuscire a vincere le corse più importanti tra gli under 23 e diventare un leader. Mi piacerebbe mettermi alla prova nelle classiche di categoria: Roubaix, Gand e Youngster Coaster Challenge. Del calendario ancora non so molto, spero di fare il Giro di Bretagna e il Giro Next Gen. Soprattutto quest’ultima può essere un ulteriore passo di crescita. 

Trentin, un altro giro sugli sterrati fra Parigi e Tours

05.10.2024
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Domenica si corre la Parigi-Tours, classica di antica nobiltà. Fu lanciata nel 1896 da Henri Desgrange, l’ideatore del Tour del France, per ripercorrere idealmente il tracciato che i reali di Francia seguivano per raggiungere uno dei loro castelli, collegando la nuova e l’antica capitale di Francia. Dal punto di vista ciclistico, si tratta di una delle classiche più antiche, che tuttavia negli anni ha cambiato più volte pelle.

E se negli anni Novanta era diventata la classica dei velocisti, scontro al vertice fra treni e uomini, con l’introduzione di un paio di muri nel finale era diventata una corsa più vivace. Finché ASO che la organizza, probabilmente ispirata dalla concomitanza con l’Eroica di Gaiole in Chianti, s’è inventata una serie di passaggi su sterrati in mezzo ai vigneti.

La volata vincente di Demare alla Parigi-Tours 2022. Quarto e quinto Consonni e Mozzato
La volata vincente di Demare alla Parigi-Tours 2022. Quarto e quinto Consonni e Mozzato

Tanti italiani

Fra gl italiani l’hanno vinta Minali e Petacchi, quando era prova di Coppa del mondo e sull’Avenue du Grammont si arrivava in volata. Un anno però la vinse Tafi. Era l’8 ottobre del 2000, Andrea arrivò da solo con la rabbia in corpo e inviò così un messaggio al cittì Fusi che lo aveva lasciato fuori dai mondiali che si sarebbero corsi la settimana successiva a Plouay. L’ha vinta anche Marcato, attuale diesse del UAE Team Emirates.

L’ultimo italiano ad averla vinta è stato Matteo Trentin. Accadeva nel 2015 e nel 2017, quando il trentino correva ancora nella Quick Step. E siccome a certi appuntamenti non ci si può sottrarre, Trentin sarà nuovamente al via che sarà dato da Chartres. Ormai da Parigi non parte più niente, nemmeno le Olimpiadi. Trentin giovedì ha corso la Sparkassen Münsterland Giro, ovviamente in maglia Tudor Pro Cycling.

Cambia qualcosa ad averla vinta per due volte?

Non cambia niente, cambia solo se non c’è Pogacar e in teoria non c’è, quindi si va alla partenza più fiduciosi. Quello che ha fatto al mondiale credo non fosse mai successo prima. Comunque penso che se l’Olanda e il Belgio trovavano subito un accordo e lo mettevano a 20 secondi, era una cosa. Potevano fare l’azione e prenderlo. Se invece lo lasci andare, tira solo il Belgio e l’Olanda si nasconde, allora gli fai anche un favore. L’unico che poteva provare era Evenepoel, infatti tutti gli altri si sono finiti cercando di rispondere ai suoi scatti.

Torniamo alla Parigi-Tours, quanto è cambiata da quando l’hai vinta tu?

Ai tempi era ancora la Parigi-Tours classica, un po’ più lunga. Se c’era vento, veniva una corsa un pochino più dura. Poi hanno aggiunto due strappi finali e rispetto a quella che era la prova di Coppa del mondo cambiava parecchio e si decideva lì. Adesso il percorso è cambiato totalmente con queste strade sterrate. In teoria è più dura, però negli ultimi anni si è sempre deciso tutto in finale. Quindi più dura, ma anche no.

Il vento incide sempre?

Comanda lui. E’ il vento che determina quanto viene dura la corsa. Il percorso non è difficile, di per sé è fattibile.

Lo scorso anno, con la faccia piena di polvere, la Parigi-Tours l’ha vinta l’americano Riley Sheehan
Lo scorso anno, con la faccia piena di polvere, la Parigi-Tours l’ha vinta l’americano Riley Sheehan
Le strade bianche non incidono?

La verità? Non sono così belle e alla fine sono tutte dritte, quindi non sono neanche tecniche. E’ tecnico il pezzo del circuito, ma la strada sterrata in sé non è tortuosa – destra, sinistra, salita, discesa – che renderebbe il percorso tecnico come in Toscana. Sono tutte strade dritte, a parte una che ha due curve e un’altra che ne ha una. Quindi diciamo che fanno la differenza perché buchi. Mentre non l’abbiamo ancora mai fatta con la pioggia e questa potrebbe essere la vera incognita. Infatti mi hanno detto che ha piovuto per per tutta la settimana scorsa, quindi non credo proprio che arriverà ad asciugarsi tutto.

Preferisci questa versione della Parigi-Tours o quella di prima?

Quella di prima. Questa sembra una sorta di “vorrei ma non posso” cercando di imitare la Strade Bianche. In Francia nel 2018 e 2019 mettevano strade bianche dappertutto, perché si erano accorti che tiravano. Poi per carità, ci sta che abbiano voluto modernizzare un pochino la corsa, perché era sempre stata la corsa del vento. Però alla fine non è cambiato nulla: se non c’è il vento, la Parigi-Tours non diventa dura sino al finale. E il finale non è abbastanza duro per fare la differenza. L’anno scorso sono arrivati in quattro, ma la selezione è venuta dopo mille scatti e controscatti, non perché il percorso fosse impegnativo.

Quanto conta avere accanto la squadra?

Oddio, conta come in tutte le corse. Se c’è vento, più sei davanti e meglio è. Quando poi si arriva nelle strade sterrate, per quanto la strada in sé non sia così selettiva, il tratto è comunque nervoso. Sei sempre lì a limare e tenere posizioni. Quindi è ovvio che se hai qualcuno che ti dà una mano, come in tutte le corse, ti aiuta a risparmiare un po’ di energie. Io avrò con me un bel gruppo di giovani, compreso il nostro Sierra.

Quest’anno Trentin ha colto al Renewi Tour la prima vittoria in maglia Tudor Pro Cycling
Quest’anno Trentin ha colto al Renewi Tour la prima vittoria in maglia Tudor Pro Cycling
Come stai? Si può provare a fare qualcosa?

Sto bene. La settimana scorsa al Grand Prix de Wallonie ero lì per giocarmi la corsa e uno ha deciso di non fare la curva, di finirmi addosso e poi trascinarmi per terra. Alla Super 8 Classic ho fatto sesto. Questa settimana invece ho riposato. Ho ancora due gare, Parigi-Tours e Gran Piemonte, penso di star bene, quindi vediamo di portare a casa qualcosa. La squadra invece non farà le corse di Pozzato in Veneto, quindi fra poco si chiude la stagione e si pensa alla prossima. La squadra si sta rinforzando, come corridori e staff. Arrivano Alaphilippe e Hirschi che si inseriranno benissimo nel gruppo. Ho corso con entrambi e non ho dubbi. Il progetto sta crescendo davvero bene.

Demare a Tours, la fuga e lo sprint come Cipollini alla Gand

11.10.2021
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Un velocista che non vince in volata è una notizia. Arnaud Demare ha conquistato la Parigi-Tours ma non nella maniera in cui tutti immaginiamo, cioè col suo treno della Groupama-Fdj pronto a scortarlo fino ai 250 metri. No, stavolta ha vinto scattando, rincorrendo, sprintando… E per questo la Parigi-Tours è stata una gara strepitosa.

Dal 2019 sono stati introdotti dei tratti sterrati tra i vigneti della Loira
Dal 2019 sono stati introdotti dei tratti sterrati tra i vigneti della Loira

Un finale super

La gara fila via veloce, quasi 47 la media oraria finale. I tratti di sterrato introdotti qualche tempo fa e le ultime facili cotes, hanno regalato un epilogo incredibile. Il gruppo era praticamente sparito, davanti la fuga viaggiava sul filo dei secondi e dietro Demare e Stuyven facevano di tutto per scappare via dal “gruppo”. Venti secondi, quindici, cinque… da Bonnamour e Dewulf. Ma anche 15 chilometri, dieci, uno all’arrivo e un gap ancora non chiuso. Stuyven collabora sin troppo, visto con chi sta rintuzzando, ma persa per persa…ci sta anche. Davanti si guardano altrettanto un pelo più del dovuto… sapendo chi sta rientrando.

Alla fine, a poco più di 300 metri dall’arrivo lo sprinter francese e Stuyven piombano sui due. Qualche secondo per guardarsi. Gli altri lasciano sfilare Arnaud in testa. Demare va a cercare le transenne e inizia a guardare dietro. La volata è senza storia e gioca come il gatto col topo con i tre. Che tutto sommato lo fanno spingere più di quel che si pensava. Ma uno come Demare non lo batti in volata. Almeno che tu non sia Ewan o Cavendish… in ottima condizione.

Demare imposta la volata in testa e molto lunga, chi gli esce di ruota non riesce a rimontarlo
Demare imposta la volata in testa e molto lunga, chi gli esce di ruota non riesce a rimontarlo

Come Cipollini alla Gand

Una Parigi-Tours che ha ricordato la Gand-Wewelgem del 2002 vinta da Mario Cipollini. Re Leone stava per perdere la sua classica preferita. Viste le brutte, scappò e si gettò da solo all’inseguimento di Hincapie e compagni. Li raggiunse a pochi chilometri dalla fine. Lo sprint, chiaramente, non ebbe storia. Tanto che il toscano fece gli ultimi dieci metri senza pedalare e con le braccia al cielo. E Cipollini fu anche più fortunato di Demare visto che non fece la volata di testa. 

Un’azione così, dopo l’impresa di Pogacar al Lombardia, ci dice di un ciclismo davvero bello, interessante e mai scontato da guardare. Almeno nelle classiche. Nessuno si risparmia. Si attacca da lontano e alla fine emergono sempre i corridori di qualità. 

Non solo la moglie, Demare è attaccatissimo alla famiglia: eccolo con il papà Josué
Non solo la moglie, Demare è attaccatissimo alla famiglia: eccolo con il papà Josué

Da Tignes a Tour

E Demare di qualità ne ha eccome, anche se quest’anno ha faticato più del dovuto. “Solo” sette vittorie per lui, tutte nella prima parte dell’anno e nessuna di peso. Un solo podio al Tour prima di finire fuori tempo massimo verso Tignes. E come spesso accade in questi momenti un corridore si attacca a quel che di più caro ha: la famiglia.

«Con Morgane, la mia eccezionale moglie – ha detto Arnaud con un po’ di commozione ma due occhi davvero sereni a fine gara – abbiamo fatto di tutto per continuare a crederci. Sono davvero felice di aver vinto in questo modo e per di più all’ultima gara della stagione».

«Questa Parigi-Tour, piena di trappole non avvantaggiava i velocisti, visto il nuovo percorso. Ma questi sterrati e le stradine tra i vigneti mi sono piaciute molto. Con Jasper Stuyven, siamo usciti bene, ma ad un certo punto il distacco restava sempre sui 10” e lì non è stato facile. In più temevo Jasper perché in volata è molto bravo (ma c’è chi dice che sia stato il compagno di fuga ideale proprio perché veloce, altrimenti un corridore molto più lento non avrebbe collaborato, ndr).

«Come ho impostato lo sprint? Ho deciso di partire lungo, sapevo che erano tutti stanchi e io tengo bene nelle volate lunghe».

Il podio con Demare (primo) Bonnamour (secondo) e Stuyven (terzo)
Il podio con Demare (primo) Bonnamour (secondo) e Stuyven (terzo)

Guesdon e il destino

Piombando come un falco nel lungo viale alberato di Tours in sella alla sua Lapierre Aircode Drs e con il body super stretto, il tre volte campione di Francia ha ritrovato le sue certezze. Adesso Demare potrà passare un inverno molto più sereno, come sostiene anche il suo diesse Frederic Guesdon, che tra l’altro fu l’ultimo francese a vincere questa gara nel 2006.

«Arnaud – ha detto Guesdon – ha avuto un anno molto complicato, non ha raccolto i risultati che sperava. Non mi piace dire che questa vittoria gli salva la stagione, ma gli farà bene in vista della prossima. Non è facile vincere sempre e tanto come fa lui, ma questo successo dimostra che quando combatti sei capace di “cercare” la vittoria».

Marcato 2021

Marcato chiude dopo 17 anni, ma ha molto da dire

05.09.2021
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Il 2021 di Marco Marcato è stato davvero un calvario. Io suo ruolino di marcia dice che aveva iniziato anche in maniera sostenuta, con ben 6 gare nel periodo delle classiche del Nord, poi è arrivato il Tour of the Alps e dopo del corridore di San Donà di Piave si sono perse le tracce, fino a ritrovarlo al Giro di Polonia. Era giusto capirci qualcosa, ma le parole che Marco ci ha confidato vanno oltre quello che ci aspettavamo…

«Ad aprile ho avuto un episodio di aritmia e mi sono dovuto sottoporre a un piccolo intervento di ablazione per fibrillazione atriale – racconta Marcato – sono rimasto fermo oltre un mese per poi riprendere piano piano, alla fine ero tornato a “riveder le stelle” in Polonia ma ho avuto un altro caso e d’accordo con medico e società abbiamo deciso di chiudere la stagione e conseguentemente la carriera».

Marcato Nord 2021
Marcato alla Bredene Koksijde Classic 2021, chiusa al 27° posto. In Belgio il trevigiano vanta il posto d’onore al Giro di Vallonia 2010
Marcato Nord 2021
Marcato alla Bredene Koksijde Classic 2021, chiusa al 27° posto. In Belgio il trevigiano vanta il posto d’onore al Giro di Vallonia 2010
Quindi non ti vedremo più in giro?

Non come ciclista professionista, ma non è una decisione causata dai problemi fisici, avevo già detto a inizio stagione che sarebbe stata l’ultima, ho fatto 17 anni di professionismo e credo possano bastare… certamente non avrei voluto chiudere così, non era il finale che mi aspettavo, ma bisogna anche saper accettare quel che arriva, la salute viene prima di tutto, solo che avrei voluto chiudere bene, magari partecipando al Giro del Veneto che passava sotto casa mia. Lo guarderò…

Il problema che hai avuto al cuore che conseguenze ha nella vita di tutto i giorni?

Nessuna ed anzi vorrei ringraziare il Dott.Alessandro Zorzi e tutto lo staff dell’Ospedale di Padova per tutto l’appoggio che mi hanno dato. E’ frutto dello stress psicofisico della mia attività, abbassando i livelli tutto torna alla normalità. Anche adesso non è che ho smesso di andare in bici, ma fatto in tranquillità.

E ora, che cosa succede nella vita di Marco Marcato?

Continuerete a vedermi in giro, questo è sicuro… Sono già d’accordo con il team (la Uae Team Emirates, ndr) che mi ha supportato in tutto e per tutto e che mi ha offerto di continuare a lavorare nella struttura. Si apre un altro capitolo, tutto da scoprire.

Marcato Uae 2021
Alla Uae dal 2017, Marcato resterà nello staff della squadra in un ruolo da definire
Marcato Uae 2021
Alla Uae dal 2017, Marcato resterà nello staff della squadra in un ruolo da definire
Che cosa vorresti fare?

Mi piacerebbe molto lavorare con i giovani: ho visto negli ultimi anni come la mia esperienza sia stata sempre fonte di consigli da parte dei ragazzi, degli ultimi arrivati in squadra e vorrei continuare su questa strada, rendermi utile per agevolare chi fa il passaggio di categoria che non è sempre facile.

Dovendo fare un consuntivo di 17 anni di attività?

Posso ritenermi più che soddisfatto, avendo preso tanto da questo mondo al quale spero di aver restituito. Ho iniziato con tante aspettative, correndo anche da leader e prendendomi le mie soddisfazioni, soprattutto nelle corse del Nord che esaltavano le mie caratteristiche, poi ho capito che potevo ritagliarmi un ruolo più stabile stando nell’ombra e alla fine devo dire che chiudo in ampio attivo.

Quanto è cambiato il ciclismo in questi 17 anni?

Enormemente, due mondi completamente differenti. Io passai che non sapevo neanche che cosa fossero cardiofrequenzimetro e watt, oggi invece vedi ventenni che arrivano subito al top, lavorano come professionisti. Io posso dire di aver trovato la vera maturazione intorno ai 27-28 anni, adesso i tempi sono enormemente abbreviati. Si va sempre di più verso un ciclismo specialistico nel quale si va sempre a tutta, tanto che ci si comincia ad allenare già a metà ottobre quand’io cominciavo a metà dicembre…

Marcato Tours 2012
La vittoria più prestigiosa di Marcato, la Parigi-Tours 2012. L’anno prima era giunto secondo
Marcato Tours 2012
La vittoria più prestigiosa di Marcato, la Parigi-Tours 2012. L’anno prima era giunto secondo
Malori parlava di vietare il consulto dei watt in corsa, per rendere le gare un po’ più soggette all’inventiva. Sei d’accordo?

E’ come con l’introduzione dell’elettronica nella Formula 1. Dà grossi vantaggi, ma viene meno l’istinto del campione, è così anche nel ciclismo, ma non solo per i watt, anche per le radioline, che sicuramente sono utili per la sicurezza, ma appiattiscono un po’ le corse. Io sarei per togliere i potenzimetri e utilizzare le radio solo su un canale a disposizione dell’organizzazione per comunicazioni legate alla sicurezza. Credo che così ci sarebbe molto spettacolo in più e si vedrebbero azioni diverse.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

Dal punto di vista personale la vittoria alla Parigi-Tours del 2012, iscrivere il mio nome in un albo d’oro così prestigioso è stato qualcosa di magico, ma come emozioni, quello che mi è rimasto nel cuore è stato l’arrivo ai Campi Elisi dello scorso anno, con Pogacar in maglia gialla. Per com’era arrivata, per tutto il lavoro che avevamo sostenuto in squadra, l’abbiamo sentita tutti un po’ nostra, mi sono sentito parte di quell’impresa.