Villella Dorelan

Villella: «Nel giorno di riposo, non tutti pedalano…»

18.05.2021
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Che cosa avviene al Giro d’Italia nel giorno di riposo? Che cosa fanno i corridori? Il riposo è un concetto che può anche sembrare astratto, perché nel corso di una prova di tre settimane, molti sono i ciclisti che preferiscono rimanere in attività, provando a staccare la spina solo mentalmente. A chiarirci un po’ le idee è Davide Villella (Movistar) che sta affrontando il suo settimo Giro d’Italia e, dopo il ritiro del suo primo anno nel 2014, li ha sempre portati a termine.

«Normalmente durante il giorno di riposo due sono gli input che vengono dati ai corridori – esordisce il corridore di Magenta – il primo è dormire di più rispetto ai giorni di tappa, il secondo è comunque uscire per una sgambata in bici, dai 60 ai 90 minuti, per mantenere i muscoli agili. Se però la tappa dopo il riposo è piatta, molti non escono e cercano di riposare il più possibile. Me compreso…».

L’uscita quindi non è obbligatoria come si pensa…

Ci si regola in base alla propria esperienza, alle proprie abitudini. Dopo un po’ un corridore impara a conoscersi e a gestirsi. Io ad esempio – sottolinea Villella – nel giorno di riposo cerco di dormire finché posso e di recuperare perché so che poi ogni energia sarà preziosa, è la base per le tappe successive.

Jumbo Visma Dorelan
L’uscita nel giorno di riposo (qui la Jumbo Visma al Tour 2020) non è effettuata da tutti
Jumbo Visma Dorelan
L’uscita nel giorno di riposo (qui la Jumbo Visma al Tour 2020) non è effettuata da tutti
Dopo il pranzo, nelle ore nelle quali abitualmente si è in sella ed anzi le tappe sono nella fase decisiva, che cosa si fa?

Si riposa in camera, c’è anche chi fa un sonnellino pomeridiano, oppure ci si dedica a qualche film o programma televisivo. Un concetto che deve essere molto importante è che il riposo non deve essere solamente quello fisico, ma anche psicologico, è forse anche più importante. E’ chiaro che il pensiero a quello che ti aspetta c’è sempre, ma queste giornate servono anche per cercare di staccare la spina.

I massaggi si fanno anche nel giorno di riposo?

Rigorosamente, una volta al giorno. Non possono certo mancare, servono per mantenere la muscolatura reattiva per il giorno dopo.

In tanti anni a Villella è mai riuscito di avere 10 minuti per uscire dall’albergo?

Assolutamente no, so che è qualcosa che dicono tutti i ciclisti, ma è davvero così. Noi giriamo l’Italia, ma non riusciamo mai a vederla…

Arnaud Demare in maglia Alé

Alé e le maglie dei campioni nazionali Groupama

26.03.2021
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Alé è uno dei marchi italiani leader nel settore dell’abbigliamento tecnico per il ciclismo. Molto apprezzato da tutti i ciclisti per le sue ottime qualità tecniche e per le grafiche sempre molto ricercate e colorate. Proprio la grafica, che potremmo definire tradizionale, dei campioni nazionali di Francia, Svizzera e Lussemburgo ha attirato il favore di molti. Per capire come siano nate queste maglie abbiamo parlato con Alessia Piccolo, General Manager di Alé.

Boom di ordini

Non è un segreto che la situazione che si è creata nell’ultimo anno con il Covid-19 abbia dato una spinta molto forte al settore bici tanto da richiedere un impegno maggiore anche per le aziende.
«Siamo in un periodo di grande lavoro – esordisce Alessia Piccolo – pensate che nell’ultimo mese abbiamo prodotto e consegnato 99.000 capi contro gli 80.000 dello stesso periodo dello scorso anno, con la linea estiva che è già partita».

Un successo dovuto alla passione e alla qualità che Alé ha sempre dimostrato di avere, anche grazie alle collaborazioni con alcuni team professionistici come: Groupama-FDJ, Movistar, Bardiani CSF e la squadra femminile Alé BTC Ljubljana.

Kevin Geniets Groupama  FDJ maglia Alé
Kevin Geniets è il campione di Lussemburgo
Kevin Geniets Groupama  FDJ maglia Alé
Kevin Geniets con la sua maglia di campione nazionale di Lussemburgo

PRS o PRR?

Nell’ampia gamma del marchio veronese troviamo le linee R-EV, PRS e PRR. Di queste quella destinata ai team professionistici è da sempre la PRS, che sta per Pro Racing System, ma non è per tutti così.
«In realtà noi mettiamo a disposizione delle squadre tutte le nostre linee – ci spiega Piccolo – infatti la FDJ e la Bardiani usano la PRS, mentre la Movistar ha optato per la PRR». Una scelta che ha un suo fondamento: «Ci sono delle piccole differenze. Una linea ha le maniche con il taglio a vivo e l’altra con il silicone. Una ha una linea più sportiva, l’altra un po’ più elegante. La scelta dipende anche dalla disposizione degli sponsor, magari con una linea piuttosto che con l’altra il logo dello sponsor si vede meglio. In entrambi i casi parliamo di prodotti dotati di materiali tecnologici avanzati e di alta qualità».

Alejandro Valverde maglia Alé PRR
Alejandro Valverde con la maglia PRR di Alé
Alejandro Valverde maglia Alé PRR
Alejandro Valverde con la maglia della linea PRR di Alé

Modifiche ad hoc

Oltre a permettergli di scegliere la linea che preferiscono, abbiamo chiesto ad Alessia Piccolo se per i professionisti vengano prodotti tutti i capi su misura.
«In generale usiamo le taglie standard – ci dice – però i professionisti sono molto magri e capita che ci siano atleti molto alti che vestono la Xs. In quei casi apportiamo delle modifiche per allungargli un po’ le maniche o il pantaloncino, ma sono casi eccezionali».

Avere tante squadre di così alto livello porta una seri di vantaggi in termini di sviluppo dei prodotti: «Se facciamo delle modifiche per i professionisti, perché magari un body fa una piega che non deve fare o altre modifiche di taglio o materiali, dopo le rendiamo standard per tutta la linea. In questo modo tutti i praticanti possono avere gli stessi capi che forniamo ai professionisti. Teniamo molto a questo aspetto».

Stefan Kung maglia Alé
Il campione svizzero Stefan Kung
Stefan Kung maglia Alé
Stefan Kung con la maglia rosso crociata di campione svizzero

Immagine pulita

Arriviamo al tema delle maglie nazionali della Groupama FDJ, che potremo definire “tradizionali”. Per chi non lo sapesse la squadra francese ha in organico il campione nazionale francese Arnaud Demare, il campione svizzero Stefan Kung e il campione lussemburghese Kevin Geniets.
«La FDJ è una squadra che potrei definire molto tradizionale, rispettano le regole e gli piace avere un’immagine pulita. Da qui sono nate le maglie dei campioni nazionali su cui l’unico logo che si vede è il nostro, in quanto siamo i produttori. Ma non lo diciamo troppo forte, che non gli venga l’idea di toglierlo…» ci dice ridendo la Piccolo.

Alaphilippe Mondiali Imola
Alaphilippe ha portato Alé sul tetto del mondo
Alaphilippe Mondiali Imola
Alaphilippe impegnato a Imola dove ha portato Alé sul tetto del mondo

Si lavora per le Olimpiadi

A proposito di Francia, Alé ha rinnovato di recente la sua collaborazione con la Federazione Francese di Ciclismo per rifornire tutte le nazionali.
«Stiamo sviluppando tutta una serie di body, copri scarpe e altri capi in vista delle Olimpiadi. Non posso dire molto perché sono prodotti che possono fare la differenza. Per noi lavorare con la Federazione Francese è un grande stimolo e un piacere, la vittoria del mondiale di Alaphilippe è stato un regalo enorme, ci ha portato sul tetto del mondo»

Villella gregario di lusso per Valverde e Soler

12.02.2021
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Tanti fanno “confusione” sui social con i loro allenamenti, specie chi vive in posti esotici e da molti bramati come le sponde della Costa Azzurra, Davide Villella invece non è così. Lavora quasi in silenzio tra Monaco, appunto, e la sua Lombardia.

Davide ha 29 anni e sta per iniziare la sua nona stagione tra i professionisti. Sin qui è stato autore di un buon inverno. «Un inverno senza intoppi», come dice lui stesso. «Giusto oggi sono venuto a Bergamo per un sistemare le tacchette. Io sono pignolo per questa cosa. O meglio, sono molto sensibile. Basta un millimetro di differenza che lo sento sulle ginocchia».

Davide Villella (a destra) è alla seconda stagione con la Movistar
Davide Villella (a destra) è alla seconda stagione con la Movistar
Un inverno che vedrà Villella iniziare la sua stagione agonistica da…

Dallo UAE Tour.

Cavolo, ma andate tutti laggiù, Davide! Sarà meglio del Tour…

Eh, se continuano a saltare le corse è così.

L’ultima volta, con te avevamo fatto una sorta di “fantaciclismo”: Unzue ti dava carta bianca e tu disegnavi il tuo calendario ideale. In quell’occasione avevi parlato di Ardenne e Giro. E’ anche la realtà?

Più o meno ricalca quella carta bianca! Dopo lo UAE Tour, farò Laigueglia, Larciano, Tirreno, Sanremo, Tour of the Alps e Liegi. E poi il Giro d’Italia.

E avrai anche qualche spazio per te o correrai in appoggio a qualche capitano?

Non vorrei dire cavolate, ma in UAE ci dovrebbe essere Valverde e lì dovrò dare una mano a lui. Anche in altre corse sarò di supporto. Magari al Giro avrò qualche occasione in più. Anche se verremo per stare vicini a Marc Soler, il nostro capitano.

Prima si è accennato alla preparazione: hai cambiato qualcosa?

Ho lavorato molto sulla resistenza facendo qualche distanza in più e in generale qualche ora in più. E ho anche aumentato un po’ i lavori sull’intensità: i 40”-20” e le salite fatte a tutta. Non correndo più dal Giro era anche ora d’iniziare ad alzare i ritmi visto il periodo. Le gare non sono poi così lontane.

E hai fatto dietro moto anche, sei uscito con qualcuno…

Io preferisco uscire da solo, soprattutto quando faccio i lavori. Perché se poi sono in compagnia mi distraggo e neanche mi va più di fare quegli “sforzoni”. Meglio che organizzi la mia giornata! Ogni tanto esco con Formolo. E’ lui che a Monaco mi ha insegnato un po’ di strade e di salite nuove.

Soler sarà il capitano al Giro, ma sarà la sua prima volta da leader, questo ti consentirà di avere un po’ di spazio comunque?

Fare bene al Giro con Soler è il nostro obiettivo e già svolgere un buon lavoro per lui, stargli vicino è molto importante. Poi penso che in tre settimane di corsa le occasioni non mancheranno.

Parli da corridore esperto ormai! Vero che c’è Cataldo con voi ma puoi fare il regista in corsa?

Sì e no. E’ più Dario il regista. E’ lui l’uomo di esperienza e la squadra si affida molto a lui. E’ lui che sa quando si deve star davanti, quando ci si può rilassare. Se io posso farlo? Boh! L’anno scorso non c’era il capitano al Giro e tutti abbiamo corso un po’ allo sbaraglio. Ora con Soler vediamo come andrà. Lui è un cavallo pazzo! Scherzi a parte, i numeri ce li ha.

Davide Villella tra i ventagli del Qatar da neopro’ nel 2014
Davide Villella tra i ventagli del Qatar da neopro’ nel 2014
Però se le cose stanno così, puoi davvero essere l’erede di Cataldo…

Dai non farmi queste domande! Lui è un uomo fondamentale per la squadra.

Immaginiamo vi abbiano diviso in gruppi: tutti i team stanno lavorando così…

Esatto nel ritiro ad Almeria ci hanno separato per obiettivi. Io, Cataldo, Soler siamo nello stesso gruppo. Non so se faremo un po’ di altura prima del Tour of the Alps, ma conoscendo Patxi Vila ci può stare e in quel caso immagino andremo a Sierra Nevada.

Intanto caro Davide c’è da pensare all’UAE Tour e non sarà facile, se poi ci sarà vento. Ballan l’altro giorno ci ha raccontato di una folle tappa in Qatar. Si ritrovò a 80 all’ora in pianura…

So bene come funziona laggiù! Nel 2014 in una delle mie primissime gare tra i pro’ mi capitò una di quelle giornate ventose. C’era un’atmosfera come dire, frizzante, già nel trasferimento con quei bestioni da 80 chili della Quick Step che menavano come pochi. Alla fine ero più stanco che dopo una tappa dolomitica!

Michael Woods, Vuelta 2020

Vuelta, “vecchietti” alla riscossa

27.10.2020
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Dopo il giorno di riposo la Vuelta Espana riparte a tutta e con tutti i corridori, visto che i tamponi effettuati sono stati tutti negativi. E lo fa con la Vitoria-Gasteiz a Villanueva de Valdegovia di 159 chilometri. Ancora una frazione nel Nord della Spagna e ancora una frazione affatto intermedia. Il menu prevede infatti due volte l’Alto de Orduna.

Non c’è un metro di pianura e per lunghi tratti è anche piovuto. Tappa da attaccanti. E da corridori esperti a caccia di riscossa.

La stoccata di Woods

E in fuga ci va un foltissimo drappello. Dentro ci sono nomi buoni, Michael Woods, Alejandro Valverde, Davide Formolo, George Bennet… In tanti hanno piazzato un uomo davanti. E proprio Bennet della Jumbo Visma lascia presagire un attacco di Primoz Roglic.

Ma quando in fuga ci sono 36 corridori è chiaro che qualcosa deve succedere. E così vanno via in quattro: Valverde, Woods, Fraile e Peters. 

Alejandro, tira più di tutti. In qualche modo deve (vuole?) pensare anche alla classifica generale. Gli altri invece sono, una volta tanto, più predatori del fuoriclasse murciano. E così ai 1.400 metri Woods pianta l’assolo. “El Bala” taglia il traguardo terzo. Il canadese della Education First conferma così il suo buono stato di forma dopo la vittoria nella terza tappa della Tirreno-Adriatico. Anche quella dopo una bella fuga e con un attacco nel finale.

A sinistra Enric Mas, a destra Alejandro Valverde
A sinistra Enric Mas, a destra Alejandro Valverde

“Vecchietti” in testa

Questo arrivo fa un po’ da contraltare al risultato finale del Giro d’Italia e di quelli di molte sue tappe. Se in Italia infatti l’hanno fatta da padrone i giovani, in Spagna (almeno in questa settima frazione) si è assistito alla riscossa dei “vecchietti”. Woods ha 34 anni anche Fraile è un over 30 e Alejandro ne ha addirittura 40.

Valverde mastro

Dopo il Tour de France Valverde ha corso il mondiale e poi ha saltato le classiche. Niente Ardenne. E adesso è lì. Competitivo come sempre: nono nella generale. Chi lo conosce giura che punterà al podio. O comunque vuole stare davanti per concedere la doppia carta alla sua Movistar, visto che c’è anche Enric Mas. Il fatto che oggi abbia tirato in vista del traguardo la dice lunga. Quando punta uno come lui è un cecchino.

E proprio Mas lo ha elogiato a fine corsa. «Hai fatto una tappa da 10 e lode. Ancora ci fai emozionare». Nell’anno in cui Movistar ha rivoluzionato il suo team, il saggio Eusebio Unzue non ha rinunciato il suo pupillo di sempre. E non è un caso che lo abbia affiancato a Mas. I due hanno corso il Tour: quinto Mas, dodicesimo Valverde.

«Oggi ci ho provato – ha detto Valverde – ma il mio obiettivo principale resta quello di aiutare Enric. Sono consapevole di non essere più un ragazzino».

Sarà, ma intanto quella trenata nel finale ci lascia pensare…

Cataldo, l’esperienza al servizio del team

21.10.2020
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Dario Cataldo, il veterano che non molla. Oggi l’abruzzese ci ha provato. E’ entrato nella fuga dei 28 e ad un tratto, dopo il Bondone se ne è anche andato da solo. Un’azione per sé, ma soprattutto per il suo team, la Movistar.

Dario, che Giro è senza un capitano?

Uscivo dal Tour e non avevo pianificato questo Giro, ero stanco. Sono partito soprattutto per stare vicino ai ragazzi. Per noi della Movistar questa stagione era particolare visto che sono andati via molti leader. Si è voluto fare delle scelte per i prossimi anni, perché le vittorie vanno costruite nel tempo e non solo cercate sul momento. E così al Giro ci sono i giovani e alla Vuelta i nostri assi.

Oggi però sei andato in fuga. Avevate programmato di andarci in quattro?

Siamo qui per attaccare. Più eravamo davanti e meglio era. Per quel che mi riguarda c’è servita un po’ di esperienza per gestire le forze in gara. Dopo una partenza così intensa e lo sforzo fatto bisognava subito analizzare i corridori che c’erano per capire che situazioni potevano crearsi. E si vedeva che c’era gente molto forte.

Cataldo (35 anni) in fuga verso Madonna di Campiglio
Cataldo in fuga verso Madonna di Campiglio
Quindi cosa avete fatto?

Allora abbiamo studiato un piano alternativo per provare a cogliere la vittoria. Dovevamo sfruttare la nostra superiorità numerica. Ho deciso di lanciarmi in discesa. Speravo venissero a prendermi più tardi così i miei compagni sarebbero stati a rimorchio e una volta che mi avessero ripreso ci sarei stato io. Non volevamo lo scontro faccia a faccia nella salita finale ma non ci siamo riusciti.

Hai parlato di analizzare i volti e allora ti chiediamo chi vedi bene tra gli uomini di classifica?

Nibali e Pozzovivo è normale che attendano queste tappe. Sono stati tutto il Giro a cercare di risparmiare energie. Il problema è che si sono ritrovati con gente che va più forte in salita e a crono. Ora è difficile per loro. Mi sorprende Almeida: sapevamo che tenesse, ma non in un tappone come quello di oggi. Adesso fa paura. A Piancavallo sono emerse delle Vam altissime. E se esce dalle montagne con poco svantaggio dalla sua ha la crono finale.

La tappa sarà stata dura, ma dietro non lo hanno attaccato…

Ecco, questo è un limite del ciclismo. Anche a me, che sono corridore, dalla tv sembra che vadano piano. Oggi i corridori sono composti, stabili, ben messi in sella, non si percepisce la velocità. Ma posso assicuravi che non andavano piano. L’ho visto di persona quando mi hanno ripreso. Se il ritmo fosse stato più basso ci avrebbero provato almeno nel finale.

A 5 chilometri dal traguardo Almeida ha detto a Kelderman che non aveva più uomini. E così Wilco ha messo a tirare Hindley. Strano, non trovi?

Non posso esprimermi perché non ho assistito. Ma se davvero le cose sono andate così posso dire che è un modo ingenuo di correre. Se hai la maglia rosa isolata e non l’attacchi, finisci che la porti in carrozza.

Alla vigilia dello Stelvio, su chi punteresti 100 euro per la vittoria finale?

Su Tao Geoghegan Hart perché si è mostrato solido: forte in salita e a crono. E poi non lo stanno considerando. Inoltre ha una squadra (Ineos-Grenadiers, ndr) fortissima.

Alberto Torres, Dario sta molto vicino all’ex pistard spagnolo
Alberto Torres, Dario sta molto vicino all’ex pistard spagnolo
Vendendo quel che è successo a Piancavallo, abbiamo la sensazione che Hindley possa scattare a 10 chilometri dallo Stelvio e fare il vuoto…

La Sunweb ne ha due davanti e può far bene. Negli ultimi anni chi aveva due uomini in classifica e ha giocato bene le sue pedine ha vinto. Però bisogna saperlo fare. 

Gli ci vorrebbe un Cataldo insomma! Tu cosa farai il prossimo anno?

Ho ancora un altro anno di contratto in Movistar. Continuerò a sfruttare le occasioni e a stare vicino ai giovani. Qui al Giro mi sta colpendo Albert Torres. Viene dalla pista, è al primo grande Giro ma si muove bene in gruppo, ha margine. Può essere un uomo importante per le vittorie di un capitano. Perché certi corridori sono indispensabili per i successi dei leader. Anche Einer Rubio sta facendo un “master universitario”.