Search

Piccolo team, grandi risultati. Della Vedova fa il bilancio

07.10.2022
5 min
Salva

Uno degli elementi emersi dalla stagione degli junior che si va a concludere è stata la difficoltà per molti team nel trovare spazio in un movimento dove ci sono colossi come la Borgo Molino, che fanno un po’ da riferimento come Jumbo Visma e Quick Step Alpha Vynil possono esserlo nel WorldTour. Un dato che non è detto sia negativo: la concorrenza aggiunge sapore alle vittorie quando queste arrivano e permette a ragazzi in piena formazione da ogni punto di vista di crescere. Marco Della Vedova, responsabile della Bustese Olonia, lo sa bene.

L’ultimo weekend è stato decisamente positivo, prima con la piazza d’onore nel campionato italiano di cronosquadre per soli 2” dietro la Borgo Molino (i due Bessega, Turconi e Cattani insieme al diesse nella foto di apertura), poi con il trionfo di Tommaso Bessega nel Giro delle 3 Province a Sirmione. Un fine settimana che accresce la soddisfazione per una stagione sempre in prima linea: «Non possiamo che essere soddisfatti – sentenzia Della Vedova – Il nostro è un team che lavora con mezzi limitati, ma portiamo avanti il nostro programma con ottimi riscontri, lavorando con una decina di junior».

Il trionfo solitario di Tommaso Bessega al Giro delle 3 Province (foto Photobicicailotto)
Il trionfo solitario di Tommaso Bessega al Giro delle 3 Province (foto Photobicicailotto)
La squadra ha sempre avuto un livello costante e soprattutto ha fatto in modo che ognuno dei ragazzi potesse emergere…

E’ una nostra precipua caratteristica, per loro questo è un periodo di passaggio e apprendimento. Noi per scelta lavoriamo un po’ all’antica, non abbiamo nutrizionista, massaggiatore, rinunciamo a molti elementi oggi ritenuti fondamentali proprio perché vogliamo che i ragazzi vivano il ciclismo di base, poi avranno tempo per crescere anche da quel punto di vista. Non esasperiamo la preparazione, non cerchiamo picchi particolari di forma nel corso dell’anno. Abbiamo Marco Giannelli che ci aiuta nella preparazione puntando sulla regolarità che per gli junior è la cosa principale.

Ti è dispiaciuto non avere tuoi atleti ai mondiali?

Non posso negarlo. Certe convocazioni nel corso dell’anno hanno lasciato un po’ interdetti, anche se abbiamo avuto 4 ragazzi in nazionale nelle prove di Nations Cup. Su 10 atleti del team, in 6 hanno vinto almeno una volta. Per noi è tanto, rispecchia la filosofia di base del team e forse questo penalizza perché non c’è la punta che spicca. Nessuno dei nostri parte in una gara per fare il gregario, poi è la corsa a dire chi quel giorno punta al risultato e chi deve aiutarlo.

Della Vedova con i suoi ragazzi. Nel 2023 4 passeranno di categoria: i Bessega, Giancristofaro e Bernasconi
Della Vedova con i suoi ragazzi. Nel 2023 4 passeranno di categoria: i Bessega, Giancristofaro e Bernasconi
Siete collegati a qualche squadra professionistica?

C’è un legame con la Eolo Kometa nato più che altro per la vicinanza geografica. Andriotto e Basso, che tra l’altro ha suo figlio da noi, vedono spesso i ragazzi e da loro c’è una corsia preferenziale per farli salire di categoria, ma sempre in base al loro giudizio.

Veniamo allora all’analisi della stagione dei singoli partendo proprio da chi ha appena vinto, Tommaso Bessega che ha in squadra anche il suo gemello Gabriele.

Volete sapere una cosa? Faccio davvero fatica a riconoscerli… Al campionato italiano un giudice era talmente disperato che ha fatto scrivere una lettera sul braccio di uno per distinguerli. Io dico che hanno entrambi un motore esagerato, ma peccano ancora un po’ di testa, non sono coinvolti al 100 per cento e in questo devono ancora crescere. Ma i mezzi ce l’hanno: domenica Tommaso si è fatto 100 chilometri di fuga chiudendo con 1’20” di vantaggio, cose del genere non le fai se non hai qualcosa dentro.

E il fratello?

Per certi versi è più sul pezzo, infatti ha raccolto più punti nel ranking e un numero maggiore di piazzamenti. Sono entrambi molto validi, il prossimo anno approderanno alla Eolo Kometa e credo che cresceranno molto di più.

Il gruppo degli junior è di una decina di unità, tutti sempre protagonisti da inizio a fine stagione
Il gruppo degli junior è di una decina di unità, tutti sempre protagonisti da inizio a fine stagione
Un altro che si è messo in luce è Filippo Turconi…

E’ molto costante, lavora bene in allenamento, a differenza dei fratelli è fortemente concentrato sulla sua attività. La particolarità è che si allena senza misuratore di potenza, va molto a sensazione come si faceva ai miei tempi. E’ uno scalatore forte che ha ampi margini di miglioramento.

A tal proposito, si parla spesso dei giovanissimi come corridori che sanno fare un po’ tutto senza però avere picchi in qualche specialità. E’ anche il caso dei tuoi?

No, noi cerchiamo di costruire specialisti perché sono quelli che le squadre professionistiche vanno a cercare e quindi i ragazzi hanno più possibilità per affermarsi. Turconi è uno scalatore puro, con i suoi 63 chili di peso e Riccardo Archetti è un altro. Noi vogliamo che crescano puntando su quelle specifiche caratteristiche, considerando sempre che comunque devi partire da quel che madre natura ti ha dato.

Giovanni Bisoni, primo al Trofeo Cassa Rurale di Cantù, è uno dei 6 ragazzi vittoriosi nel 2022
Giovanni Bisoni, primo al Trofeo Cassa Rurale di Cantù, è uno dei 6 ragazzi vittoriosi nel 2022
Tenendo anche presente che si tratta di ragazzi in piena fase evolutiva, anche fisicamente…

E questo cambia anche le prospettive. Ganna ad esempio che io ho avuto come corridore a quell’età faceva tempi strepitosi in salita, ma poi ha messo altra muscolatura, è chiaro che diventa più difficile emergere. Il peso è un valore importante: se a quest’età sei già a 65-68 chili poi farai fatica. Io ho avuto un inglese che era uno scricciolo di 52 chili, leggerissimo e in salita volava.

Com’è lavorare con ragazzi di quest’età?

Bellissimo e impegnativo. I ragazzi di oggi hanno tante distrazioni, se fisicamente hanno i mezzi, non sempre la testa li supporta. Io spesso mi arrabbio, li richiamo, spiego loro che se vogliono andare avanti sono loro i primi che devono crederci e lavorarci sopra. Mi arrabbio perché so quanto valgono, so che sono tra i migliori.

Con Della Vedova, ragionando di juniores e deviazioni

29.09.2021
6 min
Salva

«Qualche anno fa – dice Marco Della Vedova dalla Sicilia – anche un’intervista come questa non ci sarebbe stata. Quando ho cominciato a fare il tecnico non c’erano ancora i social ed era tutto più semplice. Ogni volta che oggi vedo i genitori di qualche esordiente fare post e stories parlando del proprio campione, mi metto le mani sulla testa. Il ciclismo giovanile sta cambiando parecchio e velocemente».

Marco Della Vedova (in apertura nella foto scattata da Carlotta Ganna), oggi ispettore di percorso di Rcs Sport e direttore sportivo della Bustese Olonia, risponde da Selinunte dopo la tappa di ieri vinta da Molano. Nel viaggio fra gli juniores, la sua voce non poteva mancare. E’ il colpo d’occhio di un direttore sportivo che è stato professionista per sette anni, che in seguito ha portato fra gli under 23 corridori come Felline, Sobrero e Ganna e che oggi, pur guidando gli juniores, vive a strettissimo contatto con i professionisti.

AI mondiali di Leuven, Oioli settimo al traguardo
AI mondiali di Leuven, Oioli settimo al traguardo
Sta cambiando velocemente.

I social hanno un peso decisivo, per quello che mettono in movimento. Ci sono ragazzi che pensano già di essere campioni e non ne hanno le basi. Ugualmente hanno dietro i procuratori, chi gli fa le foto e i video. Ne ho visti tanti che si sono prima illusi e poi si sono smarriti. Puoi credere di essere arrivato, ma non sei neanche all’inizio. Due giorni fa leggevo sulla Gazzetta quel pezzo di Ullrich paragonato a Pantani. Con i soldi vale lo stesso discorso. Se non hai le basi non sai gestirli e arrivano i problemi seri.

Da cosa si capisce che il sistema è andato avanti?

Dalle squadre che si fanno sotto con offerte per corridori giovanissimi e famiglie che magari non sanno e le assecondano. Si stanno facendo dei disastri. Mentre questa è l’età in cui dovresti passargli dei valori diversi.

Di quali valori parliamo?

Oioli è tornato dai mondiali di venerdì e la domenica c’era la corsa del Ghisallo, che per gli juniores è importante. Ci siamo sentiti e non sapeva se doveva andarci. Gli ho chiesto se avrebbe preferito riposare e ha risposto di sì, che era un po’ stanco. Così gli ho detto che poteva non correre. Lo ha fatto, ma siccome aveva voglia di stare con i compagni e di divertirsi con loro, l’ha seguita sull’ammiraglia. Se con Ganna al sabato si faceva una cronometro, la domenica stavamo a casa. Alla Lvf era diverso. La Bustese Olonia invece è una società storica, un circolo. Ci sono i pensionati che si informano del risultato e magari aprono il portafogli e versano 100 euro per la squadra. Ma ce ne sono alcune che fanno solo gli juniores, hanno un budget e lo spendono facendo offerte ai corridori.

Che accettano sempre?

Noi siamo fortunati perché Oioli non ha abboccato. Ma ci sono famiglie cui quei 200 euro in più dati al figlio fanno comodo e firmano.

Ganna e Sobrero nel 2015 al primo anno da U23 dopo un cammino ragionato fra gli juniores (foto Instagram)
Ganna e Sobrero nel 2015 al primo anno da U23 dopo un cammino ragionato fra gli juniores (foto Instagram)
Parlavi dei procuratori.

Che ci sono, è un dato di fatto. Una volta ho provato a chiedergli in cambio dei materiali, per un certo… Filippo Ganna. Ci servivano scarpe numero 46 e anche il casco, perché di testa ha la 61. E poi anche la bici. Uno promise mari e monti e poi non lo abbiamo più visto, mentre adesso per vestire Filippo le aziende fanno la coda.

Cosa può fare la Federazione?

Credo che in primis si debba ragionare sulle categorie ancora inferiori. E poi la Fci si deve chiedere che cosa vuole dagli juniores. Se le medaglie o che facciano esperienza. Il sistema non lo cambi più, però magari puoi trovare il modo di starci dentro.

Torniamo ai social?

Guardano cosa fanno i pro’ e li imitano. Per questo mi dà fastidio quando questo o quel campione pubblica che è al pub a bere o a fare baldoria. Come glielo spieghi a dei ragazzini che quando si corre, si corre e basta? Vanno forte e non sono come noi, che non avevamo tutti questi mezzi. Noi avevamo al massimo il papà del Mori che era stato professionista e ci consigliava di andare più agili. Ora invece hanno accesso a un mondo di informazioni su cui devi aggiornarti, altrimenti perdi credibilità. Io invece a questo livello sarei più per un sistema artigianale

Vale a dire?

Se vedo uno un po’ grassotto, non mi serve fargli la plicometria. Quest’anno non l’abbiamo fatta a nessuno. Non abbiamo il massaggiatore a casa, per me possono farne uno a settimana, oppure uno ogni due, mentre so di squadre che ce l’hanno fisso. E magari hanno anche il nutrizionista.

Marco Della Vedova con Gabriele Bessega e Tommaso Bessega, i gemelli della Bustese Olonia di cui abbiamo scritto ieri
Marco Della Vedova con Gabriele Bessega e Tommaso Bessega, i gemelli della Bustese Olonia di cui abbiamo scritto ieri
Argomenti che funzionano?

Trovi il ragazzo flippato, con il padre flippato e cambia squadra. Come glielo fai capire che a 17 anni non serve? E’ difficile invertire la rotta, si dovrebbe ragionare a livello mondiale, dove però i francesi vanno in corsa con l’11. L’unica soluzione è calibrare le cose e avere la fortuna di trovare un ragazzo come Oioli che in questa fase vuole soprattutto divertirsi. Secondo me fino ai 17 anni dovrebbero davvero provare tutti gli sport. Uno come Evenepoel che giocava a calcio e faceva la mezza maratona con ottimi tempi, è per forza un grande atleta. Invece da noi si sceglie uno sport e c’è solo quello.

La logistica in Italia non aiuta…

Vero, dalle nostre parti il territorio ci aiuta, se pensate alla Longo Borghini, alla Barale, a Ganna. Non abbiamo la pista, ma si riesce a lavorare bene lo stesso. Non abbiamo tante discoteche. Uno come Sobrero che abita in vigna, come distrazione aveva la bici. Tutto per dire che bisogna avere una visione a lungo termine.

Parole sacrosante.

La corsa del Ghisallo che ora ti sembra quella della vita, fra dieci anni magari neanche la ricordi più. Sono i discorsi che cerco di fare perché ho visto quello che c’è dopo. Altri che non sono mai usciti da questa categoria magari passano altri messaggi. Piuttosto ho letto che alcuni miei colleghi si sono schierati contro De Candido…

La collaborazione di Marco Della Vedova con Ganna non si è mai interrotta. Qui negli anni da U23 alla Colpack
La collaborazione di Marco Della Vedova con Ganna non si è mai interrotta. Qui negli anni da U23 alla Colpack
Vuoi aggiungere qualcosa?

De Candido ha sempre fatto così, dando i nomi alla fine e pretendendo sempre delle conferme. Un anno volle che portassi Ganna a fare una crono, altrimenti non lo avrebbe convocato. Certo, Bessega ha saputo all’ultimo che avrebbe fatto il mondiale. Poteva prepararsi meglio? Forse, ma ho chiesto a Villa di fargli fare la corsa a tutta e vedere quale fosse il suo limite. Per un primo anno va bene così. Cerchiamo insomma di tenere d’occhio le proporzioni, questo vorrei dire…

Andiamo a scoprire i gemelli Bessega, gli Yates d’Italia

28.09.2021
5 min
Salva

Se corri in bici e frequenti l’indirizzo sportivo del Liceo Scientifico “Marco Pantani” può darsi che il ciclismo sia davvero nel tuo destino. Aspettando però che solo il tempo lo dica, la storia che vi racconteremo va raddoppiata e in modo parallelo, perché i protagonisti sono due fratelli gemelli. I gemelli Bessega.

Debutto da esordienti

Gabriele e Tommaso Bessega – nati il 18 febbraio 2004 – sono juniores al primo anno nella Bustese Olonia e studiano a Busto Arsizio presso l’istituto superiore paritario intitolato ad Olga Fiorini (fondatrice della scuola stessa) e all’indimenticato campione di Cesenatico. Curiosamente – e neanche tanto – lo stesso liceo il prossimo 5 ottobre sarà sponsor e coinvolto direttamente nell’organizzazione della Tre Valli Varesine Women, neonata gara del calendario femminile ed allestita, al pari della corsa maschile, dalla S.C. Binda.

I gemelli varesini, rispetto a tanti loro colleghi, hanno iniziato relativamente tardi a correre (da esordienti primo anno), ma crescendo sono riusciti a togliersi diverse soddisfazioni, anche in questa stagione da debuttanti tra gli junior dove la concorrenza è tutt’altro che bassa.

Parla papà Roberto

Gabriele ha conquistato una vittoria (a Calvagese lo scorso 29 agosto) e quattro piazzamenti nei dieci. Tommaso invece ha ottenuto due successi (il primo maggio nel cuneese e il 17 luglio a Motta di Livenza in una cronometro), il secondo posto al campionato italiano (il 26 giugno a Romanengo dietro a Bonetto) e altri tre piazzamenti nelle top ten. E recentemente ha vissuto un’altra giornata importante avendo disputato il 21 settembre la prova contro il tempo iridata (chiusa al 24ª posto).

Per i Bessega, che devono completare il processo di formazione ciclistica, c’è già un piccolo traguardo che potrebbe diventare un punto di partenza per la loro carriera sotto la supervisione di quattro ex pro’. Sei mesi fa infatti la Eolo-Kometa, che ha anche un team under 23, ha firmato un accordo di filiera proprio con la Bustese Olonia (guidata dal diesse Marco Della Vedova, i tre sono insieme nella foto di apertura) grazie ad un programma di scouting curato da Dario Andriotto, uno dei tecnici della squadra di Alberto Contador e Ivan Basso.

Non sono poi molti i casi di gemelli nel ciclismo. I primi italiani che ricordiamo sono i biker Luca e Daniele Braidot, mentre all’estero accanto ai più famosi Simon e Adam Yates si stanno facendo strada i portoghesi Oliveira, gli olandesi Van Dijke e i norvegesi Johannesen. Per conoscere meglio i due gemelli ciclisti, abbiamo chiesto a papà Roberto di descriverceli.

Come sono arrivati al ciclismo?

Io sono appassionato, ma non li ho mai forzati, tant’è che giocavano a calcio. Inizialmente da giovanissimi con gli amici all’oratorio, poi sono stati tesserati in una squadra locale fino ai pulcini. Forse non faceva per loro, così hanno smesso. Ma visto che sia noi genitori sia loro due volevamo che restassero in attività, hanno fatto anche un anno di atletica, nel quale hanno vinto alcune campestri. Si sono sempre divertiti, però ad un certo punto hanno voluto provare anche la bicicletta. Ed ora eccoli qua.

Senza sport non sapevano stare insomma e ne hanno provati diversi. Dicono sia un bene.

Secondo me sì. Per il benessere fisico e mentale. Perché crea aggregazione. Perché quando sono bambini è giusto che si divertano facendo lo sport che gli piace di più. E senza pressioni.

Appunto, voi che tipo di genitori siete da questo punto di vista?

Assolutamente discreti, quasi invisibili. Io ho sbagliato quando giocavano a calcio, perché gli ero stato un po’ addosso. Ho capito la lezione e col ciclismo non ho fatto pressioni. Anche perché bisogna starne fuori per l’equilibrio di tutti. Naturalmente siamo genitori presenti, ma in certe cose ci siamo solo quando c’è bisogno e ce lo chiedono i ragazzi. Rispettiamo molto i loro tempi.

E con i loro tecnici come va?

Uguale, non facciamo interferenze. Ovviamente il rapporto è buono, ci conosciamo ormai da tempo (i gemelli correvano già nella Bustese Olonia da allievi, ndr) e ci fidiamo dei loro insegnamenti. 

Tommaso ha partecipato ai mondiali crono di Bruges, chiudendo in 24ª posizione
Tommaso ha partecipato ai mondiali crono di Bruges, chiudendo in 24ª posizione
Che tipo di corridori sono? Partiamo da Tommaso.

E’ un ragazzo caratterialmente tranquillo, non si lamenta praticamente mai. I risultati dicono che va bene a crono. Gli piace molto la pista. Diciamo che è un passista veloce che soffre ancora un po’ la salita, anche se però ha iniziato a difendersi meglio.

Gabriele invece?

In bici ha le stesse caratteristiche di Tommaso. Ma rispetto a lui ha un carattere decisamente più impulsivo. Questa forse al momento è l’unica differenza. D’altronde è ancora presto per capire che corridori siano o diventeranno.

Si confrontano fra loro?

Sono in eterna competizione come normale che sia tra due gemelli, ma si parlano e si consigliano spesso quando sono in bici e dopo le gare.

Immaginiamo sia stato un piacere la convocazione in nazionale di Tommaso e sapere della collaborazione tra Bustese ed Eolo. 

Eravamo tutti molto contenti. Siamo andati in Belgio per la crono mondiale con tutta la famiglia, è stata una bella occasione per fare un viaggio assieme. E siamo anche felici di questo accordo e del loro interessamento, è una soddisfazione anche per noi genitori. Però restiamo molto con i piedi per terra. I ragazzi devono dimostrare ancora tanto e come dicevo prima è ancora presto per capire cosa diventeranno.

Mastro Della Vedova, profeta del ciclismo piemontese

08.07.2021
6 min
Salva

E’ il momento d’oro del ciclismo piemontese. Negli ultimi mesi sono fioccati i sigilli dei talenti di questa regione, in cui brilla la stella di Filippo Ganna, trascinatore del movimento insieme a Elisa Longo Borghini tra le donne. Alle spalle dei due assi che macinano successi già da qualche stagione, sono arrivate le zampate di Matteo Sobrero, al primo titolo tricolore assoluto nella cronometro di Faenza e quelle di Francesca Barale, figlia di Florido, capace di indossare la seconda maglia di campionessa italiana nel giro di sette mesi tra le junior. Dopo la prova su strada della scorsa annata, ecco quella nella gara contro le lancette a fine giugno.

Per farci raccontare qualche retroscena, abbiamo chiesto a chi di talenti piemontesi se ne intende come Marco Della Vedova, ex pro’ salito in ammiraglia. E’ stato lui a plasmare alcuni dei campioni sopracitati. L’abbiamo raggiunto mentre è al lavoro con Rcs Sport per studiare il percorso di due classiche d’autunno come la Milano-Torino e il Giro del Piemonte.

Marco, che ne pensi di questi campioni tuoi conterranei che hai visto crescere sin da ragazzini?

Sono felicissimo perché davvero li ho seguiti da vicino nella loro crescita, a parte Elisa Longo Borghini, con cui avevo fatto soltanto qualche test quando era esordiente. Anche lei comunque, l’ho vista sfrecciare tante volte sin da piccolina davanti a casa mia, perché siamo originari di due paesi vicini: io sono di Mergozzo e lei di Ornavasso, per cui ci divide soltanto il fiume Toce.

C’è un risultato che ti sta a cuore nello specifico?

Quello di Sobrero, perché è uno dei pochi corridori per cui penso di averci messo un po’ del mio. I vari Felline, Alafaci, Ganna e Piccolo sono tutti corridori che avevano già un certo pedigree, per cui era più facile farli andar piano che forte. Sobrero, invece, arrivava senza grandi exploit tra gli allievi, per cui l’abbiamo preso quasi per scommessa attraverso un mio amico sponsor, Donini, un po’ anche perché il papà faceva il vino. 

Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
E poi?

E’ cresciuto e gli ho messo subito in testa la crono perché ho visto che andava forte in salita. Durante il primo anno da junior, nella Crono Sbirro, a Biella, aveva fatto una prova strepitosa, arrivando a 20” da Ganna, che non era in super forma in quel momento. Però è stata una gara che ci ha dato fiducia per proseguire su questa strada. Anche perché prima di partire non andava bene la bici da crono e così gliene ho data una che avevo di riserva e che in passato aveva utilizzato Felline. 

Come avete costruito questa maglia tricolore?

Matteo è cresciuto avendo davanti Ganna e Affini, per cui essendo un corridore di 60 chili da junior faceva un po’ fatica, però ci ha sempre creduto. Tant’è vero che il secondo anno ha vinto il Giro del Veneto proprio con una cronometro.

Ci sono margini per vederlo crescere ancora?

La cronometro non è la sua specialità al 100 per cento, però se il percorso è mosso come quella degli italiani, gli si addice. Poi lui è molto bravo a guidare la bici, davvero un funambolo: si butta dentro e sa quello che fa. E’ ovvio che Ganna, essendo un metro e 90, fa più fatica, anche se pure lui è migliorato parecchio nel controllo del mezzo.

Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Filippo lo segui ancora da vicino?

Adesso ci vediamo un po’ meno, anche perché lui è di base in Svizzera e al giorno d’oggi i corridori passano davvero pochissimo tempo a casa. Però quando è qui, ci incrociamo e due parole le scambiamo sempre. Siamo in contatto, non quotidianamente come quando era uno junior, ma il rapporto tra di noi è sempre ottimo.

Come lo vedi in ottica olimpica?

Sono convinto che abbia delle ottime possibilità, sia nella crono sia nell’inseguimento. In pista ha dei compagni non proprio alla sua altezza, ma penso che sarebbe difficile trovarli su scala mondiale visto il livello che ha raggiunto. Però basta che gli diano quei quattro cambi giusti e possono portare a casa tutti insieme qualcosa di eccezionale. So che il ct Marco Villa li sta motivando al massimo e che i ragazzi ci credono, per cui si può ambire a molto.

E su strada?

Non bisogna lasciarsi influenzare dal risultato di Faenza: quando prende una sberla, Filippo ne dà una più forte. L’ha sempre fatto anche da junior e lo si è visto anche quest’anno al Giro d’Italia che, dopo aver preso due scoppole nelle gare di preparazione, ne ha rifiliate due agli altri quando più contava nella Corsa Rosa. La sconfitta al campionato italiano sarà uno stimolo per l’Olimpiade. Ovviamente non è il percorso cucito su di lui, però se la giocherà. Se fosse stato un tracciato tutto piatto, sarebbe stato iper favorito, ma Pippo al 100 per cento è una “carogna” e in salita va come un treno: già da junior volava.

Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Dove può migliorare ancora?

Il prossimo step, dopo le Olimpiadi, per me è di puntare alla Milano-Sanremo e alle classiche del Belgio per crescere ancora. E’ nella squadra giusta e ha davanti 5 o 6 anni in cui può fare classiche o anche brevi corse a tappe non troppo dure, magari lasciando un po’ da parte il lavoro a crono per qualche tempo.

Anche tra le donne si parla tanto piemontese…

Non conosco tanto bene Elisa Balsamo, che speriamo ci faccia sognare a Tokyo. Mentre, grazie anche al papà che sento ogni giorno, seguo da vicino Francesca Barale. E’ una diciottenne molto seria, che è cresciuta un passo alla volta, ma soprattutto che ha una passione incredibile. Quando hai questa voglia di far fatica e di arrivare in alto, puoi davvero fare grandi cose e io ci scommetterei al buio su di lei. Ai miei ragazzi dico sempre: se date 100 alla bici, ricevete 100. La “Baralina” è così e ha un futuro radioso davanti perché va forte su tutti i terreni, diciamo che il Dna aiuta visti il papà e il nonno che correvano. Potrebbe raccogliere il testimone di Elisa Longo Borghini, intanto però godiamoci questo momento d’oro per il ciclismo piemontese e per il Verbano Cusio Ossola.