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Ragusa alla Human, per riscattarsi con una gamba “nuova”

06.11.2023
6 min
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Ancora qualche giorno di tranquillità poi il suo 2024 sarà davvero dietro l’angolo. Katia Ragusa è appena passata alla Human Powered Health e fra poco inizierà la rincorsa alla nuova stagione con grandi stimoli, dopo aver risolto un delicato problema fisico.

Nella migrazione di staff e atlete che dalla Liv sono confluite alla Jayco-Alula, la 26enne vicentina (in apertura foto ilciclistafotografo) ha preso un’altra strada seguendo nel team statunitense Giorgia Bronzini, sua diesse e mentore di questi ultimi anni. Anche Ragusa non rientrava più nei piani della sua ex squadra, ma ha dovuto chiudere largamente in anticipo lannata. Un 2023 che prometteva bene dopo lo splendido secondo posto alla Roubaix e che invece si è arenato a causa di una noia alla gamba destra. Ora che è tutto risolto, ci siamo fatti raccontare da lei come si sta preparando alla sua nuova avventura.

Giorgia & Katia, atto terzo

Per la terza stagione consecutiva Ragusa sarà guidata da Bronzini. Si ritroveranno in una Human molto “italiana” grazie al nuovo arrivo di Zanardi e alla già lunga presenza di Malcotti. Ecco cosa ci aveva detto la diesse piacentina quando non era stato ancora ufficializzato il passaggio di Ragusa.

«Katia ora deve vincere con me in ammiraglia (sorride, ndr). Lei è stata una scommessa vinta parzialmente perché l’ho seguita meno di quello che volevo. E’ anche per questo che ho cercato di volerla ancora con me in squadra. In base al calendario che offriremo al team, che sarà più completo rispetto al passato, sono certa che Katia avrà i suoi spazi e le sue opportunità rispetto ad un lavoro da gregario fisso. Può ricalcare il percorso che ha fatto lì Barbara (Malcotti, ndr)».

Prosegue il vostro rapporto lavorativo. Come ti trovi con Bronzini?

Sono contenta di aver stabilito un filo diretto con lei. Devo solo ringraziare Giorgia perché è un tecnico che ti coinvolge tanto. Di persone come lei ce ne sono poche, soprattutto nel nostro ambiente. Uno dei suoi grandi pregi è che, essendo stata una grande atleta e avendo smesso da poco, riesce ad immedesimarsi in ognuna di noi. Capisce le esigenze e trova la soluzione giusta per ogni singola ragazza. Poi è stata preziosa anche in questo mio trasferimento.

In che modo?

A luglio la Liv mi aveva fatto intendere che non ero più nei loro progetti, così il mio procuratore (Lorenzo Carera, ndr) si è subito messo in moto per cercare altrove. Sapendo che Giorgia si stava accordando con la Human, abbiamo chiesto se c’era la possibilità di raggiungerla. E loro ci hanno ben accolto.

Ragusa a spasso in montagna con i suoi cani Moky e Benny durante la convalescenza dall’operazione alla gamba destra
Ragusa a spasso in montagna con i suoi cani Moky e Benny durante la convalescenza dall’operazione alla gamba destra
Cosa ti hanno detto alla Human?

Ho parlato con Kenny Latomme (uno degli altri diesse del team, ndr). Ho avuto subito un’ottima impressione. Anche se è un po’ meno sotto i riflettori rispetto alle altre, la Human è un team molto ben organizzato, con una persona dedicata ad ogni compito specifico. Hanno in mente un buon programma. Non vedo l’ora di iniziare il 2024, anche perché questa stagione è stata molto condizionata dal problema alla gamba destra.

Spiegaci cosa ti è successo.

La mia ultima gara è stata a Plouay ad inizio settembre e qualche giorno dopo ho fatto un accertamento medico. Era già dal Tour de Suisse (metà giugno, ndr) che sentivo la gamba destra molto più affaticata dell’altra. Sempre un formicolio al piede e la sensazione di avere un laccio all’altezza della coscia. La sintomatologia era simile a quella dell’arteria iliaca, ma facendo una TAC abbiamo scoperto che geneticamente ho due arterie, anziché una, che vanno ad irrorare il quadricipite. Facendo ciclismo questa seconda arteria si è ispessita causandomi una stenosi, ovvero una chiusura all’inizio dell’arteria stessa che non mi faceva arrivare il giusto flusso di sangue alla gamba.

Il secondo posto alla Roubaix è il miglior risultato di Ragusa nei due anni di Liv. Nel 2024 vuole confermare quel tipo di prestazione in più corse
Il secondo posto alla Roubaix è il miglior risultato di Ragusa nei due anni di Liv. Nel 2024 vuole confermare quel tipo di prestazione in più corse
Come lo hai risolto?

A fine settembre ho fatto un’angioplastica. Un intervento minimamente invasivo, fatto in day-hospital, che mi ha liberato l’arteria di quella strozzatura grazie ad una sonda e un palloncino. La visita di controllo di qualche giorno fa è andata bene. Avevo comunque fatto camminate in montagna e anche uscite in bici senza problemi. Infatti non avevo preso paura, perché mi avevano detto che era tutto sotto controllo. Certo, facendo uno sport intenso come il ciclismo ora dovrò tenere monitorata la situazione, ma sono molto serena. Anzi visto che la gamba destra è andata in decifit in questi mesi, sto facendo esercizi mirati per recuperare il giusto tono muscolare. Fra poco si parte.

Cosa prevede il tuo programma?

So già che correrò il Down Under in Australia. Ho chiesto io di poterlo correre per iniziare forte il 2024. Quindi dal 12 al 26 novembre andrò ad allenarmi a Calpe per fare una buona parte di fondo. Tornerò a casa per qualche giorno poi il 3 dicembre ripartirò, stavolta con la squadra, per andare tre giorni a Minneapolis dove c’è la sede della Human. Laggiù faremo i test e proveremo i materiali. Infine torneremo a Girona per il ritiro fino al 18 dicembre.

Ragusa ha subito un’angioplastica alla gamba destra per risolvere un problema genetico ad un’arteria
Ragusa ha subito un’angioplastica alla gamba destra per risolvere un problema genetico ad un’arteria
Quali saranno gli obiettivi di Katia Ragusa nel 2024?

Gli ultimi due anni in Liv sono stati fondamentali per la mia crescita e capire meglio il WorldTour. Vorrei ripetere la buona primavera di quest’anno, possibilmente però senza problemi fisici. Per il corridore che sono ho bisogno di trovare la condizione giusta col caldo, quindi l’Australia mi aiuterà ad arrivare in condizione per le classiche del Nord. Poi anche le gare a tappe sono un obiettivo in cui giocarmi le mie carte. Ma per ora penso solo ad iniziare bene la nuova stagione. Ho buoni presupposti.

Bronzini pronta ad accendere il motore della Human

24.10.2023
7 min
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PIACENZA – Seduti assieme al tavolo di un bar, Giorgia Bronzini ci racconta che non le era mai successo di vivere in una situazione simile. La seconda parte del 2023 l’ha fatta praticamente in panchina, ritrovandosi suo malgrado a godere di ferie forzate (ma regolarmente pagate) lontana dalle corse con la Liv Racing TeqFind.

A fine dello scorso luglio la formazione olandese aveva annunciato la fusione con la Jayco AlUla, col passaggio di diverse atlete nel team australiano. Nella lista non compariva il nome della diesse piacentina, che aveva incassato la notizia in modo estremamente professionale e signorile. Tuttavia era stato evidente fin da subito che per Bronzini qualcosa di interessante bollisse in pentola. Il suo nuovo ingaggio alla Human Powered Health è stato ufficializzato pochi giorni fa ed è apparso come il primo di altri tasselli del mosaico del team statunitense. Le voci di radio-mercato parlano da tempo di altri due possibili innesti italiani. Abbiamo parlato di tutto ciò con Giorgia in un sereno pomeriggio autunnale.

Bronzini con Ragusa e Barbieri (sullo sfondo) ha vinto le sue scommesse in Liv facendole crescere
Bronzini con Ragusa e Barbieri (sullo sfondo) ha vinto le sue scommesse in Liv facendole crescere
Com’è stata questa stagione con la Liv?

Quello che io ho potuto fare, l’ho fatto. Dopo due anni di esperienza in Liv, questo meno proficuo di quello passato, il risultato d’eccellenza è stato il secondo posto di Katia (Ragusa, ndr) alla Roubaix anche se io non c’ero. Per quel che mi riguarda ho fatto tutta la stagione con Mavi Garcia e col gruppo legato ad Ardenne e gare a tappe. Qualche soddisfazione è arrivata nonostante tutto.

Quali sono state?

Con Mavi abbiamo sfiorato il podio alla Freccia Vallone (dove ha chiuso quarta, ndr) e poi al Giro Donne ha avuto un buonissimo atteggiamento, combattivo fino alla fine. Nel giorno della tappa clou (quella della Madonna della Guardia sopra Alassio, ndr), aveva staccato tutte sul penultimo gpm, poi Van Vleuten ha deciso di ricucire con a ruota altre tre atlete (Labous, Realini e Lippert, ndr). Mavi è stata ripresa a cento metri dallo scollinamento e le sono stati fatali perché non si è agganciata. Le avevo detto: «O andiamo a podio o usciamo definitivamente dai giochi». Lei ha accettato questa sfida e mi è piaciuta per come ha interpretato quell’attacco studiato. Poi il ciclismo è fatto così, anche di sconfitte. Lei era dispiaciuta e delusa dal suo risultato, ma contemporaneamente era orgogliosa di averci provato. L’altro risultato di prestigio nel WorldTour, è stato il terzo posto della Neumanova in una tappa del Tour de Suisse.

Giorgia Bronzini ha lavorato molto sulla crescita di Quinty Ton, che le è stata riconoscente anche lontana dalle corse
Giorgia Bronzini ha lavorato molto sulla crescita di Quinty Ton, che le è stata riconoscente anche lontana dalle corse
A quel punto non ti abbiamo più vista in ammiraglia. Cos’è successo?

In pratica ho smesso dopo il Giro Donne. E’ stata una decisione presa da parte del team. Bisogna dire però che a me scadeva il contratto ed in primavera avevo già ricevuto delle proposte da diverse formazioni che ho valutato con calma. Contestualmente avevo esposto alla Liv che per il 2024 avrei avuto altri programmi. Quindi, sommando queste situazioni, la società per non avere altre interferenze di alcun tipo ha deciso di andare avanti con l’organico che avevano in mente. Non sono più andata alle corse ma sono rimasta chiaramente a disposizione di tutte le atlete della squadra. Molte di loro mi hanno chiamata ogni settimana e le valutavo o aiutavo per quello che le vedevo alle gare in televisione.

Hai sempre lavorato bene con le atlete che hai diretto. A parte le italiane, chi sono le altre in Liv che sono cresciute?

Quinty (Ton, ndr) è stata quella che mi ha dato più soddisfazioni dal punto di vista umano, perché non è per niente facile far sciogliere una olandese. Lei mi ha seguito molto, è stata spesso nel mio gruppo perché la mettevo al fianco di Mavi. Dopo che sono stata messa da parte, Quinty mi ha scritto cose belle ed è stata molto riconoscente per il valore e la crescita che le ho fatto raggiungere. Lei fa parte della fusione con la Jayco AlUla. E’ un corridore adatta alle classiche del Nord ed è anche un bel gregario. Ha gran motore, sempre molto disponibile ed attenta. Spero e credo che farà grandi risultati. Anche Marta Jaskulska ha fatto un buon inizio di stagione. A De Panne è arrivata davanti tra i ventagli, ancor prima al UAE Tour tirava le volate a Neumanova. All’europeo è andata all’attacco nel finale. E parliamo di una scalatrice che è cresciuta molto quest’anno, che però ancora non sappiamo dove andrà.

Assieme a Bronzini, andrà in Human anche la massaggiatrice Chiara Rozzini. Le due lavorano assieme da tanto tempo
Assieme a Bronzini, andrà in Human anche la massaggiatrice Chiara Rozzini. Le due lavorano assieme da tanto tempo
Invece il contatto con la Human Powered Health come si è sviluppato?

E’ stata la società che mi ha convinto di più come progetto. Ho sempre parlato con Kenny Latomme (marito della general manager Ro De Jonckere, ndr) e mi ha colpito il fatto che volevano far crescere il team. Hanno una visione delle cose molto simile alla mia. Guardano di più il lato umano, mantenendo fede proprio al loro nome (sorride, ndr). Ci siamo confrontati subito su tante idee e avevamo la stessa linea. Loro pensano che io possa contribuire ad alzare il loro livello. In più in squadra c’è Audrey Cordon-Ragot con cui ho una amicizia che va avanti da una vita. Ce l’ho avuta come compagna per tre anni in Wiggle e poi per altri tre come atleta alla Trek. Lei mi esponeva sempre che avevano tanta voglia di fare, ma mancava un po’ di verve e di esperienza nel femminile.

E’ un bell’attestato di stima…

Certo. Infatti lo stesso Kenny, che ha avuto un passato nella Quick-Step, riconosceva il fatto di non conoscere bene la gestione di un team femmninile. Tutto ciò mi ha fatto piacere, perché al di là del nome, hanno guardato proprio le mie peculiarità da diesse.

Audrey Cordon-Ragot è molto amica con Bronzini. Le due si ritroveranno in Human dopo i trascorsi in Wiggle e Trek
Audrey Cordon-Ragot è molto amica con Bronzini. Le due si ritroveranno in Human dopo i trascorsi in Wiggle e Trek
Che impressione hai avuto in generale?

E’ un club dove si respira empatia. La sede la sposteranno da Girona in Belgio, per una gestione migliore. E nonostante questo spostamento importante, hanno mantenuto tutto il personale spagnolo del loro staff. Il mio collega più diretto sarà Clark Sheehan, che seguiva il team maschile (padre di Riley che ha vinto la Parigi-Tours da stagista della Israel, ndr). A lui non manca l’esperienza nel ciclismo, ma non conosce il femminile perfettamente. Ci siamo già sentiti diverse volte e le sue domande erano tutte mirate e non campate per aria. Per me è una avventura che spero porti risultati. Inizieremo a dicembre con un training camp a Girona, dove comunque andremo anche a recuperare del materiale nella vecchia sede.

Senti di avere più responsabilità rispetto al passato?

Diciamo che più che le responsabilità da diesse, mi stanno coinvolgendo in opinioni. Sento che il mio pensiero ha una valenza per loro. Mi prendono molto in considerazione su tante opinioni, anche quando io, motivando la mia idea, vado in contro tendenza al tradizionale. E viceversa loro con alcune mie convinzioni. Mi sento onorata. Lavoreremo con un altro diesse che farà anche da coach performance. E’ una persona laureata all’università di Leuven che per anni ha seguito podisti e mezzofondisti ed ora si è dedicata al ciclismo. Alcuni test su cui basarci sono sempre gli stessi. Anche questa sarà una bella sfida sia per lui che per noi.

Il successo in solitudine della Malcotti al Tour de l’Ardeche. Bronzini è stimolata di poter lavorare con lei
Il successo in solitudine della Malcotti al Tour de l’Ardeche. Bronzini è stimolata di poter lavorare con lei
Che propositi ha Giorgia Bronzini per il 2024?

Il primo riguarda Barbara (Malcotti, ndr) che quest’anno ha fatto un bel step-up. Ora vorrei seguirla da più vicino. Voglio capire quali sono i suoi margini e darle degli obiettivi più stimolanti ed allettanti da poter raggiungere. L’obiettivo principale della squadra però sarà quello di rientrare nella top ten del WorldTour, senza pensare troppo se siamo dentro o fuori. L’ambizione è anche quella di ottenere podi nelle gare WorldTour e magari centrare una tappa al Tour Femmes o al Giro d’Italia Women. Dovrei essere presente in tutte e tre le principali gare a tappe poi vedremo come sarà il resto del mio programma.

Bronzini si ripete. Scommessa vinta anche con Ragusa

17.04.2023
6 min
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Da quando è salita in ammiraglia, Giorgia Bronzini ha saputo ritagliarsi anche un ruolo da bookmaker. Una virtù, quella di scommettere sulle qualità di altre atlete, che la piacentina della Liv Racing TeqFind non ha mai nascosto di avere anche in sella alla bici, ma che ha perfezionato negli ultimi anni da diesse.

Lei fa un nome, ci lavora e ci punta forte poi a fine stagione verifica se la sfida è stata vinta. Per stessa ammissione di Bronzini, la scommessa del 2023 sarebbe stata Katia Ragusa, ricalcando quella vincente con Rachele Barbieri dell’anno precedente. Considerando il profondo cambiamento avvenuto due stagioni fa, il secondo posto della 25enne vicentina alla Roubaix Femmes vale come un successo per il team olandese, che ora vuole dare un seguito nei prossimi appuntamenti. Il trittico delle Ardenne è iniziato ieri con buone indicazioni ed è uno degli argomenti di cui abbiamo parlato con Bronzini (in apertura con Quinty Ton).

Bronzini contenta della prova della sua squadra e di Stultiens a lungo in fuga
Bronzini contenta della prova della sua squadra e di Stultiens a lungo in fuga
Giorgia all’Amstel vi siete fatte vedere. Com’è andata?

Le ragazze hanno corso molto bene, malgrado fossimo partite in cinque perché Jaskulska sabato notte ha avuto una reazione allergica ad un occhio per il contatto con un’ape. Sabrina (Stultiens, ndr) è stata brava restando in avanscoperta per diversi chilometri. Doveva fungere da punto di riferimento per noi. Purtroppo Mavi Garcia ha sofferto ancora il freddo e si è ghiacciata come al Brabante. Non è riuscita a fare ciò che di solito sa fare in gare come queste. Non ci voleva. Forse averlo saputo in anticipo, l’avrei fatta muovere prima e magari poteva andare diversamente qualcosa. In generale però sono contenta della nostra prestazione.

La spagnola ha la possibilità di rifarsi nei prossimi giorni.

Ero dell’idea che in questo trittico Mavi potesse fare bene e lo sono tuttora. Adesso c’è questo dominio della SD-Worx e credo che si inserirà anche la Trek-Segafredo, quindi a livello di numeri ne avranno sicuramente più di noi là davanti in corsa. Se Mavi si troverà da sola, è chiaro che sarà più difficile da gestire la situazione per un risultato pieno. Lei sta bene, arriva da un periodo di altura. Ha patito il brutto tempo, ma speriamo che in queste ultime due gare il suo corpo si sia adattato al freddo. Mi sento abbastanza fiduciosa. Vedremo come andranno Freccia Vallone e Liegi. Dopo le Ardenne, Mavi farà la Vuelta.

Mavi Garcia ha patito il freddo a Brabante e Amstel. Cerca il riscatto a Freccia e Liegi
Mavi Garcia ha patito il freddo a Brabante e Amstel. Cerca il riscatto a Freccia e Liegi
Nel 2022 eravate state bersagliate dalla malasorte tra Covid e infortuni. Sembra meglio quest’anno?

Tendenzialmente sì ma non troppo. Abbiamo avuto meno casi di Covid però già ad inizio stagione avevamo due ragazze fuori, che sarebbero state importanti per le classiche. Van der Hulst ha avuto problemi con l’arteria iliaca. Korevaar invece ha avuto noie ad un ginocchio, senza dimenticare che anche De Jong è stata ferma per problemi ad un ginocchio. Non siamo state al completo per le classiche ma ce la siamo cavata bene. Alla Strade Bianche ha preso il Covid Ton che era in una condizione ottimale, dopo aver disputato una Het Nieuwsblad quasi perfetta. Alla fine non ci è girata benissimo nemmeno quest’anno, però il risultato di Katia ha fatto finire il periodo delle classiche delle pietre con un giro di vite importante.

Torniamo proprio a quel giorno alla Roubaix. Ti è spiaciuto non esserci stata?

Sì, ma i miei programmi prevedevano che sarei salita per queste classiche delle Ardenne. Avrei voluto condividere la gioia di quel secondo posto. Non stavo nella pelle, ero felicissima. Vedevo quegli abbracci in televisione e virtualmente ero lassù con la squadra. La nostra tattica è stata giusta. Katia è andata in fuga con la sicurezza di poter prendere davanti tutti i settori, specie quelli più difficili. Negli ultimi chilometri la sostenevo a distanza. E alla fine ha fatto davvero un grande corsa.

La “scommessa Ragusa” a che punto è?

Per me è già vinta… non mi chiamano “maga” perché prevedo il futuro (sorride riferendosi al suo soprannome di quando correva, ndr). Battute a parte, devo dire che era vinta anche prima, a prescindere dal risultato, perché ho visto una Katia diversa. A fine 2022 è riuscita a fermarsi e tirare il fiato dallo stress e dalle mille cose a cui pensare. Abbiamo lavorato gomito a gomito e i progressi li ho visti subito nei primi mesi di quest’anno. Forse non mi aspettavo che arrivasse adesso, ma devo dire che questo piazzamento è arrivato al momento giusto. Katia stava facendo sacrifici da due anni e se lo meritava. Spero che ricapiti ancora da qua alla fine, magari con una vittoria.

Qual è stato il segreto per la sua rinascita?

L’ascolto. Quello funziona sempre e per Katia è stata la qualità migliore. Fortunatamente ha saputo comprendere che prima era in un loop abitudinario che non la portava troppo lontano. Stava lavorando su un corpo stanco sia fisicamente sia psicologicamente. Abbiamo aggiustato la mira, sapendo dove tirare il freno e dove invece forzare qualcosina in più. Ora ha ripreso una routine di allenamenti in modo giusto. L’intenzione era darle un metodo e delle motivazioni da cui attingere anche in futuro, con la speranza che ne possa fare buon uso quando ne avrà bisogno.

A questo punto quali sono i prossimi “cavalli” su cui punterà Giorgia Bronzini?

In generale penso molto bene della squadra ma se vogliamo parlare ancora di scommesse (sorride, ndr), vi indico tre nomi validi. Quinty Ton quest’anno ha fatto un bel salto di qualità. E’ un’atleta piuttosto completa e cercherò di farle avere una soddisfazione importante. Marta Jaskulska credo che abbia delle doti che nemmeno lei sa di avere. In accordo col suo preparatore atletico stiamo cercando di aiutarla a maturare dal punto di vista ciclistico. Lavoro su di loro dall’anno scorso e vorrei che entrambe potessero sorprendersi di se stesse. Infine c’è anche Caroline Andersson, giovane svedese che va forte in salita, anche se non è al livello delle migliori scalatrici. E’ ancora molto acerba. Va seguita, istruita e presa per mano. Sto lavorando con lei solo da inizio anno, tuttavia penso che verso fine stagione potrà fare bene.

Dal pavé al Giro, la lunga volata di Ragusa

14.04.2023
5 min
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Le lacrime nel prato di Roubaix sono un ricordo e il secondo posto alle spalle di Alison Jackson ha smesso di bruciare, soprattutto perché alla vigilia Katia Ragusa, 25 anni (in apertura, foto Liv Racing-TechFind), non lo avrebbe mai neppure sognato. La vicentina ha passato quattro giorni a casa e poi ieri è ripartita per l’Olanda.

La Liv Racing-TeqFind ha dato appuntamento alle ragazze che dal primo maggio correranno la Vuelta per una prova di cronosquadre, dato che la corsa spagnola ne propone una di 14,5 chilometri il primo giorno. Sede dell’allenamento è stato il Tom Dumoulin Bike Park di Sittard.

La fuga di Roubaix serviva per anticipare le mosse del gruppo, ma si è rivelata il treno per il podio (foto Liv Racing-TechFind)
La fuga di Roubaix serviva per anticipare le mosse del gruppo, ma si è rivelata il treno per il podio (foto Liv Racing-TechFind)
Sembra di rivedere la Katia Ragusa seconda al campionato italiano del 2020, che poi si era un po’ persa…

Adesso che mi sono ripresa dalle fatiche della Roubaix, posso dire che come avvio di stagione è stato positivo, già dalla Valenciana. Certo mancava sempre qualcosina. E’ successo diverse volte che fossi con le prime, poi mi capitava davanti una caduta e andava tutto in fumo. Però comunque le sensazioni sono sicuramente migliori rispetto allo scorso anno.

Seconda a Roubaix, seconda nella classifica degli scalatori alla Valenciana: hai capito che tipo di corridore diventerai da grande?

Diciamo che resto una passista. Nelle salite dure e lunghe, pago nei confronti degli scalatori puri.  Però se sono salite pedalabili e io sto bene, riesco a passarle via. Se invece nei finali mi ritrovo in compagnia, riesco a salvarmi allo sprint solo se siamo in un gruppetto ristretto e la corsa è stata impegnativa. Diciamo che in una gara come la Roubaix, dopo un’edizione dura come quella di sabato, non esiste più essere veloce o meno veloce: esiste quello che è rimasto nelle tasche e basta.

La squadra corre con bici LIV e tutta la componentistica Cadex (toto LIV Racing-FindTech)
La squadra corre con bici LIV e tutta la componentistica Cadex (toto LIV Racing-FindTech)
I problemi del 2022 sono dimenticati?

L’anno scorso per me è stato un anno un po’ tribolato e quindi la condizione non è mai stata delle migliori. Partii per la Roubaix con il fascino di partecipare a una gara storica e alla fine fui contenta di averla finita. Quest’anno ci sono arrivata con un’altra consapevolezza. Sapevo che le sensazioni erano abbastanza buone. Il piano era di andare in fuga per prendere i primi settori di pavé più tranquilli, in modo da avere meno stress e meno strappi che in gruppo e poi avremmo visto quello che succedeva. Ovvio che non avrei mai immaginato di partire per giocarmi il podio o la stessa vittoria.

Giorgia Bronzini per te ha messo la mano sul fuoco…

Con lei si è creato un rapporto veramente stupendo. A volte ci penso e quasi mi sembra incredibile che una campionessa del suo spessore, con tutte le vittorie che ha ottenuto, riesca a creare un rapporto umano così bello e sia una persona così speciale. E’ stata sempre lì, pronta a spronarmi quando c’era da spronarmi, oppure a sostenermi quando ha capito che mi serviva un altro tipo di appoggio. L’anno scorso è stato difficile e lei mi era sempre intorno, cercando di tirarmi su. 

«Nello sprint dopo una corsa dura come la Roubaix – dice Ragusa – non conta essere veloci, conta quel che si ha nelle gambe»
«Nello sprint dopo una corsa dura come la Roubaix non conta essere veloci, conta quel che si ha nelle gambe»
E’ stata davvero così dura?

All’inizio ho sofferto parecchio. Pensavo che ero al primo anno in una squadra forte che mi aveva dato fiducia e volevo dimostrare di essere un’atleta valida. Quando poi si è scoperta la mononucleosi e si è capita la ragione dei problemi, è arrivata un po’ più di tranquillità. Ma prima è stata dura, perché comunque avrei voluto fare di più. La squadra è ben organizzata, abbiamo programmi molto precisi. La voglia di fare bene ti viene spontanea. E’ stato proprio un gran salto.

Cosa ti aspetta ora?

Nel programma adesso c’è la Freccia Vallone (Katia è invece riserva all’Amstel Gold Race, ndr), poi dal primo al 7 maggio sarò alla Vuelta. A quel punto mi concentrerà sul Giro d’Italia, che ho chiesto di correre. Scopriremo le tappe a fine aprile e sono molto curiosa di vederle. Prima però c’è il campionato italiano.

Ragusa tornerà al Giro Donne anche quest’anno, ma prima andrà alla Vuelta
Ragusa tornerà al Giro Donne anche quest’anno, ma prima andrà alla Vuelta
Scoprire il Giro a fine aprile è un problema?

Per me individualmente cambia poco, perché comunque ero già orientata sul farlo. Però essenzialmente questo ritardo rompe molto i piani dei team e di tutte le altre atlete che ancora non hanno fatto le loro scelte. Se pensiamo al Tour de France che aveva annunciato le tappe già lo scorso inverno… I team hanno bisogno di sapere per farsi un’idea di quali atlete portare e come programmare il resto della stagione. Saperlo così all’ultimo è una faccenda ostica, diciamo così.

Perché dopo una Roubaix così bella sei riserva all’Amstel?

Non era proprio nei miei programmi, però ho detto: «Scusatemi, visto che vengo su per preparare la cronosquadre della Vuelta, perché non potrei fare l’Amstel?». Quando sto bene, più corro e meglio mi trovo. Quindi avere una gara in più nelle gambe sarebbe ottimo.

Alla Vuelta Valenciana, Katia Ragusa ha ottenuto il secondo posto nella classifica dei GPM
Alla Vuelta Valenciana, Katia Ragusa ha ottenuto il secondo posto nella classifica dei GPM
Allora perché non fare la Liegi?

Inizialmente era nel programma, però ho chiesto io di poterla saltare. Dopo la Freccia torno a casa subito e così ho qualche giorno in più prima della Vuelta. Finora ho corso abbastanza, ho fatto tre gare più rispetto a quelle che avevo in programma e alle prossime vorrei arrivarci fresca come serve.

Roubaix Femmes a Jackson, ma grande Ragusa

08.04.2023
5 min
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Katia Ragusa scoppia in un pianto liberatorio. Una curva in più dopo l’arrivo, esattamente nel punto in cui dall’altra parte della pista si entra nel velodromo, l’atleta della Liv Racing-TeqFind è a terra che piange e a tratti sorride (sul podio in apertura Jackson, Ragusa e Truyen).

I classici schizzi di fango. Un massaggiatore che le passa salviette imbevute e lei che per una volta ancora spinge il bottoncino della radio e ringrazia tutte le compagne.

Mezza curva prima invece, nello stesso punto di Colbrelli, Alison Jackson si mette le mani sul casco e continua a ripetersi: «I don’t believe it. I don’t believe it (non ci credo, non ci credo)».

Big beffate

E’ stata una Parigi-Roubaix Femmes strana. Un gruppo fin troppo folto che scappa poco dopo il via e prende tanto vantaggio. Le big reagiscono e il destino della fuga sembra segnato. Vengono quasi riprese – 10”, forse meno – ma ecco che nell’ultimo settore di pavé le reduci in testa tornano a guadagnare terreno su Kopecky, Longo Borghini, Consonni…

La canadese è stata la più forte. Negli ultimi 50 chilometri, quando è partito da dietro il contrattacco della super favorita Kopecky lei è quella che ha tirato più di tutte. Si è dannata l’anima. Invitava anche le altre a fare altrettanto. Nel velodromo si è messa davanti, alla corda, e quella posizione non l’ha più mollata.

Alison Jackson (classe 1988) vince la Roubaix Femmes, il successo più importante della sua carriera
Alison Jackson (classe 1988) vince la Roubaix Femmes, il successo più importante della sua carriera

Roubaix canadese

«E’ qualcosa di grande per me, per il Canada, per la squadra – ha detto Jackson – indescrivibile. Durante l’antidoping mi hanno chiesto a chi dedicare la vittoria, ma ero talmente impreparata che non lo sapevo. Adesso, dico alla mia famiglia e alla mia squadra.

«Volevamo andare in fuga. Ho spinto tanto e no… se mi chiedete se volevo arrivare in volata rispondo di no. Non sono forte allo sprint. Ma dopo tanta fatica contano le energie. E comunque non ne avevo per andare via. Sapevo che le altre non ne avevano poi più di me. Lo vedevo».

«Per radio – racconta Tim Harris, il diesse della EF Educationle dicevo che era la più forte. Lei è sempre stata aggressiva. Spesso si è piazzata e oggi ha avuto la possibilità di dimostrarlo. E’ stato importante essere davanti, perché in questo modo poteva andare più tranquilla, rischiare meno e sfruttare la sua forza. Avevo solo paura della piccola salitella nel finale (l’entrata a Roubaix, prima del settore finale in pavè è in falsopiano, ndr), ma nessuna si è mossa».

Coraggio Ragusa

E il fatto di anticipare è stato la chiave anche per Katia Ragusa. Ci viene da ripensare alle parole scambiate stamattina con Elena Cecchini sull’importanza di stare davanti, di anticipare con una fuga, specie se questa è abbastanza folta perché non si spende di più. E così è andata.

«E’ indescrivibile quello che provo – ha detto Ragusa – questa gara è unica. Sono andata in fuga per anticipare i settori di pavé, ma non mi aspettavo di arrivare davanti qui a Roubaix. Siamo partite dopo pochi chilometri. Già al via mi ero posizionata davanti per prendere la fuga.

«Che lacrime sono? Sono lacrime di gioia. Sì, il secondo è il primo dei perdenti. Però dopo la stagione che ho passato l’anno scorso, in cui mancava sempre qualcosa, questo importante piazzamento compensa tutto».

Katia Ragusa (classe 1997) sulle pietre si è trovata a suo agio
Katia Ragusa (classe 1997) sulle pietre si è trovata a suo agio

Mezza ruota

Per capire certe reazioni delle ragazze bisogna essere sul campo. Stare nella corsa. Si è tesi già solo stando all’arrivo da spettatori, figuriamoci da protagonisti.

Alla fine Katia è andata a mezza ruota da un successo clamoroso, di quelli che ti cambiano la vita, almeno quella sportiva. Crederci era lecito. Anche perché davanti non c’erano una Kopecky o una Vos.

«Ci ho creduto, anche perché dall’ammiraglia continuavano a dirmi che potevo correre per la vittoria. Avevo anche provato ad anticipare su un settore di pavè ai -30. Era lontano ma volevo vedere se riuscivamo a tirar fuori un gruppetto più piccolo. In quel momento l’idea era di cercare di arrivare  più vicino possibile all’arrivo».

Lo sprint di potenza della canadese che precede Katia Ragusa
Lo sprint di potenza della canadese che precede Katia Ragusa

Quanta testa

Poi però il velodromo si è avvicinato per davvero. E Ragusa e compagne di fuga erano ancora in testa. 

«Nel momento dell’ingresso al velodromo – continua Ragusa – le gambe erano dure e la fatica si faceva sentire. Ho anche pensato di anticipare la volata, però ho valutato due cose: primo che il margine sulle inseguitrici era buono e secondo che la velocità era ancora alta, pertanto non ce l’avrei fatta ad andare via. A quel punto l’importante era entrare davanti nel velodromo, cercare di tenere le posizioni di testa e poi dare tutto quello che era rimasto.

«Per il resto è andata bene. Anche dal punto di vista tecnico, mi sono trovata a mio agio e fare la recon è stato più che utile. E anche la tattica. Stando davanti c’è stato meno stress. I primi settori li abbiamo presi davvero con tranquillità.

«E adesso cosa cambia? Cambia che un risultato così dà morale. Dà tanto morale. Fare seconda in una classica monumento non me lo sarei mai aspettato quando sono partita stamattina». 

Barbieri, compleanno sul pavè preparando la Roubaix

05.03.2023
5 min
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Rachele Barbieri finora aveva corso a Roubaix solo nel 2021 quando disputò i mondiali in pista. Poche settimane fa invece ha festeggiato il suo 26esimo compleanno con una ricognizione sul pavè, chiudendola dentro al vecchio e mitico velodromo André Pétrieux, a pochi metri dall’anello iridato, intitolato invece a Jean Stablinski.

Per una “monumento” come la Parigi-Roubaix non si lascia nulla al caso, figuriamoci se è la prima che correrai. La velocista modenese della Liv Racing TeqFind conosce già le pietre fiamminghe, ma doveva prendere coscienza di quelle francesi. Barbieri ha così scoperto cosa la attende malgrado il suo passato da ciclocrossista. Da qui all’8 aprile avrà un avvicinamento piuttosto specifico, sia in gara che in allenamento. Anzi, non è escluso un secondo sopralluogo ancor più approfondito.

La recon sul pavé della Liv Racing TeqFind si conclude dentro al mitico di Roubaix (foto instagram)
La recon sul pavé della Liv Racing TeqFind si conclude dentro al mitico di Roubaix (foto instagram)
Rachele quando ritorni al Nord?

Riprenderò l’11 marzo alla Ronde van Drenthe, poi mi aspetta un bel blocco di gare. In sequenza farò la Nokere il 15, la De Panne il 23, la Gand-Wevelgem il 26, la Dwars door Vlaanderen il 29, la Scheldeprijs il 5 aprile ed infine la Roubaix. Dopo di che ho dato la disponibilità per tornare in pista alla Nations Cup a Milton in Canada (dal 20 al 23 aprile, ndr). Al rientro inizierò a lavorare per la seconda parte di stagione.

Intanto le prime pietre le hai assaggiate con la Het Nieuwsblad. Com’è andata?

Poteva andare meglio. Nel finale ho scollinato il Kapelmuur (o muro di Grammont, ndr) assieme a Bastianelli, Gasparrini, alcune mie compagne e altre ragazze. Eravamo un bel gruppetto. Ma ero morta, infatti il Bosberg, l’ultimo muro, l’ho fatto praticamente all’indietro (sorride, ndr) e ho perso le ruote. Peccato perché vedendo la volata per il secondo posto mi è mancato poco. Il lato positivo è che rispetto al 2022 ho fatto grandi miglioramenti e questo mi ha dato morale. Avrei voluto rifarmi a Le Samyn.

Che non hai corso però…

Esatto. Purtroppo la nostra squadra non è stata invitata. Mi è spiaciuto fermarmi subito e tornare a casa. Anche in questo caso, vedendo com’è finita, con la tripletta Bastianelli, Confalonieri e Guazzini, mi sarebbe piaciuto giocarmi le mie carte. In ogni caso “viva l’Italia” e complimenti alle ragazze. Io avrò altre occasione per recuperare.

Barbieri (qua alla Het Nieuwsblad) sa che dovrà prendere davanti i tratti di pavè alla Roubaix
Barbieri (qua alla Het Nieuwsblad) sa che dovrà prendere davanti i tratti di pavè alla Roubaix
Ti stai allenando su quel “poco” che ti è mancato e di cui parlavi prima?

Alle prossime gare voglio arrivarci pronta. La differenza la fai non solo tenendo sui muri, ma dando il cambio di ritmo nel tratto di pianura appena scollini. Li ho sofferti infatti. Per questo mi sono allenata su tratti di 4/5 minuti molto forte, compresi 30/40 secondi finali in cui vai a tutta. In sostanza ho anche allenato il recupero per andare oltre il limite dopo. Devo ringraziare il mio preparatore Stefano Nicoletti che mi è sempre molto vicino e capisce subito le mie richieste. Anzi, spesso mi accompagna fuori in allenamento tirandomi il collo (sorride, ndr). E questo è uno stimolo per me a fare di più.

La recon della Roubaix com’è stata?

Vi racconto questo aneddoto. Ero particolarmente entusiasta di farla, visto che era il giorno del mio compleanno (21 febbraio, ndr). A metà dell’allenamento Wim (il diesse Stroetinga, ndr) mi affianca con l’ammiraglia e mi chiede sorridendo: «Ti piace ancora questa ricognizione?». Io lo guardo e facendo il gesto con la mano, gli rispondo che ero meno convinta. Battute a parte, è stato un test molto probante, tant’è che vorrei rifarne un altro. Se ci sarà il tempo, tra Dwars e Scheldeprijs, potremmo magari provare i materiali che useremo in gara.

Rachele Barbieri è attesa da una campagna del Nord fatta di 7 gare (foto instagram)
Rachele Barbieri è attesa da una campagna del Nord fatta di 7 gare (foto instagram)
Che impressioni hai avuto?

E’ stato un allenamento intenso. Abbiamo simulato un ritmo gara nei vari settori di pavè, prendendoli forte e accelerando in uscita. E’ vero che è una classica senza dislivello, ma ho sofferto e ho davvero capito che è una gara molto dura. Tuttavia col passare del tempo stavo meglio e ho notato la differenza dal primo all’ultimo tratto di pavè. Bisognerà tenere conto di tante cose, molto più di altre corse.

Quali sono quelle che ti hanno colpito di più?

Ci sono tanti aspetti che possono condizionare la Roubaix. Penso al meteo naturalmente. Noi l’abbiamo provata in una giornata grigia ed un po’ di fango lo abbiamo raccolto. Ma se pioverà o se ci sarà bel tempo, quindi con tantissima polvere, sarà tutta un’altra gara. Ecco il motivo della seconda recon più sotto data. Poi c’è la questione della pressione dei copertoncini. Quello sarà un bell’enigma. Io che sono abituata a gonfiarli abbastanza alti, appena siamo partiti mi sono sentita lenta, incollata al terreno, ma sul pavè viaggiavo bene. Proprio come aveva raccontato Colbrelli quando la vinse. Infine, tra i tanti aspetti, ci sono quelli legati alle posizioni da tenere, ai rapporti o agli accorgimenti da usare col vestiario.

A Barbieri nella Het Nieuwsblad è mancato il cambio di ritmo in cima ai muri. Ci sta lavorando (foto Stephan De Goede)
A Barbieri nella Het Nieuwsblad è mancato il cambio di ritmo in cima ai muri (foto Stephan De Goede)
A Rachele Barbieri la Roubaix fa più paura o è più uno stimolo?

Bella domanda. Senza dubbio mi stimola correrla perché è una gara che ho sempre sognato di fare, ma non vi nascondo che mi impensierisca. Ho chiesto consigli alle compagne che l’hanno già corsa, così come ai miei tecnici. Qualcuno mi ha detto che si partirà subito a tutta. Ci sarà grande stress per stare nella prima parte del gruppo. Dovrò prestare attenzione a tutto ma sono tutti discorsi che faranno anche le altre atlete. Insomma, diciamo che potremmo riassumere il tutto in due condizioni necessarie. Una grande condizione e molta fortuna.

Il mondo Liv abbraccia le ragazze del Mazzano

31.12.2022
6 min
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«Noi vogliamo dare il tempo alla mela di maturare pur facendo investimenti rilevanti». E’ il concetto che ci ha espresso da Domenico Fagoni, team manager della Scuola Ciclismo Mazzano che per il 2023 ha allestito interessanti novità per le loro formazioni di donne esordienti e allieve (in apertura foto MirronMedia).

La società bresciana, che vanta una pluridecennale storia nel ciclismo maschile, è invece agli albori in quello femminile. Nell’annata appena terminata ne è stata l’assoluta protagonista, con un dominio netto tra le esordienti primo anno. Quindici vittorie, sette podi e altri piazzamenti tutti ottenuti con Anna Bonassi, campionessa italiana di categoria.

Numeri incredibili che hanno solleticato l’audacia di Fagoni e della Scuola Ciclismo Mazzano a siglare un accordo con il marchio Liv ed il relativo gruppo aziendale. A queste latitudini del giovanile, è la prima volta che un brand così importante si lega al movimento femminile italiano. Ci è scattata immediatamente la curiosità per approfondire questa collaborazione. Abbiamo ascoltato le parole sia del dirigente sia di Marta Villa, responsabile marketing di Liv Cycling & Cadex.

Una WT in miniatura

«Personalmente sono alla Scuola Ciclismo Mazzano da nove anni – esordisce Fagoni – ma solo nel 2021 abbiamo iniziato col femminile con quattro atlete totali. Quest’anno erano sei mentre nel 2023 saranno dieci. Sei esordienti e quattro allieve. Qui in provincia di Brescia siamo solo due società che fanno femminile e noi vorremmo fare qualcosa di innovativo. C’è tanto potenziale e vorremmo incentivare le ragazze della zona a scegliere la nostra squadra per due motivi principali. Perché stiamo crescendo facendo risultati e perché abbiamo impiegato risorse economiche in un progetto a lungo termine».

Velocista. Anna Bonassi nel 2022 ha vinto 15 gare (foto MirronMedia)
Velocista. Anna Bonassi nel 2022 ha vinto 15 gare (foto MirronMedia)

«Sei mesi fa – prosegue – ho chiesto a Marta (Villa, ndr) se avessero avuto piacere a fornirci le bici Liv. Loro hanno ben accolto la nostra proposta e noi a quel punto, di tasca nostra sfruttando prezzi di favore, abbiamo preso caschi, scarpe e computerini del loro gruppo. Parlando con i grafici di Flandres Love, l’azienda di abbigliamento, abbiamo anche cambiato la livrea delle nostre divise riprendendo quelle della formazione WorldTour guidata da Giorgia Bronzini. Abbiamo pensato di dare lustro ai nostri sponsor ed anche Liv e Cadex ricambiando così la loro disponibilità. D’altronde dobbiamo sfruttare questo tipo di visibilità».

L’appoggio di Liv e Cadex

Un discorso di marketing che per il marchio taiwanese è l’ennesimo salto in una nuova frontiera. «Per la nostra azienda – spiega Marta Villasarà come un esperimento ma siamo molto fiduciosi. Oltre a Liv Racing TeqFind e Jayco AlUla (il nuovo nome della BikeExchange, ndr) nel WT femminile e a diversi ambassador, ora avremo anche la Scuola Ciclismo Mazzano. Sono una bella realtà, le ragazze ci sono piaciute tutte. Domenico è appassionato e sul pezzo su tante cose. Oltretutto ci hanno fatto davvero una bella sorpresa quando ci hanno presentato la maglia, non ce lo aspettavamo per nulla. A quel punto abbiamo pensato di fornire loro un plus come le ruote Cadex da 36mm con i copertoncini “classic” per gli allenamenti e i “race” per le gare. Per Giant e Liv l’obiettivo è quello di portare sempre più ragazzi in bici».

Stand Liv. Marta Villa con Rachele Barbieri durante l’Italian Bike Festival a Misano
Stand Liv. Marta Villa con Rachele Barbieri durante l’Italian Bike Festival a Misano

Progetto sportivo e sociale

E gli obiettivi della scuola ciclismo bresciana invece quali sono? «Il nostro intento – riprende Fagoni – è quello di incrementare i numeri ed arrivare a fare le junior per il 2026. Non si possono improvvisare piani come questi, ci vuole pazienza. Se poi in futuro nascerà un rapporto più stretto con la Liv Racing tanto meglio altrimenti proseguiremo normalmente. Negli ultimi anni abbiamo faticato per fare tutto ciò ma siamo contenti. A Molinetto di Mazzano abbiamo la nostra sede presso il campo sportivo, dove sulla pista d’atletica facciamo allenare i nostri giovanissimi»

«Nel nostro team femminile – continua – regna un bel clima. Tutte ragazze che stanno venendo su bene prendendo come riferimento Anna Bonassi. Tuttavia anche lei deve ancora crescere ma stiamo lavorando bene. Nel 2023 vorremmo rivincere con lei il campionato italiano su strada, il campionato regionale e la Coppa di Sera. Poi puntiamo al tricolore in pista nella velocità. In ogni caso non vogliamo mettere pressione alle ragazze. Prima di tutto ci interessa l’aspetto sociale e questo vale per tutti i nostri giovani tesserati. Facendoli correre li teniamo lontani dalle strade e dalle cattive compagnie. Cerchiamo di educarli affinché possano essere brave persone parallelamente all’essere bravi atleti. E lo facciamo grazie ad una serie di figure che riteniamo fondamentali».

L’importanza dello staff

Argomenti che fanno capire che nulla sembra lasciato al caso alla Scuola Ciclismo Mazzano. Anche a costo di ricevere qualche osservazione o critica per la troppa professionalità in relazione alla categoria.

«Mi dedico 24 ore su 24 a questo progetto – conclude Domenico Fagoni – ed ho capito che ci siamo dovuti adeguare a quello che succede sopra di noi. I team WT vanno in giro a far firmare le junior migliori. Conseguentemente le formazioni junior vanno in giro a cercare le allieve migliori. E così via a cascata. Noi vogliamo farci trovare pronti, tutto qua. E così abbiamo capito anche che ci sono delle necessità da fronteggiare.

Kit completo. Le ragazze del Mazzano avranno bici, ruote, scarpe, caschi e computerini del mondo Liv (foto MirronMedia)
Kit completo. Le ragazze del Mazzano avranno bici, ruote, scarpe, caschi e computerini del mondo Liv (foto MirronMedia)

«Abbiamo inserito la psicologa sportiva Claudia Maffi per imparare a gestire i problemi emotivi legati alle sconfitte, ad esempio. Tutti le vedono come cose negative, per noi invece fa parte del gioco però bisogna farglielo capire. Abbiamo Fabio Zotti che è responsabile della preparazione delle due formazioni femminili. Lui si interfaccia con i diesse Elena Sorlini, Mattia Bacinelli e Laura Moretta. Ed infine vorrei ringraziare Angelo Capponi e Giulio Bonassi, rispettivamente presidente e vice della Scuola Ciclismo Mazzano, perché ci danno sempre il massimo supporto, facilitando il lavoro di tutti noi».