Bagioli alla scoperta dell’America, della Lidl-Trek, di se stesso

25.10.2023
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Due giorni fa il ritorno dagli Stati Uniti, dopo la visita al quartier generale di Trek e un giro per Chicago, guardando partite di hockey e di basket NBA. Oggi la partenza per la Tanzania con la sua ragazza. E poco prima, la scelta di cambiare squadra e il secondo posto del Lombardia, forse non celebrato a dovere. Il fine stagione di Andrea Bagioli non è passato via in modo banale e proprio la decisione di lasciare la Soudal-Quick Step per approdare alla Lidl-Trek è il punto che abbiamo voluto approfondire con lui.

Nel primo ritiro fra il Wisconsin e Chicago, si è raccontata ai nuovi la Lidl-Trek
Nel primo ritiro fra il Wisconsin e Chicago, si è raccontata ai nuovi la Lidl-Trek

La benedizione di “Guerci”

Le parole di Luca Guercilena sulla voglia di dargli fiducia e farne un leader sono parse una consacrazione. La sua voglia a inizio 2023 di guardarsi intorno stava a significare che il valtellinese fosse pronto a spiccare il volo, uscendo dal cono di luce di chi aveva davanti.

«L’ambiente della nuova squadra – risponde mentre parcheggia l’auto – mi è parso molto buono. Mi ha sorpreso positivamente, sono stati super disponibili. Si capisce che sia un gruppo più internazionale, quindi c’è più apertura rispetto alla Soudal-Quick Step in cui comunque si percepisce forte l’anima belga. C’eravamo quasi tutti, tranne Consonni che negli stessi giorni si è sposato, poi Cataldo e Milan che sono venuti solo alla fine, dopo la corsa in Cina». 

Prima del Lombardia, la marcatura fra Bagioli e Pogacar era iniziata ai mondiali, chiusi da Tadej sul podio
Prima del Lombardia, la marcatura fra Bagioli e Pogacar era iniziata ai mondiali, chiusi da Tadej sul podio
Perché a gennaio dicesti che avresti valutato anche un cambio di squadra?

Non posso dire che non avessi il mio spazio, però dopo quattro anni cerchi qualcosa di nuovo. Alla fine fai sempre gli stessi ritiri, gli stessi allenamenti, vedi sempre le stesse persone, quindi magari diventa un po’ troppo monotono.

Alla Soudal-Quick Step sentivi di essere considerato un corridore importante?

Devo dire che anche durante le classiche, quest’anno partivo quasi come un capitano. A parte la Liegi, nelle altre avevo ruoli abbastanza importanti. Però qui già da inizio anno abbiamo fatto il calendario assieme, ho deciso io alcune gare che volevo fare e mi hanno ascoltato. Mi trattano un po’ più come un leader.

E’ stato difficile scegliere la squadra nel momento in cui hai deciso di andar via?

Non più di tanto, perché sono venuti subito con una buona offerta triennale e anche con un bel progetto, che mi ha ispirato subito. Poi parlandone con Quinziato (il suo agente, ndr), abbiamo valutato le varie opzioni e abbiamo concluso che la Lidl-Trek fosse la migliore. Avevano l’idea di prendermi e farmi crescere, non un progetto a breve termine, ma a lunga scadenza, per arrivare a vincere gare importanti.

Questa la volata con cui Bagioli ha preceduto Roglic e Vlasov, strappando il secondo posto al Lombardia
Questa la volata con cui Bagioli ha preceduto Roglic (a sinistra fuori inquadratura) e Vlasov, arrivando 2° al Lombardia
Che cosa ti manca ancora per arrivare a vincere la classica con la C maiuscola?

Al Lombardia ho trovato un Pogacar di troppo, che mi ha impedito di vincerlo (Bagioli è arrivato secondo, ndr). Cosa mi manca? Secondo me, più che altro, la fiducia in me stesso. Anche se, già a fine stagione, qualcosa è cambiato e infatti i risultati sono arrivati. Invece a inizio anno partivo un po’ svantaggiato perché non ero molto sicuro e alla fine andava male. Se non sei sicuro e vedi gli altri che vanno forte, se hai la testa da un’altra parte, è molto più difficile che arrivi il risultato.

Che cosa è cambiato a fine stagione? Perché c’è stata questa svolta?

Non lo so neanch’io, mi sentivo in modo diverso, più rilassato e più sicuro di me stesso. A luglio avevo deciso di cambiare squadra, quindi magari anche quell’aspetto ha fatto la differenza. Se non devi pensare al contratto per il prossimo anno, sei tranquillo. Ti concentri al 100 per cento sulla bici, sugli allenamenti, l’alimentazione e tutto viene più facile.

Secondo te la fiducia in se stessi viene anche dalla squadra?

Sì, sicuro. La squadra deve essere la prima che ti dà fiducia. Se parti senza la fiducia della squadra, è difficile anche per te stesso. Se invece sai che puoi contare sull’appoggio dei tuoi compagni e dei direttori e, sai che nella determinata gara sono lì tutti per te, allora è diverso. Certo, avrai più pressione addosso, però è una pressione positiva che ti carica ancora di più.

Il finale di stagione ha visto un Bagioli più sereno e sicuro: qui vince il Gran Piemonte
Il finale di stagione ha visto un Bagioli più sereno e sicuro: qui vince il Gran Piemonte
Che cosa porti via dalla Soudal-Quick Step?

In questi quattro anni sono cresciuto tanto, al primo anno da professionista ero molto inesperto sotto tutti gli aspetti. Quello che ho imparato meglio forse è la capacità di affrontare le gare lunghe, le classiche ben oltre i 200 chilometri. Su quello sono migliorato molto. Infatti anche al Lombardia, che erano sei ore di corsa, nel finale ero lì. Si tratta di imparare ad alimentarsi per risparmiare il più possibile, perché alla fine conta ogni watt che risparmi e poi te lo trovi alla fine della corsa.

Hai parlato di pressione positiva: ti è mancata in questi anni oppure è giusto arrivarci adesso perché hai le spalle più larghe per sostenerla?

Forse è giusto che arrivi adesso. Se arrivasse appena passi professionista, non sarebbe semplice da sopportare, a meno che tu non abbia un motore alla Remco, con il quale viene tutto facile. Invece adesso che ho fatto i miei quattro anni di esperienza, sono più consapevole dei miei mezzi e fin dove posso arrivare. Quindi è un bene che la pressione arrivi adesso.

Presentazione Soudal-Quick Step, a Popsaland: sia De Clercq sia Bagioli dal 2024 saranno alla Lidl-Trek
Presentazione Soudal-Quick Step, a Popsaland: sia De Clercq sia Bagioli dal 2024 saranno alla Lidl-Trek
Sai già quale sarà il tuo nuovo preparatore? Ti intriga o ti allarma il fatto di cambiarlo?

Non so ancora con chi lavorerò, penso sarà uno spagnolo in arrivo nella squadra. Un po’ mi è dispiaciuto di lasciare il mio vecchio preparatore: Vasilis, il greco. Con lui in questi quattro anni ho lavorato veramente bene, secondo me è uno dei migliori al mondo. Ti segue, vedi che ha passione in quello che fa, quindi quel lato un po’ mi preoccupava. Però alla fine qualche cambiamento magari serviva, ci sta che magari a certe cose Vasilis non ci arrivasse, mentre saranno possibili col nuovo preparatore. Devo solo avere fiducia e andrà bene di sicuro.

Il prossimo appuntamento con la squadra sarà il ritiro a dicembre?

Sì, a Calpe. Adesso si va in vacanza in Tanzania, prima un safari e poi al mare a Zanzibar. E al rientro si ricomincia con una nuova maglia, una nuova bici e una nuova squadra.

Inverno fra palestra e bici: così Cataldo tornerà al top

22.10.2023
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GUILIN – Si va al Tour of Guangxi per tanti motivi diversi. Dario Cataldo, la cui stagione si chiusa con 45 giorni di gara, è venuto per ritrovarsi come atleta. La caduta del Catalunya lo ha tenuto fuori per cinque mesi giusti: dal 20 marzo al 20 agosto. Per l’abruzzese, ogni corsa dal rientro è stata un passo: anche qui in Cina ha lavorato per riprendere il controllo di tutte le funzioni.

Di vacanze si parlerà più avanti. Prima ci sarà da volare a Chicago per il primo incontro con la squadra, poi il 2 novembre sarà al Criterium di Saitama e da lì allungherà il soggiorno in Oriente con uno scalo prolungato in Giappone e Vietnam. Che cosa sia successo in quei cinque mesi, Cataldo lo ha più o meno raccontato. Quel che incuriosisce è respirare attraverso le sue parole il ritorno all’efficienza.

Le immagini dell’incidente in Catalogna. Frattura di vertebre, costole, clavicola e acetabolo
Le immagini dell’incidente in Catalogna. Frattura di vertebre, costole, clavicola e acetabolo
Hai mai pensato di aver finito la tua carriera su quel marciapiede?

Parecchie volte. All’inizio non sapevo come sarebbe andata, ma ero certo che sarei tornato su una bici. Non so perché ne fossi sicuro, non avevo alcuna garanzia. Il ciclismo è uno sport talmente esigente, specialmente adesso, perché fossi certo di tornare a livelli sufficienti per essere competitivo.

Invece?

Sono tornato alle corse. Sto facendo molta fatica, perché non basta prepararsi un paio di mesi. Quindi avrò bisogno di un inverno intero per fare una buona preparazione in palestra. E poi forse, se tutto andrà bene, il prossimo anno sarò di nuovo competitivo.

Che cosa ricordi del giorno in cui sei risalito sulla bici?

Non vedevo l’ora, anche se ero timoroso. In realtà invece è andata molto bene. Il dottore che mi ha operato diceva di aspettare un’altra settimana, Borra mi ha detto di andare. Questo è un aneddoto che nessuno sa…

Il Giro è partito dal suo Abruzzo e lui lo ha vissuto da turista, con il busto ancora indosso
Il Giro è partito dal suo Abruzzo e lui lo ha vissuto da turista, con il busto ancora indosso

A questo punto vi aspettate l’aneddoto? Giusta pretesa, ma proprio sul più bello è partita la tappa. Momento verità. Alle 11,35, un messaggio ha avvisato che sul pullman della stampa mancava soltanto Enzo Vicennati, perciò mi sono messo a correre per non essere lasciato a piedi. E per ascoltare l’aneddoto, c’è stato da aspettare l’indomani.

L’aneddoto, dicevamo…

Quello che nessuno sa o comunque sanno in pochissimi. Il primo giorno sono andato a fare una sgambatina con un amico amatore che fa l’elettricista in Svizzera. Le sensazioni sono state subito buone. Dicevo: «Cavolo però… Dai, non male…». Dovevamo arrivare a una salitina di un paio di chilometri e gli ho detto: «Dai, arriviamo lì, così almeno provo a farla, per capire che sensazioni avrò». Invece quando siamo arrivati lì, la strada era chiusa. Abbiamo chiesto di passare e quelli di rimando ci hanno proposto di iscriverci alla cronoscalata di beneficienza che stava per cominciare.

Prima uscita e già gara?

Era aperta a tutti, si poteva fare a piedi, in bici o come volevi. Non competitiva e senza classifica, così abbiamo fatto l’iscrizione e siamo partiti. Insomma, ho messo subito il numero sulla schiena e lo sapete che quando attacchi il numero, alla fine un pochettino spingi. Ho corso cercando di riprendere il mio amico davanti. Per iscrivermi ho lasciato un nome falso, ero vestito col completo rosa da allenamento di Trek. Stavo bene, non ero per niente allenato, però sentivo che la biomeccanica funzionava e questo mi è bastato.

Il rientro alle corse di Cataldo porta la data del 20 agosto 2023, esattamente cinque mesi dopo la caduta del Catalunya
Il rientro alle corse di Cataldo porta la data del 20 agosto 2023, esattamente cinque mesi dopo la caduta del Catalunya
A quella ha pensato Fabrizio Borra…

Ha una esperienza infinita e sa osservare gli atleti come nessuno. Per rimetterli in asse serve la capacità di trovare il problema e risolverlo. Lavorando con Fabrizio, ti accorgi veramente di quanto sia avanti e quanto sia in gamba. Devi fidarti al 100 per cento su qualunque cosa ti dica. Ti propone il modo migliore di lavorare in ogni momento. Sono stato per una settimana a faticare in acqua e sembrava che non stessi facendo nulla. Invece ho fatto grossi passi in avanti. E quando ha visto che potevo iniziare con i lavori a secco, mi ha messo in mano il bilanciere.

Passaggio non banale visto il tuo infortunio…

Io pensavo di non riuscire e lui mi spronava. Voleva che sollevassi il bilanciere fino alla spalla, per me era impossibile, invece dopo 2-3 tentativi sono riuscito a farlo.

Così sei tornato alle corse, possibilmente avendo già un livello molto buono?

Non è più un ciclismo dove puoi tornare alle gare per prepararti. Se arrivi in gara all’80 per cento, vai a prendere sberle. Al 90 per cento, fai molta fatica. Io avevo già un buon livello, però molto lontano dall’essere competitivo. Tanto che alla prima corsa, ad Amburgo, ho tirato per la prima parte. Quando poi hanno iniziato ad accelerare, ho provato a tenere sul primo strappo e poi ho scelto di fermarmi al box. Proprio per non passare il limite. In questi casi bisogna sapersi ascoltare e io per fortuna ho sufficiente esperienza per sapere quando sto esagerando. Ho avuto un rientro abbastanza progressivo.

Cataldo in Cina per far crescere la condizione e andare alla ripresa con una buona base su cui ricostruire
Cataldo in Cina per far crescere la condizione e andare alla ripresa con una buona base su cui ricostruire
Hai parlato di un inverno di lavoro.

Ho concluso la fisioterapia riabilitativa, adesso devo lavorare alla performance. Ora ho la base per partire con il lavoro a secco, quindi in palestra. Devo rinforzare la parte addominale per il problema che ho avuto alla schiena, ma anche le gambe. In più ci saranno degli esercizi specifici anche per la respirazione, perché con il pneumotorace ho perso qualcosa.

La Lidl-Trek sta facendo un bel salto di qualità: essere un road capitain sarà sempre più impegnativo?

Per fare il “road captaindevi essere presente nei momenti cruciali, quindi spero di essere all’altezza nelle corse che contano e, se così non fosse, cercherò di dare il mio contributo. Ci sono anche altri corridori che vengono su molto bene e prima o poi verrà il momento di passare il testimone.

Fine stagione, il preparatore stila il report e inizia le sue analisi

20.10.2023
5 min
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Stagione alle spalle – resta giusto qualche gara in Estremo Oriente – ma di fatto molti corridori si sono appena fermati, mentre altri lo sono da un po’ più tempo. E poi ci sono gli allenatori, i quali però non vanno del tutto in vacanza, specie in questi giorni. Paolo Slongo per esempio, preparatore della Lidl-Trek, è negli Stati Uniti con grandissima parte del team, sia maschile che femminile, per delle riunioni, per scoprire i nuovi materiali (in apertura immagine Training Peaks)…

Ma se un coach non sta fermo, cosa fa dunque? Come gestisce questa sua fase dell’anno? Ne abbiamo parlato appunto con Slongo, che ci ha risposto da Chicago, dove ormai da tre anni la squadra si ritrova in autunno.

Paolo Slongo, coach della Lidl-Trek, ci ha spiegato il fine stagione del preparatore
Paolo Slongo, coach della Lidl-Trek, ci ha spiegato il fine stagione del preparatore
Paolo, oggi con tutte le piattaforme che ci sono, immaginiamo che il preparatore abbia accumulato una lunga serie di dati durante l’anno. Cosa ne fa?

Vero, abbiamo molti dati. Io per esempio, stilo un’analisi mensile degli atleti e delle atlete che seguo, e a fine anno faccio un report per ognuno di loro. E lo faccio secondo un programma che avevo messo a punto personalmente qualche anno fa.

Cosa c’è in questo report?

Quanti chilometri, quante ore ha passato in quella determinata zona, la critical power… e li confronto con gli anni precedenti. Per esempio, ormai sono parecchi anni che lavoro con Elisa Longo Borghini e di lei posso fare lunghi confronti. In base a questi inizio a pensare dove posso migliorare ancora, se ho sbagliato qualcosa… incrociando il dato numerico, ma anche ciò che mi ha detto l’atleta. Perché poi il confronto numerico resta importante, ma non vanno dimenticate le sensazioni del corridore. Per esempio nell’analisi generale c’è scritto anche se quell’atleta paga più o meno il fuso orario. In questo caso si cerca di non farlo allontanare troppo dall’Europa. O se soffre di sinusiti o raffreddori frequentemente, allora gli consigliamo di allenarsi maggiormente al caldo.

Voi per esempio siete in ritiro, e così altri team, è il cosiddetto ritiro senza bici: a cosa serve? E perché è importante farlo? E come ci “s’incastra” il lavoro del preparatore?

Il report e il ritiro sono importanti perché con la fine della stagione inevitabilmente si è già proiettati con la testa verso l’anno nuovo. E poi è un ciclismo veloce quello attuale, a gennaio si va a correre. Quindi s’imposta anche la preparazione, almeno i macrocicli, di carico e scarico, in base ai grandi obiettivi, tanto più che nel 2024 ci saranno anche le Olimpiadi. C’è un planning da individuare.

Incrociare i dati oggi è più facile da una parte, ma più difficile dall’altra, vista la mole d’informazioni che si accumula con i nuovi software
Incrociare i dati oggi è più facile da una parte, ma più difficile dall’altra vista la mole d’informazioni che si accumula con i nuovi software
Da cosa vedi i miglioramenti dei tuoi atleti?

Innanzitutto dai risultati e dalle prestazioni in gara: ciò che più conta. Poi dai dati legati principalmente alla soglia, alla forza… Ma c’è anche la valutazione tattica: come si è affrontata la corsa, se si è più o meno tranquilli, se si sono commessi errori.

Prima, Paolo, hai detto che stili un report, nel tuo caso va a finire “sulla scrivania” di Guercilena, il team manager, o comunque alla dirigenza?

No, il report è più una cosa mia personale, figlia di un mio metodo di lavoro affinato negli anni. Non è la squadra che me lo richiede. Poi chiaramente se individuo qualche aspetto o qualche dato particolare, lo condivido sia con l’atleta che con il capo della performance, Josu Larrazabal, e da lì con gli altri coach.

L’altro giorno parlando tra le righe con Michele Bartoli, anche lui preparatore, ci aveva detto che stava preparando le “schede dei consigli” per atleti per affrontare questo periodo di stacco. Anche per te è così?

Noi, anche se non abbiamo ancora tutto il calendario, sappiamo già chi correrà a gennaio. Ed è importante saperlo ora. Di solito questi atleti sono quelli che hanno smesso prima e pertanto faranno un percorso diverso. Magari lo stacco lo hanno già fatto e tutto s’imposta diversamente. Questo per dire che i consigli si danno, ma individualmente. Riprendo l’esempio della Longo, con tutto quello che le è successo quest’anno, abbiamo deciso di farle osservare uno stop un po’ più lungo per consentirle di recuperare meglio.

E cosa riguardano questi consigli? 

Sono consigli generali che riguardano soprattutto l’alimentazione e la gestione dell’attività. Lo stacco è importante soprattutto di testa. Quindi okay le attività alternative, ma senza stress. Non solo, ma gli consigliamo di fare eventuali interventi in questi giorni. Per esempio, se qualcuno deve fare qualche intervento ai denti, al naso… cose da non fare in corso d’opera per non perdere tempo prezioso. C’è ancora un’altra cosa sulla quale batto molto: la posizione in bici più dettagliata.

Nella progettazione delle lunghe trasferte vengono prese in considerazione anche le reazioni al fuso orario, qui la Lidl-Trek in Giappone
Nella progettazione delle lunghe trasferte vengono prese in considerazione anche le reazioni al fuso orario
Cioè?

Con i nuovi o se ho un atleta che aveva un problema più evidente, insisto perché si attivino nel fare i vari test biomeccanici, tanto più che il peso è ancora buono e la muscolatura è ben definita. Questo vale anche per il vestiario. Le misure per un body da crono meglio prenderle adesso che non fra due mesi quando magari il corridore ha due o tre chili in più.

Come condividi il tuo report?

Invio un’email all’atleta, ma preferisco accompagnarla da un colloquio, meglio ancora se di persona. Per esempio, prima di venire qui negli States mi sono appuntato alcune cose per parlare con alcuni atleti e gli do queste indicazioni.

Restiamo sul report: su quale aspetto si sofferma il preparatore? C’è un dato in particolare che analizza?

Un dato solo non c’è, ma se guardo un dato metto in relazione le critical power tra un anno e l’altro, tra mese e mese… E tra i periodi che m’interessano. A quel punto vedo se siamo arrivati all’appuntamento “X” con la forma giusta. Perché se i massimi valori sono stati espressi durante l’obiettivo, va bene. Ma se un mese prima i valori erano più alti che in gara, allora vuol dire che si poteva fare meglio. A quel punto, come dicevo prima, inizio a pensare: “Qui mancava questo”. “Qui potrei fare così”… e di conseguenza immagino come fare, che poi a me piace cambiare. Okay, alcuni concetti base sono intoccabili, ma poi mi piace dare nuovi stimoli: è importante sia per l’atleta che per me come preparatore.

Tre anni alla Bahrain per diventare grande: il saluto di Milan

19.10.2023
5 min
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LIUZHOU – Milan parla sotto voce, come sua abitudine. Con questi suoi gesti lenti e il taglio degli occhi leggermente a mandorla, il gigante friulano è diventato il beniamino dei tifosi cinesi. Abbiamo provato a parlarci ieri, non è stato possibile sottrarlo alla loro presa. Oggi per fortuna c’è più tempo.

La città ha ben più di duemila anni, ma il raduno di partenza della quinta tappa del Tour of Guangxi l’hanno fissato in una periferia modernissima, dagli spazi immensi. Dei fiumi, i templi, le montagne e la Foresta Urbana si vedono le foto appese ai pannelli che delimitano la strada. Restando nella carovana, non si ha davvero la percezione dei luoghi attraversati, per fortuna il poco tempo libero si riesce a dedicarlo a qualche passeggiata per scoprire piccole porzioni dei dintorni. Oggi si arriva a Guilin.

La vittoria della seconda tappa, l’oro olimpico e il suo aspetto hanno fatto di Milan una vera star tra i tifosi cinesi
La vittoria della seconda tappa, l’oro olimpico e il suo aspetto hanno fatto di Milan una star tra i tifosi

Il 2023 è stato l’anno della rivelazione su strada e questo ha fatto di Milan un pezzo forte del mercato. La Lidl-Trek lo aveva già adocchiato da un pezzo: Luca Guercilena, scherzando, ci disse di averlo contattato prima che vincesse la tappa del Giro, altrimenti avrebbe avuto addosso ben più… estimatori. Eppure il corridore, che è volato in Cina e ha chiuso la stagione vincendo, sa benissimo di dovere molto al Team Bahrain Victorious e al gruppo che lo ha supportato per tutto l’anno.

Che cosa sono stati questi primi tre anni da professionista?

Sono cresciuto. Ho fatto molte esperienze. Sono stati tre anni molto costruttivi, pur essendo consapevole che devo crescere ancora e fare altra esperienza. Bisogna sempre cercare di migliorarsi, mai fermarsi in un punto e sentirsi arrivati. Sono stati tre anni molto belli.

Si prepara la volata: il diesse Stangelj dà le dritte per gestire al meglio la tappa
Si prepara la volata: il diesse Stangelj dà le dritte per gestire al meglio la tappa
La pista completa il corridore, ma con i suoi impegni può darsi che ne rallenti lo sviluppo su strada?

Secondo me è un crescere parallelo. La pista mi ha aiutato ad avere questo spunto veloce, per cui il miglioramento su strada arriva anche dal velodromo. La stessa capacità di tenere queste piccole salitine da un chilometro e mezzo, com’era qualche giorno fa quando ho vinto. Fare certi sforzi, brevi ma intensi, e riuscire a recuperare abbastanza in fretta, per essere capace di fare una buona volata. Per questo la pista mi ha aiutato molto.

La convocazione per il Giro è arrivata in extremis, ti aspettavi di uscirne con una tappa vinta, tanti piazzamenti e la classifica a punti?

No, sinceramente no. Sono andato al Giro d’Italia motivatissimo, ma anche dicendo che tutto quello che fosse arrivato sarebbe stato ben accetto. Era il mio primo Giro d’Italia, sinceramente puntavo a finirlo e avrei cercato di aiutare la squadra il più possibile. Non mi sarei mai immaginato di riuscire a raggiungere gli obiettivi che alla fine abbiamo raggiunto insieme. Eravamo tutti motivati, per me è stato semplicemente fantastico. Ho dei bei ricordi che non dimenticherò.

A Nongla, arrivo in salita: ritardo inevitabilmente pesante per Milan che è alto 1,93 e pesa 84 chili
A Nongla, arrivo in salita: ritardo inevitabilmente pesante per Milan che è alto 1,93 e pesa 84 chili
Prima volata a San Salvo e vittoria tua: meravigliato oppure ti vedevi a fare volate di gruppo a quel modo?

Stupito per il fatto di essere arrivato lì in una maniera molto tranquilla, pulita. Sono riuscito a destreggiarmi in mezzo al gruppo e poi sono riuscito a fare la mia volata. Ero concentratissimo per fare proprio quello e alla fine esserci riuscito in modo così lineare un po’ mi ha stupito.

Pensi che al momento sia più completo il Milan della strada o quello della pista?

Non lo so, penso di dover migliorare da ambo le parti. Su strada devo migliorare ancora molto, ma anche su pista c’è sempre qualcosa da ottimizzare.

Sei stato campione olimpico a 21 anni, si avverte già un po’ di tensione per Parigi 2024?

Non ancora, ci penserò. Abbiamo sempre un occhio di riguardo per la pista, ma non è ancora una pressione. Farò uno step alla volta. Finirò l’anno, mi riposerò, staccherò un po’ la testa e poi ripartirò al meglio possibile per affrontare l’anno olimpico che arriva.

Milan e la sua Merida Reacto: insieme hanno vinto anche una tappa al Giro
Milan e la sua Merida Reacto: insieme hanno vinto anche una tappa al Giro
Nei mesi qui alla Bahrain Victorious si è creato un bel gruppo attorno a te.

Sì, è un bel gruppo e alla fine lo abbiamo visto anche in questi giorni. I ragazzi si sono destreggiati molto bene, mi hanno aiutato tanto nel finale.

L’anno prossimo avrai come ultimo uomo Simone Consonni: hai chiesto tu di averlo in squadra?

Penso che sia stata una cosa combinata. Non è un mistero che mi sarebbe piaciuto avere Simone in squadra e alla fine ci sono state più cose messe insieme che hanno portato al suo arrivo.

La quinta e la sesta tappa hanno avuto l’arrivo a Guilin, città dell’acqua, delle foreste e di storie antichissime
La quinta e la sesta tappa hanno avuto l’arrivo a Guilin, città dell’acqua, delle foreste e di storie antichissime
Da te ci si aspetta anche qualche bella prestazione nelle classiche.

Certo, le classiche sono qualcosa che mi piace e per le quali devo crescere. Sono ambiti in cui devo crescere, voglio specializzarmi. Nei prossimi anni voglio fare il meglio possibile. Invece negli ultimi tempi ho un po’ lasciato in disparte la cronometro.

Come è andato il viaggio in Cina, cosa ti pare di tanta popolarità?

Sinceramente non mi aspettavo così tanto, però è bello. Sono anche stato contento di venire. Puntavo a finire bene, ci tenevo a vincere per portare a casa il massimo possibile da questo viaggio. Per me e per la squadra.

Baroncini alla UAE Emirates: l’obiettivo è rilanciarsi

18.10.2023
5 min
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LIUZHOU – Quando qualche giorno fa parlammo con Luca Guercilena dei nuovi acquisti della Lidl-Trek, fra le righe parve di cogliere del dispiacere per la partenza di Baroncini verso il UAE Team Emirates. Come pure per Tiberi, sia pure per ragioni diverse, il senso era quello di aver seminato tanto, lasciando però il raccolto agli altri.

Baroncini è uno dei talenti più concreti che il ciclismo italiano abbia espresso negli ultimi cinque anni, solo che la magia dell’ultima stagione fra gli under 23, con vittorie al Giro U23 e al mondiale di Leuven, si è bruscamente interrotta per una serie di cadute e relative fratture. Lo incontriamo a una partenza di tappa al Tour of Guangxi, con il baccano del foglio firma sullo sfondo, perché qui ogni giorno è una festa. Raggiungendo la postazione della Lidl-Trek abbiamo scambiato uno sguardo divertito con Jonathan Milan, preso d’assedio da decine di tifosi. La presenza di questi corridori è un’occasione troppo ghiotta per ragazze e ragazzi che magari in Europa non ci andranno mai e chissà quando e se li rivedranno (in apertura, il romagnolo sull’arrivo in salita di Nongla, chiuso con 27″ di ritardo).

Lidl-Trek al Tour of Guangxi con solo 5 corridori. Oltre a Baroncini c’erano Cataldo, Aberasturi, Hellemose e Tolhoek
Lidl-Trek al Tour of Guangxi con solo 5 corridori. Oltre a Baroncini c’erano Cataldo, Aberasturi, Hellemose e Tolhoek
Credi che alla Lidl-Trek possano essersela presa che tu vada via?

Non vedo perché. Mi hanno preso perché credevano in me e io sono andato perché credevo nella squadra, ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Ci lasciamo in buoni rapporti, nessuno dice che un domani non torneremo a incontrarci.

Sei passato professionista con la testa del vincente, pronto a fare risultato. Possiamo dire che la realtà è stata parecchio più dura?

Sicuramente le cadute hanno inciso tanto, per il fatto che ogni volta dovevo fermarmi e ripartire da zero. Quindi la condizione scendeva subito e per riportarla su, magari facevo le cose un po’ in fretta per ritornare al meglio possibile. Questo può dare beneficio per un mese, un mese e mezzo, poi però inizia un calo della performance e questo mi ha impedito di ottenere i risultati che speravo. In più il fatto di cadere e rompermi un po’ mi ha condizionato.

Baroncini, qui in azione al Gran Piemonte, ha corso con l’attuale Lidl-Trek per due stagioni.
Baroncini, qui in azione al Gran Piemonte, ha corso con l’attuale Lidl-Trek per due stagioni.
In che modo?

Mi porta a frenare un po’ prima per non correre rischi. Come qualche giorno fa, ad esempio. Quando Milan si è toccato con uno accanto a lui, io ero appena dietro e ho frenato con più energia del solito. Io sono sempre stato un grande limatore e magari questo ha portato a qualche errore di troppo. A qualche caduta che si poteva evitare.

Cosa hai capito di Filippo in questi due anni?

Sicuramente ho avuto la conferma della tenacia che ho sempre pensato di avere. Questi episodi hanno ribadito che sono resiliente, che non mollo mai dopo le brutte esperienze. Sono stati un test. Sono maturato grazie anche a queste sfighe, che mi hanno fatto crescere anche dal punto di vista della calma interiore.

Perché cambiare squadra?

Partiamo dal fatto che sentivo il bisogno di cambiare, avere nuovi stimoli, ripartire quasi da zero per potermi rilanciare. Sicuramente in Trek ho avuto una buona crescita, senza tanto stress. Ecco, magari di quello avrei voluto averne di più. Tante volte sono io stesso che mi creo più stress del dovuto per cercare risultati, quindi magari questa è stata la sola cosa che avrei voluto.

La grossa delusione dopo il campionato italiano, quando una foratura lo ha tagliato fuori dal finale
La grossa delusione dopo il campionato italiano, quando una foratura lo ha tagliato fuori dal finale
La UAE Emirates ti ha detto cosa si aspetta da te?

Non mi hanno preso per tirare, piuttosto per crescere e farmi ritrovare la fiducia nei mezzi che secondo loro ho ancora. Mi seguivano già da quando ho fatto quei buoni risultati al Giro U23, già lì c’era stato un loro forte interesse, che poi hanno sempre mantenuto. Diciamo che questa è stata la chiave che mi ha fatto scegliere la nuova squadra. Ho bisogno di trovare la fiducia in me stesso e da parte della squadra. E’ questo il motivo del cambio.

L’appunto fra addetti ai lavori è che rischi di andare a tirare per Pogacar, se Tadej sarà nelle classiche cui anche tu punti.

Benvenga se ci sarà da lavorare per Pogacar, perché aiutare una persona così forte sicuramente ti porta a crescere. Piuttosto che essere quasi anonimo in mezzo al gruppo, preferisco mettermi a disposizione e poi magari staccarmi negli ultimi 50 chilometri. Avere un obiettivo in corsa è una cosa che mi motiva tanto, quindi sicuramente mi servirà per crescere.

Quindi la testa resta quella del vincente?

Sappiamo che ormai bisogna essere bravi in tutto, dal mettersi a disposizione a provare a vincere. In questi ultimi due mesi ho imparato tanto aiutando la squadra. Penso sia fondamentale nel ciclismo, quindi mi sento pronto in tutto e sicuramente la mia mentalità non è mai cambiata.

Al foglio firma con Brad Sohner, speaker americano, che ha raccontato il Tour of Guangxi
Al foglio firma con Brad Sohner, speaker americano, che ha raccontato il Tour of Guangxi
La cronometro rimane qualcosa su cui investire?

Sempre di più. Parlando con gli uomini UAE, ho capito che loro puntano tanto su di me anche per quello. Perciò sicuramente svilupperemo le nuove posizioni, andremo in galleria del vento. C’è dietro un bel progetto. Da qui in Cina vado direttamente a Dubai e poi Abu Dhabi, dove avremo un primo incontro, sicuramente soft, più che altro per conoscerci.

Che tipo di emozioni si provano cambiando squadra?

Quando sono passato dalla Beltrami alla Colpack, mi sembrava un grande salto e un po’ mi sembra di riviverlo. Sono le stesse emozioni, le stesse sensazioni. Ho tanta voglia di cambiare aria, di ricominciare quasi da zero. Chiudere un libro e aprirne un altro.

Milan a Qin Zhou ruggisce per la squadra e per la fiducia

13.10.2023
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QIN ZHOU – Come quando sei sottacqua e vedi la superficie là in alto. Il fiato inizia a scarseggiare. Sei sotto da troppo e se non dosi bene il respiro, rischi di passartela male. L’alternativa, che richiede freddezza ed esperienza, è non farsi prendere dal panico. Gestirsi e risalire a un ritmo costante, fino alla luce e l’aria fresca. Dopo la volata di oggi a Qin Zhou, Jonathan Milan aveva la faccia di uno che è appena riemerso da un tempo molto lungo. Ha gridato. Ha inalato aria come se gli mancasse da troppo. E poi si è lasciato andare ad abbracci e festeggiamenti selvaggi e coinvolgenti.

La seconda tappa del Tour of Guangxi 2023 la vince il friulano del Team Bahrain Victorious e alle sue spalle non c’è Viviani, che ieri l’ha infilato giusto alla fine, ma De Kleijn della Tudor e Molano del UAE Team Emirates. Media di giornata 45,823.

Milan ha ringraziato il Team Bahrain Victorious che nel 2024 lascerà per la Lidl-Trek
Milan ha ringraziato il Team Bahrain Victorious che nel 2024 lascerà per la Lidl-Trek
C’è differenza rispetto a ieri?

Eh (ride, ndr), non sono partito lungo. Sono partito giusto. Ogni tanto si sbaglia, l’importante è imparare dagli errori. Oggi è andata bene. Devo dire però che i ragazzi si sono comportati in maniera eccezionale. Nel finale mi hanno supportato, mi hanno guidato fino agli ultimi metri e io ho dovuto solo sprintare. Sono contento. Ho detto che avevo buone sensazioni e volevo tornare a correre per vincere.

Si chiude un periodo un po’ storto con questa vittoria?

Un po’ storto… Sì, un po’. Dopo il Giro ho fatto fatica a trovare una condizione accettabile. Ma volevo tornare alla vittoria per fine stagione. Sapevo che ce la potevo fare e ci abbiamo messo tutti il massimo.

Ti dispiace un po’, in fondo, andar via da questo gruppo che funziona così bene?

Certo, non posso dire di no. Ho amici e tutto quello che abbiamo costruito insieme. Da una parte dispiace, dall’altra inizieremo una nuova avventura (Jonathan passerà alla Lidl-Trek, ndr). L’ho detto appena ho saputo che sarei venuto qua. Ho detto alla squadra che avrei voluto finire bene con loro e portare delle vittorie.

Il fatto di cambiare squadra è difficile da gestire?

Non è semplice, l’aspetto mentale conta tanto. Sono contento di aver vinto, perché dopo il Giro c’è stato un periodo un po’ così, però con il giusto allenamento e soprattutto con la calma, sono riuscito a rimettermi in sesto.

E’ importante chiudere vincendo?

E’ importante finire bene. Ed era importante per me mentalmente, perché so che anche per la squadra sarà una bella chiusura di stagione.

Milan è salito per 4 volte sul podio: la vittoria, la maglia a punti, quella bianca e la maglia rossa di leader
Milan è salito per 4 volte sul podio: la vittoria, la maglia a punti, quella bianca e la maglia rossa di leader
Hai parlato di calma: significa che dopo i mondiali ti sei fermato per fare un reset e poi sei ripartito?

Esatto. Ero stanco, mi sentivo affaticato, appesantito per la fatica. Non mi sono proprio fermato, diciamo che ho calato un attimo con gli allenamenti. Fermato completamente proprio no.

Ieri Viviani ha esultato urlando, tu lo stesso: fa parte della difficoltà di vincere a fine stagione?

Ognuno esulta a modo suo, ma ci sono vittorie e vittorie. Alcune nascono da dentro e hanno motivazioni particolari.

Consonni apripista per Milan, con qualcosa ancora da scoprire

10.10.2023
6 min
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Siamo rimasti un po’ sorpresi nel non vedere Simone Consonni al via del Gran Piemonte qualche giorno fa, ma lui ha messo subito le cose in chiaro. «Non ero al top e la squadra ha fatto altre scelte. In questa fase della mia stagione, avendo ripreso dopo lo stop iridato, o ero fresco e ti tiravo fuori la super prestazione. O, come alla Bernocchi, non tenevo il ritmo e mi fermavo».

Il campione olimpico del quartetto ha così chiuso il suo 2023 agonistico su strada. A fine anno lascerà la Cofidis per passare alla Lidl-Trek, dove troverà anche il suo compagno di successi su pista, Jonathan Milan. 

Rientrato dopo l’infortunio di Glasgow, Consonni tra Agostoni e Bernocchi ha solo accumulato tanta fatica. Inutile continuare così
Rientrato dopo l’infortunio di Glasgow, Consonni tra Agostoni e Bernocchi ha solo accumulato tanta fatica. Inutile continuare così
Simone, innanzitutto come stai. Eravamo rimasti all’incredibile incidente di Glasgow…

Ora meglio. In questi casi è più la pazienza per rientrare che altro. Si è trattato di sistemare le cose, nel senso di fare gli esercizi per la spalla, la scapola… E infatti adesso mi alleno bene e anche tanto. Sto facendo parecchi chilometri, anche se non corro più. E’ un modo per non fermarmi presto. Esco la mattina di buon’ora, sia perché le giornate sono ancora belle, sia perché nel pomeriggio ho molte commissioni da sbrigare, visto che il 20 ottobre mi sposo. E’ come nei chilometri finali, devi spingere a tutta!

A proposito di spingere nei chilometri finali. E’ quel che dovrai fare il prossimo anno con Milan alla Lidl-Trek a quanto pare. Come è andata questa trattativa?

C’era già stato qualche contatto dopo il Saudi Tour ad inizio stagione. Lì avevo vinto e venivo da altre vittorie sul finire della stagione precedente. Però io stavo bene alla Cofidis e declinai le lusinghe. La stagione proseguiva bene, altri bei piazzamenti, una buona Tirreno. Ero motivatissimo per il Giro. E così ho deciso di andare in ritiro in Colombia, con l’okay della squadra, per fare tutto al massimo. Sono tornato che andavo fortissimo. A Francoforte avevo valori ottimi. Poi dopo 5-6 tappe del Giro ho avuto un crollo fisico.

E a cascata anche mentale…

Esatto. Prima del Giro dovevo rinnovare con Cofidis, ma poi ho visto che temporeggiavano e lì ho capito che era finito il mio tempo in questa squadra. Io ho dato il 100 per cento. Sempre. Ma non sempre sono andato bene. Sono andato in Colombia a farmi il mazzo e non tre settimane ad Ibiza. A quel punto ho rivalutato la proposta della Lidl-trek che mi aveva continuato a dare fiducia e mi aveva lasciato la porta aperta. Una scelta che col senno del poi avrei dovuto fare ad inizio stagione.

In due anni alla Cofidis, Consonni e Viviani hanno corso 94 giorni insieme con tre GT. Se si considerano le tappe di montagna, i ritiri dell’uno o l’altro, le occasioni di volate insieme non sono state poi tante
In due anni alla Cofidis Consonni e Viviani hanno corso 94 giorni insieme con tre GT
E ti sei ritrovato Milan…

Lui lo conosco bene. Qualche voce, ma solo rumors, in gruppo girava già da tempo. Cosa farò con lui? Ancora non abbiamo stilato un programma chiaramente, ma l’idea è quella di fare un calendario appaiato. Devo cercare di fargli prendere la strada giusta, specie negli ultimi chilometri. Johnny è giovane, fortissimo, va un po’ raddrizzato di testa, non in quanto a professionalità, ma per normali errori di gioventù.

Adesso non sei più il giovane tu. E’ come se si fosse invertito il ruolo con Viviani?

Io ho fatto l’apripista per Gaviria, Kristoff, poi per Elia e credo di avere l’esperienza per poterlo fare bene con Johnny e farlo crescere. E non dimentichiamo che alla Lidl-Trek c’è anche Pedersen, ci sono più uomini di punta. E’ una squadra aperta a più soluzioni. Io posso aiutarli, ma anche loro possono aiutare me a trovare la mia miglior dimensione.

Tecnicamente cosa dovrai fare con Milan? Dovrai portarlo fuori con velocità maggiore? In progressione? Dovrai correre con due “occhi” dietro le spalle?

Dirlo così è difficile. Di certo Jonathan ha una potenza esagerata. Al Giro ha fatto delle cose assurde, anche se io non sono rimasto stupito. Lo conosco, lo vedo lavorare in pista, conosco i suoi wattaggi, i  lavori che fa… In una specialità come il quartetto dove ogni minima accelerazione o decelerazione si sente serve un certo feeling. Poi però bisogna riportare tutto su strada, in corsa… e non è facile. Prima di dire cosa dobbiamo fare e come farlo, bisogna lavorare su strada. E poi non si tratta solo del feeling tra noi due.

Simone in testa e Jonathan a ruota: i due, anche grazie al quartetto, si conoscono alla perfezione
Simone in testa e Jonathan a ruota: i due, anche grazie al quartetto, si conoscono alla perfezione
Cioè?

Serve anche quello con la squadra. Il team deve crederci. Io ho in mente la vittoria di Pedersen al Tour. La squadra ci credeva a tal punto che due scalatori come Ciccone e Skjelmose tiravano in pianura ai cinque chilometri dall’arrivo.

Hai parlato di dimensione da raggiungere, ebbene qual è la tua?

Non lo so ancora, spero quella che dovrò ancora raggiungere.

Simone, ma ti senti un apripista ormai o un velocista di punta?

Io non mi sono mai reputato un velocista assoluto, ma un buon corridore che se dà il massimo, se sta bene, può spalleggiare con i migliori al mondo. Quello che posso dire è che il mio top di prestazioni l’ho toccato non quando dovevo correre per me, ma quando ero in appoggio (parole che ben si sposano con quanto detto da Guercilena, ndr). In appoggio a Viviani. Ricordo che in quella fase ho colto delle fughe importanti al Giro d’Italia per esempio, come a Stradella e a Gorizia. Fughe scaturite da un’ottima condizione.

La stagione di Consonni era partita molto bene. Qui la vittoria a Maraya al Saudi Tour
La stagione di Consonni era partita molto bene. Qui la vittoria a Maraya al Saudi Tour
Noi ti ricordiamo vincitore di un italiano under 23 durissimo. Oggi invece in salita fai tanta fatica, forse anche per quel chiletto o due di di muscoli in più che ti servono per la pista. Senza quella massa potresti andare più forte? Per assurdo anche in volata? Ci sta questa analisi?

Se partiamo da quell’italiano okay, potrei essere più di un velocista, ma parliamo di 7-8 anni fa e nel frattempo il ciclismo è cambiato. Si va più forte in salita, la si approccia diversamente. Faccio un esempio. La Bernocchi l’ho fatta anche al primo anno da pro’, anzi ero ancora under 23. Se su sette passaggi del Piccolo Stelvio si apriva il gas dal quinto in poi, era grasso che colava. Adesso si va forte sin da subito. Prima i velocisti tenevano, adesso no. L’altro giorno sono arrivati in cinque o sei. C’è una gestione della corsa che taglia fuori i velocisti. E anche dopo Parigi 2024 non credo che alla fine cambierà molto. I lavori che si fanno in pista servono anche per le volate. Magari potrebbero essere meno estremizzati, ma aiutano.

Quindi Consonni velocista.

Poi non so, forse anche io negli ultimi due anni senza Elia non dico di non aver dato tutto, ma con lui avevo più responsabilità. Ne ho sempre avute di più quando dovevo lavorare per gli altri anziché che per me. Forse perché avevo “paura” di farmi trovare impreparato.

Se è così, ti rimetti in gioco parecchio con Milan…

Non abbiamo ancora parlato a quattro occhi, ma direi di sì. Per me sarebbe stato più “facile” restare in Cofidis, magari anche da leader. Lì se sbagliavo avevo meno pressione i miei eventuali errori erano meno in vista. Nella nuova squadra avrò più responsabilità. Insomma non vale il discorso: “Consonni ha fallito come leader alla Cofidis e va a fare l’apripista alla Lidl-Trek”.

Il Lombardia da dentro. In corsa c’era anche Elisa Longo Borghini

08.10.2023
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BERGAMO – Il Lombardia visto da dentro. Questa è stata la giornata di Elisa Longo Borghini nell’ultima Monumento della stagione. Una gara che l’ossolana della Lidl-Trek adora dichiaratamente e che ha seguito sull’auto di Stefano Allocchio, direttore delle corse targate Rcs Sport.

La stagione agonistica di Longo Borghini è finita anzi tempo per una serie di sfortunate vicissitudini fisiche. Non ha mai fatto mistero di quanto abbia sofferto chiudere prima il 2023, quindi tanto vale fare le cose che uno ama di più e, se possibile, divertirsi per guardare oltre. Elisa ha già superato questo step, anzi ha gli ultimi preparativi del matrimonio col suo Jacopo Mosca che l’attendono. E ne racconta alcuni divertenti di prima mattina a Como mentre è davanti al bus della sua squadra prima della partenza.

Così, tra una chiacchiera e l’altra, ne approfittiamo per rendere Elisa nostra inviata per sapere come un’atleta vive una gara da un altro punto di vista.

Stefano Allocchio è il direttore di corsa di Rcs Sport. Nella sua auto passano tutte le informazioni della gara
Stefano Allocchio è il direttore di corsa di Rcs Sport. Nella sua auto passano tutte le informazioni della gara

Dopo il traguardo

I mezzi dell’organizzazione scorrono sotto la linea d’arrivo di Bergamo anticipando le ultime pedalate solitarie di Pogacar. L’appuntamento con Longo Borghini ce lo abbiamo in zona palco premiazioni per il suo racconto.

«Avevo già vissuto questa esperienza nel 2016 – spiega Elisa – Rispetto al passato stavolta partiva Jacopo ed è stato particolare durante il trasferimento iniziale al chilometro zero vederlo di fianco a me. Io sull’auto del direttore di corsa, lui in bici. Anche se della gara in sé si vede poco, se non la testa, ho seguito la corsa da amante del ciclismo da una postazione privilegiata. Di mestiere faccio la professionista, amo profondamente questo sport e mi piace guardare le corse ma vederle dal vivo è tutta un’altra cosa, specie in questo modo.

«Se mi aspettavo Jacopo in fuga? – risponde – Diciamo che sapevo che, mancando Ciccone, doveva andare in fuga uno dei nostri compagni di squadra. Sapevo che ci avrebbero provato anche se poi le dinamiche di gara sono diverse e non sempre così semplici. Alla fine lui non c’era ma ci è andato in fuga Hellemose ed è stato bello vederlo tutto il giorno davanti».

Dentro l’auto

Qualcuno dice che se non si vuole vedere o sapere nulla di una gara di ciclismo, bisogna salire su un’auto in corsa. In realtà non è proprio così, però certamente si percepisce l’emozione e l’adrenalina ti fa trascorrere sei ore di gara senza quasi accorgertene.

«In macchina ci sono tantissime comunicazioni radio – prosegue Longo Borghini – tra direttore e radio corsa, staffette, cambio ruote, polizia, squadre e altri mezzi. É un continuo scambio di informazioni per avere la situazione sempre sotto controllo. Sono importantissime per tutti, e di conseguenza per i corridori».

Il Giro di Lombardia regala sempre grandi panorami, soprattutto se il clima è più estivo che autunnale
Il Giro di Lombardia regala sempre grandi panorami, soprattutto se il clima è più estivo che autunnale

«Secondo me – va avanti nella analisi – sono fondamentali alcune segnaletiche, anche laddove uno possa pensare che sono superflue. Bisogna tenere conto che negli 30/40 chilometri di gara si è sempre al gancio, può mancare un po’ di lucidità. Ad esempio le insegne luminose, accompagnate da un suono che attirano l’attenzione, penso che abbiano portato molta più sicurezza per noi corridori in curva o nei punti in cui possono esserci ostacoli sul percorso».

«Tuttavia da amante della velocità – ci dice col sorriso sulle labbra – mi è piaciuto particolarmente essere nella macchina del direttore perché deve sempre allungare rispetto corridori, quindi eravamo sempre un po’ di traverso nelle curve. Mi sono divertita in quei momenti e scusate se non vi ho fatto nessuna foto dal finestrino. Significava avere la nausea e far passare una brutta giornata a tutti».

Amore per il Lombardia

L’anno scorso quando il Giro Donne arrivò a Bergamo, Longo Borghini lo disse subito che quel traguardo profumava di Giro di Lombardia. E la versione femminile sarebbe il suo sogno. II panorami, le grandi salite e il pubblico possono stimolare il corridore a non sentire la fatica.

Il pubblico ha salutato l’ultima gara di Pinot. Ma bisogna fare attenzione a non esagerare col contatto per non far cadere l’atleta
Il pubblico ha salutato l’ultima gara di Pinot. Ma bisogna fare attenzione a non esagerare col contatto per non far cadere l’atleta

«Mi piace l’atmosfera che si respira. Di questa gara mi piace veramente tutto. Si passa in zone in cui il ciclismo è nel cuore delle persone, che sono sempre tante sulla strada. I paesaggi sono stupendi e quindi per me il Lombardia ha sempre un fascino particolare. E’ per questo che vorrei un giorno poter correre il Lombardia femminile. So che c’è la volontà per farlo ma tuttavia so che ci sono delle difficoltà logistiche che comprendo pienamente. Però ripeto, sarebbe bello poterlo correre.

«Il ciclismo è lo sport del popolo – chiude – oggi ne ho avuto l’ennesima riprova. Il pubblico del ciclismo non paga un biglietto per i propri idoli in gara. E’ il bello del ciclismo. Il pubblico non può essere contenuto però deve essere più disciplinato, questo sì».

Fine stagione, quando la testa fa più differenza che mai

07.10.2023
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Il coach Notari, Elena Cecchini, Giulio Ciccone… Ciascuno di loro nelle ultime interviste ha parlato dell’importanza della testa in questa fase della stagione. Hanno quasi lasciato intendere che se la “testa gira” si può fare la differenza più che in altri periodi dell’anno. Come a dire che, anche se si è stanchi ma si ha voglia, qualcosa di buono si può combinare.

Elisabetta Borgia, psicologa dello sport della Lidl-Trek e della Federciclismo, ci ha aiutato ad approfondire il discorso.

Elisabetta Borgia, in forza alla Lidl-Trek
Elisabetta Borgia, in forza alla Lidl-Trek
Dottoressa, come dicevamo, il limite fra stanchezza e freschezza mentale può fare una differenza maggiore in questo periodo. Come se fosse più determinante che in altri momenti: perché?

Più che di freschezza, io parlerei di energie mentali. Già altre volte abbiamo usato la metafora del serbatoio che ad inizio stagione è pieno. E mantenerlo pieno è una delle sfide del ciclismo, ma oserei dire dello sport moderno. Il gioco è gestire questo serbatoio tra i vari picchi, evitando di finire senza benzina.

Perché è una sfida?

Perché le stagioni sono più lunghe, lo sport è cambiato, si viaggia di più, c’è più attenzione mediatica… In questa fase della stagione chi ha gestito meglio il serbatoio, tra i momenti di massima forma e quindi di dispendio energetico e quelli di recupero in cui lo ha riempito, riesce a fare la differenza. Mi viene in mente ad esempio un’atleta della mtb che ha avuto un infortunio durante l’anno e che è appena riuscita a vincere la sua prima prova di Coppa del mondo negli Stati Uniti. E’ arrivata a fine stagione ancora motivata e brillante. Evidentemente aver dovuto saltare delle gare, aver dovuto optare per il “Piano B”, l’ha portata a risparmiare energie che le sono risultate preziose adesso. 

Alcuni preparatori ci hanno detto come la freschezza mentale agevoli l’assimilare di alcuni lavori, quindi incida anche sull’aspetto prettamente fisico della prestazione. E’ così?

Di base è molto difficile parlare di dati fisici e aspetti mentali. Noi siamo soliti dividere i due aspetti, quello mentale e quello fisico, ma questa divisione è qualcosa di nostro, una semplificazione. In realtà noi siamo un tutt’uno. E questo vale anche per voi che scrivete. Un articolo, per quanto coinvolgente possa essere, vi viene meglio quando siete freschi, motivati, felici oppure quando dovete scriverlo di notte, annoiati, stanchi e magari un po’ malati?

Marc Hirschi deve aver ben gestito le sue energie, in questa fase della stagione è tra i più attivi e sempre nella top ten
Marc Hirschi deve aver ben gestito le sue energie, in questa fase della stagione è tra i più attivi e sempre nella top ten
Risposta scontata chiaramente

La differenza è che se hai ancora energie, riuscirai ad allenarti con efficacia, a fare la vita da atleta senza sforzi esagerati, a mangiare bene senza troppa fatica. Ma se il serbatoio è vuoto, tutto è più difficile. Poi è chiaro che a fine stagione ci sia della stanchezza psicofisica, ma è normale. Se prendiamo l’esempio del solito serbatoio, è normale che la lancetta sia sulla zona arancione, quella che precede il “rosso fisso”.

Se invece è vuoto?

E’ sintomo che la gestione non sia stata ottimale, che l’atleta non sia riuscito a riconoscere quei segnali, quei campanelli d’allarme, quei “vuoti del motore’”che anticipano lo stop. Così come non va bene se è del tutto pieno. Vuol dire che durante il percorso stagionale non ha dato abbastanza, cosa che personalmente non ho mai riscontrato. Infatti, anche nel caso si sia stati fermi per infortunio o per problemi vari, la rincorsa al rientro e la riabilitazione portano a spendere delle energie nervose. Un infortunio logora.

Prima dottoressa, hai parlato anche di viaggi. Molti atleti più o meno scherzando ci hanno detto del peso di dover ripartire alla volta delle ultime gare importanti tra Cina e Giappone. Anche quello contribuisce a svuotare il serbatoio?

I viaggi sono sicuramente un elemento di stress. Io giro parecchio e amo osservare i comportamenti e gli aeroporti sono un luogo ideale in tal senso. Si vede un po’ in tutti un certo stato di ansia. Pensateci, in aeroporto devi arrivare prima, rispettare certi orari, lasciare la macchina, non dimenticare il passaporto, imbarcare i bagagli… Questi stress valgono per chi sta andando in vacanza, figuriamoci per chi deve lavorare.

I viaggi lunghi sono uno stress e se si parte già stanchi tutto si complica
I viaggi lunghi sono uno stress, specie a fine stagione. Se si parte già stanchi tutto si complica
Chiaro…

Nel caso dei corridori il viaggio di per sé è uno stress: il fuso orario, nel mezzo perdi un allenamento, sai che quando risalirai in sella non avrai ottime sensazioni. Non gli do una connotazione negativa, è oggettivo che i viaggi stagionali siano di più che in passato e a volte sono anche di lungo raggio. Ma tutto questo fa parte di quella che io chiamo “evoluzione della specie”, vale a dire lo sport che cambia.

La soluzione qual è?

La soluzione è riuscire a modulare lo sforzo durante la stagione, essere consapevoli ed osservare i propri limiti. In questo caso avere uno staff affiatato e competente attorno può fare la differenza. Poi chiaramente non si può pensare di controllare e prevedere tutto. Ci vuole anche la flessibilità di modificare i programmi in corso d’opera, quando ci si rende conto che le cose non stanno andando nella direzione auspicata. Tornando al peso dei viaggi, un conto è andare dall’altra parte del mondo avendo fatto una bella stagione e quindi partendo tranquilli. Un conto è andarci se ancora non si ha un contratto per l’anno successivo. A quel punto Cina e Giappone diventano importantissime. Ne vale il futuro di dell’atleta stesso.