ROUVY, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert

ROUVY: rinnovate le partnership con Visma Lease a Bike e Lidl-Trek

06.02.2026
3 min
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ROUVY rafforza il proprio legame con il ciclismo professionistico di altissimo livello rinnovando le partnership con Team Visma Lease a Bike e Lidl-Trek per le stagioni 2026 e 2027. Un accordo che conferma la volontà della piattaforma di indoor cycling di avvicinare sempre di più il mondo delle corse professionistiche alla propria community globale di utenti.

ROUVY è oggi una delle app di riferimento per quanto riguarda il ciclismo indoor realistico permettendo di pedalare su percorsi reali, filmati in alta qualità, direttamente da casa. La collaborazione con due dei team più importanti del WorldTour rappresenta un tassello strategico nella crescita del progetto.

Le partnership, avviate rispettivamente nel 2024 con Lidl-Trek e nel 2025 con Visma Lease a Bike, hanno creato un ponte diretto tra appassionati e atleti di livello mondiale. Gli utenti ROUVY hanno potuto partecipare a “group ride” virtuali e allenamenti strutturati insieme a campioni come Wout van Aert, Victor Campenaerts, Toms Skujiņs e Anna Henderson. Eventi che hanno coinvolto migliaia di ciclisti in tutto il mondo, confermando l’interesse crescente per esperienze digitali condivise con i protagonisti del ciclismo.

ROUVY, Lidl-Trek
E’ possibile partecipare a ride virtuali insieme agli atleti dei team WorldTour
ROUVY, Lidl-Trek
E’ possibile partecipare a ride virtuali insieme agli atleti dei team WorldTour

Un obiettivo chiaro

L’obiettivo di ROUVY è chiaro. Rendere il ciclismo professionistico più accessibile, ispirante e vicino. Attraverso allenamenti, “workout” dedicati e contenuti esclusivi, la piattaforma trasforma la preparazione indoor in un’esperienza immersiva e motivante.

Allo stesso tempo, i team WorldTour traggono vantaggio concreto dall’utilizzo della tecnologia ROUVY. In particolare, il Route Creator consente di registrare, caricare e personalizzare percorsi reali, trasformandoli in tracciati virtuali utilizzabili per allenamento e ricognizione. Un supporto fondamentale nella preparazione delle gare, soprattutto per lo studio di salite iconiche e tratti chiave del calendario professionistico.

Mathieu Heijboer, Head of Performance di Visma Lease a Bike, ha sottolineato come ROUVY sia diventato uno strumento prezioso nel “toolbox” di allenamento del team. La possibilità di simulare percorsi di gara in modo specifico ed efficiente permette agli atleti di arrivare agli appuntamenti più importanti con una conoscenza approfondita del terreno.

Sulla stessa linea anche Josu Larrazabal, Head of Performance di Lidl-Trek. Per il team americano, ROUVY rappresenta difatti un vantaggio competitivo sia in fase di preparazione sia nel rapporto con i tifosi. L’integrazione tra performance e coinvolgimento della community rende la collaborazione particolarmente strategica.

ROUVY, Visma Lease a Bike
ROUVY vuole affermarsi come una delle piattaforme leader nel ciclismo indoor

Il Training Camp

Giusto in questi mesi ROUVY ha inoltre lanciato il nuovo Training Camp. Un programma che unisce allenamenti ispirati ai pro rider dei due team e nuovi percorsi provenienti da località simbolo del ciclismo europeo. Tra queste, Girona e la Costa Brava, vere capitali della preparazione invernale dei professionisti.

Il Training Camp resterà attivo fino alla fine di febbraio, con l’aggiunta progressiva di nuovi itinerari. Un’ulteriore dimostrazione di come ROUVY continui a investire in innovazione, contenuti di qualità e connessione autentica tra tecnologia, sport e passione ciclistica.

Con il rinnovo delle partnership con Visma Lease a Bike e Lidl-Trek, ROUVY consolida il proprio ruolo player di riferimento nel settore del ciclismo indoor. Una piattaforma capace non solo di allenare, ma di raccontare e far vivere il ciclismo professionistico da una prospettiva nuova, accessibile e coinvolgente.

ROUVY

Lidl-Trek, training camp 2026 (foto Lidl-Trek)

I numeri della Lidl-Trek: quanto è grande una WorldTour?

03.02.2026
9 min
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Se mai vi capitasse di frequentare il ritiro di dicembre di una squadra WorldTour, fra mezzi, corridori, staff e ogni genere di figura professionale, vi rimarrebbe addosso il senso di enormità. Quanto sono grandi queste squadre? Lo abbiamo chiesto a Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek. E quando si è trattato di indicare la persona più adatta per spiegarcelo, Luca non ha avuto dubbi e ha fatto il nome di Elke Weylandt. Così a lei ci siamo rivolti per saperne di più.

Elke è belga e basta leggerne il cognome per ricordarsi del fratello Wouter. La sua presenza nel team porta avanti la storia di quello sfortunato campione che perse la vita nel Giro del 2011, con il numero 108 che ne è diventato il simbolo. Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo lavoro.

«Sono la responsabile di tutto ciò che non riguarda lo sport – spiega – quindi logistica, flotta, risorse umane, assicurazioni, budget, eccetera. Ovviamente, non faccio tutto da sola. Ho un ottimo team su cui posso contare e che fa il vero lavoro. Vedo il mio ruolo più come facilitatore. Voglio creare le migliori condizioni possibili affinché i nostri corridori e il nostro staff possano esprimersi al massimo livello. Ecco come vedo il mio ruolo nel team».

Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Di quante cose devi tenere conto?

Sulla scrivania ho un calendario cartaceo delle gare per vedere facilmente dove gareggiamo. Tutto il resto invece è nel computer. La mia agenda è tutta digitale e sincronizzata con il telefono, il computer e il mio iPad. Ho accesso a tutte le informazioni praticamente da qualsiasi dispositivo, però mi piace scrivere su carta.

Come mai?

Quando sono in riunione, scrivo sempre a mano. Ho il mio quaderno con la copertina nera, lo uso per prendere appunti e strutturare i miei pensieri. Prendere appunti mi aiuta a concentrarmi meglio, ma anche a prendere decisioni più intelligenti e veloci. Dopo tutti questi anni, ho un gran numero di questi quaderni neri.

Quanto è complessa l’organizzazione di una squadra così grande?

Fino a quando Lidl non è entrato come azionista di maggioranza, avevamo una struttura molto snella, con Luca (Guercilena, ndr) come general manager e Josu Larrazabal responsabile di tutto ciò che riguarda la parte sportiva. Poi avevamo un team di gestione, ovviamente con due responsabili tecnici che facevano da collegamento con gli sponsor e i diversi fornitori di materiale. C’è Bruno Savona, che si occupa di tutto ciò che riguarda le sponsorizzazioni. E ovviamente c’è anche il responsabile della comunicazione, che è Jacob Kennison. Questa era la nostra vecchia struttura.

Che cosa è cambiato?

Attualmente stiamo ampliando la struttura manageriale. Con Lidl che ha acquisito la maggioranza del team, abbiamo ricevuto molto supporto extra e molto personale in più. Anche il nostro team di gestione sta crescendo, ma il nuovo organigramma non è ancora stato completamente confermato.

Josu Larrazabal è il capo della struttura tecnica in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo della struttura tecnica in casa Lidl-Trek
Una sola persona può gestire tutte le aree o servono referenti per ogni settore?

C’è un gruppo ristretto che supervisiona il lavoro delle singole aree. Ogni dipartimento ha una figura di riferimento. Ad esempio, il team che si occupa dei viaggi è guidato da Barbara Van Maeldergem. Koen de Kort e Glenn Leven, entrambi direttori tecnici, sono il collegamento fra Trek, gli altri partner tecnici e il team. Ogni dipartimento ha un referente e questo è necessario affinché noi del team di gestione possiamo comunicare facilmente e velocemente con tutti.

Da quante persone è composta la Lidl-Trek?

Abbiamo 116 membri dello staff, ma abbiamo anche con noi fra 5 e 10 freelance a giornata che ci aiutano quando tutte le nostre risorse sono già impegnate in un ritiro o in una gara. Sul fronte dei corridori, abbiamo 30 uomini nella squadra maschile WorldTour, 19 donne nella squadra femminile e 15 uomini nel devo team.

Usate un’agenzia per i viaggi o prenotate direttamente dai siti delle compagnie?

Facciamo entrambe le cose. Il nostro team dei viaggi individua i voli e un’agenzia emette i biglietti, a meno che non prenotiamo su low cost come Ryanair, Vueling e le altre. In quel caso prenotiamo direttamente noi sui siti delle compagnie aeree. Quanto agli hotel, per le gare a tappe ce li forniscono gli organizzatori, quindi dobbiamo dire loro quante camere ci servono, quante singole e quante doppie e a volte ci danno un secondo hotel o anche di più. Nei Grandi Giri, ci sono parecchie serate in cui usiamo due hotel. Nelle corse di un giorno invece li prenotiamo noi e con grande anticipo.

Anche la struttura dei meccanici della Lidl-Trek è piramidale: ha i suoi responsabili che riferiscono ai referenti
Anche la struttura dei meccanici della Lidl-Trek è piramidale: ha i suoi responsabili che riferiscono ai referenti
Quanto tempo prima?

Visto che ogni anno facciamo più o meno lo stesso calendario, cerchiamo di tornare negli stessi hotel perché questo rende tutto molto più facile. Ad esempio, il nostro hotel per le Classiche nelle Fiandre lo abbiamo già prenotato a luglio o agosto. Qualche hotel lo prenotiamo nello stesso giorno in cui lo lasciamo. Ad esempio, quello che usiamo per la Parigi-Roubaix degli uomini viene prenotato con un anno di anticipo.

Invece con quanto anticipo iniziate a preparare il training camp di dicembre e quello di gennaio?

Ciò che rende tutto più facile è che andiamo nello stesso hotel da parecchi anni, quindi con loro abbiamo una collaborazione di lunga data. Questo aiuta molto, perché sanno esattamente di cosa abbiamo bisogno, mentre da parte nostra sappiamo che saremo in buone mani e che l’hotel farà tutto il necessario per aiutarci. Perciò, quando iniziamo a preparare la logistica, fatta la prenotazione dell’hotel e fornita loro la lista delle camere, c’è da pensare alla prenotazione dei voli e al resto.

Di quanto tempo parliamo?

Diciamo che iniziamo a organizzare un ritiro con 6-8 settimane di anticipo, perché ci sono molti fattori che devono incastrarsi. Fare il programma dei giorni è un puzzle e per quello iniziamo due o tre settimane prima. Vorremmo farlo anche prima, ma è difficile, perché ci sono ancora dettagli sconosciuti che vengono confermati solo pochi giorni o una settimana prima del nostro arrivo al ritiro.

In che modo gestite il parco biciclette?

I corridori hanno a casa una bici da allenamento, che devono mantenere in ottime condizioni, la squadra si occupa di quelle da gara. Quindi, in linea di principio, un corridore non deve mai viaggiare portando con sé la bici. Succede solo per casi eccezionali, perché di solito è la squadra che porta il necessario per la gara. Se poi quando sono a casa hanno un problema meccanico, quelli che abitano vicino al Service Course, possono rivolgersi a un nostro meccanico. Gli altri possono andare nell’officina Trek più vicina, che farà il lavoro per noi.

Koen De Kort, pro’ fino al 2021, è Head of Technical & Innovation del Team Lidl-Trek
Koen De Kort, pro’ fino al 2021, è Head of Technical & Innovation del Team Lidl-Trek
Ti occupi anche del marketing legato alla sponsorizzazione?

Non fa parte dei miei compiti. Ovviamente tutto ricade sotto il controllo di Luca (Guercilena, ndr), ma abbiamo un dipartimento marketing e sponsorizzazioni che fanno parte della nuova struttura che stiamo implementando con Lidl e che sarà attiva tra qualche settimana o mese.

Fornite voi telefoni e computer allo staff?

Il team fornisce telefoni cellulari e computer a chi ne ha bisogno per il proprio lavoro, ma non ai corridori. Solo pochi tra i dipendenti hanno davvero bisogno di questo supporto, ma tutti hanno un cellulare con un piano telefonico pagato dal team. Oggi la maggior parte dei cellulari è configurata per la doppia SIM e puoi configurare anche una ESIM, per cui cerchiamo di mantenere il nostro team il più verde e sostenibile possibile. Non compriamo subito computer o cellulari per chi ne ha bisogno. Come prima cosa chiediamo sempre se possono usare il loro telefono e se poi quello si guasta, lo sostituiremo.

Con quanto tempo di anticipo ordinate il vestiario?

Per l’abbigliamento casual ci muoviamo con grande anticipo. Ovviamente c’è da decidere quali capi ci servono e le taglie, ma li ordiniamo almeno sei mesi prima dell’inizio della stagione, se non prima. Per quanto riguarda l’abbigliamento da bici, ci piacerebbe avere gli stessi tempi, ma ci vuole sempre un po’ prima che tutte le parti possano mettersi d’accordo sul nuovo design del kit.

Una volta approvato?

Una volta che quello viene approvato sia dalle parti interne sia dall’UCI, iniziamo la produzione. Quindi in questo caso si procede all’ordine quasi a ridosso del ritiro di dicembre, perché tutti i nuovi corridori fanno il fitting nel ritiro di ottobre. Solo dopo possiamo iniziare a produrre i loro capi specifici, mentre. quelli standard sono già pronti.

Lidl è entrata in scena prima del Tour 2023: la presentazione della maglia è avvenuta in un punto vendita Lidl di Bilbao
Lidl è entrata in scena prima del Tour 2023: la presentazione della maglia è avvenuta in un punto vendita Lidl di Bilbao
Spetta a te verificare che le spese da sostenere rientrino nel budget?

Era una delle mie responsabilità, ma nella nuova struttura sarà nominato un CFO (chief financial officer, ndr) specifico per il team Lidl-Trek. Quindi in futuro la finanza sarà rimossa dalle mie funzioni. Fino ad ora abbiamo sempre tenuto conto delle spese che avremmo dovuto sostenere e il dipartimento di contabilità ha fatto un ottimo lavoro nell’impostare un budget, che doveva necessariamente essere un po’ più alto ogni anno per via dell’inflazione. Come si diceva oggi qui in Belgio, l’inflazione è al punto più basso da molto tempo, ma ci sono alcuni ambiti nella vita che sono diventati molto più costosi.

Di cosa parliamo?

Ad esempio, voli e biglietti aerei stanno diventando significativamente più cari. Di queste cose dobbiamo tenere conto. Aggiungiamo sempre più persone e dobbiamo considerare anche questi aspetti quando stabiliamo il budget, che comprende le spese, ma anche gli altri costi operativi necessari per gestire il team.

Fate spesso riunioni con tutti i reparti interni del team?

Abbiamo una riunione bisettimanale in cui sono presenti i membri del team di gestione e discutiamo argomenti generali su cui tutti devono essere informati. Poi ci incontriamo regolarmente con i diversi capi dei dipartimenti per assicurarci che siano aggiornati. Anche se siamo molto più grandi di qualche anno fa, abbiamo ancora queste linee di comunicazione molto brevi con tutti.

Con Lidl al comando la situazione è la stessa?

L’atmosfera non è cambiata. Siamo ancora una grande famiglia e ci conosciamo tutti da tanto tempo. Abbiamo un turnover molto basso, le persone restano con noi per molto tempo e questo aiuta. Il rapporto che abbiamo con tutte queste persone è eccezionale ed è profondo perché lavoriamo insieme da tanti anni. Sento che siamo ancora efficienti come qualche anno fa, quando eravamo molto più piccoli.

Siete più un’azienda o una squadra sportiva?

Di certo non è solo un’azienda, è una famiglia e anche una squadra sportiva. In nessuno dei lavori che ho fatto finora, ho mai avuto la sensazione di lottare per lo stesso obiettivo e per essere la squadra numero uno. E non parlo solo di prestazioni dei corridori, ma anche a livello di staff. Vogliamo che la Lidl-Trek abbia i migliori autisti del pullman, i migliori meccanici, i migliori chef, il miglior nutrizionista, il miglior team di viaggio e tutto il resto.

La Lidl-Trek è composta da 116 b persone dello staff più alcuni freelanca
La Lidl-Trek è composta da 116 persone dello staff più 5-10 freelance a giornata. I corridori sono 64, fra uomini, donne e devo team
Hai parlato di famiglia…

Lavoriamo insieme da tanto tempo, la maggior parte di noi si conosce molto bene. Abbiamo viaggiato, lavorato insieme, vissuto momenti belli e anche meno belli e questa base ci aiuta a essere una delle migliori squadre al mondo e ci aiuterà a diventare la migliore. Quindi no, non è solo un’azienda: è un gruppo di persone che lavorano tutte per un obiettivo condiviso. Ed è fantastico da sentire.

Come gestite il materiale a fine stagione, quando arriva quello nuovo?

Quello che facciamo a fine anno è organizzare tutto il materiale per capire cosa useremo nuovamente. Gli oggetti che non useremo più, li vendiamo in un grande garage market. Organizziamo un giorno in cui apriamo una parte del Service Course a tutte le persone che vogliono acquistare qualcosa dal team. Possono visitare le nostre strutture e acquistare materiale e abbigliamento da professionisti a un prezzo molto interessante. Ed è molto interessante anche per noi, perché dopo quel giorno abbiamo nuovamente il magazzino vuoto. Ed è importante farlo prima che arrivi il nuovo materiale.

Sorride prima di salutarci, ridotta ormai a un filo di voce. Grazie Elke!

AlUla Tour 2026, Jonathan Milan, Matteo Malucelli

Milan, lavori in corso: telaio più piccolo, manubrio più largo

31.01.2026
6 min
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Anche se ieri è partito lungo e si è fatto saltare da quel concentrato di grinta e dinamite di Malucelli (immagine di apertura), è parso a tutti che l’atteggiamento di Milan in volata sia diverso dallo scorso anno. L’inverno non è passato invano e il suo fare scomposto e potente è finito al centro del mirino. Fra chi dice che lo stile non si può incatenare e chi ha sempre sostenuto il contrario, i tecnici della Lidl-Trek si sono messi a studiare la situazione.

Contestualmente, a Milan è stato assegnato un nuovo preparatore: non più Mattias Reck, lo stesso di Pedersen con cui ha lavorato fino allo scorso anno, bensì Matteo Azzolini, che si è formato al Centro Mapei ed è cresciuto poi alla scuola dell’allenatore svedese. E’ proprio lui a guidarci nel nuovo assetto di Milan, precisando che si è trattato di un passaggio interno. Non c’è stato da stravolgere la preparazione precedente, quanto piuttosto cercare di ottimizzare vari aspetti.

Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spallela formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Era necessario mettere mano alla posizione in sella di Milan, dato che il suo stile in volata è stato il tema fisso dello scorso anno?

E’ stato un processo partito dalle analisi che abbiamo fatto delle passate stagioni. Già nell’inverno, con il nostro biomeccanico Yeyo Corral abbiamo fatto i primi tentativi per vedere se potevamo essere più aerodinamici e più composti, per essere più veloci, ma anche più efficaci nello scaricare tutta la potenza in uno sprint e più in generale nella sua pedalata. E’ stato un bel processo perché dopo l’analisi biomeccanica siamo passati anche ai test su strada. Nello specifico abbiamo utilizzato due piste per auto dove abbiamo raccolto dei dati con gli ingegneri.

Quali piste avete utilizzato?

Una di cui non ricordo il nome è collegata al laboratorio dove c’era lo studio Yeyo Corral. L’altro test invece l’abbiamo fatto nel circuito di Aspar, vicino Valencia, durante il ritiro. Effettuata la parte dell’analisi oggettiva, quindi più numerica, ci siamo basati anche sul feeling di Johnny, che sicuramente è una delle cose più importanti.

Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Quali conclusioni avete tratto?

Abbiamo preso la decisione di passare a un telaio un pochino più piccolo e con un manubrio leggermente più largo (nelle foto dall’AlUla Tour si è notato un manubrio non integrato, in attesa che quello nuovo venga prodotto e consegnato, ndr). Questo gli permette di avere una migliore posizione delle spalle e di rimanere un po’ più basso, riducendo il suo impatto con l’aria e l’oscillazione della bici. A questa fase ha fatto seguito anche la parte dell’allenamento.

Quali sono stati i suoi feedback?

Come ben sapete ad esempio dalle cronometro, puoi fare le analisi che vuoi e individuare la posizione più aerodinamica possibile, poi però sta all’atleta dire se si trova bene. Allenarsi e impegnarsi anche in allenamento perché la posizione sia davvero utile. E dopo le prime corse, si può dire che i primi risultati siano stati soddisfacenti.

Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
La biomeccanica ha varie teorie: quando si ha tra le mani un atleta di 1,94 si segue la teoria o si lavora in modo personalizzato?

Quando ho detto che siamo partiti dall’analisi biomeccanica, punto di partenza è stato il concetto di avere la posizione più aerodinamica, ma che puntasse alla riduzione degli infortuni, all’avere un corretto angolo di spinta e la miglior efficienza biomeccanica possibile. Poi è chiaro che il discorso viene anche personalizzato, con piccoli accorgimenti che si possono trovare rispetto all’atleta che hai davanti.

L’adattamento di Johnny a questa nuova posizione è stata faticosa oppure si è subito trovato bene?

Un po’ e un po’. Come dicevo, a seguito della raccolta dei dati più oggettivi – quindi le velocità, le potenze eccetera – una parte che abbiamo tenuto sempre in considerazione è stata anche quella del suo riscontro. La cosa positiva è che entrambe le informazioni, quelle oggettive e anche il suo feeling, andavano nella stessa direzione, quindi anche lui si è trovato meglio con questa impostazione.

Questo ha permesso di fare volate più composte?

Quando fai le esercitazioni di sprint, si prova a rimanere più bassi e più stabili, proprio per automatizzare questo meccanismo. Ci sono dei sistemi che ti dicono la distanza del tuo corpo per esempio dal manubrio. E’ chiaro che sono misure difficili da raccogliere e sistemi difficili da utilizzare con la necessaria precisione nell’allenamento di tutti i giorni. Per cui conta molto anche il fatto che l’atleta sia mentalizzato sullo scaricare più potenza, ma al contempo sull’avere il controllo di quello che succede nella parte superiore del corpo.

Fino a che non diventa qualcosa di spontaneo?

Esatto, il tentativo è quello di automatizzarlo, perché sapete meglio di me che quando arrivi in uno sprint alla fine di una gara molto intensa, agisci quasi per automatismo. Quindi la ripetizione anche mentale dello sforzo, di pensare a questi aspetti, alla fine ti porta ad automatizzarlo e a tradurlo nel modo giusto in gara.

Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Spostiamoci per qualche istante sulla preparazione: pensi che essere così alto, pur con tanti watt, sia un handicap o un punto di forza?

Diciamo che sarebbe diverso, ovviamente, se fosse alto 1,70. Tuttavia ritengo che Milan sia un atleta speciale e secondo me ancora da scoprire. E’ difficile dire se possa compensare con la potenza il fatto di essere molto alto e di conseguenza pesante, ma anche in questo caso è difficile fare una previsione, perché lui stesso non conosce ancora i suoi limiti. Per cui ho fiducia che anche sui percorsi mossi, Jonathan si possa difendere molto bene. 

Al punto da potersi giocare ad esempio una Sanremo?

Questa è una bella domanda. Quando abbiamo impostato la stagione, abbiamo considerato che la tipologia di sforzo richiesto della Cipressa sicuramente la ritroveremo anche in altre gare in cui Johnny avrà l’obiettivo di vincere. Quindi è una tipologia di sforzo che abbiamo allenato e continueremo ad allenare nei dettagli. Ma la Sanremo rimane una gara sempre molto aperta, anche se siamo abituati allo scenario di Pogacar che sicuramente proverà ad attaccare, almeno questo è il pensiero comune. Però rimane una gara molto aperta e a me personalmente viene difficile fare una previsione.

Lidl-Trek, Larrazabal

Ayuso e non solo. Con Larrazabal nei piani della Lidl-Trek

11.01.2026
7 min
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DENIA (Spagna) – Quando si parla con un direttore tecnico, in questo caso il performance manager, di un team si riesce ad avere un quadro generale di come quello stesso team si muoverà in stagione. La volta scorsa abbiamo parlato con Matxin per quanto concerne la UAE Emirates, stavolta siamo andati in casa della Lidl-Trek. Qui il leader tecnico è Josu Larrazabal, preparatore basco dalla sensibilità unica nel sapere entrare nella testa degli atleti e anche nelle gambe (in apertura foto Lidl-Trek).

Da Ayuso a Milan, da Pedersen alla Balsamo, la squadra diretta da Luca Guercilena e dallo stesso Larrazabal si appresta ad affrontare una stagione importantissima. Inutile nascondere che gli obiettivi sono davvero giganti. Inizia, tra l’altro, anche un nuovo triennio WorldTour. Il mercato è stato sostanzioso, non ultimo l’arrivo di Derek Gee e con la Visma – Lease a Bike che perde uno dei suoi leader, Simon Yates, ecco che la Lidl-Trek può davvero diventare l’anti-UAE.

Lidl-Trek, Larrazabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek
Larrazzabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek

I pistard italiani

Il primo argomento gettato sul piatto riguarda i nostri atleti, in particolare i tre pistard e sprinter delle due Lidl-Trek, quella maschile e quella femminile. Ci riferiamo, ovviamente, a Jonathan Milan, Simone Consonni ed Elisa Balsamo. Quest’anno inizia la qualificazione olimpica, va da sé che il mix asfalto-parquet torna centrale.

«Certamente – attacca Larrazabal – il pass olimpico è qualcosa di cui teniamo conto e a cui teniamo anche come squadra per il blasone che ci dà. Nel costruire i programmi lo facciamo sempre insieme alla vostra Federazione. Tra poco, a febbraio, c’è l’Europeo, poi le prove di Coppa del Mondo sono dappertutto. Si deve girare per tutto il pianeta e dobbiamo trovare l’equilibrio con la strada. La qualifica inizierà soprattutto partendo dal mondiale però. E sarà importante fare un po’ di punti soprattutto ».

Negli ultimi anni Larrazabal e la nostra Federazione hanno dialogato, Salvoldi e Bragato in primis, ma anche Villa, gli interlocutori principali. Il tutto va poi mescolato con i programmi e le richieste degli atleti. Anche Larrazabal, insomma, ha il suo bel “Tetris” da fare. Anche perché i tre atleti in questione sono tutti fortissimi, tutti medagliati olimpici e iridati e vanno gestiti al meglio.

«Non saprei dire chi tra di loro è più attaccato alla pista, perché sono davvero appassionati. Forse però dico Simone (Consonni, ndr), perché fa anche più gare durante l’anno, ogni tanto fa anche qualche “Sei giorni”… anche se non sono più sei giorni. In più va detto che rispetto a lui, Elisa e Jonny hanno obiettivi importanti su strada, mentre Consonni ha un ruolo che gli permette di girare maggiormente sul parquet e far diventare la pista anche un extra allenamento, con qualche blocco di lavoro specifico. Forse è proprio questo aspetto che condiziona la mia percezione».

Balsamo, Larrazabal
Elisa Balsamo, come Consonni e Milan, da quest’anno tornerà ad aumentare i periodi in pista (foto Lidl-Trek)
Balsamo, Larrazabal
Elisa Balsamo, come Consonni e Milan, da quest’anno tornerà ad aumentare i periodi in pista (foto Lidl-Trek)

L’arrivo di Ayuso

E’ però Juan Ayuso il vero terremoto (in positivo) del 2026. Il talento spagnolo modifica e incide moltissimo sui piani della Lidl-Trek. Prima la squadra tedesca andava ai Grandi Giri con intenti specifici: conquistare tappe e maglie a punti. Nel 2025 le hanno vinte tutte e tre: Pedersen al Giro d’Italia e alla Vuelta e Milan al Tour. Pertanto le formazioni erano fatte con un determinato criterio. Ora le cose cambieranno. Anche perché l’investimento Ayuso è di quelli grossi, grossi. Si parla di 2 milioni l’anno per cinque stagioni.

«Juan è un corridore che ti cambia la squadra – continua Larrazabal – Hai un ciclone. Lui e Skjelmose hanno fatto un anno eccezionale, sono competitivi dall’inizio alla fine, dall’UAE Tour fino al Lombardia».

Larrazabal sposta subito il discorso sull’organizzazione del team, aspetto cruciale secondo il suo punto di vista: «Tante volte facciamo la doppia se non tripla attività e con due leader fai fin dove puoi. Adesso ne abbiamo un terzo e questo inizia a moltiplicare le opzioni per noi. Faccio un esempio: andiamo con Skjelmose alla Parigi-Nizza e Ciccone alla Tirreno-Adriatico come abbiamo fatto l’anno scorso, ovunque andrà Juan saranno già almeno in due leader. E in quelle situazioni di corsa, quando hai due corridori di quel livello, come squadra sei già messo in un’altra situazione. Poi ovviamente Juan ha fatto vedere che a crono va fortissimo, che nelle classifiche generali va bene e allora aggiungiamo anche del potenziale, non solo un corridore in più. Ayuso ha un potenziale altissimo e siamo veramente motivati».

Ayuso, Larrazabal
Juan Ayuso (classe 2001) ha firmato un contratto quinquennale con la Lidl-Trek
Ayuso, Larrazabal
Juan Ayuso (classe 2001) ha firmato un contratto quinquennale con la Lidl-Trek

Un lavoro certosino

Ayuso è un talento cristallino e non si discute, però ha uno spigolo: il suo carattere, la sua forza e il suo limite al tempo stesso. Che poi è quello che lo ha fatto rompere con la UAE. Un carattere così forte va gestito ed è questa probabilmente la sfida maggiore di Larrazabal e Guercilena.

«Ditemi però chi tra i grandi leader non si arrabbia?». Noi ribattiamo che Ayuso però si arrabbia un po’ di più. Allora Larrazabal continua. «Magari lo hanno fatto arrabbiare! Si parte sempre da zero. Non possiamo giudicare, non sappiamo cosa c’è dietro. È successo più di una volta. Corridori che arrivano da una squadra circondati da voci: “hai sentito”, “hanno detto”… No, la realtà è che ti trovi un’altra persona di fronte. Ora siamo noi, lui Ayuso e l’ambiente in cui ci troviamo. Sono sicuro che vedremo un altro Juan. Sull’Ayuso che ho conosciuto negli ultimi due mesi, non ho niente da dire. Stiamo creando un rapporto come quello che abbiamo con Ciccone, con Skjelmose o Pedersen».

«Ovvio che sono corridori esigenti: staff, materiali, tattiche, atleti che puntano sul dettaglio. Ma, ragazzi, siamo anche abituati a tutto ciò. Abbiamo avuto Cancellara, Degenkolb, Contador, Nibali… non siamo nati due giorni fa».

Intanto Ayuso si sta integrando bene. Sembra aver legato subito con due dei leader di questo gruppo, Mads Pedersen, manco a dirlo, e Giulio Ciccone, con il quale Ayuso aveva un ottimo rapporto già prima di cambiare squadra. I due parlottavano spesso in gruppo. «Secondo me – aggiunge Josu – anche perché sono culturalmente vicini. Anche Verona e Bagioli gli sono vicini. Insomma quelli con cui correrà di più».

Il motore di Ayuso non si discute, discorso diverso per il suo carattere. Ma Larrazabal dice: «Qui ripartiamo da zero»
Il motore di Ayuso non si discute, discorso diverso per il suo carattere. Ma Larrazabal dice: «Qui ripartiamo da zero»

Nel motore di Juan

Larrazabal è soprattutto un tecnico però. Okay la serenità psicologica, ma per sfidare Pogacar e compagnia bella serviranno soprattutto le gambe. Tante gambe. In quanto a numeri Ayuso non è lontano, ma un gap c’è ed è innegabile.

«Ci credete – spiega il basco – se vi dico che da quando lo abbiamo preso non ho guardato ancora un dato di Ayuso? Certi numeri, certi aspetti così strettamente tecnici li ha in mano il suo allenatore, Aritz Arberas.

«Hanno fatto il piano dell’anno. So che sta crescendo e quest’anno ha fatto ancora un passo rispetto all’anno scorso. Tutto ciò mi ricorda quando prendemmo Milan. Mi dissero: “Josu vuoi l’accesso ai dati di Jonathan?” No, non mi serve, risposi. Milan vince le corse e so come le vince. Che dato devo vedere? Qua non è il dato, qua è la corsa. Juan ha battuto Ganna a crono. Ha vinto in salita contro grandi campioni. Per questi aspetti ci sono allenatori che stanno già sul pezzo. Io devo gestire altre cose di Juan: il suo adattamento alla squadra, il suo programma, il suo piano dell’anno, i ritiri, il performance team che lo segue. Il mio incarico è quello di coordinare tutto il lavoro che c’è intorno a lui: nutrizionista, psicologo, dottore, direttore, allenatore».

Larrazabal, Skuijns
Tom Skujins, talento lettone, di pura sostanza… Oltre a lui la Lidl-Trek vanta una lunga lista di campioni
Larrazabal, Skuijns
Tom Skujins, talento lettone, di pura sostanza… Oltre a lui la Lidl-Trek vanta una lunga lista di campioni

Una Lidl-Trek in crescita

L’ultimo aspetto menzionato da Larrazabal ci è parso fondamentale. Ci dà un quadro d’insieme del suo lavoro e di quello del team. «Coordinare lo staff tecnico del ragazzo». Ma di leader in Lidl-Trek ce ne sono diversi. E allora forse il ruolo più delicato di Larrazabal (e anche di Guercilena) è quello di trovare l’equilibrio fra i campioni.

Pedersen, che appare davvero il leader numero uno se non altro per il suo carisma, è stato molto chiaro quando c’è stato da spartire i grandi appuntamenti con Milan. Tuttavia sa mettersi a disposizione e pretende (giustamente) supporto quando serve. Parole chiare, obiettivi ben segnati a inizio stagione e così si procede.

Sarà più delicata la convivenza fra Skjelmose e lo stesso Ayuso, però viste le sfide a cui sono chiamati probabilmente sarà la strada a decretare leadership e quant’altro. Devono sfidare Pogacar, Vingegaard e Remco nelle maggiori gare a tappe e anche in qualche classica. In questo gioco di equilibri potrebbe avere un ruolo cruciale Ciccone, che è si chiamato fuori dalle classifiche per i Grandi Giri, ma è uno di sostanza, che sa fare gruppo ed è anche un leader riconosciuto.

E poi c’è la lunga lista dei battitori liberi a cominciare da Quinn Simmons a Lennard Kamna, dato in ripresa. Da Andrea Bagioli all’astro nascente Albert Philipsen, senza dimenticare un corridore di una sostanza mostruosa, poco appariscente magari, ma sempre presente quando serve: Toms Skujins.

«Siamo consapevoli di essere chiamati a grandi sfide – conclude Larrazabal – ma come detto non è la prima volta che abbiamo tanti campioni e con caratteristiche tanto diverse. Quel che posso dire è che possiamo vincere, magari anche il Tour, ma certo non il primo anno. Il nostro è un progetto al lungo termine e abbiamo il vantaggio che i nostri leader sono giovani. Ma per vincere le grandi corse non basta che sia forte il leader, tutta la squadra deve crescere».

La grande sfida insomma è appena iniziata.

Jacopo Mosca

Vita da gregario, a tu per tu con Jacopo Mosca

05.01.2026
7 min
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DENIA (Spagna) – Non solo campioni, o meglio capitani: così esordimmo quando parlammo qualche giorno fa con Jan Tratnik e così esordiamo oggi con Jacopo Mosca. Il piemontese della Lidl-Trek ci porta nel suo mondo e ci offre punti di vista differenti.

Il suo 2025 è stato costellato da ben 73 giorni di gara. Settantatré volte al servizio di leader diversi, che fossero Grandi Giri, classiche o tappe. Un corridore così vale quanto un leader, una roccia su cui puoi contare. Ed è per questo che il mondo dei gregari, se si è appassionati di bici, è affascinante tanto quanto quello dei capitani.

«Nel 2019 quando abbiamo preso Mosca – ci confida Larrazabal – non avevamo posto. Già era stato con noi per uno stage. Ma appena si liberò uno spazio lo chiamammo subito», per dire quanto un atleta così possa essere importante.

Jacopo Mosca
Jacopo Mosca (classe 1993) è all’ottava stagione con la Lidl-Trek
Jacopo Mosca
Classe 1993, Jacopo Mosca è all’ottava stagione con la Lidl-Trek
Jacopo, quella che inizia è la tua stagione numero?

Dieci, perché comunque il 2019 lo voglio contare per intero.

Direi proprio di sì: quell’anno, alla corte di Ivan De Paolis, ti sei allenato e hai anche corso. Forse è stato un anno chiave…

Ah sicuro! I miei chilometri li avevo fatti, e anche tanti. Sembra passato un secolo.

Ora è un bel po’ che militi in questo gruppo. Quanto sta cambiando?

La squadra sta crescendo di anno in anno in modo esponenziale. Ne parlavo giusto a colazione qualche giorno fa con alcuni compagni: già solo rispetto a tre anni fa, quando eravamo comunque già grandi, oggi è tutta un’altra cosa. Mi ricordo il primo ritiro con la Lidl-Trek: eravamo più di 100 persone e sembrava un numero incredibile. Oggi saremmo almeno il doppio. E’ incredibile vedere nuove facce e allo stesso tempo notare come ogni reparto si ingrandisca e continuiamo a fare degli step.

Cosa intendi?

Partivamo già da un livello veramente alto, quindi non è neanche facile migliorare quando sei al limite. Però la squadra ci sta riuscendo, e bene. Qui si lavora per settori e ognuno ha un personale specifico. E questo è bello, perché ti dà sempre più motivazione.

Jacopo Mosca
Mosca in allenamento. Anche quest’anno sarà pronto a mettersi in gioco per i vari leader della Lidl-Trek (foto Instagram)
Jacopo Mosca
Mosca in allenamento. Anche quest’anno sarà pronto a mettersi in gioco per i vari leader della Lidl-Trek
E Jacopo Mosca quanto sta migliorando?

Il problema è che migliorano pure gli altri. Dico la verità, non saprei quantificare il tutto a livello di numeri: magari in allenamento fai valori che anni fa non facevi, oppure rispetto al mio primo anno da professionista oggi faccio numeri impensabili. Con i valori di dieci anni fa oggi non partiresti neanche in gara. Poi bisogna anche vedere di che numeri parliamo, perché per un corridore delle mie caratteristiche, un gregario, i numeri sul breve sono da sempre molto simili. E a dire il vero neanche ci bado troppo.

Spiegaci meglio perché.

Perché in gara solitamente tiro da lontano, non devo fare scatti particolari e neanche l’ultimo uomo. Per uno come me è anche difficile monitorare e fare i numeri “veri”. Quello che conta, il mio miglioramento reale, è la proiezione di ciò che riesco a fare in gruppo. E sicuramente sono migliorato. Poi è vero che spesso sono uno dei primi a staccarsi, ma perché svolgo un determinato lavoro. L’importante è esserci quando serve, nelle fasi intense che mi vengono richieste. Non so dare una percentuale precisa dunque nei miei numeri, ma ogni anno miglioro un po’ e devo continuare a farlo.

Cosa ti è sembrato di questi primi giorni di Ayuso con voi? Come si sta integrando?

A dire il vero non ci ho pedalato molto, ma da come si muove si vede che si è integrato. Siamo talmente un bel gruppo che è difficile non integrarsi. Juan mi sembra un ragazzo che sa stare con gli altri: l’avevo già visto qualche mese fa in Germania, nel pre-ritiro. Poi bisognerà vedere quando arriverà la pressione, quando saremo nel pieno delle gare. Lì ne sapremo tutti di più. A me non piace ascoltare troppo quello che dicono gli altri: voglio vedere cosa farà qui.

Jacopo MOsca
Oggi, con le corse che esplodono presto e dopo aver lavorato all’inizio, è ancora più difficile per Mosca andare all’arrivo
Jacopo MOsca
Oggi, con le corse che esplodono presto e dopo aver lavorato all’inizio, è ancora più difficile per Mosca andare all’arrivo
Qual è il tuo programma?

Andrò in Australia tra pochi giorni, poi il resto è ancora abbastanza da scrivere. Ma sono piuttosto certo che farò la Milano-Sanremo.

Come mai?

Perché ho un rapporto speciale con questa corsa. Spero di esserci, ma soprattutto penso di esserci e di andare forte. La Classicissima è una corsa che mi piace, ho un bel feeling. Magari dovrò stare 250 chilometri in testa a tirare… e non sarebbe neanche la prima volta.

E occhio ai capelli se dovesse vincere Pedersen…

Ah no – ride Mosca – stavolta non faccio più una scommessa del genere. L’altra volta c’era la maglia rosa in palio. Anche se per una Sanremo… Poi dovrei rifare i conti con Elisa (Longo Borghini, la moglie, ndr). Lei però dovrebbe essere impegnata in qualche classica, quindi non ci dovremmo vedere per un po’ e nel frattempo i capelli sarebbero anche ricresciuti. Diciamo che l’obiettivo è vincere la Sanremo con Pedersen e tenere anche i miei capelli.

Jacopo Mosca
Sanremo 2025: iniziano i Capi e Mosca è davanti a scortare i leader
Jacopo Mosca
Sanremo 2025: iniziano i Capi e Mosca è davanti a scortare i leader
L’idea di poter fare il Giro d’Italia ti piacerebbe?

Molto. Sono italiano, quindi il Giro è il Giro. Lo correrei sempre, come non disdegnerei la Vuelta o qualsiasi altra corsa. E anche se non dovesse esserci posto nei Grandi Giri per uno come me non sarebbe un problema: il calendario è talmente pieno di gare.

Si parla tanto di Pogacar. Tadej sta diventando una sorta di psicosi per chi deve affrontarlo?

Quello che dimostra Pogacar è incredibile, lo fa vedere a ogni gara. E’ un super campione. Però credo che il gruppo, e per gruppo intendo tutti i ciclisti, sia pieno di campioni. Sarà bello vedere le classiche o le corse in cui proveranno a batterlo. Questo dominio non penso durerà a lungo: il ciclismo è talmente imprevedibile che basta poco per cambiare le cose. Senza volergli portare sfortuna sia chiaro… Anzi, un personaggio come Pogacar ha riappassionato milioni di persone e siamo fortunati a vivere in quest’epoca. Quando vedi le grandi gare, ci sono i grandi campioni. Mathieu Van der Poel o Mads Pedersen non stanno lì ad aspettare che Pogacar li stacchi. Pensate alla Roubaix dell’anno scorso: se Mads non avesse forato e Tadej non fosse caduto, magari le cose sarebbero andate diversamente in una volata a tre.

Ghebreigzabhier: secondo Mosca è un ottimo gregario
Ghebreigzabhier: secondo Mosca è un ottimo gregario
E’ cambiato il lavoro da gregario negli ultimi anni, diciamo dal post-Covid?

Tantissimo. Prima tiravi 150-200 chilometri e poi iniziava la corsa e io mi spostavo. Oggi la stessa gara esplode a 100 dall’arrivo. Sembra che un gregario lavori “solo” un centinaio di chilometri, ma sono cento chilometri in cui devi fare posizionamento o tirare. Poi arriva una salitella, scoppia la bagarre e tu non puoi mollare. Devi farti trovare pronto, devi essere sempre vicino alla corsa. E qui torniamo al discorso di prima: il miglioramento, l’essere presenti a prescindere dai numeri. Oggi un gregario deve essere molto più completo di un tempo.

Chi è, secondo te, un buon gregario in gruppo? Un vero collega di Mosca…

Chi fa questo lavoro in modo eccellente è Sylvain Dillier dell’Alpecin-Deceuninck. L’anno scorso lo ha dimostrato: alla Sanremo ha tirato praticamente da solo tutto il giorno e lo stesso ha fatto in altre classiche. Mi verrebbe da dire anche qualcuno della UAE Emirates, ma loro quasi non li considero gregari. Quando vedi Sivakov tirare, per me non è un gregario, è semplicemente uno che va fortissimo e si mette a disposizione. Un vero gregario è quello che va dietro alle macchine, riporta avanti il leader, controlla. In questo ruolo uno bravo è il nostro Amanuel Ghebreigzabhier. Oppure Julien Vermote della Visma: ho letto che è rimasto in squadra, sarebbe stato un peccato perderlo, ma potrebbe anche aver smesso. E poi c’è lui…

Chi? Qualche giorno fa abbiamo parlato di gregariato con Tratnik per esempio…

Tratnik non lo puoi chiamare solo gregario. Io penso a quelli che fanno i gregari dal primo colpo di pedale in una gara. E allora penso a Salvatore Puccio. Adesso ha smesso, ma era il mio collega di bandiera: senza vittorie, capace di fare alla perfezione questo ruolo ed estremamente rispettato in gruppo.

Il ritorno dei fratelli Schleck. Si adegueranno al “nuovo” ciclismo?

Il ritorno dei fratelli Schleck. Si adegueranno al “nuovo” ciclismo?

04.01.2026
6 min
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Il 2026 riporta nel WorldTour una coppia di fratelli che ha avuto un grosso peso fino a qualche anno fa. Parliamo dei fratelli Frank e Andy Schleck (in apertura, foto Getty Images), per lungo tempo protagonisti di classiche e Tour de France. Rivederli in carovana fa un certo effetto: in fin dei conti non è passato tanto tempo da quando erano nel gruppo (Andy si è ritirato nel 2014, Frank due anni dopo) eppure la loro epoca sembra lontana anni luce.

I due lussemburghesi, che hanno riportato in auge il piccolo principato, mai a quei livelli dai tempi di Charly Gaul, erano espressione di un ciclismo certamente più settorializzato di quello odierno. Il Tour era l’obiettivo centrale di ogni stagione, anche se poi il loro curriculum si è andato riempiendo anche di traguardi importanti come l’Amstel di Frank nel 2006. Erano anche anni oscuri, con mille trabocchetti e quest’ultimo ci è caduto in pieno, nel 2013, perdendo un anno di attività per questioni di doping.

Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile

Frank, in anticipo sul fratello

Il loro destino era quasi segnato, considerando la figura del padre Johny professionista che ha anche corso al fianco di Eddy Merckx. Frank è il più grande, 5 anni di differenza e questo gap ha sempre contraddistinto la loro storia: il fratello maggiore ha iniziato prima, è approdato al professionismo nel 2003 contro il 2005 di Andy, anche il rientro nelle file della Lidl-Trek, con ruoli diversi, ha visto il grande ufficializzare il suo ruolo almeno un mese in anticipo rispetto all’altro.

Ci sono però anche dei punti in comune, ad esempio il fatto che entrambi hanno iniziato nel Team CSC di Bjarne Riis e che tutti e due avevano una forte propensione per i percorsi tortuosi, le corse a tappe. Le classiche delle Ardenne erano sempre terreno di caccia, le salite il loro vero banco di prova.

Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale

Due carriere con risvolti inattesi

Se guardiamo le loro carriere, alla fin fine le cose hanno avuto un’evoluzione imprevista. Ad esempio Andy si è visto piovere addosso addirittura una maglia gialla. E’ quella dell’edizione 2010, che aveva visto il successo (poi revocato per squalifica) di Alberto Contador con 39” di vantaggio su di lui. Andy ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la Grande Boucle cogliendo due piazze d’onore nel 2009 e 2011, mentre al Giro è stato solo nel 2007, battuto da Danilo Di Luca e correndo la Vuelta solo nel 2009 e 2010, finendo sempre ritirato.

Il Tour de France è stata la corsa che ha definito la loro eredità. I fratelli Schleck hanno spesso corso con l’obiettivo comune di vincere la maglia gialla, a volte sognando di vincerla un anno a testa. Andy, dopo il triennio delle piazze d’onore (ancora non sapeva della conquista del 2010) si mise in testa di sfatare il tabù e la sua attività era tutta focalizzata sulla corsa francese, ma la fortuna esigeva un prezzo. Nel 2012 al Criterium du Dauphine una caduta gli costò la frattura del coccige e la rinuncia a Tour e Giochi Olimpici di Londra. L’anno dopo fu una continua caccia alla miglior condizione. Nel 2014 partì per aiutare il fratello ma nella tappa di Londra cadde lesionandosi gravemente il ginocchio destro e la sua carriera si chiuse praticamente lì.

Il più importante successo di Frank Schleck, all'Amstel 2006 con 22" su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all’Amstel 2006 con 22″ su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all'Amstel 2006 con 22" su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all’Amstel 2006 con 22″ su Wesemann (foto ANP)

Frank, un vero uomo-squadra

E Frank? Il suo anno migliore è stato il 2006, l’anno dell’Amstel ma anche del suo trionfo all’Alpe d’Huez, al Tour de France, dando scacco matto a Damiano Cunego che chiuse a 11”, con Garzelli terzo a 1’10”. Frank correva in supporto a Carlos Sastre, che chiuse 4° nell’edizione vinta sul campo da Floyd Landis, ma poi attribuita all’altro iberico Oscar Pereiro.

Anche nel suo caso, la carriera è costellata di occasioni perse per la cattiva sorte: il Lombardia 2007, ad esempio, quando cade a pochi chilometri dall’arrivo non potendosi così giocare un possibile successo. Frank però aveva una dote: saper giocare di squadra.

Nel 2008, dopo aver staccato Evans a Prato Nevoso veste la maglia gialla, ma non pensa neanche un attimo a sovvertire le gerarchie e nella frazione dell’Alpe d’Huez lavora per il capitano Sastre, che vincerà frazione e alla fine anche il Tour. Frank sarà sesto, ma felice del suo contributo.

Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador

Una storia da cinema

La storia dei fratelli Schleck è un racconto di grande talento, successi condivisi, ma anche errori e sfortuna. Hanno ispirato un documentario, “The Road Uphill”, che racconta le loro performance al Tour del 2011. Dopo il ritiro, Andy ha aperto un negozio di biciclette in Lussemburgo, è stato uomo immagine di Skoda, poi improvvisa è arrivata l’offerta della Lidl-Trek.

Frank sarà diesse del team femminile, proprio per dare quel quid in più all’insegna del lavoro comune: «Per me – dice Frank – significa molto, è quasi una rivincita tornare nel mondo che mi ha accolto per anni. Il progetto mi piace molto, soprattutto la direzione che gli è stata data e voglio dare il mio contributo per far fare altri passi avanti al team».

Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi-Bastogne-Liegi 2010, anno del suo Tour ""posticipato" (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi 2010, anno del suo Tour “posticipato” (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi-Bastogne-Liegi 2010, anno del suo Tour ""posticipato" (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi 2010, anno del suo Tour “posticipato” (foto mental.lu)

Ad Andy le chiavi del team

Ruolo diverso per Andy, che torna nel team dove ha militato dal 2011 al 2014. Lui ha una maggiore esperienza nel campo, ha diretto un team femminile, è stato organizzatore del Giro del Lussemburgo. Entra come vicedirettore e lavorerà sia sul versante agonistico che su quello commerciale: «Io – spiega Andy – ho vestito la maglia gialla, so che cosa significa sopportare la pressione. Ho visto ogni aspetto di questo sport e ora voglio dare la mia conoscenza al team perché possa raggiungere grandi obiettivi».

I fratelli Schleck tornano quindi insieme, anche se su fronti diversi (e considerando la concomitanza di prove come le classiche, neanche tanto lontani…). La grande sfida sarà ora adeguarsi a un ciclismo che in poco più di 10 anni è diventato però qualcosa di molto diverso da quello nel quale hanno vissuto.

Tao Geoghegan Hart

Geoghegan Hart pronto a scattare, ma il percorso è tutto da scrivere

03.01.2026
5 min
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DENIA (Spagna) – Tra i tanti campioni che compongono la Lidl-Trek ce n’è uno che nel giorno del media day si è visto poco… ma c’era. E questo suo esserci senza farsi notare è stato coerente con l’andamento della sua stagione. Parliamo di Tao Geoghegan Hart, vincitore del Giro d’Italia 2020.

Il 2025 doveva essere la stagione della rinascita e invece è stata, ancora una volta, un’annata fatta di alti e bassi, anzi di lunghi periodi di assenza. Eppure questo atleta, anche lo scorso anno nonostante tutto aveva dimostrato che il talento non manca: allo Slovenia sembrava rinato. La Lidl-Trek lo aveva ingaggiato investendo molto su di lui, ma alla fine tutto sembra essersi fermato a quel maledetto 17 maggio 2023, quando durante la tappa della corsa rosa verso Tortona Tao è caduto riportando fratture molto importanti.

Tao Geoghegan Hart
Tao Geoghegan Hart (classe 1995) in allenamento. L’inverno sembra filare per il verso giusto (foto Instagram)
Tao Geoghegan Hart
Tao Geoghegan Hart (classe 1995) in allenamento. L’inverno sembra filare per il verso giusto (foto Instagram)

Parla Larrazabal

Di nuovo, per aiutarci a capire la situazione attorno all’inglese, ci viene incontro Josu Larrazabal, head coach della Lidl-Trek.

«L’anno scorso – inizia il tecnico basco – ancora una volta Tao è stato travolto da una marea di sfortune». Allarga le braccia, Josu appare sinceramente dispiaciuto. Poi riprende: «Però è stato anche un bell’investimento e sarebbe bello arrivare finalmente al dunque. Con il 2026 entriamo nell’ultimo capitolo del suo progetto: aveva un contratto triennale. I primi due anni sono andati male per vari motivi, ma sono ottimista. Finalmente siamo riusciti a fare un buon inverno. Teniamo le dita incrociate, ma finora è stato ideale. Anche lui lo sente, è contento. Ha passato un periodo senza intoppi».

Periodo senza intoppi: forse la chiave del “caso” Tao Geoghegan Hart è tutta qui. Perché, tutto sommato, sulle prestazioni elevate l’ex Ineos ci è anche tornato. Quello che è mancato è la continuità, di rendimento e di gare.

Nel 2025 doveva fare il Tour de France, aveva lavorato sodo, ma dopo il Tour de Suisse è arrivato l’ennesimo stop. Chiaro che quando questa situazione si ripete a lungo, oltre a esserci qualcosa che non va, anche morale e fisico ne risentono.

«Per quanto tu sia forte, per quanto tu abbia vinto in passato, quando attraversi un periodo così lungo in cui non te ne va dritta una diventa dura, molto dura. Una volta una caduta, un’altra una costola, poi una malattia nel momento sbagliato, la catena che cade quando gli altri scattano… No, questa volta la stiamo prendendo un passo alla volta. E per ora l’unica certezza è che l’inverno è andato bene».

Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, all’epoca alla Ineos-Grenadiers, conquista il Giro d’Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, all’epoca alla Ineos-Grenadiers, conquista il Giro d’Italia 2020

Idea Giro d’Italia?

In casa Lidl-Trek non si molla però. «Cambieremo un po’ – riprende Larrazabal – Non faremo l’altura iniziale che facevamo al Teide, anche per provare nuove vie e dargli stimoli diversi. Ma soprattutto perché abbiamo deciso di lavorare sul medio termine. Questo significa non avere un programma rigido e poter variare. Dopo l’imminente ritiro di gennaio abbiamo deciso di dargli continuità e farlo gareggiare subito alla Volta a la Comunitat Valenciana. L’obiettivo è farlo partire bene a febbraio, metterlo nella posizione giusta e poi decidere se fare la Tirreno-Adriatico o il Volta a Catalunya.

A questo punto viene da chiedersi con quale obiettivo finale si lavori. Se questa “partenza full gas” dovesse funzionare, l’idea è quella di riportarlo al Giro d’Italia?

«Quest’anno stiamo parlando del Giro con Tao. Ma attenzione: un corridore come lui, per presentarsi al via di una corsa come il Giro, deve essere in certe condizioni. Non può andarci tanto per farlo. E’ una corsa che ha vinto. Per esserci deve prima ritrovare se stesso, la fiducia e quella stabilità che gli è mancata negli ultimi anni.

«I primi test hanno dato buoni dati. Spero che anche adesso, a gennaio, avremo riscontri positivi. Portarlo alla Valenciana sarebbe già un segnale importante: significherebbe che il programma ha funzionato e che tutto il lavoro fatto ha avuto un senso, prima di tutto per lui».

Tao Geoghegan Hart
All’ultimo Giro di Slovenia Geoghegan Hart ha ottenuto un incoraggiante terzo posto. Il miglior risultato dall’incidente del 2023
Tao Geoghegan Hart
All’ultimo Giro di Slovenia Geoghegan Hart ha ottenuto un incoraggiante terzo posto. Il miglior risultato dall’incidente del 2023

Geoghegan Hart e Lidl-Trek

Qualche giorno fa, parlando con Ciccone, avevamo sottolineato come questa squadra stia vivendo una fase di forte evoluzione. Ci sono campioni che arrivano, altri che crescono e gli equilibri cambiano. Lo stesso Ciccone ha detto di essere pronto ad aiutare Ayuso al Tour. In questo contesto, che ruolo può avere Geoghegan Hart?

Ancora Larrazabal: «Tao al Tour in supporto di Ayuso? Non ha senso parlarne ora. Ricordiamoci da dove veniamo. E’ una conversazione che ho avuto anche con lui. Non sappiamo neppure se faremo il Giro, perché prima dobbiamo fare diversi step. La priorità è la salute, poi la continuità. Faccio un esempio: l’anno scorso Tao aveva fatto un ottimo risultato al Giro di Slovenia. Sembrava tutto a posto, ma pochi giorni dopo non siamo riusciti a ripetere quelle prestazioni al Tour de Suisse. Per questo dico che servono continuità, salute, dati e fiducia».

La speranza è che Geoghegan Hart possa davvero riprendersi. Sarebbe importante per lui e, guardando al Giro, anche per la corsa rosa, che avrebbe un protagonista in più. Tao è un ragazzo sensibile, uno che, per dire, si informa sui luoghi in cui va a correre e non solo sugli aspetti sportivi. E’ chiaro che stia soffrendo questa situazione.

I soli 48 giorni di gara disputati nel 2025, tra l’altro iniziati a febbraio e conclusi con l’ultima corsa in Cina a ottobre inoltrato, non possono bastare. Come ha detto Larrazabal, deve assolutamente ritrovare la continuità. Se lo vedremo al via della Valenciana, allora potremmo parlare di programmi concreti.

Giulio Ciccone

Anno nuovo, Ciccone nuovo. Giri addio, solo classiche e tappe

01.01.2026
6 min
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DENIA (Spagna) – Tocca a Giulio Ciccone aprire l’anno di bici.PRO e speriamo che sia di buon auspicio per lui e per tutti i corridori italiani. L’abruzzese della Lidl-Trek ci è parso subito concentrato e determinato per quello che abbiamo potuto osservare. Per dire: prima di uscire in bici aveva chiesto all’espertissimo meccanico Giuseppe Archetti l’altezza della sella, ma poi ha voluto verificarla di persona e alla fine se l’è fatta abbassare di un millimetro e mezzo. Una quota che solo con gli strumenti super precisi dei meccanici del WorldTour si riesce a ottenere.

Con Giulio si parla del suo 2025 e soprattutto di quello che verrà. Perché, a quanto pare, il 2026 potrebbe essere un anno di svolta. Forse quello definitivo in cui Ciccone dirà basta alla classifica generale nei Grandi Giri. Nonostante tutto ne farà due. Il discorso, dunque, è già piuttosto intrigante.

Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio, come archiviamo il 2025?

Come una stagione positiva. Ovviamente con qualche alto e basso, però diciamo che i bassi sono stati pochi. Il maggiore è stata la caduta al Giro d’Italia e solo per questo non sono riuscito a chiudere il cerchio del risultato. Per il resto, in tutte le altre gare sono riuscito a fare più o meno quello che volevo.

C’è una tua frase che ci ha colpito: «Nei Grandi Giri arriva un giorno in cui il mio fisico non recupera più». Cosa vuol dire questa consapevolezza? Ti fa chiudere definitivamente il capitolo delle classifiche nei Grandi Giri?

Più o meno è così. Però prima voglio dire la verità sul Giro d’Italia. Quest’anno mi girano un po’ le scatole perché sono stato messo fuori da una caduta a Gorizia, tra l’altro stupida. Ancora una volta la sfortuna, qualcosa che non posso controllare, mi ha fermato. Stavo attraversando da qualche settimana la mia miglior condizione di sempre. Arrivavo dal podio alla Liegi-Bastogne-Liegi, dalla vittoria al Tour of the Alps e anche al Giro stavo andando nella direzione giusta. Avevo superato l’ostacolo della crono. Insomma, uscire così mi ha bruciato e avrei voluto vedere davvero come sarebbe andata.

Comprensibile…

Quella frase l’ho detta durante la Vuelta, quando arrivavo da una condizione già alta da diverse settimane. Era tutta l’estate che, tra Burgos e San Sebastian, avevo tirato troppo la corda. Durante la Vuelta è arrivato il momento in cui ho sentito il down. In un Grande Giro, a meno che non sia il primo appuntamento stagionale, il mio fisico non è fatto per tenere tre settimane a quei livelli. E’ una mia caratteristica. Ci sono corridori che nelle tre settimane si esaltano, io invece devo essere al mille per mille e fresco apposta per quell’evento. Se non lo sono, vado un po’ giù.

Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Quest’anno la squadra è ancora più ricca di campioni, su tutti l’arrivo di Juan Ayuso. Come cambiano gli equilibri?

Ogni anno la struttura diventa sempre più grande. Ora siamo davvero una delle squadre più forti e complete, quindi è normale avere tanti corridori e tanti leader. Nel mio caso, però, la situazione è abbastanza semplice.

Perché?

Perché tirandomi fuori dal discorso della classifica generale, soprattutto nei Grandi Giri, rendo tutto più semplice. Darò il mio supporto e allo stesso tempo avrò le mie occasioni: tappe, corse di una settimana o gare di un giorno. In alcune corse, come il Tour de France, so già che il mio ruolo sarà di supporto ad Ayuso. Nelle Ardenne, invece, partiremo con due opzioni di leadership. E’ già successo in passato e ormai quasi tutte le squadre partono con due capitani. Sotto questo punto di vista sono tranquillo.

E si percepisce…

Anche perché non devo più pensare alla classifica generale e posso viverla con più serenità. Non ho lo stress di essere il leader che deve pensare a tutto il gruppo. Il leader non è solo quello in gara, ma deve gestire tante dinamiche interne alla squadra. Senza contare che deve stare lì davanti a limare ogni giorno, anche quando invece magari si potrebbe staccare o mettersi dietro. Questo conta tantissimo.

A proposito di gruppo: sei stato tra quelli che hanno accolto di più Ayuso, insieme a Pedersen. Lo hai aiutato a inserirsi?

Sì, è vero. Con Juan ho sempre avuto un buon rapporto. Quando ho visto la notizia del suo arrivo sono stato contento da subito, non ho provato fastidio. Ho appoggiato immediatamente l’idea della squadra. Con il mio nuovo programma è ancora meglio. Penso che Ayuso abbia bisogno di compagni forti che lo supportino nel progetto di vincere un Grande Giro e io mi sono messo a disposizione. Questo non significa ridimensionarsi o tirarsi indietro: semplicemente ho spostato i miei obiettivi su altre gare, restando comunque a supporto della squadra.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Questo nuovo programma inciderà anche sulla preparazione?

Sicuramente qualcosa cambia, soprattutto nell’avvicinamento al Giro e nella prima parte di stagione. Prima il calendario era impostato in funzione della corsa rosa, passando dal Tour of the Alps. Quest’anno invece ho la possibilità di fare tutte le Ardenne. Cambierà l’avvicinamento e forse qualcosa negli allenamenti, ma in generale il mio modo di lavorare resterà lo stesso. Non voglio stravolgere il sistema.

Come mai?

Perché l’anno scorso al Giro d’Italia sono arrivato con la condizione che volevo. Come ho detto la mia migliore di sempre. E vorrei arrivarci anche quest’anno.

Gruppo giovane: chi potrà essere la sorpresa?

Albert Philipsen – dice Ciccone senza indugio – Quest’anno farà un bello step. Già a fine stagione scorsa ha dimostrato che c’era. Se lavora bene, senza pressione, farà un altro grande passo avanti. In questi giorni di ritiro ho notato anche la Devo. Abbiamo tanti giovani interessanti.

Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Parliamo di Giro 2026: c’è una tappa che ti intriga?

Ce n’è più di una. Sicuramente l’Abruzzo: per un abruzzese è sempre speciale. Poi si torna sul Blockhaus. A dire il vero non ho grandi ricordi lì, ogni volta che ci siamo arrivati ho sempre preso delle belle sberle, quindi è inutile fare piani. Però non nego che correre vicino a casa esalta le motivazioni.

Prima di uscire in allenamento ti abbiamo visto lavorare sulla bici: hai ritoccato qualcosa?

Sto lavorando esattamente con la stessa posizione con cui ho finito la scorsa stagione. Quel millimetro che avete visto quella mattina era solo un controllo sulla bici nuova. Ricontrollo sempre le misure e voglio che sia perfetta come quella di casa. Già ho avuto i miei bei problemi al soprassella e dunque ci vado coi piedi di piombo.

E delle nuove ruote Bontrager con profilo alto e canale largo cosa ci dici?

Mi sembrano un bel passo avanti. Ho avuto ottime sensazioni e mi sembrano decisamente più veloci.

Gaia Realini

E Realini? Gaia è pronta a riprendersi il suo posto in salita

30.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Neanche quando è seduta su una poltrona Gaia Realini riesce a non essere grintosa. L’abruzzese è un vulcano, un fiume in piena e, dopo l’annataccia appena conclusasi, già questa è una notizia piacevole. Gaia scherza, sorride ma soprattutto racconta. In uno degli angoli del lussuoso hotel dove la Lidl-Trek ha scelto di fare il ritiro di dicembre, Realini racconta.

Il suo 2025 ciclistico è stato ben più duro del previsto, dicevamo. Una battuta d’arresto nella sua rapida crescita, lei che si proponeva come una delle scalatrici più forti in assoluto. Poi l’infortunio al gomito a inizio stagione, una condizione sempre da ricostruire ed ecco che l’anno è passato tra alti e bassi. Molti più bassi.
E infatti con Realini iniziamo proprio esorcizzando tutto questo.

Gaia Realini
Gaia Realini (classe 2001) si appresta ad affrontare la sua 5ª stagione da pro’
Gaia Realini
Gaia Realini (classe 2001) si appresta ad affrontare la sua 5ª stagione da pro’
La stagione è stata entusiasmante, no?!

Tutte le interviste dal 10 gennaio in poi sono iniziate con questa ironia: una stagione proprio “bella”! Scherzi a parte, è stato palese che non sia stato l’anno di Gaia Realini. Dopo due anni al top, c’è stato un intoppo il 10 gennaio, quando ho avuto la rottura del gomito. Sembrava una banalità, invece si è rivelata una cosa più grande del previsto e mi ha portato via molto tempo nel recupero. Poi tutta la stagione è stata un rincorrere la preparazione e la forma. Senza contare che mi sono anche ammalata diverse volte. Quando andavo in gara ero sempre al 40-50 per cento. Spingevo il mio corpo al limite, ma purtroppo quando non sei al massimo, anche tra le donne non puoi nascondere nulla.

Anche la testa, forse inconsciamente, incide poi…

Esatto. La parte psicologica, quando vede che non va, non va davvero. Ti butti sempre giù. Però guardo anche il lato positivo e posso dire che il 2025 è stato un anno in cui ho lavorato tantissimo su me stessa. Sono fiera perché, in un anno no, ho conosciuto un’altra Gaia, una ragazza che è stata in grado di superare un periodo difficile. Magari un’altra avrebbe detto: basta, appendo la bici al chiodo.

Ma sei giovane…

E infatti devo dire grazie a tutto lo staff della squadra, alla mia famiglia che mi ha supportato “H24”, perché senza di loro non ce l’avrei mai fatta, e anche al mio allenatore Francesco Masciarelli, che mi spronava continuamente. Francesco è stato uno di quelli che, nei momenti no, mi diceva sì. E questo mi ha fatto davvero piacere.

Realini in salita: quando sta bene l’abruzzese non teme nessuna
Realini in salita: quando sta bene l’abruzzese non teme nessuna
Però sei qui e di fronte a te c’è una nuova stagione. Lo stacco è stato fatto e sei già ripartita…

Sì, è così. Alla fine i chilometri del 2025 li ho fatti, ma vi dico la verità: forse sono stati i chilometri più sofferti della mia vita. Ritrovarmi in ogni gara nel gruppetto, a fare i conti con il tempo massimo e chiedermi se sarei arrivata alla fine. Per me è stata una cosa mai vissuta prima e spero di non riviverla più. Bruttissima. Sentire le passiste e le sprinter dire: «Aspettiamo, facciamo i conti, dobbiamo arrivare entro tot». Io chiedevo: «Ma davvero voi dietro fate questi conti? Funziona davvero così?».

Un’esperienza, mettiamola così…

Certo, un’esperienza in cui ho conosciuto facce del ciclismo che non conoscevo. Forse era meglio non conoscerle e sentirne solo parlare, però prima o poi tutto va assaporato!

Guardiamo avanti, Gaia. Quali sono le sensazioni di queste prime pedalate in ottica 2026? Hai già fatto dei test?

Sicuramente mi sento di nuovo Gaia. Spero solo di non avere problemi come l’anno scorso e di ritrovare fiducia in me stessa. Quando hai fiducia, tutto viene da solo. Il mio primo obiettivo sarà proprio questo: ritrovare fiducia nel mio terreno, cioè la salita.

Gaia Realini
Quest’anno Realini si è trovata spesso ad inseguire in fondo al gruppo: cosa insolita per lei
Gaia Realini
Quest’anno Realini si è trovata spesso ad inseguire in fondo al gruppo: cosa insolita per lei
Hai parlato di salita e del livello del ciclismo femminile. Ora che il livello si alza, i ruoli sembrano più definiti. Le scalatrici emergono in modo più netto. Realini è una di loro?

Per quello che ho dimostrato negli anni precedenti sì. L’ho fatto sia nel 2023 sia nel 2024, anche come gregaria di Elisa Longo Borghini. In tanti dicono che oggi ci sono meno scalatrici pure. In parte è vero.

Però abbiamo visto una Ferrand-Prévot vincere il Tour da scalatrice…

Un po’ come nel ciclismo maschile, anche tra le donne si stanno definendo i ruoli. E di questo io sono felicissima. Io questo spunto da scalatrice pura non voglio perderlo né cambiarlo. Certo, soffro un po’ nei percorsi vallonati, ma so di avere un mio terreno di caccia ben preciso.

Qual è il tuo programma?

Partirò subito a gennaio con il Tour Down Under in Australia. Sono contenta, anche perché sono freddolosa e lì vado a prendere un po’ di caldo. Dopo questa gara valuteremo con tutta la squadra la mia condizione e, come dicevo prima, la fiducia.

Gaia Realini
Realini e Longo Borghini. Hanno corso insieme per due stagioni
Gaia Realini
Realini e Longo Borghini. Hanno corso insieme per due stagioni
Chiaramente l’idea Giro Women c’è?

Assolutamente sì. Voglio fare il Giro d’Italia Women. Devo essere competitiva come negli altri anni. Per un’italiana è la gara di casa. La prima cosa che mi ha colpito è stato vedere il Colle delle Finestre. La prima persona a cui ho pensato è stata Froome, quando fece quell’attacco. Ero una bambina, ma lo ricordo bene. Poi quando ho visto la cronometro del Nevegal, che non è piatta come spesso accade, mi è salita una bella dose di coraggio e fiducia. Non vedo l’ora di affrontare queste salite.

Hai nominato la tua ex capitana, Elisa Longo Borghini. Tra voi c’era un gran feeling, ma in generale un’atleta di questo calibro manca? Era un po’ un punto di riferimento?

Eccome se manca una come Elisa. Una capitana grandissima e con tanta esperienza sulle spalle. Noi siamo tutte giovani promettenti sicuramente. Il team crede tanto in noi, su quello che possiamo fare e forse proprio per questo una Longo Borghini manca tanto al gruppo. A me, almeno manca tantissimo! Però non voglio piangermi addosso. Voglio continuare a crescere e magari anche avvicinarla. Nel 2023 e nel 2024 ho dimostrato anche che posso fare da me. Quindi non vedo l’ora di rimettermi in competizione.

E’ grazie soprattutto al ciclocross che Gaia Realini si è fatta conoscere al grande pubblico
E’ grazie soprattutto al ciclocross che Gaia Realini si è fatta conoscere al grande pubblico
In squadra c’è anche una campionessa come Lucinda Brand. Tu hai fatto ciclocross: pensi che questa disciplina possa ancora darti qualcosa?

Ho smesso di fare cross nel 2022. Avevo ancora un anno di contratto con Guerciotti, ma ho mollato prima perché sapevo che la stagione su strada con la Lidl-Trek sarebbe stata piena da gennaio a dicembre. Il ciclocross mi ha aiutato tanto, ma oggi non rimpiango di averlo lasciato. Anche perché non c’è solo l’aspetto tecnico da considerare.

E cos’altro?

Vivendo a Pescara, tutti i viaggi erano lunghi. Uno sballottamento continuo che pesava sul recupero, sulla performance e sullo stress. In tanti mi dicono: guarda Van der Poel o Van Aert che fanno anche cross. Ma loro hanno tutto a portata di mano ed è diverso (oltre a ingaggi molto copiosi, ndr).

Gaia, abbiamo toccato molti temi. Vuoi aggiungere qualcosa?

Mi viene in mente un messaggio per le mie colleghe in gruppo: quest’anno non mi avete visto, ma il prossimo mi vedrete e ne avrete le scatole piene di me! Scherzo, ma davvero ci metterò tanta grinta questo è sicuro.