Van der Poel, Alaphilippe e il plotone degli sconfitti

05.03.2023
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Mentre Pidcock se ne andava con un sorriso grande così, le vie del centro di Siena si riempivano del solito struscio. Ogni tre passi, camminando dalla sala stampa alla macchina, sentivi però parlare della Strade Bianche appena conclusa. Nel frattempo, il plotone degli sconfitti riguadagnava la via dell’hotel, rimuginando e meditando rivincite più o meno immediate. Su tutti Van der Poel, il favorito per eccellenza, anche se lui per primo ha fatto di tutto per allontanare da sé il calice della responsabilità.

«Dopo tutto – dice Mathieu Van der Poel – le sensazioni non erano poi così male. Personalmente non mi aspettavo di vedere già la miglior versione di me stesso. Sono abbastanza forte per correre, ma non per vincere una corsa così dura, che per giunta era la prima gara su strada dell’anno. Ho bisogno di costruirmi una base più solida. Sono sopravvissuto bene allo sterrato più duro, ma le gambe non erano abbastanza buone per rispondere all’attacco decisivo».

Sul manubrio di Van der Poel in bella evidenza i settori di sterrato e la gestione dei rifornimenti
Sul manubrio di Van der Poel in bella evidenza i settori di sterrato e la gestione dei rifornimenti

Ritardo previsto

Non si può dire che non ci abbia provato. Al punto che quando Tom Pidcock davanti aveva già preso un margine preoccupante, è stato lui a forzare la mano, sperando di avere risposte che invece non sono arrivate.

«Se sono preoccupato per le prossime settimane? No. Dopo tutto – prosegue Van der Poel – non sono troppo deluso. La prossima settimana continuerò a costruire la forma alla Tirreno-Adriatico, che è esattamente quello che avevamo in mente quando abbiamo pianificato il mio calendario. Sapevamo da tempo che il periodo tra i mondiali di ciclocross e la Strade Bianche sarebbe stato troppo breve. Sarebbe stato meglio avere più compagni nel gruppo di testa, ma non voglio prenderlo come scusa. Non ho avuto le gambe. L’avevo anche detto ieri, siete voi giornalisti semmai ad aver immaginato che potessi vincere…».

Benoot è arrivato terzo, con il rammarico per la possibile vittoria sfumata
Benoot è arrivato terzo, con il rammarico per la possibile vittoria sfumata

Rammarico Benoot

Tiesj Benoot è arrivato terzo e potrebbe esserne felice, ma è salito e scesi da quel podio con lo sguardo costernato di chi avrebbe voluto e potuto fare di più. Così almeno dice.

«Alla partenza – spiega – avrei detto che un podio sarebbe stato una buona cosa, ora invece so che avevo le gambe per vincere. E’ una doppia sensazione, ora sta venendo fuori un po’ di delusione, che domani potrebbe lasciare posto all’orgoglio. Il rammarico è che forse, essendo in due, potevamo fare meglio. Anch’io ho commesso degli errori.

«Dovremo rivedere la corsa insieme – aggiunge parlando del compagno Attila Valter in corsa al suo fianco – perché quando ci sei dentro è difficile mantenere una visione d’insieme. E’ stato un errore da parte nostra che nessuno dei due sia andato via con Pidcock, che tuttavia è stato il migliore. Penso che siamo stati entrambi tra i migliori in gara, lo abbiamo dimostrato. Peccato però che alla fine non abbiamo raccolto abbastanza».

Attila Valter ha provato a fare il forcing, ma ha pensato da individuo e non da squadra
Attila Valter ha provato a fare il forcing, ma ha pensato da individuo e non da squadra

Le scuse di Attila

Gli fa eco Attila Valter, passato proprio quest’anno dalla Groupama-FDJ alla Jumbo Visma e già pimpante e potente come tutti i suoi nuovi compagni di squadra. Anche questa volta i gialloneri d’Olanda hanno offerto una prova di grande esuberanza atletica, pur fermandosi al terzo posto con Benoot. Perché non si sono messi d’accordo per andare a prendere Pidcock?

«Dovevo comunicare meglio con Tiesj – dice l’ungherese Attila Valter – e decidere di sacrificarmi per lui. Il podio non è abbastanza per gli standard della Jumbo-Visma. Però posso essere soddisfatto della mia prestazione odierna. Concludo quinto alla mia seconda Strade Bianche, l’anno scorso era arrivato quarto. Se mi confronto con Nathan Van Hooydonck, posso ancora migliorare. Lui conosce Tiesj da tempo e si sarebbe comportato diversamente. Dateci ancora qualche corsa e andrà molto meglio. Alla fine è solo la mia prima gara con lui».

Alaphilippe non è riuscito a rispondere al forcing, quando Bettiol e poi Pidcock hanno attaccato
Alaphilippe non è riuscito a rispondere al forcing, quando Bettiol e poi Pidcock hanno attaccato

Problema di gambe

E poi c’è Alaphilippe e quella frase di Bramati alla vigilia: «Sabato sarà diversa». Il francese non ha mai brillato nel vivo della corsa, lasciando che a seguire Bettiol fosse Bagioli.

«Come mi sento?», così debutta il francese, che sul traguardo di Siena si è piazzato 43° a 5’52”. «Sono stanco. Abbiamo provato a fare la gara – dice – e con la squadra siamo sempre stati ben piazzati. Sfortunatamente, ho sentito presto che le mie gambe non erano eccezionali. Ho fatto quello che potevo, ma non è stata una giornata fantastica. Non voglio trovare scuse. Ero sempre al posto giusto grazie ai miei compagni di squadra, ma le gambe non erano abbastanza buone per stare davanti. Continuo ad amare questa gara, anche se oggi ero un po’ meno in forma. Se sono preoccupato per le corse fiamminghe? No, perché dovrei? Ci sono cose peggiori nella vita».

Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock
Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock

Formolo nei 10 

Il primo italiano all’arrivo è stato Davide Formolo, nono a 1’23”. La sua corsa doveva essere in appoggio per Tim Wellens, che è arrivato a Siena dopo il quinto posto di Kuurne. Poi in realtà il belga è finito alle spalle del veronese.

«E’ stata veramente dura – dice Formolo – sul Sante Marie abbiamo perso un attimo come squadra, allora ho dovuto chiudere sulla fuga di Bagioli. Poi sfortunatamente Wellens ha avuto un problema meccanico ed è rimasto indietro, ma a quel punto aveva già speso tanto. Già prima sarebbe stato difficile battersi con i migliori, a quel punto era andata. Quando è partito Pidcock, era impossibile tenerlo. Mi dispiace perché forse potevamo vincere la corsa, per cui adesso ci concentreremo sulla Tirreno-Adriatico, dove arriverà anche Almeida. Mamma quanto sono stanco…».

Alaphilippe, un calcio alla crisi e prove sullo sterrato

03.03.2023
4 min
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Le 10,15 del mattino, Alaphilippe era di buon umore. Mentre aspettava di partire per la ricognizione sul percorso della Strade Bianche, il francese continuava a far fischiare le gomme sull’asfalto umido. Il battistrada era ancora nuovo e la tenuta ovviamente precaria. Lui ghignava, con il piede ancora a terra. Pedalava, sgommava e rideva. Pedalava, sgommava e rideva. Bramati lo rassicurava che dopo i primi chilometri sarebbe andato tutto meglio. Julian rideva ancora, poi ha chiamato i compagni a raccolta, dicendo che avrebbe controllato dopo i primi due settori di sterrato.

Alla Faun Ardeche Classic, Alaphilippe ha battuto Gaudu e Skjelmose
Alla Faun Ardeche Classic, Alaphilippe ha battuto Gaudu e Skjelmose

Vittoria scaccia dubbi

La vittoria a Guilerhand Granges nella Faun Ardeche Classic su Gaudu ha allontanato i dubbi accumulati durante l’inverno. L’ultima vittoria risaliva al Tour de Wallonie del 23 luglio, lo stesso giorno in cui Van Aert vinceva la crono di Rocamadour nel Tour da cui Alaphilippe era stato escluso. Il recupero dall’infortunio della Liegi non autorizzava grossi entusiasmi, anche se lui sarebbe partito comunque.

«Non vedevo l’ora di cominciare – dice, mentre fuori è ormai buio pesto – ho lavorato molto in queste ultime settimane per essere in buone condizioni. La vittoria è stata il premio ai tanti sforzi e la conferma che la mia condizione sta migliorando di giorno in giorno. Anche la squadra sta bene. E’ bastato dire ai miei compagni che avevo buone gambe e loro si sono messi a mia disposizione».

Guerra di nervi

La Fattoria Pieve a Salti ha spalancato le porte allo squadrone belga, che di solito alloggiava a Poggibonsi. Ma questo piccolo borgo è da sempre una base di Soudal e così di tanto in tanto vedi i corridori che curiosano in giro e si godono il panorama.

Chissà se le punzecchiature di Lefevere lo motivano o lo lasciano indifferente. In Francia si fa un gran parlare di una conversazione che si sarebbe svolta fra Patrick e il campione. Alaphilippe nega ci sia mai stata. Lefevere dice di sì e per giunta alla presenza della moglie Marion Rousse e del procuratore.

Il succo, per quello che ha raccontato il manager belga, sarebbe stata la sua insoddisfazione per il rendimento di Julian nelle ultime due stagioni. Al netto degli infortuni e dei problemi di salute, la conta delle vittorie non sarebbe all’altezza dell’ingaggio e delle attese del team.

«Ho vinto – ribadisce Julian – ed è un enorme sollievo. Ho fatto molti sacrifici e la ricompensa si raccoglie alla fine. E’ una vittoria che rassicura anche. E’ davvero bello iniziare così. Sabato c’è la Strade Bianche, la mia corsa preferita. Spero di essere al punto giusto».

Inizia la salita di Monte Sante Marie: si va al piccolo trotto e si studia lo sterrato
Inizia la salita di Monte Sante Marie: si va al piccolo trotto e si studia lo sterrato

Un’altra corsa

Per tutta la durata della ricognizione, Julian è rimasto in coda al gruppo, girando le gambe con grande agilità. La pioggia dei giorni scorsi ha compattato gli sterrati, che si presentavano compatti e veloci. Solo dopo il rifornimento, una ruspetta dispettosa stava accumulando ghiaia mista a sabbia, che probabilmente serve per tappare i buchi, ma intanto ha reso il settore meno stabile. «Sabato sarà diverso dalla vittoria in Francia», ha detto Bramati, consapevole che il livello nella Strade Bianche sarà certamente più alto.

«Ma nemmeno là – dice Alaphilippe – sono state rose e fiori. C’era l’ultima salita nel finale e il mio unico desiderio era superarla e puntare tutto sulla volata. Gaudu in salita non lo stacchi se sta bene. Nella salita precedente avevo visto che quando ho accelerato, ha risposto perfettamente. Così ho preferito non insistere perché il traguardo era ancora lontano. David ha capito che il solo modo che avevamo per arrivare al traguardo era collaborare, ma sapeva anche che in volata sarei stato avvantaggiato. Per quello mi faceva paura quell’ultima salita, ma è andata bene. E ancora più bello è stato essere stato incoraggiato come non mai sul ciglio della strada. Mi ha scaldato il cuore».

La Strade Bianche fu terreno di conquista per Alaphilippe nel 2019, mentre l’anno scorso la tremenda folata di vento se lo portò via nella discesa di Lucignano d’Asso, preludio al volo ben più disastroso della Liegi. Sabato Alaphilippe si scontrerà con Van der Poel e magari Pidcock, sempre che dal cilindro non salti fuori, atteso come mai, un bellimbusto italiano capace di riscrivere la storia.

Il nuovo Alaphilippe dovrà fare i conti con Remco

09.01.2023
5 min
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L’avvento di Evenepoel ha cambiato gli assetti della Soudal-Quick Step e ancora li cambierà. E anche se nessuno lo dice, nel nome del Wolfpack e del patto di fratellanza fra corridori, uno dei primi a farne le spese è in apparenza Julian Alaphilippe (foto Specialized in apertura). Questo un po’ gli metterà pepe sulla coda, ma dall’altra è un segnale molto chiaro. Per la testa continua a risuonare una frase detta da Pozzato durante il sopralluogo del mondiale gravel.

«Lefevere fa così – disse – va bene finché sei giovane, poi sotto con un altro. Il prossimo è Alaphilippe…».

La Vuelta è stata l’ultima corsa… alla pari. La vittoria di Remco e il mondiale successivo hanno scavato il solco
La Vuelta è stata l’ultima corsa… alla pari. La vittoria di Remco e il mondiale successivo hanno scavato il solco

Una riga sotto

Del francese vi avevamo raccontato nella serata della presentazione della squadra a De Panne. Isolato e con la mascherina, Julian aveva detto poche parole sul palco e poi era sparito. Troppo alto il rischio di un contagio, se si fosse trattato di Covid. In realtà però si trattava di un semplice raffreddore, come confermato da un tampone negativo che gli ha permesso di raggiungere la squadra a Calpe per il secondo ritiro e di dare continuità al suo inverno. Le parole che ha affidato ai colleghi de L’Equipe sono il filo conduttore del discorso.

«Sono super contento del mio inverno – ha detto – è andato tutto come volevo. Sportivamente, l’anno che viene non potrà essere peggiore di quello che ho avuto nel 2022. Ho tirato una linea sotto, adesso ho la motivazione, la grinta, la rabbia… Chiamatela come vi pare. Sono come prima, non penso più a quello che è successo».

Per Alaphilippe, che ha 30 anni, inizia la decima stagione alla corte di Lefevere (foto Wout Beel)
Per Alaphilippe, che ha 30 anni, inizia la decima stagione alla corte di Lefevere (foto Wout Beel)

La scelta di Lefevere

In realtà sarebbe andato bene anche il 2022, senza quella caduta tremenda alla Liegi in cui era partito capitano. Sta di fatto che mentre lui risaliva a fatica la china, Evenepoel scalava le classifiche e di colpo il cambio di tono di Patrick Lefevere ha fatto capire che la scelta fosse nell’aria.

«Ha avuto un po’ di sfortuna, è vero – ha detto il manager belga – ma non ci si può nascondere troppo a lungo. Ho avuto un colloquio franco e sincero con lui quest’inverno. Gli ho fatto capire che se fosse stanco di questo ambiente, avrebbe potuto lasciarci. Ma Julian ha risposto di voler assolutamente restare in squadra». 

Assieme a Cavagna sulle strade di Calpe, Alaphilippe ha ritrovato lo smalto (foto Specialized)
Assieme a Cavagna sulle strade di Calpe, Alaphilippe ha ritrovato lo smalto (foto Specialized)

Il corridore di prima

Il suo contratto scade alla fine del 2024, ma di certo tutte le… protezioni di cui godeva con la maglia iridata indosso sono cadute. Il nuovo sponsor belga stravede per Remco, quindi anche Alaphilippe dovrà rimboccarsi le maniche: una prospettiva che però non lo spaventa.

«Sono in uno stato d’animo completamente diverso rispetto allo scorso anno – ha detto – quando non avevo altra scelta che accettare il mio destino e ogni volta dovermi rialzare. Mi sono preso del tempo per me e mi ha fatto un mondo di bene. Non mi sento un nuovo corridore: mi sento il corridore che ero prima».

Fiandre poi Tour

Fin qui tutto bene, ma la sorpresa per tutti è stato il cambio di programma, che si può leggere in due modi diversi. Può essere stata una sua scelta oppure è il modo della squadra di liberare la strada per Evenepoel. Il francese delle tre volte alla Freccia Vallone e delle Liegi da protagonista, potrebbe infatti saltare le Ardenne, a favore di un filotto fiammingo che andrà da Harelbeke alla Dwars door Vlaanderen, fino al Fiandre.

«Quelle fiamminghe – ha detto – sono gare che mi entusiasmano, perché non sai mai cosa succederà. Mi piacciono, è strano ma forse mi si addicono quasi più delle Ardenne. Poi potrei pensare di arrivare alla Liegi, ma voglio fare una buona preparazione per il Tour de France, con tante ricognizioni e un ritiro in altura. Il Tour mi è mancato. E con le prime tappe nei Paesi Baschi, la prossima estate, bisognerà essere forti dall’inizio».

Soudal-Quick Step: un po’ famiglia, un po’ bandiera

06.01.2023
6 min
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Quando sul palco della grande edicola in ghisa sale Remco Evenepoel, i bambini si agitano sulla schiena dei genitori. Il giovane campione del mondo, vincitore anche della Liegi e della Vuelta, trasuda di orgoglio, fasciato dalla nuova maglia Soudal-Quick Step. Ovviamente non si capisce nulla di quello che dicono e forse l’appartenenza, generata da questa lingua così inospitale, li rende una comunità tanto forte.

«Quando mi dicono che in Olanda ci sono più biciclette che da noi – ci ha appena detto l’importatore belga di Castelli, che al team fornisce le maglie – rispondo che è vero. In Olanda hanno la cultura della bicicletta, da noi invece c’è la cultura del ciclismo».

Squadra e famiglia

A Popsaland, accanto alla stazione dei treni di De Panne, oggi è il Family Day e proprio per questo la Soudal-Quick Step ha scelto l’immenso parco giochi per presentare la squadra 2023. Il mare ruggisce rabbioso a pochi chilometri dalle spiagge di Dunkerque e dello sbarco in Normandia. E’ il giorno del compleanno di Patrick Lefevere, che compie 67 anni e sul palco del teatro è la perfetta spalla per lo speaker. E’ lui a dettare il ritmo e ad interromperlo quando sente di voler dire qualcosa. Soudal ha portato i soldi e il rosso che fino allo scorso anno tingeva altre maglie, Patrick ha mantenuto la guida e l’ispirazione.

«Questa squadra – dice – vuole essere vicina alle famiglie, perché sono certo che fra i bambini che oggi vedranno sfilare i nostri campioni, ci saranno i tifosi del domani. Sta diventando un percorso impegnativo. Sono arrivate la squadra delle donne e abbiamo potenziato il Development Team. Forniamo a tutti il meglio, dai materiali all’abbigliamento, la preparazione e la nutrizione. Ammetto di avere un pessimo carattere, dopo una vittoria penso subito alla successiva. Se mi fermassi a pensare al bello che abbiamo fatto, mi addormenterei».

Una serie Amazon

Nessun problema: ricordare certe vittorie sarà ancor più facile quando in primavera su Amazon Prime Video andrà in onda la serie dedicata al 2022 della Quick Step-Alpha Vinyl. Ne fanno scorrere sullo schermo una piccola parte, i 18 minuti ad altissima intensità che raccontano la vittoria di Liegi. La riunione della vigilia. Alaphilippe capitano e Remco in contropiede. La caduta del campione del mondo. La paura della sua compagna Marion Rousse nella postazione della diretta. Lo sgomento di Bramati e del meccanico Luigi, che racconta e quasi piange. La commozione è roba vera. Poi l’attacco di Remco e la vittoria.

«Siamo stati per un anno con la squadra – racconta Tijl Verstraeten, che ha seguito la serie per Amazon – sempre e dovunque, da gennaio a fine stagione. Abbiamo seguito ogni cosa, ogni momento, anche quelli più tesi. Ricordo di aver fatto un’intervista a Remco in cui diceva che questa squadra è una famiglia. Forse il segreto è proprio questo, lo staff eccezionale che permette ai corridori di fare il loro lavoro. Questa storia del Wolfpack è qualcosa di vero…».

Alaphilippe racconta brevemente le sue ambizioni e poi riparte
Alaphilippe racconta brevemente le sue ambizioni e poi riparte

Alaphilippe mascherato

La giornata va avanti fra interno ed esterno, fra il teatro e la piazzetta dove bambini e famiglie sentono e ridono per le battute dei corridori. Il cielo è grigio, la temperatura resta intorno ai dieci gradi.

Entrando in uno dei saloni dell’hotel che accoglie la squadra, ci siamo accorti di un Alaphilippe contrariato e inaspettatamente con la mascherina in faccia. Julian farà una rapida apparizione sul palco, racconterà di volersi rifare dopo il 2022 storto e poi andrà via. Fino a ieri si è allenato bene con gli altri, stamattina si sentiva strano. La prudenza non è mai troppa: incombono le prime corse e il secondo ritiro di Calpe. Meglio non correre rischi.

«E soprattutto, meglio adesso che a primavera – dice Evenepoel parlando del compagno – quando LouLou potrà rifarsi. Ad agosto rimetterò in palio la mia maglia iridata e sono offeso con i signori dell’UCI – aggiunge ridendo – perché terrò la maglia 11 mesi e non 12. Ma se proprio qualcuno deve portarmela via, deve essere un corridore del Belgio o in alternativa uno qualsiasi di questa squadra. E fra loro, Julian occupa un posto speciale».

Squadra e Federazione

Sul palco sfilano gli sponsor, tutti o quasi orgogliosamente belgi, sotto lo sguardo compiaciuto del presidente della Federazione belga Tom Van Damme.

«La squadra cresce – dice – e ha per sponsor alcune delle migliori aziende del Belgio. Questo per noi è molto importante, perché serve anche per convincere altri investitori che si può fare. La nostra collaborazione con il gruppo di Lefevere è utile, perché permette di offrire una vetrina anche ai giovani corridori belgi, che soprattutto nella Development possono mettersi alla prova».

Passione, sogno, orgoglio

Lefevere annuisce. Sa di essersi aggiudicato una battaglia molto importante e che adesso il suo progetto può crescere. Sul divano accanto a lui siedono i due fondatori di Soudal e una rappresentante di Quick Step. Se anche c’è un filo di rammarico per aver perso il primo nome, non lo dà a vedere.

«Siamo due grandi compagnie del Belgio – dice – entrambe attive sul mercato internazionale. Abbiamo dei valori in comune, che si chiamano passione, sogno e orgoglio. Questa squadra è il posto ideale in cui farli vivere».

Cinque o niente

Lefevere li ascolta annuendo, poi prende la parola con il piglio del padrone di casa e un po’ gonfia anche il petto. Difficile dargli torto.

«Ero stanco di contratti biennali – dice – ho anche pensato di fermarmi. Così al momento di iniziare questa nuova avventura, ho detto a Soudal, Specialized e Quick Step che avrei voluto un impegno di cinque anni, oppure non se ne faceva niente. Loro hanno subito aderito e così adesso si può lavorare meglio. Abbiamo fino al 2027 per dimostrare che siamo i migliori».

Quando i corridori sfilano e poi ci raggiungono per le interviste, alla fine della giornata manca soltanto la sfilata in bici per le vie del parco, seguiti dalle ammiraglie. Le storie, le interviste e gli approfondimenti raccolti inizieremo a raccontarveli da domani. Per ora resta la sensazione di aver partecipato a una coinvolgente festa popolare, con i corridori nei panni dei supereroi.

Tra Remco e Julian scoppia la pace. Per ora…

15.11.2022
4 min
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E’ la vecchia storia dei troppi “galli nel pollaio”. Una storia che uno squadrone come la Quick Step-Alpha Vinyl  conosce bene. Quante volte volte hanno avuto tanti leader, capitani forti per questa e quella corsa. Solo che stavolta i leader in questione sono due veri super campioni e anche con un caratterino mica da ridere. Entrambi con un’ambizione gigante. Parliamo di Julian Alaphilippe e di Remco Evenepoel.

Sia chiaro: al momento non ci sono i presupposti che portano ad uno scontro, ma qualche segnale sì. E c’è perché non sarebbe la prima volta che un campione consolidato scivoli in secondo piano. Perché uno ha 22 anni e l’altro 30. E abbiamo già visto, anche in tempi recenti, che quando è servito, il team manager Patrick Lefevere, ci ha messo poco ad allontanare Cavendish e puntare su Jakobsen

Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Julian Alaphilippe ha preso parte a due Giri delle Fiandre: in uno (in foto) è caduto, nell’altro è arrivato 42°
Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Julian Alaphilippe ha preso parte a due Giri delle Fiandre: in uno (in foto) è caduto, nell’altro è arrivato 42°

Mani avanti

Ecco allora che per placare le acque emerge l’intelligenza di tutti gli attori sul palco. Da Lefevere stesso, ai corridori. E il primo a fare prove di distensione, ma forse sarebbe meglio dire a mettere le mani avanti, è proprio il francese. Una volta la testa calda era lui, adesso invece è il saggio!

In un video del suo team, Alaphilippe ha dichiarato che punta forte sul Giro delle Fiandre. La corsa dei muri fiamminghi sarà il grande obiettivo della prima parte del 2023.

«Non vedo l’ora di iniziare la nuova stagione – ha detto l’ex iridato – Vengo da un anno difficile. Spero di avere meno sfortuna. Lavorerò sodo per tornare ai massimi livelli. Voglio essere al 100% per il Giro delle Fiandre». 

Evenepoel e Alaphilippe corrono insieme dal 2019. Il belga ha un contratto fino al 2026, il francese fino al 2024
Evenepoel e Alaphilippe corrono insieme dal 2019. Il belga ha un contratto fino al 2026, il francese fino al 2024

Dichiarazioni al miele

Apparentemente è una dichiarazione che ci sta. Anzi, senza apparentemente: Alaphilippe è un campione ed è adatto alle classiche, anche se è più da cotes, anziché da muri in pavè. Ma perché tutta questa fretta nel fare una dichiarazione sugli obiettivi? 

Proviamo a dare una risposta, facendo il quadro della situazione.

Alaphilippe, francese, corre in un team belga, anzi “nel” team belga per antonomasia. Evenepoel è belga, ha vinto la Vuelta e la maglia iridata, tra l’altro sfilandola proprio dalle sue spalle. E’ normale che tutti lo vogliano protagonista in patria. Ed è normale che anche la sua squadra penda più per il suo pupillo. Questo riduce non poco il raggio d’azione di Julian.

Senza contare che oltre a Remco in casa Quick Step ci sono altri assi su cui poter puntare. Uno “a caso” è Asgreen che il Fiandre lo ha anche vinto. 

Ma Alaphilippe non è uno che smette di lottare. Sa come difendere il suo territorio, anche con astuzia.

«Sono super felice per lui – ha detto ancora Alaphilippe riferendosi a Remco – Al mondiale ha fatto qualcosa di speciale. Si è davvero meritato questa maglia. Se guardiamo la stagione, è il miglior corridore che poteva conquistare la maglia iridata».

E ancora sulla Vuelta: «Lottare con Remco per la maglia rossa aiutandolo ogni giorno è qualcosa che non dimenticherò mai. Sono rimasto davvero deluso quando ho dovuto abbandonare per la caduta. Vedere Remco e i miei compagni da casa non è stato facile. Abbiamo davvero visto lo spirito del Wolfpack e un Remco incredibilmente forte».

La foto (@gettysport) del post su Instagram della Quick Step. Julian vince una tappa ai Paesi Baschi e Remco esulta
La foto (@gettysport) del post su Instagram della Quick Step. Julian vince una tappa ai Paesi Baschi e Remco esulta

Palla a Lefevere

E a proposito di Wolfpack, quasi contestualmente a queste dichiarazioni la Quick Step, ha pubblicato un post e una stories in cui si vede Alaphilippe vincere ed Evenepoel esultare, esaltando così il mitico spirito del Wolfpack. Sarà di certo una coincidenza, ma qualche pensierino in più ce lo ha fatto fare.

Evenepoel ha vinto la Liegi, è il suo regno. Dopo il super 2022 se dovesse saltare il Fiandre e le altre classiche fiamminghe, non potrà dire no anche alle Ardenne. In Belgio ci sarebbe la rivoluzione. Alaphilippe pertanto sa che non potrà pensare troppo alla “sua” Liegi, tanto più se Remco punta, come sembra, al Giro d’Italia, e per quel periodo si presuppone avrà una buona condizione. Ecco allora che per Alaphilippe restano le Fiandre e le prime classiche… che non sono poco comunque, ma neanche le migliori per lui. 

Congetture dunque? Forse, ma ponderate. Alaphilippe non è tipo da dichiarazioni al “miele” e le tempistiche nel voler annunciare questo suo obiettivo così importante ci hanno colpito e hanno scatenato tutti questi pensieri.

Magari poi i due campioni si aiuteranno, Lefevere farà un altro capolavoro tattico-politico e tutte queste parole finiranno al vento. Tra l’altro non sarebbe la prima volta che il manager punzecchia Alaphilippe. L’ultima volta fu sulla sua partecipazione alla Vuelta. «Mi auguro – disse – che Julian sia andato in Spagna non tanto per preparare il mondiale quanto per aiutare la squadra».

Sarà solo la strada a dirci come andranno le cose, ma per ora ci teniamo i nostri pensieri.

Un’altra caduta di Alaphilippe e adesso mondiale a rischio

02.09.2022
4 min
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Qualche corridore più esperto direbbe che se uno cade così spesso non si può parlare di sfortuna. E in effetti a guardare il singolare bilancio di Julian Alaphilippe, la sensazione che qualcosa non vada ti assale. La Vuelta lo avrebbe dovuto rimettere definitivamente in sesto dopo il precedente, invece il francese ha lasciato la corsa in barella e con una smorfia, per il colpo alla spalla destra dopo una caduta piuttosto innocua, a 65 chilometri al traguardo di Cabo de Gata. Vengono in mente le parole di Ballan di qualche tempo fa sul suo muoversi continuamente sulla bici, anche se era francamente difficile prevedere che nell’attraversamento del villaggio di Carboneras la sua ruota anteriore scivolasse all’uscita di una curva mentre era tra i primi del gruppo lanciato. Seppure altri corridori abbiano raccontato che in quel punto la strada fosse viscida e con ghiaia.

La Vuelta era per Alaphilippe era la corsa del rilancio sulla via dei mondiali
La Vuelta era per Alaphilippe era la corsa del rilancio sulla via dei mondiali

Fratture escluse

Dopo essere rimasto seduto a lungo sull’asfalto e temendo di avere una clavicola rotta, il campione del mondo è stato trasportato all’ospedale di Almeria per sottoporsi alle radiografie. In serata, il team Quick Step-Alpha Vinyl ha diffuso un comunicato stampa piuttosto rassicurante sul suo stato di salute del francese.

«Gli esami hanno rivelato che Julian Alaphilippe ha riportato la lussazione della spalla destra, mentre le radiografie hanno escluso fratture».

Il campione del mondo è volato ieri in Belgio, per essere sottoposto a ulteriori esami all’ospedale Herentals che ben conosce, in cui gli avevano sistemato la frattura del braccio dopo la caduta al Fiandre di due anni fa. Non è stato fissato alcun termine per la sua guarigione.

Lefevere e Alaphilippe: un ottimo rapporto, ma non mancano le punzecchiature
Lefevere e Alaphilippe: un ottimo rapporto, ma non mancano le punzecchiature

Il richiamo di Patrick

La squadra aveva già stigmatizzato la presenza del francese alla Vuelta tramite le parole di Patrick Lefevere. Il team manager aveva detto, scherzando ma forse no, di augurarsi che il campione del mondo fosse andato in Spagna non tanto per preparare il mondiale quanto per aiutare la squadra.

«Nel migliore dei casi – ha detto ieri – tornerà in sella tra quindici giorni. Tempi troppo stretti per i mondiali, ma potrebbe essere pronto per il Giro di Lombardia e le gare italiane. Quest’anno Julian ha visto più ospedali che corse. L’impatto su Remco sarà enorme. Julian è stato il suo uomo provvidenziale, quello che gli aveva permesso finora di stare al sicuro».

Chiaramente i francesi sperano di vederlo in bici prima, appunto per i mondiali di Wollongong che si correranno il 25 settembre. Ma di certo il conto dei suoi incidenti qualche interrogativo lo fa sorgere e richiama se non altro la maledizione della maglia iridata, tenuta discretamente a bada nel primo anno.

Una serie proprio nera

La serie nera è cominciata alla Strade Bianche con la spettacolare caduta provocata dal vento. Pochi giorni dopo, a causa di una bronchite, Alaphilippe ha dovuto rinunciare alla Milano-Sanremo. Poi è venuta la terribile caduta durante la Liegi-Bastogne-Liegi, quando il francese lanciato in una discesa velocissima, è caduto in un fosso riportando la frattura della scapola, di alcune costole e un emopneumotorace.

E’ rimasto fuori fino ai campionati francesi di Cholet a giugno, quando la Quick Step-Alpha Vinyl ha preferito non selezionarlo per il Tour de France. Il colpo è stato duro, ma le sue condizioni di forma, già parse opache alla Vuelta, non erano all’altezza di una sfida così dura.

Alaphilippe ha così deciso di puntare sulla Vuelta per arrivare bene ai mondiali e poi chiudere al Lombardia, ma ha dovuto ritirarsi dal Tour de Wallonie di fine luglio per positività al Covid.

Nei primi dieci giorni di corsa, Alaphilippe è stato l’angelo custode di Evenepoel
Nei primi dieci giorni di corsa, Alaphilippe è stato l’angelo custode di Evenepoel

La rincorsa ai mondiali

Approdato alla Vuelta quasi per miracolo, Alaphilippe aveva pensato di aver superato i suoi guai, invece qualcosa è andato nuovamente storto.

«Perdere Julian è una grande perdita – ha detto Evenepoel a caldo – era in ottima forma e stava facendo per me un lavoro eccezionale. Sono sicuro che gli altri miei compagni di squadra saranno in grado di fare bene il loro lavoro aiutandomi in questa sfida».

A questo punto la scommessa per il campione del mondo si lega ai mondiali. Riuscirà a rimettersi per tempo e a trovare un adeguato livello di condizione? La sensazione stavolta è che la ciambella potrebbe davvero riuscire senza il buco.

Ritorno a Leuven. Per il campione del mondo iella alle spalle

08.08.2022
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Da Leuven a Leuven, Julian Alaphilippe è rientrato in corsa ieri proprio laddove un anno fa (11 mesi per la precisione) vinse il suo secondo titolo mondiale. Un segno del destino? Forse…

Forse è da qui che “Loulou” potrà definitivamente dare il via alla sua stagione 2022. Una stagione che sin qui non è mai decollata del tutto. Lo abbiamo visto soffrire (ma lottare come un leone) alla Tirreno. Lo abbiamo visto “distruggersi” alla Liegi. Rialzarsi questa estate, fermarsi di nuovo per Covid al Wallonie.

Prima del via eccolo ritratto con Campenaerts, vincitore della corsa
Prima del via eccolo ritratto con Campenaerts, vincitore della corsa

Che il 2022 inizi!

Finalmente adesso tutto sembra essere rientrato nei ranghi. Alahilippe dovrebbe aver ripreso la sua normalità. Sa che ha perso molto tempo, ma sa anche che c’è lo spazio per recuperare e per siglare un grande finale di stagione, magari coronato da un tripletta iridata.

«Certo – ha detto Alaphilippe – la tripletta mondiale è un obiettivo e un pensiero, ma la priorità è ritrovare la salute».

E’ realista Julian. Ieri ha concluso la sua corsa in 56ª posizione a quasi 2′ da Victor Campenaerts, ma quel che conta sono le sensazioni e quel che potrà fare.

Correrà parecchio per cercare la sua massima condizione il suo “cento per cento”, come spiega Julian: «Questo è il vero obiettivo, perché so che quando sono al top posso avere grandi giornate».

Quindi l’iridato correrà al Tour de l’Ain (9-11 agosto), farà la Vuelta e quindi il mondiale e tutte le classiche di fine anno.

«Sono molto felice di essere tornato a correre – ha detto Alaphilippe – e in particolare a Leuven dove ho molti ricordi. Non sapevo dove fossi con la condizione. Ho passato alcuni giorni senza allenarmi e nell’ultima settimana ho fatto solo lavori di endurance».

Ecco perché nel suo programma figurano parecchie corse. In questo momento trovare il ritmo è fondamentale. Specie per uno come lui che fa della brillantezza la propria arma.

Julian aveva vinto al Wallonie. Era la seconda corsa (ma un mese dopo il campionato francese) dopo l’infortunio della Liegi
Julian aveva vinto al Wallonie. Era la seconda corsa (ma un mese dopo il campionato francese) dopo l’infortunio della Liegi

Dalle stelle alle stalle

Al Wallonie, il rientro del corridore della Quick Step- Alpha Vinyl era stato ottimo. Dopo la discussa esclusione dal Tour (secondo Lefevere non dava garanzie di tenuta, ndr), Alaphilippe aveva subito siglato una vittoria. Ma quando le cose non girano… non girano.

«Ero felice – racconta Alaphilippe – sembrava che tutto fosse okay, le sensazioni erano buone. Poi il giorno dopo ero completamente fermo. Provavo davvero brutte sensazioni e ho dovuto lasciare la gara per il Covid.

«I sintomi sono andati via presto, ma sento che c’è ancora un po’ di stanchezza. Il morale però è buono. Spero solo che sfortuna mi lasci tranquillo!».

E tutto sommato per Alaphilippe questa è stata la prima stagione difficile. Vero, anche lo scorso anno fino al mondiale aveva fatto “poco”, ma almeno aveva corso. Quest’anno invece si ritrova ad agosto inoltrato con 28 giorni di gara (incluso ieri). Per dare un’idea di quanto abbiano fatto i suoi colleghi la media è di 55-60 giorni di gara, con la punta di 78 di Alberto Dainese.

Alaphilippe (vicino a Nizzolo) tra le stradine di Leuven che lo scorso anno lo aiutarono per conquistare la maglia che indossa
Alaphilippe tra le stradine di Leuven che lo scorso anno lo aiutarono per conquistare la maglia che indossa

Morale e obiettivi

E proprio dal discorso del morale bisogna ripartire. Un campione si vede anche, e soprattutto, quando naviga in cattive acque. Riesce a non perdere la bussola, a tenere la “barra dritta” e a riemergere… E se possibile più forte di prima.

«Quest’anno mi sento come se non avessi molto vento alle spalle – tanto per restare in termini marinareschi – Ho corso poco. E’ dall’inizio della stagione che non va assolutamente come vorrei. Ma non ho avuto scelta. E’ così. Devi riadattarti. E allora guardo avanti e vedo che ci sono tante gare in vista: la Vuelta, il mondiale, il Giro di Lombardia.

«So che non sono al top, ma come ho detto ci proverò. E sarò davvero felice se non avrò rimpianti».

Il dibattito è già aperto. Il terzo mondiale appare sempre più adatto a un corridore come Alaphilippe. Wollongong è duro ma veloce. Forse un po’ più duro di Leuven, ma di certo meno intrigato dal punto di vista planimetrico. Le stradine belga che lo scorso autunno lo hanno aiutato a nascondersi, con le curve che spezzavano il ritmo e che Julian è stato bravissimo ad affrontare, in Australia non ci saranno.

Favorito dunque? Può esserlo, ma come dice lui stesso prima deve trovare la condizione migliore, per trovare una super giornata delle sue.

La corsa di Ballerini riparte dal Belgio e profuma d’azzurro

25.07.2022
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Ballerini è all’Ethias Tour de Wallonie assieme ad Alaphilippe e un bel gruppo di corridori al lavoro per la seconda parte di stagione. Nomi anche importanti che a vario titolo, per problemi o per programma, sono rimasti fuori dal Tour e adesso hanno motivazioni da vendere. Il contesto è speciale. Ieri si è corso sulle strade della Liegi, ma nell’arco della settimana non mancherà il pavé. L’unico problema, venuto a galla giusto ieri, è un’ondata di caldo che da quelle parti non è affatto usuale. Basti pensare che quando il Tour ha fatto tappa in Belgio, indossando la felpa per andare a cena leggevamo con sgomento dei 40 gradi che bagnavano l’Italia.

«Invece è arrivato anche qui – ammette il Ballero – parliamo di 35-36 gradi. Così la tappa di ieri è venuta durissima, non credevo tanto. Un po’ alcune salite della Liegi e un po’ il caldo, mi dispiace che abbiamo perso la maglia di leader (Alaphilippe, vincitore della 1ª tappa è arrivato a 8’28”, mentre oggi ha dovuto fermarsi per positività al Covid, ndr). E mi dispiace che abbiamo perso Dries Devenyns, che è caduto due volte. La prima volta ha battuto la testa ed è ripartito. Poi è caduto di nuovo e lo hanno portato all’ospedale».

La seconda tappa del Wallonie è appena partita, Alaphilippe (e dietro Ballerini) ancora di ottimo umore…
La seconda tappa del Wallonie è appena partita, Alaphilippe (e dietro Ballerini) ancora di ottimo umore…
E quindi si riparte da qui?

Esatto, dopo aver lavorato bene a Livigno. Non posso dire di essere soddisfatto della prima parte di stagione. Ho puntato ancora sulle classiche, ma fra acciacchi vari e Covid, ho sempre inseguito la condizione senza mai trovarla davvero. Quando è così, fai le cose di fretta e si complica tutto. Sono esperienze che ti porti dietro, ma è anche vero che in certi momenti è stato difficile fare la squadra, quindi magari rientri che non sei al top. E basta un colpo d’aria per ammalarti.

Adesso sei a posto?

Ormai è passato tutto (sbuffa, ndr). Il Giro è andato discretamente, ho avuto le mie chance. Poi a Livigno ho staccato. Eravamo un bel gruppo, tutti quelli che non sono andati al Tour, da “Loulou” (Alaphilippe, ndr) a Evenepoel. E così il Tour ce lo siamo guardati in tivù. Ieri speravo che vincesse Jakobsen, che sa muoversi bene anche senza Morkov. Ma Philipsen aveva già fatto vedere di essere più forte.

Andermatt, un bel muro in pavé, per dare al ritiro di Livigno il sapore di Nord… (foto Instagram)
Andermatt, un bel muro in pavé, per dare al ritiro di Livigno il sapore di Nord… (foto Instagram)
L’anno scorso eri uno degli uomini di punta al mondiale, ma finì con caduta e ritiro. Hai già parlato con Bennati?

Ci siamo sentiti, certo. Con Benna mi sono sempre trovato bene, il primo stage alla Tinkoff lo feci con lui. Abbiamo un grande rapporto, è una brava persona, con lui scherzo spesso. Vedremo come andrà questa volta con la nazionale. Gli europei sono piatti. Il mondiale invece sarà duro come l’anno scorso. Non ho visto le strade, non so se sono larghe. Però viene duro, Alaphilippe non lo tolgo dai favoriti, per cui si vedrà.

Ieri a Parigi, Bennati ha fatto un po’ di nomi…

Bisognerà vedere come staremo a settembre. Bettiol effettivamente sta andando forte, ma al mondiale mancano quasi due mesi. Dovremo essere bravi a essere forti in quei giorni lì.

Tu come ci arriverai?

Niente Vuelta. Dopo il Wallonie, farò Burgos, poi gli europei, quindi una corsa in Belgio, Plouay, poi altre due settimane in altura, lo Slovacchia e a quel punto, se sarò nella rosa, il mondiale.

Bramati dice che gli piacerebbe vederti vincere in questi giorni, c’è una tappa che fa al caso tuo?

L’ultima, che ha anche qualche chilometro di pavé. Ma se dovesse essere un’altra, andrà bene lo stesso. Essendo appena scesi dall’altura, sapevo che le prime sarebbero state dure, ma adesso le cose andranno sicuramente meglio. E… una cosa: anche a me piacerebbe vincere…

Suzuki Bike Day, sport e beneficenza sulle strade del mondiale

22.06.2022
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Un appuntamento da segnare nel calendario. Il Suzuki Bike Day, alla sua seconda edizione, rappresenta per il ciclista una giornata all’insegna dello sport a due ruote sulle strade del mondiale. Un teatro che ha accolto ben due volte la corsa iridata, prima nel 1968 con l’impresa di Vittorio Adorni, poi quella più recente nel 2020 di Julian Alaphilippe. La partenza avverrà dal magnifico Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola che fino a poche settimane fa ha visto sfrecciare le Formula 1. 

La manifestazione firmata Suzuki sarà il 9 luglio, con 28,5 km di puro divertimento in una giornata di festa senza competizione. All’evento sarà ovviamente presente l’ex cittì e presidente dell’ATP Emilia Romagna, Davide Cassani, che ci ha raccontato cosa rappresenta per lui questo Bike Day. A valorizzare l’iniziativa ci sarà anche la Fondazione Marco Pantani a cui verranno donati i ricavi dell’iscrizione. Un motivo ancora più onorevole per solcare le strade emiliano romagnole in un sabato gioioso di pura passione. 

Davide Cassani e altri volti noti saranno presenti alla giornata dedicata alle due ruote
Davide Cassani e altri volti noti saranno presenti alla giornata dedicata alle due ruote

Una giornata speciale

Se si ripensa al Mondiale 2020 le emozioni che riaffiorano sono diverse e contrastanti. Dalla delusione per i colori azzurri, alla fantastica espressione di talento che Alaphilippe ha fatto vedere a tutto il mondo. Le colline erano quelle della Romagna, percorse a ripetizione quasi a sradicare quell’asfalto che da quel giorno si è preso una pagina nella storia delle due ruote.

«Il Suzuki Bike Day – dice Cassani – è una bella giornata dedicata ai ciclisti e appassionati. L’anno scorso lo abbiamo fatto sul Cippo Carpegna, quest’anno lo facciamo sul tracciato dei mondiali. Mazzolano e Gallisterna le salite iconiche che verranno affrontate. Un modo per stare insieme, per pedalare sulle colline romagnole. Non è una gara, non c’è nessuna sfida. E’ un modo per condividere la passione, una giornata insieme in sella alla propria bici in sicurezza».

L’autodromo di Imola si trova ai piedi delle colline romagnole
L’autodromo di Imola si trova ai piedi delle colline romagnole

Il percorso dei mondiali

Non una gara quindi, ma una giornata in cui pedalare senza pensieri godendosi ogni metro del tracciato. L’anello scelto è una fotocopia di quello mondiale. 28,5 chilometri di lunghezza con saliscendi e una pendenza massima del 15-16% tra le vigne che caratterizzano tutto il paesaggio. 583 metri di dislivello, duri ma che fanno apprezzare ancora di più il paesaggio che sovrasta la città emiliano romagnola.

«Sarà un’occasione – spiega Cassani – per ripercorrere le strade della corsa iridata, senza però guardare i tempi di Alaphilippe perché altrimenti uno si demoralizza. Però l’importante è farlo e il nostro obbiettivo è quello. Far rivivere metro dopo metro le emozioni che uno sport come questo ci ha regalato in quell’occasione splendida di due anni fa».

Al Suzuki Bike Day è ammessa qualsiasi bici ed è aperto a famiglie e ciclisti di ogni tipo
Il Suzuki Bike Day è aperto a famiglie e ciclisti di ogni tipo

Beneficienza per Marco

Il ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione Marco Pantani ONLUS. L’iscrizione avviene tramite una donazione minima di cinque euro. Comprende: pacco gara, frontalino con nome, copertura assicurativa, punti ristoro e assistenza sanitaria. Una giornata senza pensieri all’insegna anche della beneficenza. 

«La Fondazione Marco Pantani ONLUS – racconta l’ex cittì – si dedica al sostegno di persone con problemi mentali, motori od economici, ma soprattutto ai bambini. E’ stata una scelta naturale decidere di devolvere le donazioni alla fondazione di Marco. L’anno scorso siamo stati sulle salite dove lui si allenava. Quest’anno siamo rimasti nella sua Romagna».

L’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola ospiterà la partenza e l’arrivo
L’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola ospiterà la partenza e l’arrivo

La passione e Suzuki

Il Suzuki Bike Day rappresenta  l’impegno dell’azienda di auto e moto che sta rivolgendo da diversi anni nei confronti del ciclismo. In un settore dove l’impatto e la tutela nei confronti dell’ambiente è sempre più al centro delle priorità. Suzuki Italia ha voluto rimarcare il suo impegno in uno sport che fa della sua ecosostenibilità uno degli aspetti più valorizzanti. 

«E’ bello perché Imola – racconta Cassani – per gli appassionati di motori, è Formula 1. Per gli appassionati di ciclismo, è il mondiale. Un luogo ideale per passare una giornata affiancati da Suzuki. E’ un’azienda che sta facendo tantissimo per il ciclismo, un’azienda ideale perché attraverso lo sport sta trasmettendo molto, sotto il punto di vista del benessere fisico e ambientale. Anche per loro la mobilità Green è un lato molto importante».

suzukibikeday@suzuki.it