FOSSANO – Trovare una tappa più strana di quella di oggi al Giro d’Italia è un bel grattacapo. Lo ha detto anche il vincitore Tim Merlier.«Dopo che noi velocisti siamo andati in fuga forse abbiamo fatto arrabbiare gli uomini di classifica nel finale!».
A Fossano ci si attendeva la prima volata e prima volata è stata. Ma per arrivare a questo epilogo non bisogna pensare ad una frazione dallo svolgimento classico.
Da questo caos emergono tre personaggi: Tim Merlier, il vincitore, Jonathan Milan, lo sconfitto, e ancora lui: Tadej Pogacar, padrone e mina vagante al tempo stesso.
Questa mattina Merlier era tra i pochi velocisti ad aver scelto il 56, magari ha inciso anche questo dettaglioIl belga ha fatto la volata a sinistra. Ha dedicato la vittoria a Wouter WeylandtQuesta mattina Merlier era tra i pochi velocisti ad aver scelto il 56, magari ha inciso anche questo dettaglioIl belga ha fatto la volata a sinistra. Ha dedicato la vittoria a Wouter Weylandt
Il vincitore
La Soudal-Quick Step ha avuto il merito di restare più unita di altri team. E di entrare in azione nel momento perfetto. Davide Bramati, il direttore sportivo della squadra belga è stato un compendio tattico.
«Con questo finale così tecnico e difficile – ha detto Brama – era impossibile muoversi ai 2.900 metri, cioè quando finiva lo strappo. Avevamo ipotizzato che qualcuno potesse guadagnare 3”-4” secondi, ma sapevamo che quella curva quasi a gomito ai 1.200 metri avrebbe inciso parecchio. Avrebbe abbassato la velocità e poi ripartendo quasi da fermi con la volata li avrebbero riacciuffati, anche perché c’era un filo di vento contro.
«Così ho detto ai ragazzi di entrare veramente in azione ai 1.300 metri. Anche solo ritardare la frenata gli avrebbe fatto guadagnare posizioni importanti. E così è andata».
I ragazzi di Brama, oggi anche con un bell’Alaphilippe, hanno eseguito alla lettera le sue indicazioni. E Merlier ha fatto il resto.
«Come vi avevo detto qualche giorno fa Merlier sta bene. Abbiamo portato una buona squadra e oggi questa vittoria sinceramente ci fa piacere. Tanto piacere, visto che non vincevamo da diverse settimane».
Il clan della Lidl-Trek dopo l’arrivo… Consonni è il più dispiaciutoIl colpo di reni di Milan che ha fatto la volata a centro strada, più esposto al vento secondo MerlierIl clan della Lidl-Trek dopo l’arrivo… Consonni è il più dispiaciutoIl colpo di reni di Milan che ha fatto la volata a centro strada, più esposto al vento secondo Merlier
Lo sconfitto
C’è poi Jonathan Milan. Su un arrivo non proprio ideale per il suo fisico, aver sfiorato il successo non è poi così male. Certo, Fossano ha un po’ strozzato l’urlo di gioia, ma guardando il lato positivo la gamba c’è.
Ma c’è anche un pizzico di dispiacere. Sarebbe un problema se non ci fosse. A chiarire tutto è Simone Consonni, il “capotreno”. E Simone era quasi più dispiaciuto di Milan dopo l’arrivo. Nell’ultima curva si sono un po’ persi i quattro vagoni della Lidl-Trek: due da una parte e due dall’altra.
«Potevamo fare meglio a livello tecnico e tattico – ci dice Consonni mentre si dirige verso i bus – però è anche vero che era il primo sprint del Giro ed è già bello non aver messo il “sedere per terra”, tanto più che era così difficile.
«L’allungo di Pogacar e Thomas ci ha rotto le scatole, ma non tanto a livello tattico quanto di gambe. E infatti Jonathan e Jasper (Stuyven, ndr) hanno preso la curva in prima e seconda posizione, mentre io ed Eddy (Edward Theuns, ndr) eravamo un po’ più dietro. Abbiamo sprecato tanto per rientrare sotto».
«Il finale non era facile e se noi del treno eravamo tutti lì, negli ultimi 500 metri, vuol dire che stiamo bene. Domani ci riproveremo».
Honorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale… e le discussioniHonorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale .. e le discussioni
La mina vagante
E poi c’è lui. Sempre lui: Tadej Pogacar.Il corridore della UAE Emirates continua ad incantare, ma anche a sprecare e qualcuno inizia ad imputargli questo suo modo di correre. Lo sloveno però glissa.
«Modo di correre dispendioso? Ma no è tutto pagato!», come a dire che non costa nulla fare certi scatti. Mentre si fa più serio quando gli chiedono se voglia vincere tutte le tappe. Pogacar replica con un secco: «No comment».
Tadej quando sta bene non si ferma, non c’è niente da fare. Anche Rafal Majka ce lo ha ripetuto pochi giorni fa. Pogacar si difende col dire che l’attacco non lo ha propiziato lui, ma ha solo seguito Honorè. «Ero davanti, stavo bene e l’ho seguito. Anzi, quando Thomas è rientrato è stato lui a dare il primo cambio. E anche forte. A quel punto abbiamo spinto. Peccato non essere arrivati».
Mentre ci è piaciuto, ed è indice d’immensa lucidità, il racconto del traguardo volante di Cherasco. Traguardo che arrivava dopo un ripido strappo.
«Ero davanti – ha spiegato Pogacar – ho visto che c’era anche Thomas e a quel punto ho deciso di andare. Due secondi sono sempre due secondi. Meglio a me che a lui».
La mancanza di Trentin si farà sentire. Gianetti parla della sua squadra e dell'abilità di Pogacar sul pavé. Poi tira fuori un ricordo da morire dal ridere
NOVARA – Oropa alle spalle, la vittoria di Pogacar conferma che il Giro ha trovato il padrone che tutti ci aspettavamo e ora starà agli attaccanti e ai cronoman cercare di metterlo in difficoltà. Nell’attesa delle tappe che più si prestano allo scopo, oggi sul traguardo di Fossano andrà in scena il primo confronto/scontro tra i velocisti. E quest’anno in corsa, tolto Philipsen, ci sono proprio tutti.
Jonathan Milan e Simone Consonni sono arrivati al Santuario di Biella rispettivamente con 24’34” e 25’09” di ritardo da Pogacar, al pari di tutti gli altri velocisti. In certi casi si salva la gamba, pensando alla sfida che li attende. Il solo problema per i due della Lidl-Trek è non aver avuto tante occasioni per fare volate insieme. Per cui la prima sarà un grande test, in attese delle successive. Consonni è tranquillo, ha fatto quel che doveva e adesso non resta che scoprire le carte degli avversari. Da Novara a Fossano ci sono 166 chilometri, con un paio di strappetti e il finale che tende a salire.
Consonni e Milan hanno vinto due volate alla Tirreno-Adriatico: la loro intesa dà buoni fruttiConsonni e Milan hanno vinto due volate alla Tirreno-Adriatico: la loro intesa dà buoni frutti
Quante volte hai fatto un treno con Jonathan?
Diciamo cinque, più o meno. Però l’ho portato a ruota parecchio anche in pista. In realtà quando sei nel velodromo non puoi provare i meccanismi della volata, perché le variabili sono troppe. La strada, le rotonde, le mosse degli avversari. I meccanismi veri e propri si trovano con il feeling e col tempo. Però sicuramente il fatto che negli ultimi quartetti mi è sempre stato a ruota, può dargli una fiducia in più. Visivamente potrebbe sentire, passatemi il termine, di sentirsi a casa, in un posto più “familiare”. Se poi parliamo del livello di gestione degli arrivi, è tutto un fatto di feeling. Si fa una tattica prima di ogni sprint, però poi penso che solo il 5 per cento delle volte va come si pianifica.
Impossibile dimenticare il tuo urlo di fine Tirreno, quando Johnny stava per partire troppo presto. Si parla mai delle volate fatte?
Lo ricordo anche io. Sicuramente si guardano gli sbagli e anche le cose che si è fatto bene. E’ tanto importante la comunicazione durante la corsa, poche cose. Dirsi okay se il velocista c’è, ad esempio. Ogni treno trova il suo meccanismo, le sue parole chiave, però è molto questione di fiducia l’uno dell’altro.
Ieri verso Oropa, Consonni ha mollato finendo a 25’09”, Trentin ha tenuto arrivando a 12’45”Ieri verso Oropa, Consonni ha mollato finendo a 25’09”, Trentin ha tenuto arrivando a 12’45”
Il velocista farà la volata su altri velocisti, l’ultimo uomo quali riferimenti sceglie?
Personalmente, mi fido più di me stesso senza guardare troppo gli altri. Cerco di prendere alcuni riferimenti a livello visivo, mandando a memoria la curva ai 500 metri e il rettilineo ai 3 chilometri, come sarà oggi.
Già ieri nel giorno di Oropa, sapendo di doverlo passare indenni, si pensava a Fossano?
Sì, sicuramente ci pensiamo da un po’. Siamo anche andati a fare una ricognizione. Non è semplice, perché è la prima volata di un grande Giro, perché ci sono tanti lead-out e tanti velocisti e il finale sarà impegnativo.
Quanta tensione c’è alla vigilia della prima volata?
Si cerca di vivere il Giro giorno per giorno, l’adrenalina è una cosa che verrà poi di conseguenza. Resta il fatto che il solo finale che abbiamo visto è quello di Fossano. Alla fine ormai, con tutta questa tecnologia, puoi sederti davanti a un computer e pensare di essere sul posto. Puoi farti un’idea e alla fine scopri che le cose sono andate come avevi pensato. Sul momento non mi ricordo mai nulla di quanto succede ai 3-4 chilometri dall’arrivo. Poi, rivedendo la volata, mi torna tutto in mente.
Da Novara a Fossano ci sono 166 chilometri. Ultimi 1.300 metri diritti con strada larga 9 metriDa Novara a Fossano ci sono 166 chilometri. Ultimi 1.300 metri diritti con strada larga 9 metri
Perché lo sprint di Fossano è complicato?
Perché vincere è sempre complicato. Dai meno 4,5 ai meno 3, la strada tira. Prima c’è una discesina che sicuramente metterà il gruppo in fila. E siccome siamo al Giro, tutti vorranno stare davanti, quelli di classifica e i velocisti, per cui la discesa sarà dura come la salita.
A Oropa era indispensabile salvarsi?
Prima della salita finale, abbiamo lavorato per dare una mano a “Juanpe” Lopez, poi abbiamo cercato di limitare i danni. Basta aspettare poche ore per capire se sarà bastato.
Il Tour of Guangxi è stato l'ultima corsa di Baroncini con la Lidl-Trek. Lo attende la UAE Emirates. L'obiettivo è ritrovare stimoli e fiducia in se stesso
Il parterre dei velocisti in questo Giro d’Italia è davvero stellare. Tolto Jasper Philipsen ci sono tutti: da Jakobsen a Merlier, da Dainese (in nero nella foto di apertura) a Kooj, passando per Milan, Ewan… E potremmo continuare a lungo. Ci aspettano quindi grandi sfide, sgomitate, colpi di reni e velocità folli. Adrenalina pura.
Questi possibili duelli li mettiamo sotto la lente d’ingrandimento di Alessandro Petacchi, uno dei velocisti più vittoriosi della storia, specie quella del Giro. Solo nella corsa rosa AleJet vanta 22 successi. E restano memorabili le sue nove tappe in una sola edizione, quella del 2004.
Jonathan Milan sarà pilotato da Simone ConsonniJonathan Milan sarà pilotato da Simone Consonni
Dicevamo, Alessandro, di un parterre da urlo per quanto riguarda i velocisti…
In effetti ci sono tutti. Manca quello che su carta è il più forte del momento, cioè Philipsen. E lo è anche per quel che ha fatto vedere ad inizio stagione, non solo nelle volate, ma anche alla Sanremo e alla Roubaix.
Ma alla Tirreno ha perso da Milan…
Ha perso nei confronti di Milan è vero, ma prima c’era uno strappo e anche a San Benedetto del Tronto, dove lo strappo non c’era. Speriamo che Jonathan possa avere di nuovo quella condizione che aveva alla Tirreno. Jonathan ha fatto vedere tanto l’anno scorso al Giro, ma quest’anno il livello è più alto. Il lotto dei velocisti è più importante e se riuscisse a confermare quanto fatto, allora potremmo dire che è cresciuto ancora. Io però aspetto Milan al Tour. Se queste vittorie le otterrà anche in Francia, allora il più forte sarà lui. E potremmo dire di aver trovato un velocista di livello mondiale.
Scorriamo l’elenco: forse un nome grande, il più grande, tra i velocisti è quello di Fabio Jakobsen, ora alla Dsm-Firmenich…
Jakobsen è un grande motore. Senza dubbio se lui sarà quello di prima dell’incidente sarà difficilissimo da battere per potenza pura e punta di velocità. L’incognita appunto è capire se è di nuovo a quei livelli.
La Dsm ha anche Andresen (in foto) che viene da tre vittorie in Turchia dove l’apripista fu Jakobsen. C’è da supporre che il danese ricambierà il favoreLa Dsm ha anche Andresen (in foto) che viene da tre vittorie in Turchia dove l’apripista fu Jakobsen. C’è da supporre che il danese ricambierà il favore
Andiamo avanti…
Mi viene in mente il nome di Gaviria, il quale è sempre forte ma se continua a partire ai 300 metri poi non arriva. Deve ancora valutare bene le distanze. Non si riesce mai a capire cosa farà.
Di Merlier cosa ci dici?
E’ giovane, è forte e ha già fatto vedere buone cose. Con uno come lui tutto è possibile. Merlier è piuttosto imprevedibile ma è molto, molto veloce.
Un altro atleta interessante che zitto, zitto c’è sempre è Phil Bauhaus, che tra l’altro ha un ultimo uomo come Pasqualon…
In una tappa difficile o in un arrivo più complicato Bauhaus c’è di sicuro. Lui è perfetto per quegli arrivi, mentre lo vedo un po’ più in difficoltà su quelli più ampi, piatti e regolari di gruppo. Di questi ne vince uno su dieci, mentre in quelli più tecnici difficilmente esce dai primi tre. Sarà da tenere d’occhio. Magari già ad Andora.
Bauhaus in questa stagione ha vinto una tappa alla Tirreno, proprio in uno di quegli arrivi tecnici di cui diceva PetacchiBauhaus in questa stagione ha vinto una tappa alla Tirreno, proprio in uno di quegli arrivi tecnici di cui diceva Petacchi
C’è poi una vecchia conoscenza: Caleb Ewan, il quale tra l’altro ha un bell’apripista come Mezgec…
Stavolta però Caleb non ha dato grandi segnali sin qui. Ewan non mi sembra più quello esplosivo di un tempo. Però poi magari azzecca due tappe perché ha esperienza ed è motivato. Una volta Ewan era perfetto anche per gli arrivi che tiravano un po’ o dopo uno strappetto, in quanto sfruttava il suo peso ridotto.
Veniamo ad un corridore che tu stimi molto: Alberto Dainese. Come lo vedi?
Bene, anche perché su carta Dainese è il velocista che ha il treno più numeroso (Storer, Froidevaux, Mayrhofer e Trentin come ultimo uomo, ndr). E questo è molto importante visto che si corre in otto e non più in nove. Ed è importante anche perché vuol dire che hanno puntato su di lui. Alberto, quando gli hanno lasciato spazio, ha vinto due tappe al Giro ed era giusto per me dargli più spazio. Lo ha trovato alla Tudor. Tra l’altro questo ragazzo si difende bene su determinate difficoltà.
Olav Kooij è uno degli sprinter più forti. Sarà pilotato da LaporteOlav Kooij è uno degli sprinter più forti. Sarà pilotato da Laporte
Ti riferisci a qualche tappa specifica?
Penso ad Andora che prima ha Capo Mele o anche a quella di Fossano, il cui arrivo è preceduto da uno strappo. Nulla di che, l’ho visto in ricognizione e si fa di rapporto, ma si scollina ai -3 chilometri. Quindi se il treno si disunisce o è corto poi è un problema risalire.
C’è poi una folta schiera di velocisti di rango: Kooj, Girmay, Molano, Aniolkowsky…
Ce ne sono molti e tutti sullo stesso livello. Come detto, il parterre è importante. Tra questi Girmay è un po’ come Bauhaus, se prima c’è uno strappetto o una difficoltà tecnica c’è. Molano ogni tanto una volata l’azzecca, ma immagino non avrà un grande aiuto dalla squadra (è nella UAE Emirates di Pogacar, ndr). Una cosa è certa, per vedere la prima volata e i valori in campo dei velocisti bisognerà aspettare almeno la terza tappa, quella di Fossano.
Sabato il Tour proporrà la 3ª volata: Milan fa meglio a giocarsi le tappe o a rincorrere la maglia verde? Petacchi non ha dubbi: punti tutto sulle tappe
TORINO – «Sarebbe bello se diventasse il Sinner del ciclismo». Di sicuro, la disponibilità e la gentilezza con i suoi piccoli tifosi, oltre alla classe sopraffina, sono doti che il gigante friulano classe 2000 del pedale e l’asso altoatesino del tennis (nato un anno più tardi) hanno in comune. Milan e Sinner: due fenomeni che quest’estate a Parigi cullano il sogno olimpico nei rispettivi sport e che sono destinati a far sognare la platea italiana per tanti anni.
Il paragone scherzoso degli organizzatori, al termine del riuscitissimo evento organizzato dal Motovelodromo Torino con Lidl-Trek, ben tratteggia i lineamenti del campione. Seppur meno popolare del collega tennista, Milan ha tanti in punti in comune e vanta già un palmares di tutto rispetto tra la gemma a cinque cerchi di Tokyo e i titoli europei e mondiali in pista. A questi si aggiunge la splendida maglia ciclamino conquistata lo scorso anno all’esordio al Giro.
Quattrocento bambini e bambine delle scuole torinesi erano in visibilio per Johnny, a sua volta preoccupato che non si bagnassero troppo e pronto ad accoglierli tutti per la foto ricordo al termine della simpatica chiacchierata. Un campione si vede anche in questo e si leggeva dai suoi occhi che il bagno di folla l’ha caricato ancor di più in vista di quel sogno matto a tinte rosa che spera diventi realtà di fronte alla Gran Madre sabato pomeriggio.
Abbiamo incontrato Milan ieri mattina al Motovelodromo di TorinoAbbiamo incontrato Milan ieri mattina al Motovelodromo di Torino
Jonathan, ti aspettavi un’accoglienza così?
E’ stato veramente bellissimo incontrarli tutti, parlare un po’ con loro e vedere quanto fossero contenti di esserci, di tifarci e di conoscerci. E’ stata una mattinata splendida, peccato soltanto per il tempo.
Sabato però il meteo dovrebbe essere clemente: che inizio di Giro d’Italia sarà?
Vediamo, perché la salita è bella dura. Sei-sette chilometri di ascesa molto insidiosi, a una ventina di chilometri dal traguardo: sono curioso di vedere che corsa verrà fuori. Sarà imprevedibile.
Dopo l’esordio trionfale in maglia ciclamino e il cambio di squadra, come approcci la tua seconda Corsa Rosa in carriera?
Sono qui con un bel team, pronto a supportarmi nelle volate e per la classifica con Juanpe (Lopez, ndr). Quest’anno le sensazioni sono buone, un po’ come quelle dello scorso, e proprio in quest’ottica cercherò di vivere alla giornata. E’ una strategia che ha funzionato nell’ultimo Giro, per cui cercherò di godermela e di dare il mio massimo anche stavolta.
Autografi e risposte ai bimbi. Peccato a un tratto per la pioggiaAutografi e risposte ai bimbi. Peccato a un tratto per la pioggia
Hai già segnato qualche tappa col circoletto rosso?
Come dicevo, pur essendo molto impegnativo, il percorso della prima tappa mi piace. Essendo l’inizio, tutti saranno belli freschi e si andrà a mille. Vedremo chi si muoverà, però senza dubbio si farà tanta fatica. Non nascondo però che, come tutti sapete, essendo la prima, si può arrivare a raggiungere una certa maglia, mentre dal secondo giorno sarà già impossibile.
Già, perché domenica il Santuario di Oropa, nel nome di Pantani, farà selezione. Che ricordi hai del Pirata?
Dico la verità, non tantissimi vista la mia età, però l’eredità che ci ha lasciato è qualcosa di unico.
Lo scorso anno ti eri presentato al via un po’ a fari spenti, mentre stavolta le aspettative nei tuoi confronti sono alte: ti pesa o ti senti pronto?
Quest’anno ci sono tantissimi ragazzi che sono forti in volata e riconfermarsi è sempre difficile. Però, il mio piano è di prendere una giornata dopo l’altra, divertirmi, fare un bel lavoro per la squadra e, ovviamente, vincere. I conti li faremo a Roma.
Chi sono i velocisti che temi di più?
Olav Kooij è uno che ha delle buone potenzialità per tenere anche in salita, mentre per le tappe completamente pianeggianti c’è Tim Merlier. Loro due sono i velocisti che temo di più, poi ce ne sono molti altri insidiosi.
Ieri sera, alla presentazione delle squadre, Milan accolto con grande caloreIeri sera, alla presentazione delle squadre, Milan accolto con grande calore
Pogacar è da temere anche allo sprint?
Magari ci farà qualche sorpresa (sorride, ndr). Comunque, è bellissimo averlo al Giro, anche se ci metterà in difficoltà nelle salite e sicuramente non sarò davanti lì con lui in quel contesto.
Come vedi la cronometro di Desenzano per le tue caratteristiche?
E’ una cronometro vera, bella lunga. E’ un bel punto di domanda, anche perché mi sono preparato bene per le volate e per arrivarci il più fresco possibile, anche in caso di tappe ondulate. Con il tempo mi sono ripromesso di migliorare anche nelle cronometro, quindi, piano piano facciamo tutto.
Il Tour of Guangxi è stato l'ultima corsa di Baroncini con la Lidl-Trek. Lo attende la UAE Emirates. L'obiettivo è ritrovare stimoli e fiducia in se stesso
Diventano ufficiali proprio oggi i nuovi tubeless PIrelli P Zero Race TLR RS (Racing Speed). Li sta usando la Lidl-Trek. Leggeri. Grande tenuta. Da gara
Vincitore del Circuito di Orsago battendo in volata un certo Filippo Cettolin, vero riferimento della categoria juniores, Riccardo Fabbro è uno degli elementi di punta del team Industrie Forniture Moro-C&G Capital. Si potrebbe non considerarla una delle squadre più in vista del panorama nazionale, eppure riesce a mettersi spesso in evidenza e a lottare anche con formazioni più blasonate e dai budget più ricchi. L’esempio si è avuto proprio nella classica trevigiana.
«Era un percorso veloce – afferma il diciassettenne nato nel capoluogo di provincia – su cui ce la siamo giocata in due squadre, la nostra e la Borgo Molino. I miei compagni hanno fatto di tutto per tenere la corsa unita e pilotarmi verso la volata, io ho corso stando molto protetto alla loro ruota, poi nello sprint avevo più energie e ce l’ho fatta».
Lo sprint vincente di Orsago beffando il favorito Filippo Cettolin (photors.it)Lo sprint vincente di Orsago beffando il favorito Filippo Cettolin (photors.it)
Un inizio a ottimo livello considerando anche il 7° posto nel Trofeo Tecnomeccanica come prima gara. Per te questa è la seconda stagione nella categoria, il 2023 com’era andato?
Non avevo gareggiato tantissimo, ma se si considera che su 20 gare ho collezionato 3 vittorie (compreso il campionato regionale in Emilia) e 12 presenze nei primi 10, non posso davvero lamentarmi. Oltretutto i successi sono arrivati tutti nel finale di stagione, quindi diciamo che ho continuato su quella scia. Io però sono abituato a guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto, preferisco focalizzarmi su quel che non è andato, sulle vittorie sfuggite per miei errori, saperli riconoscere è importante se si vuole crescere.
Come sei arrivato a tutto ciò?
Ho iniziato molto presto, da G1. A portarmi a correre è stato un amico di famiglia, che ha intuito come il ciclismo potesse essere per me un’ottima valvola di sfogo. Ho corso con un team di Montebelluna fra gli esordienti e già da allievo ero alle Industrie Moro. Col passare del tempo questo sport mi ha preso sempre di più. Per l’adrenalina che scatena, per la velocità soprattutto perché è davvero uno sport di squadra dove più che l’individualità conta la forza del gruppo.
Quali sono i percorsi dove ti trovi meglio?
Io sono il classico passistone, ma che regge bene anche sulle salite non troppo lunghe, sui percorsi ondulati dove si crea selezione. Me la cavo bene negli sprint di gruppo, ma preferisco quando c’è selezione e si arriva in pochi.
Fabbro con i compagni del team, ben 3 nei primi 4 a Orsago (photors.it)Fabbro con i compagni del team, ben 3 nei primi 4 a Orsago (photors.it)
Anche tu fai parte della nuova generazione di ciclisti che svariano fra una disciplina e l’altra?
No, io sono nato su strada e ho sempre continuato così. Ho una mountain bike, ma la uso solo per divertimento, per qualche allenamento invernale per conto mio, non ho mai gareggiato. In questo sono un po’ “vecchia maniera”…
Che cosa senti che è cambiato rispetto allo scorso anno?
Sicuramente i risultati di fine stagione mi hanno dato molta consapevolezza nei miei mezzi. Sento di avere più sicurezza in corsa, riesco a muovermi meglio. Ho più coraggio nell’affrontare le situazioni e ragiono su come impostare ogni gara. Molto incide la consapevolezza di avere al mio fianco una squadra forte. Non siamo poi così piccoli, siamo 13 atleti in tutto e la nostra forza è proprio la cooperazione. Non guardiamo mai le altre squadre ma cerchiamo di dare sempre il massimo seguendo le indicazioni nel nostro diesse Claudio Biasi.
Oltre al ciclismo quali sono le tue passioni?
Tra allenamenti e scuola non ho molto tempo libero, ma mi piace il calcio e sono tifoso del Milan.
Sul podio del Trofeo Bianco Verde vinto da Thomas Capra, una delle belle prestazioni del 2023 (Photors)Sul podio del Trofeo Bianco Verde vinto da Thomas Capra, una delle belle prestazioni del 2023 (Photors)
Questo per te è un anno importante, che hai iniziato bene. Che cosa ti proponi?
La mia ambizione non è legata a una gara specifica, ma a fare meglio in quelle dove ho sbagliato lo scorso anno. Voglio migliorarmi per potermi anche guadagnare una chance in nazionale. Con il gruppo azzurro sono stato una volta sola, in allenamento, ma non ho mai avuto occasione di vestire la maglia azzurra e non ho mai potuto correre all’estero. Sono tutte esperienze che voglio fare, come anche dimostrare di farmi valere nelle corse a tappe.
Ne hai già affrontate?
Ho corso lo scorso anno il Giro del Veneto finendo ottavo fra i corridori di primo anno e prima ancora quello del Friuli, dove però mi sono ritirato alla terza tappa. Ho visto però che in certe tappe posso giocarmela, per la classifica generale invece credo di dover ancora crescere, non è propriamente nelle mie caratteristiche.
La vittoria di Fabbro a Poggio Torriana (RN) nel 2023 con Sambinello, 6°, vincitore del titolo regionaleLa vittoria di Fabbro a Poggio Torriana (RN) nel 2023 con Sambinello, 6°, vincitore del titolo regionale
E a fine anno?
Spero che bussi qualche squadra U23, per poter continuare il mio sogno, ma una chance devo guadagnarmela e per questo approdare in nazionale sarebbe un bel biglietto da visita. Contatti per ora non ne ho, spero che nel prosieguo della stagione arrivino.
Il tuo corridore di riferimento?
A dir la verità ne ho due. Il primo è Pogacar perché se la sa cavare davvero in ogni ambito, è il più completo che ci sia. Il secondo è Milan, è uno che ce la mette tutta e poi è veloce, tanto. Spero un giorno di essere anch’io allo stesso livello…
C’è tanta Italia oggi sul traguardo della Gand-Wevelgem, anche se purtroppo non abbiamo vinto. A fare festa sono Mads Pedersen da una parte e Lorena Wiebes dall’altra, ma gli azzurri della Lidl-Trek, con l’aggiunta di Matteo Trentin, Chiara Consonni e Maria Giulia Confalonieri, hanno fatto vedere di essere pronti per sedersi a tavola nelle prossime corse del Nord.
Mads Pedersen batte Van der Poel con una volata a sfinimento, piegando il campione del mondo quando erano tutti pronti a darlo per morto, scaricando nei pedali anche la frustrazione per la Sanremo persa malamente. Eppure se Mathieu è arrivato stanco al terzo Kemmelberg è stato perché gli è toccato inseguire a lungo Jonathan Milan, andato in fuga molto presto, ma non per questo da lasciare andare.
E’ la Gand, non più corsa per velocisti, che si è decisa sul solito Kemmelberg e poi in quel tratto infinito fino a Wevelgem in cui tutto rischia ogni volta di rimescolarsi. Non è successo con gli uomini, perché Pedersen e Van der Poel hanno scelto di non giocare. E’ andata così invece per le donne. E’ la Gand di Van Aert, che ha scelto di non esserci e non si capisce il perché. Sarebbe potuta essere anche un bel banco di prova per Ganna, che ha già imboccato la via di Parigi e al Nord quest’anno purtroppo non lo vedremo. E’ la Gand in cui si è capito che in giro c’è tanta Italia che vale.
Si parte dalla piazza del mercato di Gand, il pubblico belga è in fermentoLa Gand è un omaggio permanente ai morti della Seconda Guerra Mondiale, tifosi silenziosi lungo la stradaSecondo Kemmelberg, Van der Poel attacca ancora come al primo passaggio. Pedersen e Milan sono lìSi parte dalla piazza del mercato di Gand, il pubblico belga è in fermentoLa Gand è un omaggio permanente ai morti della Seconda Guerra MondialeSecondo Kemmelberg, Van der Poel attacca ancora. Pedersen e Milan sono lì
Strategia Lidl-Trek
Van del Poel ha voglia di menare le mani e lo fa capire subito. E’ suo il primo attacco ai meno 85, doppiato da quello di Milan due chilometri dopo. E’ ancora il forcing dell’iridato sul secondo passaggio del Kemmel a portare vie Pedersen, Milan e Pithie, ma quando il danese al giro successivo capisce di poter affondare il colpo, Van der Poel sente che le gambe non sono quelle spaziali di Harelbeke e si dispone a seguire. Sa che Pedersen non è uno qualunque e forse si preoccupa quando l’altro impedisce che l’andatura cali e lancia la volata lunghissima.
«In realtà avevo poca fiducia – dice Pedersen che ha già vinto la Gand, che nel 2020 si corse in ottobre – e non avevo altra scelta che arrivare al traguardo con Van der Poel. Se ci fossimo attaccati a vicenda, il gruppo ci avrebbe ripreso. Quindi è stata sicuramente una scommessa, per vincere la quale ho dovuto credere nel mio sprint. E’ stato decisivo salvarsi sul Kemmelberg e poi gestire il finale. Ho mantenuto il ritmo alto e mi sono assicurato di non superare il limite. Anche Milan mi ha aiutato molto, attaccando presto. Peccato per Stuyven, che ha bucato in un tratto sterrato».
Terzo Kemmelberg, questa volta attacca Pedersen: l’iridato segue e faticaPedersen ha tirato per buona parte del finale: la velocità non è mai calataPedersen lancia la volata lunga e in testa, Van der Poel si piegaTerzo Kemmelberg, questa volta attacca Pedersen: l’iridato segue e faticaPedersen ha tirato per buona parte del finale: la velocità non è mai calataPedersen lancia la volata lunga e in testa, Van der Poel si piega
Van der Poel senza gambe
Il campione del mondo è onesto e non cerca scuse, raramente gli capita di farlo. Ma chissà se stasera, alla luce di quello che dice e rivedendo la sua condotta di gara, si mangerà le mani per le energie buttate sul Kemmel.
«Ho sofferto molto – dice – nell’ultimo passaggio del Kemmelberg stavo quasi per staccarmi, ma per fortuna sono riuscito a tenere. Semplicemente, ha vinto il più forte. Probabilmente avevo nelle gambe la gara di venerdì ad Harelbeke, ma c’era anche Pedersen, quindi questa non è una scusa. Mi sarebbe piaciuto vincere, semplicemente non ho avuto le gambe».
L’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisivaL’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisiva
Milan, volata “cecchinata”
Milan ha attaccato e poi ha sbagliato la volata, con una delle sue partenze troppo lunghe. Il quinto posto gli sta stretto. Si è sempre detto che queste siano le sue corse e oggi è la prima volta che ne abbiamo la conferma. Molto più convincente che a Sanremo. Quando lo raggiungiamo è sul pullman della Lidl-Trek, aspettando Pedersen e seguendo il finale delle ragazze.
«E’ andata bene – dice sorridendo – sono contento. Di più, sono molto contento. Dopo la Sanremo ho avuto veramente dei giorni in cui ero tanto stanco. Ho dovuto prendermene un paio per recuperare bene a livello di gambe e solo ieri, dopo l’oretta e mezza che abbiamo fatto con un po’ di lavori, ho sentito che la gamba era buona e mi sono detto: dai proviamo a divertirci! L’attacco è stato improvvisato. Avevamo pianificato di giocarci le nostre carte, però ero tanto lontano dall’arrivo. Insomma, la corsa era ancora in stand by.
«Però penso che alla fine sia andata benissimo. Sono molto contento a livello personale per quello che ho fatto. Però ho “cecchinato” un po’ la volata, sono partito un po’ lungo, che mi capita spesso. Santo cielo, troppo indietro, troppo lungo… Sicuramente dovevo aspettare più tempo, però così è andata. Siamo contenti del risultato e adesso si recupera per le prossime corse e vediamo cosa siamo capaci di fare».
Primo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche MilanPrimo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche Milan
Il podio sfuggito
Gli diciamo che alla fine Van der Poel ci ha lasciato le penne perché in qualche modo lo hanno messo in mezzo, ma Johnny quando c’è stato l’attacco di Pedersen era dietro e non ha visto il campione del mondo ingobbirsi e rispondere senza rilanciare.
«Ah sì? Devo rivedermi il finale – dice – so che quando ha attaccato al secondo passaggio ero lì ed è stato faticoso. Mal di gambe ragazzi, questo è poco ma sicuro, mal di gambe. Diverso dal mal di gambe di Sanremo, perché penso di essermi sentito molto meglio anche a livello di alimentazione e per come mi posizionavo. Sono molto soddisfatto anche per quanto riguarda questo, perché oggi è stato il primo piazzamento che faccio quassù. Mi sarebbe piaciuto portare a casa quel terzo posto: rode un po’, devo dire. Però bisogna vedere l’insieme, la giornata, il risultato finale anche da parte della squadra, da parte di Mads. Però rode un filo, un filo tanto…».
Nella volata fra Balsamo e Wiebes è stato decisivo l’anticipo dell’olandese al momento di partireBalsamo ha preso ottimamente il tempo a Wiebes, perdendo davvero per un soffioNella volata fra Balsamo e Wiebes è stato decisivo l’anticipo dell’olandese al momento di partireBalsamo ha preso ottimamente il tempo a Wiebes, perdendo davvero per un soffio
Balsamo, è mancato un soffio
L’attesa del verdetto fra le ragazze è durata un’eternità. Dopo che Lotte Kopecky ha provato a fare la differenza sul Kemmelberg, il gruppo si è nuovamente ricomposto e la volata è diventata un affare fra grossi motori. Ha vinto Lorena Wiebes al sesto assalto, ma non ha dominato come nelle ultime volate, perché Elisa Balsamo ha provato a guastarle la festa ed è arrivata a un soffio dal riuscirci.
«Sicuramente è stata una corsa veramente molto dura – dice Elisa Balsamo – caratterizzata dal vento tutto il giorno, quindi anche da tanto stress. Purtroppo ci è mancato poco. La mia squadra ancora una volta ha fatto un grande lavoro, quindi è sempre difficile accontentarsi di un secondo posto, soprattutto quando davvero è così vicino al primo posto. Però devo dire che comunque sono soddisfatta e si guarda avanti…».
Mai come questa volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vintoMai come qusta volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vinto
Al sesto assalto
«Questa vittoria – dice Wiebes – è in cima alla mia lista. Ci sono voluti sei anni, ma finalmente è arrivato il mio momento. Ho sentito qualcuno rimontare nello sprint e ho provato a rilanciarmi fino al traguardo. In qualche modo avevo la sensazione di aver vinto, ma non ne ero sicura e così ho preferito non esultare. Sono contenta del lavoro della squadra, ci siamo giocate molto bene la partita».
Kopecky un po’ c’è rimasta male. Voleva rifarsi dopo la sconfitta di Cittiglio e con l’attacco del Kemmel era riuscita a scrollarsi di dosso le velociste, portando con sé la stessa Wiebes.
«Balsamo e Kool non c’erano – dice la campionessa del mondo – sarebbe stato bello arrivare fino al traguardo con quel gruppetto. E’ diverso rispetto a vincere te stesso, ma è comunque una bella sensazione aver potuto aiutare Lorena. Mi sono trovata bene, questa gara si presta anche ad attaccare sui muri. Ho acquisito fiducia qui per il Giro delle Fiandre della prossima settimana».
Milan e Ganna non parteciperanno alla prova su strada alle Olimpiadi di Parigi, perché il CIO ha composto un calendario surreale e per l’impossibilità di recuperare lo sforzo nel breve tempo a disposizione prima delle prove di inseguimento a squadre (in apertura il trenino azzurro ai mondiali vinti nel 2021). Lo stesso dilemma potrebbe riguardare anche Elisa Balsamo.
Le scelte sono di competenza dei tecnici e un cittì può anche scegliere di correre un rischio, risparmiando a un atleta il primo turno di qualificazioni su pista permettendogli di correre su strada (potrebbe essere il caso di Balsamo), ma non è questo il momento di parlarne. Il punto di vista che ci interessa affrontare è quello del preparatore, per capire le ragioni scientifiche alla base di certe scelte. Per questo ci siamo rivolti a Diego Bragato, responsabile del gruppo performance della FCI.
Bragato non ha partecipato alla Coppa del mondo di Hong Kong, ma partirà per quella di Milton a fine aprileBragato non ha partecipato alla Coppa del mondo di Hong Kong, ma partirà per quella di Milton a fine aprile
Perché chi corre la prova su strada dopo due giorni non può essere pronto per il quartetto?
Perché non riuscirebbe a recuperare da tutto lo stress, metabolico e di forza, che una gara così dura ti impone. Quando agli europei di Monaco, Viviani fece al mattino la strada e il pomeriggio vinse l’eliminazione su pista, sapevamo che la prova su strada permetteva di stare per tutto il giorno a ruota e alla fine c’era da fare soltanto la volata. Ma la gara delle Olimpiadi, che si corre in tre e su un percorso lungo e impegnativo, lascia l’atleta distrutto dal punto di vista metabolico e muscolare.
Quindi le 48 ore a disposizione non bastano per reintegrare e ritrovare l’equilibrio?
Ci sono passaggi da fare, anche perché l’inseguimento non si limita a una gara secca, ma si tratta di affrontare altri tre giorni di stress fisico e mentale altissimo. Non è come in un grande Giro, che oggi corrono la crono e domani arrivano in volata. Intanto perché la pista amplifica tutto e ti costringe ad esprimere il meglio che puoi in poco tempo. E poi perché nel grande Giro, tutti affrontano le stesse tappe, qui invece rischieremmo di avere il quartetto con atleti in debito, contro altri che non hanno fatto la strada. E visto che si vince e si perde per dei millesimi, non possiamo permetterci il lusso di correre rischi.
Pista o strada per Balsamo a Parigi? Elisa è decisiva su entrambi i frontiPista o strada per Balsamo a Parigi? Elisa è decisiva su entrambi i fronti
Nei giorni che precedono la qualificazione del quartetto, c’è un avvicinamento anche alimentare che si perderebbe correndo su strada?
Lo perderesti assolutamente, come pure non potresti fare richiami di lavoro specifico. Questo chiaramente vale sia per gli uomini sia per le donne: stessa musica, non cambia niente.
E’ stato mai valutato che uno di questi ragazzi provi il doppio impegno oppure è da escludersi a priori?
Le scelte competono ai tecnici. Dal mio punto di vista, è una cosa che non ho mai preso in considerazione, anche vedendo il percorso di Parigi e il fatto ad esempio che gli uomini corrano in tre nella prova su strada. Non avevo mai pensato che potessimo trovarci in questa situazione. Si spera sempre che i nostri ragazzi facciano un salto di qualità, ma quando lo scorso agosto cominciammo a ragionare sul programma di avvicinamento, non si pensava che Milan potesse rientrare in queste considerazioni. Almeno non adesso, per il futuro di sicuro.
La rapida crescita di Jonathan Milan ha messo in difficoltà i tecnici azzurriLa rapida crescita di Jonathan Milan ha messo in difficoltà i tecnici azzurri
Il lavoro muscolare che l’atleta svolgerebbe nella prova su strada si integra in qualche modo con le sue necessità per l’inseguimento?
In questo caso diventa decisivo il breve intervallo fra le prove. Mi spiego: abbiamo sempre usato le corse a tappe per preparare il quartetto, però non così ravvicinate, sempre qualche settimana prima. Se il CIO avesse lasciato una settimana, come ad esempio fra pista e crono, allora si sarebbero potute preparare due specialità.
Si parlava di stress metabolico, quanto la pedalata di una corsa su strada va a incidere su quella ad altissima frequenza di una prova di inseguimento?
Sicuramente il lavoro di una gara su strada due giorni prima ti toglie quel tipo di velocità dalle gambe, come pure la la brillantezza di poter fare una partenza da fermo nel modo migliore. Torno al caso di Viviani nel 2022, alle 5 ore fra la strada e la pista. Quando si decise che potesse correre su strada, ci dicemmo anche che se la corsa avesse preso la piega di ventagli o dinamiche troppo estreme, si sarebbe fermato prima. In più, l’inseguimento è diverso dall’eliminazione, dove non parti da fermo, puoi montare un rapporto che assomigli di più a quello di una gara su strada e anche lo sforzo è simile alla fase intensa della gara su strada. Mentre nel quartetto devi partire da fermo e tenere una frequenza piuttosto diversa.
Bennati e Villa hanno ragionato sull’impiego degli inseguitori su strada a Parigi e lo hanno esclusoBennati e Villa hanno ragionato sull’impiego degli inseguitori su strada a Parigi e lo hanno escluso
Quanti giorni prima inizia la fase di preparazione a un quartetto olimpico?
Almeno tre-quattro giorni. Negli anni ognuno si è costruito la sua routine, però si parte dal concetto di svuotamento e ricarica delle scorte di glicogeno e di carboidrati fino a ripristinarli. E di richiamare tutti i meccanismi di timing di pedalata, di distribuzione dello sforzo e di assimilazione del gesto della partenza che sono necessari. La partenza e il timing degli sforzi delle pedalate successive. A quel punto, nell’imminenza della gara, devono creare l’automatismo di partire ed essere subito sulla tabella giusta. Trovare la sensazione su quella pista, su quella bici. Devo partire ed essere preciso al decimo già dal primo giro: quel feeling va costruito un po’ alla volta. Per questo sottrarsi a certi meccanismi, oltre a tutto l’affaticamento fisico, può toglierti qualcosa di prezioso.
Il 2022 sembra non essere troppo chiaro per le nazionali (maschile e femminile) di Marco Villa. Il cittì fa il punto di quello che sembra un vero tetris
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SANREMO – Una corsa da leone. Da uno che lo staccano sulla Cipressa (foto di apertura), però non molla, rientra e tira a bocca aperta come un diavolo per portare i compagni sul Poggio. In estrema sintesi, la Sanremo di Jonathan Milan è stata proprio questa. Un conto è correrla da giovane, con le attese limitate al fare esperienza. Altra cosa è farlo nei panni di uno che ha vinto due tappe alla Tirreno-Adriatico, battendo i velocisti più forti: Philipsen su tutti. Poi magari nella testa del friulano la differenza non c’è stata neppure per un istante, ma è certo che tante interviste alla vigilia nelle due edizioni precedenti non gliele avevano fatte. Per cui ci pensi. E quando arriva la Cipressa dove tutto si accende, ti chiamano allo scoperto e la musica cambia.
Al via della Sanremo, Milan era indicato tra i possibili favoriti: forse troppo presto?Al via della Sanremo, Milan era indicato tra i possibili favoriti: forse troppo presto?
Cipressa quasi record
Alla partenza si faceva un gran parlare di tempi. Se la salita di Costa Rainera si fosse fatta in 9’50”, Milan ce l’avrebbe fatta. Se si fosse fatta in 9’20”, invece no. Ieri la Cipressa l’hanno scalata in 9’26” perché a un certo punto la UAE Emirates non ce l’ha più fatta a dare gas e Milan ugualmente, a un tratto, ha sentito accendersi la riserva. Fino a quel punto, era parso che tutto andasse bene e chissà se fra le analisi del dopo corsa si valuterà anche la scelta di partire con il 56, che potrebbe logorare se inavvertitamente non si compensasse con i pignoni posteriori. Ma questi sono discorsi a posteriori, da approfondire al momento debito. Quel che si può dire nell’immediato è che come fanno i corridori veri, Milan si è gestito, restando con la testa sul pezzo. Pensando a cosa fare per sostenere i compagni nel tratto che restava.
«Sì, è andata così – dice con voce flebile da uomo stanco – alla fine sui Capi stavo bene. Invece un po’ prima che finisse la Cipressa, sono finito nelle retrovie. Sono rientrato prima del Poggio e sapevo che le energie erano quelle che erano, per cui ho cercato di aiutare la squadra al meglio possibile. E’ andata così, dai. Sono contento per la mia performance e anche di come abbiamo corso, perché abbiamo corso veramente bene, tutto sommato».
Milan ha vissuto la prima parte di gara ben al coperto, lo svuotamento è iniziato fra i Capi e la CipressaMilan ha vissuto la prima parte di gara ben al coperto, lo svuotamento è iniziato fra i Capi e la Cipressa
Su tutto il Poggio
Ai piedi del pullman ci sono ad aspettarlo suo padre e sua madre, oltre a Manuel Quinziato, il suo agente che rivendica inaspettate origini friulano: proprio di Buja. Alla Lidl-Trek non ci sono grandi sorrisi, perché arrivati con Pedersen a giocarsi la volata, pensavano tutti di portarsi a casa un’altra Sanremo, dopo quella di Stuyven del 2021. Invece proprio il belga ha tirato la volata al compagno danese, che però non è andato oltre il quarto posto, dopo Pogacar e appena prima di Bettiol.
«Sulla Cipressa non dico che si è spenta la luce – riflette Milan, che sorride – oppure diciamo che forse si è spenta piano piano. Poi per un po’ si è riaccesa e alla fine si è spenta completamente sul Poggio. Non penso che sia stato un fatto di alimentazione, oppure magari c’entra pure quello, non lo so. Quando sono rientrato, ho pensato a fare quello che serviva. Non è che ci sia stato tanto tempo per parlare o guardarsi in faccia. Sono andato davanti il prima possibile e poi ho provato a fare il massimo, quello che sono riuscito. Ho cercato di dare il mio supporto. Ho fatto un piccolo passo in più rispetto all’anno scorso, ho fatto un buon lavoro su tutto il Poggio quindi sono abbastanza soddisfatto.
«Che differenza c’è alla fine tra fare la Sanremo da Jonathan Milan il giovane e Jonathan Milan che ha vinto le tappe alla Tirreno? Forse prima qualche attenzione in più, poi però è stata uguale. Solo una grande, grandissima fatica…».
PAVIA – Bennati si è trattenuto a lungo con Ganna e poco prima anche con Jonathan Milan. Il lavoro del cittì è una lunga osservazione fino al momento di fare le convocazioni e a quel punto devi essere certo di averli inquadrati tutti nel modo giusto. Per questo parliamo con lui quando il countdown scandito da Paolo Mei dà il via alla Milano-Sanremo. Pavia ha accolto la carovana con un bel sole tiepido e sedici gradi: la primavera è già qui.
«Quando ero corridore – dice Bennati – mi sarà capitato sicuramente di parlare con Franco Ballerini alla partenza. Però a quel tempo la Sanremo era diversa. Quando si partiva dal centro di Milano, dal Castello Sforzesco, si avvertiva anche un po’ più la tensione o almeno io ricordo così. Ovviamente parlo da corridore ed era più complicato di ora fermarsi a parlare con qualcuno e poi il rapporto che avevo con Franco era tale che per parlarci non mi serviva aspettare la Sanremo».
Bennati ha vissuto le fasi di partenza parlando con i suoi azzurriBennati ha vissuto le fasi di partenza parlando con i suoi azzurri
Di cosa hai parlato con i tuoi corridori?
Anche del più e del meno, non necessariamente della Sanremo. E’ anche un modo per sdrammatizzare la tensione, anche se poi ovviamente abbiamo parlato anche della corsa, con Pippo e soprattutto con Milan. Abbiamo parlato di come potrebbe andare.
Come li hai trovati?
Ho trovato un atteggiamento sereno per tutti, soprattutto quelli su cui magari puntiamo di più. Trentin stesso, Bettiol, tutti con caratteristiche diverse. Sicuramente per Jonathan la speranza è quella di arrivare più numerosi possibili, mentre per gli altri sicuramente un arrivo a ranghi più compatti sarebbe più complicato. Pippo alla Tirreno non ha mostrato la stessa condizione dello scorso anno, però anche per lui un arrivo a ranghi ristretti potrebbe essere congeniale, perché sa essere veloce dopo una gara così lunga.
Grande serenità per Trentin, che nella Tudor correrà da leaderGrande serenità per Trentin, che nella Tudor correrà da leader
Questa corsa per te è un buon momento di osservazione?
Alla fine, anche se è la corsa più semplice dal punto di vista altimetrico, arrivare in via Roma e fare la volata, come pure essere protagonisti sul Poggio e prima la Cipressa è sempre sinonimo di avere la distanza giusta nelle gambe. E poi è una di quelle corse che ti danno maggiori indicazioni per poi scegliere i corridori per le Olimpiadi. Che sono pochi, speriamo che siano pochi ma buoni (ride, ndr).
Quanto stai ragionando su quei tre posti?
La lista è lunga, però i corridori che possono far bene in quel tipo di percorso non sono tantissimi. Come ho detto alla maggior parte dei ragazzi: «Dovete cercare di mettermi in difficoltà attraverso le prestazioni e soprattutto i risultati». Che non vuol dire vincere, perché poi vincono sempre gli stessi, però essere là a giocarsela è comunque importante. Per loro, ma anche per me per poi scegliere.
Ganna è in crescita, l’arrivo ristretto potrebbe sorridergliMilan corre per la prima volta la Sanremo con delle chance importani: è la terza partecipazioneGanna è in crescita, l’arrivo ristretto potrebbe sorridergliMilan corre per la prima volta la Sanremo con delle chance importani: è la terza partecazione
Con Milan nei giorni della Tirreno si è ragionato molto sul calendario olimpico, che impedisce ai pistard di correre su strada…
Questo ormai lo sappiamo, è un argomento vecchio perché la stessa cosa è successa anche a Glasgow. Dispiace perché si parla sempre giustamente della multidisciplina e poi i calendari non vengono fatti per agevolare chi ne fa la sua bandiera. Personalmente dispiace, però anche con tutta la buona volontà di Jonathan, che si è espresso a favore del fare la prova su strada, non si può fare tutto. Non è propedeutico alla pista fare una gara di 280 chilometri e dopo un giorno e mezzo avere la qualificazione del quartetto. E io devo guardare anche all’economia delle medaglie che possiamo portare alla Federazione. E quella del quartetto è una medaglia molto possibile.