Giro di Sardegna 2026, 1a tappa Castelsardo-Bosa, Niccolò Garibbo

Le lacrime di Garibbo e una storia da ascoltare

28.02.2026
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Perché dopo aver vinto la prima tappa del Giro della Sardegna, Garibbo piangeva così tanto? L’emozione della prima vittoria ha radici più profonde e risale a quando il ligure aveva praticamente deciso di appendere la bici al chiodo. Forse non credeva abbastanza in se stesso, forse il passare degli anni lo aveva convinto che non valesse la pena insistere. Per questo si era concentrato sullo studio, senza sapere che il tutor che aveva scelto per il tirocinio di lì a qualche anno gli avrebbe cambiato la vita.

La storia ce la racconta Giovanni Stefanìa, il… colpevole della svolta, che avevamo già incontrato parlando di come avesse risolto i problemi alla schiena di Egan Bernal. Quando andò da lui nel novembre del 2020, Garibbo era un corridore della Maltinti che stava prendendo la laurea triennale di Scienze Motorie. Aveva avuto il contatto tramite Michele Bartoli, così aveva chiesto a Giovanni di diventare il suo tutor e anche di seguirlo come preparatore: un ultimo anno da atleta, poi avrebbe preso la laurea e trovato un lavoro nel mondo del ciclismo.

«Ma io – sorride Stefanìa – gli ho cambiato i piani. Il motivo per cui aveva fatto fatica a ingranare è che dagli juniores era passato subito in una continental, per cui già al primo anno aveva fatto un calendario impegnativo, anche gare con i professionisti, e questo gli aveva dato una bella botta. Poi era tornato in squadre minori, ma nel frattempo c’è stato il Covid che lui ha preso restando fermo per tre mesi, nella stagione in cui gli U23 praticamente non hanno corso. Per cui il primo anno è stato tutto una rincorsa».

Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro'
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro’
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro'
Commosso quando viene chiamato sul podio, per Garibbo la prima vittoria tra i pro’

Fra tirocinio e corse

La rincorsa si era conclusa con una leggera progressione. Garibbo aveva preso casa a Pescia perché gli piaceva l’idea di fare tirocinio lavorando in palestra e nel frattempo Stefanìa lo seguiva e continuava a dirgli che avrebbe dovuto provare seriamente a fare l’atleta.

«Senza provare davvero – racconta – non avrebbe saputo dove poteva arrivare. Infatti ha risolto un problema con la tiroide, sono arrivati i primi risultati e ha vinto la prima gara nel 2022 a Montegranaro, ma continuava a dire di aver vinto una garetta, perché ha l’approccio un po’ pessimista dei liguri. Io invece gli dicevo di andare un passo per volta e l’anno dopo è andato nel Gragnano per fare il capitano. Abitava a un chilometro dal centro di Lunata dove lavoro con Michele e così abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme. Non si può dire che ci sia stato un momento di svolta, anzi forse uno c’è stato…».

La svolta al Memorial Tortoli

Dopo Montegranaro, è venuta infatti la vittoria al Memorial Tortoli del 2023 e dopo quella addirittura una trentina di piazzamenti nei 10. Il successo nella gara aretina ha spinto Garibbo a credere di più in se stesso.

«Col tempo – ricorda Stefanìa – Nicolò ha aumentato sempre di più l’intelligenza tattica. Assimilava qualsiasi cosa gli venisse detta, è sempre stato bravo ad ascoltare e soprattutto a imparare dagli errori. Il Memorial Tortoli a maggio del 2023 è stato la sua svolta, ha iniziato a vedere positivo, ma il pessimismo ligure di cui dicevano sopra è difficile da mandar via.

«Un esempio? Quando l’altro giorno mancavano 50 chilometri dall’arrivo della prima tappa in Sardegna, ho chiamato il babbo e gli ho detto che secondo me avrebbe vinto Nicolò. Lui ha risposto che aveva solo scollinato coi primi e andava bene anche se avesse fatto quarto. Io ero sicuro che avrebbe vinto, perché era il più veloce del gruppetto. Anche Nicolò è ligure nell’anima, per fortuna (ride, ndr) ha trovato casa e fidanzata in Toscana».

La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)
La vittoria del Memorial Tortoli 2023 è stata per Garibbo la prima svolta della carriera (immagine Instagram)

Un inverno perfetto

La vittoria di Bosa sarà un altro punto di svolta, su questo Giovanni non ha dubbi. E’ stata la prima vittoria fra i grandi che Garibbo inseguiva ininterrottamente da due anni, per di più davanti a grossi nomi.

«A 26 anni – dice ancora Stefanìa – Nicolò non si sentiva né carne né pesce, serviva che vincesse con i professionisti. E’ una cosa che voleva fortemente e quest’inverno ha fatto ancora di più rispetto agli altri anni. E’ riuscito a limare un chilo di peso, ha ripreso bene la palestra come gli avevo insegnato ai tempi del tirocinio e poi non ha avuto problemi.

«Invece lo scorso inverno l’aveva preso una macchina ed era stato fermo per 15 giorni a causa di una piccola frattura. Per questo dico che secondo me ha molti margini. Non ha mai fatto ritiri in altura, perché la nostra idea è sempre stata quella di arrivare al top e poi fare le altre cose che lo possono far migliorare ancora».

Un’ispirazione per tutti

Dalla sua storia e dalle lacrime sul traguardo di Bosa, spiega il suo allenatore, si può trarre una morale legata certamente a Garibbo, ma anche e soprattutto a questo momento così strano del ciclismo.

«La cosa che più mi piace di lui e che secondo me può essere un’ispirazione – dice Stefanìa – è che Nicolò non è assolutamente viziato. Lui prende le cose che gli dà la squadra, quello che può fare lo fa. Non aveva le ruote da 2.000 euro o tutto nuovo appena schioccava le dita. Questa cosa gli ha dato tanta forza mentale, mentre l’attività più qualificata che sta facendo lo farà crescere ancora. Non ha mai fatto un Grande Giro, è cresciuto tanto perché l’anno scorso per la prima volta non ha fatto un calendario da dilettante.

«Con il Team Ukyo ha fatto le corse a tappe in maniera continua, anche di una settimana come il Tour of the Alps. Lui non sapeva di avere queste qualità, perché ci sono ragazzi che iniziano a maturare a 21 anni e forse le squadre si devono rendere conto che i ragazzi devono imparare ad arrangiarsi. Ci sono diciottenni che hanno già il contratto per i prossimi cinque anni WorldTour. Ma arriveranno mai a fare ciclisti fino a 28 anni?».

Terzo al Friuli, anche Garibbo rilanciato dal Team Ukyo

13.09.2025
5 min
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Terzo posto al Giro del Friuli per U23. Potrebbe sembrare un risultato come tanti. Per Nicolò Garibbo non è così. E’ l’apertura verso un mondo nuovo, prospettive diverse, una nuova realtà come corridore. Anzi, è quasi la scoperta di un nuovo se stesso, scaturito, lui come altri nel recente passato, dall’aver accettato la proposta di correre per una squadra del Sol Levante, il Team Ukyo.

Sembra diventato un ritornello, quello della formazione giapponese che rilancia corridori italiani ma sono i fatti a dimostrarlo. E il corridore ligure vuole inserirsi in questo fortunato filone, lanciandosi da un risultato internazionale di prestigio verso una nuova dimensione.

Il podio finale del Friuli U23, con Garibbo terzo dietro il vincitore Jasch (GER) e Umba (COL), (foto organizzatori)
Il podio finale del Friuli U23, con Garibbo terzo dietro il vincitore Jasch (GER) e Umba (COL), foto organizzatori)

«Io questo risultato non me lo aspettavo, non ero partito per questo. Sapevo di avere una buona condizione perché avevamo corso anche in Repubblica Ceca precedentemente e io non ero neanche selezionato per la corsa friulana. Poi un mio compagno ha avuto un problema fisico e quindi mi hanno inserito in squadra la settimana stessa. Il mio ruolo era quello di supportare il leader che era Fancellu o in alternativa Raccani o Zeray».

In quale maniera?

Le solite cose: entrare nelle fughe, i lavori nella prima parte, andare a prendere le borracce, ma poi la corsa si è evoluta in maniera inaspettata.

L’imperiese era già stato protagonista al Czech Tour, dopo una lunga e forzata sosta estiva
L’imperiese era già stato protagonista al Czech Tour, dopo una lunga e forzata sosta estiva
Quanto ha influito il fatto della cancellazione della terza tappa?

Secondo me tanto perché sicuramente quella tappa lì era veramente dura e avrebbe fatto dei bei distacchi. Non so se in quel caso sarei riuscito a fare classifica. Tra l’altro in quella tappa lì ero anche in fuga e quindi ci hanno ripreso poco prima della neutralizzazione. E’ l’unico rammarico, magari avendo avuto quella tappa lì più dura, potevamo vincere la generale con Fancellu perché era in una buona condizione. Alla fine si è deciso tutto l’ultima tappa, che era dura ma non abbastanza selettiva, quindi poi c’erano tanti rientri.

E’ stato un Giro del Friuli duro o meno duro degli altri anni, proprio considerando che è stata tolta la tappa principale?

Il livello era alto, considerando che c’erano praticamente tutti i devo team delle WorldTour e anche qualche corridore già titolare nelle squadre pro’. E’ chiaro però che la tappa annullata ha influito, sparigliando un po’ le carte perché la salita prevista era veramente impegnativa, quindi sarebbe rimasta nelle gambe per l’ultimo giorno.

Per tre volte Garibbo ha vinto la classifica di miglior scalatore: Tour de Kumano, Japan Tour e Czech Tour
Per tre volte Garibbo ha vinto la classifica di miglior scalatore: Tour de Kumano, Japan Tour e Czech Tour
La neutralizzazione è stata una decisione giusta?

Secondo me sì. Io non so esattamente dove sia avvenuto l’incidente, ma noi dovevamo anche rifare la salita, l’avevamo fatta in discesa per due volte, poi avremmo dovuto ripercorrerla in senso inverso. Nel caso in cui fosse stato lì l’incidente, mi sembrava abbastanza fuori luogo considerando anche la presenza di Carabinieri o comunque di chi era deputato a fare gli accertamenti e anche i sanitari. Per questo penso sia stata una decisione giusta, in certi casi l’aspetto sportivo deve passare in secondo piano.

Tu quest’anno sei nella formazione giapponese e anche tu stai raccogliendo bei risultati, sicuramente superiori a quella passata. Ma qual è il segreto del Team Ukyo, dove tanti italiani passano e rifioriscono?

Quando passiamo in questa squadra, troviamo un ambiente totalmente diverso da dove eravamo abituati prima, perché è molto professionale. Abbiamo già molto tempo prima il nostro calendario, i nostri preparatori, quindi riusciamo a programmare bene le gare e già quello è un vantaggio. Io ero abituato a correre sempre e a volte anche delle gare magari improvvisate all’ultimo, così non si riusciva mai ad arrivare agli appuntamenti importanti. Ma c’è anche altro…

Nel team giapponese il ligure ha trovato la sua dimensione ideale. E’ già confermato per il 2026
Nel team giapponese il ligure ha trovato la sua dimensione ideale. E’ già confermato per il 2026
Ad esempio?

Bisogna considerare anche il materiale: abbiamo delle belle biciclette, sicuramente performanti, leggere, doppia bici da allenamento e gara e poi credo che anche il direttore sportivo faccia la differenza. Emanuele è veramente portato per questo lavoro e alle gare comunque siamo un bel gruppo, ridiamo, scherziamo. C’è un bel clima e quello influisce molto. Boaro è davvero competente in quello che fa, noi arriviamo alle gare che sappiamo già lo svolgimento, la tattica da seguire, ma anche i punti importanti, ossia dove c’è il vento laterale, dove può esserci un punto pericoloso per le fughe. E’ un bel passo in avanti.

Tu per il prossimo anno che prospettive hai? Rimarrai nel team o stai guardando altrove?

In questo momento diciamo che il mio futuro è qua. La squadra mi ha confermato e io mi trovo bene. Poi da qua a fine stagione magari se riuscissi a ottenere qualche bel risultato e si facesse avanti qualche proposta di quelle veramente corpose, importanti, per salire di categoria allora la prenderò in considerazione. D’altronde anche per il team penso che l’obiettivo sia di cercare di farci salire ancora di livello. Qua diciamo che ho trovato la dimensione giusta, è un piacere alla fine correre per questa squadra.

Arrivato quest’anno al Team Ukyo, Garibbo ha corso 45 giorni, con 6 top 10 all’attivo
Arrivato quest’anno al Team Ukyo, Garibbo ha corso 45 giorni, con 6 top 10 all’attivo
Cambia molto per il vostro team correre in Italia, quindi dove è predominante la parte italiana, o quando correte invece in Estremo Oriente, quindi predomina la parte giapponese?

No, le uniche differenze sono magari il livello delle gare o comunque i corridori che ci sono, ma lo staff bene o male è quasi lo stesso in Italia e in Giappone. E’ un gruppo ben integrato, alla fine comunichiamo con l’inglese, è la lingua universale con cui possiamo intenderci anche con la parte nipponica.

Che cosa chiedi a quest’ultima parte di stagione?

Spero sicuramente di aver ritrovato un po’ la fortuna che quest’anno mi è un po’ mancata ad inizio stagione, quando mi ero rotto il gomito. Poi tante cadute, sembrava sempre che mi trovassi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Nell’ultimo mese sembra che le cose girino meglio, quindi spero che da qua a fine stagione mi possa togliere qualche soddisfazione di quelle mancate quando ci speravo.

Boaro e il Fancellu ritrovato: nessuna magia, solo lavoro e passione

25.08.2025
6 min
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«Io penso che in tutte le squadre dove si lavora con passione – dice Boaro – le cose vengano da sole. A ottobre saranno due anni che ho smesso e cerco di dare tranquillità ai ragazzi perché so cosa vuol dire correre, ricordo la tensione e lo stress. Invece Alberto ha alle spalle un’incredibile esperienza sul piano dell’organizzazione e aiuta tantissimo anche quello. La simbiosi fra noi due rende questa squadra quello che è».

Come un posto magico, in cui entri zoppicando per uscirne di nuovo in forma, il JCL Team Ukyo di Alberto Volpi e di Emanuele Boaro (sull’ammiraglia) occupa ormai un posto importante nel gruppo. Il rilancio di Malucelli, come pure di Carboni e Pesenti e la rinascita di Fancellu confermano che fra queste mura qualcosa di diverso accada. E il pretesto per parlarne è proprio l’intervista di qualche giorno fa con il comasco arrivato terzo al Czeh Tour, con cui dare il seguito a quella realizzata con lo stesso Boaro al Tour of the Alps: come stanno procedendo le cose?

Manuele Boaro, classe 1987, è stato pro’ dal 2011 al 2023. Dal 2024 è tecnico al JCL Team Ukyo
Manuele Boaro, classe 1987, è stato pro’ dal 2011 al 2023. Dal 2024 è tecnico al JCL Team Ukyo
Hai detto di ricordare bene lo stress delle WorldTour, credi che per i giovani a volte sia troppo?

Abbiamo preso ragazzi che non sono più neanche tanto giovani, perché adesso la tendenza è farli firmare a 18, 19, 20 anni. Abbiamo recuperato qualcuno che, tra virgolette, è stato scartato. Fancellu sembrava fosse all’ultima spiaggia e qui ha trovato la serenità e la tranquillità che nelle grandi squadre è difficile. Anche se, vi dirò, stiamo lavorando veramente come una WorldTour. Nei programmi, con i preparatori e i nutrizionisti, alla fine non ci manca niente. Abbiamo poco personale, il nostro budget non è altissimo, ma questo non significa che non si possa lavorare bene.

Come si fa?

Bisogna trovare le persone giuste e i corridori motivati. Con Alberto abbiamo fatto la scelta di cercare delle persone come Fancellu che abbiano voglia di entrare nel nostro progetto e rimettersi in gioco. Alessandro il prossimo anno andrà alla MBH Bank e ne siamo contenti. La nostra squadra deve essere un trampolino, come l’anno scorso per Malucelli con l’Astana, per Carboni alla Unibet e Pesenti che dopo il devo team della Soudal potrebbe andare alla squadra di Basso. Per noi è motivo di vanto e infatti abbiamo tante richieste di corridori WorldTour o professional. E anche qui dovremo essere bravi a scegliere.

Fancellu, come Carboni e Malucelli, sono atleti di qualità che forse non sono stati accolti o non sono stati in grado di inserirsi bene nel professionismo…

Ho la fortuna di avere 12 corridori e così posso sentirli ogni tre giorni, mentre nelle squadre WorldTour si fa fatica. Guardo la mia esperienza. Quando sono a casa, lavoro H24. Quando sono alle corse, lavoro ancora di più perché c’è il personale da seguire. Ai ragazzi lo dico sempre: «Correte finché potete, perché quando smetterete sarà molto più dura». Io non riesco più ad andare in bici, lo stress aumenta. Però, come dico a tutti, ho scoperto un lavoro bellissimo e spero di farlo veramente per tanti anni.

Le fatiche del Giro d’Abruzzo e i primi piazzamenti hanno dato la scossa a Fancellu che da lì ha preso il volo
Le fatiche del Giro d’Abruzzo e i primi piazzamenti hanno dato la scossa a Fancellu che da lì ha preso il volo
Questa squadra potrebbe lanciare anche Boaro come tecnico?

L’anno scorso ha fatto il corso UCI, che serve per lavorare nelle squadre WorldTour. Purtroppo di solito gli squadroni hanno un gruppo di tecnici consolidato da anni, quindi è difficile entrare. Ma Alberto lo sa e mi ha anche detto che se dovesse arrivare una WorldTour, non sarebbe lui a stopparmi. Io cerco di fare il mio. Stiamo avendo bellissimi risultati. In Repubblica Ceca abbiamo chiuso dietro due WorldTour, ma fino all’ultima tappa eravamo davanti alla Visma. Questo fa capire che stiamo lavorando nella giusta direzione e dobbiamo continuare.

Qual è stata la svolta di Fancellu?

Nessuna magia. Io penso che bisogna parlare coi ragazzi, gli dico sempre di chiamarmi, qualsiasi cosa succeda. Un problema a casa, un problema con la macchina. La comunicazione secondo me è importantissima. Vengo dalla scuola di Bjarne, dove tutto era organizzato nei minimi dettagli e secondo me questo porta i risultati (Boaro ha corso con Riis dal 2011 al 2016, ndr). Fancellu sembra sbadato, però è anche molto pignolo nel suo lavoro. Paga da sé le alture. Di recente è andato a Sierra Nevada e prima era stato a Livigno. Noi purtroppo non possiamo garantirglielo, ma ha investito anche su questo. E’ già un segnale che il ragazzo tiene a quello che fa. Noi da parte nostra cerchiamo di non mettergli tanto stress.

In che senso?

Nel senso che lui è il leader delle corse a tappe, ma non gli diremo mai che deve vincere. Partiamo per la corsa e vediamo cosa succede. Abbiamo cercato di dargli tranquillità. Gli abbiamo detto: «Le qualità le hai: divertiti in bici, cerca di fare quello che ti viene bene». Inutile dire in partenza che la squadra lavorerà per lui. Ma se come in Repubblica Ceca, sarà secondo nella generale, è ovvio che la squadra sarà al suo fianco. Serve a togliere pressione e le risposte arrivano. Al campionato italiano è arrivato nei 15, all’AlUla Tour di inizio stagione si è mosso bene nei ventagli e ha fatto 10° in classifica generale. Ha vinto il Giro del Giappone. Io penso che la Q36.5 si sia pentita di aver lasciato andare.

Lo scorso anno Fancellu era alla Q36.5: il cambio di passo del 2025 è stato davvero notevole
Lo scorso anno Fancellu era alla Q36.5: il cambio di passo del 2025 è stato davvero notevole
Ne avete parlato?

No, lui non parla molto delle squadre passate. Del resto ci diciamo sempre di guardare il futuro e di non pensare al passato. Gli ripeto che devono divertirsi, perché il tempo va veloce e il ciclismo sta cambiando velocemente. Mi ricordo che quando si ritirò, Tosatto mi disse: «Eh, vedrai che il tempo passa in fretta!». Infatti sono già passati 10 anni e anche se ti senti sempre giovane, bisogna far capire ai ragazzi che a 25 anni non riesci quasi più a passare e a 36 sei vecchio. Se invece lavori bene, divertendoti, fai come Malucelli che è arrivato al WorldTour a trent’anni. Fancellu ha avuto la proposta dalla MBH Bank e ha firmato, perché il mercato è difficile. Ma secondo me avrebbe potuto aspettare un po’. Tante squadre hanno gli occhi su di noi per capire chi vada forte.

Chi c’è oltre a lui?

Prendiamo Raccani, per esempio. Anche lui ha avuto una buona stagione. Al Giro del Giappone è arrivato secondo dietro Fancellu, ma se davanti non avesse avuto un compagno, magari l’avrebbe vinto lui.

Il terzo posto al Tzcech Tour che peso ha?

E’ un risultato che fa veramente piacere, perché dimostra che abbiamo lavorato nella direzione giusta. Dico ai ragazzi che non bisogna montarsi la testa, ma di crederci. Lo faccio dalla macchina e anche la sera nel giro delle camere.

Raccani ha vinto due corse: riuscirà anche lui a rilanciarsi in una squadra più grande? (foto JCL Team Ukyo)
Raccani ha vinto due corse: riuscirà anche lui a rilanciarsi in una squadra più grande? (foto JCL Team Ukyo)
Visti i risultati, sapete già quali corridori arriveranno l’anno prossimo?

Al momento abbiamo tantissime richieste, però Alberto dice che vanno confermati quelli che già abbiamo con noi. Capiti i dettagli di chi parte e di chi resta, in base a quelli che confermeremo si vedrà cosa fare. Essendo una squadra giapponese, se prendiamo cinque italiani, abbiamo l’obbligo di avere sei giapponesi. Si occupa Volpi di questi aspetti. Abbiamo una chat in cui condividiamo le idee, ma sappiamo che sarebbe sbagliato avere troppa fretta. Meglio fare dei colpi mirati, anche per capire chi davvero abbia voglia di rimettersi in gioco.

Fancellu è sbocciato. Per la Ukyo un’altra scommessa vinta

22.08.2025
5 min
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Ripercorrere il passato di Alessandro Fancellu era come leggere la trasposizione ciclistica di “Aspettando Godot”. Così almeno fino a quest’anno. Poi c’è stato un “click” che ha iniziato a cambiare il verso della storia: il passaggio al Team Ukyo. Il comasco ha iniziato a mettersi in mostra, a vincere, in contesti certamente modesti rispetto al massimo livello toccato negli anni della Eolo Kometa come nella toccata e fuga alla Q36.5. Ma all’ultimo Czech Tour, con presenze WorldTour di altissimo livello, Fancellu con il suo terzo posto ha dimostrato di essere finalmente sbocciato, a 25 anni, dimostrando che anche nel ciclismo di oggi che punta tutto sui giovanissimi, saper investire e aspettare paga.

Il lariano ha corso quest’anno 40 giorni, con l’ottimo bilancio di 2 vittorie e 14 top 10
Il lariano ha corso quest’anno 40 giorni, con l’ottimo bilancio di 2 vittorie e 14 top 10

Il podio finale dietro i due talentuosi belgi Lecerf e Uijtdebroeks ha dato a Fancellu una nuova consapevolezza di sé, che si coglie parlandoci e partendo proprio dalla corsa della sua rinascita.

«E’ stata una bella gara. Sapevo che c’era gente importante al via – racconta – formazioni WT al massimo livello. Uijtdebroeks era il favorito numero 1, anche se poi alla fine non ha vinto, ma tutti facevano corsa su di lui. Erano quattro tappe ben disegnate: la prima prevedeva un arrivo in volata con un finale tecnico e dove ci sono stati dei buchi dov’era facile perdere terreno. Poi c’era la seconda e la quarta che erano i due arrivi in salita e la terza che era un’altra tappa di pianura, quindi diciamo che non c’era un attimo di tregua».

La vittoria di Lecerf a Dlouhé Strane con la sagoma rossa di Fancellu, unico a reggere il suo attacco, alle spalle
La vittoria di Lecerf a Dlouhé Strane con la sagoma rossa di Fancellu, unico a reggere il suo attacco, alle spalle
Tu hai concluso al terzo posto. Com’è stata la tua prestazione?

Sono soddisfatto. L’unità vera pecca è stata la seconda tappa, il primo arrivo in salita, dove ho cercato di attaccare ai -5. Me la sentivo, ma è stata una mossa poco furba perché era ancora lunga andare all’arrivo. Quando ho visto che non guadagnavo ho un attimo mollato per avere un po’ di gamba, ma nel finale ho sbagliato a impostare la volata perché avrei dovuto essere davanti alla prima curva, invece mi sono fatto anticipare da Lecerf. Ma sono cose che noti solo dopo, sul momento devi solo decidere.

L’ultimo giorno eravate tre racchiusi in 9 secondi…

Uijtdebroeks ha fatto un attacco davvero forte. Io e Lecerf gli abbiamo risposto, ma ci ha staccato di ruota. Alla fine però ha pagato il suo stesso attacco, all’ultimo chilometro ha perso tanto, gli siamo rientrati e io in volata ho pagato dazio, ma sinceramente non potevo fare più di quello che ho fatto.

Il Team Ukyo sta rilanciando Fancellu come ha fatto con Malucelli, Carboni e altri italiani
Il Team Ukyo sta rilanciando Fancellu come ha fatto con Malucelli, Carboni e altri italiani
Vista la partecipazione anche di squadre del WorldTour, questo terzo posto hai la sensazione che valga anche più della vittoria al Giro del Giappone che hai ottenuto quest’anno?

Sicuramente. Senza nulla togliere alla fine a quella gara perché vincere non è mai facile, ma aver vissuto un confronto testa a testa con corridori che poi sono competitivi anche nelle corse più importanti del WorldTour sicuramente ha un valore superiore. Siamo arrivati sempre assieme, quindi sono stato al loro livello e sono molto soddisfatto di questo.

Come ti trovi nella squadra giapponese? C’è la sensazione che finalmente hai trovato l’ambiente giusto per realizzare quelle speranze che avevi destato nelle categorie giovanili…

Mi trovo bene, alla fine è una squadra più piccola rispetto anche a molte continental europee. Ma ci sono dietro persone hanno vissuto nel ciclismo da anni come Volpi e Boaro e fanno la differenza. Hanno una vera competenza e riescono a fare grandi cose pur con un budget risicato. Sono persone molto molto qualificate e questo aiuta.

Il comasco in trionfo al Giro del Giappone, prima gara a tappe conquistata (foto organizzatori)
Il comasco in trionfo al Giro del Giappone, prima gara a tappe conquistata (foto organizzatori)
Finora in 40 giorni di gara hai due vittorie e ben 14 top 10. Ci sono altri corridori che facevano parte del team giapponese, ad esempio lo scorso anno, che poi hanno trovato posto in formazioni del World Tour. Comincia qualche squadra a bussare alla tua porta?

Non nego che qualche contatto comincia a esserci, vedremo con il procuratore, ma qualcosa si sta muovendo e sicuramente la prestazione della scorsa settimana in Cechia ha aiutato molto. Ora però bisogna continuare, poi si vedrà.

Pensi che questa esperienza ti stia un po’ cambiando, rendendo un po’ più consapevole delle tue possibilità?

Sì, senza dubbio. Sono maturato sia dal punto di vista fisico, ma anche come comportamento, come visione generale del mondo che mi circonda. Ho maggiore consapevolezza di quel che posso fare. Ora il nostro calendario non è ricchissimo, ma qualche bella corsa sicuramente ce l’abbiamo. Spero ad esempio che avremo l’invito alla Bernocchi e all’Agostoni che per me sono corse di casa, si passa dove mi alleno e conto di fare molto bene lì.

Nel team giapponese Fancellu ha trovato una nuova consapevolezza, risvegliando l’interesse di qualche team WT
Nel team giapponese Fancellu ha trovato una nuova consapevolezza, risvegliando l’interesse di qualche team WT
Proprio legandoci al fatto che tanti corridori italiani passano dal Team Ukyo per rilanciarsi in ottica WorldTour, vedi ad esempio Malucelli, lo consiglieresti anche ad altri corridori italiani, anche se è una squadra continental?

Sì, decisamente, penso che sia una buona squadra dove sei seguito con tanta attenzione proprio perché sono pochi i corridori nel roster, Volpi li sceglie con cura perché ci crede e te lo fa vedere. In tante squadre dove l’organico è più ampio si finisce che si viene messi in secondo piano. Cogli la fiducia che viene riposta in ogni corridore e penso che sia una delle cose che poi ti aiuta a tirar fuori il massimo.

Due vittorie in Asia, il punto di partenza di Raccani

12.06.2025
5 min
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Il jet lag si fa ancora sentire nella mente e nel fisico di Simone Raccani, d’altronde due giorni di viaggio dopo quasi un mese in Estremo Oriente, fra Giappone e Sud Corea sono contraccolpi forti. Questa è la sua nuova dimensione, se si va a guardare infatti la sua stagione, su 34 giorni di gara ne ha fatti ben 24 nel continente asiatico, come punta del JCL Team Ukyo e il bilancio alla fine non è davvero male, con due vittorie di tappa e due secondi posti in classifica generale. Due corse uguali per risultati ma diverse fra loro, il Giro del Giappone e il Tour de Gyeongnam.

Con i suoi risultati, il veneto di Thiene ha ritrovato verve, ma anche la prima parte di stagione non era poi stata malaccio: «Salvo l’AlUla Tour dove ancora non avevo una buona condizione e mi sono messo a disposizione dei compagni, poi pian piano le cose sono andate meglio. A Taiwan ho fatto una Top 10 in classifica, poi 2 volte nei 10 in Abruzzo, il Tour of the Alps che non è andato benissimo ma la condizione l’ho tenuta a dispetto di qualche problema di salute, e poi la partenza per l’Asia».

La vittoria in terra coreana, a Geoje, battendo il compagno di fuga Van Engelen
La vittoria in terra coreana, a Geoje, battendo il compagno di fuga Van Engelen
Due corse con identico risultato ma molto diverse per come esso è arrivato…

E’ vero, perché in Giappone eravamo in 3 liberi di giocarci la corsa: io, Fancellu e Zeray. In Corea le cose sono andate un po’ diversamente. Nella prima tappa che era di pianura c’è stata la classica fuga dell’australiano Hopkins che ha guadagnato 1’13”. Nella seconda sapevo che c’era l’unica salita davvero dura e abbastanza vicina al traguardo. Abbiamo fatto subito corsa dura, io sono andato via insieme a un olandese, ho guadagnato quasi un minuto vincendo la frazione ma mancavano ancora un po’ di secondi. Nelle altre prove ho provato, ma le salite erano troppo lontane e non erano abbastanza dure. Così mi sono ritrovato secondo ancora una volta.

La squadra però correva per te, mentre in Giappone avevate tutti mano libera…

Sì, non c’erano ordini di scuderia, Fancellu ha vinto perché aveva quel qualcosa in più e a me ha fatto molto piacere che ci sia riuscito. In Corea invece poi la squadra si è messa al mio servizio, mi hanno aiutato e hanno cercato di ricucire quel breve distacco senza successo. Ma questo è dipeso anche dalle differenze di corsa, di caratteristiche.

Il podio finale in Corea, con Hopkins vincitore su Raccani (a 19″) e Van Engelen (a 23″)
Il podio finale in Corea, con Hopkins vincitore su Raccani (a 19″) e Van Engelen (a 23″)
Quali erano?

In Giappone le salite c’erano, c’era spazio per poter fare la differenza e infatti per questo la squadra aveva lasciato tre corridori liberi di lottare per la vittoria, in Corea non c’erano grandi ascese e anche quei brevi strappi dove fare la differenza erano lontani dal traguardo. Erano percorsi più da passisti, quasi in linea, con un paio di giri grandi e giri più brevi nel finale per giocarsi la vittoria. In comune devo dire che ho trovato la qualità delle strade, davvero belle e ben tenute. Ma in generale devo dire che le organizzazioni erano davvero di alta qualità, moto precise.

Parliamo del team: in Giappone c’era un forte apporto italiano, in Corea eravate solo tu e D’Amato. E’ cambiato qualcosa in termini di equilibri?

Direi proprio di no, c’è un ottimo feeling tra tutte le componenti della squadra, con i giapponesi abbiamo fatto gruppo, anche lo staff ha favorito ciò. Il team è stato prezioso lungo tutta la corsa coreana, per questo al di là della soddisfazione per la vittoria di tappa e il piazzamento mi sarebbe piaciuto ricompensare i loro sforzi con la maglia di vincitore.

Il veneto aveva già messo la firma al Giro del Giappone, vincendo la quarta tappa a Shinshu Iida
Il veneto aveva già messo la firma al Giro del Giappone, vincendo la quarta tappa a Shinshu Iida
Torna un attimo indietro nel tempo, al passaggio di  stagione: la tua scelta di andare nel JCL Team Ukyo, per te che avevi sempre corso in Italia, è stata indovinata?

Decisamente sì, mi trovo molto bene, i giapponesi sono molto di parola ma anche solari, si è formato un bel gruppo e in certe occasioni è davvero l’arma in più. Devo dire che sto vivendo esperienze importanti perché quando vai a correre in Asia è sempre qualcosa d’importante, di diverso, è sempre un’esperienza  formativa anche a livello umano.

Tu con il team hai firmato solo per quest’anno?

Sì, ragioneremo più avanti su che cosa fare, io per ora voglio pensare solo a correre, a fare sempre meglio, quel che posso dire è che la scelta di accettare questa sfida è stata quella giusta. Questo team non ha nulla da invidiare a una squadra professional, ha tutto, con gente d’esperienza alla sua guida. Quella scelta fatta alla fine della passata stagione è stata quella giusta.

Raccani è al primo anno nel team giapponese, dove ha trovato grande empatia anche dai locali
Raccani è al primo anno nel team giapponese, dove ha trovato grande empatia anche dai locali
Dopo un mese dall’altra parte del mondo, ora che ti aspetta?

Queste settimane preparerò il campionato italiano, poi un breve periodo di vacanza prima di preparare in altura la seconda parte di stagione a cominciare dal Giro della Repubblica Ceka. Sulle gare asiatiche devo però aggiungere una cosa: molti dicono che team come il nostro vanno lì per prendere punti facili, ma non è così. Quelle gare sono molto diverse da quelle europee, non ci sono i team che gestiscono, come quelli del WorldTour, infatti al Giro de Giappone siamo stati noi a fare la corsa, in Corea c’era invece anarchia in tal senso. Il livello è più basso rispetto alle corse europee, ma serve grande scaltrezza, sono corse che bisogna saper correre innanzitutto con la testa.

Doppietta in Giappone, Volpi rilancia Fancellu e Raccani

05.06.2025
5 min
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Primo, Alessandro Fancellu. Secondo, Simone Raccani. Il JCL Team UKYO ha sbancato il Tour of Japan e per tutto lo staff è stato il compimento di un lavoro. Certo, non parliamo di una prova WorldTour, ma il general manager Alberto Volpi chiude con una semplice constatazione ogni obiezione riguardante il livello della gara: «Il nostro è un team giapponese e per noi, a cominciare dalla proprietà, è come il Giro d’Italia per un team italiano o il Tour per un’equipe francese. Ci si gioca tutto, a cominciare dal prestigio».

Fancellu festeggiato sul podio. Vittoria con 21″ su Raccani e 1’09” sull’australiano Dyball (foto team)
Fancellu festeggiato sul podio. Vittoria con 21″ su Raccani e 1’09” sull’australiano Dyball (foto team)

Dominio per tutta la settimana

Appena tornato dal Sol Levante, ancora con i postumi del jet lag, Volpi fa il punto di un’edizione dominata dalla squadra e che rappresenta un po’ uno spartiacque verso il futuro: «Eravamo chiamati a fare il meglio e l’abbiamo onorata come meglio non potevamo. Tre vittorie di tappa con i due italiani più il nostro eritreo Zeray, doppietta in classifica. C’era differenza alla base fra noi e gli altri? Forse, ma quella differenza devi anche metterla per iscritto».

Come vi eravate organizzati per la corsa nipponica? «Noi avevamo fatto una squadra basandoci sull’esperienza del 2024 perché il percorso non era cambiato, stesse tappe. Nella seconda abbiamo quindi attaccato tutto il giorno puntando su Fancellu, lo stesso il quarto giorno con Raccani. Poi c’era la tappa del Monte Fuji e lì abbiamo seguito due direttive. Da una parte proteggere i due primi della classifica, dall’altra lasciare strada libera a Zeray che sapevamo poteva fare la differenza. Alla fine abbiamo fatto bottino pieno».

A Inabe assolo di Fancellu che tiene a 4″ il danese Bregnhoy e ipoteca la corsa (foto team)
A Inabe assolo di Fancellu che tiene a 4″ il danese Bregnhoy e ipoteca la corsa (foto team)

Nessuna scelta dai box…

E’ chiaro però che una situazione del genere, con due uomini della stessa squadra davanti a tutti, imponeva delle scelte per la frazione decisiva. C’era una strategia su chi dovesse essere il vincitore? «Una strategia sì, ma non sul vincitore. Mi spiego meglio: la tappa finale del Monte Fuji aveva molte incognite. Al mattino ci siamo interrogati su che cosa era meglio fare e abbiamo detto chiaramente che la strada avrebbe deciso il vincitore fra i due. Per noi era una situazione ideale perché nel malaugurato caso uno dei due avesse ceduto, l’altro era pronto a subentrare, mentre Zeray poteva puntare alla tappa. Non abbiamo assolutamente dato disposizioni sulla classifica, abbiamo detto invece che doveva vincere semplicemente chi aveva più gambe. Alla fine se la sono giocata, Fancellu ha chiuso 2° a 6”, Raccani 4° a 36”».

Per Alessandro Fancellu questa vittoria era un colpo di spugna su tutto quel che gli è successo da quando è passato pro’? «Diciamo che, a prescindere dalla vittoria finale, lo vedo più sereno di quando è arrivato da noi. Evidentemente aveva bisogno di un ambiente accogliente, fiducioso nei suoi confronti. D’altro canto nel nostro team ci sono tutte le necessarie figure di riferimento e Alessandro ha trovato il giusto supporto, anche a livello psicologico».

Vittoria per Simone Raccani nella quarta tappa lasciando a 2″ l’inglese Stewart (foto team)
Vittoria per Simone Raccani nella quarta tappa lasciando a 2″ l’inglese Stewart (foto team)

L’importanza dell’ambiente

Volpi ha parole dolci sul comasco anche mettendo a frutto la sua enorme esperienza da corridore: «Che avesse i mezzi lo sappiamo tutti, ma non è che bastino quelli per emergere da pro’, devi anche ambientarti, trovare le basi. In questi 3-4 anni pur essendo stato in team importanti non riusciva a esprimersi. Qui ha un ambiente più attento alle sue esigenze, ma così è stato per Malucelli, Carboni, Pesenti, tutti corridori che ora sono nel WorldTour e Alessandro sa che può seguire la stessa strada, se fa bene».

Per Raccani il discorso è un po’ diverso: «Per certi versi più semplice. Quando ha fatto lo stage alla Quick Step si è fratturato l’omero e questo lo ha bloccato. E’ passato alla Polti ma non aveva ancora recuperato e poi passando alla Zalf che pure era una squadra con una tradizione enorme si è sentito retrocesso. Aveva bisogno di fiducia, di tirare fuori quel che ha dentro, anche con un calendario appropriato. Io vedo che settimana dopo settimana sta crescendo, per lui vale lo stesso discorso futuribile fatto per Fancellu».

L’eritreo Nahom Zeray ha completato la festa conquistando la tappa del Monte Fuji (foto team)
L’eritreo Nahom Zeray ha completato la festa conquistando la tappa del Monte Fuji (foto team)

Una commistione che funziona

Considerando i risultati, è possibile un allargamento della rosa italiana? «Domanda delicata. Noi siamo un team giapponese nato per far crescere i ragazzi locali. Appena sono arrivato, ho chiarito subito che dovevamo procedere su due direzioni: accogliere e far crescere i migliori talenti giapponesi ,ma affiancarli a gente europea esperta e in grado di portare risultati, perché solo questa commistione poteva garantire un futuro al team. Quindi abbiamo bisogno di figure che garantiscano un rendimento nelle gare europee, oltre che in quelle asiatiche che hanno un livello giocoforza inferiore».

E allora come procede la ricerca di giovani giapponesi, il livello generale sta crescendo? «Il problema in quel caso non è trovare ragazzi talentuosi perché in una base di praticanti molto, ma molto ampia i talenti ci sono. Non tutti però sono pronti a fare una scommessa su loro stessi, trasferirsi per lunghi tempi in Europa, visto che prevediamo almeno due lunghi periodi di gare nel corso della stagione, stazionando in Brianza a primavera e poi ad agosto-settembre. Per noi trovare ragazzi che accettano è la sfida più importante…».

Boaro: «Fancellu da noi cerca la spinta per rilanciarsi»

25.04.2025
5 min
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MEZZOLOMBARDO – Tirare una riga e ripartire da zero, questo è ciò che ha fatto Alessandro Fancellu con la JCL Team UKYO. La formazione continental giapponese negli ultimi due anni è diventata un nido dal quale alcuni corridori sono stati in grado di rilanciarsi. L’edizione 2025 rappresenta la seconda partecipazione di questa formazione al Tour of the Alps, segno di un calendario di alto livello nonostante i gradi di continental. Il JCL Team UKYO ha preso parte a diverse corse a tappe importanti, con in macchina la figura di Manuele Boaro. Il ruolo da diesse si addice particolarmente al suo carattere, ride e scherza con i ragazzi ma le idee sono chiare. Così come il lavoro da fare. 

Manuele Boaro, a destra in foto, alla partenza della seconda tappa del Tour of the Alps
Manuele Boaro, a destra in foto, alla partenza della seconda tappa del Tour of the Alps

Al posto giusto

Il talento di Fancellu sembrava essere destinato a realtà differenti, con un destino scritto nelle grandi corse a tappe con una carriera tutta da scrivere. Purtroppo alcuni passaggi nel suo percorso sono mancati, dopo gli anni con la Eolo-Kometa, ora Polti VisitMalta, si era pensato che cambiare aria potesse essere utile. L’esperienza alla Q36.5, durata una sola stagione, non ha portato ai risultati sperati. Nonostante l’inizio promettente al Tour of Antalya i risultati poi non sono arrivati.

«Quando vieni da una WorldTour, una professional come nel caso di Fancellu e “cadi” giù capisci che magari è l’ultima spiaggia». Boaro parla dal piccolo piazzale che raccoglie i bus prima della partenza. «Probabilmente lui nel corso della sua carriera è stato anche sfortunato. Qui da noi sa che non c’è quella pressione. Vero che si parte per vincere ma a volte ci si dimentica che i ragazzi giovani vanno ascoltati e seguiti. Nel nostro piccolo lavoriamo bene, come una formazione WorldTour perché a livello di programmazione, nutrizione e allenamenti siamo molto validi. Non mancano nemmeno i risultati. Comunque lo scorso anno avevamo in squadra Malucelli, Carboni e Pesenti. Il primo ora è nel WolrdTour, il secondo in una professional e Pesenti nel devo team della Soudal».

Fancellu è arrivato alla JCL Team UKYO dopo tre stagioni alla Eolo-Kometa e una alla Q36.5 Pro Cycling
Fancellu è arrivato alla JCL Team UKYO dopo tre stagioni alla Eolo-Kometa e una alla Q36.5 Pro Cycling
Chi arriva sa di avere una buona chance per rilanciarsi…

Qualche corridore che pensa di venire qui e di ributtarsi nella mischia. I tre che ho citato prima sono venuti qui motivati e con voglia di fare. Lo stesso Fancellu sta dimostrando di andare bene, anche perché abbiamo costruito un programma adatto alle sue caratteristiche. 

Appena arrivato cosa avete fatto con Fancellu?

Alberto (Volpi, ndr) ci parlava da qualche mese, poi la Q36.5 non lo ha confermato e la cosa si è concretizzata. Da quel momento abbiamo cercato di capire quali fossero le sue esigenze e ambizioni. Lui è uno scalatore, quindi ci siamo concentrati sulle corse vicine alle sue caratteristiche. Come in ogni squadra, capita di chiedere un sacrificio. Ora lui era al Tour of the Alps, arrivava però dal Giro d’Abruzzo e poteva essere stanco. 

Al Giro d’Abruzzo Fancellu ha vestito la maglia di miglior giovane al termine della prima tappa
Al Giro d’Abruzzo Fancellu ha vestito la maglia di miglior giovane al termine della prima tappa
Ha bisogno di serenità dopo qualche stagione complicata?

Tutti gli atleti hanno bisogno di tranquillità. Un corridore ha bisogno anche di garanzie, tante volte vediamo fare delle prestazioni monstre a ragazzi in scadenza di contratto. Si dovrebbe cercare di non aggiungere preoccupazione al lavoro. 

Come vedi questa stagione per Fancellu?

Deve essere un passaggio. Ha i numeri e le caratteristiche per correre in una formazione professional o WorldTour. Da noi deve trovare lo slancio per tornare su. 

Nella prima corsa di stagione Fancellu ha colto un ottimo ottavo posto nella classifica generale del AlUla Tour
Nella prima corsa di stagione Fancellu ha colto un ottimo ottavo posto nella classifica generale del AlUla Tour
Qual è lo step intermedio che può dargli questa squadra?

Quando si tocca il fondo si capisce che dopo questa chance si va a lavorare. Quindi uno arriva a pensare a quello che vuole davvero. Fancellu si sta impegnando e si comporta da vero professionista. Secondo me ha capito cosa deve fare. Magari in altre squadre si era un po’ perso. Ha subito tanto la pressione del dopo Remco (Evenepoel, ndr) perché a quel mondiale juniores aveva fatto terzo. 

La pressione non è facile da gestire. 

Magari l’ha vissuta un po’ male perché anche lui ha aspettative su se stesso. E’ un ragazzo che si butta giù facilmente, la cosa da capire è che nel ciclismo un giorno stai bene e quello dopo può succedere qualcosa. Anche qui al Tour of the Alps sapevamo sarebbe stato difficile visto che arrivava dal Giro d’Abruzzo. Nessuno di noi si aspettava il risultato. 

Il calendario dello scalatore lombardo è disegnato in base alle sue caratteristiche
Il calendario dello scalatore lombardo è disegnato in base alle sue caratteristiche
Al JCL Team UKYO ha trovato un riferimento come te…

Il primo giorno ho guardato Fancellu e gli ho detto: «Io sono qui». Sono a disposizione tutti i giorni e tutte le ore. Non c’è solo l’allenamento e il lavoro, ma anche il rapporto con il ragazzo. Loro devono aprirsi e sapere che tutto si può risolvere. 

Un fattore più mentale che di prestazione?

Il ciclismo ora è così, sono controllati e seguiti al 100 per cento. Serve però avere il supporto umano, come andare in camera e fare una battuta o anche a tavola. Questo è l’obiettivo di squadra quando si va alle corse, stare lontani da casa è difficile ed è importante avere un ambiente sereno. Lo dicevano a me i miei “vecchietti” e lo dico io a loro: «La carriera passa veloce e quando si scende dalla bici cambia il mondo». Siamo fortunati a fare questo lavoro e dobbiamo farlo durare il più possibile e godercelo.

Boaro: com’è cambiato il Team JCL Ukyo per il 2025?

17.02.2025
5 min
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Manuele Boaro, diesse del Team JCL Ukyo ci risponde di ritorno dal Tour of Oman. E’ il giorno dopo l’ultima tappa, quella che ha consegnato la vittoria a Simon Yates. Frazione nella quale il corridore del UAE Team Emirates-XGR ha strappato la maglia di leader a David Gaudu sull’ultima salita a disposizione. La formazione continental giapponese ha colto invece un dodicesimo posto finale con Zeray, atleta appena arrivato dal devo team della Q36.5 Pro Cycling. Il giovane africano non è l’unico nuovo innesto per la squadra guidata da Alberto Volpi, tra ottobre e dicembre la rosa si è rinnovata parecchio.

JCL Ukyo alla partenza del Tour of Oman
JCL Ukyo alla partenza del Tour of Oman

Continuità

Il JCL Team Ukyo, complice la sua struttura per metà italiana, visto il lavoro svolto da Volpi e Boaro, ha rilanciato tre atleti che per altrettanti motivi erano alla ricerca di una spinta per tornare a mettere la testa fuori dall’acqua. Prima Malucelli è approdato alla XDS Astana Team, poi Pesenti è stato prelevato dal devo team della Soudal Quick-Step. Infine, è partito anche Carboni, arrivato alla professional olandese Unibet Tietema Rocket. Ora la curiosità intorno a questa nuova realtà è alta, soprattutto perché sono arrivati tanti altri ragazzi pronti per seguire le orme di chi li ha preceduti.

«Il gruppo cresce – ci racconta Boaro mentre in macchina viaggia verso casa – per qualcuno dei ragazzi era la prima corsa della stagione. Ci sono stati dei ricambi importanti a livello di rosa e ne siamo felici, perché abbiamo perso dei validi corridori, ma ne sono arrivati altri. Insieme ad Alberto (Volpi, ndr) ci siamo impegnati nel prendere ragazzi sui quali credere».

Alessandro Fancellu, a sinistra, è una delle punte del team continental giapponese
Alessandro Fancellu, a sinistra, è una delle punte del team continental giapponese
Come sono stati scelti?

Abbiamo cercato di guardare le caratteristiche tecniche e atletiche. Ci sono arrivate tantissime richieste durante la pausa di fine stagione, anche da corridori di formazioni WorldTour. E’ una cosa che ci fa sicuramente piacere. Ci siamo affidati a corridori giovani e con voglia di fare. I nuovi arrivati hanno tutti un’età compresa tra i 22 e i 25 anni. Secondo me sono ragazzi con qualcosa da dire.

Quali?

A mio modo di vedere Alessandro Fancellu è quello con maggiori garanzie a livello atletico. Garibbo, invece, penso abbia ancora tanto da esprimere e arriva da una stagione sfortunata. Raccani e D’Amato sono giovani, ma hanno tanto margine e su di loro puntiamo tanto. Sarà difficile replicare quanto fatto nel 2024, servirà ricreare un rapporto di fiducia reciproco.

Avete cercato di sostituire i corridori italiani con un rapporto uno a uno?

Siamo andati verso atleti con le stesse caratteristiche, o comunque simili. D’Amato è il nostro uomo più veloce, che non ha paura di buttarsi nella mischia. Con il nostro calendario potrà dire la sua. Penso che Raccani e Garibbo siano state le scelte giuste per sostituire Pesenti e Carboni.

Degli altri che ci dici?

L’arrivo di Zeray è stata una buona occasione colta al momento giusto. Lui sarebbe dovuto andare nella formazione principale della Q36.5 Pro Cycling, ma l’arrivo di Pidcock gli ha tolto spazio. Le sue qualità in salita ci potranno tornare molto utili.

Nahom Zeray, atleta eritreo classe 2002 arriva dal devo team della Q36.5 Pro Cycling
Nahom Zeray, atleta eritreo classe 2002 arriva dal devo team della Q36.5 Pro Cycling
Una rosa divisa a metà visto che ci sono sei ragazzi giapponesi.

Il progetto è di farli crescere per portarli a competere in gare di alto livello con la maglia della nazionale, come Olimpiadi e mondiali. Non sarà facile coordinare il tutto anche perché vogliamo portare i corridori a fare lo stesso numero di corse e coordinare gli impegni tra il calendario italiano e quello asiatico non sarà facile. Non vogliamo che a fine anno ci siano atleti con settanta giorni di gara e altri con trenta, non è la nostra filosofia.

Le prestazioni della scorsa stagione hanno accesso i riflettori sulla vostra realtà.

Se i tuoi corridori vengono selezionati e scelti da una formazione WorldTour vuol dire che lavoriamo bene. Ci notano e questo non può fare altro che piacere. Non nascondo che noi stessi abbiamo delle ambizioni, ad esempio nel 2026 vorremmo diventare una professional. E’ una cosa che si capirà nei prossimi mesi, però i ragazzi che sono qui hanno una bella chance. Non è stato semplice chiudere la rosa a dodici corridori e dover dire tanti “no” a dicembre. Avere così tante richieste è un segnale positivo, vuol dire che stiamo lavorando bene, d’altronde Alberto Volpi arriva dal WorldTour e ha portato con sé quel modo di fare.

Il vostro è un calendario di livello…

In Europa riusciamo a ritagliarci spazio, quest’anno saremo al via del Tour of the Alps per la seconda stagione consecutiva. Faremo, come già fatto nel 2024, anche una buona parte del calendario asiatico. Non dimentichiamoci che la squadra è giapponese, e abbiamo con noi anche il campione nazionale Marino Kobayashi.

La casa in Brianza è rimasta?

Sì, sarà di appoggio per i ragazzi asiatici, così che potranno rimanere in Italia e allenarsi per le gare europee.

Raccani afferra l’occasione JCL UKYO e guarda all’Asia

28.12.2024
5 min
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La JCL Team UKYO nella passata stagione si è dimostrata tra le migliori formazioni continental al mondo, posizionandosi al terzo posto della classifica a loro dedicata. Davanti al team giapponese si sono piazzati i malesiani del Terengganu e il devo team della Lidl-Trek. Il salto in avanti fatto dalla squadra guidata da Alberto Volpi è sotto gli occhi di tutti. Nel 2024 le sue fortune erano arrivate da corridori italiani come Malucelli, Pesenti e Carboni. Tutti e tre gli azzurri hanno sfruttato il trampolino offerto dalla JCL Team UKYO per lanciarsi in formazioni più grandi e ambiziose

Nel progettare il 2025 Volpi e i suoi hanno così pensato di ritornare a cercare ragazzi dall’Italia. Sono arrivati così Simone Raccani, Andrea D’Amato, Nicolò Garibbo e Alessandro Fancellu. Tutti con ambizioni e motivazioni differenti. 

Raccani dovrebbe ricalcare il calendario fatto da Pesenti in maglia JCL Team UKYO
Raccani dovrebbe ricalcare il calendario fatto da Pesenti in maglia JCL Team UKYO

La voglia di Raccani

Chi ci ha stimolato maggiore curiosità è Simone Raccani, il veneto di Thiene dopo un passato recente molto difficile ha ritrovato la voglia di combattere e pedalare. Una grande mano gliela ha data la Zalf Fior, che però a fine stagione ha chiuso i battenti. Ma le motivazioni di Raccani sono tornate, più solide che mai, e allora si è gettato in questa avventura con entusiasmo. 

«E’ da un po’ che sono tornato ad allenarmi – racconta appena rientrato da un’uscita – esattamente dal 10 novembre scorso. Ora ho avuto modo di testare i materiali e i kit del prossimo anno. Non manca nemmeno tanto al rientro in gara, visto che dovrei partire per l’AlUla Tour a fine gennaio. Prima, però, andrò in ritiro con gli altri italiani della JCL in Spagna. Dovrei fare le stesse gare che l’anno scorso sono toccate a Pesenti e Malucelli. Vedremo quando arriverà la conferma, ma rimane il fatto che la squadra è parecchio ambiziosa».

Raccani è tornato a correre quest’anno nelle file della Zalf, che ha creduto in lui (photors.it)
Raccani è tornato a correre quest’anno nelle file della Zalf, che ha creduto in lui (photors.it)
Torniamo al 2024, che stagione è stata?

Riprendere le gare non è stato semplice. Non correvo da sei mesi, da agosto del 2023. Il ritorno in gruppo però è stato in crescendo e da aprile a fine stagione sono stato molto costante. Al Giro d’Abruzzo, gara dedicata ai professionisti, ho fatto bene terminando nei primi venti nella tappa di Prati di Tivo. 

Dopo due anni difficili essere ritornato alla Zalf come ti ha fatto sentire?

Ho corso con loro per due stagioni, nel 2021 e nel 2022, prima di fare lo stage con la Quick Step. Anche quando poi nel 2023 sono andato in Eolo ci siamo lasciati bene, mi conoscono bene. Grazie a Gianni Faresin ed Egidio Fior ho ritrovato la spinta che mi mancava. Pensare che nel 2025 non ci saranno più mi crea un grande dispiacere. 

Al Giro del Veneto, nell’ultima tappa arriva la vittoria e la classifica generale
Al Giro del Veneto, nell’ultima tappa arriva la vittoria e la classifica generale
Voi lo sapevate da un po’?

Da metà anno era arrivata la voce che non avremmo proseguito la prossima stagione. Poi nell’ultimo mese di gare c’è stata la conferma. La Zalf ha lanciato tanti corridori tra i professionisti e sono felicissimo di aver indossato i loro colori. 

Con loro hai trovato nuovo entusiasmo, cosa ti è rimasto degli ultimi due anni?

Diciamo che purtroppo sono stato molto sfortunato perché nel momento cruciale, nel 2022 durante lo stage con la Quick Step, sono caduto. Ho perso tutto il periodo con loro e una bella chance. E’ stata una batosta forte. 

Nel 2022 Raccani era stato selezionato dalla Quick Step per fare uno stage, opportunità terminata con una brutta caduta
Nel 2022 Raccani era stato selezionato dalla Quick Step per fare uno stage, opportunità terminata con una brutta caduta
Quando hai ripreso nel 2023 come ti sentivi?

Strano, perché non ero sicuro. In gara avevo paura di cadere e di farmi male. Non riuscivo a stare in gruppo. Quelli sono traumi che rischiano di restarti dentro. Poi correvo con una placca al polso. 

Tanto da fermarti per poi ripartire nel 2024. 

A inizio anno ho tolto la placca e mi è tornata un po’ di fiducia nel muovermi in corsa e sono migliorato. 

Quando è arrivata la proposta della JCL Team UKYO?

Dopo la vittoria al Giro del Veneto mi hanno fatto la proposta. La squadra l’avevo già sentita, poi una volta a casa ho controllato il calendario, i materiali con cui corrono e tutto il resto… Mi è sembrata fin da subito un’ottima scelta. Da quando è arrivato Volpi sono cresciuti parecchio, tanto da raccogliere parecchi risultati. 

Nel 2023 aveva corso in maglia Eolo, ma l’esperienza non fu positiva
Nel 2023 aveva corso in maglia Eolo, ma l’esperienza non fu positiva
Un passo ulteriore?

Sicuramente non è una formazione paragonabile a una continental italiana. Anzi, la considero una “falsa” continental visto che il calendario è paragonabile a quello di una professional. 

Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?

Di mettermi al servizio del team e di provare a raccogliere dei buoni risultati personali. Nelle corse di casa, come il Tour del Giappone, mi piacerebbe fare bene. Così come negli arrivi in salita. Sulla carta avremo modo di fare gare di alto livello, come il Tour of the Alps. Sono arrivati anche sponsor importanti, come Mitsubishi. Mi è stata concessa una chance che in pochi hanno, voglio sfruttarla al massimo