Il bronzo europeo del team sprint, per Quaranta è il primo passo

Quaranta: «Si riparte dal bronzo europeo del team sprint»

15.02.2026
5 min
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Neanche il tempo di assaporare la straordinaria prestazione del terzetto della velocità a squadre agli europei, che Ivan Quaranta e i suoi ragazzi sono tornati a lavorare a Montichiari, perché la stagione è appena cominciata. Ma quel bronzo ha un peso specifico enorme, soprattutto considerando le speranze che sul settore sono da tempo riposte in previsione di Los Angeles 2028, dove nelle prospettive, nei sogni si vuole andare portando con sé un nutrito carico di speranze.

Da sinistra Bianchi, Predomo e Minuta, capaci di portare l'Italia sul podio col record italiano di 42"285
Da sinistra Bianchi, Minuta e Predomo: il terzetto di Quaranta sul podio europeo col record italiano di 42″285
Da sinistra Bianchi, Predomo e Minuta, capaci di portare l'Italia sul podio col record italiano di 42"285
Da sinistra Bianchi, Minuta e Predomo: il terzetto di Quaranta sul podio europeo col record italiano di 42″285

Quaranta che sta rivitalizzando un settore dal grande passato, ma che era caduto in disgrazia, è sempre restio a celebrare i risultati dei suoi ragazzi, guardando sempre al gradino successivo, ma questa volta non è stato solo il tempo a dare un messaggio, ma anche il responso della classifica.

«Che cosa ho pensato vedendo che la medaglia era cosa fatta? Che ci stiamo avvicinando sempre di più. Io non ho guardato i tempi – dice Quaranta – perché quella di Konya è una pista magica che dà riscontri che poi non ritroverai negli altri velodromi. Quel che contava era la differenza con gli altri: siamo finiti a poco più di tre decimi dall’Inghilterra, l’Olanda è finita dietro, insomma stiamo avvicinandoci al vertice».

Come si sono adattati i ragazzi alla pista?

Noi solitamente andiamo tre giorni prima per provarla, facciamo un sopralluogo per verificare le pendenze e l’ampiezza della curva. I ragazzi si sono trovati abbastanza bene, anche se inizialmente essendo levigata aveva una resina che sembrava più scivolosa, quindi siamo saliti con un attimo di timore, invece poi si è rivelata una pista veloce e performante. Percorrendo l’anello vicino alla balaustra, c’è più discesa rispetto alle altre piste.

Stefano Minuta si è confermato l'emento di lancio ideale per il team, approdando poi agli ottavi dello sprint
Minuta, qui con Quaranta, si è confermato l’elemento di lancio ideale per il team
Stefano Minuta si è confermato l'emento di lancio ideale per il team, approdando poi agli ottavi dello sprint

Minuta, qui con Quaranta, si è confermato l’elemento di lancio ideale per il team
Nell’andamento dei tre giri dove si può migliorare?

Noi avevamo scelto una sequenza con Minuta, Bianchi, Predomo che secondo me non è ancora la formazione ideale – ammette Quaranta – ma ho valutato la condizione dei ragazzi. Il precedente record l’avevamo fatto invertendo Bianchi e Predomo. Minuta è ideale per partire con un tempo da 17”, quando poi hai uno che fa 12”4 puoi proiettarti molto più in avanti. Il terzo, che sarebbe stato Bianchi o Del Medico che era riserva, per ora soffre ancora un po’ l’accelerazione di Predomo in seconda e quindi sono obbligato a metterlo in terza.

Devi quindi ancora trovare lo schieramento ideale?

Ci stiamo lavorando, perché con i primi due siamo già quasi da medaglia. D’estate proveremo Del Medico agli europei under 23 e non dimentichiamo che ci sono i ragazzi più giovani, c’è Melotto, c’è Quaglio, c’è Ghirelli. Il terzo all’altezza salterà fuori, si tratta anche di trovare i raccordi giusti con i rapporti tra primo, secondo e terzo. Serve tempo e servono prove, prove, prove…

La grande sorpresa di Konya, la sconfitta in finale dell'iridato Lavreysen contro il britannico Richardson
La grande sorpresa di Konya, conferma Quaranta, è la sconfitta in finale dell’iridato Lavreysen contro il britannico Richardson
La grande sorpresa di Konya, la sconfitta in finale dell'iridato Lavreysen contro il britannico Richardson
La grande sorpresa di Konya, conferma Quaranta, è la sconfitta in finale dell’iridato Lavreysen contro il britannico Richardson
Ti aspettavi la debacle dell’Olanda?

Quando torniamo facciamo dei briefing di raffronto – spiega Quaranta – ci ritroviamo e cerchiamo di fare un esame di tutto quello che è successo, dove si può migliorare. Si parlava proprio dell’Olanda, a Konya si sono presentati con due campioni olimpici e un ragazzo giovane che comunque nelle categorie ha ben figurato, eppure hanno fatto settimi. Questo fa capire quanto è alto il livello nello sprint.

Nella prova a squadre ormai abbiamo raggiunto un certo livello, perché c’è tanto divario invece con quelle individuali olimpiche?

Predomo ha fatto un buon tempo nei 200 metri lanciati, cosa che comunque si percepiva da tempo. Io sapevo che aveva nelle gambe un buon tempo, ha fatto il quinto con il record italiano, ma non è tanto il tempo che ha fatto registrare, quanto il fatto che si è lasciato dietro gente che gli arrivava sempre davanti. Quello già è un segnale che fa capire che anche nella velocità stiamo migliorando.

Matteo Bianchi nel chilometro da fermo dove ha chiuso ai piedi del podio
Matteo Bianchi nel chilometro da fermo dove ha chiuso ai piedi del podio
Matteo Bianchi nel chilometro da fermo dove ha chiuso ai piedi del podio
Matteo Bianchi nel chilometro da fermo dove ha chiuso ai piedi del podio
E nel keirin?

Non mi piace fare riferimento alla sfortuna, però ci sono state delle situazioni di gara che ci hanno svantaggiato. Moro con Lavreysennon aveva grandi chance e nel repechage è stato un po’ danneggiato dal norvegese, ma i giudici hanno chiuso un occhio. Predomo curava l’olandese, gli è partito il bulgaro e ha perso così. Non è la nostra disciplina per ora, ma non dimentichiamoci che comunque Predomo ha fatto quarto il primo anno, Moro ha fatto terzo due anni fa. Ci stiamo lavorando, d’altronde su 4 avevamo un solo elite e questo significa molto.

Sei più ottimista per il futuro?

Stiamo avendo una bella crescita naturale, fisiologica, senza troppe pressioni, senza bruciare le tappe- sottolinea Quaranta – c’è da lavorare soprattutto sulla strategia e quindi sul saper pensare in corsa, sulla velocità di pensiero. Un conto è essere tra gli under 23, un altro fra gli elite dove si viaggia molto più veloci e devi essere rapido nel decidere. E’ difficile anche pensare di infilarti tra un uomo e un altro, cosa che ti viene molto più facile se vai leggermente più piano, come nei campionati di categoria, ma verrà anche quello.

Per Mattia Predomo nuovo recor sui 200 lanciati in 9"443, chiudendo le qualificazioni al 5° posto
Per Mattia Predomo nuovo record sui 200 lanciati in 9″443, chiudendo le qualificazioni al 5° posto
Per Mattia Predomo nuovo recor sui 200 lanciati in 9"443, chiudendo le qualificazioni al 5° posto
Per Mattia Predomo nuovo record sui 200 lanciati in 9″443, chiudendo le qualificazioni al 5° posto
Come ti gestirai ora per la Coppa del mondo?

In Australia visti i costi porterò solo Minuta e Moro per far fare loro le gare individuali, così con il team avremo due mesi per allenarci in vista di Hong Kong e Malaysia. Lì farò degli esperimenti, perché con il bronzo europeo siamo qualificati per i mondiali. Proverò Del Medico, proverò Napolitano, farò un po’ di mix, anche perché a ottobre inizierà la qualificazione olimpica e bisognerà avere le idee chiare

Francesca Selva, palestra, 2026

Selva, la metamorfosi prosegue, la velocità cresce

22.01.2026
5 min
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Diego Bragato ha confermato di essere rimasto sorpreso per la determinazione di Francesca Selva nell’intraprendere la via della velocità. Ivan Quaranta ha raccontato che il primo test ha fatto vedere dei numeri interessanti, per cui la veneziana prosegue nel suo lavoro di trasformazione tecnica e atletica. Gli ultimi 6-7 anni di endurance hanno impresso al suo corpo una direzione ben precisa, per cui si tratta di fare un vero reset e iniziare a lavorare in modo diverso. Il fatto che Francesca abbia sempre avuto fibre più veloci che resistenti avrebbe favorito la trasformazione se la decisione fosse stata presa 5-6 anni fa.

Oltre al dato tecnico, va considerato che la sua principale fonte di reddito erano le Sei Giorni, cui nella nuova veste dovrà rinunciare. Lei scherzando ci propone di pubblicare il suo IBAN, ma è innegabile che al sacrificio tecnico corrisponderà anche un sacrificio economico. Per questo ha iniziato a spingere sul canale YouTube e a raccontare in modo competente e ironico la sua nuova sfida.

Francesca Selva, Sei Giorni di Brema (@sixdaysbremen)
La Sei Giorni di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)
Francesca Selva, Sei Giorni di Brema (@sixdaysbremen)
La Sei Gironi di Brema, interrotta per una caduta, è stata l’ultima gara di endurance per Francesca Selva (@sixdaysbremen)

Tre giorni in palestra

La quotidianità la vede in palestra, ma anche in bicicletta per dare modo al corpo di abituarsi al nuovo modo di lavorare. Sarebbe sbagliato, abbiamo capito, passare senza gradualità alla dimensione della velocista.

«Sono in palestra per tre volte alla settimana – spiega Selva – quindi come facevo prima, perciò per me non è un gran cambiamento. Mi segue Nicola Nasetti, il tecnico per la palestra che lavora con i velocisti. Non escludo che elabori le schede con Marco Compri, facendo tutti parte del team performance della FCI. Cambiano l’intensità e i modi, perché mi hanno fatto capire che la velocità di esecuzione è uno degli elementi fondamentali dell’allenamento in palestra del velocista. E’ un aspetto che prima non avevo mai calcolato, invece adesso, grazie alle strumentazioni di cui disponiamo, ci sono dei valori da rispettare. Quello che poi serve in bici è pedalare veloce e potente, quindi non serve a niente essere un culturista fermo, praticamente piantato lì».

Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto
Quel che conta nel lavoro in palestra del velocista sono la velocità e la precisione del gesto (immagine Instagram)

Poche ore su strada

La strada però rimane. Conclusa la stagione delle madison con la caduta che le ha impedito di arrivare in fondo alla Sei Giorni di Brema, Francesca ha iniziato a pubblicare sui suoi social foto di bilancieri, con la bicicletta ferma (malicononicamente) sullo sfondo.

«Più o meno in bici andrò tutti i giorni – sorride – anche se ce ne sono due di riposo previsti dalla scheda. Però anche Diego (Bragato, ndr) mi consigliava di tenere un po’ più di endurance rispetto a un velocista puro, almeno per questo primo anno di transizione. L’idea è di non dare uno shock troppo grande al corpo. E poi perché torna sempre utile avere un po’ di base, pur parlando di base veramente minima: non parliamo delle 5-6 ore dello stradista, ma dell’oretta che faccio quando dovrei fare riposo totale. E’ un volume molto ridotto in bici perché ovviamente il monte di ore è bassissimo».

Francesca Selva, rulli, pista
Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)
Francesca Selva, rulli, pista
Da velocisti, si sta in velodromo anche per due ore e mezza, spiega Selva, e magari solo per fare due volate massimali (immagine Instagram)

Eliminata la parte aerobica

Su pista invece i lavori in bici saranno molto meno dolci. Come spiegava la stessa Selva nell’articolo precedente, mentalmente dovrà passare dal performare per 10 minuti a 45 orari, al farlo sotto il minuto. Anche se capiterà che in un giorno di allenamento dovrà fare solo due volate massimali: di quelle che, appena concluse, non devi essere in grado di parlare.

«Tutti i giorni che sei in bici in pista – spiega – fai lavori a tutta, è un lavoro massacrante. Su strada, ci possono volere due ore e mezza per fare un allenamento. In velodromo magari ci stai per lo stesso tempo, però giri in pista solo per 15 minuti. In quel quarto d’ora però sei più che a tutta, quindi è proprio un lavoro diverso. Praticamente, togli tutta la parte aerobica».

Come il gatto col topo

Il suo compagno Oscar Winkler, di cui Selva è anche allenatrice, pare abbia preso la metamorfosi di Francesca con grande entusiasmo.

«Lui è contento – ride la veneziana di Marcon – perché tra l’altro la velocità è il mondo in cui ha iniziato, per poi passare all’endurance. Qualche giorno fa abbiamo fatto una prova di team sprint, sapendo che i tempi che fanno le donne in gara è più o meno quello che lui fa come lanciatore del quartetto. Quindi mi va bene fare come il gatto col topo. La sfida è provare a vedere quanto riesco a stargli dietro. Se non mi stacca troppo, allora vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta. Il cronometro parla, non ci sono dubbi. Ma lui non deve andare a tutta, perché sennò io resto al vento».

Europei di Konya, Quaranta fa i suoi conti sulla velocità

Europei di Konya, Quaranta stavolta punta in alto

20.01.2026
6 min
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Ivan Quaranta è già pronto e carico. La prossima settimana si parte per Konya, sede turca dei campionati europei e il tecnico, che ha in mano la responsabilità del settore velocità su pista, attende l’evento con curiosità, perché la sua posizione nel calendario gli darà importanti indicazioni in vista dell’inizio del cammino di qualificazione olimpica, che avverrà con i mondiali di fine stagione.

Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno

A differenza di quanto avviene per i colleghi dell’endurance Salvoldi e Villa, chiamati a fare i conti con le scelte dei vari team della strada, Quaranta ha mano libera, quindi porterà a Konya tutti i migliori: «Hanno ripreso tutti da tempo, siamo riusciti a lavorare bene, abbiamo fatto tutto quello che era in programma di fare dal punto di vista funzionale. Siamo fiduciosi per quello che potremmo ottenere, ma non guardo tanto al risultato finale, quanto alle prestazioni tecniche».

Che cosa sai del velodromo turco?

E’ abbastanza veloce, questo è sicuro. Noi l’anno scorso abbiamo fatto 9”6 non con la formazione tipo con Del Medico e con Moro abbiamo fatto registrare il nuovo record italiano dei 200 metri, quindi il velodromo si presta, è nuovo, riscaldato bene, a 1.000 metri di altitudine, quindi anche la pressione atmosferica è abbastanza favorevole per registrare tempi comunque interessanti. E’ lì che Richardson ha fatto il record del mondo sui 200 metri scendendo sotto i 9”, primo uomo della storia. Poi bisogna vedere sempre tanti fattori: la pressione, l’umidità, la temperatura interna, se è tanto tempo che lo scaldano o se hanno acceso il riscaldamento il giorno prima delle gare…

Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
E’ il primo passo in questa stagione che culminerà con i mondiali che saranno la prima prova di qualificazione per le Olimpiadi. Quanto cambia nella tua percezione dell’evento?

La qualificazione olimpica, salvo un paio di nazioni, è una lotta interna europea. A me serve vedere quanta differenza c’è ancora da colmare con i big. Poi il piazzamento è relativo, dopo i positivi mondiali di Santiago dobbiamo capire come siamo messi rispetto agli altri e per questo ci serviranno anche le tappe di Coppa del mondo per vedere anche le nazioni al di fuori del nostro continente.

La qualificazione, considerando gli avversari e la situazione interna, è più raggiungibile in campo maschile o femminile?

E’ una delle domande con cui parto verso Konya. Con le donne aspetterei proprio l’europeo per capire perché l’anno scorso non eravamo lontane dal podio, ma anche qui non è tanto il piazzamento che conta, bisogna vedere proprio il tempo perché qui ci sono più terzetti extraeuropei, quindi la concorrenza continentale dice meno rispetto ai maschi. Son curioso anche io, so che c’è meno concorrenza con le donne, perché fai più fatica a trovarne tre di livello nella stessa nazione. Un altro fattore, comune fra i due sessi, è che anche altre nazioni stanno investendo sulla velocità, come Belgio, Svizzera, quindi stanno investendo su elementi più veloci che su strada hanno poco futuro.

Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
L’entrata di Francesca Selva nel tuo gruppo è una risorsa in più?

Diciamo che lo spero. Lei vorrebbe iniziare a praticare le discipline veloci, le ho fatto fare un test in palestra col nostro preparatore e sono usciti dei buoni riscontri, ma è chiaro che rispetto a ragazzine che iniziano direttamente con la velocità, ha un gap difficile da colmare. Dopo dieci anni di endurance sarà sicuramente molto più difficile trasformare le fibre, lo stesso Stefano Moro è arrivato a buoni livelli, ma ha fatto una grande fatica, ci ha messo due anni. Lei mi ha contattato, le stiamo dando indicazioni su come allenarsi in palestra, in un modo completamente nuovo rispetto a quello che faceva prima.

Quindi per un suo ingresso in nazionale?

Entrare nel gruppo è qualcosa per ora non ipotizzabile, dobbiamo essere super concentrati sugli elementi che abbiamo per preparare la qualificazione olimpica. Non dimentichiamo che abbiamo vinto tre mondiali l’anno scorso su quattro con la Cenci e la Trevisan, dobbiamo investire su di loro. Le vedremo a Konya fare esperienza, poi ci saranno gli europei U23 come vero obiettivo. Sono due ragazzine promettenti che assieme alla Vece possono fare un team sprint competitivo. Ma non è blindata la squadra, ben venga che ci sia un’altra ragazza che va forte, non dimentichiamo che due anni fa al campionato europeo ha gareggiato la Barbieri.

Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Chi viene dall’endurance che cosa può dare in più alla velocità a squadre?

Partiamo dal fatto che ora trovi sprinter che fanno tre giri a tutta, non ci si gioca più tutto all’ultimo giro. Sono 40, 45 secondi di sforzo intenso, poi vince sempre il velocista puro come Lavreysen o Richardson, ma il cambiamento è reale. Si sta lavorando anche sulla resistenza. Un elemento come Francesca potrebbe servire per esempio come terza posizione, quindi il velocista più resistente, come è Bianchi che ha delle doti da sprinter, ma ha anche resistenza maggiore rispetto a uno sprinter puro come Minuta o Napolitano. Ma devi innanzitutto stare dietro ai compagni, avere un buon picco di battito iniziale e tanta forza massima perché si parte da fermo.

Dopo gli europei farete tutta la stagione di Coppa del mondo col gruppo della velocità?

Cercheremo di risparmiare e spendere al meglio. La Federazione non ci limita niente, anzi ci ha sempre messo in condizioni di lavorare al meglio. Ma assieme a Viviani, abbiamo stilato il programma per i prossimi due anni e mezzo e cerchiamo di risparmiare il più possibile adesso per poi avere possibilità di fare tutto quello che ci serve da ottobre in poi nel biennio olimpico.

Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Quindi?

Quindi in Coppa non andremo in piena presenza. In Australia mancherà la Vece e ci saranno solo due ragazzi, nelle altre due a Hong Kong e in Malaysia allargheremo un po’ la presenza, ma Miriam correrà da sola, perché le due ragazze si concentreranno sulla preparazione degli europei di categoria.

Sei ottimista in vista di Konya?

Sono già due volte che entriamo nei primi 8 al mondo. Questo significa che la qualifica olimpica è alla nostra portata, quindi siamo lì, iniziamo ad abituarci. Io dico che stanno crescendo tutti e io credo che in questo europeo ci toglieremo delle belle soddisfazioni, sia con gli uomini che con le donne.

Francesca Selva, allenamento, velodromo di Copenhagen

Il sogno olimpico di Selva che riscopre la velocità

14.01.2026
6 min
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Ha annunciato il cambiamento sui social. Ha scandito l’attesa da… influencer navigata e poi Francesca Selva ha rivelato che il prossimo step nella sua carriera di pistard passerà per la velocità. Dato che il terzetto della velocità olimpica che tenterà la qualifica per Los Angeles si sta ancora formando, il suo arrivo potrebbe diventare motivo di interesse.

Tuttavia non è (solo) questa la motivazione che ha spinto la veneziana al cambio di pelle. Alla base della decisione c’è stata un’importante presa di coscienza. I problemi fisici degli ultimi tempi hanno cambiato il suo motore, impedendole di tornare ai livelli migliori. La velocità le è sempre piaciuta e quelle intensità, per periodi ovviamente brevi, sono alla sua portata. Il cittì Ivan Quaranta non si è opposto, per cui il tentativo ha preso il via.

Francesca Selva ha pubblicato due post su Instagram il 2 e 3 gennaio per annunciare il cambiamento
Francesca Selva ha pubblicato due post su Instagram il 2 e 3 gennaio per annunciare il cambiamento
Dall’endurance alla velocità: un ritorno alle origini?

Ho sempre scherzato sul fatto di tornare velocista, perché mi è sempre piaciuto: in gara e in allenamento. La mia unica medaglia agli italiani in pista fu un secondo posto da junior nel keirin, al Vigorelli. Miriam Vece ancora se lo ricorda, perché lei fece terza. Quando però sono salita di categoria e ho deciso di lasciare la strada, le sole gare in pista erano quelle di endurance. La velocità non c’era, Miriam viveva al centro UCI di Aigle e le gare erano poche.

Sei soddisfatta della tua carriera finora?

I miei risultati li ho avuti, non avrei mai pensato di vestire la maglia azzurra e prendere una medaglia in Nations Cup (argento con Paternoster nella madison a Cali, in Colombia, nel 2022, ndr). Non ho rimpianti, ma oramai il mio corpo fa fatica a reggere i carichi di allenamento. Il livello si sta alzando tantissimo. Quello che tre anni fa mi ha fatto arrivare a una medaglia in Coppa adesso non basta nemmeno per provare a vincere una gara normale. Era arrivato il momento di prendere una decisione.

Questo calo si può attribuire alla miocardite post Covid che ti ha fermato nello scorso inverno?

Non lo so. Devo considerare che sin da quando ero esordiente di secondo anno, non ho mai fatto una stagione senza fermarmi. Forse un anno, non di più. Il continuo ripartire per problemi di salute influisce sulla base atletica generale che costruisci anno dopo anno. Arrivi a un livello, devi fermarti e poi ricostruisci da zero. Per anni la mia carriera è stata un continuo tira e molla e ho letto il problema dello scorso anno come l’ultima avvisaglia del mio corpo.

Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l'argento dietro Gulich-Valente. Terze Drummond-Wyllie
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l’argento dietro Gulich-Valente. Terze Drummond-Wyllie
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l'argento dietro Gulich-Valente
Nella madison di Nations Cup di Cali (Colombia) del 2022, Selva e Paternoster presero l’argento dietro Gulich-Valente
Come dire che il corpo ha ceduto e ti ha suggerito di fermarti?

Per fare endurance, ti serve… l’endurance, ma con questa continua necessità di ricostruirmi non ho mai potuto lavorarci. Ogni volta si cerca di tornare competitivi in pochi mesi e non avendo mai avuto dietro una grande struttura che mi desse tranquillità e dovendo pagare sempre tutto da me, ho sempre cercato di bruciare i tempi. Il corpo rispondeva, correre mi è sempre piaciuto, ma alla fine ho pagato il conto tutto insieme. E mi rendo conto che anche di testa non sono più disposta a giocarmi tutto per tornare al livello in cui ero, sapendo che comunque non sarebbe abbastanza per essere competitiva.

Durante l’estate hai corso e vinto nei Criterium in America, questo non ti ha incoraggiato a continuare?

Il Criterium è una cosa diversa, proprio per il livello di sforzo. Sono andata bene, mi sono divertita, però in tutte le gare che ho fatto in pista quest’anno, mi sono resa conto che non riesco neanche a tenere le ruote. E ovviamente non mi diverto più, soprattutto se devo spendere soldi e rimetterci in salute. Così ho chiesto a Diego Bragato se potevamo vederci e parlare. Volevo capire se valesse la pena insistere o tirare fuori questa idea che tenevo ben nascosta di dedicarmi alla velocità. Per il mio corpo sarebbe stato più facile arrivare a un buon livello atletico come velocista, perché sono sforzi che mi sono sempre venuti più naturali e più facili.

Bragato in quanto persona di fiducia o per il suo ruolo in Federazione?

Una via di mezzo, ma con l’ago della bilancia sulla persona di fiducia. Conosco Diego da prima che avesse un ruolo importante in Federazione, perché correvo con sua sorella. Al tempo stesso avevo bisogno di parlare con qualcuno che potesse darmi un consiglio onesto. Sei finita, lascia perdere. Oppure si può provare una carta diversa, con la consapevolezza di quello che accade sotto il cielo della nazionale. Ho pensato che fosse la persona giusta per capire se le mie fossero idee folli.

Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
Selva sfinita a terra dopo un allenamento nel velodromo di Copenhagen
E cosa ti ha detto Bragato?

Secondo lui anche quando facevo il quartetto, mi ha sempre visto più con una nota veloce. Mi ha fatto capire che le atlete di endurance sono grandi campionesse e ce ne sono tante che valgono un titolo mondiale. Mentre con la velocità c’è una nuova storia da scrivere. Dopo averlo fatto con gli uomini, stanno cercando di creare un bel gruppo con le donne. Mi ha detto che non sarà mai la Federazione a chiedermi di cambiare pelle in modo così netto. Ma ha aggiunto che se ho voglia di mettermi in gioco, mi conviene farlo subito per non sprecare altro tempo. Così è iniziata la nuova avventura.

Si può dire che la prospettiva olimpica sia un ottimo incentivo?

Quest’estate sono stata a fare una perlustrazione del velodromo olimpico. Per il resto, io sono quella che non ha mai sognato di diventare una professionista, però uno scenario del genere mi rende ancora più motivata. Può essere tutto o niente. Chiaro che se tutto funziona, quello è l’obiettivo. E se non funziona, anche solo l’idea di aver pensato che poteva succedere, è già tanta roba. Il 90 per cento degli sportivi nel mondo non riuscirà mai neppure a pensare di potersi guadagnare quel posto, per cui è una molla importante.

A quali cambiamenti vai incontro, di cui sei già consapevole?

Sicuramente vivrò un cambiamento fisico, dovrò avere più massa muscolare. Mentalmente dovrò passare dal performare per 10 minuti a 45 orari, al farlo sotto il minuto. Questo aspetto, anche mentalmente, mi viene abbastanza bene, perché mi è sempre piaciuto. E’ complicato pensare che in un giorno di allenamento si tratterà di fare solo due volate. Saranno volate massimali: appena fatte, non devi essere in grado di parlare. Finora invece capitava di fare cinque ore con tre volate dentro, per cui difficilmente si dava tutto.

La Sei Giorni di Brema doveva essere l'ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi  del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l’ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l'ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi  del cambiamento
La Sei Giorni di Brema doveva essere l’ultima di Selva, ma una caduta in allenamento (travolta da una collega) ha anticipato i tempi del cambiamento
E’ il cambiamento più grosso?

Riuscire a dare il 150 per cento in dieci secondi sarà la sfida più grande. I velocisti si allenano tantissimo per andare a una gara, fare una qualifica di 10 secondi e poi è tutto finito, perché magari non l’hai fatta bene. Quindi in quei 10 secondi devi essere in grado di performare al massimo. Mentre se sei un atleta di endurance in una corsa a punti, se sbagli la prima volata, poi ne hai altre 12.

Hai parlato con le altre ragazze? Non temi di invadere il loro… orticello?

Con Miriam Vece sono in contatto da sempre, anche con lei ho sempre scherzato sul fatto che sarei arrivata per farle compagnia. Penso sia contenta che io abbia preso questa decisione, anche perché siamo amiche da 10 anni. Poi ci sono le altre ragazze che faranno con lei l’europeo e sono la Trevisan e Matilde Cenci. Con loro non ho parlato, so solo che faranno l’europeo a febbraio. Ma non mi sento di definirmi una minaccia. Per adesso non sono ancora né carne né pesce. Sto iniziando una cosa nuova, come ho detto anche a Ivan (Quaranta, ndr) quando gli ho parlato e mi ha chiesto: «Ma sei sicura?».

Sam Quaranta, MBH Bank-Ballan-Csb (foto Tour of Mentougou)

La prima di Quaranta junior, conquistata in extremis

21.10.2025
5 min
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Mentre suo padre Ivan era in partenza per Santiago del Cile, per portare la nazionale di velocità ai mondiali su pista, il figlio Samuel era dall’altra parte del mondo, in Cina, per conquistare la sua prima vittoria in questo 2025 al Tour of Mentougou. Un successo cercato a lungo, che dà un senso diverso a tutta la sua stagione.

Un’esperienza importante la sua, in un contesto diverso dal solito dopo aver praticamente girato il mondo, in un calendario che ha affiancato a tante prove del calendario italiano altrettante gare all’estero, soprattutto nell’Est europeo e forse aver centrato l’obiettivo proprio in extremis ha anche un senso, rappresentando il culmine di un cammino di crescita (in apertura foto Tour of Mentougou).

La volata vittoriosa di Samuel Quaranta, primo sul filippino Francisco e il neozelandese Fitzsimons (foto UCI)
La volata vittoriosa di Samuel Quaranta, primo sul filippino Francisco e il neozelandese Fitzsimons (foto UCI)
La volata vittoriosa di Samuel Quaranta, primo sul filippino Francisco e il neozelandese Fitzsimons (foto UCI)
La volata vittoriosa di Samuel Quaranta, primo sul filippino Francisco e il neozelandese Fitzsimons (foto UCI)

«Le gare cinesi sono particolari, noi ad esempio non siamo abituati a correre su percorsi che sono transennati praticamente per tutto il loro sviluppo – racconta Quaranta – Il livello qualitativo non è neanche male, come ci si può aspettare da una trasferta asiatica. Si va forte, anche molto forte, abbiamo toccato anche i 50 di media. Si è rivelata una bella esperienza».

Tu eri partito con l’obiettivo di vincere una tappa?

Sì, assolutamente. Ero venuto con un cerchio sull’agenda per la seconda tappa perché era l’unica per velocisti, anche se nell’ultima ero arrivato vicino a potermi giocare una seconda chance, ma mi sono staccato dal gruppo di 20 sull’ultima salita vicino al GPM, dopo c’era discesa e arrivo. Se avessi tenuto, con Bracalente e Chesini vicino a me potevamo provare a imbastire un’altra volata vincente.

Un lunghissimo rettilineo verso l'arrivo, con il bergamasco uscito fuori presto risalendo dalla quarta piazza (foto UCI)
Un lunghissimo rettilineo verso l’arrivo, con il bergamasco uscito fuori presto risalendo dalla quarta piazza (foto UCI)
Un lunghissimo rettilineo verso l'arrivo, con il bergamasco uscito fuori presto risalendo dalla quarta piazza (foto UCI)
Un lunghissimo rettilineo verso l’arrivo, con il bergamasco uscito fuori presto risalendo dalla quarta piazza (foto UCI)
Che tappa era quella che hai vinto?

Da quando abbiamo saputo che venivamo qua e che mi hanno portato apposta per quella giornata, non mi sono fatto trovare impreparato. Era un circuito cittadino vicino Pechino, molto largo, con strade quasi a tre corsie, curve a 90° molto larghe. Praticamente si faceva a tanta velocità, non si frenava mai. Una frazione corta, 115 chilometri, meno di tre ore di corsa. I miei compagni hanno tirato quasi tutto il giorno perché è andata via una fuga di 14 abbastanza pericolosa su un circuito così, perché si fa tanta velocità e diventa difficile ricucire. Gli ultimi chilometri han tirato Bagatin e Bracalente, li abbiamo ripresi ai -5. Chesini mi ha dato una mano per la volata, mi ha tenuto davanti nelle prime posizioni, poi nell’ultimo chilometro ho badato a non perdere posizioni, era un vialone dritto, partendo dalla quinta posizione son riuscito a vincere.

Questa vittoria tu la inseguivi da tanto tempo, che cosa rappresenta per te?

Ho avuto dei momenti un po’ difficili quest’anno a livello mentale, perché non arrivava. Avevo difficoltà anche nel fare le volate. Devo dire grazie al mio team, la MBH Bank per essermi stato vicino. Poi negli ultimi due mesi mi sono un po’ sbloccato mentalmente, ho deciso di vivere il finale di stagione un po’ più serenamente e a quanto pare ha funzionato perché comunque anche il mese scorso in Romania sono andato abbastanza bene e infine sono riuscito a sbloccarmi. Chiudere l’anno senza neanche una vittoria mi sarebbe pesato molto.

25 giorni di gara per Quaranta, con forma in crescendo e 2 Top 10 oltre al successo cinese
25 giorni di gara per Quaranta, con forma in crescendo e 2 Top 10 oltre al successo cinese
25 giorni di gara per Quaranta, con forma in crescendo e 2 Top 10 oltre al successo cinese
25 giorni di gara per Quaranta, con forma in crescendo e 2 Top 10 oltre al successo cinese
Che prospettive hai per il prossimo anno?

Anche per questo era importante, non ho ancora davvero un’idea precisa su cosa farò l’anno prossimo, ci stiamo un po’ muovendo coi procuratori e vedremo. Questa vittoria serviva come il pane in questo momento, proprio perché dà qualcosa in mano al procuratore per trattare, per dimostrare che c’ero anch’io quest’anno in gruppo. Non ho fatto un anno proprio in sordina totale, ma una vittoria nel finale di stagione ha un peso diverso. Dicono tutti che la gente si ricorda l’inizio e il finale di stagione, quindi va bene così.

E’ difficile affrontare il ciclismo che stai affrontando tu, soprattutto col cognome che hai addosso e avendo le stesse caratteristiche di tuo padre?

Sì, anche perché i paragoni sono improponibili. Oggi il velocista è molto diverso perché si va molto forte in salita. Io tengo molto bene su molte ascese, ma il livello si sta alzando sempre di più, quindi per un velocista diventerà sempre più difficile. Io come tutti gli altri velocisti dobbiamo cercare di non di non farci scappare le occasioni, quelle poche che abbiamo e per farlo dobbiamo prima di tutto tenere in salita.

Samuel con il padre, lontano per i suoi impegni federali, ma subito informato del suo successo
Samuel con il padre, lontano per i suoi impegni federali, ma subito informato del suo successo
Samuel con il padre, lontano per i suoi impegni federali, ma subito informato del suo successo
Samuel con il padre, lontano per i suoi impegni federali, ma subito informato del suo successo
Un problema che ai tempi di tuo padre non c’era…

Sì, ne parliamo spesso. E’ cambiato completamente il modo di affrontare non solo le volate, ma proprio il ciclismo in se stesso. Penso che velocisti come era mio papà, veramente fortissimi sulla volata ma con poca tenuta in salita, non esistano più. Ora c’è gente che va forte in salita rispetto alla media. Quindi quando c’è quella corsa piatta bisogna cercare di non farsela scappare. Ma non è solo questione di percorsi perché comunque anche i metodi di allenamento stanno cambiando, devi migliorare per forza in salita, anche a costo di perdere qualcosina nelle volate.

Velocità in partenza per il Cile, Quaranta si fa i conti

Velocità in partenza per il Cile, Quaranta si fa i conti

17.10.2025
5 min
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Salvoldi e Bragato, nei loro rispettivi ambiti, hanno espresso situazione e prospettive della spedizione azzurra verso i mondiali su pista di Santiago del Cile, ma ieri con loro è partito anche un altro cittì al suo esordio come responsabile unico di settore. Per la sua prima esperienza nel ruolo (che poi nei fatti non cambia nulla visto il suo lavoro nelle ultime stagioni) Ivan Quaranta ha predisposto una squadra di velocisti con qualche novità non tanto nei nomi, quanto nella disposizione dei posti e quindi carne al fuoco ce n’è.

Da sinistra Minuta, Predomo e Napolitano, il team campione europeo U23 che sarà al via nel Team Sprint
Da sinistra Minuta, Predomo e Napolitano, il team campione europeo U23 che sarà al via nel Team Sprint
Da sinistra Minuta, Predomo e Napolitano, il team campione europeo U23 che sarà al via nel Team Sprint
Da sinistra Minuta, Predomo e Napolitano, il team campione europeo U23 che sarà al via nel Team Sprint

Il Team Sprint chiarirà le idee

Si parte, sia temporalmente (sarà la prima disciplina della rassegna iridata) che come peso specifico, dalla velocità a squadre. Quaranta sa che ci si gioca molto, soprattutto inquadrando quel cammino di progresso tanto annunciato e molto atteso.

«Riconfermo il terzetto che ha vinto il titolo europeo U23 – dice Quaranta – con Napolitano al lancio, Minuta per il secondo giro e Predomo in chiusura. Hanno fatto registrare il record italiano, quindi è una formazione abbastanza collaudata. Poi vediamo un po’ come siamo messi in base agli altri terzetti, mi piacerebbe inserire Bianchi al secondo carrello spostando Minuta al lancio, ma vedremo come va. Per adesso noi non siamo ancora una nazione da medaglie fra gli elite, ma sappiamo che abbiamo lavorato bene. Non ci manca niente e quindi nella seconda manche possiamo permetterci di fare anche degli esperimenti, sapendo che si può anche sbagliare».

A te interessa di più fare un gran tempo o magari salire anche di un solo gradino, cogliere magari un sesto posto che nella nostra ottica sarebbe come una medaglia?

Per noi il primo obiettivo dev’essere entrare a far parte delle prime 8 squadre, perché vuol dire comunque iniziare a sentire il profumo della qualifica olimpica. Ma per riuscirci dipende anche da come vanno gli altri. Poi dipende dal tempo, noi ad Anadia abbiamo fatto il record a 43”2, con quel tempo ti qualificavi ottavo a Parigi. Ma basterà ora? Dipende da tanti fattori: le condizioni della pista, del clima, chi ci sarà contro di noi… Il miglioramento è fisiologico e non va forzato.

Matteo Bianchi, già campione europeo nel chilometro proverà a centrare il podio mondiale
Matteo Bianchi, già campione europeo nel chilometro proverà a centrare il podio mondiale
Matteo Bianchi, già campione europeo nel chilometro proverà a centrare il podio mondiale
Matteo Bianchi, già campione europeo nel chilometro proverà a centrare il podio mondiale
Come mai Predomo nelle prove individuali sarà solo riserva?

Ai mondiali ci si qualifica e attraverso una classifica nominale. Si è qualificato solo Stefano Moro e non c’è possibilità di sostituirlo se non per acclarati motivi di salute. Purtroppo quest’anno Mattia ha avuto un po’ di problemini che gli hanno precluso appuntamenti importanti per ottenere i punti necessari.

Che notizie hai delle altre nazioni?

Intanto c’è la grande novità del ritorno di Richardson nelle file inglesi, dopo aver corso diverse Olimpiadi e mondiali con l’Australia dove si era trasferito. Questo rafforza enormemente la Gran Bretagna e al contempo indebolisce il team oceanico. Poi bisogna considerare un fatto: nell’endurance si fanno i conti con le altre discipline, molti campioni hanno scelto di saltare la stagione su pista, ma nella velocità non avviene. Già di corse ce ne sono poche, quindi ogni gara titolata presenta sempre il meglio sulla piazza. Difficile che si facciano esperimenti, questo sarà un mondiale vero. Richardson, Lavreysen, Paul, Yakovlev, li troveremo tutti. Di sicuro sarà un grande spettacolo.

Matthew Richardson ha culminato la sua carriera australiana con 3 medaglie a Parigi 2024, ora è tornato alla Gran Bretagna
Matthew Richardson ha culminato la sua carriera australiana con 3 medaglie a Parigi 2024, ora è tornato alla Gran Bretagna
Matthew Richardson ha culminato la sua carriera australiana con 3 medaglie a Parigi 2024, ora è tornato alla Gran Bretagna
Matthew Richardson ha culminato la sua carriera australiana con 3 medaglie a Parigi 2024, ora è tornato alla Gran Bretagna
Che cosa ti hanno detto del velodromo?

Siamo a 500 metri, quindi il beneficio dell’altura non c’è – afferma Quaranta – ci sarà sicuramente meno umidità rispetto a un velodromo a livello del mare, quindi sarà leggermente più performante. Tecnicamente la pista è uguale a Montichiari, quindi 45 per cento la parabolica e 25 per cento il rettilineo con 6 metri di larghezza e 6 di curva. La scorrevolezza la vediamo quando siamo là, quei 3-4 giorni che facciamo prima del mondiale ci serviranno anche per capire che rapporto usare e che scelta di tubolari da utilizzare.

Tra le donne ci sarà soltanto Miriam Vece?

Sì. Noi potevamo partecipare al team sprint con le donne, avevamo i diritti, ma sono ancora juniores, hanno fatto europeo elite, europeo junior e mondiale junior, non me la sono sentita di chiedere un altro picco di forma. Poi bisogna anche considerare il budget a disposizione, la trasferta era molto dispendiosa. Faranno l’europeo di febbraio, da dove inizieremo a ragionare anche in funzione della qualificazione olimpica che è il vero grande obiettivo per tutti.

Stefano Moro prenderà parte a velocità e keirin, dove ha chiuso ai piedi del podio l'europeo
Stefano Moro prenderà parte a velocità e keirin, dove ha chiuso ai piedi del podio l’europeo
Stefano Moro prenderà parte a velocità e keirin, dove ha chiuso ai piedi del podio l'europeo
Stefano Moro prenderà parte a velocità e keirin, dove ha chiuso ai piedi del podio l’europeo
La Vece come si presenta?

Sta bene, il suo l’ha sempre fatto. Abbiamo fatto anche delle prove sul chilometro, ma per questa volta lo farà ancora la Fidanza che è bronzo europeo, ma secondo me può avere delle buone possibilità di fare un buon tempo anche nel chilometro. Poi capita in un momento del programma settimanale che è il giorno prima del keirin, quindi ho preferito non farglielo fare. Io dico che Miriam (con Quaranta nella foto di apertura, ndr) è da prime 10 nella velocità e quindi giocarsi anche un ingresso nei quarti di finale, mentre nel keirin è da finale e quando sei lì può succedere sempre di tutto. Come l’anno scorso a Moro che ha fatto quarto all’europeo per un tubolare e decimo al mondiale. Vediamo come va giorno per giorno, noi cercheremo di ottenere i migliori risultati.

L’estate d’oro di Fiscarelli, 17 anni di grinta e talento

12.09.2025
7 min
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MISANO ADRIATICO – «Vengo dalla scuola Fiorin – dice Rebecca Fiscarelli, 17 anni – dove la multidisciplina è all’ordine del giorno. Ho sempre fatto strada, pista e ciclocross. Preferisco la pista perché mi è sempre piaciuta, però penso che al giorno d’oggi per crescere si debba provare tutto. Anche perché da una specialità impari cose nuove che puoi applicare nell’altra. Il ciclocross per guidare in pista, la strada per avere resistenza nel cross. Da ognuna hai un beneficio, per cui mettendo tutto insieme, hai sicuramente una marcia in più».

Era sabato 11 marzo 2023, quando incontrammo per la prima volta Rebecca Fiscarelli, tricolore al primo anno da allieva
Era sabato 11 marzo 2023, quando incontrammo per la prima volta Rebecca Fiscarelli, tricolore al primo anno da allieva

Il cerchio che si chiude

Parla così la neo campionessa del mondo della velocità a squadre juniores ad Apeldoorn – titolo conquistato con Cenci e Trevisan (Campana ha corso le qualifiche, in cui l’Italia ha anche stabilito il miglior tempo) – già campionessa europea ad Anadia. In un certo senso è un cerchio che inizia a chiudersi. Sorridiamo entrambi ricordando il primo incontro, in un sabato di marzo del 2023, quando i suoi anni erano appena 15. La Tirreno-Adriatico arrivava a Osimo, Roglic stava per vincere un’altra tappa, quando nello stand di Alé facemmo la conoscenza della giovanissima marchigiana in maglia tricolore. Con lei sua sorella Ylenia, che le faceva e ancora le fa da addetta stampa. Oggi Ylenia è in vacanza a Ibiza, ma è stata lei con i suoi messaggi a guidare Rebecca fino al truck di bici.PRO a Italian Bike Festival.

«Ritengo che la strada sia molto importante anche per crescere – dice per completare il concetto – e per vedere nuove cose. Sono ancora giovane quindi voglio capire dove posso andare e dove no. Sicuramente in pista abbiamo visto che vado forte, adesso ci concentriamo nuovamente su strada. Corro con il Conscio Pedale del Sile, vediamo che cosa ci propone la strada».

Fino al 2024, Rebecca Fiscarelli ha corso nel Team Fiorin, dove si pratica sul serio la multidisciplina (immagine Instagram)
Fino al 2024, Rebecca Fiscarelli ha corso nel Team Fiorin, dove si pratica la multidisciplina. Ora è alla Conscio Sile (immagine Instagram)

Pistard senza pista

Tiene fra le mani la maglia iridata e le due medaglie: una col nastro azzurro della UEC, l’altra invece è color arcobaleno. Sono giorni di foto ricordo e racconti, ma a breve ricomincerà anche la scuola al Bonifazi-Corridoni di Civitanova Marche e allora si tornerà alla routine di lezioni al mattino, un rapido pranzo e poi gli allenamenti. Almeno quelli su strada, perché nelle Marche piste non ce ne sono.

Ad Ascoli Piceno hanno smantellato quella che già c’era per allargare un campo da calcio e hanno iniziato la costruzione di quella nuova, che per ora è ancora in alto mare. Semmai si va ad Avezzano, ma si tratta pur sempre di fare 400 chilometri fra andata e ritorno, con il Gran Sasso nel mezzo. Oppure a Forlì e in quel caso i chilometri sono 380.

La vittoria del titolo europeo ad Anadia aveva fatto capire che al mondiale si sarebbe potuto fare bene (foto UEC)
La vittoria del titolo europeo ad Anadia aveva fatto capire che al mondiale si sarebbe potuto fare bene (foto UEC)
Che effetto fa aver vinto il campionato del mondo?

Una bellissima emozione. Venivamo già dal bellissimo risultato dell’Europeo, quindi ci aspettavamo di fare bene, ma non così tanto. Le ultime settimane non erano state molto semplici, ma ci siamo riprese, per fortuna, ed è andata molto bene. Io per prima non ero nella migliore condizione, perché appena arrivata in Olanda, ho preso la febbre. Quaranta non era dell’idea di farmi correre, però mi sono impuntata. In un modo o nell’altro sapevo che dovevo riuscirci.

La velocità a squadre si corre in tre, qual era il tuo turno?

L’ultimo. Si parte da fermi e abbiamo corso con Matilde Cenci e Siria Trevisan, che ha fatto una partenza perfetta. Poi è toccato a Matilde, come sempre strepitosa, e poi è toccato a me. Abbiamo girato su bei tempi anche in finale, nonostante la pista non fosse molto calda rispetto a quella dell’europeo, che mi è parsa più scorrevole. Siamo riusciti a portare a casa questo grande risultato, che sicuramente per me è un biglietto da visita per l’anno prossimo, dato che sono ancora di primo anno. Mi piacerebbe anche vincere un titolo singolo, però farlo con loro è stato bellissimo. Anche perché Siria e Matilde hanno un anno in più e sono molto più forti di me, quindi riuscire a stare con loro è stato veramente molto bello.

Essere l’ultima, dopo aver avuto la febbre, è stato una responsabilità?

Ero un po’ titubante, però mi sono auto convinta che per 49 secondi la febbre non l’avrebbe spuntata. Non dovevo fare un lungo di 3 ore, non dovevo fare 100 chilometri, ma solo 750 metri. E in effetti in gara sono stata bene, sul momento ero felicissima, però la notte dopo ne ho risentito.

Fiscarelli tira per terza, subito dopo Matilde Cenci. Per prima parte Siria Trevisan
Fiscarelli tira per terza, subito dopo Matilde Cenci. Per prima parte Siria Trevisan
Visto che Cenci e Siria Trevisani diventeranno under 23, con chi pensi che correrai il prossimo anno?

Del settore velocità resto solo io, però avremo l’aiuto di Agata Campana. Lei fa parte del gruppo endurance, però in realtà è una forte velocista. Vince su strada, la velocità in pista non le piace poi tanto, il team sprint è una specialità che invece l’attira parecchio. Ha visto che si può fare, ha visto che andiamo bene e quindi l’anno prossimo saremo noi due e poi troveremo delle ragazze che vengono su dagli allievi. Abbiamo già un po’ di nomi, si tratterà di vedere come andranno le cose.

E così il settore velocità che era ormai estinto, ha ricominciato a mietere successi…

Diciamo che grazie al nostro tecnico Ivan Quaranta stiamo facendo rinascere un settore ormai morto, perché si può dire che fosse così. Anche noi ragazze abbiamo vinto un titolo che alla Federazione mancava, quindi è stato anche molto bello anche per questo. Un nuovo titolo e quindi nuove speranze anche in vista di Los Angeles 2028. Dopo le imprese di Matilde Cenci, che ha vinto tre ori e un bronzo, dopo tutti noi insieme e compresi anche i ragazzi, speriamo di esserci guadagnati un po’ più di fiducia anche da parte della Federazione. In modo di fare più trasferte e riuscire a fare più cose.

Hai parlato del cittì Quaranta, come ti trovi con lui?

Ivan è sicuramente un tecnico molto bravo e molto giusto. Quando c’è da lavorare si lavora, però quando c’è da scherzare, ci puoi scherzare tranquillamente. E’ serio al punto giusto, riesco ad avere un bel confronto.

Rebecca Fiscarelli ha conquistato europeo e mondiale nella velocità a squadre al primo anno da junior
Fiscarelli oro europeo e mondiale nella velocità a squadre al primo anno da junior. Al suo fianco, Agata Campana
Ad esempio?

Per la finale stavamo ragionando se cambiare il mio rapporto oppure no. E lui si è messo accanto a me e mi ha chiesto le sensazioni che avevo. In semifinale io mi ero sentita abbastanza dura e proponevo di accorciarlo, invece abbiamo fatto un’analisi a ritroso.

E che cosa è venuto fuori?

Ci siamo resi conto che prima della semifinale avevo fatto un riscaldamento un po’ scarso. Ne abbiamo parlato. Ho fatto un riscaldamento migliore e alla fine sono partita con il 56×15. Invece all’euorpeo avevo fatto la semifinale con il 56 e la finale con il 57. Quaranta è veramente super disponibile.

E adesso ricomincia la scuola.

Giusto, faccio un tecnico a Civitanova Marche, il Bonifazi Corridoni. Studio grafica ed è tosta, però riesco a conciliare bene tutto. Anche perché la scuola mi piace, studiare mi è sempre piaciuto fin da piccola e quindi riesco bene anche sui libri. La mattina mi alzo e vado a scuola, faccio pranzo lì e appena torno a casa – di solito all’una e mezza ci sono già – vado a fare subito allenamento, che sia in palestra o su strada.

Dopo l’accoppiata europei più mondiali, Rebecca Fiscarelli è stata ricevuta da Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova Marche
Dopo l’accoppiata europei più mondiali, Rebecca Fiscarelli è stata ricevuta da Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova Marche
Che cosa fa Rebecca quando non studia e non si allena?

Mi piace uscire con le mie amiche, mi svago un po’ e vado a fare shopping. Quando ho vinto il mondiale, le mie amiche sono state felicissime. Sono tornata a casa che era notte fonda e la mattina dopo mia sorella mi ha buttato giù dal letto e mi ha portato a fare colazione perché loro mi avevano organizzato una specie di sorpresa. Mi aspettavano al bar e poi abbiamo passato la giornata insieme. Gli ho fatto vedere la maglia ed erano più contente di me.

Quando due anni fa ci siamo incontrati a Osimo avresti immaginato che oggi saremmo stati qui a parlare di un titolo mondiale?

Assolutamente no. Avevo addosso la maglia tricolore, mi aspettavo di arrivare in alto, questo non posso negarlo, ma così tanto in così poco tempo no. E’ stato veramente bello, è successo tutto in fretta, forse troppo. Devo ancora realizzare, però è stato veramente molto bello.

Matilde Cenci, ai mondiali è esploso un talento puro

01.09.2025
6 min
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Tre medaglie d’oro e la ciliegina del bronzo nella velocità. I mondiali juniores su pista ad Apeldoorn hanno mostrato l’esplosione di tutto il talento di Matilde Cenci, arrivata in Olanda quasi da sconosciuta per poi guadagnarsi l’ammirazione anche delle delegazioni straniere. E’ una delle tante storie belle del ciclismo, che spesso fa sbocciare dal nulla autentici campioni: Matilde è giovanissima, non ancora maggiorenne e se sarà una campionessa assoluta solo il tempo potrà dirlo, ma le premesse ci sono tutte.

Matilde con le compagne iridate nel team sprint, Campana, Fiscarelli e Trevisan (foto UCI)
Matilde con le compagne iridate nel team sprint, Campana, Fiscarelli e Trevisan (foto UCI)

Proviamo allora a scoprire con chi abbiamo a che fare, alla storia di questa ragazza di Romano d’Ezzelino: «Farò 18 anni il prossimo 14 novembre. Da piccolina facevo ginnastica artistica, ma mi sono fatta male al legamento del ginocchio. Nel frattempo mio fratello correva in bici al Veloce Club Bassano, così ho conosciuto i suoi compagni, ho fatto amicizia e ho deciso di provare a correre in bici perché la ginnastica artistica a quel punto non era più la mia strada. A proposito di strada, correvo e qualche risultato lo coglievo, ma assolutamente niente di eccezionale. In pista però andavo sempre forte, al velodromo Mercante che è diventato la mia seconda casa. Il bello è che avevo iniziato con una caduta, ma non ci sono stata tanto a pensare: subito in piedi e poi in sella…».

Quindi un destino praticamente segnato…

Per certi versi sì, la differenza di rendimento c’era così con i dirigenti del team e il cittì Quaranta abbiamo deciso di dedicarci interamente alla pista. Su strada non corro più. Un pochino mi manca quella possibilità che la pista ti dà di rifarti subito dopo una gara andata male, perché il calendario è ricchissimo, ma la pista mi piace enormemente di più.

La bassanese ha scelto di non correre più su strada. Da quest’anno fa parte delle Fiamme Oro (foto Instagram)
La bassanese ha scelto di non correre più su strada. Da quest’anno fa parte delle Fiamme Oro (foto Instagram)
Il tuo passato nella ginnastica artistica ti è stato utile per affrontare proprio questo specifico settore della velocità?

Secondo me non ero ancora a un livello tale da poterne avere un beneficio, perché ero davvero piccolina. Ho iniziato con il ciclismo a 10 anni e mezzo, e devo dire che mi ha preso subito come la ginnastica non era riuscita a fare.

Come ti sei innamorata poi della velocità, che cos’è che ti attrae particolarmente?

A me sono sempre piaciute le discipline veloci, dinamiche, che ti tolgono il respiro perché sei sul filo del rasoio, ti giochi tutto sui millesimi. E poi anche per come sono io fisicamente, sono più portata per le prove di potenza che per le endurance. Poi mi ha sempre appassionato il mondo della velocità, era la disciplina che mi attirava di più.

Fra le varie discipline tu hai vinto tre medaglie d’oro e una di bronzo, ma qual è quella che ti piace di più?

Il keirin, in assoluto, anche se ad Apeldoorn quella che ho vissuto con più emozione è stata il team sprint. Perché è stata una vittoria di squadra e quindi abbracciare le mie compagne, essere consapevoli di aver vinto qualcosa tutti assieme, aver fatto un lavoro di squadra è stato bellissimo.

Nel chilometro da fermo la veneta è andata ad appena 70 millesimi dal record mondiale di categoria (foto Instagram)
Nel chilometro da fermo la veneta è andata ad appena 70 millesimi dal record mondiale di categoria (foto Instagram)
Quaranta raccontava che tu hai vinto la medaglia d’oro nel keirin in maniera quasi inusuale, addirittura facendo un giro e mezzo davanti a tutte…

Io sono arrivata al keirin che era il mio quinto giorno di gara, ero stremata, penso più di testa che di fisico. Inoltre ricordavo l’europeo dove avevo sbagliato tutto, era la gara alla quale tenevo di più. Ad Apeldoorn nelle qualificazioni ho sbagliato ancora e non mi sono qualificata, ma poi ho vinto i ripescaggi e in semifinale sono riuscita a entrare nelle tre per la finale. Prima della gara ero proprio tranquilla, forse perché avevo già vinto nella rassegna. Ivan mi ha detto di pensare solo a divertirmi, magari evitando di farmi male… Quindi io sono salita in bici che avevo il cuor leggero. Mi sono fatta guidare dall’istinto. Ho visto la tedesca che partiva e l’ho seguita, è suonata la campana e sono partita senza starci a pensare ed è andata bene.

Cosa rappresenta per te Miriam Vece?

E’ un punto di riferimento, anzi ormai è anche un’amica perché ci alleniamo assieme a Montichiari. A noi “piccole” ci supporta sempre, al mondiale ci scriveva ogni giorno e ci dava consigli. Lei è un pozzo di esperienza, un aiuto indispensabile.

La vittoria nel keirin è stata la più sorprendente, con il giro finale sempre in testa (foto UCI)
La vittoria nel keirin è stata la più sorprendente, con il giro finale sempre in testa (foto UCI)
Quaranta ha già detto che l’anno prossimo vuole provare a farvi correre con lei per il team sprint…

Noi abbiamo già corso con Miriam lo scorso inverno, anche agli europei. Ma eravamo, io e la mia compagna, ancora troppo piccole, dovevamo ancora crescere molto fisicamente. Quest’anno ci riproveremo a febbraio con gli europei e poi vedremo il cammino di qualificazione olimpica. Di certo Los Angeles è un obiettivo, a lungo termine. Non abbiamo, tra virgolette, il fiato sul collo. Non sentiamo la pressione, ma è un pensiero che abbiamo tutti chiaro in testa.

Lavorare in palestra ti pesa?

Assolutamente no, quest’anno ho cambiato preparatore e devo dire che ha un metodo di lavoro completamente diverso da ciò che io avevo provato prima di lui, mi sto trovando molto bene anche proprio a livello interpersonale. E’ super disponibile, abbiamo un feedback praticamente istantaneo con lui, ci corregge i lavori. E’ un rapporto ideale.

Il bilancio della Cenci è stato di 3 ori e un bronzo. Agli europei aveva vinto il bronzo nel team sprint (foto UCI)
Il bilancio della Cenci è stato di 3 ori e un bronzo. Agli europei aveva vinto il bronzo nel team sprint (foto UCI)
Come riesci a conciliare il tanto lavoro che c’è da fare su pista con la scuola?

Io quest’anno ho dovuto cambiare scuola, mi sono dovuta trasferire in una scuola online, perché stando a Montichiari, dal lunedì al venerdì, per me era impossibile frequentare la scuola in presenza a Bassano. Continuo nel mio indirizzo, scienze umane e terminate le superiori voglio fare l’università, quindi non ho certo preso lo studio alla leggera. Così però posso gestire meglio il tempo e seguire le lezioni nell’orario in cui voglio io.

Che obiettivi ti sei posta adesso, soprattutto dopo che adesso chiaramente hai un po’ più di fari dell’attenzione addosso?

Intanto penso ai campionati italiani di ottobre a Noto, poi a lungo termine c’è il passaggio di categoria. So che sarà molto dura, correrò con atlete con più allenamenti di me, che sono più forti di me, ma tra le under 23 l’anno prossimo mi piacerebbe riuscire comunque a far sentire il mio nome, a far capire che ci sono anch’io, che sto arrivando…

Ad Apeldoorn nasce la velocità rosa. Quaranta traccia la via

29.08.2025
6 min
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Ivan Quaranta ci sta facendo l’abitudine, ai ritorni trionfali dalle grandi manifestazioni giovanili e chiaramente si attende che presto la lunga scia si trascini anche alle prove dei grandi. Intanto però la rassegna iridata juniores di Apeldoorn gli (e ci) ha regalato una clamorosa sorpresa, un’inversione di tendenza con il gruppo delle ragazze azzurre che ha dominato il settore velocità con ben 3 ori, più il bronzo di quella che a conti fatti è stata la mattatrice della rassegna: Matilde Cenci.

Risultati che per certi versi cambiano le prospettive con cui viene visto il lavoro di Quaranta, a cui la Federciclismo aveva affidato, subito dopo Tokyo 2021, di far risorgere un settore storico per tutto il ciclismo italiano che era completamente caduto nel dimenticatoio. Ora non solo abbiamo un gruppo di Under 23 dalle grandi prospettive, ma anche le ragazze lanciano segnali importanti.

Quaranta con il presidente federale Dagnoni e le ragazze del team sprint, autrici di un’impresa storica
Quaranta con il presidente federale Dagnoni e le ragazze del team sprint, autrici di un’impresa storica

«Siamo riusciti a fare un bel gruppo – afferma il tecnico azzurro – Questi risultati sorprendono fino a un certo punto perché questo gruppo donne nasce sulla scia delle imprese di Miriam Vece, della sua rincorsa e storica partecipazione ai Giochi di Parigi. Questa cosa è stata importante per le ragazze giovani che hanno iniziato a interessarsi, a chiedere, a partecipare. Alla fine con lei a fare da apripista, queste ragazze hanno trovato una via di espressione e poi, quando puoi lavorare con quelle forti, è tutto più facile e cresci prima».

Capita spesso che interagiscano con Miriam?

Tantissimo. Lei spesso le consiglia, quasi mi dà una mano nella loro cura. Scherzando dicevo che ad Apeldoorn l’hanno stalkerizzata, per la gran quantità di telefonate e messaggi nel corso della rassegna…

Delle tre medaglie d’oro quale ti ha sorpreso di più?

Il chilometro da fermo, quella davvero non me l’aspettavo perché non essendo prova olimpica non la prepariamo nello specifico. Ma come è successo al maschile, con Bianchi che ha dimostrato di essere competitivo a livello mondiale, abbiamo dimostrato che anche fra le ragazze si può seguire la stessa strada.

Le vittorie in Olanda rappresentano la base per un nuovo lavoro, teso alla qualificazione olimpica anche nella velocità femminile
Le vittorie in Olanda rappresentano la base per un nuovo lavoro, teso alla qualificazione olimpica anche nella velocità femminile
Nella vittoria della velocità a squadre spicca il fatto che nel terzetto c’era anche Agata Campana che è una specialista della strada, quindi c’è una composizione un po’ diversa rispetto a quella classica della squadra maschile.

Agata ha dimostrato di avere delle ottime attitudini per questa disciplina. Nel Team sprint la terza come al maschile è l’elemento che ha un po’ più fondo. Anche Bianchi è un chilometrista che si allena anche tanto su strada, quindi è una dove la commistione è possibile. Consideriamo anche che a livello junior non c’è ancora quell’iperspecializzalizzazione che giocoforza interverrà più avanti. Tornando alla Campana, lei mi è stata utilissima perché rispetto alla Fiscarelli ha fatto un paio di decimi peggio come terza frazione, però a me è servita tanto per togliere una prova alla Fiscarelli. Quelle energie se le è ritrovate in finale, mentre in qualificazione abbiamo perso pochissimo, nel cambio ci abbiamo guadagnato tutti. Agata è stata bravissima nel svolgere il suo compito e adeguarsi.

Chi è Matilde Cenci?

Una ragazza forte – risponde Quaranta – che ha un passato da stradista e da allieva è stata anche campionessa italiana della madison, oltre a vincere su strada. Una ragazza veloce, forte, seria, che ha dedicato praticamente la vita a questo sport, pensate che è da gennaio che è in ritiro. E quindi è una ragazza su cui sicuramente si può puntare, lei come la Trevisan per il futuro. Entrambe l’anno prossimo passeranno di categoria, potranno correre con le Elite e inserendo la Vece nel team sprint potrebbe già essere una formazione capace di entrare nelle prime 8 a livello mondiale.

Per la veneta la grande gioia nel chilometro da fermo, tra tutti il più inatteso
Per la veneta la grande gioia nel chilometro da fermo, tra tutti il più inatteso
Si sa che in campo maschile ci vuole tempo per maturare, lo stiamo vedendo con la generazione dei Predomo, Minuta e gli altri. Per le donne è diverso, si matura prima, si arriva prima ai vertici?

C’è una differenza fisiologica. La donna matura prima anche fisicamente, quindi può iniziare prima a fare certi tipi di lavori, abbiamo un guadagno di un paio d’anni per poter fare certi lavori in palestra rispetto a un uomo e sono molto più redditizi. Perché? Appunto perché il sistema ormonale è già quasi completato. Faccio un esempio: la Cenci ha sfiorato il record del mondo del chilometro facendo 1’08”. La Fidanza, senza nessuna preparazione specifica, ha fatto 1’05”. Certamente servirà del tempo, dovremo lavorare senza fretta, sapendo però che vincere 3 titoli mondiali su 4 in palio non è una roba da poco.

Los Angeles per queste ragazze arriva troppo presto?

Io dico di no, dico che ce la possiamo giocare. Quando hai una Vece che è quarta nel ranking mondiale, una Trevisan che parte in 19”3 che già di per sé t’inserisce nelle prime 10 squadre al mondo, una Cenci che ti vince il chilometro sfiorando il record del mondo e conquistando il keirin facendo un giro e mezzo in testa, con un terzetto così si può anche pensare in grande. Bisogna lavorarci, fare allenamenti specifici insieme e li faremo. Inizieremo dopo il mondiale e già all’europeo 2026 conto che presenteremo la squadra. Lì sapremo qualcosa di più, se il progetto sarà realizzabile in tempi brevi, ma io sono convinto di sì.

La Cenci sul gradino più alto del podio nel keirin, battendo la colombiana Hernandez (foto Uci)
La Cenci sul gradino più alto del podio nel keirin, battendo la colombiana Hernandez (foto Uci)
I maschi sono passati un po’ sottotraccia, senza squilli…

Il team sprint ha chiuso al quarto posto, con una partecipazione di 16 terzetti – chiarisce Quaranta – Ghirelli nel Keirin ha vinto la finalina per il 7° posto ed è un primo anno. Cosumano ha fatto la seconda miglior prestazione come primo frazionista del team sprint di tutto il mondiale e anche lui è un primo anno. Melotti è stato bronzo all’europeo ma al mondiale era un po’ in calo. Sì, diciamo un po’ sottotono rispetto alle aspettative, però il materiale umano su cui poter lavorare c’è.

E i grandi?

Loro avevano una settimana di scarico mentre ero ad Apeldoorn, ora riprendiamo il lavoro verso i mondiali per continuare a progredire. Adesso stiamo preparando il mondiale sperando di entrare nelle 8 e dovremmo avere i tempi per poterlo fare. Siamo ancora in crescita, abbiamo ancora dei margini di miglioramento data la giovane età degli atleti e le possibilità di aggiornamento dei materiali e lavorando sulle posizioni dei corridori, per migliorare l’aerodinamica.

Il muro dei 43 secondi è raggiungibile?

Sì e penso che poterlo abbattere sia anche  qualcosa che si realizzerà quanto prima. Chissà, magari già in Cile visto che la pista mi dicono essere molto veloce…