Damiano Cunego, Giuseppe Martinelli, Claudio Corti, Giro d'Italia 2020

Martinelli su Cunego: «Smise di ascoltarmi»

26.12.2020
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Forse Martinelli un po’ se lo aspettava che lo chiamassimo, dopo aver parlato con Andrea Tonti. Nel finale del discorso, infatti, il marchigiano aveva lanciato parole da approfondire sulla gestione di Cunego dopo la vittoria al Giro del 2004, dicendo che lo si volle trasformare per forza in un uomo da corse a tappe, nell’erede di Pantani, compromettendo la sua esplosività in cambio di magri risultati. Per cui con il grande bresciano, che dal 2010 è il riferimento tecnico dell’Astana, si entra alla sua maniera subito nel vivo del discorso.

Gilberto Simoni, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2020
Al Giro 2004, il capitano Simoni si convertì in gregario
Gilberto Simoni, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2020
Al Giro del 2004, Simoni divenne gregario

«Damiano è passato nel 2002 – inizia Martinelli – nel 2003 ha fatto il primo Giro e lo ha finito dando la sensazione di andare meglio alla fine che all’inizio. Nel 2004 ha vinto quasi tutto, compresa la maglia rosa. Aveva 23 anni e sfido chiunque a dire che sia stato per caso. Nel 2005 andava anche forte, ma ebbe la mononucleosi. Non era come oggi, che la scopri subito e bastano 6 mesi fermo per riprendere. La trovammo che l’aveva quasi finita e ci aveva corso sopra. Perciò rifarei tutto. Compresi gli scontri quando mi accorsi che aveva iniziato a fare di testa sua. Chiedetelo anche a lui se non avrebbe fatto meglio ad ascoltarmi…».

Che cosa significa fare di testa sua?

Non ascoltava, smise di farlo. Dopo quelle vittorie, era il momento di cominciare a fare i sacrifici veri, allenarsi più duramente degli altri. Invece lui non faceva tutto al 100 per cento. Non parlo di abitudini di vita, non era uno che andava in discoteca. Ma in allenamento a volte non dava tutto. Forse avremmo dovuto cambiargli programma, per dargli qualche stimolo in più. Tirava un po’ a campare. Ha fatto vivere per 10 anni la Lampre e la Lampre ha fatto vivere per 10 anni lui.

Paolo Tiralongo, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2005
Dopo la stop al Giro del 2005, per Cunego venne il 4° posto nel 2006. Qui è con Tiralongo
Paolo Tiralongo, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2005
Dopo la resa del 2005, il 4° posto al Giro 2006
Avevi tra le mani un ragazzino prodigio come quelli di oggi…

Anche se magari non fu il suo caso, negli anni ho avuto tanti giovani che abbiamo tenuto nella bambagia. Oggi li butterei di più nella mischia. Ti diverti. Recuperano meglio. Fanno risultati fuori dal comune. Dureranno meno? Ce lo sapremo dire fra 10 anni se li hanno bruciati. Intanto Pogacar ha vinto il Tour a 21 anni.

Tonti ha parlato per Cunego anche di qualche limite caratteriale.

Da questo punto di vista, anche quando vinceva a mani basse bisognava dirgli cosa fare, forse perché era ancora molto giovane. Quando si decise di staccare il cordone da Martino, secondo me era prematuro. Damiano aveva bisogno di essere aiutato come giovane atleta, che si è sposato e ha avuto una figlia molto presto. Secondo me gli è cambiata la vita troppo in fretta. Glielo dico ancora, perché abbiamo ricominciato a sentirci spesso…

Che cosa gli dici?

Che deve buttarsi di più. «Mi piace che studi, ma se vuoi fare il preparatore in una squadra WorldTour devi anche agganciarti a uno già esperto e imparare da lui, per puntare a venir fuori». Secondo me quando vinse il Giro gli è scoppiata in mano una cosa più grande di lui, anche riguardo alle aspettative.

Forse avreste dovuto tutelarlo voi?

Facemmo di tutto, anche nei confronti dei media, ma sorprese anche noi. Se Simoni fosse andato appena un po’ più forte, il Giro lo avrebbe vinto lui. E giuro che ci abbiamo provato in tutti i modi. Ma davvero non c’era competizione. Sembrava un predestinato e che tutto fosse persino troppo facile. Il Giro del 2005 invece gli fece capire che facile non era. E da quel momento in poi gli è sempre mancato qualcosa.

Damiano Cunego, moglie Margherita, Ludovica
Cunego con la moglie Margherita e la piccola Ludovica nata ad agosto 2005
Damiano Cunego, moglie Margherita, Ludovica
Cunego con Margherita e Ludovica nata nel 2005
Hai detto che avevate smesso di sentirvi.

Nel 2006/2007 avemmo un paio di scontri, come mi capita quando vedo che i corridori cercano di sfuggire senza dare spiegazioni. Gli chiesi ragione di un po’ di cose, anche duramente. E lui si chiuse e chiuse i ponti. Successe poco prima che andassi via dalla Lampre. Ora mi rendo conto che eravamo nell’anticamera di generazioni che fanno veramente fatica a sentire dei discorsi, anche delle prediche. Perché non le sentono più da nessuno.

Sembra di sentire quello che raccontava giorni fa Rino De Candido a proposito degli juniores…

Un tempo nelle famiglie c’erano i nonni che raccontavano storie. Poi sono diventati nonni dei genitori che forse cose da raccontare ne avevano sempre meno. Oggi nessuno parla e tutti hanno in mano il cellulare, pensando di avere ogni cosa sotto controllo. Ci sono corridori che il libro del Tour, il Garibaldi, lo tengono sul pullman. Lo guardano soltanto la mattina andando alla partenza. E quando facciamo la riunione spiegando la tappa, dopo 2 minuti si alzano, vanno a farsi i caffè, si mettono gli scarpini. Non ce la fanno a restare concentrati. Poi la corsa parte e dopo 20 chilometri cominciano a chiedere via radio quello che in realtà gli è già stato spiegato…

Matteo Sobrero 2020

Mazzoleni e tre diamanti da tagliare

11.12.2020
4 min
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Maurizio Mazzoleni ha in mano il futuro (italiano) dell’Astana. La scelta del team di puntare sui giovani ha amplificato un orientamento già tipico della gestione di Giuseppe Martinelli che, proprio assieme al preparatore bergamasco, negli ultimi anni ha valorizzato i talenti di Aru, Landa e Lopez. Oggi il futuro porta i nomi di Battistella, Sobrero (nella foto di paertura) e Piccolo, che si aggiungono ad altri ragazzi di valore come il sudafricano De Bod.

Intercettiamo Mazzoleni a Bilbao, nei Paesi Baschi, dove è volato per fare il test di inizio stagione a Pello Bilbao. E non è un gioco di parole.

«Per il prossimo anno – conferma Mazzoleni – abbiamo ricevuto questo imprinting che amplificherà una nostra qualità di sempre. Servono metodo, allenamenti di qualità, la giusta dose di altura e il tempo di crescere. In pratica continueremo a fare quel che abbiamo sempre fatto. I tre ragazzi di cui parliamo li avevamo da tempo sott’occhio. Sono molto curioso di scoprire Battistella, che a parte il mondiale U23 e il Tour de l’Avenir del 2019 in cui rimase in classifica fino all’ultima tappa, ha già fatto vedere belle cose. Sobrero lo seguivo ai tempi in cui correva alla Colpack. Mentre Piccolo lo abbiamo avvicinato sin da junior, ma lui è il più giovane e deve crescere davvero tanto. E comunque ha centrato il podio ai tricolori crono e ha fatto un bell’Emilia, che è già tanto…».

Samuele Battistella, 2020
Samuele Battistella, all’Astana dalla Ntt Pro Cycling
Samuele Battistella, 2020
Battistella ha debuttato con la Ntt Pro Cycling
Quali obiettivi avete per loro?

Farli crescere nel migliore dei modi, rispolverando concetti come sacrificio, determinazione e professionalità. Alla fine la maturazione passa per il lavoro. Se tutto funziona, prima o poi arriva anche il risultato. Anche chi vince subito, penso a un Evenepoel, continua il suo processo di crescita. Come diceva sempre Nibali, al primo Giro arrivò 19°, al secondo 11°, poi è salito sul primo podio e non ne è mai sceso, vincendone due. Il percorso di crescita è individuale e ha velocità diverse.

Crescere gradualmente senza perdere di vista la capacità di vincere?

La filosofia di fare programmi per i giovani più promettenti è proprio quella di proporgli corse a tappe magari di seconda fascia in cui possano essere competitivi, per coltivare la mentalità vincente. Anche perché negli ultimi anni passano professionisti soltanto quelli che hanno vinto tanto e quando non riescono a mantenere certi risultati rischiano di perdersi. Anche perché non tutti sono in grado di fare lo switch da vincente a gregario.

Andrea Piccolo
Andrea Piccolo ha corso alla Colpack e fa il grande salto nel WorldTour
Andrea Piccolo
Piccolo pronto per il WorldTour
L’avvento delle continental fa arrivare più qualità?

La qualità magari resta la stessa, quella che aumenta è l’esperienza internazionale, che alza lo standard. Il movimento U23 italiano è assolutamente di alto livello.

Quanto tempo serve secondo Mazzoleni per dire di conoscere bene un corridore?

Qualche mese, perché i dati dei test non bastano, anche se li abbiamo completi. Quel che conta è starci insieme, per questo non fare il ritiro di dicembre sarà un danno soprattutto sul piano della conoscenza. Certe camminate fatte individualmente prima di colazione con Lopez, ad esempio, mi hanno fatto capire di lui più di tante misurazioni. Serve empatia, che negli anni e in questi tempi soprattutto si sta perdendo. Stare vicini nei ritiri è il solo modo di capire. In questo, Slongo con Nibali è stato maestro.

Quanto vale Battistella?

Ha tanto talento, ma bisogna capire su quale terreno si possa applicare al meglio. Potenzialmente ancora ha tutte le porte aperte.

Sobrero?

Ha fatto delle belle crono anche da professionista, che può replicare. Il cronoman può esportare certe prestazioni anche in montagna e le azioni che hanno fatto Ganna a Camigliatello Silano e Rohan Dennis sullo Stelvio ne sono la dimostrazione. Sobrero è un ragazzo metodico e abituato al lavoro.

Mentre Piccolo?

Lo è di nome e di fatto, è un passo indietro rispetto agli altri due. E’ un grande talento del nostro ciclismo, ma servirà davvero tanta pazienza nel corso degli anni per farlo uscire come merita. Quando lavori con corridori già formati, il margine è minore e la bravura del tecnico sta proprio nell’incidere in quello spazio così ridotto. Con un giovane invece è come avere davanti una pagina bianca, il terreno ideale per un tecnico. Ed è questa la sfida che ci attende.

Astana, c’è il 2° nome: parola di Martinelli

13.11.2020
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La stagione è finita da pochi giorni e l’Astana sembra, il condizionale è d’obbligo, avvolta in un turbinio di cambiamenti. E non sono solo negativi come si vuol credere e come ci conferma Giuseppe Martinelli, storico direttore sportivo dei turchesi.

Si parla di sede in Belgio, di budget incerti o comunque non a livello degli anno d’oro, di due pezzi storici del team come Aleksandr Shefer e Dmitrij Sedun in uscita, di un Aleksandr Vinokourov che potrebbe avere meno peso. Ma anche di una nuova filosofia e di strategie di mercato da perseguire.

“Martino” intanto si rilassa nella sua casa tra le campagne bresciane tanto più che quelle zone sono in lockdown e non può uscire. 

Vinokourov, team manager dell’Astana
Vinokourov, team manager dell’Astana
Prima di tutto, “Martino”, diamo a Cesare quel che è di Cesare. La sera di Piancavallo ci avevi detto subito: questo, indicando Geoghegan Hart, vince il Giro…

Eh, ha avuto anche un po’ di fortuna, però quella salita e quella tappa sono state lo specchio del Giro. Una frazione davvero combattuta dal primo al all’ultimo metro e sono emersi i veri valori. E’ stata una tappa micidiale e non lo avrei creduto. Poi… sia lui che l’altro sono andati forte. 

Ma cosa sta succedendo in Astana? 

Non posso dire, ma prendo atto di ciò che vedo e leggo. Ci sono dei cambiamenti che vengono a galla, anche prima del dovuto. Ma si sa il nostro è un mondo molto piccolo. Ho parlato con la direzione e secondo me le cose non sono ancora chiuse, specie per la questione Sedun e Shefer. Aspetterei a dare giudizi e a dire chi c’è e chi no. E’ vero, abbiamo preso un nuovo tecnico, il canadese Steve Bauer, ma perché fortunatamente è arrivato il secondo nome, cioè un altro grande sponsor (una novità assoluta per Astana, ndr) Premier Tech, e ci sta che vogliano una loro persona di riferimento. Io dico che è importante dare continuità a questo progetto. Per come si era messa, troppo bene è andata al ciclismo. Sono stato in passato assessore nel mio Comune e certe dinamiche le ho viste ancora più da vicino. Ci sono situazioni difficilissime. Anche altri sport non vanno meglio. Tolto il calcio di serie A e B, il resto è sparito o quasi. Idem pallavolo, basket, palestre. C’è da mettersi le mani nei capelli.

Veniamo ad aspetti più tecnici, che però riguardano sempre la rivoluzione Astana. Partiamo da Miguel Angel Lopez. Ormai è della Movistar?

Di certo lui non è più nel nostro progetto. E mi dispiace. E’ partito molto bene col terzo posto all’Algarve e poi ha vinto la tappa più bella del Tour de France, facendo un qualcosa di eccezionale, fino al giorno della crono. Lì è andato in trance. Se avesse fatto il suo, sarebbe arrivato quarto. Ti dico che lo abbiamo portato al Giro anche per fargli superare questo shock.

Però portare al Giro un corridore che se ne va in qualche modo è come continuare ad investire su di lui. Il fatto che cambia squadra è di questi ultimi giorni?

Il prossimo sarà il mio 12° anno all’Astana e in tutto questo tempo posso garantire che abbiamo sempre guardato all’economia della squadra. Schieriamo chi riteniamo idoneo e non lo mettiamo in disparte perché va via. E’ stato così con Nibali e con Aru. L’obiettivo del team viene prima di ogni altra cosa.

Vlasov e Fuglsang, saranno le punte per la prossima stagione
Vlasov e Fuglsang, le punte per la prossima stagione
Gli altri due “tenori”, Fuglsang e Vlasov, resteranno? Si riparte da loro?

Sì, loro ci saranno.

Fuglsang è andato come ti aspettavi?

Jakob ha fatto una stagione incredibile. Ha fatto un mese super: ha vinto il Lombardia, terzo all’Emilia, protagonista alla Strade Bianche e alla Tirreno. Poi ha preparato il Giro ed è stato difficile per lui. Alla fine era la prima volta che partiva con i gradi di leader assoluto. Visto da fuori, il suo sesto posto può sembrare striminzito, in realtà è un buon risultato. Un risultato che ha raggiunto con una serenità incredibile. Certo, quando Lopez e Vlasov si sono ritirati aveva il morale sotto i tacchi, ma è sempre rimasto concentrato.

Però qualche bacchettata gliel’avrai pure data. Ci sarà qualcosa che non ti ha convinto appieno…

Credetemi, ha mostrato una professionalità che non avrei saputo come riprenderlo. Quel giorno in cui ha forato e noi con l’ammiraglia siamo arrivati tardi volevo salire in camera sua per parlargli e dirgli che forse sarebbe stato meglio cambiare la bici. Ma lui, tranquillo, ha detto che ormai era fatta e che era inutile guardare indietro. Avrebbe cercato di recuperare quel tempo in qualche altro modo.

Insomma perfetto…

Vabbè visto che me lo hai tirato fuori con le pinze, dico che ci aspettavamo di perdere 40″-50” in meno nel giorno della crono di Valdobbiadene. Lì è andato sotto le aspettative ed eravamo delusi. Ma a conti fatti nell’economia del Giro non sarebbe cambiato nulla.

Avrà lo stesso ruolo il prossimo anno?

Jakob punterà più alle classiche, come del resto ha sempre fatto. Se dovesse fare il Tour lo affronterà in un altro modo e non pensando alla classifica.

Passiamo alla grande incognita: Vlasov…

Una sorpresa al 110 per cento. E’ partito subito forte: davanti al Lombardia, primo all’Emilia e in precedenza aveva vinto in Provence. Poi se dobbiamo dirla tutta, al Giro, già prima di Monreale non stava bene. Abbiamo provato a portarlo avanti, ma aveva 39 di febbre. Questa cosa ci ha messo, e gli ha messo, un’agitazione bestiale. Fosse stato un altro anno, magari avremmo insistito. Ma alla fine era più il disagio nell’averlo così che mandarlo via. Quando è andato a casa ero dispiaciuto, ma al tempo stesso era come se mi fossi liberato della peste.

Samuele Battistella, arriverà in Astana a gennaio
Samuele Battistella, in Astana da gennaio
Lui è il futuro?

Vi garantisco che questo può vincere un grande Giro. E’ arrivato alla Vuelta non molto bene. Nella prima tappa ha preso quasi 5′, altrimenti si sarebbe potuto giocare il podio.

Aria di rinnovamento dicevamo: chi arriverà?

Abbiamo preso Samuele Battistella. In realtà già lo volevo un anno fa, ma siamo arrivati tardi. Me lo segnalò Orlando Maini nel 2018. Mi disse che c’erano due o tre corridori che stavano arrivando. Vinse il Giro del Belvedere. Io ero alle Classiche del Nord, quel giorno telefonai a Maini e gli chiesi: «Ma sei al Belvedere?». E lui mi fa: «Eh sì, ha vinto Battistella». Inoltre Samuele è dello stessa zona della Wilier e anche loro me ne parlarono. Oltre a Battistella dovrebbe arrivare Matteo Sobrero, anche se non è ancora ufficiale.

E Fabio Aru, torna con te?

No, non per una questione di rapporti (buoni), ma perché abbiamo deciso di perseguire una politica rivolta ai giovani. Vogliamo ringiovanirci e seguire un po’ il modello Sunweb. Loro ogni anno prendono dieci corridori, molti dei quali dal loro vivaio, anche dagli juniores. Quest’anno sono venuti a pescare persino in Italia (Gianmarco Garofoli). Si ritrovano un team fortissimo e un grande patrimonio. Guardate Hindley

Mauro Vegni, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020

Asti, storia di un pasticcio all’italiana

23.10.2020
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Josef Cerny ci ha provato a dire che la storia non terrà conto delle proteste di stamattina e che ad Asti ha vinto lui. Lui ha vinto la sua tappa e poco gli importa di dare risposte sul perché non si sia partiti da Morbegno.

«Non era così freddo da non partire – dice – ma andiamo a tutta da Palermo e pioveva ed è stata una buona occasione da cogliere».

Succede solo al Giro, quando mai si sarebbero sognati di imporlo ai francesi del Tour?

Vegni furioso

Vegni è inviperito. Il suo punto di vista è ineccepibile: ha disegnato un percorso che è stato approvato e nessuno, nel momento in cui lo stesso è stato rimodulato per ottobre, si è preso la briga di verificare la fattibilità delle tappe. Le associazioni di categoria servono a questo.

Cristian Salvato, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Cristian Salvato, presidente italiano dei corridori e delegato del Cpa
Cristian Salvato, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Cristian Salvato, presidente Accpi

«Finirà che sono stato io a decidere – dice il patron del Giro d’Italia – e che non me ne sono neanche accorto, mentre si è trattato di un tranello. C’è rammarico per la brutta figura. Una giornata così oscura tutto quanto di buono abbiamo fatto fino adesso per portare alla fine il Giro d’Italia. Non c’erano presupposti per una decisione simile. A me non è arrivata nessuna proposta. E’ evidente che tra i corridori e le loro squadre non c’è dialogo. Perché stamattina, molti corridori si domandavano cosa stava succedendo? Perché c’erano corridori schierati alla partenza? Perché i manager delle squadre chiedevano a me cosa stesse succedendo e io non sapevo nulla?».

Salvato indeciso

I direttori sportivi italiani si sono tutti schierati contro la decisione, ma è parso che nessuno li abbia interpellati, quasi che la decisione sia stata presa dalle squadre straniere.

«Una volta al Giro – si è lasciato scappare in mattinata Cristian Salvato, presidente dell’Accpi e delegato del Cpa – c’erano dodici squadre italiane e avevano gioco facile a trovare un accordo. Una volta in una situazione simile sarebbero partiti di sicuro, mentre gli stranieri non si fanno convincere facilmente. E’ stata una decisione giusta. Undici gradi con la pioggia sono freddi, sto con i corridori».

Peccato però che la decisione non sia venuta applicando il Protocollo per le Condizioni Estreme: unico presupposto per cancellare una corsa. E peccato anche che lo stesso Salvato, portavoce dei corridori, non abbia fatto poi molto per farli ragionare. Mentre una decisione del genere, come ha giustamente detto Vincenzo Nibali, non può transitare in una chat su Telegram e avrebbe avuto bisogno di più collegialità.

Wilco Kelderman, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Wilco Kelderman, il più contento del taglio della tappa
Wilco Kelderman, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Kelderman, il più contento del taglio

Martinelli deluso

Ai microfoni Rai, dopo l’arrivo di Asti, prima Volpi e poi Martinelli hanno preso duramente posizione.

«Abbiamo sbagliato di brutto – dice Martinelli – ma sono arrivato tardi alla partenza e ho trovato tutto già organizzato. I corridori mi hanno detto che c’era una riunione e mi sono subito incavolato e gli ho detto di partire. C’erano tutti i presupposti per correre. Sono con loro, lavoro per loro, ma sarebbero serviti altri modi».

Damiani duro

Roberto Damiani è dello stesso avviso e dal suo hotel di Asti tuona senza mezzi termini.

«Noi siano andati sulla linea di partenza – spiega il diesse della Cofidis – sapete bene come la penso. Ieri sera i corridori hanno detto che stavano arrivando dei messaggi e io gli ho risposto che noi siamo qui per correre e quindi avremmo corso. Potevamo essere i primi ad averne vantaggio, avremmo dovuto controllare per meno chilometri, ma i miei erano là. Pare ci sia stato un accordo tra il Cpa e tutti gli altri. Adam Hansen si è esposto in quanto delegato del Cpa, non so cosa ne pensino i suoi capi alla Lotto. Sarebbe stata una tappa massacrante, ma perché non si fanno queste discussioni quando si presentano i percorsi? Come Roberto Damiani e come Cofidis io mi discosto da quello che è successo».

Joseph Cerny, Asti, Giro d'Italia 2020
Joseph Cerny ha vinto ad Asti, ma domani sui giornali si parlerà d’altro
Joseph Cerny, primo ad Asti

Kelderman fa festa

Il più contento di tutti ad Asti è parso Wilco Kelderman, c’è da capirlo. Avete visto come ha ribadito la bontà della scelta? Avrebbe dovuto pedalare per 258 chilometri sotto la pioggia e con 11 gradi, che poi sono saliti fino a 14. E domani nella tripla ascesa di Sestriere le sue chance di tenere la maglia rosa si sarebbero assottigliate.

«Capisco la frustrazione di Mauro Vegni – ha detto – ma oggi è stata presa la giusta decisione. Siamo stati contenti di correre il Giro e le grandi montagne. Siamo stati contenti di fare lo Stelvio, ma oggi la decisione di tagliare la tappa era la più giusta. E’ stato trovato l’accordo e la decisione è stata presa».

E quando gli è stato chiesto se sapesse fra quali attori fosse stato trovato l’accordo, ha liquidato la domanda parlando del Cpa, che in questo caso era rappresentato da Cristian Salvato, dato che Bugno, presidente dell’associazione, era ad Asti nella postazione Rai.

La morale

Sicuramente un grosso pasticcio in cui ciascun attore aveva qualcosa da difendere. Rcs e la Rai hanno denunciato il danno a un prodotto che per loro riveste una grande importanza strategica. I corridori, facendo sfoggio di scarsi spessore e senso di responsabilità, hanno trovato il modo di risparmiarsi una giornata di freddo e pioggia. I sindacati dei corridori hanno dimostrato la loro inadeguatezza per non essersi mossi con la necessaria tempestività. E la gente per strada, ignara e incolpevole, ha continuato ad aspettarli sperando che prima o poi sarebbero passati.

P.S. E’ arrivata nella serata di Asti la notizia che i premi di giornata saranno devoluti a favore di una struttura sanitaria impegnata nella lotta contro il Covid.

La Sunweb ha salvato capra e cavoli

22.10.2020
3 min
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«La Sunweb ha salvato capra e cavoli», parola di Giuseppe Martinelli. L’ombra scende sui Laghi di Canacano. Le ammiraglie parcheggiano man mano in degli spazi di erba e pini mughi dopo la linea d’arrivo. I ds scendono per sgranchirsi le gambe. Sembra la consueta riunione prima delle gare di dilettanti. C’è chi sorride e chi ha il muso lungo. E c’è chi, come il “vecchio” Giuseppe Martinelli, che prende atto della situazione del suo Jakob Fuglsang (non brillante) e trova il tempo di analizzare la corsa della Sunweb.

Giuseppe Martinelli è il direttore sportivo dell’Astana
Giuseppe Martinelli è il ds dell’Astana

L’attesa tappa dello Stelvio alla fine è stata un terremoto. Più che all’azione da leggenda si è assistito ad una selezione da dietro. Dapprima il logoramento della Sunweb, poi l’affondo della Ineos Grenadiers. E ciò che era emerso a Piancavallo ha trovato conferma. Jai Hindley è il più forte in salita. Tao Geoghegan Hart il più pericoloso e Wilco Kelderman quello “appeso” al filo.

Doppio fronte

La Sunweb ha deciso di giocare su due fronti. Non vuol perdere il Giro. Lo si è visto quando l’olandese si è staccato sullo Stelvio e l’ammiraglia non ha fermato Hindley. In quel momento e in fondo alla discesa Kelderman non se l’è passata bene. Anzi, si è anche innervosito. Per un po’ è sembrato aver mollato. In realtà, in quel tratto intermedio stava gestendo le energie per la salita finale. Mentre davanti Dennis, menava forte per Geoghegan Hart. Certo, non è stato bello vedere il capitano e la virtuale maglia rosa lasciata sola.

«La Sunweb ha corso bene – dice Martinelli – ha vinto la tappa, ha preso la maglia rosa e la maglia bianca. Hanno ragione loro. Vero, Hindley è più forte, ma ricordate che in questi casi un direttore sportivo cerca di salvare capra e cavoli. Mi sono trovato tante volte in una situazione come questa, con due punte. E non è facile. In più Kelderman a fine stagione va via (passerà alla Bora-Hansgrohe, ndr) e l’altro rappresenta il futuro. Quando Fuglsang stava rientrando su Wilco ho visto il gesto di stizza che l’olandese ha fatto alla sua ammiraglia, credo fosse restato senza acqua».

Dennis, Gheoghegan Hart e Hindley davanti. Kelderman insegue da solo
Dennis, Gheoghegan Hart e Hindley davanti. Kelderman insegue da solo

Intrigo tattico pazzesco

Salvare capra e cavoli. Però a questo punto la Sunweb rischia grosso con la cronometro finale. E’ vero che a Valdobbiadene Kelderman le ha suonate sia a Geoghegan Hart che a Hindley, ma è anche vero che è in calo. E Martino aveva puntano il dito su Tao già la sera di Piancavallo.

«Questo è il Giro corso ad ottobre – sentenzia il ds dell’Astana – le gambe sono queste. Hai voglia a dire che si è corso poco. Però è tutto aperto. Guardate che la tappa del Sestriere è impegnativa. E’ una salita vera, soprattutto nei due passaggi finali. E poi arriva dopo quella di oggi (5.700 metri di dislivello, ndr) e quella di domani: 253 chilometri per di più sotto l’acqua, sembra».

L’incastro tattico che ci attende è fantastico. Hindley non può attaccare il compagno in maglia rosa. Kelderman dovrà tenere duro. E Geoghegan Hart si ritrova tra due fuochi, come tra l’altro ci aveva detto ieri Dario Cataldo. La sua Ineos è fortissima, ma se Tao attacca e stacca Kelderman rischia a sua volta di essere staccato da Hindely: più forte in salita, ma più debole a crono. Insomma altre 48 ore di attesa e risolveremo l’enigma.

Vincenzo Nibali, Piancavallo, Giro d'Italia 2020

Piancavallo gela il ciclismo dei numeri

18.10.2020
4 min
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Martinelli davanti al pullman dell’Astana sulla cima di Piancavallo si ferma volentieri a parlare, poco più avanti Slongo ha appena detto la sua davanti a quello della Trek-Segafredo. I due, che hanno in comune anni di lavoro con Nibali, questa volta sono su posizioni opposte.

Giovani e vecchi

Di colpo è come se il solco fra corridori giovane e più esperti venga scavato dall’assuefazione alla tecnologia. Tanto sembrano smaliziati e aggressivi i primi, quanto bloccati sui numeri gli altri. Oppure certe volte semplicemente i numeri sono l’alibi più utile?

Jakob Fuglsang, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Fuglsang a Piancavallo nel gruppetto di Nibali a 1’36”
Jakob Fuglsang, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Fuglsang a Piancavallo con Nibali a 1’36”

«Questa generazione di giovani – dice Martinelli – va più forte e non ha paura di menare. Sento invece corridori più anziani che continuano a parlare e snocciolare valori. C’è solo da menare e semmai guardare i numeri la sera. Si va tanto forte. Oggi abbiamo detto a Felline di tirare a 420 watt. Lui ha fatto 7 chilometri a 430 watt e quando è calato a 415, lo hanno subito passato. Ed erano in 25. C’è ancora da scalare lo Stelvio e da quello che ho visto oggi, non so quanti ci arriveranno. Nibali l’ho visto come ho visto il mio. Quando accelerano, non hanno numeri sufficientemente alti e si staccano. Quando a Fuglsang ho detto di stringere i denti, ha detto che non ne aveva».

Il tempo passa

Slongo a quei numeri li legge per spiegare il passo falso di Nibali, che ha pagato 1’36” a Geoghegan Hart e Kelderman. La sensazione che già ieri non fosse brillante nella crono è tornata quando Vincenzo, asfissiato dal ritmo frenetico della Sunweb, si è rialzato a circa 7 chilometri dall’arrivo e si è attaccato alla borraccia.

«Per la corsa è andato male – ha detto il suo allenatoreper i suoi valori è andato discretamente. Il ritmo di Sunweb era così forte che ha dovuto mollare. Kelderman è uno dei pochi che ha la squadra compatta. Sicuramente diventa l’uomo faro ».

Domenico Pozzovivo, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Fra i corridori esperti in difficoltà, anche Pozzovivo, 12° a 1’54”
Domenico Pozzovivo, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Anche Pozzovivo in difficoltà: 12° a 1’54”

Quel che si fatica a capire è se il miglior Nibali di oggi sia tanto lontano dal Nibali degli anni d’oro.

«Se prendo la crono di San Marino dell’anno scorso in cui andò bene – ha spiegato Slongo – o quella di Logroño alla Vuelta del 2017 in cui arrivò terzo e fu vinta da Froome, come wattaggi medi siamo in quei valori. Anche oggi penso che Vincenzo sui 20 minuti abbia fatto uno dei suoi best della stagione. Siamo in linea con un Nibali competitivo nei grandi Giri, ma va dato atto che attualmente c’è chi va più forte. Non so se sia da attribuire a un corridore vecchio, anche se per me ha ancora tanto da dare. I valori sono quelli di un bellissimo Nibali».

La terza settimana

L’ammissione, sia pure solo accennata dopo l’arrivo di Piancavallo, lascia riflettere. In questi momenti si deve aver fede nella possibilità di riscatto. Nibali venne già dato per spacciato nel 2016 dopo la tappa di Andalo, poi però la storia andò diversamente. I quattro anni passati nel frattempo non sono una distanza banale, ma Slongo non molla la presa

«Il morale non è male – ha detto – perché Vincenzo è nei suoi valori e per questo proveremo a inventarci qualcosa. E’ un Giro dove i primi sono ad un altissimo livello, bisognerà aspettare per vedere se qualcuno va in crisi. Sfrutteremo il lavoro degli altri e cercheremo fino alla fine di cogliere l’attimo, come è nel nostro stile. Il Giro per i primi 7-8 è tutto aperto, con le tappe che ci aspettano. Nella terza settimana può succedere che qualcuno vada in crisi. Noi non possiamo migliorare più di tanto, la nostra forza negli anni è stata la costanza. Perché non pensare che Vincenzo rimanga uguale e gli altri invece scendano?».

La speranza non muore per prima e con il riposo che bussa, coltivarla può essere un utile esercizio. Poi però, quando si tornerà a combattere, dimenticarsi dei numeri potrebbe essere un altro esercizio su cui applicarsi.