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Battistella fa il… pieno di Nord

20.10.2020
3 min
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Samuele Battistella ha messo le tende al Nord. Il suo calendario prevedeva infatti che dopo le classiche ardennesi sarebbe dovuto andare alla Vuelta, invece il cambio di programma gli è piombato fra capo e collo. Niente Spagna, si resta su. Così dopo la Liegi vinta la Roglic, il campione del mondo in carica degli under 23 (lo sarà ancora per tutto il 2021, dato che nel 2020 quella maglia iridata non è stata assegnata) ha fatto la conoscenza della Gand-Welgem, di Scheldeprijs e del Giro delle Fiandre. A ciascuna di esse il vicentino si è accostato da debuttante cercando di capire se da grande potranno essere terreno di caccia.

Preferivi andare alla Vuelta che fare il Fiandre?

Mi hanno cambiato programma all’ultimo. Tutto sommato i miei giorni di gara li ho fatti, circa 50 da inizio anno e quasi 35 dopo il lockdown. La Vuelta mi sarebbe piaciuta. Sarei andato prima in altura, mentre così non ci arei comunque arrivato a posto.

Samuele Battistella
Samuele Battistella, iridato under 23 in carica, pro’ alla NTT Pro Cycling
Samuele Battistella
Samuele Battistella, iridato 2019 degli U23
Che cosa ti è parso del Fiandre?

E’ duro impestato, non pensavo tanto. Non c’era troppa gente lungo le strade ed erano tutti a distanza di sicurezza. Non l’ho finito, ho mollato prima. Sono stato sempre in fuga. E’ un percorso che non dà mai respiro. Sei ore di follia. Nervosismo, strade strette e spallate.

La fuga rientrava in un piano tattico?

Dovevo entrarci perché semmai si fossero mossi i pezzi grossi della squadra, avrei fatto da appoggio. Solo che alla fine non è arrivato nessuno.

Corsa da cancellare oppure un possibile obiettivo per il futuro?

Ci voglio tornare, perché non è fuori dalla mia portata. Basterà avere più gambe.

Nel cambio di programma può aver inciso il cambio di squadra?

Non credo, sono tutti professionali, non avrebbe senso. E poi non ho ancora firmato, se ne parlerà al mio rientro. Non volevo cambiare, alla Ntt Pro Cycling c’è un’atmosfera che mi piace. Ma quando il team ha fatto un meeting spiegando che non c’erano certezze, ho iniziato a guardarmi intorno. C’erano due squadre, ho scelto l’Astana.

Tornando al Fiandre, quale tratto di pavé ti ha più impressionato?

Il Qwaremont, il settore sempre visto. In gara non finiva mai ed è il settore su cui si fa la differenza. Quando mi hanno ripreso, ero convinto di andare forte, ma mi hanno passato al triplo della velocità. Il Koppenberg invece è una salita, me la cavo meglio. Il problema al Fiandre è con quelli di 75-80 chili, se cominciano a menare nei tratti in falsopiano.

Avete corse con l’asciutto…

Per me un vantaggio. Credo che con il bagnato anche le… semplici salite cambierebbero faccia.

Che cosa prevedi per il futuro?

Intanto mi piacerebbe che annullassero De Panne, così me ne tornerei a casa, perché sono quassù da un mese. E poi vedo la Liegi meglio del Fiandre.

Purtroppo non hai potuto vivere la festa del Fiandre. Come si vive in Belgio ai tempi del Covid?

Faccio fatica a dirlo, non sono mai uscito dall’hotel in questi giorni. Non si esce. Si fanno i tamponi e anche un’autocertificazione. I tifosi rispettano le regole, mentre in radio e tivù fanno propaganda stretta sui rischi.

Liegi o Fiandre?

Sono due Monumenti e si percepisce. Ma come sensazioni, mi sono sentito molto meglio alla Liegi. Adesso però spero di tornare alla svelta a casa e di chiudere la stagione. Al resto penseremo poi.