Musica e gare: parola ai due deejay del Giro

21.11.2024
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Gli attimi prima della partenza, gli istanti finali dell’arrivo, la cornice del pubblico. Un’istantanea che risulterebbe scolorita senza la musica a scandirne i ritmi. Una concezione di spettacolo imprescindibile per le più importanti gare, che tendono sempre di più a diventare eventi.

In questo senso il processo di svecchiamento del ciclismo sta passando attraverso questo schema che è stato esportato nelle corse giovanili con risultati rivedibili e confortanti in egual misura. Chi va alle gare adesso dà per scontato di trovare un sottofondo musicale, ma come si crea la giusta atmosfera nelle fasi principali? Ce lo hanno spiegato due dei migliori deejay italiani che vanno… al Max alla consolle: Max Benzoni e Max Lietta, entrambi impegnati al Giro d’Italia (e in tante altre gare) con funzioni e postazioni diverse che ormai dirigono col pilota automatico. Insomma due professionisti in mezzo ad altri professionisti.

Alle ATP Finals di Torino, il dj Max Benzoni è stato una parte attiva dello spettacolo di intrattenimento (foto Alpozzi)
Alle ATP Finals di Torino, il dj Max Benzoni è stato una parte attiva dello spettacolo di intrattenimento (foto Alpozzi)

Pronti, via

Qualsiasi corsa ha sempre una riga che ne segna l’inizio, però c’è tutto un preludio che coinvolge più figure e gli stessi atleti. Max Benzoni alla Corsa Rosa cura tradizionalmente la partenza della tappa. Il deejay bergamasco ha maturato esperienze in radio e in tanti sport. Sa come scaldare le folle. Dall’Olimpia Milano di basket allo stadio San Siro per il Milan, dagli eventi spericolati di Red Bull alla Coppa del Mondo di sci fino alle ATP Finals di Torino dove una settimana fa ha visto trionfare Sinner. Col ciclismo ci lavora da una ventina d’anni e sa come si imposta il via della giornata.

«Può sembrare scontato dirlo – spiega dj Benzoni – ma dobbiamo essere differenti dall’arrivo. Noi apriamo ed è mattina per tutti, talvolta anche presto. Quindi non dobbiamo caricare troppo con la musica. Deve essere un risveglio graduale come se fosse una giornata a casa. Solitamente cerco di attirare l’attenzione a ciò che dicono gli speaker e dare la giusta carica musicale agli atleti che si avvicinano alla partenza con basi musicali adatte. Durante la mattina ci sono momenti fissi istituzionali, come la consegna della bandierina, in cui va una base neutra, ma ce ne sono altrettanti in cui è bello interagire con gli speaker o col pubblico attraverso stacchetti. O ancora con gli atleti se è il giorno del loro compleanno.

Max Benzoni fa il dj nel ciclismo da vent’anni, ma ha esperienze nel basket, calcio, eventi Red Bull, oltre che in radio
Max Benzoni fa il dj nel ciclismo da vent’anni, ma ha esperienze nel basket, calcio, eventi Red Bull, oltre che in radio

«Personalmente – prosegue – mi piace assecondare i gusti di chi lavora con me. Ad esempio le sigle dei film di Bud Spencer e Terence Hill vanno forte per fare dei break o per alleggerire alcuni momenti. Invece durante il cosiddetto podio-firma della squadre, utilizzo un’altra playlist. In generale la scelta delle musiche va in base alle hit attuali, al pop e al classico genere anni ’70/’80. Infine cambio totalmente genere quando siamo a pochi minuti dalla partenza, in cui metto una base di musica elettronica, che si presta anche bene al countdown che danno gli speaker».

Anche il luogo di partenza, se più o meno affollato, se più o meno centrale, può incidere sulla musica da mettere e ci vuole il giusto colpo d’occhio per adattarsi. Di sicuro al deejay non è richiesto di essere un appassionato di ciclismo, almeno nel parere di Max Benzoni. «Sicuramente uno appassionato può essere una risorsa, ma penso che non sia fondamentale. Certo, magari uno non lo è e poi lo diventa appassionato. Partiamo però dal presupposto che abbiamo una scaletta da seguire fatta dai nostri coordinatori in regia. Per quello che mi riguarda a me piacciono tutti gli sport che faccio, ma credo che se si è distaccati dallo stesso sport in cui stai mettendo musica, riesci a vedere meglio il quadro nella sua globalità e ad essere più attento».

Max Lietta è anche fonico in regia a Sky Sport. E’ stato dj in tantissimi eventi sportivi, oltre ad essere produttore di musica
Max Lietta è anche fonico in regia a Sky Sport. E’ stato dj in tantissimi eventi sportivi, oltre ad essere produttore di musica

Linea d’arrivo

Sul traguardo cambia tutto. I corridori si giocano la gara e il pubblico vive tutto da vicino. E questo diventa il regno di Max Lietta, che trasforma la linea d’arrivo con le sue musiche in base alle attività svolte prima della fine. Anche il suo palmares è lungo come quello di Pogacar. Nella carriera di Lietta non mancano volley, tennis, ciclocross, sci e tanti altri sport, oltre a radio e televisione, dove è fonico in regia a Sky Sport. La musica della team presentation di Firenze per la grande partenza del Tour del France è stata opera sua. Così come l’attuale format che viene usato al Giro d’Italia.

«Nel 2009 è nato quello che vedete oggi – racconta dj Max Lietta – prendendo spunto dalla stagione precedente. Assieme ad Alessandro Pesenti, uno dei responsabili della sport production di Rcs, abbiamo deciso di portare la musica sul traguardo, che prima era solo al villaggio commerciale. L’idea era quella di coinvolgere il pubblico e movimentare le ore che anticipavano l’arrivo dei corridori. In quegli anni ho inventato delle musiche elettroniche che sentiamo oggi. Le utilizzo attraverso un hardware cercando di seguire la cronaca degli speaker. Ovviamente cambiano in base ai finali di gara».

Dj Max Lietta nel 2009 è stato uno degli ideatori dell’attuale format di intrattenimento sulla linea d’arrivo del Giro
Dj Max Lietta nel 2009 è stato uno degli ideatori dell’attuale format di intrattenimento sulla linea d’arrivo del Giro

«Per un arrivo in volata – prosegue – oppure per un fuggitivo inseguito dal gruppo a pochi secondi, tengo una base in cui i battiti (le bpm, ndr) salgono e creano suspance a chi ascolta e vede le immagini sui ledwall col commento avvincente degli speaker. Se invece c’è un arrivo solitario di un atleta con un netto margine di vantaggio appena taglia la linea del traguardo metto sempre “Sex on fire” dei Kings of Leon che era la canzone preferita di Wouter Weylandt (tragicamente scomparso nella terza tappa del Giro 2011, ndr). Oppure un’altra canzone che metto spesso negli ultimi 500 metri per un certo tipo di finali è “Where the streets have no name” degli U2. Dobbiamo pensare che, indipendentemente che sia partenza o arrivo, aiutiamo gli stessi atleti a trovare la motivazione con la nostra musica».

Perché per il per il ciclista è bello far emozionare i tifosi a bordo strada con le proprie imprese, ma lo è anche per i deejay far “saltare” il pubblico con la propria musica.

L’occasione mancata: i 50 metri di Dainese a Padova, parla Tosatto

19.11.2024
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Hai presente quel giorno che ti sei mangiato le mani per una situazione che poteva essere gestita meglio? Tutti ne abbiamo uno nella nostra vita, anzi ben più di uno. Matteo Tosatto appena gli facciamo questa domanda ci chiede se deve cercare tra i ricordi di una carriera intera oppure del solo 2024. Siccome i racconti precedenti sono rivolti alla stagione appena conclusa gli chiediamo di concentrarsi solo su questo periodo. 

«La tappa di Padova al Giro d’Italia – dice Tosatto dopo qualche istante di silenzio – quella è stata la grande occasione sfumata. Il lavoro fatto per Dainese e la volata di quest’ultimo ci hanno portato così vicini alla vittoria che se mi guardo indietro capisco quanto ci siamo andati vicini».

L’arrivo a Prato della Valle a Padova per Dainese aveva un sapore speciale
L’arrivo a Prato della Valle a Padova per Dainese aveva un sapore speciale

Due uomini in meno

Padova: 18ª tappa del Giro d’Italia e la Tudor Pro Cycling che prende in mano la situazione negli ultimi chilometri. Siamo in Veneto, più precisamente a casa di Alberto Dainese. La Corsa Rosa porta i velocisti a giocarsi la penultima chance di vittoria a Prato della Valle. Le energie rimaste in corpo sono contate, quel che fa la differenza in questi casi è la testa e un po’ di fortuna. 

«Dopo tante tappe eravamo arrivati a Padova con due uomini in meno nel treno per Dainese – racconta Tosatto – a causa di cadute e malattie varie. Dai quindici chilometri al traguardo abbiamo fatto tutto perfettamente. Sono mancati gli ultimi 50 metri di una volata preparata davvero al meglio. Dainese dall’essere in testa si è ritrovato quarto sul traguardo per una questione di attimi. Peccato perché sarebbe stata la prima vittoria della Tudor in un Grande Giro».

La volata lanciata troppo presto gli è valsa un quarto posto finale, a vincere è stato Merlier
La volata lanciata troppo presto gli è valsa un quarto posto finale
Era il giorno giusto?

Se mi fermo a pensare direi di sì. Dainese nella sua Padova e noi con il lavoro svolto al meglio delle nostre possibilità. Anzi, perfettamente. Trentin ha fatto un grande lavoro così come Froidevaux, era tutto apparecchiato. L’occasione era davvero unica.

In che senso?

In un Grande Giro sei contro i velocisti più forti al mondo, al Giro c’erano Milan e Merlier. Entrambi a Padova erano rimasti un po’ incastrati in fondo al gruppo e non erano nella posizione migliore per sprintare. Noi siamo usciti molto bene dall’ultima curva, con le posizioni giuste. 

Ai 900 metri eravate primi con due uomini a scortare Dainese…

Eravamo perfettamente posizionati per entrare davanti nella parte finale. Con due uomini in più nel treno avremmo potuto tirare dritto e guadagnare quei metri che poi invece ci hanno penalizzato. Dainese è uscito dalle ruote a 250 metri dal traguardo, fosse partito ai 180 metri avremmo avuto sicuramente maggiori possibilità

Avreste potuto tenere la velocità più alta e poi uscire proprio alla fine. 

Dopo tante volate in cui per un motivo o per un altro le cose non erano andate secondo i piani quella di Padova era una bella occasione. Padova era speciale, Alberto (Dainese, ndr) ne parlava già dall’inverno. Ma questo è stato un anno nero per lui, con tanti infortuni e stop durante la stagione. Padova avrebbe rappresentato un grande riscatto. 

A Padova la Tudor guidata in ammiraglia da Tosatto ha sfiorato la prima vittoria in un Grande Giro
A Padova la Tudor guidata in ammiraglia da Tosatto ha sfiorato la prima vittoria in un Grande Giro
Sul bus a fine tappa si respirava l’aria di occasione mancata?

Se fosse andata bene ci saremmo sentiti ripagati delle sfortune dei giorni precedenti. Ci siamo andati solamente vicini, ma i ragazzi hanno fatto vedere che possono essere competitivi e concentrati fino alla fine. Quei 50 metri hanno cambiato un po’ la volata, non dico che se fosse partito dopo avrebbe vinto. Ma magari saremmo arrivati a giocarci una vittoria al fotofinish.

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

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A tutto Germani: il rinnovo, la crescita e il futuro della Groupama

16.11.2024
5 min
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Lorenzo Germani ha concluso la sua seconda stagione con la Groupama-FDJ e in entrambi i casi è andato oltre quota 70 giorni di corsa. Il ciociaro viene spesso chiamato in causa dal team francese, che su di lui conta parecchio. A testimonianza di ciò è arrivato anche il rinnovo di contratto, che lo legherà alla formazione WorldTour transalpina fino al 2027. Germani è passato under 23 con il devo team e ha fatto tutta la trafila fino ad arrivare in prima squadra. Dopo quattro anni che mastica il francese la pronuncia si è consolidata, nel raccontarci la sua stagione gli scappa un accento perfetto. Nello scherzare con lui questo diventa l’appiglio per snocciolare i pensieri di una stagione difficile ma che lo ha visto comunque crescere. 

«Sono partito a correre presto, al Tour de la Provence – dice – e anche bene. Ma tra la prima e l’ultima tappa in gruppo c’è stata una serie di ritiri clamorosa, se si guarda alle statistiche lo si vede (dei 117 partenti del prologo di Marsiglia solo 68 sono arrivati all’ultima tappa ad Arles, ndr). C’è stata la diffusione di un virus intestinale, che ha colpito anche me. Da lì non sono riuscito a recuperare completamente, anche perché la squadra aveva tanti altri corridori fuori per infortuni o malanni».

La seconda stagione di Germani nel WT si è conclusa con 78 giorni di corsa
La seconda stagione di Germani nel WT si è conclusa con 78 giorni di corsa

Rincorsa continua 

Il calendario di Germani parla di una costante presenza in gare di alto livello, un fattore che sicuramente aiuta a prendere dimestichezza con il WorldTour. Tuttavia correre senza essere mai al top della forma in questo ciclismo può portare maggiore fatica nelle gambe.

«Non sono mai riuscito a rimettermi ad un ritmo corsa giusto – spiega Germani – nel senso che oltre a un po’ di riposo avrei avuto bisogno di un periodo di allenamento costante, per ricostruire la condizione. Sono arrivato fino al Giro d’Italia non con le gambe che avrei voluto per la mia prima presenza alla Corsa Rosa. L’ho comunque finito in crescendo e questo è stato un buon segnale per me».

Due Grandi Giri

Nelle sue due stagioni con la Groupama-FDJ il classe 2002 ha collezionato già tre presenze in grandi corse a tappe, con un Giro d’Italia e due Vuelta. 

«Dopo aver rifiatato a metà stagione – continua – ho ripreso gli allenamenti in vista della mia seconda Vuelta. E’ stata una gara tostissima, non ho mai sofferto così tanto. Nei primi dieci giorni il caldo ci ha distrutti, poi la seconda e terza settimana si saliva e basta. Penso però che quest’anno sia stato utile per crescere ulteriormente, fare due Grandi Giri in una stagione dà una marcia in più. Infatti una volta uscito dalla Vuelta ho fatto registrare i miei migliori valori, nelle ultime corse di stagione ho capito di stare bene.

«E’ anche un bel modo di progredire – continua – perché questo step mi consentirà di aiutare maggiormente i miei compagni. Un conto è tirare nelle prima fasi di gara, un altro è arrivare fino al momento decisivo. Al Lombardia sono riuscito a restare con i migliori e scortare Gaudu fino all’inizio della salita per la Colma di Sormano. Spero che questa stagione mi dia anche quel qualcosa in più per giocarmi le mie carte quando sarò chiamato a farlo».

Il cammino prosegue

La Groupama-FDJ a fine 2022 fece passare tra i professionisti un blocco di sette ragazzi che arrivavano dal devo team. Quel gruppetto di giovani corridori ha continuato il proprio cammino di crescita, ma dei sette iniziali ne sono rimasti solamente tre: Romain Gregoire, Enzo Paleni e il nostro Lorenzo Germani. Chi per un motivo e chi per un altro gli altri hanno lasciato il team francese che li aveva cresciuti. 

«Il rinnovo – spiega Germani – era nell’aria già da dicembre 2023, quindi avevo testimonianza della fiducia della squadra nei miei confronti. Questo mi ha fatto restare sereno in ogni momento della stagione. L’obiettivo è continuare a progredire e far parte del progetto Groupama».

Tra i nomi illustri che hanno salutato i vecchi compagni di avventura c’è quello di Lenny Martinez. Il francesino ha conquistato cinque vittorie nel 2024 e dalla prossima stagione vestirà i colori della Bahrain Victorious. Un addio difficile da digerire ma che fa parte delle scelte sportive di ogni corridore.

«Certamente – conclude Germani – il fatto che Martinez non sarà più con noi ci crea dispiacere. Allo stesso tempo credo che la squadra rimanga molto forte e nell’anno a venire potremo fare bene. Arrivano altri ragazzi forti del team di sviluppo e in più la squadra si è rinforzata con corridori di esperienza come Remì Cavagna e Guillaume Martin. In più rimane Romain Gregoire che nel finale di stagione ha fatto molto bene e ha ancora ampi margini di crescita».

L’occasione mancata: Zanatta e la fuga di Pietrobon a Lucca

15.11.2024
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Hai presente quel giorno che ti sei mangiato le mani per una situazione che poteva essere gestita meglio? Dopo Cozzi, oggi tocca a Stefano Zanatta, direttore sportivo del Team Polti-Kometa, e il suo ricordo va dritto alla quinta tappa del Giro d’Italia, con Andrea Pietrobon terzo al traguardo. Si poteva vincere? Con un po’ di fortuna forse sì. Non è un’occasione da recriminare, se non contro la cattiva sorte e gli avversari che non hanno mai mollato un metro.

«Prima nella fuga c’era entrato Bais – racconta il trevigiano, voluto fortemente sull’ammiraglia da Ivan Basso – ma le squadre dei velocisti non lasciavano spazio. Poi è andato Andrea e magari con un po’ di fortuna in più, cambiava la stagione».

Zanatta, 60 anni, è tornato in ammiraglia con Basso per il lancio della Eolo-Kometa. E l’avventura continua
Zanatta, 60 anni, è tornato in ammiraglia con Basso per il lancio della Eolo-Kometa. E l’avventura continua

La tappa andava da Genova a Lucca in 178 chilometri, 78 dei quali fatti in fuga proprio da Pietrobon. Il gruppo avrebbe affrontato in partenza il Passo del Bracco e nel finale il Montemagno da Camaiore. La squadra voleva andare in fuga: è la filosofia di corsa con cui nei suoi primi anni ha portato a casa la vittoria dello Zoncolan con Fortunato e quella di Bais a Campo Imperatore.

Si doveva andare in fuga anche quel giorno?

L’idea era di averne uno dentro sin dall’inizio e avevamo individuato Mattia Bais. Per noi il fatto di provarci è un leit motiv. Li obblighiamo a pensare fuori dagli schemi, a fare cose che nessuno si aspetta. Chi corre con noi deve essere disposto anche a fare cose tecnicamente non corrette. C’è uno solo che scatta in salita e arriva, noi dobbiamo correre diversamente. E la fuga di Pietrobon quel giorno a Lucca ci ha dato il morale per provarci ancora. Ad esempio per far andare Maestri in fuga con Alaphilippe.

Quindi prima Bais e poi Pietrobon?

Esatto. E quando dopo la salita ha visto partirei due francesi, cioè Benjamin Thomas ed Enzo Paleni, si è buttato dentro. Mattia aveva fatto la sua parte, toccava ad Andrea e devo dire che ha fatto tutto alla perfezione. Sapevamo che Thomas era più forte, per cui gli abbiamo detto di provare agli 800 metri. Sei nel finale di tappa. Sei andato per parecchi chilometri a 50 all’ora con il gruppo a 45 secondi. Se parti che manca un chilometro, ci sta che reggi. Se parti prima, ti pianti. Lui è partito bene. C’era una semicurva e poteva tenere certe velocità, conosco il mio corridore. Però l’uomo della Groupama (Paleni, ndr) non ha mollato un metro e lo ha messo nel mirino. Chissà se Andrea avesse tenuto le mani sotto…

Cambiava qualcosa?

Vedo che ormai hanno tutti la tendenza di abbassare il manubrio per essere aerodinamici, solo che poi non riescono a scendere e allora tengono le mani sulle leve dei freni. Lo stile di Andrea è buono, però lui è uno di quelli che tiene le mani sopra. Magari se le avesse tenute sotto sarebbe stato più aerodinamico in quei pochi metri. Oppure, al contrario, non avrebbe avuto la potenza che serviva. Di sicuro dietro non hanno calato un attimo.

Pietrobon ha attaccato, ma è stato ripreso da Thomas che ha vinto e Valgren
Pietrobon ha attaccato, ma è stato ripreso da Thomas che ha vinto e Valgren
E alla fine l’hanno ripreso…

Ma sono arrivati in tre, l’azione l’aveva fatta giusta. Ha vinto Thomas, poi Valgren e poi lui. Dietro Paleni a 3 secondi e poi Milan che ha vinto la volata del gruppo a 11 secondi. Sul pullman un po’ abbiamo respirato l’aria dell’occasione perduta, ma gli abbiamo fatto i complimenti. Pietrobon fatto tutto benissimo. Ha provato dove gli avevamo detto di provare, che cosa volevi dirgli?

Tarozzi: una stagione in fuga dalla Spagna alla Malesia

25.10.2024
7 min
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1.962 chilometri dei 12.395 corsi nel 2024 visti dalla testa della corsa. Manuele Tarozzi conclude la sua terza stagione in maglia VF Group-Bardiani CSF-Faizanè con questi numeri, ai quali affianca anche due vittorie. Il corridore di Faenza è pronto per le vacanze di fine stagione, che corrispondono anche alla luna di miele, visto il matrimonio celebrato lo scorso giugno. Ma prima di partire gli chiediamo di ripercorrere insieme a noi questi 1.962 chilometri, iniziati in Spagna e terminati in Malesia. 

«Tra poche ore sarò in volo – ci anticipa Tarozzi – direzione Seychelles per andare finalmente in ferie. Torneremo il 5 novembre e dal 10 sarò di nuovo in bici, d’altronde la stagione inizia il 20 gennaio e bisogna farsi trovare pronti. Ora però mi godo due settimane senza regole e pensieri, poi si pensa al 2025».

La stagione inizia con il botto, Tarozzi (a sx) e Tonelli (a dx) in parata alla prima tappa della Valenciana dopo 155 km in testa
La stagione inizia con il botto, Tarozzi (a sx) e Tonelli (a dx) in parata alla prima tappa della Valenciana dopo 155 km in testa

Di necessità virtù

Manuele Tarozzi durante questi tre anni ha intensificato sempre di più la sua presenza nelle fughe della prima ora. Nel 2022 fu una sola alla Coppa Sabatini, l’anno dopo sei, mentre quest’anno i giorni in avanscoperta sono stati ben 16.

«Mi sono accorto al Giro del Veneto di domenica – continua – che non ho il ritmo per seguire i migliori. Mi mancano quei 5 o 10 minuti di sforzo massimale per restare con loro. Così mi sono dovuto ingegnare e ho capito che se voglio vincere devo anticipare la corsa. Qualche volta arrivo anche (dice ridendo, ndr) e devo dire che è un bel modo di fare, sia per me che per la squadra».

Tarozzi con la maglia della classifica a punti della Valenciana, conquistata dopo la prima tappa
Tarozzi con la maglia della classifica a punti della Valenciana, conquistata dopo la prima tappa
La prima fuga quest’anno è stata alla Valenciana, con la doppietta firmata insieme a Tonelli dopo 155 chilometri. E’ stata difficile?

Non direi, anzi quelle a inizio stagione sono le fughe più semplici perché arrivi fresco, riposato e libero di mente. A gennaio e febbraio la testa è sgombra da fatiche e pensieri che invece si accumulano durante l’anno. In più nei primi mesi faccio registrare valori alti, che difficilmente replico nel resto dell’anno. Quella della Valenciana è stata una giornata particolare nella quale piano piano abbiamo staccato tutti i nostri compagni di avventura. Poi ci siamo goduti l’arrivo in parata.

Anche se ad un certo punto avete sbagliato strada.

Lì è stato un errore della traccia GPX. Tonelli ha visto che doveva girare a destra, aveva la testa bassa e si è buttato. Io mi ero accorto dell’errore e l’ho richiamato, in quel momento avevamo ancora tanto vantaggio sul gruppo. Non è stato un finale thrilling, diciamo che è andata bene!

Sulle strade della Coppi e Bartali arriva la maglia verde dedicata ai GPM
Sulle strade della Coppi e Bartali arriva la maglia verde dedicata ai GPM
Poi sono arrivate le tre fughe, su cinque tappe, alla Coppi e Bartali…

Il primo giorno sono andato in avanscoperta e ho preso la maglia dei GPM, così la squadra mi ha detto di tenerla. Questo mi ha portato a cercare la fuga anche il giorno dopo per prendere altri punti. L’ultima tappa, invece, sono andato in avanscoperta per evitare brutte sorprese. Con me c’era anche il secondo della classifica dei GPM quindi me la sono dovuta sudare. Sono uscito da quella gara parecchio cotto visti i 315 chilometri in fuga sui 707 totali di gara. Però era la corsa di casa, quindi l’ho fatto volentieri. 

Dei tanti giorni passati in testa alla corsa quali sono stati i tuoi preferiti?

Quelli del Giro d’Italia. Non per sminuire le altre gare ma la corsa rosa è davvero unica. Il giorno migliore direi quello vissuto sulle strade di casa, da Riccione a Cento. Abbiamo fatto tutta la Via Emilia, e siccome le visite parenti sono ormai vietate mi sono dovuto inventare la fuga, anche se non ne valeva la pena.

Al Giro nella tappa di casa Tarozzi ha vinto la classifica dell’Intergiro
Al Giro nella tappa di casa Tarozzi ha vinto la classifica dell’Intergiro
In che senso?

Decidere di andare in fuga prevede comunque una strategia. Si cerca di uscire allo scoperto quando sai che ci sono buone chance di arrivare al traguardo. Questa cosa si impara con il tempo. Ad esempio al Giro sai che nella tappa dei muri ci sono buone occasioni, infatti quest’anno ha vinto Alaphilippe. Io lì c’ero, ma il francese è stato più forte. Tornando alla tappa di Cento si sapeva che il gruppo avrebbe chiuso, ma sulle strade di casa si doveva fare. Ma lì era una lotta per capire chi potesse andare in fuga. 

Tarozzi, sullo sfondo a destra, che sprinta per il 10° posto nella terza tappa del Tour of Istanbul dopo 70 chilometri in fuga solitaria (foto Brian Black Hodes)
Tarozzi, sullo sfondo a destra, che sprinta per il 10° posto nella terza tappa del Tour of Istanbul dopo 70 chilometri in fuga solitaria (foto Brian Black Hodes)
Spiegaci meglio.

Che in certe tappe la fuga non parte perché provano tutti, come nella tappa di Sappada al Giro di quest’anno. Altri giorni si fanno 50 chilometri senza che nessuno faccia uno scatto o un allungo. 

Tra l’altro tu eri anche in quella di Sappada…

Direi che è stata la più bella della stagione. Per tanti era l’ultimo giorno disponibile per provare a vincere, anche perché il giorno si scalava due volte il Monte Grappa e il verdetto era scritto. Così come a Roma. Quel giorno verso Sappada siamo andati via in 19. E’ la mia fuga preferita perché nonostante tutto ho ottenuto un buon undicesimo posto, che al Giro non fa mai male. 

Poi sono arrivate quelle più “esotiche” in Malesia e in Cina, lì riesci a goderti il panorama?

Quando sei in fuga meno. In gruppo puoi alzare lo sguardo una volta in più e respirare. Invece nel momento in cui sei in testa alla corsa devi pensare a come fare per arrivare per primo. La mente è impegnata a cercare strategie per fregare il gruppo. 

La giornata più dura?

In Turchia! Mi sono sciroppato 70 chilometri da solo e mi hanno ripreso solamente a 100 metri dall’arrivo (in apertura foto Tour of Istanbul). In quei momenti, a fine gara, pensi sempre che avresti potuto fare qualcosa in più: una pedalata, una curva… Ma poi ti rivedi in video e capisci che non era possibile. Di quel giorno mi rimane l’orgoglio di essere arrivato a pochi metri dal successo e la soddisfazione di non aver buttato tutto visto il decimo posto finale. Al contrario di quanto fatto in Malesia. 

In Malesia due giornate dal sapore opposto: la prima sa di beffa, la seconda (in foto) di rivincita
In Malesia due giornate dal sapore opposto: la prima sa di beffa, la seconda (in foto) di rivincita
Perché?

Nella quarta tappa ci hanno ripreso a 200 metri dall’arrivo, ma lì siamo stati ingenui. Ci siamo fermati a un chilometro dall’arrivo per guardarci. Nessuno voleva perdere e alla fine il gruppo ci ha infilato. Non ci ho dormito la notte, e sono uno che di solito chiude gli occhi presto a letto. Avevo talmente tanta rabbia che due giorni dopo sono ripartito e ho vinto, anche se per soli nove secondi. Poi ce n’è un’altra della quale sono orgoglioso.

Quale?

La vittoria in Cina, al Tour of Qinghai Lake. Nella frazione regina, la terza, sapevo di non avere il passo degli scalatori più forti. Così ho deciso di anticipare, sapevo che se fossi arrivato con un minuto o due ai piedi dell’ultima salita sarei potuto rimanere agganciato ai migliori. Così è stato. In discesa ho recuperato un po’ e nel finale me la sono giocata con Mulubrhan allo sprint. Un doppio risultato positivo: la vittoria e la maglia di leader. Il giorno dopo l’ho persa, ma quella tappa mi ha permesso di rimanere sul podio della classifica generale.

Al via il Giro d’Italia Virtual: con BKOOL si pedala la Corsa Rosa 

25.10.2024
4 min
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La stagione 2024 di ciclismo su strada per professionisti si è conclusa, e ora gli appassionati possono immergersi nei grandi eventi di ciclismo indoor. A pochi giorni dalla vittoria di Tadej Pogacar al Lombardia, RCS Sport & Events e BKOOL hanno annunciato una nuova edizione del Giro d’Italia Virtual. Il tutto avvenuto con una “Group Ride” virtuale che ha visto la partecipazione di Paul Magnier della Soudal Quick-Step. Un’esperienza innovativa che permetterà a tutti di vivere tutte le emozioni della Corsa Rosa… comodamente da casa.

Partecipare al Giro d’Italia Virtual 2024 è semplice: basta possedere un rullo smart o una Smart Bike e avere un abbonamento alla piattaforma BKOOL. Gli utenti possono anche provare gratuitamente l’esperienza per 30 giorni, iscrivendosi su a questo link. Grazie alla tecnologia di simulazione immersiva di BKOOL, i partecipanti potranno pedalare sugli stessi percorsi delle tappe reali del Giro d’Italia di quest’anno, registrate appunto durante l’ultima edizione della corsa. 

Il prossimo Giro d’Italia Virtual si terrà sulla piattaforma BKOOL
Il prossimo Giro d’Italia Virtual si terrà sulla piattaforma BKOOL

Pedalare al fianco dei campioni

Una delle caratteristiche più emozionanti di questa esperienza è la partecipazione di grandi nomi del ciclismo come Alberto Contador, Chris Froome, Óscar Freire, Remco Evenepoel, Tim Merlier e Mikel Landa. Gli utenti avranno così la possibilità di allenarsi con questi campioni e interagire con loro tramite i profili Instagram. Questa novità aggiunge un livello di coinvolgimento senza precedenti, permettendo a tutti di sentirsi parte di una vera gara ciclistica, pur restando comodamente a casa propria.

«Immaginate di affrontare le rampe del Mortirolo – ha commentato Álvaro Galindo, Head of Business di BKOOL – indossando la Maglia Rosa e lottando per stare a ruota di ciclisti da tutto il mondo che cercano di staccarti. Oppure di sprintare per le strade di Napoli con migliaia di tifosi che ti incitano all’arrivo. Noi di BKOOL abbiamo lavorato un anno intero per creare l’esperienza di ciclismo virtuale più realistica e spettacolare e non potremmo essere più soddisfatti».

Anche Roberto Salamini, Responsabile Marketing & Comunicazione di RCS Sport, ha sottolineato l’importanza del progetto. «Il progetto di BKOOL dedicato al Giro d’Italia – ha affermato Salamini – si conferma come un’opportunità unica per espandere il fascino e la portata di uno degli eventi ciclistici più iconici a livello mondiale. La possibilità di partecipare virtualmente non solo fidelizza gli appassionati, ma offre anche un’esperienza innovativa per nuovi utenti, che possono vivere in prima persona l’esperienza della Corsa Rosa. Inoltre, l’uso delle più moderne tecnologie nel campo della realtà virtuale e delle piattaforme digitali rafforza la percezione del Giro d’Italia come evento all’avanguardia creando un valore duraturo per sponsor e stakeholder».

La visione di BKOOL

Il Giro d’Italia Virtual 2024 offrirà una nuova tappa ogni 15 giorni fino al prossimo maggio, permettendo ai partecipanti di vivere tutta la stagione ciclistica indoor e accumulare esperienze memorabili. L’evento si concluderà con un grande sorteggio che premierà tutti i partecipanti con una serie di premi esclusivi. Tra questi ci sono esperienze VIP per la prossima edizione del Giro d’Italia 2025, edizioni speciali della Maglia Rosa e molte altre sorprese…

BKOOL è un’azienda tecnologica specializzata nello sviluppo di soluzioni interattive e innovative per il ciclismo e il fitness. Con il proprio simulatore avanzato, BKOOL è in grado di offrire un’esperienza realistica e totalmente immersiva che permette ai ciclisti di allenarsi e competere con altri utenti da ogni parte del mondo. Grazie a BKOOL Fitness, l’azienda si è anche affermata nel settore del fitness domestico, offrendo lezioni virtuali con istruttori attraverso un’app per smartphone. Attualmente, i prodotti di BKOOL sono distribuiti in oltre 50 (!) paesi.

Giro d’Italia Virtual

Storer: rinato alla Tudor sotto lo sguardo attento di Tosatto

20.10.2024
5 min
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La stagione 2024 della Tudor Pro Cycling è terminata per quanto riguarda il calendario di corse, ma non negli appuntamenti. Tra qualche giorno è previsto un raduno in Svizzera, nel quartier generale del team, per parlare di futuro e 2025. Poi ci sarà il “liberi tutti” e sarà tempo di pensare alle vacanze e al riposo di fine stagione

«Saranno quattro giorni di raduno – spiega Matteo Tosatto, diesse del team – dove organizzeremo il 2025. I corridori faranno le visite mediche, si parlerà un po’ dei vari programmi, ma soprattutto ci divertiremo un po’ che male non fa. I ragazzi avranno modo di vedere la sede principale, respirare l’aria degli uffici e della parte organizzativa. Anche perché poi è difficile ripassare da queste parti a stagione iniziata». 

Per Tosatto è stato il primo anno alla guida della Tudor Pro Cycling
Per Tosatto è stato il primo anno alla guida della Tudor Pro Cycling

La nuova avventura

Questa è stata la prima stagione per il diesse veneto alla Tudor Pro Cycling. Una nuova avventura arrivata al termine di sette anni marchiati Team Sky prima e Ineos Grenadiers poi. Prima di andare a parlare di corridori è doveroso chiedere a Matteo Tosatto come sia andata la sua stagione nella professional svizzera. 

«Molto bene – racconta – direi che il 2024 è stato un anno molto positivo. Abbiamo una bella realtà. Rispetto alla Ineos ci sono due filosofie di vita differenti, ma in Tudor c’è un grande ambiente e soprattutto è in costante miglioramento. Per il prossimo anno si respira una gran voglia di fare e di investire, per diventare una squadra di riferimento. La più grande differenza con la Ineos è che lì si partiva per vincere, anche in Tudor l’obiettivo è sempre quello, ma con la consapevolezza che in qualche gara può essere parecchio difficile. Noi vogliamo fare sempre bella figura e vivere la corsa da dentro, nelle posizioni che contano. A volte una top 10 o un piazzamento nei cinque vale una vittoria, o comunque è motivo di grande soddisfazione».

Il risultato migliore di Storer nell’arco di tutta la stagione è stato il decimo posto al Giro
Il risultato migliore di Storer nell’arco di tutta la stagione è stato il decimo posto al Giro
Con l’approccio verso i corridori che differenze hai trovato?

Qui ci sono molti giovani che devono fare esperienza, o comunque corridori che gareggiano in certi appuntamenti per la prima volta. Bisogna spiegare come si affrontano certi tratti, perché si deve stare davanti e soprattutto renderli sereni. Per fare ciò serve un grande lavoro mentale. 

Uno dei corridori che ha fatto una stagione positiva è Michael Storer, lui arrivava dal WorldTour e si è trovato in una formazione nuova, diversa. 

Prima di arrivare qui, Storer ha corso in Groupama per due anni, e ancora prima era alla Sunweb. E’ venuto da noi in Tudor consapevole dei suoi mezzi e delle difficoltà che aveva su certi percorsi. Tuttavia ha fatto un grande step a livello di qualità. Ha iniziato la stagione in Australia, nella corsa di casa, ma ha corso con la maglia della nazionale. Con noi è partito dal UAE Tour e ha portato a casa subito un sesto posto nella generale. 

L’australiano è andato forte tutto l’anno conquistando diverse top 10 nelle varie corse disputate
L’australiano è andato forte tutto l’anno conquistando diverse top 10 nelle varie corse disputate
Ha ottenuto i risultati migliori con te in ammiraglia, che punto di contatto avete trovato?

E’ un ragazzo molto tranquillo, uno che non chiede troppo al team. Direi che si è trovato in un ambiente in cui tutti hanno avuto la massima fiducia verso di lui, al 100 per cento. Ha trovato la serenità, e credo che questa sia la parola perfetta, per andare alle corse al meglio delle sue possibilità. 

Guardando ai risultati si può dire che la sua forza è stata la costanza. 

Il suo obiettivo stagionale era il Giro d’Italia, dal quale è uscito con una top 10 di tutto rispetto. La chiave è stata proprio la costanza: considerate che al primo arrivo in salita a Oropa è arrivato sesto, e alla tappa del Grappa nono. Anche una volta rientrato al Czech Tour e poi a Burgos ha mantenuto il trend positivo, con un sesto e un quinto posto nella generale. Storer ha trovato l’ambiente giusto, con compagni e staff ha una bella intesa. E questo gli ha permesso di essere sempre performante, dal primo febbraio ad ora. 

In salita Storer è sempre stato con i migliori, pagando solamente pochi secondi dai primi
In salita Storer è sempre stato con i migliori, pagando solamente pochi secondi dai primi
Si è visto, considerando anche il 13° posto al Lombardia…

Sulla Colma di Sormano insieme a Pogacar, Evenepoel e Mas c’era anche lui. In salita è uno dei primi e lo si è visto anche al Giro. Alla corsa rosa quando c’era selezione lui era lì con i primi. Un conto è arrivare decimo di rincorsa, un altro conto è arrivare decimo perché ci sei e reggi il confronto. 

Nel 2024 ha curato per la prima volta la classifica in una corsa di tre settimane, cosa gli manca per fare un ulteriore step?

Il suo più grande tallone d’Achille è la cronometro. Deve migliorare tanto nella posizione e nel fare sacrifici a casa allenandosi parecchio in questa disciplina. Se guardo ai minuti persi nelle due cronometro al Giro mi sento male. Per fortuna ha ampi margini di miglioramento, anche in altri punti.

Il suo vero punto debole è la cronometro, sulla quale dovrà lavorare in vista del 2025
Il suo vero punto debole è la cronometro, sulla quale dovrà lavorare in vista del 2025
Quali?

La posizione in gruppo è uno di questi. A volte corre troppo indietro e spende molto per risalire e riportarsi nelle prime posizioni. Storer ha un grande margine di crescita, per questo siamo molto fiduciosi. In più con l’arrivo di corridori forti ed esperti come Alaphilippe e Hirschi avrà modo di crescere e imparare da loro. Siamo contenti del team che si sta andando a formare e non vedo l’ora di lavorarci insieme. Ma prima le meritate vacanze.

Gavazzi: il mondo giù dalla bici e i consigli a Piganzoli

19.10.2024
6 min
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«Diciamo che questo primo anno giù dalla bici me lo aspettavo più traumatico. Dopo una vita che ti alleni e hai sempre degli obiettivi a cui puntare, mi aspettavo un maggiore disorientamento. Invece a casa ho occupato bene il tempo con la famiglia e con la squadra ho viaggiato parecchio. Alla fine quello delle corse è stato il mio mondo per anni e non mi sono distaccato totalmente. Me lo sono goduto in maniera serena e felice. Il ciclismo mi manca, vero. Ma non ho mai detto: “Mi piacerebbe correre”. Questo vuol dire che ho smesso nel momento giusto. E che a questo sport ho dato quel che dovevo, fino all’ultimo».

A parlare è Francesco Gavazzi. Dopo 17 anni passati nel mondo del professionismo, l’anno scorso ha appeso la bici al chiodo, correndo la sua ultima gara in carriera alla Veneto Classic, in maglia Eolo-Kometa. Tuttavia il valtellinese non ha abbandonato il team, che nel frattempo è diventato Polti Kometa (in apertura, foto Maurizio Borserini). 

Francesco Gavazzi è rimasto vicino agli ex compagni di squadra, seguendoli per una sessantina di giorni di gara (foto Maurizio Borserini)
Francesco Gavazzi è rimasto vicino agli ex compagni di squadra, seguendoli per una sessantina di giorni di gara (foto Maurizio Borserini)

365 giorni dopo

Un anno dopo, quelle righe iniziali racchiudono il suo pensiero sull’addio al ciclismo e su questo 2024 vissuto nel team ma con un ruolo diverso. 

«Vivere le corse da fuori – continua Gavazzi – è bello, ho gestito l’area hospitality della squadra e mi sono goduto il ciclismo. Vedere un Giro d’Italia da fuori è fantastico, una festa continua. Te lo godi per l’evento che è: un viaggio bellissimo in bici nel nostro Paese. Mi sono goduto tante piccole cose che negli anni da corridore non potevo fare, ad esempio mangiare ogni prodotto tipico delle regioni in cui eravamo (ride, ndr). Poi in Polti ho un rapporto speciale con tutti, un’amicizia stretta che mi ha permesso di restare a contatto con i corridori. Mi piace parlare con loro prima di cena, sentire cosa pensano, quali sono le loro sensazioni. Mi sono sentito nel prosieguo della carriera agonistica ma senza la fatica di pedalare, che non è male (ride ancora, ndr). 

Davide Piganzoli (classe 2002) è arrivato a Roma 13° in classifica generale
Davide Piganzoli (classe 2002) è arrivato a Roma 13° in classifica generale
Tra i tanti ragazzi della Polti c’è un valtellinese come te: Piganzoli. L’anno scorso gli avevi lasciato dei consigli, quest’anno come lo hai ritrovato?

Proprio al Giro è andato forte, ha provato a tenere duro e fare classifica durante tutte e tre le settimane. In alcuni giorni ha un po’ pagato lo sforzo, non ha avuto la brillantezza per provare a vincere una tappa. Cosa che Pellizzari, altro giovane promettente come lui, ha fatto. 

Il tenere duro di Piganzoli lo ha messo meno sotto i riflettori. 

Sono scelte diverse. Pellizzari un giorno è stato male ed è uscito di classifica, la sua condotta di gara nell’ultima settimana è stata giusta. “Piga” invece non ha avuto giorni di crollo e ha fatto un Giro solido. Penso che la sua sia una stata una scelta utile in chiave futura. 

Piganzoli ha corso il Giro d’Italia provando a fare classifica, una scelta utile per il futuro
Piganzoli ha corso il Giro d’Italia provando a fare classifica, una scelta utile per il futuro
In che senso?

Voleva capire cosa voglia dire correre un Giro d’Italia per fare classifica. Gestire tre settimane di corsa è una cosa che non puoi capire finché non lo vivi. Da under 23 al Giro Next Gen o al Tour de l’Avenir al massimo corri per 9-10 giorni. Da un certo punto di vista la scelta di Piganzoli sarà utile perché nel 2025 lui saprà cosa aspettarsi dal Giro, Pellizzari meno. 

Poi eri anche all’Emilia, vero?

Sì. E lì Piganzoli ha fatto un numero esagerato. Lo ha pagato un po’ al Lombardia forse, più dal punto di vista psicologico. Nel senso che forse lui stesso si aspettava qualcosa in più dal punto di vista del risultato. Penso abbia pagato la distanza, d’altronde 250 chilometri non sono facili da digerire a 22 anni. C’è tempo per crescere. 

Dopo l’ottima prestazione dell’Emilia il valtellinese aveva buone aspettative per il Lombardia
Dopo l’ottima prestazione dell’Emilia il valtellinese aveva buone aspettative per il Lombardia
Perché dici che lo ha pagato dal punto di vista psicologico?

Finita la gara, sul pullman, non era il solito Piganzoli. Lui è uno che ride e scherza con tutti, ma sabato era scuro in volto. E’ un ragazzo molto ambizioso, con una mentalità da grande corridore. Quando sale in bici si trasforma. Mi ricorda un po’ Nibali per certi versi, vive le gare con tranquillità e con il giusto distacco, quello che non gli fa pesare il grande evento. 

Nelle gare di un giorno potrà dire la sua?

Penso che lo abbia dimostrato all’Emilia. Se c’è dislivello lui si mette in mostra e può fare molto bene. La batosta del Lombardia l’ha presa, ma questo perché lui da se stesso si aspetta tanto, come fanno tutti i grandi corridori. Ha preso le misure e ha capito cosa vuol dire correre in certe gare e cosa serve per essere competitivo. 

Ma per certi appuntamenti come il Lombardia servono ancora tanti chilometri e altrettanta esperienza
Ma per certi appuntamenti come il Lombardia servono ancora tanti chilometri e altrettanta esperienza
Visto che si è parlato di Pellizzari, lui andrà in una WT nel 2025, Piganzoli rimane da voi. Che ne pensi?

Credo che Piganzoli, ora come ora farebbe fatica in una formazione WorldTour buona. Non perché non abbia le qualità, anzi. Però negli squadroni è sempre complicato, soprattutto se non arrivi con un certo status. Qui da noi farà la Tirreno, il Giro e il Lombardia e avrà modo di tornare a queste gare come leader. C’è dell’altro. 

Cosa?

Credo che Piganzoli ora scalpiti per andare in una WorldTour, ma fare un altro anno con noi sarà utile. Se ne renderà conto in futuro. Lui è destinato a crescere e migliorare nei prossimi tre, quattro anni, è un fatto di sviluppo. E’ giovane e ha tanto da capire, anche tatticamente. In più fare il professionista non è solamente andare alle gare e pedalare, ma anche gestire la vita a casa e imparare a capire il proprio fisico. Magari un anno cambi preparazione per vedere se il tuo corpo reagisce meglio o se cresci in un certo aspetto. Si tratta di affinare. 

Un altro anno alla Polti sarà la via giusta per crescere e migliorare, in bici e fuori
Un altro anno alla Polti sarà la via giusta per crescere e migliorare, in bici e fuori
Insomma, servono i passi giusti. 

Assolutamente, anche perché il ciclismo ora è molto stressante, sia mentalmente che fisicamente. Tanti giovani fanno fatica, si abbattono e poi si arrendono. La differenza la fa la testa, oggi più di prima. Perché in tanti vanno forte, ma non tutti sono in grado di reggere la pressione. 

Lui sì?

Piganzoli si mette pressione da solo, ma non si fa travolgere da quella esterna. Però fino ad ora non è mai stato troppo sotto i riflettori. Mentre l’anno prossimo ci sarà gente che da lui si aspetta qualcosa e restare in un ambiente che conosce e che lo conosce gli farà solo bene.

Aleotti: il rinnovo, Guangxi e il futuro con la Red Bull-Bora

06.10.2024
5 min
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Nel momento in cui chiamiamo, Giovanni Aleotti è nel bel mezzo dei preparativi della valigia per il Giro dell’Emilia (corso ieri). E’ stato strano pensare al corridore di Mirandola che fa i bagagli per la corsa di casa, ma così impone il ritmo della Red Bull-Bora hansgrohe. Saranno più impegnativi i preparativi per l’ultima corsa dell’anno, il Tour of Guangxi in Cina. Aleotti ci aveva detto che gli sarebbe piaciuto andare a correre l’ultima corsa WorldTour dell’anno, magari con obiettivi maggiori. Per ora il biglietto con il suo nome è pronto, i gradi che metterà sulle spalle della sua divisa saranno da decidere nei prossimi giorni. 

«Non so chi ci sarà con me in Cina – ha detto – o almeno in maniera ufficiale. Sicuramente le forze rimaste in corpo saranno contate, d’altronde la stagione è stata bella lunga. Io stesso ho messo insieme parecchi giorni di gara (ad ora 77, compreso il Giro dell’Emilia, ndr) e tanti ritiri. Per la prima volta in carriera ho partecipato a due grandi corse a tappe: il Giro e la Vuelta. E’ stata una stagione positiva, nella quale mi sono ritrovato. Proprio a voi lo scorso anno, in Cina, dissi che il 2023 fu la peggior stagione in assoluto. Tanto da definirla non classificabile».

Cattaneo e Aleotti erano entrambi nella lista di Bennati, dopo la Vuelta sono arrivate le decisioni del cittì
Cattaneo e Aleotti erano entrambi nella lista di Bennati, dopo la Vuelta sono arrivate le decisioni del cittì

Fiducia ritrovata

Invece ora la voce dall’altra parte del telefono suona felice e decisa. Aleotti ha trovato di nuovo la fiducia nei propri mezzi e anche la vittoria: al Giro di Slovenia. Un 2024 che lo ha portato nell’orbita della maglia azzurra. La convocazione per Zurigo alla fine non è arrivata, ma essere preso in considerazione fa sempre piacere.

«Penso che partecipare a un mondiale – prosegue Aleotti – sia il sogno di ogni ciclista. Il numero di atleti è limitato e qualcuno deve rimanere fuori. La scelta di Bennati l’ho presa con il giusto piglio. Lui mi ha spiegato le sue scelte e io mi sono sentito di ringraziarlo per avermi preso in considerazione. Anche essere parte di quella lista era un obiettivo, vista la stagione scorsa. E’ chiaro che partecipare mi avrebbe fatto piacere, ma il cittì prende le sue decisioni. Non sono sempre facili e io le rispetto».

Prima e dopo la Vuelta Aleotti ha parlato con il cittì Bennati che però ha preferito altri nomi per Zurigo
Prima e dopo la Vuelta Aleotti ha parlato con il cittì Bennati che però ha preferito altri nomi per Zurigo
Torniamo alla Red Bull-Bora, Gasparotto ci ha detto che i capitani ti vogliono ovunque, si fidano ciecamente di te. 

Lo ringrazio per le parole. Io cerco di essere sempre onesto con me stesso, riconosco i miei limiti e so dove posso arrivare al momento. In una corsa di tre settimane cerco di dare il mio supporto, anche perché sono consapevole di non essere allo stesso livello dei capitani

Come si crea questa fiducia con i leader?

Attraverso delle belle relazioni che si coltivano durante tutto l’anno. Sono qui da molto tempo, tra l’altro ho appena rinnovato per altri due anni, ho incontrato tutti i leader e legato con loro. Sono una persona in grado di adattarsi a diverse situazioni, ma sono stato tanto fortunato perché Roglic, Vlasov, Martinez e Hindley sono prima amici che capitani. Nel momento in cui devi spenderti per qualcuno lo fai con maggior impegno se ci stai bene insieme. 

Aleotti ha corso due grandi corse a tappe nel 2024: la prima è stata il Giro in appoggio a Martinez
Aleotti ha corso due grandi corse a tappe nel 2024: la prima è stata il Giro in appoggio a Martinez
Hai detto di voler continuità, che cosa intendi?

Questa squadra è il posto giusto per crescere e per il mio futuro. Sicuramente è solida grazie a Red Bull e Bora. Allo stesso modo tale situazione crea una concorrenza maggiore. Tanti investimenti permettono di prendere molti corridori forti. Io sono dell’idea che ci si guadagni il posto su strada e con le prestazioni. 

E tu ne hai fatte in questi anni.

Quando ho avuto l’occasione me la sono presa, al contrario quando c’è stato da lavorare mi sono messo a disposizione completa. In una squadra del genere è difficile pensare di andare alla Giro, al Tour o alla Vuelta e pensare di fare il capitano. Come detto per prima cosa, sento di dover essere onesto con me stesso, ora non sono al loro livello. 

Alla Vuelta, invece, Aleotti ha supportato Roglic nella conquista della sua quarta maglia rossa
Alla Vuelta, invece, Aleotti ha supportato Roglic nella conquista della sua quarta maglia rossa
Cosa ti manca? Pensi potrà mai arrivare?

E’ difficile prevedere una crescita, non ho l’arroganza di dire «sì». Cercherò di impegnarmi e saranno la strada e il tempo a confermare o smentire. 

Sei qui dal 2021, l’ambiente è cambiato tanto…

Ho vissuto il cambio d’identità. Quando sono arrivato c’era ancora Sagan e la squadra puntava tanto sui velocisti. Poi negli anni c’è stato lo switch e siamo passati alla formazione che conoscete, in grado di vincere un Giro e una Vuelta. Sono anche orgoglioso di dire che ero presente in entrambe le squadre.

Un anno dopo Aleotti tornerà in Cina con motivazioni e ambizioni diverse
Un anno dopo Aleotti tornerà in Cina con motivazioni e ambizioni diverse
Pensi ci possa essere spazio per un ragazzo che cresce dall’interno?

Il team porta vanti bene i progetti e valorizza il lavoro per i capitani. Non sapremo in futuro quale ruolo potrò ricoprire. Ora ho dei limiti ma non è facile capire quali sono, in un anno possono cambiare tante cose. Si matura e si cresce. Punto ad arrivare ad una certa età in cui i miei valori si stabilizzeranno, ora mi sento in una fase ascendente. Sono giovane, ho appena compiuto 25 anni. Dopo due stagioni difficili, mi godo anche la fiducia ritrovata. 

Dovuta a cosa?

Al lavoro fatto con il mio nuovo preparatore, Paolo Artuso. Non che prima mi trovassi male, ma Paolo mi ha preso quando avevo il morale a terra. Ci ha creduto lui prima che lo facessi io. A dicembre 2023 mi diceva che avremmo puntato al Giro di Slovenia. Ora mi sento ritrovato, riesco a vedere i frutti del mio lavoro e tutto diventa più semplice. Ho voglia di fare bene in Cina, staccare e godermi la pausa e da dicembre ripartire. Penso che inizierò in un modo ancora migliore rispetto allo scorso inverno, mentalmente mi sento sereno e fiducioso.