Dwars door Vlaanderen 2026, Filippo Ganna

Ganna signore di Waregem: finalmente una classica

01.04.2026
5 min
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Pippo Ganna centra a Waregem la prima vittoria in una classica del Nord, la prima in una corsa di un giorno. Come nell’ultima strappata di un inseguimento individuale (solo che stavolta sotto le ruote c’erano muri e tratti in pavé), quando è uscito dall’ultima curva, il piemontese ha cambiato ritmo. Ha visto Van Aert e si è lanciato nella scia. Lo ha preso e lo ha saltato a doppia velocità a capo di una volata lunghissima, quasi una fucilata, mentre l’altro per l’ennesima volta si è ingobbito sul manubrio.

Finora per Filippo c’erano state cronometro e tappe: 31 cronometro, 2 classifiche generali, 6 tappe. Per vederlo vincitore di una prova in linea si deve tornare probabilmente al Grand Prix Laguna Porec del 2016, quando era ancora U23 con la maglia della Colpack. La Dwars door Vlaanderen dà spessore ai due podi di Sanremo, al terzo di Harelbeke nel 2025, all’ottavo dell’ultimo Fiandre e il sesto della Roubaix 2023. Queste sono le sue strade e ha detto bene Trentin di recente sulla necessità di farne seriamente un obiettivo.

Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili
Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili

Primo nonostante la sfortuna

Se Waregem era un test in vista del Fiandre, ha detto che Van Aert è in crescita e anche Pedersen è sulla via del ritorno. E mentre è rimbalzata la notizia del debutto di Evenepoel (ma non si è ancora capito se sia un pesce d’aprile o un progetto concreto), spiace quasi constatare che vinto oggi, Ganna volerà a casa e tornerà da queste parti fra dieci giorni per la Roubaix. Se però servirà per farlo arrivare forte e cattivo alla sfida del pavé, allora le obiezioni torneranno nel cassetto.

«Oggi la squadra ha fatto un lavoro straordinario per me – ha detto Pippo dopo aver abbracciato e ringraziato i compagni – e mi ha dato un supporto enorme. Alla fine, ho cercato di ripagare tutto il loro sostegno con una vittoria fantastica. Wout (Van Aert, ndr) ha fatto una prestazione impressionante e raggiungerlo non è stato facile, ma le mie gambe mi hanno portato al traguardo ed è una vittoria incredibile per me».

Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo

Van Aert sull’Eikenberg

La corsa si è accesa sull’Eikenberg, dove proprio Van Aert ha sferrato il suo attacco più deciso, ritrovandosi prima in testa con Gregoire e Larsen e poi da solo. Quasi nello stesso momento Ganna è stato rallentato da un problema meccanico, ma è rientrato rapidamente in gruppo. Quando poi ha intuito che fosse arrivato il momento giusto, ha attaccato di nuovo a 6 chilometri dal traguardo, con una serie di scatti da togliere il fiato. Negli ultimi due, ha ripreso Vermeersch e ha proseguito verso l’ultimo chilometro.

«E’ stata una fatica enorme – riprende Ganna – e ho cominciato a crederci all’ultima curva. Il gruppo alle mie spalle stava inseguendo molto forte e pensavo che mi avrebbero raggiunto, ma sono davvero felice e spero che sia di buon auspicio per la squadra in vista delle prossime gare. Sono stato un po’ sfortunato nella prima parte. Prima ho rotto la ruota anteriore e ho dovuto cambiare bici. Poi il manubrio in un tratto di pavé e ho dovuto cambiarla ancora: spero che la sfortuna sia finita qui. Questa è una delle mie vittorie più importanti, soprattutto qui nell’università del ciclismo».

Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui

Wout guarda al Fiandre

Van Aert l’ha presa con spirito. Lo scorso anno sullo stesso traguardo fu ugualmente secondo, ma il piazzamento fu vissuto come una sorta di dramma, con la Visma Lease a Bike in superiorità numerica e la vittoria infine centrata da Neilson Powless.

«Sarebbe stato bello – ha sorriso – se il traguardo fosse stato 150 metri prima. Ho provato di tutto per vincere, a partire da quando mi sono ritrovato in testa dopo l’Eikenberg. Gregoire e Larsen erano dei buoni compagni di fuga, ma la velocità calava e ho dovuto attaccare. Pensavo di avere ancora abbastanza margine per farcela, ma quando dopo l’ultima curva ho visto Ganna e la sua ruota accanto a me, ho capito che era finita».

Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre

«E’ frustrante essere arrivati così vicini alla vittoria – prosegue Van Aert – soprattutto perché ho sentito a lungo di essere il migliore. All’ingresso dell’ultima curva, pensavo ancora di poter vincere e questo conferma le mie buone sensazioni. Cosa farò ora? Il meno possibile fino a domenica per ricaricare le energie. Sono pronto per il Fiandre, non vedo l’ora».

Finalmente un’altra classica che parla italiano, dopo la Parigi-Tours di Trentin dello scorso anno. E se è vero, come Ganna ha raccontato alla Tirreno-Adriatico, che la sua preparazione è stata diversa per arrivare più avanti con una condizione migliore, allora forse proprio la Roubaix potrebbe trasformarsi in un interessante momento della verità. Il testimone di Colbrelli aspetta ancora di essere raccolto.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Milano-Sanremo 2025, Pogacar, Van Der Poel, Ganna

Sanremo, Ganna c’è: colpo a sorpresa contro Tadej e VdP?

20.03.2026
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Mathieu Van Der Poel, Filippo Ganna e Tadej Pogacar, questo è il podio dell’ultima Milano-Sanremo. Domani da Pavia partirà la 117ª edizione della Classica di Primavera e le carte torneranno a mischiarsi, nell’infinito mazzo delle probabilità e degli imprevisti, che rendono affascinante e unica la Sanremo. Tuttavia i risultati e le prestazioni messe in campo dai tre corridori che hanno conquistato il podio nella passata edizione hanno tenuto banco. Van Der Poel e la sua vittoria alla Omloop Nieuwsblad, poi le due tappe alla Tirreno-Adriatico e l’azione in salita nell’ultima tappa. Ganna e la cronometro di Camaiore, un segnale importante. E infine Pogacar, con l’ennesimo capolavoro sugli sterrati di Siena

Prestazioni monstre che abbiamo voluto analizzare insieme a un tecnico, per capire quali sono stati i segnali lanciati dai tre tenori di Sanremo. Ne parliamo con Pino Toni, e il preparatore toscano ha le idee chiare.

«Stanno tutti e tre molto bene – ci dice – lo hanno dimostrato in maniera abbastanza evidente. Van Der Poel e Ganna sono passati dalla Tirreno-Adriatico, mentre Pogacar ha preferito fare un altro tipo di avvicinamento».

Partiamo da qui, chi ha fatto la Tirreno può essere un passo avanti?

Non direi, soprattutto se leghiamo il discorso a questi tre corridori. Tadej Pogacar ha dimostrato di sapersi preparare al meglio anche allenandosi da solo, a casa. In passato non correre alla Tirreno-Adriatico o alla Parigi-Nizza era un limite, ora non più. Non è facile simulare uno sforzo del genere, come quello della Sanremo, rimanendo a casa.

Cosa ci passa nel mezzo?

Devi avere una concentrazione elevatissima, perché in corsa hai l’adrenalina che ti guida e spinge a fare il massimo. Mentre da solo replicare quei fuorigiri è difficile.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
In termini di carico e recupero ci sono grandi differenze?

Penso che Pogacar possa avere quella punta di freschezza in più, al netto del fatto che sia Van Der Poel che Ganna abbiano comunque avuto una settimana di riposo e avvicinamento dove recuperare al meglio. Pogacar in questa settimana avrà lavorato per rifinire la condizione, facendo allenamenti con maggior carico e intensità. Mentre gli altri due non hanno avuto bisogno di rifinire, ma di mantenere. 

Parliamo di Van Der Poel?

Dalla sua ha il finale a favore, in volata rispetto a Pogacar e Ganna è superiore. Tuttavia alla Tirreno-Adriatico l’ho visto meno esplosivo, lo sprint contro Del Toro e Pellizzari lo ha vinto ma di misura. Poi a Martinsicuro nella quarta tappa ha fatto una volata lunghissima, che è il suo vantaggio reale. Van Der Poel ha quel minuto a tutta dove non ha rivali. 

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Nell’ultima tappa della Tirreno ha fatto una prova del Poggio…

Sta bene, ma veramente bene. Quella è stata una prova di sforzo al termine di una settimana impegnativa, nell’economia di una corsa a tappe quella salita può essere paragonata a un finale di Sanremo. Arrivi con la giusta stanchezza addosso e provi a fare qualcosa di extra

La cronometro di Ganna può essere un segnale?

Non troppo, lui in quello è il migliore al mondo. Poi è uno sforzo talmente diverso che non può essere paragonato a una corsa in linea, il vero segnale lo ha dato quando ci ha provato ad anticipare a Martinsicuro. Per fare un’azione del genere vuol dire che stai bene, sei pronto e preparato. Vuoi cercare qualcosa di diverso. 

Può essere una chiave in ottica Sanremo?

A Ganna deve andare tutto bene, però lo vedo davvero tirato, pronto e in condizione. Credo che l’anticipo su via Roma sia possibile, ma non è facile trovare il tempo giusto. Tuttavia se uno come lui prende due, tre, poi dieci metri chi lo riprende? Soprattutto se il finale rimane ristretto a pochi corridori come lo scorso anno. 

Da fine discesa del Poggio al traguardo c’è spazio.

Quanto saranno, quattro minuti di gara? E’ come un inseguimento individuale, lì saranno tutti stanchi e al limite. E Ganna è uno dei pochi al mondo, forse l’unico, che può fare i 60 all’ora anche nel finale di corsa.

Tirreno-Adriatico 2026, Martinsicuro, Giulio Pellizzari

Tirreno, Pellizzari nuovo leader. E da domani si combatte

12.03.2026
6 min
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MARTINSICURO (TE) – Uno per la Sanremo, l’altro per la Tirreno e la fiducia. La tappa partita da Tagliacozzo è stata risparmiata dalla pioggia, ma non dalla fatica. E alla fine i saliscendi abruzzesi hanno spaccato il gruppo, tenendo davanti la crema. Chi è rimasto indietro ha pagato le pendenze arcigne e probabilmente un adattamento ancora non perfetto alla fatica. Quelli davanti invece se le sono date di santa ragione e alla fine il più lucido di tutti è stato nuovamente Van der Poel, a segno dopo San Gimignano.

Eppure la nota più incredibile e affascinante è il secondo posto in volata di Pellizzari che gli è valso l’abbuono e la maglia di leader. L’ultimo marchigiano ad averla indossata fu Scarponi nel 2010, l’anno dopo il trionfo del 2009. Il fatto che sabato si arrivi a Camerino dove Michele (proprio nel 2009) conquistò tappa e primato finale ha un sapore a suo modo struggente.

«Ci metterò un po’ a realizzare questa cosa – dice Pellizzari visibilmente emozionato – spero di farlo il prima possibile, voglio cercare di godermi il più possibile questa maglia. Stamattina in gruppo stavo pensando a quando sia stata l’ultima volta che ho staccato Del Toro e credo sia successo negli juniores. Ci siamo divertiti al Tour de l’Avenir qualche anno fa, poi lui ha chiuso il 2025 da secondo al mondo mentre io ero un po’ più indietro (sorride, ndr). Cercare di chiudere il gap è una grande motivazione. Questa Tirreno non ha le salite lunghe che preferisco, però devo dire che anche su quelle corte mi sembra di essere cresciuto e ne sono contento».

Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari
Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari

Il piano di Van der Poel

Van der Poel dice di essersi un po’ pentito di non aver corso la Strade Bianche, che è anche una delle sue gare preferite. Ma aggiunge di aver fatto con la squadra lo stesso piano che in passato si è rivelato vincente e che hanno preferito non cambiare.

«Sono venuto alla Tirreno-Adriatico in cerca di una maggiore resistenza – dice – che si può ottenere soltanto in gara e dando il massimo per vincere delle tappe. Per me sarebbe molto difficile simulare le stesse condizioni in allenamento. Oggi ad esempio sono scattato in salita per reagire al forcing di Del Toro. Mi sentivo abbastanza bene, ma dubitavo che attaccare fosse una buona idea, dato che la strada per arrivare al traguardo non era adatta a un attaccante. Per questo ho cercato di mantenere la calma e di fare tutto alla perfezione fino al traguardo. So che in questi casi tutti mi guardano, ma credo di aver gestito il finale nel modo migliore».

Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide

Il nuovo Pellizzari

Pellizzari sullo strappo di Tortoreto a un certo punto ha pensato di attaccare, poi si è reso conto che lo avrebbe fatto anche Del Toro e si è messo in attesa. Così, quando il messicano ha sparato la sua cartuccia, Giulio lo ha seguito con relativa facilità.

«Ho cercato di non farlo allontanare – sorride – e nello sprint… non so bene cosa sia successo. Ero dietro, ma davanti si sono piantati in mezzo alla strada, ho trovato il varco e ora, più che soddisfatto, sono incredulo. Mi trovo per la prima volta a difendere una maglia di leader, per giunta sulle strade e nell’affetto delle mie Marche: mi sembra un sogno. Ho pensato tanto in questo ultimo periodo a come sia cambiato il mio ruolo in squadra. Sicuramente non è facile, però sono contento di avere attorno tanti campioni da cui ho imparato tantissimo.

«L’anno scorso era tutto più facile, oggi c’è la pressione di fare risultato, però mi piace e sto imparando a gestirla. La sera a tavola guardo i miei compagni e penso che sia incredibile. Io sono lo stesso, rimango con i piedi per terra. L’unica cosa che è cambiata è il mio inglese: adesso con uno come Roglic posso fare anche dei veri discorsi».

Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo

Prove di Sanremo

Van der Poel è il ritratto della calma, ma quando è in bici nei finali, non sbaglia un colpo. Il suo orizzonte più immediato è la Sanremo e non lo nasconde. Qualcuno dice che la tappa di oggi sia stata disegnata come test per la Classicissima, però è Mathieu per primo a rimettere le cose nel giusto ordine.

«Per certi versi gli somigliava – dice – ma soprattutto penso che questi strappi e questi stimoli sono quello di cui ho bisogno per arrivare alla forma migliore. E’ stata una giornata piuttosto dura, con un ritmo elevato per tutto il giorno da parte della UAE Emirates e poi un po’ di maltempo in montagna. Essere in grado di finalizzare una giornata come questa è un segnale importante. 

«Non penso ogni giorno alla Sanremo, ma è uno dei miei obiettivi principali. E’ speciale e difficile da vincere. Io ho avuto la fortuna di riuscirci già due volte e ovviamente mi piacerebbe farlo ancora. Detto questo, lo strappo di Tortoreto è completamente diverso dal Poggio e ci si arrivava anche con meno chilometri nelle gambe. Però se davvero il tempo di scalata è stato lo stesso, allora è stato una buona preparazione: per me e anche per altri, ad esempio Ganna. Già l’anno scorso ha fatto vedere quanto sia forte e dopo la crono di lunedì e le sue prestazioni in salita, sta facendo vedere di essere nella forma giusta».

Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente

Prove di futuro

Pellizzari lo dice quasi con pudore che anche lui farà la Sanremo. La squadra glielo ha proposto prima della Strade Bianche, aggiungendo la Classicissima al pacchetto di cui faceva già parte la Milano-Torino.

«Ho detto subito di sì – dice – perché credo che sia una corsa fantastica e andrò lì per aiutare. Cercherò di fare esperienze, di divertirmi e cercherò di godermela. Per fortuna la cosa in cui sono migliorato di più dallo scorso anno (e che ho imparato dai compagni più esperti) è la capacità di limare e di muovermi nel gruppo, che alla Sanremo è molto importante. Anche oggi ho preso lo strappo a ruota di Del Toro ed è una cosa che mi rende orgoglioso.

«Più in generale penso che il cambiamento sia complessivo, mi sono sentito diverso sin da quando sono risalito in bicicletta dopo le vacanze. C’è ancora tanto da fare, cerco di fare il massimo ogni giorno e di migliorare sempre, cercando di godermi un po’ la vita da ciclista».

Nei primi dieci di questa tappa della Tirreno c’è tanta Italia. Oltre a Pellizzari, prendete nota dei nomi di Vendrame, Pinarello, Ganna e Ciccone che ha chiuso all’undicesimo posto e sul traguardo aveva un diavolo per capello. La Tirreno-Adriatico entra nel vivo: da domani la Sanremo sarà un pensiero secondario. Quelli di classifica saranno impegnati a darsele di santa ragione: prima a Mombaroccio e sabato a Camerino.

I distacchi sono minimi e probabilmente il percorso si addice più a Del Toro che a Pellizzari, ma intanto ci portiamo via il sorriso sornione di Van der Poel che ha vinto nello stesso giorno in cui anche suo padre Adrie nel 1984 vinse ad Ancona la sua unica tappa alla Tirreno. E poi il sorriso beato e ingenuo di Pellizzari che stavolta, contrariamente a quanto fece l’altro giorno a San Gimignano, ha fatto la volata con le mani sotto.

Tirreno-Adriatico 2026, cronometro Lido di Camaiore, Filippo Ganna

Tirreno, Ganna avvisa Tadej e VdP: per Sanremo c’è anche lui

09.03.2026
7 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Al pari di Pogacar l’altro giorno a Siena, Ganna è contento come succede quando hai tanto lavorato senza riferimenti e la vittoria conferma che l’hai fatto bene. Dopo Tadej e Van der Poel, un altro dei tre di Sanremo ha battuto il colpo. Sul lungomare il sole ha costretto tutti a sfilare giacche e maglioni, Pippo indossa la maglia di leader della Tirreno e dal colletto affiora quello del body tricolore. La cronometro della Versilia lo ha visto vincitore in 12’08” alla media di 56,858. Un treno, sfrecciato sul traguardo con un fruscio. Su 38 vittorie ottenute finora, 31 sono venute a cronometro.

«Sì, ne avrò vinte anche 38 – sorride Ganna, di ottimo umore – ma quanti sono i secondi posti? Sono tanti quanti le vittorie, per questo bisogna investirci e migliorare. Bisogna rimanere aggiornati perché da vittoria al secondo posto a volte è un pelo, a volte è proprio niente, a volte è un’eternità. L’anno scorso all’europeo ho visto come nei punti più adatti a me potevo difendermi anche contro Remco, però dove la strada sale, il peso fa la differenza.

«Perdo molti secondi, quindi ogni volta devo cercare di essere più veloce dove posso e limitare i danni dove non posso essere veloce. I rumors dicono che la crono della prossima Olimpiade avrà l’arrivo in salita, quindi magari mi dovrò concentrare su altre cose (ride, ndr)».

Il pubblico italiano lo ha acclamato come ogni anno, in questa crono che è diventata una classica e al mattino ha visto fra gli juniores la vittoria di Patrick Pezzo Rosola, anche lui con copriscarpe della Ineos Grenadiers che da pochi giorni ha affiancato la sua Nord est Petrucci Assali Stefen. Sua madre Paola, due ori olimpici nella mountain bike, l’abbiamo vista nell’ultimo chilometro che aspettava il passaggio degli ultimi prima di andare via.

Però intantoGanna risponde e parla, con la voglia di raccontarsi. Stamattina prima del via, Marco Villa ci ha raccontato che dopo la Volta ao Algarve, il suo pupillo è andato ad allenarsi da solo e spesso dietro moto a Gran Canaria e che quindi è arrivato qui un po’ stanco.

Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Come Pogacar e Van der Poel: l’allenamento solitario è la nuova chiave di Ganna per il successo?

Quest’anno ho speso tanto tempo ad allenarmi al caldo. A Gran Canaria ho avuto prima una settimana con un po’ di mal di gola e un po’ di tosse per il cambio di clima. Però non mi sono fatto demoralizzare, sapevo che comunque dovevo allenarmi per arrivare agli obiettivi che mi ero proposto durante l’inverno. Quindi sono rimasto tanto tempo concentrato. Ho avuto compagni di avventura diversi, all’inizio con Matteo (Sobrero, ndr), poi compagni di squadra nei vari ritiri. Però sì, tanti allenamenti da solo.

E come è andata?

Quando pensavo di mollare, avevo in mente l’obiettivo principale della stagione che ovviamente è la Sanremo. Però non volevo neanche strafare e l’allenatore più di una volta mi ha tirato il freno a mano. E mi ha detto: «Filippo non andiamo in condizione adesso, gli obiettivi sono più avanti». Quindi spero di essere sulla rotta giusta, con le condizioni giuste, senza aver dato né troppo né troppo poco.

Questa vittoria si può considerare una risposta a quello che hanno fatto Van der Poel all’Omloop Nieuwsblad e Pogacar alla Strade Bianche?

Diciamo che sono corse differenti, sono tipologie differenti di corsa. Ho grande stima di questi due corridori. Credo che Tadej sia rientrato dall’inverno facendo vedere che è veramente forte. E lo stesso Mathieu ha fatto grandi cose per tutto l’inverno. In ogni caso non mi posso confrontare con lo stesso metro di paragone, però credo di aver fatto tutto il meglio per fare un ottimo risultato.

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Hai detto che sulla crono c’è da investire e migliorare: quanto sono cambiate le bici negli ultimi dieci anni?

Alla fine credo che già con i freni a disco la situazione sia molto cambiata. Oggi abbiamo visto anche Van Aert partire con una doppia lenticolare. C’è tanta tecnologia che progredisce, tante cose comunque belle e interessanti, perché se rimanessimo ancora con i freni a bacchetta sarebbe una strana situazione. Tutto il mondo continuerebbe a evolversi e noi rimarremmo fermi. L’unica cosa che non è cambiata negli anni è attaccare ancora il numero con le spille. Quello ricorda il ciclismo di una volta e fa un po’ ridere. Tutti controllano l’aerodinamica, poi si attacca il numero con le spille cercando di farlo il più aderente possibile.

Hai detto di non esserti sentito al 100 per cento, eppure hai vinto: pensi che sia un bel segnale?

Magari non ho ancora l’elasticità muscolare che potevo avere fino a qualche anno fa, forse l’età comincia a farsi sentire. Dite che sono ancora giovane, però comincio ad essere uno dei vecchi del gruppo. Speriamo che la condizione possa arrivare nei prossimi giorni e darmi quello che mi serve per arrivare senza pensieri dove conta. Di sicuro sono consapevole di aver lavorato bene. Forse non ho ottenuto ancora la condizione che volevo, però ho imparato che anche quando la gamba non è della migliore, la testa può fare la differenza.

Hai raccontato di aver parlato tanto della Sanremo con Piero Baffi, quasi a voler cercare riscontri fuori dalla cerchia dei tecnici. Preferisci avere un confronto meno schematico?

Al contrario di tanti, non ho nessun mental coach, preferisco confrontarmi con gli amici che magari sanno meno di ciclismo, perché mi piace avere il punto di vista di qualcuno che non è esperto. L’esperto ha chiaramente una sua opinione e riesce subito a dare un punto negativo o positivo alla performance. Mi piace confrontarmi con amici e parenti perché di sicuro non hanno in testa i watt, l’alimentazione e tutte queste cose qua e sono un po’ più all’acqua di rose. Mi piace più avere un confronto di questo tipo che avere un confronto minuzioso.

Si può dire che a Ganna non piaccia il ciclismo troppo scientifico?

Quest’anno ho provato a seguire minuziosamente l’alimentazione e dopo una settimana sono saltato. Quindi ho continuato a fare quello che facevo prima e forse riuscirò a tornare ai livelli dell’anno scorso, che mi sono sembrati più che dignitosi. Però ho notato che in certi momenti mangiavo meno di quello che avrei dovuto. Forse per mia ignoranza, scambiavo il fatto di mangiare poco come il modo per dimagrire, invece mangiando di più ho meno deficit e mi aiuta a perdere peso più velocemente. Quindi mi piace il ciclismo metodico, mi piace la ricerca, ma non sono esasperato come tanti.

Come chi, ad esempio?

Ogni tanto sui social vedo i reel che mi passano, dove ragazzi di categorie molto giovani seguono già diete o grammature. La cosa che mi fa sorridere è pensare che il mio primo mondiale l’ho vinto mangiando Nutella, uova strapazzate e bacon. La nutrizione è importante, essere metodici è importante, ma credo che la leggerezza di testa sia molto più importante.

A proposito di leggerezza, trovare sull’ammiraglia Viviani e Geraint Thomas è un valore aggiunto?

Qui doveva esserci Cioni, ma è malato e lo saluto: «Ciao Dario, torna presto qui!» (ride, ndr). Mi ha seguito Leo Basso e mi ha spinto bene. Elia l’ho sempre visto come un direttore sportivo anche quando era un mio compagno, perché tanti consigli glieli ho sempre chiesti e ho voluto sempre confrontarmi con lui. Credo che avere accanto lui e Thomas mi dia la tranquillità che potrà portarmi dove voglio senza essere troppo pesante di testa o senza troppe pressioni.

Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contanto i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Cercherai di difendere la maglia?

Sincero, fino ad oggi non avevo pensato che domani c’è lo sterrato e può essere una tappa di classifica. Ero rimasto solo alla cronometro, non ho pensato a domani. Di sicuro stasera, quando arriverò in hotel, ci saranno i vari meeting con direttori e allenatori e penseremo anche a domani. Cercheremo di vedere il finale e capire come affrontarlo, come arrivare nelle migliori condizioni per riuscire anche ad agevolare i nostri compagni di squadra. Proverò a difendermi senza strafare e se poi nei prossimi giorni ci scappasse un giorno di gloria personale, sarei altrettanto felice.

L’obiettivo è un altro, insomma…

Sono qui per trovare il miglior feeling possibile per affrontare le prossime settimane e non vedo l’ora che venga quella fra la Tirreno e la Sanremo per potermi riposare un po’. Il giorno in cui avrò messo il mio ping, se arriverà il risultato, sarò molto felice. Se invece non dovesse, vuol dire che qualcuno è stato più forte di me.

Juniores e U23. Vincere una classica basta per un contratto da pro’?

Juniores e U23. Vincere una classica basta per un contratto da pro’?

25.01.2026
6 min
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Quanto pesano realmente i risultati che si colgono negli juniores e gli U23? Il tema è sempre più d’attualità, con discussioni senza fine tra chi guarda all’immediato e chi teme che i ragazzi si spremano troppo per emergere pagando poi dazio quando si tratta di passare professionisti. Trovare una risposta univoca è obiettivamente impossibile, ma le statistiche possono darci segnali interessanti, oltre a mettere in evidenza alcune storie cadute nel dimenticatoio troppo presto.

Il podio della Roubaix espoirs 2025 con la doppietta Lidl-Trek firmata Philiposen e Soderqvist (foto Maheux)
Il podio della Roubaix Espoirs 2025 con la doppietta Lidl-Trek firmata Philipsen e Soderqvist (foto Maheux)
Il podio della Roubaix espoirs 2025 con la doppietta Lidl-Trek firmata Philipsen e Soderqvist (foto Maheux)
Il podio della Roubaix Espoirs 2025 con la doppietta Lidl-Trek firmata Philipsen e Soderqvist (foto Maheux)

Quattro classiche da studiare a fondo

Abbiamo preso in esame le classiche del Nord riservate a juniores e under 23, dal 2010 a oggi. Gand-Wevelgem e Roubaix (in apertura, foto Maheux) hanno un palmarés pressoché completo, ricordando che nel 2020 e 2021 il Covid impedì la loro effettuazione (il primo anno tutta l’attività giovanile venne fermata e gli effetti devastanti si sentono ancora oggi nella maturazione di quella generazione). Il Giro delle Fiandre U23 ha chiuso i battenti nel 2019, quasi preavvertendo la crisi della categoria sempre più subordinata a quella inferiore, mentre la Liegi-Bastogne-Liegi per juniores è in calendario solo dal 2022.

In totale abbiamo quindi 94 vincitori fra tutte le gare. Il primo dato che emerge è che sono davvero pochi coloro che sono riusciti a emergere in più gare. Anzi, per essere precisi si registrano solo alcune doppiette. Ad esempio di corridori come Mads Pedersen (sua la Roubaix 2013 juniores e la Gand 2016 da U23) o Thomas Pidcock (Roubaix 2017 e 2019, negli juniores e poi da U23), a dimostrazione che il loro talento era strabordante già da giovanissimi.

Due vittorie anche per Jarno Widar (Fiandre 2023 juniores e Liegi 2025 da U23), risultati che hanno contribuito a spianargli la strada verso il WorldTour con corposo anticipo e grandi aspettative. Una curiosità: Pogacar non c’è, né fra gli juniores e tantomeno fra gli U23…

Già da juniores Pidcock aveva mostrato la sua propensione per le classiche (foto Getty Images)
Già negli juniores Pidcock aveva mostrato la sua propensione per le classiche (foto Getty Images)
Già da juniores Pidcock aveva mostrato la sua propensione per le classiche (foto Getty Images)
Già negli juniores Pidcock aveva mostrato la sua propensione per le classiche (foto Getty Images)

Una percentuale altissima

Allarghiamo però il discorso per comprendere meglio la situazione generale. Su 94 vincitori tra juniores e U23 abbiamo 61 corridori che hanno raggiunto il professionismo, approdando a squadre WorldTour o formazioni che possiamo considerare assimilabili, come Tudor o la vecchia Israel. Una percentuale molto alta: significa che almeno due ciclisti su tre sfruttano il trampolino del grande successo per trovare spazio in un circolo che in fin dei conti è sempre molto ristretto.

Attenzione però, perché tanti di loro salgono con dei sogni nel cassetto che lì rimangono e diventano elementi fondamentali per i team, ma non dei leader. Chi è riuscito a emergere nelle classiche anche da pro’? Un esempio è Stuyven, il vincitore della Sanremo 2021 che aveva vinto la Roubaix juniores nel 2010 e che quest’anno è approdato alla Soudal proprio per riassaporare il gusto della caccia al grande risultato. Lo stesso dicasi per Jungels, il lussemburghese primo alla Roubaix U23 nel 2012 e che poi si è ripetuto nella massima serie.

Una foto preziosa: il trionfo di Ganna a Roubaix. 10 anni fa. Un buon auspicio? (foto DirectVelo)
Una foto preziosa: il trionfo di Ganna a Roubaix. 10 anni fa. Un buon auspicio? (foto DirectVelo)
Una foto preziosa: il trionfo di Ganna a Roubaix. 10 anni fa. Un buon auspicio? (foto DirectVelo)
Una foto preziosa: il trionfo di Ganna a Roubaix. 10 anni fa. Un buon auspicio? (foto DirectVelo)

I dolorosi casi di Myngheer e Lambrecht

A fronte di tanti professionisti c’è anche un numero copioso di corridori che non ce l’hanno fatta. Tra i 25 censiti ci sono ciclisti che sono arrivati ad avere una buona carriera nelle Continental ma nulla più e fra questi ci sono casi davvero particolari. Molto dolorosi, come quelli di Daan Myngheer e Bjorg Lambrecht. Due talenti belgi la cui vita si è interrotta troppo presto e che, nel consesso professionistico, ci sarebbero arrivati in pompa magna.

Myngheer si era aggiudicato la Gand-Wevelgem juniores nel 2011 e da “espoir” non aveva smesso di crescere, continuando a raccogliere piazzamenti proprio nelle classiche di casa ma anche fuori, come l’Eschborn-Frankfurt 2014. Nel 2015 aveva trovato spazio in una squadra continental come la Verandas Willems spesso invitata a prove di alto rango e l’anno successivo alla Roubaix Lille Metropole, ma il 24 marzo 2016, quand’era impegnato al Criterium International è stato vittima di un infarto, morendo due giorni dopo.

Lambrecht sul podio di Liegi. Campione nelle classiche e nelle corse a tappe, poteva sfondare (foto Getty Images)
Lambrecht sul podio di Liegi. Campione nelle classiche e nelle corse a tappe, poteva sfondare (foto Getty Images)
Lambrecht sul podio di Liegi. Campione nelle classiche e nelle corse a tappe, poteva sfondare (foto Getty Images)
Lambrecht sul podio di Liegi. Campione nelle classiche e nelle corse a tappe, poteva sfondare (foto Getty Images)

Un talento capace di tutto

Caso più noto quello di Lambrecht, la cui vittoria alla Liegi U23 del 2017 era solo l’anticipo di quel che avrebbe potuto essere. Vincitore della Corsa della Pace e secondo alle spalle di Bernal all’Avenir, Lambrecht sembrava l’uomo giusto per riportare il Belgio ai vertici anche nelle grandi corse a tappe viste soprattutto le sue capacità di saper emergere in ogni contesto. La Lotto Soudal lo stava curando con enorme cura: due anni nel devo team prima di promuoverlo nella prima squadra dove stava rapidamente salendo i ranghi e mettendosi in mostra, cogliendo piazze d’onore alla Vuelta 2018 e l’argento mondiale quand’era ancora U23.

Tutti i sogni, tutte le speranze sono svanite in un maledetto giorno dell’agosto 2019, al Giro di Polonia. Terza tappa, chilometro 48. Una discesa affrontata troppo velocemente, la curva quasi improvvisa e la bici che diventa un cavallo imbizzarrito. La botta sul marciapiede è terribile, non è possibile neanche elitrasportarlo verso il più vicino ospedale. Bjorg muore il giorno stesso e la corsa polacca da allora non lo ha mai dimenticato.

Alessandro Borgo, ultimo vincitore della Gand-Wevelgem U23. La Bahrain Victorious conta molto su di lui (foto Facebook)
Alessandro Borgo, ultimo vincitore della Gand-Wevelgem U23. La Bahrain Victorious conta molto su di lui (foto Facebook)
Alessandro Borgo, ultimo vincitore della Gand-Wevelgem U23. La Bahrain Victorious conta molto su di lui (foto Facebook)
Alessandro Borgo, ultimo vincitore della Gand-Wevelgem U23. La Bahrain Victorious conta molto su di lui (foto Facebook)

Italiani al vertice: pochissimi, ma buoni…

Dall’analisi emerge come emergere nelle classiche di categoria sia un ottimo biglietto da visita per trovare posto fra i “grandi”, una sorta di cambiale che i vari procuratori possono spendere alla ricerca di un ingaggio. E gli albi d’oro dicono anche come le difficoltà del ciclismo italiano non siano figlie di queste ultimissime stagioni, ma affondino le loro radici nel tempo. Dal 2010 sono stati solamente 6 i corridori che si sono aggiudicati una classica e tutti hanno poi trovato spazio fra i pro’, salvo lo sfortunato Samuele Manfredi, fermato da un grave incidente.

C’è chi come Salvatore Puccio ha costruito sul suo successo al Fiandre U23 2011 una lunghissima carriera da gregario e chi come Filippo Ganna, primo alla Roubaix 2016 è volato verso una carriera luminosa su strada e su pista. Ultimo in ordine di tempo, Alessandro Borgo, primo alla Gand-Wevelgem dello scorso anno. Sarà anche per lui la pietra angolare di una carriera importante?

UAE Team Emirates 2017, Filippo Ganna, SImone Consonni

Under 23, quattro storie Colpack su cui riflettere

27.12.2025
7 min
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Sembra passato un secolo, era appena l’alba del 2017 quando all’Hotel Fiordaliso di Terracina, sede storica di ritiri quando la Spagna non era ancora così ricercata, incontrammo quattro neoprofessionisti del neonato UAE Team Emirates. Ganna, Consonni, Troìa e Ravasi erano approdati alla corte di Saronni e Gianetti dal Team Colpack che fino all’anno precedente era stato il vivaio della Lampre con cui divideva le bici Merida. Quattro ragazzi diversissimi fra loro che negli under 23 si erano guadagnati la chance del WorldTour.

Ganna, arrivato alla Colpack dalla Viris, aveva partecipato alle Olimpiadi di Rio, aveva vinto il primo mondiale dell’inseguimento, una lunga serie di crono e la Parigi-Roubaix Espoirs 2016. Consonni era campione italiano in carica e, siccome era quello veloce e teneva in salita, aveva fatto incetta di classiche (l’argento ai mondiali di Richmond 2015 però gli bruciava ancora sulla pelle). Ravasi era lo scalatore, secondo al Tour de l’Avenir 2016 dietro Gaudu e vincitore di tappe al Giro delle Valli Cuneesi e al Valle d’Aosta. Infine Troìa, il passistone e l’uomo squadra, che in quella Roubaix U23 del 2016 aiutò Ganna a centrare il successo.

Campionati del mondo 2015, Richmond, Simone Consonni, Kevin Ledanois, Anthony Turgis
Richmond 2015, Consonni beffato in volata da Ledanois. Terzo Turgis. Farà un altro anno con la Colpack e poi passerà
Campionati del mondo 2015, Richmond, Simone Consonni, Kevin LEdanois, Anthony Turgis
Richmond 2015, Consonni beffato in volata da Ledanois. Terzo Turgis. Farà un altro anno con la Colpack e poi passerà

Quattro storie diverse

A distanza di sette anni, Ganna e Consonni sono ancora in gruppo, Ravasi e Troìa non più. Non è scontato fare carriera e meno si è strutturati e più diventa difficile. Questo viaggio, fatto in compagnia di Rossella Di Leo che li fece crescere nel Team Colpack, può essere un’utile lettura per chi si accinge a passare professionista senza avere nelle tasche le cartucce necessarie.

«Per Ganna e Consonni – riflette Rossella – non ci sono problemi, sono ancora lì e stanno dimostrando quel che valgono. Troìa è passato perché era pronto per fare il suo lavoro e mi sembra che negli anni in cui ha avuto il contratto abbia anche dimostrato di lavorare bene. Poi Pippo e Simone hanno cambiato squadra, forse se fossero rimasti, “Olly” avrebbe potuto continuare a fare per loro il lavoro che faceva da sempre alla Colpack. Poi si è felicemente sposato, ha fatto un bimbo e adesso ne ha fatto un altro. Ha scelto un’altra strada e la sta facendo in modo egregio con il lavoro di suo padre».

UAE Team Emirates 2017, Oliviero Troìa
Fra i neopro’ del 2017 alla UAE Emirates, ecco Oliviero Troìa. Anche alla Colpack correva da uomo squadra
UAE Team Emirates 2017, Oliviero Troìa
Fra i neopro’ del 2017 alla UAE Emirates, ecco Oliviero Troìa. Anche alla Colpack correva da uomo squadra
Tutto bello, ma proprio lui è rimasto senza squadra a 28 anni, dopo aver lavorato bene e a lungo…

Quando vedo i corridori per la prima volta, dico sempre che è molto più difficile smettere di correre che iniziare. Puoi avere 25 anni, puoi averne 30, ma se non ti sei preparato ad un piano B, è la cosa più difficile del mondo. L’ho vissuto anche con Felice Gimondi, che ha finito la sua carriera, però non era ancora pronto. In effetti nel primo anno neanche lui riusciva a capire cosa dovesse fare. Non è una questione di età. A meno che tu faccia come Davide Martinelli e un anno prima ti prepari il piano B, restando sempre nel mondo del ciclismo.

Ravasi è stato molto sfortunato, ha avuto problemi fisici ed è uscito di scena in silenzio…

Edward è sempre stato un po’ cagionevole, però aveva fatto secondo al Tour de l’Avenir. Qualcosa aveva dimostrato, quindi era pronto anche lui. Però è vero che ha sempre avuto problemi anche quando era alla Colpack, la fortuna non è stata dalla sua parte.

Tutti e quattro alla UAE: non poteva essere che proprio Ravasi avrebbe avuto bisogno di una squadra più piccola, viste le sue fragilità?

Quando parlo di queste cose, penso a Ciccone. Quando era al terzo anno da dilettante e magari si pensava di fare come con Consonni che ne ha fatti quattro, Giulio disse che sarebbe voluto passare. Che suo padre faceva l’operaio, il treno stava passando e non se la sentiva di lasciarlo andare. Quando si è trattato di Ravasi, il treno che è passato era un Italo, un Freccia Rossa e come fai a non prenderlo?

Non c’era altro?

Quello c’era e quello ha preso, non c’erano così tante squadre. Anche Consonni sarebbe stato pronto a passare dopo il terzo anno da U23, ma non c’erano squadre e aspettammo che facesse il quarto. Ravasi si è giocato la sua chance, non è questione di intelligenza, è soprattutto questione di scelta. Lo fareste anche voi, no? Non avreste scelto la squadra più importante?

Ravasi neopro' nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano
Ravasi neopro’ nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano. Veniva dalla Colpack, vivaio della Lampre
Ravasi neopro' nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano
Ravasi neopro’ nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano. Veniva dalla Colpack, vivaio della Lampre
Consonni negli anni è stato la spalla di Viviani e ora di Milan: ha trovato il suo ruolo e lì si è fermato. Potrebbe ambire a di più?

Anche con noi alla Colpack è sempre stato versatile, nel senso che ha vinto ma è sempre stato a disposizione di tutti. E’ sempre stato un uomo squadra, fin da quando era piccolino. Vinceva, però era contento di far vincere gli altri: una capacità che ha sempre avuto. Se poi davanti ne hai uno più forte, come ad esempio Viviani in pista, devi anche essere intelligente. E sono anche certa che alle spalle di Simone ci siano dei ragazzi che aspettino che lui molli per prendergli il posto. In pista puoi durare tanti anni, ma è un grosso sacrificio.

Che però Consonni fa molto volentieri…

Io tante volte non lo capisco, perché è davvero un grosso impegno. La pista è casa loro, capito? Anche quando erano dilettanti, partivano, stavano ore e ore in pista e quando tornavano ti raccontavano di aver mangiato una piadina e di aver continuato a girare. Oggi con tutti i nutrizionisti che ci sono, a qualcuno verrebbe un colpo.

Parliamo di Ganna. Perché uno che vince la Roubaix da U23 e ha doti da passista come lui, non è stato messo subito al centro di un progetto sulle classiche?

Su questo potrei essere anche d’accordo, perché Pippo è straforte. Però alla Ineos forse non l’hanno valorizzato sempre per quello che vale. E’ un atleta ormai maturo, che avrà fatto le sue scelte, come Simone ha fatto le sue. Anche Pippo è un ragazzo modesto, si fida tanto delle persone che lo stanno gestendo e quindi non sta lì a pensare che potrebbe fare diversamente. Sia lui sia Consonni sono sempre stati così e quindi se la vivono bene.

Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell'inseguimento
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell’inseguimento. Memorabili i festeggiamenti della Colpack
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell'inseguimento
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell’inseguimento. Memorabili i festeggiamenti della Colpack
Quando li avete affidati alla UAE, vi aspettavate quello che è venuto o pensavate qualcosa di diverso?

Hanno sempre dato il massimo, quindi quel che è venuto va bene. Il fatto che non gli abbiano costruito attorno una squadra per le classiche rientra anche nelle scelte di Pippo. Sei adulto e ti pagano, giusto? A fine devi fare quello che ti chiedono. Consonni lo dice tante volte: devo lavorare, però mi pagano per fare quello, quindi io quello faccio. Secondo me nelle rispettive squadre sono considerati positivamente anche per questo aspetto. Perché non si lamentano e stanno al loro posto.

Forse ai tifosi questa correttezza a volte può stare un po’ stretta?

Se hai uno come Evenepoel, che sgomita e parla dalla mattina alla sera, è un conto. Ma qui non ragioniamo di Remco, ma di ragazzi prima di tutto di una generazione diversa. Adesso ci sono loro, c’è Pogacar. Invece secondo me Pippo e Simo sono ragazzi con un’altra umiltà.

Capita ancora di sentirsi dopo che passano professionisti?

Ci sentiamo o ci vediamo per delle occasioni, come feste o corse, ma non siamo gente che rompe le scatole. Quando Ganna ha fatto il record dell’Ora, siamo andati a vederlo. Ci sono momenti come le feste dei fans club o quando hanno un bambino. Mi sento più con la mamma di Ganna che con Pippo stesso. Però una volta che eravamo a Livigno, c’era su anche lui e per due o tre sere abbiamo mangiato insieme.

Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia, come alla Colpack con i compagni
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia, come alla Colpack con i compagni
E’ così anche con Ravasi e Troìa?

Con Troìa sì, perché ha sempre fatto parte del gruppo e capita che ci troviamo. Ravasi invece è sempre stato un po’ più isolato, ma posso dire che dopo quella generazione le cose sono cambiate. Con Masnada, Ciccone e Consonni i rapporti sono rimasti. Se fanno qualcosa di bello e gli mandi un messaggio, ti rispondono. Però da loro in avanti, il rapporto è cambiato. Adesso teniamo i corridori per un massimo di due anni, un periodo troppo breve, per cui quando se ne vanno, capita raramente di avere contatti. I quattro anni di Consonni sono stati quattro anni di vita.

Non c’era la fretta di adesso?

Per dire, la sera di Natale siamo stati da mia figlia e c’era anche Celestino, che ha lasciato Andora ed è tornato qui. Fra dilettanti e professionisti, Mirko è stato con noi per otto anni. Ormai è uno di famiglia.

Sei Giorni di Gand 2025, Michele Scartezzini, Elia Viviani, FIlippo Ganna,

L’ultimo giro di Viviani nel racconto di Scartezzini

27.11.2025
6 min
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Quando si è trattato di fare l’ultimo giro di pista, lo speaker lo ha chiamato a gran voce. E mentre dagli altoparlanti del Kuipke scendevano le note della Marsigliese, Viviani si è avvicinato alla parata di bici con le ruote sollevate, riconoscendo da un lato Consonni e sull’altro Ganna, accanto al quale Scartezzini riprendeva tutto con lo smartphone. La gente sugli spalti ondeggiava come grano in un giorno di vento, dando alla scena un contorno magico. Poi Elia ha preso il microfono e ha pronunciato il suo discorso, senza un filo di commozione.

La Sei Giorni di Gand è stata la sua ultima gara e in qualche modo è stata un momento di svolta anche per Scartezzini, a un passo da un cambiamento cruciale. Come Elia, ma con tre anni in meno, anche Michele è originario di Isola della Scala alle porte di Verona, e Gand se la sono vissuta insieme, dividendo la stanza in hotel. Entrambi hanno sperimentato emozioni mai vissute prima, soprattutto Viviani, mentre l’altro prendendolo un po’ in giro non faceva che scandire il countdown verso il fine carriera.

«Lunedì ho dormito per un giorno intero – racconta Scartezzini – perché bene o male andavamo a letto ogni giorno alle tre e mezza, anche le quattro. Finivamo la serata. Uscivamo dal velodromo e mangiavamo sul suo camper, che porta come appoggio nelle trasferte e in cui sta ad esempio il meccanico».

La piccola squadra veronese a Gand era composta dai due atleti, più il meccanico Matteo Ferronato, lo storico massaggiatore belga Ethienne Illigems e un altro massaggiatore veronese che si chiama Davide Vignato.

Gand sarà l’unica Sei Giorni del tuo inverno?

No, faccio Brema dal 9 al 12 gennaio, poi forse Berlino. Ma Gand è un’altra cosa. Da qualche anno avevano tolto le spine di birra dal centro della pista, sembrava di essere a un mondiale, non c’era più il solito casino. Invece quest’anno le hanno rimesse ed era tutto molto figo, fra corridori che passavano e tifosi che bevevano. Gand è la più dura, lo è sempre stata. E poi con quel pubblico è tutto più incredibile.

Con chi hai corso?

Ero con Thibaut Bernard, un giovane belga del vivaio della Lotto. Tanto che quando Elia l’ha visto, si è ricordato di lui, ma penso lo avesse visto una sola volta. Comunque è uno che in estate ha vinto il mondiale U23 della madison. Uno buono, ma anche questa volta Christophe Sercu mi ha ingaggiato per fargli da tutor, diciamo così. Di certo è meno stressante, perché non puoi pretendere di andare sempre davanti o girare a tutta, devi avere il tempo per insegnargli come ci si muove.

Difficile da chiedere a uno che alla nazionale ha dedicato gli ultimi 15 anni: che inverno ti aspetta?

Un inverno diverso. Non faccio più parte del gruppo azzurro, grazie alla decisione di puntare tutto sui giovani. Non per scelta tecnica, ma proprio per ringiovanire la rosa (Scartezzini ha al suo attivo due argenti e due bronzi ai mondiali, più due ori, sette argenti e due bronzi agli europei, ndr). Così dall’anno prossimo entro nel settore paralimpico. Ma siccome per essere convocabile deve essere passato un anno dall’ultima chiamata nella nazionale maggiore e la mia risale a gennaio, dovrò aspettare ancora un paio di mesi. Inizierò questa nuova avventura da febbraio 2026. Per cui mi sono tenuto allenato. Ho fatto più lavori specifici per Gand e tornerò a farne per Brema. Ma non ho grandi obiettivi in vista come prima. 

Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto
Quindi per le qualifiche di Los Angeles correranno i giovani?

Ci sarà anche Lamon e non so se poi avranno nuovamente a disposizione Ganna e gli altri del vecchio gruppo. Il discorso di ringiovanire si poteva fare benissimo, ma avendo cura di amalgamarli con i più esperti. Nei giorni scorsi a Gand c’era qualche azzurro giovane e si vede che ancora devono fare esperienza, si vedevano gli errori. Ma alla fine ho sempre accettato le decisioni e se daranno frutti, sarò contento per loro.

Le Fiamme Azzurre hanno sposato subito il passaggio al paralimpico?

Hanno capito la situazione e, invece di mettermi in ufficio, mi hanno detto di cogliere la possibilità. Ho già fatto un po’ di allenamenti con loro, mi è piaciuto. Ho fatto delle prove con Bernard, che a Parigi era con Plebani, e poi con Andreoli, che ha vinto il mondiale quest’estate con Di Felice. Non c’è niente di facile, perché il tempo nell’inseguimento è di circa 3’55”, bisogna spingere tanto. Per cui punto a Los Angeles, ma in un modo diverso.

Com’è stato vivere da vicino l’ultima Sei Giorni con Elia?

La prima volta a Gand ero in coppia con lui, per me è quasi come un fratello. Magari non ci pensavo che fosse l’ultima gara, ma continuavo a farglielo notare. «Vivi – gli dicevo – sei ore e per te finisce tutta quest’agonia. Beato te…». Lo sapevo già che avrebbe smesso così, anche se io, visto il ciclismo che c’è, gli avevo consigliato di accettare subito la proposta della FCI. Ma lui è una persona da ammirare, ha una testa incredibile. Nei giorni di Gand era sempre al telefono, tra meeting e interviste. Non sembrava neanche che fosse l’ultima gara, ma alla fine non credo che gli sia dispiaciuto troppo.

Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Perché dici così?

La cosa che ci ha detto finita la gara è stata che era riuscito a fare anche un bel discorso senza piangere. Eravamo nella cabina con Ganna e Consonni e gli abbiamo chiesto se gli dispiacesse e lui ha risposto di no. Il fatto di non aver pianto significa che non aveva alcun rimpianto. E’ convinto della scelta. Ha fatto un bel discorso. E se ci pensate, il finale della sua carriera è stato meglio di come chiunque lo avrebbe immaginato.

Mancherà?

Tutti parlano di Ganna e Milan. Pippo ha vinto e fatto numeri incredibili, è un pilastro. E’ stato quello che ci ha portato tutti all’oro del quartetto, non va dimenticato. Quando comincerà la qualificazione olimpica, compatibilmente con le squadre, rivedremo lui, Milan e anche Consonni. Ma penso che l’assenza di uno come Viviani si farà sentire. Poi è anche vero che lui ci sarà ancora, visto il suo nuovo ruolo.

Pensi che saprà fare bene il team manager?

Decisamente sì. Anche prima che gli venisse proposto l’incarico, già da 5-6 anni la mentalità di Elia è quella dell’imprenditore. Da quando ha aperto il negozio a Verona, lo vedi che ha una testa incredibile, non fa nulla a caso. Le maglie, la bici customizzata, ogni cosa ha dietro un ragionamento. Ha il controllo di ogni cosa, anche quando è dall’altra parte del mondo.

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)

Milesi dopo due anni in Francia, un’altra grande chance all’estero

25.10.2025
4 min
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La seconda stagione di Nicolas Milesi con il devo team dell’Arkea B&B Hotels si è conclusa leggermente in anticipo rispetto al previsto (in apertura foto Alexis Dancerelle/DirectVelo). Infatti il bergamasco dopo il campionato europeo a cronometro, non è più tornato in corsa. Fondamentalmente il calendario prevedeva altre due gare nelle quali il team francese ha preferito dare spazio agli atleti di casa. Non correndo da inizio settembre, quando al Giro del Friuli ha trovato la prima vittoria tra gli under 23, Nicolas Milesi ha deciso di sfogare la sua voglia di pedalare con un maxi giro di 300 chilometri sulle strade di casa. Al suo fianco c’era Alessandro Romele, che lo ha seguito in macchina visto che è alle prese con il recupero da un infortunio alla mano. 

«Avevo voglia di pedalare – ci dice Nicolas Milesi mentre è a casa alle prese con il riposo di fine stagione – per divertirmi e per passare del tempo con Romele. Alla fine stavo bene, nelle ultime gare fatte su strada andavo forte. Sono felice di come sono cresciuto ancora, in estate ho fatto un bel passo in avanti tra le corse in Francia e il Giro del Friuli».

Nicolas Milesi ha fatto la sua ultima corsa in maglia Arkea il Giro del Friuli
Nicolas Milesi ha fatto la sua ultima corsa in maglia Arkea il Giro del Friuli

Le ore contate

Il team Arkea a fine stagione ha chiuso, l’anno prossimo la squadra francese non sarà più in gruppo. Una situazione che si sapeva da qualche mese e per la quale i corridori hanno avuto il via libera di cercare nuove sistemazioni e accordi. Correre con i giorni contati non è semplice, ogni gara conta e il rischio è non raccogliere quanto seminato. 

«Se avessi fatto un’annata del genere in un altro devo team – prosegue ad analizzare Nicolas Milesi – probabilmente non avrei avuto problemi nel passare alla formazione superiore. In particolare se consideriamo che da luglio in poi ho sempre corso con la formazione WorldTour, fatta eccezione per il Giro del Friuli. Alla fine ho trovato una sistemazione per il prossimo anno, quindi sono felice di questo».

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team
Nicolas Milesi ha corso per due stagioni nel devo team della formazione francese
Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team
Nicolas Milesi ha corso per due stagioni nel devo team della formazione francese
Dove correrai?

Sarò parte della Ineos. E’ un progetto nuovo che parte quest’anno, credo sia un ambiente ancora migliore per le mie caratteristiche e che mi permetterà di fare un altro passo in avanti. Il 2025 è stato un anno buono, ad eccezione della caduta alla Roubaix dove ho rotto la clavicola. Però questi due anni in Arkea mi hanno aiutato a capire che corridore sono.

Ce lo dici?

Penso di essere un buon profilo per le corse del Nord, la Roubaix e le gare in Belgio mi piacciono molto. So di essere un passista e un cronoman di alto livello. Questo mi permette di potermi giocare le mie chance nelle corse a tappe dove c’è una prova contro il tempo. Le ultime due stagioni mi sono servite per specializzarmi, in futuro vorrei migliorare per essere più performante anche su percorsi più impegnativi. 

Lorenzo Milesi, Italia, nazionale, cronometro europeo U23
Alla cronometro dell’europeo under 23 ha chiuso la prova al sesto posto a 29″ da Jonathan Vervenne
Lorenzo Milesi, Italia, nazionale, cronometro europeo U23
Alla cronometro dell’europeo under 23 ha chiuso la prova al sesto posto a 29″ da Jonathan Vervenne
Com’è arrivata l’offerta dalla Ineos?

Tramite il mio procuratore Acquadro. Dopo i buoni risultati al Tour Poitou si era avvicinata la Groupama, mentre i giorni successivi erano arrivate anche altre offerte. Nello stesso periodo si era interessata anche la Ineos, ho sentito Dario Cioni e l’offerta si è concretizzata a ottobre. Lui è il responsabile del team e della cronometro. 

Da cronoman che effetto fa pensare di entrare nel team Ineos con Ganna e Cioni

E’ incredibile. Non ci sono solamente loro perché anche Joshua Tarling è un cronoman davvero forte. Ho una voglia incredibile di iniziare ed entrare in questo nuovo ambiente. Posso dire che indosserò la divisa che ho sempre sognato e ammirato, vista anche la mia propensione per le prove contro il tempo. 

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi ha corso la sua terza Roubaix U23, dimostrando di essere un corridore da pavé (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi ha corso la sua terza Roubaix U23, dimostrando di essere un corridore da pavé (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Hai incrociato Ganna agli europei?

Sì, abbiamo parlato un po’ ma non gli ho detto che avrei fatto parte del team. Ho trovato però una bravissima persona, disponibile e gentile. Quando ho messo la storia su Instagram del mio allenamento di 300 chilometri mi ha scritto ridendo: «Perché?». La risposta non c’era, avevo voglia e basta.