Tour de France 2026, Parigi, Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, attacco a Montmartre

EDITORIALE / Guercilena e la difesa del ciclismo dall’ovvietà

03.08.2026
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Cominciamo dal futuro: dai mondiali e gli europei. Ancora una volta, come già lo scorso anno, le due sfide si svolgeranno a sette giorni di distanza, con sei ore di fuso orario e percorsi pressoché identici. Questo significa dover impegnare gli stessi corridori oppure scegliere su quale corsa puntare, lasciando l’altra ai rivali.

Nel 2024 invece, gli europei si svolsero ad Hasselt due settimane prima del mondiale di Zurigo e videro una sfida fra velocisti con Milan favorito e il trionfo di Merlier, mentre i secondi celebrarono il primo successo iridato di Pogacar. Così dovrebbe funzionare più spesso, premiando corridori di diverse estrazioni e caratteristiche e permettendo alle nazionali e alle squadre di valorizzare il proprio parco atleti.

Hasselt 2024, Merlier vince il campionato europeo su un percorso per velocisti. Dopo due settimane, Pogacar vincerà il mondiale di Zurigo
Hasselt 2024, Merlier vince il campionato europeo su un percorso per velocisti. Dopo due settimane, Pogacar vincerà il mondiale di Zurigo

Il menù più povero

Partendo da questo, il pensiero va a Luca Guercilena, che da settembre sarà il responsabile del ciclismo per RCS Sport, prendendo il posto che fu di Mauro Vegni. Il milanese, che è stato tecnico della nazionale svizzera e ha coperto tutte le cariche nel WorldTour (da quelle tecniche a quelle manageriali) dovrebbe essere in grado di cogliere questo aspetto e rendersi conto che ad esempio l’ultimo Tour de France non aveva un disegno capace di valorizzare i campioni al via.

Caro Luca, per come viene disegnato e inteso in queste ultime stagioni, il ciclismo si sta trasformando in un gigantesco ristorante con il menù più povero di sempre. Basta che vincano i soliti tre e gli sponsor sono contenti. Ma il pubblico è davvero (tutto) contento oppure rimpiange gli anni dei finisseur, dei cronoman e degli sprint più veloci? E le squadre che non hanno nelle loro file prodigiosi uomini da classifica quanto a lungo accetteranno di passare per presenze insignificanti?

Tour de France 2026, Mads Pedersen, maglia verde, Lidl-Trek, Luca Guercilena
Il podio di Parigi, circondato dall’affetto dei suoi campioni, è stato l’ultimo atto di Guercilena alla Lidl-Trek
Tour de France 2026, Mads Pedersen, maglia verde, Lidl-Trek, Luca Guercilena
Il podio di Parigi, circondato dall’affetto dei suoi campioni, è stato l’ultimo atto di Guercilena a,,a Lidl-Trek

Cronoman in estinzione

Abbiamo scritto più di una volta del modo in cui si sta ricomponendo il DNA dei velocisti, che devono essere capaci di sprintare in modo altrettanto potente dopo tappe da 2.500 metri di dislivello: gli altri, quelli delle corse piatte, sono esclusi dai grandi eventi e trovano semmai gratificazione nelle gare in Oriente.

Allo stesso modo, si sta riscrivendo il DNA dei cronoman. Avendo un Pogacar così dominante in salita, non avrebbe avuto senso disegnare l’unica crono del Tour su un percorso pianeggiante e magari collocarla nella seconda settimana? Questo avrebbe permesso a Evenepoel di aggiungere un po’ di pepe, senza ovviamente che sovvertisse il risultato già scritto. E soprattutto, visto dal nostro punto di osservazione, sarebbe stato rispettoso per un campione come Ganna (e come lui Campenaerts, Foss, Tarling, Affini e magari anche Plapp) portato al Tour per entrare nelle fughe e per tirare come un qualsiasi gregario, mentre avrebbe meritato l’occasione di una crono più adatta.

E non è soltanto il Tour. Anche ai mondiali, dove potrebbe rientrare anche l’infortunato Kung, la cronometro avrà l’arrivo in salita e così pare che sarà anche alle Olimpiadi del 2028. Esiste un senso tecnico nel privilegiare sempre gli stessi pochi corridori o non sarebbe eticamente più sostenibile un percorso aperto a tutti in cui i fenomeni possano ugualmente dire la loro, senza essere favoriti dall’altimetria oltre che da Madre Natura?

Dopo un Tour di fughe e tirate, Ganna è arrivato alla crono di Thonon les Bains stanco e frenato da un percorso troppo duro
Dopo un Tour di fughe e tirate, Ganna è arrivato a Thonon les Bains stanco e frenato da un percorso con 1.567 metri di dislivello in 26,1 chilometri
Dopo un Tour di fughe e tirate, Ganna è arrivato alla crono di Thonon les Bains stanco e frenato da un percorso troppo duro con 1.567 metri di dislivello in 26,1 chilometri
Dopo un Tour di fughe e tirate, Ganna è arrivato a Thonon les Bains stanco e frenato da un percorso con 1.567 metri di dislivello in 26,1 chilometri

Tadej a Sanremo

Tornando agli europei, è chiaro che gli sloveni abbiano disegnato un percorso su misura per Pogacar, senza rendersi conto (opinione personale) che il successo più bello di Tadej nel 2026 sia venuto a Sanremo sul percorso che meno gli si addiceva. L’ha rincorsa, l’ha studiata, l’ha sbagliata, l’ha riprovata e alla fine l’ha vinta. Allo stesso modo, probabilmente l’anno prossimo tornerà all’assalto della Roubaix, dopo averla persa per due anni di seguito per inesperienza e per due cagnacci pieni di classe e mestiere come Van der Poel e Van Aert.

L’attesa della Cipressa con l’adrenalina per la caduta e l’attesa del Poggio fino allo scatto hanno tenuto inchiodato il pubblico davanti allo schermo ben oltre quello che è accaduto sull’Alpe d’Huez, quando si sapeva che sarebbe scattato da subito e avrebbe vinto stabilendo il nuovo record. Stesso discorso per il giorno di Parigi, in quell’azione fantastica con Van der Poel, che ha visto il leader del Tour in lizza su un traguardo estemporaneo e per questo ancora più eccitante (immagine di apertura).

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Milano-Sanremo, il successo su Pidcock è stato probabilmente il più emozionante nel 2026 di Pogacar
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Milano-Sanremo, il successo su Pidcock è stato probabilmente il più emozionante nel 2026 di Pogacar

Il Giro contro l’ovvietà

Perciò, caro Guercilena, al netto del vanto di avere sul podio il vincitore più prestigioso e l’orgoglio del proprio trofeo nella sua ricca bacheca, ti suggeriamo sottovoce e con infinita umiltà di non regalare il Giro all’ovvietà, ma di renderlo attrattivo soprattutto tecnicamente prima che con carrozzoni e sponsor.

I più forti continueranno a vincere, mentre i vari specialisti potranno esprimere il loro talento. Alla fine chi ne guadagnerà sarà proprio lo spettacolo del Giro, ricco di colpi di scena e varietà, piuttosto che scontata passarella di chi arriva per vincere e sa che nulla e nessuno potrà impedirglielo. Come accadrà ad esempio alla Vuelta, in cui Pogacar farà incetta di tappe e record, visto il percorso così duro.

Concedete un po’ di spazio agli attaccanti. Se poi non riusciranno a combinare ciò che progettano, se non altro non potranno dire di non aver trovato il terreno adatto.

Tour de France 2026, Filippo Ganna, Netcompany Ineos

L’estate rovente di Ganna: dalla Francia al Canada

01.08.2026
5 min
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LE BOURG D’OISANS (Francia) – La Netcompany Ineos e Filippo Ganna hanno vissuto un Tour de France particolare, diverso rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere negli anni passati. Quello della formazione britannica, che dal Giro d’Italia ha visto l’arrivo della danese Netcompany come main sponsor, è stato un Tour lontano dalle ambizioni di classifica. Forse una prima vera resa e un ridimensionamento rispetto a quanto proclamato negli anni passati, con riferimento a quando si chiamava Team Sky e alla Grande Boucle si arrivava con l’obiettivo unico della maglia gialla. 

Nel 2026 si è andati a caccia di tappe, con risultati comunque lontani da quelle che potevano essere le aspettative: due soli piazzamenti in top 5 e tutti firmati da Filippo Ganna. Certamente il secondo posto nella cronometro inaugurale di Barcellona ha lasciato l’amaro in bocca. Per soli otto secondi è sfumata la possibilità di tornare a vestire la maglia gialla e sicuramente il Tour della Netcompany avrebbe acquisito tutto un altro senso. 

Tour de France 2026, Filippo Ganna, Netcompany Ineos
La Netcompany Ineos ha corso un Tour a caccia di tappe, con Ganna protagonista nelle cronometro e nelle tappe miste
Tour de France 2026, Filippo Ganna, Netcompany Ineos
La Netcompany Ineos ha corso un Tour a caccia di tappe, con Ganna protagonista nelle cronometro e nelle tappe miste

8 secondi

Le maggiori attenzioni e responsabilità erano rivolte proprio a Filippo Ganna, l’uomo da mettere sotto la lente di ingrandimento e il nome di maggior spessore da tenere sotto controllo. Il campione italiano a cronometro era ripartito dopo una primavera difficile da interpretare con l’obiettivo di vincere una tappa al Tour de France. Nel mirino c’era la cronometro inaugurale di Barcellona, con la scalata finale al Montjuic a fare da ago della bilancia. Una maglia gialla solamente sfiorata, ma una prestazioni che ha fatto vedere un Filippo Ganna in ottime condizioni. 

«Nella cronometro di Barcellona – ha dichiarato Ganna – dovevo lanciare gli altri ragazzi all’ultima curva. Poi però mi sono trovato davanti insieme a Foss e così siamo andati a dare il tutto per tutto. Dopo la caduta che mi aveva messo fuori causa nel 2025 avevo una grande voglia di ritornare al Tour e fare una bella prestazione».

Tour de France 2026, Filippo Ganna, Netcompany Ineos
A Barcellona Ganna ha sfiorato il successo nella cronometro inaugurale, meglio di lui ha fatto solo Vingegaard
Tour de France 2026, Filippo Ganna, Netcompany Ineos
A Barcellona Ganna ha sfiorato il successo nella cronometro inaugurale, meglio di lui ha fatto solo Vingegaard

Il rimpianto di Ussel

La giornata in cui abbiamo visto Filippo Ganna maggiormente in palla è stata la tappa numero nove della Grande Boucle, quella in cui a Ussel la fuga ha avuto la meglio sul ritorno ruggente del gruppo. Il passista della Netcompany Ineos era stato uno dei più attivi ad inizio tappa, dove ha cercato di portare via la fuga giusta. Occasione sfuggita per centimetri. Nella volata del gruppo alle spalle dei fuggitivi Ganna si era imposto abilmente, mettendosi alle spalle la maglia verde Mads Pedersen

«Diciamo che un Tour de France intenso – racconta ancora – nel quale abbiamo fatto abbastanza fatica. Dopo aver corso Giro e Tour le gambe sono quelle che sono, soprattutto quando non sei un uomo di classifica o uno scalatore fai ancora più fatica. In particolare se pesi più di 80 chilogrammi certe salite fanno male. Magari in più di un’occasione non siamo stati pronti, quel quinto posto sarebbe potuto essere qualcosa di più se fosse stata ripresa la fuga».

Tour de France, tappa 9, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Ussel, tappa 9 del Tour, qui il più grande rimpianto per Ganna che vince la volata di gruppo alle spalle della fuga
Tour de France, tappa 9, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Tour de France, tappa 9, Filippo Ussel, tappa 9 del Tour, qui il più grande rimpianto per Ganna che vince la volata di gruppo alle spalle della fuga, Mads Pedersen

Colpi limitati

Un altro punto in cui era atteso Filippo Ganna era di certo la cronometro di Thonon-Les-Bains, quella che dava il via all’ultima settimana infernale del Tour. Tuttavia si era capito fin da subito che il disegno del percorso era ben lontano dall’essere adatto agli specialisti. Sensazione che aveva confermato lo stesso Ganna al termine della ricognizione, dichiarando che una top 10 sarebbe stato già un ottimo risultato visto il percorso. 

Undicesimo posto per il campione nazionale, ma con uno sforzo che probabilmente ha scavato troppo nelle gambe, portandosi via le ultime energie residue. Tanto da sparire nella tappa successiva a Voiron, dove Jasper Philipsen ha resistito e trovato la tanto desiderata vittoria. 

«Lì ero in crisi profonda – ci ha detto Filippo Ganna alla partenza di Le Bourg d’Oisains – le gambe erano veramente finite. A volte si hanno pochi proiettili da sparare durante un Grande Giro, soprattutto quando se ne è fatto un altro precedentemente. Mi spiace non aver centrato la fuga, però non si può arrivare ovunque».

La pista

Filippo Ganna è quel corridore che viene tirato per le maniche della maglia da un po’ tutte le parti, in molti vorrebbero avere le sue qualità a disposizione in certi appuntamenti. Uno dei campi in cui il piemontese ha da sempre legato grandi risultati è la pista, a due anni dalle Olimpiadi di Los Angeles la curiosità su quando lo rivedremo sul parquet è tanta. 

«Dopo un periodo di recupero ripartirà dal Bretagne Classic (in programma il prossimo 30 agosto, ndr) e poi andrò direttamente in Canada per il mondiale a cronometro e per il mixed relay. Per la pista vediamo, vorrei ma capirò in che modo arrivo con la testa e con le gambe a fine stagione (il mondiale su pista si svolgerà in Cina, a Shangai, e sarà in programma dal 14 al 18 ottobre, ndr)».

Tour de France, tappa 9, Van Der Poel, Alpecin-PremierTech, Ussel

A Ussel rinasce Van Der Poel, che raddrizza il suo Tour

13.07.2026
6 min
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Mathieu Van Der Poel raddrizza il suo Tour de France come si fa con un quadro appeso alla parete, a Ussel in cima a uno strappo di 800 metri, al termine di una tappa che tanto ha ricordato le strade di una classica è emerso il corridore della Alpecin-PremierTech. La volata che gli ha portato il terzo successo di tappa alla Grande Boucle è potente ed elegante, eppure di fatica per arrivare fino all’arrivo l’olandese ne ha fatta tanta. 

Van Der Poel rimette nel cassetto le critiche che gli erano piovute addosso dopo un inizio di Tour de France non esattamente entusiasmante. Quando sei uno dei tre corridori più forti al mondo tutti si aspettano da te cose eccezionali, ma non sempre è facile esserlo. Ci siamo abituati alla facilità con la quale Tadej Pogacar fa tutto, tanto da dimenticarci che a volte anche ai campioni capita di essere normali

Giornata da classiche

L’organizzazione del Tour de France ha deciso di accorciare la tappa di ieri, riducendola di una trentina di chilometri a causa del caldo elevato portato dalla canicola che asfissia la corsa. Tuttavia non sono mancati spettacolo e ritmi elevati, la Grande Boucle aveva disegnato una tappa mossa, difficile da digerire per le ruote veloci e tanto invitante per gli uomini da classiche. Non a caso i due principali protagonisti della giornata sono stati Mathieu Van Der Poel e Tom Pidcock. Il britannico aveva un diavolo per capello e sugli strappi che da Molemort hanno portato ad Ussel è stato uno dei più attivi insieme proprio a Van Der Poel

«E’ stata una giornata davvero tosta – ha raccontato l’iridato di Glasgow – l’inizio del Tour non è stato dei migliori per la nostra squadra, ma come sempre abbiamo mantenuto la calma. Il nostro gruppo è davvero affiatato, abbiamo continuato a credere che le cose sarebbero cambiate e si sarebbero aggiustate. Magari non oggi, magari nella seconda settimana, magari nella terza. Ma è davvero bello arrivare al primo giorno di riposo con una vittoria.

«Questa è solo la mia terza vittoria di tappa al Tour de France – spiega – penso che dimostri quanto sia difficile vincere qui. Abbiamo sempre vinto nelle Classiche Monumento e spesso anche nelle tappe del Tour, ma nulla è scontato. Continuare a lavorare dando il massimo, è tutto ciò che possiamo fare».

Tour de France, tappa 9, Van Der Poel, Alpecin-PremierTech, Ussel
Van Der Poel con il passare delle tappe si è adattato al caldo francese, trovando sensazioni sempre migliori
Van Der Poel con il passare delle tappe si è adattato al caldo francese, trovando sensazioni sempre migliori

Strappi e ciclocross

Nei 156 chilometri della tappa di ieri non c’è stato spazio per la pianura. I quattro GPM, due di terza categoria, uno di quarta e uno di seconda categoria hanno frazionato il gruppo fin da subito. Ma la vera differenza, come spesso accade, la si è fatta quando la salita finiva. Con la strada in continua ascesa e le gambe dei corridori sempre più affaticate. 

E’ qui che sono emerse le qualità di Van Der Poel e Pidcock, i quali hanno dato vita a uno spettacolo fatto di rilanci, azioni sugli strappi e una volata degna di una corsa di ciclocross. Condotta dalla testa e vinta da Van Der Poel, senza possibilità di replica per nessuno degli altri tre contendenti. L’olandese sigla il terzo successo di tappa al Tour de France, mettendosi alle spalle una prima settimana che lo ha messo in difficoltà. 

«Con il caldo è andata decisamente meglio – prosegue Van Der Poel – rispetto ai primi giorni. Stavo faticando tanto e avevo anche qualche difficoltà a recuperare, anche dopo le giornate più facili. Oggi finalmente avevo le gambe per dare il massimo».

Tour de France, tappa 9, Tom Pidcock
Pidock è stato un altro grande protagonista di giornata, animando la fuga e correndo spesso in testa
Tour de France, tappa 9, Tom Pidcock
Pidock è stato un altro grande protagonista di giornata, animando la fuga e correndo spesso in testa

VDP Festival

L’azione decisiva, che ha portato Van Der Poel, Pidcock, Johannessen e Baudin a giocarsi la tappa è arrivata quando l’azione dei fuggitivi sembrava destinata a spegnersi. Ci ha pensato l’uomo della Alpecin-Premier Tech a soffiare sulla brace e dare nuova vita alla fuga di giornata. Sono bastati i 900 metri al 4,9 per cento di Mont Bessou. Van Der Poel ha preso la salita con la forza di un muro, gonfiando le braccia possenti e spingendo con tutto il corpo sulla sua Canyon. 

«Ho speso molte energie cercando di mantenere viva la fuga – ha detto ancora – c’era molta pressione da parte del gruppo. Le strade erano terribili per una fuga. Doveva durare fino in fondo. Abbiamo lottato davvero tanto e sono felice di aver portato a casa la vittoria».

Un giornalista poi gli chiede se è finalmente iniziato il Il Van Der Poel Festival: «Forse sarà il festival di un solo giorno – replica VDP – ma almeno è stato bello».

Ganna e quei 6”

Il gruppo non ha lasciato tanto spazio alle azioni dei fuggitivi, ci hanno provato in tanti fin dai primi chilometri. Alla fine la fuga che è venuta via, ed arrivata a giocarsi la vittoria a Ussel, è uscita di forza. Il vantaggio massimo è stato di un minuto e mezzo, con la Ineos che nei chilometri finali ha lavorato tanto insieme alla Lidl-Trek per chiudere e giocarsi le chance di vittoria in volata. Sono mancati solamente sei secondi per chiudere sulla fuga.

«Stiamo facendo un lavoro straordinario come squadra – ha detto dopo l’arrivo Ganna – forse le altre avrebbero potuto darci una mano, probabilmente hanno adottato un approccio più prudente. Purtroppo nel momento in cui è andata via la fuga ho avuto un problema con il sacchetto del rifornimento, stavo prendendo da bere e da mangiare e ho perso il tempo giusto. Abbiamo provato a chiudere, siamo arrivati davvero vicini ai fuggitivi. Ho vinto la volata, ma purtroppo davanti a noi c’erano altri corridori».

I segnali però sono positivi per il campione della Ineos Grenadiers, il quale avrà modo di tentare altre volte di giocarsi le sue carte da qui alla fine del Tour. La cronometro non presenta il percorso più adatto a lui, Ganna dovrà contare sulle sue qualità in una corsa in linea. Abbiamo ancora negli occhi la prestazione della Dwars Door Vlaanderen, vittoria di grande qualità che merita un seguito: quale posto migliore del Tour de France?

Ganna vola sul filo dei 55 orari, Vingegaard non convince

19.05.2026
7 min
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MASSA – I 42 chilometri sono una distanza mitica: sono quelli della maratona e affrontarli mette sempre una certa emozione. Anche in bici, ma solo se non sei Filippo Ganna. In questo caso i 42 chilometri li frantumi. Li demolisci, neanche avessi una moto tra le gambe. E la tua moto si chiama Pinarello Bolide.

Tra l’altro questa crono ridisegna la classifica generale. Se Afonso Eulalio mantiene a sorpresa la maglia rosa, Jonas Vingegaard non brilla come ci si aspettava. Mentre volano Thymen Arensman soprattutto e Ben O’Connor. In particolare, l’olandese ha impostato, fatte le debite proporzioni, il suo pacing su quello di Ganna. E infatti ha chiuso alla grande, superando Rémi Cavagna nel finale e cogliendo la piazza d’onore. Si difende alla grandissima Giulio Pellizzari, che incassa appena 18” da Vingegaard nonostante i malanni di cui vi abbiamo raccontato.

Una media devastante

Questa vittoria era nell’aria, va detto. Ganna era decisamente il favorito, ma poi le cose bisogna concretizzarle. E allora tutto diventa più complicato. Il piemontese aveva puntato questa tappa sin dal momento in cui aveva sciolto i dubbi circa la sua partecipazione al Giro d’Italia. L’approccio è stato maniacale, come sempre.

Ieri vi avevamo raccontato di un giorno di riposo particolare. Filippo aveva deciso di non uscire in bici, di dormire di più e di allungare la finestra di recupero. Dettagli che, sommati a tanti altri come il body, una bici sempre più perfetta, una ricognizione al millimetro, hanno portato a questo risultato.

Perché se la vittoria era tra virgolette scontata, non lo è stata di certo la media oraria, che ha sfiorato i 55 chilometri all’ora: 54,922 per la precisione.

«Alla fine è stata una cronometro molto lunga – ha spiegato Ganna – ho sofferto perché 45 minuti non sono facili da gestire. Ci eravamo impostati un passo da mantenere e credo che abbiamo alzato il tempo di 10 secondi su 45 minuti. Non male. Avevo una borraccia con 80 grammi di carboidrati… ma non l’ho toccata! Addirittura mi ero portato un gel da mettere qui – e con la mano indica dietro al collo, nel body – ma poi mi hanno detto che non era possibile, così l’ho preso prima del via e ho fatto tutto con quello».

Intanto la folla lo acclama. C’è chi gli fa notare che la tappa è finita da un’ora e la gente è ancora tutta assiepata tra palco e truck della conferenza stampa.

«In effetti – riprende Ganna – fa molto piacere. Purtroppo mi spiace non riuscire ad arrivare da tutti perché comunque i tempi sono risicati. Anche noi abbiamo bisogno di arrivare in hotel il prima possibile, per avere il giusto recupero, riuscire a fare i massaggi e andare a dormire presto. Stamattina non nascondo che alle 5 ero sveglio. Un po’ di adrenalina, un po’ di tensione c’erano. Però alla fine della giornata è andata bene».

Filippo Ganna, crono Massa, Giro
Sin dalle prime battute si è capito che Ganna fosse su un altro pianeta. E’ la sua 8ª vittoria al Giro
Filippo Ganna, crono Massa, Giro
Sin dalle prime battute si è capito che Ganna fosse su un altro pianeta. E’ la sua 8ª vittoria al Giro

Sognando Verbania

Un campione è sempre affamato e Filippo Ganna è un campione. I sette sorpassi di oggi sono stati brutali. Fra tre giorni il Giro d’Italia farà tappa a casa sua a Verbania. Ed ecco che, messa nel sacco la crono, l’obiettivo primario, si punta a questo secondo traguardo. Che sa molto anche di sogno.

Avrà gli occhi puntati addosso. Ma già si sogna il colpo da finisseur, da inseguitore della pista che spara un chilometro finale degno di un velocista come Harrie Lavreysen.

«Vero – dice Ganna – prima della fine del Giro mi piacerebbe comunque cercare un’altra tappa. Non nego il fatto che ovviamente la tappa di casa mi faccia sognare… Ma bisognerà vedere se il gruppo mi manderà ancora in fuga in due (come con Alberto Bettiol l’altro giorno, ndr) e poi mi riprenderà. Lo vedremo soltanto venerdì».

Le domande incalzano sull’approccio a questa crono. Ganna racconta del riposo negli ultimi due giorni, del sempre positivo apporto della pista, anche se non ci va da prima delle classiche. E indirettamente parla anche di Arensman. Lo fa replicando a chi gli chiede se i suoi sogni personali non cozzino con gli obiettivi di classifica dell’olandese, che oggi si è confermato leader indiscusso della Ineos Grenadiers.

«Sono pronto ad aiutarlo – ha detto Ganna – anche nel 2020 con Tao Geoghegan Hart abbiamo vinto il Giro e portato a casa tante vittorie. Nelle tappe sopra i 4.000 metri di dislivello sono un pochettino inutile! Altri compagni possono dargli molto di più. E se in qualche momento avrò dello spazio per me, gli starò vicino in altre occasioni».

Sempre in ottica classifica, Ganna si lascia andare a una battuta su un siparietto avvenuto nel dietro le quinte del palco premiazioni, quando lui e Vingegaard si sono incrociati. Tra l’altro è probabile che si ritroveranno anche al Tour de France. Lo stesso Ganna ha detto che con grande probabilità farà anche la Grande Boucle.

«Siete curiosi di quello che ci siamo detti eh? Abbiamo scherzato sul fatto che oggi la crono fosse lunga. Lui mi ha detto che ha sofferto parecchio e io gli ho ribattuto: e tutte le volte che in salita mi fate soffrire voi?».

Idea lenticolare

Le ore passano. Podio e interviste sono finite. Massa si svuota e, in questo fuggi fuggi, ecco Matteo Cornacchione portare via la Pinarello di Ganna.

«Cosa vuoi dirgli per radio a uno così? Sapeva tutto quanto – racconta il meccanico di Pippo – avevamo fatto anche una buona ricognizione e per il resto tutto è filato secondo programma. Avevamo preparato un pacing e abbiamo rispettato la tabella di marcia in maniera impressionante.

«Dire che è stata facile magari è troppo, però c’è stato un momento, nel tratto rettilineo più lungo, intorno ai 30 chilometri, in cui per un pochino la velocità stava calando: 58, 57, 56… E allora gli abbiamo detto di dare una bottarella. Non è facile anche mentalmente, perché aveva già fatto tanta strada e tanta ancora ne mancava. In quell’istante c’è stato un po’ di supporto morale da parte nostra».

Poi si parla anche della bici. Le idee erano chiare sin da subito su cosa montare, ma per un po’ si era pensato di utilizzare anche la ruota lenticolare anteriore. «Ma si era alzato un po’ di vento. Poi era caduta qualche goccia di pioggia e l’asfalto era leggermente umido, così abbiamo deciso di andare sul sicuro».

E' Felix Gall forse il vero sconfitto di giornata. L'austriaco ha lasciato 4'21 a Ganna e 1'21" a Vingegaard
E’ Felix Gall forse il vero sconfitto di giornata. L’austriaco ha lasciato 4’21 a Ganna e 1’21” a Vingegaard
E' Felix Gall forse il vero sconfitto di giornata. L'austriaco ha lasciato 4'21 a Ganna e 1'21" a Vingegaard
E’ Felix Gall forse il vero sconfitto di giornata. L’austriaco ha lasciato 4’21 a Ganna e 1’21” a Vingegaard

Sotto gli occhi di Villa

A seguire il suo Pippo c’era anche Marco Villa, che resta legatissimo a Ganna e da quest’anno è il tecnico azzurro del settore cronometro.

«Oggi – dice Villa – non ce la facevo a restare a casa. Per me oggi Filippo ha inseguito non solo la vittoria ma anche la prestazione. Cosa significa? Significa che si vuole sempre migliorare, ottimizzare. Si è voluto mettere alla prova in una cronometro individuale così lunga ed è molto importante anche in ottica mondiale. E’ vero che magari non c’erano i rivali che puoi incontrare in una prova iridata, ma gli avversari vanno sempre rispettati e comunque la bicicletta va portata al traguardo.

«Quando dico che ha cercato la prestazione intendo che una prova così era importante per dare tutto. Era importante per impegnarsi al massimo e vedere cosa usciva fuori dai materiali, dai continui piccoli ritocchi alla posizione che vengono effettuati. E dal suo fisico. Quindi è stato giusto farlo in questo modo».

Villa ha raccontato anche che Ganna, così come Jonathan Milan, prima del Giro tornerà in pista a Montichiari sempre per lavorare in ottica mondiale… non solo su strada. In qualche modo questo legame Villa e il dream team del quartetto va avanti.

Paris-Roubaix Espoirs 2026, Davide Donati

La Roubaix U23 di Donati: partita in aeroporto con Ganna e vinta in volata

13.04.2026
5 min
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ROUBAIX (Francia) – Lo avevamo scritto alla vigilia di questo fine settimana di Parigi-Roubaix: l’ultimo italiano a vincere la gara under 23 (la Paris-Roubaix Espoirs) era stato Filippo Ganna in maglia Colpack-Ballan. La statistica ora però è da aggiornare, perché Davide Donati ieri ha regolato un gruppetto di dieci corridori, imponendosi all’interno del velodromo che ora gli sembrerà il più bello del mondo. 

«Ecco, Ganna per l’appunto – ci dice con ancora negli occhi l’incredulità di quanto accaduto – l’ho incontrato in aeroporto a Linate, a entrambi avevano cancellato il volo. Ci ho parlato un po’ ed è stato bello, mi ha trasmesso grande tranquillità, che sono riuscito a trasportare qui in gara».  

Sentirsi forti

Davide Donati vive momenti concitati una volta finita la corsa, perché non si sa ancora chi abbia vinto. Serve il fotofinish per decretare il vincitore e intanto il tempo passa. Chiede a tutti, in inglese, poi ci guarda e in italiano ci dice: «Quindi?». Vorremmo dargli la risposta, ma la realtà è che nessuno sa nulla. Il verdetto arriva: «Il vincitore è Davide Donati», un secondo di silenzio e parte la festa

«Era un obiettivo che avevo dall’anno scorso – ci dice sul prato del velodromo – quando ho capito che si doveva provare almeno una volta questa gara prima di vincerla. Sentivo di poterlo fare, sono stato uno dei più forti in gara, sul pavé chiudevo su tutti e ho tirato spesso. Nella passata edizione avevo peccato di inesperienza, questa volta sapevo dove mettere le ruote e chi seguire. Ho rischiato, perché non si possono assecondare tutte le mosse, ma alla fine ho corso perfettamente.

«E’ una corsa che ha sfornato diversi campioni – prosegue – e vedremo nel futuro. Mi piacerebbe anche vincere quella dei professionisti, con i nomi che ci sono ora è difficile, ma continuerò a lavorare per realizzare questo sogno».

Freddezza

Nella curva a destra che dalla strada porta i corridori all’interno del velodromo il cambio di terreno e la pendenza portano un corridore della Visma Lease a Bike Development a scivolare. Si crea così un piccolo gap fra tre corridori e gli altri sette. Tra i corridori avvantaggiati c’è Davide Donati, a chiudere il terzetto. Passano sotto l’arrivo, poi sulla curva ed entrano negli ultimi 400 metri. Il bresciano della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies continua a guardare dietro e aspetta, aspetta fino a quando la volata parte. 

«Siamo stati sempre davanti – analizza – perché volevamo avere il controllo della gara e saltare su ogni azione pericolosa. Con il passare dei chilometri siamo rimasti sempre meno, fino a quando si sono avvantaggiati due gruppetti. Noi favoriti eravamo tutti insieme, quindi siamo rimasti sulle ruote. Sul Carrefour de l’Arbre siamo rientrati e di forza siamo arrivati fino al velodromo. Una volta sulla pista volevo stare davanti, quindi sono entrato in testa. Così facendo ho evitato la caduta. La volata è partita lunga, lunghissima, con Donwoody (poi secondo, ndr) che si è lanciato presto. Per un momento ho temuto di non riprenderlo, invece è andata bene».

La pietra

Lo lasciamo andare al podio, dal quale scende qualche minuto dopo pieno di targhe e premi, tra questi c’è la pietra dedicata al vincitore della Roubaix Espoirs. Un ricordo che andrà di diritto in cima alla bacheca dei premi in camera di Davide Donati, anche perché non capita tutti i giorni di uscire vincitori dall’Inferno del Nord.

«Scendere dal podio della Roubaix con la pietra in mano fa un certo effetto – dice ridendo – pesa abbastanza. Penso che ci vorrà ancora qualche giorno prima di realizzare, allora potrò godermela con calma. Tanto avrò tempo, visto che ora staccherò dopo il primo blocco di gare. 

«Oggi ho vinto in volata, c’è chi mi definisce sprinter, ma non mi piace come etichetta perché non sono solo questo, sono ancora da scoprire».

La Dogma di Ganna per l’Inferno: spunta un cambio da MTB

12.04.2026
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La Parigi-Roubaix è partita da pochi istanti e, sbirciando sin dalle ricognizioni dei giorni precedenti, non potevamo non soffermarci sulla bici della maggiore speranza italiana per questa classica, se non di tutte le classiche del Nord. Parliamo, ovviamente, della Pinarello Dogma F di Filippo Ganna.

In casa Ineos Grenadiers l’hanno tenuta celata il più possibile, ma stamattina a Compiegne inevitabilmente i veli sono caduti. E’ una bici sulla quale lo staff inglese ha lavorato con grande oculatezza. Ci sono “rischi”, ci sono certezze, c’è voglia di osare e quindi di vincere…

Colpo di scena: c’è l’XTR

Ganna ha detto di avere una gamba molto buona, ma questo potrebbe non bastare in una gara esigente anche dal punto di vista tecnico. E così ecco il setup studiato da Filippo e il suo staff per questa Pinarello Dogma F chiamata ad una grande impresa. Scopriamolo insieme.

La prima cosa che colpisce è senza ombra di dubbio il cambio. Via il classico Shimano Dura-Ace Di2, dentro l’XTR Di2, sempre di Shimano, ovviamente, pietra miliare dell’offroad, in particolare della MTB, del brand giapponese. Questa scelta è stata dettata dalla robustezza dello stesso, ma anche pensando al fatto che è associato a una monocorona.

I vantaggi sono diversi, al netto del peso (maggiore), che conta fino a un certo punto e ancor meno in una gara pianeggiante come l’Inferno del Nord. Montando l’XTR infatti l’asse della catena è più “dritto” rispetto alla corona: in poche parole gira meglio e si riduce un po’ l’attrito. Chiaramente parliamo di un paio di millimetri o poco più, ma è quel che serve per ridurre i problemi di cambiata sulle pietre.
La corona anteriore è in fibra ed è certamente un aftermarket non ufficiale, visto che sono stati coperti i simboli del brand con del nastro adesivo. I rapporti scelti sono: corona da 55 denti e cassetta posteriore, sempre XTR, 11-34.

Ormai la monocorona è un must alla Roubaix e in effetti riduce moltissimo i problemi di cambiate e sobbalzi.

Filippo ganna, Pinarello Dogma, Roubaix 2026
La Pinarello Dogma F di Ganna per questa Roubaix
Filippo ganna, Pinarello Dogma, Roubaix 2026
La Pinarello Dogma F di Ganna per questa Roubaix

Setup da pavé

Si passa poi a parlare di quel che concerne il modo di rendere la Pinarello Dogma F più docile sulle pietre. Ormai le bici di oggi sono iper rigide, ma alla Roubaix questa qualità conta fino a un certo punto.

Guardando la sua Pinarello Dogma, certo le ruote Scope da 60 millimetri non inducono proprio su questa strada. Tuttavia, rispetto all’ultima volta, Ganna ha scelto coperture da 32 millimetri e non da 30. E qui si apre un capitolo molto interessante.
Nonostante gomme più grandi, la pressione individuata è più alta rispetto a quando affrontò la Roubaix con coperture da 30 millimetri. In quel caso era di 3,5 bar, stavolta è di 4 bar sia all’anteriore che al posteriore. Questo perché? Perché, associata a un cerchio alto, come abbiamo visto, che è più rigido e perde elasticità, e al peso di Ganna (oltre 80 chili), c’era l’esigenza di gonfiare un po’ di più per ridurre il rischio di danneggiare la ruota stessa.

Come si può notare si è davvero al limite, come in Formula 1. Ma sono rischi ormai necessari per limare su ogni fronte.

Altro dettaglio sul fronte dell’ammortizzazione, se così si può dire, è la scelta del classico doppio nastro manubrio per aumentare un po’ il comfort.

Quote invariate

Per il resto Filippo Ganna non ha minimamente ritoccato la sua posizione: le quote sono le stesse di sempre. Dalla scelta delle pedivelle da 175 millimetri, alla larghezza del manubrio, il Most Talon Ultra, da 38 centimetri con attacco manubrio da 130 millimetri.

Quel che c’è di diverso rispetto alla bici classica è la richiesta di avere due comandi da remoto sulla parte alta del manubrio, quando è in presa alta: un bottoncino per salire e uno per scendere. Necessari per cambiare quando si è nei settori in pavé senza così togliere le mani dal manubrio. Si evitano rischi e soprattutto perdite di tempo. Da qui a poche ore infatti si entrerà all’inferno… Quello del Nord!

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
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COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
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Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».

Parigi-Roubaix U23 2016, Seid Lizde, FIlippo Ganna (foto Team Colpack)

Dieci anni fa, la Roubaix U23 di Ganna. E l’Italia sogna…

11.04.2026
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Dieci anni: tanti sono passati da quando Pippo Ganna, primo e (ancora) unico italiano, vinse la Roubaix degli U23. Domenica, con una storia ben più corposa di allora, il piemontese dei mille record in pista sfiderà nuovamente quelle pietre. E allora, pur consapevoli che il mondo sia cambiato e gli avversari siano giganteschi anche più di lui, abbiamo rispolverato il ricordo di quella vittoria perché magari gli sia di ispirazione (in apertura Ganna è nelle vecchie docce del velodromo con Simone Bevilacqua e Riccardo Minali).

Il Team Colpack in cui correva andava spesso alla Roubaix degli under 23 e di recente anche noi di bici.PRO siamo stati loro ospiti nella trasferta, ma la vittoria non è più arrivata come invece avvenne in quel 29 maggio del 2016, che fu il suo primo anno magico e si era già aperto con il primo mondiale dell’inseguimento a Londra.

Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni
Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni

2016, l’anno magico

Gianluca Valoti c’era e quel ragazzo e quella trasferta li ricorda bene. Ganna proveniva dalla Viris Vigevano e per il secondo anno da U23 era passato nella squadra di Villa d’Almè, che fungeva da vivaio per la Lampre-Merida di Saronni.

«Capimmo subito – ricorda Valoti – che con lui si potessero fare grandi cose. Aveva vinto la prima gara a Porec sotto il diluvio e il freddo, mi pare che ci fossero 3-4 gradi. Arrivarono in due, il terzo era Novak che adesso corre alla UAE Emirates e prese 2 secondi. La settimana dopo vinse il suo primo mondiale dell’inseguimento.

«Il 2016 fu un anno speciale, i ragazzi andavano a correre da soli e vincevano. Era davvero un bel gruppo. C’erano Consonni, Lamon, Ganna, Minali, Troia e andavano sempre d’accordo, anche al di fuori dalle corse. Si trovavano e facevano insieme cavolate da ragazzi, delle goliardate che oggi purtroppo non fa più nessuno».

Come nacque il progetto della Roubaix?

Quella gara ci aveva sempre affascinato. Poi, avendo anche i corridori giusti, si partiva belli decisi. Si programmava già dall’inverno, i biglietti aerei, la trasferta e tutto il resto. E quell’anno si era già deciso di andare con Pippo per lasciare il segno. L’anno era partito bene, quindi l’avevamo proprio puntata.

Ci si poteva aspettare che appena arrivato da voi, Ganna andasse così forte?

Quell’anno lo allenava Mazzoleni e oltre alla vittoria di Porec, una settimana prima della Roubaix era arrivato secondo a San Vendemiano, dietro a Consonni. Era anche una corsa impegnativa, ma quando andava, Pippo teneva anche in salita. E in quel periodo era proprio in una condizione strepitosa.

In che modo avevate preparato la trasferta?

Andammo su due giorni prima, come abbiamo sempre fatto. Provammo i primi settori e niente di più. Non abbiamo visionato tutto il percorso, nel 2016 era diverso. Oggi per una cosa del genere direbbero che come squadra non vali niente. Provammo l’inizio perché secondo me quelli sono i tratti più pericolosi, mentre alla fine servono gambe e basta.

Dopo la vittoria, con il neccanico Stanga e con Rossella Di Leo (foto Team Colpack)
Dopo la vittoria di Roubaix, Ganna con il meccanico Stanga, con Rossella Di Leo e con Valoti (foto Team Colpack)
Parli per esperienza diretta?

L’anno prima eravamo andati con Martinelli, che fece sesto. Prima di iniziare il pavé, c’erano 45 chilometri di su e giù e noi a quel punto avevamo già rotto tre biciclette e un paio di scarpe di Consonni, che era caduto. Martinelli aveva cambiato la bici, era partito con quella di scorta, per cui nel 2015 era stato un disastro. Per questo nel 2016 cambiammo approccio…

Che cosa avevate escogitato?

Forti dell’esperienza dell’anno prima, con Ganna e Troia ci dicemmo di anticipare i settori per evitare le cadute. E se ci fossero state fughe numerose, saremmo dovuti entrare e quel giorno andò davvero tutto bene. Erano tre nella stessa fuga di 8-10 corridori: Ganna, Troia e Lizde e al primo settore ci arrivarono con un minuto e mezzo di vantaggio. Andò tutto liscio sino a fine gara, neanche una foratura e neanche una caduta.

Avevate le stesse Merida che il mese prima aveva usato la Lampre?

Avevamo le bici che usavamo tutto l’anno. Le avevamo preparate con le ruote a profilo bassissimo in carbonio e i tubolari, quelli soliti, un po’ più larghi. Piuttosto, mi ricordo un aneddoto. Sull’ammiraglia eravamo in tre: Rossella, io e Gianpaolo Stanga, che adesso fa il meccanico alla Jayco-AlUla. Avevamo una frase che a volte portava fortuna, per cui se un corridore andava in fuga, capitava che uno di noi dicesse: «Ma dove xxxxx va?» e quello magari vinceva. Così a un certo punto mi chiamò Antonio Bevilacqua e mi chiese come andasse. Quando gli risposi che ne avevamo tre in fuga, non si fece pregare: «Ma dove xxxxx vanno?».

Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Bè, portò piuttosto bene. Come fu l’adattamento di Ganna al pavé?

Si trovò subito bene, nel senso che aveva già la sua stazza e la sua potenza. Quel giorno trovò la giornata giusta. Lui ha questi giorni esplosivi, lo abbiamo visto anche in altre occasioni: a Waregem dove ha vinto, ma anche alla Milano-Sanremo dello scorso anno. Quando gli capita la giornata, è imbattibile. Solo dei fuoriclasse come Pogacar e Van der Poel possono dargli filo da torcere…

A proposito di questo, ti meraviglia che quella di Waregem sia stata la sua prima vittoria in una corsa in linea?

Sì, decisamente. Quando a Waregem il telecronista disse che per trovare una sua vittoria si dovesse tornare indietro alla Parigi-Roubaix U23, ho pensato che non fosse vero. Invece era così e mi ha sorpreso.

In che modo faceste festa quella sera?

In realtà non abbiamo avuto tempo. Facemmo le premiazioni e poi via, scappati in aeroporto perché c’era subito l’aereo.

Il 2016 fu l’anno in cui si cantava «Con Pippo in tangenziale andiamo a comandare», facendo il verso a Rovazzi e alla canzone sul trattore?

Esatto. Era un periodo senza radioline e l’ammiraglia non ebbe modo di andargli vicino, perché il distacco era sempre sotto al minuto, oscillava sempre. Non sappiamo a cosa abbia pensato in quella fuga, ma raccontò che si mise a cantare quella canzone, che alla mattina avevano ascoltato in camera. L’hanno ascoltata e gli è rimasta in testa. E per tutto l’anno, a ogni risultato, i suoi compagni la tirarono fuori.

Da tifoso e da ex direttore sportivo, come vedi la Roubaix di domenica per Ganna?

Vabbè, io tifo sempre per lui! Allargando lo sguardo, penso che Pogacar potrebbe farcela solo se Van der Poel non fosse al meglio, anche se Tadej mi sembra più in forma.

«A Pippo semmai bisognerà ricordare di cantare quella canzone», Valoti si fa una risata. Parte dei suoi corridori della MBH Bank CSB è in partenza per il Tour of Hainan (15-19 aprile), altri sono andati in Francia per Morbihan e Tro Bro Leon, tutto il resto invece farà rotta sul Tour of the Alps. L’attività di una professional è già di per sé bella frenetica e il fatto di non poter più andare al Nord per rinverdire l’assalto alla Roubaix U23 sotto sotto è un bel dolore.

Dwars door Vlaanderen 2026, Filippo Ganna

Ganna signore di Waregem: finalmente una classica

01.04.2026
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Pippo Ganna centra a Waregem la prima vittoria in una classica del Nord, la prima in una corsa di un giorno. Come nell’ultima strappata di un inseguimento individuale (solo che stavolta sotto le ruote c’erano muri e tratti in pavé), quando è uscito dall’ultima curva, il piemontese ha cambiato ritmo. Ha visto Van Aert e si è lanciato nella scia. Lo ha preso e lo ha saltato a doppia velocità a capo di una volata lunghissima, quasi una fucilata, mentre l’altro per l’ennesima volta si è ingobbito sul manubrio.

Finora per Filippo c’erano state cronometro e tappe: 31 cronometro, 2 classifiche generali, 6 tappe. Per vederlo vincitore di una prova in linea si deve tornare alla Roubaix U23 del 2016, quando era ancora U23 con la maglia della Colpack. La Dwars door Vlaanderen dà spessore ai due podi di Sanremo, al terzo di Harelbeke nel 2025, all’ottavo dell’ultimo Fiandre e il sesto della Roubaix 2023. Queste sono le sue strade e ha detto bene Trentin di recente sulla necessità di farne seriamente un obiettivo.

Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili
Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili

Primo nonostante la sfortuna

Se Waregem era un test in vista del Fiandre, ha detto che Van Aert è in crescita e anche Pedersen è sulla via del ritorno. E mentre è rimbalzata la notizia del debutto di Evenepoel (ma non si è ancora capito se sia un pesce d’aprile o un progetto concreto), spiace quasi constatare che vinto oggi, Ganna volerà a casa e tornerà da queste parti fra dieci giorni per la Roubaix. Se però servirà per farlo arrivare forte e cattivo alla sfida del pavé, allora le obiezioni torneranno nel cassetto.

«Oggi la squadra ha fatto un lavoro straordinario per me – ha detto Pippo dopo aver abbracciato e ringraziato i compagni – e mi ha dato un supporto enorme. Alla fine, ho cercato di ripagare tutto il loro sostegno con una vittoria fantastica. Wout (Van Aert, ndr) ha fatto una prestazione impressionante e raggiungerlo non è stato facile, ma le mie gambe mi hanno portato al traguardo ed è una vittoria incredibile per me».

Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo

Van Aert sull’Eikenberg

La corsa si è accesa sull’Eikenberg, dove proprio Van Aert ha sferrato il suo attacco più deciso, ritrovandosi prima in testa con Gregoire e Larsen e poi da solo. Quasi nello stesso momento Ganna è stato rallentato da un problema meccanico, ma è rientrato rapidamente in gruppo. Quando poi ha intuito che fosse arrivato il momento giusto, ha attaccato di nuovo a 6 chilometri dal traguardo, con una serie di scatti da togliere il fiato. Negli ultimi due, ha ripreso Vermeersch e ha proseguito verso l’ultimo chilometro.

«E’ stata una fatica enorme – riprende Ganna – e ho cominciato a crederci all’ultima curva. Il gruppo alle mie spalle stava inseguendo molto forte e pensavo che mi avrebbero raggiunto, ma sono davvero felice e spero che sia di buon auspicio per la squadra in vista delle prossime gare. Sono stato un po’ sfortunato nella prima parte. Prima ho rotto la ruota anteriore e ho dovuto cambiare bici. Poi il manubrio in un tratto di pavé e ho dovuto cambiarla ancora: spero che la sfortuna sia finita qui. Questa è una delle mie vittorie più importanti, soprattutto qui nell’università del ciclismo».

Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui

Wout guarda al Fiandre

Van Aert l’ha presa con spirito. Lo scorso anno sullo stesso traguardo fu ugualmente secondo, ma il piazzamento fu vissuto come una sorta di dramma, con la Visma Lease a Bike in superiorità numerica e la vittoria infine centrata da Neilson Powless.

«Sarebbe stato bello – ha sorriso – se il traguardo fosse stato 150 metri prima. Ho provato di tutto per vincere, a partire da quando mi sono ritrovato in testa dopo l’Eikenberg. Gregoire e Larsen erano dei buoni compagni di fuga, ma la velocità calava e ho dovuto attaccare. Pensavo di avere ancora abbastanza margine per farcela, ma quando dopo l’ultima curva ho visto Ganna e la sua ruota accanto a me, ho capito che era finita».

Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre

«E’ frustrante essere arrivati così vicini alla vittoria – prosegue Van Aert – soprattutto perché ho sentito a lungo di essere il migliore. All’ingresso dell’ultima curva, pensavo ancora di poter vincere e questo conferma le mie buone sensazioni. Cosa farò ora? Il meno possibile fino a domenica per ricaricare le energie. Sono pronto per il Fiandre, non vedo l’ora».

Finalmente un’altra classica che parla italiano, dopo la Parigi-Tours di Trentin dello scorso anno. E se è vero, come Ganna ha raccontato alla Tirreno-Adriatico, che la sua preparazione è stata diversa per arrivare più avanti con una condizione migliore, allora forse proprio la Roubaix potrebbe trasformarsi in un interessante momento della verità. Il testimone di Colbrelli aspetta ancora di essere raccolto.