Per Venturelli è arrivato (a malincuore) il tempo delle scelte

16.11.2023
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MILANO – «Scusa Federica, cosa ci fai qui, se domani c’è la Coppa del mondo di ciclocross in Belgio?». Venturelli sgrana gli occhi e per un istante esita. Poi capisce che è uno scherzo e sorride. Però intanto la ragazza dai mille talenti, in bici e nello studio, ha dovuto accantonarne uno e ne ha fatto le spese appunto il cross. Il passaggio fra le under 23 su strada richiede un inverno di maggior concentrazione e migliore distribuzione degli sforzi e così una delle azzurre più forti ha appeso la bici al chiodo.

«Comunque era una bella domanda – riflette – e la risposta è che ho deciso di staccare dopo la stagione su strada e prendermi il mio tempo. Sarà un inverno molto impegnativo con la preparazione sia della strada sia della pista, quindi ho dovuto fare una scelta e mettere un po’ da parte il ciclocross. Questo non vuol dire abbandonarlo completamente, però appunto ridimensionare il calendario e il numero di gare».

Al Giro d’Onore della FCI, Venturelli è stata premiata per il suo talento multiforme
Al Giro d’Onore della FCI, Venturelli è stata premiata per il suo talento multiforme
Scelta difficile? Era nell’aria, ma finora erano state solo teorie…

Molto difficile. Il cross mi è sempre piaciuto, è la disciplina che mi fa divertire di più. Mi ha sempre permesso di staccare la testa anche in inverno, che per gli altri è un periodo di sola preparazione, e di darmi degli obiettivi a breve termine da cercare di centrare. Ma sono arrivata al punto in cui non si può fare più tutto come negli anni scorsi, quindi la decisione è stata inevitabile.

Si parla di te come di una perfezionista in ogni cosa faccia. Lasci il cross perché non riusciresti a farlo al top?

Purtroppo negli ultimi anni ho dovuto imparare a staccarmi dall’opinione degli altri. Non sono una macchina e devo mettermi dei limiti. Questo è il mio lato umano che viene fuori quando si tratta di scelte. Adesso sono all’università e quindi ho anche questo tipo di impegno che è ugualmente nuovo, quindi sto cercando di bilanciare tutto. Ho cominciato con le lezioni a metà ottobre, a gennaio e febbraio avrò i primi esami.

Lo scorso anno Venturelli ha disputato il mondiale juniores di cross a Hoogerheide, chiudendo al quarto posto
Lo scorso anno Venturelli ha disputato il mondiale juniores di cross a Hoogerheide, chiudendo al quarto posto
Hai ricevuto un premio dal Presidente Mattarella come Alfiere del lavoro. Sei uscita dal liceo con 100 e lode, vai forte in bici. Forse davvero la ricerca della perfezione ti appartiene?

Sono una ragazza abbastanza organizzata, so gestire il tempo. Poi conta la testa, la consapevolezza di dover fare tutto nel modo migliore, per cui anche quando sono stanca, continuo sino in fondo. Non ho mai valutato di smettere di studiare per fare solo l’atleta, anche se forse ha significato sacrificare la vita sociale. Però davanti a certi risultati, è un sacrificio che si può sostenere.

Perché prevedi un inverno molto impegnativo?

Essendo passata under 23 e dovendo quindi correre anche con le elite, la preparazione sarà diversa. Devo avere certamente più fondo, ma devo concentrarmi anche sulla preparazione dal punto di vista della forza. C’è un elevato numero di ritiri, mentre l’anno scorso avevo potuto dedicarmi al ciclocross, facendo la preparazione per la strada a fine febbraio. Adesso invece devo già cominciare e quindi la differenza è evidente dal punto di vista della preparazione. E immagino che dovrò lavorare diversamente anche in palestra, ma ho appena ricominciato con la bici e non so ancora nulla sulla preparazione specifica richiesta dalla squadra. Credo però che a breve saprò tutto.

Arianna Bianchi parte subito forte e ha fame di successi

03.10.2023
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Nel presentare la stagione del suo team, Alessandro Guerciotti era stato molto chiaro, sottolineando le ambizioni legate alla categoria junior femminile, con l’approdo dei migliori talenti in circolazione a cominciare da Arianna Bianchi. L’inizio della bresciana, campionessa europea allievi di mtb nel 2022 è stato più che promettente, non solo per la vittoria ottenuta nella prima importante gara svizzera a Illnau, ma per come essa è arrivata.

«Era la prima stagionale e sinceramente non sapevo come stavo – spiega la lombarda – oltretutto gareggiavo insieme alle elite, gente molto più smaliziata e pronta. Ho cercato di tenere il loro passo e per parte della gara ci sono riuscita, poi è emersa la loro maggiore preparazione e ho cominciato a pensare alla vittoria di categoria. C’era una francese che si stava avvicinando, ma non ho mollato e ho portato a casa un successo di buon auspicio per la stagione».

Su di te il team e tutti gli appassionati ripongono molte speranze in questa stagione. Come ci arrivi?

Con tanta voglia di far bene ma soprattutto di mettere presto da parte questo anno che non è stato fortunato come speravo. Subito dopo la stagione del ciclocross sono stata male a febbraio, mentre a marzo ho preso un citomegalovirus che mi ha ostacolato per tutta la preparazione. Nelle gare su strada e in mtb ho sofferto. Per questo sono rimasta particolarmente contenta della mia prestazione in Svizzera.

Sia strada che mountain bike?

Sì, con due team diversi, l’Isolmant Premac per la strada e la Ktm Protek Elettrosystem per la mountain bike. Dopo i problemi che ho avuto, ho visto che riuscivo a riprendermi meglio su strada, infatti ho chiuso la stagione discretamente. Ora nel ciclocross spero di proseguire su quell’onda. Il prossimo anno comunque credo che mi dedicherò di più alla strada, sia per emergere nella mia categoria in vista di un futuro a livello maggiore, sia per preparare al meglio in ciclocross che resta il mio grande amore.

Arianna Bianchi con la maglia Isolmant Premac: pochissime gare ma un buon 21° posto al Giro della Lunigiana
Arianna Bianchi con la maglia Isolmant Premac: pochissime gare ma un buon 21° posto al Lunigiana
Com’è nato il contatto con Guerciotti?

Mi hanno chiamato a metà estate, ma al tempo non sapevo se potevo passare con la formula del prestito dalla società su strada. Poi è stato risolto tutto a livello burocratico e a quel punto ho accettato. Per me il team Guerciotti è sempre stato un riferimento nel mondo del ciclocross, volevo assolutamente approdare a quella che per me è la squadra principale.

E come ti sei trovata alla tua prima uscita?

Ho visto subito che si tratta di un team altamente professionale, che fa di tutto per metterci nelle migliori condizioni. Il clima in squadra è sereno e il livello è superiore agli altri, so di aver fatto la scelta giusta.

Il nuovo acquisto della Guerciotti in mtb corre con la Ktm Protek, ma ha avuto un’estate ridotta
Il nuovo acquisto della Guerciotti in mtb corre con la Ktm Protek, ma ha avuto un’estate ridotta
Sai che su di te come sulle tue coetanee pesa il passaggio di categoria della Venturelli che vi lascia “orfane”…

Ci mancherà un po’ perché Federica è stata un riferimento per me e le altre che lo scorso erano al primo anno. Con la nazionale abbiamo corso insieme, con lei devo dire che pur in poche occasioni ho avuto modo di imparare tanto. Ma non solo da lei, anche da Valentina Corvi. Ora sta a noi raccogliere la loro eredità soprattutto nelle gare internazionali, cercherò di mettere in pratica quanto ho imparato.

Per te che cosa è cambiato rispetto a un anno fa?

Fisicamente non molto, nel senso che sono rimasta della stessa altezza, non ho avuto grandi mutamenti legati allo sviluppo. In gara però mi accorgo che molto è cambiato, ora mi sento più pronta e avvezza a gareggiare su 50 minuti quando invece era stato un piccolo choc. Un altro elemento è che parto nella stagione del ciclocross con molti più chilometri nelle gambe dopo l’annata su strada, anche se l’ho vissuta a mezzo servizio per varie ragioni. Inoltre essere al secondo anno è un vantaggio, perché posso sfruttare i punti Uci accumulati per partire più avanti: lo scorso anno nelle gare internazionali mi trovavo sempre in fondo al gruppo, ora sarò molto più avanzata nelle griglie di partenza.

Nel 2020, Bianchi aveva vinto a Schio il titolo tricolore Esordienti (foto Soncini)
Nel 2020, Bianchi aveva vinto a Schio il titolo tricolore Esordienti (foto Soncini)
La cosa curiosa di quest’anno è che con te, la Ferri e la Kabetaj (che gareggia per l’Albania ma è a tutti gli effetti italiana) il meglio della categoria è nella stessa squadra…

Secondo me questo è un vantaggio perché ognuna cerca di fare il meglio, avere il confronto in casa non può farci che bene. In questo modo gli stimoli non mancano mai. La nostra è una rivalità sana: ci siamo ritrovate insieme in trasferta e abbiamo subito legato fra noi. Non ci sono invidie, ognuna è a disposizione dell’altra proprio come avviene su strada.

Che cosa ti aspetti ora?

Non posso negare che le mie ambizioni rispetto allo scorso anno siano aumentate. Vorrei far bene soprattutto nelle gare internazionali, agli Europei: lo scorso anno partendo dal fondo sono arrivata a sfiorare la top 10, se tanto mi dà tanto partendo davanti dovrei essere fra le prime. Per questo però bisogna puntare a migliorare il ranking.

«La Gauss ha una storia, giusto chiarire»: la replica di Castelli

29.09.2023
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Per chiarezza. Si è chiuso così il post del Team Gauss sulla loro pagina social in cui il presidente Luigi Castelli ha voluto mettere qualche “puntino sulle i” relativamente ad alcune affermazioni che venti giorni fa ci aveva rilasciato Daniele Fiorin sul trasferimento di Federica Venturelli nella formazione veneta ad inizio 2022.

Il diritto di replica non si nega a nessuno ed è stato normale prendere spunto da quelle righe per fare un briciolo di… chiarezza in più sulla questione. Potremmo dire che è una storia tipica dello sport giovanile in generale (o forse solo italiano) già vissuta in passato da qualcun altro e da altre parti. Ma attenzione, vi facciamo un piccolo spoiler. Non c’è nessuna polemica o alcun caso in atto che abbia intenzione di protrarsi. La vicenda è già risolta, chiusa. Questo ce lo conferma con tutta la serenità del mondo lo stesso Castelli, che tuttavia non ha potuto fare finta di nulla, in onore quanto meno di quella attività che svolge dal 1996. E così col dirigente bresciano del Team Gauss ne abbiamo approfittato per ampliare il discorso al ciclismo femminile giovanile e al suo importante passato (in apertura il presidente nel 2014 con Martina Alzini tricolore nell’ominum junior e Maria Vittoria Sperotto terza).

Venturelli in maglia Team Gauss nel 2022. Per lei sei vittorie su strada, compreso il tricolore a crono (foto ufficio stampa)
Venturelli in maglia Team Gauss nel 2022. Per lei sei vittorie su strada, compreso il tricolore a crono (foto ufficio stampa)

Dovere di presidente

«Quando ho letto il vostro articolo – ci spiega Castelli al telefono – sono rimasto piuttosto spiazzato da ciò che aveva detto Daniele. Anche presidenti o diesse di altre formazioni mi hanno scritto o chiamato dicendomi che pure loro erano straniti. Non mi sono arrabbiato e non lo sono nemmeno adesso, anche perché ormai ci si può fare poco o nulla. Delle sue parole mi ha dato solo fastidio la concezione che è passata della Gauss, come di una squadra non ritenuta all’altezza. Io l’ho intesa così. Magari posso pure essermi sbagliato però mi si doveva concedere il fatto di chiarire alcuni passaggi imprecisi a scanso di equivoci.

«Noi alle spalle – prosegue il presidente della Gauss – abbiamo una bella storia fatta di vittorie di prestigio anche tra le elite, tra 2006 e il 2012. I primi in abbinamento con Chirio e FRW, gli ultimi quattro da soli. Nel nostro palmares ci sono il bronzo olimpico con Guderzo nel 2008 e l’oro mondiale con Bronzini nel 2010, giusto per citare i successi più importanti. Nel 2013 è stata poi una nostra scelta di ripartire dalle junior quasi da zero e quindi farci nuovamente conoscere. In ogni caso ora non vorrei che si innescasse un meccanismo dove controbattono le mie dichiarazioni perché non voglio che la questione diventi molto più grande di quella che è. Ognuno ha detto la sua opinione e siamo a posto così. Io di sicuro lo sono».

Un altro chiarimento. Venturelli nel 2022 in alcuni ordini d’arrivo compariva come Team Guass e in altri come Cicli Fiorin. Ci sono stati problemi di comunicazione in questo senso?

L’anno scorso avevamo fatto un’affiliazione plurima. A quella classica in Veneto ne avevamo aggiunta una in Lombardia per quattro atlete visto che c’era ancora il vincolo di non poterle fare uscire dalla regione. Eravamo stati chiari fin da subito visto che il budget e le spese erano coperte interamente dal Team Gauss. I nostri comunicati sono sempre usciti con il nome Gauss Fiorin, perché ci chiamavamo così. Purtroppo non era così per le convocazioni di Federica in nazionale. Lo abbiamo segnalato fin da subito pur adeguandoci alla situazione per il quieto vivere di tutti. Solo da fine giugno abbiamo visto che veniva indicato il nome corretto negli ordini d’arrivo.

C’era mai stata la possibilità di trattenere Venturelli anche per questa stagione?

Avevamo un accordo di base col padre e con lo stesso Fiorin, però noi non potevamo garantire ciò che le davano da altre parti in termini economici. La mia filosofia nelle junior è sempre stata quella di non fare differenze tra le ragazze e di ottimizzare il nostro budget a disposizione. Naturalmente Federica l’avremmo voluta tenere volentieri, ma non era possibile a certe condizioni. Lei è davvero qualcosa di fenomenale. Siamo contenti di averla avuta così come lo siamo per i suoi successi e la sua crescita attuali. Tifiamo per lei e speriamo che possa raccogliere ancora tanti risultati da U23 ed elite.

Carola Ratti (al centro) con la nazionale junior ha conquistato il bronzo mondiale nel team sprint
Carola Ratti con la nazionale junior ha conquistato il bronzo mondiale nel team sprint
Ci sembra di capire che diventa difficile fare ciclismo giovanile, specialmente le juniores. E’ realmente così o è solo una impressione sbagliata?

Partiamo dal presupposto che in questa categoria devi gestire atlete il cui rendimento ha curve… gaussiane, se mi concedete il gioco di parole (sorride, ndr). Ed è normale che sia così. Ammiro tanto queste ragazze che hanno davvero tanti impegni tra scuola, compiti, vita sociale, famiglia, palestra, allenamenti in bici. Già si vive sempre più immersi nello stress che non possiamo nemmeno noi crearne di ulteriore se i risultati sportivi non arrivano. Per fortuna nostra, Gauss è il nostro sponsor principale dal 1996 e non è assillato dai risultati. Ma è ovvio che ci siano dei problemi che abbiamo più volte segnalato alla federazione. Alcuni regolamenti sono cambiati e non necessariamente in bene. Prima le allieve più forti che passavano juniores venivano distribuite su più squadre in modo da avere un certo livellamento. Ora chi ha più potere economico può prendere le migliori tutte assieme se volesse. Non è finita qua…

La formazione juniores del Team Gauss. Il presidente Castelli è contento per la crescita delle sue ragazze (foto ufficio stampa)
La formazione juniores del Team Gauss. Il presidente Castelli è contento per la crescita delle sue ragazze (foto ufficio stampa)
Ci spieghi meglio.

Nel 2024 i numeri delle juniores potrebbero scendere ancora. Valcar e Acca Due O chiuderanno, quindi tante ragazze potrebbero non trovare squadra. E’ impossibile pensare a formazioni da 20 atlete. Già quest’anno avevamo avuto un’avvisaglia quando al campionato italiano c’erano solo 60 partenti. In più c’è il problema dei percorsi troppo duri che sono un deterrente per alcune squadre, proprio per quello che dicevo prima. Alcune atlete sentono il salto di categoria dalle allieve poi magari vanno bene il secondo anno, altre viceversa. Dobbiamo tenerne conto. In questo senso le gare open non aiutano molto, troppa disparità col ritmo delle elite. Al momento le ragazze del Team Gauss stanno crescendo bene e siamo contenti. Carola Ratti ha conquistato un bel bronzo ai mondiali di Cali nel team sprint. Vedremo cosa sarà del futuro ma in generale il ciclismo femminile giovanile deve pensare a non perdere ragazze troppo presto.

Venturelli: le conferme della pista, le sorprese della strada

28.09.2023
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Prima è finita la scuola e questo ha permesso a Federica Venturelli di pensare soltanto allo sport. Ora che invece è finita la stagione e ha portato con sé il consueto carico di medaglie, la cremonese ha appeso la bici al chiodo e si è rifugiata sulle montagne della Valtellina, a Campodolcino sulla strada dello Spluga, dove ha casa sua nonna. Non si può dire che l’estate non sia stata intensa e che, al netto delle tante tutele di cui ha parlato il suo tecnico Daniele Fiorin, l’attività di Federica non sia stata pesante. Forse anche troppo da un certo punto di vista, quello dei suoi 19 anni, ma questo sarà semmai la storia a raccontarlo nel modo giusto.

Intanto il 16 ottobre inizieranno i corsi all’Università, facoltà di Farmacia, anche per raccogliere un domani il mestiere di suo padre. Sarà un inverno meno infuocato del solito, con meno impegni nel ciclocross, alla vigilia della prima stagione da under 23. Federica si racconta, le parole confermano i piedi per terra, anche se i risultati delle ultime settimane potrebbero far girare la testa. Tre ori agli europei juniores su pista. Il bronzo ai mondiali della crono e i due ori su pista. E poi l’oro e l’argento, a crono e su strada, ai campionati europei. Più sei vittorie su strada.

L’oro nella crono degli europei è stata un passo avanti rispetto al bronzo mondiale
L’oro nella crono degli europei è stata un passo avanti rispetto al bronzo mondiale
E’ stata una stagione di grandi sorprese o di grandi conferme?

Sono state grandi conferme per quanto riguarda la pista, grandi sorprese per le gare su strada. Dopo aver vinto i mondiali dell’inseguimento individuale l’anno scorso, quest’anno speravo di replicare il titolo. Invece è stata una sorpresa la madison (in coppia con Vittoria Grassi, ndr), perché è una specialità in cui agli europei ho fatto per due anni quarta, quindi vincere il mondiale è stato qualcosa di incredibile.

Invece su strada?

Sono state delle belle sorprese. Ho imparato ad adattarmi a diversi tipi di percorsi e quindi sono felice di come sono andate le gare, sia il mondiale che l’europeo e anche le altre gare internazionali, come quelle di Nations Cup, in cui sono riuscita a raccogliere delle vittorie internazionali.

La vittoria della crono agli europei nasce dal bronzo dei mondiali?

Sicuramente sono cambiate le avversarie. La prima e la seconda classificata dei mondiali non hanno partecipato all’europeo, dato che erano un’australiana e una britannica. Però secondo me c’è stato anche un salto di qualità grazie agli allenamenti specifici che ho fatto per arrivare in forma all’appuntamento e soprattutto nella gestione dello sforzo. Al mondiale ho sbagliato la gestione della gara: ero partita troppo forte e poi avevo finito in calando. Invece all’europeo, sapevo che la gestione sarebbe stata più difficile perché era una crono lunga e proprio per questo mi sono convinta di dover partire più piano, per avere energia nel finale. Per questo sono riuscita a gestire meglio lo sforzo.

La crono dei mondiali (gestita forse non al meglio) ha portato il bronzo in casa Venturelli, buon viatico per l’europeo
La crono dei mondiali (gestita forse non al meglio) ha portato il bronzo, buon viatico per l’europeo
Si impara molto dalle gare che si fanno?

Alla fine forse è il solo modo, soprattutto quando si perde. La volta dopo ci si ricorda di gestirsi un po’ meglio o comunque di giocarsela in modo diverso.

Perché il secondo posto nella gara su strada degli europei è stato una sorpresa?

Più che un discorso fisico, sapevo di avere la squadra giusta per arrivare davanti. Però ovviamente arrivare lì, riuscire a fare la differenza su uno strappo così corto e portare via appunto la fuga di due negli ultimi 500 metri è stato qualcosa che non mi aspettavo. Poi è andata così, però sono contenta della mia prestazione. E’ quello che ho detto a tutti: non sono andata piano io, ma è la belga (Fleur Moors, ndr) che è andata forte. Quindi sono comunque soddisfatta, non ho rimpianti.

Ai mondiali ti sei detta serena perché lo staff della nazionale continuerà a seguirti anche nel passaggio di categoria e di squadra.

Avere delle persone di riferimento, che sono sempre vicine quando serve e a cui chiedere semmai consiglio, è qualcosa di importante nella crescita. Cambiare squadra (andrà nel devo team del UAE Team ADQ, ndr) può sballare molto, magari anche cambiare preparazione. Invece di avere degli obiettivi comuni serve a organizzare la stagione e anche a sentirsi fermi mentalmente.

Dopo la gara su strada degli europei, Federica Venturelli è franata a terra, per recuperare
Dopo la gara su strada degli europei, Federica Venturelli è franata a terra, per recuperare
A livello psicologico tutte queste competizioni di altissimo livello pesano? C’è una componente di ansia, di pressione che va gestita?

Diciamo che in questi due anni ho imparato abbastanza a gestire l’ansia. Prima di questi campionati europei ero abbastanza tranquilla, più di com’era la Federica di due anni fa. Più che ansia, parlerei di tensione nell’essere sempre a tutta, sempre sotto sforzo. Non poter mai mollare di testa per la presenza di tanti appuntamenti, però ci ho quasi fatto l’abitudine. Però adesso è arrivato il momento di staccare e ricaricare le pile per i prossimi appuntamenti.

Hai mai pensato, davanti al troppo stress, di mollare tutto?

No, mai. Anche se sono sotto stress o stanca, la bici rimane qualcosa che mi fa sentire bene, quindi abbandonarlo non sarebbe una soluzione per nulla. Se anche la mettessi via, dopo un paio di giorni cambierei subito idea e mi prometterei di continuare. Dopo i momenti difficili, c’è sempre qualcosa che funge da ricompensa per gli sforzi che faccio.

Il momento di mollare, significa davvero che sacrificherai il ciclocross?

Non mi sono sentita di accantonarlo completamente, ma il programma prevede una stagione ridotta solo a un paio di mesi: dicembre e gennaio. Dopo le vacanze riprenderò ad allenarmi in vista della prima stagione da under 23 su strada, voglio farmi trovare pronta a questo grande salto. Lavorerò già anche per quello, non solo per il ciclocross, che sarà un modo per divertirmi e rimanere in forma in inverno. E anche per avere obiettivi a breve termine che mi permettano di valorizzare la preparazione che starò facendo.

Labella, Toniolli, Venturelli: per la staffetta mista giovanile, è arrivato l’oro europeo
Labella, Toniolli, Venturelli: per la staffetta mista giovanile, è arrivato l’oro europeo
In cosa consistono le tue vacanze?

Farò tre settimane senza toccare la bici. Ho iniziato con cinque giorni in montagna in provincia di Sondrio, a casa della nonna, e poi dieci giorni al mare, in Egitto, sul Mar Rosso.

E a Campodolcino un giro in bici non si fa? Magari in mountain bike?

No (ride, ndr), neanche la mountain bike. Un po’ di camminate in montagna, oggi abbiamo fatto quattro ore e mezza. Riposo dalla bici, mettiamola così. Non starò tre settimane sul divano senza fare niente, però questo stacco dalla bici serve soprattutto a livello mentale, per non stare 365 giorni all’anno facendo sempre la stessa cosa.

Venturelli e La Bella, la festa dopo l’oro di Federica

20.09.2023
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Ci sono vittorie che fanno particolarmente bene al morale, a tutto il gruppo. Quella di Federica Venturelli nella crono degli europei, la gara junior che ha inaugurato la rassegna continentale in programma fino a domenica è fra queste e lo si coglie da un semplice episodio. Al pomeriggio avevamo già preso un appuntamento telefonico con Eleonora La Bella, anche lei in gara nella crono per parlare di tutta la settimana di avvicinamento alla rassegna, ma ecco che dall’altra parte del telefono si palesano entrambe: compagne di nazionale e grandi amiche, per condividere ogni singolo passo del post medaglia d’oro.

L’arrivo della Venturelli, prima con 24″ su Kagevi (SWE) e 33″ su Kunz (GER). Toniolli ottava, La bella 15esima
L’arrivo della Venturelli, prima con 24″ su Kagevi (SWE) e 33″ su Kunz (GER). Toniolli ottava, La bella 15esima

L’importanza dell’amicizia

Lo spiega bene la stessa La Bella, anche lei capace di un’ottima prestazione nella sfida contro il tempo a Emmen, quindicesima a 2’13 dalla vincitrice/amica: «Quando c’è un rapporto stretto come si è formato fra noi, ne benefici anche in gara. Noi portiamo la nostra amicizia sulla strada, significa darsi una mano, sostenersi, mentre fuori basta una battuta, la parola al momento giusto per stemperare la tensione».

La voce delle due ragazze è squillante, si sente che l’adrenalina circola ancora nelle vene: «E’ una medaglia d’oro speciale – afferma la Venturelli – io ne avevo vinte tante su pista, ma su strada ha un sapore speciale perché nel velodromo hai più possibilità. Se va male una gara, ne hai subito un’altra per rifarti. Su strada le occasioni non sono poi così tante e io ne ho vista sfuggire qualcuna di troppo. A questa ci tenevo particolarmente».

Eleonora La Bella in gara. Al suo primo anno l’atleta di Anagni sta progredendo a vista d’occhio
Eleonora La Bella in gara. Al suo primo anno l’atleta di Anagni sta progredendo a vista d’occhio

Diverso da Glasgow

Il percorso ha esaltato le sue caratteristiche: «Non era certamente facile. La distanza di 20 chilometri non è abituale per noi, ma essendo il percorso lo stesso delle Under 23 sapevamo che i valori potevano cambiare. Io l’ho interpretata in maniera diversa rispetto ai mondiali, lì nel finale avevo pagato lo sforzo. Questa volta sapevo che la parte finale era la più dura, anche per il vento, quindi mi sono gestita, infatti ho ottenuto il miglior parziale in ogni settore».

Torniamo però al sodalizio fra le due ragazze. Sangalli aveva fatto alla vigilia una scelta precisa, formare un gruppo unito da cementarsi alla Watersley Ladies Challenge, la gara a tappe in Olanda valida per la Nations Cup disputata proprio sul finire della scorsa settimana.

«Erano tre tappe – spiega la La Bella – un prologo da 2,8 chilometri a cronometro e poi due tappe in linea con qualche strappetto e soprattutto il vento che metteva molto in difficoltà. Lì abbiamo lavorato molto di squadra con risultati che definire confortanti è poco».

Il gruppo azzurro in Olanda, con le due anche Bulegato, Grassi, Milesi e Pavesi (foto Instagram)
Il gruppo azzurro in Olanda, con le due anche Bulegato, Grassi, Milesi e Pavesi (foto Instagram)

Un sestetto di leader

Infatti Venturelli, già prima nel cronoprologo, ha conquistato anche la seconda tappa. «Lo ha fatto in volata, quasi non ci credevamo– afferma ridendo la compagna di squadra – poi nella terza dovevamo solo amministrare, ma stando attente alla seconda in classifica. Se avesse vinto, infatti, poteva ribaltare la classifica. Noi abbiamo corso per lei, a me è dispiaciuto solo non riuscire a conquistare la classifica di miglior scalatore, essendo finita terza».

A questo proposito Federica ha qualcosa da dire e per certi versi è sorprendente: «Abbiamo trovato davvero la giusta amalgama, si è formato il team giusto per esaltare ognuna di noi. Loro hanno lavorato per me, ma in questa nazionale ci possono essere occasioni per tutte. Infatti domenica vedremo come si mette la gara, ma io sono convinta che ognuna di noi, io ed Eleonora ma anche Bulegato, Grassi, Milesi, Pavesi potrà avere la sua chance. Dobbiamo essere tutte leader, poi la corsa deciderà chi lo sarà veramente».

Al Watersley Junior Challenge Federica ha vinto le prime due tappe ed è stata seconda nell’ultima (foto Instagram)
Al Watersley Junior Challenge Federica ha vinto le prime due tappe ed è stata seconda nell’ultima (foto Instagram)

Il dolce come premio…

«E’ comunque un percorso per lei – ribatte la La Bella – ha uno strappo finale non lungo, di 250 metri sul quale Federica può sfruttare la sua esplosività scaturita dal ciclocross. O almeno così ci hanno detto, già perché noi dovendoci concentrare sulla crono non abbiamo ancora potuto vedere il percorso della gara in linea…».

Ora è tempo di festeggiare: «Magari si potesse, qui le gare sono una dietro l’altra – afferma Venturelli – però a pranzo un dolcettino ce lo siamo concesso… La cosa che mi dispiace di più? Che non ci hanno messo nella stessa camera, ma tanto siamo sempre insieme lo stesso».

«E’ vero – ribatte la La Bella, che corre per la Vo2 Team Pink – anche perché lo stare insieme permette di imparare tanto. Io sono al primo anno e certe volte penso a quanto in pochi mesi ho imparato, proprio stando a contatto con campionesse come Federica».

La fatica della crono era tanta: 20,8 chilometri non sono usuali fra le junior
La fatica della crono era tanta: 20,8 chilometri non sono usuali fra le junior

E ora il team relay

D’altronde le ragazze hanno ragione, domani già si torna a gareggiare, c’è il team relay per la prima volta con la gara junior affiancata a quella degli elite.

«E’ una grande opportunità – sottolinea Venturelli che sarà in gara nella sua frazione proprio con La Bella e Toniolli, finita alle porte della Top 10 nella gara individuale – mi piace questa formula perché non tutte le Nazioni hanno egualmente un forte team al maschile e al femminile. Noi ce l’abbiamo e faremo di tutto per sfruttare la situazione». La sensazione è che ci sia ancora tanta voglia di far festa, magari unendo due medaglie uguali e poco importa se non si sarà nella stessa camera…

Donne junior: verso Cali, il grande lavoro di Masotti

09.09.2023
6 min
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Il viaggio attorno agli junior azzurri pluri-medagliati al mondiale in pista a Cali fa scalo da Fabio Masotti, collaboratore tecnico del cittì Marco Villa. Così come era successo per le olimpiadi di Tokyo e per tanti altri eventi, durante la rassegna iridata di Glasgow, Masotti era rimasto a Montichiari a lavorare con i più giovani proprio in vista della trasferta colombiana. A lui il compito di seguire principalmente le ragazze (in apertura è con Anita Baima). E quando ad inizio agosto eravamo stati a Montichiari a vedere gli ultimissimi preparativi per la Scozia, il tecnico friulano ce lo aveva anticipato.

«Abbiamo buone sensazioni col gruppo junior – spiega il friulano – secondo me conviene risentirci al nostro rientro». Detto, fatto. Italia migliore nazionale a Cali con quattro ori e altrettanti argenti e bronzi.

Fabio Masotti è nato a Udine nel 1974. Tesserato con le Fiamme Azzurre, ha corso fino al 2012 (foto FCI)
Fabio Masotti è nato a Udine nel 1974. Tesserato con le Fiamme Azzurre, ha corso fino al 2012 (foto FCI)
Fabio avevi ragione, è andata alla grande in Sudamerica.

Il bilancio generale è stato davvero ottimo. Anzi è un medagliere per cui farci sempre la firma prima di partire. Siamo molto soddisfatti, soprattutto in relazione alla preparazione che abbiamo svolto. Andando nello specifico, ho lavorato con le juniores. Non siamo riusciti a fare più di tanto perché Venturelli e Toniolli erano a Glasgow, quindi le prove del quartetto le abbiamo affinate in Colombia. Anzi, le due settimane precedenti sono state un po’ difficili perché si sono allenate poco assieme. A maggior ragione avevamo programmato di arrivare a Cali diversi giorni prima dell’inizio dei mondiali (disputati dal 23 al 27 agosto, ndr) sia per smaltire il fuso orario sia per sistemare gli ultimi automatismi prendendo confidenza con la pista. Alla fine tutto è andato bene, non ci lamentiamo.

Come avete scelto le convocazioni?

Avevamo fissato il martedì e il giovedì per gli allenamenti a Montichiari, compatibilmente con gli impegni di scuole e squadre. La risposta è stata buona. Durante tutta la stagione ad ogni sessione abbiamo sempre avuto in media un gruppo di almeno una decina di ragazze. Diventa più facile lavorare in questo modo. Così assieme a Villa e Bragato abbiamo deciso di far ruotare un po’ di ragazze rispetto all’europeo di luglio ad Anadia. Ad esempio, il quartetto lo abbiamo cambiato per metà pur avendo vinto l’oro in Portogallo. Potevamo fare la stessa scelta di comodo, ma abbiamo avuto altri riscontri in base alla condizione delle ragazze. Così come abbiamo fatto in altre specialità dove abbiamo fatto le rotazioni. Poi crediamo essenzialmente che sia giusto così perché tutte queste ragazze, o quasi, ce le troveremo tra le U23 e le elite.

Il quartetto donne ha lavorato poco insieme, dato che Venturelli e Toniolli erano a Glasgow. L’argento ripaga (foto FCI)
Il quartetto donne ha lavorato poco insieme, dato che Venturelli e TOniolli erano a Glasgow. L’argento ripaga (foto FCI)
Risposta secca, ce ne sono di già pronte o più predisposte ad entrare nel gruppo delle più grandi?

Difficile dirlo al primo colpo (sorride, ndr). Battute a parte, per il futuro siamo ancora ben coperti con le elite perché è un gruppo molto giovane. Certamente una ragazza come Venturelli ha già dimostrato di poter lavorare con U23 e magari con le elite. Però penso a Pellegrini che da junior è andata molto forte su strada e in pista, ma quest’anno, anche perché aveva la maturità, ha dovuto ambientarsi alla nuova categoria, trovando recentemente una buona condizione per andare all’Avenir. Visto come l’hanno ben gestita, lei ad esempio per il 2024 sarà un innesto importante per il nostro gruppo U23. Stesso discorso per Delle Vedove. Alessio aveva inizialmente qualche lacuna poi si allenato tanto tra pista e strada e nell’ultimo mese ha vinto due gare importanti in Belgio. Anche lui sarà una risorsa degli U23.

La categoria junior in pratica cambia ogni anno. Iniziate a fare scouting fin dal primo anno allieve per vedere i prospetti oppure aspettate che siano più grandi?

Bisogna dire che gli juniores è una categoria acerba e di conseguenza quelle sotto. Dobbiamo fare molta attenzione a non voler cercare per forza il talento giovanile basandoci solo sui risultati. Tante volte ci sono juniores del primo anno che vanno benissimo e quello successivo si perdono un po’, così come è vero il contrario, ci sono ragazze che maturano e migliorano al secondo anno. Ecco, tra le allieve seguiamo solo quelle del secondo anno guardando gli italiani in pista, l’attività su strada. Ci basiamo anche su quello che ci riportano i loro diesse o i centri federali regionali perché sarebbe quasi impossibile vederle tutte. Una volta che passano juniores, lavoriamo subito su gruppi larghi poi avviene la scrematura, sia per scelte sia nostre sia da parte delle atlete che magari si sentono meno adatte alla pista col passaggio di categoria.

Masotti ha seguito la preparazione delle juniores durante il mondiale di Glasgow: qui con Baima iridata (foto FCI)
Masotti ha seguito la preparazione delle juniores durante il mondiale di Glasgow: qui con Baima iridata (foto FCI)
Il metodo di lavoro è il medesimo del gruppo elite?

Direi che è lo stesso del gruppo pista in generale. Ovvio che ci siano delle distinzioni da fare visto che parliamo di ragazze tra i 16 e i 18 anni. Ci adattiamo con la tipologia di ragazze che arrivano, aspettiamo sempre un po’ a dare certi carichi di lavoro. Di base con loro curiamo di più la qualità che l’aspetto fisico. Lavoriamo sulla tecnica, come il cambio nel quartetto o nella madison. Sono quelle fondamenta che devono poi fargli fare il salto quando saranno più grandi. Sono tre stagioni che abbiamo in mano il femminile e il nostro intento dichiarato a più riprese è quello di ripetere il metodo che abbiamo affinato con gli uomini. Con le juniores cerchiamo di dare nuova linfa al movimento poi è normale che se hai chi ti trascina è tutto di guadagnato.

Ti riferisci a Venturelli?

Federica per le juniores è stata ciò che sono stati Viviani o Ganna per gli uomini o Balsamo per le donne, giusto per fare i primi nomi che possono venire in mente. Federica in questi due anni da junior è stata uno stimolo per tutte le sue compagne. Se sai che corri una madison o un inseguimento a squadre assieme ad un talento del genere, ti concentri per dare il massimo. Da soli però non si fa nulla. Ed infatti abbiamo raccolto tante medaglie grazie all’impegno di tutte le ragazze. Il merito viene condiviso meglio così e c’è più soddisfazione per tutte.

Anche Paternoster è nelle Fiamme Azzurre: qui con Masotti e l’argento dell’omnium a Pruszkow 2019 (foto FCI)
Anche Paternoster è nelle Fiamme Azzurre: qui con Masotti e l’argento dell’omnium a Pruszkow 2019 (foto FCI)
C’è già chi può sostituirla?

Per il 2024 speriamo di trovare una nuova Venturelli, non necessariamente in termini di risultati, anche se vorremmo chiaramente, quanto più in termini di coinvolgimento generale. Baima in Colombia ha corso con classe tutte le sue prove, vincendo molto bene. Potrebbe ereditare questo ruolo, ma non vogliamo metterle ulteriore pressione. Abbiamo tante altre ragazze che sapranno formare un gruppo forte.

Futuro Venturelli, viaggio tecnico con Daniele Fiorin

08.09.2023
6 min
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Federica Venturelli continua a crescere. L’abbiamo vista vincere nel cross, poi in pista, su strada e nelle crono. Quest’anno ha superato la maturità e alla fine della stagione riceverà il kit del UAE Adq Development Team in cui correrà per la prossima stagione. Il talento c’è e non si discute, ma dove può arrivare questa diciottenne che sembra sempre protesa verso la perfezione? Lo abbiamo chiesto a Daniele Fiorin, milanese classe 1971, in passato tecnico federale del settore giovanile e ora direttore tecnico del Vigorelli, che della cremonese è il mentore da quando era poco più di una bambina.

Per Venturelli ai mondiali di Cali, altra pioggia di medaglie: oro nell’inseguimento e nella madison, argento nel quartetto
Per Venturelli ai mondiali di Cali, altra pioggia di medaglie: oro nell’inseguimento e nella madison, argento nel quartetto
Da quanto la conosci?

E’ arrivata da me per caso alla fine dei giovanissimi. Avevo il papà amico su Facebook e dato che ero tecnico nazionale, mi chiedeva pareri sull’allenamento o la posizione. Mi mandava dei video affinché gli dessi consiglio su come metterla in bicicletta. Però un giorno lessi un post in cui diceva che probabilmente Federica avrebbe smesso di correre. Gli scrissi per chiedergli cosa fosse successo e mi spiegò che era per motivi familiari. La mamma e la nonna non ne volevano sapere che lei passasse esordiente e iniziasse ad allenarsi in strada.

Come le convincesti?

Viviamo lontani, loro sono di San Bassano, a 150 metri da Marta Cavalli, io invece vivo a Seveso. Però gli dissi che piuttosto di farla smettere, avrebbe potuto fare un po’ di ciclocross e poi a febbraio avrebbero preso una decisione. Così Federica fece la stagione del cross, dimostrando subito di avere dei numeri. A gennaio vinse l’italiano esordenti di primo anno a Roma e da lì non ci siamo più fermati. Ha fatto i quattro anni da esordiente e gli allievi da noi come Cicli Fiorin.

Al primo anno da esordiente, prova il cross e vince il tricolore. Doveva smettere, invece spicca il volo
Al primo anno da esordiente, prova il cross e vince il tricolore. Doveva smettere, invece spicca il volo
Perché il passaggio alla Gauss?

Perché grazie a un abbinamento, avevo già portato lì mia figlia e Beatrice Caudera. Era una squadra giusta per crescere, ma l’anno scorso Sara e Beatrice sono passate in UAE perché sono più grandi e a quel punto la situazione era un po’ troppo tranquilla per un talentino come Federica. Per questo ho preferito portarla alla Valcar-Travel&Service continuando ad allenarla, in modo che potesse avere delle situazioni di gara in un gruppo competitivo, dove potesse crescere ancora.

L’hai definita “un talentino”…

In realtà è un vero talento, togliamo il diminutivo. Io credo da sempre nella multidisciplina, così Federica è cresciuta alternando ogni settimana allenamenti diversi, a seconda delle necessità. Siamo andati avanti così e i risultati si stanno vedendo. Ogni tanto ha qualche problemino di salute, è un po’ cagionevole perché pretende molto da se stessa. In bicicletta ma soprattutto a scuola e quindi si stressa anche oltre il necessario.

Tricolore su strada al secondo anno da esordiente: l’accoppiata Fiorin-Venturelli funziona da subito
Tricolore su strada al secondo anno da esordiente: l’accoppiata Fiorin-Venturelli funziona da subito
Dove può arrivare?

Può arrivare veramente in alto, perché non ha ancora fatto grossi carichi di lavoro. Abbiamo sempre lavorato bene, ma in modo specifico, senza fare quantità. La mia idea è quella di lavorare sulle qualità neuromuscolari dei ragazzi in giovane età e non sulla resistenza, altrimenti rischi di appiattire le loro qualità e di “bruciarli”. Per questo Federica ha ancora notevoli margini. Nel momento in cui comincerà a inserire dei carichi di lavoro, anche se di fondo, e se manterranno le sue qualità, potrà crescere davvero tanto.

In qualche modo ha avuto il vantaggio della precocità?

Federica è sempre stata precoce, nel senso che già da esordiente di primo anno era alta così, intorno a 1,80. Però non abbiamo mai lavorato sulla quantità, per cui ha davvero tanto margine.

Il ciclocross resta il grande amore, ma Fiorin le ha consigliato un inverno meno intenso
Il ciclocross resta il grande amore, ma Fiorin le ha consigliato un inverno meno intenso
Verrà un momento in cui dovrà scegliere dove specializzarsi?

Secondo me sì. A lei piace molto il cross, siamo cresciuti così, ma le ho consigliato di non fare una stagione invernale troppo impegnativa. Ha bisogno di tirare un po’ il fiato. Siamo cresciuti attuando una doppia periodizzazione: durante la stagione della strada, gli altri corrono e noi ad agosto invece ci fermiamo. Poi abbiamo il secondo stacco di 15-20 giorni a fine periodo del cross. Le ho chiesto di rallentare, ma la tirano tutti per la maglia e alla fine non vuole deludere nessuno.

Che rapporto ha con la preparazione?

Con i miei atleti, ho una chat su Whatsapp dove io metto gli allenamenti e loro giornalmente mi dovrebbero mandare i file, le sensazioni e valori come peso e pulsazioni. Come un diario, diciamo. E lei è una di quelle che immancabilmente la mattina, alle 7, che sia a scuola oppure a casa, manda un messaggio super dettagliato. Se ha preso degli integratori, tutto nei minimi particolari.

Il terzo posto ai recenti mondiali di Stirling, in Scozia, dice che anche a crono il livello sale forte
Il terzo posto ai recenti mondiali di Stirling, in Scozia, dice che anche a crono il livello sale forte
E’ sempre così determinata?

Caratterialmente non molla una virgola da nessuna parte, è una guerriera. Ha finito le superiori perché era avanti di un anno, ma in pagella ha tutti dieci. Nella sua chat ci sono anche Bragato e Villa, perché Federica è un patrimonio della Federazione, quindi è giusto che ci sia un confronto anche con loro e che tutti sappiano cosa sta facendo.

Fisicamente ricorda un po’ Vittoria Guazzini: quale potrebbe essere il suo terreno?

Siamo intorno ai 68-70 chili, volendo può calare anche lì. Ha iniziato da quest’anno un discorso nutrizionale, per i problemi di salute che aveva sotto forma di intolleranze che le causavano delle infiammazioni. Diciamo che anche sotto questo aspetto è tutta da costruire, come quantità dell’allenamento e nutrizione è ancora al livello di un’allieva. Non voglio mettermi nei panni dei tecnici della nazionale, ma secondo me rischiamo di vederla in pista a Parigi nel quartetto. Soprattutto se comincia a lavorarci seriamente.

Pieno di medaglie per la Fiorin ai mondiali di Cali, con Matteo Fiorin, Carola Ratti di bronzo, Anita Baima, Federica Venturelli ed Etienne Grimod
Pieno di medaglie per la Fiorin ai mondiali di Cali, con Matteo Fiorin, Carola Ratti di bronzo, Anita Baima, Federica Venturelli ed Etienne Grimod
La scelta della UAE Development?

Lo scorso anno è andata lì mia figlia e mi avevano chiesto anche Federica. Lei aveva già tante altre offerte, anche all’estero, anche WorldTour direttamente. Però il mio consiglio è stato quello di crescere gradualmente. Avrà bisogno di un primo periodo di adattamento, non essendo abituata a fare determinati carichi di lavoro, per cui magari all’inizio potrebbe pagare qualcosa e lì non le faranno pressioni.

Vorresti seguirla anche il prossimo anno?

Io da una parte mi fermerei qua, nel senso che sono abituato da sempre a lavorare con le categorie giovanili e sopra non ci ho mai voluto mettere il naso. Dall’altra mi piacerebbe non allenarla in prima persona, ma collaborare con chi la prenderà in mano, dato che la conosco da così tanto. Questo però non dipende da me né da lei: dipenderà dalla squadra.

Dalla Colombia ritorna un Villa fiducioso nel futuro

05.09.2023
5 min
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Si può ben dire che il lavoro di Marco Villa non finisce mai. Neanche il tempo di rifiatare dalle fatiche di Glasgow e riflettere su quel che era avvenuto in Scozia, soprattutto in proiezione olimpica, che sono state rifatte le valigie, destinazione Cali e i mondiali juniores su pista. Nuovo contesto, nuovi impegni ma la stessa passione. E un bilancio decisamente più positivo.

Le ragazze hanno portato a casa 3 ori, 2 argenti e 2 bronzi confermandosi la nazionale di riferimento, proseguendo su quell’onda che si era già vista agli europei di Anadia e Villa, dall’alto della sua esperienza, sottolinea proprio come la rassegna continentale sia stata propedeutica per quella iridata, prendendo spunto anche per quel che riguarda le “più grandi”.

«Rispetto alle elite, le junior hanno fatto qualcosa in più – sottolinea Villa – l’appuntamento europeo ci ha dato quei riferimenti tecnici e quella consapevolezza che serviva per la rassegna mondiale. C’era chi aveva già contezza di un simile contesto e chi era all’esordio, ma nel complesso tutte se la sono cavata bene e proprio considerando la categoria, ci tenevo che tutte avessero la loro occasione per gareggiare, cosa che mi ha spinto a mescolare un po’ le carte».

Venturelli e Grassi sul podio della madison, davanti ad Australia e Repubblica Ceka
Venturelli e Grassi sul podio della madison, davanti ad Australia e Repubblica Ceka
Rispetto alle più grandi, queste ragazze come riesci a seguirle?

E’ diverso. Con le elite c’è stato già lo scorso anno che mi ha dato modo di conoscerle, di valutarle, sicuramente siamo più avanti nel lavoro. La categoria junior cambia ogni anno, c’è chi entra e chi esce. Bisogna imparare a conoscerle, valutarne le caratteristiche, è un lavoro difficile. Io prima degli europei ho avuto solo i tricolori per poterle vedere in azione, non avendo ancora Montichiari a disposizione per allestire gare. Ma si gareggiava su una pista in legno e lì cambia tutto.

Come giudichi la trasferta?

Il bilancio è chiaramente positivo. Segue un trend che si era già visto lo scorso anno. In Colombia la qualità delle gare è stata molto alta: nelle prove a squadre chi aveva subito gravi distacchi agli europei ha rinunciato, ma nelle prove di gruppo c’erano davvero tutte le migliori, per questo i risultati ottenuti hanno tanto valore.

Per la Venturelli altra pioggia di medaglie: oro nell’inseguimento e nella madison, argento nel quartetto
Per la Venturelli altra pioggia di medaglie: oro nell’inseguimento e nella madison, argento nel quartetto
Chiaramente, per medaglie ottenute e per il suo ruolo di guida della nazionale, Federica Venturelli è il riferimento assoluto. I risultati ottenuti che cosa dicono?

Federica era con noi già lo scorso anno e proprio misurandola in base a quanto fatto nel 2022, è evidente come sia capace di spostare sempre più in avanti i propri limiti. I suoi miglioramenti sono costanti e questi valgono in prospettiva anche più delle medaglie.

Guardando al futuro che cosa ti aspetti da lei, visto che il prossimo anno passerà di categoria?

Bisogna darle il tempo che è stato dato alle altre. L’anno prossimo cambierà tanto, ad esempio nell’inseguimento individuale passerà da 2 a 3 chilometri e dovrà cambiare impostazione della gara. La Venturelli ha caratteristiche non tanto veloci, per cui ha una partenza accelerata che poi paga nel finale. Sui 3 chilometri potrà partire più controllata e quindi avrà le energie per gestire la seconda parte di gara, ma dovrà abituarsi a questo. Poi cambieranno le avversarie, troverà gente che già da un paio d’anni è nella categoria, senza contare i confronti con le elite.

Anita Baima, vera scoperta della spedizione. Villa l’ha scelta per le prove di gruppo
Anita Baima, vera scoperta della spedizione. Villa l’ha scelta per le prove di gruppo
Con le ragazze di Cali il lavoro è in prospettiva Los Angeles 2028?

Chiaramente, ma è un lavoro che non deve fermarsi e ad esempio dovranno già confrontarsi con le elite, accumulare esperienze. Le attende un lavoro importante già dal prossimo anno, ma d’altronde è la stessa strada che ha portato in alto i maschi: c’era Viviani che si è trascinato Ganna che si è trascinato Milan e così via…

A Cali ha stupito la Baima, con tre gare di alto profilo…

E’ una primo anno, ma avevo visto subito che corre bene e sa muoversi e devo fare un plauso a chi l’ha avuta fra le mani come allieva. So che Fiorin l’ha fatta crescere insegnandole il mestiere, portando lei e le pari età a fare esperienze, anche al centro Uci di Aigle e i frutti si vedono. Dopo che aveva fatto molto bene nello scratch e nell’eliminazione ho deciso di schierarla nell’omnium per dare un giorno di riposo alla Venturelli in vista della madison (che poi ha vinto con la Grassi, ndr), Anita si è disimpegnata bene anche se era stanca. D’altronde come detto volevo che corressero tutte.

Continua il proficuo lavoro di Quaranta nella velocità: bronzo a squadre con Bertolini, Ratti e Sgaravato
Continua il proficuo lavoro di Quaranta nella velocità: bronzo a squadre con Bertolini, Ratti e Sgaravato
Dando uno sguardo in generale, che cosa hanno detto questi mondiali geograficamente tanto lontani?

Le gerarchie sono quelle viste agli europei, a me non hanno stupito neanche le tante medaglie dei russi in gara sotto la bandiera dell’Uci. Prima che scoppiasse la guerra sapevamo che stavano costruendo una nazionale molto forte e sono convinto che il loro quartetto under 23 ci avrebbe dato problemi anche per la qualificazione olimpica, sarebbe stato un pretendente in più alle medaglie. La situazione purtroppo è quella che è, ma i talenti continuano a tirarli fuori…

Un passo dopo l’altro, Venturelli andrà lontano

10.08.2023
5 min
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STIRLING – Come ieri avevamo tutti lo spauracchio di Segaert, oggi solo Kate Ferguson poteva scalzare Federica Venturelli dal podio. Ma la britannica delle meraviglie ha subito la pressione ed è crollata dopo l’arrivo sotto il peso di un passivo inaspettato. A quel punto, Felicity Wilson-Haffenden ha avuto la certezza di aver vinto l’oro, Izzy Sharp ha tenuto l’argento e l’azzurra ha conquistato una medaglia di bronzo che parla di un altro pezzetto di crescita.

Vigilia serena

A Stirling fa caldo, quasi piove. Il meteo è asincrono rispetto alle stagioni e in questi giorni abbiamo capito che anche gli scozzesi ne hanno le scatole piene. Il mattino nella zona del pullman Vittoria che fa da base alle squadre azzurre è trascorso in relativa tranquillità. Vedere Venturelli riscaldarsi ha ricordato le scene di dolore dello scorso anno, quando cadde alla vigilia della crono e nel giorno di gara quasi non riusciva a salire sui rulli. Questa volta l’avvicinamento è stato buono, la gara su strada ha dato sicurezza. Stamattina Federica rideva.

Velo si è avvicinato, agitandole un computerino sotto al naso: «Adesso lo sincronizzo, così dalla macchina vedo come vai e ti dico di aumentare!».

Federica si è voltata a sua volta: «Non voglio che vedi i miei watt – gli ha risposto – poi mi sento spiata!».

L’occhio di Diego Bragato sul riscaldamento di Venturelli: lo stesso protocollo delle gare in pista
L’occhio di Diego Bragato sul riscaldamento di Venturelli: lo stesso protocollo delle gare in pista

La cronaca dice che Federica Venturelli è partita molto forte e ha pagato pegno sulla salita finale. Si poteva pensare di impostare una tattica diversa, ma in una crono di appena 13,5 chilometri non c’è troppo spazio per il ragionamento. Si va sempre a tutta e si corre il rischio di piantarsi nel finale.

E’ andata così?

E’ andata così. In un campionato del mondo, partire piano è sempre un rischio, perché potresti non riuscire a recuperare nel finale. Conoscendomi, so che anche partendo piano, alla fine sarei stata comunque stanca. Quindi ho preferito giocarmi le mie carte in questo modo e alla fine nel complesso è uscita una prestazione molto soddisfacente. Perciò sono contenta.

Quanto è duro questo muro finale?

E’ più di quello che pensassi, soprattutto gli ultimi 500 metri in ciottolato sembrano più lunghi di 500 metri. Però quando sei lì, devi spingere sino alla fine e non mollare, perché è un campionato del mondo che si gioca sul filo dei secondi ed è importante spingere sino alla linea finale.

Ricordiamo tutti con dolore la vigilia dello scorso anno, come è andata invece questa volta?

Fisicamente sono in una forma migliore ed ero anche più tranquilla. Sicuramente avevo delle aspettative dopo il quarto posto della gara su strada, però questo non mi ha impedito di rimanere tranquilla. Ho dormito bene, ho riposato e mi sono presentata nelle migliori condizioni.

La nazionale ti ha creato attorno una bella struttura. Stamattina avevi vicino Bragato, Velo, si è affacciato anche Villa e c’è sempre Eisabetta Borgia.

Essendo anche coinvolta anche nella pista, sono sotto gli occhi di tutti (sorride, ndr). Quindi lo staff mi segue, perché ha puntato molto su di me in questa categoria. D’altra parte so che il progetto di questa nazionale prevede di continuare il percorso di crescita anche nei prossimi anni e questo è quello che mi fa stare un po’ più tranquilla.

Diciamo che la nazionale è il riferimento fisso, mentre quest’anno sei passata alla Valcar: come sta andando con loro la tua crescita?

Mi sono trovata molto bene e sono passata comunque in una squadra con delle buone compagne (la Valcar-Travel&Service, ndr), che mi possono aiutare sia nelle gare sia anche mentalmente. Mi sono sempre vicine quando ho dei momenti cattivi e quindi secondo me l’importanza della squadra è anche questa. Il fatto di avere delle compagne che mi supportano qualunque cosa succeda, anche quando capita di fare dei quarti posti, dato che questa stagione ne ho fatti tanti…

Il bronzo è un altropasso avanti nella sua progressione personale, psicologica e atletica
Il bronzo è un altropasso avanti nella sua progressione personale, psicologica e atletica
Ti rendi conto che ad ogni appuntamento sali un gradino?

Si, più mentalmente che fisicamente. Quest’anno sento di essere maturata tanto rispetto all’anno scorso, quando prima delle gare ero così agitata, quasi da mettermi a piangere. E invece questi mondiali li ho vissuti bene, sono riuscita a risparmiare anche delle energie dal punto di vista mentale, che poi mi sono tornate utili in gara.

Se ne va, con i capelli sciolti e leggermente commossa, in direzione dell’antidoping, poi la sua giornata sarà finita e potrà pensare anche di far festa. La campionessa del mondo nel frattempo ha raccontato di essere salita per la prima volta su una bici nel 2021 e di sentirsi a suo agio solo nelle crono, perché in gruppo è un disastro. Dice che non crede di essere la campionessa del mondo e racconta l’orgoglio di aver fatto ben figurare il suo paese e il suo coach Matthew Hayman. Noi che siamo fedeli alla politica dei piccoli passi, ci mettiamo a scrivere ben orgogliosi di raccontare la giornata di Federica Venturelli, contenti che sia italiana e sicuri che là in alto presto o tardi ci arriverà anche lei.