Vittoria sponsor tecnico delle nazionali azzurre

06.07.2023
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Da sempre siamo abituati a vedere il marchio Vittoria al fianco della nazionale italiana di ciclismo nei suoi tanti trionfi tra strada e pista. Questa storica partnership fa oggi un ulteriore e significativo passo in avanti. Nei giorni scorsi Vittoria ha infatti ufficializzato di essere diventata sponsor tecnico e fornitore ufficiale di pneumatici della Federazione Ciclistica Italiana

Grazie a questo accordo l’azienda di Brembate fornirà il supporto tecnico alle nazionali azzurre mettendo a loro disposizione il meglio dei propri prodotti. Tra questi, un ruolo di assoluto rilievo l’avrà la gamma Pista, l’eccellenza in fatto di copertoncini e tubolari per il ciclismo su pista realizzati da Vittoria. Negli ultimi anni hanno saputo contribuire alla conquista di campionati europei, mondiali e Olimpiadi da parte della Nazionale Italiana.

I successi ottenuti da Vittoria in pista in questi anni sono stati tantissimi: nella foto Elia Viviani
I successi ottenuti da Vittoria in pista in questi anni sono stati tantissimi: nella foto Elia Viviani

Debutto iridato

Il debutto della nuova partnership tecnica tra Vittoria e la Federazione Ciclistica Italiana avverrà il prossimo mese, in occasione della rassegna iridata di Glasgow. In Scozia Vittoria sarà al fianco della Nazionale Italiana con il Bus Servizio Corse, fornendo supporto logistico e tecnico. Sarà una sorta di partenza ideale di un viaggio destinato ad accompagnare gli Azzurri fino alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Cordiano Dagnoni, presidente della Federazione Ciclistica Italiana, ha commentato con queste parole, il nuovo accordo siglato con Vittoria: «Sono certo che la fiducia riposta sia ben ripagata (ha dichiarato, ndr). In questi anni abbiamo avuto modo di apprezzare i prodotti di questa azienda, frutto di ricerca e passione, la stessa che guida tutti noi della Federazione. Abbiamo un destino comune: essere testimonial dell’Italia nel mondo. Lo facciamo con il nostro stile, lo spirito di squadra e il lavoro di gruppo. Valori comuni che rappresentano il segreto del successo di Vittoria e dei nostri trionfi, i cui meriti condividiamo con piacere con chi ci sostiene da tempo».

La Federazione potrà utilizzare la struttura del Vittoria Park per far allenare i propri atleti
La Federazione potrà utilizzare la struttura del Vittoria Park per far allenare i propri atleti

C’è anche il Vittoria Park

Grazie al l’accordo siglato con Vittoria, la Federazione Ciclistica Italiana potrà usufruire del Vittoria Park come base per gli allenamenti. Situato attorno alla sede aziendale di Brembate, è il primo parco tematico dedicato all’esperienza, innovazione, ricerca e sviluppo degli pneumatici per bicicletta di qualsiasi disciplina ciclistica. I percorsi road e off-road, così come tutte le sue strutture, da oggi sono a disposizione dei ciclisti della Nazionale e del loro staff per le loro sessioni di allenamento fuori stagione.

Stijn Vriends, CEO & Chairman del marchio, ha commentato: «Siamo molto soddisfatti di continuare a supportare a lungo termine la Federazione Ciclistica Italiana attraverso i migliori pneumatici del mondo, il Vittoria Park e i nostri mezzi. E’ un onore poter contribuire al successo dell’eccellenza italiana e dei suoi più grandi atleti in tante gare in tutto il mondo».

Per celebrare la collaborazione con la Federazione Italiana di Ciclismo, Vittoria ha deciso di regalare a tutti gli appassionati uno sconto del 50% sul biglietto d’entrata del Park di sua proprietà, usufruendo del codice: SUM2023

Il codice è valido all’interno dell’app Vittoria Park (è possibile scaricarla da Google Play o App Store, nrd) fino al 15/09/2023.

Vittoria

EDITORIALE / Sullo Stelvio tutti peccatori

19.06.2023
5 min
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Quello che è successo subito dopo la tappa dello Stelvio al Giro Next Gen, con 31 corridori squalificati per traino, fotografa perfettamente una serie di situazioni così emblematiche, che si potrebbe metterle in scena e ricavarne uno spettacolo teatrale.

Quarto giorno, lo Stelvio

Non era mai successo che gli under 23 arrivassero su una salita così importante, per giunta al quarto giorno. Ci fu il Fedaia come ultima tappa nel 2019, ma la Marmolada non è lo Stelvio. Eppure pochi, in sede di presentazione della corsa, si sono allarmati/interrogati sull’opportunità di piazzare un simile “moloch” a metà corsa. Nel folto gruppo degli squalificati non ci sono solo italiani , ma anche 8 stranieri di squadre blasonate. Di solito il primo arrivo in salita serve a scremare la classifica, lo Stelvio l’ha decisa.

Si capisce che se una società riceve l’incarico di organizzare la corsa a metà febbraio e abbia da gestirne contemporaneamente altre tra cui UAE Tour, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Sanremo e Giro d’Italia, possa metterci mano solo nei ritagli di tempo. Se in questo quadro, trovi la Valtellina che ti… regala lo Stelvio, non ci pensi troppo e metti la firma. I tecnici di RCS Sport hanno fatto un gran lavoro in poco tempo, la politica se ne è preso molto di più per i necessari incastri. A Vegni hanno chiesto di fare il miracolo e tutto sommato c’è riuscito.

Che cosa c’è stato però dietro l’assegnazione del Giro d’Italia U23 e quello 2024 delle donne? Perché scrivere quel bando ha richiesto tempi così lunghi?

Presentazione del Giro Next Gen, con Mauro Vegni, il ministro Abodi, Cordiano Dagnoni e Paolo Bellino
Presentazione del Giro Next Gen, con Mauro Vegni, il ministro Abodi, Cordiano Dagnoni e Paolo Bellino

Le 35 squadre

Con una dichiarazione piuttosto pilatesca, il presidente Dagnoni si è scusato con RCS Sport per avergli chiesto di invitare tutti i team italiani. Perché invece non si è scusato per il calendario italiano degli U23 e la mancanza di progettualità?

Lo Stelvio è stato l’amplificatore di una situazione per niente sconosciuta. Se per Staune Mittet il Giro Next Gen era la quarta corsa a tappe di stagione, per una larga fetta dei nostri si trattava della prima: non per scarsa volontà, ma perché nel calendario U23 italiano non ci sono corse a tappe prima di giugno e si sa che i nostri all’estero non ci vanno. Mancano soldi e volontà, si può ragionare sull’ordine in cui scriverli.

Perché, avendo in mano la gestione del movimento, la FCI non interviene personalmente con le risorse tanto sbandierate (siamo curiosi di conoscere l’esborso per la produzione televisiva del Giro Donne), propiziando la nascita di un calendario migliore? Perché non prendere otto organizzatori di corse di un giorno, unirli e provare a farne gli organizzatori di una corsa a tappe?

Staune-Mittet, corridore norvegese della Jumbo Visma Development, ha conquistato lo Stelvio (foto LaPresse)
Staune-Mittet, corridore norvegese della Jumbo Visma Development, ha conquistato lo Stelvio (foto LaPresse)

Il livello degli atleti

Se non sei in grado di arrivare sullo Stelvio 37 minuti dopo il vincitore (questo il tempo massimo), forse hai sbagliato mestiere. Non è obbligatorio essere corridori, ma se hai direttori sportivi che ti fanno attaccare alla macchina, allora sei spacciato. E’ come il doping, ma senza aghi. Non è obbligatorio neppure essere direttori sportivi.

Non si può pretendere di andare al Giro d’Italia contro certe squadre, allenandosi come dieci anni fa. Non basta dire di essere andati in altura il mese prima, se da febbraio a maggio s’è fatta la caccia alle vittorie del martedì, del sabato e della domenica.

Quando la corsa era in mano a Extra Giro e inizialmente la selezione avveniva per punteggio, si capì che i nostri arrivavano a giugno svuotati di ogni energia, mentre le squadre straniere (invitate) avevano freschezza e forze superiori. Per questo si passò agli inviti.

Busatto che vince la Liegi non è un fenomeno venuto dal nulla. Il corridore, che qui non aveva mai vinto ma era stato cresciuto con lungimiranza, è andato in Belgio e ha cambiato pelle semplicemente per la diversa programmazione. Nella sua squadra questo non sarebbe mai successo e il diesse Rosola ha avuto l’onestà di ammetterlo. E poi ci lamentiamo perché i procuratori li portano via?

Negli ultimi 2,5 chilometri, qualcuno si attaccava e qualcuno faceva immagini (foto cyclingpro.net)
Negli ultimi 2,5 chilometri, qualcuno si attaccava e qualcuno faceva immagini (foto cyclingpro.net)

Guerra fra bande

Si è detto: con RCS certe furbate di attaccarsi alle macchine non si possono più fare. E’ una sciocchezza: la giuria viene inviata dall’UCI, l’organizzatore non c’entra nulla. Ma è vero che sia gli organizzatori, sia i giudici del Giro Next Gen avrebbero fatto volentieri a meno di una simile figuraccia. Come mai non c’erano auto e moto della Giuria in coda al gruppo, mentre i corridori erano attaccati come grappoli? Non esiste alcuna prova, ma la sensazione è che, avendo fiutato l’aria, i giudici siano andati davanti lasciando a quelli dietro la possibilità di arrangiarsi. Hanno pensato che si è sempre fatto e hanno sbagliato: infatti è scoppiata la guerra fra bande.

Imbufaliti per aver portato solo cinque atleti, lasciando così spazio a squadre non all’altezza, i membri di alcuni staff hanno fotografato e filmato lo spettacolo, condividendolo su varie piattaforme. Erano convinti di colpire avversari indegni, ma hanno sporcato inutilmente tutti. Tanto che poi, alla fine delle condivisioni, le immagini sono arrivate alla Giuria, che si è attivata.

Si capisce che trovare alcuni velocisti attaccati alle macchine, immaginandoli poi vincitori nel finale di Giro, possa dare ai nervi, ma la Giuria li avrebbe squalificati anche se il filmato l’avesse ricevuto con maggiore discrezione. Questo non significa che si sarebbe dovuto insabbiare la cosa, ma avrebbero dovuto e potuto gestirla meglio, senza la valanga di fango che ancora una volta è scesa sul ciclismo. Se devi denunciare un furto, lo metti sui social o vai prima dai Carabinieri?

Per il norvegese, lo Stelvio ha significato maglia rosa, difesa poi agevolmente sino a Trieste (foto LaPresse)
Per il norvegese, lo Stelvio ha significato maglia rosa, difesa poi agevolmente sino a Trieste (foto LaPresse)

La prima pietra

La morte di Gino Mader ha fatto calare il silenzio sul triste spettacolo dello Stelvio. In due giorni il ciclismo è passato dallo squallore al dolore. Pensare che un campione come lo svizzero possa essere accomunato a quei 31 squalificati del Giro Next Gen provoca fastidio. RCS Sport ha messo insieme la solita grande squadra e organizzato una bella corsa, forse con un errore di valutazione di percorso. Per decenza e a meno che non ci siano altri sviluppi, chiudiamo qui la storia, frutto di molteplici peccati. Nessuno ne è stato immune, eppure tanti si sono affrettati a lanciare la prima pietra.

Miche e FCI: obiettivo Glasgow e Parigi 2024

19.06.2023
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Prosegue spedito l’attivo rapporto di collaborazione tecnica e di partnership in essere tra Miche e le Federazione Ciclistica Italiana. Un vero e proprio sodalizio, quest’ultimo, che ha contribuito negli ultimi anni a molteplici successi colti della nazionale azzurra su pista. Basti citare la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, nei campionati del mondo di Roubaix 2021, nei campionati europei di Grenchen 2023 e per finire lo splendido oro del quartetto femminile a St Quentin en Yvelines nel 2022.

I prossimi grandi impegni che attendono la nostra nazionale su pista saranno i mondiali di Glasgow, in programma quest’anno nella prima metà di agosto, e gli attesissimi Giochi Olimpici di Parigi che si disputeranno nell’estate del prossimo anno.

La nazione su pista utilizza i pignoni Pista Oro
Gli ingranaggi sono ottenuti dalla lavorazione a CNC della lega Ergal 7075-T6

Qualità produttiva

«Continuare a sostenere la Federciclismo, e la nazionale italiana su pista nello specifico – ha dichiarato Luigi Michelin, Amministratore Delegato F.A.C. Michelin – è per noi davvero una grandissima soddisfazione. Gli straordinari successi raggiunti assieme, su tutti la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, testimoniano la bontà di questa collaborazione. Per un’azienda come la nostra, lavorare insieme ad atleti di questo livello è il modo più efficace per realizzare e testare prodotti sempre all’avanguardia, cercando di migliorarci sempre più. Miche è orgogliosa di supportare la nazionale italiana su pista grazie al proprio know-how tecnico, basato sull’utilizzo di software evoluti, della stampa 3D e di un rigorosissimo controllo qualitativo dei componenti».

«Ringraziamo Miche per il supporto che ci ha fornito in questi anni – ha ribattuto il Presidente FCI Cordiano Dagnoni – un supporto concreto, grazie al quale abbiamo raggiunto importanti risultati che hanno portato prestigio allo sport italiano e grande lustro al nostro ciclismo. Sono certo che questo accadrà anche in futuro, consapevole che abbiamo, noi e la Miche, un destino comune, ovvero quello di essere testimoni nel mondo di una Italia che vince».

Miche ha contribuito ai numerosi successi della nazionale italiana pista in questi anni
Miche ha contribuito ai numerosi successi della nazionale italiana pista in questi anni

Una storia centenaria

Con una prestigiosa storia nel mondo del ciclismo, Miche rappresenta da più di 100 anni un’eccellenza italiana nella produzione di componenti per il ciclismo. Grazie alle più moderne tecnologie, unite ai laboratori per i test interni, Miche è in grado di realizzare prodotti di altissima precisione. Così realizzati, essi incontrano perfettamente gli elevati standard tecnici e di performance richiesti dalla nazionale italiana su pista. Il contributo di Miche agli atleti azzurri si concretizza con la fornitura di tutto il sistema di trasmissione.

La guarnitura Miche Attiva Pista
La guarnitura Miche Attiva Pista

Oltre al movimento centrale e le catene, i corridori utilizzeranno i pignoni Pistard Oro, lavorati finemente al CNC e rifiniti con trattamento superficiale WC/C. Questo processo è in grado di migliorare la resistenza dei materiali utilizzati e di ridurre del 75% l’attrito con la catena senza ausilio di lubrificanti.

Le guarniture e gli ingranaggi forniti da Miche sono, a loro volta, realizzati in Ergal 7075-T6 e lavorati al CNC: tutti componenti che vengono poi trattati con finitura “sand-blasted” così da aumentare la rigidità del materiale: grazie a questo trattamento, ogni singolo watt viene trasmesso a terra senza alcuna dispersione di potenza.

Miche

Enervit C2:1PRO, la nutrizione a prova di campioni

24.03.2023
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L’obiettivo è quello di ottimizzare l’efficienza energetica a supporto del miglioramento delle performance, soprattutto ad alte intensità. Dalla ricerca scientifica e dall’esperienza sul campo dell’Equipe Enervit, grazie anche alla collaborazione con UAE Team Emirates, Trek-Segafredo e la Federazione Ciclistica Italiana, nasce C2:1PRO.

Una linea innovativa di prodotti energetici dedicata agli atleti degli sport di endurance che massimizza l’apporto di carboidrati per unità di tempo. I prodotti vantano tre brevetti depositati e sono composti da: gelatina, gel, barrette, caramelle gommose e bevanda istantanea.

Uno collaborazione maturata al fianco dei campioni

Formula innovativa

La massima efficienza energetica, la tollerabilità, la praticità e la varietà di formati sono i punti di forza di questa linea, che è già diventata un vero e proprio punto di riferimento per gli atleti. Una piccola rivoluzione nell’integrazione in fase di sforzo prolungato che ha ricevuto consensi anche ad alti livelli.

Tutti i prodotti C2:1PRO sono a base di glucosio e fruttosio (post-idrolisi dei carboidrati) in rapporto 2:1. Le soluzioni con questo rapporto consentono di superare i 60 grammi di carboidrati all’ora, fino ad arrivare anche a 90 (+50%). Tutto questo ottimizzando le loro performance e minimizzando il rischio di stress intestinali.

Per i pro’ con i pro’

Per lo sviluppo di questi prodotti sono stati fondamentali i feedback dei nutrizionisti e dei corridori WorldTour che Enervit supporta, come Tadej Pogacar, molto attento e sensibile alla nutrizione.

«L’aspetto nutrizionale – ha detto Tadej – è importantissimo. Abbiamo obiettivi ambiziosi e la formula C2:1PRO ci aiuta a raggiungere i migliori risultati. Sono prodotti facili da digerire che consentono di massimizzare i carboidrati assorbiti, che è ciò di cui abbiamo bisogno in gara». 

«La gamma di prodotti C2:1PRO – ha aggiunto Gorka Prieto, nutrizionista di UAE Team Emirates – è il frutto di più di un anno di lavoro sul campo con l’Equipe Enervit e Tadej ci ha dato un feedback molto positivo. Superando le tre ore, si potrà assumere una quantità maggiore di 60 grammi di carboidrati per ora fino a superare i 90, utilizzando tutta la varietà di prodotti C2:1PRO».

Infine la campionessa Elisa Longo Borghini della Trek-Segafredo ha evidenziato: «E’ importante e necessario avere un alto apporto di carboidrati nei momenti in cui siamo full gas, senza problematiche a livello digestivo».

I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone
I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone

I prodotti

I prodotti sono cinque e si differenziano per formato e apporto. Si adattano a varie tipologie di assunzione e ricoprono al meglio anche l’esigenza a seconda della tipologia di sforzo. Per primo l’Isocarb: una miscela in polvere per bevanda istantanea a base di maltodestrine DE1 e fruttosio con vitamina B1. Carbo Gel a base di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1 con vitamine del Gruppo B. Segue Carbo Jelly, una gelatina a base di carboidrati con vitamina B1. Carbo Bar, una barretta a base avena con glucosio/fruttosio e vitamina B1. Infine Carbo Chews, caramelle a base di maltodestrine con vitamina B1.

Enervit

Al dopo gara degli azzurri ci pensa Mizuno

10.01.2023
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Il 2023 appena iniziato ha portato in dono alla Federazione Ciclistica Italiana un partner tecnico di assoluto prestigio. Si tratta di Mizuno, brand giapponese fondato nel 1906 ad Osaka. Per i prossimi tre anni sarà il nuovo Fornitore Ufficiale di rappresentanza e riposo dopo gara con abbigliamento e calzature sportive delle nazionali italiane.

L’accordo ufficializzato nel periodo delle festività natalizie interesserà il triennio 2023-2025. Si tratta di un periodo estremamente importante dal momento che avrà al suo centro i Giochi Olimpici di Parigi 2024. La scelta di affidarsi a Mizuno assume quindi un aspetto estremamente importante per la Federazione Ciclistica Italiana che ha deciso di poter contare su un partner tecnico con alti valori di innovazione, alta tecnicità, sostenibilità, stile e design.

Mizuno vestirà gli azzurri della Federclismo per il triennio 2023-2025
Mizuno vestirà gli azzurri della Federclismo per il triennio 2023-2025

Scopriamo Mizuno

Per quei pochi che ancora non conoscono Mizuno, possiamo dire che stiamo parlando di un’azienda di respiro internazionale produttrice di attrezzature e abbigliamento sportivo nata in Giappone e oggi quotata in borsa. La filosofia aziendale di Mizuno è riassumibile nella seguente frase: “Contribuire al miglioramento della società attraverso lo sviluppo dello sport e la produzione di articoli sportivi di alta qualità.”

La strategia è quella di creare articoli con caratteristiche che ottimizzino le performance degli atleti con soluzioni originali ed esclusive del brand giapponese. L’azienda giapponese crede fortemente nello sviluppo di prodotti che funzionino in armonia con il corpo, per garantire il massimo supporto e consentire così a ciascun atleta di dare il meglio di sé. 

Da oltre 30 anni Mizuno Italia ha sede a Torino, città dove recentemente è stato inaugurato il primo Flagship Store europeo Mizuno e dove viene gestito il business per tutto il Sud Europa.

Mizuno fornirà abbigliamento e calzature sportive alle nazionali italiane
Mizuno fornirà abbigliamento e calzature sportive alle nazionali italiane

L’orgoglio della Federazione

L’aver accanto un partner così importante è sicuramente motivo di orgoglio per la Federazione Ciclistica Italiana. A confermarlo è lo stesso Presidente FCI Cordiano Dagnoni.

«Siamo orgogliosi – dice – di tenere a battesimo l’ingresso di Mizuno nel mondo del ciclismo. Si tratta di una prima volta per entrambe le parti che segna l’inizio di un nuovo percorso e di una nuova sfida. Sarà una continua evoluzione, un viaggio che si farà in stretta collaborazione e ringrazio l’azienda che già in questa prima fase si è prodigata affinché i materiali forniti rispondessero alle nostre esigenze, garantendo la qualità e l’eleganza per cui il brand è conosciuto a livello mondiale».

Alle parole del Presidente FCI Cordiano Dagnoni hanno fatto eco le prime dichiarazioni di Oliver Strenghetto, General Manager Mizuno South Europe.

«Una partnership strategica pluriennale di altissimo livello – spiega – che ci proietta in un mondo per noi nuovo ma che potrà offrire un’ampia visibilità e nuove opportunità. L’eccellenza di questa Federazione non potrà far altro che aumentare reciprocamente credibilità e reputazione ed è un onore vestire questi ragazzi. La nostra Mission ha come obiettivo costante supportare ogni atleta nel perseguimento dei propri obiettivi e ci auguriamo di poter essere di grande supporto a tutto lo staff della Federazione».

Quello fra la Federazione Ciclistica Italiana e Mizuno vuole essere fin da subito un connubio nato dalla fiducia reciproca e dal comune obiettivo di valorizzare ulteriormente lo sport del ciclismo. Da oggi gli azzurri di ciclismo vestiranno Mizuno durante i ritiri e nei periodi di impegno delle nazionali nelle competizioni internazionali con un total look per abbigliamento e calzature.

Federciclismo

Mizuno

Il pagamento dei punti che non piace nemmeno in FCI

05.01.2023
7 min
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L’accostamento fra il pagamento dei punti ai Comitati Regionali e il reddito di cittadinanza ha fatto discutere. La sensazione che ci sia uno scollamento fra chi scrive le norme e chi deve applicarle si fa evidente parlando con Alessandro Spiniella, Vice Presidente del Comitato Regionale Veneto della FCI e insieme team manager della continental General Store (in apertura, una foto della Piccola Sanremo 2022 di photors.it).

Nell’editoriale di lunedì avevamo sottolineato la differenza fra Delle Vedove e Busatto, provenienti da Borgo Molino e General Store, entrambi tesserati per il 2023 con il devo team della Intermarché, che si chiama Circus-ReUz-Technord Development Team. Il primo costretto a pagare di tasca sua punti e bonus, il secondo… graziato dalla squadra.

«L’Intermarché è stata chiara – conferma Spiniella, 53 anni – loro non pagano valorizzazioni né bonus. Non pagano nulla. Quindi sostanzialmente io ho un atleta che avrebbe dovuto versare circa 4.000 euro di punti, invece non porto a casa niente. General Store applica un’altra filosofia. Con Busatto siamo stati chiari. Prima dell’offerta dal Belgio, aveva avuto richieste dalla Bardiani, però aveva preferito rimanere con noi. Gli abbiamo detto: «Guarda, ti ringraziamo della fiducia, ma facciamo così. Se ricevi l’offerta di una continental estera migliore della nostra (perché se vai in Colpack – ride, ndr – ti faccio pagare tutti i tuoi punti), vai pure tranquillo. Se ci pagheranno, bene. Altrimenti vuol dire che abbiamo investito bene i nostri soldi».

Alessandro Spiniella è team manager della General Store, qui a Sovizzo 2021 con Carpene e Visintainer (photors.it)
Alessandro Spiniella è team manager della General Store, qui a Sovizzo 2021 con Carpene e Visintainer (photors.it)
Ma loro non hanno pagato…

Per noi è una perdita. Non so quanti punti abbia pagato il Team Colpack, parlando con Rossella Di Leo mi sembrava che loro fossero intorno ai 20.000 euro, mentre noi ne paghiamo 13.000 di soli punti ed escludendo quelli di Busatto, ne incassiamo 4.000 scarsi. La precedente norma sul trasferimento degli atleti diceva che la squadra cedente deve ricevere il premio di valorizzazione di 5.000 euro, ma non chiariva chi lo dovesse erogare. Oggi hanno riscritto la norma, dicendo che la società che acquista deve pagare la società cedente. Ma se la società che acquista è estera, non essendoci alcun regolamento internazionale che la obblighi a pagare i punti, cosa facciamo?

Potreste impedire il trasferimento.

Come posso io trattenere un nullaosta, quando chi ha fatto la legge non sa come funziona la norma internazionale? Non posso penalizzare un mio corridore perché il legislatore italiano non sa come funziona all’estero. E’ come se il Governo Italiano facesse una legge senza sapere che c’è una norma superiore a livello europeo, che legifera sulla stessa materia. Mi dispiace dirlo, perché io sono vicepresidente del Comitato Regionale Veneto, quindi faccio parte dell’apparato dirigenziale della Federazione, ma chi ha fatto quella norma non ha lavorato bene.

Perché?

La norma dice anche che se la società cedente nell’anno successivo non tessera atleti nella stessa categoria o comunque non iscrive il team, non ha diritto di ricevere il punteggio di valorizzazione. Questo dice la norma 2022, facendo riferimento agli articoli dal 29 al 34 del regolamento tecnico. Ma nel 2014 sul tema era già intervenuta la Gabriotti (segretario generale della FCI fino al 2020, ndr) dicendo che se il passaggio non viene definito entro maggio, se anche la società non si iscrive, la valorizzazione va pagata ai Comitati Regionali che si faranno garanti e li daranno non si sa bene a chi. Si sa solo che il team acquirente il punteggio lo deve pagare.

Delle Vedove e Busatto correranno alla Circus-ReUz-Technord Development Team (foto Facebook)
Delle Vedove e Busatto correranno alla Circus-ReUz-Technord Development Team (foto Facebook)
Le due norme non sono state integrate?

No, come se chi ha scritto la norma del 2022 non sapesse cosa è successo nel 2014. Avrebbero dovuto scrivere che in deroga a quanto stabilito nel 2014… Allora sì che si fa una norma, altrimenti si fanno regole che si sovrappongono e non annullano mai quelle precedenti.

Poca conoscenza del mondo su cui si legifera?

Chi ha messo mano ai punteggi di valorizzazione scrive che vengono introdotti i bonus da 450-600 e anche 800 euro. Ma non lo sai che oggi le squadre non hanno soldi? Quella tabella l’hanno scritta in una riunione in cui erano presenti un Vice Presidente FCI, dei Consiglieri Federali, il Presidente della Commissione Strada e i presidenti regionali. Questi ultimi però – mi sono informato da Bandolin (Friuli Venezia Giulia, ndr), da Checchin nostro Presidente del Veneto e da quello della Lombardia – non avevano diritto di parola e hanno approvato la tabella così fatta. Non hanno espresso un giudizio di merito o, se lo hanno espresso, se lo sono tenuto perché tanto non aveva alcun significato in sede federale.

Quali sono le criticità?

Andiamo oltre la mia categoria, che è continental under 23. Se io faccio un’analisi anche nelle piccole squadre, diciamo esordienti e allievi perché il bonus è valido per tutte le categorie, oggi fra società si scambiano anche atleti che non hanno un punteggio. E magari se prendo 10 atleti che non hanno punti, devo pagare 4.500 euro per ragazzi che non hanno avuto una valorizzazione? Se uno non ha punteggio, vuol dire che tutto sommato più che un cavallo forse è un ronzino. Certamente ha diritto di correre, ma non mi deve costare così tanto.

Nella nascita della nuova CPS con Bardelli ds, il pagamento dei punti ha inciso per oltre 30.000 euro (foto Facebook)
Nella nascita della nuova CPS con Bardelli ds, il pagamento dei punti ha inciso per oltre 30.000 euro (foto Facebook)
Il passaggio meno chiaro è perché si debbano pagare i Comitati Regionali…

Siccome il bilancio dei Comitati si fa confrontando quello di previsione e il consuntivo e la Federazione eroga contributi in base all’attività e alle differenze tra attivo e passivo, se il mio attivo è costituito solo dai punteggi regionali, tu Federazione mi passi meno soldi. Come Vice Presidente sarei il primo a voler abolire il pagamento del punteggio per il mio atleta del Veneto che va a correre in Lombardia e viceversa. Alla fine le regioni che pagano sono solo tre. E’ difficile che il mio atleta del Veneto vada in Campania, è più facile che il campano venga da me o vada in Toscana o si fermi in Lombardia. Allora vuol dire che…

Che cosa?

E’ davvero come il reddito di cittadinanza. Il pagamento del punteggio regionale vale politicamente un reddito di cittadinanza: non faccio niente e prendo soldi. Nel 2022 ai campionati nazionali giovanili il Veneto l’abbiamo chiamato “Veneto piglia tutto”. E’ venuto anche Crisafulli (consigliere federale FCI, ndr) a fare le premiazioni e ha detto: «Sono molto arrabbiato perché in casa mia, avete portato via tutti i titoli!». Certo, perché vuol dire che il Veneto è una regione che lavora, però alla fine i soldi non li prende. Va bene così, perché lo sport di base deve investire e non deve prendere.

Il sistema è da bocciare?

No, ma il problema nasce a livello internazionale. Nel calcio, la Fifa ha una norma internazionale per cui, una volta che tu passi professionista, una percentuale del primo ingaggio deve essere pagata dalla società di approdo a quelle che ti hanno avuto come dilettante. Perché l’UCI non fa una cosa del genere? Ha paura di scomodare i 40 milioni di euro di Ineos o i 30 di Movistar? La catena non si interrompe mai. Io li prendo dalla Ineos o dalla Intermarché e a mia volta li passo alla società juniores che sta sotto di me, che a sua volta li cede in proporzione alla società degli allievi e così via… Noi invece ci fermiamo e allora non ha più senso avere dei premi di valorizzazione. Perché alla fine quando ci si ferma a una categoria, che siano gli esordienti, gli juniores o gli l’under 23, il sistema fallisce.

Busatto ha preso parte nel 2022 agli europei di Anadia, chiudendo in 17ª posizione (foto General Store)
Busatto ha preso parte nel 2022 agli europei di Anadia, chiudendo in 17ª posizione (foto General Store)
Un binario morto?

Oggi rischiamo che ci siano società che non prendono un euro, oppure che ci siano colleghi che… ricattano i corridori: se vuoi venire a correre con me, devi pagarti i punteggi. Un mio ex corridore è passato professionista e quando la squadra under 23 gli ha chiesto il pagamento della valorizzazione, lui gli ha detto di no e la squadra in tutta risposta non gli ha pagato lo stipendio negli ultimi tre mesi. E’ tutto collegato…

Cosa?

Non ci sono più le affiliazioni plurime negli juniores, però con 200 euro si può creare una nuova società in Toscana e in Veneto. Così per evitare quel che succedeva prima, una norma vieta il gioco di squadra fra atleti di squadre diverse. E’ scritto nelle norme attuativa per juniores e under 23. Scritto così, nell’articolo 17.9, senza nessuna specificazione. Così se io sono in fuga con la Iseo o con la Colpack e i miei corridori si danno il cambio con i loro per arrivare primi al traguardo, cosa facciamo: li sanzioniamo? Ma chi ha scritto la norma? Hai tolto le affiliazioni multiple e hai dei dubbi? Allora lasciale. Invece, appena ti rendi conto che hai danneggiato le regioni del Sud, viene fuori il bonus. Così le società delle regioni che non possono più avere le plurime, se ne faranno in qualche modo una ragione…

Miche: un partner (vincente) per la Federciclismo

21.11.2022
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La collaborazione tra Miche e Federazione Ciclistica Italiana prende il via nel 2018. Stagione in cui il brand veneto si pone l’obiettivo di portare ai massimi livelli di categoria la già affermata gamma di prodotti Pista. Un proposito pienamente raggiunto, sia in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 quanto alle rassegne mondiali di Roubaix 2021 e Parigi 2022. Contesti nei quali, come ben sappiamo, numerosi atleti ed atlete azzurre hanno letteralmente fatto incetta di medaglie. Senza dimenticare il mitico quartetto maschile, che si è imposto nelle prove ad inseguimento stabilendo anche il nuovo record del mondo.

Grazie a questa preziosa collaborazione e partnership con la Federazione Ciclistica Italiana, Miche ha potuto beneficiare di un vero e proprio banco di prova, a dir poco eccellente, per i prodotti realizzati specificamente per la pista e più in generale per le discipline di velocità. Un banco di prova fondamentale, è vero, ma anche un autentico laboratorio di sviluppo per nuovi componenti da collocare al vertice della propria gamma prodotto. 

le novità tecniche portate nel settore pista sono state molte
le novità tecniche portate nel settore pista sono state molte

Un banco di prova eccellente

Realizzare prodotti di qualità è da sempre la “mission” aziendale che Miche quotidianamente persegue. Una qualità del prodotto che necessariamente deve essere certificata da ripetuti test presso i laboratori interni all’azienda, nel pieno rispetto dei rigorosi standard che il sistema qualità Miche prescrive. Ciascun componente Miche viene difatti sviluppato utilizzando evoluti programmi CAD, prende forma su stampanti 3D, e – una volta realizzato – deve superare ripetuti collaudi nelle più gravose condizioni di utilizzo.

La collaborazione tra Miche e Federciclismo ha portato tanti successi
La collaborazione tra Miche e Federciclismo ha portato tanti successi

Un esempio concreto? Gli ingranaggi Seigiorni Oro, dedicati alle altissime prestazioni su pista e disponibili in dentature 64, 65, 66, 67 e 68 denti. Ottenuti dalla lavorazione a CNC della lega Ergal 7075-T6, questi specifici ingranaggi prodotti dalla Miche vengono trattati superficialmente con finitura “sandblasted” per incrementare la già ottima rigidità strutturale del materiale al fine di evitare torsioni indesiderate e trasmettere tutta la potenza in ogni singola pedalata. La finitura in anodizzazione nera, e la caratteristica marcatura dorata, rende poi questi ingranaggi Miche dei veri e propri pezzi unici in quanto celebrativi degli straordinari risultati ottenuti (e di quelli che ancora arriveranno…) dalla Nazionale Italiana su pista.

Miche

EDITORIALE / Due così li avevamo anche noi. Anzi, tre!

14.11.2022
4 min
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Savini nel 2015. Pogacar nel 2016. Innocenti nel 2017. Evenepoel nel 2018. Piccolo nel 2019. Questo è l’albo d’oro del Giro della Lunigiana nei cinque anni prima del Covid. Alla ripresa, l’hanno vinto prima Lenny Martinez e poi Antonio Morgado. Noi però vogliamo però soffermarci su quei cinque anni per tornare al tema che tanti definiscono noioso e abusato, vale a dire l’attività juniores in Italia e il perché di colpo qui da noi abbiano smesso di venire al mondo corridori da grandi Giri. Anzi no, come mai siano venuti al mondo e poi siano finiti su un binario morto.

Di Pogacar ed Evenepoel abbiamo detto ogni genere di mirabilia. Uno arrivato al ciclismo quasi per gioco in Slovenia, con 3 vittorie in due anni da junior e 4 da U23 fra cui il Tour de l’Avenir. L’altro salito in bici dopo la carriera nelle giovanili del pallone, con 24 vittorie in due anni da junior e poi subito il salto tra i pro’.

Guardando da noi, Savini ha fatto due anni da U23 fra Petroli Firenze e Maltinti e poi nel professionismo la sua è stata più che altro una discesa. Di Innocenti abbiamo raccontato ieri: è stato fermato da una squalifica di 4 anni al primo anno da U23 ed è appena rientrato alle corse. Piccolo era partito bene con la Colpack, poi ha avuto una serie di contrattempi e solo quest’anno è tornato a brillare di luce propria.

Europei juniores 2019, comunione di intenti fra De Candido, Cassani e Villa: vittoria a Piccolo
Europei juniores 2019, comunione di intenti fra De Candido, Cassani e Villa: vittoria a Piccolo

L’accusa di Bragato

E’ solo per caso? Oppure è tempo che la Federazione Ciclistica, cui noi offriamo come contributo il lavoro degli ultimi mesi, inizi a collegare i puntini per capire quale forma abbia l’attività giovanile in Italia e porvi rimedio?

«C’è troppa enfasi sulla categoria juniores – ha detto Diego Bragatoenfasi legata ai volumi, al simulare quello che fa il professionista, invece di costruire una formazione a lungo termine. Purtroppo il nostro movimento spinge per la ricerca del risultato da junior, piuttosto che per la costruzione di un atleta che avrà risultati dopo 5-6 anni. Ma questo ciclismo non esiste più. Le altre Nazioni hanno ridotto di molto il numero di gare durante l’anno, a vari livelli: da junior in su. E insegnano agli atleti a costruire la prestazione in funzione di un obiettivo.

«Da noi, i nostri ragazzi trovano la condizione con le gare, hanno dei risultati a livello giovanile, ma non imparano ad allenarsi. Così arrivano in un mondo professionistico in cui non puoi più sfruttare le gare per allenarti e non sono capaci di adattarsi, né fisicamente né mentalmente».

Nel 2014, Savini vince da junior la Liberazione Città di Massa. L’anno dopo arriverà il Lunigiana
Nel 2014, Savini vince da junior la Liberazione Città di Massa. L’anno dopo arriverà il Lunigiana

L’accusa di Rui

Le società degli under 23 hanno responsabilità diretta, ma forse non la avrebbero se si permettesse loro di lavorare nel tempo necessario per prendere un ragazzino e farne un corridore.

«Oggi non ci sono tanti atleti con cui lavorare – ha detto di recente Luciano Rui – perché passano subito. E poi, una volta di là, diventano tutti principini. Io glielo dico sempre: qualche volta meglio provare a vincere fra quelli della propria età, che prendere sempre schiaffi con i più grandi. Bisogna rimanere umili e serve chiarezza. Prima, con il corridore che restava 3-4 anni, avevamo tutti modo di lavorare meglio. Adesso passano, ma sono più quelli che si perdono. Hanno fatto la licenza da professionisti, ma non una carriera».

Questo è Innocenti: il 2017 è il suo anno migliore da junior, con 9 vittorie, fra cui il Lunigiana (duzimage)
Questo è Innocenti: il 2017 è il suo anno migliore da junior, con 9 vittorie, fra cui il Lunigiana (duzimage)

Il tempo da riprendere

Difficile dire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Capire se il meccanismo messo in moto dai team e dai procuratori per prendere i ragazzi sempre più giovani sia la conseguenza di un’attività giovanile esasperata. Oppure se questa, per contro, lo sia diventata avendo i corridori a disposizione per un tempo troppo breve. Di certo qualcosa non funziona.

Per questo il ritorno di Andrea Innocenti in gruppo, come la rinascita di Piccolo, vanno accolti come un presagio felice. A Innocenti si chiede ancora di fare nomi: in realtà il giovane toscano ha già pagato in abbondanza e magari quei nomi – se esistono – altri avrebbero dovuto trovarli e metterli in galera. Non si può colpire oltre un ragazzo di 19 anni e pretendere che risolva da sé problemi che per anni hanno affossato il ciclismo e che ora sembrano sempre più lontani.

Sia Innocenti sia Piccolo avranno le loro difficoltà da superare, ma si spera che i loro motori così potenti ed esuberanti abbiano mantenuto le qualità che gli permisero di vincere lo stesso Lunigiana di Pogacar ed Evenepoel. Innocenti ha davanti a sé un inverno molto importante, così come Piccolo. Entrambi sono usciti a testa alta da un tunnel piuttosto buio: speriamo che questo li abbia resi più forti. Hanno (e noi con loro) tanto tempo perso da riprenderci.

Bennati un mese dopo, bilancio e sassolini nelle scarpe

28.10.2022
8 min
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«Devo essere sincero – dice Bennati dopo una breve pausa – non per sminuire l’europeo, però quello che ho provato quando sono salito sull’ammiraglia al campionato del mondo, quando ho passato il chilometro zero, è stato veramente tutta un’altra cosa. A livello di emozioni, l’ho sentito molto di più. E’ stata una sensazione strana, che rivivo anche adesso nel raccontarla. In quel momento lì, ho detto: “Cavoli, sto veramente guidando la nazionale italiana!”. Mi sono sentito orgoglioso».

E’ passato un mese dai mondiali di Wollongong e quasi un anno dalla nomina di Bennati a guida dell’ammiraglia azzurra (in apertura, il toscano segue i passaggi fra uno schermo e la transenna, non potendo comunicare con i corridori via radio). Ieri sera Daniele ha parlato per quasi un’ora in videoconferenza con l’Università di Medellin, in Colombia, nell’ambito di un incontro chiamato “L’esperienza italiana nel ciclismo”. I colombiani si sono rivolti al CONI e da qui la palla è passata alla Federazione che ha chiesto al tecnico azzurro se fosse disponibile. E Bennati, forte degli anni alla Movistar, ha raccontato la sua esperienza in un ottimo spagnolo.

Ieri pomeriggio, Bennati è rimasto a lungo in una videoconferenza: inizio alle 9, ora di Medellin
Ieri pomeriggio, Bennati è rimasto a lungo in una videoconferenza: inizio alle 9, ora di Medellin

Tempo di bilanci

La stagione è finita. Ieri è stato presentato il Tour de France, per una volta in ritardo rispetto al Giro. E mentre i corridori recuperano dalle fatiche della stagione, fare il punto con Bennati è un buon modo per mettere i puntini sulle i e semmai togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Come quando hanno scritto che fosse sull’orlo delle dimissioni oppure hanno sottolineato la sua assenza al record dell’Ora di Ganna, per quel gusto di inventare scoop che poi come boomerang ti arrivano giustamente in faccia.

E’ il momento dei bilanci: che anno è stato per te?

E’ stato un anno intenso, perché comunque era la prima esperienza. Alla fine, se faccio rewind, non manca niente. Fondamentalmente sono contento. Insomma, si lavora un anno per andare a fare il campionato del mondo, che era l’appuntamento più importante. Diciamo che sono passato dall’antipasto dell’europeo, che però purtroppo aveva un disegno e un percorso che con noi non c’entrava molto.

Hai parlato delle sensazioni al chilometro zero…

Il mondiale è il mondiale, è proprio l’emblema, l’essenza di questo mestiere. Chiaro, c’è anche l’Olimpiade, ci mancherebbe altro. C’è anche l’europeo, però il mondiale, io l’ho sentito in quel modo. Dal punto di vista personale, è una cosa che mi porterò sempre dentro

Una stagione iniziata facendo correre in azzurro i ragazzi della Gazprom.

Indipendentemente dai motivi che hanno portato a fare quel tipo di calendario, dal punto di vista personale e tecnico mi è servito veramente tanto. Ho potuto guidare i ragazzi con la radio. Ti alleni e lavori tutto l’anno usandole, poi al mondiale non le hai più. Sono stati passaggi importanti, perché un conto è arrivare direttamente al mondiale o all’europeo senza mai aver fatto prima una riunione o una tattica, un altro è aver potuto fare esperienza in queste corse. Mettere a punto quello che poi ho attuato in Australia, cercando di sbagliare il meno possibile.

L’esperienza di corridore ai mondiali ha qualcosa in comune con quella del tecnico?

Ti metti completamente dall’altra parte e i ragazzi devono avvertire l’autorevolezza da parte di chi sta sopra di loro. Non è stato subito facile, per il fatto che la maggior parte dei corridori mi vedono ancora come uno di loro. Dalla mia parte, per certi versi mi sento anch’io vicino a loro come età, anche se con alcuni ci sono 20 anni di differenza, per questo non è stato facile creare questo tipo di distacco. Diciamo che ho trovato tutti ragazzi molto intelligenti.

Comunicare a Sobrero e Zana che non avrebbero corso è stato una prima volta impegnativa
Comunicare a Sobrero e Zana che non avrebbero corso è stato una prima volta impegnativa
I tuoi predecessori hanno sempre parlato della difficoltà di fare le scelte…

E’ chiaro che quando è arrivato quel momento, non è stato facile andare da Sobrero e Zana e dirgli che non avrebbero corso. Personalmente mi dispiace, perché so cosa significa. Ma loro almeno in Australia c’erano, difficile definirli esclusi. Mentre quando ho fatto la telefonata per dire a Pasqualon, Oldani o Albanese che non rientravano nei miei programmi, sapevo esattamente cosa provavano. Sentirsi dire quelle parole, ma anche dirle. Quello scalino è forse il lato più difficile del mio mestiere. Mi ricordo il mio rapporto con Franco (Ballerini, ndr) era di amicizia, era stato mio testimone di nozze. Ricordo quando mi chiamò alla Vuelta del 2007 e mi disse: «Guarda Daniele, preferirei togliermi il fegato, piuttosto che dirti che non ti posso portare». Diciamo che ho avuto esperienze nel bene e nel male che mi hanno fatto capire come ci si debba comportare o quale approccio si debba avere

Hai scelto in base agli ordini di arrivo?

Se fai la squadra in questo modo, non avrai mai un gruppo che abbia un senso. Devi avere un’idea di squadra. Poi è chiaro che gli ordini di arrivo contano, perché comunque sono il termometro per capire in che condizione sono i corridori. Sicuramente ho valutato tanti altri aspetti, non solo quelli tecnici o fisici, ma soprattutto il lato umano di ognuno di loro.

Rota a un passo dalla medaglia nel mondiale del debutto: sarebbe stata la ciliegina sulla torta
Rota a un passo dalla medaglia nel mondiale del debutto: sarebbe stata la ciliegina sulla torta
Poco fa hai parlato del non poter usare le radio in corsa.

L’avevo detto subito, poi qualcuno se n’è accorto e qualcun altro no. Già dall’anno scorso avvisai che l’unica nota negativa di questo mestiere è il fatto di prepararsi per un anno, poi andare a fare il campionato del mondo e sparire nel momento in cui abbassano la bandierina. Il mio lavoro finisce quando parte la corsa, perché comunque puoi dare le indicazioni in gara, fai le lavagnette e cerchi di di tappezzare il percorso con più uomini possibili, però non è mai facile comunicare, mentre i corridori passano a 50 all’ora. Avendo la radio, sarebbe cambiata la nostra corsa.

In cosa?

Sono convintissimo che Remco non avrebbe staccato Rota, per le gambe che aveva. Quando è nata l’azione di Evenepoel, ho cercato di far scrivere su tutte le lavagne e su tutti i muri che Rota non doveva mollare la sua ruota, invece quando Remco è andato via, lui era da un’altra parte. Con la radiolina gli avrei rotto talmente le scatole, che non avrebbe perso la posizione. E anche nel finale, assieme agli altri tecnici gli avrei detto alla radio di collaborare fino ai 300 metri e poi di fare la volata. C’erano due medaglie a disposizione e una poteva essere nostra. 

Dopo la corsa, il primo chiarimento con Trentin, punto di riferimento azzurro
Dopo la corsa, il primo chiarimento con Trentin, punto di riferimento azzurro
Rimpianti?

Siamo stati una nazionale che si si è mossa bene. Ci siamo sempre inseriti nelle azioni che contavano e avevamo sempre due-tre uomini in ogni tentativo. Sono stati bravissimi, in tutte le situazioni che avevamo preventivato loro c’erano. Mi dispiace per la medaglia che è sfuggita. Secondo me non avremmo rubato niente a nessuno. Se avessimo fatto medaglia con Rota, sarebbe stato veramente bingo. Avremmo tirato fuori veramente il meglio da questa nazionale.

Anche perché eravate partiti fra le critiche…

Ci davano per dispersi, sarebbe stato veramente bello, ma questo non cambia il buono che abbiamo fatto. Personalmente per me, per tutto quello che è stato fatto per questo mondiale, essere riuscito a costruire un gruppo e avere dei ragazzi che hanno veramente corso uniti e soprattutto hanno dimostrato di avere un attaccamento molto forte alla maglia azzurra, è la cosa più importante. Certe critiche a oltranza sono state un fastidio, però allo stesso tempo diventano una grande motivazione. Perché alla fine quello che viene è veramente tutto di guadagnato. 

Rota, Ballerini, Bagioli: quella di Bennati è stata una delle nazionali azzurre più giovani
Rota, Ballerini, Bagioli: quella di Bennati è stata una delle nazionali azzurre più giovani
La sera dopo la corsa vi siete riuniti. Al di là delle cose dette, che sono affar vostro, che clima c’era?

E’ stata una riunione molto serena e tra l’altro per me la soddisfazione più grande, si può anche scrivere, è stata quando ha preso la parola Matteo (Trentin, ndr), che comunque è il punto di riferimento per i ragazzi e per la nazionale in generale. E lui davanti a tutti, Scirea e Velo fra gli altri, mi ha fatto i complimenti, perché ho gestito molto bene questo gruppo. Tra l’altro era un gruppo molto giovane, se non il più giovane di sempre, sicuramente era una delle nazionali più giovani in assoluto. E lui ha detto che non era facile assolutamente creare un gruppo così coeso. Mi ha fatto i complimenti davanti agli altri e per me, insomma, questa per me era già una medaglia.

Ci sono stati giorni di tensione per alcune critiche uscite sui media, soprattutto su Ganna…

Viviamo in un’epoca in cui le critiche sono un po’ più gratuite che in passato. Arrivano da destra e manca. Ci sono degli atleti che ne risentono di più, altri che ne risentono di meno. Nel caso specifico di Ganna, è chiaro che quando vieni da due campionati del mondo vinti, tutti si aspettano il terzo. Ho avuto anche io la percezione che sia rimasto male per qualcosa che ha letto, ma questo credo che sia normale. Però Pippo è un tipo di atleta, un uomo che non si fa scoraggiare per una critica in più. Anzi, ha saputo prendere le critiche e le ha messe da parte con i fatti.

Le critiche dai media hanno colpito Ganna, dato per morto alla vigilia della grande Ora e dell’iride di Parigi
Le critiche dai media hanno colpito Ganna, dato per morto alla vigilia della grande Ora e dell’iride di Parigi
Ma tu a Grenchen non ci sei andato…

Fa una risata. Ne avevamo parlato poche ora dopo l’uscita della bufala. Quando scherzando disse che la prossima volta avrebbe mostrato il certificato medico per l’influenza che lo aveva costretto in casa. Come pure per le dimissioni presunte e mai neppure ipotizzate, venute fuori da qualche parte mentre era a casa di Bettiol ragionando sul mondiale. A fare la storia secondo certe fonti, in che mondo contorto vivremmo? Ma adesso è tempo di andare. L’appuntamento è a una generica prossima volta. Anche Benna si concederà qualche giorno di vacanza con Chiara e Francesco, forse durante le vacanze di Natale quando le scuole saranno chiuse. E poi si tratterà di ricominciare. La nazionale, come pure la prossima stagione, si costruisce d’inverno.