Brabante, rientra anche la Longo, 12 giorni dopo la caduta

18.04.2025
5 min
Salva

«Sto bene. Certamente meglio del 6 aprile». Elisa Longo Borghini parla dal lettino dei massaggi. Domani (oggi, ndr) tornerà in gruppo alla Freccia del Brabante. Non ne poteva più di aspettare, vista la fantastica condizione con cui è arrivata al Nord. E alla fine, seguito alla lettera il protocollo per la commozione cerebrale, ha convinto la squadra a tornare in gara. Sono passati 12 giorni dalla caduta. Un altro ritorno importante, al pari di Remco Evenepoel, sia pure con una storia diversa.

Il 6 aprile, in corsa per vincere il Fiandre, dopo soli 35 chilometri, la campionessa italiana è caduta. Vederla immobile per terra è durato un secolo: una di quelle scene da scacciare presto dagli occhi. Poi si è rialzata. Si è scossa la polvere di dosso ed è salita in bici. C’era con lei Silvia Persico e probabilmente anche lei non vede l’ora di dimenticare. Perché dopo un breve tratto di strada, Elisa si è fermata ed è salita in ammiraglia.

«In realtà ricordo poco o niente – sussurra – cose che sono tornate a galla durante la settimana successiva. Ricordo di aver frenato, la ruota davanti è scivolata sul ghiaino del ciglio della strada, sono caduta e ho battuto la testa sul cordolo. Ricordo che mi hanno passato la bici di scorta. So che c’era con me Silvia, poi più nulla».

La Dwars door Vlaandern ha detto che in salita era lei la più forte: da qui la frustrazione di aver… saltato il Fiandre
La Dwars door Vlaandern ha detto che in salita era lei la più forte: da qui la frustrazione di aver… saltato il Fiandre

Due giorni in Belgio

L’ospedale di Gand. Gli esami neurologici e la diagnosi di concussion hanno fatto scattare il protocollo UCI sotto la supervisione di Nele Beeckmans, responsabile medico del UAE Team Adq. Da lì tutto si è svolto secondo uno schema che la piemontese ha potuto solo accettare e applicare, sperando di lasciarsi presto tutto alle spalle.

«E’ difficile da spiegare – ragiona – all’inizio ero piuttosto confusa, non ricordo molto. L’indomani ero abbastanza abbattuta, perché sentivo che fisicamente stavo bene. Sono rimasta per due giorni in Belgio: uno in ospedale e uno in una camera di hotel presa dalla squadra, in cui finalmente ho potuto riposare e ho iniziato a riprendermi. Non mi preoccupavo più di tanto, ma quando sono arrivata a casa, ho iniziato a pensare e non erano pensieri troppo positivi».

La ripresa degli allenamenti di Longo Borghini a casa è stata graduale: prima sui rulli e poi su strada (immagine Instagram)
La ripresa degli allenamenti di Longo Borghini a casa è stata graduale: prima sui rulli e poi su strada (immagine Instagram)

Il mercoledi sui rulli

Aveva vinto la Dwars door Vlaanderen, staccandole tutte di ruota. Visto l’esito del Fiandre, in cui nessuna è riuscita a fare la differenza sul Qwaremont, consentendo a una incredula Kopecky di vincerlo in volata, la frustrazione è cresciuta. Nello scambio di messaggi di quei giorni si coglieva la fatica di restare ferma, mentre il suo mondo andava avanti. Non avrebbe dovuto fare la Roubaix, ma l’esito del Fiandre ha avuto per giorni il senso della beffa.

«Ho seguito il protocollo, d’intesa con la dottoressa della squadra – racconta Elisa, nuovamente allegra – finché il mercoledì ho ricominciato con 45 minuti di rulli. Giovedì ho fatto un’ora e un’ora. Venerdì ho fatto tre ore su strada e ho dovuto fornire dei feedback sui cambi di luce e la risposta alla velocità. Sabato ho fatto tre ore e mezza e ho incontrato anche Sobrero. Nella ripresa non ho avuto problemi, ma è stata graduale. Se picchi la testa, serve attenzione. E’ un problema più subdolo, non te ne accorgi. Gli esami rilevano eventuali sanguinamenti, ma non dicono come reagisce il cervello, per cui non avrebbe senso ripartire con la fretta di tornare. Per fortuna quando la condizione è buona, con due giorni di pausa non perdi molto».

Il ritorno in gara alla Freccia del Brabante è stato concordato con il preparatore Slongo e il medico del UAE Team Adq
Il ritorno in gara alla Freccia del Brabante è stato concordato con il preparatore Slongo e il medico del UAE Team Adq

Test al Brabante

E’ stato suo marito a capire che fosse prossimo il momento del rientro. Al momento della caduta, Jacopo Mosca era in ritiro a Sierra Nevada e mentre risaliva verso il monte ha iniziato a ricevere un quantitativo sospetto di messaggi, diventando il tramite fra il mondo esterno e l’ospedale di Gand.

«Quando ho iniziato nuovamente a lamentarmi di tutto – sorride adesso Longo Borghini – Jacopo ha capito che fossi ormai pronta per tornare. Se scivoli a 50 all’ora e ti gratti tutta, fa male, ma puoi anche ripartire e andare avanti conciata come sei. Con la testa invece non si scherza. Coi giorni però, uscendo su strada, mi sono accorta di stare bene e ho cominciato a spingere. Così ho parlato con Slongo (il suo allenatore, ndr) e Slongo ha parlato con la squadra, facendo l’ipotesi di rientrare alla Freccia del Brabante. La dottoressa ha dato il suo okay, perciò eccomi qua. Non ho grandi attese, se non capire come sto. Non per il risultato e nemmeno per la squadra, sarò focalizzata soltanto su me stessa, per fare il punto in vista delle Ardenne e del seguito della stagione. L’unico modo per saperlo è provarci. Per cui per altri aggiornamenti, bisognerà aspettare che finisca la corsa».

Lo scorso anno, la Freccia del Brabante fu un’altra perla di Longo Borghini dopo la vittoria del Fiandre
Lo scorso anno, la Freccia del Brabante fu un’altra perla di Longo Borghini dopo la vittoria del Fiandre

La Freccia del Brabante Women partirà stamattina alle 11,25 dalla piazza del mercato di Lennik e si concluderà attorno alle 14,35 e 125,7 chilometri a Overijse. Lo scorso anno vinse proprio lei, dieci giorni dopo aver vinto il Fiandre, staccando di 41 secondi Demi Vollering. Ci sono tutti i parametri per poter dare la miglior valutazione di se stessa. Ovviamente Elisa morde il freno, non è fatta per essere malata. Nulla esclude che possa nuovamente giocarsela, però mai come questa volta la prudenza è d’obbligo.

Nuova V5Rs, genesi della Colnago più leggera di sempre

16.04.2025
6 min
Salva

DESENZANO DEL GARDA – Colnago V5Rs toglie i veli e si presenta in modo ufficiale alla stampa internazionale. Rispetto alla V4Rs, la nuova bici di Pogacar e compagni al UAE Team Emirates ha subìto una cura dimagrante non banale e porta con sé un concetto di analisi della rigidità diverso dalla concorrenza. Se messa a confronto con la V4Rs è meno rigida durante una valutazione statica. Invece, lo è molto di più quando si analizza il valore durante la pedalata, nel corso della fase dinamica.

La nuova Colnago, che debutterà domenica all’Amstel Gold Race, è il risultato perfetto di un’equazione. Aerodinamica (grazie ad un drag paragonabile ad una aero concept) e leggera. E’ capace di trasmettere un buon feeling in ottica comfort, rigida in salita e durante gli sprint. Eccola nel dettaglio.

Anche la nostra Longo Borghini ha in dotazione la V5Rs (foto Colnago)
Anche la nostra Longo Borghini ha in dotazione la V5Rs (foto Colnago)

Parola a Davide Fumagalli, responsabile R&D Colnago

La richiesta di una nuova bicicletta è arrivata dal team, in un normale processo di evoluzione legato alla V4Rs. La squadra non ha chiesto in maniera perentoria una bici più leggera (anche se è la Colnago più leggera di sempre), quanto piuttosto, una bici con performance complete.

«Nel caso della Y1Rs – spiega Davide Fumagalli, responsabile di ricerca e sviluppo – il team ha espresso la volontà di una bici super veloce. Per quanto concerne la nuova V5Rs, le richieste sono rimaste su un delta piuttosto ampio. E’ cambiato il carbonio: la sua laminazione e l’intero processo costruttivo. A parità di taglia c’è un risparmio di 150 grammi, se messa a confronto con la V4 è costruita in cinque parti diverse. Il triangolo principale è un monoblocco, mentre il carro posteriore è diviso in quattro sezioni. Per la V5 utilizziamo dei mandrini interni che permettono di lavorare il carbonio in modo estremamente preciso, a tutto vantaggio di riduzione del peso e cura del prodotto finito.

«Abbiamo adottato dei modelli evoluti di CFD, in parte mutuati dal progetto Y1Rs – conclude Fumagalli – con geometrie dalle differenze minime rispetto alla V4Rs, per cui abbiamo creato un doppio rake della forcella in base alle taglie. E’ unico il supporto per il deragliatore, che può essere rimosso e supporta corone fino a 55 denti».

Davide Fumagalli è il responsabile ricerca e sviluppo di Colnago (foto Nicola Vettorello-Colnago)
Davide Fumagalli è il responsabile ricerca e sviluppo di Colnago (foto Nicola Vettorello-Colnago)

Le particolarità della V5Rs

Il rinnovato processo di costruzione permette di stabilizzare le fibre che, non si muovono e non cambiano direzione nelle fasi di cottura del carbonio. La scatola del movimento centrale adotta delle calotte esterne filettate ed è larga 68 millimetri. Tutta l’area frontale della V5Rs è stata ridotta del 13%. E’ da considerare anche un reggisella completamente ridisegnato (disponibile con arretramento zero, oppure 1,5 centimetri).

Rispetto ai normali canoni sono stati rialzati i foderi posteriori ed il punto di transizione del tubo verticale, verso la scatola del movimento, ha un raggio ottimizzato. La parte inferiore della scatola centrale è il naturale ingresso della batteria Shimano Di2, poi alloggiata nel profilato obliquo.

La bici tradotta in numeri

Il valore dichiarato alla bilancia è di 685 grammi, telaio non verniciato nella taglia 48,5 (342 per la forcella). Il peso totale di telaio/forcella passa da 1.173 grammi a 1.027. 32 millimetri di larghezza, la capacità di forcella e carro posteriore per il passaggio degli pneumatici.

Sette taglie: 42 e 45,5, 48,5 e 51, 53 e 55, 57. Dalla taglia 42 alla 51 il rake della forcella è di 47, dalla 53 alla 57 è di 43 millimetri. L’unico valore in comune a tutte le taglie è la lunghezza del carro posteriore di 408 millimetri. A parità di misura, in un ipotetico confronto con la V4Rs, la nuova Colnago presenta degli angoli di sterzo e piantone più dritti/verticali, a favore di un avanzamento della posizione del ciclista verso l’avantreno.

Allestimenti e prezzi

Quattro combinazioni cromatiche, spiccano le due Team Replica UAE-XRG e UAE-ADQ, la colorazione nera con scritta “quasi” olografica e la World Champion. Sono sette gli allestimenti disponibili. Allestimento completo Campagnolo SR Wireless e ruote Bora Ultra WTO a 15.400 euro.

Tre allestimenti prevedono la trasmissione Shimano Dura Ace, a 15.900, 14.350 e 12.600 euro, rispettivamente con ruote Enve SES 4.5, Shimano C50 e Vision SC45.

Il pacchetto con Sram Red e ruote Vision SC45 (quello in test e sul quale svilupperemo una prova completa) ha un listino di 11.800 euro. Si passa a due allestimenti Ultegra Di2 e Sram Force, entrambi con Vision SC45 e 10.800 euro di listino. Tutte le Colnago V5Rs menzionate hanno il manubrio integrato full carbon Colnago CC.01.

Colnago

Longo fuori, Fiandre a Kopecky: finale giocato alla grande

07.04.2025
4 min
Salva

OUDENAARDE (Belgio) – Cominciamo col dire che Longo Borghini sta bene. Sarebbe potuta stare meglio, magari a quest’ora sarebbe da qualche parte a festeggiare il terzo Fiandre, invece ai brindisi si è dedicata Lotte Kopecky. Elisa ha passato la notte in osservazione all’ospedale di Gand. La caduta l’ha sorpresa al chilometro 35, assieme a Lorena Wiebes, Marthe Truyen, Letizia Borghesi e Christina Schweinberger. Lei si è rialzata, come fanno sempre i corridori. Silvia Persico ha provato a riportarla in gruppo, ma a un certo punto si sono fermate di nuovo e la campionessa italiana, grande favorita per il Fiandre, ha abbandonato la corsa. Ed è così nato il terzo successo di Lotte Kopecky.

«Questa è una vittoria che ricorderò a lungo – dice la campionessa del mondo – più ci avvicinavamo e più sognavo di vincerlo con questa maglia indosso. Ero nervosa per lo sprint? Avevo fiducia nel mio spunto. Sapevo che Liane Lippert è veloce, ma non sapevo quasi nulla di Pauline Ferrand-Prévot. Mi aspettavo un attacco da parte di Kasia Niewiadoma, ma non è mai arrivato. Quindi ho creduto nel mio sprint e ci ho dato dentro».

Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie
Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie

Vento contro, zero attacchi

La campionessa del mondo del Team SD Worx-Protime ha regolato allo sprint il gruppetto di quattro con cui è sopravvissuta alla serie dei muri, in una corsa dura che ha visto l’arrivo di sole 87 ragazze. Distanza di 168,9 chilometri con 1.324 metri di dislivello, corsi a 38,304 di media.

«In realtà non sono rimasta troppo sorpresa – ha detto dopo l’arrivo – che nessuna abbia provato ad andare da sola sul Paterberg. Il vento non era favorevole, per cui potevi pure attaccare, ma con tre corridori forti che inseguono insieme, non sarebbe stata la mossa più intelligente. Io mi sono sentita bene per tutta la salita, ma affrontare uno sprint del genere è sempre rischioso. Quando Anna Van der Breggen mi ha detto che ero quella con le gambe migliori, ho trovato grande sicurezza. Per cui, si è trattato solo di sopravvivere al Qwaremont e poi al Paterberg».

Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta
Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta

I dubbi dopo Waregem

Kopecky non era la favorita del Fiandre, perché il ruolo spettava a Elisa Longo Borghini. Scendendo dal pullman per andare alla firma, la piemontese ci aveva detto di essere molto concentrata e di aver ben recuperato lo sforzo di Waregem. Peccato che poi tanta condizione sia finita su quel lembo di asfalto in cui Elisa è rimasta per istanti lunghissimi in posizione fetale.

«Solo sul Berendries – ha detto Kopecky – ho notato che Longo Borghini non c’era. Dall’ammiraglia mi hanno confermato che prima è caduta e poi si è dovuta fermare, spero davvero che stia bene. Mi sembra logico, avendola vista vincere a quel modo, che avessi dei dubbi dopo la Dwars door Vlaanderen. Però ho imparato a non farmi condizionare da certe sensazioni. L’anno scorso il Fiandre non fu la mia gara migliore, ma una settimana dopo vinsi la Roubaix. Avrei potuto farmi prendere dal panico, invece ho semplicemente accettato che non fosse andata bene, magari perché non avevo recuperato bene dagli allenamenti dei giorni precedenti. Quindi era importante riposarmi per essere più fresca possibile alla partenza del Fiandre. E ha funzionato».

Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita
Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita

Il podio con Pogacar

Quel gesto col bicipite (foto di apertura) non è passato inosservato e Lotte ha spiegato che risale al team building fatto lo scorso inverno in Lapponia. Era il gesto per quando si spostavano con le motoslitte e dovevano segnalare la necessità di accelerare. Un’espressione scherzosa. Poi ha ammesso di aver molto gradito il podio tutto iridato assieme a Pogacar.

«E’ speciale condividere il podio con Tadej – ha ammesso – soprattutto perché siamo entrambi campioni del mondo. Mi rendo conto di quanto sia stato unico. Di solito non appendo le foto in casa, ma questa volta guarderò le immagini migliori, per vedere se tra loro c’è un bello scatto di questo podio. Tadej è una persona molto rispettosa e mi ha fatto i complimenti. Io invece volevo sapere come ha vinto il suo Fiandre, se allo sprint o da solo. Anche se avevo pochi dubbi che avesse vinto arrivando da solo».

Sarà perché siamo in Belgio, dove il ciclismo è più prossimo a una fede che a uno sport. Sta di fatto che quando Lotte Kopecky ha tagliato il traguardo, il boato del pubblico è stato probabilmente superiore a quello per la vittoria di Pogacar. Entrambi primi al Fiandre, entrambi campioni del mondo. Lei belga, lui no.

UAE Team Adq, tutti per la Longo: domani si combatte

05.04.2025
5 min
Salva

Un ideale dialogo a distanza fra Elisa Longo Borghini e la sua compagna Sofia Bertizzolo, che arriva al Giro delle Fiandre con un bel crescendo di forma. Nel UAE Team Adq si fanno i piani per assecondare la campionessa italiana, dopo che a Waregem la piemontese ha fatto sfoggio di una grande condizione.

«Sono arrivata con un buon morale dopo la Dwars door Vlaanderen – dice Longo Borghini – avevo bisogno di alcune conferme della mia condizione e penso di averle avute. Mentre ero da sola in testa, ho pensato alla frase detta dopo la Sanremo. Nel momento in cui sono rimasta da sola, mi sono detta: “Questa volta non mi prendono. Devo arrivare a Waregem e devo arrivarci per prima, perché me lo merito e perché il mio team se lo merita”. Quindi non ho pensato neppure per un secondo che mi sarebbero venuti a prendere.

«Però so che domani sarà un’altra gara, molto più difficile. Avrò il numero uno sulla schiena. E’ una gara in cui evitare di spendere troppa energia, specialmente all’inizio. Devi avere la squadra intorno, devi essere attento in ogni sezione, anche all’inizio della gara, perché una caduta o un guasto meccanico può costarti la corsa. E’ una gara lunga per noi donne, quindi la resistenza è qualcosa che bisogna avere».

Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini
Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini

L’incognita Kopecky

Sofia Bertizzolo ha 27 anni e nel 2019, quando ne aveva 22, si piazzò quarta nel Fiandre vinto da Marta Bastianelli e conquistò la gara delle under 23. A Oetingen a metà marzo è arrivata seconda dietro Julie De Wilde, dopo il quinto posto di inizio anno in Australia.

«Il Fiandre sarà sicuramente una gara diversa – spiega la veneta – perché la lista di partenti sarà diversa. Le atlete che hanno fatto fatica a Waregem probabilmente faranno fatica anche al Fiandre, perché il livello di quattro giorni fa non può cambiare troppo radicalmente, a meno che qualcuna non abbia avuto un problema. Elisa è sicuramente in uno stato di forma fantastico. Non voglio sbilanciarmi, ma Lotte Kopecky non sembra al livello dell’anno scorso. Però andrà sicuramente forte, perché sappiamo che è un corridore di classe che in queste gare c’è nata. E’ belga, queste corse le sa fare. Eravamo curiosi di vederla l’altro giorno. Sapevamo che voleva assolutamente provare la gamba su qualsiasi salita e così ha fatto finché non si è staccata. Ma non ci dimentichiamo che Waregem era la terza gara che faceva».

Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top
Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top

Scontro fra squadre

Lo scenario del Fiandre sarà certamente ben più complesso rispetto alla gara di Waregem, su un percorso ben più selettivo anche rispetto alla Gand-Wevelgem. La Longo lo sa bene, ma non ha paura. La vittoria di Waregem è stata, a suo dire, una prova di sana “ignoranza”: una di quelle situazioni di battaglia e polvere che tanto le piace.

«Abbiamo una squadra che mi può aiutare nelle diverse fasi di gara – spiega – l’obiettivo è stare unite e tenermi al coperto, fino a che non si accenderà la corsa. Non sono convinta che le avversarie saranno contente di farmi fare la mia mossa, so che dovrò combattere duro perché il campo delle partenti sarà qualificato. La Canyon-Sram è una squadra molto forte. Penso che Marianne Vos sarà di nuovo in condizione. Van der Breggen tornerà dall’altura, quindi sarà sicuramente forte. Ci sono diverse squadre che possono dire la loro e non lasciarmi andare da sola. Avrò bisogno di correre in modo intelligente, ma anche di seguire il mio istinto».

Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen
Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen

L’effetto Longo Borghini

Ci sarà Silvia Persico, al rientro dopo la caduta del Trofeo Binda. Ci sarà Eleonora Gasparrini, sfortunata alla Sanremo. Poi ci saranno Elynor Backstedt ed Elizabeth Holden. Sull’ammiraglia le guideranno Cristina San Emetrio e Alejandro Gonzalez Tablas: un gruppo di atlete di alto livello, schierate per supportare una delle leader più forti al mondo.

«Ci sono stati tanti cambiamenti – dice Bertizzolo – tanti miglioramenti. Sicuramente Elisa fa bene sia a livello sportivo che a livello personale. E’ arrivata con la coscienza di essere un’atleta matura con degli obiettivi chiari e questo rende più semplice e più chiaro il lavoro di tutti. Ci sono meno dubbi, che sono stati forse il grande problema dell’anno scorso. Avevamo due o tre semi leader comunque forti, che nell’anno olimpico non erano al livello che serviva. Invece quest’anno abbiamo una leader di altissimo livello e questo premia anche le altre. Il ciclismo è bello perché è uno sport tattico e avere una leader di primo livello concede più chance anche alle altre. La storia del ciclismo è piena di indecisioni di cui hanno approfittati anche degli outsider. Io sarò a disposizione. La condizione è cresciuta molto negli ultimi dieci giorni, con il passare delle corse, anche perché rimango una che ha bisogno di correre prima di arrivare alla miglior versione di me».

La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava
La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava

Il peso della storia

L’ultimo pensiero di Elisa Longo Borghini, l’ultima risposta di questo incontro virtuale, è rivolto alle ragazze che hanno percorso le stesse strade tanti anni fa, quando il ciclismo femminile non aveva la dignità di oggi. La sua capacità di vedere un filo fra storie tanto diverse le rende merito ed è conferma del suo spessore.

«Sentiamo molto l’attenzione dei media – dice – per questa nuova fase. Il ciclismo femminile ha sempre avuto delle bellissime corse. Ho sentito tanto parlare della prima Milano-Sanremo, ma non era la prima Milano-Sanremo. E’ stata semplicemente la reintroduzione della Milano-Sanremo, perché è stata corsa per tanti anni e ci sono state tante ragazze di spessore che l’hanno vinto. C’è stata solo un’italiana (Sara Felloni, ndr) che ha vinto quella corsa, di cui ovviamente nessuno si ricorda, però c’è stata. A me piace sempre guardare indietro e sono molto grata alle donne che hanno corso prima di noi, magari lavorando, magari non avendo uno stipendio. Se siamo qua adesso e abbiamo tutta questa attenzione, è anche grazie a tutte le ragazze che si sono spese per noi negli anni passati e hanno cercato di rendere questo ciclismo un posto migliore. Noi stiamo semplicemente beneficiando di quello che loro hanno fatto prima nell’ombra».

Longo Borghini, lo splendido assolo e la squadra in costruzione

03.04.2025
5 min
Salva

Un assolo stupendo. Quel tricolore sul pavé, che scappava via al sole del Belgio, brillava ancora di più. Era il tricolore di Elisa Longo Borghini. La campionessa del UAE Team ADQ deve sentire l’aria del Fiandre per davvero e, dopo un anno, eccola con gli artigli di fuori, pronta a difendere il titolo nella Ronde di domenica.

Ieri a Waregem ha vinto la “Attraverso le Fiandre”, antipasto di quel che sarà domenica. Una vittoria importante che arriva dopo i guai della Strade Bianche, il colpaccio sfiorato alla Sanremo, la faticaccia della Gand. Elisa c’è sempre. Anche quando si trova in inferiorità numerica a lottare contro le grandi. Anche se di fronte ha dei mostri sacri, a partire da chi oggi le è arrivata a 29” con indosso la maglia iridata. Di tutto questo ne parliamo con Giada Borgato, ex pro’ e oggi commentatrice tecnica per Rai Sport.

Giada Borgato: dalla bici alle postazioni di commento tecnico per la Rai (foto Instagram)
Borgato: dalla bici alle postazioni di commento tecnico per la Rai (foto Instagram)
Giada, più che partire da ieri, partiamo da domenica scorsa alla Gand, la prima al Nord per Elisa Longo Borghini in questo 2025. Come la vedi?

La vittoria di ieri sicuramente le fa bene al morale. Era partita forte vincendo il UAE Tour. C’è da dire che lì non c’erano tutti i grandi rivali, però la vittoria le ha dato subito una bella iniezione di fiducia. Dopo ha avuto i problemi alla Strade Bianche, ma anche lì si è visto il carattere della Longo Borghini, perché ha voluto finire la corsa. Alla Sanremo ha dato spettacolo e per un pelo non le è andata bene. Ieri la vittoria, quindi sta andando forte. Anche al Binda era andata forte. Quando è sul suo terreno, lei ci prova. Ha sempre il carattere di sempre. Cresce di condizione e il suo modo di correre aggressivo lo mantiene. E’ quello il bello di Elisa.

Il marchio di fabbrica…

E penso che arrivi alle classiche più importanti con una grande condizione e una grande testa, soprattutto dopo la vittoria di ieri.

Abbiamo visto il caso di Van Aert che sicuramente non lo aiuta dal punto di vista del morale. Invece arrivare con questa vittoria e da campionessa in carica, quanto conta in vista del Fiandre? Da una parte c’è il buon morale, ma dall’altra anche le responsabilità aumentano.

Si sono accorte tutte che è una Longo Borghini fortissima. Arriverà col morale alto, quindi sarà sicuramente una delle grandi protagoniste, una di quelle che farà paura anche per il modo in cui corre. Ieri è partita a 30 dall’arrivo, mica è cosa da poco… Longo Borghini parte, non ha paura, può essere imprevedibile. E’ una di quelle che fa paura per il Fiandre, ma anche per la Roubaix e per tutte le corse che arriveranno. Ieri comunque c’erano anche Kopecky e altre atlete forti. Se le ha messe tutte dietro, significa che va.

Elisa Longo Borghini vince la Dwars door Vlaanderen dopo un attacco a 30 chilometri dall’arrivo. E’ il terzo successo stagionale
Elisa Longo Borghini vince la Dwars door Vlaanderen dopo un attacco a 30 chilometri dall’arrivo. E’ il terzo successo stagionale
Parliamo invece di squadre. Senza dubbio la SD Worx, quando mette giù la formazione top, è davvero imbattibile. La UAE Adq, la squadra di Elisa, non sembra essere così forte, anche alla Gand nei momenti clou Longo Borghini era sola. Che ne pensi?

C’è da dire una cosa. Elisa ha sicuramente rinforzato la UAE Adq, una squadra che vedo più pronta per i grandi Giri, mentre non lo è ancora per le corse di un giorno, specie così grandi. Io credo che Elisa ne fosse consapevole. Sapeva che si sarebbe dovuta un po’ arrangiare. Ora non so chi schiereranno domenica al Fiandre, ma lei si è portata Backstedt, che è una pedina importante. Sofia Bertizzolo ha fatto bene nelle classiche, anche al Fiandre in passato. Chapman e altre (Magnaldi, Persico, ndr) sono più scalatrici. La UAE ha dei limiti nelle classiche, cosa che non ha invece la SD Worx, che è fortissima anche nelle gare di un giorno.

La SD Worx ieri ha schierato una grande formazione, ma non iper come alla Gand e Kopecky è sembrata più vulnerabile. Magari c’è stata anche della pretattica?

Forse le sono mancate un po’ le gambe e non so quanta pretattica fosse. E comunque rivedendo la formazione non mi sembrava affatto una squadra debole, anzi. Se Kopecky comunque nel gruppetto inseguitore aveva Bredewold con lei. Secondo me è andata proprio forte Longo Borghini.

Dovendo lottare con uno squadrone quale la SD Worx, piena di campionesse, come dovrà fare Elisa nelle prossime classiche? Meglio tenersi vicine Backstedt e Bertizzolo, o rispondere di squadra?

Nel ciclismo femminile, quando c’è la selezione, alla fine rimangono sempre le solite. Anche la stessa Kopecky deve avere compagne che quel giorno hanno la giornata super per stare con lei. Se corrono insieme Wiebes e Kopecky, è più facile che siano davanti entrambe. Ma stiamo parlando di due fuoriclasse (e non abbiamo citato Van der Breggen, ndr).

Bertizzolo sarà un grande aiuto per Longo Borghini. Sofia quest’anno in Belgio è già stata seconda al GP Oetingen
Bertizzolo sarà un grande aiuto per Longo Borghini. Sofia quest’anno in Belgio è già stata seconda al GP Oetingen
Chiaro…

Elisa non ha due compagne forti come loro, quindi probabilmente si troverà da sola. Lì dovrà essere furba, dovrà correre con astuzia, provare ad anticipare. Se la SD Worx si troverà in tre davanti, proveranno ad attaccare. Non dimentichiamo che ci sarà anche Vollering. Elisa dovrà giocarsela bene e correre con intelligenza. E’ quindi importante che le stiano vicino il più possibile quando possono.

Torniamo alla vittoria di ieri. Questo è un bel segnale ed è ovvio, tanto più che domenica ha faticato nei primi muri, probabilmente anche per via della caduta, ma ora Elisa sa di esserci…

Sicuramente sa di esserci e di aver lavorato bene. Elisa non ha sbagliato niente nella preparazione. Ha portato il suo coach, Paolo Slongo, in squadra per dare continuità al lavoro degli anni scorsi. Ha fatto tanta altura, è molto motivata e serena. Ho sentito che è molto contenta alla UAE. Il fatto che sia capitana unica le dà morale. I gradi da capitano non le pesano, li sa portare bene. Se dovesse trovarsi da sola nel finale del Fiandre, penso l’abbia già messo in conto e saprà gestirlo con intelligenza.

20 marzo 1999, quando Sara Felloni incendiò via Roma

28.03.2025
5 min
Salva

L’avvocato Sara Felloni di Fiorenzuola d’Arda, classe 1972, è ancora l’unica italiana ad aver vinto la Milano-Sanremo Donne, che al tempo si chiamava Primavera Rosa. Lo fece nel 1999, arrivando poi terza nel 2001. Correva con la maglia della Acca Due O di Maurizio Fabretto che aveva sull’ammiraglia Marino Amadori, ex pro’ e attuale cittì degli under 23, che aveva guidato Fabiana Luperini alle vittorie del Giro e del Tour.

Sara non era una velocista qualunque. Era stata seconda ai mondiali della velocità su pista, l’anno dopo la vittoria di Sanremo avrebbe vinto una tappa al Giro d’Italia, mentre l’anno prima aveva già indossato la maglia rosa. Ha partecipato a quattro edizioni dei mondiali su strada, il migliore quello di Zolder nel 2002 chiuso al decimo posto, prima del ritiro a fine stagione.

Nel 2001 in maglia Alfa Lum, di nuovo sul podio della Primavera Rosa, terza dietro Ljungskog e Melchers
Nel 2001 in maglia Alfa Lum, di nuovo sul podio della Primavera Rosa, terza dietro Ljungskog e Melchers

Terza prova di Coppa del mondo

Ora che l’assalto di Longo Borghini è stato vanificato solo nel finale e che nessun’altra azzurra è riuscita a opporsi alla potenza di Lorena Wiebes, il primato di Sara Felloni resta intatto e per questo abbiamo pensato di chiamarla, riconoscendole il merito che si guadagnò sulla strada il 20 marzo di 26 anni fa.

«Si partiva da Varazze – ricorda – non si facevano le distanze di oggi. La corsa misurava 118 chilometri, in Italia era la seconda gara stagionale. Io ero alla partenza in buona condizione, perché per noi che facevamo attività internazionale, l’anno era cominciato già da un po’. Venivo dall’apertura di Coppa del mondo in Australia e Nuova Zelanda (due gare, a Canberra e Hamilton, della lunghezza di 102 e 102,6 chilometri, ndr), la Primavera Rosa era la terza prova. Laggiù avevamo fatto anche una breve corsa a tappe, stavo bene».

Nel 2000, da vincitrice uscente, Felloni riceve a Varazze un quadro da Piero Coppi, cugino di Fausto
Nel 2000, da vincitrice uscente, Felloni riceve a Varazze un quadro da Piero Coppi, cugino di Fausto
Eravate stati a vedere il percorso oppure era una novità?

Amadori ci aveva portato a fare gli ultimi chilometri, aveva questa formazione che gli veniva dai professionisti. Ero concentratissima, era fondamentale tenere duro sui Capi, la Cipressa e poi il Poggio, ma non sapevo in che modo li avrebbero affrontati. Sapevo che avrei dato l’anima per restare davanti e così feci.

Come finì?

Arrivammo sull’Aurelia, sapevo che me la sarei giocata. Ricordo che mi tirò la volata Zulfia Zabirova, che poi la Primavera Rosa l’avrebbe vinta per due anni di seguito. Mi lasciò ai 300 metri e io feci la mia bella volata (foto di apertura, ndr).

Probabilmente chi ha seguito la vittoria di Lorena Wiebes non sa chi fossi come atleta…

Nessuno si ricorda più di niente. Ma io ho messo la maglia rosa e vinto una tappa al Giro e varie altre corse. Ero veloce perché venivo dalla velocità su pista, dove ho vinto dei campionati italiani e fui anche vicecampione del mondo nel 1989. Ho corso e vinto il Tour aiutando Joane Somarriba nel 2001. Non ho vinto la Primavera per caso, anzi. Era un bel ciclismo anche quello, invece sabato ho sentito dei commenti un po’ a vanvera durante la telecronaca…

Nel 2001, Felloni è nell’Alfa Lum che scorta Somarriba alla vittoria del secondo Tour (foto Pete Geyer)
Nel 2001, Felloni è nell’Alfa Lum che scorta Somarriba alla vittoria del secondo Tour (foto Pete Geyer)
Hai seguito la corsa?

Certo. Avevo puntato su Longo Borghini e Balsamo se fossero arrivate in volata, peccato che ci sia sfuggita di poco.

Parliamo un po’ di te: il ciclismo è uscito dalla tua vita o c’è ancora?

Non è mai uscito. Quando ho smesso mi sono dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola, prima con un ruolo tecnico e poi sul piano dei documenti. Sono stata anche 10 anni consigliere regionale FCI con delega al settore femminile quando il presidente era Giorgio Dattaro. E poi ho fatto anche politica, come Consigliere Comunale e 5 anni da Assessore all’ambiente e pari opportunità a Fiorenzuola.

Vai ancora in bici?

Non più, ho poco tempo. Sono avvocato, faccio civile e penale. La base resta Fiorenzuola, poi mi sposto dove mi porta il lavoro.

Smesso di correre, Sara Felloni si è dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola nel giovanissimi
Smesso di correre, Sara Felloni si è dedicata alla Scuola Ciclismo Fiorenzuola nel giovanissimi
Ti sei laureata dopo la carriera o studiavi anche quando correvi?

Avevo iniziato, ma avevo poco tempo. Negli anni in cui correvo, il clima era diverso e gli inverni qui in Pianura Padana erano davvero rigidi, per cui dovevo spostarmi spesso. Lo studio non era la cosa più semplice da seguire, in più lavoravo per pagarmi l’università. Diciamo che fra le altre cose, ho imparato a tenere duro.

Ti sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo, che è arrivato al professionismo e sembra così diverso rispetto a quello dei primi anni duemila?

Davvero tanto (ora la voce un po’ si incrina, ndr). Le ragazze oggi hanno possibilità che noi ci sognavamo. Hanno tecnologie e metodologie di allenamento che mi sarebbe piaciuto sperimentare. Chissà se sarei potuta arrivare anche a risultati migliori…

Intanto resta la sola italiana ad aver vinto la Milano-Sanremo su via Roma e non è poco. E’ vero che certe volte si tende a dimenticare, invece è utile guardarsi indietro e ricordarsi di chi a vario titolo, con la sua fatica e le sue intuizione, ci ha permesso di arrivare dove siamo ora.

Il Turchino e altri 40 chilometri: la ricetta di Magnaldi per Sanremo

28.03.2025
4 min
Salva

In attesa che la Gand-Wevelgem di domenica riaccenda i riflettori sulle grandi classiche del WorldTour, avendo appena visto Lorena Wiebes dominare anche a De Panne, torniamo sulla Milano-Sanremo con Erica Magnaldi.

C’era grande confusione attorno alla prima edizione della Classicissima di Primavera al femminile. Il percorso era illeggibile e questo ha portato alle scelte più disparate. Alcune squadre hanno lasciato a casa le velociste e altre, al contrario, hanno puntato su atlete di grande potenza, certe che Cipressa e Poggio non avrebbero fatto la differenza. Non avendo una velocista del livello di Wiebes e Balsamo, il UAE Team Adq ha scelto di puntare tutto su Elisa Longo Borghini e le ha costruito attorno una squadra per fare la selezione in salita. Erica Magnaldi doveva essere l’ago della bilancia sulla Cipressa.

«Solo che alla Cipressa – sottolinea da Sierra Nevada, dove sta preparando il resto della primavera – si arrivava soltanto dopo circa 120 chilometri quasi completamente pianeggianti, quindi non era la stessa cosa che vivono gli uomini, che la iniziano quando ne hanno già 250-260. Il gruppo era in buona parte ancora fresco, eravamo tante, per cui una ragazza da sola non bastava per fare la selezione».

Erica Magnaldi, cuneese di 32 anni, è laureata in medicina ed è pro’ dal 2018
Erica Magnaldi, cuneese di 32 anni, è laureata in medicina ed è pro’ dal 2018
Però ci hai provato…

Sì e sicuramente abbiamo un po’ ridotto il gruppo. Però le velociste più forti erano difficili da staccare su quelle pendenze e delle salite non lunghe, in una gara così breve. Per noi donne 156 chilometri non sono una distanza proibitiva. Quello che abbiamo appurato a posteriori, analizzando la corsa, è che se davvero si vuole fare corsa dura sulla Cipressa bisogna impegnare metà della squadra, altrimenti diventa una gara per velociste.

Ricordi quale sia stato lo svolgimento della tua Cipressa?

Sì, è stato abbastanza semplice. L’ho presa a tutta da sotto e ho continuato a tutta finché ce l’ho fatta. Mi hanno detto che a ruota, soprattutto finché c’è stato un gruppo di una trentina di persone, si stava bene. Si risparmiavano tanti watt rispetto al prendere il vento davanti. Però è stato comunque un bel momento. Siamo state protagoniste come squadra, perché siamo state forse le uniche a cercare la selezione. In più è stato emozionante essere in testa, alla prima edizione della Sanremo, su quella salita che avevo visto tante volte in televisione con gli uomini e sentire tanta gente che mi incitava. Sicuramente è un momento che ricorderò.

Pensi che le vostre corse dovrebbero essere allungate?

Dipende, non ha senso generalizzare. Ci sono gare che mantengono la loro peculiarità e la loro difficoltà anche se non sono lunghissime. Dalla Sanremo sinceramente mi aspettavo che, così come per gli uomini è la gara più lunga del calendario, lo fosse anche per noi. Una gara sui 200 chilometri, che per noi sarebbe la più lunga e aggiungerebbe qualcosa che forse è mancato in questa edizione. Per carità è stata molto avvincente, l’ho riguardata e il finale è stato molto bello da vedere, spettacolare anche così. Però, visto che il percorso non è dei più selettivi o dei più particolari, forse la lunghezza sarebbe una caratteristica che avrei aggiunto.

Il forcing di Magnaldi non ha eliminato le velociste più forti: Longo Borghini si volta, Kopecky l’ha già messa nel mirino
Il forcing di Magnaldi non ha eliminato le velociste più forti: Longo Borghini si volta, Kopecky l’ha già messa nel mirino
I 200 chilometri non fanno paura?

In realtà più di una volta al Tour abbiamo fatto tappe di 160-170 chilometri, quindi ci stiamo già avvicinando a delle lunghezze notevoli. Per cui visto che il nostro livello aumenta di anno in anno, forse è giusto intervenire anche sulle distanze. Le ragazze che si allenano come delle professioniste fortunatamente sono sempre di più, per cui in certe corse come la Sanremo allungherei il percorso, anche perché altrimenti diventa veramente difficile fare la selezione.

Fra le nostre ipotesi ci sarebbe la partenza da Novi Ligure, che permetterebbe di fare anche il Turchino…

Esatto, più o meno quello che mi aspettavo. Avere anche noi il Turchino sarebbe stato diverso, perché avrebbe dato l’occasione a qualche fuga di prendere il largo, cosa che è un po’ mancata in questa edizione. Una delle caratteristiche della Sanremo maschile, che per noi non c’è stata, è la possibilità che parta una fuga da lontano, impossibile su un percorso veloce e corto come il nostro. Da noi la fuga che prende vantaggio non viene ripresa di certo come per i professionisti e questo avrebbe aggiunto un po’ di spettacolo e di incognita.

Sei a Sierra Nevada preparando i prossimi obiettivi?

Esatto. Il 20 aprile, lo stesso giorno dell’Amstel, farò una gara in Francia, a Chambéry. Poi rientro nel WorldTour con la Freccia Vallone e da lì il focus principale sarà sulla Vuelta Espana, che inizia dieci giorni dopo e dove vorrei arrivare tirata a lucido.

EDITORIALE / Bentornata Sanremo, ma c’è tanto da fare

24.03.2025
4 min
Salva

SANREMO – C’erano anche loro, oltre l’angolino in alto in cui sono state relegate dal giornale organizzatore e dagli approfondimenti dei giorni successivi. La Milano-Sanremo delle donne è stata un utile esperimento: crediamo il primo sorso di una degustazione che darà maggiori soddisfazioni in futuro. Quello che abbiamo visto, infatti, non può assolutamente bastare.

Al via da Genova, la campionessa italiana Longo Borghini era convinta si potesse fare la differenza in salita
Al via da Genova, la campionessa italiana Longo Borghini era convinta si potesse fare la differenza in salita

Logistica complicata

Non è facile infilare due corse nell’angusta geometria di Sanremo, che sabato ha accolto la carovana con un inedito mercato nel piazzale riservato ai pullman. Così gli uomini sono rimasti alle spalle della vecchia stazione, mentre le donne sono finite in un centro sportivo 2 chilometri dopo l’arrivo.

Non è facile neppure trovare pagine e spazi per due corse all’indomani di una Classicissima monumentale come quella di Van der Poel, Ganna e Pogacar. Tantomeno è semplice gestire la viabilità dei veicoli accreditati, che seguendo i cartelli dell’organizzazione si sono trovati davanti a strade chiuse e vigili giustamente irremovibili. La prima volta richiede tolleranza, che volentieri concediamo.

La corsa è partita da Genova: i 128 chilometri fino alla Cipressa, Capi compresi, hanno inciso poco
La corsa è partita da Genova: i 128 chilometri fino alla Cipressa, Capi compresi, hanno inciso poco

Percorso insufficiente

Si può invece ragionare sul percorso della gara, che purtroppo ha detto davvero poco. La caratteristica fondamentale della Milano-Sanremo è la sua lunghezza che rende selettive due salitelle come Cipressa e Poggio. Gli appena 128 chilometri lungo il mare, da Genova all’inizio della Cipressa, sono stati un antipasto inconsistente per atlete che per preparazione e mezzi atletici hanno davvero poco da invidiare ai colleghi uomini.

Ne è venuta fuori una gara insipida, con le scalatrici che nulla hanno potuto in salita e il solo attacco di giornata a 2 chilometri dall’arrivo da parte di Elisa Longo Borghini. Un solo attacco in una classica WorldTour, tolto un tentato allungo sul Poggio: qualcosa non ha funzionato. Lorena Wiebes ha salutato ed è passata all’incasso con una facilità disarmante.

Il forcing di Labous e Niewiadoma sul Poggio non ha portato una selezione incisiva
Il forcing di Labous e Niewiadoma sul Poggio non ha portato una selezione incisiva

Sanremo, quale Sanremo?

Genova capitale 2024 dello Sport ha stanziato i soldi per avere il via della Sanremo Donne e tagliando i fondi al Giro del Ponente in Rosa, ma l’accoglienza non è stata certo degna del WorldTour.

Nessuna presentazione delle squadre alla vigilia, come l’evento avrebbe meritato e richiesto. Poca cartellonistica per richiamare i genovesi al grande evento. Lo stesso staff di RCS Sport non è parso sovradimensionato per gestire le fasi di partenza. Al punto di sentirci dire che per avere atlete con cui parlare nella zona mista di partenza, avremmo dovuto fare richiesta all’addetta che si trovava a Pavia per gestire la stessa fase fra gli uomini.

E’ solo una suggestione: anticipando il via a Novi Ligure, si avrebbe un percorso più credibile?
E’ solo una suggestione: anticipando il via a Novi Ligure, si avrebbe un percorso più credibile?

Il via da Novi Ligure

La Milano-Sanremo Donne merita di più. E merita anche un percorso coerente con quello degli uomini. «Sogno di veder correre su queste strade le mie nipoti – ha detto Elisa Longo Borghini dopo l’arrivo – finalmente in una gara di 200 chilometri».

Questa volta una proposta la facciamo. Si stabilisca la partenza da Novi Ligure, di fronte al Museo dei Campionissimi. Si avrebbe una Sanremo di 198,5 chilometri: 100 meno degli uomini, esattamente come accade al Fiandre. Basterebbe per fare della Sanremo Donne la classica più lunga del calendario, al pari degli uomini. Le ragazze scalerebbero il Turchino e vivrebbero quel senso di arrivo della primavera che sabato è mancato. E magari anche la Cipressa e il Poggio ritroverebbero la dignità che sfortunatamente non hanno avuto.

Longo Borghini, resa amara a 200 metri dall’arrivo

22.03.2025
5 min
Salva

SANREMO – «Ho visto il finale di Stuyven circa 100 volte – dice Elisa Longo Borghini – e sapevo che potevano guardarsi. Però purtroppo c’erano troppe SD Worx e soprattutto c’era la campionessa del mondo che di solito non sbaglia mai. E Lorena Wiebes, che chiaramente in questo momento è la migliore velocista al mondo. Ci ho sperato come al mondiale, però mi tornerà…».

La Cipressa non ha fatto male. Sul Poggio erano poche, ma sempre più di quanto sarebbe servito. Così Elisa ha attaccato nel solo punto rimasto per inventare qualcosa, non appena la Sanremo Donne è atterrata sull’Aurelia. Un colpo da cronoman, che davvero ha ricordato l’attacco vincente di Stuyven nel 2021. Quell’anno, all’indomani la Longo vinse il Trofeo Binda, completando un weekend eccezionale per l’allora Trek-Segafredo.

Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale
Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale

Colpo secco sull’Aurelia

L’hanno ripresa a 250 metri dal traguardo con precisione scientifica. Lotte Kopecky ha atteso per capire se si muovesse un’altra, poi ha calato la testa e il rapporto e si è messa in caccia. La campionessa del mondo non sbaglia mai, dice Elisa, e il ricordo del mondiale affiora e fa ancora storcere la bocca. Adesso è ferma sulla destra della strada. Ha risposto alle domande in inglese di Andrea Berton per Eurosport, poi ha tolto gli occhiali e puntato lo sguardo.

«Sul Poggio non si poteva andar via, era troppo veloce e c’era tanto vento a favore. Ho provato a restare calma, perché un attacco sul Poggio per me non avrebbe fatto la differenza. Sono rimasta tranquilla fino agli ultimi due chilometri e mezzo, ho giocato le mie carte e oggi non sono bastate. Ho delle buone gambe, però è il ciclismo: cosa vi devo dire?!».

Voglia di correre e voglia di vincere

Stamattina al via gelido della Sanremo Donne da Genova, Longo Borghini era molto più seria e concentrata di quanto fosse parsa a Siena due settimane fa, coperta di tutto punto, con guanti e copriscarpe per scacciare il freddo e l’acqua che aveva ripreso a cadere. Il malessere alla Strade Bianche, la prova quasi rabbiosa del Trofeo Binda, tutto sembrava alle spalle e adesso la sua maglia tricolore reclamava una vittoria in terra italiana.

«Ero concentrata – ammette – avevo voglia di correre. Volevo fare bene e volevo vincere. Per me è stato qualcosa di incredibile, perché ho portato nel mio cuore le mie nipoti, Anna e Marta. Per me è stata più di una corsa ciclistica, è stata una storia. E spero dopo la mia carriera di riuscire a venire sul Poggio a guardare le ragazze passare, le mie nipoti, magari dopo una gara di 200 chilometri».

Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì
Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì

Distanza breve: un tema

Il tema dei pochi chilometri torna e spacca il gruppo. Per una Balsamo che si è detta contraria all’aumento generalizzato delle distanze, Elisa Longo Borghini non perde l’occasione per ribadire la necessità di corse più lunghe e di conseguenza selettive. La Sanremo Donne a vent’anni dall’ultima edizione si è corsa a 41,783 di media, ben altro livello rispetto ai 38,480 di Trixi Worrack nella Primavera Rosa del 2005 sulla distanza di 118 chilometri. Il livello si è alzato, forse davvero i 156 chilometri di gara non sono abbastanza per dare a tutte le possibilità di fare risultato.

«Mi sono voltata solo due volte – dice prima di andare dalle compagne e abbracciarle – ed è comprensibile. Se pensavo di riuscire? Certo, non attacchi mai se non credi di riuscire a farlo e io oggi ci ho creduto fino alla linea».

L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita
L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita

Appuntamento al Nord

Si volta. C’è Erica Magnaldi che ha tirato sulla Cipressa, poi una per volta arrivano le altre ragazze del UAE Team ADQ. La abbracciano, bisbigliano parole che restano fra loro, mentre tutto intorno il gruppo si disperde e gli addetti al percorso iniziano a rimettere in ordine in attesa della gara degli uomini.

«Ovvio che Kopecky abbia tirato a quel modo – dice salutandoci – aveva dietro Lorena Wiebes». Le ragazze dalla Sd Worx, le diciamo ridendo, non litigano più come un tempo. Alza lo sguardo e sorride. «E’ la storia della mia vita, ma tutto torna. E tornerà anche questa. Settimana prossima c’è la Gand e poi tiro dritta fino al Fiandre. Ci vediamo in Belgio?». Certo che sì, ci vediamo in Belgio…