Dal Giro Women alle Olimpiadi, quali indicazioni per il cittì Sangalli?

18.07.2024
6 min
Salva

Che il Giro d’Italia Women regalasse spettacolo ed incertezza fino agli ultimissimi metri di gara forse non era stato preventivato da nessuno. Che potesse invece fornire utili indicazioni in vista delle Olimpiadi era piuttosto assodato da tempo. Ed in questo senso cosa si è segnato il cittì Paolo Sangalli sul suo taccuino?

A parte qualche assenza dovuta a diverse scelte di programmazione, al Giro Women erano presenti tante ragazze che saranno protagoniste a Parigi. Dalle atlete che si sobbarcheranno il lavoro oscuro alle cosiddette seconde linee – quanto meno per ciò che riguarda il borsino delle favorite – fino alle big che puntano dritto alle medaglie. Il primo appuntamento a cinque cerchi sarà la crono del 27 luglio poi si farà rotta verso la prova in linea del 4 agosto, dove c’è condensata la maggior parte dell’attesa. Prima di allora le azzurre di Sangalli – Balsamo, Cecchini, Longo Borghini e Persico – svolgeranno un raduno in altura per rifinire condizione e tattiche, seppur con qualche differenza. Andiamo a scoprire quindi quali sono gli ultimi appunti del cittì (in apertura con Balsamo, foto Il Ciclista Fotografo).

Dopo il testa a testa al Giro Women, anche a Parigi si rinnoverà la sfida Longo Borghini-Kopecky?
Dopo il testa a testa al Giro Women, anche a Parigi si rinnoverà la sfida Longo Borghini-Kopecky?
Paolo, partiamo naturalmente da Longo Borghini, splendida vincitrice del Giro Women.

Elisa l’avevo vista in grande forma durante il ritiro sul Passo San Pellegrino, dove avevamo sviluppato un bel blocco di lavoro con tutte le altre ragazze. Devo dire che non mi ha sorpreso la sua vittoria al Giro, o meglio, è andata oltre le mie previsioni. Ad esempio non ha avuto quel famoso giorno di crisi che aveva sempre avuto gli altri anni. La sua prestazione complessiva mi ha trasmesso tanta tranquillità. E so che porterà questa condizione fino a Parigi.

Lei farà anche la prova contro il tempo olimpica. Seguirà un programma diverso?

Sì, Elisa salirà a Parigi col gruppo crono il 23 luglio, mentre noi della strada andremo a Soraga in Val di Fassa dal 25 al 30 luglio assieme alla nazionale maschile di Bennati, per poi partire in aereo per la Francia il giorno successivo. Già nella crono di Brescia al Giro Women, Elisa è andata molto forte. Una prova solida. E per quella olimpica sono molto fiducioso. Il podio è ampiamente alla sua portata. Anzi, ritengo che sia un bene che corra la crono, così avrà già scaldato il motore.

Cosa possiamo dire delle altre azzurre?

Balsamo non è stata fortunata, ma non sono preoccupato. Ha preso la tonsillite e avevo messo in preventivo che potessero saltare fuori questi virus visto il grande caldo e i relativi sbalzi termici per raffreddarsi. Elisa ha fatto solo quattro tappe, nelle quali ha lavorato bene. Sono molto contento per il suo terzo posto di Volta Mantovana perché si è buttata nuovamente in volata, in un finale tutt’altro che semplice e con avversarie di altissimo livello. Arriverà pronta anche lei per Parigi.

Da Cecchini e Persico ti aspettavi qualcosa in particolare?

Hanno avuto compiti diversi al Giro Women, facendo tuttavia ciò che avevo chiesto. Elena si è confermata la “solita” atleta fidata che dà garanzie ed equilibrio. Ha lavorato tantissimo per Kopecky sia in volata che negli ultimi due giorni, che erano durissimi. Ha dimostrato di stare bene. Silvia invece è partita con l’obiettivo Parigi in testa, forse più delle altre. Ha lavorato su sforzi da 5/6 minuti come troverà sul percorso olimpico. Aveva messo nel mirino alcune tappe, ma ha dovuto giustamente adattarsi alle tattiche della sua formazione. A Chieti poteva fare qualcosa in più, ma aveva Magnaldi in fuga e non si è mossa. E’ comunque uscita in crescita dal Giro.

L’hai nominata prima. La Kopecky vista al Giro Women sarà l’avversaria numero uno oppure pensi che abbia consumato troppo?

Magari fosse solo lei quella da tenere d’occhio (sorride, ndr). Kopecky era partita per puntare alle tappe e rifinire la condizione. Si è trovata poi a giocarsi la generale e sappiamo che atleta sia quando è in lizza per una vittoria, specie se di quella portata. Non ha recuperato dallo sforzo del Blockhaus e all’ultima tappa ha pagato, anche se per me Elisa avrebbe vinto ugualmente perché era più forte. In ogni caso Kopecky sarà la principale nemica per le Olimpiadi.

Chi saranno le altre rivali per l’Italia?

Beh, prima facevo riferimento a chi non abbiamo visto al Giro Women, ovvero Vollering, Vos e Wiebes. Quest’ultima sta correndo al Baloise Tour (fino al 21 luglio, vincendo ieri il prologo d’apertura, ndr) e vedremo come sta. Prevedo una sfida a tre tra noi, Olanda e Kopecky, perché penso proprio che il Belgio sarà tutto per lei. Poi bisognerà fare attenzione alle outsider, ammesso che si possano definire così…

A chi fai riferimento?

Ci sono tanti nomi da tenere sotto osservazione. Niewiadoma non va mai sottovalutata perché lei c’è sempre. Però attenzione a quelle che hanno finito il Giro Women in crescendo. Grace Brown ha fatto una grande crono a Brescia (seconda per un solo secondo dietro Longo Borghini, ndr) e ci ha provato in diverse occasioni. Ludwig è stata protagonista nelle frazioni mosse e nella generale. Lippert ha vinto la tappa di Chieti, la più lunga del Giro, e mi è piaciuta tantissimo. Mi limito a loro, ma lista può essere più lunga.

In sostanza che gara si aspetta il cittì Paolo Sangalli?

Sicuramente sarà dura, fin dai primi chilometri. Il 2 agosto faremo una ricognizione collettiva sul circuito di Parigi quasi chiuso al traffico, anche se lo conosciamo bene perché ci eravamo stati nei mesi scorsi. E’ una gara che si presta a tante soluzioni, tipo il mondiale di Wollongong nel 2022. Difficile dire se si arriverà con un gruppetto di venti atlete o in solitaria, una ad una. Dall’ultimo scollinamento di Montmartre al traguardo ci sono ancora nove chilometri e quindi il tempo di recuperare. Di sicuro sarà un finale imprevedibile, soprattutto dal punto di vista mentale. Però io sotto quell’aspetto sono sereno. So di essere ben coperto dalle mie ragazze, pronte ad ogni evenienza.

Con Cecchini entriamo, passo dopo passo, nei segreti di Parigi

17.07.2024
5 min
Salva

Con la chiusura del Giro d’Italia Women, e la conseguente vittoria di Elisa Longo Borghini su Lotte Kopecky, si apre il sipario verso la prova su strada di Parigi. Le due, che sulle strade del Giro si sono date battaglia fino all’ultimo giorno e hanno terminato la prova a 21 secondi di distanza, saranno anche tra le protagoniste della prova olimpica. Al fianco di Elisa Longo Borghini ci sarà Elena Cecchini, che Sangalli ha nominato come regista in corsa. L’atleta friulana ha corso accanto a Lotte Kopecky questo Giro d’Italia Women, ma tra pochi giorni la belga diventerà avversaria. Mentre Elisa Longo Borghini sarà una delle punte del team azzurro

«In SD Worx – dice scherzando – ce n’è più di una. Oltre a Kopecky ci sarà anche la Vollering, ad esempio. E’ strano perché ci corri insieme tutto l’anno, ma quando indosso la maglia azzurra esiste solo quella. Rappresentare il proprio Paese alle Olimpiadi è un’occasione unica e immensa».

Dopo un Giro d’Italia accanto a Kopecky ora Cecchini sarà al fianco della Longo Borghini a Parigi
Dopo un Giro d’Italia accanto a Kopecky ora Cecchini sarà al fianco della Longo Borghini a Parigi

La condizione

Per Elena Cecchini questo Giro d’Italia è la seconda corsa a tappe in quest’ultima parte di stagione. Prima lei e le compagne del team azzurro sono state in ritiro sul San Pellegrino a lavorare per arrivare pronte e in condizione in vista di Parigi. 

«La prima metà di stagione – racconta ancora – si è chiusa con la Vuelta, poi ho riposato e ricaricato le batterie. Proprio in quel periodo di stacco, inizio maggio, siamo andate a vedere il percorso della prova olimpica con Sangalli. E’ stato un ritiro, se così vogliamo definirlo, molto utile, perché pedalare su quelle strade ti dà una sensazione migliore. Sai come allenarti e cosa aspettarti il giorno della gara».

Elisa Longo Borghini e Lotte Kopecky saranno anche le protagoniste della corsa olimpica?
Elisa Longo Borghini e Lotte Kopecky saranno anche le protagoniste della corsa olimpica?
Hai messo nelle gambe tanti chilometri. 

Sì, con Guazzini siamo andate in ritiro, meteo a parte (dice ancora ridendo, ndr) ci siamo allenate bene. Il rientro in corsa è stato al Tour of Britain, insomma il periodo di allenamento e di preparazione è stato intenso. 

Al termine del quale è arrivata la convocazione olimpica.

Fa sempre piacere e per me era anche un obiettivo di stagione. Sono molto felice di esserci e di avere al mio fianco queste tre compagne (Persico, Balsamo e Longo Borghini, ndr). Penso che potremo fare molto bene in qualsiasi modo si svolgerà poi la gara. 

E cosa ci possiamo aspettare dalla gara olimpica?

Penso che la riunione pre gara, quella della sera prima, possa durare anche tre ore. E’ un percorso bellissimo e apertissimo a tutte le possibilità. Ho fatto anche Rio nel 2016 ma lì sapevo che sarebbe stata una questione tra scalatrici. A Parigi potranno giocarsela le ragazze che fanno bene alle Ardenne, oppure se la gara verrà meno dura, ci saranno davanti le atlete votate alle Classiche. 

Le ragazze di Sangalli sono andate a vedere il percorso di Parigi a maggio
Le ragazze di Sangalli sono andate a vedere il percorso di Parigi a maggio
Con un parterre ridotto, anzi ridottissimo. 

Partiremo in 65, di cui 50 potranno tranquillamente puntare al podio. Dal mio punto di vista sono super motivata, perché penso verrà fuori una corsa molto tattica. Con un finale da brividi visto che si passa accanto al Musée d’Orsay e alla Torre Eiffel. 

Percorso diviso in due parti?

Praticamente sì. All’inizio ci sarà il tratto che porta fino al circuito di Parigi. Dicono che sia pianeggiante ma non è così, scaleremo diverse cote e non sarà facile. La parte più semplice dal punto di vista altimetrico non aveva nemmeno un albero intorno, se sarà una giornata calda il rischio è di soffrirla parecchio. 

Cecchini al centro con a sinistra Silvia Persico loro dovranno coprire le fughe iniziali (foto Maurizio Borserini)
Cecchini al centro con a sinistra Silvia Persico loro dovranno coprire le fughe iniziali (foto Maurizio Borserini)
Poi si arriva al circuito.

Che non sarà come quello del mondiale di Glasgow dello scorso anno, ma molto diverso. Meno curve però esigente con la salita di Montmartre in pavé. Uno sforzo da due minuti, quindi da atlete da Classiche. 

Difficile controllare la corsa però, anche se voi sarete nel numero massimo consentito: quattro. 

Infatti non puoi sapere cosa verrà fuori nel circuito finale. Ci saranno poche nazioni con una leader unica, una sarà il Belgio. L’Olanda non sapremo se avrà una capitana designata. Noi dovremo prendere vantaggio da queste situazioni e comportarci da squadra, come al solito. 

La vittoria di Anna Kiesenhofer a Tokyo 2020 ha aperto le porte alle attaccanti, che saranno agguerritissime
La vittoria di Anna Kiesenhofer a Tokyo 2020 ha aperto le porte alle attaccanti, che saranno agguerritissime
Nella prima parte di gara pensi potrà andare via un gruppo numeroso?

Penso proprio di sì, soprattutto dopo Tokyo. La vittoria della Kiesenhofer ha dato speranza a tante. Di contro direi che molte squadre alzeranno l’attenzione e controlleranno bene la gara. Nazioni come Danimarca o Australia, che non hanno nulla da perdere, attaccheranno fin da subito. Starà a noi, Persico e me, entrare nelle fughe e non collaborare se c’è un gruppo che non va bene. Rincorrere porterebbe a dimezzare la squadra e non è detto che si riesca a chiudere. Quindi bisogna anticipare le mosse. 

Tu e Persico in anticipo, la Balsamo che ruolo potrà avere?

L’infortunio che ha avuto le ha condizionato l’approccio a questa parte di stagione. Ma il pronto recupero e la convocazione da parte di Sangalli sono dati significativi. Lei sarà quella che dovrà tenere duro, in teoria correre accanto alla Wiebes. Se arriveremo in volata giocheremo tutto su di lei.

Sistema polarizzato e perdita di peso dietro la rosa di Elisa

17.07.2024
6 min
Salva

I grandi successi a certi livelli non si ottengono mai da soli. Ovviamente vince l’atleta, il campione o la campionessa, ma dietro le quinte ci sono altre figure che s’impegnano. E Paolo Slongo è una di queste. Il coach veneto della Lidl-Trek forse più di tutti ha contribuito alla conquista del Giro d’Italia Women di Elisa Longo Borghini.

Slongo è uno dei preparatori più esperti in gruppo. Per anni ha collaborato, tra gli altri, anche con Vincenzo Nibali. Ha un palmares lungo così. «Ma – dice il veneto – aver aggiunto in bacheca anche questo Giro d’Italia Women è emozionante. E’ qualcosa in più. Anche per noi preparatori ogni anno si tratta di rimettersi in gioco. In autunno quando finisce la stagione, io riordino le idee. Studio nuove soluzioni, nuovi metodi. E certe vittorie sono uno stimolo».

Paolo Slongo con Elisa Longo Borghini sul Teide, laddove è partito l’assalto al Giro Women 2024
Paolo Slongo con Elisa Longo Borghini sul Teide, laddove è partito l’assalto al Giro Women 2024
Paolo, al Giro abbiamo visto l’Elisa più forte di sempre?

In generale, quest’anno, sì. E’ la più forte di sempre e lo dicono i risultati. Ormai è in grado di competere con tutte le più grandi e su tutti i terreni. Non che prima non lo fosse, ma adesso come detto raccoglie di più. E’ migliorata a crono e nel fuori soglia. Per i grandi Giri adesso parte per vincere. Prima andava bene lo stesso, era costante, ma magari correva per il podio. Ora ha agguantato questa prima vittoria in un grande Giro e vuol dire molto. Adesso Elisa fa definitivamente parte delle atlete di prima schiera che ci sono sempre.

Hai parlato di risultati, ma è migliorata anche nei numeri delle sue prestazioni?

Un po’ sì. E lo ha fatto perché adesso è più magra. Elisa ha perso un paio di chili. E per questo abbiamo lavorato a stretto braccio con Stephanie Scheirlynck, la nutrizionista della Lidl-Trek. E’ stato un bel lavoro di squadra, condiviso. Eravamo costantemente in contatto per stabilire il regime alimentare in base agli allenamenti. L’idea era di poterla far allenare forte e mangiare di conseguenza.

Avete cambiato qualcosa nella preparazione più in generale?

Direi che c’è stato un cambiamento drastico nell’approccio all’allenamento. Non posso entrare troppo nello specifico, ma posso dire che siamo passati da un sistema più tradizionale ad un sistema polarizzato (qui per saperne di più, ndr). E si è visto sin dalle classiche che questo metodo aveva buoni effetti. Ma ancora una volta parte del merito è stato della squadra.

Perché?

Perché ha assecondato le nostre idee. A partire dal ritiro sul Teide a marzo e poi un altro a giugno sul San Pellegrino. Questo ha significato fare qualche gara in meno, però abbiamo fatto un bellissimo avvicinamento al Giro. In più dopo l’italiano Elisa è ritornata in quota proprio al San Pellegrino con la nazionale del cittì Paolo Sangalli.

Quest’anno Longo Borghini è dimagrita, ma è riuscita a mantenere i suoi standard di forza
Quest’anno Longo Borghini è dimagrita, ma è riuscita a mantenere i suoi standard di forza
Come ha lavorato in quegli ultimi giorni?

Io avevo lasciato la moto lassù e facevo la spola tra casa mia e il San Pellegrino. Devo dire che Sangalli è stato bravo perché comunque ci ha lasciato spazio.

Quindi Elisa ha rifinito la sua preparazione in quota facendo fuori giri dietro motore?

Anche. Lassù ha lavorato con la bici da crono e un solo giorno abbiamo fatto una simulazione di gara su una salita. L’abbiamo fatta sulla Marmolada, lato Canazei che è più regolare e un po’ meno duro rispetto al versante di Malga Ciapela. E poi come detto 2-3 volte siamo andati in Val di Cembra, che è poco trafficata specie dai mezzi pesanti, per lavorare a crono. Lì ci portavo Nibali.

Veniamo invece ai giorni del Giro Women, Paolo. Tu seguivi Elisa da remoto?

Esatto. Ci sentivamo ogni giorno. La sera ricevevo i dati, ci lavoravo su e alla mattina trovavano il report sul suo stato di condizione, sul TSS (il livello di stress, ndr), sul recupero e aggiungevo i miei feedback.

Come giudichi il suo Giro Women da un punti di vista fisico?

Ovviamente buono. E’ stato un Giro che è iniziato benissimo con la vittoria della crono. Da quel momento si sapeva che l’altra tappa dura ed importante sarebbe stata quella del Blockhaus. E in tutto questo Elisa non ha mai sofferto più di tanto.

Slongo ha detto che uno degli obiettivi di Longo Borghini era la crono: obiettivo centrato
Slongo ha detto che uno degli obiettivi di Longo Borghini era la crono: obiettivo centrato
Però lei stessa ha ammesso che a Toano ha sofferto parecchio il caldo nel finale…

Sì, ma il suo stato di forma è sempre stato buono. Io sapevo che stava bene. E anche nella tappa del Blockhaus non è andata piano. Quella tappa era talmente dura che non si sapeva davvero come potesse andare. Noi sinceramente credevamo che le avversarie più pericolose una volta lassù sarebbero state Labous e Fisher-Black. Pensavamo a guadagnare su di loro e invece ci siamo ritrovati una grande Kopecky.

Vi ha fatto paura quella sera? 

Eh un po’ sì. Con gli abbuoni ancora in palio il giorno dopo sarebbe stata molto pericolosa. Ci avrebbe potuto mettere in difficoltà. Però da parte mia sono rimasto sempre fiducioso perché in tre arrivi su tre su uno strappo Elisa l’aveva preceduta. E poi io conoscevo davvero i suoi valori e per questo ero relativamente tranquillo, il problema è che poi a parlare è sempre la strada. Magari un Giro che è finito così è stato più bello per i tifosi, ma noi in squadra abbiamo sudato freddo!

Qual è stato l’approccio psicologico sempre quella sera? Come ha reagito Elisa?

Secondo me è cresciuta molto anche sotto questo aspetto. Magari subito dopo il Blockhaus, quando nessuno si aspettava una Kopecky così tanto forte, che comunque era già arrivata seconda ad un Tour, Elisa ha avuto un po’ paura. Ha avuto qualche pensiero. Però posso dirvi che ha reagito immediatamente. La sera stessa diceva: “Questa maglia faranno fatica a portarmela via. Domani farò io la corsa”. Quindi ha mostrato subito un atteggiamento positivo. Poi sia lei che io abbiamo una caratteristica comune: quella di restare con i piedi per terra, specie dopo tante difficoltà. In più era consapevole di essere forte.

Al Giro Women in tutti gli arrivi sugli strappi l’italiana ha preceduto la belga
Al Giro Women in tutti gli arrivi sugli strappi l’italiana ha preceduto la belga
Prima abbiamo accennato al suo rendimento: come è stato nel corso del Giro?

Sempre costante, poi è normale che ci sia stata qualche giornata in cui era un po’ meglio e altre in cui era un po’ peggio. Ma nel complesso sono stati valori elevati dalla crono iniziale all’Aquila.

Longo Borghini ha detto che sul Blockhaus erano un po’ più bassi rispetto ai suoi standard: perché?

Sono stati un pelo più bassi, ma questo dipendeva dal grande caldo che c’era. Certe temperature li fanno abbassare, vale per tutti. Gli atleti tante volte hanno riferimenti assoluti. Magari lei aveva in testa quello fatto al San Pellegrino, ma un conto è fare certe prestazioni a 18 gradi e con due giorni di carico alle spalle, e un conto al settimo giorno di gara e con quasi 40 gradi: è normale che calino.

Ultima domanda, Paolo, da dove nasce realmente la vittoria di questo Giro Women?

Nasce tre anni fa, quando arrivato anche io in questo gruppo, Elisa mi disse che voleva migliorare a crono e fare classifica nei grandi Giri. Se invece devo entrare nello specifico di questo Giro, è iniziato con i primi ritiri in autunno, quando tutti insieme abbiamo buttato giù i programmi della stagione. Quindi le classiche fatte bene e il lavoro per quelle. Lo stacco. La Vuelta corsa in ottica Giro e ora il blocco Giro e Olimpiadi, passando per un Tour non da leader… E questo scrivetelo!

Perché?

Perché non vorrei che qualcuno si montasse la testa e magari si aspettasse chissà cosa al Tour Femmes. E poi c’è il finale di stagione con un mondiale duro, che molto somiglia ad una classica. Se la testa ci sarà ancora, se non sarà stanca, potrebbe essere un’altra bella occasione per Elisa.

Finalmente il Giro di Elisa. All’Aquila il vero capolavoro

14.07.2024
6 min
Salva

L’AQUILA – «Dai Giorgia, pronostico secco: chi vince il Giro Women?». «Elisa Longo Borghini, la squadra di Lotte non riuscirà a controllare la fuga ed Elisa nell’ultimo chilometro non si farà staccare neanche se dovesse rimetterci la vita».

È iniziata così la nostra ultima tappa. Questa mattina ai bus avevamo incontrato la diesse della Human Powered Health, appunto Giorgia Bronzini, come sempre ficcante e decisa. Il suo era stato un pronostico perentorio. E soprattutto giusto.

Alta tensione

Non poteva finire diversamente questo Giro d’Italia Women. Non si poteva perdere per un secondo. Forse per una sorta di contrappasso, forse di orgoglio o semplicemente per una questione fisica, le cose si sono invertite.

Ieri Lotte Kopecky sul Blockhaus ha fatto la scalatrice e oggi Elisa Longo Borghini ha fatto la finisseur. Da preda a predatrice.

Oggettivamente nessuno si aspettava una Kopecky tanto forte in salita. Non è il suo terreno e magari oggi ha pagato qualcosa in termini di brillantezza.

Anche il clan di Lotte non si aspettava di arrivare al via dell’ultima tappa con questa classifica. «È stata una sorpresa per noi, avevamo altri piani. E oggi abbiamo la nostra tattica», ci aveva detto Elena Cecchini, compagna dell’iridata.

Su carta le atlete della Sd Worx ieri erano arrivate nelle retrovie sfruttando al tutto il tempo massimo. Ed era lecito immaginarsele più fresche quest’oggi. E tutto sommato ci erano anche riuscite.

Il contrario del Blockhaus: oggi è stata Longo Borghini a marcare la ruota di Kopecky
Il contrario del Blockhaus: oggi è stata Longo Borghini a marcare la ruota di Kopecky

Orgoglio e gambe

Al contrario Elisa si è caricata di orgoglio. L’orgoglio della campionessa che non si dà per vinta e la sua frase di ieri: «Non è finita fin quando non è finita», è quanto mai calzante.

Eppure proprio ieri sera qualche dubbio le era venuto. Ed è normale: dove si batte un’atleta che vince le volate di gruppo, va forte sugli strappi e persino sulle grandi salite? Anche Jacopo Mosca, marito di Elisa, oggi sull’arrivo de L’Aquila, ammette che per la prima volta dall’inizio del Giro Women l’aveva sentita meno sicura.

«Però stamattina – ha detto il compagno e collega della Lidl-Trek – quando sono arrivato e l’ho vista scendere dal bus era già un’altra. Aveva un altro sguardo». Merito probabilmente anche della mental coach Elisabetta Borgia

Come Bugno

Elisa Longo Borghini vince dunque il Giro d’Italia Women e lo fa da padrona assoluta. In testa dalla prima all’ultima tappa, come Gianni Bugno nel 1990.

Ma non è stato tutto facile. «Nella tappa di Toano – racconta Elisa – ho sofferto moltissimo il caldo. Negli ultimi 300 metri avevo i brividi. Dopo l’arrivo volevo vomitare. E’ stata dura. Ma poi mi sono ripresa bene».

Elisa si è goduta l’abbraccio e l’urlo de L’Aquila. Il suo contrattacco a 300 metri ha letteralmente messo a sedere Lotte Kopecky, che infatti poi ha mollato e ha perso ben 20” su questo ennesimo arrivo duro.

I chilometri finali sono stati da batticuore. Un’attesa estenuante. Il gruppo delle big che va piano, Longo Borghini che attende l’affondo di Kopecky. Era anche una sfida di nervi.

«Stranamente – ha spiegato Elisa – mi sentivo molto tranquilla. Tutto quello che dovevo fare l’avevo fatto. Avevo lasciato le emozioni i pensieri fuori di me e la squadra mi aveva messo nelle migliori condizioni possibili. Io dovevo solo non perdere un secondo da Lotte. Solo a quello pensavo».

Dopo l’arrivo Kopecky non era il ritratto della felicità
Dopo l’arrivo Kopecky non era il ritratto della felicità

Lotte amara

«Perdere così è amaro – dice Kopecky – noi come squadra abbiamo corso benissimo. Fisher-Black ha dato il 200 per cento. Ma non capisco perché nel finale ci fossero squadre con due o tre atlete e non ne abbiano messa neanche una a tirare. In questo modo poi si sarebbero giocate la vittoria di tappa. Negli ultimi 10 chilometri mi sembrava di avere tutto il gruppo contro.

«Nel finale quando Elisa mi ha affiancato sapevo che era finita. Ovviamente volevo vincere il Giro, ma penso che quello che ho fatto ieri (sul Blockhaus, ndr) per me sia stata già una specie di vittoria».

Un affondo quello della piemontese che ha fatto crollare i nervi della belga. Jacopo Mosca però era fiducioso di un contrattacco di Elisa, forse perché conosce la determinazione della moglie meglio di chiunque altro.

L’urlo, la potenza, lo sfogo: Kopecky staccata, il Giro è di Elisa Longo Borghini
L’urlo, la potenza, lo sfogo: Kopecky staccata, il Giro è di Elisa Longo Borghini

La forza di Elisa

Una determinazione che viene da lontano. Certi momenti, come quello dopo l’aver vinto un Giro d’Italia, sono fatti anche per fermarsi un attimo e guardarsi indietro.

«Io auguro a tutte le bambine di avere un papà come il mio – racconta con un filo di commozione Elisa Longo Borghini – lui, e anche mio fratello, non mi hanno mai posto limiti. Mi hanno sempre aiutato, supportato, spronato. Mio papà, che mi ha messo in bici, mi diceva che sarei diventata forte e che avrei vinto tante corse. Io pensavo: “Ma cosa dice, sto solo andando in bici”. E invece… Bisogna crederci, crederci sempre».

Come quando nel 2018 dopo l’ennesima difficoltà Elisa stava per rimettere in discussione tante cose, tra cui il ciclismo stesso. Ma arrivò una telefonata.

«Era Luca Guercilena che mi diceva del progetto Trek-Segafredo che poi è divenuto Lidl-Trek. Se oggi sono qui, se indosso questa maglia – fa una pausa e si guarda la maglia rosa con passione – è anche grazie a lui. In tanti momenti difficili lui c’è stato. Ecco dunque, auguro a tutti di avere attorno le persone giuste».

Tutto in un secondo. Longo generosa, Kopecky “mostruosa”

13.07.2024
7 min
Salva

BLOCKHAUS – Quando tagliano il traguardo devono letteralmente raccoglierle o sorreggerle. La sfida è stata senza esclusione di colpi. Potente e intensa fino alla fine. Lotte Kopecky ha vinto la battaglia ai punti, anzi all’abbuono. Elisa Longo Borghini non l’ha staccata e l’iridata le ha guadagnato altri due secondi. Ora il distacco è di appena un secondo. 

Grande colpo di Neve Bradbury (classe 2002): partita ai 10 km dall’arrivo
Grande colpo di Neve Bradbury (classe 2002): partita ai 10 km dall’arrivo

La montagna degli australiani

Il Giro d’Italia Women intanto incorona Neve Bradbury. Un nome che quassù sta bene. Lei non si è sciolta al solleone. Tra l’altro ha confermato che il Blockhaus è la montagna degli australiani. La giovane portacolori della Canyon-Sram infatti è un’aussie proprio come Jai Hindley che quassù ha vinto quando poi si è portato a casa la maglia rosa due anni fa.

Con questa impresa Bradbury sale sul podio provvisorio. Oggi è stato il classico esempio del detto: fra i due litiganti il terzo gode. Anche se attenzione, Bradbury ha dimostrato di avere una gamba fotonica. Neve è scattata a 10 chilometri dal traguardo. Da sola. Si è messa giù con un grande passo e salendo con un ritmo molto elevato, man mano ha aumentato il suo vantaggio sfruttando le finestre di rallentamento dopo gli scatti di Longo Borghini.

E forse, il condizionale è d’obbligo, queste due immense atlete oggi le avrebbero prese comunque da lei. Ma questa è solo una nostra sensazione. Se non altro per come le abbiamo viste tagliare il traguardo. Neve era ben più fresca di loro.

Voltati, io ci sarò

Ieri vi abbiamo parlato di una Lotte Kopecky seria, concentrata, quasi col muso lungo dopo il traguardo. Oggi è stata l’opposto. Mentre le altre erano a terra, lei dopo 30” era già sui rulli.

Eppure la sua doppia scalata al tetto del Giro Women non era sembrata iniziare bene. Nel primo passaggio era spesso in coda. Quando è passata sul Passo Lanciano aveva la bocca spalancata, la maglia aperta e uno sguardo che non lasciava pensare nulla di buono.

E quando è ripresa la salita forse stava ancora peggio. E’ vero che lì c’erano le pendenze più dure, ma ad un tratto sembrava stesse per staccarsi. Erano rimaste una dozzina e lei era nelle retrovie. Quando poi Champan e Realini si sono date il cambio e c’è stata una pausa nel ritmo, lei è come rinata. 

O forse quello era il segno che avrebbe dovuto accendersi per bene. Sapeva che con la scalatrice abruzzese la Lidl-Trek avrebbe cambiato passo. Eccola dunque come rinata, in terza ruota incollata a Longo Borghini.

«Anche Elisa oggi è stata super forte – ha detto Kopecky – ho fatto tutto quanto nelle mie possibilità per cercare di cogliere il secondo posto. Sono molto soddisfatta e vedremo cosa succederà domani. Ora cercherò di riprendermi, di mangiare e dormire bene. Stasera regalerò un piatto di pasta in più alle mie compagne! Spero che così domani abbiano le energie per controllare la corsa».

In volata la potenza e l’esplosività di Kopecky hanno prevalso: Lotte 2ª, Elisa 3ª. Grazie ai 2″ di abbuono guadagnati ora il distacco tra le due è di 1″
In volata la potenza e l’esplosività di Kopecky hanno prevalso: Lotte 2ª, Elisa 3ª. Grazie ai 2″ di abbuono guadagnati ora il distacco tra le due è di 1″

Kopecky d’assalto

«C’è tanto ancora in ballo domani – ha detto l’iridata – e non approfittarne sarebbe un peccato. Certo, se domenica scorsa avessi fatto un po’ meglio (il riferimento è alla crono di apertura, ndr) adesso sarei in rosa. Proveremo di tutto per ottenere quella maglia rosa». E mentre lo dice col mento indica Longo Borghini che è seduta pochi metri alla sua sinistra, anche lei intenta a parlare con i giornalisti.

Kopecky sa bene che semmai dovesse vincere questo Giro Women il capolavoro lo avrebbe firmato qui. Okay il Tourmalet l’anno scorso, ma questa tappa, anzi questa doppia scalata, era più dura della tappa francese. 

Quella ruota come lei ha detto è stato il suo mantra. Probabilmente non si è accorta se ai lati della strada c’erano alberi o alberghi, marmotte o mucche. Ha fatto quello che doveva fare e lo ha fatto in modo perfetto.

Non ha sprecato mezza energia di troppo. Ha sfruttato il 48-35 delle corone che aveva scelto. E nel finale, ha sfruttato la sua esplosività, facendo fare uno sforzo enorme alla Longo per non prendere il buco.

«Al momento sono seconda in classifica generale – ha concluso Lotte – e sono contenta di questo. Ma domani è l’ultimo giorno, l’arrivo è di nuovo duro… quindi perché non provarci?».

Orgoglio Elisa

«Non è finita fino a che non è finita». Elisa Longo Borghini raccoglie energie ed orgoglio. A testa alta parla con la serenità di chi sa di aver dato tutto quello che aveva.

Se Kopecky guardava la sua ruota, lei scattava, si voltava e la belga era ancora lì. Mentalmente non doveva essere facile. Okay che la belga non è la campionessa del mondo per caso, ma ricordiamoci che appena tre giorni fa vinceva una volata di gruppo. Ora eccola davanti in una tappa con 3.800 metri di dislivello e pendenze spesso in doppia cifra.

«Quel che brucia sono le gambe, perché ho fatto tanta fatica – spiega la piemontese – io non ho mai sottostimato Lotte Kopecky. Ricordiamoci che per poco non ha vinto il Tour. Ed è stata sfortunata perché davanti aveva la compagna Vollering. Sapevo che sarebbe andata forte oggi. Fa ridere però che dopo 18 chilometri di salita arrivi a fare uno sprint ancora una volta. Quindi sì: mi sarei aspettata di trovarla quassù.

«I miei wattaggi oggi sono stati leggermente inferiori al solito a causa del grande caldo. Ma credo che per tutte fosse così. Sono abbastanza contenta».

Elisa ha ringraziato la squadra. Oggi un grande lavoro da parte di staff e compagne
Elisa ha ringraziato la squadra. Oggi un grande lavoro da parte di staff e compagne

Tutto in un secondo

Ora Elisa ha una forte pressione. Ma anche la belga non se la passa poi meglio. Per entrambe vincere o perdere un Giro d’Italia Women per un misero secondo non è cosa da poco. E’ roba che fa tremare i polsi e salire i battiti solo a pensarci.

La tappa dell’Aquila, specie il suo finale, somiglia ad una classica e sappiamo come va Kopecky in certe corse. Gli ultimi 3.000 metri potrebbero essere quelli di un’Amstel o di una Freccia Vallone. Su carta adesso è lei la favorita. Se non altro ha dalla sua lo sprint e gli abbuoni. Di contro è che comunque la maglia rosa ce l’ha Elisa.

«Come si dorme stanotte? Serena. A domani ci penserò domani – spiega Longo Borghini – quindi penso proprio che dormirò bene, specie dopo una tappa così tosta! Qualcosa di simile l’ho vissuto, ma al contrario, al Women’s Tour 2022: ero dietro di 2” e ho vinto per 2”. Se riuscirò a vincere questo Giro sarà solo per merito delle mie compagne».

«Ma il bello dello sport è anche questo. Tu sai quali sono le tue capacità, sai quanto ti sei preparata ma non sai quanto sono forti o più preparate di te le altre. Oggi ho trovato un’avversaria identica a me».

Lippert fa festa. Magnaldi ci prova. E dietro colpi di stiletto

12.07.2024
5 min
Salva

CHIETI – Colpi di stiletto? Schermaglie? Lotta psicologica? Elisa Longo Borghini e Lotte Kopecky si sono quantomeno punzecchiate in questa sesta, dura e caldissima tappa del Giro d’Italia Women. Alla fine sono loro due le protagoniste assolute, anche se oggi a gioire è stata Liane Lippert (nella foto di apertura), che era in fuga.

In gruppo serpeggia un clima se non di paura, quantomeno di attesa, verso quella che sarà probabilmente la tappa decisiva di questo Giro Women. E se non dovesse essere decisiva per decretare la vincitrice finale, lo sarà per dare lo scossone definitivo alla classifica. Due volte il Blockhaus e per di più con questo caldo è qualcosa di enorme.

Erica Magnaldi si rinfresca dopo il traguardo: oggi punte di 39 gradi sul percorso. Per lei circa 15 borracce
Erica Magnaldi si rinfresca dopo il traguardo: oggi punte di 39 gradi sul percorso. Per lei circa 15 borracce

Magnaldi coriacea

E oggi è stato solo l’antipasto. Lo sa bene Erica Magnaldi, terza all’arrivo e super protagonista della fuga di giornata.

«Ho tirato tanto è vero – dice la portacolori della UAE Adq con ancora il fiatone – ma il mio punto di forza è la salita e quindi ho tentato di staccare le avversarie sull’ultima ascesa. Purtroppo siamo alla sesta tappa e dopo tante frazioni dure e un’altra tappa in cui sono stata in fuga non ero più freschissima. Se non altro sono riuscita a staccare una delle quattro e mi sono almeno assicurata il podio, ma bisognava pur sempre arrivare. Non volevo rivivere la scena di due giorni fa quando sono stata ripresa a 80 metri dal traguardo e così mi sono sacrificata, pur sapendo di essere battuta in volata».

Ad una dozzina di chilometri dall’arrivo le quattro avevano oltre 2’30” di vantaggio e per Magnaldi che in salita va forte poteva essere l’occasione per risalire anche nella generale, soprattutto guardando al Blockhaus. Lei però declina l’opzione e ammette che pensava soprattutto alla tappa.

«Ho iniziato questo Giro senza puntare alla classifica, per essere più libera mentalmente e fisicamente. Il mio grande obiettivo dopo il Giro è il Tour de France Femmes. Vorrei non arrivarci troppo stanca».

«In gruppo devo ammettere c’è abbastanza paura – prosegue Magnaldi – io stessa sono un po’ intimorita pensando a domani, perché il caldo ci sta davvero mettendo a dura prova. E su una salita del genere si sentirà ancora di più. Immagino sarà una tappa di pura sopravvivenza per tutte».

Elisa Longo Borghini in maglia rosa e Lotte Kopecky in maglia rossa: sono loro due i fari di questo Giro

Le regine

Sopravvivenza non per Lotte Kopecky ed Elisa Longo Borghini. Su carta almeno, saranno loro le carnefici. Oggi quando hanno accelerato nello strappo finale: Kopecky scatta, Longo Borghini chiude e rilancia. Sembravano Vingegaard e Pogacar. Una superiorità netta rispetto alle altre, anche se la stessa Elisa ci dice che non sarà una sfida a due.

«Quando ho vinto la volata la mia sensazione è stata più quella di un gesto di “oh ce l’ho fatta”, che di gioia vera e propria. A 32 chilometri all’arrivo Lotte si è mossa, ma il suo non è stato tanto un attacco quanto un allungo perché era stizzita da non so cosa. Io l’ho seguita perché non si sa mai. A gente così lasci 10 metri e ti dà 10′.

«Quando invece è partita nel finale lo avevo capito che sarebbe scattata. Mi ha fatto il “prefisso internazionale” praticamente! Ho provato a staccarla ma non è stato  possibile… perché è forte».

Per radio, la diesse Teutenberg le ripeteva di stare attenta, perché Lotte era arrabbiata. «Ma – racconta l’atleta della Lidl-Trek – anche io sono grintosa, pensavo dentro di me. Non sono qui a spulciare i peluches! Però è stato bello. E’ una sana competizione.

«Sul contrattacco mi sentivo bene, ma è anche vero che domani è una tappa molto dura e una piccola energia risparmiata conterà. Potevo forse insistere, però non mi sembrava il caso».

E ora Blockhaus

Qui al Giro Women è opinione comune che Kopecky possa fare il colpaccio anche in salita e che quindi questa corsa rosa sarà una cosa a due. Elisa deve stare attenta.

Tuttavia Longo Borghini non ne è affatto convinta che sarà una sfida a due: «Non sarà una cosa solo tra noi due, ci sono tante scalatrici forti. Non è perché ora sono in maglia rosa vuol dire che ci resterò. Il livello è alto. Quando non c’è la Vollering sembra sempre che non ci sia nessuno. In realtà non è così. Guardate oggi come siamo andate. Ho visto la tappa del Blockhaus con Gaia (Realini, ndr) anche quella dell’Aquila che secondo me è durissima: tutto è ancora da giocare».

«Mi aspettavo che fosse più difficile oggi – ha detto una serissima Kopecky dopo l’arrivo – faceva molto caldo e forse è per questo siamo andate un po’ più tranquille. Volevo prendere i secondi bonus, ma non avevo abbastanza compagne di squadra per controllare la corsa. 

«Il Blockhaus? Non ne so nulla. Stasera devo studiarlo, anche se so che è una salita dura. Ma l’anno scorso dicevano anche che il Tourmalet sarebbe stato troppo duro per me. E invece l’ho fatto bene», ha suonato sibillina l’iridata.

Insomma è già duello anche nelle prese di posizione differenti.

Con Guarischi nelle ambizioni della SD Worx al Giro d’Italia Women

10.07.2024
4 min
Salva

I volti in casa SD Worx-Protime sono distesi e sereni per questo Giro d’Italia Women. Tra le fila delle atlete al servizio di Lotte Kopecky, campionessa del mondo in carica, c’è anche Barbara Guarischi. L’atleta lombarda, al secondo anno nel team olandese, si presenta al via dopo una bella prova al Lotto Thuringen Ladies Tour. 

«Partiamo dal fatto che sono stata inserita all’ultimo nella squadra del Giro – racconta – avrei dovuto fare solamente il Tour de France. Però Marlen Reusser è stata male nelle settimane passate ed è ancora in fase di guarigione. La squadra ha deciso di preservarla in vista delle Olimpiadi e del Tour de France, quindi eccomi qui. Devo ammettere che sto bene, ho avuto qualche problema di salute a inizio stagione ma mi sto riprendendo bene». 

Per Guarischi due secondi posti al Lotto Thuringen Ladies Tour prima di partire per il Giro
Per Guarischi due secondi posti al Lotto Thuringen Ladies Tour prima di partire per il Giro

Tappe sì, maglia forse

Insieme a Guarischi apriamo le tende in casa SD Worx per capire quali saranno gli obiettivi del team. Lotte Kopecky sarà capitano unico o dividerà i gradi con qualcun’altra? 

«La squadra – spiega Guarischi – è molto forte. Diciamo quasi costruita apposta per andare sulle tappe e questo è l’obiettivo. Punteremo tanto alle singole vittorie anche perché Lotte Kopecky ha curato molto la preparazione alle Olimpiadi, che la vedranno impegnata in pista. E’ un Giro d’Italia Women parecchio impegnativo, ma Lotte è campionessa del mondo e belga, quindi non potremo nasconderci».

Kopecky nella cronometro di Brescia aveva già accumulato 25 secondi di ritardo da Elisa Longo Borghini
Kopecky nella cronometro di Brescia aveva già accumulato 25 secondi di ritardo da Elisa Longo Borghini

Ambizioni? Moderate

Il distacco di 25 secondi accumulato da Lotte Kopecky nella cronometro inaugurale e il secondo posto in volata alle spalle di Chiara Consonni danno credito alle parole di Guarischi. La campionessa del mondo sembra essere arrivata al Giro d’Italia Women con una forma da perfezionare

«Secondo me – spiega Guarischi – il percorso potrebbe risultare troppo impegnativo. Il giorno del Blockhaus non sarà semplice, vista anche la preparazione che Lotte sta facendo per la pista. Vedremo come reagirà il suo fisico. Staremo attente e quasi tutte avremo il nostro spazio con la Fisher Black che può puntare alle tappe in salita e a fare una buona classifica. Il distacco di un minuto e sedici secondi accumulato da Elisa Longo Borghini nella cronometro è da considerare. Penso sarà difficile, ma non impossibile, avvicinarsi a lei o superarla.  

Decide l’Abruzzo

Tutte le voci sentite fino ad ora, come quella di Gaia Realini, confermano che il Giro d’Italia Women si deciderà con le tre tappa in Abruzzo. Tutte diverse ma impegnative e da non sottovalutare, la classifica potrà ribaltarsi completamente. 

«Vero che la cronometro iniziale ha permesso di scavare dei margini – analizza Guarischi – è anche vero, tuttavia, che le ultime tre tappe sono toste. E’ facile, considerando che sono alla fine, prendere minuti su minuti o andare in crisi da un momento all’altro. Mai dire mai, bisognerà arrivare in Abruzzo per avere delle risposte definitive. Ribadisco che la squadra è qui per vivere la corsa tappa dopo tappa e per accumulare più vittorie possibile».

Realini cede 30″ ma lei aspetta la doppia scalata del Blockhaus

09.07.2024
4 min
Salva

Il Giro d’Italia Women ha incontrato oggi, nella terza tappa, il primo arrivo in salita, conquistato da Niamh Fisher-Black. L’atleta della SD Worx ha anticipato la compagna di squadra Lotte Kopecky e la francese Juliette Labous. Le pendenze della salita di Toano non sono le preferite da Realini che ha pagato 36 secondi dalla vincitrice e 30 secondi da Longo Borghini e Kopecky.

«Sicuramente – spiega la scalatrice della Lidl-Trekquest’anno il Giro non permette di abbassare molto la guardia. La tappa di ieri è stata abbastanza tranquilla, ma già da oggi era importante farsi trovare pronte e tenere le antenne dritte. Tutte le atlete volevano provare a mettere fatica e minuti nelle gambe delle avversarie. Il caldo ha giocato un ruolo importante nell’economia della corsa. Il ritmo è stato elevate per tutta la salita, con Mavi Garcia che ha messo in fila il gruppo. Nel finale ho aiutato la Longo Borghini a chiudere sui vari attacchi, l’ho accompagnata fino all’ultimo chilometro nel quale Elisa ha seguito bene Kopecky difendendo la maglia rosa».

Realini si era detta soddisfatta dopo la crono di Brescia dove aveva perso 1′ 08″ da Longo Borghini
Realini si era detta soddisfatta dopo la crono di Brescia dove aveva perso 1′ 08″ da Longo Borghini

Primi passi

Intanto Gaia Realini aveva sbloccato le gambe con la cronometro di Brescia, chiusa in 25ª posizione a un minuto e otto secondi dalla compagna Elisa Longo Borghini. Una prova positiva visto il percorso e la lunghezza di 15,7 chilometri. La prestazione era da considerare comunque positiva

«La cronometro – spiega Realini – non era la mia giornata, comunque è una cosa che fa parte delle gare e me la sono goduta fino in fondo. Sono riuscita a difendermi nonostante la prova impegnativa e le sensazioni sono state abbastanza positive. Sapevo che avrei perso qualcosa ma ero concentrata a fare il mio, senza guardare troppo alle altre».

Nella tappa di oggi con arrivo a Toano Realini ha perso 29″ dalla compagna di squadra e attuale maglia rosa
La maglia rosa oggi, dopo il primo arrivo in salita, è rimasta saldamente in mano a Elisa Longo Borghini

Sulle strade amiche

La tappa regina di questo Giro d’Italia Women sarà però a casa di Realini, in Abruzzo, sulle rampe del Blockhaus. Prima con la scalata di Passo Lanciano, nel secondo passaggio, quello finale, si arriverà fino in cima. Una frazione con pendenze sempre, o quasi, a doppia cifra.

Il distacco accumulato da Realini in classifica generale dopo tre tappe è di un minuto e 37 secondi. L’abruzzese rimane una delle favorite per la tappa con arrivo in cima al Blockhaus viste anche le pendenze quasi proibitive. Lo scotto pagato nei confronti delle rivali potrebbe aprire le porte per un attacco della Realini proprio sulle rampe di casa.

«Conoscere la salita – spiega – farà un altro effetto. Avere in testa anche i minimi particolari sarà utile, per sapere dove attaccare o dove magari si potrà respirare. Anche se credo che quest’ultima opzione sarà impossibile, però proverò a giocarmela al meglio. Scalare due volte quella salita farà male non solo alle gambe ma anche alla testa, perché è una salita molto dura ed esposta tutta al sole. Quindi siamo sicuri che se ci sarà grande sofferenza al primo passaggio anche il secondo non sarà facile». 

Realini sul Blockhaus ci sale tutti i giorni, qui in foto era il 2021 e correva per la Isolmant-Premac
Realini sul Blockhaus ci sale tutti i giorni, qui in foto era il 2021 e correva per la Isolmant-Premac

Gambe e testa

Entriamo però nel dettaglio di questa salita che potrebbe decidere la classifica finale, quali sono i punti in cui si può tirare il fiato? Quali, invece, dove sarà bene farsi trovare pronti?

«E’ una salita – racconta ancora Realini – che è costantemente al 9 per cento, i primi chilometri saranno anche al 12, 14 per cento. Punti dove poter respirare ce ne saranno davvero pochi, diciamo che quando dal 12 si passa al’8 per cento si fa un respiro di sollievo. Attaccare lo si potrà fare solamente ascoltando le gambe, dove diranno loro si potrà pensare di aumentare il ritmo. Non c’è da sottovalutare il primo passaggio, anche se si scollinerà a Passo Lanciano e non si arriva in cima. Farla forte subito potrà portare già ad una buona selezione, ma si dovranno fare i conti con le energie rimaste visto che è nella parte finale del Giro. Si tratta di una salita da meno di un’ora, quella di Passo Lanciano, mentre al secondo passaggio si arriverà fino in cima quindi staremo nell’ordine dell’ora. Quei chilometri in più che si faranno nel finale potrebbero giocare brutti scherzi sia alle gambe che alla testa. Quella tappa sarà anche una questione di nervi».

Inizia (con una vittoria) il sogno rosa di Longo Borghini

07.07.2024
4 min
Salva

BRESCIA – A strappare la prima maglia rosa di questa edizione del Giro d’Italia Women è Elisa Longo Borghini. Le aspettative sono state rispettate, non senza qualche brivido visto il solo secondo di ritardo di Grace Brown. La Lidl-Trek piazza due atlete sul podio, dietro alle due già citate arriva l’australiana Brodie Chapman. Elisa Longo Borghini ha aspettato silenziosamente che tutte le atlete finissero la loro prova, visto che è stata una delle prime a prendere il via questa mattina. Un’attesa lunga che si scioglie in qualche lacrima di commozione a coronamento di un bel sogno che è solo all’inizio probabilmente. 

«In una cronometro – ha detto la neo maglia rosa in conferenza stampa – è abbastanza difficile capire come andranno le altre. Al primo intertempo dall’ammiraglia mi avevano detto di avere undici secondi su Kopecky, che sono diventati venticinque sul traguardo. Devo dire che quando Grace Brown ha tagliato il traguardo con quel colpo di reni, ma dietro di un solo secondo, ho detto: “ok ce la posso fare”. Poi è stata una lunga attesa fino alla fine».

Finalmente la maglia rosa

Il via del Giro d’Italia Women, il primo targato RCS Sport & Events, avviene da Piazza della Loggia. Nel centro della città, a cavallo tra la storia lontana e recente di Brescia, la più grande paura per le atlete arriva dal cielo. Le nuvole grigie scaricano qualche goccia nella mattinata, durante la ricognizione, ma danno tregua nel momento in cui la corsa prende ufficialmente il via. 

«Non ci si abitua mai – racconta – soprattutto se è una vittoria di questo calibro. Mai niente è scontato, devi sempre faticare per vincere. Dopo lo scorso anno questa maglia rosa sicuramente significa tanto e voglio ringraziare la mia squadra per il supporto. Ora andiamo avanti, la corsa è lunga ma abbiamo un piano per i prossimi giorni».

Alla domanda se dopo un secondo e un terzo posto questo possa essere l’anno giusto per portare la maglia rosa fino alla fine si concede un gesto di scaramanzia. «E’ un Giro lungo – analizza – che finisce a L’Aquila. Penso che sarà una bella settimana, ora non voglio pensare alla fine ma vivere giorno per giorno e fare del mio meglio ogni tappa. E’ anche bello approcciarsi ad una corsa in questa maniera perché mi permette di godermi questa benedetta maglia rosa». 

Di nuovo a cronometro

Longo Borghini si mette alle spalle la delusione di aver perso il titolo nazionale per una squalifica arrivata poco più di due settimane fa. Quella di Brescia è una cronometro che ha un sapore diverso, visto anche il solco scavato con le rivali per la classifica generale. La sconfitta di giornata è Lotte Kopecky, quinta sul traguardo, che paga 25 secondi nei 15,7 chilometri della prova odierna. Più di un secondo a chilometro. 

«Da qui alla fine il cammino sarà sicuramente lungo e in salita – spiega con una risata –  è vero le avversarie sono lontane. Però non bisogna mai abbassare la guardia, è un Giro d’Italia Women con tante frazioni che possono essere un tranello. Come detto la squadra qui è molto forte, per la Lidl-Trek non ci sono solamente io, ma c’è anche Gaia Realini

Le avversarie sono lontane, prima su tutte proprio Lotte Kpecky, ma il Giro è appena iniziato
Le avversarie sono lontane, prima su tutte proprio Lotte Kpecky, ma il Giro è appena iniziato

Sguardo a Parigi

Il percorso di questa seconda metà di stagione per Longo Borghini è iniziato con il Tour de Suisse, poi i campionati nazionali a cronometro e su strada. Da lì Elisa è andata in ritiro sul San Pellegrino sotto la guida del cittì Sangalli per preparare l’appuntamento olimpico.

«Da dopo il Giro, fino a Parigi – conclude – starò a casa tranquilla ad allenarmi. E’ stata una bellissima emozione essere convocata per la terza volta alle Olimpiadi. Oggi ci tenevo a fare bene, per dimostrare che a cronometro vado forte. E che a Parigi non partirò giusto per il gusto di farlo. La convocazione è anche un segnale del buon lavoro che abbiamo fatto insieme alla squadra. Siamo partiti da lontano, con tanto tempo passato nel velodromo e su strada ad allenarsi».