Demi Vollering, Fiandre Women 2026

Vollering e così sia! Si prende il Fiandre con un assolo magistrale

05.04.2026
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OUDENAARDE (Belgio) – Indica la testa Demi Vollering, come se vincere un Giro delle Fiandre Women non fosse anche una questione di gambe. E oggi lei di gambe ne aveva davvero tante. Quasi troppe. Ma Demi è così: o tutto, tutto. O niente, niente.

La gara femminile scivola via secondo il copione più classico, con una fuga che parte abbastanza presto e nella quale c’è anche un bel po’ d’Italia, merito di Letizia Borghesi e Sara Casasola. E questa forse è la notizia più bella della giornata per i colori italiani.

Meteo variabile. Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo tra l'altro la media più alta di sempre seppur di poco: 38,369 km/h
Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/h
Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/h

Determinazione Vollering

Dopo aver lasciato Anversa per la partenza degli uomini, ci siamo spostati a Oudenaarde, dove invece prendevano il via le donne. E guarda caso la prima atleta che abbiamo visto sfilare verso il foglio firma è stata proprio Demi Vollering. La campionessa europea non è mai particolarmente sorridente, a dire il vero, ma oggi appariva più cupa che mai.

Forse era solo iper concentrata, determinata. E con una voglia enorme di tornare a ruggire nelle corse più importanti, come qualche stagione fa. E soprattutto di farlo anche sulle pietre, quelle che contano di più.

Alla fine ci è riuscita. Ha corso “alla Pogacar”, tanto per fare un paragone, ma lei, rispetto allo sloveno, oggi è stata ancora più devastante.

«E’ andata diversamente da come ci aspettavamo – ha detto Vollering subito dopo il traguardo – sono davvero felice e molto orgogliosa di tutte le ragazze della squadra. Tutte si sono impegnate al massimo e sono grata a ognuna di loro».

Piccola riflessione: le sue parole sono state quasi un copia-incolla di quelle pronunciate proprio da Pogacar un’oretta prima.

Finale pancia a terra

Secondo copione per certi aspetti, ma molto più movimentata per altri, è stata questa corsa femminile, visto che diverse protagoniste attese sono finite a terra. Tra queste una delle super favorite, Marlen Reusser, ma anche a Kim Le Court e Lorena Wiebes, cadute nelle prime fasi di gara e acciaccate nel finale.

La capitana della FDJ-Suez ha sferrato il suo attacco sull’Oude Kwaremont. «Sapevo che il Kwaremont mi si addiceva di più, perché era la salita più lunga. Ho dato il massimo nella prima parte, pensando: ora spingo più forte che posso fino alla fine e poi vediamo. Quando mi sono voltata ho capito di essere da sola. Da lì in poi ho sofferto moltissimo… ma ce l’ho fatta».

Tattica ideale per una scalatrice come lei, per chi ama salite più lunghe che richiedono sforzi prolungati.

Però la vittoria non era ancora in cassaforte. Vollering non aveva un vantaggio enorme, tuttavia si vedeva che aveva studiato il percorso alla perfezione. Nella breve discesa dal Paterberg ha pennellato le curve e sfruttato ogni millimetro di strada.

«Ho spinto forte fino alla fine. Avevo un po’ paura del tratto pianeggiante con tutto quel vento. Solo negli ultimi due chilometri, quando l’ammiraglia era dietro di me e ho visto Lars Boom (il suo direttore sportivo, ndr), ho capito che il distacco era buono e che potevo farcela. Ho lavorato per questo, inseguivo un sogno».

Dietro, Elisa Longo Borghini e Silvia Persico cercavano di chiudere su Pauline Ferrand-Prévot e Puck Pieterse per provare ad agganciare il podio con la loro compagna Karlijn Swinkels. Ma Backstedt e Kopecky hanno poi avuto la meglio.

Silvia Persico ed Elisa Longo Borghi stremate all'arrivo. Alla fine chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghi stremate all'arrivo. Alla fine chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto

Persico e Longo, che leonesse

Tuttavia, tornando ai colori italiani, non è tutto da buttare. Le due atlete della UAE Adq hanno dato tutto. Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini hanno lottato come due leonesse, ma non è arrivato il piazzamento sul podio.

«Purtroppo non è andata come speravamo, però abbiamo dato il massimo – ha detto Persico dopo l’arrivo – Elisa arrivava da due settimane non semplici, quindi va bene così e guardiamo alle prossime gare. Io alla fine non stavo male ed essere riuscita a dare tutto mi fa piacere». Ricordiamo che proprio a causa di un malanno stagionale, Longo Borghini aveva dovuto saltare la Sanremo, non certo l’avvicinamento migliore per una gara esigente come il Fiandre.

Mentre parla in zona mista, Silvia viene distratta da un monitor alle nostre spalle. «Stavo guardando il distacco da Demi. Si vedeva che pedalava bene. Tra l’altro le FDJ hanno corso molto bene: onore a loro».

Abbiamo dato tutto, ha detto Persico. Ed è inconfutabile. Mentre parliamo con lei, alle sue spalle passa proprio Elisa Longo Borghini. La campionessa italiana per un attimo si appoggia agli striscioni degli sponsor: è piegata in due e tossisce fortissimo. A quel punto con la stessa Persico ci guardiamo. Basta un cenno, un’intesa: «Ora vado con lei, credo abbia bisogno di aiuto», ci dice Silvia.

Si chiude così questo Giro delle Fiandre, con l’immagine delle due italiane che si allontanano insieme, mentre in sottofondo la voce dello speaker richiama a gran voce Demi Vollering, oggi davvero la numero uno. La speranza è che questo “sforzone” possa tornare utile per la Roubaix.

La Persico ora è pronta a fare le veci di Longo…

Persico: Brabante e Amstel, poi rotta sul Giro…

30.03.2026
5 min
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Silvia Persico è in Belgio, approcciato ieri con una In Flanders Fields (l’ex Gand-Wevelgem) vissuta soprattutto in aiuto di Eleonora Camilla Gasparrini. Ma ci è arrivata con le pile ricaricate, rinfrancata dalla vittoria al Giro dell’Appennino. In carriera la Persico di vittorie ne ha già conquistate, ha un palmarés di tutto rispetto, anche con medaglie mondiali, ma la sensazione è che quel successo sia figlio di qualcosa di cambiato.

Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5

Silvia risponde volentieri al telefono dal suo punto d’appoggio, in attesa delle prove più prestigiose, le Monumento dalle quali vuole ottenere qualcosa d’importante: «Essendo in Belgio bisogna sempre cercare di correre davanti e risparmiare il più possibile, pensando soprattutto all’incidenza del vento che è sempre un fattore».

Tu vieni dalla vittoria al Giro dell’Appennino che ha avuto un sapore particolare. E’ come se fosse un biglietto da visita proprio per arrivare alle classiche del Nord…

Dopo il blocco in altura che ho fatto seguente al UAE Tour, mi sono sempre sentita molto bene, anche se sono stata piuttosto sfortunata e i risultati non erano stati pari alle attese, perché alla Strade Bianche avevo delle ottime gambe, ma sono caduta e poi alla fine abbiamo sbagliato strada. Alla Sanremo sono contentissima per il terzo posto di Eleonora, ma mi aspettavo un po’ di più da me stessa e infatti il giorno dopo ho corso con tanta rabbia in corpo e forse si è visto…

Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Durante l’inverno si era già parlato della convivenza con Elisa Longo Borghini, adesso Elisa ha detto che salterà la parte delle classiche delle Ardenne concentrandosi sulla Roubaix. Tu avrai più spazio, è come se potessi dire: Elisa, stai tranquilla, ci penso io…

Mi piacerebbe – ammette la Persico – per ora si sa che sarò al Brabante e all’Amstel. Freccia e Liegi non le faccio neanche io perché avrò bisogno di un periodo di stacco in vista del Giro. Mi piacerebbe puntare a far bene al Fiandre o comunque essere un buon supporto a Elisa per poi giocarmi le mie carte nelle altre corse.

Sono corse che ormai conosci, qual è quella che più si adatta alle tue caratteristiche?

Entrambe, ma dipende da come vorranno correre a livello di squadra, se dovrò fare qualcosa prima, lavorare per le altre. Io le ho cerchiate di rosso perché vorrei portare a casa qualcosa.

Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Tu sei una delle cicliste più versatili, visto il tuo passato e presente nel ciclocross e nel gravel. Sono doti che ti possono servire in questo tipo di gare, soprattutto in quelle dove c’è molto pavé?

Sì, soprattutto nello spendere meno energie a livello di guida, avere una guida un po’ più “light” aiuta a conservare energie importanti per la parte finale. A me piacciono molto quelle condizioni, magari fare un Fiandre sotto la pioggia mi darebbe un gusto particolare.

Torniamo al Giro dell’Appennino, che corsa è stata e come è arrivata la tua vittoria?

Abbiamo sempre cercato di stare davanti. Sul primo strappo c’è stata l’offensiva di Monica Trinca Colonel, ma sapevo che potevamo tenerla a bagnomaria, era un po’ il nostro piano, farla star fuori il più possibile fino alla seconda salita. Mentalmente e fisicamente stavo molto bene, quindi ho seguito Kim LeCourt Pienaar che è stata la prima che ha cercato di farla forte, poi ho provato anch’io. Siamo rimaste in un gruppetto con 3 ragazze della Visma che cercavano di partire una dopo l’altra e io a chiudere. La mia fortuna è stata che la salita è stata decisiva.

All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
Perché?

L’avevo provata il giorno prima della Sanremo perché eravamo in hotel lì a Genova. Ho visto che saliva, poi scendeva un po’, poi risaliva. Così quando è partita Celia Gery, sapevo che non mancava tantissimo alla vetta. La discesa era un po’ pericolosa, quindi cercavo di prendere anche qualche metro per stare più dietro. Sul piano si era messa malino, perché erano rientrate due della Visma, dovevo giocarla d’astuzia sapendo che la Gery era la più veloce con la Brand, quindi ho deciso di prendere la sua ruota per la volata fatta tutta di grinta.

La vostra dà l’impressione di essere una delle squadre che lavora più sulla strategia, magari anche cambiandola in corsa…

Sicuramente. Alla fine nel meeting pre-gara abbiamo sempre una/due leader e studiamo più tattiche. Elisa alla fine è sempre la finalizzatrice, ma stiamo cercando anche di girarci tra di noi proprio per avere sempre pronta almeno un’alternativa che semplifichi anche il lavoro della stessa Longo Borghini liberandola da troppe pressioni. Arriviamo da un buon momento di forma, in gara dopo il giro di boa cerchiamo di fare un check generale per sapere che cosa fare, se attuare la strategia concordata o aggiornarla.

Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Essere in una squadra dove magari nella stessa corsa ci siete come punte tu ed Elisa oppure tu ed Eleonora, è un vantaggio o uno svantaggio sulla base delle ambizioni personali?

Dipende un po’ come la si prende. Alla fine io sono una molto altruista, molte volte penso più alle mie compagne che a me stessa, ma credo che faccia parte anche del mio carattere. Quindi per me non c’è nessunissimo problema a lavorare, ovvio che mi piace prendere anche i miei spazi quando possibile, l’importante è che tra noi ragazze si è creato un rapporto che va anche oltre il ciclismo, quindi credo che ognuna di noi alla fine farebbe quello che faccio io.

Trofeo Binda 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ

La primavera della Longo: niente Ardenne e ritorno a Roubaix

26.03.2026
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GENOVA – La rinuncia a meno di ventiquattro ore alla Sanremo Women di Elisa Longo Borghini ci ha privati di una interprete importante, che avrebbe scelto di fare corsa dura provando a far saltare il banco fin dalla Cipressa. Invece un attacco febbrile ha costretto la campionessa italiana del UAE Team ADQ a fermarsi qualche giorno, per quello che sembra essere uno stop comunque breve anche se fastidioso. 

Nei pressi del Porto Antico, a Genova, abbiamo avuto modo di parlare con Paolo Slongo, preparatore di Elisa Longo Borghini, che ci ha raccontato come cambieranno i suoi programmi in vista della Classiche del Nord. 

«Longo Borghini riprenderà a correre alla Dwars Door Vlaanderen il primo aprile – ci ha detto Slongo – per poi avere Fiandre e Roubaix come principali obiettivi delle corse sul pavé. Il grande cambiamento rispetto alla scorsa stagione riguarda la campagna delle Ardenne, infatti la scelta di anticipare la partenza del Giro d’Italia Women (spostata dalla prima settimana di luglio a fine maggio, ndr) ci costringe a saltare le corse di fine aprile. Quindi niente Amstel, Freccia e Liegi. In quel periodo faremo un ritiro in altura per preparare al meglio l’attacco alla terza maglia rosa consecutiva».

Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Un avvicinamento di date che ha costretto a scegliere gli obiettivi…

Con il Giro Women che parte il 30 maggio diventava difficile, se non impossibile, riuscire a prepararlo correndo anche nelle Ardenne. Il rischio maggiore era di arrivare stanchi alla Corsa Rosa, alla fine il Giro è l’appuntamento più importante di questa prima parte di stagione, mentre dopo ci sarà da preparare il Tour de France Femmes. 

Come lavorerete in ottica Giro?

Fino a Roubaix andremo con il solito programma tra allenamenti e gare, al termine delle Classiche Longo Borghini farà una settimana a ritmi blandi. Sarà importante recuperare al meglio anche mentalmente dopo questa prima parte di stagione. L’idea è quella di fare anche qualche ricognizione sul percorso del Giro, specialmente in Veneto. 

Quali saranno le tappe da guardare?

La cronoscalata di Nevegal risulterà cruciale per la corsa alla maglia rosa, per cui vedere la strada e capire come gestire lo sforzo sarà fondamentale. Anche la tappa successiva, che parte da Longarone, sarebbe bene studiarla al meglio. Mentre il Colle delle Finestre andrà lei a visionarlo in un secondo momento. 

Per arrivare pronti al Giro quale sarà l’avvicinamento?

Finito il periodo delle ricognizioni, che saranno appunto nella settimana di scarico dopo la Roubaix, partiremo per il ritiro in altura. Longo Borghini e le altre compagne che correranno al Giro andranno sul Teide dal primo al 22 maggio. Una volta scese, ci sarà il periodo di adattamento e poi si parte per Cesenatico. 

Il secondo obiettivo stagionale sarà il Tour?

Ci sarà un gruppo che farà solamente il Tour de France Femmes, mentre Longo Borghini ci arriverà dopo aver corso al Giro. L’atleta di  riferimento del team dovrebbe essere Dominika Wlodarczyk, che nel 2025 è arrivata quarta in classifica generale. Longo Borghini avrà un ruolo di primo piano, ma condiviso. 

Il cammino di avvicinamento rimane lo stesso?

Abbiamo optato per fare un ritiro in altura al Passo San Pellegrino, dove ci saranno tutte le ragazze che correranno al Tour. Elisa avrà la libertà di arrivare più tardi per risparmiarle altre tre settimane di altura. Tra le due corse a tappe ci sono i giusti spazi per arrivare pronte a entrambe. Il periodo di riposo più importante in realtà sarà quello dopo le Classiche. 

Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Quanto pesa a un’atleta come Longo Borghini rinunciare alle Ardenne?

Tanto, in particolare dispiace per la Liegi che è una corsa molto vicina alle sue caratteristiche. Però dobbiamo creare un programma e fare delle scelte. Nelle ultime due stagioni avevamo saltato la Roubaix, mentre quest’anno la scelta è di ritornare sulle pietre francesi. L’ultima volta che ci era stata aveva anche vinto, era il 2022. 

Con il ritorno alla Roubaix cambia qualcosa nell’avvicinamento? 

No, ormai si arriva sempre in una buona condizione agli appuntamenti principali. Poi Longo Borghini è un’atleta che ha già corso diverse volte su quelle strade, non ha problemi a livello tecnico. Andremo su il 9 aprile, tre giorni prima della gara, per fare qualche prova dei materiale e rivedere i dettagli del percorso.

Giro dell'Appennino 2026, Silvia Persico, vittoria, UAE Team ADQ

Il punto di Velo: tra certezze, il nuovo che avanza e forze ritrovate

23.03.2026
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Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores. 

«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?

Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte. 

Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?

Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.

Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…

Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.

Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?

Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo

Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…

Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.

Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?

Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.

Rimane lei il faro della nazionale?

Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili. 

Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?

Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.

Demi Vollering è nata il 15 novembre 1996. Quest'anno è alla sua seconda stagione nella FDJ United-Suez

Delcourt e Demi Vollering, pronta a prendersi il Giro Women

15.03.2026
6 min
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Quello alla Strade Bianche per Demi Vollering, reduce in questo avvio di stagione da quattro vittorie in quattro giorni di gara, si può considerare serenamente (e quasi letteralmente) un incidente di percorso. La strada imboccata per sbaglio nella classica senese seguendo una moto dell’assistenza neutra, che ha portato il gruppetto inseguitore in cui viaggiava la campionessa europea in una proprietà privata, non ha lasciato strascichi in casa FDJ United-Suez, che ha festeggiato ugualmente con la vittoria di Elise Chabbey.

Per Vollering è stato comunque un assaggio di ciò che troverà quando ritornerà in Italia per il Giro Women dopo aver corso tra le tante Fiandre, Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Dell’argomento abbiamo parlato bussando alla porta di Stephen Delcourt, general manager della formazione francese, avvalendoci della sua solita disponibilità.

Vollering avrà un calendario importante prima del Giro Women. Avete preso in considerazione anche la possibilità di partecipare a un numero minore di gare prima di partire per l’Italia?

Il programma di Demi è stato elaborato con molta attenzione. L’intenzione non è mai stata quella di accumulare il maggior numero possibile di gare, quanto piuttosto di migliorare progressivamente la forma fisica e la fiducia. Alcune gare servono a migliorare la condizione fisica, altre a sviluppare l’affiatamento e gli automatismi all’interno della squadra. L’obiettivo è semplice: arrivare al Giro con le giuste sensazioni e il giusto slancio collettivo.

Cosa prevede il programma di avvicinamento tra l’ultima gara e l’inizio del Giro? Altura o rifinitura a casa?

Tra l’ultima gara e il Giro, l’attenzione sarà rivolta alla messa a punto dei dettagli. Demi continuerà il suo lavoro specifico con il suo allenatore, che molto probabilmente includerà un periodo di lavoro in altura, al fine di arrivare al Giro con la massima freschezza possibile. A questo livello, spesso sono i piccoli dettagli a fare la differenza: il recupero, la precisione nell’allenamento, ma anche la mentalità con cui ti presenti alla linea di partenza.

Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Il Giro Women si svolge un mese prima rispetto al passato. Questo ha influito sulla preparazione di Demi?

Sì, certo che ha un impatto. Quando una gara come il Giro Women cambia posto nel calendario, bisogna ripensare parte della pianificazione della stagione. Tuttavia abbiamo anticipato questo cambiamento abbastanza presto e adattato il programma in modo che Demi possa arrivare pronta al momento giusto.

Che tipo di squadra avrete al Giro Women? Saranno tutte al servizio di Vollering o porterete, ad esempio, anche Ally Wollaston per gli sprint?

Arriveremo al Giro con una squadra molto forte ed equilibrata attorno a Demi. Lei sarà la nostra leader per la classifica generale, ma vogliamo anche rimanere una squadra in grado di animare la gara. Elise Chabbey sarà con noi e ha già dimostrato di poter vincere, di poter creare pericolo in testa al gruppo e di essere una compagna fondamentale attorno a Demi nei momenti decisivi. In un Grande Giro, avere cicliste capaci di attaccare e creare movimento in gara è spesso importante quanto la pura forza.

Quali avversarie temi di più e perché?

Elisa Longo Borghini è ovviamente una rivale formidabile e lo è ancora di più quando corre in casa, in Italia. Conosce perfettamente queste strade e riesce sempre ad alzare il suo livello nelle gare più importanti. Questo però è anche ciò che rende la sfida ancora più emozionante per noi. Gareggiare in Italia, contro le migliori cicliste del mondo, su strade che hanno tanta storia, conferisce sempre alla gara una dimensione molto speciale.

Vollering ha partecipato al Giro Women solo una volta nel 2021, classificandosi terza. E’ la favorita numero uno per la vittoria finale?

Demi è attualmente la numero uno al mondo, quindi naturalmente sarà tra le favorite, ma nel ciclismo moderno nulla è mai scritto in anticipo. Un Grand Tour è sempre un’avventura ricca di emozioni, strategia e momenti a volte inaspettati. Aggiungere il Giro Women al palmares di Demi sarebbe qualcosa di molto speciale per lei e per la squadra. Le nostre rivali avranno le stesse ambizioni e spero che questo Giro sia come l’ultima Strade Bianche: bello, imprevedibile e spettacolare.

Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Il Tour Femmes resta il suo obiettivo principale?

Ovviamente è uno degli obiettivi principali della stagione. E’ diventato un evento incredibile che sta plasmando la storia del ciclismo femminile. Ma anche il Giro Women ha una storia, una cultura e un’identità uniche in questo sport. Per noi entrambe le gare sono davvero iconiche e correre per vincere entrambi questi Grandi Giri è una motivazione enorme.

Ritieni che Vollering sia cambiata rispetto all’anno scorso? Se sì, in che modo?

Sì, Demi continua a evolversi. Ha acquisito maturità, calma e leadership, ma ciò che è bello vedere è anche come la squadra cresca con lei. Ha un’aura incredibile all’interno del gruppo e trascina tutti quelli che la circondano. In un Grande Giro, questo tipo di energia collettiva può fare un’enorme differenza.

Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Vollering ha mostrato di apprezzare il fatto di correre in Italia. E’ così anche per la vostra squadra?

Per noi correre in Italia è sempre speciale. Il ciclismo è profondamente radicato nella cultura di questo Paese e queste strade sono ricche di storia. La grande partenza dall’Emilia-Romagna, regione che personalmente amo, creerà già di per sé un’atmosfera unica. E concludere con una salita mitica come il Colle delle Finestre promette un finale straordinario. Sono questi paesaggi, questa passione e questa cultura che rendono il Giro Women una gara così unica.

Strade Bianche Donne 2026, Siena, Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma, Elise Chabbey

Longo generosa, Chabbey tenace e la Strade se ne va…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scena degna d’un palio quella della penultima curva di questa Strade Bianche. Longo Borghini ha attaccato nuovamente sulla salita di Santa Caterina: rapporto lungo e tutte le forze nei pedali, con Niewiadoma e Chabbey a ruota. La piemontese ha scollinato e voltato a destra, rilanciando l’andatura. Le altre sono rimaste un passo indietro e quando sono arrivate alla curva a sinistra che spalanca la traiettoria su Piazza Il Campo, la trappola è scattata.

Koch ha cercato di passarla sulla destra ed Elisa si è spostata verso di lei trovando la traiettoria strozzata. Contemporaneamente Niewiadoma ha provato a infilarsi nel varco al centro e le due spalle si sono toccate. Elise Chabbey che fino a quel momento era sempre rimasta a ruota ne ha approfittato e ha attaccato. Sarebbe bastato che Elisa allargasse il gomito, ma non ha avuto la prontezza oppure ha preferito giocare pulito e con le prime tre ha visto sfuggirle il podio della Strade Bianche, nonostante sia stata lei quella che ha fatto la corsa.

«Se devo dire la verità – sorride Chabbey – non ricordo bene come sia andata, ho seguito l’istinto. L’unica cosa che sapevo è che se passi per primo l’ultima curva, hai buone possibilità di vincere. Quando Francesca (lei chiama così la compagna Franziska Koch, ndr) è passata a destra, Longo e Kasia si sono spostate un po’ a sinistra. Io ho trovato un varco e ho provato a passare e poi sono andata a tutta fino al traguardo e l’ho passato per prima».

Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva

Applausi alla Longo

Dopo la vittoria al UAE Tour, Elisa Longo Borghini voleva vincere la Strade Bianche e farlo con chiarezza, di forza e possibilmente da lontano, senza trovarsi invischiata in una lotta a spallate all’ultima curva. Dopo l’arrivo si è seduta per terra, col torace che si gonfiava per recuperare il respiro. Ha le gambe sporche di terra, gli occhiali specchiati con gocce di polvere e il tono di voce che torna fermo.

«Se non si prova a vincere – dice – le corse non si vinceranno mai. Io ho provato a farlo, ma a volte rischi anche di perderla. Credo che sia molto meglio così. Ho fatto diversi attacchi, mi sono sentita bene. E’ stata una bella battaglia fino alla fine, l’ho rischiata e penso che sia meglio rischiare che perdere da perdenti. A un certo punto mi sembrava che Niewiadoma, sparendo dalla mia vista, avesse mollato, invece mi ha infilato bene. E’ stata brava. Forse avrei dovuto allargare i gomiti, però è sempre meglio non farlo».

Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso
Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso

L’errore di percorso

E’ stata la Strade Bianche in cui tutto il gruppo inseguitore a un certo punto ha sbagliato strada, seguendo un motociclista. Quando se ne è accorto, ha voltato la moto ed è ripartito, lasciando le ragazze su una strada di campagna a lottare contro il tempo per recuperare la via maestra. Senza che le atlete davanti ne sapessero nulla.

«Sono veramente frustrata – dice fra le lacrime Letizia Borghesi – perché mi sentivo davvero bene. Ero nel primo gruppo e ho forato prima delle Tolfe, è stata dura, ma sono rientrata con l’aiuto di Kim (Lecourt Pienaar, ndr). Mi sentivo davvero forte, ma poi quando sono arrivata sulla testa del gruppo, la motocicletta ha sbagliato e io l’ho seguita. Quando vai così forte in discesa, non puoi che fidarti e seguirle. Poi è tornata indietro e non mi ha aspettato, quindi ero da sola nel mezzo del nulla.

«Alla radio non dicevano nulla. E’ tanto frustrante, perché la Strade Bianche è una delle gare più grandi e questo ha rovinato completamente non solo la mia prova, ma quella della nostra squadra. Non sono più rientrata, ho finito la gara, però dalla rabbia volevo quasi fermarmi».

Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch

L’abbraccio di Vollering

L’errore di percorso ha spalancato la porta per Elise Chabbey, che si è ritrovata da gregaria in fuga a unica carta rimasta alla FDJ Suez per giocarsi la gara. Era stanca e poco convinta di riuscire a combattere sino in fondo ed è stata proprio Franziska Koch a darle coraggio.

«Avevamo un piano – racconta Chabbey – per vincere con Demi Vollering e prevedeva che io entrassi in fuga e cercassi di mettere pressione alle altre squadre. Poi però Demi ha avuto un problema e sapevamo che non sarebbe riuscita a recuperare. Perciò mi sono ritrovata da sola con Francesca e insieme abbiamo cercato di unire le forze e fare del nostro meglio. Ci siamo incitate e questa voglia di fare bene è stata la chiave per vincere, perché tutte le atlete erano molto forti. Il livello della squadra oggi è stato fantastico, abbiamo tenuto duro anche per ripagare il lavoro di ragazze come Lea e Amber (Curinier e Krach, ndr), che hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno.

«Non avrei mai pensato di poter vincere la Strade Bianche fino a quando ho passato il traguardo. E quando Demi è venuta ad abbracciarmi, ho pensato che fosse contenta per me, perché l’anno scorso ho lavorato tanto per lei. La cosa speciale di questa squadra è che siamo tutti così uniti. Oggi è toccato a me, la prossima volta ci sarà un’altra».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey

Due storie dal finale diverso

Elisa Longo Borghini si avvia verso il podio, con il senso di aver dato tutto e un quarto posto che non ha sapore. Si ferma per abbracciare Kasia Niewiadoma. La gente della Strade Bianche l’ha eletta a sua beniamina e ad ogni attacco – a Colle Pinzuto, sulle Tolfe e sulla salita finale – il pubblico è esploso. Ieri, camminando al suo fianco dalla presentazione al pullman, abbiamo avuto la chiara sensazione della popolarità e assieme della disponibilità con cui si è lasciata avvicinare per una firma e una foto.

Elise Chabbey invece lascia la conferenza stampa ancora incredula. Il massaggiatore le stampa un bacio sulla guancia. Fa in tempo a dire di essersi messa a disposizione della compagna Koch per aiutarla a vincere e che l’altra le abbia risposto di non pensarci nemmeno e di dare tutto, perché anche le altre erano stanche.

Ce ne andiamo a scrivere con la consapevolezza che questo movimento sia cresciuto davvero a dismisura. Fino a qualche anno fa, le ragazze stramazzavano sul selciato della piazza e impiegavano dei lunghissimi minuti per prendere fiato. Ora arrivano, si siedono, bevono, commentano e in breve sono già pronte per parlare. Forse è davvero arrivato il momento di allungare le distanze di gara.

Due chiacchiere con Elisa e Jacopo, parlando del Lombardia

La Sanremo c’è, dov’è il Lombardia? A ruota libera con Elisa e Jacopo

05.03.2026
6 min
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Lo scorso anno ha preso finalmente la luce la Milano-Sanremo femminile, seguendo la scia della Roubaix, inserita nel calendario solo qualche stagione prima e di Fiandre e Liegi, le uniche classiche monumento che hanno una versione femminile già da molto tempo. Resta quindi fuori solo il Giro di Lombardia e quest’assenza dal calendario appare sempre più anacronistica. Se ne era parlato già qualche anno fa e RCS Sport aveva chiaramente detto come il progetto sia in cantiere, ma la sua realizzazione sia molto più complicata rispetto alla Classicissima.

Qualche giorno fa, alla vigilia dell’Omloop Nieuwsblad poi conquistata al termine di uno sprint a due, era stata Demi Vollering a farsi sentire, rivolgendosi direttamente all’UCI dopo una lunga seduta di 6 ore di allenamento svolta sulle stesse strade del Lombardia, comprese le mitiche ascese del Ghisallo e di Sormano, affermando che è tempo di regalare anche alle ragazze la “classica delle foglie morte”.

Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario

Una richiesta che parte da più lontano

Da queste dichiarazioni abbiamo preso spunto per trattare l’argomento con una coppia davvero speciale. Con Elisa Longo Borghini che non è solo una delle più acclamate e vincenti front woman del movimento, ma anche atleta le cui caratteristiche si sposano alla perfezione con quelle del Lombardia. E con suo marito Jacopo Mosca, che il Lombardia l’ha corso per 3 volte e ha sperimentato sulle sue gambe l’asprezza della classica di fine stagione.

La prima a prendere la parola, prendendo l’argomento di petto com’è abituata a fare nelle sue tante imprese su strada è Elisa: «La Vollering non è stata la prima persona a chiedere un Giro di Lombardia. Tantissime ragazze italiane si sono spese negli anni dicendo che sarebbe stato molto bello avere anche per noi questa classica. Chiaramente Demi fa molta più eco perché sui social è sempre molto attiva ed è una ciclista molto seguita. Personalmente credo che il Lombardia sia un vero “buco” nel nostro calendario che non ha ragion d’essere, sarebbe fantastico poter avere una gara di quel calibro anche nel nostro programma».

Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020

Il problema del traffico

C’è però da fare i conti con la ritrosia di RCS Sport, dettata dalle difficoltà organizzative: «E’ chiaro che si va in zone estremamente urbanizzate, con una densità di popolazione molto alta e una difficile gestione delle strade – riprende la Longo Borghini – ci sono centomila strade da tener chiuse e il problema potrebbe essere quello. Non credo che RCS sia contraria a un evento del genere, ma tener chiusa la strada per un giorno intero in Lombardia, con un sacco di strade e con anche tantissime automobili è complicato, soprattutto considerando due corse nello stesso giorno come avviene in altre Monumento».

Jacopo affronta l’argomento da una visuale diversa, quella di chi l’ha vissuto direttamente ed è convinto che il Lombardia sia ormai pienamente adattabile anche alle ragazze, fatte salve quelle differenze di chilometraggio che si vedono anche nelle altre corse.

«Per me parliamo di un problema che non dovrebbe esistere – dice – nel senso che dico da tempo che il Lombardia dovrebbe essere inserito nel calendario femminile. Chiaramente sarebbe bello poterlo vedere, come abbiamo visto essere bellissima la Milano-Sanremo e sono affascinanti tutte le altre prove del loro programma. Quando arriverà il Lombardia femminile spero che sia organizzato su un bel percorso e che possa ricalcare buona parte del nostro».

Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!
Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!

Fine stagione? Non è un problema…

La difficoltà del Giro di Lombardia è data più dalla sua altimetria, dal suo disegno o anche dal fatto che è proprio a fine stagione, quando le energie cominciano a non esserci più? «In un ciclismo come quello attuale, dove tutto è programmato, il fatto che arrivi a fine stagione fa poca differenza – ribatte Mosca – conta più la motivazione che uno ha. Chi si presenta alla partenza, avendolo posto come obiettivo, è difficile che non ci arrivi pronto, quindi influenza poco la collocazione in calendario. La parte più difficile sono i 4.000 e passa metri di dislivello che devi affrontare».

A chi sarebbe adatto un percorso come quello della corsa lombarda? Qui Elisa si fa sentire: «Chi conosce un po’ il ciclismo, sa che il Giro di Lombardia al femminile potrebbe essere molto adatto a me, esattamente tanto quanto lo sarebbe per Demi, anzi ne uscirebbe fuori una sfida bellissima, con lei come con le altre top rider che si giocano i Grandi Giri. Credo che Demi abbia parlato più che altro per il movimento e non per se stessa».

La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale

«La corsa ideale per me…»

Longo Borghini ha vinto Fiandre e Roubaix, ha sfiorato più volte il colpo alla Liegi (che è sempre tra i suoi obiettivi), lo scorso anno è stata commovente protagonista alla prima Sanremo, ripresa a un passo dal traguardo, ma il Lombardia avrebbe un sapore particolare, calzando sulle sue caratteristiche come un vestito su misura.

«Penso di essere un’atleta polivalente – dice – e negli anni l’ho dimostrato. Credo che potrebbe essere una corsa dove potrei fare molto bene. Considerando un tracciato simile a quello maschile, quindi non avendo un’idea di che chilometraggio avrebbe e come verrebbe strutturato, si valuterebbe come correrlo, perché si sa bene che il tracciato cambia ogni anno, se si arriva a Bergamo oppure a Como».

Che consigli darebbe il marito alla moglie? «Io il Lombardia lo faccio, ma sempre solo inseguendo, tirando e quindi facendo una gran fatica – afferma ridendo – Elisa lo farebbe sicuramente con un altro approccio, sarebbe lì a giocarsi la corsa, quindi non so che grandi consigli possa dargli. Sicuramente la differenza maggiore verrebbe da quale percorso sceglierebbero e quali sarebbero i punti critici della gara.

«Chiaramente se arriva a Bergamo, c’è un percorso e quindi Bergamo Alta potrebbe essere il momento decisivo. Se invece si arriva a Como e affrontano il Muro di Sormano, mi viene da pensare che in qualsiasi momento della gara venga posto, quello sarebbe il momento critico. Non è come la Sanremo che è sempre quella e ha sempre lo stesso copione».

Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie

Gara selettiva dove contano le gambe

Quel che è certo è che la selezione sarebbe certa: «Contando tutte le salite che ci sono – conferma Mosca – è chiaro che non arriverà mai un gruppo di più di 3-4 corridori insieme per giocarsi la corsa. Non vedo un altro scenario che una gara molto selettiva dove arrivi con le energie contate e la differenza la fanno le gambe. Questo avviene per gli uomini e avverrebbe anche per loro».

Il Lombardia imporrebbe una preparazione calibrata per provare a vincerlo? «Durante l’anno lavoriamo per avere alcuni picchi di forma – conclude Longo Borghini – puoi arrivare al Giro di Lombardia con la condizione post mondiale. Non avrebbe senso ossessionarsi con quella corsa, ma andarci consapevole di essere in una buona condizione fisica e pronta per affrontarla con ambizioni».

UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet

Jebel Hafeet, viaggio a ritroso nei 3 successi della Longo

15.02.2026
6 min
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Tre partecipazioni e tre vittorie: tappa e maglia, sempre sulla stessa salita. Non c’è niente di più diverso di Elisa Longo Borghini e la montagna brulla di Jebel Hafeet, eppure la piemontese è diventata la regina di questo simbolo del UAE Tour. L’ha conquistata nel 2023 in maglia Trek-Segafredo, si è ripetuta nel 2025 al primo anno nel UAE Team Adq e ha completato il tris l’8 febbraio.

Dai mille metri della vetta, dove sono stati costruiti un hotel e un osservatorio, lo sguardo spazia verso il deserto da una parte e il golfo dall’altra. Jebel Hafeet è come un osso conficcato nella terra, lungo circa 26 chilometri e largo 4-5. La strada a tre corsie, costruita nel 1980, arriva sulla cima in poco meno di 12 chilometri con pendenza media dell’8 per cento. Ma non ci sono alberi né tifosi, una sorta di Ventoux estremo, difficile persino da descrivere.

«La primissima volta che l’ho fatta – racconta Elisa dal Teide, su cui sta preparando le classiche di primavera – Jebel Hafeet mi ha colpito per il suo senso di solitudine. E’ una salita che sa di nostalgia, perché sei veramente in mezzo al niente, con il paesaggio brullo e tutto questo cemento attorno. E’ un po’ particolare, quasi lunare. Mi è subito sembrata una salita fuori dal mondo. Non c’è nessuno. Il paesaggio è tutto uguale, con un sole un po’ pallido che ti batte addosso e il grande caldo. E’ tutto molto strano».

2023: con Realini fino alla cima

La prima volta fu l’11 febbraio 2023 con la maglia bianca e celeste della Trek-Segafredo. Con lei si ritrovò a scalare Jebel Hafeet la giovane Gaia Realini, alla prima corsa nel team americano dopo le due stagione a metà fra strada e cross con la Isolmant di Fidanza.

«Facemmo una doppietta – sorride Elisa – prima e seconda. La cosa che ho notato è che ogni volta che lassù ha vinto un’italiana, ha fatto seconda un’altra italiana. Realini la prima volta, Silvia Persico lo scorso anno e Monica Trica Colonel quest’anno. Gaia era nuova, però si era fatta subito conoscere per il suo dialetto e i modi di dire un po’ particolari. Tagliare il traguardo con una compagna fu emozionante, anche se ricordo che nel finale scoppiai a ridere. Lei infatti a un certo punto disse in dialetto pescarese che le veniva da piangere per l’emozione. Qualcosa di simile a «Me viè da chiagne!». Le uscì in modo così genuino, che a me invece venne da ridere.

«Sulla cima non c’erano tifosi. Trovammo una serie di persone con l’abito bianco, non saprei dargli una qualifica. C’erano tutti quelli dell’Abu Dhabi Sport Council, le persone che si adoperano nell’organizzazione della corsa e i vari sponsor che vengono a stringerti la mano. Venne a congratularsi anche Matar, il presidente del team maschile (Matar Suhail Al Yabhouni Aa Dhaheri, ndr), che però ai tempi non conoscevo. Capii solo che fosse una persona importante, ma nulla di più».

Silvia Persico. Elisa Longo Borghini, traguardo di Jebel Hafeet al UAE Tour del 2025
8 febbraio 2025, Longo Borghini prima a Jebel Hafeet e seconda la nuova compagna Silvia Persico
Silvia Persico. Elisa Longo Borghini, traguardo di Jebel Hafeet al UAE Tour del 2025
8 febbraio 2025, Longo Borghini prima a Jebel Hafeet e seconda la nuova compagna Silvia Persico

2025: la richiesta di vincere

Poi quel mondo divenne anche il suo e il UAE Tour smise di essere una gara come le altre. Finito il rapporto con la Lidl-Trek, Elisa approdò al UAE Team Adq e di colpo quella corsa e quella salita cambiarono considerazione. La seconda volta a Jebel Hafeet fu l’8 febbraio del 2025.

«La pressione è cambiata subito – racconta – il UAE Tour è la corsa di casa. Mi è stato ribadito che per gli sponsor e per la squadra in sé, è come il Tour de France. L’anno scorso mi è stato chiesto in maniera esplicita di vincerlo, quindi anche l’approccio alla corsa è stato diverso. Non posso dire che sia stato stressante, però ero molto più concentrata sull’obiettivo. E anche la preparazione è cambiata, con molta più attenzione a ogni particolare. Non mi era mai capitato che mi venisse chiesto di vincere una corsa, però portiamo sulla maglia il nome della nazione ed è normale che correndo in casa volessero fare buonissima figura.

«Così ci siamo preparati per arrivare al 100 per cento – ricorda Elisa – perché ero appena arrivata in squadra e volevo farmi trovare pronta. Abbiamo accelerato un po’ i tempi e con il senno di poi mi viene da dire che la pagai ammalandomi prima delle Ardenne, però quella era una priorità e per questo arrivai giù che volavo. Stavo più che bene, a Jebel Hafeet mi bastò uno scatto e andai all’arrivo. Non dico che sia stato semplice, però arrivando in piena condizione, sai come stai e quando vuoi attaccare. Quando ho firmato, sapevano benissimo che avrebbero comprato una leader e proprio per questo motivo mi hanno chiesto di vincere».

2026: la nuova padrona di casa

Che sia stata di buon auspicio o il segnale di una solidità da prima della classe, la seconda vittoria di Jebel Hafeet del 2025 lanciò la volata lunga verso la seconda conquista del Giro d’Italia, davanti alla quale l’esultanza dei capi esplose in modo definitivo, facendo di lei la nuova padrona di casa.

«Di fatto quest’anno l’approccio è stato più morbido – ragiona Longo Borghini – nel senso che a ottobre abbiamo parlato con la squadra e mi hanno detto di fare tranquillamente la mia preparazione e di arrivare bene agli appuntamenti che contano. Hanno detto che avrebbero avuto piacere che tornassi in UAE anche all’80 per cento, perché sarebbe bastato per fare comunque qualcosa di buono.

«Così ho fatto una preparazione molto più tranquilla. Nell’inverno ho fatto tantissima base e ho fatto i primi lavori in soglia solo sul Teide a gennaio e anche per questo vincere a Jebel Hafeet quest’anno è stato un pochino più duro. Stavo bene e c’era una concorrenza superiore, ma il risultato è arrivato ugualmente. Ormai conosco la salita molto bene, perché con la squadra l’avremo fatta almeno dieci volte. So quali sono le curve più pendenti, ma resta quel senso di nostalgia, più che di desolazione. Sembra veramente di salire verso la luna in mezzo al niente. E’ diverso anche dal Teide, che pure nel finale è parecchio brullo, perché scalando Jebel Hafeet ti senti davvero in un posto lontano».

Elisa Longo Borghini

Dal Teide al UAE Tour. Caro Slongo, come ha lavorato Elisa?

07.02.2026
7 min
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La stagione delle ragazze sta entrando sempre più nel vivo. In Asia è di scena il UAE Tour Women, e con questo grande appuntamento è scesa in pista anche Elisa Longo Borghini (in apertura foto Ajona Diaz).

La leader del UAE Team ADQ viene dai lunghi ritiri spagnoli, prima a Benidorm e poi sul Teide, quindi di corsa negli Emirati Arabi Uniti per iniziare la sua 16ª stagione da elite. Ma come è arrivata a questa gara? Come ha lavorato sul Teide? Tutte curiosità che abbiamo chiesto al suo coach storico, Paolo Slongo, che sul vulcano l’ha seguita metro per metro.

Paolo Slongo, Elisa Longo Borghini
Paolo Slongo è il preparatore storico di Elisa Longo Borghini. Al UAE Tour Women la segue da remoto
Paolo Slongo, Elisa Longo Borghini
Paolo Slongo è il preparatore storico di Elisa Longo Borghini. Al UAE Tour Women la segue da remoto
Dunque, Paolo, il primo ritiro dell’anno in quota è andato: quanti giorni siete stati sul Teide?

Due settimane alla fine. Siamo tornati il 28 gennaio ed eravamo andati via il 14, quindi un periodo lungo ma non lunghissimo. Oggi va spesso di moda fare tre settimane, io preferisco farne due (perché comunque di testa pesa meno) e magari fare più blocchi ravvicinati. Alla fine hai la stessa resa, se non migliore.

Che Elisa hai visto? A noi, da quel che abbiamo percepito da fuori, è sembrata una Longo Borghini felice, serena…

Sì, molto. Elisa mantiene l’entusiasmo e la voglia di fare di quando era junior o di quando ha iniziato a correre. Questo è sicuramente un punto di forza. Lei ama il suo mestiere e quindi anche andare in ritiro non le pesa, anzi è una cosa che le piace proprio. E questo è un vantaggio anche per chi le sta attorno: lavorare con un’atleta motivata è sicuramente un plus. E’ giusto anche considerare che il marito (Jacopo Mosca, ndr) era in Australia per il Tour Down Under e a casa sarebbe stata sola, per di più con un clima invernale spesso piovoso.

Elisa Longo Borghini
Sul Teide la piemontese si è allenata con grande impegno, come sempre del resto (foto Ajona Diaz)
Elisa Longo Borghini
Sul Teide la piemontese si è allenata con grande impegno, come sempre del resto (foto Ajona Diaz)
E al Teide il bel tempo è quasi una garanzia…

E anche i percorsi per allenarsi. Metti insieme tutte queste cose ed ecco che il ritiro le è venuto con più sorriso. Dal lato della performance diciamo che volutamente siamo leggermente più indietro dell’anno scorso, pur restando competitivi.

Passiamo al lato tecnico, appunto. Che tipologia di lavoro avete impostato?

L’anno scorso siamo arrivati in UAE Team ADQ per il primo anno e giustamente la corsa di casa, cioè il UAE Tour, era importante. Abbiamo quindi lavorato per arrivare con una forma già abbastanza avanzata. E’ normale poi dover fare i conti con il resto della stagione: arrivano quasi subito le classiche italiane e le classiche del Nord ed essere sempre competitivi diventa più difficile. La sensazione è quella di stare un po’ più indietro, ma sempre competitivi, e poi vedere come andranno le cose, sapendo di avere ancora un margine da incrementare con il secondo blocco che faremo al Teide subito dopo il UAE Tour.

Per questo parlavi di blocchi in quota ravvicinati. Ma quindi, Paolo, come avete lavorato nello specifico? Ancora bassa intensità?

Devo dire che di bassa intensità quest’anno ne abbiamo fatta tantissima, anche a casa. Dall’inizio dell’anno abbiamo costruito una base davvero importante, affiancata al lavoro di forza: palestra, partenze da fermo e lavori di forza in bici. Però nelle ultime tre settimane, quella prima del Teide e le due settimane sul vulcano, abbiamo lavorato anche sulla qualità, sulla soglia, perché quando vai a competere questo è fondamentale. Come dico sempre, la parte aerobica ci mette tanto a costruirsi e poco a perdersi, mentre quella anaerobica si costruisce in fretta e dura di più per certi aspetti. Per questo abbiamo deciso di inserire anche un po’ di brillantezza.

Elisa Longo Borghini
Elisa Longo Borghini (classe 1991) durante la conferenza stampa del UAE Tour Women di cui è campionessa uscente
Elisa Longo Borghini
Elisa Longo Borghini (classe 1991) durante la conferenza stampa del UAE Tour Women di cui è campionessa uscente
Questi lavori più intensi li facevate in quota o nella parte più bassa di Tenerife?

Nella parte più bassa. Dalla mia esperienza e anche dagli studi, i lavori brevi puoi farli anche in quota, ma quelli un po’ più ampi richiedono valori e riferimenti tarati per l’altura, e noi ce li siamo costruiti. I lavori brevi li avevamo a livello del mare, quindi preferivamo evitare errori o esperimenti e mantenere un metodo classico. Fino a 30″-40″ puoi lavorare anche in quota, gli sprint per esempio danno un ritorno maggiore proprio in altura.

Quindi quando parliamo di qualità al Teide cosa intendi?

Ripetute alla soglia progressive da due minuti, poi da tre, da quattro, per due o tre volte. E poi lavori sui 30″ o 40″ al massimo dei valori che poteva esprimere, alternati anche questi per tre o quattro volte. Ovviamente mantenevamo sempre una giornata di lungo, o come si dice oggi di Z2 o Fatmax.

A proposito di Fatmax, a Benidorm l’abbiamo vista già magra…

Sì, diciamo che non è ancora l’Elisa del Giro Women. Quel chilo, chilo e mezzo in più è voluto. Prima dei Giri ci sono le classiche e, specie in quelle del Nord, puoi trovare freddo e quella lieve massa in più può proteggerti. Essere troppo tirati potrebbe essere controproducente. Più massa significa anche più potenza espressa in pianura. Elisa comunque non è ingrassata in inverno, è stata brava.

Elisa Longo Borghini
Prima del UAE Tour Women Elisa ha provato la salita Jebel Hafeet che quasi certamente domani deciderà la generale (foto Instagram-UAE Adq)
Elisa Longo Borghini
Prima del UAE Tour Women Elisa ha provato la salita Jebel Hafeet che quasi certamente domani deciderà la generale (foto Instagram-UAE Adq)
Elisa ha utilizzato anche la bici da crono sul Teide?

Sì, abbiamo portato la bici da crono e l’abbiamo lasciata su per ritrovarcela nel secondo ritiro. Al Tour Femmes si userà, mentre al Giro no, perché c’è la cronoscalata del Nevegal dove penso si userà la bici da strada. Le crono però sono sempre importanti. Nel primo ritiro di dicembre abbiamo lavorato con la struttura interna UAE su biomeccanica, aerodinamica e materiali, testando anche nuovi caschi. Abbiamo fatto prove in pista a Valencia durante il training camp. Su un’atleta evoluta come Longo Borghini non cambi tantissimo, ma qualche aggiustamento lo si fa comunque. Per adattarsi a una posizione più estrema bisogna lavorarci, se poi si vogliono raccogliere i frutti.

Paolo, dici sempre che non è facile non mandare al massimo un campione o una campionessa. Ricordiamo quando Nibali storceva il naso perché non lo portavi al 100 per cento alla Tirreno. Anche Elisa scalpita?

Il discorso è un po’ diverso, ma ci sono anche molte similitudini. A un atleta non essere competitivo non va giù, soprattutto se è un campione o una campionessa. Tuttavia, per Elisa, ma direi per il ciclismo femminile in generale, è più gestibile perché riesci a modulare la forma meglio rispetto agli uomini. Anche senza essere super tirata, una campionessa può essere competitiva fin da subito e mantenere la condizione.

E tra gli uomini?

Con gli uomini è quasi impossibile, soprattutto oggi. Con il primo Nibali era ancora fattibile, ma l’esasperazione attuale delle squadre porta tutti ad essere competitivi al massimo quando si presentano alle corse. Un Nibali, anche non al top, poteva lottare per un podio alla Tirreno. Oggi un leader, se non è al 100 per cento, non entra nemmeno nei primi dieci. Nelle donne, pur con un livello che cresce ogni anno, c’è ancora un filo di margine.

Elisa Longo Borghini
Prime tappe nevose nonostante la pianura. Il vento è stato determinante
Elisa Longo Borghini
Prime tappe nevose nonostante la pianura. Il vento è stato determinante
Chiaro, non c’è quell’esasperazione…

Anche perché subentra un altro fattore: gli organici dei team. Noi siamo la squadra con più atlete nel WorldTour, venti, ma altri team ne hanno sedici. Le gare sono tante quasi quanto quelle degli uomini e alla fine le ragazze corrono sempre. Pogacar, Vingegaard o Van der Poel fanno poche corse mirate e a fine anno ne hanno meno delle donne, anche grazie a organici più ampi. Tra gli uomini ogni team ha circa trenta atleti. Con un calendario diverso, la preparazione diventa più gestibile.

In queste prime tappe del UAE Tour Women tanta (solo) pianura, domani si sale in quota. Al netto della condizione che hai ben spiegato, cosa ti aspetti da Elisa?

Elisa è comunque competitiva. Al UAE Tour di quest’anno ci sono più avversarie rispetto alla passata edizione. Come le ho detto: noi diamo il massimo e quello che viene, viene. Siamo sereni, sappiamo cosa abbiamo fatto e dove dobbiamo arrivare. Ma sono certo che Elisa lotterà, come sempre, con il coltello fra i denti.

Come ha già dimostrato in queste prime tappe del resto…

Esatto, lei è così: non molla mai. Neanche col vento.