Richard Carapaz, Alpe d'Huez Sarenne

Il sigillo di Carapaz e la lotta finale per le maglie

25.07.2026
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ALPE D’HUEZ (Francia) – Il secondo arrivo in cima alla montagna simbolo del Tour de France e della sua grandezza sorride alla maglia a pois, Richard Carapaz. Una vittoria che arriva dopo una giornata passata all’attacco, con l’obiettivo di chiudere i giochi per la classifica dedicata ai GPM. L’ecuadoregno della EF Education-EasyPost ha conquistato tre delle quattro scalate previste in questa penultima tappa della Grande Boucle. 65 sui 70 punti a disposizione, chiudendo i giochi già in cima al Col du Galibier. 

Verso l’ultimo GPM Richard Carapaz ha pagato le fatiche della giornata e di quelle passate, dove è andato sempre all’attacco sfruttando una condizione sempre in crescendo. Anche il campione olimpico di Tokyo ha sofferto però, con una rincorsa estenuante a Sepp Kuss che era scollinato per primo sul Col de Sarenne e sembrava lanciato verso la vittoria. Invece due curve sbagliate, di cui una con un brivido ben più grande di quanto percepito dagli schermi, hanno fatto sì che Carapaz si ritrovasse improvvisamente davanti.

«Stavo spingendo al limite a tal punto da sbagliare la traiettoria in curva – ha dichiarato Kuss dopo l’arrivo – è stato spaventoso. Probabilmente la mia famiglia che mi guardava da casa si è un po’ preoccupata, ma queste sono le corse. Ci tenevo a vincere per ripagare la squadra degli sforzi fatti. Purtroppo non ci sono riuscito, ma possiamo essere fieri di come abbiamo gestito la situazione dopo l’addio di Vingegaard».

Quattro chilometri

Un continuo sali e scendi ha portato la corsa al tratto in discesa dove Kuss ha sbagliato una curva difficile da leggere, soprattutto dopo 170 chilometri e quasi 5.000 metri di dislivello alle spalle. Al termine di questo tratto la strada è poi tornata a salire verso la cima dell’Alpe d’Huez, sotto alla quale è arrivata la seconda vittoria in tre giorni per Richard Carapaz

«Conoscevo la discesa perché stamattina l’abbiamo fatta in macchina per andare alla partenza – racconta nella zona mista la maglia a pois – sapevo di poter rientrare. Per tutta la salita finale ho tenuto un distacco di sei o sette secondi da Sepp Kuss. Sapevo di avere le gambe giuste e di poter cercare la vittoria, ma ho dovuto correre in maniera differente rispetto al solito. Mi sono gestito bene e sono rimasto concentrato, negli ultimi quattro chilometri ho sofferto tanto, chi li conosce sa che sembrano non finire mai».

Richard Carapaz, Alpe d'Huez
Carapaz ha conquistato 65 dei 70 punti disponibili per la classifica dei GPM, conquistando la sua seconda maglia a pois in carriera
Richard Carapaz, Alpe d'Huez
Carapaz ha conquistato 65 dei 70 punti disponibili per la classifica dei GPM, conquistando la sua seconda maglia a pois in carriera

Un altro traguardo

Il Tour de France è entrato nei pensieri di Richard Carapaz nell’esatto momento in cui ha dovuto rinunciare al Giro d’Italia. A Barcellona l’ecuadoregno partiva con tanti dubbi a proposito dei propri obiettivi, senza sapere che forma dare al suo Tour de France è stato bravo a plasmarlo tappa dopo tappa. Trovando nell’ultima settimana di questa Grande Boucle un senso a tutte le sue fatiche e al suo lavoro.

«Per quanto mi riguarda sono molto contento di quest’ultima settimana – racconta Carapaz – sapevamo sarebbe stata dura, ma è anche la mia preferita. Tante tappe di montagna, molte occasioni per provare a fare del nostro meglio. E’ bello ritrovare la maglia a pois due anni dopo (l’altra volta era stato al Tour del 2024, ndr), anche quella volta avevamo faticato parecchio. Oggi si giocavano diversi obiettivi, c’erano tanti interessi diversi in gara, ormai si lotta su tutto in questo ciclismo. Insieme alla squadra abbiamo gestito al meglio le energie, arrivando nella terza settimana al massimo della forma».

Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, maglia gialla, maglia bianca, Alpe d'Huez, tappa 20
Il UAE Team Emirates e Tadej Pogacar hanno corso per difendere la maglia bianca e il terzo posto di Del Toro, i due domani saliranno insieme sul podio a Parigi
Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, maglia gialla, maglia bianca, Alpe d'Huez, tappa 20
Tadej Pogacar ha corso per difendere la maglia bianca e il terzo posto di Del Toro, i due domani saliranno insieme sul podio a Parigi

Del Toro e un gregario di lusso

Isaac Del Toro ha resistito all’attacco di Paul Seixas e della Decathlon CMA CGM, la formazione francese in maniera disordinata ha provato a sfilare la maglia bianca al messicano. Quando però al tuo fianco si schiera un corridore come Tadej Pogacar diventa difficile per gli altri pretendenti al titolo. Lo sloveno ha gestito la situazione, dettando spesso il ritmo e seguendo il giovane compagno di squadra come un’ombra. 

«Oggi per quello che ho visto sia la squadra che Tadej Pogacar – dice Del Toro – hanno lavorato per difendere la maglia bianca e il podio. Nell’ultima salita la Decathlon ha tentato un attacco ma si capiva che dall’atteggiamento era un tentativo difficile. Sono contento di aver trovato le forze, sia per resistere ma anche per avvantaggiarmi, in un Tour così duro ognuno si trova a fare i conti con gli sforzi fatti. E’ un risultato molto importante per me, la squadra e per tutto il Messico».

Tour de France 2026, Mads Pedersen, Lidl-Trek, maglia verde
Mads Pedersen dipinge un altro capolavoro monumentale e con la vittoria del traguardo volante di Saint-Julien-Mont-Denis chiude i giochi per la maglia verde
Tour de France 2026, Mads Pedersen, Lidl-Trek, maglia verde
Mads Pedersen dipinge un altro capolavoro monumentale e con la vittoria del traguardo volante di Saint-Julien-Mont-Denis chiude i giochi per la maglia verde

Il gigante Pedersen

Nei verdetti di questa ventesima tappa del Tour de France c’è spazio per un solido Mads Pedersen, con un lavoro gigantesco il passista della Lidl-Trek ha trovato quei 25 punti che gli mancavo per chiudere i giochi della maglia verde. Il capolavoro lo ha fatto nel corso delle ultime tre tappe, ma sulla Croix de Fer ha tirato fuori l’asso dalla manica. 

«Si è tratta di una giornata davvero dura – spiega Mads Pedersen – non è stato semplice ma avevo detto al mio direttore sportivo che oggi avrei scollinato con i primi sulla Croix de Fer. Tanta sicurezza può sembrare quasi arroganza, ma avere fiducia nei propri mezzi aiuta a facilitare il lavoro. Domani sarà una giornata di festa, capirò cosa fare una volta partiti. C’è da fare i conti con la stanchezza di questi giorni».

Roberto Capello, EF Education-Aevolo. stagione 2026 (foto Instagram)

Capello, la EF Education e i primi assaggi di professionismo

31.03.2026
5 min
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LODI (LO) – Per Roberto Capello questa Settimana Internazionale Coppi e Bartali è stato un secondo approccio al ciclismo dei grandi. Cinque tappe dove ha preso le misure con un modo di correre totalmente differente rispetto a quello che ha sperimentato fino allo scorso anno nella categoria juniores. Nonostante fosse in un team internazionale, il Grenke Auto Eder, le differenze quando si mette il numero sulla schiena tra i pro’ ci sono, eccome. 

La notizia arrivata durante la pausa invernale, che ha destato una certa curiosità, è la scelta dello stesso Roberto Capello di cambiare squadra. Infatti il piemontese non ha proseguito il cammino iniziato con la RedBull-BORA (di cui il Team Grenke è squadra di sviluppo nella categoria juniores, ndr) ma è passato alla EF Education-Aevolo, devo team della EF Education EasyPost con la quale scoprirà il WorldTour nel 2027. 

Roberto Capello, Visit South Aegean GP 2026, Grecia, (foto Nassos Triantafyllou)
Roberto Capello ha esordito in maglia EF Education-EasyPost al Visit South Aegean GP (foto Nassos Triantafyllou)
Roberto Capello, Visit South Aegean GP 2026, Grecia, (foto Nassos Triantafyllou)
Roberto Capello ha esordito in maglia EF Education-EasyPost al Visit South Aegean GP (foto Nassos Triantafyllou)

Subito tra i grandi

Quando lo avevamo intervistato per farci raccontare questo passaggio, aveva sottolineato che con la formazione americana sentisse di poter avere più spazio per emergere. 

«Con la squadra mi sto trovando bene – ci racconta – anche se non ho ancora corso tra gli under 23, ma ho fatto il mio esordio direttamente con la squadra WorldTour. Mi hanno dato la possibilità di fare un bel calendario di gare, di fare esperienze senza pressione e di prendermi i miei tempi. Infatti a giugno avrò uno stacco per preparare al meglio la maturità, poi dovrei ripartire dal campionato italiano». 

Roberto Capello, EF Education-EasyPost, Settimana Coppi e Bartali 2026
Roberto Capello, il terzo, ha corso alla Settimana Coppi e Bartali accumulando chilometri e le prime esperienze con i pro’
Roberto Capello, EF Education-EasyPost, Settimana Coppi e Bartali 2026
Roberto Capello, il terzo, ha corso alla Settimana Coppi e Bartali accumulando chilometri e le prime esperienze con i pro’
L’adattamento in queste prime uscite con i professionisti come sta andando?

Nei giorni alla Coppi e Bartali ho avuto la fortuna di avere al mio fianco Samuele Battistella, mi sta facendo un po’ da guida. E’ un corridore di grande esperienza e inoltre è italiano, diciamo che parlare la stessa lingua aiuta molto, anche nelle piccole cose. 

Quali sono le cose che chiedi?

Come andare a fare il rifornimento all’ammiraglia e quando. In che modo posizionarsi in gruppo a seconda delle fasi di gara. Sto cercando di essere una spugna, ogni gesto o parola che Battistella mi dice lo assimilo o almeno ci provo. 

Com’è vedere da dentro il professionismo?

Sicuramente partire accanto a corridore del calibro di Roglic o altri campioni, che l’anno scorso guardavo in televisione, fa un certo effetto. Però stare in gruppo, seguirli, è stato bello. Alla Milano-Torino c’era un sacco di gente che mi conosceva e che ha fatto il tifo per me. Anche se sono arrivato dietro, è stato comunque bellissimo.  

Roberto Capello, EF Education-EasyPost, Settimana Coppi e Bartali 2026
Il compito di Capello (qui il secondo in maglia EF) era quello di imparare e dare una mano ai compagni in alcuni frangenti di gara
Roberto Capello, EF Education-EasyPost, Settimana Coppi e Bartali 2026
Il compito di Capello era quello di imparare e dare una mano ai compagni in alcuni frangenti di gara
In che modo avete gestito il salto di categoria?

Per quanto riguarda gli allenamenti, le ore non sono cambiate molto: ero abituato già dallo scorso anno a farne tante. Cambiano i lavori specifici, ne sto facendo meno, ma questo è anche dovuto al fatto che correrò di più. Nel 2025 ho fatto 30 giorni di gara, che da junior non sono tanti, ma nemmeno pochi. Però il numero di giorni aumenterà, soprattutto se continuerò a fare gare da cinque o sei tappe. 

Quali differenze hai trovato tra il mondo EF e quello RedBull?

La professionalità è al massimo in entrambe le squadre, cambia l’approccio alle cose. In RedBull tutto è più quadrato, schematico. Mentre in EF si respira un clima leggermente più “rilassato”. La squadra non si aspetta che porti risultati subito, mi lasciano lavorare e imparare. Se c’è da dare una mano in corsa ovviamente mi metto a disposizione, ma senza lo stress di dover dimostrare qualcosa. 

State già programmando i lavori in ottica del salto nel WorldTour il prossimo anno?

Questa è una stagione di transizione, ad aprile correrò il Tour of the Alps. Gli obiettivi nelle gare under 23 arriveranno nella seconda parte di stagione, dovrei fare il Tour de l’Avenir (che da quest’anno ospiterà anche i devo team, ndr). Vorrei farmi comunque vedere per meritarmi una convocazione in nazionale in vista di mondiali ed europei. 

Roberto Capello, EF Education-Aevolo. stagione 2026 (foto Instagram)
Durante l’inverno Roberto Capello ha lavorato in maniera leggermente diversa, ma non ci sono stati grandi cambiamenti nella preparazione (foto Instagram)
Roberto Capello, EF Education-Aevolo. stagione 2026 (foto Instagram)
Durante l’inverno Roberto Capello ha lavorato in maniera leggermente diversa, ma non ci sono stati grandi cambiamenti nella preparazione (foto Instagram)
Hai parlato con il cittì Amadori?

Certamente, ma non può certo fare le convocazioni senza nulla di concreto in mano. Correndo spesso tra i professionisti e in gare di alto livello non è facile ottenere risultati, ma magari farmi vedere in supporto ai compagni può essere comunque una chiave. Poi quando mi sarà data l’occasione dovrò mettermi in luce nelle corse al mio livello, come appunto il Tour de l’Avenir o il Giro delle Valle d’Aosta. Ma per conoscere quale sarà il mio calendario da maggio in poi c’è da attendere ancora qualche settimana. 

Ci sarà da avere pazienza…

E’ un aspetto che ho imparato durante l’inverno, ma anche in queste prime gare. Sono ancora molto giovane, spero di migliorare un pezzettino alla volta e di arrivare ad ottenere dei buoni risultati nel prossimo futuro. 

Intanto grazie e in bocca al lupo.

A voi, crepi!

Richard Carapaz

Non solo Buitrago. Anche Carapaz punta forte sulla corsa rosa

26.03.2026
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Richard Carapaz sarà uno dei pretendenti al prossimo Giro d’Italia. Lo dice lui stesso senza mezzi termini. Il campione della EF Education-EasyPost lo abbiamo incontrato alla Tirreno-Adriatico, quando con calma e passione ci ha raccontato il suo progetto rosa.

A 33 anni l’ecuadoriano alla Tirreno ci ha provato, senza troppa gloria a dire il vero. Qualche giorno è andato meglio, altri è un po’ rimbalzato. Mentre al Catalunya, dove il livello è ancora più alto, sta tenendo fede al suo progetto di crescita.

Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto
Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto

La generale in testa

«Come sto dopo questa Tirreno? Ne esco con sensazioni molto buone alle gambe. Questo inverno – spiega – è stato un po’ differente per me vista la mia situazione familiare (la figlia ha avuto problemi di salute e lui è stato costretto a chiudere la stagione anzitempo, ndr). Ma sono felice perché poi sono riuscito ad allenarmi bene. Queste mie prime gare in Europa, specie il finale della Tirreno, sono state buone come ho detto».

Come abbiamo visto per Buitrago ieri, Richard Carapaz sta seguendo un percorso molto simile. Dopo qualche giorno di riposo il campione olimpico di Tokyo è volato al Catalunya, dove ha accumulato altro ritmo gara.

«Sì, fare il Catalunya era importante per me – spiega Carapaz – poi tornerò in Ecuador e lì farò la mia altura classica e da lì diretto al Giro d’Italia, dove farò classifica al 100 per cento. Questo è l’obiettivo. Alla fine il Giro è una corsa davvero speciale per me. Questo inverno ne ho parlato con la squadra perché fosse il mio primo obiettivo. E questo è il mio cammino per arrivarci, cercando via via buone sensazioni. Voglio arrivarci al meglio».

Ma quanto è bello da italiani sentire un atleta di grosso calibro dire che vuole fare il Giro, che lo ha chiesto alla sua squadra? Quasi quasi viene già voglia di tifare, almeno un po’, per Carapaz. Ma rivestiamo i panni di chi fa cronaca e non quelli dell’appassionato.

Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta
Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta

Il Giro e Carapaz

Carapaz ha vinto la corsa rosa nel 2019. Lo ha fatto forse in modo un po’ rocambolesco quando s’infilò nella guerra tra Roglic e Nibali, tenendo fede al detto per cui tra i due litiganti il terzo gode. Fatto sta che quell’anno non rubò niente a nessuno e anzi fu l’unico in grado di marcare una differenza in salita, almeno per un giorno.

Altrettanto però con il Giro d’Italia si è anche scottato. Ha perso quello che su carta sembrava più facile. Il Giro del 2022 contro Hindley, quando gli mancarono le energie nei 3.000 metri finali della Marmolada. E di nuovo il pasticcio tattico del Finestre meno di 12 mesi fa.

Ciò nonostante, il legame con il Giro resta forte e un po’ come Simon Yates, Carapaz ha voglia di realizzare il suo sogno. Ma tra questo suo sogno e la realtà c’è un signore chiamato Jonas Vingegaard.

«Certo che Vingegaard è uno dei favoriti – dice Carapaz con un volto super disteso – però voi ben sapete le insidie che nasconde il Giro. E’ una corsa differente da tutte le altre e non sempre si decide in un solo giorno, o al contrario si può decidere in un momento. Abbiamo visto come è andata l’anno passato… Io credo di avere buone carte, specie per il finale. E proverò a stare lì. E poi io ho una cosa che Vingegaard non ha con il Giro, l’esperienza».

Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre
Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre

L’esperienza dalla sua…

Esperienza che passa sia dal conoscere le strade italiane, sia appunto i tranelli della corsa, che le sue salite. Vero che oggi gli atleti e i tecnici con Veloviewer e gli altri strumenti sanno tutto in anticipo e possono addirittura riprodurre le scalate metro per metro sui rulli esattamente come un pilota di Formula 1 si allena al simulatore, ma pedalarci dal vivo resta tutt’altra cosa.


«Conosco già diverse salite – ci dice Carapaz – ma non andrò a rivederle o a visionare delle tappe. Ciò che abbiamo visto, proprio nei primi giorni della Tirreno, è stata la cronometro di Massa, che era vicino. Per me, in questo momento, più che scoprire le tappe è importante continuare a migliorare. Voglio avvicinare il mio 100 per cento, tra Catalunya e altura. Magari mi manca ancora un 20 per cento ancora.

«I giovani vanno forte, ma anche noi più esperti continuiamo a migliorare. Io cerco di essere al massimo per tutte le corse che faccio. Lavoro duro per essere sempre vicino ai migliori. E questa è la vera differenza del ciclismo moderno con quello di un tempo: devi essere sempre al top in ogni singola gara. In generale sono sereno, sono felice di poter preparare il Giro e che la squadra mi stia appoggiando per questo. Posso solo dare il massimo».

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost (foto Instagram)

Mattia Agostinacchio: il cross, il WorldTour e i suoi (soli) 18 anni

16.01.2026
6 min
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BRUGHERIO – Occhi azzurri, sopracciglia nere e folte, lo sguardo di chi ha diciotto anni ma sa che deve mostrarne qualcuno in più. Mattia Agostinacchio è uno dei giovani che più va veloce nel ciclismo moderno, tanto da saltare a piè pari la categoria under 23. Il ragazzino di Aosta passerà direttamente nel WorldTour e lo farà con la EF Education EasyPost (in apertura foto Instagram). Il team americano crede talmente tanto in lui da avergli creato intorno una squadra di ciclocross nella quale corrono solamente Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo. 

Il camper di famiglia parcheggiato a pochi metri dal percorso, dentro la madre dei fratelli Agostinacchio prepara il caffè e al termine dell’intervista ce ne offre uno fumante. Un toccasana in vista della giornata fredda che ci aspettava in occasione del campionato italiano di ciclocross. Pochi metri più in là il camion officina con ruote, copertoni, telai e tutto quello che serve a una squadra intera, ma i protagonisti della storia sono solamente due. Anche una troupe a riprendere ogni momento, arrivata direttamente da Los Angeles. Insomma, il mondo intorno a Mattia Agostinacchio è tutt’altro che normale, soprattutto quando si hanno appena diciotto anni. 

Cannondale, Fabio Agostinacchio, papà insieme al meccanico
A sinistra papà Fabio insieme al meccanico mentre lavorano all’assetto della bici prima del campionato italiano
Cannondale, Fabio Agostinacchio, papà insieme al meccanico
A sinistra papà Fabio insieme al meccanico mentre lavorano all’assetto della bici prima del campionato italiano

Fuori dal cerchio

Però Mattia Agostinacchio sembra avere qualcosa di speciale, chi lo conosce e lo ha intorno ogni giorno racconta di una forza e una classe fuori dal comune. Lo ha visto Daniele Pontoni, il cittì della nazionale di ciclocross, così come lo sa suo fratello Filippo, il quale ha provato a raccontarcelo. A Namur, in occasione della tappa di Coppa del mondo di ciclocross Mattia Agostinacchio nei due giri finali ha tenuto il ritmo di Va Der Poel e Thibau Nys.

«La stagione di ciclocross è iniziata subito con le gare in Italia – ci racconta Mattia Agostinacchio – ed è andata abbastanza bene, a parte qualche problema. Poi ci sono stati i campionati europei, dove sono riuscito a vincere nella prova riservata agli under 23, sinceramente non me l’aspettavo. Al primo anno in una nuova categoria non è facile trovare il ritmo e il titolo continentale è stata una bella iniezione di fiducia».

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, riscaldamento
Ecco il giovane Mattia Agostinacchio mentre si riscalda sui rulli, dietro di lui il camion officina della EF Education EasyPost
Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, riscaldamento
Ecco il giovane Mattia Agostinacchio mentre si riscalda sui rulli, dietro di lui il camion officina della EF Education EasyPost
Abbiamo visto che sei stato anche in Spagna con la squadra WorldTour

Sì, sono andato a fare un primo ritiro stagionale. Il ciclocross non era ancora finito ma è stato bello entrare in contatto con il mondo dei grandi. Ho imparato già tanto dai corridori più esperti ed è stata una bellissima esperienza. Quando sono rientrato nel ciclocross ho avuto bisogno di una gara per riprendere il ritmo. 

Hai chiuso l’esperienza in Belgio con due DNF, cos’è successo?

Sono stato male e mi sono dovuto ritirare, nulla di grave, mi sono riposato qualche giorno e sono poi tornato a correre proprio qui al campionato italiano (chiuso in quarta posizione e che ha confermato lo stato di forma non eccezionale di Mattia Agostinacchio, ndr). 

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano ciclocross, under 23, Brugherio 2026
Mattia Agostinacchio al campionato italiano ciclocross ha vissuto una giornata storta ma ha comunque conquistato il quarto posto finale
Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano ciclocross, under 23, Brugherio 2026
Mattia Agostinacchio al campionato italiano ciclocross ha vissuto una giornata storta ma ha comunque conquistato il quarto posto finale
Com’è stato il primo approccio al WorldTour, spaventa?

No, penso che mi ci vorrà un po’ di tempo per abituarmi ma con calma si fa tutto. La cosa che ho notato è che anche nel ciclocross i ritmi sono tanto diversi nelle gare elite rispetto allo scorso anno quando correvo con gli juniores. Nelle corse under 23 che ho fatto, invece, la differenza non è così grande (lo confermano anche i risultati ottenuti, ndr). 

In Spagna ti sei sentito subito parte del team?

Mi hanno accolto bene, non c’è nessuno che non saluta o che non mi chiede come sto. Sono tutti molto accoglienti e disponibili, essere entrato in un team del genere mi ha reso felice. Anche lo stesso Ben Healy mi ha detto che per qualsiasi dubbio o domanda posso affidarmi a lui. 

Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia (foto Instagram)
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia (foto Instagram)
Andare direttamente nel WorldTour è stata una scelta da cogliere al volo? O magari è troppo presto?

Al momento sono valide entrambe le risposte, lo vedremo in futuro. 

Cosa ti ha spinto a fare questo tipo di salto?

La sfida anche con me stesso per vedere se ne sono in grado e se riuscirò ad essere già competitivo. Al momento non so esattamente dove collocarmi all’interno del gruppo. Con cuore e testa si può fare tutto, sono abbastanza tranquillo al momento, ma vedremo a fine marzo con la prima gara a che punto sarò. 

Mattia Agostinacchio, Namur, Coppa del mondo ciclocross, 2025, EF Education-EasyPost (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio in azione a Namur nella tappa di Coppa del mondo corsa con gli elite e conclusa al 13° posto (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio, Namur, Coppa del mondo ciclocross, 2025, EF Education-EasyPost (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio in azione a Namur nella tappa di Coppa del mondo corsa con gli elite e conclusa al 13° posto (Photopress.be)
Il passaggio su strada è quello più difficile?

Sono sforzi diversi dal ciclocross e che richiedono maggiore impegno. Però farò delle gare adatte alle mie caratteristiche, quindi il passaggio sarà graduale. 

Quali sono queste gare?

Sicuramente con percorsi collinari, mossi. 

Quel famoso quarto d’ora nel ciclocross è possibile replicarlo su strada?

Vedremo, dipende dai percorsi e dagli sforzi che devo fare. Su una tappa o una gara collinare è più semplice perché lo sforzo massimale è simile a quello che faccio sul fango. In salita, invece, il processo di adattamento richiederà un po’ più di tempo. 

Mattia Agostinacchio, campione europeo ciclocross under 23, 2025
Dopo aver conquistato il titolo europeo tra gli under 23 per Agostinacchio ci sarà anche l’occasione al mondiale?
Mattia Agostinacchio, campione europeo ciclocross under 23, 2025
Dopo aver conquistato il titolo europeo tra gli under 23 per Agostinacchio ci sarà anche l’occasione al mondiale?
Hai già un programma su strada? 

Ne ho parlato con il team, ma mi hanno detto di non tenerlo troppo in considerazione perché cambierà. In teoria inizio con la Coppi e Bartali (dal 24 al 28 marzo, ndr). 

Il menu del cross cosa prevede?

Ora farò un ritiro in Spagna con la squadra WorldTour, per altri cinque giorni. Poi andrò direttamente a Benidorm per la Coppa del mondo, lì mi unirò alla nazionale e faremo un ritiro in vista dell’ultima parte di stagione. Andremo a Hoogerheide e poi ci sarà il mondiale

Ci pensi alla maglia iridata?

Sì, ma ora ho nel mirino gli appuntamenti che arrivano prima, per il mondiale c’è tempo.

Le prime uscite di Agostinacchio nel cross: l’occhio dello studente

28.10.2025
4 min
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Prima vittoria fra gli Open e prima vittoria soprattutto in maglia EF Education EasyPost per Mattia Agostinacchio, il campione del mondo juniores di ciclocross che al suo quarto impegno stagionale ha portato a casa il successo al GP Cicli Bianchi di Salvirola, staccando Federico Ceolin e Gioele Bertolini. Fin qui la notizia, ma è chiaro che tutto quel che riguarda l’iridato ha un sapore particolare, anche grazie all’importante stagione su strada che ha appena vissuto, confermandosi corridore multidisciplinare di primissimo piano.

A Salvirola prima vittoria in maglia EF, dimostrando che la forma sta crescendo rapidamente
A Salvirola prima vittoria in maglia EF, dimostrando che la forma sta crescendo rapidamente (foto EF)
A Salvirola prima vittoria in maglia EF, dimostrando che la forma sta crescendo rapidamente
A Salvirola prima vittoria in maglia EF, dimostrando che la forma sta crescendo rapidamente (foto EF)

La cosa che emerge innanzitutto è che Mattia si sta adattando molto velocemente alla nuova categoria e lo sta facendo per gradi, attraverso le prove italiane prima di testarsi con i campioni d’oltreconfine. Dalla strada al ciclocross il passaggio è stato piuttosto repentino, quasi senza soluzione di continuità: «E’ stata una mia precisa scelta, tirerò avanti almeno fino agli europei e mi fermerò dopo per rifiatare, ma senza perdere di vista gli obiettivi della stagione invernale».

Come ti sei trovato in queste primissime uscite?

Bene, sto già assimilando il cambiamento che poi è abbastanza relativo. Le gare sono effettivamente un po’ più lunghe rispetto a quant’ero abituato, passando da 40 minuti a un’ora, ma qui mi è venuta in soccorso l’attività accumulata su strada attraverso una stagione intensa. Gli avversari non mi sono certo sconosciuti, con Viezzi correvo e ci sfidavamo due anni fa da juniores, c’è Fontana che è appena rientrato ed è veramente forte, ma già mi sento vicino al loro livello.

Agostinacchio con Viezzi: sullo Zoncolan hanno dato vita a un bel confronto, mentre Fontana era lontano
Agostinacchio con Viezzi: sullo Zoncolan hanno dato vita a un bel confronto, mentre Fontana era lontano
Agostinacchio con Viezzi: sullo Zoncolan hanno dato vita a un bel confronto, mentre Fontana era lontano
Agostinacchio con Viezzi: sullo Zoncolan hanno dato vita a un bel confronto, mentre Fontana era lontano
Ha fatto però un certo effetto vedere te e Viezzi fianco a fianco sullo Zoncolan con due maglie del WorldTour…

Anche a me è sembrato un po’ strano, soprattutto per il contesto, il ciclocross e non la strada, ma è stata questione di attimi, poi ci si è fatta l’abitudine. Lì la gara è stata molto dura anche perché partivo dal fondo e nella prima parte ho dovuto recuperare. Con Stefano (Viezzi, ndr) abbiamo fatto un ritmo abbastanza alto, ma evidentemente quello di Fontana era un po’ più alto. L’ultimo giro è stato divertente, ci siamo sfidati a viso aperto, sapevamo  che Fontana non si prendeva più.

E la tua prima vittoria?

Sono stati due giorni positivi nel loro complesso anche perché i protagonisti erano pressoché gli stessi del Giro delle Regioni. Le gambe erano buone e la caduta causata dallo stallonamento del tubolare non mi ha frenato più di tanto, sono riuscito a rimontare e vincere. Mi sto abituando sempre più, ogni settimana in più è un progresso.

Su Mattia c'è molta attenzione data dai suoi successi della passata stagione
Su Mattia Agostinacchio c’è molta attenzione data dai suoi successi della passata stagione
Su Mattia c'è molta attenzione data dai suoi successi della passata stagione
Su Mattia Agostinacchio c’è molta attenzione data dai suoi successi della passata stagione
Come ti avvicinerai adesso agli europei?

Rimanendo in Italia perché voglio avvicinarmi divertendomi, testandomi ai massimi livelli, per imparare. Il test generale sarà al Mugello. D’altronde non vado alla rassegna continentale con particolari ambizioni, penso che serva tempo per imparare, per fare esperienza, anche perché sarà una corsa abbastanza al buio, non essendoci state grandi occasioni di confronto. Qui nella categoria ci sono quattro anni, di tempo ce n’è.

Pensi che ci sia differenza di esperienza, di abitudine tra i più giovani e quelli che si avvicinano alla categoria elite?

Per quel che ho visto sì, bisogna capire bene quanto sarà, ma questo dipende molto da quel che man mano vedremo sul campo. Per questo la stagione la sto vivendo molto come un apprendistato e credo che vista la mia età sia anche giusto così.

La stagione su strada è culminata con i mondiali, con una Top 10 a cronometro e il 33° posto in linea
La stagione su strada è culminata con i mondiali, con una top 10 a cronometro e il 33° posto in linea
La stagione su strada è culminata con i mondiali, con una Top 10 a cronometro e il 33° posto in linea
La stagione su strada è culminata con i mondiali, con una top 10 a cronometro e il 33° posto in linea
Come hai chiuso la stagione su strada, che bilancio gli dai?

Buono, ma avrei potuto e dovuto far meglio. Nel corso della stagione qualche problema c’è stato, un po’ di sfortuna in appuntamenti ai quali tenevo, ma alla fine posso dare un voto positivo, anche perché ho vestito la maglia della nazionale che è sempre qualcosa d’importante. Infatti il Trophée Centre Morbihan è forse la gara principale di questa stagione, il momento più alto come rendimento.

Il giorno di Healy e dei calcoli da mal di testa

10.07.2025
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Healy ha la faccia da furetto e quando sorride fa grande simpatia. Poi sarà per i capelli smossi e lo sguardo che a volte sembra da matto, gli hanno costruito addosso la fama dell’anarchico: difficile da imbrigliare e vittima del suo stesso estro. Oggi ha portato via la prima fuga a 178 chilometri dall’arrivo e poi se ne è andato da solo quando ne mancavano 40. Sul traguardo di Vire Normandie, il piccolo britannico che dal 2016 corre con licenza irlandese, è arrivato con 2’44” su Simmons. Più che il suo estro, oggi gli avversari non sono riusciti a imbrigliare lui.

Servono nuovamente le parole di Charly Wegelius che lo ha guidato verso la vittoria per far capire che quell’immagine scarmigliata e disordinata è sbagliata. Anche di fronte a un’impresa così estemporanea, che tanto estemporanea (vedremo) non è stata.

«Abbiamo parlato di una mossa del genere – racconta il tecnico britannico – sul pullman questa mattina. Conosciamo le caratteristiche dei nostri atleti e pensiamo sempre al modo migliore per sfruttarle. Ma tra pianificare una cosa del genere e farlo, c’è di mezzo il mare. Sono cose toste. Questo ragazzo ha alcuni punti in suo favore. Il primo è il suo cervello, perché riflette molto sulle cose che fa. Il secondo è che è molto aerodinamico. E poi ha una resistenza bestiale alla fatica. Ma di certo non è anarchico. Certo ha fantasia, però studia quello che fa e si muove sempre con un motivo. La conseguenza è spesso molto bella da vedere».

Le prime due ore si sono corse a una media elevatissima: un vero show per la tanta gente
Le prime due ore si sono corse a una media elevatissima: un vero show per la tanta gente

Ripagare la squadra

Di certo sorride tanto Ben Healy ed è come se oggi fosse uno di quei pochi giorni in cui abbia davvero voglia di mostrare quello che ha dentro. Come quando nel 2023 vinse la tappa di Fossombrone al Giro d’Italia e apparve raggiante come non l’avevamo mai visto prima. Parla da vincitore e da leader, da uno che sa dire grazie.

«E’ semplicemente incredibile – risponde Healy – è successo quello per cui ho lavorato non solo quest’anno, ma da quando ho iniziato a fare il corridore. E non io da solo, parlo di ore e ore di duro lavoro da parte di così tante persone e questa vittoria è il modo migliore per ripagarle. I passi avanti degli ultimi tempi sono stati una vera e propria rivelazione e questo mi ha davvero fatto credere che sarei potuto diventare un corridore per risultati importanti. Mi sono messo sotto. Ho lavorato duramente. Ho cercato di perfezionare anche il mio stile di gara. Poi ho guardato anche un sacco di filmati di gara e questo oggi ha dato i suoi frutti».

Un colpo a sorpresa

Decisamente tanto studio e tanto cervello: mai giudicare (superficialmente) qualcuno dal suo aspetto. Quando 9’30” dopo di lui passano sul traguardo appaiati Powless, Baudin e Sweeney, che hanno saputo della sua vittoria dalla radio, le loro braccia si alzano al cielo all’unisono. Healy è ancora in strada e li aspetta. Fra l’emozione, la stanchezza e la necessità di riprendere fiato, quel tempo non gli è parso neppure così lungo.

«La tappa ha avuto un inizio pazzesco – racconta ancora Healy – un ritmo altissimo dall’inizio alla fine e io mi sono acceso subito. Forse ho passato un po’ troppo tempo e tante energie per cercare di entrare nella fuga, ma penso che sia solo il modo in cui sono capace di farlo. Una volta che ci sono riuscito, abbiamo dovuto davvero lavorare per avere il vantaggio giusto, quindi è stato un giorno davvero impegnativo. E intanto pensavo. Sapevo che dovevo avvantaggiarmi e scegliere il mio momento. E penso di aver calcolato bene i tempi e di averli colti di sorpresa. A quel punto, ho capito cosa dovevo fare. Da solo, a testa bassa e fare del mio meglio fino al traguardo. C’era l’altimetria perfetta: era una tappa che avevo cerchiato sin dall’inizio. Sono cresciuto guardando il Tour e ho sempre desiderato di farne parte. Ed è vero che ho solo vinto una tappa, ma esserci riuscito è davvero così incredibile…».

Pogacar risponde così al tentativo di forcing della Visma sull’ultima salita: il padrone per ora è lui
Pogacar risponde così al tentativo di forcing della Visma sull’ultima salita: il padrone per ora è lui

I calcoli di Pogacar

Lo portano via perché sta arrivando Pogacar. E a chi si chiedeva se quest’ultimo strappo sarebbe servito ad accendere la miccia fra i primi della classifica, la risposta arriva puntuale come il forcing della Visma-Lease a Bike e la risposta della maglia gialla. Vingegaard è arrivato con lui, ma ne ha subìto il passo. Su questi strappi non c’è storia, vedremo sulle salite più lunghe. Oggi semmai era lecito aspettarsi Evenepoel, su strade simili alla Liegi. Invece Remco è rimasto buono nella scia, mentre sotto il cielo del Tour si è sparsa la voce del suo (probabile) prossimo passaggio alla Red Bull-Bora. La maglia gialla se la riprende Van der Poel, che in fuga ha faticato ben più di quello che si aspettava e quel primato così fragile (un secondo su Pogacar, ndr) sarà più un sollievo per il campione del mondo che un vanto per l’olandese.

«Pensavamo che avrebbero provato – dice Pogacar sorridente – non so a cosa sarebbe servito, ma sono andati forte e ci siamo limitati a seguire. Le prime due ore sono state velocissime e fortunatamente siamo sopravvissuti. A quel punto abbiamo pensato se valesse la pena correre per la tappa, ma abbiamo deciso di non sparare colpi a vuoto e abbiamo fatto il nostro passo. Forse la Visma ha accelerato per impedirmi di perdere la maglia gialla, ma alla fine l’ho persa per un solo secondo, perché comunque la fuga davanti ha fatto davvero un lavoro straordinario. Tutto merito loro. Non mi dispiace avere la maglia gialla, ma come ho detto, l’obiettivo per oggi era di spendere il meno possibile, mentre domani è un altro buon traguardo per me. Però attenti, abbiamo ancora bisogno di un po’ di gambe per la seconda e la terza settimana. Quindi il lavoro di oggi va considerato positivo soprattutto in questa prospettiva».

Van der Poel è stato a lungo maglia gialla virtuale con ampio margine. Il crollo nel finale gliel’ha portata con appena 1″ su Pogacar
Van der Poel è stato a lungo maglia gialla virtuale con ampio margine. Il crollo nel finale gliel’ha portata con appena 1″ su Pogacar

Roba da mal di testa

C’è tanto calcolo in questo ciclismo spaziale che ha visto svolgersi una tappa di 201,5 chilometri con 2.987 metri di dislivello a 45,767 di media. Il calcolo millimetrico di Healy nel prendere la fuga e poi nel lasciare i compagni con un attacco che unisse potenza e sorpresa. Quello di Van der Poel, stremato sull’asfalto a capo di una giornata che gli ha riportato la maglia gialla, ma forse lo priverà delle gambe per rivincere domani al Mur de Bretagne. Il calcolo di Pogacar, deciso a mollare il primato. E il calcolo di quelli dietro, con il tempo massimo di 52’50” che ha permesso a Milan di arrivare a 29’33”, salvando la gamba e la maglia verde per appena 4 punti. Chi pensa che sia solo un fatto di muscoli e cuore, alla fine di tappe come questa potrebbe aver bisogno di una pillola per curare il mal di testa.

Una bici al cielo, la piazza esplode per Bettiol tricolore

23.06.2024
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SESTO FIORENTINO – Quante volte hai pensato ad Alfredo Martini durante la corsa? Bettiol si volta quasi di scatto e tira su col naso. Passa la mano destra nei capelli più di una volta, per qualche prurito dopo tutto il giorno col casco sulla testa e poi guarda fisso.

«Ci ho pensato veramente tanto – dice – prima quando ho fatto la ricognizione, perché praticamente lui abitava qua, dietro la piazza, e conosco molto bene le figlie e i nipoti. Poi quando sono partito sulla salita ed ero solo a cinque dall’arrivo, mi è venuto anche un po’ da piangere. Ho pensato ad Alfredo, ho pensato a Mauro Battaglini e pensavo a quanto sarebbe stato bello che anche loro fossero qua con me oggi, con noi. Insomma, ecco… un pensiero va anche a loro due».

Una settimana difficile

Alberto Bettiol ha appena vinto il campionato italiano, con un’azione da duro sul circuito che aveva provato con la Mastromarco appena era stato ufficializzato. Ha trovato collaborazione in Rota e Zambanini e in tre si sono sobbarcati la fatica della fuga, quando Zoccarato ha deposto le armi. Era il favorito, tutti lo indicavano come tale e nessuno – noi compresi – si era fermato invece a riflettere sulla caduta al Giro di Svizzera che lo aveva costretto al ritiro.

Racconta Gabriele Balducci – suo direttore sportivo da U23, amico e padre ciclistico assieme a Carlo Franceschi – che quando è tornato a casa dal Giro Next Gen, seguito con Shimano, ha trovato un Bettiol da mani nei capelli.

«Ho cercato di non buttare benzina sul fuoco – racconta commosso e senza voce – ma la situazione era veramente brutta. Grazie alla nostra famiglia siamo riusciti a riprendere la situazione. Parlo di famiglia, perché è un gruppo allargato. Ci sono delle persone che ci stanno vicine e ci hanno dato una grossa mano».

Non sappiamo se Bettiol percepisca sino in fondo l’amore di cui è circondato in questa parte di mondo, ma a giudicare dagli sguardi delle persone che lo hanno accolto sul traguardo e spinto idealmente in ogni metro della fuga, si tratta di un fuoco davvero potente. Quando ha attaccato ed è rimasto da solo, un boato ha scosso la piazza del mercato.

Sotto il palco l’abbraccio tra Carlo Franceschi e Gabriele Balducci: il cuore di Mastromarco batte sempre forte
Sotto il palco l’abbraccio tra Carlo Franceschi e Gabriele Balducci: il cuore di Mastromarco batte sempre forte
Eri messo davvero male?

E’ stata dura ragazzi, perché faccio una cosa bene e 10 male. Ho vinto la Milano-Torino, poi sono caduto ad Harelbeke. Stavo andando bene allo Svizzera, poi sono caduto. Però questa settimana è stato bello. La mia squadra, la EF-Easy Post, mi ha supportato dandomi tutto il materiale. Ma è stata soprattutto una settimana vissuta come quando ero dilettante. Con Carlo Franceschi, con Boldrini, con Balducci, con Luca Brucini, il mio massaggiatore toscano. E’ stato bello. Ci siamo uniti e abbiamo cercato di rimediare tutti insieme a questo danno. La mia famiglia mi ha supportato. La mia ragazza mi ha lasciato tranquillo, sapeva benissimo quanto ci tenessi a questa settimana. Forse è questo il mio segreto…

Quale?

La famiglia, la squadra di Mastromarco che non mi abbandona mai. C’era Giuba, c’era anche Tiziano il meccanico a darmi l’acqua sulla salita. C’era Luca giù in pianura e Balducci era sull’ammiraglia della Work Service, che tra l’altro ringrazio perché siamo stati loro ospiti. Ringrazio Bardelli e i quattro ragazzi di oggi. Sono fortunato e questa vittoria la dedico veramente a loro.

La gente di Bettiol? Eccone una bella fetta. E stasera si fa giustamente baldoria
La gente di Bettiol? Eccone una bella fetta. E stasera si fa giustamente baldoria
Che cosa succede adesso?

Sarà un’annata lunga. Devo onorare questa maglia e ce la metterò tutta. Ma ho anche bisogno di festeggiare, perché le vittorie vanno festeggiate. E poi mi voglio concentrare, perché tra una settimana c’è il Tour de France e spero di essere un degno campione italiano.

Eri il favorito, hai avuto sempre l’espressione molto concentrata…

Oggi è stata dura. Sapevo che era una delle corse più difficili da vincere, perché ero solo e avevo davanti squadre da 17 corridori. Non potevo fare altro che rendere la corsa dura. Fortunatamente ci hanno pensato la Lidl-Trek e l’Astana, ma sapevo che a un certo punto dovevo andare. Non avendo nessuno che potesse darmi una mano, dovevo muovermi. Ho rischiato anche un po’ a farlo tanto in anticipo, però oggi sapevo che bisognava rischiare. In generale mi piace rischiare, oggi bisognava farlo un po’ di più.

Dopo aver animato la fuga, Bettiol ha rotto gli indugi sull’ultimo passaggio in salita
Dopo aver animato la fuga, Bettiol ha rotto gli indugi sull’ultimo passaggio in salita
Sembri un altro Alberto: più preciso, concentrato, anche determinato.

Si invecchia, si matura, si impara dagli errori. Più che errori, direi semplicemente che il ciclismo adesso è diventato molto difficile, molto competitivo. Quest’anno, l’ho sempre detto, è una annata particolare. I Giochi Olimpici, i mondiali, i campionati italiani a Firenze, il Tour che parte da Firenze. Ero stato a vedere il percorso un paio di mesi fa, perché sapevo che sarebbe stato molto difficile tornarci, dato che partivo per Sierra Nevada, poi per la Francia e il Giro di Svizzera.

Come è stato correre senza radio?

Avevo Daniele Bennati (sorride, ndr) che dalla moto mi dava qualche consiglio, perché non avendo la radio e nemmeno la lavagna, non sapevo neanche bene i distacchi. E’ stata veramente una bella giornata. Devo ringraziare anche Lorenzo Rota e Zambanini, che sono stati veramente bravi. E’ stato un degno podio, perché alla fine ci hanno creduto come me. Ci siamo detti di rischiare, io non credevo di staccarli tutti. Credevo comunque di giocarmi qualcosa, scollinata la salita. Ho fatto uno sforzo notevole per balzare davanti, perché ero rimasto dietro. E neanche stavo tanto bene…

Per fortuna…

Avevo i battiti un po’ alti. Era una settimana che non correvo, poi ho fatto tre giorni senza bici e ho avuto un’infezione al braccio. Ho dovuto fare gli antibiotici. Insomma non è stato facile, però avevamo un obiettivo. Dico avevamo perché le persone di cui ho parlato prima si sono sacrificate come me, nella stessa misura. Hanno sacrificato le loro famiglie, i loro impegni, il loro lavoro per dedicarli a me. Luca, il mio massaggiatore, stasera doveva andare in ospedale a lavorare e non ci va perché oggi bisogna festeggiare. Anche questo è importante.

Avevi studiato il fatto di sollevare la bici sul traguardo?

No, dico la verità. Mi sono girato all’arrivo, avevo spazio e volevo fare questa cosa perché devo ringraziare anche Cannondale: sono 10 anni che mi dà le bici e me ne ha fatta una speciale, bellissima. Martedì sera festeggeremo la bici con un grande evento a Castelfiorentino e festeggiarla da campione italiano è una bella cosa.

La partenza è stata data da Piazzale Michelangelo a Firenze: qui fra cinque giorni sbarcherà il Tour
La partenza è stata data da Piazzale Michelangelo a Firenze: qui fra cinque giorni sbarcherà il Tour
Sarai alla partenza del Tour da Firenze e per giunta in maglia tricolore…

E’ una cosa che non avrei immaginato neanche in un sogno. Essere l’unico fiorentino alla partenza era già qualcosa di speciale. Ma sfilare con la maglia tricolore non me lo so neanche immaginare. Ho fatto cinque partenze del Tour e sono state una più bella dell’altra. Però ecco ho fatto la ricognizione del trasferimento, ho fatto dei servizi per ASO e ho capito da dove passiamo. E insomma, con tutto il rispetto per le altre città, Firenze sarà Firenze…

E’ il ritratto della felicità. La sua gente lo aspetta. Il fratello, la ragazza, Balducci, Franceschi. Un sacco di gente che non conosciamo. Una famiglia allargata che da anni lo protegge, lo coccola e a volte lo ha giustificato invitando a volergli bene quando le cose non andavano. Per tutti loro stasera sarà il tempo della commozione, della felicità sfrenata e dei brindisi. Fra meno di una settimana saremo nuovamente a Piazzale Michelangelo. E il viaggio tricolore di Alberto Bettiol prenderà ufficialmente il largo.

Dalla Colombia torna Piccolo pronto per vincere

12.02.2024
4 min
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Il Tour Colombia finisce in archivio con la vittoria finale di Rodrigo Contreras e la sensazione di una macchina appena rimessa in moto, per questo bisognosa di rodaggio e sintesi. Non c’erano i corridori delle precedenti edizioni, eppure fra i nomi venuti alla luce negli ordini di arrivo, quello di Andrea Piccolo fa particolarmente piacere. Il milanese ha lavorato per il suo leader Carapaz scortandolo fino all’approdo sul podio di Bogotà e sta lanciando da qualche tempo degli ottimi segnali. La sensazione che sia prossimo alla svolta si fa largo in chi meglio lo conosce, nella squadra che ci crede e ovviamente nei tifosi che non hanno mai spesso di aspettarlo.

La trasferta colombiana, con tutti gli interrogativi di una corsa costantemente sul filo dei 2.500 metri, lo ha segnalato con un settimo e un secondo posto. E’ difficile presentarsi laggiù e portare a casa qualcosa di particolarmente pesante: sono troppe le differenze di adattamento rispetto ai corridori che a quelle quote sono nati e risiedono. Eppure nella seconda tappa, con l’arrivo a Santa Rosa de Viterbo, Piccolo si è arreso soltanto al maggior spunto e forse anche alla voglia di vincere di un colombiano come Tejada. Chi l’ha visto pedalare dice che il ragazzo spinge già forte e non ha perso l’estro di immaginare l’impossibile: buon viatico per quello che troverà in Europa.

Piccolo contro Tejada, 2ª tappa del Tour Colombia: vince di un soffio il colombiano dell’Astana
Piccolo contro Tejada, 2ª tappa del Tour Colombia: vince di un soffio il colombiano dell’Astana
Ti si vede correre davanti, bel segno. Hai fatto un bell’inverno? Come è andata la preparazione?

Sicuramente ho fatto un inverno differente da tutti gli altri anni. Il clima ci ha aiutato e nel momento in cui ha incominciato a far freddo in Europa, sono venuto in Colombia a fare un ritiro in altura per adattarmi già alla corsa. Per questo la preparazione è andata tutta secondo i piani prestabiliti da me, dalla squadra e dall’allenatore

Quanto è importante per il morale e la voglia di lavorare andare alle corse e stare davanti?

Molto! Vedere di essere davanti ti dà la forza di fare sempre una pedalata in più per non staccarti, perché sai che anche gli altri sono allo stesso limite.

Il Tour Colombia ha accolto i corridori di casa e gli ospiti internazionali con il solito calore di pubblico
Il Tour Colombia ha accolto i corridori di casa e gli ospiti internazionali con il solito calore di pubblico
Come è stato il primo anno nel WorldTour e a cosa è servito?

Lo scorso anno sicuramente non è stato semplice per me. Ho cercato sempre delle sensazioni in allenamento e in corsa che non ho mai trovato. Però ho lavorato molto per la squadra e questo mi è servito da esperienza.

Si è sempre detto che hai un grande motore, stai lavorando anche sull’aspetto mentale, magari cominciando a puntare a obiettivi definiti?

Sì, sto lavorando molto a livello mentale. Mi sto facendo seguire da un mental coach e questa cosa è molto importante. Ho notato davvero la differenza. Ho capito che per poter vincere contro gli altri, devi prima vincere te stesso. E’ stato un passaggio decisivo, che consiglierei a tutti. Si acquista una sicurezza molto superiore in se stessi.

Oltre alla soddisfazione personale, la EF Pro Cycling ha lavorato per Carapaz
Oltre alla soddisfazione personale, la EF Pro Cycling ha lavorato per Carapaz
Buttiamo via la scaramanzia: qual è l’obiettivo dei sogni?

Come ho imparato, preferisco puntare a traguardi reali e non troppo distanti. Quindi l’obiettivo sarà quello di far bene alla Liegi e provare a vincere una tappa al Giro d’Italia.

Come ti trovi alla EF?

Alla EF mi sento sereno e supportato in tutto. Ci danno tutto quello che serve per essere ai livelli top, abbiamo la possibilità per allenarci e rendere al meglio. E ho capito che essere tranquilli e sereni a livello mentale è la cosa più importante.

Dopo le varie vicissitudini delle ultime stagioni, dalla Gazprom alla Drone Hopper, ti senti più solido di quando sei passato?

Sicuramente sì. Sento di aver costruito e di avere comunque una base sotto, che prima non avevo sicuramente. Gli anni di esperienza nel WorldTour servono a questo: a creare una base solida per poi poter lavorare bene.

Andrea Piccolo è nato a Magenta il 23 marzo 2001. E’ pro’ dal 2022. E’ alto 1,81 e pesa 64 chili
Andrea Piccolo è nato a Magenta il 23 marzo 2001. E’ pro’ dal 2022. E’ alto 1,81 e pesa 64 chili
Cosa speravi di portare a casa da questo viaggio?

Da questa trasferta ho già portato a casa più di quanto sperassi. Adesso non resta che tornare a casa. Mi sono goduto l’ultima tappa, cercando il miglior risultato possibile per la squadra. Sono soddisfatto perché non mi aspettavo che il mio fisico rispondesse così bene all’altura. Per questo non vedo l’ora di tornare in Europa per scoprire le nuove sensazioni.

Carapaz e quei denti un po’ troppo stretti al Delfinato

20.06.2023
4 min
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Dopo David Gaudu ed Enric Mas è Richard Carapaz il terzo deluso del Delfinato. Il campione olimpico ha chiuso 36° nella generale ad oltre 35′ da Jonas Vingegaard. Dati preoccupanti in vista del Tour de France.

La stagione del corridore della EF Education-Easy Post è stata tutta un’altalena. Una vittoria e una battuta d’arresto. Ma se nei mesi precedenti tutto sommato le cose erano sotto controllo, adesso che il tempo stringe è allarme rosso. O quantomeno arancione.

Carapaz (classe 1993) vince il Mercan’Tour pochi giorni prima del Delfinato. Sin ad oggi solo 24 giorni di corsa per il campione ecuadoriano
Carapaz (classe 1993) vince il Mercan’Tour pochi giorni prima del Delfinato. Sin ad oggi solo 24 giorni di corsa per il campione ecuadoriano

Altalena 2023 

Carapaz ha esordito vincendo il titolo nazionale a febbraio, poi ha avuto una forte tonsillite. E’ arrivato tardi in Europa ed è quasi sempre stato costretto ad inseguire la condizione, tanto da saltare le Ardenne. Dopo i Paesi Baschi infatti c’è stato ancora uno stop per l’ecuadoriano.

Ma quando è rientrato a fine maggio ha vinto la Mercan’Tour Classic Alpes-Maritimes. Okay, non è una gara di primissimo piano, ma aveva dato pur sempre ottimi segnali.

Segnali che lui stesso aveva interpretato così: «Questa vittoria – aveva detto Carapaz – mi dà fiducia in vista del Tour. Adesso so di essere sulla strada buona e che devo continuare così al Delfinato».

Polveri bagnate 

E al Delfinato in effetti ha continuato ad attaccare, come del resto è nel suo Dna, ma il risultato non è stato lo stesso.

E’ stato proprio Richard ad aprire le danze tra i big sulla salita finale della quinta frazione. Salvo poi rimbalzare pesantemente. Eppure era partito bene con un secondo posto, nella seconda frazione. Ma forse sono stati proprio questi risultati a portarlo fuori strada.

In casa EF sembrano tranquilli. Voci non ufficiali hanno parlato di un calo prevedibile dopo cinque giorni di corsa a questi livelli. In fin dei conti era un bel po’ che Carapaz non si scontrava con certi avversari.

Però qualche dubbio resta, come per esempio nella tappa contro il tempo. Okay, Carapaz non è un cronoman e si trattava di una frazione per specialisti, però ha incassato oltre 2’30”, facendo peggio persino di Bernal e soprattutto di Gaudu che è meno cronoman di lui.

E nell’ultima frazione ha incassato mezz’ora, arrivando con l’ultimo gruppetto, scortato dal fido Amador e da Arcas. E’ chiaro che non era il corridore che conosciamo.

Anche la stampa sudamericana non è stata benevola. «Carapaz ha avuto grosse difficoltà, adesso avrà tempo di recuperare per il Tour?». E ancora: «Non è il Carapaz che c’era alla Movistar e che è arrivato alla Ineos Grenadiers».

Sui Pirenei Carapaz ha testato delle nuove ruote Vision e anche un materasso a temperatura controllata (foto EF Education-Easy Post)
Sui Pirenei Carapaz ha testato delle nuove ruote Vision e anche un materasso a temperatura controllata (foto EF Education-Easy Post)

Da Andorra al Tour

Dalla squadra non giungono commenti e neanche Richard ha rilasciato grosse dichiarazioni dopo Delfinato. Durante la corsa continuava a dire di lottare, ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo le gambe.

Tuttavia una chiave di lettura corretta si può ricostruire dalle parole di Nate Wilson, performance manager della EF. Wilson sostanzialmente aveva detto che Carapaz e i suoi compagni avevano lavorato bene e duramente a Font Romeu, località pirenaica a 1.800 metri di quota. Aveva aggiunto che era importante arrivare al Delfinato se non proprio al 100 per cento, quasi. Altrimenti si sarebbe usciti da questa corsa peggio di come la si era iniziata.

E allora è lecito ipotizzare che una volta visto che certi fuorigiri stavano diventando dei boomerang, Carapaz e il suo staff abbiano deciso di “alzare il piede dall’acceleratore” e abbiano pensato solo a concludere la corsa, facendo un blocco di lavoro, come si usa dire oggi.

Nei giorni scorsi Carapaz è salito di nuovo in altura, ad Andorra, con alcuni compagni di squadra. 

«In questo camp – ha dichiarato Wilson – il primo step è stato il recupero. Poi abbiamo iniziato a fare l’ultimo piccolo blocco prima del Tour: grandi salite, anche dietro allo scooter per fare del buon ritmo gara».

Basterà? Lo capiremo tra pochi giorni sulle strade del Tour.