Dopo De Candido, i team si interrogano su Salvoldi

08.11.2021
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Nel rimescolamento dei nuovi tecnici federali a far rumore non c’è solo l’allontanamento di Davide Cassani, ma, fatte le debite proporzioni, anche quello di Rino De Candido. E forse ancora più rumoroso è l’arrivo del suo sostituto, Dino Salvoldi, che dovrà relazionarsi con i team degli juniores uomini dopo averlo fatto con quelli delle donne.

De Candido era il cittì di questa categoria dal 2006, ma aveva già avuto una parantesi nella seconda metà degli anni ’90. Tra gli juniores era di casa. Dunque si tratta, volenti o nolenti, di una rivoluzione. Cosa ne pensano le squadre di questo nuovo arrivo? Ci siamo “fatti un giro” presso i team che in linea di massima apportano più atleti alla nazionale, ma non solo. E sembra essere parere comune che Dino sarà chiamato ad un grande lavoro, in primis di ambientamento.

Il Canturino ha sempre fornito molti ragazzi alla nazionale juniores
Il Canturino ha sempre fornito molti ragazzi alla nazionale juniores

Arnaboldi, Canturino 1902

«In tanti anni con le donne Salvoldi ha saputo tirare fuori grandi risultati – dice Andrea Arnaboldi, diesse del C.C. Canturino 1902 – e spero riesca a farlo anche con i ragazzi. Non conosco bene bene la persona e quindi sotto questo punto di vista posso dire ben poco. Mi aspetto una mentalità aperta, che possa venire incontro a noi team così come noi società siamo sempre andati incontro alla nazionale.

«Sui programmi Rino era molto quadrato, però un punto di accordo lo si trovava sempre. Due anni fa, per esempio, facemmo dei test in pista con Bagatin e Montoli. Bagatin era andato molto bene e De Candido per tutta la stagione stravedeva per Bagatin. Io gli dicevo: occhio Rino che Montoli va bene, va molto forte. E infatti poi l’italiano lo vinse lui. Dopo la gara, Rino almeno mi disse che avevo ragione. Ecco a volte si fissava un po’. Se decideva che un corridore era un “lazzarone” poi restava lazzarone, metteva qualche etichetta».

«In generale però – riprende Arnaboldi – ho avuto un bel rapporto con lui e spero che questo rapporto potrà esserci anche con Salvoldi. Dino non è nuovo a questo mondo e saprà come fare. Se la Fci ha deciso di cambiare tecnico è per fare meglio immagino…».

Alberto Bruttomesso, della Borgo Molino, è stato uno dei mattatori di questa stagione
Alberto Bruttomesso, della Borgo Molino, è stato uno dei mattatori di questa stagione

Pavanello, Borgo Molino

«L’avvento di Salvoldi? Una cosa è certa: arriva un tecnico di grossa esperienza – spiega Cristian Pavanello della Borgo Molino – Dino ha un passato che non si discute, il suo palmares parla per lui. Potrà fare bene anche fra gli juniores. A mio avviso avrà due ostacoli: il primo che è che il mondo delle donne è molto diverso da quello degli uomini juniores e il secondo è che si ritroverà a che fare con un “parco atleti” molto più ampio. Tra gli junior ci sono tantissime società, mentre tra le donne aveva il suo “ristretto”gruppo di lavoro e si fidava ciecamente».

Un altro aspetto (molto interessante) che segnala Pavanello è il fatto che tra le donne Salvoldi seguiva tutto il settore, da juniores ad elite, qui invece si ritroverà a che fare con gli atleti per soli due anni.

«Con le donne poteva crescere le atlete, se le portava avanti dalle giovanili, poteva lavorare anche in ottica futura. Qui due anni e sotto i prossimi… Penso che abbia però le capacità per riuscire a fare bene e magari darà un occhio anche alla categoria inferiore. Io non ho parlato con lui, ma ho letto qua e là che avrebbe osservato anche gli allievi di secondo anno».

Per il team Casano non è mancata l’esperienza in pista con Villa (e Ganna)
Per il team Casano non è mancata l’esperienza in pista con Villa (e Ganna)

Della Tommasina, Uc Casano

«Mi aspetto buone cose – dice Daniele Della Tommasina diesse dell’Uc Casano Juniores – Nel senso che Salvoldi ha una mentalità vincente perché è la sua storia lo che dice. Però credo anche che dovrà avere un approccio ben diverso. Un conto è relazionarsi con atlete professioniste e un conto dei ragazzi. In questa categoria gli atleti sono in età scolastica, sono minorenni, ci sono di mezzo la famiglia, la società… è differente. Dovrà ambientarsi e gli servirà del tempo per insediarsi e lavorare per il futuro».

«Quanto tempo? Beh, è un uomo di sport e non credo gli servano lezioni, tutto dipenderà dal dialogo che avrà con i soggetti in causa. Un dialogo che dovrà essere maggiore con le società rispetto a quanto faceva prima. Immagino che in precedenza parlasse direttamente con le atlete. Facendo un paragone al maschile, quando il cittì cerca Nibali non credo che si relazioni prima con Guercilena. Qui invece serve una programmazione concertata con tutti. Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo. L’ho visto a Montichiari qualche volta, ma non ci ho parlato e mi auguro di farlo spesso in futuro, visto che come Team Casano abbiamo dato diversi atleti alla nazionale».

E a proposito di test in pista? Salvoldi continuerà con questa (buona) pratica? «Ma io credo proprio di sì – conclude Della Tommasina – si è visto che la multidisciplinarietà dà i suoi frutti e sarebbe sbagliato, per non dire stupido, abbandonare tutto ciò».

Giulio Pellizzari, dell’Uc Foligno, protagonista agli europei di Trento
Giulio Pellizzari, dell’Uc Foligno, protagonista agli europei di Trento

Gentili, Uc Foligno

Tra questi pareri abbiamo voluto inserire anche quello del tecnico di una squadra più piccola, come Massimiliano Gentili, diesse dell’Uc Foligno.

«Capisco la mossa della Federazione – spiega l’ex professionista umbro – è cambiato tutto o quasi e quindi anche il cittì degli juniores. Avventura nuova, nuovi stimoli, una vecchia regola che vale per tutti. Non penso che il suo inserimento sarà un problema e non credo neanche che ci sarà chissà quale cambiamento. La prima vera svolta ci fu con Cassani, adesso vedo una “nuova Liquigas” in Federazione sia per i nomi che per il modo di lavorare».

 

«Per me il vero lavoro di un cittì è quello di creare un gruppo e non penso che i risultati dipendano molto da lui. I cittì finalizzano il lavoro che facciamo noi diesse. Raccolgono quel che noi seminiamo, ma in più gli danno convinzione e carica mentale».

«Sarà importante dare uno sguardo anche alle società più piccole per capire se c’è qualche ragazzo su cui investire attenzioni. Noi quest’anno avevamo Pellizzari, ma all’inizio mi sono dovuto far sentire io con De Candido. Poi lo ha preso in considerazione. Ecco, che non si chiuda… Mi auguro che Salvoldi sia anche fortunato, che gli capitino delle buone infornate e che faccia un buon lavoro come i suoi precedessori».

Per il Team Franco Ballerini diverse gare all’estero: eccoli alla Roubaix
Per il Team Franco Ballerini diverse gare all’estero: eccoli alla Roubaix

Bardelli, Team Ballerini

Chi esce un po’ fuori dal coro è Andrea Bardelli, diesse della Franco Ballerini.

«Il Savoldi tecnico non si discute. Non credo ci sia nessuno che abbia vinto tanto o che lo possa mettere in discussione per i suoi risultati – dice Bardelli – io però mi aspettavo un altro cittì, uno che conoscesse l’ambiente. Magari mi tirerò dietro anche qualche antipatia, ma io faccio anche un nome: Giuseppe Di Fresco (uno dei diesse proprio del Casano, ndr). Nome che girava anche. Perché la categoria juniores è una categoria particolare, molto diversa dai professionisti e dalle donne. Dino parte totalmente da zero.

«Okay mi direte: anche Bennati non ha esperienza e prende i professionisti. Ma quello è un ambiente diverso. Benna conosce certe dinamiche e i corridori. Deve “solo” scegliere. Qui ogni due anni cambia tutto. Non so, per esempio, Salvoldi era solito fare ritiri e raduni. Quanti ne potrà fare considerando che i ragazzi vanno a scuola? Non li avrà sempre sotto mano come le sue atlete. Gli ci vorrà del tempo per per entrare nei meccanismi di questa categoria. Mi aspetto una persona più “severa” rispetto al precedente tecnico. A Livigno non si andrà in vacanza insomma».

«E poi – riprende il tecnico toscano – per me un cittì delle giovanili non lo giudichi dalle vittorie, che il più delle volte dipendono dal corridore, ma per il suo lavoro, per quel che può costruire. Mi auguro, per esempio, che sia presente alle corse e che si possa tornare all’estero non solo per la Coppa delle Nazioni, ma anche per altre gare, come facciamo noi alla Ballerini. Insomma, che ci sia una programmazione diversa. E poi dovrà dare anche uno sguardo alla categoria degli allievi».

Hagenes, vikingo spaziale. Ma i piccoli azzurri crescono

24.09.2021
6 min
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La strada si infila a sinistra e s’impenna nel budello, quando Hagenes molla una botta così secca da stordire anche Gregoire. Il francesino con la puzza sotto al naso che l’aveva battuto agli europei, adesso balbetta. Dietro c’è una caduta, alle spalle del norvegese però s’è già lanciato Dario Belletta. La strada sale, il muro diventa all’improvviso uno Stelvio. Dura tutto pochi secondi, ma la fatica li rende interminabili. E mentre Hagenes continua a spingere potente, dietro l’italiano si arrotola su un rapporto troppo leggero. E’ il momento in cui il cuore dice basta. Belletta si sfila, da dietro risale il francese. Se c’è un errore che l’azzurro si rimprovera ora che la corsa è finita è non averlo agganciato subito. Gregoire si allontana e gli ultimi sette chilometri diventano una crono individuale. Hagenes macina pedalate come lastre di ghiaccio, sarà il primo norvegese della storia a centrare l’iride juniores.

Belletta ha ceduto ad Hagenes ed è stato a lungo in lotta per il podio
Belletta ha ceduto ad Hagenes ed è stato a lungo in lotta per il podio

Promesso alla Jumbo

Hagenes è biondo, ha il sorriso stampato sul volto e la maglia iridata illumina la scena intorno, nella stanza in penombra nella quale lo incontriamo. Guai dire che abbia vinto per caso, dato che nel 2021 si è portato a casa le due Coppe delle Nazioni (Ungheria e Corsa della Pace) e altre vittorie sparse. Non a caso, insomma è nell’orbita della Jumbo-Visma Development.

«Dopo Trento sono diventato matto per una settimana – ammette – e quando sono arrivato qui ho pensato che non avrei voluto un arrivo in volata. Meglio arrivare da solo, anche se non è mai bello avere vantaggio perché dietro i rivali cadono. A Trento ho sbagliato io una curva, oggi è toccato ad altri. Il piano era di attaccare in quel punto e semmai alla volata avrebbe pensato un compagno. La prima fuga ho dovuta inseguirla. Poi ho dovuto chiudere un buco da solo, sono rientrato e mi sono preparato per l’ultima salita.

«Ho festeggiato tanto, porterò a lungo con me questo ricordo. Ma è solo un titolo juniores, non mi sognerei di passare subito pro’. Sono felice dei segnali che ho dato, ma preferisco fare passi graduali, non mi sento pronto. Ho fatto risultati fra gli juniores, di là è un’altra cosa».

Alla partenza Oioli e Bruttomesso erano due degli osservati speciali
Alla partenza Oioli e Bruttomesso erano due degli osservati speciali

Quaranta metri

Belletta lo incontriamo subito dopo l’arrivo. Con i capelli scompigliati sotto il casco e lo stesso spirito di quando vinse il Gran Premio della Liberazione, dedicando poi la vittoria a Silvia Piccini. Guarda in faccia e parla chiaro.

«Ho dato veramente tutto quello che avevo – dice – ogni singola parte. Quando il norvegese ha attaccato, stavo letteralmente morendo sulla bici. A quel punto ho visto il francese passarmi e ho pensato di resistere ancora un po’. Ma era lì, lì, lì… Purtroppo l’unico rammarico che posso aver avuto è stato non agganciarlo subito, però ho dato tutto.

«Non è arrivato il risultato – aggiunge – alla fine sono mancati 40 metri sull’ultimo strappo. Sono un primo anno, è tutta esperienza. Volevo regalare un posto d’onore a questa maglia, alla mia Nazione. Sapevo che stavo bene, Manuel (Oioli, ndr) stava bene, ci siamo parlati durante tutta la gara. Era inutile aspettare in due la volata. Uno doveva andare all’attacco e l’altro proteggerlo. E nel caso fosse stato ripreso, quello che era in gruppo avrebbe dovuto fare la volata. E’ stato divertente, il percorso mi piaceva tantissimo: dentro e fuori, su e giù. Sono molto felice. Sembrava quasi il Liberazione, per un attimo ci ho quasi creduto. Però complimenti al norvegese che oggi ne aveva davvero di più…».

Oioli ha sprintato, cogliendo il settimo posto, dopo il quinto di Trento
Oioli ha sprintato, cogliendo il settimo posto, dopo il quinto di Trento

Trento alle spalle

Oioli veniva dal quinto posto di Trento e dalle due vittorie del Lunigiana. E non è stato per caso ritrovarselo davanti nella fuga.

«Non posso dire di non essere soddisfatto – dice Oioli, poggiandosi alla trensenna – ho fatto di tutto per mandare in porto l’attacco di Dario. Perché so che se lo merita, è un mio amico ed è molto veloce. Purtroppo ha fatto un po’ fatica nel finale e ci sta perché è un primo anno. Il mondiale è stato davvero duro e quando lo abbiamo ripreso, io ero un po’ stanco perché avevo chiuso tanti scatti. Ho provato in volata ed è venuto un settimo posto. Una top ten nel mio primo mondiale. Non male. In più, secondo me la cosa più importante è che mi sono davvero divertito.

«A Trento non stavo per niente bene, mentre oggi ero a posto e me la sono goduta molto di più. E poi è stata una gara completamente diversa, qui c’era un percorso pieno di curve, super tecnico, dove abbiamo fatto più di 44 di media. E’ stata una giornata completamente pancia a terra, non ho mai tolto il 52. Sinceramente mi sono divertito molto di più oggi. Ha fatto selezione il ritmo, non abbiamo mai mollato. Se aggiungi questo al percorso pieno di curve e strappi… All’ultimo giro, mi sono girato ed eravamo rimasti 30-40 senza salite. Un termometro di quanto sia stata dura la gara».

Belletta, il racconto di una corsa… morendo sulla bici
Belletta, il racconto di una corsa… morendo sulla bici

Sfortune azzurre

Bruttomesso racconta che si sentiva bene, pur in una corsa per lui durissima, ma che a un giro e mezzo dalla fine, gli si è incastrata la catena sul 14 e ha dovuto fermarsi per disincastrarla.

«Ho perso quei 40 secondi e basta – aggiunge – non stavo malissimo, avrei potuto giocarmela. Sono soddisfatto, un campionato mondiale con capita sempre e indossare l’azzurro è già un traguardo, dopo una stagione stupenda. Venire al mondiale è stata la ciliegina sulla torta». 

Chi non è riuscito davvero a dire la sua e tantomeno a divertirsi è stato Samuele Bonetto, caduto a 77 chilometri dall’arrivo. Dice che il corridore davanti a lui si è ribaltato facendo tutto da sé e che non ha potuto evitarlo. Ha fatto un capitombolo e nel ricadere si è storto un po’ il ginocchio.

«Ma poteva andare peggio – dice – mi dispiace che sia andata così e che non abbia potuto aiutare la squadra. Il dolore passerà…».

Per Hagenes il mondiale è il sugello su un super 2021: ora Jumbo-Visma Development
Per Hagenes il mondiale è il sugello su un super 2021: ora Jumbo-Visma Development

Svolta De Candido

La chiusura è per De Candido, finito nell’occhio del ciclone dopo le parole dure al termine degli Europei di Trento.

«Hanno corso da Dio – dice questa volta – a me interessa che corrano così e poi il risultato prima o poi arriverà. Logico che se avessimo avuto più fortuna, se non ci fossero state la caduta di Bonetto e il problema alla catena di Bruttomesso, le cose sarebbero state diverse, ma con i se e con i ma…. Sono orgoglioso, perché hanno corso davvero bene. Non c’è da recriminare niente. Siamo stati quelli che hanno fatto la corsa. La fuga è partita grazie a Belletta, abbiamo un ragazzino di primo anno che saprà farsi valere. Un corridore con tenacia e caparbietà. Fa anche pista ed è campione del mondo dell’eliminazione e questo bisogna metterlo in evidenza. E’ un ragazzino che fa tutto molto bene».

Punto juniores, perché la nazionale non viaggia più?

13.09.2021
5 min
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E’ tutto un ribollire, una storia di pressioni e scarsa visione, solo che finora non se ne era accorto nessuno. La categoria juniores è nell’occhio del ciclone e non per una speculazione giornalistica. E’ bastato far notare che dalle medie si può passare dritti all’università del ciclismo (quindi da junior si può finire in una professional o in continental e di qui dritti al professionismo) per rendersi conto che si rischia ogni anno di mandare di là ragazzi non ancora pronti. Che vengono fatti correre oltre il dovuto, pensando alla performance e poco alla formazione. Quando poi sul mucchio ha sparato De Candido dopo gli europei, si è capito che le pressioni non si fermano all’ambito ristretto delle squadre, ma probabilmente nascono più in alto. Da un modo di inquadrare e gestire il movimento che non è più in linea con i tempi.

Secondo Bardelli, il confronto con il suo Svrcek ha aiutato tanti juniores italiani a crescere
Secondo Bardelli, il confronto con il suo Svrcek ha aiutato tanti juniores italiani a crescere

«Sono vent’anni che faccio gli juniores – dice Andrea Bardelli del Team Franco Ballerini – e sono vent’anni che sento De Candido fare gli stessi discorsi. Dei corridori che devono prendere più vento in faccia. Che sono viziati. E che fanno solo le corse del campanile. Noi quest’anno abbiamo corso in Austria, in Francia e in Slovacchia. Proprio ora sto mandando i bollettini per la Parigi-Roubaix, ma la nazionale italiana non l’abbiamo mai vista. Siamo gli unici ad avere il tecnico stipendiato. Come mai, visto che ad esempio in Austria ti pagavano tutto?».

Lo stress non aiuta

Si apre un altro capitolo e noi siamo pronti, per dare alla nuova federazione gli spunti necessari per riformare e gestire una categoria da cui dipende il futuro del professionismo. Lo ha detto Andrea Morelli e lo ha ribadito ieri Ivan Basso alla Coppa d’Oro: lo stress nelle categorie giovanili impedisce il trend di crescita dell’atleta. E non possiamo proprio permetterci di perdere per strada dei talenti a causa di tecnici che spingono troppo.

Nel gruppo degli juniores ci sono atleti seguiti bene e altri al centro di troppe pressioni (foto Scanferla)
Nel gruppo degli juniores ci sono atleti seguiti bene e altri al centro di troppe pressioni (foto Scanferla)
Siete davvero fra i pochi…

Siamo gli unici, grazie a Citracca e Scinto che ci danno la logistica e qualche soldo per fare le nostre trasferte. Girando per l’Europa si vedono tante cose. Ci siamo resi conto che i francesi nelle loro gare corrono senza i rapporti limitati. Noi non li abbiamo cambiati e ci andavano via in pianura e in discesa. Chiaro che quando poi vengono al Lunigiana, hanno quel guizzo di potenza in più che gli permette di fare la differenza in salita.

Si dice che da noi alcune squadre facciano allenare gli juniores con il 53×11…

Lo so anche io, ma noi non lo facciamo. E non sono a favore dell’apertura dei rapporti. A me va bene la limitazione, ma bisogna ragionare di tutto. Andare a vedere per capire. Gregoire che ha vinto l’europeo ha la doppia tessera, grazie alla federazione francese. Corre con la sua squadra di club e va a fare le trasferte con la AG2R, che prende i migliori da tutta Europa, al punto che quest’anno ha già fatto più di 60 corse. Confrontarsi con loro non è sempre utile, perciò prima di sparare sui ragazzi bisognerebbe sapere chi hanno davanti.

La prova dei nostri juniores a Trento non è dipesa soltanto dalla loro… distrazione
La prova dei nostri juniores a Trento non è dipesa soltanto dalla loro… distrazione
Secondo te perché la nazionale non fa più le trasferte di un tempo?

Bisognerebbe capirlo, soprattutto quelle pagate. La Coppa delle Nazioni ormai è ridotta a due sole prove e una non l’abbiamo fatta. Il confronto fa crescere. Credo che doversi confrontare tutte le settimane con il nostro Martin Svrcek abbia fatto bene anche ai corridori italiani. Se ieri Pinarello ha vinto il Buffoni (in apertura il veneto vince a Monte Corno, foto Scanferla, ndr) è anche grazie a questo confronto ad alto livello. Per cui, se non andiamo fuori noi, permettiamo agli stranieri di venire a correre in Italia.

Si potrebbe pensare che siano discorsi di uno che vuole fare risultati fini a se stessi…

Ma è l’esatto opposto. Stiamo portando Martin in giro per l’Europa perché passerà in una WorldTour e deve essere pronto. Ma qualsiasi ragazzo che vada a correre fuori impara come si sta in un albergo e cosa sia la borsa del freddo. Il problema di chi li spreme è nel direttore sportivo. Se ne trovi uno che li porta a fare 20 corse al mese, la Federazione deve intervenire. Limitare il numero di corse. Durante l’inverno si parla di salvaguardare i talenti, poi invece…

Cosa?

E poi scopri che fino a cinque giorni prima dell’europeo non sai chi lo correrà. Stessa cosa per il mondiale. La Francia aveva individuato a giugno il gruppo di lavoro, coni ragazzi per europei e mondiali. E non c’entra il fatto delle corse di campanile.

Il livello di prestazione fra gli juniores non vale quanto costruire una buona esperienza (foto Scanferla)
Il livello di prestazione fra gli juniores non vale quanto costruire una buona esperienza (foto Scanferla)
Il confronto superiore aiuta di certo, però.

Ma cosa devono fare i ragazzi? Se i direttori sportivi sono vecchi e non ci pensano oppure non hanno budget, la colpa è degli atleti? Allora perché non raccogliere un po’ di soldi dalle professional italiano per mandare a correre all’estero gli italiani migliori? Trovo io le corse. Ma i corridori ci sono. lo stesso Svrcek me lo dice sempre.

Cosa ti dice?

Che ci sono almeno sei o sette italiani di altissimo livello.

Ma allora il punto è cosa si vuole da uno junior…

Esatto, la mia domanda da un pezzo. Lo vuoi tutelare? Allora non lo porti a fare il mondiale in pista e poi a correre su strada senza dargli riposo. Lasciamo stare le prestazioni della domenica e facciamoli crescere globalmente. Con le gambe e con la testa. Io non so se cambierà qualcosa e se la Federazione sarà gestita come un’azienda. Ma gli juniores non si possono gestire come operai. Di questo sono sicuro.

Europei di Trento juniores. De Candido, cosa prevedi?

04.09.2021
4 min
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Ai campionati europei di ciclismo correrà anche la categoria juniores, il 10 settembre. I ragazzi del cittì Rino de Candido saranno pronti a dare battaglia sulle strade di casa. Il percorso è lo stesso della prova degli under 23, il circuito cittadino di Trento verrà percorso otto volte, per un totale di 107 chilometri. Non una prova lunga, ma molto impegnativa. Ce la facciamo raccontare dal tecnico azzurro che guiderà i ragazzi in questa loro prima esperienza internazionale. Alcuni stanno correndo il Giro della Lunigiana che terminerà domani, domenica 5 settembre, a Casano di Luni.

Fra gli azzurri presenti al Lunigiana, Lorenzo Giordani e Piergiorgio Colzani
Fra gli azzurri presenti al Lunigiana, Lorenzo Giordani e Piergiorgio Colzani
Come vi siete approcciati a questo europeo casalingo?

Siamo andati a vedere il percorso a metà agosto, con un gruppo di 12 ragazzi. I quali sono poi venuti in ritiro con me a preparare gli ultimi appuntamenti prima della selezione finale. Li ho divisi in due gruppi: un primo gruppo ha corso il Gp della Pace (Belletta Dario, Igor Bonetto, Samuele Pellizzari, Giulio Romele, Alessandro Ursella e Raffaele Mosca), mentre un secondo sta disputando ora il Giro della Lunigiana (Piergiorgio Cozzani, Lorenzo Giordani, Sebastiano Minoia, Simone Roganti, Luca Tornaboni e Stefano Cavalli).

Cosa ne pensa del percorso ora che lo avete visto da vicino?

Si continua a mettere l’accento sulla lunghezza, dicendo che è corto, ma non si dice che il dislivello ammonta a 2.000 metri totali. Non è semplice, la salita farà sicuramente la differenza, è dura ed impegnativa. Ripeterla otto volte porterà ad una selezione naturale.

Belletta, qui in ritiro con la nazionale juniores di De Candido a metà aprile, ha provato il percorso di Trento (foto Instagram)
Belletta, qui in ritiro con la nazionale juniores di De Candido, ha provato il percorso di Trento (foto Instagram)
Ha notato qualche particolarità?

A parte la costante difficoltà tecnica, per cui dovrò scegliere ragazzi con dimestichezza nel guidare il mezzo, l’arrivo è complicato. Si arriva da un sottopasso, poi ci sono delle continue curve, ed il rettilineo finale, oltre ad essere in pavé, è anche in leggera pendenza. Serviranno dei ragazzi bravi in salita, ma che si sappiano difendere in una volata ristretta. Il tempismo la farà da padrone, un attimo prima e rimani piantato, un secondo dopo rimani imbottigliato dietro.

Vorremmo sapere che emozioni provano questi giovani atleti a correre in un palcoscenico così importante.

Questi ragazzi hanno già corso in gare internazionali, come il Lunigiana o il GP della Pace. Certo è molto differente gareggiare in una corsa a tappe o in una gara singola. Loro sanno quel che devono fare, se corrono come sono in grado di fare saranno protagonisti, andiamo per portare a casa un buon risultato. L’emozione non si può nascondere, poi correre in Italia è ancora più eccitante, avranno gli occhi puntati addosso. E’ esperienza anche questa, sarà un mio compito tranquillizzarli e farli dormire sereni.

I norvegesi, ma anche i francesi: al Lunigiana si lavora per gli europei juniores
I norvegesi, ma anche i francesi: al Lunigiana si lavora per gli europei juniores
La concorrenza è elevata, i francesi al Lunigiana non scherzano.

Vanno molto forte, ma siamo ad un europeo, tutti vanno forte, non bisogna sottovalutare nessuno. In primis bisognerà curare, oltre ai transalpini anche gli olandesi ed i norvegesi. Non dobbiamo farci intimidire e dobbiamo correre da squadra, l’organizzazione è alla base di tutto.

Come si interpreta una corsa del genere? in questa categoria siamo abituati a vedere gare sempre molto attive.

Dovremo essere pronti a seguire qualsiasi evoluzione, stare davanti ed entrare in ogni tentativo di fuga, sarebbe un rischio troppo elevato far uscire un gruppetto e non farne parte. Anche se si dovesse trattare di una fuga da lontano, farne parte ci permetterà di controllare meglio la corsa. E’ una gara che stanca molto anche la mente, essere sempre pronti non è facile. Ho parlato molto con i miei ragazzi e sanno cosa devono fare.

Fra i possibili juniores azzurri per Trento, anche Biagini, qui con il suo diesse Luca Colombo
Fra i possibili juniores azzurri per Trento, anche Biagini, qui con il suo diesse Luca Colombo
L’appuntamento successivo sarà il mondiale, i ragazzi saranno quelli di questo gruppo?

Non necessariamente, sono due gare simili solo sulla carta, il nostro percorso al mondiale è cittadino come quelle di Trento. E’ però, anche molto più tecnico e complicato, lì (nelle Fiandre ndr) ci saranno 4 o 5 strappi da 200 o 300 metri molto duri, serve esplosività, quindi i corridori saranno differenti.

Il Lunigiana parla francese: ombra transalpina sugli europei

02.09.2021
4 min
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A La Spezia fa un caldo da piena estate, mentre il gruppo di testa del Giro della Lunigiana juniores è annunciato ai 9 chilometri dall’arrivo, con un francese che mena le danze e gli altri che lo rincorrono. Con Massimiliano Mori si commenta la convocazione di Cattaneo agli europei e si fanno due chiacchiere sul mercato dei più giovani. E onestamente, in questo primo pomeriggio che sa di inizio della scuola, vedere questi ragazzini già proiettati sul professionismo fa pensare a un branco di gazzelle in mezzo ai leoni.

Al via da Fiumaretta, Cipollini ha parlato un po’ con gli azzurri
Al via da Fiumaretta, Cipollini ha parlato un po’ con gli azzurri

Una rimpatriata

Il Lunigiana è cominciato all’ora di pranzo a Fiumaretta, tra gente ancora in spiaggia e il senso del grande evento. Facce note e forestieri, è subito chiaro che la posta in gioco sia bella alta, perché alla partenza invece di mescolarsi nei soliti capannelli, le squadre si sono ritrovate cercando la concentrazione. Gli incontri abbondano. Luca Colombo segue i suoi ragazzi, ma si occupa dei rifornimenti. Il campione del mondo di Stoccarda 1991 ha corso per una vita al Casano Ortonovo e come per magia (neanche troppo, vista la vicinanza geografica) dal nulla saltano fuori Paolo Colò e suo figlio Alessandro, passato e presente del ciclismo a Ortonovo. Al via c’era anche Valerio Agnoli, ora responsabile del Comitato Regionale del Lazio, ma in procinto di iniziare una nuova avventura o così si spera. Poi Ivan Quaranta, alla guida degli azzurri. E Rino De Candido, che li guiderà a europei e mondiali, in osservazione interessata.

Francese volante

Ma adesso che lo speaker scandisce bene il nome, ci rendiamo conto che il francese al comando non è Lenny Martinez, che dal prossimo anno correrà nella continental della Groupama-Fdj, terzo in entrambi i campionati nazionali e vincitore di tappa all’Ain Bugey Valromey Tour, chiuso al terzo posto. Non è lui, che alla partenza camminava con i favori del pronostico sulle spalle, ma il compagno Rolland Brieuc (primo da sinistra nella foto di apertura), ugualmente classe 2003 e alla prima esperienza internazionale.

«Nella riunione avevamo deciso di correre per Lenny – dice – e per la generale. Poi è partita una fuga in cui c’era Nicolas Favier e così siamo andati in due. Abbiamo scandito un bel tempo e alla fine ho cominciato a credere nella vittoria. Ho pensato alla preparazione fatta, a tutti i sacrifici. Siamo stati una squadra formidabile. E’ la mia prima corsa internazionale, non pensavo di poter vincere. Sto veramente bene. Da qui andremo direttamente a Trento per i campionati europei».

Roland Brieuc, francese, primo vincitore e primo leader del Lunigiana
Roland Brieuc, francese, primo vincitore e primo leader del Lunigiana

Pinarello sgridato

Primo e secondo e poi Pinarello, vincitore della volata di gruppo, con la salopette della Borgo Molino e maglia del Veneto. E’ sotto il gazebo che parla con il suo direttore sportivo e sembra risentito. Il tecnico gli dice che i modi magari sono stati un po’ rudi, ma la sostanza è vera: questi attaccano da lontano, che cosa hanno pensato quando i francesi hanno forzato il ritmo? Lui si difende dalle giuste osservazioni e di colpo ci rendiamo conto che deve aver parlato con De Candido, incrociato con un diavolo per capello già dopo l’arrivo.

«Certo che ci ho parlato – dice il tecnico della nazionale – gli ho chiesto perché abbia dormito e come lui tutti gli altri. Questi dei Comitati pensano di avere chissà quali squadroni, ma se poi stanno a guardare, questi qua non li batti. Non so se i francesi siano venuti con la nazionale più forte, ma non credo perché lo stesso Martinez, il più conosciuto, non ha trovato posto nella squadra per la Coppa delle Nazioni. Ma di sicuro verranno agli europei e bisognerà correre senza paura. Proprio come fanno loro».

Martinez e Brieuc, secondo e primo, i francesi volano
Martinez e Brieuc, secondo e primo, i francesi volano

Remco non c’è

Il primo giorno del Giro della Lunigiana 2021 ha poco altro da raccontare, dato che il francesino ha preso per sé tutte le maglie e le attenzioni del dopo corsa. Dice De Candido che sarà difficile togliergli la maglia e che, nel caso, essa passerà sulle spalle del compagno Martinez. A noi piace pensare che la corsa sia ancora aperta. Non si vede ancora traccia di un Evenepoel, magari ci sarà margine per giocarsela ancora.

De Candido, stagione “strozzata” senza l’iride

26.09.2020
3 min
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Quella di quest’anno è stata una stagione a dir poco particolare. Se i pro’ ne hanno risentito, le categorie giovanili non state da meno, anzi… La mancanza dei mondiali poi ha lasciato “morire” la stagione anzitempo. In ogni caso almeno sul piano nazionale si è corso. Poco, ma si è corso. Con Rino De Candido, tecnico azzurro degli juniores, facciamo il punto.

Rino, la mancanza dei mondiali ha “strozzato” questa stagione?

Sì. Si è iniziato a correre ad agosto inoltrato. Si è arrivati all’italiano con molti corridori che avevano disputato solo due gare. Il mondiale è uno stimolo per i ragazzi e per le squadre. Se manca il mondiale, manca un obiettivo e il ciclista deve averne. Ma questo vale anche per gli appuntamenti importanti come il Lunigiana per esempio. Si è fatta una sola corsa a tappe, il Giro del Friuli.

Il podio della crono tricolore: (da sinistra) Garofoli, Milesi e Piganzoli (foto Scanferla)
Crono tricolore: (da sinistra) Garofoli, Milesi (foto Scanferla)
E cambiava anche il modo di gareggiare?

Per me sì. Magari inconsciamente, ma i ragazzi correvano con meno determinazione. Ho visto prove con 230 partenti, ma dopo 30 chilometri restavano in corsa 100 corridori. E non erano corse dure. Cosa significa? Che andavano giusto per partire. Il covid ha lasciato il segno dappertutto e il ciclismo penso abbia pagato più di altri sport.

Emerge un gruppo “nazionale” da questo 2020?

Alla fine vedo che c’è un bel gruppetto di toscani e di lombardi. In più ci sono Germani, De Pretto, Bagatin

Per ovvie ragioni, si sono disputate più gare a cronometro: può essere un aiuto per questa disciplina?

Da diversi anni siamo sui podi internazionali nelle crono. Addirittura l’anno scorso abbiamo vinto il mondiale con Antonio Tiberi e quest’anno siamo stati terzi all’europeo con Andrea Montoli inoltre Ganna ha vinto l’oro più importante. Preparare le crono non è facile, ho visto molti che le hanno disputate tanto per farle. Servono tecnici e materiali.

Non è una spesa eccessiva per le società juniores?

Non credo sia così grande. Penso che in primis servano dei tecnici validi e società realmente interessate. Mi viene in mente la Trevigliese per esempio, con Lorenzo Milesi, campione italiano, e Lorenzo Piganzoli, terzo. Adesso c’è una base su cui lavorare, un gruppo.

Francesco Calì vincitore dell’ultima tappa del Giro Friuli juniores 2020 (foto Bolgan)
Calì vincitore al Giro Friuli juniores (foto Bolgan)
Il prossimo anno chi troveremo tra gli U23?

Ci sono Francesco Calì, Lorenzo Germani, Christian Bagatin, Andrea Montoli, Davide De Pretto… Bagatin è già ben strutturato e non gli pesa correre, sorride sempre. E questo è importante. Calì mi piace molto come corridore. E’ bravo anche Gianmarco Garofali, per me ha margine di crescita.

E i due dell’italiano, Montoli e Germani? Entrambi hanno fatto il liceo scientifico, sembrano molto educati, parlano bene…

Sono sin troppo dei bravi ragazzi! Il corridore vero deve essere più scaltro, più furbo. Guardate Evenepoel, Pogacar, Van Aert... visto che facce sveglie che hanno? Servono mentalità vincenti e cattiveria agonistica. Germani va molto forte per questa categoria, ma non credo abbia un grande motore. L’ho notato nelle gare a tappe. Però può crescere. Montoli invece mi sembra già più corridore: va forte a crono e si difende in salita. Lui ha le crono in testa, ma dovrebbe acquisire un po’ più di mentalità per la strada.

Il prossimo anno cosa ti aspetti?

E’ un bel punto di domanda. Speriamo si possa tornare alla normalità. Mi spiace che l’Uci non abbia accolto la richiesta di bloccare le categorie di un anno. Ai ragazzi avrebbe fatto bene.

Chi ci ha rimesso di più?

Gli allievi e gli juniores di secondo anno: passare di categoria sarà più dura per loro.