Germani, Piganzoli e una video chiamata tricolore

30.07.2022
5 min
Salva

La nazionale under 23, guidata dal cittì Marino Amadori, si trova da ormai quasi due settimane in ritiro a Sestriere. Un periodo di lavoro che serve a preparare gli impegni di fine stagione che, tra Tour de l’Avenir e mondiali, sono i più attesi del calendario. Tra i ragazzi che si allenano sotto lo sguardo vigile del cittì ci sono anche i due corridori che avranno l’onere e l’onore di indossare la maglia tricolore a crono e per le prove in linea: Piganzoli e Germani. Entrambi corrono in squadre straniere. Piganzoli alla Fundacion Contador, spagnola. Germani alla Fdj Groupama continental, francese.

Davide e Lorenzo si conoscono bene ed in questi giorni di allenamento hanno anche modo di passare del tempo insieme. Godendosi anche le loro nuove maglie, tra divertimento e qualche fuori programma.

La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro
La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro

Un pericolo di troppo

GERMANI: «Sabato eravamo in doppia fila, stavamo percorrendo la strada principale, quando all’improvviso una macchina non ha rispettato lo stop e ci ha travolti. Diciamo che lo spavento è stato tanto, e le parole che gli abbiamo dedicato non erano delle più gentili. Però per come sarebbe potuta andare direi che è andata di lusso».

PIGANZOLI: «E’ andata davvero bene, però c’è anche da mantenere una maggiore attenzione per chi ci circonda. Comunque lo spavento è stato grande, noi ora ci ridiamo su perché è andata bene…»

Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo
Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo

Risate tra amici

GERMANI: «Stiamo passando dei bei momenti insieme, i ritiri servono anche a questo. Allenarsi sì, ma anche fare gruppo. Ci stiamo allenando molto e divertendo altrettanto. Nel nostro hotel ci sono delle ragazzine che fanno ginnastica artistica e ieri era il compleanno di una di loro, così quando si sono spente le luci mi è venuto istintivo di cantare “Tanti Auguri” (dice ridendo, ndr)».

PIGANZOLI: «Ci siamo visti talmente tanto Lorenzo ed io, che sono quasi stanco di averlo affianco – dice ridendo guardando il compagno di allenamenti – tra gare e ritiri siamo stati vicini parecchio. Stiamo bene insieme, ci divertiamo molto, poi adesso ci accomuna anche la maglia tricolore». Nel frattempo alla porta-finestra della stanza bussa Lorenzo Milesi che entra e si siede ad ascoltare i due amici.

Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)
Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)

Il tricolore 

BICI.PRO: «Cosa avete pensato alla conquista delle vostre maglie tricolore?».

GERMANI: «Durante la prova a cronometro – intanto guarda Davide e scoppia a ridere – la prima cosa che ho pensato guardando l’ordine di arrivo è stata: “ma Milesi dov’è?” poi mi ha chiamato Amadori e mi ha detto che Milesi è caduto a causa della pioggia. Alla fine sono contento che abbia vinto Davide, l’anno scorso è arrivato terzo, l’anno prima ancora terzo, insomma è sempre andato bene a crono, poi posso dire che ha vinto un amico».

PIGANZOLI: «Quando Lorenzo è uscito dal gruppo – racconta anche lui ridendo – a meno 70 chilometri dall’arrivo “ma questo è scemo” è la cosa più gentile che mi è passata di mente! Però alla fine ha avuto ragione lui e possiamo dire che ha fatto davvero una bella azione. Poi lui ha avuto la fortuna di indossare la maglia e di vincerci anche, io non ancora, mi toccherà aspettare la prima crono, alla Chrono des Nations potrebbe essere la prima volta».

GERMANI: «C’è da aggiungere una cosa: sono stato contento che abbia vinto Davide perché una delle prima cose che ho pensato è stata: “Ha vinto uno che corre in una squadra straniera” noi che lo facciamo siamo spesso criticati. E’ stata un po’ una rivincita».

PIGANZOLI: «Io ancora mezzo e mezzo, alla fine nella mia squadra ci sono molti italiani tra staff e compagni. Tu invece – dice rivolto a Germani con un sorriso – sei francese a tutti gli effetti, vivi anche a Besançon!».

Piganzoli non ha ancora avuto modo di gareggiare con la maglia tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”
Piganzoli non ha ancora gareggiato con il tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”

Il resto della stagione

GERMANI: «Il 14 correrò al Poggiana, poi vedremo se rientreremo nei programmi del mondiale. Possiamo dire di essere nella pre selezione per il Tour de l’Avenir, ma manca ancora un po’ e la conferma da parte di Marino arriverà più avanti. Per il momento ci alleniamo, domenica si torna a casa e si pensa alle gare».

PIGANZOLI: «Io sabato prossimo correrò una gran fondo – dice scherzando – 140 chilometri e 4.700 metri di dislivello, dopo l’altura non sarà facile ma almeno mi rimetto a ritmo!».

GERMANI: «Sì! Si mette la borsetta davanti e si ferma ai rifornimenti in cima ad ogni salita – lo canzonano subito Germani e Milesi – si porta dietro la mantellina, telefono e via! Rapporti 34 e 34, una pedalata al secondo».

PIGANZOLI: «Ora ride, ma quando provavamo la cronometro a squadre non tanto! Ero davanti e stavo facendo il ritmo, e dietro mi urlavano “meno!”. Io invece ho capito “mena” ed ho accelerato e tutti subito ad urlarmi dietro. Lorenzo ed io ci ritroveremo alla Ronde de l’Isard, non faccio in tempo a dimenticare la sua faccia che me lo ritrovo davanti».

Tenersi dei margini per quando si è pro’. Ne parliamo con Basso

08.07.2022
5 min
Salva

«Non andiamo in altura per tenerci una “cartuccia” in più per quando passeremo pro’. Ne ho parlato anche con Basso». Così aveva detto Davide Piganzoli (in apertura foto Istagram – Adn Photo), della  Fundacion Contador, team giovanile della Eolo-Kometa. Lasciarsi la “cartuccia” dell’altura, come la chiama lui, garantirebbe un margine di miglioramento in ottica futura.

Margini che sono sempre più ridotti. Tante volte parliamo di ragazzi che passano e sono già al limite. Piganzoli ci aveva detto che avevano parlato in squadra di questa scelta di non andare in quota.

Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23
Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23

Margini e tutela

Il manager varesino segue da vicino l’atleta valtellinese. Crede moltissimo in lui. E di certo il discorso di Piganzoli non è affatto banale.

«Oggi – dice Ivan Basso – soprattutto in Italia abbiamo il problema dei giovani: sono pochi, passano presto, passano al limite… In questo campo della preparazione c’è una narrativa enorme. Ci sono tante persone che dispensano consigli di tutte le salse. Credo che ogni opinione vada ascoltata ed elaborata, ma chi ha una squadra ha delle responsabilità, deve prendere delle decisioni. Gli altri no».

«Non abbiamo abbastanza certezze che questa esasperazione in età precoce sia un valore. Non abbiamo certezze che porti a risultati anche a lungo termine, che sia funzionale alla crescita. Sappiamo però che la crescita graduale funziona.

«Penso al progetto giovani della Liquigas. Io ero in quella squadra e ho visto i Nibali e i Viviani arrivare da ragazzini e diventare campioni che dopo 12-15 anni di professionismo, vincenti, sono ancora in gruppo. Ed è lì che voglio arrivare con i miei ragazzi. Gli under 23 devono avere i requisiti e i margini per passare: questo conta per me. Ed è quando sono passati che devono vincere».

Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino
Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino

Gli esempi del passato

Il discorso di Basso su base teorica è certamente corretto. E soprattutto è coerente con quanto sta facendo. Però la realtà dice che sin da U23 il livello è molto alto e alcuni di questi ragazzi potrebbero magari pagarne le spese. Tradotto: non faccio di tutto e di più, non vinco, non passo.

«Che sia giusto o sbagliato non lo so – riprende Basso – Io, come detto, faccio le scelte per la mia squadra. E so che che questo modello ha funzionato in Liquigas per Nibali, Viviani, ma anche per Pozzato anni prima col progetto Mapei Giovani».

«Il miglior Piganzoli, tanto per restare sull’esempio, lo vedremo più avanti. Posso garantire che questo ragazzo ha dei margini molto alti. Può essere molto più forte di così. Ma per questo devo ringraziare i suoi team giovanili che non lo hanno spremuto, la sua famiglia. Davide non ha un padre che vuole realizzare i propri sogni sulle spalle del figlio. E’ un insieme di cose che per esempio riscontro anche in Montoli».

«Ripeto, preferisco insistere su questo modello di crescita collaudato, tanto più che è gestito da Zanatta. Stefano ebbe il primo Nibali già alla Fassa Bortolo, poi se lo ritrovò anche alla Liquigas. Ha avuto Sagan, Formolopotrei andare avanti fino a stasera».

Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa
Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa

Strada spianata?

Quando a Basso facciamo notare però che i suoi ragazzi U23 tutto sommato sono già in una posizione di “agio” e di tranquillità, visto che hanno meno bisogno di dimostrare qualcosa a suon di risultati in quanto c’è pronta la squadra la professional che li aspetta, Ivan ribatte con certezza.

«Vado controcorrente. In Italia ci sono dei team dilettantistici che lavorano bene. Penso alla Zalf o alla Colpack-Ballan. Penso alla squadra di Milesi. Marco è un diesse eccezionale. Parlo con loro, esploro i loro vivai».

 

«La vostra osservazione è giusta: qui i ragazzi hanno la professional “pronta”. Ma posso dire che ci sono stati degli under 23, e persino degli juniores, che hanno rifiutato la nostra offerta e il nostro modo di lavorare. Per me decisioni folli».

«Altura o altri margini, come un’alimentazione super controllata, possono incidere sul rendimento: è vero. Ma siamo sicuri che un ragazzo di quella età possa sopportare certi sacrifici? Perché poi cambia tutto in poco tempo. A 20 anni non hai la testa che hai a 23. A 23 anni non hai quella che hai a 28. E a 28 anni non hai la testa che hai a 32. Tutto ha un suo tempo».

«Io non sono contrario all’altura. Io sono contrario all’esasperazione. Se poi il confronto con gli stranieri è spietato, se per stare davanti è necessario fare tutto ciò allora io guardo altre cose. A me che Piganzoli vince dieci corse da under 23 non me ne importa molto. Mi importa che quando passa ne vince 2-3.

«E quindi cosa guardo? Guardo che Piganzoli ha fatto tanti piazzamenti, osservo i suoi test, vedo che va forte quando la strada sale e a crono. Guardo che ha la capacità di esprimere gli stessi watt in salita e a crono. Ditemi chi altro c’è che ha tutte queste qualità? Eppure Piganzoli ha vinto poco».

Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)
Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)

E sui procuratori…

Infine, una battuta sui procuratori, che molto spesso incidono sul futuro dei ragazzi.

«In cinque anni di gestione del team – conclude Basso – io non ho mai avuto un problema con i procuratori. Anzi, con alcuni ho anche trovato l’accordo per farli restare un altro anno là dove erano. Quando trattiamo un giovane e parliamo del suo futuro io mi siedo al tavolo con l’atleta, con il suo procuratore e a volte anche con i suoi genitori e ne discutiamo. Deve esserci un rapporto leale e onesto fra le parti. Nessuno mi ha mai preso per la camicia».

«E poi il fatto è semplice. Di fronte ho un ragazzo di 20 anni al cui fianco c’è un procuratore che gestisce molti altri campioni affermati. Di certo non è su questo ragazzo che guadagnerà bene. 

«Voglio dire che se un ragazzo non passa, o non viene preso in considerazione non è sempre colpa degli altri. Proprio perché parliamo tutti quanti onestamente, mi è capitato che un giovane che doveva passare pro’, non era pronto ed è restato tra gli U23 un altro anno, con l’accordo di tutti».

Tra Giro U23 e Valle d’Aosta: Piganzoli si gestisce così…

28.06.2022
5 min
Salva

Tra il Giro d’Italia U23 e il Giro della Valle d’Aosta passano 25 giorni. Un lasso di tempo non facile da gestire. Troppo breve per staccare del tutto, troppo lungo per insistere a spingere. Uno dei ragazzi di maggior spicco che prendono parte ad entrambe le corse è Davide Piganzoli.

Il corridore della Fundacion Contador, la formazione U23 della Eolo-Kometa, è stato il miglior italiano nella corsa rosa dei giovani: decimo. Qualche giorno dopo si è anche andato a prendere il titolo nazionale a cronometro, sempre tra gli under 23 chiaramente.

Vediamo come gestirà questo intervallo fra le due corse a tappe. Tappe che, ricordiamolo, sono state sette al Giro (con un giorno di riposo) e saranno cinque al Valle d’Aosta.

Piganzoli è uscito benissimo dal Giro d’Italia U23, tanto da vincere il tricolore contro il tempo
Piganzoli è uscito benissimo dal Giro d’Italia U23, tanto da vincere il tricolore contro il tempo
Davide, Giro e Valle d’Aosta: erano già programmate ad inizio stagione?

Sì, lo avevamo deciso questo inverno. Ci eravamo detti che avremmo valutato il Valle d’Aosta in base a come fossi uscito dal Giro. Ne sono uscito bene e quindi ci andrò. Altrimenti avrei fatto una pausa più lunga. L’italiano a crono invece lo avrei fatto in ogni caso. Poi mi sarei fermato. Invece per come sto, posso lavorare.

Partiamo da qui. Come hai gestito i giorni che dal Giro ti hanno portato all’italiano?

Con molto relax. In tutto, considerando anche il campionato italiano su strada, ho fatto tre giorni di riposo totale e tre di scarico. Il giorno dopo il Giro sono uscito un’ora e mezza con la bici da crono. Poi riposo assoluto e ancora un’ora con la stessa bici prima del tricolore. La crono. Riposo. E una sgambata alla vigilia della prova su strada.

E come procede?

Per questa settimana si va avanti così: tre giorni di riposo assoluto e tre di scarico, molto blandi. Poi si riprenderà a fare qualcosa di più.

Cosa?

Sostanzialmente per una decina di giorni si faranno alcuni allenamenti più intensi. Non troppi chilometri, perché ormai il fondo lo abbiamo, tanto più che abbiamo fatto il Giro. Puntiamo soprattutto sulla qualità.

Di che tipo di allenamenti parli?

Allenamenti di due, tre ore al massimo. Con esercizi intermittenti fino al fuorisoglia. Penso ai 20”-40” o ai 30”-30”, alle progressioni dietro moto, utili anche per velocizzare i lavori. Magari faccio due serie di 20”-40” con nel mezzo una salita al medio e poi proseguo con il dietro moto. In questi allenamenti mi aiuta il mio ex allenatore di quando ero più piccolo, Maurizio Damiani, anche lui è di Morbegno. 

Ti allenerai da solo o con la squadra?

Qui dalle mie parti non ci sono molti ragazzi con cui allenarsi. E poi preferisco farli da solo certi lavori. Bisogna essere precisi.

E non sono previste gare nel mezzo fra Giro e Valle d’Aosta?

No, nessuna gara. Era previsto così.

E’ una programmazione molto da pro’… L’avete tirata giù solo col team U23 o anche con Ivan Basso?

Anche con Ivan e tutti gli altri. Diciamo che io e Tercero, che abbiamo dimostrato di andare un po’ meglio nelle corse a tappe, avevamo il Giro under 23 e il Valle d’Aosta nel programma e altre corse a tappe. Abbiamo corso meno sin qui. Abbiamo evitato le gare più veloci e in circuito, che ad uno scalatore non portano praticamente nulla, e abbiamo preferito le internazionali: Piva, Recioto, Belvedere… Insomma, abbiamo ragionato per blocchi.

Piganzoli e Tercero (seduto), sono i leader della Fundacion Contador per le corse a tappe
Piganzoli e Tercero (seduto), sono i leader della Fundacion Contador per le corse a tappe
Blocchi?

Sì, periodi di una o due settimane culminati con gare o recupero.

E in questi blocchi è prevista anche l’altura, magari prima del Valle d’Aosta?

No, primo perché non ci sarebbe tempo. E poi perché, come ho accennato l’altra volta, con la squadra abbiamo deciso di tenerci questa “cartuccia” di miglioramento per quando saremo pro’.

In questo intermezzo è importante controllare anche il peso, come fai con tanto scarico e pochi chilometri?

Infatti è un po’ complicato. Però devo ammettere che avendo fatto dei sacrifici prima del Giro, un piccolo premio me lo sono concesso e una pizza l’ho mangiata. Ti fa stare contento. Per il resto cerco di uscire tardi la mattina. Me la prendo molto comoda. Magari parto in allenamento alle 11, torno per le 13-13,30. Sempre lentamente faccio la doccia e tutto il resto e cerco di mangiare il più tardi possibile, magari vero le 14:,0 così da ridurre la distanza con la cena.

E cosa mangi?

Normale. Ho ridotto un po’ i carboidrati, aumentato la verdura e la frutta. Ecco, di frutta ne mangio parecchia.

Piganzoli tricolore: è lui il miglior U23 a cronometro

22.06.2022
3 min
Salva

Il meteo non prometteva bene, ma il tempo con gli U23 è stato clemente: la pioggia ha smesso di scendere proprio qualche minuto prima della partenza degli atleti. 35,6 chilometri veloci, qualche curva più tecnica e lo strappo dell’Abbazia di Rosazzo. Una prima parte più veloce, pianeggiante e senza particolari difficoltà. La seconda parte invece più impegnativa, con la salita e una discesa veloce.

Dopo il Giro d’Italia per Piganzoli appena qualche giorno di recupero e pochi allenamenti specifici
Dopo il Giro d’Italia per Piganzoli appena qualche giorno di recupero e pochi allenamenti specifici

Piganzoli ticolore

Il migliore è Davide Piganzoli (Eolo-Kometa), il nuovo campione italiano a cronometro, sceso per terz’ultimo dalla rampa di lancio al Velodromo di San Giovanni al Natisone. Una corsa gestita bene, con tempi regolari: il cronometro all’intertempo segna uno dei tempi migliori, è secondo. Davide prosegue poi la sua crono tricolore con una media complessiva di 48,473 orari.

Nel 2020, Piganzoli era stato terzo ai tricolori juniores a crono, dietro Milesi e Garofoli
Nel 2020, Piganzoli era stato terzo ai tricolori juniores a crono, dietro Milesi e Garofoli
Davide, te l’aspettavi di tornare a casa con il tricolore sulle spalle?

Devo ammettere che è una vittoria abbastanza inaspettata. Dopo il Giro mi sono preso solo tre giorni di pausa e non ho preparato la crono come avrei voluto, ma sono contento.

Come ti sei sentito durante la corsa?

Tutto sommato bene. All’intertempo dall’ammiraglia mi hanno detto che ero sui tempi del primo. Ho saputo anche della caduta di Milesi, a cui auguro un pronto recupero. Siamo amici, mi è dispiaciuto molto. Sul finale mi sentivo stanco e stavo calando, ma dall’ammiraglia mi facevano grande tifo, ci ho creduto.

La seconda parte sulla carta era quella un po’ più difficile, dove bisognava mantenere stabile l’andatura…

Sì, infatti sono andato forte, senza dare tutto e poi sul finale sono riuscito a recuperare un pochino.

PIganzoli è stato il solo corridore Eolo-Kometa fra agli U23, mentre hanno corso in 4 tra i pro’
PIganzoli è stato il solo corridore Eolo-Kometa fra agli U23, mentre hanno corso in 4 tra i pro’

Montefiori e Olivo sul podio

Insegue a pochi secondi di distanza Matteo Montefiori (InEmiliaRomagna) che conclude la sua prova con 5”79 di ritardo. Ottima anche la prova di Bryan Olivo (Cycling Team Friuli): dopo aver ripreso i tre corridori partiti prima di lui e l’ottimo intertempo di 23’07”72, il friulano sale a fine giornata sul terzo gradino del podio

Giornata sfortunata invece quella di Lorenzo Milesi, il grande favorito di oggi, in forza alla Development Team DSM, che coinvolto in una caduta pochi chilometri dopo la partenza, decide di terminare così la propria corsa verso il tricolore.

Piganzoli “conquistador” basco, fa le prove per la rosa

13.05.2022
5 min
Salva

E poi c’è Davide Piganzoli che zitto, zitto cresce e mette in cascina anche vittorie importanti. Il valtellinese sta maturando bene nella Fundacion Contador, che poi sarebbe la squadra under 23 della Eolo-Kometa di Ivan Basso e Alberto Contador.

Nel team spagnolo hanno le idee chiare sull’evoluzione dei ragazzi e il fatto stesso che abbiano deciso di non fare troppa altura prima del Giro d’Italia U23 la dice lunga su quella che è l’ottica futura e i margini che lasciano ai corridori. Basso crede molto in questo atleta. E lo sta seguendo proprio come ha fatto (e fa) con Fortunato.

Il lombardo (classe 2002) punta deciso alla classifica del Giro U23 (foto Eolo-Kometa)
Il lombardo (classe 2002) punta deciso alla classifica del Giro U23 (foto Eolo-Kometa)

Ma torniamo a Piganzoli. Lo avevamo visto ben destreggiarsi lo scorso anno a Campo Moro, l’arrivo più duro del Giro U23, lo avevamo poi pizzicato in difficoltà al Val d’Aosta e lo abbiamo ritrovato in rampa di lancio quest’anno, fino a vincere la Bidasoa Itzulia, il Giro dei Paesi Baschi U23.

Davide, hai vinto la Vuelta Bidasoa, che in pratica è il Giro dei Paesi Baschi U23. Inizia ad essere una corsa importante…

Eh sì. Quattro anni fa la vinse Juan Pedro Lopez, il ragazzo che ha preso la maglia rosa sull’Etna. Anche lui tra l’altro veniva dalla Fundacion Contador. Non mi aspettavo di andare così bene e tantomeno di vincere, perché sapevo di stare bene, ma anche che ero in una fase di carico. Avevo lavorato molto sul fondo. Insomma non ero al 100 pr cento. Però si dice che quando non si è al top non si ha niente da perdere.

E come è andata?

Nella prima tappa, che non era per noi, visto che l’arrivo era su uno strappo di un chilometro e mezzo che noi soffriamo, siamo rimasti davanti. Nella seconda, su un percorso nervoso, abbiamo provato a fare qualcosa ma il leader non ha perso un colpo. E nella terza tappa, sull’ultima salita ad un certo punto il leader si è staccato. E anche noi. Però poi lui è andato proprio in crisi vera. E così ci siamo ripresi un po’. Sul falsopiano abbiamo accelerato e in discesa abbiamo attaccato. Siamo andati via e abbiamo guadagnato il margine necessario per vincere.

Davide è migliorato molto nelle fasi intense degli attacchi (foto Instagram)
Davide è migliorato molto nelle fasi intense degli attacchi (foto Instagram)
Continui a parlare al plurale…

Sì, mi riferisco al mio compagno Fernando Tercero. Come detto, non avevamo nulla da perdere e in questi casi salti del tutto o fai qualcosa di buono per davvero. Noi ci siamo detti: proviamo ad attaccare, male che va ci staccano loro.

E adesso l’obiettivo è il Giro d’Italia?

Assolutamente sì. Stiamo crescendo e lavorando per fare il massimo possibile al Giro. Quest’anno non andrò in altura, forse è ancora un po’ presto. Il metodo di lavoro che stiamo utilizzando è due settimane di carico e una di scarico. E in quelle di carico sono comprese anche le corse.

Stai correndo molto in Spagna, che differenze ci sono con il nostro ciclismo?

Se parliamo di pianura, il livello è leggermente più basso. E c’è anche meno nervosismo. E infatti anche prendere davanti le salite è meno complicato. Poi per noi della Fundacion Contador se vogliamo è più facile ancora, perché siamo la squadra faro in Spagna e in qualche modo abbiamo più potere in gruppo. Ma in salita… Il ritmo è più elevato e sono un po’ avanti. Non a caso chi va forte in salita in Spagna, poi è davanti anche tra i pro’. Per esempio, Igor Arrieta al primo anno era con i migliori in salita al Tour of the Alps.  

Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23 (foto Eolo-Kometa)
Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23 (foto Eolo-Kometa)
In cosa può e deve migliorare Piganzoli? Nella continuità? Per esempio, lo scorso anno al Val d’Aosta dopo un grande Giro eri un po’ in difficoltà…

Vero, ma in quella prima tappa ero proprio in “giornata no”. Avevo avuto problemi intestinali e infatti mi ritirai. La costanza ormai non credo mi manchi. Dall’inizio dell’anno, a parte una volta, non sono mai uscito dai primi venti e nelle gare internazionali sono arrivato davanti. Semmai devo migliorare nello sprint. Mi riferisco a quelli a ranghi ristretti. Devo essere più freddo, sgomitare di più…

Okay, ma sei pur sempre uno scalatore: certe doti sicuramente le puoi, e le devi, migliorare, ma ci sono dei limiti fisiologici. Piuttosto con la “botta” sull’attacco? Con quei 20”-30” a tutta come va?

Ecco, su questo aspetto sono migliorato perché ci ho lavorato parecchio. Durante l’inverno ho fatto diversi lavori “on-off” e in gara ne risento di meno. Soffro meno certi scatti.

Davide, sei di Sondrio, anche quest’anno il Giro U23 passa dalle tue parti, sei andato a vedere il Mortirolo, o meglio, il Guspessa?

Sì, ci sono andato giusto qualche giorno fa. Mi sono avvicinato un po’ con la macchina. Prima sono salito all’Aprica. Da lì ho girato, ho percorso la discesa e ho fatto questo versante del Mortirolo. Ho poi continuato fino a Santa Caterina Valfurva e sono tornato indietro in bici. Un bella distanza!

E come ti è sembrato questo valico di Guspessa?

Molto duro e lungo, come me lo aspettavo. Si tratta di una salita che non spiana mai, che durerà sui 40′. Anche se è lontana dal traguardo credo che la selezione avverrà lì.

Ultima domanda: farai qualche assaggio con i “grandi” della Eolo-Kometa?

E’ ancora da valutare, ma da agosto in poi qualche gara da stagista dovrei farla.

Piganzoli: imparo da Basso e Contador e sogno il Giro

09.04.2022
4 min
Salva

Davide Piganzoli è al secondo anno con il team Eolo-Kometa U23, arriva da una stagione ricca di sorprese, per tutti ma non per Basso che ne parla un gran bene. Davide è nato a Sondrio nel 2002, vive a Morbegno e, a sentire Ivan, è uno dei ragazzi più promettenti di casa Eolo. Dopo aver conquistato il decimo posto al Giro d’Italia under 23 alla sua prima partecipazione l’asticella si è alzata e l’attenzione intorno a lui già sale.

Piganzoli intervistato prima del via della tappa di Sondrio del Giro d’Italia under 23 dello scorso anno
Piganzoli intervistato prima del via della tappa di Sondrio del Giro d’Italia under 23 dello scorso anno
Prima di tutto come ti trovi con la Eolo?

Dopo un primo anno di ambientamento vi dico bene, molto bene. Prima di essere una squadra è una famiglia, siamo tutti molto uniti anche se metà gruppo è italiano e l’altra metà spagnolo.

Che organizzazione avete alle spalle?

Davvero molto alta. Non mi sarei mai immaginato prima di venire qua che la squadra potesse essere così attrezzata. Da ogni punto di vista, come mentalità e come stile di lavoro è molto molto simile ad una squadra professionistica.

Rispetto alla scorsa stagione hai trovato qualche differenza?

Quest’anno riusciamo a fare molte più gare in quanto abbiamo un calendario italiano ed uno spagnolo. Sto cercando di prediligere le gare che sono più nelle mie corde, ovvero quelle più dure come Belvedere, Recioto, ho corso a San Vendemiano e al Piva (dove ha conquistato rispettivamente la 14ª e la 7ª posizione, ndr).

E in Spagna andrai a correre?

Probabilmente questo weekend farò una gara lì per cercare di fare un buon carico di lavoro e poi staccherò un breve periodo per arrivare con la giusta condizione al Giro d’Italia under 23.

Davide Piganzoli dopo l’arrivo del Trofeo Piva chiuso in settima posizione, in primo piano Andrea Montoli
Davide Piganzoli dopo l’arrivo del Trofeo Piva chiuso in settima posizione, in primo piano Andrea Montoli
Che differenze noti tra correre in Italia ed in Spagna?

Direi che in Spagna il livello è un pochino inferiore rispetto a quello che abbiamo in Italia, penso che da noi ci sia uno dei più alti livelli in Europa. Lì c’è un po’ meno stress in gruppo, mentre qui si cerca di limare dappertutto soprattutto prima delle salite. Poi però una volta imboccata la salita il ritmo è identico, si va forte sempre.

Dopo il risultato dello scorso anno il Giro d’Italia è un obiettivo per la stagione?

Assolutamente, dopo la buona performance dell’anno scorso voglio cercare di ripetermi e fare meglio. Sarà difficile ma non impossibile, sono fiducioso. Anche perché l’anno scorso avevo la scuola e diversi impegni. Invece, quest’anno ho avuto un inverno ottimo, senza interruzioni, il che è fondamentale per preparare al meglio la stagione.

Come lo preparerai?

Quest’anno cercherò di fare le cose nel modo migliore, probabilmente faremo un ritiro in altura prima. Vedremo, insieme allo staff ed ai tecnici se correre qualche gara prima oppure arrivare direttamente al Giro senza gare.

E l’inverno com’è andato?

Per questa stagione abbiamo cambiato preparatore, è arrivato Giuseppe De Maria che mi sta seguendo molto bene. Ho fatto un bell’inverno, sono partito subito forte nelle gare. Vi dico la verità: non me lo aspettavo neanche io, aver passato l’inverno senza intoppi mi ha dato una marcia in più. Ho una buona condizione, speriamo di poter far bene in queste gare prima di staccare e pensare al Giro.

Sul podio del campionato italiano a crono del 2020, Piganzoli terzo, dietro Milesi e Garofoli. I tre sono tutti in continental
Tricolore crono 2020, Piganzoli terzo, dietro Milesi e Garofoli. I tre sono tutti in continental
Hai lavorato anche con il team pro’?

Sì sono riuscito a fare due ritiri con loro, mi sono trovato bene. Avere questo tipo di esperienze è utile per crescere bene.

Il rapporto con Basso e Contador, com’è?

Molto buono, sono estremamente disponibili, ci chiamano spesso e si preoccupano sempre per noi. Provano ad insegnarci quello che a loro volta hanno imparato in tanti anni ai massimi livelli del ciclismo. Avere due figure così fa davvero la differenza.

Exploit Piganzoli, una sorpresa per se stesso e per la Eolo

21.06.2021
4 min
Salva

Neanche Davide Piganzoli si aspettava di andare tanto forte al Giro d’Italia U23, soprattutto perché è un primo anno. Ma a quanto pare questa “regola anagrafica” vale sempre meno. Il lombardo di Morbegno è arrivato decimo a 8’40” da quel fenomeno che risponde al nome di Juan Ayuso.

Il ragazzo della Eolo-Kometa U23 va in bici in pratica da una vita. Ha iniziato a correre quando aveva otto anni…

Lo speaker Ivan Cecchini intervista “l’enfant du pays”, Piganzoli, al via da Sondrio
Lo speaker Ivan Cecchini intervista “l’enfant du pays”, Piganzoli, al via da Sondrio
E cosa ricordi, Davide, di quella corsa?

Che ero partito davanti nei primi giri. Ero sempre a tutta, ma poi nel finale sono arrivato “morto” con la lingua di fuori in fondo al gruppo. Ho imparato subito a correre però!

Giro U23, partiamo da quel giorno a Campo Moro che forse ha segnato la tua svolta…

E’ stata una bella giornata. C’era tanto tifo sulle strade e la sentivo molto quella tappa. Si correva in Valtellina e dalle nostre parti non sempre ci sono gare di questo livello. La sera prima eravamo a Sondrio ma ho chiesto io ad amici e parenti di non venire. Volevo stare tranquillo perché ero teso. Il giorno dopo invece sono venuti i miei genitori al via e li ho rivisti con gli amici anche nell’ultimo tratto duro della salita.

Conoscere le strade: anticipare le cambiate, gli strappi, sapere dove ci sono le curve… E’ importante oppure si mena a testa bassa?

E’ importante sapere la lunghezza e la durezza di strappi e salite, riesci a risparmiare energie per il finale. E poi riesci anche a gestirti meglio.

Dopo l’arrivo a Campo Moro ci avevi detto che nonostante fosse la salita di casa non l’avevi mai scalata per intero e quando l’avevi provata ne avevi fatto solo metà: perché?

Sapevo che era lunga e dura e mi sono detto: il resto lo vedo in gara, così non mi lascio condizionare. E poi comunque la conoscevo. L’avevo fatta diverse volte quando da bambino andavamo lassù con la famiglia a fare delle gite.

Sei un primo anno: dove correvi fino all’anno scorso? E soprattutto ti aspettavi un passaggio di categoria più difficile?

Ero nella Trevigliese e sì, sinceramente mi aspettavo un approccio più difficile. Qui si corre con gente che ha anche 4-5 anni più di te, tanto più in un Giro U23 di alto livello come quello di quest’anno. Dei primi dieci solo io non ho un contratto da professionista ed anche per questo è stata una vera emozione. Non me lo aspettavo.

Tanto tifo per il “Piga” salendo verso Campo Moro
Tanto tifo per il “Piga” salendo verso Campo Moro

E nel team cosa ti hanno detto?

Antonio Campos, il preparatore, sapeva che stavo bene, che ero in condizione. I numeri erano buoni, ma non si aspettava che andassi così al primo anno. Anche perché di giorno in giorno stavo meglio. Sentivo la stanchezza ma riuscivo a spingere, mentre vedevo altri, che avevano più difficoltà, che erano in calando. Io invece andavo forte.

Un bel segnale in ottica corsa a tappe…

Eh sì, e infatti ci spero per il futuro.

Questo decimo posto cambia i tuoi orizzonti?

Un po’ sì. Intanto fino a martedì prossimo avrò la scuola, la maturità (una scuola di elettronica a Sondrio, ndr) poi si vedrà. Presto poi parlerò con Ivan Basso.

Hai toccato il tasto dei pro’: che rapporti ci sono tra il team U23 e quello professional nella Eolo-Kometa?

Dovevamo fare i ritiri invernali con i pro, ma causa Covid non è stato possibile. Però proprio Ivan ci ha sempre tenuti aggiornati su tutto, anche al Giro ci chiamava spesso. Ci ha fatto capire che siamo ad un livello professionistico e che potrà arrivare il nostro momento. Lui è contento di noi.

Piganzoli, classe 2002, ama correre davanti (foto Isola Press)
Piganzoli, classe 2002, ama correre davanti (foto Isola Press)
Vivi in Valtellina, esci mai con i fratelli Bagioli?

Poche volte, anche perché io andavo ancora a scuola e mi allenavo di pomeriggio. Comunque capita di uscire insieme. Siamo un bel gruppetto: ci sono anche Petilli, Conca e Gavazzi, un vero maestro. E’ da anni in questo mondo.

Cosa ti ha colpito di questo Giro? Modi di correre, corridori…

Mi hanno colpito tutti i ragazzi di classifica. Verre è andato molto forte. Ma forse la cosa che mi è rimasta in mente di più è stata la Dsm che si è fermata quando è caduto Ayuso. Questo ci dice della mentalità di quel team. Mancavano 60-70 chilometri all’arrivo. Oltre a loro c’erano anche altre 5-6 squadre motivate a spingere e a quel punto Ayuso non sarebbe più rientrato, avrebbe perso il Giro. La Dsm è stata una “signora”.

La svolta è stata verso Campo Moro, come detto, ma come hai corso?

In realtà ho sempre cercato di stare davanti. Non nei primissimi, ma nelle prime 20-30 posizioni perché lì mi sento più sicuro in caso di cadute. Poi dopo Campo Moro anche, ma perché avevo voglia di fare bene. E i miei compagni mi hanno aiutato. Senza nulla togliere a loro: se qualcuno voleva o doveva andare in fuga andava, ma gli altri mi aiutavano a prendere le salite davanti.

Cosa significa per te gareggiare?

Eh – ci pensa un po’ Piganzoli – è un modo per far capire al mondo quanto valgo.