Trofeo Laigueglia 2021

Bramati: «Ballerini e Bagioli due veri gioielli»

04.03.2021
3 min
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La stagione entra sempre più nel vivo anche in Italia. E il nostro ciclismo ha gà trovato due protagonisti, Davide Ballerini e Andrea Bagioli. Le giovani stelle della Deceuninck-Quick Step hanno vinto due corse all’estero alzando la voce. Soprattutto Ballerini, si è portato a casa una corsa mica da ridere. Parliamo di loro con Davide Bramati, il diesse che se li sta coltivando con cura e che li conosce meglio di tutti.

Trofeo Laigueglia 2021
Prima del via del Trofeo Laigueglia Davide Ballerini era in prima fila
Trofeo Laigueglia 2021
Prima del via del Trofeo Laigueglia Davide Ballerini era in prima fila

Mentalità Deceuninck

«Siamo ripartiti subito alla grandissima – dice Bramati – la squadra ha iniziato veramente bene, sono contento, anche perché hanno vinto corridori italiani. Davide e Andrea hanno già alzato le braccia al cielo e questo penso sia molto importante per il morale di tutto il gruppo. A noi piace partire così».

Bagioli e Ballerini già sono in qualche modo delle star: loro avvertono un po’ più di pressione? E’ motivo di responsabilità, di sprone, di paura?

«Sicuramente sanno di essere corridori importanti, hanno acquisito la mentalità del gruppo. Noi la corsa preferiamo perderla all’arrivo. Sanno sopportare la pressione e questo è importante. Domenica avevo messo Andrea come leader e lui ha risposto con una grande prestazione. Lo stesso vale per Davide. In Belgio la squadra ha lavorato tutta per lui. Davide stesso ha visto cosa ha fatto la squadra e lui ha finalizzato il lavoro».

Trofeo Laigueglia 2021
Ballerini davanti e Bagioli a ruota
Trofeo Laigueglia 2021
Ballerini davanti e Bagioli a ruota

Il pubblico li vuole

Due così sono i figli del nuovo ciclismo. E il fatto che siano italiani ci inorgoglisce non poco. Si torna a sognare in grande e in prospettiva: classiche, tappe… E la gente già li acclama, li vuole vedere in Italia.

«Adesso – riprende Bramati – stanno arrivando le prime due corse più importanti che sono la Parigi-Nizza la Tirreno-Adriatico e penso che dopo queste due prove tireremo le prime somme per vedere chi davvero potrà andare al Giro. Al momento in squadra c’è una lista di 12 corridori che andrà sfoltita. Abbiamo già in mente qualcosa, ma aspettiamo e vediamo.

Trofeo Laigueglia 2021
Andrea Bagioli caduto ad una cinquantina di chilometri dal termine del Trofeo Laigueglia
Trofeo Laigueglia 2021
Bagioli caduto ad una cinquantina di chilometri dal termine del Trofeo Laigueglia

Due gioiellini 

Bagioli e Ballerini possono davvero essere protagonisti della primavera. Hanno caratteristiche fisiche, mentali e di condizione che li possono rendere protagonisti sia sabato alla Strade Bianche, ma anche alla Tirreno e, perché no, alla Sanremo. Proprio perché lì tutti si aspettano Alaphilippe potrebbero avere più spazio. Ma il Brama sembra gettare acqua sugli entusiasmi.

«Sono dei ragazzi veramente molto tranquilli e questo questo mi piace. Non hanno mai niente da ridire, né io da rimproverargli. Danno sempre il massimo e questo penso che per crescere, per avere una maturazione anche in vista dei prossimi anni, sia molto importante. 

«Magari devono migliorare in alcuni momenti di corsa, quelle situazioni in cui devi sapere come muoverti. Devi dimostrare di essere leader e magari far muovere la squadra. Ma questo viene con l’esperienza e con tante corse nelle gambe.
«Un aggettivo secco per definirli? Difficile. Bagioli è uno scalatore ma esplosivo. E Ballerini è un corridore veloce. Lui è proprio da classiche».

Peccato che durante il Trofeo Laigueglia di ieri, Bagioli sia caduto. Per lui una botta alla testa e un taglio sul sopracciglio. La speranza è che questo intoppo non comprometta la sua primavera. Ma difficilmente lo vedremo in corsa prima di Larciano.

La Deceuninck pensiona i tubolari: Ballerini ringrazia!

28.02.2021
4 min
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«Veramente bene con i clincher – dice Ballerini, dopo aver vinto – ho avuto per tutta la corsa un ottimo feeling soprattutto sul pavé. Moltissima aderenza anche su strada, perfetto anche a velocità elevata. Veramente ottime e confortevoli».

Tubolari addio

Da casa forse non ve ne siete accorti, del resto il bello (e il privilegio) di andare e vivere le corse è la possibilità di ficcare il naso anche dove normalmente non si fa. Seppure in epoca Covid, il naso spesso resti sotto la mascherina. Ma facciamo un passo indietro…

Ieri, partenza da Gand. Un gigante mascherato si avvicina e butta lì una frase che sul momento lascia interdetti.

Sul pavé i corridori della Deceuninck ben soddisfatti
Sul pavé i corridori della Deceuninck ben soddisfatti

«Oggi è il giorno del funerale».

Chi è morto? Il tempo di riconoscere Giampaolo Mondini e il buontempone si mette a ridere.

«Ammetto – concede – di aver omesso l’oggetto. Oggi per la Deceuninck-Quick Step è il giorno del funerale definitivo dei tubolari. Prima gara per tutti con i clincher, i copertoncini. E se avete dubbi, chiedete a Kasper Asgreen. Lui è uno che studia tutto e negli ultimi mesi ci ha sommerso con messaggi e feedback».

Kasper conferma

Ne avevamo già parlato proprio con Mondini, ricordate? Ci aveva raccontato di come Specialized affianchi il team di Ballerini e precisò che era all’inizio una serie di test per capire se fosse possibile rimpiazzare definitivamente i tubolari. E proprio mentre ricordiamo l’intervista di novembre, Kasper Asgren e la sua maglia di campione danese passano accanto e li fermiamo.

Il cotone cede meglio e assorbe le vistrazioni della strada
Il cotone cede meglio e assorbe le vistrazioni della strada
Come ti trovi con le nuove gomme?

Le gomme? Sono super veloci nonostante la sezione da 28 e ovviamente comode. Molto buone sulle pietre.

Tanto diverse dai tubolari?

Parecchio, aderiscono meglio in curva e sui sassi. Assorbono tutto. Le sto testando dalla ripresa, prima di Natale, quindi già da parecchio. Si usano pressioni più basse, la gomma è più grande e serve meno aria.

Clincher: Bora aspetta

Mondini gongola e gongolerà anche di lì a quasi 5 ore quando Ballerini, con quelle gomme che tanto gli sono piaciute, vincerà in volata l’Omloop Het Nieuwsblad. Ma il discorso merita un approfondimento, perché se un colosso come Specialized intraprende questa strada, prima o poi il mercato dovrà chiedersi cosa fare. Per ora la scelta però si limita alla Deceuninck-Quick Step, la Bora ancora non cambia.

Mezz’ora alla partenza, la bici di Ballerini con gli Hell of the North
Mezz’ora alla partenza, Ballerini userà gli Hell of the North
Da quanto tempo, Mondo, si lavora al… funerale?

Il processo di passaggio dal tubolare al clincher è iniziato già l’anno scorso. In qualche gara provammo i copertoncini e alcuni avevano usato anche i tubeless. E’ stata anche la scelta aziendale di fare le nuove Roval solo per copertoncino e tubeless. Così abbiamo messo sotto pressione la squadra, che ha fatto qualche prova in più, soprattutto per le classiche. Un mese fa è stato fatto qualche test in Spagna, poi in Belgio.

Ballerini dice di averle usate soltanto due giorni prima.

Dalla ricognizione di mercoledì, confermo, quando si è deciso di partire solo con i clincher.

In che modo i clincher si adattano al terreno?

Abbiamo più possibilità, stiamo lavorando non su diverse mescole ma su diversi tipi di copertura. Quello classico con la spalla più rigida, il Turbo RapidAir. E quelli che hanno usato ieri con la spalla in cotone, assorbono meglio i colpi derivanti dal pavé. Non a caso si chiamano Cotton Hell. Il test è andato bene, i corridori hanno dato ottimo feedback, possiamo esser contenti.

Davvero dal camion della Deceuninck spariranno le ruote per tubolari?

Sì, perché a questo punto la cosa che cercheremo di fare come azienda è fornire diverse sezioni. Metteremo a disposizione copertoncini da 26-28-30 e saranno poi loro a decidere quali usare. Tre sezioni in entrambe le versioni: con spalla normale che si chiama Turbo Rapid Air e gli Hell of the North con spalla in cotone.

Anche Asgreen al via con la spalla in cotone
Anche Asgreen al via con la spalla in cotone
Quali clincher si useranno alla Strade Bianche?

Bella domanda, dovremo fare delle ricognizioni. L’idea sul gravel, cioè sullo sterrato, è di avere una spalla più resistente, perché il sasso tende a lacerare il fianco del copertone. In quel caso il Turbo Rapid Air dovrebbe essere scelta migliore. Però bisogna veder la sezione, perché dipende da quanto il fondo sarà colloso. Si parla di argilla, per cui se è più colloso si abbassano le sezioni e magari un 26 potrebbe bastare per un corridore di 65-70 chili. Questo è il lavoro che stiamo facendo.

Date anche indicazioni sulla pressione?

Da lì parte il discorso enorme della pressione, che diventa la parte più soggettiva che il corridore dovrà scegliere. E questo probabilmente farà impazzire ancora di più i meccanici.

Het Nieuwsblad nel taschino, il Ballero fa sul serio

27.02.2021
5 min
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Lo stesso urlo di un calciatore che la butta dentro: quando Davide Ballerini passa sulla riga di Ninove e vince l’Omoloop Het Nieuwsblad, prima mostra la maglia e poi sferra un pugno nel vento che la dice lunga sulla sua carica emotiva. Il lavoro della Deceuninck-Quick Step è stato perfetto e nel cuore della cittadina delle Fiandre, all’ombra di una colossale abbazia medievale, è andato in scena il finale che il Ballero sognava dal mattino.

Durante la ricognizione del giovedì prima dell’Het Nieuwsblad, Ballero in testa al team
Durante la ricognizione del giovedì, Ballero in testa

Per questo motivo, la storia si può dividere idealmente in due parti: prima della corsa e dopo la corsa. E in mezzo il primo combattimento su questi muri mesti che reclamano il loro pubblico. Il Grammont senza tifosi è stato come un concerto senza pubblico.

La mattina a Gand

«E’ bellissimo essere qui con questa squadra – diceva alla partenza il corridore lombardo della Deceuninck-Quick Step – e sto davvero bene. Sono in buona condizione, contento di aver vinto, ma quello è già passato, anche se di sicuro mi dà una grandissima soddisfazione. Adesso siamo all’Het Nieuwsblad con tanta convinzione, soprattutto in questo team che per me era un sogno. Per cui continuiamo a viverlo e cerchiamo di raggiungerne altri».

Al matttino Ballerini aveva già chiaro in testa il possibile finale dell’Het Nieuwsblad
Al matttino Ballerini aveva già chiaro in testa il possibile finale

Poi il discorso era finito su Luca Paolini, ultimo vincitore italiano dell’Het Nieuwsblad, e sul consiglio che gli aveva dato proprio dalle nostre pagine: sbaglierebbe se considerasse quella corsa come una classica minore.

«Qui in Belgio – rispondeva sorridendo – non ci sono piccole corse. Sono tutte grandi e difficili da interpretare e da vincere. Non è niente facile. Oggi ci sono almeno 30 corridori che potrebbero farcela. Di sicuro è meno dura del Fiandre, perché se la corsa supera i 200 chilometri, tutto si complica. Devi gestirti bene, basta mangiare un po’ meno e in un chilometro si spegne tutto. Questa è più aperta, sarebbe bello arrivare in volata ma sarà dura. Potendo scegliere, sarebbe meglio la volata in un gruppo un po’ allungato».

Cielo grigio, temperatura mai sopra i 10 gradi: Het Nieuwsblad in perfetto stile Fiandre
Cielo grigio, temperatura mai sopra i 10 gradi: stile Fiandre

Iride d’assalto

Alaphilippe si è mosso per la prima volta dietro Trentin a 43 chilometri dall’arrivo, poi se ne è andato da solo ai meno 32. Da capire se l’abbia fatto perché sentiva una grande condizione oppure sperando che qualcuno lo seguisse. Dietro, Ballerini faceva buona guardia con il resto della squadra. E quando poi il gruppo ha riassorbito tutti ai piedi del Muur, nella testa di Davide si è accesa la luce verde.

«Con Julian – dice – abbiamo parlato prima di quella salita. Gli ho detto che poteva provare, perché si vedeva che stava bene e dietro ci saremmo stati noi. Ma il fatto che si sia trovato da solo è stato un guaio, niente di buono. Ho provato a rompere qualche cambio, ma il problema è stato il ritorno del gruppo. Quando mi è venuto accanto, mi ha chiesto se avessi buone gambe. Ho annuito e lui si è messo subito a tirare. Sono contento di essere in una squadra così…».

Alaphilippe si è ritrovato davanti troppo presto
Alaphilippe si è ritrovato davanti troppo presto

Guardia Wolfpack

E la Deceuninck-Quick Step che era partita per spaccare la corsa, da quel momento ha chiuso su ogni buco, schivando quasi tutte le cadute, tranne quella di Stybar che probabilmente si è toccato proprio con Ballerini, che però era davanti e forse non se ne è neppure accorto.

«Eravamo partiti per fare la differenza – racconta Ballero, felice di una felicità discreta – anche se non è facile. Eravamo sette possibili vincitori, per cui ogni situazione di corsa sarebbe stata buona. Ma quando si è deciso di lavorare per me allo sprint, sapevo che avrebbero fatto un capolavoro. Non sono mai stato un velocista di gruppo, ma credo in me stesso e quando sto bene mi butto. L’ultimo chilometro lo ricordavo bene e siamo entrati con il treno giusto, nella posizione giusta. Questa squadra era davvero un sogno, fatta al 100 per cento per le classiche. C’è il campione del mondo. Adesso torno a casa, domani niente Kuurne, se ne riparla a Laigueglia».

L’abbraccio con Alaphilippe: missione compiuta
L’abbraccio con Alaphilippe: missione compiuta

Gerva al telefono

Mentre Ballerini si avvia all’antidoping, il telefono squilla, c’è Paolini che avevamo cercato poco fa mentre era dal parrucchiere, per riallacciare il filo con l’intervista dei giorni scorsi.

«Se quelli di lassù non l’hanno capito – dice contento – ditegli che quel ragazzo impareranno a conoscerlo presto. E’ di Como, siamo usciti in bici insieme. Lui di solito va con i ticinesi e qualche volta mi aggrego. E soprattutto parlavo di lui con Zazà (Stefano Zanini, tecnico Astana, ndr) che lo ha avuto due anni fa e me ne parlava già benissimo. E soprattutto è un ragazzo umile, con i piedi per terra. Ed è fortissimo».

Sul podio, con Stewart e Vanmarcke
Sul podio, con Stewart e Vanmarcke

Mesto epilogo

La strada fuori è già vuota. Zero birre. Zero bambini. Zero cori fiamminghi. I pullman ronfano nel recinto di transenne, il cielo è grigio, mentre si annuncia già l’arrivo delle ragazze. Fra tutti coloro che saranno molto felici per la fine del Covid, il pubblico del ciclismo occupa sicuramente una posizione d’avanguardia.

Ottimi squilli azzurri da Almeria e Provence

15.02.2021
5 min
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Giacomo Nizzolo non sta nella pelle. E’ bastata una volata per fugare ogni dubbio sulla condizione, facendo dimenticare l’incidente di fine anno, in cui batté il ginocchio sul manubrio, perdendo davvero tanti giorni di allenamento. Alla Clasica de Almeria c’è arrivato con due obiettivi. Il primo, quello di stressare un po’ il suo treno per capirne la condizione in vista dello Uae Tour. Il secondo, provare a vincere. Ce lo aveva detto nell’ultima intervista di appena pochi giorni fa: «Sempre, credo di averlo dimostrato. Io ci provo sempre e poi comunque sarà un’ottima occasione per provare il treno».

Treno okay

Ieri dopo la vittoria il tono delle dichiarazioni era allegro. Accanto a lui, Pelucchi e Walsheid sono due vagoni del treno cui il campione europeo e d’Italia chiederà spesso man forte.

«Sono davvero felice – ha detto – per la vittoria e il grande lavoro fatto dalla squadra. Abbiamo cercato di controllare la corsa sin dall’inizio, ma c’è stato un andamento strano, con una serie di rallentamenti causati dal vento. Il finale è stato piuttosto pericoloso, ma siamo riusciti a prendere una buona posizione per lo sprint e così ora sono davvero felice per la squadra. Ora possiamo guardare avanti con fiducia».

Ballerini 1° de Provence

Nei giorni procedenti, dalla Francia sono arrivati altri interessantissimi segnali da parte di corridori italiani. Da Davide Ballerini, vincitore di due tappe al Tour de La Provence, a Giulio Ciccone, passando per Filippo Conca che ha sperimentato tanto vento in faccia e alla fine ha conquistato la classifica degli scalatori.

«Avevo buone gambe arrivando in gara dopo il ritiro – ha detto Ballerini dopo aver battuto Demare – ma non mi aspettavo niente del genere. Avevamo una squadra molto forte ed eravamo tutti estremamente motivati, quindi vincere il primo giorno è stato semplicemente fantastico».

Ballerini 2° de Provence

L’indomani, altra vittoria, ma questa volta sullo strappo di Manosque e dopo la caduta di Alaphilippe.

«Quando vedi come lavora questa squadra – ha detto – senti di dover dare il massimo e lottare per la vittoria fino all’ultimo momento. Basta guardare il loro impegno: sono stati incredibili, l’unica squadra a lavorare instancabilmente davanti fino all’ultimo chilometro e tenermi lassù. Lo sprint è stato duro, ma ho lottato fino all’ultimo briciolo di energia e sono contento di aver potuto ripagare questi fantastici ragazzi».

Cicco in arrivo

Alle sue spalle è terminato Ciccone, che progressivamente ritrova sensazioni e smalto, al punto da arrivare il giorno dopo 6° sul Mont Ventoux.

«Il Ventoux è stata una prova generale – ha detto dopo la corsa – sia per la salita che abbiamo affrontato che per i rivali. Finché il ritmo è stato alto ma costante, ho tenuto bene le posizioni di testa. Con il cambio di ritmo ai meno 3 ho sofferto. Me l’aspettavo, quindi posso giudicare incoraggiante il risultato. Per ora, i migliori sono stati più brillanti, ma va bene così. Ho vissuto tre giorni di intenso lavoro e tre prestazioni oltre le aspettative. Ho avuto la prova che l’allenamento di questo inverno è stato buono, che mi sono completamente ripreso e che sono sulla strada per competere al 100 per centro per gli obiettivi che ho in testa».

Ballerini, a cosa pensi se ti diciamo Roubaix?

01.02.2021
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Quando il Ballero vinse la prima Roubaix, Davide era venuto al mondo da sette mesi e chissà se a suo padre qualcuno fece la battuta. Poi Franco vinse la seconda nel 1998, ma di fatto la prima volta in cui Ballerini venne a sapere di Ballerini fu quando iniziò a correre anche lui in bicicletta. Quante possibilità c’erano, uno toscano e l’altro lombardo, che oltre al cognome avessero identici gusti ciclistici? Eppure andò così. Sarebbe stato divertente metterli allo stesso tavolo perché uno, tecnico della nazionale, desse consigli all’altro alla vigilia della corsa. Ma il destino così non ha voluto.

L’ultimo show di Ballerini a Roubaix, che nel 2001 salutò così la corsa vinta nel 1995 e 1998
Nel 2001 Ballerini salutò così la corsa vinta nel 1995 e 1998

Quando il Ballero se ne andò, Davide aveva 16 anni. E il fatto che quel soprannome sia passato dalle spalle di Franco alle sue, è parso a tutti normale. Così oggi il Ballero, come il Ballero di allora, sogna di vincere la Roubaix. E come il Ballero di allora, sa che non sarà per nulla facile. Tra le coincidenze, c’è che il suo diesse Wilfried Peeters, quel giorno corse in appoggio di Franco (e di Museeuw) e chiuse al 23° posto. E il manager di quella Mapei-Gb era lo stesso Patrick Lefevere che oggi guida la Deceuninck-Quick Step.

Messa così, non hai scampo. Perché la Roubaix?

E’ un sogno. La corsa più bella che mi piacerebbe vincere e confermo che non è facile.

Confermi anche che di Franco non sapevi nulla?

Ne ho sentito parlare quando ho iniziato a correre, prima non conoscevo molto del ciclismo. Dopo, piano piano, ho scoperto le sue caratteristiche e la sua carriera.

Nella Foresta di Arenberg, nelle prime posizioni con Van Avermaet
Nella Foresta di Arenberg con Van Avermaet
Il primo assaggio di quel pavé?

Da junior, un vero disastro…

Il cittì De Candido ricorda di averti visto risalire da un fossato con le felci nel casco…

Sono caduto. Ho forato. Ma era da poco che correvo, già non era facile stare in gruppo su asfalto, figuratevi là sopra. Era tutto nuovo, l’unica cosa che ricordo era la raccomandazione di prendere i tratti davanti. Come fosse facile…

L’hai riprovata al terzo anno da pro’, come andò?

E’ strano, vorrei vincerla, ma ne ho fatta una soltanto. Comunque ero con l’Astana e non andò male. Peccato perché caddi nel Carrefour de l’Arbre, prendendo uno spettatore che si sporgeva.

In realtà fu lui a prendere te per fare una foto…

Serve tanta fortuna in ogni cosa, ma andai bene. In ogni caso tra farla da junior e poi da pro’ cambia il mondo. Tranne che prendere i tratti davanti resta difficilissimo. E poi devi restare concentrato. Se perdi 10 secondi quando scattano, non rientri più.

«Mi sono messo a ruota di Sagan – dice Ballerini – e ho cercato di rubargli ogni segreto»
«A ruota di Sagan per rubargli ogni segreto»
La chiamano l’Inferno del Nord.

Mi ricordo che già dal ritiro, i compagni mi dicevano che è dura anche per le mani. Invece quando arrivai, avevo l’acido lattico nelle braccia, ma le mani tutto sommato stavano bene.

Possibile?

E’ decisivo avere il giusto comfort in bici e la pressione giusta delle gomme. I pezzi di pavé non sono tutti uguali, alcuni ti permettono di pedalare in banchina e allora cambia molto. Quel giorno, non sapendo che pesci prendere, mi francobollai a Sagan cercando di rubargli il mestiere. A lui e anche agli altri, perché ogni settore ha le sue traiettorie e i suoi segreti.

La pressione delle gomme, dicevi…

Andammo a fare una ricognizione tre giorni prima e le provai tutte fino a trovare quella più adatta. Chiesi molto a Zanini, nostro direttore sportivo all’Astana. Da un settaggio all’altro cambia il mondo e cambia anche da una squadra all’altra. Ai tempi usai una Argon 18 con tubolari da 28. Non so se quest’anno userò la stessa misura o più grandi, non so quali materiali. Comunque con una variazione di pressione di 0,3 oppure 0,5, si hanno bici completamente diverse.

Nel gruppo di testa fino all’Arbre, quando viene fatto cadere da un tifoso
In testa fino all’Arbre, quando viene fatto cadere da un tifoso
Specialized per la Roubaix ha sempre fatto grandi lavori…

Non l’ho ancora usata, perché l’anno scorso la corsa fu cancellata. Sapevo che c’è la bici per il pavé, ma quando ho visto la sospensione, mi sono fregato le mani. Dopo il lockdown facemmo un training camp, ma solo per provare il Fiandre.

Qual è la prima Roubaix di cui hai memoria?

L’ultima di Cancellara, quella del 2013. In fuga con lui c’era anche Stybar e in ritiro abbiamo diviso la camera e me ne ha parlato. Era la prima Roubaix per lui, andò fortissimo.

Hai già un’idea di cosa farai per arrivare pronto al giorno di Roubaix?

Ho parlato spesso con il mio allenatore Tom Steels. Il mio programma prevede Omloop Het Nieuwsblad, Strade Bianche, Tirreno, Sanremo, Fiandre, Harelbeke, De Panne e Roubaix. Al Fiandre saremo tutti per il campione del mondo, per Alaphilippe. Soprattutto dopo quello che ha fatto vedere l’anno scorso. Poi però avrò il mio spazio. Starà alla mia condizione. Siamo in tanti, ma non c’è il Boonen che mette tutti d’accordo.

Ballerini conclude la Roubaix del 2019 in 31ª posizione, malgrado la caduta
Nella Roubaix del 2019, 31° malgrado la caduta
Da solo o in volata?

A vincere da soli ci sono riusciti in pochi e io in pista sono andato un po’ da giovane, ma non mi sono mai giocato una corsa in velodromo.

Andrete su a provare il percorso e i materiali?

Sicuramente faremo dei ritiri, non so ancora quando. Steels mi ha chiesto se voglio andare, l’ho guardato di traverso. Certe cose non vanno nemmeno proposte: si fanno e basta!

Matteo Moschetti, Challenge Mallorca 2020

Come è fatto un velocista? Chiediamolo al maestro

28.12.2020
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Proseguiamo il nostro incontro con Paolo Rosola, i capelli ingrigiti e l’energia di sempre, parlando del velocista. Negli anni Ottanta, più che le sue vittorie (27, di cui 12 solo al Giro d’Italia), era stato il suo essere fuori dalle righe, la sua empatia trascinante a renderlo popolare, vero esempio di quel che è un velocista. Perché velocisti si è innanzitutto con la testa, con il carattere, poi con le gambe. Come abbiamo già detto a proposito del suo ruolo alla Gazprom, Rosola non si è mai allontanato dal ciclismo e ha visto cambiare anche la figura dello sprinter. Una volta ogni squadra aveva il suo, ora è diventato un ruolo talmente specifico che il team deve dedicarcisi totalmente, costruendo il miglior treno possibile, oppure è molto probabile che vi rinunci.

Andrea Guardini, Le Tour de Langkawi 2018
Andrea Guardini, vittoria a Le Tour de Langkawi 2018
Andrea Guardini, Le Tour de Langkawi 2018
Guardini, Tour de Langkawi 2018

«Il ciclismo è cambiato come sono cambiate le nuove generazioni rispetto alla mia – esordisce il tecnico della Gazprom – ormai ogni corridore ha il suo preparatore specifico che lo fa lavorare perché diventi un corridore che va bene su tutti i terreni e questo è sbagliato. Vogliono che un velocista tenga in salita, ma perché? Non è quello il suo ruolo, che viene svilito. Il corridore perde le sue caratteristiche precipue e diventa un comune ciclista, che fa tutto ma niente in maniera importante».

Il movimento italiano ha velocisti di spicco, basti pensare al campione europeo Nizzolo o allo stesso Viviani suo predecessore, ma non sono così dominanti come avveniva ad esempio con Cipollini o Petacchi.

Ritieni che sia più un problema tecnico che di concorrenza internazionale?

Secondo me sì, imputabile innanzitutto ai dirigenti sportivi e ai preparatori, perché vogliono che gli atleti vadano bene dappertutto, togliendogli smalto. Gli sprinter di buon livello attualmente non mancano, ma sono perfetti per arrivi in gruppi ristretti, massimo 40 corridori. Quando si tratta di volate di massa, soffrono perché non hanno la preparazione specifica. Non hanno lavorato su pista. Non hanno neanche preparato mentalmente, anzi strategicamente l’atto conclusivo.

Cosa vuoi dire?

La volata ha un preambolo lunghissimo, un buon velocista deve saperla impostare se ha a disposizione compagni che lo pilotano, una squadra a lui dedicata come può essere la Groupama per Demare o la Lotto Soudal per Ewan. Ma deve anche sapersi adattare rispetto agli altri, magari sfruttare il lavoro altrui. Mi viene in mente un nome: Andrea Guardini. Era un ottimo velocista, ma ha perso le sue migliori caratteristiche proprio perché gli hanno chiesto di migliorare in salita.

Jakub Mareczko, Tour of Hainan 2017
Jakub Mareczko, tappa al Tour of Hainan 2017
Jakub Mareczko, Tour of Hainan 2017
Jakub Mareczko, Tour of Hainan 2017
Proviamo a passare in rassegna alcuni dei migliori velocisti giovani del panorama nazionale, quelli che hanno maggiori margini di miglioramento. Iniziamo da Jakub Mareczko…

Dopo quello che aveva fatto fra gli under 23 sicuramente ci si attendeva qualcosa di più, ma nel ciclismo attuale l’attività che si fa prima di passare pro’ ti spreme troppo. Una volta era una scuola, serviva per imparare, ora si chiede tutto subito e tanti arrivano spremuti. Sicuramente Jakub ha le fibre del velocista, perché io sono sempre stato convinto che velocisti si nasce. Certo si può migliorare, ma devi avere dentro di te la predisposizione. E’ un corridore valido per le volate nei giri a tappe, finora ha avuto qualche difficoltà ma può fare molto bene.

Un altro dal quale ci si attende molto è Alberto Dainese dopo il suo titolo europeo U23…

Non lo conosco molto, ma se ne parla molto bene. E’ importante il rapporto con la squadra, soprattutto se sfrutta queste prime stagioni per imparare. Approfitto di Dainese e della sua vittoria per esprimere un concetto molto importante che ho sempre cercato di inculcare ai miei ragazzi: una vittoria ha valore fino a mezzanotte, dopo è un altro giorno e non devi pensarci più. E’ importante per non montarsi la testa, non pensare che dopo una vittoria hai ottenuto tutto. Appena passato il traguardo è finita, nel bene come nel male, devi voltare pagina.

Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Alberto Dainese, tappa al Jayco Herald Sun Tour 2020
Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Passiamo a Matteo Moschetti…

Gran talento. Sai chi mi ricorda? Stefano Allocchio, perché la sua caratteristica è la volata lunga, la tenuta delle alte velocità che lo rende difficile da rimontare. Inoltre ha una buona squadra, il che per un velocista significa avere un buon treno a propria disposizione (Moschetti è ritratto nella foto di apertura). 

Davide Ballerini?

E’ molto bravo, ma non lo ritengo un velocista puro. Va bene per gruppi di 20-40 corridori, ma è espressione del ciclismo moderno. E’ quel tipo di corridore di cui parlavo prima, che va bene dappertutto. Sicuramente può vincere in un grande Giro, ma la tappa deve andare secondo certe modalità, in uno sprint a ranghi compatti non è quello su cui punterei.

Imerio Cima, Damiano Cima 2020
Imerio Cima e Damiano Cima, entrambi alla Gazprom
Imerio Cima, Damiano Cima 2020
Imerio e Damiano Cima, entrambi alla Gazprom
Parliamo del tuo pupillo: Imerio Cima…

Questo è uno sprinter puro e spero vada lontano, ma io per quanto posso voglio preservare le sue caratteristiche. Se mi seguirà si toglierà belle soddisfazioni. Deve però insistere sulle sue qualità di sprinter senza snaturarsi. 

In sostanza chi è il velocista?

Uno che non deve aver paura di nulla e che prima di lasciare la ruota che lo sta pilotando verso lo sprint, devono passare sul suo corpo… Uno sprinter deve sempre essere corretto, ma rispettando le regole deve farsi rispettare, magari anche con un po’ di follia. Uno sprinter è uno estroverso, che se la cava in ogni situazione, che impara i trucchi del mestiere e che sa sempre inventare qualcosa: io ho vinto corse dove non pensavo neanche di arrivare al traguardo…

Davide Ballerini

Volate e Roubaix, Ballerini piomba sul 2021

08.12.2020
5 min
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Ma che stagione ha fatto Davide Ballerini! Lui e la Deceuninck-Quick Step sono stati protagonisti di un’annata eccezionale. In particolare Davide ha fatto un grande salto di qualità: costanza di rendimento, una vittoria, gregario in salita e nel piano, uomo da fughe. 

Forte di tutto ciò, Ballerini si affaccia alla quinta stagione da professionista con molte attese, qualche speranza ma sempre tanta umiltà. Quasi troppa! Il lavoro di squadra per lui resta centrale, come vedremo, e forse è proprio questo che fa del team di Levefere una vera corazzata.

Ballerini ci risponde da Calpe (Spagna), dove è in ritiro.

Davide Ballerini
Davide impegnato sulle salite del Giro d’Italia, in testa per la Deceuninck
Davide Ballerini
Davide impegnato sulle salite del Giro d’Italia
Ciao Davide, ci dicono che oggi tiri un vento fortissimo da quelle parti. Uscite lo stesso?

Certo! Io esco nel pomeriggio però, questa mattina ho avuto da fare con le foto e impegni vari. In questo ritiro per ora si lavora su questi aspetti.

Un super 2020 per te…

E’ stata una bella stagione. Sono e siamo andati forte dopo il lockdown e non era facile. Tutti volevano andarci. Noi ci siamo riusciti.

Perché secondo te? Merito del ritiro in Val di Fassa?

Di sicuro quel ritiro ha aiutato, ma molto hanno influito la forza di volontà, la voglia che avevamo di correre e soprattutto il gruppo. Perché quello conta davvero tanto. Noi lo sentiamo. Alla fine al Giro la squadra doveva essere diversa: doveva esserci Remco, Cattaneo, Jakobsen, eppure siamo stati compatti. Io volevo stare in questo team perché so come lavorano. E che lavoriamo bene penso si sia visto. Credo che la mia crescita sia dovuta a questo, alla squadra. Di andare così forte in salita me lo aspettavo sì e no. A me piace la salita, ma posso dire che forse non mi aspettavo di andare così forte in volata. Mi sto completando.

Davvero non ti aspettavi di andare forte in volata? Ma allora che corridore sei?

Bella domanda! Non sono un velocista puro, ma sono riuscito a vincere in Polonia e a fare un podio al Giro e per questo voglio lavorare sullo spunto veloce. Poi certo non sono uno scalatore, sono più un passista veloce. Molto dipende dalla pendenza della salita. Mi piacerebbe testarmi nelle volate, ma non è facile con le esigenze del team.

Il bello e il “brutto” di essere in una corazzata come la Deceuninck forse è questo: vai forte, ma ci sono anche campioni enormi che ti precludono qualche spazio. Da una parte hai Bennet (per le volate) e dall’altra Alaphilippe (per le altre corse ondulate), per dire solo i primi due nomi che ci vengono in mente…

Posso garantire che se lavori per Julian lui ricambia sempre. Alla fine gli spazi ci sono per tutti. Vi faccio l’esempio. Se Jakobsen non fosse caduto, io non avrei vinto la tappa al Polonia perché avrei lavorato per lui. Bisogna cogliere le occasioni. Bisogna centrare i propri obiettivi, ma l’importante è che la squadra sia contenta.

Davide Ballerini
La volata di Villafranca Tirrena, con Demare e Sagan
Davide Ballerini
A Villafranca Tirrena, con Demare e Sagan
Cosa ti resta del super Giro che hai fatto?

E’ stata una bella gara. Lo spostamento ad ottobre mi è piaciuto. Abbiamo trovato un clima “mite” alla fine e per fortuna quella settimana di brutto tempo l’abbiamo trovata in pianura e non sulle montagne, altrimenti sarebbe stato impossibile andare avanti. Per me che soffro il caldo c’è stato un bel clima.

Cosa provi quando vai forte in salita e sei lì a tirare, in fuga o per la maglia rosa? Scatta l’adrenalina?

Io penso solo ad andare avanti il più possibile. Divento un computer. Guardo i watt, mi concentro, cerco di non fare i fuorigiri e man mano che passano i chilometri valuto la situazione. Al Giro fortunatamente il pubblico c’era e questo aiuta. Le gare di ciclismo senza tifo non sono belle. Se sei morto non che il tifo cambi le cose però quel calore ti dà qualcosa.

Qualche giorno fa con Chicchi si parlava di velocisti. Lui sostiene che il velocista puro tenda a scomparire, che i dislivelli aumentano… Che opinione hai?

Corro da 11 anni e vedo che le gare sono sempre più impegnative. A parte le classiche i cui tracciati sono quelli, nelle corse a tappe aumentano i chilometri e spesso anche le pendenze per renderle più spettacolari. Da un lato va bene, da un altro no. Al Giro abbiamo avuto un paio di tappe con 300-500 metri di dislivello, ma sono rarità. Un velocista che va alla Vuelta deve essere forte in salita, altrimenti non la finisce. Quest’anno in Spagna ci sono state due, forse tre volate. Sono tra i pro’ da quattro anni e non so come fossero i velocisti prima, ma credo che si vada incontro ad una rivoluzione più generale. I corridori del 1998-1999 vanno fortissimo, non ci sono più le gerarchie nelle quali i vecchi dettano legge.

Tu potresti essere il prototipo del velocista del futuro…

Essere veloce e tenere in salita mi dà buone opportunità. A me va bene, forse vado anche troppo in salita. E va a finire che la tappa di Villafranca la perdo. Ma con i se e con i ma… non si va da nessuna parte.

Però che arrivo quello: il colpo di reni a tre…

Sì, bello però brucia. Okay ho perso da Demare e Sagan ma non è come vincere.

Davide Ballerini
Ballerini alla Roubaix 2019
Davide Ballerini
Ballerini alla Roubaix 2019
Conosci già il tuo calendario? Che obiettivi hai per il 2021?

Vincere quelle volate! Inizierò con l’Algarve e poi punto alle classiche del Nord, quelle della prima parte al fianco di Alaphilippe.

Farai parte del gruppo Bennett?

Ancora non lo so, ma mi piacerebbe.

Tra le classiche ce n’è qualcuna che ti piace di più?

Ah, senza dubbio la Roubaix! E’ un mio pallino e quest’anno mi è dispiaciuto non si sia disputata.

Il tono di Davide si fa molto più brillante. Alla Roubaix potrebbero non esserci Alaphilippe, Bennet, Evenepoel e magari con il “solo” Stybar qualche chance in più potrebbe averla. L’ha corsa solo nel 2019 quando era in Astana. Farla con la Deceuninck è tutt’altra cosa. Sappiamo quanto contino certe gare per questo team… Da italiani non possiamo che incrociare le dita per Ballerini.