Parigi Roubaix 2025, Urska Zygart, Tadej Pogacar

La finestra di ripristino del glicogeno: il dopo corsa della UAE

02.04.2026
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Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a un webinar organizzato dalla Equipe Enervit, durante il quale Gorka Prieto-Bellver, responsabile della nutrizione del UAE Team Emirates XRG, e consulente della stessa Equipe Enervit, ha approfondito uno degli aspetti più delicati della nutrizione applicata al ciclismo professionistico: il ripristino del glicogeno muscolare dopo sforzi prolungati e ad alta intensità.

Gorka Prieto, nutrizionista UAE, ha parlato del ripristino del glicogeno
Gorka Prieto, nutrizionista della UAE Emirates, ci ha spesso guidato nei meccanismi della nutrizione della squadra
Gorka Prieto, nutrizionista UAE, ha parlato del ripristino del glicogeno
Gorka Prieto, nutrizionista della UAE Emirates, ci ha spesso guidato nei meccanismi della nutrizione della squadra

Il glicogeno

Nel contesto degli sport di endurance, il glicogeno rappresenta un’importante riserva energetica. Il glucosio si deposita a livello muscolare ed epatico sottoforma di glicogeno, poi, quando la richiesta energetica è elevata e deve essere soddisfatta rapidamente, quest’ultimo diventa il carburante principale. Tuttavia, il ruolo del glicogeno non si limita alla produzione energetica, ma modula la segnalazione cellulare, influenzando adattamenti metabolici e risposte fisiologiche all’allenamento, determinanti nel processo di recupero.

Per comprendere appieno i protocolli nutrizionali adottati dai professionisti, è utile fare un breve richiamo su come il glicogeno viene sintetizzato e immagazzinato. I carboidrati introdotti con l’alimentazione vengono digeriti, assorbiti e trasformati in glucosio, che può essere utilizzato immediatamente o immagazzinato sotto forma di glicogeno. Questo processo è strettamente dipendente anche dallo stato di idratazione: per ogni grammo di glicogeno immagazzinato, vengono legati circa tre grammi di acqua. Questo significa che il recupero delle scorte energetiche è indissolubilmente legato anche al ripristino dei liquidi. Una reidratazione insufficiente può quindi limitare la capacità dell’organismo di stoccare efficacemente il glicogeno, anche in presenza di un adeguato apporto di carboidrati.

La finestra per il ripristino del glicogeno inizia subito dopo lo sforzo e ha una durata di circa 4 ore (foto Fizza)
La finestra per il ripristino del glicogeno inizia subito dopo lo sforzo e ha una durata di circa 4 ore (foto Fizza)

Un ulteriore aspetto interessante riguarda l’adattamento intestinale: un’elevata disponibilità e un’assunzione frequente di carboidrati, come avviene negli atleti di alto livello, favorisce l’aumento dell’espressione dei trasportatori intestinali per il glucosio, migliorando nel tempo la capacità di assorbimento. Questo rappresenta un vantaggio strategico importante, soprattutto nelle fasi di recupero ravvicinate o durante competizioni a tappe.

La finestra di ripristino

Entrando nel cuore dell’intervento di Gorka Prieto, emerge con chiarezza il concetto di “finestra di ripristino” del glicogeno, ovvero un intervallo temporale in cui l’organismo è particolarmente efficiente nel ricostituire le proprie riserve. La prima fase è quella immediatamente successiva al termine dell’esercizio e si estende alle prime quattro ore. In questo periodo, la sensibilità insulinica è elevata e gli enzimi coinvolti nella sintesi del glicogeno sono particolarmente attivi: è qui che si gioca una parte fondamentale del recupero.

Un’assunzione non adeguata di carboidrati in questa fase significa ridurre l’efficienza del processo di risintesi. Per i professionisti del team UAE, l’introduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi, che variano tra uno e due grammi di carboidrati per chilo di peso corporeo, per ogni ora di allenamento effettuata. 

Per gli atleti del UAE Team Emirates la reintroduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi
Per gli atleti del UAE Team Emirates la reintroduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi

Segue poi una seconda fase, più prolungata, che accompagna l’atleta fino al completo recupero nelle 24 ore successive. In questo intervallo il ripristino continua, ma con una velocità inferiore, richiedendo comunque un apporto costante e strutturato di carboidrati per riportare le scorte ai livelli ottimali. E’ una fase meno “urgente”, ma altrettanto strategica, soprattutto quando gli impegni agonistici si susseguono con tempi di recupero limitati.

Il monitoraggio

Ciò che emerge con forza dall’intervento è il livello di precisione e pianificazione che caratterizza la nutrizione nel ciclismo professionistico. Per monitorare la reale riserva di glicogeno e poter validare con precisione le strategie di carico di carboidrati, il Team UAE sfrutta un’analisi muscolare con tecnologia a ultrasuoni non invasiva.

Il ripristino del glicogeno non è quindi lasciato al caso, ma è il risultato di una strategia costruita nei dettagli, che tiene conto non solo delle quantità, ma anche delle tempistiche, della tolleranza individuale, delle richieste specifiche in base al percorso e al ruolo ricoperto dall’atleta in gara. 

Pogacar, Matxin, UAE
L’intervento di Gorka Prieto ha fatto capire come lo stesso recupero post gara o allenamento faccia parte della performance (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
L’intervento di Gorka Prieto ha fatto capire come lo stesso recupero post gara o allenamento faccia parte della performance (foto Fizza)

Osservare da vicino questi approcci offre uno spaccato estremamente interessante su quanto la nutrizione rappresenti un pilastro imprescindibile per la performance negli sport di endurance. La gestione della finestra di recupero del glicogeno, in particolare, evidenzia come anche le ore successive all’allenamento o alla gara diventino parte integrante della prestazione stessa, in un equilibrio continuo tra fisiologia, metabolismo e strategia.

Samuele Porro, Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)

Food Coach, l’app che spiega ai pro’ cosa si mangia

21.02.2026
4 min
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Nel ciclismo professionistico l’alimentazione è diventata un elemento strategico della performance, al pari dell’allenamento e del recupero. A supporto del lavoro di nutrizionisti e preparatori, negli ultimi anni stanno prendendo sempre più spazio strumenti digitali pensati per facilitare gli atleti nella gestione quotidiana della dieta. Tra questi c’è The Athletes Food Coach, un’app che promette un monitoraggio nutrizionale preciso, personalizzato e sempre a portata di mano. Ce ne ha parlato di recente Filippo Fiorelli, ad esempio, parlando di come alla Visma Lease a Bike siano cambiate le sue abitudini alimentari.

Ma quanto può essere davvero efficace un food coaching digitale nella quotidianità di un ciclista professionista, fatta di allenamenti intensi, trasferte, ristoranti e giornate da migliaia di chilocalorie? Per capirlo abbiamo intervistato Samuele Porro, atleta del team Klimatiza Orbea e tra i migliori rider internazionali del marathon. Ci ha raccontato la sua esperienza diretta con l’app, evidenziandone punti di forza, limiti e reali ambiti di utilizzo ad alto livello.

Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Da quanto tempo utilizzi Food Coach e cosa o chi ti ha spinto a iniziare a usare questa app?

Utilizzo Food Coach da quando ho iniziato la mia avventura in Klimatiza Orbea. All’interno del team siamo seguiti a livello nutrizionale ed è stato Raul Celdran, come head coach, che ci ha introdotto a questa app.

Come funziona la gestione della dieta con l’app? 

Premetto che non amo seguire piani alimentari rigidi, seppur personalizzati, ma preferisco mangiare ciò che ho voglia di mangiare in quel momento. Food Coach è quindi molto utile per me, perché mostra come le mie scelte alimentari si inseriscono nel fabbisogno nutrizionale giornaliero. Mi permette di bilanciare ogni singolo pasto con facilità, tenendo conto anche del dispendio energetico degli allenamenti, sotto il controllo e con il supporto a distanza del mio head coach.

Quanto è semplice integrare l’app nella routine di allenamento, viaggi e gare?

Queste piattaforme funzionano decisamente meglio se affiancate da una figura professionale. Utilizzare l’app in totale autonomia non è di per sé semplice e il supporto di un professionista è fondamentale per interpretare correttamente i dati ed evitare errori. Le difficoltà principali non riguardano lo strumento in sé, ma la gestione dell’alimentazione durante trasferte, viaggi e gare. Non è sempre facile rispettare pienamente le proprie esigenze nutrizionali, soprattutto al ristorante, anche utilizzando l’app.

Food Coach indica il fabbisogno energetico e il modo giusto per comporre la dieta giornaliera
Food Coach indica il fabbisogno energetico e il modo giusto per comporre la dieta giornaliera
La gestione digitale della dieta è sempre più comune. In passato hai utilizzato altre app con funzionalità simili? Come ti sei trovato? 

Qualche anno fa ho usato Indya, ma ero io a dovermi adattare alle proposte alimentari dell’app. Con Food Coach, invece, inserisco ciò che ho voglia di mangiare e l’app mi aiuta a valutare e bilanciare i macronutrienti. In questo modo, il processo è molto più flessibile e adatto alle mie esigenze. 

Quali sono gli aspetti positivi della gestione della dieta con Food Coach?

Il principale vantaggio è la consapevolezza: permette di capire cosa apportano gli alimenti che mettiamo nel piatto e come può cambiare l’alimentazione a seconda dell’allenamento. Anche se per un corretto calcolo del dispendio energetico e del fabbisogno nutrizionale, oggi considero indispensabile l’utilizzo del misuratore di potenza e di un supporto tecnico qualificato

E quelli negativi?

Il limite reale è che il conteggio è giornaliero. Ragionando solo giorno per giorno non si può fare il carbo loading. E se segui l’app senza una corretta pianificazione finisci per mangiare troppo poco nel giorno di riposo. Inoltre, confrontandomi con altri compagni di squadra, abbiamo notato che, gestendosi in autonomia, per praticità si tende a fare sempre le stesse scelte alimentari o si scelgono cibi che non sono proprio adatti al momento specifico. Questo determina un importante limite a livello nutrizionale, che non tiene conto di altri dettagli rilevanti per la performance.

Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Pensi che un servizio di food coaching digitale sia realmente utile per un atleta di alto livello come te? In quali situazioni lo consiglieresti?

Sì, credo che il food coaching digitale sia realmente utile per un atleta di alto livello, soprattutto in momenti specifici della stagione. Tenere traccia di tutto ciò che si assume, in particolare nelle giornate da 5.000–6.000 kcal, è un’operazione impegnativa e richiede grande attenzione e tempo. Consiglierei Food Coach o servizi simili, perché aiutano a migliorare la consapevolezza, ma per adeguare correttamente la propria alimentazione è fondamentale il supporto di un nutrizionista.

Alimentazione, Omega-3, grassi (depositphotos.com)

Omega-3, la performance nasce dal recupero

09.01.2026
4 min
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L’integrazione può essere un supporto per il benessere e la performance. Tra gli integratori più promettenti e utili, un posto di riguardo è occupato dagli Omega-3. Questi acidi grassi polinsaturi sono nutrienti essenziali che svolgono un ruolo chiave nella modulazione dell’infiammazione, nella funzione cardiovascolare e cerebrale. Supportano inoltre il buon funzionamento della vista e aiutano a mantenere a livelli normali sia i trigliceridi che la pressione sanguinea. Non agiscono pertanto direttamente sulla performance, ma più sul recupero. 

L’uso di Omega-3 non influisce direttamente sulla prestazione, quanto sul recupero: fase chiave quando i carichi sono importanti
L’uso di Omega-3 non influisce direttamente sulla prestazione, quanto sul recupero: fase chiave quando i carichi sono importanti

Cosa sono?

Quando si parla di Omega-3 è importante chiarire che non ci si riferisce a una singola molecola, ma a una famiglia di acidi grassi polinsaturi con funzioni biologiche diverse. I principali sono ALA (acido alfa-linolenico), EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico).

L’ALA è la forma di Omega-3 di origine prevalentemente vegetale, presente in alimenti come noci, semi di lino e semi di chia. Dal punto di vista nutrizionale è considerato un precursore, perché l’organismo umano può convertirlo in EPA e DHA; tuttavia, questa conversione è molto limitata. 

EPA e DHA sono invece gli Omega-3 biologicamente più attivi e direttamente coinvolti nei meccanismi di adattamento allo sforzo. L’EPA svolge un ruolo centrale nella modulazione della risposta infiammatoria, poiché è precursore di eicosanoidi e resolvine con attività antinfiammatoria. Per lo sportivo di endurance questo si traduce in un potenziale beneficio sul recupero muscolare, sulla salute articolare e sulla gestione dell’infiammazione sistemica indotta da allenamenti prolungati e ripetuti. 

Difficile assumere gli Omega-3 mangianddo pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all'olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangiando pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all’olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangianddo pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all'olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangiando pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all’olio che se ne ricava (depositphotos.com)

Il DHA, invece, è un componente strutturale fondamentale delle membrane cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso e delle cellule intestinali. La sua presenza contribuisce alla fluidità della membrana plasmatica, all’integrità della barriera intestinale e alla funzione neuromuscolare. Aspetti particolarmente rilevanti negli sport di lunga durata, dove affaticamento centrale, stress ossidativo e alterazioni gastrointestinali sono frequenti.

Per molti atleti, l’alimentazione da sola non è sufficiente a raggiungere i livelli ottimali, perché il fabbisogno di omega-3 è più elevato rispetto alla popolazione generale. E’ impensabile raggiungere solamente con l’alimentazione la quota giornaliera consigliata, che si aggira tra i due e tre grammi. Si dovrebbero, infatti, consumare tra i 100 e i 300 grammi di pesce al giorno, esponendoci ad altre problematiche di salute. 

Come scegliere?

Un aspetto centrale quando si sceglie un integratore è capire la formulazione e come leggere l’etichetta. Sul mercato esistono integratori con diciture apparentemente simili, ma che hanno implicazioni importanti sull’efficacia e l’assorbimento. A seconda della tecnica di estrazione di questi grassi, si ha un differente assorbimento e una diversa concentrazione degli omega-3 nell’integratore.

L'olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L’olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L'olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L’olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)

Tuttavia, la caratteristica più importante è la presenza di certificazioni come quella IFOS, che garantisce un elevato standard qualitativo e l’assenza di mercurio, pesticidi e microplastiche. La fonte da cui provengono gli Omega-3 influisce sul profilo nutrizionale e sull’esperienza d’uso. L’olio di pesce è la fonte più comune e fornisce sia EPA che DHA in proporzioni variabili a seconda del tipo di pesce e del processo di estrazione. Tuttavia, se l’olio non è ben conservato o purificato, può ossidarsi e perdere parte dei benefici attesi. Le alghe marine offrono una soluzione per vegani e sono una fonte vegetale diretta ricca di DHA, spesso dominante rispetto all’EPA. 

Recentemente è arrivato sul mercato anche l’olio di krill, ottenuto da un piccolo crostaceo. La caratterista di questo olio è che gli Omega-3 contenuti sono legati principalmente a fosfolipidi, una forma che può favorire l’assorbimento cellulare. Inoltre è naturalmente presente l’astaxantina, il pigmento rosso che rende l’olio più resistente all’ossidazione. In questo caso dovrete controllare la presenza della certificazione IKOS, l’equivalente della IFOS per i crostacei.

Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)

In sintesi, per uno sportivo di endurance è importante scegliere un integratore di Omega-3 ottenuto da una fonte coerente con le proprie esigenze nutrizionali, che sia puro, stabile e alla titolazione adeguata. Leggere l’etichetta con attenzione, comprendere che un integratore con una elevata concentrazione di omega-3 non è sempre sinonimo di alta qualità e conoscere le differenze tra le fonti (olio di pesce, krill, alghe) è essenziale per selezionare il prodotto più adatto, senza diventare vittime del marketing.

Filippo Fiorelli, Visma-Lease a Bike 2026 (foto Visma-Lease a Bike)

Sorpresa Fiorelli: alla Visma si mangia tantissimo

09.01.2026
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Sono giorni convulsi in casa Visma-Lease a Bike. Mentre tutta la squadra apprendeva del ritiro inatteso di Simon Yates e stentava a farsene una ragione, il gruppo di coloro che inizieranno dal Tour Down Under ha dovuto fare i conti con la bufera di neve che nel solo aeroporto di Schipol ha portato a cancellare 700 voli in partenza da Amsterdam. Fra loro c’era anche Filippo Fiorelli, che proprio dall’Australia inizierà il suo viaggio nel WorldTour.

Il siciliano sarebbe dovuto partire ieri mattina (giovedì) da Palermo per l’Olanda, facendo uno scalo a Linate. Per questo si era preso tutto il tempo, fino a che mercoledì sera una telefonata ha scombussolato i piani. Subito dopo pranzo, Fiorelli infatti stava dando da mangiare al suo cavallo, quando un direttore sportivo lo ha chiamato e gli ha detto di fare subito la valigia. Sarebbe dovuto partire alle 19 da Palermo, il cui aeroporto dista circa un’ora da casa, verso Roma. Notte in hotel e l’indomani sarebbero partiti per Adelaide. Per questo l’appuntamento telefonico che avremmo avuto alle 19,30 è slittato alle 21,30 quando Fiorelli era ormai in hotel a Fiumicino, cercando di passare l’inattesa serata.

Fiorelli vive a Bagheria (Palermo). Il suo nuovo coach è stato a fargli visita, scoprendo il suo mondo e le tradizioni cui Filippo è molto legato
Fiorelli vive a Bagheria (Palermo). Il suo nuovo coach è stato a fargli visita, scoprendo il suo mondo e le tradizioni cui Filippo è molto legato
Si comincia subito a tutta, insomma. Ci interessa sapere che cosa ti sembra dopo i primi mesi con la Visma…

Non lo so, sembra tutto normale. Certe volte mi guardo nello specchio e mi rendo conto che questa divisa gialla e nera mi faceva effetto quando la vedevo addosso agli altri, prima di firmare il contratto, invece su di me sembra normale. Forse mi sono abituato? Anche se nel primo ritiro l’ho usata solo per fare le foto, mentre per il resto sono sempre stato vestito con le maglie della Bardiani.

Su Instagram abbiamo visto le foto del buffet e dei piatti personalizzati. Che cosa ti ha colpito nel primo ritiro?

Ho messo quelle foto proprio perché mi ha colpito il mangiare. A fine stagione, avevo sentito il nutrizionista e mi aveva detto di proseguire come avevo sempre fatto negli anni passati. Poi quando siamo arrivai in ritiro, abbiamo valutato insieme e fatto tutto quello che c’era da fare. Il mangiare alla Visma è una cosa assurda.

In che senso?

Lo sapete che il peso è stato spesso un problema. Non ho mai pensato di smettere per questo motivo, però non riuscivo a venirne a capo. Mi sono logorato. Non perché non potessi mangiare quel che volevo oppure il dolce, ma proprio per le quantità. Se mangiavo qualcosa di troppo, il peso saliva. Qui invece mi fanno mangiare tantissimo. In ritiro ho pensato più di una volta che non ce l’avrei fatta a finire il pasto, perché secondo me era troppo.

Quindi il problema è che ti fanno mangiare troppo?

Da scoppiare, lo giuro. E’ una cosa assurda. Ne parlavo anche con Giovanni e con Paolo (Visconti e Alberati, amici e consulenti, ndr) e gli dicevo che a me piace mangiare, ma questi sono esagerati. In ritiro avevamo cinque chef e non mangiavamo mai dal buffet dell’hotel.

E che cosa mangiavi?

Per farvi capire, quando facevo quattro ore, la mattina ho mangiato anche 500 grammi di riso cotto, che sarebbero 250 grammi di riso crudo, fatto a porridge. Stavo scoppiando. Anche nei giorni di scarico, c’è sempre da mangiare. E io chiedevo: ma com’è possibile?

E loro?

«Tu mangia, tranquillo, non ci pensare». Mangiavo quello che c’è scritto nell’applicazione e fatto sta che sono sempre uguale. Non sono ingrassato. Nei mesi passati, se mangiavo una foglia di insalata in più, crescevo. Invece qui mi hanno spiegato che devo adattare il fisico, abituarmi a mangiare. Ne ho parlato anche con Affini e pure lui ha confermato che a volte gli danno un carico di calorie che non riesce a buttare giù.

Un altro mondo.

Ma se ti dicono di farlo, c’è un motivo. Il mangiare è la differenza principale e proprio non me l’aspettavo. E’ tutto porzionato. Abbiamo l’applicazione FoodCoach, in cui c’è scritto quello che devi mangiare. Arrivi al buffet, ci sono tre bilance. Tu pesi questo e pesi quello, te ne vai al tuo tavolo e cominci a mangiare. E sembra il pranzo di Natale.

Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Sono già riusciti a personalizzarti l’alimentazione?

Ho già tutto, con i grammi e tutto quello che serve. Poi è normale che quando sono a casa non mi dicono cosa mangiare, però mi indicano la grammatura e io non ci arrivo neanche minimamente. Però insistono che mi devo impegnare, ci devo arrivare, altrimenti vado in deficit. Mangio davvero tanto, anche mia mamma mi ha fatto notare tutta quella pasta…

Questo significa che di riflesso ti alleni anche di più?

In questi ultimi giorni, ho fatto anche i rulli al caldo – ha spiegato Fiorelli – per abituarmi al caldo dell’Australia. Quindi facevo un massimo di quattro ore con i lavori e poi magari nel pomeriggio facevo un’ora sui rulli. A parte questo, un po’ di volume lo abbiamo aumentato, ma non tanto. Semmai sono diversi i lavori specifici: non tanto per il tipo di sforzo, ma il modo di farlo. Vedo cosa c’è scritto di fare e lavoro. Il preparatore mi ha detto che sono preciso come un orologio, mi piace allenarmi bene.

Chi è il tuo allenatore?

Si chiama Espen Aareskjold, è norvegese. E’ anche venuto a trovarmi a casa. Un giorno mi scrive Morkov, il direttore sportivo, e mi dà il suo contatto, dicendomi che sarà lui il mio preparatore e di chiamarlo. L’ho sentito prima di andare per quattro giorni a Londra con la mia ragazza. Mi sono presentato, mi sono reso disponibile per rispondere a qualche domanda, invece lui mi ha detto di andare tranquillo in vacanza. Poi quando sono tornato è venuto giù in Sicilia.

Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale (foto Visma-Lease a Bike)
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale (foto Visma-Lease a Bike)
Gli hai fatto vedere i carrettini?

I carrettini, certo, anche il cavallo. E poi l’ho portato a cena dalla mia ragazza che ha un ristorante.

E’ un tipo tosto?

Ieri (martedì, ndr) avevo sentito proprio Espen, poiché dovevo fare quattro ore. C’era il rischio che piovesse tutto il giorno e lui mi ha proposto di fare due ore di rulli la mattina e un’uscita il pomeriggio. Ma io gli ho risposto che non mi andava di fare due ore sui rulli e che piuttosto sarei uscito sotto l’acqua. E’ stato un tira e molla…

E alla fine?

Alla fine ho fatto tre ore sotto l’acqua, perché avevo voglia di lavorare. Non avevo da fare lavori assurdi, quindi mi sono messo in pianura con i miei watt e ho tenuto il motore sempre bello caldo. Poi alla fine avrei dovuto fare un’ora di rulli, però mi hanno cambiato tutto il programma e sono scappato.

Al Tour Down Under si vai per prendere le misure al nuovo Fiorelli oppure hai già un ruolo definito?

Ci sarà Brennan che deve fare le volate e io sarò l’ultimo uomo. Fra poco si comincia davvero.

Nazionale, Enervit, integrazione (foto Enervit)

Integrazione: la scala delle priorità nello sportivo

27.12.2025
4 min
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Nel mondo del ciclismo e dello sport in generale si parla sempre più spesso di integratori. Basta scorrere i social per rendersi conto di quanto l’attenzione sia spesso focalizzata su polveri, capsule e bevande funzionali, presentate come la chiave per fare un salto di qualità. Il rischio, però, è quello di attribuire all’integrazione un ruolo che la scienza dello sport non le riconosce, alimentando aspettative sproporzionate rispetto ai reali benefici.

La performance degli atleti nasce da un mix ben bilanciato di fattori: l’integrazione è una parte
La performance degli atleti nasce da un mix ben bilanciato di fattori: l’integrazione è una parte

L’integrazione non basta

La performance di un atleta non nasce da un singolo fattore, ma dall’interazione di più elementi che si costruiscono nel tempo. Alla base c’è l’allenamento, inteso come stimolo metodico e progressivo capace di indurre adattamenti cardiovascolari, metabolici e neuromuscolari. Subito dopo troviamo la nutrizione quotidiana, che fornisce l’energia e i nutrienti necessari per sostenere quei carichi di lavoro e per recuperare. Senza una dieta adeguata per quantità, qualità e distribuzione dei pasti, nessun integratore può compensare le carenze.

Il riposo e il sonno rappresentano un altro pilastro spesso sottovalutato, ma fondamentale per consolidare gli adattamenti all’allenamento. A questi si aggiungono le doti fisiche individuali, che determinano il potenziale di partenza di ciascun atleta, e la componente mentale, ovvero la capacità di tollerare la fatica, di gestire lo sforzo e controllare le emozioni.

Gli effetti dell’integrazione sulla performance sono tangibili a condizione che si realizzino tutte le altre condizioni
Gli effetti dell’integrazione sulla performance sono tangibili a condizione che si realizzino tutte le altre condizioni

Fra agonisti e amatori

Solo alla punta di questa piramide si colloca l’integrazione. Non perché sia inutile, ma perché il suo impatto è marginale rispetto a tutto ciò che viene prima. Questo concetto è ribadito con chiarezza anche nei documenti ufficiali di enti come il Comitato Olimpico Internazionale, che nella sua dichiarazione di consenso del 2018, ha sottolineato come pochissimi integratori abbiano reali evidenze sulla performance e come il loro effetto sia comunque limitato.

Un altro aspetto cruciale riguarda l’interpretazione degli studi scientifici. Molti sono condotti su soggetti poco allenati e quasi mai atlete o giovani sportivi. Spesso si leggono titoli che parlano di miglioramenti della performance, ma raramente si riflette su cosa significhi concretamente quel dato. Un aumento dell’1–2% può fare la differenza tra un podio e un quarto posto nel professionismo, ma per un ciclista amatoriale è poco rilevante, soprattutto se allenamento, alimentazione o recupero non sono costantemente ottimizzati. Inoltre, i miglioramenti più evidenti che si osservano nei soggetti studiati si riducono drasticamente negli atleti agonisti. 

Juniores a tavola: imparare a mangiare nel modo corretto fa sì che l’integrazione si sommi a una nutrizione efficace per performance e recupero
Juniores a tavola: imparare a mangiare nel modo corretto fa sì che l’integrazione si sommi a una nutrizione efficace per performance e recupero

L’effetto placebo

Il problema nasce quando l’integrazione viene utilizzata come scorciatoia. Se l’alimentazione quotidiana è sbilanciata, il carico di allenamento è mal gestito o il sonno è insufficiente, l’integratore diventa al massimo un palliativo. In alcuni casi, può persino creare più problemi che benefici, soprattutto se assunto senza criterio o in combinazione con farmaci.

Questo non significa demonizzare l’integrazione, ma ricondurla al suo reale significato: un supplemento che può avere senso in presenza di carenze documentate, in periodi di carichi elevati o in situazioni specifiche, ma non può rivoluzionare la performance di un atleta. Il vero miglioramento nasce dalla fatica, dal sacrificio e dalla nostra quotidianità. Negli altri casi, spesso, è più l’inganno della nostra mente a farci percepire il miglioramento dato da un integratore, per il cosiddetto “effetto placebo”, che comunque può essere sfruttato con strategia.

Prima di chiedersi quale integratore assumere, vale la pena chiedersi se si sta mangiando abbastanza, se si recupera adeguatamente, se l’allenamento è strutturato e se si dorme a sufficienza. Solo quando queste basi sono solide, l’integrazione può diventare uno strumento utile, e non un’illusione. Diverso è ovviamente il caso di conclamate carenze nutrizionali specifiche, che nonostante una dieta adeguata non riusciamo a colmare. In questi casi, è sempre opportuna un’attenta valutazione medica, per impostare un corretto piano di supplementazione.

Francesca Selva, allenamento sui rulli

Pista e rulli, quale integrazione? Francesca Selva risponde

01.12.2025
5 min
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Non integrare nel modo corretto quando si pedala al chiuso è un grande errore. Lo è quando ci si allena sui rulli e quando per le gare in pista si resta in ballo per ore. Chi si allena tutti i giorni, con la bici in esterno oppure con le diverse possibilità del ciclismo indoor, deve avere energie (buone) sempre a disposizione.

Abbiamo affrontato l’argomento con Francesca Selva, sempre sul pezzo quando si trattano approfondimenti tecnici. La vita delle gare in velodromo, ma anche tante sedute di rulli per i training specifici e di qualità, soprattutto quando si trasferisce in Danimarca dal compagno Oskar Winkler, senza mai dimenticare le sessioni in palestra.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il carburante non deve mai mancare. Francesca utilizza integratori Nduranz (foto Selva)
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il carburante non deve mai mancare. Francesca utilizza integratori Nduranz (foto Selva)
Sui rulli, quando e quanto?

Li faccio molto spesso ed ormai ricoprono quasi il 90% dell’attività di training. Sono un alleato perfetto per combattere il freddo, il brutto tempo, ma soprattutto per gli allenamenti specifici dove è fondamentale limitare il più possibile le variabili dell’ambiente esterno. L’allenamento sui rulli inoltre, è ottimale con la bici classica e anche quella da pista. Tendenzialmente con la bici tradizionale uso dei rulli smart, in pista e con la bici dedicata quelli liberi, senza elettronica.

Ti è mai capitato di fare una seduta indoor endurance?

, anche oltre le 3 ore e mezza, in Z2, simulando una distanza con andatura tranquilla. Configurazione virtual, una serie televisiva e tanta dedizione, il gioco è fatto.

Quando si spinge anche sui rulli, l'acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l’acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l'acqua da sola non basta (foto Selva)
Quando si spinge anche sui rulli, l’acqua da sola non basta (foto Selva)
Integrazione anche per l’attività indoor e pista, sì oppure no?

Assolutamente sì, sempre. L’integrazione di qualità è un sostegno, soprattutto quando l’attività indoor prevede sedute specifiche, magari con intensità elevate, quando è combinato alla palestra e quando è un allenamento continuativo. Quando ci si allena tutti i giorni non bisogna mai andare in deficit di energia. Avere del carburante a disposizione da assumere nelle giornate di velodromo, magari tra una gara e la successiva, tra una seduta e l’altra, permette di non restare a secco di energie.

Nella borraccia solo acqua oppure anche un integratore?

Partiamo dal presupposto che nella borraccia metto sempre qualcosa, non fosse altro per una questione di gusto. Poi calibro il quantitativo in base alle esigenze, all’allenamento e se faccio un lungo in esterno porto una seconda borraccia con acqua.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Ai bordi della pista integratori di energia sempre a portata di mano
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Ai bordi della pista integratori di energia sempre a portata di mano
Ci puoi dare qualche riferimento?

Per me il prodotto di riferimento è l’Nduranz NRGY Drink in polvere solubile, quello al gusto pesca è anche ghiotto. Tengo con me sempre la borraccia da litro, che indicativamente copre le mie esigenze per due ore. Per un allenamento tranquillo tengo come riferimento 45 grammi di carboidrati diluiti nella borraccia, man mano a salire, 60, 100 grammi e poco oltre. Come detto in precedenza, dipende dall’intensità e dalla durata. Quando ti alleni tutti i giorni, Acqua e sali non bastano, i carboidrati sono il carburante che non deve mancare, anche quando si parla di rulli.

Anche durante le sessioni di palestra?

Quasi mai, ma a volte capita, dipende da quello che c’è da fare dopo la palestra. Generalmente è uno strumento di riattivazione muscolare, di ripresa della forza e non di rado mi piace farla anche a digiuno, prima di fare colazione.

Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il “borraccione” capiente da litro, indoor e anche outdoor
Come si integra quando si fanno i rulli? Francesca Selva risponde
Il “borraccione” capiente da litro, indoor e anche outdoor
Problemi intestinali legati all’eccesso di carboidrati?

Per fortuna mai avuti. Oltre a quella che può essere una predisposizione, credo che gli integratori che utilizzo sono di ottima qualità e ben equilibrati nelle proporzioni, non sbilanciati. Aggiungo inoltre, io non bevo caffè nella vita quotidiana e questo ai fini di una corretta assimilazione può dare dei vantaggi.

Integrazione con gel, liquidi o solidi?

Vedo il supplemento in gel o con la soluzione liquida maggiormente pratica e pronta, adeguata a chi ha sempre necessità nell’avere calorie da bruciare subito disponibili. L’integrazione solida quando si fanno tante ore consecutive in bici e si ha bisogno anche di gratificazione, oltre alle energie. In questo ambito credo sia da rispettare anche una certa soggettività di interpretazione. Aggiungo però, durante le giornate intere passate in velodromo, ovviamente l’integrazione solida gioca un ruolo importante.

Prima e dopo l’allenamento?

Se ho la possibilità preferisco un pasto classico e un recupero con i cibi tradizionali, ma ci sono delle eccezioni. Ad esempio quando siamo a gareggiare in pista e siamo in ballo per 5/6 ore e oltre ed è complicato accedere alla mensa. In quei casi è importante avere sempre carboidrati al proprio fianco e magari utilizzare degli integratori specifici per il recupero nell’immediato post gara. Mi viene in mente Nduranz Regen, che oltre ai carboidrati ha anche una giusta quantità di proteine.

Canturino, Rossella Ratto, nutrizionista

Canturino, un anno dopo: 10 domande (+1) alla nutrizionista

09.11.2025
6 min
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Un anno dopo, o quasi, il primo incontro tra la nutrizionista Rossella Ratto e i ragazzi del Canturino torniamo a fare un punto. I corridori della categoria juniores, ragazzi e ragazze, della formazione lombarda hanno corso questa stagione con il supporto di una figura importante come quella della nutrizionista. Non un modo per estremizzare, ma per educare e imparare a lavorare e confrontarsi con un mondo nel quale è facile perdersi: quello della nutrizione e dell’integrazione legata allo sport

«Anche per me è stata una prima esperienza nel lavorare e coordinare una squadra giovanile – racconta la nostra nutrizionista Rossella Ratto – e inizialmente pensavo che sarebbe stata una pazzia. Con i ragazzi non è mai semplice lavorare perché si è sempre sul filo tra educazione alimentare e una dieta in cui vai a vedere i dosaggi e le grammature». 

Dieta? No, grazie

Un lavoro, quello di Rossella Ratto, che è stato in costante equilibrio e in continua evoluzione. I ragazzi si sono messi alla prova, imparando come si gestisce un aspetto importante come la nutrizione. 

«Un adolescente – continua Rossella Ratto – non si dovrebbe mai mettere a dieta, tuttavia la tendenza nei giovani è di mangiare male e meno di quanto sarebbe consigliato. In particolar modo le ragazze. Il mio lavoro è stato importante fino a metà stagione, poi una volta date le linee guida non sono stata “opprimente”. E’ giusto che i ragazzi imparino a gestirsi da soli seguendo delle indicazioni di massima».

A novembre 2024 Rossella Ratto ha tenuto una serata dedicata alla nutrizione e alcune indicazioni per i ragazzi
A novembre 2024 Rossella Ratto ha tenuto una serata dedicata alla nutrizione e alcune indicazioni per i ragazzi
Qual è stata la parte più stimolante per te, come nutrizionista?

E’ un lavoro che mi ha permesso di raccogliere dati e informazioni, non ho mai seguito tanto le categorie giovanili. Mi è piaciuta molto la parte di comunicazione, e in questa ho visto delle differenze. Le ragazze sono molto più attente dei ragazzi, a loro basta scrivere un informazione per sapere che è stata recepita. Mentre i ragazzi tendono a distrarsi e perdere pezzi per strada. Inoltre loro guardano tanto al professionismo, fanno domande molto tecniche e “spingono” per avere un’integrazione che considerata l’età (17 e 18 anni, ndr) non è ancora necessaria. 

Sei riuscita ad accompagnarli sulla strada giusta?

Molto dipende dai genitori e dall’ambiente in cui vivono. Ci sono figure genitoriali particolarmente esaltate che è capitato che mi chiamassero la domenica per chiedermi di far andare più forte loro figlio. Oppure c’è il genitore che dice al figlio di non mangiare più di cento grammi di pasta perché fa male. Poi si lamentano se il ragazzo non cresce in altezza e struttura fisica, tu spieghi loro che non è vero e dai un piano alimentare equilibrato e improvvisamente il ragazzo cresce, cambia. 

CC Canturino
Con la nutrizionista hanno lavorato i due team juniores, questo quello femminile
CC Canturino
Con la nutrizionista hanno lavorato i due team juniores, questo quello femminile
In effetti l’adolescenza è anche un periodo delicato, con i ragazzi ancora nella fase dello sviluppo…

C’è stato un atleta in particolare che quando è arrivato da me ed era il classico ragazzino che doveva ancora svilupparsi e tra l’altro seguiva una dieta completamente sbilanciata. L’ho convinto e insieme abbiamo fatto dei cambiamenti importanti a seconda dei suoi gusti e delle possibilità di gestione familiare della dispensa. Alla fine questo ragazzo ha perso diversi chili, si è rinforzato muscolarmente ed è anche diventato uno dei punti di riferimento del team nella seconda parte di stagione. 

Nel Canturino ci sono anche le ragazze, come si lavora con loro?

C’è stato un percorso un po’ educativo sull’inserimento dei carboidrati ad esempio, aspetto che rimane sempre molto delicato. 

Ci sono stati dei ritiri o dei momenti di lavoro comune?

Sì ed è stata una cosa molto bella che mi sono divertita a fare. Quando c’è stato il ritiro prestagionale o quello in altura in estate ho realizzato un piano nutrizionale da condividere con la cucina dell’hotel. Si è trattato di scrivere qualche indicazione riguardo alle grammature dei carboidrati, proteine, legumi, cereali, il tutto a seconda dell’allenamento. Mentre per il ritiro in altura, visto che la squadra ha preso un appartamento, mi sono divertita a creare un piano di lavoro: cucinare, pulire, lavatrice, ecc…

CC Canturino
Lo scopo del lavoro era imparare a gestire la nutrizione legata allo sport, capendo esigenze e bisogni dei ragazzi
CC Canturino
Lo scopo del lavoro era imparare a gestire la nutrizione legata allo sport, capendo esigenze e bisogni dei ragazzi
Come hai detto in questa categoria spesso i ragazzi vogliono emulare i professionisti, come si trova l’equilibrio secondo l’aspetto della nutrizione?

In questa categoria, sia per i ragazzi che per le ragazze, l’aspetto nutrizionale è tanto legato all’educazione. Significa insegnare loro come e quanto mangiare a livello di macronutrienti. E’ un aspetto fondamentale che rimarrà per tutta la vita, sportiva e privata. Poi, come visto, iniziano a fare ritiri in altura ed è importante insegnare loro come si lavora sotto l’aspetto della nutrizione e dell’integrazione: come mangiare, quanto aumentare le grammature. Per il resto rimane un “gioco” dove devono imparare a capire e percepire le loro esigenze.

In che modo hai gestito il rapporto con i ragazzi?

Avevano un questionario da compilare settimanalmente per avere un monitoraggio che mi permettesse di capire e individuare eventuali problematiche, soprattutto nelle prime fasi. Poi come in ogni cosa c’è chi è più collaborativo e chi meno. Anche dal punto di vista dell’integrare nuovi cibi o gusti diversi non ho avuto difficoltà particolari, però le ragazze sono quelle più propense nel provare qualcosa di nuovo. 

CC Canturino, ritiro altura
I ragazzi hanno anche imparato ad adattare la nutrizione e l’integrazione a seconda dei momenti della stagione
CC Canturino, ritiro altura
I ragazzi hanno anche imparato ad adattare la nutrizione e l’integrazione a seconda dei momenti della stagione
Il peso è importante?

Per me il parametro del peso, aggiornato settimanalmente, era semplicemente un modo per monitorare che tutto procedesse al meglio senza cali dovuti a stress o improvvisi aumenti. Mi è capitato che un ragazzo in estate facesse fatica a mangiare e seguire il piano alimentare e ha perso un chilo in una settimana. Gli ho scritto, ci siamo sentiti e abbiamo trovato la soluzione per non perdere massa muscolare. 

Per le ragazze, invece, la bilancia rimane un argomento delicato?

Sia quello che l’aspetto visivo. Siamo molto legate alla fisionomia, purtroppo. Sulle ragazze non è mai facile lavorare perché hanno una sensibilità superiore, anche se non c’è nessuno che commenta. Magari ci si sente gonfie e si pensa di dover tagliare, invece è un aspetto ormonale legato al ciclo, ad esempio. Con loro il lavoro è stato essere di supporto, parlare e confrontarsi.

Rossella Ratto, Misia Belotti
La nutrizionista Rossella Ratto insieme a Misia Belotti, una delle ragazze del Canturino
Rossella Ratto, Misia Belotti
La nutrizionista Rossella Ratto insieme a Misia Belotti, una delle ragazze del Canturino
Hai visto una crescita di consapevolezza in questo anno di lavoro insieme?

Per molti sì. Addirittura c’è stato un ragazzo che ha fatto un percorso tutto suo. Sembrava uno di quelli che di testa ne ha poca per fare l’atleta, quindi anche la squadra mi ha detto di fare quello che fossi riuscita. La squadra e io siamo gli strumenti, poi ognuno deve metterci del suo. L’abbiamo lasciato fare, poi verso fine stagione è venuto da me e mi ha fatto delle domande su cosa potesse fare e come migliorare, ha trovato la sua motivazione. Fatto sta che nei mesi finali ha ottenuto qualche piazzamento, ed è una cosa che mi ha fatto molto piacere. 

La cosa bella è che con alcuni di loro potrai lavorare anche il prossimo anno.

Sì, quindi si può parlare di un percorso che continua, e penso sia davvero stimolante per tutti. Magari con qualcuno di loro potremmo provare a fare un passo ulteriore.

chetoni

Chetoni: perché l’UCI invita alla prudenza? Parola a Porfido

31.10.2025
4 min
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E’ un tema che ciclicamente torna a far discutere il mondo del ciclismo: i chetoni. Sostanze naturali prodotte dal nostro organismo in condizioni particolari come digiuno prolungato, basso apporto di carboidrati o esercizio intenso. Ma parallelamente, disponibili anche come integratori esterni e lì esplode il caos. Sia chiaro: non hanno nulla a che fare con il doping (perché si è sentito anche questo). Sono metaboliti energetici che il corpo usa (e produce) quando il glucosio scarseggia.

Ma allora perché se ne parla così tanto? E perché il 20 ottobre scorso l’UCI ha suggerito prudenza nel loro utilizzo, pur senza inserirli nella lista delle sostanze vietate?

Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Luca Porfido, nutrizionista della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè. «L’obiettivo dell’UCI – entra subito nel merito Porfido – è stato chiaro: evitare usi impropri e concentrare l’attenzione sulle basi della nutrizione», cioè carboidrati, idratazione e recupero. In un contesto in cui la scienza non ha ancora dato risposte definitive sugli effetti ergogenici dei chetoni e il mercato muove cifre importanti, serve equilibrio.

Luca Porfido è il nutrizionista del team della VF Group-Bardiani
Luca Porfido è il nutrizionista del team della VF Group-Bardiani
Dottor Porfido, dunque, che cosa sono i chetoni e come vengono usati nel ciclismo?

I chetoni sono composti che il corpo produce quando la disponibilità di carboidrati è bassa. Entrano come combustibile alternativo: quando le riserve di glicogeno si riducono, possono fornire energia. Nel ciclismo sono stati introdotti perché si pensava potessero aiutare nel recupero e nella disponibilità energetica. Alcuni li assumevano prima e dopo lo sforzo, qualcuno anche durante. L’idea è sostenere la prestazione quando gli zuccheri finiscono. In pratica però servono protocolli precisi e tanta personalizzazione.

Perché l’UCI ha consigliato cautela? Fanno male?

Non si parla di doping e infatti non sono vietati. L’UCI ha citato ragioni di salute e trasparenza. I chetoni sono acidi e un abuso potrebbe alterare l’equilibrio del corpo, anche se è raro avere situazioni estreme in atleti monitorati. Il punto è più legato alla confusione che si è creata: tra pubblicità, costi elevati e poche prove scientifiche, il rischio è concentrarsi su un “mito” invece che sulla nutrizione di base. E poi non c’è ancora un metodo di controllo oggettivo o un protocollo consolidato.

In molti comunque continuano ad assumerli dopo lo sforzo almeno nelle corse a tappe in vista del giorno successivo (foto Instagram)
In molti comunque continuano ad assumerli dopo lo sforzo almeno nelle corse a tappe in vista del giorno successivo (foto Instagram)
Prima hai detto che qualcuno li assumeva anche durante lo sforzo. Ma oggi si usano ancora in gara?

Oggi in gara no, praticamente non li vedi più, perché con tutti i carboidrati che si assumono sarebbe inutile. E’ anche una benzina meno nobile.

E che rischi ci sono nell’abuso di chetoni?

L’abuso può creare squilibri: parliamo di acidi, e se si esagera si puoi alterare la fisiologia. Ma più che tossicità, il rischio reale semmai è distrarre l’atleta. Cioè mettere risorse economiche e mentali su qualcosa con benefici non dimostrati, trascurando alimentazione, idratazione e recupero. L’UCI vuole preservare proprio questo: la gestione corretta dell’atleta e evitare false aspettative.

Cos’è una dieta chetogenica e come si struttura per un atleta?

Una dieta chetogenica non è ricca di proteine, come molti pensano, ma di grassi. I carboidrati devono stare sotto i 50 grammi al giorno, a volte sotto i 30. Grossomodo parliamo del 70-80 per cento delle calorie dai grassi, il 15-20 per cento dalle proteine e solo 5-10 per cento dai carboidrati.

Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Una dieta chetogenica è sbilanciata a favore dei grassi
Un pasto tipo di chi esegue questa dieta?

Carne o pesce bianco, o una frittata semplice, con verdure poco zuccherine. Oppure ricotta, mozzarella, formaggi stagionati, avocado, frutta secca, olio extravergine. Fonti di grassi, anche MCT (trigliceridi a catena media, ndr): tipo olio di cocco, ma anche extravergine d’oliva. Ovviamente tutto calibrato sul soggetto e monitorato, non improvvisato.

Perché questo tema resta così sensibile se non c’è doping di mezzo?

Perché c’è tanta confusione e tanta comunicazione commerciale. L’UCI non li vieta, ma dice: la letteratura non mostra benefici importanti e costano molto. Meglio non far credere che siano la chiave della performance. E poi manca un vero modello sperimentale. Faccio un esempio: con la caffeina puoi fare placebo, coi chetoni no. Se ti faccio fare un test con la caffeina e te ne dò una che ne contiene un X grammi e una zero, ma ti dico che ti ho dato la stessa quantità puoi fare una valutazione. E poi non c’è standardizzazione di timing, dosi, contesti. Quindi l’alert dell’UCI non è contro la sostanza ma a favore della trasparenza, della scienza e del rispetto delle basi della preparazione.

Visite medico Team Jayco AlUla 2025, Torino, Centro IRRIBA, Andrea Vendrame, colloquio con la nutrizonista Lausa Martinelli (foto Matteo Secci)

Vendrame e la Jayco, si comincia con le tabelle di Laura Martinelli

22.10.2025
5 min
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In vista della nuova avventura professionale, Andrea Vendrame non vuole lasciare nulla al caso. Lo scorso settembre vi avevamo svelato in anteprima del suo passaggio in Jayco-AlUla e subito dopo il Lombardia il veneto si è sottoposto alle visite mediche all’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino, dove ha potuto cominciare a conoscere la nuova realtà. 

«Lascio la Decathlon dopo sei anni – racconta – e ringrazio il vecchio manager Lavenu che mi ha accolto tra di loro nel 2020. Porterò sempre con me dei bei ricordi, ma ora voltiamo pagina, perché ci aspetta questa nuova avventura nel 2026. Sono molto curioso e spero di regalare subito delle belle soddisfazioni», ha cominciato a raccontarci in occasione del nostro incontro.  

Tra gli aspetti su cui sin da subito il club australiano ha voluto lavorare c’è quello dell’alimentazione. A Torino, Andrea ha potuto conoscere Laura Martinelli, nutrizionista della squadra oramai da diverse stagioni. Un primo colloquio introduttivo che ci hanno raccontato entrambi. «Il primo impatto è stato di grande familiarità – comincia a raccontare Andrea – il caso vuole che io e Laura abitiamo vicini, quindi c’è stato subito feeling, anche se non ci conosciamo ancora al 100 per cento. Di certo, rispetto alla Decathlon, ho visto che la Jayco-AlUla segue i suoi corridori in maniera molto più dettagliata sotto questo aspetto. Ho subito visto una pianificazione mirata e incentrata sul corridore».

Visite medico Team Jayco AlUla 2025, Torino, Centro IRRIBA, Andrea Vendrame (foto Matteo Secci)
Le visite si sono svolte all’indomani del Lombardia. Qui Vendrame alla reception dell’IRRIBA di Torino (foto Matteo Secci)
Visite medico Team Jayco AlUla 2025, Torino, Centro IRRIBA, Andrea Vendrame (foto Matteo Secci)
Le visite si sono svolte all’indomani del Lombardia. Qui Vendrame alla reception dell’IRRIBA di Torino (foto Matteo Secci)

Il primo impatto

La dottoressa Martinelli spiega come funziona la visita introduttiva con un nuovo arrivato: «In generale, quando facciamo le visite mediche per la nuova stagione, abbiamo soltanto 20 minuti per corridore, per cui non c’è tanto tempo per approfondire i vari temi. Comunque, cerco sempre di rompere un po’ il ghiaccio e di capire se ci sono criticità particolari da un punto di vista nutrizionale, allergie o intolleranze».

Stavolta, il colloquio è stato ancora più semplice, viste le origini comuni: «Conoscevo Andrea di vista perché il nostro ambiente è piccolo e poi siamo tra veneti. Io sono di Treviso e lui è di Conegliano e, come se non bastasse, conosco bene anche il coach che lo segue, Fabio Baronti, che è di Udine. Ci siamo già messi d’accordo per i prossimi passi».

Poi, la nutrizionista della squadra australiana, analizza il passato per studiare l’alimentazione futura: «Di solito chiedo le tre cose che sono andate male e su cui si vuole migliorare in prospettiva e le tre che sono andate bene e si vogliono mantenere. Una sorta di “riassunto nutrizionale”, che abbiamo fatto anche con Andrea. Altrettanto importante poi, è definire quando inizia la stagione. Per me, è fondamentale capire se il corridore dev’essere già pronto per l’Australia ad inizio gennaio o se abbiamo un altro mese di lavoro e possiamo concentrarci sulle gare di febbraio».

Negli anni alla Decathlon, Vendrame ha portato a casa due tappe del Giro: nel 2021 e nel 2024
Negli anni alla Decathlon, Vendrame ha portato a casa due tappe del Giro: nel 2021 e nel 2024

La prima pianificazione

Oltre al contatto umano, fondamentale anche ad alto livello, la componente tecnologica non è da meno. Sempre però con la supervisione dello staff medico, come sottolinea Martinelli: «Ho spiegato ad Andrea il funzionamento della nostra app interna, che ci aiuta a mantenere una comunicazione efficace col corridore. Ci sono tantissime applicazioni, anche gestite dall’intelligenza artificiale, ma sono molto più fredde. Dietro ogni messaggio che l’app invia, c’è sempre l’operatore umano che corregge e conferma i calcoli prima di inviarli».

Ci sono momenti in cui ciascun ciclista vuole essere seguito passo per passo e altri in cui bastano poche informazioni basilari per continuare sul giusto cammino verso il prosieguo della stagione.

«Ogni corridore – spiega – ha delle esigenze particolari. Noi, come nutrizionisti, possiamo variare il nostro supporto dalle semplici linee guida a indicazioni precise al grammo. Ho chiesto ad Andrea di guidarmi lui in base a quello che gli serve in questo determinato periodo della stagione. Per ora mi ha chiesto un approccio più generale per tipologia di giornata. C’è un foglio per le giornate di riposo, uno per gli allenamenti di basic endurance e così via. Poi, avvicinandoci ai ritiri di dicembre e gennaio, andremo più nel dettaglio e aumenteremo il livello di accuratezza». 

Visite medico Team Jayco AlUla 2025, Torino, Centro IRRIBA, nutrizionista Laura Martinelli (foto Matteo Secci)
Laura Martinelli è la responsabile della nutrizione del Team Jayco AlUla (foto Matteo Secci)
Visite medico Team Jayco AlUla 2025, Torino, Centro IRRIBA, nutrizionista Laura Martinelli (foto Matteo Secci)
Laura Martinelli è la responsabile della nutrizione del Team Jayco AlUla (foto Matteo Secci)

Progresso e carboidrati

Un approccio personalizzato e peculiare che ha colpito in positivo Vendrame. «Conosciamo molte applicazioni usate dalle altre squadre, gestite soltanto dall’intelligenza artificiale, mentre avere qualcuno che ti segue nel dettaglio è fondamentale». Vendrame è un corridore molto leggero (il suo peso oscilla tra i 61 e 62 kg) ma, come dice lui «c’è ancora margine per migliorare e ne ho parlato con Laura». Quando è pausa tra le stagioni però, il Joker ammette di concedersi qualche sfizio, come ad esempio «una bella bistecca con qualche amico e con la fidanzata».

Di certo, rispetto a una decina d’anni fa, l’alimentazione è uno degli aspetti su cui si è lavorato di più nel ciclismo e che ha subito una trasformazione immensa. Basti pensare anche ai consumi in corsa, come racconta la nutrizionista veneta, riportando l’esempio di Michael Matthews, all’attacco durante l’ultimo Lombardia.

«Si è tenuto sui 140 grammi all’ora per tutta la durata della corsa. Una volta se avessi dato questi numeri – sorride – mi avrebbero guardato straniti e pensato che sicuramente avrebbe dato problemi di mal di pancia. I prodotti però ora sono molto più tecnici e più buoni, oltre ad essere utilizzati meglio. Le competenze molto più avanzate e si gioca sui rapporti tra fruttosio e glucosio». 

Tirreno-Adriatico 2025, 3a tappa, Colfiorito, Andrea Vendrame
Tirreno-Adriatico 2025, 3ª tappa, Vendrame vince la bellissima volata di Colfiorito
Tirreno-Adriatico 2025, 3a tappa, Colfiorito, Andrea Vendrame
Tirreno-Adriatico 2025, 3ª tappa, Vendrame vince la bellissima volata di Colfiorito

Il sogno del Tour

Anche Vendrame, ripercorrendo la sua carriera da pro’, conferma questa tendenza: «Da quando sono passato nell’anno 2017 con l’Androni ad oggi, la nutrizione è entrata prepotentemente nel mondo sportivo, non soltanto nel ciclismo. Abbiamo visto che arriviamo tutti al 100 per cento di forma alle corse, per cui quel piccolo guadagno sulla nutrizione ti permette di fare la differenza. Ben venga questa ricerca, che non tocca solo il settore professionistico, ma anche quello amatoriale».

Tanti sacrifici per un obiettivo. Andrea ha le idee chiare: «Vorrei partecipare al Tour de France. Non ci sono riuscito con una squadra francese, per cui sarebbe bello invertire la tendenza. Alzare le braccia al cielo in una tappa poi, sarebbe il mio sogno».