Ciclismo giovanile: i più piccoli rischiano di sparire

04.08.2022
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La testimonianza di Floreani a proposito dell’esperienza estera del Team Tiepolo ha dato nuovo impulso alle discussioni sull’attività a livello giovanile. E’ un nervo scoperto del ciclismo italiano attuale, sicuramente uno degli aspetti alla base del difficile momento che sta vivendo. L’esperienza del team friulano è un esempio di come ci si regola, ma altre società, sia per evidenti ragioni geografiche, sia per altrettanto evidenti differenze di possibilità economiche, devono fare conti diversi e questa disparità alla fine pesa.

Leggendo l’articolo, ci ha contattato Emanuele Serrani, una voce importante del ciclismo giovanile marchigiano per molti anni nello staff dirigenziale della Sc Calzaturieri Montegranaro: «Ora per ragioni di lavoro mi occupo di una società di giovanissimi del mio paese, ma sono rimasto come collaboratore, tengo troppo a quei ragazzi.

«L’esperienza del team friulano è interessante, ma loro sono di Udine, hanno molte più possibilità di varcare il confine, fare anche attività transfrontaliera. Per noi è praticamente impossibile e questo pesa».

Serrani 2022
Emanuele Serrani, dirigente marchigiano mette l’accento sulle difficoltà nel fare attività nel Centro-Sud
Serrani 2022
Emanuele Serrani, dirigente marchigiano mette l’accento sulle difficoltà nel fare attività nel Centro-Sud
Partiamo allora dalla vostra realtà…

Abbiamo una società che a inizio anno aveva 14 elementi, ora si sono ridotti a 9: due elite e gli altri tutti under 23. Facciamo prevalentemente attività regionale, ma abbiamo potuto prendere parte alle prove ExtraGiro e ad alcune classiche come Montecassiano, Castelfidardo, Capodarco.

Perché si sono ridotti nel numero?

Succede sempre così nelle società medio-piccole: non sono tutti pronti per fare attività di primo livello, ma ogni gara, anche di livello regionale, vede al via squadre nazionali assatanate. Alla lunga i più giovani, quelli che avrebbero bisogno di tempo per maturare, che magari hanno anche mezzi per far bene ma hanno bisogno di essere “coltivati” con tempo e cura, smettono.

Di Genova 2022
Pietro Di Genova, l’elemento più in vista della Calzaturieri Montegranaro in questa stagione
Di Genova 2022
Pietro Di Genova, l’elemento più in vista della Calzaturieri Montegranaro in questa stagione
Uno dei problemi principali, come ammettono anche in Federazione, è quindi la partecipazione alle gare regionali…

E’ forse il primo aspetto sul quale mettere mano. In Italia abbiamo poi la stravaganza della presenza delle continental che le ritrovi dappertutto. Nelle regionali non c’entrano proprio nulla, dovrebbero avere lo status di professionisti e gareggiare nelle loro prove, non rubando lo spazio ai più piccoli, sia come società che come età vera e propria.

Dal vostro punto di vista, le gare sono tante o poche?

Sono sempre meno e quindi anche i team più grandi, che dovrebbero gareggiare nelle prove nazionali o internazionali, li trovi dovunque. I nostri ad esempio questa settimana erano a Canosa di Puglia, una gara che in passato faticava a raggiungere i 70 corridori, quest’anno c’era un’invasione di corridori anche dal Nord. Altro che gara interregionale…

Malaguti 2015
Alessandro Malaguti, uscito dalla società di Montegranaro e pro’ dal 2011 al 2016 con 3 vittorie
Malaguti 2015
Alessandro Malaguti, uscito dalla società di Montegranaro e pro’ dal 2011 al 2016 con 3 vittorie
Un tema affrontato è anche la scarsità delle gare a tappe in confronto a quelle straniere…

Noi non siamo mai stati all’estero, ma leggendo mi sono chiesto le cause di questa disparità. E’ solo un problema di budget o c’è dell’altro, permessi difficili da ottenere? Io mi baso sull’esempio del ciclocross (Serrani è tra gli organizzatori della prova nazionale di Ancona, ndr): vedo le gare belghe e olandesi che hanno quasi sempre un ponte artificiale. Io ho provato a chiedere l’inserimento sul percorso, ma devi fare mille richieste e documenti, senza contare i costi enormi. Alla fine rinunci. Il problema di base comunque è lo status delle gare: se tra una nazionale e una regionale quel che cambia sono solo montepremi e tassa di gara, non andiamo lontano.

In definitiva di che cosa avreste bisogno per “soffrire meno”?

Innanzitutto un budget più alto, ma questo vale per tutti e a prescindere. Inoltre molto più ordine nei regolamenti, con un calendario locale che permetta alle società più piccole e ai corridori che devono ancora crescere di gareggiare. Noi alla fine avremo una cinquantina di gare l’anno che non sono neanche poche, ma di corse veramente locali ne abbiamo poche e hanno una grande importanza. Non conta tanto chi vince, conta fare esperienza adatta a tutti i ragazzi, per non far perdere loro la passione, perché è questa che porta avanti il circo, senza di essa crolla tutto.