Amstel Gold Race 1996, Stefano Zanini, vittoria, Gewiss Playbus

Zanini e l’Amstel 30 anni dopo: tra ricordi ed emozioni

02.05.2026
5 min
Salva

Quattro giorni sulle strade dell’Amstel Gold Race con amici e familiari, in ricordo del trionfo di trent’anni fa a Maastricht. E’ così che Stefano Zanini ha voluto celebrare quella che è stata la sua vittoria in una delle classiche delle Ardenne. Un viaggio in compagnia, con partenza dalla provincia di Varese e con destinazione i Paesi Bassi: biciclette, birre, chilometri, divertimento e ricordi di una giornata che per Stefano Zanini avrà sempre uno spazio speciale nel suo cuore

«Le cose belle durano sempre troppo poco – inizia così la nostra telefonata con il diesse della XDS Astana – e queste occasioni sono sempre speciali. L’idea del viaggio è venuta con il trentesimo anniversario dalla mia vittoria alla Amstel Gold Race, ci siamo organizzati e con un gruppo numeroso tra amici e familiari siamo partiti alla volta di Maastricht. Quattro giorni, da giovedì a lunedì».

Viaggio in van

I chilometri che separano Gorla Maggiore, in provincia di Varese, da Maastricht sono tanti: 835 per la precisione. Quattro van caricati a dovere, con biciclette e le scorte per affrontare un lungo viaggio verso i Paesi Bassi. L’obiettivo era quello di stare insieme, pedalare e rivivere le emozioni e i momenti di quel 27 aprile 1996

«Siamo partiti dall’Italia in ventisei – ci spiega Zanini – a noi si sono aggiunti anche due amici belgi, una coppia, che ci ha raggiunto a Maastricht. Venerdì ci siamo goduti una bellissima pedalata sulle strade delle Ardenne, mentre sabato abbiamo partecipato alla Amstel Tourversie ed è la manifestazione non agonistica dedicata agli appassionati. C’erano 15.000 partecipanti, diciotto dei quali eravamo noi. Ci siamo cimentati nel percorso medio, da 100 chilometri. Per l’occasione hanno pedalato anche mio padre e uno dei miei due figli, loro hanno fatto il percorso corto da 65 chilometri. La cosa bella è che ci siamo ritrovati nell’ultimo chilometro e siamo arrivati tutti insieme».

Amstel Gold Race 1996, Stefano Zanini, vittoria, Gewiss Playbus
27 aprile 1996, Stefano Zanini vince l’Amstel Gold Race 1996 in maglia Gewiss Playbus
Amstel Gold Race 1996, Stefano Zanini, vittoria, Gewiss Playbus
27 aprile 1996, Stefano Zanini vince l’Amstel Gold Race 1996 in maglia Gewiss Playbus

Cotes e stradine

I ricordi di quella vittoria sono ancora nitidi nella memoria di Stefano Zanini, che durante quel fine settimana sulle strade dell’Amstel Gold Race ha rivissuto sensazioni ed emozioni.

«Venerdì abbiamo pedalato sul percorso vecchio – racconta – quello su cui ho vinto, che è diverso rispetto a quello odierno. Noi arrivavamo a Maastricht accanto al canale, non in cima al Cauberg. Ripercorrere quelle stradine e quelle cotes con il gruppo di amici è stato bellissimo, un’emozione unica. Raccontavo della corsa, di com’era andata, in cui ero scattato staccando i tre in avanscoperta con me (Peron, Sorensen e Missaglia, ndr). Gli ultimi chilometri ora sono diversi, anche noi facevamo tante cotes ma erano distribuite in maniera differente».

Festa con birra e patatine

Le giornate di sabato e domenica sono state caratterizzate dalla voglia di stare insieme e di festeggiare. Chiaramente in Belgio il miglior modo per festeggiare è uno solo

«Nei cento chilometri fatti sabato – ci dice ancora Zanini – l’unico obiettivo era divertirsi e arrivare tutti insieme, per poi festeggiare con una birra belga e un piatto di patatine. La sera, invece, siamo andati a cena all’Hotel Malpertuus di Yvo Molenaers, che è il suocero di Valerio Piva, perché era lì che alloggiava la squadra (la Gewiss Playbus, ndr) quando nel 1996 ho vinto l’Amstel Gold Race».

«Domenica mattina, il giorno della gara – continua – ci siamo spostati e siamo andati sul percorso, ci siamo posizionati con i van a 900 metri dall’arrivo. Uno dei quattro van era attrezzato con affettatrice e birre, ed abbiamo improvvisato un picnic. Ci siamo spostati anche a vedere qualche passaggio in cima al Cauberg, dove c’è un bar nel quale si radunano i tifosi e c’è sempre festa. Vivere le corse in Belgio è qualcosa di unico, qualche tifoso mi ha anche riconosciuto e mi ha chiesto delle foto

«Anche i miei amici – conclude Zanini – che non erano mai stati in Belgio a vedere una corsa, sono rimasti positivamente sorpresi. Mi hanno già chiesto quando torniamo, magari l’anno prossimo proviamo a organizzare per il Fiandre…».

Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
7 min
Salva

Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».

La Malesia di Predomo e quei complimenti di Lavreysen…

La Malesia di Predomo e quei complimenti di Lavreysen…

01.05.2026
5 min
Salva

La vittoria azzurra nel team sprint alla tappa di World Cup in Malesia ha fatto scalpore, portando anche media che solitamente non sanno neanche dove sia di casa il ciclismo su pista a occuparsi dell’evento e a chiamare in causa i protagonisti. Ma non c’è stata solo quella, perché la trasferta della velocità azzurra in Asia ha avuto anche altri momenti di spicco e protagonista è sempre stato Mattia Predomo, prima finisseur di lusso nel torneo vinto a squadre e poi attore di un importante quarto di finale individuale contro “sua maestà” Lavreysen.

Con Napoletano, il primo ad accogliere Predomo dopo il decisivo terzo giro contro i cinesi (foto SWPIX-Cycling)
Con Napoletano, il primo ad accogliere Predomo dopo il decisivo terzo giro contro i cinesi (foto SWPIX-Cycling)
Con Napoletano, il primo ad accogliere Predomo dopo il decisivo terzo giro contro i cinesi (foto SWPIX-Cycling)
Con Napoletano, il primo ad accogliere Predomo dopo il decisivo terzo giro contro i cinesi (foto SWPIX-Cycling)

Il ritorno a casa è stato quasi traumatico, arrivando a un paio di giorni di viaggio. Ma a fargli compagnia ci sono stati tanti ricordi, tante esperienze e il nuovo album non può non aprirsi dal momento storico della vittoria: «E’ stata una trasferta particolare questa in Malesia. A livello di risultato ci aspettavamo di fare bene, ma forse non così bene. Eravamo andati lì con le migliori intenzioni, siamo un gruppo di professionisti, non si va alle corse solo per così divertimento. Io sinceramente una finalina me la auguravo e sapevo che era nelle nostre corde. Ma la realtà è andata ben oltre i sogni».

Come hai vissuto il problema che aveva avuto Napolitano nel secondo giro? Praticamente molta della vittoria poi te la sei dovuta giocare tu con l’ultimo frazionista cinese…

Sapevo che i nostri tempi erano molto vicini, soprattutto sul primo e il secondo giro e già dalle analisi che avevamo fatto tra la seconda prova e la finale avevamo capito che il mio giro, quindi l’ultima frazione, sarebbe stato abbastanza decisivo. Quindi diciamo che mi sono rimboccato le maniche e ho fatto il mio lavoro.

Predomo abbracciato dal cittì Ivan Quaranta dopo la finale vittoriosa con la Cina (foto SWPIX-Cycling)
Predomo abbracciato dal cittì Ivan Quaranta dopo la finale vittoriosa con la Cina (foto SWPIX-Cycling)
Predomo abbracciato dal cittì Ivan Quaranta dopo la finale vittoriosa con la Cina (foto SWPIX-Cycling)
Predomo abbracciato dal cittì Ivan Quaranta dopo la finale vittoriosa con la Cina (foto SWPIX-Cycling)
Che cosa cambia adesso nel vostro gruppo, non solo in voi tre, ma in tutti quelli che fanno parte di questo gruppo del team sprint. Era quel salto di qualità che aspettavate?

Sì, sicuramente. E’ uno scalino, sicuramente non siamo arrivati, non siamo probabilmente neanche a metà strada, però diciamo che è un bel passo verso i nostri obiettivi. Dà tanta motivazione sapere dove siamo riusciti ad arrivare ma quanto si può lavorare ancora per andare molto più in là.

Che valore dai a questo successo?

Abbiamo visto che ci siamo anche noi, anche con nazioni che contano. Senza dimenticare che c’erano degli assenti. Ma siamo riusciti a portare a casa un risultato veramente molto importante e comunque a dare un bel segnale che l’Italia nel team sprint può dire la sua.

Insieme a Napoletano e Minuta, con cui ha scritto una pagina storia della pista italiana (foto SWPIX-Cycling)
Insieme a Napoletano e Minuta, con cui ha scritto una pagina storia della pista italiana (foto SWPIX-Cycling)
Insieme a Napoletano e Minuta, con cui ha scritto una pagina storia della pista italiana (foto SWPIX-Cycling)
Insieme a Napoletano e Minuta, con cui ha scritto una pagina storia della pista italiana (foto SWPIX-Cycling)
Veniamo al quarto di finale con Lavreysen…

Le dolenti note… A parte gli scherzi, lottare con lui o Richardson, ma anche Hoffman, come mi è capitato agli ottavi della velocità di Hong Kong ti dà sicuramente tanta esperienza, impari a correre con il meglio al mondo. In quelle circostanze si cerca sempre di imparare il più possibile, di assorbire più cose e cercare di migliorarsi sempre, guardando quello che si è fatto e quello che si è sbagliato.

Come si è evoluta la corsa?

Erano due sfide, nella prima la stavo conducendo io, poi ha deciso di passare in testa lui e ce la siamo giocata, siamo arrivati all’arrivo vicini. Nella seconda, conducendo lui, ha imposto lui il ritmo e poi ho cercato di rimontarlo sull’ultimo rettilineo.

Che cosa hai imparato?

Intanto che non va sottovalutato nessuno, neanche nelle batterie. Che sia con me o con ad esempio Paul di Trinidad in finale, l’approccio alla batteria era identico. Il non sottovalutare mai l’avversario anche in condizioni di netta superiorità è uno dei suoi segreti.

Predomo alle spalle di Lavreysen: le due sfide dei quarti sono state più lottate che in passato (foto SWPIX-Cycling)
Predomo alle spalle di Lavreysen: le due sfide dei quarti sono state più lottate che in passato (foto SWPIX-Cycling)
Predomo alle spalle di Lavreysen: le due sfide dei quarti sono state più lottate che in passato (foto SWPIX-Cycling)
Predomo alle spalle di Lavreysen: le due sfide dei quarti sono state più lottate che in passato (foto SWPIX-Cycling)
Ti ha detto qualcosa dopo?

Sì, si è complimentato per come ho corso e ovviamente è stato un bel momento per me, perché ricevere un complimento del genere dal re della specialità ha un suo valore.

Quanta differenza c’è dal punto di vista fisico fra voi due?

Tanta. Ovviamente ci sono anche un po’ di anni di differenza, quindi con tanto lavoro, tanto sacrificio, sicuramente questo gap si potrà colmare.

Ma fra peso ed esperienza, dove c’è il maggiore gap?

Sicuramente a livello fisico è tanto, perché è all’interno di questo circus da molti più anni di me ed è soprattutto a quel livello da molto più tempo. Io non ci sono ancora arrivato, quindi ci vorrà del tempo per entrambe le cose e secondo me crescono molto di pari passo.

A fine gara Predomo ha tenuto a ringraziare FCI ed Esercito che stanno accompagnando la sua crescita (foto SWPIX-Cycling)
A fine gara Predomo ha tenuto a ringraziare FCI ed Esercito che stanno accompagnando la sua crescita (foto SWPIX-Cycling)
A fine gara Predomo ha tenuto a ringraziare FCI ed Esercito che stanno accompagnando la sua crescita (foto SWPIX-Cycling)
A fine gara Predomo ha tenuto a ringraziare FCI ed Esercito che stanno accompagnando la sua crescita (foto SWPIX-Cycling)
Noti comunque un tuo miglioramento a livello assoluto nei confronti con campioni simili?

Sinceramente mi sento migliorato, un paio d’anni fa in qualifica non riuscivo ad esprimermi al meglio delle mie potenzialità, invece adesso ho sempre un buon tempo nelle gambe e anche quando sono in batteria corro con la testa in modo lucido e consapevole.

Adesso preparerai gli europei di categoria?

Esatto, adesso inizia un periodo di allenamento importante per gli europei U23 che saranno a Cottbus (GER), quindi un europeo anomalo per la pista perché sarà all’aperto. Ma sarà una bella esperienza perché il livello da under adesso si è alzato parecchio e quindi servirà come ulteriore esperienza.

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious

Omrzel: Catalunya, TotA e le prime sfide nel WorldTour

01.05.2026
5 min
Salva

TRENTO (TN) – Jakob Omrzel era uno dei volti più attesi al Tour of the Alps, il campione sloveno in carica è passato nel WorldTour dopo solamente un anno tra gli under 23. Una stagione, quella con la Bahrain Victorious Development che lo ha portato a vincere il Giro Next Gen a Pinerolo. Lo sloveno classe 2006 si era poi messo in mostra anche al Giro della Valle d’Aosta e vincendo a Capodarco. Nonostante un Tour de l’Avenir sottotono era poi arrivata una bella prestazione alla Cro Race a fine stagione, così il salto nel WorldTour è sembrata la soluzione migliore per continuare la crescita intrapresa. 

Degli enfant prodige della classe del 2006, tra cui figura Paul Seixas, Lorenzo Finn e appunto Jakob Omrzel, il solo ad essere rimasto tra gli under 23 è l’azzurro. Solamente il tempo ci dirà se è stata la scelta giusta o meno, anche se noi una mezza idea ce l’abbiamo. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Jakob Omrzel al Tour of the Alps si è messo alla prova contro alcuni degli scalatori più forti in gruppo
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Jakob Omrzel al Tour of the Alps si è messo alla prova contro alcuni degli scalatori più forti in gruppo

Passi intermedi

C’era tanta curiosità intorno a Jakob Omrzel, infatti il corridore della Bahrain Victorious tra le salite del Tour of the Alps è stato chiamato a mettersi alla prova contro avversari di un certo spessore. Oltre al vincitore Giulio Pellizzari si è scontrato contro Egan Bernal, Thymen Arensman, Michael Storer e altri scalatori tutti indirizzati verso il prossimo Giro d’Italia

«Innanzitutto sono contento di come sta andando questo primo anno nel WorldTour – ci racconta Omrzel – sto vivendo tante nuove esperienze e sto cercando di seguire un po’ il flusso degli eventi. Imparo tanto e nel frattempo cerco di migliorare la mia condizione. 

Lo sloveno nel 2025 ha vinto il Giro Next Gen (foto La Presse)
Lo sloveno nel 2025 ha vinto il Giro Next Gen (foto La Presse)
Eri reduce dalla tua prima corsa di categoria WorldTour, alla Vuelta a Catalunya, com’è andata?

Bene, alla fine della settimana di gare mi sono sentito davvero contento di com’è andata. Si è trattata di una gara estremamente interessante, a partire dal luogo ma anche per l’esperienza di una gara WorldTour. Sicuramente il ritmo è diverso, le strategie sono diverse e lo è anche il modo di approcciare la corsa. Mi è piaciuto molto, se mi fossi sentito un po’ meglio di gambe sarebbe stato ancora più bello, ma sono alle prime esperienze.

In questo Tour of the Alps come ti sei trovato?

Bene, a mio agio con questo genere di sforzi e anche sulle salite più lunghe. Penso che non sia un livello troppo alto, alla fine siamo tutti fatti della stessa pasta, per cui c’è solo da lavorare e migliorare ancora. 

Omrzel si è poi riconfermato vincendo anche a Capodarco una delle gare di riferimento per la categoria U23
Omrzel si è poi riconfermato vincendo anche a Capodarco una delle gare di riferimento per la categoria U23
Il salto da under 23 al World Tour sta andando bene?

Giorno dopo giorno sento di stare sempre meglio, ogni volta che corro faccio un passo in avanti. Passare da una squadra under 23 (anche se devo team, ndr) al WorldTour è stato impegnativo. Ci sono tante persone in più che fanno parte del processo. Cercare di elaborare il tutto non è semplice, ma è stimolante. 

C’è qualcuno che ti ha aiutato maggiormente?

Tutti mi stanno dando una grande mano, a partire dai compagni di squadra più grandi, passando per lo staff e i diesse. Avere delle figure di riferimento come le loro penso sia una bella cosa, perché hanno grande esperienza. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Per Omrzel il passaggio nel WorldTour ha portato nuovi stimoli e nuove sfide
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Per Omrzel il passaggio nel WorldTour ha portato nuovi stimoli e nuove sfide
Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

Mettermi alla prova, imparare e capire come funziona tutto. Ovviamente cerco anche di ottenere il miglior risultato possibile, sia per me che per la squadra. Non sono arrivato qui per far parte del gruppo e basta, voglio cercare di ricavare qualcosa sia di personale ma anche per i miei compagni. 

In che ambiti c’è da migliorare?

Tutti, sicuramente sento di essere uno scalatore, ma in questo momento del ciclismo si deve essere performanti in ogni ambito. Certo, non sono un velocista, ma sono in grado di andare forte in pianura e di giocarmi le mie chance in uno sprint ristretto. 

In tanti ti hanno definito un ciclista molto sveglio, lo si è visto anche dal modo in cui hai vinto il Giro Next Gen lo scorso anno…

E’ importante valutare ogni situazione, non si può correre a testa bassa sempre. Se ne ho l’occasione cerco di cogliere il momento giusto e di leggere la corsa. In termini di miglioramento personale credo che se uno cerca di imparare e si concentra al massimo è in grado di crescere molto. Si trova sempre il modo di vedere le cose da prospettive diverse, ma questo è anche il motivo per cui andiamo in bici. Mi piace pensare a ogni situazione specifica e al modo in cui l’affronterò. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
La maglia di campione sloveno non rappresenta un peso, ma solamente uno stimolo per fare sempre meglio
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
La maglia di campione sloveno non rappresenta un peso, ma solamente uno stimolo per fare sempre meglio
Indossi la maglia di campione sloveno, senti una pressione maggiore?

No, penso sia solamente un onore indossarla. E’ molto bella e la porto con orgoglio, ma da questa maglia non viene alcuna pressione. Arriva un po’ di mentalità in più, non so come dire ma ti senti maggiormente ambizioso. E’ solo uno stimolo positivo. 

In tanti cercano di accostarti a Pogacar, come vivi questo accostamento?

E’ normale che succeda. Nello sport è sempre così, se hai qualcuno che è della stessa nazione di sicuro gli altri cercano di mettervi a confronto, ma penso che con lui (Pogacar, ndr) sia impossibile. Io voglio solamente essere Jakob, non mi lamenterei se fossi come Pogacar, ma lui è unico nel suo genere.

Freccia Vallone 2026, Pavel Sivakov, borraccia, Enervit

Ardenne, giorni di corsa, faticando e mangiando come Sivakov

01.05.2026
6 min
Salva

Dopo due anni nel devo team della BMC in cui ha vinto il Giro d’Italia U23 e sei stagioni nel Team Sky (poi diventato Ineos) in cui ha capito cosa significhi correre nella prima squadra al mondo, dal 2024 Pavel Sivakov ha accettato l’offerta del UAE Team Emirates proseguendo il suo cammino nello squadrone più forte degli ultimi anni.

Quel che è curioso è l’adattamento di Sivakov alla nuova dimensione, passando da quella più rigida del team britannico a quella certamente avanzata e scientifica della squadra emiratina in cui tuttavia prevale un approccio più latino e rilassato. Ciò che non è tanto cambiato per lui è stato l’attenzione per l’alimentazione, di cui Sky è stata antesignana grazie a studi cui nessun aveva ancora pensato di fare ricorso. Ora che questo aspetto è diventato centrale nell’attività degli atleti, Sivakov è un buon testimone del cambiamento.

«Ricordo che il momento di svolta – racconta – ci fu quando nel 2018 Froome vinse il Giro d’Italia: una delle prime volte in cui si superarono i 100 grammi di carboidrati per ora. Ho iniziato la mia carriera da professionista nel 2018, non così tanto tempo fa, ma da allora a oggi il nostro modo di alimentarci è completamente cambiato. C’è stato il tempo in cui si correva con un basso contenuto di carboidrati, ma ora è completamente finito. Certo, non ci si alimenta con carboidrati tutti i giorni, ma la percezione è cambiata molto. Il cambiamento ha preso il via con il Covid e ora è tutto un po’ folle».

Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
E’ stato difficile per te abituarti a mangiare così tanti carboidrati?

Personalmente, non lo è mai stato. Adoro il cibo, mi piace mangiare, quindi non è mai stato davvero difficile. Penso che sia più difficile adattare l’intestino a sostenere questo livello di alimentazione per molte ore. Non si può dire che sia stato difficile, ma certo è un aspetto da allenare.

In gara non si mangiano più panini come una volta, ora è tutto più specifico, con prodotti per ogni esigenza…

Ci sono ancora le gallette di riso, soprattutto nelle gare lunghe, quando all’inizio si ha bisogno di qualcosa di solido. Oppure anche nelle tappe pianeggianti dei Grandi Giri, quando si ha voglia di mangiare qualcosa di solido e non sempre gel. Altrimenti, quando l’intensità è così alta, serve qualcosa facile da digerire e che venga assorbito velocemente nel sangue. Che dia energia rapidamente, quindi principalmente gel e miscele di Isocarb.

UAE Team Emirates-XRG, barrette, gel, rice cake (foto Fizza)
Per le prime due ore di corsa nelle prove più lunghe, dice Sivakov, si usano i cibi solidi: rice cake, gallette di riso, barrette (foto Fizza)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamenti all'assunzione massiccia dei carboidrati (foto UAE Emirates)
Per le prime due ore di corsa nelle prove più lunghe, dice Sivakov, si usano i cibi solidi: rice cake, gallette di riso, barrette (foto Fizza)
Facciamo l’esempio della Liegi-Bastogne-Liegi, allora. Qual è stata la tua alimentazione?

A partire dalla colazione, non so esattamente quanti carboidrati ho mangiato, ma sicuramente intorno ai 250 grammi. Poi un piccolo spuntino, tipo una galletta di riso, prima della gara. E prima di partire un altro spuntino con 20-40 grammi di carboidrati. Durante la gara ho cercato di assumere circa 150 grammi di carboidrati per ora.

In che modo li hai assunti?

Una bevanda energetica da 60 grammi e poi un gel ogni mezz’ora, che contengono 40 grammi ciascuno. Per arrivare a 150, in pratica si beve più di una borraccia per ora. Durante tutta la gara si arriva a 7-8 borracce, che è una quantità che varia anche a seconda della temperatura. E’ questo il modo per fare il pieno di energia.

Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l'alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l’alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l'alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l’alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Come fai a ricordarti con esattezza quando mangiare?

Ho sempre una piccola notifica sul mio Wahoo per ricordarmi di reintegrare energia ogni mezz’ora, così non me ne dimentico e tiro sempre fuori un gel dalla tasca. Nella prima metà, diciamo nelle prime due ore, ho preso qualche barretta perché trovo che all’inizio sia utile avere qualcosa e poi nel resto della gara, solo gel, gel, gel. Lo scopo è quello di reintegrare in continuazione le energie spese.

Gorka Prieto, il vostro nutrizionista, dà sempre grande importanza all’integrazione del sodio.

Abbiamo i gel che lo contengono, è vero. Lo uso anche io, fanno parte del rifornimento che ci viene dato, per cui quando prendiamo da bere, possiamo prendere anche questo gel. Non è un prodotto che si usi in allenamento, perché in allenamento non perdo così tanto sodio. E’ più che altro una questione di sensibilità al sodio, da parte di alcuni corridori. Diciamo che in un Grande Giro, serve per integrare quando è molto caldo e si suda parecchio. Se invece un corridore assume troppo sodio, il giorno dopo rischia di ritrovarsi gonfio. Nella gara di un giorno non fa molta differenza.

Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l'arrivo i corridori UAE Emirates mandano giù una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l’arrivo i corridori UAE Emirates bevono una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l'arrivo i corridori UAE Emirates mandano giù una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l’arrivo i corridori UAE Emirates bevono una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Quindi ciascuno ha il suo dosaggio?

Io in realtà non sono così sensibile al sodio, non trattengo molta acqua. Ma ci sono corridori che devono assumerne di più, quindi devono mangiare solo gel con il sodio. Per me è abbastanza semplice, devo solo trovare il giusto equilibrio. Un buon obiettivo è assumerne 600 milligrammi per ora.

C’è un gusto di gel che preferisci?

Mi piace molto quello al mango, perché ha un buon sapore ed effettivamente il mango è uno dei miei cibi preferiti. Invece il gel con caffeina, quello al gusto di cola, non è il mio preferito in termini di sapore. Ma alla fine di una gara hai sempre bisogno di una spinta, di un po’ di caffeina, quindi, sì, è sempre bene averne uno con sé.

Enervit Gel sodio
I gel al sodio sono stati ideati da Enervit per le corse più calde. Sivakov dice di non avere problemi di ritensione idrica
Enervit Gel sodio
I gel al sodio sono stati ideati da Enervit per le corse più calde. Sivakov dice di non avere problemi di ritensione idrica
Quando mangi per l’ultima volta durante una gara?

Direi mezz’ora prima del traguardo. Cerco sempre di mangiare il più a lungo possibile durante la gara per favorire un miglior recupero. Il metabolismo del corpo lavora molto più intensamente durante la gara, quindi è in quel momento che si assorbono meglio i carboidrati. Cerco sempre di non ritrovarmi mai a stomaco vuoto quando finisco la gara.

Una delle novità delle ultime stagioni è il Magic Cherry per l’immediato dopo corsa. Lo usavi già prima?

Direi che questi succhi di ciliegia siano diventati di uso comune quando sono arrivato alla UAE Emirates. Non è tanto per il succo in sé o qualcosa che si percepisce sul momento, ma sento che mi aiuta a recuperare bene.

Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Usi integratori energetici solo durante la gara o anche in hotel, oppure dopo la gara inizi a mangiare normalmente?

Quando arriviamo sul pullman, abbiamo lo shake Enervit per il recupero che ci fornisce carboidrati e proteine, ma poi in hotel si mangia normalmente. Penso che tornare a dei cibi normali faccia bene anche all’intestino.

Alla fine per Sivakov risulta difficile dover seguire una routine così precisa per l’alimentazione?

Per me è stato abbastanza facile, forse per via dei miei giorni al Team Sky, dove ho imparato a fare le cose in questo modo. Sono sempre stato una persona piuttosto metodica, quindi non l’ho trovato così complicato.

Guillermo Silva

Guillermo Silva, dall’Uruguay…. al Giro d’Italia

30.04.2026
5 min
Salva

E’ uno dei nomi più curiosi quando si sbircia in casa XDS-Astana, se non altro per la bandierina che lo precede: quella dell’Uruguay, piuttosto insolita nel mondo del ciclismo. Stiamo parlando di Guillermo Thomas Silva, da Maldonado, città affacciata sull’Atlantico, tra le più effervescenti della Nazione. E’ qui, tra l’altro, a circa 150 chilometri ad Est della capitale Montevideo, che trovò rifugio Garibaldi quando nel 1837 fuggì dal Brasile, dove lottava per l’indipendenza dei brasiliani.

Questo atleta classe 2001 si è messo in luce nelle ultime due stagioni quando vestiva ancora la maglia della Caja Rural. Quattro vittorie, tra cui il titolo nazionale, e quindi il passaggio nel WorldTour. Dopo pochi giorni è arrivata anche la prima vittoria di peso, una gara 2.Pro, vale a dire il Tour of Hainan in Cina.
Conosciamo dunque meglio Guillermo Silva.

Guillermo Silva
Guillermo Silva (classe 2001) ha mostrato sin da subito un ottimo talento. Nel 2019 i primi approcci con l’Europa (foto Instagram)
Guillermo Silva
Guillermo Silva (classe 2001) ha mostrato sin da subito un ottimo talento. Nel 2019 i primi approcci con l’Europa (foto Instagram)
Guillermo, come hai iniziato a correre? Come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ho iniziato a correre in bici a 5 anni, il ciclismo viene dalla mia famiglia, già dai miei nonni. La mia prima bici da corsa me l’hanno regalata a Natale ed è lì che è nata la passione. Ho gareggiato fino ai 12 anni, poi mi annoiavano i lunghi viaggi per fare poche gare. Ho provato a giocare a calcio per un anno, ma non mi ha convinto. Dopo mi sono preso un anno di pausa, finché un giorno sono andato a vedere mio cugino in una gara notturna. Mi è tornata la voglia di pedalare e da allora non ho più smesso.

Come e quando sei arrivato in Europa?

Dopo essere diventato campione nazionale su strada e a cronometro juniores nel mio Paese, un manager mi ha contattato per propormi di venire in Europa a correre in una squadra. Era qualcosa che cercavo, ma dall’Uruguay senza contatti né mezzi non sapevo come fare. È stato sorprendente ed emozionante, anche se un periodo po’ strano. All’epoca ero minorenne. Sono stati mio padre e i miei zii ad accompagnarmi nel viaggio e nell’adattamento in Spagna.

Di che anni parliamo?

Sono arrivato a fine 2019 e sono rimasto due mesi e mezzo tra gli juniores di secondo anno.
Nel 2020, il mio primo anno da under 23, non sono potuto venire in Europa a causa del Covid.
Nel 2021 ho ripreso a correre: sono stati anni di grande lavoro fino al 2024, quando sono passato professionista con la Caja Rural Seguros RGA.

Guillermo Silva
L’uruguayano è stato più volte campione nazionale, sia tra le categorie giovanili che da professionista
Guillermo Silva
L’uruguayano è stato più volte campione nazionale, sia tra le categorie giovanili che da professionista
E in XDS-Astana? Come sono nati i contatti?

Nel mio primo anno da professionista ho fatto alcune buone prestazioni che probabilmente hanno attirato l’attenzione. Nel secondo anno mi sono confermato e a metà 2025 sono iniziati i contatti, poi durante la Vuelta si è concretizzato tutto.

Hai o hai avuto un idolo, un corridore che ammiri?

Attualmente ammiro Wout Van Aert. Quando ero più piccolo mi piaceva molto anche Julian Alaphilippe.

Che tipo di corridore sei? Velocista, scalatore…?

Mi considero un corridore capace di difendersi bene in media montagna e con una buona punta di velocità per sprint in gruppi ristretti.

Guillermo Silva
Guillermo è un atleta completo. Il suo buono spunto veloce lo aiuta moltissimo nel concretizzare
Guillermo Silva
Guillermo è un atleta completo. Il suo buono spunto veloce lo aiuta moltissimo nel concretizzare
C’è qualche direttore sportivo o compagno particolarmente vicino a te? Ti danno consigli?

Sinceramente questo per me è stato un anno di grande cambiamento. Condividere momenti sul bus nelle prime gare con corridori esperti come Ulissi, Bettiol o anche Scaroni, che è in grande forma, è speciale. Loro cercano di insegnarmi e io provo ad apprendere il più possibile.

Hai vinto in Cina. Raccontaci com’è andata: te lo aspettavi? Sei partito subito leader…

È stata una corsa che ho preparato con cura, sapevo che avrei avuto la mia occasione. Alla fine sono riuscito a vincere la classifica generale e due tappe, grazie al grande lavoro di tutta la squadra.
Sapevo che il percorso si adattava alle mie caratteristiche, ma non immaginavo di ottenere un risultato del genere, soprattutto nel modo in cui è arrivato, vincendo le due tappe più importanti.

Qual è la corsa dei tuoi sogni? E quale ti attira meno?

La corsa dei miei sogni è la Milano-Sanremo. Quest’anno ho avuto l’opportunità di debuttare, ma mi piacerebbe ottenere un grande risultato nei prossimi anni. Mentre quella che mi attira meno, almeno a sensazione, è la Parigi-Roubaix. Però per esserne sicuro dovrei prima provarla.

Guillermo Silva
Oggi Guillermo Silva vive ad Andorra. In questi giorni è in altura per preparare il Giro d’Italia (foto Instagram)
Guillermo Silva
Oggi Guillermo Silva vive ad Andorra. In questi giorni è in altura per preparare il Giro d’Italia (foto Instagram)
Cosa hai in programma adesso?

In questo momento sono in altura per preparare il Giro d’Italia, quindi la mia prossima gara sarà proprio la corsa rosa.

L’Uruguay non ha una grande tradizione ciclistica, mentre la vicina Argentina è diversa. Da cosa dipende?

Il problema è che l’Uruguay è un Paese molto piccolo. In realtà una tradizione ciclistica esiste, ma lo sport dominante è il calcio.

Pensi di poter cambiare le cose? Un po’ come Del Toro sta facendo in Messico…

Oggi in Uruguay è molto difficile, come in gran parte dell’America Latina, per la mancanza di supporto. Per i giovani è complicato crescere e trasferirsi in Europa, anche per la differenza di percorsi e competizioni. Questo rende difficile per una squadra puntare su un corridore di un Paese così piccolo e completamente pianeggiante, senza montagne. Credo però che, sia io sia l’altro corridore uruguaiano Eric Fagundez, da quando siamo arrivati abbiamo aperto una porta. Per fortuna oggi molti più giovani riescono a venire in Europa e provarci: qualche anno fa era molto più difficile.

Tour de France 2025, Valenciennes, Jonathan Milan, borraccia, integratore Unbroken

Milan, il recupero e la novità Unbroken

30.04.2026
4 min
Salva

Nel ciclismo professionistico, il recupero è diventato tanto importante quanto l’allenamento stesso. Le gare sono sempre più intense, i calendari più fitti e i margini di miglioramento sempre più sottili. In questo contesto, ogni dettaglio conta: dall’alimentazione alla qualità del sonno, fino alla scelta degli integratori.

Tra questi, Unbroken si sta ritagliando uno spazio interessante nel mondo del ciclismo professionistico, anche grazie all’esperienza diretta di atleti di alto livello, anzi altissimo, come Jonathan Milan, il velocista del team Lidl-Trek che nel 2025 ha saputo portare la bandiera italiana anche sul podio di Parigi, conquistando l’ambita maglia verde, valida per la classifica a punti del Tour de France.

Con lui abbiamo scambiato due chiacchiere, per capire cosa contraddistingua Unbroken da altri integratori per il recupero, presenti in un mercato che si espande di più ogni giorno. Spesso, infatti, il limite di questi supplementi alla performance non sono tanto la loro qualità e composizione, quanto la difficoltà nel mantenerne un uso costante. Per cui, dopo qualche mese di successo, finiscono per essere scartati e dimenticati. 

Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Da quanto tempo utilizzi Unbroken e come lo inserisci nella tua routine quotidiana?

Me lo ha fatto conoscere il team prima che diventasse sponsor ufficiale. Si inserisce facilmente nella vita quotidiana di uno sportivo, perché non richiede nessuna preparazione complicata, quindi diventa semplicemente una parte naturale della tua routine di recupero.

Quando va assunto: tutti i giorni o solamente nei periodi di allenamento e gara più intensi?

Ogni corridore lo usa in modo leggermente diverso: c’è chi lo prende subito dopo aver tagliato il traguardo, chi sul pullman, chi prima di andare a dormire. Io potrei essere un po’ meno rigido nell’assunzione durante le settimane di allenamento più leggere, ma onestamente non c’è un momento sbagliato per prenderlo. Mattina, pomeriggio, sera e funziona per tutta la stagione.

L’efficacia di un integratore per il recupero si misura spesso con le sensazioni del giorno successivo, come ad esempio la presenza di DOMS, ovvero dei dolori muscolari tipici del recupero, ma anche valutando la costanza di allenamento.

Da quando lo utilizzi, hai notato benefici concreti nel recupero?

I benefici sono ben documentati all’interno del team, non solo per il recupero, ma anche per il sonno e il benessere generale. Contiene gli aminoacidi e i micronutrienti che aiutano i muscoli a ripararsi e a ridurre i dolori muscolari. Il recupero post-gara è un processo fondamentale per noi e Unbroken è ora una parte integrante di questo processo. In un Grande Giro, quando lo fai per tre settimane di fila, la differenza cumulativa è significativa.

UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d'Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d’Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d'Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d’Italia
A livello gastrointestinale sappiamo che i ciclisti sono esposti a forte stress per cui è importante che un integratore sia anche facile da digerire ed assorbire. Come valuti la tollerabilità del prodotto, soprattutto in condizioni di stress fisico elevato o dopo sforzi prolungati?

Durante un Grande Giro assumiamo enormi quantità di cibo e bevande tutto il giorno e questo mette a dura prova il corpo. Il fatto che Unbroken venga assorbito rapidamente e non provochi alcun disturbo digestivo non è una cosa da poco, in quel contesto conta davvero molto.

Spesso gli integratori non mancano di efficacia in laboratorio, ma poi essendo poco pratici o per un sapore poco gradevole, gli atleti perdono di costanza e precisione nell’assunzione. Un prodotto troppo dolce, artificiale o pesante rischia di essere abbandonato, soprattutto dopo ore di gara o allenamento. Una bevanda fresca e leggera, invece, si inserisce più facilmente nella routine quotidiana, soprattutto se la si può assumere in qualsiasi momento.

Pensi che la disponibilità in diversi gusti di Unbroken e il suo formato in compresse effervescenti ti aiutino nell’essere costante con questa integrazione? 

Ognuno ha le proprie preferenze e aiuta il fatto che è disponibile in vari gusti, così c’è qualcosa per ogni umore e per ogni momento della stagione. La compressa si scioglie perfettamente e si ottiene una bevanda leggera e fresca. Niente di pesante, niente di artificiale.

Anche Elisa Balsamo da quest'anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest’anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest'anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest’anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
In conclusione, quali sono gli aspetti caratteristici di Unbroken che più ti piacciono? 

Ciò che distingue Unbroken è che è allo stesso tempo scientificamente valido e semplice da usare. Viene assorbito rapidamente, quindi il recupero inizia subito. Non c’è niente da misurare o preparare, lo prendi e basta. Per atleti che operano al nostro livello, avere qualcosa che funziona davvero e non aggiunge nessuna complessità è esattamente ciò di cui hai bisogno.

P.S. Un’ultima nota a margine, molto interessante per ottenere un risparmio sull’acquisto del prodotto: sul portale Unbroken è attiva un’offerta che permette di avere un tubo di Unbroken in omaggio (ogni 3) e le spese incluse (codice 3PLUS1, entro il 31 Maggio 2026).

Alle radici del Pogi Team, regalo di Pogacar alla Slovenia

Alle radici del Pogi Team, regalo di Pogacar alla Slovenia

30.04.2026
5 min
Salva

Le vittorie di Tadej Pogacar stanno diventando un volano economico e sociale che sta investendo tutta la Slovenia come un benefico tornado. A dir la verità il campione vincitutto di oggi ha avuto occhio lungo, perché già ai primordi delle sue grandi vittorie, quando stava rapidamente scalando le gerarchie fino in cima, sapeva che le stesse non dovevano rimanere fini a se stesse e ha voluto creare una struttura tale che permettesse a tanti altri di seguire le sue orme. Così è nato il Pogi Team.

Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana

Chi frequenta il mondo delle due ruote ha sicuramente notato la formazione slovena, diventata una presenza fissa in molte manifestazioni, anche nel nostro Paese. La vittoria di Stajnar al Giro di Bosnia Erzegovina è stata la perla di questa stagione, riproponendo il team in primo piano. A gestirlo – e non si tratta di un compito semplice come si vedrà in seguito – è una vecchia conoscenza del ciclismo italiano, Luka Pibernik a lungo pro’ fra Lampre e Bahrain che oggi a 32 anni gestisce l’universo Pogi Team che è piuttosto vasto.

«E’ stato fondato nel 2021 – racconta – e a spingere verso questa scelta è stato innanzitutto il padre di Tadej che faceva da allenatore. Si sono messi padre e figlio a creare tutta l’intelaiatura. L’idea era innanzitutto di fare qualcosa al livello base, per i giovanissimi, poi però la squadra è andata allargandosi coprendo sempre più categorie. Ogni anno abbiamo più corridori soprattutto tra i più piccoli, per costruire una buona storia per il ciclismo in Slovenia».

Il team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il Pogi Team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il Pogi Team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Quanto è presente Tadej nel team? Si allena con voi, segue i vostri risultati, vi contatta…

Diciamo che ci segue sempre con molta attenzione, ma allenarsi con i ragazzi è praticamente impossibile, è sempre in giro per il mondo per gareggiare e preparare i suoi impegni. Ma a fine stagione non manca mai all’evento di chiusura, tre giorni nei quali si pedala insieme e si condividono le esperienze gettando le basi per la stagione successiva. Per i ragazzi è fondamentale averlo con loro e Tadej è sempre molto disponibile con tutti, ci tiene molto.

Quanto è importante il suo esempio per i ragazzi?

Tantissimo. Sapere che è il più grande di questi tempi e non solo, che è del proprio Paese è una grande gioia e uno stimolo. E’ proprio a questo che teniamo tutti, fare che il suo esempio non resti isolato, ma intorno si crei un vero movimento che possa prolungare i suoi effetti nel tempo, anche dopo che Tadej si sarà ritirato, naturalmente tra molti anni speriamo…

Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Spesso venite a gareggiare in Italia, perché proprio qui?

Sono corse con una grande tradizione, ideali per imparare e per crescere. Lo facevamo anche prima, lo facevano anche le squadre nelle quali il giovanissimo Pogacar correva. In Italia ci sono tante belle corse, in Slovenia il calendario non è così ricco e i ragazzi per crescere hanno bisogno di fare esperienze. E’ fondamentale che possano crescere con corridori stranieri, confrontarsi con qualcuno molto forte perché così diventano più forti loro.

Quanti corridori fanno parte del team?

La sua struttura è molto composita, perché ormai andiamo dai giovanissimi, allievi, juniores, U23. In totale abbiamo superato i 400 tesserati. Nella squadra di vertice, quella continental U23 sono una decina, compreso Mihael Stajnar vincitore in Bosnia e secondo alla Porec Classic. Lui con i suoi 25 anni è il più esperto, poi sono tutti ragazzi dai 18 ai 21 anni compreso anche un ciclista cinese, Yi Wei Zeng. L’appuntamento principale per noi sarà il Giro di Slovenia, nella seconda metà di giugno. Tutti hanno il sogno di fare del ciclismo il proprio lavoro, poi vedremo se e chi ci riuscirà, ma noi vogliamo metterli nella condizione di farlo.

Pogacar con i bambini del team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del Pogi Team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del Pogi Team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Quanto è cambiato il ciclismo in Slovenia da quando c’è Pogacar?

Secondo me più del 300 per cento… Adesso ci sono tanti amatori, prima non era così, questo significa che il ciclismo si sta diffondendo a tutti i livelli e tutte le età.  Sta diventando lo sport più importante e famoso in Slovenia.

Anche più del basket? E’ più conosciuto Pogacar o Doncic?

E’ difficile da dire perché Doncic agisce in America, i suoi successi sono meno immediati. Tadej è unico, sta cambiando la storia, è quello che fa la differenza. Sarebbe bello avere suoi eredi che nascono da qui, ma è difficile trovare un campione ogni anno. Noi dobbiamo fare il meglio possibile. Alla fine nasceranno altri ottimi corridori, magari non così forti, ma vincenti, ne sono sicuro.

Ludovico Crescioli, Giro dell'Appennino 2026, vittoria, Team Polti VisitMalta

Crescioli: la prima vittoria tra i pro’ e una valigia da preparare

30.04.2026
4 min
Salva

La prima vittoria tra i professionisti per Ludovico Crescioli è arrivata a Genova al termine del Giro dell’Appennino, in una volata a tre dove il toscano ha battuto Domenico Pozzovivo e il compagno di squadra Thomas Pesenti. Per il Team Polti VisitMalta si tratta anche del primo successo stagionale, arrivato dopo una serie di piazzamenti e podi in gare di rilievo. 

Ludovico Crescioli è tornato a vincere, e questo non può che dare morale e confermare i progressi fatti nel 2025, alla sua prima stagione da professionista

«Le sensazioni erano davvero buone già dalle gare in Francia della settima prima – racconta Crescioli – dove ho raccolto due buoni piazzamenti. Arrivavo da un periodo di altura sul Teide, dove avevo passato tre settimane insieme ad altri due compagni di squadra. Siamo stati ad allenarci a Tenerife dal 24 marzo al 14 aprile, un bel blocco di lavoro che ha dato i suoi frutti».

Giro dell'Appennino 2026, podio: Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
Crescioli al Giro dell’Appennino ha trovato la sua prima vittoria da professionista
Giro dell'Appennino 2026, podio: Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
Crescioli al Giro dell’Appennino ha trovato la sua prima vittoria da professionista
Avevi capito che il periodo era positivo?

Sì, anche perché in Francia mi ero fatto trovare pronto, ma mi mancava il ritmo gara. Nei giorni successivi e allo stesso Giro dell’Appennino ho capito di essere davvero in ottima condizione. Diciamo che ero fiducioso. 

E’ stata la prima vittoria tra i professionisti, che sensazioni hai provato?

Quando vinci non c’è nulla di meglio (dice con una risata, ndr) sopra al primo posto non c’è altro, da sportivo è la miglior cosa che ti possa capitare. E’ una conferma dei progressi fatti lo scorso anno, nel quale ho raccolto tanti piazzamenti e top 10 ma senza mai arrivare vicino alla vittoria.

Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
In salita per Crescioli le sensazioni erano quelle giuste, il toscano ha sfruttato il lavoro fatto in altura
Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
In salita per Crescioli le sensazioni erano quelle giuste, il toscano ha sfruttato il lavoro fatto in altura
Eri ancora abituato a certe dinamiche ed emozioni?

Anche se non vincevo da un po’ di tempo mi ricordavo cosa dovevo fare, quando nel finale siamo rimasti in tre (Pozzovivo, Pesenti e lo stesso Crescioli, ndr) avevo capito che poteva essere il giorno giusto. Era solamente una questione di rimanere freddi e giocarsi tutto in volata.

Volata che hai vinto per millimetri sul tuo compagno Pesenti…

Sapevamo di essere più veloci di Pozzovivo allo sprint, quindi siamo arrivati nel finale consapevoli di poterci giocare un bel risultato. Dall’ammiraglia Ellena ci aveva detto di tenere alta la velocità per evitare il rientro di Ponomar e poi di fare la volata. E’ stata una doppietta bellissima, che ha ripagato il lavoro della squadra.

Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Una volata al millimetro, Crescioli anticipa il compagno di squadra Pesenti
Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Una volata al millimetro, Crescioli anticipa il compagno di squadra Pesenti
Cosa si prova nel riassaporare la vittoria?

L’ultima volta che ho vinto è stato al Tour de l’Avenir del 2024, con la nazionale. Lì però sono riuscito ad alzare le braccia e festeggiare. Questa volta siamo arrivati al fotofinish, non sapevamo chi avesse vinto, quindi c’è stata anche l’ansia di attendere il verdetto. 

Un bel blocco di lavoro fatto sul Teide che ha dato i suoi frutti…

L’altura l’avevo già fatta gli altri anni e mi sono sempre sentito bene al termine. Questa però è stata la prima volta in cui sono andato sul Teide: devo ammettere che è particolare, ma molto affascinante. Dormire in cima al vulcano, poi scendere e allenarsi sul mare con temperature ottime. Mi sono trovato davvero bene, in tutto e per tutto. 

Tre settimane in altura che non servivano a preparare solamente il Giro dell’Appennino, giusto?

No (ride, ndr) non c’è ancora l’ufficialità, ma dovrei partire per la Bulgaria e il mio primo Giro d’Italia. E’ il sogno che avevo fin da bambino e ora che si realizza è un’emozione enorme. Sono curioso di vedere come reagirò alle tre settimane di gara, ma per prima cosa voglio godermi l’esperienza.

Ludovico Crescioli, Teide 2026, ritiro (foto Polti VisitMalta)
Crescioli ha trascorso tre settimane sul Teide in preparazione agli impegni di maggio (foto Polti VisitMalta)
Ludovico Ludovico Crescioli, Teide 2026, ritiro (foto Polti VisitMalta), Teide 2026, ritiro
Crescioli ha trascorso tre settimane sul Teide in preparazione agli impegni di maggio (foto Polti VisitMalta)
Hai guardato qualche tappa?

Non ancora, ma la cronometro Viareggio-Massa passa vicino a casa, quindi parenti e amici verranno a salutarmi. Per il resto vedremo se riuscirò a trovare lo spazio per mettermi in mostra e provare qualcosa. 

La valigia quando si prepara?

In questi giorni, devo guardare cosa mettere via. Sicuramente le solite cose, ma tre settimane sono lunghe, magari un libro per passare i momenti di trasferimento o le sere in stanza. Ora ho appena finito la biografia di Scottie Pippen, vedremo quale sarà il prossimo.