Giulio Ciccone

Anno nuovo, Ciccone nuovo. Giri addio, solo classiche e tappe

01.01.2026
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DENIA (Spagna) – Tocca a Giulio Ciccone aprire l’anno di bici.PRO e speriamo che sia di buon auspicio per lui e per tutti i corridori italiani. L’abruzzese della Lidl-Trek ci è parso subito concentrato e determinato per quello che abbiamo potuto osservare. Per dire: prima di uscire in bici aveva chiesto all’espertissimo meccanico Giuseppe Archetti l’altezza della sella, ma poi ha voluto verificarla di persona e alla fine se l’è fatta abbassare di un millimetro e mezzo. Una quota che solo con gli strumenti super precisi dei meccanici del WorldTour si riesce a ottenere.

Con Giulio si parla del suo 2025 e soprattutto di quello che verrà. Perché, a quanto pare, il 2026 potrebbe essere un anno di svolta. Forse quello definitivo in cui Ciccone dirà basta alla classifica generale nei Grandi Giri. Nonostante tutto ne farà due. Il discorso, dunque, è già piuttosto intrigante.

Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio, come archiviamo il 2025?

Come una stagione positiva. Ovviamente con qualche alto e basso, però diciamo che i bassi sono stati pochi. Il maggiore è stata la caduta al Giro d’Italia e solo per questo non sono riuscito a chiudere il cerchio del risultato. Per il resto, in tutte le altre gare sono riuscito a fare più o meno quello che volevo.

C’è una tua frase che ci ha colpito: «Nei Grandi Giri arriva un giorno in cui il mio fisico non recupera più». Cosa vuol dire questa consapevolezza? Ti fa chiudere definitivamente il capitolo delle classifiche nei Grandi Giri?

Più o meno è così. Però prima voglio dire la verità sul Giro d’Italia. Quest’anno mi girano un po’ le scatole perché sono stato messo fuori da una caduta a Gorizia, tra l’altro stupida. Ancora una volta la sfortuna, qualcosa che non posso controllare, mi ha fermato. Stavo attraversando da qualche settimana la mia miglior condizione di sempre. Arrivavo dal podio alla Liegi-Bastogne-Liegi, dalla vittoria al Tour of the Alps e anche al Giro stavo andando nella direzione giusta. Avevo superato l’ostacolo della crono. Insomma, uscire così mi ha bruciato e avrei voluto vedere davvero come sarebbe andata.

Comprensibile…

Quella frase l’ho detta durante la Vuelta, quando arrivavo da una condizione già alta da diverse settimane. Era tutta l’estate che, tra Burgos e San Sebastian, avevo tirato troppo la corda. Durante la Vuelta è arrivato il momento in cui ho sentito il down. In un Grande Giro, a meno che non sia il primo appuntamento stagionale, il mio fisico non è fatto per tenere tre settimane a quei livelli. E’ una mia caratteristica. Ci sono corridori che nelle tre settimane si esaltano, io invece devo essere al mille per mille e fresco apposta per quell’evento. Se non lo sono, vado un po’ giù.

Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Quest’anno la squadra è ancora più ricca di campioni, su tutti l’arrivo di Juan Ayuso. Come cambiano gli equilibri?

Ogni anno la struttura diventa sempre più grande. Ora siamo davvero una delle squadre più forti e complete, quindi è normale avere tanti corridori e tanti leader. Nel mio caso, però, la situazione è abbastanza semplice.

Perché?

Perché tirandomi fuori dal discorso della classifica generale, soprattutto nei Grandi Giri, rendo tutto più semplice. Darò il mio supporto e allo stesso tempo avrò le mie occasioni: tappe, corse di una settimana o gare di un giorno. In alcune corse, come il Tour de France, so già che il mio ruolo sarà di supporto ad Ayuso. Nelle Ardenne, invece, partiremo con due opzioni di leadership. E’ già successo in passato e ormai quasi tutte le squadre partono con due capitani. Sotto questo punto di vista sono tranquillo.

E si percepisce…

Anche perché non devo più pensare alla classifica generale e posso viverla con più serenità. Non ho lo stress di essere il leader che deve pensare a tutto il gruppo. Il leader non è solo quello in gara, ma deve gestire tante dinamiche interne alla squadra. Senza contare che deve stare lì davanti a limare ogni giorno, anche quando invece magari si potrebbe staccare o mettersi dietro. Questo conta tantissimo.

A proposito di gruppo: sei stato tra quelli che hanno accolto di più Ayuso, insieme a Pedersen. Lo hai aiutato a inserirsi?

Sì, è vero. Con Juan ho sempre avuto un buon rapporto. Quando ho visto la notizia del suo arrivo sono stato contento da subito, non ho provato fastidio. Ho appoggiato immediatamente l’idea della squadra. Con il mio nuovo programma è ancora meglio. Penso che Ayuso abbia bisogno di compagni forti che lo supportino nel progetto di vincere un Grande Giro e io mi sono messo a disposizione. Questo non significa ridimensionarsi o tirarsi indietro: semplicemente ho spostato i miei obiettivi su altre gare, restando comunque a supporto della squadra.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Questo nuovo programma inciderà anche sulla preparazione?

Sicuramente qualcosa cambia, soprattutto nell’avvicinamento al Giro e nella prima parte di stagione. Prima il calendario era impostato in funzione della corsa rosa, passando dal Tour of the Alps. Quest’anno invece ho la possibilità di fare tutte le Ardenne. Cambierà l’avvicinamento e forse qualcosa negli allenamenti, ma in generale il mio modo di lavorare resterà lo stesso. Non voglio stravolgere il sistema.

Come mai?

Perché l’anno scorso al Giro d’Italia sono arrivato con la condizione che volevo. Come ho detto la mia migliore di sempre. E vorrei arrivarci anche quest’anno.

Gruppo giovane: chi potrà essere la sorpresa?

Albert Philipsen – dice Ciccone senza indugio – Quest’anno farà un bello step. Già a fine stagione scorsa ha dimostrato che c’era. Se lavora bene, senza pressione, farà un altro grande passo avanti. In questi giorni di ritiro ho notato anche la Devo. Abbiamo tanti giovani interessanti.

Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Parliamo di Giro 2026: c’è una tappa che ti intriga?

Ce n’è più di una. Sicuramente l’Abruzzo: per un abruzzese è sempre speciale. Poi si torna sul Blockhaus. A dire il vero non ho grandi ricordi lì, ogni volta che ci siamo arrivati ho sempre preso delle belle sberle, quindi è inutile fare piani. Però non nego che correre vicino a casa esalta le motivazioni.

Prima di uscire in allenamento ti abbiamo visto lavorare sulla bici: hai ritoccato qualcosa?

Sto lavorando esattamente con la stessa posizione con cui ho finito la scorsa stagione. Quel millimetro che avete visto quella mattina era solo un controllo sulla bici nuova. Ricontrollo sempre le misure e voglio che sia perfetta come quella di casa. Già ho avuto i miei bei problemi al soprassella e dunque ci vado coi piedi di piombo.

E delle nuove ruote Bontrager con profilo alto e canale largo cosa ci dici?

Mi sembrano un bel passo avanti. Ho avuto ottime sensazioni e mi sembrano decisamente più veloci.

Laura Tomasi si è laureata a fine 2025 in Economia Aziendale e Management. Dal 2026 correrà nella Uno-X Mobility

La dottoressa Tomasi ai giovani: «Conciliate studio e ciclismo»

31.12.2025
6 min
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Ciclismo e studio, due attività conciliabili che sembrano essere sempre più difficili da far comprendere ai giovani corridori. La tendenza di prendere ad esempio un’eccezione come fosse la regola abbinata all’ambizione di voler diventare presto un professionista bruciando le tappe, magari passando nel devo team di una formazione WorldTour, spesso spinge un ragazzo (e la relativa famiglia) ad accantonare la scuola per tentare il tutto per tutto con la bici. Eppure c’è chi come Laura Tomasi ha saputo laurearsi in Economia Aziendale e Management mentre era impegnata a correre le più importanti gare con la propria squadra.

«Probabilmente una delle cose più difficili che abbia fatto, ma ne è valsa la pena», è la frase della neo-dottoressa trevigiana sotto il suo post instagram di una dozzina di giorni fa per descrivere cosa ha comportato conseguire questo traguardo. Per Tomasi un modo significativo di chiudere la stagione, proprio nella stessa data di tre anni fa – il 19 dicembre – quando aveva rischiato la vita venendo urtata da un automobilista durante un allenamento. Quel giorno attraverso un video aveva denunciato l’accaduto chiedendo più sicurezza e rispetto per i ciclisti, stavolta ha esternato la sua soddisfazione per il percorso completato.

Il conto alla rovescia è già partito, fra pochissimo si festeggerà Capodanno e così l’ultimo pezzo del 2025 è dedicato alle parole di Laura – che nel prossimo biennio correrà con la Uno-X Mobility – ed il messaggio che ha voluto lasciare in dote alle future generazioni.

Spiegaci meglio quella frase.

Ho scritto la verità, riferendomi soprattutto al cammino fatto, che è stato particolarmente travagliato. Mi ero diplomata al liceo scientifico che richiedeva studi universitari e così ho fatto il primo anno di università a biologia. Non ero convinta e sono rimasta ferma un anno per trovare la facoltà giusta. A quel punto, considerando gli impegni agonistici, mi sono iscritta ad un’università telematica e dopo quattro anni, di cui uno fuori corso, sono riuscita a laurearmi. Sono felicissima, considerando che è stato complicato mettere assieme studio e ciclismo.

Quanto è stato complicato?

Non mi viene facile studiare e restare al ritmo degli esami con gli altri studenti è stato molto duro. Però o faccio bene le mie cose oppure nulla, quindi mi sono imposta di riuscirci. A fine settembre ho finito gli ultimi esami, ma devo dire che sono stata fortunata perché ho sfruttato una coincidenza di eventi. Da metà agosto a metà ottobre ho fatto solo due gare e così ho potuto scrivere la parte finale della tesi. Il grosso lo avevo fatto prima e in corsa ho smaltito lo stress dello studio.

La tua laurea può essere un esempio per quei giovani che vogliono lasciare la scuola per correre solo in bici?

Mi piacerebbe fosse così. Alle superiori ho sempre avuto difficoltà perché non tutti gli istituti o tutti i professori ti riconoscono nel progetto “studenti-atleti di alto livello”. Da junior ricordo che giravo tutta Italia e talvolta all’estero, come adesso, e non sempre avevo vita facile. Ad esempio io ero vista come “studente-lavoratore” perché non avevo maturato convocazioni in nazionale. Sotto questo punto di vista, il sistema scolastico va rivisto e non dovrebbe penalizzare gli atleti.

I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. Ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. A conferma che ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. Ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. A conferma che ciclismo e studio si possono conciliare
E’ in questo caso che conta il peso della famiglia?

Penso che sia giusto che la famiglia ti tenga in riga. Nonostante tutto i miei genitori mi hanno supportata e per loro la scuola era la priorità. Avevano ragione ed io ne sono convinta una volta di più. Sono cresciuta pensando che non bisogna laurearsi per forza nei tempi, così come penso che una laurea non renda più intelligente una persona di un’altra. Ma per me almeno il diploma di maturità va preso, poi per l’università ci si può organizzare. Il discorso va visto in modo più ampio.

Cosa intendi?

I giovani devono capire che noi atleti viviamo in una bolla. Una bolla bellissima dove abbiamo tutto, sia chiaro, però la carriera può finire dall’oggi al domani e allora bisogna farsi trovare pronti. E’ importante anche farsi consigliare bene da chi ci segue oltre alla famiglia. Bisogna rendersi conto che serve sempre il piano B e la laurea l’ho voluta proprio per il dopo carriera.

Hai trovato similitudini tra studio e ciclismo?

Certo, il ciclismo ci insegna a perseverare. Se ci sono delle difficoltà, come può essere conciliare studio e gare, il nostro sport ci dice di tenere duro e superarle. I giovani corridori che sono in quarta e quinta superiore devo saper superare i momenti difficili almeno in quei due anni. E devono farlo pensando a come affrontano una salita in gara. Si fa fatica per scollinare, ma si passa e si può arrivare al traguardo.

Dopo due buone stagioni nella Laboral, Tomasi è molto motivata dal passaggio in Uno-X (foto Laboral Kutxa)
Dopo due buone stagioni nella Laboral, Tomasi è molto motivata dal passaggio in Uno-X (foto Laboral Kutxa)
Tornando al lato agonistico, com’è stato l’impatto della dottoressa Laura Tomasi con la sua nuova squadra.

E’ stato molto bello. Ad inizio novembre siamo stati quattro giorni a Trondheim per conoscerci e festeggiare l’approdo nel WorldTour anche della formazione maschile. Lassù abbiamo fatto diverse riunioni, il bike-fitting e visitato la sede del Reitan Retail (il secondo sponsor, ndr). Non abbiamo fatto il loro tradizionale “team building” in mezzo alla neve e con i cani da slitta. Siamo stati più tranquilli (sorride, ndr).

Durante il ritiro invece avete impostato una bozza di calendario?

Ci siamo allenate ad Oliva in Spagna dal 2 all’11 dicembre. Tanti chilometri, test e programmazione in vista del Tour Down Under. Io non andrò in Australia, esordirò a fine gennaio nelle gare di Maiorca. Poi farò il classico blocco delle classiche al Nord. Non dovrei correre il Giro Women, più facile invece Vuelta o Tour Femmes anche se dovremo vedere più avanti. In generale ho capito che il lavoro della squadra è centrato su performance e allenamento. Con loro ho cambiato preparatore e il modo di lavorare.

Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più "italiana" grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più “italiana” grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più "italiana" grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più “italiana” grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Avete parlato anche del tuo ruolo?

Principalmente sono stata presa per perfezionare il lead out per Zanetti, Andersen e Athosalo. Il nostro reparto velociste mi ha fatto davvero un’ottima impressione, poi cercherò di ritagliarmi il mio spazio se ci sarà l’occasione. Anche il comparto delle italiane è cresciuto. Ci saranno anche Pellegrini e Vigilia oltre a me. Dopo tre anni non ci sarà più Confalonieri, ma le ho detto che ha lasciato un tale buon ricordo che per il 2026 hanno voluto prendere più italiane. Su questa cosa abbiamo scherzato tutte e quattro, anche con lo staff. Sono molto motivata e la laurea mi ha reso più tranquilla.

Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli (a destra), Salice, Pinarello (foto Instagram)

Technipes: il 2026 del rilancio per Toselli e i giovani

31.12.2025
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Francesco Chicchi guarda al 2025 che sta terminando con l’occhio di chi ne ha viste tante e ancora ne ha da vedere. La stagione scorsa è stata difficile per lui e i suoi ragazzi della Technipes #InEmiliaRomagna, sotto tanti aspetti. I risultati sono arrivati con il contagocce, ma in un ciclismo che corre in fretta è normale a volte dover prendere le misure. Anche quando alle spalle si hanno tanti anni di esperienza, prima da corridore e poi da diesse. Gli ultimi giorni dell’anno servono per ultimare i preparativi in vista di un 2026 che vuole avere un sapore diverso, più dolce. 

«Le biciclette sono state tirate a lucido – racconta Chicchi dalla sua Toscana – e siamo pronti a ripartire. Il 6 gennaio andremo in Spagna per un primo ritiro che durerà fino al 19. Ne seguirà un secondo dal 28 gennaio al 9 febbraio. Sono felice di come i ragazzi hanno risposto, nel periodo che passa tra i due ritiri tutti resteranno in Spagna. Alla fine dovrei restare là con loro anche io, avevo già fatto i biglietti per il ritorno, ma è giusto rimanere. Quel mese di lavoro tutti insieme ci permetterà di fare gruppo e affiatarci, aspetto che nel 2025 ci è mancato».

Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice (foto Instagram)
Toselli è uno dei profili sui quali la Technipes #InEmiliaRomagna dovrà contare per il 2026 (foto Instagram)
Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice (foto Instagram)
Toselli è uno dei profili sui quali la Technipes #InEmiliaRomagna dovrà contare per il 2026 (foto Instagram)

Una casa in Versilia

La novità per il prossimo arriva non solo dagli atleti ma dalle strutture, infatti dal primo gennaio la Technipes avrà una sua casa in Versilia che metterà a disposizione dei ragazzi. Una scelta che risponde sempre alla necessità di creare un gruppo più coeso e solido, pronto a reggere gli urti di una stagione impegnativa e ricca di sfide. Il calendario prevederà qualche gara in più con i professionisti, complice l’arrivo di nuove corse, e le gambe dovranno girare bene fin da subito. 

«E’ una casa da tredici posti letto – spiega Chicchi – e rimarrà a nostra disposizione fino a giugno. I ragazzi potranno venire a loro piacimento per allenarsi e stare insieme, si organizzeranno in totale autonomia e questo aiuterà nel creare un clima solido. Io comunque sarò sempre a disposizione, infatti la struttura dista solamente due chilometri da casa mia. Potrò andare lì, seguirli in allenamento e stare con loro».

Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice (foto Instagram)
Ivan Toselli ha sofferto il passaggio tra gli under 23, ma le qualità non si discutono (foto Instagram)
Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice (foto Instagram)
Ivan Toselli ha sofferto il passaggio tra gli under 23, ma le qualità non si discutono (foto Instagram)
Il gruppo è mancato in particolare ai ragazzi di primo anno?

Nella passata stagione avevo portato i ragazzi in Algeria a correre a inizio febbraio, spezzando il gruppo e non facendoli allenare tanto insieme. Con il senno di poi credo sia stato un errore, motivo per cui abbiamo cambiato approccio per questa stagione. 

Tra coloro che hanno faticato tanto ci viene in mente Toselli…

Per un ragazzo che passa da juniores a under 23 avere un primo impatto positivo è importante. Lui era uno di quelli che era rimasto in Europa ad allenarsi, ma senza la figura del diesse a coordinare tutto capisco sia stato difficile ambientarsi. Toselli è un ragazzo molto forte, allo stesso modo però ha bisogno di sentirsi tale (a destra nella foto Instagram di apertura, ndr). L’approccio alla nuova categoria non è mai semplice.

Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice, Pinarello (foto Instagram)
Toselli nel suo secondo anno alla Technipes avrà modo di scoprirsi ulteriormente e fare altri passi in avanti (foto Instagram)
Technipes #InEmiliaRomagna 2025, Ivan Toselli, Salice, Pinarello (foto Instagram)
Toselli nel suo secondo anno alla Technipes avrà modo di scoprirsi ulteriormente e fare altri passi in avanti (foto Instagram)
Le qualità rischiano di rimanere sommerse?

La testa fa tanto, molti juniores arrivano tra gli under 23 abituati a vincere e andare forte ovunque, ma il salto di categoria è importante. Qui siamo alle soglie del professionismo, qualche volta ci corri insieme ai pro’. Ivan (Toselli, ndr) penso abbia subito più l’impatto iniziale, perché numeri e qualità non si discutono.

Ci aiuti a capire meglio?

E’ un corridore abituato a correre in fondo al gruppo e in gara tra gli under 23 questo fa la differenza. Se prendi una salita in ultima posizione e rimonti fai capire che sei forte, ma quando arrivi davanti la corsa è andata. L’ho visto correre ai suoi livelli al Giro di Campania, un piccolo sprazzo ma ha dimostrato di avere le qualità. 

Dopo un anno alla Technipes torna Ansaloni, atleta classe 2000 che potrà essere un riferimento in corsa per i più giovani
Dopo un anno alla Technipes torna Ansaloni, atleta classe 2000 che potrà essere un riferimento in corsa per i più giovani
Un anno di adattamento serve a volte…

Toselli ha capito che deve rimboccarsi le maniche e lavorare ancora più sodo. Sono convinto di vederlo con uno sguardo nuovo dal prossimo 6 gennaio. Come detto è un ragazzo che ha bisogno di conferme, sia da parte nostra che esterne. Sono dell’idea che se riuscirà a partire bene vedremo un corridore completamente diverso il prossimo anno. Inoltre avremo una figura importante in squadra, un ritorno.

Chi?

Emanuele Ansaloni. Dopo una stagione con il Bike Team Sicilia torna da noi in Technipes, credo che la sua figura e la sua esperienza (è un classe 2000, ndr) in certe corse tornerà utile per gestire le dinamiche in gruppo. Lui è uno che ha la personalità e il carisma per prendere i giovani, come Toselli, e portarli nelle prime posizioni. 

Dove inizierete la stagione?

Alla Coppa San Geo, quest’anno anticipata al 14 febbraio, poi Firenze-Empoli, Gp Misano 100 e GP La Torre. Tra i professionisti correremo al Giro di Sardegna e poi alla Coppi e Bartali, e da lì inizieranno le classiche di primavera under 23. 

jordi meeus

Conosciamo Meeus, lo sprinter tra gli scalatori che sogna la Roubaix

31.12.2025
5 min
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – Restiamo nel mondo Red Bull-BORA, ma stavolta non parliamo di scalatori, gregari o leader chiamati a vincere Grandi Giri e classiche. Si parla di velocisti, nello specifico di Jordi Meeus.
«Dovete parlare con Jordi?», ci chiede con un pizzico di stupore Giulio Pellizzari. Alla nostra risposta affermativa, il marchigiano prosegue: «Ah, Jordi è il numero uno. E’ simpaticissimo. Abbiamo legato tanto e mi chiede di insegnargli qualche parola d’italiano».

Meeus dunque. Sprinter belga, classe 1998, alto oltre un metro e novanta, capo rasato e un sorriso grande quanto la sua statura. In casa Red Bull è chiaro che i velocisti non stiano vivendo un momento storico particolarmente favorevole. Con tutti quei campioni da corse a tappe, trovare spazio e soprattutto treni dedicati non è semplice (in apertura foto Instagram – @friesooo).

jordi meeus
Classe 1998, Jordi Meeus si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’
jordi meeus
Classe 1998, Jordi Meeus si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’

Jordi vs Danny

In più c’è l’altra ruota veloce, Danny Van Poppel, campione nazionale olandese in carica, che non ha certo contribuito a distendere gli animi a rendere la vita più facile a Meeus.
«Non accetterò più di fare l’ultimo uomo se non per uno sprinter di primissimo livello», aveva dichiarato a WielerFlits, l’olandese.

Non proprio una mano tesa insomma, tanto più che si guarda ad una nuova stagione. A smorzare i toni ci ha pensato però lo stesso Meeus: «Non la prendo sul personale – ha detto il gigante di Lommel, Fiandre orientali – non credo di mentire quando dico che le probabilità di vittoria sono maggiori quando Philipsen o Kooij escono dalla ruota dell’ultimo uomo rispetto a quando lo faccio io. Penso che in squadra ci sia spazio per due sprinter. A volte c’è anche la tripla attività. Ci saranno molte gare e avremo modo di dividerci gli spazi. Non sono il più veloce del gruppo. Io sono uno che parte lungo, che rimonta da dietro: è così che ho vinto la maggior parte dei miei sprint».

E così la Red Bull-BORA ha previsto due calendari differenti per i suoi velocisti. E ha inserito due ultimi uomini: per Meeus è arrivato Arne Marit dalla Intermarché-Wanty, mentre per Van Poppel ecco lo spagnolo Haimar Etxeberria.

Ma questa querelle è utile sia per capire che aria tira in squadra, sia per conoscere meglio Meeus. E già dalle parole di replica di Meeus si intuisce che Pellizzari lo aveva descritto bene. Appoggiati a un tavolino alto, iniziamo a chiacchierare con il re dell’ultima Binche–Chimay–Binche.

jordi meeus
La vittoria a Binche: ad oggi il belga vanta 15 successi tra i professionisti
jordi meeus
La vittoria a Binche: ad oggi il belga vanta 15 successi tra i professionisti

I programmi di Meeus

Si parte proprio dal calendario. «Non ho ancora un’agenda ufficiale – ci dice Meeus – ma dovrei iniziare in Portogallo con la Volta ao Algarve. Poi farò l’opening Weekend in Belgio, quindi Le Samyn. A seguire Nokere Koerse, Dwars door Vlaanderen, Scheldeprijs e due classicissime monumento come Gand-Wevelgem e Parigi-Roubaix. Per i Grandi Giri non so ancora. Per ora sono nella lista lunga del Tour de France, poi vedremo».

Secondo le informazioni raccolte a Palma, al Giro d’Italia la Red Bull dovrebbe puntare su Van Poppel, quindi a seconda delle scelte, Meeus potrebbe trovare spazio al Tour oppure alla Vuelta. Il Tour però non è da scartare a priori, neanche se ci sono già due leader quali Lipowitz ed Evenepoel, perché un corridore con le caratteristiche di Jordi sa essere anche un ottimo uomo squadra. Un bestione per la pianura o se c’è da fare a spallate.

jordi meeus
Meeus (a sinistra) dietro Lipowitz. Chissà se davvero andrà al Tour con lui e con che ruolo (foto Instagram – Red Bull)
jordi meeus
Meeus (a sinistra) dietro Lipowitz. Chissà se davvero andrà al Tour con lui e con che ruolo (foto Instagram – Red Bull)

Uno sprinter tra gli scalatori

Come dicevamo, per uno sprinter non è semplice emergere in una corazzata come la Red Bull-BORA. Se in certe corse fatica a trovare spazio un corridore come Aleksandr Vlasov, figuriamoci una ruota veloce. Di certo Meeus non parte con lo status di un Merlier o di un Jonathan Milan.

«E’ esattamente così – spiega Meeus – penso che il nostro team stia andando sempre più in direzione delle classifiche generali e dei Grandi Giri, soprattutto ora che oltre agli scalatori si è aggiunto anche Remco Evenepoel.
«Abbiamo molti compagni forti per le corse a tappe. Ma io sono un tipo di sprinter che non ha bisogno di un treno intero. Questo credo sia un punto a mio favore. Merlier o Milan necessitano di più uomini per come sono fatti, ma penso che se capita il giorno perfetto posso vincere anche contro di loro. Non è facile, ma può succedere».

Allenarsi con gli scalatori, però, porta anche benefici. Migliora la resa quando il dislivello aumenta e crea legami forti e inaspettati, come quello con Pellizzari, appunto. «Giulio – dice Meeus con il sorriso stampato sul volto – è troppo simpatico. Abbiamo legato molto nei ritiri in quota. Abbiamo anche provato ad allenarci insieme, ma appena iniziava la salita se ne andava! E’ sempre bello stare con lui: è gioioso, ride, porta allegria. In ritiro tutto questo fa davvero la differenza. Abbiamo passato tante ore a giocare alla PlayStation, a FIFA. E poi mi insegna l’italiano. Mi strillava contro quando per dire gnocchi dicevo “gonocci”!».

jordi meeus
Nel 2024 Meeus è arrivato ottavo alla Parigi-Roubaix
jordi meeus
Nel 2024 Meeus è arrivato ottavo alla Parigi-Roubaix

Meeus e le classiche

Meeus però non è soltanto uno sprinter. Cresciuto a pane e pavé, fiammingo nel fisico e nel DNA, sa districarsi bene su più terreni. Non si arriva ottavi alla Roubaix per caso.

«Penso di poter fare sia sprint che classiche – conclude – non sono il più veloce di tutti, ma so di avere un buon motore. Per questo mi concentro su alcune classiche veloci e sugli sprint. La gara dei miei sogni? La Roubaix».

Per chi è cresciuto con il mito di Tom Boonen non potrebbe essere altrimenti. «Con gente come Mathieu Van der Poel e ora anche Tadej Pogacar è difficilissimo, ma sono già entrato nella top 10. E’ una corsa dove può succedere di tutto, in qualsiasi momento. E tu devi essere pronto a cogliere eventuali occasioni. Serve anche fortuna. Il mio obiettivo è arrivare un giorno sul podio. E magari provare a vincere».

Tour de France 2025, Parigi. Wout Van Aert

Capodanno con Van Aert e due sorrisi del 2025

31.12.2025
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L’inverno meno stressante voluto fortemente da Van Aert per presentarsi al meglio alla stagione su strada sta producendo prestazioni non esaltanti nel cross. La sensazione tuttavia è che il grande belga abbia deciso di non farsene un cruccio. Gli anni sono ormai 31 e il livello delle corse si è così alzato da non ammettere deviazioni dalla linea stabilita.

«Di sicuro – racconta – mentalmente è stato un inverno molto migliore, in cui ho avuto davvero tempo per rilassarmi e godermi un po’ la vita. Col senno di poi, forse l’anno scorso ho preso la decisione sbagliata di non prendermi una vera vacanza. Ma in quel momento venivo dalla caduta della Vuelta e volevo iniziare a lavorare il prima possibile. Ho avuto la pressione costante di quando lotti contro il tempo. Non è stato rilassante, come invece mi è sembrato in questo inverno. E ora mi rendo conto che era qualcosa di cui avevo davvero bisogno già da tempo. Come una pausa più lunga dalla grande pressione che dobbiamo sopportare come professionisti».

Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre
Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre

Verso il primo Giro

Il 2025 di Van Aert resta un saliscendi di emozioni, con tanti bocconi amari e due momenti da incorniciare. Forse tre, volendo aggiungere alle tappe di Siena (Giro d’Italia) e Parigi (Tour de France), il capolavoro del Colle delle Finestre che ha aperto per Simon Yates la porta della maglia rosa. Ma su quel giorno, Wout mostra un cauto entusiasmo.

Sta di fatto che quando si è presentato al via del suo primo Giro, alle attese roboanti dei media corrispondeva il suo umore basso e per nulla entusiasta. La campagna del Nord lo aveva visto buttare via la Dwars door Vlaanderen, lottare bene contro i due grandi rivali al Fiandre e poi pagare il conto alla sfortuna alla Roubaix. Finché dopo un’Amstel Gold Race accettabile, chiusa al quarto posto, Wout si è ammalato ed è arrivato al via da Tirana con la sensazione di aver perso la forma.

«Nella cronometro – racconta – non ho potuto nascondere che le gambe non erano come volevo e a quel punto la concentrazione se ne è andata. Abbiamo anche pensato che se non fossi migliorato, avrei dovuto iniziare a pensare il Giro come ottimo avvicinamento per il Tour. Invece nel giorno di Siena è cambiato tutto. Se me lo avessero chiesto prima del Giro, avrei risposto che quella tappa fosse adatta a me, ma per come stavano andando le cose, la fiducia era bassina…».

18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro
18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro

Il giorno di Siena

E’ il giorno delle strade bianche in cui Wout Van Aert si è scosso di dosso la sfiducia e le delusioni delle settimane precedenti e ha pescato nelle sue capacità di vincitore per ruggire come nei giorni migliori.

«Al mattino – racconta – pensavamo che sarebbe andata via una grande fuga, invece sono partiti in cinque e io non c’ero. Ho pensato che fosse finita, ma ugualmente sono rimasto sulla ruota di Bernal e Del Toro, avendo Simon (Yates, ndr) dietro di me e ovviamente non spettava a me lavorare avendo tanta compagnia. Del Toro mi ha dato davvero filo da torcere fino al traguardo. Poi la mia esperienza e la mia mentalità da vincitore sono venute fuori negli ultimi chilometri. Ero completamente esausto, ma credevo ancora di avere una possibilità. Conoscevo a memoria le ultime curve e sapevo dove avrei dovuto superarlo.

«Da una parte sapevo di poterlo fare – analizza nel podcast Inside the Beehive della Visma-Lease a Bike – dall’altro avevo paura di finire ancora secondo. Tra la fiducia e la paura di ciò che sarebbe potuto succedere c’era una linea molto sottile, ma sono riuscito a trasformarla in qualcosa di positivo. Per questo all’arrivo ho avuto una grande esplosione di felicità. Ho ancora la pelle d’oca se penso a quel momento e il momento in cui ho incontrato la mia famiglia dopo 10 giorni di gara. Erano lì ad aspettarmi prima del giorno di riposo. Forse è un po’ esagerato dirlo, ma ho pensato che fosse destino che andasse così. E’ stato uno dei momenti più belli dell’anno».

La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025
La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025

Sfortuna verso il Tour

L’avvicinamento al Tour è stato quasi una copia conforme del Giro. Un infortunio in ritiro a Tignes, la ripresa degli allenamenti e poi nuovamente una malattia dopo i campionati nazionali di fine giugno. Una maledizione dopo l’altra che hanno reso il 2025 un anno di alti e bassi da far arrossire i muri del Fiandre.

«Il mercoledì prima del Tour – ammette Van Aert – dovevo fare un allenamento intenso con alcuni sforzi. Dopo tre ore invece ero completamente distrutto e non è stato il modo migliore per cominciare. Non ero abbastanza forte per ottenere risultati personali, che era in realtà l’obiettivo prima della gara. Non ero abbastanza forte nemmeno per aiutare la squadra. Mi sono passate un sacco di cose per la testa. Nella prima settimana volevamo rendere la gara difficile e io non sono stato all’altezza.

«Poi la situazione è migliorata, ma sarei falso se dicessi che avevo già messo nel mirino la tappa di Parigi. Solo il giorno prima ho cominciato a pensare che non molti sarebbero stati forti abbastanza per fare bene nell’ultima tappa. Mi sono scoperto molto concentrato e dal penultimo giorno, Parigi è diventato il mio obiettivo principale e ho cominciato a credere di poter vincere».

Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre
Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre

Il giorno di Parigi

E’ il giorno del circuito di Montmartre, della pioggia, della corsa neutralizzata al primo passaggio e di Pogacar che con il suo giallo rischiara la gara. Sono le strade del circuito olimpico su cui l’anno prima Evenepoel colse l’oro, con Van Aert che lo aiutò per fare la selezione. Anche quel giorno, come pure a Siena poche settimane prima, il belga conosce ogni metro del percorso.

«Era piuttosto tecnico – racconta – vista la pioggia. Era anche scivoloso, ma non così tanto. Mi sentivo abbastanza sicuro sulla bici, le gambe finalmente c’erano. La situazione di gara era buona, eravamo in pochi, per cui negli ultimi chilometri ho corso dei rischi. La gara era molto breve, la parte iniziale era facile. Quindi ho scommesso su pneumatici più larghi, gonfiati a una pressione molto bassa, perché non avrei perso troppo grazie alla partenza facile. Nel finale mi sono ritrovato con la configurazione perfetta.

«Arrivare da solo su traguardo è stato l’esatto contrario degli Champs Elysees che conosciamo, dove sembra che le persone siano a chilometri di distanza perché la strada è larghissima. Ero così concentrato che solo sul rettilineo finale mi sono reso conto di essere molto più avanti degli altri. Alla radio non riuscivo a sentire più niente, quindi solo negli ultimi istanti ho capito cosa stava succedendo. Gli abbracci con Richard Plugge e mia moglie, poi l’ultima istantanea con la squadra sul podio sono il ricordo che mi porto dentro di quel giorno». I due sorrisi più belli del 2025.

Enea Sambinello, UAE Team Emirates 2025

L’anno di Sambinello: lezioni di vita e di ciclismo in casa UAE

30.12.2025
5 min
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Enea Sambinello ha iniziato il suo secondo anno tra le fila del UAE Team Emirates Gen Z, in trecentosessantacinque giorni le cose sono cambiate parecchio. Il ragazzino giovane e con lo sguardo un po’ spaesato non è ancora diventato uomo, ma gli occhi e la voce ora trasmettono sicurezza. Durante il ritiro di dicembre non era più quello nuovo, ormai Sambinello è uno del gruppo e questo fa la differenza nell’attitudine e nel lavoro quotidiano. 

«Le vacanze di Natale sono alle spalle – racconta sicuro Sambinello – ma in questo momento sono fermo per un problemino al ginocchio. Durante il ritiro abbiamo provato a cambiare qualcosa a livello di assetto biomeccanico. Non è nulla di grave, ma ora sono fermo e da ieri (lunedì, ndr) ho iniziato a fare un po’ di fisioterapia».

Davide Stella ed Enea Sambinello al primo ritiro con UAE Team Emirates Gen Z, era dicembre 2024
Davide Stella ed Enea Sambinello al primo ritiro con UAE Team Emirates Gen Z, era dicembre 2024

Al tavolo dei grandi

Un anno fa Sambinello, insieme a Davide Stella, era il ragazzino che arriva nel mondo dei grandi. C’è un foto che li immortala durante il primo ritiro con il UAE Team Emirates, sguardo timido e il sorriso di chi è appena entrato in un sogno. 

«La differenza principale rispetto all’anno scorso – spiega Enea Sambinello – sta nel fatto di essermi goduto maggiormente il ritiro. Conosco l’ambiente, lo staff e i compagni di squadra. Un anno fa sedermi al tavolo con Almeida e Del Toro era quasi impensabile, ora che ci ho corso tanto insieme possono dire di vederli come i miei compagni di team. In me è cambiata anche la consapevolezza, adesso so quali sono le mie caratteristiche e le mie qualità. Quando entri in una categoria nuova come quella under 23 nella testa girano tanti dubbi: il mio livello sarà sufficiente? Riuscirò a primeggiare? Sarò all’altezza? Ad esempio, questo problema al ginocchio se lo avessi avuto l’anno scorso sarei stato molto più preoccupato». 

Enea Sambinello, UAE Team Emirates 2025
Nella prima parte di stagione Sambinello ha corso tanto con i professionisti
Enea Sambinello, UAE Team Emirates 2025
Nella prima parte di stagione Sambinello ha corso tanto con i professionisti
Adesso come ti senti?

Ho una bussola da seguire, conosco i miei punti di forza. Sono un corridore che tiene bene in salita, ma non uno scalatore, diciamo da percorsi misti. Inoltre, più una gara diventa dura e impegnativa più mi si vede nelle posizioni di testa. Assomiglio un po’ a Covi per caratteristiche. Anzi, proprio lui è stato un riferimento importante per me nel 2025.

Come mai?

Perché è un ragazzo molto empatico. Mi ha insegnato tanto, anche perché quando ho corso con i professionisti spesso ero insieme a lui. Un’altra figura di riferimento in questo primo anno in UAE è stata quella di Majka. Con Rafal ho condiviso la stanza durante la Coppi e Bartali, ed è stato un vero maestro.

Enea Sambinello, Alessandro Covi, UAE Team Emirates 2025
Alessandro Covi, qui alle spalle di Sambinello, è stata una figura di riferimento in questo primo anno in UAE
Enea Sambinello, Alessandro Covi, UAE Team Emirates 2025
Alessandro Covi, qui alle spalle di Sambinello, è stata una figura di riferimento in questo primo anno in UAE
Cosa ti hanno insegnato?

Tantissimo. Covi a godermi quello che sto facendo, alla fine è un sogno fare il ciclista in una squadra del genere. Mi ha anche insegnato come comportarmi con lo staff e i compagni, ad essere disponibile, gentile e rispettoso. Per noi giovani in un ambiente come questo può essere difficile parlare con meccanici, massaggiatori e diesse, invece Covi mi ha fatto capire che condividere pensieri e idee è importante. Sempre trattando tutti da pari. 

C’è altro?

Sempre grazie a Covi ho visto cosa vuol dire puntare un obiettivo, arrivare concentrato e consapevole del lavoro fatto in allenamento. Per quanto riguarda Majka basta ascoltare i suoi aneddoti e capisci tante cose. Da lui ho imparato molto sulla vita del corridore. Sicuramente mi mancheranno entrambi, sarà difficile sostituirli. 

Enea Sambinello, UAE Team Emirates, Coppi e Bartali 2025
Sambinello ha messo insieme un totale di 52 giorni di gara nel 2025, di cui 34 con i professionisti
Enea Sambinello, UAE Team Emirates, Coppi e Bartali 2025
Sambinello ha messo insieme un totale di 52 giorni di gara nel 2025, di cui 34 con i professionisti
Parliamo di te, che stagione è stata dal punto di vista personale?

Direi vissuta su due binari: nella prima parte, fino a giugno, ho corso tanto con i pro’. Nella seconda metà di stagione, invece, mi sono dedicato di più alle corse under  23. Anche se nel finale di stagione sono tornato a correre con i professionisti. 

Che bilancio ne trai?

Mettere insieme tante corse di buon livello mi ha permesso di crescere, in Spagna a fine gennaio l’obiettivo era finire la gara.Invece nel finale di stagione la squadra mi ha fatto lavorare tanto anche nei momenti cruciali, vuol dire che il mio apporto è aumentato e diventato sempre più importante. Nelle corse under 23 è mancata la vittoria, ma ho visto che ho le gambe per far bene e provare a ottenere risultati. 

Con gli under 23 uno dei migliori risultati in stagione è stato il quarto posto ai campionati italiani, qui nello sprint per il podio (foto Sprint Cycling/Tommaso Pelegalli)
Con gli under 23 uno dei migliori risultati in stagione è stato il quarto posto ai campionati italiani, qui nello sprint per il podio (foto Sprint Cycling/Tommaso Pelegalli)
Quindi l’obiettivo del 2026 sarà questo?

Ne ho parlato in ritiro nelle scorse settimane proprio con Matxin. Quest’anno correrò molto di più tra gli under 23, con l’idea di fare risultato. Il primo obiettivo di stagione saranno le tre gare internazionali in Italia: Piva, Belvedere e Recioto, non nascondo di voler provare a fare bene anche alla Liegi U23. Penso siano tutte gare adatte a me. 

Il tuo profilo può essere importante anche in chiave nazionale under 23, hai già parlato anche con il cittì Amadori?

Ci sentiamo spesso. Sicuramente queste nuove regole UCI e l’assenza della prove di Nations Cup ci porterà a prendere strade alternative. Però sappiamo di essere una nazionale forte, sia in ottica Tour de l’Avenir, sia per europei e mondiali

Giro della Romagna 2025, maglia, sindaco, fascia tricolore

Un altro passo di Pella: cosa porterà Unioncamere?

30.12.2025
5 min
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ROMA – Roberto Pella, presidente della Lega del ciclismo professionistico, al Giro d’Onore della Federazione c’era come ospite, ma non ha mancato di far sentire la sua voce. Il modo in cui si sta muovendo non può lasciare indifferenti: Pella va avanti, ama il ciclismo, ha un disegno in mente e non sopporta i tempi morti.

Racconta chi lavora al suo fianco che non mancano i motivi di attrito, ma di solito il presidente ascolta e alla fine decide con la sua testa tenendo conto di tutto. C’è un tema rispetto al quale il suo operato può risultare cruciale ed è quello della nascita della famosa WorldTour italiana, perché con il suo appoggio l’intervento di grandi aziende vicine allo Stato potrebbe essere infine meno remoto di quanto si pensi.

La sensazione, mentre si rincorrono voci che vedrebbero il coinvolgimento del progetto di Davide Cassani, è però che Pella stia costruendo per gradi la base su cui eventualmente poggiare la struttura più pesante. Che cosa gli offri a una grande azienda che decidesse di investire, a parte le fatture da pagare? Ecco allora che il potenziamento del calendario nazionale, gli interventi sulla logistica e la sicurezza delle strutture e la parificazione dei premi compongono un quadro che lentamente inizia ad avere una logica. Ovviamente non mancano le critiche e le obiezioni, però il progetto va avanti.

E nel progetto dal prossimo anno diventerà attore principale Unioncamere, l’ente pubblico (fondato nel 1901) che unisce e rappresenta istituzionalmente il sistema delle Camere di Commercio. Se le aziende iniziano a capire che il ciclismo merita attenzione perché offre un ritorno adeguato all’investimento, allora forse il giochino inizierà a funzionare. E allora noi abbiamo chiesto al presidente Pella di spiegarci il passaggio nei dettagli.

Meeting Unioncamere, novemnre 2025 (immagine Unioncamere)
Unioncamere entra al fianco della Lega del presidente Pella per il 2026 del ciclismo (immagine Unioncamere)
Meeting Unioncamere, novemnre 2025 (immagine Unioncamere)
Unioncamere entra al fianco della Lega del presidente Pella per il 2026 del ciclismo (immagine Unioncamere)
Presidente Pella, in che misura le Camere di Commercio entreranno nel ciclismo?

Unioncamere entra nel ciclismo, essendo l’ente che rappresenta tutto il mondo produttivo: dall’industria all’artigianato, il commercio e l’agricoltura. E’ il modo di coinvolgere il tessuto economico sociale sui territori in maniera molto forte dal punto di vista dello sviluppo. Credo che abbiamo chiuso il triangolo. Ci sono il mondo sportivo, il mondo istituzionale e il mondo delle Camere di commercio. Una mano concreta tra l’istituzione, la Conferenza delle Regioni e la Lega.

In che modo potrà crearsi interazione?

Le Camere di Commercio diventeranno prioritarie e importanti nello sviluppo socio-economico dei territori. Insieme a loro costruiremo un valore, nella promozione delle peculiarità, a livello artigianale, industriale, commerciale e agricolo. Per me Unioncamere è importantissima perché è veramente la rappresentanza nazionale. E ovviamente attraverso le singole Camere di Commercio abbraccia tutti i territori. Secondo me questa è un’alleanza molto molto bella per la quale ringrazio il presidente Andrea Prete e naturalmente il segretario generale, perché con loro stiamo costruendo un percorso importante di valore e di squadra.

Può servire a coinvolgere nel mondo del ciclismo, che forse appare ancora un po’ chiuso, anche delle aziende che non si erano mai avvicinate?

Questa è una domanda molto pertinente ed è anche uno dei miei obiettivi. Credo che oggi ci sia una non conoscenza, soprattutto delle piccole e grandi aziende, di quello che può essere un contesto di impegno e di ritorno dal punto di vista numerico dell’investimento sul fronte sportivo. Quindi io penso che avere chi le rappresenta, quindi la propria istituzione che in qualche modo faccia da collante, dia valore. E’ qualcosa sicuramente di utile e di importante e su queste basi stiamo lavorando.

Veneto Classic 2025, Nicola Finco sindaco di Bassano del Grappa, Roberto Pella
Coinvolgere i Comuni è uno degli obiettivi di Pella, qui alla Veneto Classic con Nicola Finco, sindaco di Bassano
Veneto Classic 2025, Nicola Finco sindaco di Bassano del Grappa, Roberto Pella
Coinvolgere i Comuni è uno degli obiettivi di Pella, qui alla Veneto Classic con Nicola Finco, sindaco di Bassano
Sarà un percorso graduale?

Come tutte le cose, è in evoluzione. Siamo alla fase della definizione di quelle che saranno le peculiarità. Però come è successo l’anno scorso quando siamo partiti, abbiamo modellato la costruzione a seconda della realtà. Faccio un esempio, dato che io faccio l’imprenditore tessile. Un vestito puoi comprarlo o farlo su misura: noi stiamo cercando di fare un prodotto su misura. E quando un prodotto nasce così, non viene prestampato o predefinito, ma viene condiviso. Per cui, partendo dall’ottimo risultato di questa stagione, in cui abbiamo superato gli 80 milioni di ascolti tra televisioni italiane ed estere, io credo che con loro riusciremo a convergere su un’apertura del mondo economico.

Questo potrebbe significare portare investitori, ma anche dare al ciclismo italiano una visibilità che forse manca?

Il mio lavoro va in modo particolare sulla base, sul bisogno di riportare il grande ciclismo dentro le istituzioni. Come un momento di aggregazione, di grande festa, potremmo avvicinare sponsor grandi, piccoli e anche medi che poi non debbano per forza approdare sulla Lega, ma rivolgersi anche alle singole società. Non dico quelle minori, però abbiamo delle professional che meritano attenzione. Il rapporto con loro è molto solido e concreto e attraverso loro, noi vogliamo in qualche modo dare l’opportunità di valorizzare i giovani che per vari motivi hanno una maturazione più lenta e all’estero non trovano interesse. L’altro giorno ero con Ballan e raccontava del suo essere sbocciato a 24 anni. 

Istituzioni, territori e aziende: il quadro in effetti inizia a essere completo…

Devo dire che i Comuni, non perché sono vicepresidente dell’ANCI, sono molto attenti e per questo vanno coinvolti e resi partecipi. Quello che dico sempre ai miei organizzatori è che noi dobbiamo arrivare a proporre delle corse che in qualche modo rendano protagonisti i territori e la gente. Che li stimolino sin dalla partenza, non solo per quelle che sono le autorizzazioni, ma anche in quello che è il coinvolgimento.

Giro della Romagna 2025, ragazzi di gare giovanili premiati assieme ai professionissti, Cristian Scaroni, Simone Velasco
L’emozione di cui parla Roberto Pella dei ragazzi premiati al Romagna assieme ai professionisti è palpabile sui loro volti
Giro della Romagna 2025, ragazzi di gare giovanili premiati assieme ai professionissti, Cristian Scaroni, Simone Velasco
L’emozione di cui parla Roberto Pella dei ragazzi premiati al Romagna assieme ai professionisti è palpabile sui loro volti
In che modo?

Come forse avrete visto, sarà nostra cura con i Comitati regionali fare un lavoro di coinvolgimento dei giovani nelle nostre corse professionistiche. Perchè per me i giovani oggi hanno bisogno di vedere il mito del presente cercando di immaginare il loro futuro. Una delle fotografie più belle che mi porto di questo 2025 è di Castrocaro Terme, nel giorno del Giro della Romagna partito da Lugo.

Come mai?

L’amico Selleri aveva organizzato delle corse giovanili e i ragazzi sono stati premiati insieme ai campioni. E’ stato veramente molto bello – sorride Pella – vedere i ragazzini con l’emozione e l’orgoglio di aver vissuto quel momento. Quello che noi stiamo cercando di fare è far vivere dei sogni, dei momenti gioiosi a questi ragazzi. Questa è la nostra motivazione. E siamo alla ricerca di tutto ciò che può aiutarci nel costruire questo movimento.

Officina Battaglin

Officina Battaglin, un viaggio tra passato e futuro 

30.12.2025
6 min
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MAROSTICA – La sede di Officina Battaglin, a Marostica, è un po’ showroom e un po’ museo. Alle pareti, in bella mostra, ci sono la una maglia rosa del Giro e una maglia gialla della Vuelta, assieme a diversi altri trofei.  Ad accoglierci c’è Alessandro Battaglin, figlio di chi quelle maglie e quei trofei li ha vinti: Giovanni Battaglin.

Al centro, invece, sono esposte le nuove bici prodotte dall’azienda del campione vicentino, appena uscite dalla fabbrica. I nuovi modelli sono Modena e Cortina rispettivamente strada e gravel, entrambe in carbonio e titanio. E Siena e Matera, anche qui strada e gravel, ma in acciaio. 

Bici Modena Officina Battaglin
Il modello stradale Modena, tra le novità appena realizzate dalla produzione
Bici Modena Officina Battaglin
Il modello stradale Modena, tra le novità appena realizzate dalla produzione

Artigianalità, ma in sette taglie

Mentre passeggiamo per la sala e guardiamo da vicino questi gioiellini appena usciti dalla fabbrica, Alessandro ci parla della nuova scelta aziendale. Non più, o non solo, telai su misura, ma sviluppati in sette taglie.

«Ci siamo accorti che le persone non vogliono più aspettare, e in questo modo si risparmia molto tempo. Non dobbiamo più fresare i tubi in modo differente per ogni telaio e predisporre la dima ogni volta in modo diverso. Così invece basta tarare le misure su una taglia e si possono produrre in serie».

Una scelta che però non cambia la vocazione artigianale dell’azienda. Le bici di Officina Battaglin rimangono infatti un prodotto di altissima gamma, di cui si possono scegliere colore e allestimenti. Una scelta molto apprezzata soprattutto all’estero.

Continua a spiegarci Alessandro: «Vendiamo quasi tutto all’estero, diciamo per oltre il 95 per cento. Ma abbiamo una clientela affezionata che conosce la nostra qualità, al punto che appena sanno che stiamo lavorando ad un modello nuovo ci dicono già di mandargli la fattura».

Giovanni Battaglin
Giovanni Battaglin ha avuto fin da corridore una grande attenzione alla meccanica
Giovanni Battaglin
Giovanni Battaglin ha avuto fin da corridore una grande attenzione alla meccanica

Giovanni, il corridore/meccanico

Ed ecco che arriva Battaglin senior, vincitore di tappe in tutti e tre i Grandi Giri e, soprattutto, capace di conquistare la doppietta Giro e Vuelta nel 1981, nell’arco di soli 48 giorni. E’ vero che siamo qui per vedere in anteprima i nuovi gioiellini dell’azienda, ma ne approfittiamo anche per farci raccontare qualcosa della sua carriera.  E Giovanni non si fa pregare. Scopriamo per esempio che la tripla all’anteriore è stata una sua invenzione, con una storia molto interessante.

«Nel 1980 ero al Brescia Tour, un breve giro di tre tappe. Nella seconda c’era la salita di Val Cava, sterrata e con punte al 20 per cento. Quando l’ho vista in ricognizione ho preso paura, ho pensato: “Chi è che viene su per di qua?”. Tenete conto che all’epoca avevamo 6 velocità dietro, e il 41 davanti. Allora la sera prima della tappa mi è venuta un’idea. Sono andato dal meccanico, abbiamo preso una corona da 36, io ho fatto il segno sulla guarnitura col pennarello nel punto giusto, lui l’ha forata con il trapano e in qualche modo siamo riusciti a montarla».

Chiediamo, con un certo pudore, se abbia funzionato. «Naturalmente ho dovuto cambiare a mano, perché il deragliatore aveva solo due velocità. Ma funzionare ha funzionato, infatti sono passato in cima con 3-4 minuti di vantaggio su tutti gli altri».

Bici Cortina Officina Battaglin
Anche l’ultimo modello gravel Cortina ha, come le altre bici, impresso sul carro posteriore la scritta “Fatto a mano in Italia”
Bici Cortina Officina Battaglin
Anche l’ultimo modello gravel Cortina ha, come le altre bici, impresso sul carro posteriore la scritta “Fatto a mano in Italia”

I famosi “48 giorni”

Una trovata che ha poi migliorato per utilizzarla anche l’anno successivo, per la tappa delle Tre Cime di Lavaredo. Durante l’inverno con l’aiuto di un amico meccanico ha perfezionato il tutto e così al Giro del 1981 ha potuto affrontare la salita con il 36×23. Un altro successo, meccanico e sportivo, che gli ha permesso di staccare Saronni e indossare, proprio quel giorno, la maglia rosa.

Approfittiamo per farci raccontare qualcosa di più di quei famosi 48 giorni, in cui vinse Vuelta e Giro senza quasi fermarsi tra una e l’altro. «A quel Giro c’erano gli abbuoni che erano più favorevoli a Saronni che a me, quindi abbiamo deciso di partecipare prima anche alla Vuelta, che al tempo si correva in primavera.

Ho fatto una preparazione mirata, 20 giorni facendo 8 ore di bici un giorno sì e uno no, con calma, cercando di crescere con calma. Infatti all’inizio della Vuelta non ero al massimo, ma dopo 8 giorni ho vinto la cronoscalata di Sierra Nevada e poi ho sempre tenuto la maglia senza grandi sforzi. Finita la Vuelta ho fatto due giorni di pausa e il terzo ero già in sella a Trieste per la prima tappa del Giro. Nessuno mi dava favorito, ma quell’anno avevo una condizione eccezionale, e quando stai così ti viene tutto facile».

Giovanni e Alessandro Battaglin
Giovanni e Alessandro Battaglin nelle loro azienda ci mostrano i vari passaggi nella produzione dei telai
Giovanni e Alessandro Battaglin
Giovanni e Alessandro Battaglin nelle loro azienda ci mostrano i vari passaggi nella produzione dei telai

Modena e Cortina, i due modelli di punta

Staremmo ore a farci raccontare aneddoti di quel ciclismo, ma la mattinata prevede anche una visita alla fabbrica vera e propria, che è appena ad un piano di scale dallo showroom. Fanno tutto qui, dalla produzione, ai test, al montaggio. Qui riprende in mano la spiegazione Alessandro Battaglin, e ci racconta la genesi dei modelli Modena e Cortina, i nuovi (e bellissimi) telai fatti in carbonio e titanio.

«Quando siamo partiti con questo progetto – racconta – siamo andati a vedere non cosa facevano gli altri nel ciclismo, ma negli sport motoristici. Ne abbiamo parlato con gli ingegneri di quel settore e ci hanno detto di non saldare il titanio, perché altrimenti avrebbe perso molte delle sue proprietà. Così abbiamo deciso di incollare i tubi alle congiunzioni».

I giunti in titanio stampati in 3D
I giunti Battaglin in titanio stampati in 3D sono delle piccole opere d’arte
I giunti in titanio stampati in 3D
I giunti Battaglin in titanio stampati in 3D sono delle piccole opere d’arte

Congiunzioni stampate in 3D

Ci spiegano inoltre che le congiunzioni in titanio sono stampate in 3D, mentre i tubi sono Columbus. Qui, come in tutte le officine artigianali di alto livello, si lavora sui millimetri, anzi sui decimi di millimetro. Hanno creato un dima apposta soltanto per tagliare i foderi in carbonio con l’inclinazione perfetta. Per esempio occorre, ci spiegano, che nelle congiunzioni ci sia lo spazio necessario per la colla: mezzo millimetro, ma non di più, altrimenti ci sarebbe gioco.

Questa scelta di incollare i tubi invece che saldarli permette anche di abbattere i tempi di produzione.  Quando tutti i pezzi sono pronti, in tre ore e mezza un telaio Modena o Cortina viene assemblato, con un risparmio di circa quattro volte rispetto ad un telaio saldato

I primi esemplari sono già in produzione, e le richieste sono già molte, ci dicono i due Battaglin, senza nascondere un certo orgoglio. E non possiamo biasimarli. Anzi, non vediamo l’ora di provare anche noi una delle loro nuove creazioni.

Gaia Realini

E Realini? Gaia è pronta a riprendersi il suo posto in salita

30.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Neanche quando è seduta su una poltrona Gaia Realini riesce a non essere grintosa. L’abruzzese è un vulcano, un fiume in piena e, dopo l’annataccia appena conclusasi, già questa è una notizia piacevole. Gaia scherza, sorride ma soprattutto racconta. In uno degli angoli del lussuoso hotel dove la Lidl-Trek ha scelto di fare il ritiro di dicembre, Realini racconta.

Il suo 2025 ciclistico è stato ben più duro del previsto, dicevamo. Una battuta d’arresto nella sua rapida crescita, lei che si proponeva come una delle scalatrici più forti in assoluto. Poi l’infortunio al gomito a inizio stagione, una condizione sempre da ricostruire ed ecco che l’anno è passato tra alti e bassi. Molti più bassi.
E infatti con Realini iniziamo proprio esorcizzando tutto questo.

Gaia Realini
Gaia Realini (classe 2001) si appresta ad affrontare la sua 5ª stagione da pro’
Gaia Realini
Gaia Realini (classe 2001) si appresta ad affrontare la sua 5ª stagione da pro’
La stagione è stata entusiasmante, no?!

Tutte le interviste dal 10 gennaio in poi sono iniziate con questa ironia: una stagione proprio “bella”! Scherzi a parte, è stato palese che non sia stato l’anno di Gaia Realini. Dopo due anni al top, c’è stato un intoppo il 10 gennaio, quando ho avuto la rottura del gomito. Sembrava una banalità, invece si è rivelata una cosa più grande del previsto e mi ha portato via molto tempo nel recupero. Poi tutta la stagione è stata un rincorrere la preparazione e la forma. Senza contare che mi sono anche ammalata diverse volte. Quando andavo in gara ero sempre al 40-50 per cento. Spingevo il mio corpo al limite, ma purtroppo quando non sei al massimo, anche tra le donne non puoi nascondere nulla.

Anche la testa, forse inconsciamente, incide poi…

Esatto. La parte psicologica, quando vede che non va, non va davvero. Ti butti sempre giù. Però guardo anche il lato positivo e posso dire che il 2025 è stato un anno in cui ho lavorato tantissimo su me stessa. Sono fiera perché, in un anno no, ho conosciuto un’altra Gaia, una ragazza che è stata in grado di superare un periodo difficile. Magari un’altra avrebbe detto: basta, appendo la bici al chiodo.

Ma sei giovane…

E infatti devo dire grazie a tutto lo staff della squadra, alla mia famiglia che mi ha supportato “H24”, perché senza di loro non ce l’avrei mai fatta, e anche al mio allenatore Francesco Masciarelli, che mi spronava continuamente. Francesco è stato uno di quelli che, nei momenti no, mi diceva sì. E questo mi ha fatto davvero piacere.

Realini in salita: quando sta bene l’abruzzese non teme nessuna
Realini in salita: quando sta bene l’abruzzese non teme nessuna
Però sei qui e di fronte a te c’è una nuova stagione. Lo stacco è stato fatto e sei già ripartita…

Sì, è così. Alla fine i chilometri del 2025 li ho fatti, ma vi dico la verità: forse sono stati i chilometri più sofferti della mia vita. Ritrovarmi in ogni gara nel gruppetto, a fare i conti con il tempo massimo e chiedermi se sarei arrivata alla fine. Per me è stata una cosa mai vissuta prima e spero di non riviverla più. Bruttissima. Sentire le passiste e le sprinter dire: «Aspettiamo, facciamo i conti, dobbiamo arrivare entro tot». Io chiedevo: «Ma davvero voi dietro fate questi conti? Funziona davvero così?».

Un’esperienza, mettiamola così…

Certo, un’esperienza in cui ho conosciuto facce del ciclismo che non conoscevo. Forse era meglio non conoscerle e sentirne solo parlare, però prima o poi tutto va assaporato!

Guardiamo avanti, Gaia. Quali sono le sensazioni di queste prime pedalate in ottica 2026? Hai già fatto dei test?

Sicuramente mi sento di nuovo Gaia. Spero solo di non avere problemi come l’anno scorso e di ritrovare fiducia in me stessa. Quando hai fiducia, tutto viene da solo. Il mio primo obiettivo sarà proprio questo: ritrovare fiducia nel mio terreno, cioè la salita.

Gaia Realini
Quest’anno Realini si è trovata spesso ad inseguire in fondo al gruppo: cosa insolita per lei
Gaia Realini
Quest’anno Realini si è trovata spesso ad inseguire in fondo al gruppo: cosa insolita per lei
Hai parlato di salita e del livello del ciclismo femminile. Ora che il livello si alza, i ruoli sembrano più definiti. Le scalatrici emergono in modo più netto. Realini è una di loro?

Per quello che ho dimostrato negli anni precedenti sì. L’ho fatto sia nel 2023 sia nel 2024, anche come gregaria di Elisa Longo Borghini. In tanti dicono che oggi ci sono meno scalatrici pure. In parte è vero.

Però abbiamo visto una Ferrand-Prévot vincere il Tour da scalatrice…

Un po’ come nel ciclismo maschile, anche tra le donne si stanno definendo i ruoli. E di questo io sono felicissima. Io questo spunto da scalatrice pura non voglio perderlo né cambiarlo. Certo, soffro un po’ nei percorsi vallonati, ma so di avere un mio terreno di caccia ben preciso.

Qual è il tuo programma?

Partirò subito a gennaio con il Tour Down Under in Australia. Sono contenta, anche perché sono freddolosa e lì vado a prendere un po’ di caldo. Dopo questa gara valuteremo con tutta la squadra la mia condizione e, come dicevo prima, la fiducia.

Gaia Realini
Realini e Longo Borghini. Hanno corso insieme per due stagioni
Gaia Realini
Realini e Longo Borghini. Hanno corso insieme per due stagioni
Chiaramente l’idea Giro Women c’è?

Assolutamente sì. Voglio fare il Giro d’Italia Women. Devo essere competitiva come negli altri anni. Per un’italiana è la gara di casa. La prima cosa che mi ha colpito è stato vedere il Colle delle Finestre. La prima persona a cui ho pensato è stata Froome, quando fece quell’attacco. Ero una bambina, ma lo ricordo bene. Poi quando ho visto la cronometro del Nevegal, che non è piatta come spesso accade, mi è salita una bella dose di coraggio e fiducia. Non vedo l’ora di affrontare queste salite.

Hai nominato la tua ex capitana, Elisa Longo Borghini. Tra voi c’era un gran feeling, ma in generale un’atleta di questo calibro manca? Era un po’ un punto di riferimento?

Eccome se manca una come Elisa. Una capitana grandissima e con tanta esperienza sulle spalle. Noi siamo tutte giovani promettenti sicuramente. Il team crede tanto in noi, su quello che possiamo fare e forse proprio per questo una Longo Borghini manca tanto al gruppo. A me, almeno manca tantissimo! Però non voglio piangermi addosso. Voglio continuare a crescere e magari anche avvicinarla. Nel 2023 e nel 2024 ho dimostrato anche che posso fare da me. Quindi non vedo l’ora di rimettermi in competizione.

E’ grazie soprattutto al ciclocross che Gaia Realini si è fatta conoscere al grande pubblico
E’ grazie soprattutto al ciclocross che Gaia Realini si è fatta conoscere al grande pubblico
In squadra c’è anche una campionessa come Lucinda Brand. Tu hai fatto ciclocross: pensi che questa disciplina possa ancora darti qualcosa?

Ho smesso di fare cross nel 2022. Avevo ancora un anno di contratto con Guerciotti, ma ho mollato prima perché sapevo che la stagione su strada con la Lidl-Trek sarebbe stata piena da gennaio a dicembre. Il ciclocross mi ha aiutato tanto, ma oggi non rimpiango di averlo lasciato. Anche perché non c’è solo l’aspetto tecnico da considerare.

E cos’altro?

Vivendo a Pescara, tutti i viaggi erano lunghi. Uno sballottamento continuo che pesava sul recupero, sulla performance e sullo stress. In tanti mi dicono: guarda Van der Poel o Van Aert che fanno anche cross. Ma loro hanno tutto a portata di mano ed è diverso (oltre a ingaggi molto copiosi, ndr).

Gaia, abbiamo toccato molti temi. Vuoi aggiungere qualcosa?

Mi viene in mente un messaggio per le mie colleghe in gruppo: quest’anno non mi avete visto, ma il prossimo mi vedrete e ne avrete le scatole piene di me! Scherzo, ma davvero ci metterò tanta grinta questo è sicuro.