VC Orsago juniores, maglia 2026

Più di 30 allievi a piedi nel Veneto e il VC Orsago riapre

12.02.2026
7 min
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«Ai dieci che correranno con noi quest’anno – dice Lillo Zussa presidente del VC Orsago – ho detto che devono prendersi la rivincita su quelli più blasonati di loro, quelli che hanno avuto più fortuna e compagnia bella. Ho cercato di spronarli. Un po’ come Davide contro Golia…».

Il VC Orsago, squadra juniores della provincia trevigiana, aveva chiuso i battenti. Poco budget e una situazione troppo difficile, finché il presidente Zussa si è reso conto che le richieste di corridori senza squadra erano arrivate a trenta e a quel punto ha tirato la cinghia, ci ha ripensato e ne ha tesserati dieci. Dieci ragazzi all’ultima spiaggia che quasi certamente avevano già bussato a porte più importanti, trovandole chiuse.

Leggere le sue parole farà capire che lo ha fatto per amore verso il ciclismo e non certo per tornaconto o ambizione di chissà quali risultati. Sta alle squadre trovare gli sponsor: qualcuno è molto bravo, qualcuno lo è meno, ma nel ciclismo giovanile dovrebbero contare anche altri aspetti. Se la categoria juniores ha smesso di essere tale, come appare da tempo evidente, siamo certi che qualcuno stia guidando la transizione con lo stesso amore per lo sport?

«Il mondo è sbagliato – dice Zussa – sono nel ciclismo dal 1981 e penso che sino ai 18 anni si dovrebbe dare a tutti i ragazzi la possibilità di correre. Il fatto è che qua nella nostra zona, tra il Piave e il confine col Friuli, una volta c’erano 10 società più di adesso, che sono sparite per vari motivi. E sono sparite anche 35 corse per juniores e 15-20 di under 23, una categoria che fra poco non esisterà più…».

Lillo Zussa, presidente VC Orsago
Lillo Zussa ha scelto di tenere ancora vivo il VC Orsago a fronte delle richieste da corridori senza squadra (photors.it)
Lillo Zussa, presidente VC Orsago
Lillo Zussa ha scelto di tenere ancora vivo il VC Orsago a fronte delle richieste da corridori senza squadra (photors.it)
Perché aveva pensato di chiudere il VC Orsago?

Perché ci sono sempre più problematiche. Perché non abbiamo più il budget per affrontare la stagione. Perché viviamo al fianco della Imoco Volley, la squadra femminile di pallavolo, e 5-6 sponsor del VC Orsago sono andati di là. E poi ci sono grandi eventi che ti portano via spazio e risorse. Il Giro d’Italia bazzica sempre qua intorno, poi ci sono i campionati del mondo gravel. Ogni anno c’è qualcosa…

E chi resta in piedi?

In Veneto ci sono 4-5 grandi società, 1-2 sono in Friuli e quando vedono squadroni che fanno 50 vittorie all’anno, i corridori vanno tutti là. Loro fanno la squadra a giugno e luglio, così i ragazzi liberi a settembre e ottobre sono quelli rimasti a piedi, i corridori che non vuole nessuno. Perché se non danno vittorie o risultati, non li guardano nemmeno. E allora magari vengono a bussare anche al VC Orsago…

Un meccanismo che non condivide?

Per niente, perché qualcuno magari matura dopo. Noi avevamo un ragazzo arrivato dal calcio, Giovanni De Carlo. Ha fatto due anni da junior con noi e correva sempre in coda al gruppo, perché non aveva esperienza. Poi ha avuto la fortuna di trovare due squadre under 23. Alla fine è andato per quattro volte in nazionale. Ha corso l’ultimo anno con la Zalf, ha vinto e ha fatto diversi piazzamenti. Nel frattempo è diventato elite e corse non ce n’erano. Però era bravo a scuola, le ditte facevano la fila per prenderlo e, quando la Zalf ha chiuso, è andato a lavorare.

Il VC Orsago 2026 avrà dieci corridori di primo anno, qualcuno dovrà portarsi la bici…

Noi facciamo miracoli. Per comprare un po’ di materiale abbiamo già speso 30.000 euro. Se guardiamo il budget dell’anno scorso, ce ne rimangono 20.000 per fare tutta l’attività dell’anno. Ci sono in giro società che hanno 400-450 mila euro di budget. Dove possiamo andare?

Piccola Sanremo 2024, Giovanni De Carlo, Zalf Fior
De Carlo ha corso al VC Orsago e poi è approdato alla Zalf. Nel 2024 ha vinto il Piccolo Giro dell’Emilia: si è ritirato quando la squadra ha chiuso (photors.it)
Piccola Sanremo 2024, Giovanni De Carlo, Zalf Fior
De Carlo ha corso al VC Orsago e poi è approdato alla Zalf. Nel 2024 ha vinto il Piccolo Giro dell’Emilia: si è ritirato quando la squadra ha chiuso (photors.it)
Specchio di un movimento non troppo in salute?

Il movimento è in crisi perché una volta, fino al 2010, ogni weekend in Veneto c’erano tre gare per juniores. Quando sono arrivato io, erano addirittura quattro, per cui potevi mandare da una parte gli scalatori e dall’altra i velocisti senza dover viaggiare e spendere. Adesso c’è una sola gara nel Triveneto e quando manca, se hai soldi vai in Toscana o da qualche altra parte, altrimenti resti a casa. Quando vedi arrivare squadre da fuori regione, vuol dire che da loro non ci sono corse. 

Qualcuno dice che resteranno solo le grandi squadre.

Fino a quando? I migliori juniores vengono contattati dagli agenti già al primo anno e finiscono nel professionismo. Quanti sfondano davvero? Due o tre, mentre gli altri tornano a casa dopo due anni e vanno nuovamente nelle società di dilettanti o nelle continental e finiscono la carriera.

Perché Lillo Zussa ha deciso di rifare la squadra?

Perché sono in mezzo dal 1981 e ho passione per il ciclismo. Mio figlio ha corso per quattro anni e io ho fatto parte del Comitato regionale. Però se non cambia niente, secondo me non ha senso stare in quei posti, così me ne sono andato.

Il nome di Orsago è legato anche a una corsa molto bella…

Dal 2004 al 2017, ho organizzato il Trittico Veneto e fra i vincitori abbiamo avuto anche corridori di nome. Quando vado in giro, quelli che mi conoscono vengono a salutarmi. E ogni tanto mi chiamano e vorrebbero che tornassi a fare la corsa, ma non c’è più l’animo per farla. Almeno io non ho più voglia.

Trittico Veneto 2012, Manuel Ciucci
Il Trittico Veneto per juniores si è corso dal 2004 al 2017, organizzato dal VC Orsago: questo è il podio 2012 con il vincitore Manuel Ciucci (photors.it)
Trittico Veneto 2012, Manuel Ciucci
Il Trittico Veneto per juniores si è corso dal 2004 al 2017, organizzato dal VC Orsago: questo è il podio 2012 con il vincitore Manuel Ciucci (photors.it)
Pensa di essere il solo a fronteggiare certe difficoltà?

Sono tanti i miei colleghi presidenti qua in zona che mi chiamano e più o meno hanno tutti le stesse problematiche.

La Federazione potrebbe imporre un cambio di rotta?

Difficile, finché le norme attuative le fanno senza ascoltare la base. Se ascoltassero la base, vedrebbero quali sono le problematiche. Invece non c’è alcun riscontro, il sistema va avanti così ormai da alcuni anni.

Alcune squadre hanno proposto di abolire la limitazione dei tre atleti con più di 20 punti, cosa ne pensa?

Quella regola è stata una rovina. Prendi tre corridori da società che non fanno gli juniores, però la regola ti permette di prenderne altri con punteggi superiori purché facciano parte del tuo vivaio. Allora cosa succede? Ne abbiamo un esempio vicino casa, ma non faccio il nome.

Che cosa fanno?

Andavano a prendere i migliori esordienti per fare il vivaio degli allievi da far passare juniores. Tutti i ragazzi con il punteggio superiore salivano nella squadra degli juniores, quindi aggiungevano i tre ragazzi con più di 20 punti e il gioco era fatto. L’effetto collaterale è che fra gli allievi c’erano delle squadre di serie B e le 3-4 di serie A, piene dei ragazzi più forti.

Ai promi di febbraio, il VC Orsago ha radunato i suoi atleti 2025 e quelli del 2026 per una cena (foto Bolgan)
Sabato scorso, il VC Orsago ha radunato i suoi atleti 2025 e quelli del 2026 per una cena (foto Bolgan)
Prima ha detto che gli organizzatori hanno bisogno dei corridori, ma i corridori hanno bisogno degli organizzatori.

Ci sono troppe gare nazionali. Secondo me ha senso mantenere le gare internazionali e le nazionali che hanno tanti anni sulle spalle. Se poi viene fuori l’organizzatore che vuole passare da regionale a nazionale perché festeggia i 40 anni di attività, mi sta bene. Però dall’anno dopo deve tornare regionale.

Perché?

Perché se cinque corridori vanno a fare la gara nazionale, la regionale non ha più squadre e muore. Se al via hai cinquanta corridori, l’anno dopo lo sponsor non ti dà più soldi per fare la corsa. Questo sta succedendo ormai da un paio di anni e così nel calendario del Veneto ci sono delle domeniche buche. Se a ciò si aggiungono le problematiche legali e le nuove responsabilità, chi vuoi che si metta a organizzare?

Ci sono squadre che nuotano nell’oro e quelle che devono arrangiarsi. Si va lontano così?

Io parto sempre dall’idea che i patrizi hanno bisogno dei plebei e i plebei dei patrizi. I corridori hanno bisogno degli organizzatori e gli organizzatori dei corridori, ma non tutti evidentemente la vedono così.

Da destra: Alessio Magagnotti, Arne Marit

Magagnotti: l’esordio, il podio e il mondo Red Bull-BORA-hansgrohe

12.02.2026
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Alessio Magagnotti risponde da Denia, in Spagna, dove si trova per perfezionare la condizione in vista dei prossimi impegni stagionali. Il tuffo nella nuova realtà Red Bull-BORA-hansgrohe è già stato fatto e il trentino ha anche avuto modo di entrare nelle dinamiche di gara. Al primo appuntamento stagionale, infatti, Magagnotti ha conquistato un terzo posto al Trofeo Palma (a destra nella foto di apertura). Un doppio salto visto che così il neo under 23 si è messo alla prova già con i professionisti. 

«La squadra ha visto che in allenamento mi stavo muovendo bene – ci spiega Alessio Magagnotti – e mi ha dato fiducia. Eravamo in ritiro e nel fare qualche sprint con i grandi mi sono difeso, così hanno deciso di farmi correre al Trofeo Palma e con i gradi di capitano. Poi purtroppo a un paio di chilometri dal traguardo, quando mi trovavo a ruota di Arne Marit che doveva lanciarmi la volata, sono rimasto attardato per una caduta. Nel rientrare ero già fuori giri e in confusione, così ho fatto un brutto sprint».

Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, 2026
Alessio Magagnotti ha fatto il suo esordio in maglia Red Bull-BORA-hansgrohe al Trofeo Palma l’1 febbraio
Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, 2026
Alessio Magagnotti ha fatto il suo esordio in maglia Red Bull-BORA-hansgrohe al Trofeo Palma l’1 febbraio
Hai raccolto comunque un terzo posto…

Vero, è stata una volata confusa ma se mi avessero detto che alla prima gara sarei arrivato sul podio non ci avrei mai creduto. Non mi aspettavo di iniziare la stagione così presto e già tra i professionisti, figuriamoci essere lì come uomo designato per lo sprint finale. 

Com’è stato indossare questa nuova maglia?

Me la sono goduta. Ormai è da qualche mese che ci pedalo, però devo dire che quando mi è arrivato a casa lo scatolone con tutti i vestiti mi ha fatto un certo effetto. Mettere nell’armadio il kit della Red Bull-BORA, una squadra così importante fa rimanere quasi senza parole. Anche stare sul bus del team, prepararsi e fare la riunione tattica, è una cosa particolare quando la fai per la prima volta. Fino all’anno scorso avevo sopra la testa il gazebo dell’Autozai. Insomma è un passo importante. 

Arne Marit e Max Kanter
Ecco la volata raccontata da Magagnotti, con la lingua di fuori, alle spalle di Arne Marit
Trofeo Palma 2026, Alessio Magagnotti terzo alle spalle del compagno di squadra Arne Marit e Max Kanter
Ecco la volata raccontata da Magagnotti, con la lingua di fuori, alle spalle di Arne Marit
Ti stai ambientando nella nuova squadra?

E’ un mondo diverso. Oltre al fatto di dover parlare in inglese, dove faccio ancora fatica, direi che è tutta un’altra cosa. Qui devo pensare solamente a fare l’atleta, curarmi, essere puntuale agli appuntamenti e guardare i programmi di lavoro e gare. Per il resto siamo seguiti a 360 gradi. 

Hai tanti compagni di squadra italiani con cui confrontarti, e chiedere consigli…

Con Lorenzo Finn e Davide Donati mi trovo bene, anche con i corridori italiani del WorldTour mi sono subito sentito a mio agio e accolto. Ci siamo conosciuti al primo ritiro a ottobre, in Austria. Era fatto apposta per conoscersi, stare in gruppo e creare affiatamento, non abbiamo pedalato. Infatti quando ho firmato il contratto ho chiesto subito se avessi dovuto portare la bici, mi hanno detto di no. 

Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, 2026
Indossare per la prima volta la divisa di un team così importante fa un certo effetto
Alessio Magagnotti, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, 2026
Indossare per la prima volta la divisa di un team così importante fa un certo effetto
Avete iniziato a pedalare più avanti?

Nel primo ritiro, a dicembre, ci siamo trovati in bici per la prima volta tutti insieme. Lì ho capito come funziona il mondo Red Bull.

Come funziona?

Allenamenti totalmente diversi, una cosa che mi ha colpito è stata l’uscita di scarico. Si va davvero piano. Fino all’anno scorso ero abituato a fare scarico in Z2 alta e con qualche strappetto fatto forte. Ora invece stiamo bassi, in Z1. All’inizio magari mi andava di spingere, poi ti abitui. Insomma, quando ti dicono di andare piano non è che rifiuti (ride, ndr).

Ecco il team Red Bull-BORA-hansgorhe Rookies 2026
Ecco il team Red Bull-BORA-hansgorhe Rookies 2026
L’approccio agli allenamenti, è tanto diverso?

E’ molto conservativo, non stiamo facendo tante ore. Ora siamo sulle quindici o diciassette a settimana. Poi sto facendo qualche lavoro specifico diverso, VO2 Max e potenziamento con rapporti lunghi e bassa cadenza tenendo comunque i battiti alti. La cosa bella è che ho un rapporto costante con il mio preparatore, Sylwester Szmyd, con cui mi trovo molto bene. Parla italiano e questo rende tutto più semplice. 

Con i compagni nuovi ti trovi bene?

Sì, siamo tanti che sono under 23 di primo anno, sei o sette. C’è qualcuno che ho già visto alle gare, come quelli che sono passati dall’Auto Eder (il devo team juniores delle Red Bull-BORA-hansgrohe, ndr). Anche qualche ragazzo al secondo anno l’ho già conosciuto alle corse da junior, vista la differenza di età. Ad esempio con Fietzke e Clemmens ci avevo corso al GP del Perdono nel 2024. 

Giro della Lunigiana 2025, Alessio Magagnotti vince a Marina di Massa (foto Giro della Lunigiana)
Magagnotti ha già incontrato molti suoi compagni di squadra, da avversari, nella categoria juniores (foto Giro della Lunigiana)
Giro della Lunigiana 2025, Alessio Magagnotti vince a Marina di Massa (foto Giro della Lunigiana)
Magagnotti ha già incontrato molti suoi compagni di squadra, da avversari, nella categoria juniores (foto Giro della Lunigiana)
Messo alle spalle l’esordio ora che programmi hai?

Al momento sono a Denia, per fare un blocco di lavoro e di allenamenti. C’è qui anche l’Autozai e ho chiesto un supporto a loro, mi fa piacere ritrovarli e stare del tempo insieme. Questo inverno sono venuto, sempre qui a Denia, anche con Fantini. Messo alle spalle questo ritiro correrò a Le Samyn e poi la campagna del Nord con la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, in mezzo dovrei andare a correre in Croazia.

Prima volta sulle pietre?

Sì, vedremo come me la caverò. Penso di avere delle buone caratteristiche, però poi correrci sopra è un’altra cosa. Vediamo, parto senza aspettative ma con tanta curiosità. Alla fine erano le gare che guardavo e sognano davanti alla televisione.

Silvio Martinello

Il ritorno di Silvio Martinello in tv. Ripresi i vecchi equilibri RAI

12.02.2026
5 min
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Il ritorno di Silvio Martinello al commento tecnico della RAI segna un passaggio significativo nel racconto televisivo del ciclismo. Campione olimpico su pista ad Atlanta 1996, professionista su strada e volto storico delle telecronache, Martinello riporta in cabina la competenza maturata in carriera e consolidata negli anni in TV e a RadioRai.

Dopo l’interruzione del 2019, il rientro avviene in un contesto rinnovato, con una squadra tecnica più snella e un assetto che richiama gli equilibri del passato. E’ un ritorno che unisce esperienza, metodo e una visione moderna del commento tecnico.

Martinello
Silvio Martinello (classe 1963) è stato un grande stradista ma anche grande pistard. Ha vinto due medaglie olimpiche nella corsa a punti: oro ad Atlanta e Bronzo a Sidney (in foto)
Martinello
Silvio Martinello (classe 1963) è stato un grande stradista ma anche grande pistard. Ha vinto due medaglie olimpiche nella corsa a punti: oro ad Atlanta e Bronzo a Sidney (in foto)
Silvio, insomma, un bel ritorno per te…

Un bel ritorno, fa assolutamente piacere. La prima telefonata Alessandro Fabretti me l’ha fatta all’inizio di dicembre: mi ha chiesto la disponibilità, spiegandomi che avrebbe avuto piacere di creare le condizioni per un mio rientro. Poi tra le Feste e una cosa e l’altra abbiamo concluso l’accordo a 48 ore dagli europei su pista.

Ecco, come è andato questo percorso?

E’ stato un percorso un po’ lungo. Abbiamo definito tutto alla fine di gennaio, anche perché serviva il tempo necessario per completare i passaggi interni, compresi quelli legati a chi è stato estromesso dalla squadra RAI. Posso solo dire che sarà una squadra un po’ ridotta, ma preparata, che ritorna un po’ a quella che c’era in passato.

Nella trattativa si è parlato anche dei contenuti? Di ciò che dovrai dire o si resta sul commento tecnico classico?

No, non si parla in questi termini. La trattativa riguardava innanzitutto la mia disponibilità. La mia collaborazione si era interrotta nel 2019 e abbiamo ripercorso quanto accaduto allora, anche perché il responsabile non era Fabretti ma Auro Bulbarelli. Alessandro non conosceva nel dettaglio le ragioni di quella scelta. Dopo le valutazioni del caso e i passaggi giornalistici interni, c’è stata anche una trattativa di carattere economico.

Materiali, alimentazione, tattiche: oggi sia il commentatore tecnico che il telecronista devono essere super preparati
Materiali, alimentazione, tattiche: oggi sia il commentatore tecnico che il telecronista devono essere super preparati
Riguardo ai contenuti tecnici, in questo periodo in cui non c’eri hai notato differenze? Riporterai sfumature diverse?

Credo che alla base della scelta ci sia stata l’esigenza di ritrovare un diverso equilibrio rispetto alle ultime sette stagioni. Oggi la responsabilità del ciclismo è direttamente di Alessandro Fabretti, mentre in passato le decisioni spettavano ai direttori che si sono avvicendati. Negli ultimi anni non c’era più una squadra di riferimento stabile: c’era un continuo avvicendamento. Fino al 2018 c’era un assetto definito, poi è stato modificato. Ora si torna a un equilibrio più tradizionale. Io nel 2019 ho scelto di interrompere perché le condizioni, editoriali ed economiche, non mi convincevano più. Fu una decisione mia. Evidentemente oggi si è ritenuto opportuno tornare a una squadra tecnica meno numerosa e più stabile.

Usi spesso il termine squadra. Quanto è importante navigare tutti nella stessa direzione?

Molto. Nei grandi eventi come Giro d’Italia o Tour de France si lavora tutti insieme, con ruoli diversi: chi è in telecronaca, chi nelle trasmissioni di contorno, chi sul posto. Non ho ancora il dettaglio completo del programma, ma c’è una pianificazione fino al campionato italiano.

E tu cosa porterai?

Continuerò a portare la mia esperienza e la mia modalità di commento. Sono stato positivamente sorpreso dall’affetto ricevuto dopo che è uscita la notizia del ritorno. Evidentemente avevo lasciato un buon ricordo. Continuerò a dire ciò che penso, come ho sempre fatto. Il commento tecnico, anche per la durata sempre maggiore delle telecronache, assomiglia sempre più a un secondo telecronista. Servono competenze tecniche, ma anche i telecronisti sono cresciuti molto sotto questo profilo. Resta un lavoro di squadra.

Nonostante l’esperienza, continui a studiare?

Assolutamente sì. Non si finisce mai di imparare. Nel ciclismo l’evoluzione riguarda la bicicletta, i materiali, l’abbigliamento, l’alimentazione, l’idratazione. Bisogna aggiornarsi costantemente. Non ho mai smesso di farlo, neppure nei sette anni in cui non ho collaborato con Rai Sport tv. In questo periodo la radio è stata una scuola fondamentale. Credo di poter offrire un contributo di qualità ancora superiore, perché professionalmente ho continuato a crescere.

Silvio Martinello e Cristiano Piccinelli (a destra) nella cabina di commento RadioRai
Silvio Martinello e Cristiano Piccinelli (a destra) nella cabina di commento RadioRai
A proposito di radio. Chi scrive seguiva moltissimo le vostre trasmissioni. Gli approfondimenti post tappa, le pagelle, gli interventi degli ospiti, tra l’altro avevate uno spazio molto ampio… La  domanda è: ti mancherà la radio?

Certamente sì, per ragioni professionali e umane. La radio è stata un’esperienza notevole, ho lavorato con colleghi e giornalisti bravissimi con cui si sono creati legami che vanno oltre il lavoro. In televisione, però, con tempi più lunghi a disposizione, c’è spazio per approfondire come accadeva in radio. Non mi spaventa.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei citare la collaborazione, attiva da 5-6 stagioni, con Extraciclismo e Ciclismoweb. Commentare prove giovanili e femminili, con mezzi e informazioni limitate, è stata una grande scuola. Fare telecronache streaming quasi in solitaria, riempiendo gli spazi con pochi dati a disposizione, è molto formativo. Le collaborazioni continueranno, ma la priorità ovviamente spetta a Rai Sport.

Sai già quali classiche commenterai?

Le due monumento, Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne-Liegi. Prima sarò impegnato alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Commenterò la Milano-Sanremo femminile, mentre per quella maschile sarò in studio. Poi altre semiclassiche tra marzo e aprile.

Tour of Oman 2026, 5a stageJabal Al Akhdhar (Green Mountain), Christian Scaroni

Scaroni, tappa e maglia in Oman. Schiantato Yates

12.02.2026
5 min
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Racconta Scaroni che gli ultimi chilometri della salita di Jabal Al Akhdhar, nota meglio come Green Mountain, ultimo arrivo del Tour of Oman, sembrava che non dovessero finire mai. Ma quando sono cominciate le transenne, questo bresciano di 28 anni con ancora tante cose da dire, ha tirato su la catena, ha saltato Plapp ed è andato come una scheggia fino al traguardo. Tappa e maglia al Tour of Oman, piegando Adam Yates che con la UAE Emirates le ha provate tutte per conquistare la corsa e lassù aveva già vinto nel 2024.

Ancora una volta i consigli di Diego Ulissi gli hanno permesso di gestire il finale e conquistare quella che ad ora è la sua vittoria più importante. Nel dirlo Christian quasi si commuove, al culmine di una serata di brindisi e festa nel ristorante subito fuori dall’hotel. La sua solidità si fa più evidente dopo ogni corsa, così come la serenità nel parlarne.

«Abbiamo appena finito di festeggiare – racconta Scaroni – stanotte si sta svegli un po’ di più, così riprendiamo il fuso dell’Italia. Ne parlavo giusto stasera, penso che sia la vittoria più completa, nel senso che ci sono state gambe, tantissima testa e tanta consapevolezza. E’ la vittoria più bella e la più importante».

Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c'è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c’è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c'è Scaroni
Ecco la tavolata degli uomini Astana. Inprimo piano i meccanici Possoni e Tosello, in fondo c’è Scaroni
Eri partito per l’Oman convinto che si potesse vincere o è venuto un po’ giorno per giorno quando hai visto che stavi bene?

A Mallorca e nelle primissime corse in Spagna avevo dimostrato di avere una buonissima condizione (Scaroni ha vinto la prima corsa di stagione, la Classica Camp de Morvedre a Mallorca, ndr). La mia unica incognita è sempre stata quella del caldo. Ci siamo basati tanto sulla condizione che avevo in Spagna, ma non sapevamo cosa aspettarci. Però il fatto che stessi bene ci dava un motivo in più per crederci. Giorno dopo giorno ho sentito che mi adattavo bene alle temperature più calde. Così stamattina (ieri per chi legge, ndr) sono stato il primo a dire ai miei compagni che ci potevamo credere e che avevamo il dovere di provarci.

Quali sono stati i momenti chiave della tappa?

Alla fine, come tutte le tappe dure, si è decisa sull’ultima salita. La UAE Emirates ha tirato perché era interessata alla vittoria e agli abbuoni per ribaltare la classifica. Abbiamo chiuso sulla fuga e poi Yates ha impresso subito un ritmo fortissimo già dalla prima parte della salita. Ai meno 2 chilometri ha sferrato il secondo attacco e lì sono andato un po’ in difficoltà, non volevo fare fuori giri, anche su consiglio di Diego (Ulissi, ndr) che questa salita l’aveva fatta già un bel po’ di volte.

Che cosa ti ha detto?

Che l’importante era non fare fuori giri, perché il tratto determinante dove si guadagnava e dove si perdeva, era l’ultimo chilometro. Così ho mollato, ho perso qualche metro, mentre evidentemente davanti qualcuno il fuori giri l’ha fatto davvero. Mi hanno permesso di rientrare e poi è successo quello che forse non mi aspettavo, cioè che mi portassero all’arrivo.

Ulissi arriva con 1'08" da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1’08” da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1'08" da Scaroni che corre a ringraziarlo
Ulissi arriva con 1’08” da Scaroni che corre a ringraziarlo
Come è andata?

Eravamo forse tutti al gancio, ma io sapevo che se mi facevano respirare avevo un discreto spunto veloce. Mi hanno portato ai 150 metri e lì ho creduto di poter vincere anche la tappa, mentre fino all’ultimo chilometro e mezzo avevo pensato solo a difendere la maglia virtuale che indossavo in quel momento.

A costo di ripeterci, bisogna dire che se Ulissi non ci fosse, bisognerebbe inventarlo…

Sì, decisamente. Diciamo che Diego ha cambiato il volto della squadra, sia mentale sia l’attitudine con la quale andiamo ad affrontare la corsa. E’ sempre stato accanto a me, mi ha sempre protetto anche dal vento. E’ stato magnifico il lavoro che mi ha portato a vincere, gliene sono grato ogni giorno.

Adam Yates è un signor corridore, credi che vederti a questi livelli stia cambiando la considerazione del gruppo?

Sarebbe da chiedere agli avversari. Sicuramente quello che interessa a me è la consapevolezza che ho acquisito nell’ultimo anno. Vedere che sono riuscito a tenere testa anche a Yates, che è uno degli scalatori più forti nel mondo, mi dà grande motivazione anche per il seguito della stagione. Siamo partiti molto bene. Avere già tre vittorie all’attivo fa lavorare con serenità e siamo solo febbraio. La stagione è ancora lunghissima, gli obiettivi principali devono ancora arrivare, vediamo di continuare così.

Inizi a somigliare allo Scaroni che hai sempre sognato di diventare?

Questa è una vittoria bella grossa, anche perché arriva su una salita veramente dura, che era un’altra incognita. Quei 20 minuti di scalata potevano essere tantini per me, che sono più per corse molto nervose e salite da massimo 10 minuti. Era un’incognita e vedermi lì è un motivo d’orgoglio, quindi sì: diciamo che ci siamo.

Grande festa stasera?

C’era un ristorante giusto fuori dall’hotel e abbiamo brindato con tutti. I massaggiatori che hanno lavorato tutti i giorni, i direttori. E’ sempre bello condividere un momento di gioia tutti insieme e con i compagni di squadra. Domani finalmente torniamo a casa dopo un periodo davvero lungo, io sono via dal 6 gennaio. Poi correrà in Francia al Tour des Alpes Maritimes, che ho vinto l’anno scorso, ma questa volta è corsa di un giorno. Quindi Drome et Ardeche, Laigueglia e poi andrò sul Teide.

E poi arriveranno i primi obiettivi di cui per scaramanzia non parleremo?

Esatto, giusto così. Siamo partiti bene, un altro brindisi e domani si torna a casa. Una settimana per stare con la ragazza e con gli amici è quello che ci vuole.

Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike, 2026

Vingegaard e il Giro: pro e contro della scelta, parla Nibali

11.02.2026
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BUDAPEST (Ungheria) – Seduto su una sedia di tessuto, ai margini della presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vincenzo Nibali incalza ogni nostra domanda. L’argomento che dà il via a tutto è la partecipazione di Jonas Vingegaard al prossimo Giro d’Italia. Il danese, due volte maglia gialla a Parigi, ha vinto a settembre la sua prima Vuelta Espana e arriva alla Corsa Rosa con in testa l’obiettivo della tripla corona. Un ospite importante alla ricerca di un traguardo ambizioso.

Gli ungheresi sono un popolo caloroso, al contrario di quanto molti possano pensare, e Vincenzo Nibali è la figura che raccoglie tanti sorrisi e foto. Esportare la nostra conoscenza e il nostro ciclismo è anche questo, non solo un progetto come quello italo-ungherese, ma anche le storie e i personaggi che lo hanno reso grande. 

Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)

L’ottavo Re

Vincenzo Nibali è tirato per la giacca, in maniera metaforica in ogni momento, e dopo averlo lasciato alle domande delle televisioni e dei colleghi ungheresi è il nostro turno. Ma per questo discorso serve calma e concentrazione.

«Vingegaard – attacca subito Nibali appena messo sul tavolo il discorso – arriva da una vittoria come quella della Vuelta. Essere al Giro potrebbe dare continuità al risultato ottenuto in Spagna. Venire in Italia credo sia la scelta giusta, oltre al fatto che potrebbe diventare l’ottavo corridore a conquistare la tripla corona (Nibali fu il settimo e la conquistò grazie alla vittoria del Tour de France nel 2014, ndr)».

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
In ottica Tour de France, la scelta di Vingegaard la ritieni corretta?

Sì, emotivamente e moralmente arriva al via del Tour dopo aver vinto due Grandi Giri consecutivamente potrebbe essere interessante. Certo che fare Tour e Vuelta, come ha fatto lo scorso anno, è molto diverso dal fare Giro e Tour. 

Potrebbe pagare nel confronto diretto con Pogacar?

Tadej fa un pacchetto di gare molto impegnativo, quello delle Classiche, e anche quello porta via tante energie. Non come una grande corsa a tappe, vero. Ma penso arriveranno al Tour più o meno ad armi pari. Una cosa del genere, la doppietta Giro e Tour, è possibile farla in maniera molto più scientifica grazie ai metodi di allenamento e recupero. 

Negli anni abbiamo visto tanti corridori provare a fare la doppietta Giro e Tour, l’ultimo è stato proprio Pogacar…

Vero, in passato ci aveva provato anche Contador, Froome, Dumoulin, anche io. Personalmente non l’amavo molto, perché dopo dieci giorni al Tour “esplodevo”. Non riuscivo a restare concentrato così tanto tempo. 

Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
E’ un motivo solo di concentrazione o può essere anche di condizione?

Anche di condizione, perché anche se con la testa volevo essere lì a competere sentivo delle differenze a livello fisico. Le gambe mi abbandonavano. Alla fine in quegli anni il Giro era il mio principale obiettivo stagionale, far sì che lo fosse anche il Tour diventava molto difficile. 

Quindi Vingegaard dovrebbe arrivare al Giro con una condizione non al 100%, ma può essere sufficiente?

Potrebbe. Però ultimamente il Giro d’Italia propone sempre degli inizi non facili. Anche il prossimo, che partirà dalla Bulgaria, prevede tre tappe insidiose. Nulla di troppo difficile, ma sicuramente complicato. Arrivati in Italia si riparte con il Blockhaus e altre tappe toste. Insomma, è un Giro che costringerà i partecipanti ad essere in forma fin da subito. Adesso la ricerca e lo sviluppo in termini di allenamento e integrazione permettono di lavorare al meglio, calcolando tutto. 

Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Nulla toglie che nei 3.500 chilometri da fare al Giro possa trovare qualche insidia… 

E’ una corsa molto imprevedibile. Arriva in periodo dell’anno in cui ci possono essere giornate molto calde alternate ad altre fredde. L’incognita meteo alza il rischio di correre su strade bagnate e imprevedibili. E l’asfalto del Giro non è quello del Tour o della Vuelta. Ogni corsa a tappe ha il suo “terreno”. 

Non conoscere le strade può essere un problema? Servono le ricognizioni?

Solo per vedere percorsi particolari, come possono essere le strade bianche o il pavé. Altrimenti giusto qualche passo di montagna. La miglior cosa per prendere confidenza è correrci sopra.

Finito il Giro quale può essere il miglior avvicinamento al Tour per Vingegaard?

Concentrarsi sul recupero, se possibile farlo in altura. Questo perché ti aiuta a ripristinare meglio le energie e fare buoni allenamenti senza dover forzare. Si tratta di mantenere la condizione, con allenamenti più corti e mirati. 

Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vincere il Giro può dare al danese una consapevolezza in più? Cosa che magari in questi anni è mancata…

A mio avviso andare ogni anno direttamente al Tour era un errore. Fare un cammino intermedio dà modo di attivare il fisico, rodare le gambe e la testa. Arrivare alla partenza della Grande Boucle con la maglia rosa in bacheca dà una bella iniezione di fiducia. Scusate il gioco di parole, ma vincere aiuta a vincere. Togli dubbi, pensieri, tensione. Paradossalmente magari meno stress. 

Poi c’è questa sfida a distanza per arrivare per primo alla tripla corona.

Ho sempre creduto che Pogacar prima o poi andasse alla Vuelta per provare a chiudere il cerchio. Se Vingegaard dovesse conquistarla prima dello sloveno, sarebbe comunque un mettergli pressione. Prima o poi anche Pogacar ci proverà, non so se sia meglio conquistarla prima o dopo. Se anticipi alzi l’asticella, se lo si fa dopo rischi di rubare la scena all’altro. 

Però rimandare alza il rischio di avere una sola stagione buona per provarci, no?

Questo è vero. Credo che magari Pogacar arriverà a chiudere il Tour e poi da lì deciderà se eventualmente puntare ancora l’accoppiata mondiale e Lombardia o se fare la Vuelta.

Garzelli, Remco, Pellizzari

Garzelli: cinque spunti della Valenciana. Si parte da Pellizzari

11.02.2026
6 min
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La Vuelta a la Comunitat Valenciana è stata sin qui la gara più avvincente di questo primo spicchio di stagione. Nomi importanti, tappe tirate, tattiche e imprese non banali, come quelle di Remco Evenepoel. Nella macchina organizzativa della corsa spagnola c’era anche Stefano Garzelli, ormai valenciano d’adozione.

E proprio con Garzelli cerchiamo di capire cosa abbia detto la corsa spagnola. Cinque spunti imprescindibili che non sono sfuggiti all’occhio della maglia rosa 2000.

«In generale è stata davvero avvincente – commenta Garzelli – purtroppo c’è stato un po’ di sfortuna e mi riferisco alla cronometro. Con quel vento era davvero impossibile farla con le bici da crono. Mio figlio voleva venire a vederla, stava arrivando in bici ed è finito due volte fuori strada. Ma nonostante tutto, complimenti ai corridori, perché potevano farla senza impegno, invece il 90 per cento l’ha fatta a tutta. Per le squadre e per i corridori si è persa l’occasione di testare materiali e posizioni. L’altra sfortuna è che si è perso presto Mads Pedersen: lui poteva essere un protagonista assoluto, uno che per me avrebbe potuto portare a casa tre tappe».

Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio
Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio

Un Pellizzari formato gigante

Con Stefano si passa poi all’analisi dei cinque punti. E un po’ a sorpresa, sul piatto non c’è subito Remco, ma Giulio Pellizzari.

«Dico Giulio Pellizzari. Bene, bene, io sono contento. Quando si lancia fuori dal coro va benissimo. Giulio Pellizzari, per come l’ho visto pedalare. Prima tappa, io ero in macchina: rimangono in venti, stradone lungo 15 chilometri, lui parte da solo, vento in faccia. Lo riprendono a 1.500 metri dal traguardo, poi vittoria di Girmay.

«Nella quarta tappa, a circa 30 chilometri dal traguardo, il trenino della Red Bull-Bora era formato da Pellizzari, Vlasov ed Evenepoel, in questo ordine. Si è messo a tirare per 15 chilometri tra pianura e strappetti e ha fatto saltare quasi tutti di ruota, anche Vlasov. Sono rimasti in sei. Sono convinto che se Pellizzari non avesse corso con Evenepoel, se la sarebbe giocata con lui».

Garzelli rimarca l’ulteriore step del marchigiano. Racconta come lo stesso Remco sia rimasto impressionato da lui, gli abbia fatto i complimenti e lo abbia ringraziato. Davvero un ottimo biglietto da visita in vista del Giro d’Italia.

Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze
Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze

Remco, potente e sereno

Chiaramente Garzelli non poteva non citare il belga. Remco Evenepoel stato un vero mattatore: azioni di forza, eleganza, potenza.

«Per Remco – riprende Garzelli – grande condizione, grande motivazione e soprattutto, almeno da quello che ho potuto vedere in prima persona, grande tranquillità. Una novità? Io so solo che ho visto un Evenepoel tranquillo, disponibile anche mentre faceva i rulli cinque minuti dopo l’arrivo e rilasciava le interviste. E’ sempre andato forte in questi anni, però quest’anno mi sembra di vederlo ancora più concreto. Non ha avuto duelli con Pogacar, però sia a Mallorca che alla Valenciana erano presenti corridori di alto livello.

«L’altro nome grosso, rivale di Remco, era Almeida, ma su questo percorso con salite esplosive il portoghese fa più fatica. Nel giorno della salita si è staccato abbastanza presto, ma poi si è messo sotto e ha rimontato un sacco di gente, tanto da chiudere secondo».

Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione
Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione

Bravo Tiberi

Altro atleta che è piaciuto molto a Stefano Garzelli è Antonio Tiberi. Il laziale ha chiuso quarto nella generale.

«Sono contento di averlo visto protagonista – dice Garzelli – Tiberi è stato l’ultimo corridore a staccarsi da Remco sull’Umbra del Sol, tre chilometri al 15 per cento. L’avevo già visto molto bene al debutto, il 23 gennaio, proprio qui a due chilometri da casa mia, quando vinse Scaroni e lui arrivò terzo. E’ un’ottima conferma. Deve migliorare ancora piccoli dettagli, però rimanere quel giorno sulla ruota di Evenepoel fa capire che è pronto per vincere una grande corsa».

Per Tiberi dunque un banco di prova importante, sostiene Garzelli. Tra l’altro è curioso conoscere nel dettaglio il calendario dell’atleta della Bahrain-Victorious, perché potrebbe portare a casa un bel successo: UAE Tour, Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Paesi Baschi, poi il resto è già orientato verso il Tour de France.

Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?
Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?

Red Bull, messaggio alla UAE

Stefano ha vissuto la corsa da dentro, cogliendo sfumature importanti. Tra queste lo ha colpito la forza e la compattezza della Red Bull-Bora: una squadra onnipresente, in salita, negli sprint, in classifica generale.

«Può sembrare scontato – spiega Garzelli – però loro sono sempre stati nel vivo. La prima tappa l’hanno persa con Arne Marit al fotofinish da Girmay. Poi sono sempre stati sul podio con uno o più atleti: primi e secondi nella crono, primi e terzi nella quarta tappa, secondi nella tappa finale e primi, terzi e settimi nella generale. Ma soprattutto grande compattezza e lucidità nel controllare la corsa. Da fuori traspare grande armonia. Spesso Pellizzari andava a stuzzicare Remco, gli diceva di andare, di fare e quasi era lui a doverlo frenare. E poi avevano grandi nomi in squadra e non erano ancora con tutti i leader».

La UAE Emirates ha provato ad attaccarli in un paio di occasioni, ma Remco e compagni hanno sempre chiuso o gestito la situazione. Sanno che i veri rivali nel corso della stagione, e al Tour in particolare, saranno proprio gli emiratini di Pogacar. Ma se si presentano così, potremmo davvero assistere a un grande spettacolo.

Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv
Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv

Velocità stellari

La corsa valenciana non era impossibile, ma il percorso non regalava nulla: sempre molto mosso. Alla fine Remco Evenepoel ha vinto con 43,798 chilometri orari di media, un’andatura impressionante. Ed è proprio questo aspetto ad aver colpito Garzelli.

«Ho notato – conclude Garzelli – che si continua a migliorare la velocità media. Noi, come corsa, addirittura un paio di giorni abbiamo dovuto posticipare la partenza per rientrare nei tempi televisivi, perché ormai i materiali, la qualità dei corridori, l’alimentazione e la preparazione fanno sì che le medie si alzino drasticamente e continuino ad alzarsi.

«Sui materiali ho notato che in tanti hanno utilizzato la monocorona, tranne che nella quarta tappa. Proprio alla partenza della prima mi ero soffermato a vedere le bici della Red Bull-Bora e Pellizzari mi aveva detto che montavano un 10-36: tutti dettagli che contribuiscono ad andare più forte».

Wout Van Aert, casco Giro Eclupse Pro (foto Giro)

Giro Eclipse Pro, appunti tecnici dal lancio ufficiale

11.02.2026
7 min
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BARCELLONA (Spagna) – Siamo volati fin qui per partecipare al lancio ufficiale dell’ultimo nato in casa Giro: il nuovo casco Eclipse Pro che finalmente si rende disponibile anche al pubblico.

Lo abbiamo già visto infatti a partire dallo scorso Tour de France sul capo degli atleti della Visma Lease a Bike (in apertura Wout Van Aert), poi portato in maglia gialla sugli Champs Elysee da Pauline Ferrand-Prèvot e in occasione della vittoria della Vuelta da parte di Vingegaard. E persino nel settore delle ruote grasse con la prima posizione al mondiale marathon, il record del percorso e vittoria assoluta alla Leadville Trail 100: entrambe con Kate Courtney.

Risultati che dimostrano un ottimo successo del prodotto nelle difficili condizioni dei campi di gara, che sono servite come coda dello sviluppo del casco. I progettisti di Giro ci hanno spiegato che ad un ritmo serrato di iterazioni di design, analisi aerodinamiche al CFD ed in galleria del vento, si è dato molto peso al feedback degli atleti e ai dati rilevati fuori dai laboratori.

Il focus era creare un casco con una elevata efficienza aerodinamica, senza perdere di vista il comfort sia statico sia dinamico in ogni condizione di utilizzo.

Ash Lewin è il designer che ha realizzato il casco Giro Eclipse Pro
Ash Lewin è il designer che ha firmato il casco Giro Eclipse Pro
Ash Lewin è il designer che ha realizzato il casco Giro Eclipse Pro
Ash Lewin è il designer che ha firmato il casco Giro Eclipse Pro

Barcellona città ciclabile

Abbiamo potuto verificare le dichiarazioni del produttore in una splendida mattinata nei dintorni di Barcellona: città che, nonostante le dimensioni, si è rivelata molto a misura di ciclista. Un deciso rispetto e attenzione da parte degli automobilisti locali mentre uscivamo dal centro e, soprattutto, una pletora di ciclabili completamente separate dalla circolazione anche in periferia.

Spazi dedicati sia all’attività ricreativa sia a quella sportiva e abbiamo notato persino diverse aree attrezzate per l’insegnamento della sicurezza stradale ai giovani ciclisti in erba.

Tornando al prodotto da subito si colgono la qualità dei materiali, soprattutto la morbidezza del cinturino e la possibilità di regolazione Roc-Loc. Il sistema è giunto alla versione 5.5, con 3 posizioni sia di altezza sia di larghezza delle bande che avvolgono la nuca e permettono di trovare una calzata decisamente comoda anche per diverse conformazioni della testa. Dopo qualche regolazione, non si evidenzia alcun punto di pressione o fastidio: un casco che quasi fa dimenticare di averlo in testa.

Barcellona si è rivelata una sorpresa per le tante ciclabili ben divise dal traffico ordinario
Barcellona si è rivelata una sorpresa per le tante ciclabili ben divise dal traffico ordinario
Barcellona si è rivelata una sorpresa per le tante ciclabili ben divise dal traffico ordinario
Barcellona si è rivelata una sorpresa per le tante ciclabili ben divise dal traffico ordinario

Sicurezza e un solo appunto

Torna anche il sistema Mips Spherical. La doppia calotta con densità di EPS differenziate permette al casco di rimanere fisso nella parte a contatto col capo, mentre il guscio esterno può ruotare in ogni direzione in caso di impatto, smorzato da elastomeri che assemblano anche le due parti. Giro è l’unico brand ad oggi che adotta la tecnologia Spherical.

Questo sistema pone Eclipse Pro su un piano di sicurezza superiore a diversi competitor, senza la fastidiosa sensazione di capelli impigliati che a volte si verifica con i caschi col Mips direttamente sulle imbottiture interne. Per contro a livello personale e trattandosi di un primo approccio (non un test completo), ho riscontrato un leggero movimento rispetto all’asse longitudinale non limitato dal laccio sottogola. Un fattore sicuramente legato alla differenza di forma fra la testa ed il casco, quindi una soggettività che ha richiesto una notevole tensione del rocchetto posteriore. Uno “spazio luce” non percepibile durante la pedalata, ma solo muovendo il casco con le mani.

Molto buono il peso, soprattutto considerando la categoria della quale fa parte, la tanta sostanza che mostra il nuovo Giro, tenendo ben presente la complessità costruttiva di Eclipse Pro. L’ago della bilancia si ferma a 280 grammi in taglia M.

Lo studio dei flussi

A livello dinamico le sensazioni sono state molto positive. E’ difficile valutare ovviamente la dichiarazione del miglioramento aerodinamico del 17% rispetto al precedente Eclipse. Invece è facile riscontrare la presenza minima di fruscii quasi indipendentemente dalla posizione della testa, sinonimo di una buona efficienza di gestione non solo dei flussi esterni, ma soprattutto di quelli interni.

Proprio su questi ultimi si nota l’importante studio fatto da Giro in galleria del vento. I flussi interni risultano decisamente percepibili soprattutto nella zona delle tempie. E poi, con la testa in posizione alta, anche nell’evacuazione dell’aria dal capo ad opera della feritoia all’inizio del canale centrale. A testa bassa invece, questo effetto quasi sparisce.

A detta dei progettisti è una scelta voluta per mantenere una efficienza elevata anche in questa posizione, dove molti design (soprattutto di caschi a coda lunga e con prese di ingresso frontali) perdono di efficacia sia aerodinamica che di aerazione. Mentre molti caschi aero fanno affidamento sulla pressione aerodinamica in velocità per rendere efficienti le prese d’aria, la sensazione pedalando in salita indossando Eclipse Pro è di un casco che rimane fresco anche quando la velocità diminuisce e lo sforzo aumenta, complice le sezione posteriore tronca completamente aperta.

Eclipse Pro rimane fresco anche quando la velocità diminuisce e lo sforzo aumenta
Eclipse Pro rimane fresco anche quando la velocità diminuisce e lo sforzo aumenta
Eclipse Pro rimane fresco anche quando la velocità diminuisce e lo sforzo aumenta
Eclipse Pro rimane fresco anche quando la velocità diminuisce e lo sforzo aumenta

Il punto di congiunzione

La nostra prova si è conclusa con alcuni giri nello splendido velodromo a cielo aperto di Horta. Abbiamo potuto apprezzare ancora il piacevole equilibrio del casco fra le doti di penetrazione aerodinamica e il comfort sia di calzata sia di aereazione.

Nonostante la bella giornata infatti, il famoso inverno mite spagnolo si è fatto un po’ desiderare e solo in velodromo le temperature hanno iniziato a superare i 15 gradi. Si rimanda quindi il giudizio finale delle doti del casco alle pedalate nei caldi estivi, dove normalmente i caschi aero tendono a mostrare il fianco.

Questo primo approccio ci fa propendere tuttavia nel credere che Eclipse Pro si possa facilmente piazzare fra i migliori della categoria, se non addirittura fare da ponte verso i caschi tipici da salita estivi.

In vendita dal 15 febbraio

In conclusione pensiamo che il nuovo prodotto di Giro abbia pochi punti deboli. E’ un casco molto trasversale, dal cuore agonista e che punta alla velocità, ma non vuole rinunciare ad essere sicuro, fresco e comodo in ogni condizione. Se si è alla ricerca di un singolo casco valido su più discipline e ambienti, certamente il nuovo Eclipse Pro è da prendere in forte considerazione.

Sarà disponibile per l’acquisto dal 15 febbraio al prezzo di listino di 329,99 euro in 3 taglie che coprono dai 51 ai 63 cm di capo, in 7 colorazioni di cui due a tinta unita, ma tutti comunque solo in colori opachi. A partire dalla seconda metà dell’anno si aggiungeranno le versioni speciali e replica delle squadre.

Giro

Giro è distribuito in Italia dalla commerciale Bonin

Michele Bartoli Academy, Marina di Pietrasanta, febbraio 2026, ds Mirco Buti, Gabriele Cantini e Virginia Gelichi

Michele Bartoli Academy: si gioca, si sogna, si cresce

11.02.2026
6 min
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MARINA DI PIETRASANTA (Lucca) – I bimbetti vestiti di giallo e di nero, con il casco e gli occhiali Ekoi che fino ad ora i più piccoli non li… aveva mai vestiti, girano nell’anello attorno al campo di atletica. E’ la seconda domenica consecutiva che la Michele Bartoli Academy li raduna nell’impianto intitolato a Falcone e Borsellino vicino all’uscita di Versilia. La settimana scorsa hanno fatto dei test, prendendo il tempo su varie distanze e annotando tutto per ciascun ragazzo. Oggi si gira in gruppo e a tratti uno o due vanno in fuga con il diesse Mirco Buti e gli altri dietro che devono riprenderli, girando rapportini come in un frullatore, scortati da Gabriele e Virginia, ugualmente tecnici in bici.

«Mirco abbiamo dovuto corteggiarlo – sorride Alessandra Bartoli – Gabriele è stato uno dei più giovani direttori sportivi d’Italia, perché l’anno scorso aveva 19 anni e aveva già il patentino. Invece Virginia ha corso fino alle juniores e la vedi tanto dolce, ma quando decide di imporsi, diventa spietata».

Niente di casuale

La pioggia ha concesso una tregua. Una bimba di nome Sofia tiene in mano un cornetto alla Nutella grande quanto la sua faccia. Il babbo spiega ridendo che ha finito le barrette. E lei intanto ci tuffa dentro il volto, con il pollice conficcato al centro, dove la cioccolata sbuffa fuori abbondante. Suo fratello Brando, ci spiega Alessandra, è l’anima della squadra.

Fortuna ha voluto che si siano trovati fra coetanei molto in gamba, che si stimolano a vicenda e intanto diventano più forti. A questa età la bravura sta soprattuto nel sapersi muovere fra ostacoli e difficoltà, sviluppando la capacità di guida, ma dice Michele che alcuni di loro sono dei piccoli fenomeni anche nello stare in gruppo e prendere le posizioni.

Non c’è niente di casuale. Anche le posizioni in sella le hanno fatte sui rulli, consapevoli del fatto che a questa età i bambini crescono così rapidamente che una misura potrebbe non andare più bene da oggi a domani.

Un progetto, non una squadra

Michele ha appena finito di parlare con un bambino e sua madre. Da quest’anno ha smesso di collaborare con la Bahrain Victorious e, quando si avvicina, ha gli occhi che brillano come dopo il primo Fiandre. Qui però la vittoria è vederli tutti insieme, coinvolti in un progetto in cui lui crede da matti.

«Non vuole essere la classica squadra di ciclismo – spiega Bartoli – ma insegniamo tutto quello in cui crediamo. Il valore della nutrizione, che per i bambini significa mangiare in modo sano. Il riposo, il recupero, la conoscenza del ciclismo e poi chiaramente anche le gare e l’abilità. Sono bambini. C’è spazio per il gioco, per andare a giocare a pallone sulla spiaggia e fare una girata sul lungomare di Forte dei Marmi. Avere due direttori sportivi di vent’anni riduce le distanze».

Michele Bartoli si è lanciato nella Academy con un entusiasmo nuovo. Qui è con il nipote Ettore
Michele Bartoli si è lanciato nella Academy con un entusiasmo nuovo. Qui è con il nipote Ettore
Michele Bartoli si è lanciato nella Academy con un entusiasmo nuovo. Qui è con il nipote Ettore
Michele Bartoli si è lanciato nella Academy con un entusiasmo nuovo. Qui è con il nipote Ettore

Si parte dai giovanissimi

La presentazione ufficiale ci sarà domenica 8 marzo a Ponsacco, ma questi kit così belli realizzati da Veloplus hanno cominciato a fare capolino già lo scorso anno.

Quando nell’estate si sparse la voce che dal 2026 Michele avrebbe lanciato la sua Academy, qualcuno in altre società iniziò a fare giochi strani. Qualche bimbo in predicato di cambiare maglia si è ritrovato fuori squadra. Altri hanno subito pressioni perché l’anno successivo non passassero con Bartoli, altrimenti potevano ritenersi liberi da subito. E così Alessandra e Michele si sono rimboccati le maniche, hanno comprato un furgone prima del tempo e hanno mosso i primi passi.

«Siamo partiti con i giovanissimi – prosegue Bartoli – e vogliamo accompagnarli nel cammino fino alle categorie più grandi. Ogni anno vorremmo inserirne una nuova, siamo già pronti per gli esordienti nel 2027. Abbiamo sponsor per i prossimi tre anni e con altri stiamo trattando. E’ una Academy come quelle del calcio, dove si parte da bambini e si arriva alle categorie internazionali. Stiamo costruendo un gruppo di tecnici, accompagnatori e collaboratori che sanno e che vogliono insegnare. Siamo contenti».

Fra gambe e carattere

Quando c’è da fare la gimkana con le prove di abilità in cui debutteranno ai primi di marzo a Siena, in occasione della Strade Bianche, Mirco sale in cattedra. Sistema i coni a terra, spiega come si prende la pallina e poi li osserva uno dopo l’altro mentre si cimentano con il percorso.

«Nelle valutazioni che facciamo con i tecnici – spiega Bartoli – c’è anche tanta componente psicologica. Vogliamo che stiano bene in gruppo, che si sentano accolti e a loro agio. Per le prestazioni ci sarà tempo più avanti. Hanno il diritto di crescere con calma. Abbiamo le nostre riunioni settimanali. Nei mesi scorsi sono stati in palestra, oggi imparano la guidabilità. Ritroveranno queste gimkane anche nei meeting nazionali per migliorare le loro abilità. Quello che impari oggi ti viene buono quando sarai nel grande ciclismo».

Ogni gesto parla di futuro, anche il semplice darsi appuntamento a mercoledì quando andranno in mountain bike. L’idea è appena sbocciata. Il sogno quasi inconfessabile parla di un progetto destinato ad arrivare molto in alto ed è bello che un campione si impegni per restituire al ciclismo quel che ha ricevuto. Lo sta facendo sotto voce, ma in maniera concreta. Se sono rose, vedrete che fioriranno.

Diego Ulissi

Ulissi a tutto tondo. La “sua” XDS Astana, Scaroni e il Giro nella testa

10.02.2026
6 min
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Tra i partecipanti al Tour of Oman c’è anche Diego Ulissi, un perno, anzi sempre più il perno della XDS Astana e del nostro ciclismo. Diego è veramente un veterano, l’uomo di fiducia, il compagno su cui poter fare affidamento. E se un atleta come Christian Scaroni sta andando così bene, una piccola parte di merito è anche sua.

Con lui cogliamo l’occasione per fare il punto della situazione e capire un po’ come sta approcciando questa ennesima stagione da professionista. In Oman la colonnina di mercurio segna già 30 gradi o poco più e Ulissi ci confida che, tutto sommato, fa caldo ma si sta bene.

Diego Ulissi
Diego Ulissi (classe 1989) in gruppo è uno dei più esperti, per questo è road capitan della XDS-Astana
Diego Ulissi
Diego Ulissi (classe 1989) in gruppo è uno dei più esperti, per questo è road capitan della XDS-Astana
Caro Diego, inizia la stagione numero 17: come sta iniziando?

Direi che ho passato un buon inverno, un inverno tranquillo, in famiglia. Ho fatto 3-4 settimane di stacco totale, di recupero. La cosa buona è che non mi sono ammalato, faccio gli scongiuri, e tutto è filato liscio. Le prime gare in Spagna sono andate bene, poi da lì sono tornato per qualche giorno a casa ed eccomi qui in Oman.

Hai cambiato qualcosa sia dal punto di vista tecnico sia della preparazione?

Direi proprio di no, né dal punto di vista tecnico né della preparazione. Ho sempre fatto più o meno le stesse cose, soprattutto sulla bici non ho cambiato niente. Da anni uso le solite misure, mi trovo bene con quelle e vado avanti così. Nel corso degli ultimi anni posso dire che ho avanzato un po’ la sella, ma non quest’anno.

Che squadra è questa nuova XDS-Astana? In qualche modo l’hai presa in mano. L’anno scorso avete fatto una sorta di piccolo miracolo con tutti quei punti, salvandovi dalla retrocessione dal WorldTour…

L’anno scorso è stata una bella sfida, una bella impresa. Posso dire che c’è un ambiente bellissimo: la gente che è qui vedo che dà tanto e tutti, sia chi è arrivato da poco sia chi è arrivato da più tempo, si trovano a loro agio. Quando è così lavori bene, lavori con serenità. Io sono arrivato, come avete detto voi, che la situazione era veramente delicata per la questione dei punti. Anzi, era piuttosto critica. Il rischio della retrocessione era altissimo e sarebbe stato un danno enorme.

Diego Ulissi
Ulissi ha esaltato il buon clima in squadra (foto Instagram)
Diego Ulissi
Ulissi ha esaltato il buon clima in squadra (foto Instagram)
E tu cos’hai fatto?

Io non posso dire nulla a nessuno. Qui c’è gente che sa il fatto suo. La XDS-Astana, fino a qualche anno fa, era la migliore squadra al mondo. Magari ho aiutato qualche compagno a tirare fuori le sue capacità, ad avere un po’ più fiducia e motivazione in se stesso. Per il resto c’era uno staff, un team molto preparato.

Cosa significa tirare fuori fiducia, tirare fuori le capacità da un corridore?

Potrei dire come affrontare la corsa, cioè affrontarla da protagonisti, crederci, andare alle gare, grandi o piccole che siano, per fare risultato. E questa è la mentalità vincente che già c’era, ma che ho cercato di esaltare ancora di più.

C’è qualche compagno con cui hai legato di più?

Penso a corridori come Cristian Scaroni, che ha fatto una grande stagione 2025 e non era il primo anno. Scaro va forte da febbraio a ottobre, è molto costante e la differenza è che ha iniziato, in questa costanza, a raccogliere il risultato. Ho notato che ha fatto un bel cambio di mentalità già nei primi ritiri di dicembre e in quest’ultimo di gennaio.

Che cosa è cambiato?

L’anno scorso eravamo un po’ dispiaciuti per la mancanza dei risultati, che non arrivavano, ma si vedeva che poteva fare bene. Tornando al discorso su cosa posso aver fatto io, ho messo a disposizione la mia esperienza. Avevo già vissuto tante dinamiche così in altri team. Ultimamente l’ho vissuta nel primo team al mondo e ho cercato di riproporre quella mentalità vincente.

Diego Ulissi
Ulissi e Scaroni, una coppia sempre più affiatata
Diego Ulissi
Ulissi e Scaroni, una coppia sempre più affiatata
Puoi farci un esempio concreto, Diego, di quando porti questa mentalità e sfrutti la tua esperienza?

Capita spesso che si parli prima della gara o in gara. Io tante volte sono il road captain. I direttori sportivi, in corsa, dall’ammiraglia molte volte non vedono ciò che sta succedendo, quello che vediamo noi, i movimenti in gruppo. In quelle fasi entro in gioco io e cerco di gestire la situazione.

Che cosa fai in concreto?

Mi viene in mente proprio la prima gara che abbiamo fatto quest’anno e che ha vinto Scaroni. Avevamo lavorato praticamente tutto il giorno, poi a circa 20 chilometri dall’arrivo la gara ci stava sfuggendo di mano. C’era stato un attacco di uomini importanti, tra cui Soler, e dovevamo chiudere subito. Così io e Champoussin, che dovevamo entrare in azione più tardi, siamo entrati in azione prima. Siamo riusciti a chiudere su quell’attacco e alla fine la gara è andata bene, ma quella decisione di chiudere in quel momento l’ho presa io.

In effetti tu e Scaroni siete una bella coppia, anche con caratteristiche simili. Una coppia d’assalto made in Italy…

Sono dell’avviso che anche l’anno scorso abbiamo fatto bene. I miei circa mille punti li ho portati a casa anche nella stagione passata e alla fine io il mio lo faccio. Penso però che, fatto questo, alla mia età bisogna anche comportarsi in modo diverso: cercare di essere utili per chi ha più possibilità di vincere, mettersi a disposizione dei più giovani. Scaroni è davvero forte. Se questo serve a dargli fiducia e consapevolezza, ben venga.

Parliamo però anche della tua stagione. Che 2026 ti aspetti?

L’idea è quella di fare il Giro d’Italia, con un calendario molto simile a quello del 2025. Voglio arrivare al Giro al 100 per cento e fare molto bene lì. Andremo anche a caccia di tappe. Non ho obiettivi particolari: spero di stare bene e di poter fare una stagione costante che vada bene per la Astana e vada bene anche per me. Se fossimo nel calcio parleremmo di zona Champions!

Lo scorso anno il sogno: a Castelraimondo Diego Ulissi va in maglia rosa
Lo scorso anno il sogno: a Castelraimondo Diego Ulissi va in maglia rosa
La XDS-Astana ha anche il Devo Team. C’è qualche giovane che ti ha colpito particolarmente?

Devo dire che in generale mi è piaciuto parecchio lavorare con loro. Ho visto tanti ragazzi con voglia di imparare e di ascoltare, e questo non è poco. Mi è piaciuto molto Simone Zanini, con cui ho avuto modo di stare un pochino più a contatto, e mi ha fatto un’ottima impressione Mattia Negrente, con il quale ero stato in fuga l’anno scorso al Giro del Veneto. Anche Matteo Scalco è un bel elemento.

Diego, hai parlato di 17ª stagione da professionista: al futuro ci pensi o è una domanda che non ci sta?

La domanda ci sta eccome, vado per i 37 anni. A me piace vivere le cose passo dopo passo. Poi è chiaro che dovrò prendere una decisione. Le stagioni iniziano a essere tante, ma voglio concentrarmi su quello che devo fare adesso. Sicuramente dopo il Giro inizierò a guardarmi dentro e a pensare un po’ al futuro, ma per il momento non mi sono precluso niente.

Quindi pensi che potresti anche restare in XDS-Astana?

Non mi sono precluso niente, tutti gli scenari sono possibili. Immagino che anche a loro faccia piacere tenermi, ma il mio futuro come corridore non dipende da questo. Vediamo quello che voglio fare e soprattutto che mi sento di fare.