Dopo Bonifazio, numeri e sensazioni di Maestri, andato in fuga

23.03.2024
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Ieri vi abbiamo parlato della Sanremo di Niccolò Bonifazio. Il corridore della Corratec-Vini Fantini era rimasto in gruppo e aveva corso “coperto”. Ciononostante abbiamo visto dati e tempi da capogiro. Stavolta analizziamo la Classicissima di Mirco Maestri, che invece è andato in fuga.

Il corridore della Polti-Kometa ha quindi preso tanta aria e ha corso in modo differente. E’ dunque interessante sapere come è stata gestita la sua gara. Di certo Maestri è stato più costante di Bonifazio, il quale ha dato tutto tra Berta e arrivo. Arrivo su cui Mirco è transitato in 44ª posizione a 1’16” da Philipsen. Quindi 42” prima di Bonifazio.

Mirco Maestri (classe 1991) era alla sua ottava Sanremo
Mirco Maestri (classe 1991) era alla sua ottava Sanremo
Mirco, insomma ancora una Sanremo in avanscoperta…

Su otto Classicissime a cui ho partecipato, sette le ho fatte in fuga. Stavolta all’inizio avevo delle sensazioni un po’ strane: il gruppo non ci dava grosso spazio, poi siamo andati, ma è stata una faticaccia. Credevo ci venissero a prendere prima della Cipressa. Mi sono dovuto dare da fare nella fuga.

Nel senso che hai tirato forte?

Intendo che mi sono fatto ascoltare perché c’era questa ansia di voler andare a tutta, perché avevamo solo un minuto e mezzo o due. Io gli dicevo: «E’ inutile spingere di più, perché l’andatura la fa il gruppo. E’ meglio che ci teniamo “le banane” nel sacco. Risparmiamo energie per quando scendiamo dal Turchino. Poi una volta sull’Aurelia diamo tutto quello che abbiamo». Il vento un po’ ci avrebbe aiutato. 

In effetti quel paio di minuti non era rassicurante come vantaggio…

Ma è così. E sempre agli altri in fuga dicevo: «Vedrete che comunque non ci vengono a riprendere presto. Non riapriranno la corsa a 150 chilometri dall’arrivo».

Il file della velocità (linea verde) tenuta da Maestri in relazione all’altimetria del percorso (in grigio). In basso il tempo di gara
Il file della velocità (linea verde) tenuta da Maestri in relazione all’altimetria del percorso (in grigio). In basso il tempo di gara
Insomma hai giocato d’esperienza…

Bisogna rischiare e fidarsi delle sensazioni. Poi avevo un compagno di fuga come Tonelli con il quale ci si conosce da una vita. Siamo stati bravi calcolatori. Ci siamo confrontati spesso ed è stata la scelta migliore.

Passo indietro: dicevi che le sensazioni non erano super nei primi chilometri: perché?

Venivo da una Tirreno impegnativa e da una Milano-Torino in cui forse non avevo recuperato benissimo, quindi non ero proprio tranquillissimo di testa. Avevo paura di non averne abbastanza perché conosco il livello e il dispendio energetico che ci vuole per questa corsa. Soprattutto se affrontata all’attacco. Però più passavano i chilometri, più stavo meglio. Sono una sorta di diesel e corse come la Sanremo sono ideali per me.

Mirco, parliamo invece un po’ di numeri: i battiti medi sono stati 124, quelli massimi 163. All’inizio salivano troppo o al contrario non salivano?

I battiti erano nel range. Però ci abbiamo messo una quindicina di chilometri ad andare in fuga ed è stato abbastanza stressante. Si andava veramente forte. Nella prima mezz’ora abbiamo fatto 54 di media. I primi 20-25 minuti sono stati tosti per andare in fuga. Ed ogni anno è peggio!

DATOVALOREDATOVALORE

Tempo
6h 15’43”FTP normalizzata w373

Km
285Watt Cipressa453
Velocità media
45,5 km/h
Watt Poggio438
Watt medi280FC media124
Watt max1.474FC max163
Watt sui 5′477Rpm medie89
Watt sui 10′453Calorie6.867
Watt sui 20′393Lavoro Kj6.225
La tabella con i dati forniti da Samuel Marangoni, coach di Maestri
Perché?

Perché le squadre dei grandi non solo vogliono un numero giusto di fuggitivi, ma non vogliono neanche che ci siano certi connubi di corridori. Chi può tenere troppo, collaborare. O essere pericoloso per il finale. Però anche loro ad un certo punto dovevano mollare. Altrimenti saremmo arrivati a Sanremo così!

Come hai gestito lo sforzo? Dai dati che ci ha fornito il tuo coach, Samuel Marangoni, si parla di qualcosa come 6.867 calorie.

Mi sono gestito molto a sensazione. Poi ammetto che i dati li ho visti dopo. Un po’ per non farmi condizionare, un po’ perché preferisco essere concentrato sulla gara. I battiti cardiaci per esempio non li metto mai nella prima pagina del computerino. Non li voglio vedere. Sentivo però che nei momenti di spinta, quando c’era da andare, la gamba rispondeva bene, vuol dire che i watt c’erano. E le spinte erano comunque sempre un po’ sotto controllo. In una corsa del genere devi controllarti altrimenti non ci arrivi al traguardo.

Si dice che sui Capi si capisce se un corridore sta bene o no. E’ così?

Vero, i Capi sono il primo banco di prova. E lì non menti, cominci ad avere un certo chilometraggio nelle gambe. Se lì non ne hai, si spegne tutto.

Sui Capi però aumentano vertiginosamente i watt…

Naturalmente, prima viaggi con un wattaggio costante, soprattutto se sei in fuga. Cerchi anche di spendere il giusto. Nella doppia fila classica hai dei momenti di più alto wattaggio quando sei in testa, ma poi lavori più basso. Sui Capi però passi a spingere in Z4 alta, anche Z5.

Maestri sulla Cipressa a ruota di Tonelli. Uno sforzo monster, ma la fuga ha tenuto botta grazie all’ottima gestione del passo
Maestri sulla Cipressa a ruota di Tonelli. Uno sforzo monster, ma la fuga ha tenuto botta grazie all’ottima gestione del passo
E sulla Cipressa?

Lì dai tutto quello che resta. Il tuo corpo ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: «Non abbandonarmi!». Davvero il fisico non ne può più. Quest’anno ho avuto una giornata particolarmente buona, anche perché quando mi hanno ripreso dopo la Cipressa, col fatto che era partito il mio compagno Bais, sono riuscito a gestire e a “recuperare” prima del Poggio. In questo modo ho avuto un po’ più di gamba. Su quello strappo ormai si sale a 40 all’ora (la media di quest’anno è stata di 39,8 km/h, ndr) e l’ultimo tornante l’ho preso un po’ troppo esterno. Ho dovuto frenare ma a quel punto non sono più riuscito ad alzarmi in piedi. 

Parliamo di cadenze, ci si bada in una corsa tanto lunga come la Sanremo?

Come per le altre corse. Chiaro che se riesci ad essere un po’ più agile prima, tanto meglio visti i tanti chilometri. Salvi la gamba e nel ciclismo di oggi conta moltissimo. Io tendo ad andare abbastanza duro, però stare in fuga e girare regolari mi ha aiutato in tal senso e infatti un filo più agile del solito sono andato. Diciamo che il top è pedalare tra le 90-95 rpm. E’ stato così anche una volta sull’Aurelia, ma con un dente o due più duri.

E sulle salite?

Sulla Cipressa salivo a 80-85 rpm. Non so con che rapporto, ma con la corona grande, il 54, di sicuro. Ormai tutte le salite le facciamo a 30 all’ora o più. E in quasi tutte le corse si va via di 54.

Carera e il contratto di Philipsen: si decide dopo Roubaix

23.03.2024
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La notizia che Jasper Philipsen, il vincitore della Sanremo e prima ancora della maglia verde e di quattro tappe del Tour, volesse rinnovare il contratto per guadagnare di più ma non avesse un agente, ha colto tutti di sorpresa. E’ davvero possibile che professionisti di quel livello si gestiscano da soli? Evidentemente era così, ma alla fine Philipsen si è accasato con Alex Carera, cui ci siamo rivolti anche noi per capire quali siano stati i passi che hanno portato all’accordo e quelli sino alla firma del nuovo contratto.

«Philipsen ha avuto un agente nei primi due anni da professionista – spiega Carera – quando era in UAE Emirates. Invece negli ultimi due, tre anni ha fatto senza. Non è frequente che i corridori WorldTour siano… scoperti, il suo è un caso raro. Lui di fatto ha firmato il primo contratto con la Alpecin-Deceuninck e poi è rimasto sempre quello. E anche questo è raro…».

Alex Carera e l’agenzia fondata con suo fratello Johnny hanno rappresentato Nibali per tutta la carriera (foto Instagram)
Alex Carera e l’agenzia fondata con suo fratello Johnny hanno rappresentato Nibali per tutta la carriera (foto Instagram)
Come è avvenuto il contatto?

Sapevo che fosse senza agente, però mi ha sorpreso che mi abbia chiamato. Anche perché pensavo che dopo la maglia verde, avesse già rinnovato con la Alpecin.

Jasper sembra un buon amico di Pogacar, quanto sono importanti queste relazioni nello scegliere lo stesso agente?

La verità è che ci ho parlato un po’ a Singapore. Lo avevo già cercato due anni fa ed era venuto anche al nostro party, ma aveva ancora due anni di contratto e così avevo fatto un passo indietro, pur rimanendo in buone relazioni. A Singapore, siamo stati cinque o sei giorni insieme e probabilmente ha visto come mi relazionavo non solo con Tadej, ma anche con Ciccone, Formolo e Vacek, che erano lì con me. E nel momento in cui ha sentito l’esigenza di prendere un agente, probabilmente il primo nome che gli è venuto in mente è stato il mio.

Come ti ha contattato?

Mi ha chiamato. Ricordo che erano le quattro del pomeriggio di un giovedì. Così gli ho detto che avremmo potuto parlarne, però non al telefono perché non mi sembrava corretto. Lui mi ha risposto che il lunedì sarebbe ripartito per il training camp in Spagna e gli ho detto che non c’era problema: «Domani alle tre sono a casa tua!». E alle tre del giorno dopo, insieme al rappresentante di A&J in Belgio, che è un avvocato, ci siamo presentati a casa sua.

L’incontro fra Carera e Philipsen si è svolto a novembre al Criterium di Singapore (foto Thomas Maheux)
L’incontro fra Carera e Philipsen si è svolto a novembre al Criterium di Singapore (foto Thomas Maheux)
Che cosa vi ha chiesto?

Mi ha chiesto quale fosse secondo me il suo valore di mercato. E gli ho risposto che il valore di mercato non lo decide Alex Carera, non lo decide Jasper Philipsen e neanche Philip Roodhooft (il team manager della Alpecin-Deceuninck, ndr). Il valore di mercato lo stabilisce il mercato stesso. Quindi in base alle proposte che avremmo ricevuto successivamente, si poteva fare una stima del valore. Non sono soltanto i risultati, ci sono tanti componenti oggi che determinano il valore di un ciclista. Direi che ci siamo trovati in sintonia. Come con tutti gli altri nostri corridori, ci sentiamo regolarmente ogni due-tre giorni. Se non direttamente con me, con qualcun altro dell’agenzia o del suo staff. Poi è ovvio che in questa fase, dovendo firmare e decidere un contratto così importante e di una durata così lunga, è normale che magari ci si senta anche più volte al giorno, ma per il resto ci sono periodi in cui si sente anche meno.

Philipsen ha vinto la Sanremo e De Panne, potrebbe vincere altre classiche: vi siete dati un termine entro cui decidere?

Ci siamo detti che decideremo il nuovo contratto, che sicuramente avrà la durata di quattro anni, appena dopo la campagna del Nord, la settimana successiva alla Parigi-Roubaix. Lo abbiamo deciso prima di iniziare a lavorare insieme ed è confermato, ovviamente.

Vinta la Sanremo, Philipsen si è ripetuto quasi subito a De Panne, battendo Merlier
Vinta la Sanremo, Philipsen si è ripetuto quasi subito a De Panne, battendo Merlier
Che cosa cerca Philipsen in un nuovo contratto: soldi, ambiente, quali sono i punti su cui si ragiona?

L’aspetto economico non è il punto fondamentale, perché tra le varie proposte ci sono valori molto simili. Può variare un 10-15 per cento, ma con questi importi, fra avere tot milioni in banca o tot milioni più uno, non cambia poi molto. Cambiano però la prospettiva dell’ambiente e la possibilità, ad esempio, di correre e puntare alle tappe del Tour de France nel prossimo futuro. Cambia il leadout. Cambiano il programma e la relazione con i coach. E poi vanno valutate alcune situazioni, come la possibilità di fare dei contratti personali. Quando oggi fai un contratto con un atleta di questo livello, devi analizzare tantissimi punti. Non è che chiedi quanto mi dai e per quanto tempo e basta così. Ci sono tanti aspetti da vagliare, altrimenti tutti potrebbero essere agenti di alto livello.

Ha espresso il desiderio di rimanere alla Alpecin?

Mi ha confermato che si trova molto bene sia con la squadra, sia con Christoph Roodhooft, sia con Van der Poel. Lo ha detto prima della Sanremo e lo penserà anche dopo la Roubaix. E’ vero che sono arrivate delle proposte di grandi team che sono interessati, stiamo vagliando una serie di situazioni, però siamo assolutamente in contatto. Ho visto Philip Roodhooft, il manager della Alpecin, la sera prima della Sanremo, ero a cena con lui.

Secondo te, quando Roodhooft ha sentito che avresti rappresentato tu Philipsen, si è messo le mani nei capelli perché avrebbe preferito trattare con il corridore?

Secondo me è un bene per lui, perché riesce a scindere la parte sportiva dalla parte contrattuale. Quindi riescono a gestire in maniera più professionale il rapporto. Visto che sono due fratelli, Christoph può parlare tranquillamente dell’aspetto tecnico, ma non andrà a discutere con Jasper dell’aspetto contrattuale. E infatti il ragazzo ha più serenità nella relazione e i risultati si vedono. Oggi come oggi, non è più come 15 anni fa, quando il direttore sportivo faceva firmare il contratto sul cofano di una macchina. Oggi è tutto molto professionale e anche l’aspetto psicologico conta molto di più. In queste situazioni avere a che fare con l’agente anziché con l’atleta aiuta il team a scindere i due aspetti.

Tour 2023, tra Philipsen e Van de Poel c’è grande complicità: l’olandese lo ha spesso aiutato nelle sue vittorie
Tour 2023, tra Philipsen e Van de Poel c’è grande complicità: l’olandese lo ha spesso aiutato
A ciascuno il suo, insomma?

Con l’atleta si parla di allenamento, preparazione e vittorie. Con l’agente si parla di contratto e aspetti economici, progettualità, tasse e quant’altro. Quindi secondo me è un vantaggio che ci siamo di mezzo noi e alla fine direi che i risultati lo possono confermare.

Aver vinto la Sanremo fa crescere di tanto la quotazione di uno che comunque l’anno scorso ha avuto grandi risultati?

E’ normale che la Sanremo faccia crescere la quotazione, perché è una vittoria monumento. Se sei un atleta fuori dai primi 50 al mondo, vincere la Sanremo ti cambia la vita. Ma per un top 10 come lui, fa la differenza, però non così tanto. E’ fra i primi 10 al mondo già da un anno, ha vinto la maglia verde e sei tappe al Tour fra 2022 e 2023. Per cui, più è importante l’atleta e meno la singola vittoria farà la differenza.

Harelbeke incorona VdP, Van Aert è lì: l’Inferno è alle porte

22.03.2024
5 min
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A 43,7 chilometri dall’arrivo, sull’ennesimo strappo di giornata, Wout Van Aert finisce nella canalina e ne esce con le “ossa rotte”. Cade a terra. Proprio in quel momento, in testa al drappello Mathieu Van der Poel affonda il colpo. I corridori della Lidl-Trek provano a rispondere, ma non c’è nulla da fare contro l’iridato. L’E3 Saxo Classic di Harelbeke finisce lì.

La cavalcata di VdP è ancora calda e nei nostri occhi. Un’azione memorabile, sontuosa potente in quello che è considerato il Piccolo Fiandre e soprattutto che apre di fatto la campagna del Nord. Okay, qualche corsa c’è già stata, ma dopo la Sanremo che teneva banco, è da qui che inizia il filotto vero e proprio del Nord.

Van der Poel (classe 1995) primo sul traguardo di Harelbeke dopo una fuga di 43,7 km. Inizia la campagna del Nord
Van der Poel (classe 1995) primo sul traguardo di Harelbeke dopo una fuga di 43,7 km. Inizia la campagna del Nord

Alessandro Ballan ha appena commentato su Rai Sport l’impresa di Van der Poel e il duello a distanza con Van Aert e subito dopo è passato ai nostri “microfoni”. L’E3 Saxo Classic ci può dare molti spunti in vista di ciò che verrà.

Alessandro, dunque, che corsa è stata e cosa hai visto?

Una netta superiorità di quei due, una superiorità stratosferica. Neanche il gioco di squadra della Lidl-Trek è riuscito a contrastarli. Vedevo che prendevano di petto i muri e facevano quel che volevano, anche lontano dall’arrivo. Ma è bello perché ci regala un ciclismo diverso. Io ero abituato ai miei tempi in cui c’era uno scatto solo, qui scattano da lontano. Le corse diventano un testa a testa in cui si mira a lasciare l’avversario senza energie.

Ciclismo moderno, ma vecchio stile…

Esatto, che poi sarebbe stato bello vedere la gara senza la caduta di Van Aert. Credo sarebbe stata una volata a due. E credo anche che, vista la gamba che aveva, l’avrebbe vinta VdP.

Tanta gente sulle strade della E3 Saxo Classic. E domenica ci sarà la Gand-Wevelgem
Tanta gente sulle strade della E3 Saxo Classic. E domenica ci sarà la Gand-Wevelgem
Dici che Van Aert avrebbe tenuto?

Credo di sì, perché alla fine le asperità erano finite. C’era un solo strappo vero dopo l’uscita dal Kwaremont. E a quel punto non si sarebbe più staccato. Io credo anche che Van Aert sia andato un po’ in crisi di fame. Vedevo che sull’ultimo muro cercava la borraccia e metteva le mani in tasca. E magari anche il freddo e la pioggia hanno fatto consumare di più.

In redazione parlavamo proprio di questa cosa. Andare in crisi di fame nella Visma-Lease a Bike è davvero raro. Che abbia pagato più del previsto il rientro dall’altura diretto alle corse?

Ci può stare anche questo. Van Aert è arrivato in Belgio il mercoledì, ma se inizia a scattare a 80 chilometri dall’arrivo, se è tutto un esci ed entra in strade e stradine, muri e pavé difficile mangiare. Penso alla tabella che ha pubblicato Gilbert sull’alimentazione di Pogacar alla Sanremo, ma mangiare lì è molto facile. Qui è complicato sin dalle prime battute. E se fai la corsa è facile dimenticarsi di mangiare. Non avere il tempo per farlo o per farlo nel momento opportuno.

VdP ha sfruttato ogni centimetro di strada. Dopo l’arrivo era davvero contento. Si è messo le mani sul casco, quasi incredulo dell’impresa
VdP ha sfruttato ogni centimetro di strada. Dopo l’arrivo era davvero contento. Si è messo le mani sul casco, quasi incredulo dell’impresa
Cosa ti aspetti per il proseguimento di questa campagna del Nord?

Penso che anche se va forte, Van der Poel crescerà ancora un po’. Comunque è solo alla seconda corsa. E molto di più crescerà Van Aert, il quale tra l’altro al Fiandre non commetterà lo stesso errore con l’alimentazione. 

Altri uomini?

Più che altro penso ad una squadra: la Lild-Trek. Oggi ne hanno piazzati quattro nei primi dieci. Hanno uomini esperti e potenti come Stuyven e Pedersen. Da loro mi aspetto qualcosa, magari proveranno ad anticipare. Penso al Fiandre dell’anno scorso. Se Pedersen avesse avuto 5” di più dopo il Pateberg magari avrebbe tenuto Pogacar e il finale sarebbe stato diverso.

Bene anche la UAE in termini di squadra, ma certo il livello è più basso…

Sì, Wellens e Politt sono bravi ma proprio Politt per esempio lo vedo già in calo rispetto alle prime corse del Belgio. Ho visto che si è mosso Alaphilippe, ma è stato un timido vedersi. Ha fatto uno scatto in un momento in cui non ce n’era bisogno. Forse perché aveva capito che non aveva la gamba.

Qui Trentin (24°) e Mozzato (22°). Assieme ad Albanese (8°) sono stati i migliori italiani
Qui Trentin (24°) e Mozzato (22°). Assieme ad Albanese (8°) sono stati i migliori italiani
E invece cosa ne pensi del fatto che VdP farà la Gand e Van Aert no?

Sono scelte. Oggi sappiamo come si allenano, come sanno entrare in forma. Se penso ai miei tempi, quando il calendario era anche un po’ diverso, mi piaceva fare Harelbeke e De Panne prima del Fiandre. Oggi la gara per certi aspetti non è più così necessaria. E poi bisogna considerare che fare certe corse è anche un rischio. Sono tutte nervose, ci sono 200 corridori che vogliono stare davanti, c’è l’incognita del meteo.

E noi italiani come guardiamo a questa campagna del Nord che si è aperta definitivamente oggi?

Bettiol è caduto, non so come sarebbe andato. Certo si è ritirato presto. Anche lui potrebbe giocare d’anticipo. E poi Trentin. E mi piacciono i due della Arkea-Samsic, Albanese e Mozzato, sono giovani e possono fare bene. E mi piaciuto, anche se non è italiano, lo spagnolo Oier Lazkano. Ha gamba, corre un po’ troppo “di petto”, spreca molto, ma ne ha.

Ultima domanda, Alessandro: anche per la Roubaix sarà un discorso a due?

Sono i più forti, ma la Roubaix è un po’ più aperta, penso a Stuyven, il secondo di oggi. Ma anche alle fughe che potrebbero incidere diversamente sull’andamento della corsa.

Mozzato e un calendario tutto al Nord: «Questione di occasioni»

22.03.2024
5 min
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Il giorno prima della Milano-Sanremo, il 15 marzo, in Belgio Luca Mozzato ha colto il suo primo successo stagionale. Una volata, quella del velocista veneto, che ha regolato clienti scomodi come Groenewegen, Thijssen, Consonni, De Lie e De Kleijn. Proprio alla luce di questo successo e all’opaca prestazione di Demare alla Classicissima, ci si potrebbe chiedere come mai l’Arkea-B&B Hotels non abbia puntato su Mozzato. La verità è che il corridore italiano ha trovato la sua dimensione in gare come la Bredene Koksijde Classic (la corsa vinta appunto il 15 marzo). 

«Nel fare i programmi – ci spiega dall’hotel dove alloggia in vista degli impegni al Nord – si fanno delle scelte e si guardano pro e contro. La Sanremo ha un livello molto alto e io non davo la garanzia di stare davanti, con i primi. Mi piacerebbe provare un giorno, ma piuttosto che staccarsi sulla Cipressa o il Poggio forse è meglio andare in altre gare e vincere».

La vittoria di Mozzato alla Bredene Koksijde Classic davanti a Groenewegen e Thijssen
La vittoria di Mozzato alla Bredene Koksijde Classic davanti a Groenewegen e Thijssen
Rimpianti pochi, dunque?

Per un corridore italiano correre sempre lontano da casa non deve essere semplice, ma nel ciclismo bisogna fare i giusti calcoli e massimizzare le occasioni. D’altronde è meglio riuscire a cogliere maggiori risultati lontani dal territorio amico che sbattere contro un muro in casa.

«Se mi guardo alle spalle – dice ancora Mozzato – vincere è stato un bel premio e la scelta di saltare una corsa come la Sanremo la vivi a cuor leggero. Non ho corso una Classica Monumento, ma ho ottenuto un risultato importante. Avrei potuto anche non vincere, ma certe occasioni vanno sfruttate e colte. Ogni corridore è consapevole di dove può arrivare, io so che il mio livello è questo al momento. Andare alla Sanremo e sperare di arrivare nel primo gruppo sarebbe stato molto più difficile».

Mozzato corre poco in Italia una delle apparizioni del 2023 è stata al Giro del Veneto, la corsa di casa
Mozzato corre poco in Italia una delle apparizioni del 2023 è stata al Giro del Veneto, la corsa di casa
E’ un’analisi di “costi/benefici”…

Esatto. Poi non nascondo che mi piacerebbe provare un giorno a correre una gara come quella, ma non sai mai che può succedere. Le occasioni ci sono ovunque, solo che in gare come la Bredene Koksijde Classic sono più concrete. Non è un discorso solo mio, ma anche della squadra…

Spiegaci.

Avremmo potuto correre la Sanremo con sei corridori di punta, ma senza una garanzia di risultato. La scelta sensata era giocare tutte le carte su Demare, perché se fossero arrivati allo sprint avrebbe potuto dire la sua. La squadra era concentrata su di lui, l’unico “jolly” era Albanese

Quindi tu saresti stato a disposizione di Demare?

Avrei fatto il gregario oppure avrei fatto la mia gara in parallelo, ma non garantisco che sarei andato né più forte e neppure più piano

Alla Milano-Sanremo la squadra era costruita intorno ad Arnaud Demare
Alla Milano-Sanremo la squadra era costruita intorno ad Arnaud Demare
Hai trovato la tua dimensione al Nord…

Ripeto, in questo momento offro opportunità di piazzamento in gare di secondo e terzo livello. La squadra mi manda in determinate corse con la consapevolezza che posso dire la mia e che qualcosa, spesso, si porta a casa. Sono un corridore da Nord, per diverse ragioni.

Quali?

Sono adatto a correre sulle pietre, quindi nelle classiche e semi classiche mi trovo bene. Ho una buona resistenza e velocità, oltre al fatto che in gruppo mi muovo ottimamente. Fare un calendario italiano, cosa che mi farebbe anche piacere, mi precluderebbe tante occasioni. Se dovessi correre tra Italia e Francia per tutta la stagione avrei due o tre chance di vincere all’anno. Invece, correre al Nord ne offre di più. 

Con la Brugge-De Panne del 20 marzo si è aperta la stagione delle Classiche e semi Classiche del Nord
Con la Brugge-De Panne del 20 marzo si è aperta la stagione delle Classiche e semi Classiche del Nord
Stare lontano da casa pesa? In termini umani?

Un pochino spiace sempre, correre vicini a casa, anche solo relativamente, sarebbe bello. I miei genitori potrebbero venire a vedermi, così come il mio fan club. Ad esempio avrei potuto fare Milano-Torino e poi Milano-Sanremo, ma non avrei dato garanzie di stare davanti. In quelle corse se arrivano 40 o 50 corridori a giocarsi la volata vuol dire avere Demare, quindi mi dovrei mettere a disposizione. Io stesso preferisco andare in gare dove non c’è un leader, ma dove posso impostare la mia volata. 

Tra l’altro due giorni fa è arrivato un altro piazzamento a De Panne…

Ho fatto decimo, un buon risultato considerando che come gara è paragonabile a un mondiale per velocisti. Venerdì (oggi, ndr) c’è la E3 Saxo Classic e poi sabato la Gent-Wevelgem, la stagione delle Fiandre è aperta. 

Nel corso degli anni Mozzato ha dimostrato di essere un corridore con caratteristiche adatte alle corse del Nord
Negli anni Mozzato ha dimostrato di essere un corridore con caratteristiche adatte alle corse del Nord
Cosa fai in hotel per ammazzare il tempo tra una corsa e l’altra?

Mi piace leggere, in particolar modo la sera. Sto lì una trentina di minuti e riposo la testa e gli occhi dal telefono. E’ una cosa che mi aiuta anche a dormire meglio. Ho appena iniziato un nuovo romanzo thriller, si chiama L’Ossessione. Questo genere di letture mi piacciono parecchio, partono lentamente e poi prendono vita man mano che vai avanti. Un po’ come le corse.

Guarnieri, fa gli onori di casa: ecco la sua Orbea Orca Aero

22.03.2024
6 min
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Incontro alla vigilia della Milano-Sanremo con Jacopo Guarnieri. Il pilota dei velocisti della Lotto-Dstny spiega come si trova con la sua Orbea Orca Aero, scelta per avere un mezzo rigido e veloce. La bici è montata con uno Shimano Dura Ace e guarnitura FSA. Nuovo manubrio in carbonio di Vision. Ruote Zipp e pneumatici Vittoria. Sella Flite di Selle Italia.

SOLBIATE OLONA – Alla vigilia della Sanremo, in un primo pomeriggio appena fresco, abbiamo incontrato Guarnieri nella hall dell’hotel in cui alloggiava la Lotto-Dstny e gli abbiamo chiesto di accompagnarci nel parcheggio. Lì c’erano i meccanici dediti a preparare le bici per la corsa dell’indomani. Era da un po’ che volevamo chiedere a Jacopo un po’ di notizie sulla nuova Orbea Orca Aero, che avevamo anche provato, dato che lo scorso anno la squadra correva ancora su Ridley, marchio per loro ormai storico.

Guarnieri è alto 1,90 per 80 chili di peso. Non ha necessità di una bici superleggera, al contrario bisogna che questa sia rigida, confortevole e aerodinamica, dato che il grosso lavoro di Jacopo si svolge ad alta velocità e nelle mischie delle volate, cercando di pilotare gli uomini più veloci del team.

Allora Jacopo, hai preso questa bici alla fine dell’anno, quanto tempo hai impiegato per abituarti?

In realtà il passaggio dalla Ridley a questa Orbea è stato abbastanza veloce. Le geometrie sono piuttosto simili a quelle che usavamo lo scorso anno. Il manubrio è un po’ diverso, perché abbiamo il nuovo Metron di Vision, però anche questo è stato un passaggio abbastanza liscio.

Nessuna differenza di posizione?

Devo essere onesto, non sono mai stato un esperto di misure. In qualsiasi passaggio di squadra, fra annate e diverse biciclette, ho sempre fatto un bel copia e incolla per i meccanici. L’unica cosa che un po’ sento è l’altezza della sella, ma anche quella durante l’anno è facile che la cambi.

Però le bici non sono tutte uguali, tanto che hai voluto una aero…

Ovviamente non uso quella da salita. Chiaramente, essendo 80 chili, quel chilo di differenza sulla bici montata si perde nel mucchio. La mia bici ideale deve avere buona rigidità, ma non estrema, perché comunque pedaliamo tante ore. E poi deve unire all’aerodinamicità un’ottima maneggevolezza, soprattutto nelle discese.

E’ una bici pronta nelle risposte?

E’ molto pronta, in volata restituisce benissimo la forza che imprimi sui pedali, grazie alla flessione della parte bassa del telaio. In più la forcella ha un disegno che aiuta nell’assorbire le buche e disperdere un po’ la durezza dei colpi che prendiamo sul manubrio.

Come ti regoli per la scelta delle ruote?

In realtà cambio veramente poco, diciamo che sono abbastanza prevedibile. A meno che non ci siano da fare tappe superiori ai 3.000 metri di dislivello, per le quali si può optare per una ruota più bassa, il mio setup base prevede le ruote Zipp 454, con cui faccio anche le tappe di montagna. Dipende un po’ dal percorso, se c’è molta pianura direi che rimangono una scelta ottima.

Come mai?

Perché la vera differenza ormai la fai in pianura, per cui inseguire con queste è un po’ più facile anche nelle tappe di montagna. Se poi capita una giornata di pianura velocissima, allora si può anche usare la ruota da 80.

Usate gomme Vittoria, potete scegliere fra vari set?

Ne abbiamo a disposizione tre. Il Corsa Pro che uso praticamente sempre. Pneumatico da 28 davanti e anche dietro. Poi abbiamo un nuovo tubeless per le classiche del Belgio, che è un 30. E’ leggermente più cicciotto, però alla vista risulta molto simile. Infine abbiamo i tubolari completamente neri da cronometro che a volte usiamo anche su strada. Li usiamo in qualche tappa completamente piatta, anche se prendi qualche rischio in più per le forature. Di certo però offrono una minore resistenza.

Come ti regoli per la scelta dei rapporti?

La scelta non è più così ampia. Io uso quasi sempre un 54-40 davanti e un 11-32 dietro. Una volta alla vigilia della Sanremo si cambiavano la cassetta oppure la guarnitura, ma ormai è un’abitudine che si è persa. Non sono un amante del 55, anche se si usa molto. A meno che non ci siano giornate con tanto vento a favore, preferisco il 54 e far girare le gambe.

Come sei messo con le leve del manubrio? Hai dovuto raddrizzarle?

No, le mie leve sono sempre state classiche. Mi piace una leggera inclinazione all’interno, ma niente di estremo. Le nuove regole UCI non mi hanno toccato.

Però nonostante tu non faccia più volate, tieni i pulsantini del cambio all’interno della curva come gli sprinter…

Trovo il bottone molto comodo, perché quando sei in posizione, ti permette di non muovere le mani. Puoi tenerle salde sul manubrio e cambiare con il pollice, in realtà con l’interno del pollice perché è un gesto davvero comodo. Si riesce a cambiare anche con le mani sulle leve e può sembrare una banalità, ma puoi farlo anche mentre stai bevendo dalla borraccia, perché hai la mano sinistra sulla leva. 

Avevi Selle Italia anche l’anno scorso?

Sì. Ho una Flite e usavo Selle Italia anche anni addietro, con la Katusha, se non ricordo male. La forma è rimasta quella, ma adesso il confezionamento è diverso. Ugualmente ne ho testate anche delle altre, però alla fine ho chiesto di tenere la Flite con il foro al centro. Per me è la più comoda e alla fine un corridore, prima di tutto, deve essere comodo. 

La BMX azzurra per i Giochi ha ancora tre carte da giocare

22.03.2024
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La rincorsa verso Parigi coinvolge anche i ragazzi della BMX azzurra. I piani del cittì Lupi prevedevano la qualificazione entro il 2023, invece il ranking si è complicato e per sperare di staccare il biglietto bisognerà fare risultato fra le Coppe del mondo e lo stesso mondiale. C’è da combattere, ma questo non desta certo preoccupazione. Ieri il tecnico azzurro era a Montichiari per fare un saluto a Ivan Quaranta, con cui negli ultimi mesi si è creato ottimo feeling, e seguire uno dei suoi che si allena con i velocisti. Stamattina invece Lupi ha fatto ritorno a Verona per seguire altri atleti (in apertura, Francesca Cingolani e Marco Radaelli, foto UEC/Sprint Cycling). Lo abbiamo intercettato per fare il punto sulla possibile qualificazione olimpica, sapendo che la missione è complicata, ma non ancora impossibile.

Qual è il punto della situazione?

Abbiamo approcciato la stagione, prima delle Coppe del mondo in Nuova Zelanda e Australia, al 13° posto con 600 punti dal 12°.  Ad oggi siamo dodicesimi a neanche 100 punti dall’undicesimo posto. Quindi si sta facendo un buon lavoro, anche se non è mai abbastanza. Abbiamo avuto qualche incertezza che non ci ha permesso di salire ancora, ma comunque abbiamo fatto un bello step in avanti con le WorldCup di febbraio. L’obiettivo adesso è entrare fra gli 11, che non significa qualificazione assicurata, ma quantomeno avere una buona posizione da cui lottare. Il mio desiderio era chiudere il 2023 e iniziare il 24 in top 10, però le cose sono andate un po’ diversamente. Quindi matematicamente siamo assolutamente in lotta, con la possibilità aggiuntiva di strappare la convocazione con la carta del mondiale 2024 di Rock Hill del 12 maggio. Siamo in piena qualifica.

Giacomo Fantoni ha corso a Tokyo, poi si sarebbe dovuto ritirare, ma è tornato sui suoi passi
Giacomo Fantoni ha corso a Tokyo, poi si sarebbe dovuto ritirare, ma è tornato sui suoi passi
E’ un problema dover lottare così tanto in primavera in termini di freschezza a Parigi, casomai arrivasse la qualificazione?

No, da questo punto di vista riusciamo a gestirci abbastanza bene. Il primo weekend di giugno, con l’europeo in casa chiudiamo il periodo preolimpico. A quel punto, c’è una settimana di tempo perché l’UCI comunichi le liste ufficiali delle Olimpiadi e da lì avremo tutto il tempo di tirare il fiato e poi, se qualificati, di lavorare per rifinire la preparazione in vista di Parigi.

Come va la collaborazione con la struttura tecnica delle nazionali?

Stavo per dirlo. Lo step più importante che abbiamo fatto in questo ultimo anno e mezzo è stato il supporto di Marco Compri. Lui è il nostro riferimento e insieme stiamo monitorando gli atleti. Proprio ieri c’è stata una carrellata di riunioni fra gli atleti e il gruppo performance FCI, per valutare tutto quanto. I recuperi, i carichi di lavoro, i picchi di forma previsti. C’è una bella macchina che lavora anche quando siamo in trasferta. La collaborazione è decollata. La mia volontà sin dall’inizio era quella di avere un gruppo di lavoro con ruoli ben definiti. Per cui tutto ciò che è performance compete a Marco Compri insieme a Sebastiano Costa, uno dei miei collaboratori. Io ricevo e monitoro dall’alto, però ho delegato molto per mantenere una qualità di lavoro generale sempre più alta.

Il gruppo BMX è sempre più integrato, insomma?

Direi di sì. Lo staff di Bragato è sempre super disponibile, non solo con Compri, ma anche gli altri suoi uomini. E devo dire anche Elisabetta Borgia, che dal lato mentale sta lavorando personalmente con diversi atleti. Non è una macchina complessa, perché segue un protocollo che usano tanti altri team e altre squadre, ma nel BMX secondo me abbiamo fatto un grosso passo avanti.

Marco Redaelli e il cittì Tommaso Lupi a Papendal 2021: l’iride juniores parla italiano
Marco Redaelli e il cittì Tommaso Lupi a Papendal 2021: l’iride juniores parla italiano
Com’è il clima in squadra, dovendo lottare per questa qualificazione?

C’è sicuramente più pressione del solito, che però io accetto molto volentieri. Stiamo puntando alle Olimpiadi, non al circuito del patrono. Quindi credo sia bello avere la pressione e bisogna essere bravi a gestirla: sia il sottoscritto, sia la squadra. C’è un’atleta come Fantoni che ha sicuramente grande esperienza e quindi sa sicuramente meglio di altri come gestirsi. E ci sono anche altri atleti più giovani che fanno gare internazionali da una vita, anche se chiaramente un’Olimpiade è sempre un’Olimpiade.

Quindi la pressione è anche funzionale…

Ribadisco che la accetto e la condivido, nel senso che se non vuoi pressione, vai a fare un’altra gara. Insomma cerco di trasmettere ai ragazzi questo tipo di mentalità. Ognuno ovviamente ha il ruolo che gli compete, però in questo momento siamo in un clima di guerra sportiva. Il livello in Coppa del mondo è altissimo, non c’è margine di errore. Per cui ora dobbiamo essere super concentrati, ma quando è il momento di tirare il fiato, è giusto farlo e farsi una risata con una birra davanti.

Lo staff performance interviene anche sui materiali come per esempio con la pista?

No, ognuno ha i propri sponsor e i suoi accordi. Però come nazionale stiamo lavorando per la prima volta con Vittoria per lo sviluppo di un prodotto che non è ancora entrato ufficialmente in uso. Volevamo farlo nelle scorse WorldCup, ma non ho avuto la situazione corretta per farlo, quindi non mi sono preso il rischio. Però è una bella cosa, non è mai successo prima ed è iniziata una bella collaborazione.

Quali sono i prossimi passaggi per arrivare all’obiettivo?

Abbiamo ancora due turni di WorldCup a Tulsa, in Oklahoma, dove bisogna concretizzare perché quelli sono punti pesanti. Dovremo anche capire chi ci sarà in gara, in questo caso i tedeschi, monitorare anche loro e cercare di andare più avanti possibile. Al rientro dagli USA cercheremo di capire in che situazione siamo. Nel mentre abbiamo avuto gare in Italia che contribuiscono al punteggio e poi ovviamente ci sarà il mondiale. Essendo in una posizione matematicamente ancora aperta, ma non tra le top 10 che ti danno una certa tranquillità, diciamo che vale tutto. Bisogna spremere tutto il possibile: «Ragazzi – gli dico – voi passate la linea d’arrivo, poi ci giriamo indietro e capiamo dove siamo».

Sanremo, numeri e sensazioni di Bonifazio che ha tenuto duro

22.03.2024
5 min
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La Milano–Sanremo non smette di tenere banco. E’ il primo monumento dell’anno, è il “nostro” monumento e soprattutto è e resta una corsa particolarissima. Quest’anno ancora di più vista la velocità record con cui si è corsa: 46,113 chilometri orari di media. Tra i 175 atleti che hanno lasciato Pavia per Sanremo c’era anche Niccolò Bonifazio.

Il corridore della Corratec-Vini Fantini ci spiega, anche con i numeri, la sua Classicissima. Numeri che sono tempi di scalata e stime dei valori personali, in quanto non aveva il computerino. «Non lo avevo – ha spiegato Niccolò – per non condizionarmi». Bonifazio è un ligure. Vive lungo il percorso della Sanremo e come pochi sa essere tecnico in merito a questa corsa.

E’ giunto 68° a 1’58” da Philipsen. Da buon velocista ha fatto una corsa di rimessa. Puntando a restare il più possibile con il gruppo di testa, ipotizzando e sperando in una volata. Tenete bene a mente questo concetto perché è alla base di tutto questo articolo e della spiegazione di Bonifazio circa il suo sforzo.

Niccolò Bonifazio (classe 1993) era alla nona Sanremo (foto @niccolo_lucarini)
Niccolò Bonifazio (classe 1993) era alla nona Sanremo (foto @niccolo_lucarini)
Niccolò, come è andata la tua corsa? Raccontaci da quando è partita la fuga in poi…

Di base direi che stavo bene. Ho fatte nove Sanremo e strada facendo ho capito che avremmo fatto il record di velocità. La corsa è stata vissuta sempre con un certo stress, anche in gruppo. E anche dopo che è partita la fuga.

Perché?

Perché il gruppo non è mai stato veramente “appallato” e siamo andati sempre in fila, spesso a due, ma in fila. Quindi si prendeva aria e non si stava poi così comodi. Insomma, per stare a ruota c’era sempre un po’ di difficoltà.

Non avevi il computerino, ma ti sei reso conto che andavate forte, come mai? E quando lo hai capito?

Quando siamo arrivati in Riviera. Di solito lì c’è sempre un buon vento a favore. Almeno così è stato nelle ultime tre, quattro edizioni. Da Genova a Sanremo ci mettevamo poco più di tre ore. E si andava via a 55 all’ora. Stavolta quel vento non c’era e andavamo lo stesso a quella velocità. In particolare è stato fatto forte il capo Berta, abbiamo demolito il record del tratto.

Anche nelle prime fasi gruppo allungato, non proprio in fila indiana, ma quasi
Anche nelle prime fasi gruppo allungato, non proprio in fila indiana, ma quasi
C’è un motivo particolare perché siete andati forte in quel punto?

Perché la UAE Emirates si è messa davanti, in modo molto agguerrito. Ha fatto un bel “casino”. E ho pensato subito: “Qui non si mette bene per la Cipressa”. 

Tu come stavi a quel punto?

Io bene. Tutto sommato sono stato bene per tutta la gara. Mi ero preparato a puntino… e anche il Berta l’ho superato benone, nonostante il ritmo elevato. Peccato che ho scelto la Sanremo sbagliata! Quella del record.

Hai detto dell’attacco alla Cipressa. Eravamo a bordo strada e volavate. Raccontaci quelle fasi.

La UAE l’ha presa come se fosse una volata. E’ stata fatta tutta “a blocco”. Lì, per me che sono un velocista, sono iniziati i guai. Dietro un po’ ci siamo sfilati e staccati. Però non sono andato alla deriva. Ho scollinato con 30” e in discesa, che conosco bene, ho recuperato un bel po’, circa 20″. Fino a rientrare nel gruppo di testa ad Arma di Taggia.

Poco prima del Poggio…

Esatto. E il problema è quello: se ti stacchi nella prima parte della Cipressa, anche se rientri, non recuperi più. E rientrare forse è stato lo sforzo maggiore. Vi dico un dato che è emerso da Strava. Nel tratto tra Poggio e Cipressa abbiamo fatto 58 di media. Se non è stato 58 preciso sarà stato 57,7, Se calcolate che sono rientrato, immaginate che sforzo abbia fatto. Una media assurda. E infatti appena è iniziato il Poggio mi sono staccato.

Bonifazio ha parlato dell’azione violenta della UAE sulla CIpressa, che ha sparigliato le carte
Bonifazio ha parlato dell’azione violenta della UAE sulla CIpressa, che ha sparigliato le carte
Niccolò, hai perso le ruote, ma visto come sono andati e il distacco finale, non sei naufragato. E’ lì che sei andato in acido lattico?

No, lì ormai no. Primo perché la corsa era fatta e si sapeva che non saremmo mai rientrati dal Poggio in poi. Si andava regolari, di buon passo. Semmai in acido ci sono andato sul Berta, il cui sforzo è durato poco più di 3′. Quello è un po’ il limite del tenere o meno quando manca ancora un bel po’. In quel caso poi si scendeva. E lo stesso sulla Cipressa. Solo che la Cipressa è più lunga di 3′ e non vai proprio oltre il limite del tutto, altrimenti salti e poi davvero naufraghi. Io comunque l’ho fatta in meno di 10′. Un dato ottimo. Pensate che quando feci quinto, la scalammo in 10’20”. Poi è chiaro che ho spinto fortissimo e ho speso molto, così come in fondo alla Cipressa stessa. 

Hai snocciolato dei numeri, riusciresti a dare una stima dei tuoi wattaggi?

Sulla Cipressa credo di averne fatti almeno 450-460 watt, calcolando il mio peso e il mio tempo. Qualcosa in meno sul Poggio 430-440: come ho detto a quel punto spingere a tutta per un 50° posto anziché un 60° avrebbe avuto poco senso. E poi il peso cala un po’ col passare dei chilometri e c’è qualche variazione ulteriore. Comunque anche il Poggio l’ho fatto benone, tra i 6’20”-6’30”.

Restava il tratto finale: anche negli ultimi 3.000 metri piano non andavate. Viaggiavate a 45-46 all’ora?

Anche 50… e abbondanti direi. Eravamo in tre (gli altri due Milan ed Eenkhoorn, ndr) e abbiamo girato regolari fin sull’arrivo. 

Basilico e le vittorie esotiche, ma ora punta più in alto

21.03.2024
7 min
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Finora le sue vittorie internazionali hanno un sapore decisamente esotico. Valentina Basilico le ha conquistate tutte oltreoceano, in Paesi che curiosamente hanno una bandiera dai colori praticamente uguali. Dopo i due centri in Argentina con la nazionale a fine 2022, ci aveva detto: «Destreggiarsi in sprint diversi dal solito è stato importante. Lo rifarei volentieri, anche in altre parti del mondo».

La ventenne della Eneicat-CMTeam è stata di parola e recentemente ha aggiunto altri quattro successi tra El Salvador e Guatemala.

Sicuramente considerando la concorrenza, e ne è consapevole anche la velocista lombarda, sono vittorie che non hanno il peso delle gare europee, ma vanno comunque bene per arricchire sia il palmares che il morale. Tanto più, come nel caso di Basilico, se sei approdata in una nuova formazione che vuole puntare sulle tue doti e alla tua crescita. Attualmente Valentina è in Colombia con la squadra e per sapere com’è andata in Centro America, ci siamo sincronizzati col fuso orario chiamandola prima dell’allenamento mattutino.

All’ultima tappa in Guatemala, Campos lancia la volata a Basilico, che sul traguardo la lascia passare (foto Federacion Guatemalteca de Ciclismo)
All’ultima tappa in Guatemala, Campos lancia la volata a Basilico, che sul traguardo la lascia passare (foto Federacion Guatemalteca de Ciclismo)
Buongiorno Valentina, come mai ti troviamo in Colombia?

Abbiamo sfruttato il fatto di essere già da questa parte di mondo per fare un periodo di altura già programmato. Siamo vicine a Medellin, ospiti del nostro diesse colombiano (Jorge Alberto Arbelaez, ndr) che ha delle proprietà qua attorno. Sono con altre compagne, alcune delle quali proprio colombiane e staremo qui per quasi un mese. Rientrerò in Italia il 15 aprile, appena in tempo per festeggiare il mio compleanno a casa (due giorni dopo, ndr).

Hai già un calendario di gare per quando tornerai?

In teoria dovrei fare il Liberazione a Roma e poi sono in lista per la Vuelta. Non so però se saranno questi i programmi perché finora ci hanno confermato le corse che faremo poco per volta. Sicuramente adesso in Colombia lavorerò bene per le prossime settimane.

Momenti di relax per Basilico e compagne nei primi giorni in Colombia per un periodo di altura
Momenti di relax per Basilico e compagne nei primi giorni in Colombia per un periodo di altura
Riavvolgendo il nastro di qualche giorno, sei reduce dal successo della generale della Vuelta a Guatemala. E’ un risultato che ti sorprende?

Sinceramente sì (sorride, ndr) perché una velocista pura come me che vince una generale suona strano. Certo, qualche tappa speravo di vincerla, ma non mi aspettavo che andasse così bene. Devo dire grazie alla squadra perché mi ha supportato tantissimo, più mentalmente che fisicamente.

Cosa intendi?

Se ci penso ora, il percorso della gara in Guatemala non era così tanto difficile. Quando però avevo saputo che c’erano tappe da duemila metri di dislivello oppure salite di una decina di chilometri prima del traguardo, mi ero un po’ demoralizzata. Dentro di me l’associazione velocista-salita è ancora sinonimo di fatica e soprattutto di giornate non adatte a me. E invece…

Basilico esulta per la vittoria della seconda tappa del Tour El Salvador (foto Secretaria de prensa de la Presidencia)
Basilico esulta per la vittoria della seconda tappa del Tour El Salvador (foto Secretaria de prensa de la Presidencia)
Continua pure.

Invece ho imparato che non bisogna mai abbattersi prima del dovuto. Alla seconda tappa sono partita con la maglia da leader per effetto della vittoria del giorno prima. Ero convinta di perderla visto il profilo altimetrico, ma quando sono stata in corsa mi sono accorta che il circuito finale non era così duro come pensavo. Così ad ogni giro facevo la salita sempre più davanti in modo da perdere il meno possibile. Alla fine ho chiuso ottava perdendo la maglia per un secondo. Ho capito, anche grazie alle compagne, che pure il giorno successivo avrei superato bene la salita finale restando in lizza per la vittoria finale.

Com’è andata quindi?

Esattamente come mi avevano detto. Aver tenuto duro di testa mi ha confortato e mi ha dato spinta ulteriore. Sono andata a podio nella terza tappa riprendendo la leadership, anche grazie agli abbuoni. In pratica ho vinto la generale per una manciata di secondi, sprintando anche su tutti i traguardi volanti. Poi all’ultima tappa la mia compagna Campos mi ha tirato una grande volata, staccando tutte da ruota. A quel punto mi sono girata e l’ho fatta passare come ringraziamento per tutto quello che aveva fatto per me. Se lo meritava e sono contenta così.

Anche in El Salvador era andata bene?

Direi di sì, anche perché erano gare di classe.1 e c’erano formazioni WorldTour come la Roland o importanti come la mia ex BePink. Siamo andate laggiù anche noi per fare punti, però inizialmente ho sofferto tantissimo il caldo. Anche in questo caso era forse più una questione mentale di tutte noi. Infatti abbiamo preso un bel rimprovero dal nostro diesse perché la prima gara l’abbiamo corsa senza mordente. Ci siamo subito date la scossa. Il giorno dopo ho vinto davanti a due Roland e poi ancora la seconda tappa del Tour El Salvador. Così come mie compagne hanno fatto buoni piazzamenti.

Com’è nato il contatto con la Eneicat?

Mi avevano conosciuto proprio in Argentina quando ero giù con la nazionale e mi avevano seguito. Tuttavia con loro ci siamo accordati solo lo scorso settembre. Mi ha convinto il loro progetto, per il quale vorrebbero entrare nel WorldTour fra un paio di stagioni. Parallelamente mi hanno proposto di essere la loro velocista principale e questo mi ha inorgoglito.

Valentina Basilico è “prezzemolina” anche nella nuova squadra?

Voi sapete che io parlo tanto, ma non ci crederete mai che inizialmente non riuscivo a dire nulla (ride divertita, ndr). Con lo spagnolo pensavo fosse più facile, invece non è stato semplice. Inoltre non c’era Alessia (Bulleri, ndr) che è qua da tanti anni perché era impegnata col ciclocross. Poi grazie a lei quando è venuta in ritiro, allo studio su qualche applicazione di lingue straniere e alle altre compagne, ho imparato a parlare molto di più. Cioè, come sempre (sorride ancora, ndr).

Che effetto ti fanno queste tue vittorie intercontinentali?

Certamente mi fanno piacere, perché sono legate ad una esperienza di vita. Argentina, El Salvador e Guatemala sono Nazioni diverse fra loro, ma a livello ciclistico abbastanza simili visto che non è uno degli sport principali. Nonostante tutto ho sempre trovato un grande calore della gente e tanta disponibilità. Ci è capitato più di una volta che alcuni ambulanti ci offrissero i frutti locali da assaggiare senza pretendere nulla. Ci consideravano quasi dei “vip” ed eravamo un po’ a disagio. In Guatemala invece, andando sul tecnico, ogni tappa si sviluppava su un circuito totalmente chiuso al traffico e quindi in grande sicurezza per noi. Non mi aspettavo un’organizzazione del genere.

Basilico batte due atlete della Roland al GP El Salvador. La strigliata del giorno prima del diesse ha sortito effetti
Basilico batte due atlete della Roland al GP El Salvador. La strigliata del giorno prima del diesse ha sortito effetti
Hai due anni di contratto con la Eneicat, ti sei data qualche obiettivo a lungo o breve termine?

Direi entrambi. Nel lungo la voglia di crescere con la squadra, nel breve invece centrare risultati più importanti. So perfettamente anch’io che le vittorie o i risultati raccolti nell’ultimo periodo non sono paragonabili a quelli che si ottengono in Europa. Di sicuro mi sento migliorata come approccio verso gare dure per me e su questo aspetto voglio continuare a lavorarci. Con la squadra c’è sintonia sia negli allenamenti che in gara. Mi piacerebbe fare un bel piazzamento al Nord, dove ci sono tante corse che mi piacciono. Farebbe bene a tutte noi.

Basso e una fuga che meritava più risalto

21.03.2024
5 min
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«Mi dispiace molto che l’azione dei miei tre ragazzi, sabato alla Milano-Sanremo, sia passata così sotto silenzio. Si guarda sempre e solo al risultato finale, all’ordine d’arrivo dimenticando che il ciclismo è impegno, prestazione, ha tanto altro da dire». Sono sferzanti le parole di Ivan Basso, il manager della Polti-Kometa anche a distanza di qualche giorno dalla Classicissima, dove Andrea Pietrobon, Davide Bais e Mirco Maestri hanno costruito un’azione durata ben 250 chilometri, in compagnia di altri 8 corridori (tra cui, è giusto sottolinearlo, un altro trio dello stesso team, la Corratec-Vini Fantini con Baldaccini, Conti e Tsarenko).

Una fuga dove c’era la chiara sensazione che nulla fosse stato lasciato al caso, ma che anzi era la messa in pratica di un progetto partito da lontano: «Noi abbiamo presentato alla Sanremo una squadra con un velocista come Lonardi che aveva il compito di tenersi il più possibile attaccato agli altri sprinter del gruppo, poi un manipolo di attaccanti. Dovevamo ritagliarci uno spazio in una gara molto particolare, perché ha un copione già scritto».

Per Basso l’azione dei 12 ragazzi alla Classicissima non è stata considerata nel dovuto modo
Per Basso l’azione dei 12 ragazzi alla Classicissima non è stata considerata nel dovuto modo
In che senso?

A differenza di tante altre corse, la Milano-Sanremo è come se avesse un copione prestabilito. Alla vigilia tutti dicevano che la Uae avrebbe cercato di far selezione per lanciare Pogacar, che Tadej e Van der Poel avrebbero cercato di fare la differenza sulla Cipressa o sul Poggio e che la corsa si sarebbe risolta o nella sfida a due o con un manipolo ristrettissimo di corridori. E così è stato, la trama è stata rispettata. Noi in questa lettura dovevamo ritagliarci un nostro spazio e potevamo farlo solo con la fuga a lunga gittata.

Perché dici che alla vostra azione non è stato dato il giusto risalto?

Perché ormai le fughe vengono date per scontate, ma non è così. C’è un metodo per andarci e devi impararlo, faticando, correndo, prendendo vento in faccia. Non è facile, non è scritto che la fuga parta e soprattutto con chi. I ragazzi sono stati bravissimi, già dopo 15 chilometri hanno beccato l’azione giusta anche con altri corridori dalle caratteristiche simili. Non è un caso ad esempio se nella stessa fuga c’erano Maestri e Tonelli, lo avevano fatto anche lo scorso anno, perché hanno quel tipo di fiuto.

Maestri e Pietrobon. L’azione del team era stata pianificata alla vigilia della corsa
Maestri e Pietrobon. L’azione del team era stata pianificata alla vigilia della corsa
Che valore ha avuto una fuga così lunga?

Altissimo perché ha dato un’impronta alla corsa. In quel gruppo di 12 coraggiosi c’erano corridori molto bravi, forti e non è un caso se il gruppo non ha permesso che si raggiungessero grandi distacchi, li ha sempre tenuti a tiro. Quell’azione ha costretto i team a lavorare sempre, per tutta la gara e quindi ha anche influito sul loro rendimento nel corso della giornata.

Pensi che abbia influito anche sulle strategie di corsa del team più forti? Ad esempio la Uae che doveva rendere la corsa dura prima che Pogacar partisse…

Questo non lo credo, squadre simili sono attrezzate a tirare per tutta la giornata come si vede sempre nei grandi Giri. Sanno come affrontare queste giornate, alla fine la trama di cui sopra si è comunque svolta senza grandi sorprese, ma certamente ha caratterizzato la corsa.

Un’altra fuga lunghissima per Davide Bais, ripreso solo poco prima del Poggio
Un’altra fuga lunghissima per Davide Bais, ripreso solo poco prima del Poggio
Ti aspettavi che Bais arrivasse così lontano, fino quasi all’imbocco del Poggio?

Questo è un tema che mi preme molto affrontare. Davide è un corridore italiano che sta maturando, che si sta caratterizzando per la sua capacità di andare in fuga. Si sta costruendo come atleta. Se prendi vento in faccia ti aumenta l’autostima. Oggi ti prendono a 15 chilometri dall’arrivo, domani a 10 ma verrà il giorno che al traguardo ci arrivi e lui l’ha già dimostrato al Giro d’Italia. Quando però avviene, non è un caso e non c’è da stupirsi. C’è da capire che anche quella vittoria sarà stata frutto di strategia, di un lavoro partito da molto lontano. Maestri ci aveva provato alla Tirreno-Adriatico, ci ha riprovato alla Sanremo e ci riproverà. Quando ci riuscirà (e io ne sono sicuro), sarà frutto di tutte queste occasioni che non sono andate a vuoto, non sono state tempo sprecato, anzi.

Secondo te quali erano le condizioni perché la fuga arrivasse?

Serviva innanzitutto una sottovalutazione da parte delle altre squadre, di quelle principali, ma c’erano diesse molto esperti, che infatti hanno subito sollecitato i loro ragazzi a mettersi all’opera tenendola vicina. Poi che ci fossero condizioni climatiche adatte. Se ci fosse stato un forte vento a favore soprattutto sulla costa, quando si arrivava ai meno 30, allora per il gruppo sarebbe stato complicato rimettere le cose a posto. Ribadisco, a volte le fughe arrivano, non vanno prese sottogamba e soprattutto vanno valutate nel dovuto modo, dando il giusto risalto a chi le compie. Io ricordo che avevo un compagno che proprio grazie alle fughe è diventato famoso, Jens Voigt, perché di corse ne ha vinte così e anche corse di spicco.

Anche la Corratec-Vini Fantini ha piazzato 3 corridori in fuga
Anche la Corratec-Vini Fantini ha piazzato 3 corridori in fuga
Questa delle fughe sta diventando un vostro marchio di fabbrica?

Sì, ma non siamo solo questo. Io ho davanti agli occhi i numeri pazzeschi che Pietrobon, Bais e Maestri hanno realizzato sabato, mettono dentro cavalli nel motore e se li ritroveranno più avanti. Io dico che il loro rendimento rispecchia questa prima parte di stagione.

Com’è stata secondo te?

Molto positiva. Abbiamo realizzato il quadruplo dei punti Uci rispetto allo scorso anno, con 3 vittorie. Ma io guardo anche oltre: quando fai doppia attività e vedi che ottieni risultati in contemporanea significa che la squadra funziona e non parlo solo dei corridori, ma di tutto lo staff. Siamo cresciuti in maniera esponenziale, abbiamo perso elementi importanti in campagna acquisti come avevo sottolineato, ma ne abbiamo presi altri validissimi e soprattutto stiamo valorizzando i nostri talenti coltivati piano piano. Guardate Piganzoli com’è andato alla Tirreno… Diamo valore alle prestazioni, non solo ai risultati, anche perché se a vincere sono sempre gli stessi, gli altri che cosa devono fare? Il ciclismo è qualcosa di molto più complesso che uno stringato ordine d’arrivo.