Lo hanno detto tutti: mancava soltanto Lamon

08.05.2024
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In realtà non è il quarto, ma il primo del quartetto: quello che lo lancia. Lamon è tornato dalla palestra e acceso la tivù. Fuori pioveva, per questo non è uscito su strada. Invece oggi, proprio mentre starete leggendo questo articolo, starà guidando verso Montichiari per girare in pista. Mancavano 10 chilometri all’arrivo della tappa di Andora e Francesco si è sistemato giusto in tempo per vedere l’attacco di Ganna e si è messo a tifare.

«Quando è scattato – dice – tifavo al 100 per cento per lui. Poi ho immaginato che per forza di cose andava a finire così e infatti un momento dopo ho visto che “Simo” ha chiuso. Per forza, era inevitabile che finisse così e che a maggior ragione vincesse Johnny. E dico che sono molto d’accordo con le parole che ha detto Consonni, che si è trovato tra l’incudine e il martello. Però li ritengo dei super professionisti, quindi questa cosa passa in secondo piano. Sono certo che lo pensino tutti e tre, come penso che dopo la linea d’arrivo siamo tornati a essere i quattro stupidi di sempre…».

Il 4 agosto 2021, l’Italia conquista l’oro olimpico nell’inseguimento a squadre con Milan, Lamon, Ganna e Consonni
Il 4 agosto 2021, l’Italia conquista l’oro olimpico nell’inseguimento a squadre con Milan, Lamon, Ganna e Consonni

Fra strada e pista

Dei quattro olimpionici del quartetto di Tokyo, Francesco Lamon è il solo che non stia correndo il Giro. Vedere i suoi tre compagni giocarsi la tappa di ieri lo ha riempito di orgoglio. Ha colpito vederli tutti e tre in testa al gruppo: Ganna tentare l’allungo, Consonni chiudere, Milan vincere. Anche Villa avrà fatto un salto nell’assistere alla scena, prima di esplodere anche lui nel prevedibile applauso per Milan. Intanto Lamon racconta le sue giornate fra casa e Montichiari, cercando di mettere nelle gambe la forza e la resistenza che gli altri tre stanno trovando al Giro d’Italia.

«Dopo le Coppe del mondo – racconta – ho mollato una settimana, poi ho ripreso subito a fare una bella base su strada, correndo e facendo fondo per cercare di colmare e simulare quello che loro tre stanno facendo in corsa. Sto provando a fare dei blocchi su strada e due giorni a settimana vado in pista sino a fine maggio, prima di andare in altura per venti giorni. Inizialmente con Elia e poi verrà anche Pippo (Viviani e Ganna, ndr), dopo aver recuperato un po’ dal Giro. Non so che programmi abbiano Consonni e Milan con la Lidl-Trek, però dovremmo ricongiungerci tutti verso inizio giugno, tra altura e pista».

Dopo gli europei, Lamon ha preso parte alle tre prove di Nations’ Cup
Dopo gli europei, Lamon ha preso parte alle tre prove di Nations’ Cup

Il quartetto smembrato

Domenica anche Lamon ha corso su strada, al Circuito del Porto, classica per velocisti, che si corre a Cremona. Ne è uscito con un tredicesimo posto, nel giorno del successo di Jakub Mareczko.

«Domenica ci tenevo a fare la volata – spiega – perché essendo la gara di casa della squadra, avevo preso questo impegno. Però sono stato tagliato fuori da una caduta ai meno 6 dall’arrivo. Siamo rientrati praticamente ai meno 2 chilometri dall’arrivo. Il tempo di risalire aiutato dai miei compagni fino alla linea di arrivo e ci sono caduti nuovamente davanti. Quindi ho avuto un’altra sbandata e di rimonta è arrivato il tredicesimo posto. Ma non è quello che guardo, mi è servito più per capire la mia condizione, avendo ripreso da poco. Sto meglio rispetto a quello che pensavo, quindi sono super tranquillo. Sto lavorando per restare allineato con gli altri.

«Nelle tre Coppe del mondo che abbiamo fatto, abbiamo sempre corso con il quartetto smembrato. Una volta c’era Ganna, una volta c’era Elia, quindi per forza di cose non abbiamo mai provato noi quattro. Comunque abbiamo sempre avuto degli ottimi ricambi di giovani, come Giami, Galli, Boscaro e anche lo stesso Scartezzini che l’ha fatto a Hong Kong. Anche io sono stato messo a fare degli sforzi diversi da quelli che faccio di solito. Facevo le partenze e poi l’ultima tirata, quella che quando c’è Pippo non mi viene chiesta. Mi sono impegnato per alzare un po’ l’asticella della resistenza e vedo che ci sono riuscito. Sento di aver fatto uno scattino in più anche come capacità di sforzo».

Domenica scorsa, in maglia Arvedi, Lamon è arrivato 13° al Circuito del Porto, vinto da Mareczko (immagine Instagram)
Domenica scorsa, in maglia Arvedi, Lamon è arrivato 13° al Circuito del Porto, vinto da Mareczko (immagine Instagram)

Dal Giro a Montichiari

L’avvicinamento verso Parigi continua e buttare uno sguardo alla tele a metà pomeriggio per vedere cosa combinano i suoi amiconi è il modo per sentirsi parte dello stesso gruppo.

«Nel mio piccolo – dice Lamon – sto dando il 150 per cento per farmi trovare pronto, quindi sono contento e so che stiamo lavorando bene. Loro arriveranno dal Giro con una resistenza maggiore, però gli mancherà tutta quella parte di esplosività che magari posso fare io. Come dicevo, da giugno in poi i nostri percorsi saranno allineati e quindi ci saranno meno differenze. A loro servirà un po’ di più per essere esplosivi, io dovrà lavorare per essere altrettanto resistente. La nostra forza saranno i due mesi che passeremo assieme e li sfrutteremo al meglio. Nel frattempo abbiamo la bici nuova e mi trovo benissimo. Ho sentito subito le differenze. Nonostante sia un po’ più pesante, anche questa volta Pinarello è stato una garanzia. E’ la bici che ci serviva, una volta lanciata va veloce. E’ un po’ più pesante nei primi metri, ma quello che si guadagna nel giro successivo è più di quello che si perde nei primi metri».

Prima che si entri nel vivo, tutti gli azzurri hanno provato la loro posizione nella galleria del vento
Prima che si entri nel vivo, tutti gli azzurri hanno provato la loro posizione nella galleria del vento

Una storia da ricordare

Resta da capire se la tappa di Andora lascerà segni o se invece diventerà, come è certo Lamon, motivo di sberleffo. Per togliersi il dubbio, dopo l’arrivo Consonni è andato a cercare Ganna, ammettendo di essersi trovato nel mezzo.

«Spero che Pippo non si vendichi di questa cosa – ride Lamon – quando ci sarò in mezzo anch’io. Sai quante volte da qui in avanti, quando ci ritroveremo in pista, faremo gli stupidi in allenamento simulando questa situazione? Potete scommetterci che lo faremo. Però sono contento di vedere che sono lì a giocarsela, indipendentemente da che maglia indossano. Vuol dire che stanno bene».

Milan: potenza, velocità, urlo. Il racconto del capolavoro

07.05.2024
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«Domani ci riproveremo»: sono parole che Simone Consonni ci ha detto ieri dopo l’arrivo di Fossano. A distanza di 24 ore e 190 chilometri il verdetto, anzi i verdetti, si sono invertiti. Primo Jonathan Milan. E colui che ieri era il più affranto oggi è il più felice. Ed è proprio Simone.

Al Giro d’Italia numero 107 arriva dunque la prima vittoria italiana. Se non è una liberazione poco ci manca. Però concedeteci un appunto.

Ieri dopo quell’arrivo, mentre i ragazzi della Lidl-Trek si radunavano e c’era quel pizzico di dispiacere, Milan era il più tranquillo, il più sereno. Oggi eravamo quasi certi che avrebbe vinto. Il friulano aveva l’espressione di chi ha tutto sotto controllo. Di chi ha capito cosa ha sbagliato e soprattutto di conoscere il proprio potenziale. 

Dopo la pioggia, in Riviera c’è il sole. Colori splendidi… e gruppo allungatissimo
Dopo la pioggia, in Riviera c’è il sole. Colori splendidi… e gruppo allungatissimo

Passo indietro

C’è una scena che ci è rimasta impressa. I ragazzi si radunano. Consonni spiega concitato cosa non ha funzionato e Johnny che lo guarda e con una calma serafica gli fa un cenno come a dirgli: “Tranquillo amico, domani ci rifacciamo”.

La volata è praticamente perfetta. Il treno della Lidl-Trek potrebbe giocarsela con un Frecciarossa. Piomba da Capo Mele a velocità folle. Consonni esce agli 800 metri e Milan lo francobolla. Aspetta ma non esce, in quanto le velocità di Simone è altissima. Quando con la coda dell’occhio vede gli altri sprinter partire, lo fa anche lui. Giochi finiti e braccia al cielo.

La potenza di Milan. Il friulano montava il 56×10, ma nello sprint aveva il 11 (mentre Consonni si è lanciato col 56×10). Secondo Groves e terzo Bauhaus
La potenza di Milan. Il friulano montava il 56×10, ma nello sprint aveva il 11 (mentre Consonni si è lanciato col 56×10). Secondo Groves e terzo Bauhaus

Quell’urlo spaventoso 

Le finestre di Andora avranno tremato per l’urlo di Milan. In quel frangente ci sono forza, adrenalina, gioia. Ma anche sicurezza, come detto. Sicurezza in se stesso e nella squadra.

«Ai 900 metri – ha detto Milan – siamo riusciti a riprendere Pippo (Ganna, ndr). In un certo senso ci ha anche aiutato in quanto ha fatto da punto di riferimento e ha alzato la velocità. Poi è toccato a Simone ed è stato un fantastico lead-out.

«Per quel che mi riguarda sono partito un po’ lungo forse, ma è andata bene lo stesso. Provo grande emozione. Ho detto fin dall’inizio che volevo vincere qui e tutti nella squadra hanno fatto perfettamente il loro lavoro. E’ una bella sensazione tornare sul gradino più alto. I compagni oggi hanno creduto in me».

Con questo successo, il suo secondo al Giro, Milan balza in testa alla classifica per la maglia ciclamino
Con questo successo, il suo secondo al Giro, Milan balza in testa alla classifica per la maglia ciclamino

Capotreno perfetto

E poi c’è lui, simone Consonni, il “capotreno” come lo abbiamo definito anche ieri. E’ lui che gestisce la situazione. Ha tenuto d’occhio strada e compagni. Doti per pochi.

«Volevamo questa vittoria – ha detto Simone – siamo qui in blocco per Jonathan. Il secondo posto di ieri bruciava un po’, nel finale ci eravamo scomposti, oggi invece siamo rimasti compatti. Come si è visto ci siamo messi bene, ma per tutta la tappa non solo nel finale. E’ stata una vittoria di squadra. Ghebreigzabhier ha fatto un lavoro enorme, come tira quel ragazzo! Ma anche “Bagio”, Hoole… e poi nel finale eravamo in quattro e i meccanismi hanno funzionato.

«Io e Theuns tra Valencia e Tirreno ormai abbiamo un bel feeling. Si è aggiunto Jasper Styuven, ma lui è uno dei fuoriclasse del gruppo. E oltre ad essersi integrato, ci dà qualcosa in più, specie per prendere le posizioni in vista dell’ultimo chilometro. Uno come lui è in grado di allungare il gruppo anche quando si va forte».

L’abbraccio tra Milan e Consonni. Johnny ha “stritolato” anche gli altri compagni
L’abbraccio tra Milan e Consonni. Johnny ha “stritolato” anche gli altri compagni

Caos e ritmi alti

Simone poi rimarca la sorta di rivincita di Fossano. Dal fatto che erano un po’ disuniti alla compattezza di oggi, ma sottolinea anche come la volata sia stata caotica più di quello che possa sembrare.

«Gli ultimi 40 chilometri sono stati incredibili – prosegue l’atleta della Lidl-Trek – si andava fortissimo, un nervosismo elevato. Spesso ci sono state manovre al limite se non oltre. Ma ormai le volate sono così.

«Con questi strappetti nel finale sono ancora peggio. In questi due giorni penso di aver fatto i due sprint più caotici da quando corro, anche peggio di quelli del UAE Tour, che sono rinomati per il caos. Però è bello. E’ bello perché con un Jonathan così è (quasi) tutto facile».

Consonni spiega che all’imbocco di Capo Mele era rimasto un po’ indietro. Ma non si è lasciato prendere dal panico. Proprio in cima era in testa. Nel posto in cui doveva essere a ruota di Stuyven.

«Non dico sia facile – prosegue Simone – ma alla fine anche se ci sono tutti, manca solo Philipsen, vedendoci in quattro e sapendo che Milan è il velocista di riferimento, in qualche modo ci lasciano spazio. Alla fine impostano la volata su di noi».

L’ultima battuta che strappiamo a Consonni riguarda l’abbraccio, a dir poco forte che gli ha riservato Milan.

«Sì, sì forte – conclude Simone – ma in quei momento subito dopo l’arrivo puoi prendere anche due sberle che non le senti tante sono la gioia e l’adrenalina. Ma è andata peggio ad Houle. Quando Johnny è salito sul bus gli ha dato due pacche sul casco che è rimasto rimbambito un quarto d’ora. Quando ha l’adrenalina addosso ti apre in due!».

L’attacco di Ganna su Capo Mele
L’attacco di Ganna su Capo Mele

Chapeau Pippo

Distanza  Potenza. Velocità. Tattica. I tre elementi cardine del finale di Andora. La velocità di Jonathan Milan, la potenza di Filippo Ganna, l’acume tattico di Simone Consonni. Ma se dei primi due abbiamo parlato, merita un grande plauso anche l’attacco di Pippo.

Attacco che ha reso ancora più epica questa volata. Fintanto da metterla in pericolo in prossimità dello scollinamento di Capo Mele. Ganna parte ai 4 chilometri. Esattamente come nell’inseguimento su pista. Sarà che ai suoi fianchi c’erano proprio Milan e Consonni, forse si era confuso.

Azione splendida, forse un filo anticipata. Al termine Pippo è orgoglioso, ma anche dispiaciuto. Forse pensava davvero al colpaccio.

L’esperienza dei pro’ diventa prodotto: ecco i gel C2:1PRO

07.05.2024
5 min
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In che modo quello che abbiamo già detto a proposito dei professionisti e dei loro protocolli di nutrizione può essere di supporto a chi va in bici solo per passione? Enervit ha realizzato per il UAE Team Emirates come pure per la Lidl-Trek degli integratori specifici e dalla collaborazione è nata la linea C2:1PRO, disponibile alla vendita. Le parole di Gorka Prieto hanno fatto scattare altre curiosità. Per esaudirle ci siamo rivolti a Elena Casiraghi, esperta in nutrizione e integrazione sportiva dell’Equipe Enervit.

Che cosa si deve cercare in un gel energetico?

Partiamo da un punto fermo. Il primo ingrediente che bisogna cercare quando si sceglie un gel energetico dovrebbe essere la presenza di glucosio o di maltodestrine. Il motivo è questo: rappresentano la miglior fonte di energia immediata e l’obiettivo principale di un gel di carboidrati è fornire energia. Energia in tempi rapidi. Le ricerche pubblicate su Medicine & Science in Sports & Activity, British Journal of Nutrition e Sports Medicine mostrano tutte che glucosio e maltodestrine vengono assorbiti rapidamente e producono energia alla velocità necessaria per prestazioni intense.

Elena Casiraghi, esperta in nutrizione e integrazione sportiva dell’Equipe Enervit
Elena Casiraghi, esperta in nutrizione e integrazione sportiva dell’Equipe Enervit
Esiste un quantitativo minimo da assumere per ottenere risultati?

La raccomandazione è quella di utilizzare queste fonti di carboidrati solo in quantità fino a un massimo di circa 60 grammi/ora. Una quantità utile per attività di durata fino alle 2 ore. Per attività prolungate è consigliabile superare tale limite. Oltre a ciò, infatti, l’intestino tenue non può assorbire questo tipo di carboidrati più velocemente e un’alimentazione maggiore aumenta il rischio di problemi intestinali dovuti al malassorbimento. Di conseguenza, è necessaria un’altra fonte di carboidrati. In genere, questo si presenta sotto forma di fruttosio. Il fruttosio dovrebbe apparire al secondo posto nell’elenco degli ingredienti.

In quale rapporto dunque scegliere maltodestrine/glucosio e fruttosio?

Il rapporto tra glucosio e fruttosio è tradizionalmente 2:1 nei prodotti (2 grammi di glucosio per ogni grammo di fruttosio). Una ricerca dello Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports e del British Journal of Nutrition ha studiato come rapporto vantaggioso proprio un massimo di 2:1. C’è un’ultima cosa essenziale ed è quella di esercitarsi con i prodotti durante l’allenamento proprio per allenare la capacità dell’intestino di assorbire questa quota di carboidrati.

Tadej Pogacar e il UAE Team Emirates hanno contribuito allo sviluppo dei Carbo Gel 2.1
Tadej Pogacar e il UAE Team Emirates hanno contribuito allo sviluppo dei Carbo Gel 2.1
Esercitarsi a mangiare?

Non tutti sanno che l’intestino è un organo altamente adattabile, al pari dei muscoli scheletrici e proprio per questo va stimolato a meglio assorbire gli zuccheri che gli forniamo, con progressività. Che significa partire da 30 grammi/ora e via via allenamento dopo allenamento, in linea con le proprie sensazioni, aumentare fino alla quota desiderata. L’errore più comune degli amatori invece è non mangiare quando si allenano.

Perché?

Il pensiero va alla magrezza, si pensa che non mangiando nulla mentre si pedala si possa dimagrire. Una credenza che non solo è falsa, ma è anche pericolosa, per l’efficienza fisica e quella immunitaria prime su tutte! Per migliorare davvero, curare il recupero e contenere l’eccessiva fame del post allenamento conviene non trascurare alcun dettaglio, anche mentre si pedala. Così facendo peraltro si allena anche lo stomaco a svuotarsi e l’intestino ad assorbire il quantitativo di carboidrati per ora richiesto dal proprio livello di attività. I vantaggi saranno indiscutibili: provare per credere!

Anche le nazionali italiane usano i prodotti Enervit
Anche le nazionali italiane usano i prodotti Enervit
C’è un motivo per il quale sono stati scelti 40 grammi di carboidrati ogni 60 ml di prodotto?

Un grande vantaggio delle miscele a base di carboidrati, rispetto alla scelta di un solo zucchero, è quello di poter assorbire più energia nella stessa unità di tempo. Ma non basta. Infatti ridurre il volume dei prodotti energetici, aumentandone la densità energetica permette di avere più energia in meno spazio. Una vera opportunità per l’atleta che deve stare in sella diverse ore, riducendo così l’ingombro del materiale da portar con sè. L’innovazione dell’Equipe Enervit è stata poi quella di aumentare l’apporto di carboidrati, sempre rispettando la miscela 2:1, anche in borraccia. Dunque, i carboidrati si possono anche bere, ma con una sfida in più: ridurre la dolcezza del prodotto. Un guadagno che può avvenire grazie all’utilizzo delle maltodestrine rispetto al glucosio che hanno una dolcezza inferiore.

Quale è il ruolo della caffeina nei gel?

La caffeina in piccole dosi contribuisce a meglio assorbire gli zuccheri a livello intestinale. Ciascuno zucchero, infatti, ha un carrier, ovvero un trasportatore che si impegna a far “passare” gli zuccheri dal lume intestinale al sangue. E da lì viene distribuito ai muscoli che ne fanno richiesta durante lo sforzo. Non solo, numerosi studi han mostrato i benefici della caffeina nella riduzione dello sforzo percepito.

Ecco i Carbo Gel Cola Caffeine e Lemon Sodium,
Quando va assunta?

Il suggerimento è quello di utilizzare i Carbogel 2:1 con caffeina o prima di un tratto importante di gara e/o per l’ultima ora e mezza della competizione. In altre parole, quando si vuole di più. Al fianco dei gel con caffeina, sono nati anche i carbo gel sempre in rapporto maltodestrine e fruttosio 2:1 con sodio. Si tratta infatti di un minerale fondamentale per favorire l’assorbimento anche solo dell’acqua a livello intestinale e troppo spesso sottovalutato. Deve essere inserito in una strategia globale che mira ad un corretto stato di idratazione.

Pianeta giovani. L’esempio di Terrinoni, che lotta nel Lazio

07.05.2024
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Riprendiamo il filo del discorso proprio laddove lo avevamo lasciato con Ilario Contessa: «Ho insistito molto per la collaborazione con il Team Coratti perché nel Lazio hanno parecchi giovani e Pierluigi Terrinoni lavora bene». Parole non di circostanza che il direttore sportivo della Work Service-Coratti ci aveva detto poco dopo la vittoria del suo Santiago Ferraro al Liberazione juniores. Ferraro, laziale, “prodotto” di questa collaborazione veneto-laziale.

Un team del Nord dunque che cerca una collaborazione con uno del “Sud”, perché ciclisticamente parlando almeno rispetto al Veneto il Lazio è parecchio a Sud, anche geograficamente. Abbiamo così chiamato Terrinoni per conoscere il suo metodo di lavoro.

Dal Team Coratti sono passati quasi tutti i ciclisti del Lazio che sono poi diventati professionisti. Senza andare troppo indietro ma restando nel periodo della gestione di Terrinoni ne citiamo tre: Valerio Conti e i fratelli Sterbini. Evidentemente qualcosa di buono c’è.

Pierluigi Terrinoni, segue da anni il ciclismo giovanile nel Lazio
Pierluigi Terrinoni, segue da anni il ciclismo giovanile nel Lazio
Pierluigi, parole importanti quelle di Contessa…

Abbiamo parecchi ragazzi. Il mio metodo principale per avvicinarli al ciclismo parte dalla vita concreta. Se vedo un ragazzino in mtb, se vedo qualcuno che in paese o in zona si muove spesso in bici gli chiedo esplicitamente se ha voglia di provare a salire su una bici da corsa, se ha voglia di provare a fare ciclismo. La mia domanda è : “Ti va di correre in bici?”. Da 40 anni faccio così.

Metodo diretto e semplice e si fa di necessità virtù…

Per forza. Qui nel Lazio non abbiamo quella tradizione e quella cultura ciclistica che c’è al Nord, in cui almeno una persona nel peggiore dei casi in famiglia va o andava in bici. E’ difficile. Bisogna dare a ragazzo e famiglia un certo supporto, insegnargli tanto. Metterlo in bici da un punto di vista sportivo… ma mi diverto e sono soddisfazioni.

Non è facile lavorare con tante categorie e su un territorio tanto vasto
Non è facile lavorare con tante categorie e su un territorio tanto vasto
Quanti ragazzi avete?

Abbiamo 15 giovanissimi, 6 esordienti, 11 allievi e 14 juniores, di questi ultimi 5 sono del Lazio e altri 9 sono del Veneto in quella che è la Work Service-Coratti, appunto la collaborazione con Contessa. In più stiamo aspettando anche un ragazzo australiano, Vinnie Manion, che ha già vinto una corsa ad inizio stagione. E’ nel giro della sua nazionale con la quale ha disputato la Corsa della Pace qualche giorno fa in Repubblica Ceca.

Pierluigi, ma come si fa a tenere le fila di un gruppo che copre un area tanto vasto come l’intero Lazio? Tu hai corridori dal reatino al frusinate…

In effetti è un bell’impegno. Seguo io la preparazione di tutti, dagli esordienti agli juniores. La domenica sera o il lunedì mattina invio loro il programma settimanale e loro lo eseguono. Con qualche allievo di secondo anno e con gli juniores integro con l’analisi dei file. Loro hanno il potenziometro e con quello non si scappa. Però non ce n’è bisogno, ho trovato un gruppo di ragazzi molto volenteroso, molto serio.

Quindi non li hai mai tutti insieme?

D’inverno, il sabato e la domenica li radunavamo tutti qui nella “casina” di Fiuggi: dagli esordienti agli juniores. Si stava insieme e si partiva insieme, poi ogni categoria svolgeva il proprio lavoro con il proprio direttore sportivo. Mentre adesso, in piena stagione, i ragazzi di zona il martedì e il giovedì li seguo io. Gli altri invece lavorano a casa.

Santiago Ferraro, che ha vinto il recente GP Liberazione, vive nel Lazio ma grazie all’affiliazione con la Woork Service corre anche al Nord
Santiago Ferraro, che ha vinto il recente GP Liberazione, vive nel Lazio ma grazie all’affiliazione con la Woork Service corre anche al Nord
In questi temi di preparazione non hai citato i giovanissimi. Perché?

Perché li lasciamo più liberi di divertirsi e con loro la preparazione è diversa. Si parla di stare in gruppo, di tattiche, di modo di correre… Che poi siamo tornati ad avere i giovanissimi da qualche anno. L’ultima volta volta fu ai tempi dei fratelli Sterbini e di Conti. Ci eravamo concentrati con loro. Avere un vivaio serve. Anche perché prendevamo gli atleti dalle altre regioni limitrofi e spesso dovevamo ricominciare quasi dalle basi. Anche per questo, la speranza è che una volta che iniziano con noi restino fino agli juniores. Ma devo dire che sin qui, a parte un paio di casi, è sempre andata bene.

Oggi non è facile in effetti. Uno li cresce e poi se sono bravi sono richiamati presto dalle sirene degli squadroni…

E’ così e spesso in certe dinamiche ci sono anche i genitori, ma devo dire che sono e siamo fortunati alla Coratti. Abbiamo dei genitori che collaborano moltissimo, ma rispettano i ruoli. Accompagnano, aiutano nei rifornimenti, ma quando c’è la riunione o bisogna parlare con i ragazzi si fanno da parte. E se gli equilibri sono questi è anche bello coinvolgerli. Senza il loro supporto sarebbe difficile andare avanti, perché serve personale e il personale costa… Li ringrazio.

Alla scoperta di Joseph Blackmore. Sarà il nuovo Froome?

07.05.2024
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Tre gare a tappe in tre diversi continenti, ma il responso finale è stato sempre lo stesso: vittoria. Se poi a questi si aggiunge il successo alla Liegi-Bastogne-Liegi U23 è chiaro perché Joseph Blackmore è uno dei nomi più chiacchierati nell’ambiente ciclistico in questo periodo, con una marea di occhi di osservatori e diesse puntati su di lui. D’altro canto non sono solamente i risultati a far parlare di lui, ma anche come riesce a ottenerli.

Il britannico distrutto dopo l’arrivo a Liegi. Finora ha colto 7 vittorie e 12 piazzamenti nei 10 (foto Dancerelle/DirectVelo)
Il britannico distrutto dopo l’arrivo a Liegi. Finora ha colto 7 vittorie e 12 piazzamenti nei 10 (foto Dancerelle/DirectVelo)

Federico Savino, che l’aveva affrontato al Circuit des Ardennes era stato esplicito nel cantare le lodi del corridore del devo team dell’Israel Premier Tech, dopo la sua autoritaria condotta di gara nella tappa finale per ribaltare le sorti della corsa, riuscendoci. Dopo il successo a Liegi i giornalisti si sono avventati su di lui, passato qualche giorno abbiamo però trovato tempo e modo per ascoltarlo e farci raccontare qualcosa di questo talento del futuro già diventato presente.

«Ho sempre navigato nel ciclismo partendo da un piccolo club delle mie parti quand’ero bambino. Io sono di Sidcup, nella zona a sud-est di Londra. Inizialmente mi dedicavo un po’ a tutto, dalla strada alla mountain bike e al ciclocross d’inverno. Ultimamente però mi sono concentrato più sulla strada. Inizialmente era tutto divertimento, poi con il passare degli anni l’impegno è diventato sempre maggiore».

Tre corse a tappe vinte in 2 mesi. Qui a Taiwan, davanti a Koishi (JPN) e Bettles (AUS)
Tre corse a tappe vinte in 2 mesi. Qui a Taiwan, davanti a Koishi (JPN) e Bettles (AUS)
Lo scorso anno avevi ottenuto buoni risultati soprattutto nelle corse a tappe, con il 12° posto al Tour de l’Avenir, ma quest’anno hai avuto una vera esplosione. Qual è la differenzia del Blackmore di oggi rispetto a quello del 2023?

Probabilmente un inverno senza ciclocross. Mi sono allenato, sì, anche sui prati, ho fatto i raduni con la squadra, ma aver evitato quasi del tutto la stagione agonistica (una sola gara nazionale chiusa al 4° posto, ndr) mi ha giovato. Ho curato di più la preparazione su strada e sono arrivato pronto all’inizio di stagione. Poi ci sta anche che ho un anno di esperienza in più. Non nascondo che non fare offroad un po’ mi pesa, ma ci vuole solo un po’ per abituarsi.

E’ rarissimo vedere un corridore che vince tre gare a tappe di seguito: qual è stata la più difficile e quale quella che ti ha dato più soddisfazione?

Penso che sia stato probabilmente il successo in Ruanda, forse il più difficile, nella corsa più lunga e nelle condizioni più diverse da quelle alle quali siamo abituati. Anche se abbiamo avuto anche alcune tappe brevi, erano tappe super dure. Le condizioni, il caldo, l’altitudine erano tutte variabili difficili, ma anche la corsa di Taiwan non è stata una passeggiata, con l’umidità, il caldo alcuni giorni e freddo in altri… La terza aveva connotati a noi più abituali, pur considerando le strade strette. Uno stile di corsa diverso, mettere insieme tutte e tre penso indichi la mia completezza. Poi al Ruanda sono legato perché ho vinto la tappa di Kigali nel giorno del mio compleanno…

Il successo nella tappa di Kigali in Ruanda, il modo migliore per festeggiare i suoi 21 anni (foto Israel Premier Tech)
Il successo nella tappa di Kigali in Ruanda, il modo migliore per festeggiare i suoi 21 anni (foto Israel Premier Tech)
Al Circuit des Ardennes Federico Savino ci ha detto di essere rimasto impressionato da come hai condotto l’ultima tappa, per prendere i 7” che ti separavano dalla vetta. Ti eri fatto un piano per vincere la corsa?

Sapevo che era molto vicino e quindi c’erano tutte le possibilità per ribaltare la situazione in extremis. Dovevo solo vincere questa tappa finale, ma prima di tutto volevamo isolare la maglia gialla in quel momento e farla soffrire. Ma alla fine era ancora nel gruppo di testa, quindi aveva una forte carica. Dovevo giocarmela fino alla fine, evitando che prendesse secondi di bonus e puntando tutto sulla volata. Ho vinto la classifica generale perché non stavo correndo solo per vincere la tappa, ma con uno sguardo d’insieme.

Che tipo di corridore sei, più adatto alle corse d’un giorno o a quelle a tappe?

Probabilmente – e potrà sembrare strano – forse più adatto alle classiche in linea, diciamo che per ora sono quelle che mi si attagliano di più in questo percorso di crescita. Poi è un giudizio legato al momento, ne sapremo di più col passare dei mesi o forse nei prossimi due anni. E’ vero anche che ho vinto tre corse a tappe di diversa durata, dai 4 giorni delle Ardenne ai 5 di Taiwan e addirittura 8 in Ruanda.

In mtb è campione nazionale U23, nel ciclocross ha vinto l’argento mondiale in staffetta 2023 (foto Maxppp)
In mtb è campione nazionale U23, nel ciclocross ha vinto l’argento mondiale in staffetta 2023 (foto Maxppp)
La Liegi-Bastogne-Liegi era un altro dei tuoi obiettivi, come hai costruito quella vittoria?

Sì, era un appuntamento centrale della stagione. Molto ha influito la fiducia che mi sono costruito nelle settimane precedenti. Poi abbiamo costruito un piano alla vigilia, per attaccare sull’ultima salita ed ero in una buona situazione per portarlo a termine con un gruppo ridotto. Mi sentivo comunque abbastanza bene. E’ stato importante perché è stata la prima corsa nella quale mi sentivo guardato a vista, il riferimento del gruppo, l’uomo più pronosticato e vincere in queste condizioni non è mai facile.

C’è un corridore al quale ti ispiri?

Non potrei che dire Chris Froome, mio compagno di camera in Ruanda. Un vero riferimento con tutto quello che ha vinto e che ha fatto, stare con lui mi insegna tanto. Poi, al di fuori del nostro team, sicuramente Van der Poel, per tutto quello che fa, per la bellezza delle sue imprese che sono uno stimolo a imitarlo.

Froome è stato suo compagno di camera in Ruanda (foto Sirotti)
Froome è stato suo compagno di camera in Ruanda (foto Sirotti)
Il prossimo anno entrerai in prima squadra e molti già vedono in te il nuovo Froome, l’uomo per i grandi giri. Hai paura che questo ti dia troppa pressione?

Cerco semplicemente di non pensarci, di non ritenermi uomo per grandi giri. E’ troppo presto per dirlo. Amo le grandi salite, è vero, vado abbastanza bene sul passo, ma serve tempo per costruire un motore adatto per una corsa di tre settimane. Devi avere un livello altissimo per l’alta montagna e probabilmente è molto diverso dal modo in cui corro in questo momento.

Che obiettivi hai da qui alla fine della stagione?

Non lo so sinceramente, mi vengono in mente i mondiali su strada come quelli di mtb, ma io non sono abituato a pormi obiettivi lontani, vado avanti di giorno in giorno meglio che posso.

Uijtdebroeks miglior giovane: la bianca diventa un obiettivo

07.05.2024
4 min
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FOSSANO – La squadra del vincitore uscente, orfana dell’infortunato Van Aert, sta pedalando lungo i primi giorni del Giro con la maglia bianca di Cian Uijtdebroeks sulle spalle. Il belga, che quando hai imparato a scriverlo sei un passo avanti e durante l’inverno ha fatto carte false per passare dalla Bora alla Visma, viaggia in quinta posizione a 56 secondi da Pogacar. Come lui c’è anche Einer Rubio.

Se ieri a Fossano la sua prestazione è stata nella norma, il settimo posto sul traguardo di Oropa a 30” dallo sloveno volante dice che il livello di questo 21 enne vallone è già decisamente interessante. Non potrebbe essere diversamente, del resto, per un corridore che a 19 anni ha portato a casa il Tour de l’Avenir.

«E’ fantastico – ha detto felicissimo domenica – per me è stata una salita un po’ troppo breve e questo in alcuni casi mi si addice meno. Non sapevo come avrei reagito a questa cosa. Però mi sentivo davvero bene. Ho semplicemente spinto più forte che potevo fino al traguardo. Non l’ho fatto pensando alla maglia bianca. Ma quando ho saputo che l’avrei presa, è stato semplicemente fantastico!».

Settimo a Oropa a 30″, Uijtdebroeks si è difeso molto bene
Settimo a Oropa a 30″, Uijtdebroeks si è difeso molto bene

La sorpresa di Oropa

Anche se al Giro fosse venuto Van Aert, era palese che il leader per la generale sarebbe stato il giovane belga. Nessuna pressione addosso, tuttavia, più di quella che Uijtdebroeks mette già da sé. Il posizionamento in classifica, pur buono, non lo distrae da quella che sarà una lenta scalata, gradino dopo gradino.

«Resta comunque una gara molto lunga – dice Cian – e ho tante tappe da superare. L’alta montagna deve ancora arrivare e in questo Giro sono previste anche due cronometro. Anch’io posso sempre avere una brutta giornata, ecco perché dobbiamo affrontarlo giorno per giorno. Ma so anche che portare in giro la maglia bianca sarà divertente».

Giorno di Oropa, partenza dal Velodromo Francone di San Francesco al Campo
Giorno di Oropa, partenza dal Velodromo Francone di San Francesco al Campo

I tifosi italiani

Eppure per la squadra olandese le cose non vanno troppo bene. Il ritiro di Gesink, ad esempio, per Uijtdebroeks è un danno con cui è difficile fare pace. Il magrissimo olandese avrebbe dovuto scortarlo lungo i percorsi della corsa italiana che di certo conosce meglio di lui.

«Il ritiro di Robert – dice il giovane belga – è un peccato, come pure le cadute di Attila Valter e Kooij nella tappa di Oropa. La fortuna non è dalla nostra parte. Eppure nonostante tutta la sfortuna, i ragazzi della squadra hanno fatto un ottimo lavoro e nella tappa di Oropa sono rimasti al mio fianco per tutto il giorno. E fantastico essere tutelati in questo modo. Sapevo che all’arrivo non sarei stato il più veloce del nostro gruppetto, ma nei tratti ripidi sono riuscito a tenere un buon ritmo. I tifosi italiani lungo la strada mi hanno fatto dimenticare per un po’ il dolore alle gambe. Volevo solo raggiungere la vetta il più velocemente possibile e sono contento. La bianca è la mia prima maglia in un grande Giro».

La maglia del belga e la rosa dello sloveno: Pogacar gioca su un altro tavolo
La maglia del belga e la rosa dello sloveno: Pogacar gioca su un altro tavolo

Pogacar e gli altri

Alla Visma-Lease a Bike, che oltre a Van Aert (che si sta allenando in Spagna) deve ancora recuperare l’infortunio di Vingegaard, le buone prove di Uijtdebroeks vengono finora vissute come una sorta di miracolo.

«Nella prima tappa – dice il diesse Maarten Wynants – il posizionamento è stato un po’ difficile, mentre a Oropa è andata molto meglio. Cian era sempre dove aveva bisogno di essere. Avevamo calcolato che avrebbe potuto perdere tempo nel weekend di apertura, invece col senno di poi possiamo dire che ha fatto un ottimo lavoro. Siamo già in una posizione migliore di quanto pensassimo alla vigilia, ma il Giro è ancora lungo. Ci sono parecchi corridori vicini tra loro, se escludiamo Pogacar. Ogni tappa sarà importante».

Merlier, Milan e Pogacar: i tre volti di Fossano

06.05.2024
5 min
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FOSSANO – Trovare una tappa più strana di quella di oggi al Giro d’Italia è un bel grattacapo. Lo ha detto anche il vincitore Tim Merlier. «Dopo che noi velocisti siamo andati in fuga forse abbiamo fatto arrabbiare gli uomini di classifica nel finale!».

A Fossano ci si attendeva la prima volata e prima volata è stata. Ma per arrivare a questo epilogo non bisogna pensare ad una frazione dallo svolgimento classico. 

Da questo caos emergono tre personaggi: Tim Merlier, il vincitore, Jonathan Milan, lo sconfitto, e ancora lui: Tadej Pogacar, padrone e mina vagante al tempo stesso.

Il vincitore

La Soudal-Quick Step ha avuto il merito di restare più unita di altri team. E di entrare in azione nel momento perfetto. Davide Bramati, il direttore sportivo della squadra belga è stato un compendio tattico.

«Con questo finale così tecnico e difficile – ha detto Brama – era impossibile muoversi ai 2.900 metri, cioè quando finiva lo strappo. Avevamo ipotizzato che qualcuno potesse guadagnare 3”-4” secondi, ma sapevamo che quella curva quasi a gomito ai 1.200 metri avrebbe inciso parecchio. Avrebbe abbassato la velocità e poi ripartendo quasi da fermi con la volata li avrebbero riacciuffati, anche perché c’era un filo di vento contro.

«Così ho detto ai ragazzi di entrare veramente in azione ai 1.300 metri. Anche solo ritardare la frenata gli avrebbe fatto guadagnare posizioni importanti. E così è andata».

I ragazzi di Brama, oggi anche con un bell’Alaphilippe, hanno eseguito alla lettera le sue indicazioni. E Merlier ha fatto il resto.

«Come vi avevo detto qualche giorno fa Merlier sta bene. Abbiamo portato una buona squadra e oggi questa vittoria sinceramente ci fa piacere. Tanto piacere, visto che non vincevamo da diverse settimane».

Lo sconfitto

C’è poi Jonathan Milan. Su un arrivo non proprio ideale per il suo fisico, aver sfiorato il successo non è poi così male. Certo, Fossano ha un po’ strozzato l’urlo di gioia, ma guardando il lato positivo la gamba c’è.

Ma c’è anche un pizzico di dispiacere. Sarebbe un problema se non ci fosse. A chiarire tutto è Simone Consonni, il “capotreno”. E Simone era quasi più dispiaciuto di Milan dopo l’arrivo. Nell’ultima curva si sono un po’ persi i quattro vagoni della Lidl-Trek: due da una parte e due dall’altra. 

«Potevamo fare meglio a livello tecnico e tattico – ci dice Consonni mentre si dirige verso i bus – però è anche vero che era il primo sprint del Giro ed è già bello non aver messo il “sedere per terra”, tanto più che era così difficile.

«L’allungo di Pogacar e Thomas ci ha rotto le scatole, ma non tanto a livello tattico quanto di gambe. E infatti Jonathan e Jasper (Stuyven, ndr) hanno preso la curva in prima e seconda posizione, mentre io ed Eddy (Edward Theuns, ndr) eravamo un po’ più dietro. Abbiamo sprecato tanto per rientrare sotto».

«Il finale non era facile e se noi del treno eravamo tutti lì, negli ultimi 500 metri, vuol dire che stiamo bene. Domani ci riproveremo».

Honorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale… e le discussioni
Honorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale .. e le discussioni

La mina vagante

E poi c’è lui. Sempre lui: Tadej Pogacar. Il corridore della UAE Emirates continua ad incantare, ma anche a sprecare e qualcuno inizia ad imputargli questo suo modo di correre. Lo sloveno però glissa.

«Modo di correre dispendioso? Ma no è tutto pagato!», come a dire che non costa nulla fare certi scatti. Mentre si fa più serio quando gli chiedono se voglia vincere tutte le tappe. Pogacar replica con un secco: «No comment».

Tadej quando sta bene non si ferma, non c’è niente da fare. Anche Rafal Majka ce lo ha ripetuto pochi giorni fa. Pogacar si difende col dire che l’attacco non lo ha propiziato lui, ma ha solo seguito Honorè. «Ero davanti, stavo bene e l’ho seguito. Anzi, quando Thomas è rientrato è stato lui a dare il primo cambio. E anche forte. A quel punto abbiamo spinto. Peccato non essere arrivati».

Mentre ci è piaciuto, ed è indice d’immensa lucidità, il racconto del traguardo volante di Cherasco. Traguardo che arrivava dopo un ripido strappo.

«Ero davanti – ha spiegato Pogacar – ho visto che c’era anche Thomas e a quel punto ho deciso di andare. Due secondi sono sempre due secondi. Meglio a me che a lui».

Godon, molto più che uno sprinter. Parola di Lavenu

06.05.2024
4 min
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SAN FRANCESCO AL CAMPO – Vince la volata di gruppo. Spalleggia con Pogacar e va anche forte sul passo: Dorian Godon sta stupendo sempre di più. Il corridore della Decathlon-AG2R La Mondiale in questa prima parte di stagione è stato tra i migliori in assoluto.

La Freccia del Barbante dell’anno scorso e le recenti vittorie al Romandia, l’ultima in particolare, sono stati successi di peso. Se non altro per come sono arrivati. Diversi tra loro, Godon li ha agguantati con forza e astuzia, abilità e personalità.

Classe 1996, alto 190 centimetri per 73 chili, grande potenza, di questo atleta ne abbiamo parlato con il manager e direttore sportivo, Vincent Lavenu, il qualche sta invece seguendo gli altri suoi ragazzi al Giro d’Italia. 

Godon vanta 10 vittorie da pro’, tra queste anche due prologhi (foto Instagram)
Godon vanta 10 vittorie da pro’, tra queste anche due prologhi (foto Instagram)
Signor Lavenu, vi aspettavate un’esplosione così importante di Godon?

Per me non si tratta di una vera esplosione. Conosciamo bene Dorian, è con noi da parecchi anni e sappiamo che è un ragazzo con un potenziale fisico eccezionale. E’ un atleta in grado di produrre degli sprint di livello molto alto e soprattutto di resistere agli sprint per lungo tempo.

E allora cosa è cambiato? Perché adesso lo vediamo vincere o piazzarsi bene con maggior costanza?

Direi un buon feeling in generale. Fino ad allora non aveva trovato la chiave sul posizionamento prima degli sprint. Adesso invece è ben concentrato e ben supportato dai compagni di squadra che riescono a piazzarlo nel posto giusto. E quando è nel posto giusto, al momento giusto, Godon è in grado di battere anche i corridori più forti.

Vince le volate di gruppo, ma se la gioca anche nei drappelli con Pogacar, conquista il Giro del Veneto, che non è corsa per velocisti: chi è dunque Dorian Godon? Che tipo di sprinter è?

Come detto, è molto forte fisicamente. In più guida anche molto bene (come si è visto nella tappa finale del Romandia vinta prendendo almeno 5-6 metri a tutti nell’ultima curva sul bagnato, ndr). Che tipo di sprinter è? Per me non è un velocista puro, è un passista veloce. Passa bene gli strappi, le cotes più piccole almeno, ed è in grado di tenere quei gruppi con solo 70- 80 corridori. Mentre non lo vedo con i velocisti migliori del mondo in caso di sprint a gruppo compatto.

Il francese vince il Giro del Veneto 2023 davanti a Tobias Johannessen e Florian Vermeersch, non proprio due velocisti
Il francese vince il Giro del Veneto 2023 davanti a Tobias Johannessen e Florian Vermeersch, non proprio due velocisti
Ci può fare un raffronto tra Godon e un corridore veloce o velocista del passato? Per esempio è più un Sagan o un Demare? Giusto per capire come e dove si colloca…

Se è per questo va molto bene anche nelle cronometro brevi, quelle fra 2 e 10 chilometri, quindi non so davvero con chi possiamo confrontarlo. Dovrei rivedere l’intera storia del ciclismo! Se proprio dovessi fare un paragone, direi che è più un Kaden Groves, il quale non è un velocista puro, ma è molto veloce e tiene bene.

Insomma, Godon è forte, veloce, ma non è un velocista puro nonostante le sue doti di guida e la sua statura…

Esatto, è un corridore enorme, con particolari caratteristiche fisiche. Sì, qualche volta ha fatto degli sprint di gruppo, ma devono essere comunque sprint al termine di giorni difficili. Di tappe mosse, quando tutti i corridori arrivano nel finale un po’ stanchi.

Vestito di azzurro, eccolo spalleggiare con Pogacar nell’ultima tappa del Catalunya… quando arrivò un drappello di 23 corridori (quasi tutti scalatori)
Vestito di azzurro, eccolo spalleggiare con Pogacar nell’ultima tappa del Catalunya… quando arrivò un drappello di 23 corridori (quasi tutti scalatori)
Prima lei ha accennato ad un buon feeling generale, in questo rientrano anche le bici? Vendrame qualche giorno fa ci ha detto che sono molto soddisfatti e che questo contribuisce ad abbassare le tensioni…

Direi che l’intero team funziona bene. Sicuramente le bici sono un valore aggiunto e hanno la loro influenza, ma anche gli altri materiali contano. L’aerodinamica è buona adesso. I corridori si sentono a loro agio e hanno fiducia in quel che fanno e in quel che hanno. È un insieme di cose che sono state cambiate con l’arrivo di nuovi sponsor come Decathlon, con una nuova gestione, un nuovo modo interno di confrontarsi. 

Quando ha preso in squadra Godon, cosa ha guardato di lui? E soprattutto, lo seguiva anche da giovane visto che il suo gruppo è molto attento ai giovani?

Sì, lo seguivo sin da quando era giovane. Osservavo i suoi risultati anche perché Dorian vive non troppo lontano dalla nostra sede. Noi siamo a Chambéry, lui a Lione. Lo avevo già visto tra i dilettanti. È passato professionista abbastanza giovane nella Cofidis. Ma abbiamo visto che aveva quelle caratteristiche di velocità ed esplosività che vi dicevo e che ci interessavano. 

Chiaro…

Quando ci sono state le possibilità, abbastanza rapidamente abbiamo raggiunto un accordo con lui. Tra l’altro noi eravamo un po’ la sua squadra del cuore, visto che siamo tutti della regione del Rodano-Alpi.

EDITORIALE / Si puntava alla sfida fra Pogacar e Remco?

06.05.2024
6 min
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NOVARA – Dopo l’assaggio di Torino, ieri a Oropa è iniziato definitivamente il Giro d’Italia numero 107 e già qualcuno ha da ridire. Si è già letto di Giro noioso, il più noioso della storia e come farete a raccontarlo? Letture che di prima mattina, mentre già pregusti la volata di Fossano e hai gli occhi pieni di Pogacar sulla salita del Panta, fanno andare il caffè di traverso e anche scemare la voglia di fare questo mestiere, cercando spunti diversi dall’ovvio. Però una riflessione si impone e la condividiamo volentieri.

Chiunque sia in grado di arrivare sul podio del Tour – figurarsi chi è in grado di vincerlo – al Giro viene per giocare. Al contrario e restando negli ultimi 30 anni – quelli di cui chi scrive ha memoria diretta – si contano sulle dita di una mano i protagonisti del Giro che lo siano stati anche al Tour con piazzamenti nei primi cinque. Bugno. Chiappucci. Pantani. Basso. Nibali. Gli altri vincitori della maglia rosa, dal 1990 in avanti, in Francia non hanno mai ottenuto classifiche all’altezza delle attese. Da Chioccioli a Simoni, passando per Cunego, Savoldelli, Garzelli e Di Luca. Solo Gotti tirò fuori dal cilindro il quinto posto nel 1995, due anni prima di conquistare la maglia rosa. E anche Basso, che ha vinto due Giri, vi arrivò dopo aver lottato al Tour e il gap rispetto ai rivali italiani fu subito evidente.

La sensazione è che ieri a Oropa, fatto salvo lo scatto, Pogacar abbia controllato, per risparmiarsi e non infierire
La sensazione è che ieri a Oropa, fatto salvo lo scatto, Pogacar abbia controllato, per risparmiarsi e non infierire

Per amore o per denaro

Lo scorso anno il Giro fu entusiasmante perché a scontrarsi furono Roglic e Thomas. Il primo che una maglia gialla l’aveva praticamente vinta e ha comunque nel palmares tre Vuelta España e l’altro che il Tour lo ha vinto davvero. Fra loro e il resto del gruppo, fatta salva la resistenza di Almeida, c’era il baratro.

Tadej Pogacar ha vinto per due volte il Tour e altre due volte è stato secondo: chi pensate che possa infastidirlo, al di là della cattiva sorte o di tattiche che lo mettano in crisi? La sensazione, vedendolo voltarsi di continuo è che neanche abbia voluto infierire sugli inseguitori. Come ha raccontato, è scattato con violenza per piegarli e poi ha proseguito col suo passo. Per non spendere troppo in vista di ciò che lo attende e magari per non umiliare la concorrenza.

E’ stato previsto un pagamento da parte di RCS per la sua presenza? La domanda fu posta a Matxin quando a dicembre annunciò che Tadej avrebbe corso il Giro. Lo spagnolo, astuto e saggio, disse di non occuparsi di questi aspetti. Gianetti preferì sorridere e non rispondere. Chiaramente quando Pogacar annunciò che sarebbe venuto al Giro, Vingegaard non era ancora caduto. E volendo fare l’avvocato del diavolo, dopo due anni di batoste, in casa UAE qualcuno potrebbe aver pensato che davanti al rischio del terzo smacco, sarebbe stato meglio vincere la Liegi ed il Giro e arrivare in Francia con il cuore più leggero.

Lo scorso anno Evenepoel vestì la maglia rosa per quattro tappe, prima di ritirarsi per il Covid
Lo scorso anno Evenepoel vestì la maglia rosa per quattro tappe, prima di ritirarsi per il Covid

Remco vs Pogacar

E’ di questi giorni, esattamente di venerdì 3 maggio, un articolo di Patrick Lefevere su Het Nieuwsblad. Il quotidiano belga gli riserva una rubrica e il manager della Soudal-Quick Step se ne serve spesso per sparigliare le carte. A volte è così diretto, che ieri Alessandro Tegner, responsabile di marketing e comuncazione del team belga, ha preferito non commentare l’ultima uscita.

«Per Remco il Giro è un affare in sospeso – ha scritto – dopo che lo scorso anno dovette rinunciare a causa del Covid. Come sappiamo, l’organizzazione allora – giustamente – ci ha incolpato per non averli informati personalmente che Remco non poteva continuare. E’ stato molto emotivo e molto italiano. Secondo l’amministratore delegato di RCS Mauro Vegni la maglia rosa era partita come un ladro nella notte.

«Fino a qualche mese fa – prosegue Lefevere – c’era ancora un contenzioso finanziario con RCS a riguardo. Poiché Remco non ha terminato il Giro, non hanno voluto pagare la quota di partenza concordata. Non voglio essere troppo cinico su questo, ma nessuno può sostenere che Remco non abbia svolto il suo ruolo di testimonial del Giro, con video promozionali e interviste prima e durante».

Lefevere va avanti a spiegare che non si parla di importi enormi, ma comunque ben accetti e utili. «Per dare un ordine di grandezza – spiega – il denaro per avere Remco al Giro e in altre corse RCS ci avrebbe garantito il budget per un corridore in più. Durante lo scorso inverno, quando la doppietta Giro-Tour era ancora sul tavolo, RCS ha proposto una sorta di accordo amichevole. Se Remco avesse corso di nuovo il Giro, avrebbero corrisposto l’importo dovuto, oltre alla quota di partenza per il 2024».

L’accordo sarebbe sfumato quando l’allenatore Koen Pelgrim ha posto il veto, dato che il doppio impegno non sarebbe stato sostenibile per Evenepoel, che dopo il Tour ha nel programma le Olimpiadi e poi i mondiali.

A questo punto potrebbe essere chiara la probabile strategia di RCS Sport, che con Remco e Pogacar (anche se Tadej potrebbe essere qui per semplice interesse sportivo) avrebbe avuto nuovamente garantito un duello di prima categoria. Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Al Giro del 1993, Indurain vinse su Ugrumov (che lo staccò proprio a Oropa) e Chiappucci
Al Giro del 1993, Indurain vinse su Ugrumov (che lo staccò proprio a Oropa) e Chiappucci

Per battere Tadej

Si è sempre sentito dire che a suo tempo anche Indurain e la Banesto abbiano percepito una gratifica per venire al Giro. Nel 1992 e 1993, Miguel lo vinse e poi fece doppietta col Tour, sfidando Bugno e Chiappucci, ben più forti degli attuali corridori italiani. Nel 1994 fu terzo e poi vinse nuovamente la maglia gialla, avendo però trovato sulla sua strada Berzin e un certo Pantani.

Nessuno quando c’era Indurain ha mai parlato di Giro noioso, forse semplicemente perché non c’erano ancora i social e perché le sfide c’erano eccome. La gente seguiva la corsa in televisione e sulla strada, ma siamo pronti a scommettere che anche le migliaia di tifosi assiepati ieri sulle rampe di Oropa siano tornate a casa col sorriso e non certo deluse. Perché il ciclismo è fatto così: uno vince, tutti gli altri perdono. E non può essere la bandiera del vincitore a rendere la sfida noiosa oppure esaltante. Indurain era il più forte eppure si ricordano azioni di disturbo emozionanti che lo costrinsero a rimboccarsi le maniche e sputare dallo sforzo.

Siamo certi che Pogacar sia imbattibile? E siamo certi che il solo modo per sfidarlo sia il testa e testa e non provare a far fuori la sua squadra? Cari direttori sportivi, siete capaci di inventare qualcosa in questa direzione?

Ripartiamo da Novara con questa domanda e la promessa che continueremo a fare la nostra parte. Lasciando a certi commenti il minimo spazio che meritano, cercando spunti e sprazzi di talento italiano e godendoci il Giro. Che è splendido per la sua gente, i corridori che meritano sempre rispetto, le strade e i panorami. Chi lo ritiene noioso forse farebbe meglio a cercare nella poesia di una curva di calcio quello di cui ha effettivo bisogno.