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Falsa partenza, squadre in crisi. L’analisi di Martinelli

22.02.2026
6 min
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Possiamo parlare senza ombra di dubbio di falsa partenza per alcune squadre. Visma-Lease a Bike, in parte Alpecin-Premier Tech (totalmente legata a Philipsen e Van der Poel), Soudal-Quick Step… squadroni che si aspettavano ben altro dalle prime corse di stagione. O molto meno di quanto ci si potesse attendere. Così come quando si parte con il piede giusto si innesca un circolo virtuoso, è facile che accada anche il contrario. E cioè che le cose vadano progressivamente peggio.

Aspetti del genere portano tensioni in squadra e di certo non facilitano le cose. Viene dunque da chiedersi come si gestiscano certe situazioni. Il quesito lo abbiamo posto a un direttore sportivo che ne sa come pochi e che oggi ricopre un ruolo super partes: Giuseppe Martinelli. In carriera ne ha viste di tutti i colori.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Dunque Giuseppe, quando tutto gira un po’ male come si fa a tenere la calma e il morale alto? C’è il rischio che saltino i nervi?

Ci sono squadre come quelle che avete menzionato voi, ma io metterei dentro anche la EF Pro Cycling, tanto per dire, anche se non è uno squadrone e credo non abbia ancora vinto. Visma, Lidl e compagnia bella secondo il mio punto di vista hanno anche altri progetti.

Ti riferisci a grandi classiche e Grandi Giri?

Esatto. Perciò il fatto che partano un po’ sotto tono potrebbe anche starci e magari fra quindici giorni parificano tutto. Così sotto tono invece crea un po’ di apprensione. Quando vedi che altre squadre vincono e tu non ci riesci ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Un po’ di soggezione nei confronti degli altri viene, ti sembra di essere inferiore. Oggi tutte le squadre cercano prestazione continua e competitività perché hanno tanti corridori vincenti. Una volta in una squadra quanti erano quelli che vincevano davvero? Cinque o sei… forse. Adesso i corridori buoni sono tanti, dieci, se non 15 per alcune squadre. In tanti possono vincere, ma non ci riescono. E’ inevitabile che un po’ di nervosismo si crea.

In questi casi chi viene messo per primo sotto accusa? Preparatore, atleta, diesse…

Un po’ tutti. Però oggi la figura predominante è sicuramente quella del preparatore, quello che paga di più a livello morale. Manager e direttori sportivi chiedono spiegazioni sul perché un corridore non abbia ancora trovato la condizione. Sotto accusa quindi finisce soprattutto il preparatore.

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Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
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Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
Tu sei stato in squadre gigantesche, ma l’Astana anche nei tempi d’oro, manteneva una certa familiarità. In corazzate come Visma o Ineos, dove si va avanti a mail e call, è più difficile uscire dalle tensioni?

Dipende sempre da che anima c’è nella squadra. Nell’Astana c’era un’anima italiana e molte cose venivano discusse tra di noi. Oggi ci sono tante email, conference call, messaggi… ma spesso rimane tutto lì dentro. Dopo chi prende in mano la situazione parla direttamente con il corridore. E sono sempre i soliti due o tre che lui ascolta davvero.

Un altro modo di comunicare e condividere…

Una volta si parlava tra di noi e poi ognuno parlava un po’ con tutti. Adesso nelle squadre ci sono tante stanze stagne: dieci corridori con un preparatore, altri con il nutrizionista, altri con altre figure. Chi parla davvero con tutti è difficile da individuare. E posso assicurarvi che non è il manager perché non ha tempo. Serve un’anima, ma è difficile trovarla: troppe teste viaggiano per conto loro.

Un po’ quello che è successo anche in Red Bull l’anno scorso. Alla fine alcune di queste teste pensanti sono state accompagnate, neanche troppo gentilmente, all’uscita…

Facciamo un conto: trenta corridori e quasi cento persone che lavorano per loro. Credo ci siano persone che non vedono alcuni membri del team per tutto l’anno. E’ facile che si crei una situazione così. Specie se le cose non vanno bene.

Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
False partenze: partiamo dalla Visma-Lease a Bike. Tra addii, Simon Yates, fratture, Van Aert, e cadute, Vingegaard qualcosa non va. Cosa ne pensi?

In questo momento in quella squadra regna qualcosa di simile alla confusione. Quando mancano tre o quattro campioni si fa dura e il resto è subordinato alle loro vittorie. I successi di Laporte o Brenner sono flash isolati. Alla Visma manca la compattezza di qualche anno fa.

Eppure l’anno scorso ha vinto Giro e Vuelta…

Vero, ma non vedo più la Visma di una volta. Contro team come la UAE Emirates o anche la Lidl-Trek, che in certe giornate si dimostra un vero squadrone, la Visma sembra avere più problemi delle altre. E le sfortune spesso arrivano in successione. Tra le altre cose ho letto anche che stanno cercando un primo nome, un nuovo sponsor. Non credo abbiano problemi a trovarlo: dietro c’è una nazione come l’Olanda dove il ciclismo è uno status. Ma ai piani alti sicuramente non aiuta.

Un pensiero in più che offusca la serenità?

E’ così. Ripenso a quando in Astana due anni fa non trovavamo il bandolo della matassa con i punti e stavamo sempre a lottare in fondo. L’anno dopo siamo partiti bene ed è arrivata subito serenità.

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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
Parliamo della Soudal-Quick Step invece. Giusto ieri è arrivata la seconda vittoria con Magnier. Ma loro hanno sempre vinto tantissime corse e sono in una fase post terremoto Remco. E’ momento di rifondazione per loro?

Più che dopo Remco direi dopo Lefevere, che nel bene o nel male indirizzava tutto. A volte sembrava spararla grossa, ma le sue parole non erano mai a vuoto. Patrick faceva uscire quello che voleva, anche se sul momento sembravano cavolate. E’ un passaggio di rifondazione. Hanno due velocisti forti, Magnier e Merlier, gente che da sola può fare 10-12 vittorie a stagione. Se già questi due sprinter fanno il loro, numericamente vincono tanto e sono okay. Ma non hanno un campione vero per le classiche, da Sanremo a Liegi. Serve un corridore pronto o aspettare che un giovane sbocci. Mentre finché c’è stato Lefevere lui riusciva a tamponare la situazione, anche tenendo Remco.

Infine la Ineos Grenadiers: come li vedi?

Secondo me gli inglesi hanno fatto buoni acquisti ed è tornato il loro vecchio manager, Dave Brailsford: piano piano risorgeranno. Hanno giovani e hanno già vinto qualcosina. Ma il punto è sempre quello: i migliori corridori sono concentrati in poche squadre ed è difficile vincere contro di loro o portarglieli via. Con Evenepoel, Pogacar, Van der Poel e altri due o tre è facile fare un ordine d’arrivo, ma difficilissimo batterli.

Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini

Realini, ritorno alle origini: grinta, peso e grandi gambe

21.02.2026
6 min
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Quando nel 2023 passò dalla Isolmant all’allora Trek-Segafredo, a Gaia Realini fu chiesto di allenarsi con Matteo Azzolini, preparatore interno alla squadra. Sembrò brutto dire di no e forse non era nemmeno un’opzione, per cui la pescarese ringraziò Francesco Masciarelli, con cui aveva lavorato fino a quel momento, e si affidò al nuovo tecnico. Un occhio abruzzese sulla sua preparazione ci sarebbe sempre stato, ma la strategia e la pianificazione del lavoro sarebbero venute dalla squadra.

Per questo, quando alla fine del 2025 abbiamo letto l’intervista in cui Gaia parlava nuovamente di Masciarelli come suo allenatore, abbiamo attaccato un post-it sul computer, proponendoci di parlarne con Francesco. Gli ultimi due anni non sono andati come si sperava. I primi scricchiolii sono iniziati quando Elisa Longo Borghini, eletta dal team a riferimento per Realini, ha scelto di cambiare squadra. La giovane Realini non era pronta per prenderne il posto e il conto alla fine è stato piuttosto salato.

Francesco Masciarelli, terzo dei figli di Palmiro e zio di Lorenzo che ha debuttato nel professionismo con la MBH Bank-CSB, ha vissuto per un po’ in California. E quando nel 2016 è tornato, si è iscritto a Scienze Motorie e da allora fa il preparatore atletico. Riuscire a parlarci è uno slalom fra i suoi tanti impegni.

Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Francesco, sei in grado di spiegarci che cosa sia successo a Gaia Realini?

Diciamo che Gaia ha avuto due anni in cui si è un po’ persa. Fisicamente, perché a livello di peso è scesa un po’ troppo, ma soprattutto a livello emotivo. Noi ci siamo sempre stati, attenzione, ma adesso ha fatto un passo indietro per tornare alle origini e ritrovare quello che ha perso per strada. Se volete la mia opinone, Gaia è sempre la stessa.

Allora che cosa è cambiato?

Parliamo di ragazze sempre sotto pressione. Lei è passata in Trek-Segafredo con la Longo Borghini, giustamente sotto la sua ala. In questo modo non aveva i fari puntati completamente addosso e ha potuto sfruttare questa situazione per crescere tranquillamente. C’era giustamente da lavorare per Elisa, portarla davanti, quello che si fa per una leader. Invece, nel momento in cui è toccato a lei prendere le redini, le cose non hanno funzionato.

Perché?

Un po’ per il suo livello di performance, un po’ per la squadra rivoluzionata quando è andata via Elisa. Poi mettiamoci che Gaia non è un drago in gruppo e per un accumulo di cosine, dal prendere la salita dietro e faticare per tornare davanti, il risultato non è venuto. A quel punto è subentrata un po’ di fragilità psicologica. Adesso però, dopo un anno piuttosto difficile, è tornata la Gaia di prima.

Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
C’è stato bisogno di fare un reset?

Dopo certi scossoni, non è che non credesse più nel suo staff, ma aveva preso un po’ di paura, perché aveva finito la stagione 2023 decisamente sotto peso. Il 2024 è andato così e così, per cui per dare una svolta si è rivolta ad Erika Lombardi come nutrizionista. Si conoscevano già, erano amiche e si fidava tantissimo di lei. All’inizio con la squadra si è creato un rapporto un po’ particolare. Però, lavorandoci con calma e tenendo le porte aperte senza nascondere niente a nessuno, ci siamo concentrati sull’obiettivo di farla stare bene e andare forte, in modo che anche la Lidl-Trek fosse contenta.

Ha funzionato?

Negli ultimi mesi Gaia si è ritrovata. L’anno scorso è stato proprio un reset generale. Poche gare, si è rotta il gomito, vari contrattempi. Adesso con il peso è perfetta, c’è la salute e quindi anche mentalmente la vedo molto più grintosa rispetto all’anno scorso. Il fatto che il 2025 sia stato una stagione così anomala ci ha permesso di sfruttare i mesi da maggio in avanti come preparazione per quello che verrà d’ora in avanti.

Quali sono i problemi di Realini con il peso? I dati ufficiali parlano di un’atleta alta 1,50 per 40 chili di peso.

L’anno scorso correndo poco, dal minimo che aveva raggiunto a fine 2023, è andata a finire a un discreto sovrappeso, tenendo conto che il valore giusto è di 42 chili. E bisogna dire che viste le nuove regole UCI, c’è da stare attenti che non ci siano troppe oscillazioni. Naturalmente, essendo una scalatrice, il chilo in più inizia a pesare soprattutto se si prende una salita troppo indietro e si deve risalire. Adesso siamo giusti, c’è la tranquillità e questo permetterà di fare risultato. Sa di non dover rincorrere chissà che cosa.

Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Alla fine è tutto un discorso di testa?

Se Gaia riesce a capire questo, i risultati verranno perché comunque lei c’è sempre stata. I dati sono eccezionali. Anzi, in questo momento spinge come non mai. Anche con un paio di chili in più visto il momento della stagione, a 44-45 chili spinge 300 watt, quindi il motore ce l’ha.

Per cui con la dovuta calma si può riprendere a lavorare per gli obiettivi della Realini appena arrivata nel WorldTour?

Naturalmente non deve affrettarsi, come avete detto. Non deve farsi prendere dalla foga di vincere, che è il problema principale. Glielo dico sempre e ormai inizia a essere più un coaching mentale, un supporto. Perché tanto alla fine a livello di preparazione c’è poco da inventare. Quasi tutti lavorano allo stesso modo, tutti hanno il nutrizionista, tutti sanno come recuperare. Quindi quello che fa veramente la differenza è la gestione dell’ansia e dello stress.

La sensazione da fuori è che, partita la Longo, le abbiano detto di fare il leader e lei ha accettato senza rendersi conto di non essere pronta.

E’ vero. Però, parliamoci chiaro: Gaia che correva con Fidanza è la stessa che poi è arrivata alla Trek. Prima non aveva mai avuto la squadra che le permettesse di prendere la salita davanti e doveva spendere tutte le forze per farlo da sé. Nel momento in cui ha avuto quella copertura, ha iniziato a fare dei risultati più importanti. Il problema, quando i rapporti fra la squadra e la Longo hanno iniziato a cambiare, è che è cambiato anche il modo di gestire Gaia e lei ne ha risentito.

Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Ad esempio?

Magari si è ritrovata da sola in qualche situazione, le hanno detto di fare un altro tipo di lavoro: cose che nel ciclismo sono normalissime e richiedono esperienza e maturità. Ora che l’esperienza c’è, sta a lei coltivare i rapporti giusti con le compagne, in modo che la tengano coperta quando serve e le permettano di spendere sempre di meno. C’è da fare un gioco intelligente e da questo dipende il ritorno al livello che ha e che merita.

Balsamo e Pasternoster, tornate a ruggire anche su pista

Balsamo e Paternoster: tanto forti, tanto diverse

21.02.2026
6 min
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Le avevamo lasciate a Parigi 2024, profondamente deluse per l’andamento di un’Olimpiade amara, dove altre avevano festeggiato mentre loro, Elisa Balsamo e Letizia Paternoster, erano rimaste con nulla in mano. Rivali su strada e compagne su pista, forse non amiche, ma sempre unite dal comune obiettivo, le due campionesse azzurre avevano messo da parte l’attività nei velodromi per concentrarsi sulla stagione su strada, ma la pista è rimasta fondamentale nel quadro della loro preparazione.

Gli europei di Konya le hanno viste tornare protagoniste sull’anello, componenti un quartetto riformato, con una sola reduce dal titolo mondiale 2025, eppure capace di riscrivere il record nazionale anche grazie alle particolari caratteristiche del velodromo turco. Un nuovo punto di partenza e nessuna delle due ha intenzione di fermarsi lì. Le abbiamo messe a confronto attraverso un fuoco di fila di domande, per analizzare un’esperienza che restituisce due gioielli al settore della pista alle porte dell’inizio del periodo di qualificazione olimpica.

Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Com’è stato il ritorno a un grande evento su pista dopo così tanto tempo?

PATERNOSTER: «Bello, me lo sono goduto veramente bene, è stato emozionante sicuramente e sono stata veramente felice di com’è andato il tutto. L’ho vissuto con spensieratezza e con voglia proprio di godermi quello che stavo facendo».

BALSAMO: «Sì, era passato ormai un po’ di tempo da quando avevo gareggiato su pista e devo dire che sono stata contenta di riassaporare quelle sensazioni. Ho visto che la pista mi era mancata. Su pista mi sono sempre divertita, è stato così anche a Konya».

Nel reindossare la maglia azzurra, il caschetto, inforcare la bici sull’anello del velodromo, ti sono tornate in mente le immagini di Parigi 2024? Che cosa ti ha lasciato a distanza di tanto tempo quell’esperienza olimpica?

BALSAMO: «Sono sincera, per me ormai sia Tokyo che Parigi sono delle esperienze chiuse e quindi non ho interesse a ricordare quello che è successo, perché non sono state esperienze positive, né l’una né l’altra, per quanto mi riguarda. L’obiettivo era proprio quello di tornare a divertirmi in pista, incominciare un nuovo capitolo e quindi non ho pensato a quello che avevo passato negli ultimi anni».

PATERNOSTER: «Parto dal presupposto che mi ha lasciato veramente un grande bagaglio di esperienze. Mi ha segnato molto e non tornerei indietro su niente di quello che è stato, ma nel rimettere il caschetto e la divisa azzurra non ho voluto pensare al passato, per concentrarmi sulle forti emozioni positive che ho vissuto con quella maglietta che per me è sempre stata motivo di orgoglio».

Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Come giudichi la trasferta di Konya dal punto di vista dei risultati personali?

PATERNOSTER: «Io sono soddisfatta, siamo riusciti a mettere in piedi un quartetto che pur non avendo provato tantissimo (anzi insieme quasi mai…), ci trovavamo l’una con l’altra. Era una formazione nuova, l’abbiamo messa in piedi un po’ così ma sicure dei nostri numeri e dei nostri valori. Per questo prendere una medaglia è stato molto emozionante. Per quanto riguarda le prove individuali, era un punto di domanda: il ritrovarmi in una corsa di gruppo dopo un anno e mezzo non è stato semplice…».

BALSAMO: «Per me è stata una trasferta positiva, non avevo alcuna ambizione a livello di risultato, invece sono arrivate ben due medaglie, più una medaglia di legno nell’omnium, quindi direi che è stato assolutamente positivo».

La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
Siamo a metà del quadriennio olimpico. La pista la vedi sempre come una parte integrante della tua attività e ti sei posta Los Angeles come obiettivo?

BALSAMO: «Sì, se sono tornata è proprio rivolgendo lo sguardo verso Los Angeles, anche se manca ancora un po’ di tempo. L’obiettivo principale è quello, poi si sa che il cammino di avvicinamento prevede anche altri appuntamenti, bisognerà anche vedere come sarà il percorso della strada per vedere quali saranno poi le mie decisioni, ma l’Olimpiade è per me un must».

PATERNOSTER: «La pista è per me essenziale. Ha sempre fatto bene e farà sempre bene alla mia attività, questo è sicuro. Per quanto riguarda Los Angeles, sinceramente ad oggi non ci sto pensando, sono focalizzata tanto a vivermi il presente, le emozioni del momento e cercare di costruire giorno dopo giorno una Letizia solida e mentalmente e fisicamente, questo è veramente un grande step che ho fatto interiormente e mi sta facendo vivere la quotidianità, gli allenamenti con tanta serenità e gioia. A Los Angeles ci penserò a tempo debito».

Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Che impressione ti hanno fatto le nuove leve come Venturelli e Sanarini, hai rivisto in loro qualcosa di te ai primi approcci con il team azzurro?

PATERNOSTER: «Venturelli è già da un po’ nel nostro gruppo, che gira con noi, anche prima di Parigi. Quindi la conoscevo già bene ed è sempre stata un membro solido del gruppo, si sa il suo valore, è sempre stato palese a tutti il suo enorme talento. Sanarini è veramente giovanissima, fino all’anno scorso era junior, mi ha fatto veramente una grande impressione, è una ragazzina promettente ed è stato bello vedere la grinta, la tensione, la voglia che aveva di fare, di dimostrare sempre il suo meglio. In quello mi ci sono rivista tanto e spero di averle trasmesso qualcosa, è una ragazza che deve credere in sé perché ha grandi potenzialità».

BALSAMO: «Per me è stato bello correre con delle ragazze giovani. Sicuramente io non mi ritengo una veterana, ma ho più esperienza rispetto a loro. Ho cercato di trasmettere tutto quello che avevo imparato in passato e devo dire che ho ripensato alla mia prima Coppa del Mondo. Mi sono venuti in mente un po’ di ricordi nel 2016 ad Hong Kong, prima dei Giochi di Rio e quindi 10 anni fa».

Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Che cosa chiedi a questa stagione su strada?

BALSAMO: «Non ho nascosto che il mio sogno è vincere una Monumento, questo è l’obiettivo principale, quindi le classiche. Vorrei una stagione un po’ più tranquilla delle ultime passate, i risultati verranno di conseguenza. e gli obiettivi sono quelli, insomma».

PATERNOSTER: «Chiedo la gioia e la serenità del vivermi veramente tutto, perché è vero che con quella arrivano anche i risultati. E’ inutile dire partecipare, stare bene, essere felici, ma noi corriamo per il risultato e io lo voglio con tutta me stessa».

La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
Il calendario è sicuramente molto fitto, ma ci sarà occasione per rivederti all’opera su pista in questa stagione e magari puntare anche ai Mondiali di ottobre?

PATERNOSTER: «Sicuramente sì. Adesso mi concentro bene sulle classiche e cerco di andare in pista quando mi è possibile, perché ora risiedo a San Marino, quindi è un po’ difficile l’organizzazione del tutto. Ma cerco di incastrarla al meglio dalle mie potenzialità e poi da lì capirò cosa fare. Sono in contatto con Bragato e Villa, cerchiamo di mettere giù un piano e penso che una Coppa del Mondo se è fattibile mi piacerebbe andare a farla, ma ancora con il team non ne ho discusso».

BALSAMO: «Sì, il mondiale potrebbe essere un’occasione, ma è a fine stagione, manca ancora parecchio tempo, è però sicuramente un’opzione aperta».

Samuele Porro, Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)

Food Coach, l’app che spiega ai pro’ cosa si mangia

21.02.2026
4 min
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Nel ciclismo professionistico l’alimentazione è diventata un elemento strategico della performance, al pari dell’allenamento e del recupero. A supporto del lavoro di nutrizionisti e preparatori, negli ultimi anni stanno prendendo sempre più spazio strumenti digitali pensati per facilitare gli atleti nella gestione quotidiana della dieta. Tra questi c’è The Athletes Food Coach, un’app che promette un monitoraggio nutrizionale preciso, personalizzato e sempre a portata di mano. Ce ne ha parlato di recente Filippo Fiorelli, ad esempio, parlando di come alla Visma Lease a Bike siano cambiate le sue abitudini alimentari.

Ma quanto può essere davvero efficace un food coaching digitale nella quotidianità di un ciclista professionista, fatta di allenamenti intensi, trasferte, ristoranti e giornate da migliaia di chilocalorie? Per capirlo abbiamo intervistato Samuele Porro, atleta del team Klimatiza Orbea e tra i migliori rider internazionali del marathon. Ci ha raccontato la sua esperienza diretta con l’app, evidenziandone punti di forza, limiti e reali ambiti di utilizzo ad alto livello.

Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Samuele Porro, classe 1988, 6 volte tricolore Marathon, ha conquistato tre argenti negli europei e un bronzo mondiale (foto Michael Chiaretta)
Da quanto tempo utilizzi Food Coach e cosa o chi ti ha spinto a iniziare a usare questa app?

Utilizzo Food Coach da quando ho iniziato la mia avventura in Klimatiza Orbea. All’interno del team siamo seguiti a livello nutrizionale ed è stato Raul Celdran, come head coach, che ci ha introdotto a questa app.

Come funziona la gestione della dieta con l’app? 

Premetto che non amo seguire piani alimentari rigidi, seppur personalizzati, ma preferisco mangiare ciò che ho voglia di mangiare in quel momento. Food Coach è quindi molto utile per me, perché mostra come le mie scelte alimentari si inseriscono nel fabbisogno nutrizionale giornaliero. Mi permette di bilanciare ogni singolo pasto con facilità, tenendo conto anche del dispendio energetico degli allenamenti, sotto il controllo e con il supporto a distanza del mio head coach.

Quanto è semplice integrare l’app nella routine di allenamento, viaggi e gare?

Queste piattaforme funzionano decisamente meglio se affiancate da una figura professionale. Utilizzare l’app in totale autonomia non è di per sé semplice e il supporto di un professionista è fondamentale per interpretare correttamente i dati ed evitare errori. Le difficoltà principali non riguardano lo strumento in sé, ma la gestione dell’alimentazione durante trasferte, viaggi e gare. Non è sempre facile rispettare pienamente le proprie esigenze nutrizionali, soprattutto al ristorante, anche utilizzando l’app.

Food Coach indica il fabbisogno energetico e il modo giusto per comporre la dieta giornaliera
Food Coach indica il fabbisogno energetico e il modo giusto per comporre la dieta giornaliera
La gestione digitale della dieta è sempre più comune. In passato hai utilizzato altre app con funzionalità simili? Come ti sei trovato? 

Qualche anno fa ho usato Indya, ma ero io a dovermi adattare alle proposte alimentari dell’app. Con Food Coach, invece, inserisco ciò che ho voglia di mangiare e l’app mi aiuta a valutare e bilanciare i macronutrienti. In questo modo, il processo è molto più flessibile e adatto alle mie esigenze. 

Quali sono gli aspetti positivi della gestione della dieta con Food Coach?

Il principale vantaggio è la consapevolezza: permette di capire cosa apportano gli alimenti che mettiamo nel piatto e come può cambiare l’alimentazione a seconda dell’allenamento. Anche se per un corretto calcolo del dispendio energetico e del fabbisogno nutrizionale, oggi considero indispensabile l’utilizzo del misuratore di potenza e di un supporto tecnico qualificato

E quelli negativi?

Il limite reale è che il conteggio è giornaliero. Ragionando solo giorno per giorno non si può fare il carbo loading. E se segui l’app senza una corretta pianificazione finisci per mangiare troppo poco nel giorno di riposo. Inoltre, confrontandomi con altri compagni di squadra, abbiamo notato che, gestendosi in autonomia, per praticità si tende a fare sempre le stesse scelte alimentari o si scelgono cibi che non sono proprio adatti al momento specifico. Questo determina un importante limite a livello nutrizionale, che non tiene conto di altri dettagli rilevanti per la performance.

Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Porro racconta di aver iniziato a usare Food Coach da quando è arrivato alla Klimatiza Orbea (foto Michael Chiaretta)
Pensi che un servizio di food coaching digitale sia realmente utile per un atleta di alto livello come te? In quali situazioni lo consiglieresti?

Sì, credo che il food coaching digitale sia realmente utile per un atleta di alto livello, soprattutto in momenti specifici della stagione. Tenere traccia di tutto ciò che si assume, in particolare nelle giornate da 5.000–6.000 kcal, è un’operazione impegnativa e richiede grande attenzione e tempo. Consiglierei Food Coach o servizi simili, perché aiutano a migliorare la consapevolezza, ma per adeguare correttamente la propria alimentazione è fondamentale il supporto di un nutrizionista.

Davide Ballerini

Ballerini: un inverno solido (con tanto Teide). E ora sotto col Nord

21.02.2026
5 min
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Ancora qualche ora e Davide Ballerini scenderà dal Teide. Il portacolori della XDS Astana è ormai lassù da tre settimane e di fatto è stato il grande appuntamento invernale prima dell’inizio della stagione. Ballerini è chiamato a fare bene nelle sue classiche del Nord, quelle che inizieranno la prossima settimana: da Omloop Nieuwsblad fino alla Roubaix. E’ una speranza non da poco per gli italiani. Senza dubbio è tra i più accreditati.

Dicevamo Omloop Nieuwsblad e Kuurne-Bruxelles-Kuurne, le prime due classiche che apriranno la stagione del Nord. In particolare l’Omloop, Ballerini la vinse nel 2021 e questa corsa ha sempre un posto speciale nel suo cuore.

Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) per ora ha 2 giorni di gara. In questa stagione ha debuttato al GP Castellón in Spagna
Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) per ora ha 2 giorni di gara. In questa stagione ha debuttato al GP Castellón in Spagna
Davide Ballerini, come ci arriviamo a questi appuntamenti? Che inverno hai passato?

Direi un buon inverno, senza intoppi. Adesso la preparazione è passata dal Teide e da qui andrò all’open weekend. Poi ancora un ritiro, ma stavolta in Grecia: 10 giorni dal coach Anastopulos prima di Milano-Torino e Sanremo.

Che altura è stata quella sul Teide?

Lunga, perché volevamo continuare a costruire una buona base. Quindi le prime due settimane, soprattutto la prima, sono state abbastanza easy. Mentre nella terza settimana abbiamo iniziato ad alzare l’intensità. Facevamo i lavori quando eravamo in basso, fino ai 600-800 metri di quota. Per noi uomini veloci, o comunque non scalatori, non è facile da queste parti perché sali o scendi. Diciamo che sul Teide è stato più un lavoro improntato sul volume, mentre quello che faremo in Grecia sarà più sul ritmo e la velocità.

Chiaro, arriva dopo le prime corse e poi quello non è in quota…

Esatto, comunque anche sul Teide abbiamo fatto lavori sulla forza, sulla soglia e il fuorisoglia. Non ci siamo fatti mancare nulla.

Neanche la palestra?

Neanche quella. Soprattutto da quando ho avuto il problema al ginocchio cerco di non saltarla mai. Anche sul Teide l’ho fatta un paio di volte a settimana.

Davide Ballerini
Davide Ballerini e Christian Scaroni in allenamento. “L’effetto Scaro” può essere un bel volano per Davide (foto Instagram)
Davide Ballerini
Davide Ballerini e Christian Scaroni in allenamento. “L’effetto Scaro” può essere un bel volano per Davide (foto Instagram)
Come arriva Ballerini a queste corse? Strano passarci direttamente dall’altura…

Vediamo prima di tutto come risponderà la gamba. La cosa che potrebbe mancare è il ritmo gara. Siamo consapevoli che questo potrebbe essere un aspetto a nostro sfavore, ma non è detto. Magari potremmo anche essere più freschi rispetto a chi sta correndo in Portogallo o arriva dall’UAE Tour.

La XDS-Astana viene da una bella stagione e Scaroni ha ripreso vincendo. Lo stesso Malucelli. La sua brillantezza cosa dà a voi compagni? Si innesca una sorta di circolo virtuoso?

Beh, Scaroni aveva dimostrato di andare forte già l’anno scorso, si è confermato e di certo per lui e per tutti noi è un’ottima cosa. Vero, siamo sulla cresta dell’onda e sarebbe bello continuare a esserci, ma nel mio caso le corse in Belgio non sono facili, ci sono anche più incognite. Quello che posso dire è che ci stiamo lavorando al meglio.

Quali sono gli obiettivi di questa prima parte di stagione?

Dalla Gand alla Roubaix ogni corsa è buona per fare bene e tutte sono molto importanti per me. Proprio perché la questione Belgio, corse del Nord, è complicata, non posso dire di puntare su questa o quella corsa. Bisogna farsi trovare pronti e al massimo.

Dopo le sfortune di queste ultime due stagioni, hai un po’ di dente avvelenato?

Sì e no. Purtroppo le classiche del Nord sono quelle che sono, nel bene e nel male, e non sono mai facili sotto ogni punto di vista, specie per il corridore che sono. Alla fine, come dicevo anche prima, più che su una corsa uno come me punta su un periodo e cerca di tirarci fuori il meglio. Chiaro che se in quel periodo ti ammali o hai un infortunio perdi gran parte della tua stagione.

Davide Ballerini
Pavè, stradine, muri, polvere o fango: anche per Ballerini, l’Inferno del Nord inizia il 28 febbraio con l’Omloop Nieuwsblad
Davide Ballerini
Anche per Ballerini, l’Inferno del Nord inizia il 28 febbraio con l’Omloop Nieuwsblad
Avete fatto dei test sui materiali?

Quest’anno no perché non abbiamo cambiato nulla. Li avevamo fatti l’anno passato, ci eravamo già trovati bene e sappiamo di cosa abbiamo bisogno.

E ora appunto l’Omloop Nieuwsblad: che corsa è? E’ subito Nord puro?

Come atmosfera direi proprio di sì: sei già dentro al Nord. Certo, non c’è la gente che c’è ad un Fiandre, ma per i belgi è molto sentita.

Del percorso cosa ci dici? Quali sono le sue caratteristiche?

E’ un vero antipasto di quel tipo di classiche. Non è duro come un Fiandre, perché ci sono meno muri e meno chilometri, ma c’è anche il pavé. La corsa è più aperta anche a gruppi di 50 persone. Il nervosismo c’è ma per me non troppo, devo essere sincero. Alla fine quelle che contano davvero sono più avanti. Non che questa non sia importante, ovviamente…

C’è anche il Grammont, Davide: il muro per eccellenza. E’ quello un punto chiave?

Sinceramente quest’anno non ho visto quando capita. So che hanno cambiato qualcosa. Di solito non è decisivo. E’ spettacolare, ma non è un punto chiave. Semmai il punto chiave c’è prima, quando si viene da un tratto in pavé e ci sono dei muri in successione. Per esempio quando vinsi io ci ripresero proprio dopo il Grammont: eravamo un gruppo di una ventina. Solitamente è posizionato a 50-60 chilometri dall’arrivo. Bisognerà studiare bene il nuovo percorso, anche per questo andremo su un po’ prima per fare la ricognizione.

Febbraio 2021: Davide Ballerini conquista l’Omloop Nieuwsblad
Febbraio 2021: Davide Ballerini conquista l’Omloop Nieuwsblad
Hai fatto spesso riferimento al Fiandre? Ma davvero è tanto diversa la corsa? E anche il ritmo?

Sì, parecchio. E’ più dura e si va più forte, senza contare che ogni anno la corsa esplode prima. Ad una Omloop Nieuwsblad o altre corse simili già il fatto che non ci sia Pogacar cambia le cose.

Scorrendo la lista dei grandi con cui dovrai confrontarti, tolti “quei due” (Pogacar e Van der Poel) chi vedi bene? Chi potrebbe essere una sorpresa?

Bella domanda. Non so, Van Aert rientra e da quel che ho sentito rientra anche Pedersen, farà di tutto per esserci soprattutto alla Roubaix. Ho visto che Laporte è tornato a buoni livelli, tanto che ha anche vinto.

E il resto del tuo programma?

Sarà una stagione un po’ diversa rispetto al 2025. Anziché il Tour, tornerò al Giro d’Italia e poi farò la Vuelta.

Team Aran Vejus 2026, bici Di Luca

Bici Di Luca alla Aran-Vejus, la scelta abruzzese

20.02.2026
4 min
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Era impossibile non accorgersi delle nuove biciclette della Aran Cucine-Vejus, la squadra abruzzese di Umberto Di Giuseppe che non manca mai di lanciare qualche talento interessante: da Jai Hindley a Einer Rubio. Nonostante la storia abbia emesso verdetti chiari, le emozioni scatenate da Danilo Di Luca con le sue vittorie sfrontate non si dimenticano. Così anche adesso sentirlo parlare delle sue bici e riconoscere quel guizzo nello sguardo fa pensare che alla base di ogni conquista ci sia sempre stata la passione.

Lo avevamo incontrato due anni fa alla Liegi, invitato dagli organizzatori in quanto vincitore nel 2007 e pochi giorni dopo nel suo negozio a Pescara in un passaggio col Giro d’Italia. Ci raccontò di un film che si stava girando sulla sua storia, nella cui produzione era coinvolto Michele Placido. Per lo stesso motivo, accompagnato dal giovane attore che interpreta i suoi primi anni, di recente si è recato a Caneva nella sede della squadra che lo lanciò al professionismo. Mancano gli ultimi giorni di riprese, dice, e poi il film sarà pronto.

«Vedo sui social che Umbertone va orgoglioso di queste bici – dice – anche se per ora mi limito a fornirgli undici telai. E’ la mia SLR che è top di gamma. Faccio solo top di gamma, a ben vedere, però la SLR è quella più tradizionale».

Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Da dove vengono questi telai?

Ho il mio stampo e li fanno per me a Taiwan. Però mi arrivano grezzi e faccio tutte le verniciature in Italia da Lumar Colors. Non c’è bici che esca dal mio negozio che non sia verniciata da loro. Dando per scontato che si usa carbonio di altissima qualità, la partita ormai si gioca sull’estetica, anzi forse c’è gente che di tecnica ne capisce poco e sceglie solo in base all’aspetto delle bici.

E le tue da questo punto di vista sono avanti?

Oggi ero in bici, sono per qualche giorno in Spagna, e ho fatto 120 chilometri. E quando ci siamo fermati al bar, fra tutte le bici di altri marchi parcheggiate là fuori, la differenza si notava a occhio nudo. La verniciatura fa la differenza, non a caso i modelli di professionisti come Evenepoel e altri big le vernicia tutte Lumar Colors. Con loro faccio tutte le verniciature particolari, sono molto belle.

In tutti questi anni non ti è venuta la voglia di trovare il modo per rientrare?

No, sono uno sponsor tecnico e faccio il mio mestiere. Tra l’altro le bici sono tecnicamente valide e si vendono bene all’estero, anche se nel 2025 ci siamo mossi benino anche in Italia.

Dare le bici non è una forma di ritorno?

E’ un altro mestiere, non c’entra niente con quello che facevo prima. Prima ero un corridore ed è una cosa, fare biciclette è altro. Come se uno fa l’avvocato e un altro il notaio, di mezzo c’è sempre la legge, ma sono con due lavori completamente diversi. Sono soddisfatto perché faccio una cosa che mi è sempre piaciuta anche quando correvo. Ero sempre molto tecnico, stavo attento ai dettagli. Quindi cerco di curare le bici nel migliore dei modi. Poi un po’ me ne intendo, l’esperienza ce l’ho…

Solo due corridori sono stati radiati: Armstrong e Di Luca. Al primo sono stati tolti tutti i risultati dall’agosto 1998 al 2011, le vittorie dell’abruzzese sono ancora tutte sue. L’americano si è sposato con Anna Hansen nell’agosto 2022, mettendo al mondo due figli: Max e Olivia. Anche Di Luca ha una nuova compagna che si chiama pure Anna e hanno da poco avuto una bimba di nome Sofia.

Armstrong non ha mai abbandonato l’attenzione pubblica. Ha 2.800.000 follower su X, conduce due podcast (THEMOVE e The Forward) e ha partecipato al reality show per celebrità Stars on Mars del 2023. Danilo sta un passo indietro. Certi giorni negli occhi ha un bagliore di nostalgia, allora guarda il mare e si gode la nuova serenità.

Campionati europei pista, Konja, Elisa Balsamo, Federica Venturelli

Venturelli e quella madison fuori dalla sua comfort zone

20.02.2026
5 min
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Fra due giorni riattaccherà il numero sulla schiena alla Clasica de Almeria per la sua prima stagione nel WorldTour, ma il 2026 Federica Venturelli lo ha aperto ad inizio febbraio con gli europei in pista a Konya portando a casa tre medaglie.

Oltre all’argento nell’inseguimento individuale e il bronzo col quartetto in due discipline che per lei rappresentano la comfort zone, la 21enne cremonese ha conquistato un incoraggiante bronzo nella madison in coppia con Elisa Balsamo. Dopo averne parlato con Marco Villa, cittì della pista femminile al pari di Bragato, abbiamo chiesto a Venturelli com’è stato reimmergersi in quella disciplina che da juniores e U23 le aveva dato gioie e dolori. Nel frattempo lei, dopo la rassegna continentale in Turchia, si è allenata attorno a Brescia, dove ormai è di stanza nelle residenze dell’università cittadina nella quale studia Farmacia seguendo in presenza obbligatoria le sedute in laboratorio.

Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Federica avete sfiorato l’argento di un solo punto. Che corsa è stata?

Sapevamo che la madison è una gara lunga e 120 giri si fanno sentire. Sapevamo anche la tattica di alcune nazionali sarebbe stata quella di partire a tutta. Elisa ed io abbiamo gestite le forze per uscire alla fine e così è stato. Non abbiamo inseguito subito quando è partito il Belgio, ma abbiamo recuperato in fretta. Peccato perché nell’ultima parte di gara abbiamo quasi preso il giro e per noi poteva cambiare tutto. Il finale è stato molto faticoso, abbiamo dato tutto, però non è bastato.

Eravate più soddisfatte o rammaricate?

Certamente eravamo molto contente per un risultato che riteniamo ottimo, quindi soddisfatte. Considerate che era la prima madison che Elisa ed io facevamo assieme, avevamo fatto solo un paio di prove a Montichiari. Entrambe arrivavamo dall’estate 2024 particolarmente sfortunata. Per lei era la prima esperienza di una certa importanza dopo i Giochi di Parigi, io invece non facevo una madison dopo la caduta agli europei U23 di Cottbus dove mi ero rotta un braccio.

Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all'europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all’europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all'europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all’europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Come avevi preso la decisione dello staff di farti fare la madison?

Ammetto che ero piuttosto tesa proprio perché mi era rimasto quel ricordo di quasi due anni fa. Mi mette sempre un po’ di paura visto che sei in pista con altre 30 atlete che talvolta fanno movimenti imprevedibili. Dovevo vedere come mi sarei ritrovata in una gara di gruppo. Tuttavia durante l’avvicinamento e la gara stessa ho capito che una madison tra le juniores e U23 è una cosa, mentre tra le elite che sono molto più esperte e lineari è un’altra. Alla fine è andata così.

Immaginiamo che la presenza di Balsamo ti abbia aiutata, giusto?

Sì, assolutamente. Con Elisa ho trovato subito un grande feeling. Ha tantissima esperienza e mi sono completamente fidata ed affidata a lei. E’ stata molto brava anche a mantenere la calma nei momenti più delicati.

Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Rispetto alle madison che facevi da giovane, in quale aspetto ti senti di dover crescere?

Già correndo con Elisa ho capito tanti dettagli di cui fare tesoro. Devo imparare a leggere meglio le dinamiche di gara. Oppure ad esempio se allungare o accorciare i tempi del cambio. O ancora altri meccanismi che si presentano durante i giri.

Pensi che potremo rivedere nuovamente Federica Venturelli ed Elisa Balsamo alle prossime madison internazionali?

Per questo europeo la nostra è stata una coppia forzata perché mancavano sia Guazzini che Consonni, che hanno vinto l’Olimpiade. Loro sono le titolari, ma erano impegnate con le corse delle loro formazioni. Quando ci saremo tutte, io lascerò il posto a loro o alle altre ragazze più esperte di me. Mi trovo più a mio agio con le bici da inseguimento (dice sorridendo, ndr), ma non escludo che in futuro mi possa giocare il posto anche per le gare di gruppo. Siamo tutte forti, la concorrenza è stimolante e sapremo alzare ulteriormente il nostro livello.

Senza le "titolari", questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le “titolari”, questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le "titolari", questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le “titolari”, questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Il tuo calendario tra pista e strada cosa prevede?

Correrò la Coppa del mondo in pista ad Hong Kong dal 17 al 19 aprile e spero che ci possa essere il quartetto che ha vinto il mondiale, anche solo per sfoggiare tutte assieme il body iridato e poi il mondiale in Cina a Shanghai a metà ottobre. Non farò l’europeo U23 di luglio a Cottbus perché sarò impegnata su strada. Con la UAE Team ADQ dopo l’esordio di Almeria, farò la Omloop Nieuwsblad e Le Samyn tra fine febbraio ed inizio marzo. Correrò ancora tante classiche di seconda fascia in Belgio prima di fare la Roubaix. Con la Vuelta ad inizio maggio finirò il blocco della prima parte di stagione e poi imposterò la seconda.

La curiosa scelta di Tagliani e Cataldo, finiti in Cina

La curiosa scelta di Tagliani e Cataldo, emigrati in Cina

20.02.2026
6 min
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E’ curioso come le carriere di Filippo Tagliani e Lorenzo Cataldo si siano incrociate così tante volte, condividendo esperienze belle e brutte. L’ultima in ordine di tempo si spera faccia parte della prima categoria, ma le premesse ci sono tutte. Dopo la chiusura della Monzon Incolor Gub, entrambi hanno trovato posto molto lontano da qui, addirittura in Cina, al Chermin Cycling Team. Il loro è un po’ un viaggio carico di speranza, in un ciclismo, quello asiatico che hanno imparato a conoscere attraverso tante trasferte, necessarie per raccogliere punti nel ranking.

Il primo a raccontare la sua nuova avventura è Tagliani, pronto a fare il suo esordio con la nuova maglia domani in Turchia (in apertura il team all’arrivo a Istambul): «Non è stata una scelta facile, dopo la fine della squadra di Giuliani mi sono guardato un po’ attorno e ho pensato che era giusto provare a resettare tutto. Nei viaggi che avevamo fatto in Cina avevo conosciuto questo ragazzo che era dentro alla China Glory, la principale squadra locale dalla quale si era distaccato per dare vita a un nuovo team continental. Mi ha spiegato che tipo di cosa stava costruendo, di che cosa aveva bisogno, così ho deciso di provarci».

La maglia della nuova squadra cinese che accoglie Tagliani e Cataldo, all'esordio domani
La maglia della nuova squadra cinese che accoglie Tagliani e Cataldo, all’esordio domani
La maglia della nuova squadra cinese che accoglie Tagliani e Cataldo, all'esordio domani
La maglia della nuova squadra cinese che accoglie Tagliani e Cataldo, all’esordio domani
Che cosa sai della squadra, dei compagni?

In realtà molto poco, salvo che oltre a me e Cataldo ci sono un etiope, un caraibico, un corridore di Taiwan e per il resto tutti ciclisti locali. Non ci siamo mai visti, il primo reale contatto è proprio qui in Turchia.

Non hai avuto un po’ paura nel momento della firma di ritrovarti nelle pastoie vissute con l’Albiono Cycling Club?

Non posso negarlo, il pensiero ha attraversato la mia mente ma mi sono guardato intorno e mi è sembrata la scelta migliore. Avevo avuto contatti con la nuova squadra ungherese che poi non è nata, con una formazione portoghese e a un certo punto mi sono trovato molto alle strette. Questa era l’unica squadra che mi dava vere opportunità per correre ancora.

Nel 2025 Tagliani è stato secondo di tappa all'Along the Yellow River
Nel 2025 Tagliani è stato secondo di tappa all’Along the Yellow River
Nel 2025 Tagliani è stato secondo di tappa all'Along the Yellow River
Nel 2025 Tagliani è stato secondo di tappa all’Along the Yellow River
Che tipo di calendario dovrai fare?

Siamo partiti pensando a un calendario solamente locale, invece poi sono arrivati inviti e ci troviamo a correre in Turchia per un mese il che è una buona cosa perché ci confronteremo con molte formazioni europee. L’approccio non è molto diverso dal solito: abbiamo la possibilità di gestirci in autonomia, la squadra non ha una vera e propria base, ci si ritrova per le gare. Penso che questo mese in Turchia sarà molto importante anche per fare gruppo.

Quindi per l’allenamento e tutta la preparazione invernale, sei andato avanti per conto tuo…

Sì, anche perché la firma è arrivata tardi, a dicembre anche se eravamo in parola già da settembre. A dir la verità, la cosa che mi ha convinto è stata proprio l’opportunità di gareggiare in Cina, sia perché è un mondo dove spesso abbiamo gareggiato ma farlo in un team locale è una prospettiva nuova, sia perché c’è la possibilità di fare molte gare che danno punti UCI e nella nostra attività è sempre qualcosa d’importante.

Piazza d'onore in Bulgaria dietro Malucelli nel 2024, una delle migliori giornate di tagliani alla Monzon
Piazza d’onore in Bulgaria dietro Malucelli nel 2024, una delle migliori giornate di Tagliani alla Monzon
Piazza d'onore in Bulgaria dietro Malucelli nel 2024, una delle migliori giornate di tagliani alla Monzon
Piazza d’onore in Bulgaria dietro Malucelli nel 2024, una delle migliori giornate di Tagliani alla Monzon

Per Cataldo una scelta quasi obbligata

Con Tagliani ci sarà anche Lorenzo Cataldo e la sua scelta è invero abbastanza sorprendente, perché il corridore viene da una stagione alquanto proficua, con ben 7 vittorie, ultima delle quali la conquista addirittura di una corsa a tappe internazionale, il Giro della Serbia. Eppure non è stato sufficiente per salire qualche gradino rispetto alla sua precedente collocazione al Gragnano Sporting Club.

«Dopo la vittoria in Cina della tappa del Tour of Poyang Lake, sono stato cercato da alcune squadre cinesi che erano rimaste impressionate. Una di queste è andata oltre i semplici contatti, mi è sembrata realmente interessata così a ottobre, visto che non avevo per le mani nient’altro di interessante ho deciso di provarci».

Cataldo e Tagliani nel giorno della firma per il Chermin Cycling Team, nuova squadra Continental
Cataldo e Tagliani nel giorno della firma per il Chermin Cycling Team, nuova squadra Continental
Cataldo e Tagliani nel giorno della firma per il Chermin Cycling Team, nuova squadra Continental
Cataldo e Tagliani nel giorno della firma per il Chermin Cycling Team, nuova squadra Continental
Avevi richieste in Europa, in Italia?

Sinceramente no e la cosa mi aveva amareggiato. Devo subito dire che la Gragnano mi avrebbe tenuto, con loro mi ero trovato davvero bene ma poi mi è arrivata l’offerta della squadra cinese e mi è sembrata più conveniente. All’inizio ero un po’ titubante nel lasciare la Gragnano, mi avevano fatto una bella offerta, ma ho dovuto fare qualche conto e alla fine ho deciso di accettare la proposta cinese.

Venivi da un 2025 piuttosto positivo, anche con belle vittorie. Ti aspettavi che fossero più valutate anche da squadre italiane?

Sinceramente sì, anche se il maggior numero di vittorie è arrivato negli ultimi due mesi. Il Giro di Serbia era l’ultima gara di stagione ma ha portato un bel punteggio e ho pensato che ci fosse una piccola probabilità che qualcuno mi considerasse, anche per qualche premio vinto per il mio rendimento stagionale. Invece non si è fatto avanti nessuno. Alla fine ho preso la decisione di andare in Cina e sono contento della mia scelta.

Il successo al Tour of Serbia non è bastato a Cataldo per ricevere offerte da team di nome
Il successo al Tour of Serbia non è bastato a Cataldo per ricevere offerte da team di nome
Il successo al Tour of Serbia non è bastato a Cataldo per ricevere offerte da team di nome
Il successo al Tour of Serbia non è bastato a Cataldo per ricevere offerte da team di nome
Che sensazioni provi davanti a questa opportunità?

E’ tutto nuovo, farò un calendario completamente diverso, sicuramente più impegnativo, nel senso che sono tutte gare UCI. Sono euforico di iniziare la stagione che verrà in Turchia, poi per il resto vedremo strada facendo.

Ti toccherà imparare anche un po’ di cinese…

In effetti ho già preso diverse lezioni, lo sto piano piano imparando, anche se è difficilissimo…

In Cina Cataldo ha lasciato un buon ricordo. Qui la vittoria di tappa al Tour of Poyang Lake
In Cina Cataldo ha lasciato un buon ricordo. Qui la vittoria di tappa al Tour of Poyang Lake
In Cina Cataldo ha lasciato un buon ricordo. Qui la vittoria di tappa al Tour of Poyang Lake
In Cina Cataldo ha lasciato un buon ricordo. Qui la vittoria di tappa al Tour of Poyang Lake
Che impressione hai avuto delle gare in Cina?

La Poyang Lake è risultata una corsa organizzata alla perfezione. Non ci hanno fatto mancare niente, spostamenti, tutto in base a quello che dicevano loro, villaggio di partenza e d’arrivo pari al Giro d’Italia. Quando ho vinto una tappa, mi hanno trattato come se l’avessi vinto al Tour de France. E’ stata un’esperienza più che positiva, anche quello ha inciso nella mia scelta.

Come ti gestirai per gli spostamenti?

Vado là solo per correre, magari parto una settimana prima per abituarmi al fuso orario e alle temperature e poi torno. Spero di che vada tutto bene, di vivere quest’esperienza in serenità, perché è da quella che scaturiscono i risultati…

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde

Sram e Lidl-Trek: l’elettronica ha cambiato la bici? Risponde Adobati

20.02.2026
5 min
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L’elettronica in ambito bicicletta è sdoganata da tempo, non solo per quanto concerne le bici top di gamma. Eppure proprio l’elettronica è argomento sempre attuale e molto dibattuto. Sicuramente affascinate è anche una sorta di confine tra la gestione meccanica diretta e quel mondo virtuale, a tratti sconosciuto. Abbiamo chiesto un riscontro a Mauro Adobati, appassionato e meccanico di lungo corso alla Lidl-Trek.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
L’elettronica ha davvero cambiato la bicicletta?

Direi proprio di sì, quantomeno è tra le protagoniste di questo cambio radicale della bicicletta da strada. Con l’elettronica, soprattutto per quanto concerne le trasmissioni, ci confrontiamo già da qualche anno ormai. Agli inizi era da capire, un po’ come tutte le cose nuove e gli aspetti legati all’innovazione, da interpretare, a tratti da assecondare e sicuramente migliorare. Adesso ha raggiunto livelli altissimi di precisione ed efficienza e non credo se ne possa fare a meno.

La trasmissioni con l’elettronica hanno cambiato faccia alla bici?

L’hanno stravolta, così come i freni a disco ed i tubeless. Le trasmissioni elettroniche hanno anche permesso di sviluppare un processo di integrazione dei componenti che era difficile da immaginare.

Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Meglio o peggio dell’epoca dove tutto era meccanico?

Difficile da dire, perché ogni periodo storico della bici ha le sue peculiarità. E’ anche una questione di adattamento. Se in passato la bici da strada mutuava diverse soluzioni tecniche dalla mtb, ora le biciclette road hanno un’identità ben precisa e tanti componenti nascono proprio dalla categoria road. Vedo la bicicletta da strada di oggi come un prodotto completamente sdoganato.

Sono cambiate anche le fasi di test e sviluppo?

In parte sì, anche se qui sconfiniamo nelle forniture dei partner tecnici e noi con Sram abbiamo davvero tante opzioni. Potrei dire che sono cambiate le figure e una parte delle loro competenze.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che senso?

I tecnici e gli ingegneri, prendo ad esempio proprio Sram, valutano gli aspetti legati al funzionamento anche attraverso l’elettronica. Nell’epoca dei cambi meccanici di discuteva come far girare la guaina, quale lubrificante usare per fare scorrere meglio il filo.

Con l’elettronica i montaggi sono più veloci?

Decisamente più rapidi del passato. Per quanto mi riguarda ho anche la fortuna di operare con un sistema wireless che non prevede nessun cavo interno al telaio e batterie interne alle tubazioni. Le biciclette attuali sono studiate per le trasmissioni con l’elettronica.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
Che cosa significa?

Che in alcuni punti di telaio e forcella gli spazi sono talmente ridotti che fatico ad immaginare una guaina con il filo che deve scorrere al suo interno. Il sistema wireless ha agevolato il lavoro.

Quali sono le problematiche che si presentano ora, rispetto ad un’epoca passata?

Noi meccanici siamo ormai abituati a lavorare con il telefonino in mano. La configurazione del cambio elettronico tramite app, setting e customizzazione della cambiata, microregolazioni. Qualcuno di noi si è adattato velocemente, alcuni fanno fatica a confrontarsi con la parte virtuale.

Come mai?

La fase di adattamento del lavoro ed ai componenti che sono cambiati tanto, soprattutto per chi ha operato molti anni nel passato, può non essere così immediata. Sotto il profilo tecnico/meccanico, i componenti con l’elettronica possono creare problemi quando ci sono cadute e colpi forti.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
Come agite in questi casi?

Si cambiano i pezzi. Una volta era più facile agire su ogni singolo componente e riportarlo alla massima efficienza. Oggi si sostituiscono i componenti.

Rispetto al passato c’è più usura?

No, anzi il contrario, in generale il consumo di pezzi e componenti si è ridotto. Abbiamo a disposizione dei tool che aumentano la vita media dei componenti, vedi ad esempio le cere da applicare sulle catene, oppure dei prodotti che proteggono le parti più esposte. Posso dire comunque che le trasmissioni elettroniche si usurano meno.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
I corridori cambiano di più rispetto al passato?

Non ho dati precisi alla mano, ma direi proprio di sì. E’ più facile cambiare ed è più immediato, credo risulti anche più divertente, quasi come giocare.

Torneresti all’epoca meccanica?

Se penso al lavoro in gara, nel post gara, quindi in ambito professionistico direi proprio di no. Se dovessi rispondere per pura passione devo dire che un impianto meccanico è più interessante perché richiede precisione, qualità manuali, pazienza e nei diversi passaggi è maggiormente gratificante.