VC Orsago juniores, maglia 2026

Più di 30 allievi a piedi nel Veneto e il VC Orsago riapre

12.02.2026
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«Ai dieci che correranno con noi quest’anno – dice Lillo Zussa presidente del VC Orsago – ho detto che devono prendersi la rivincita su quelli più blasonati di loro, quelli che hanno avuto più fortuna e compagnia bella. Ho cercato di spronarli. Un po’ come Davide contro Golia…».

Il VC Orsago, squadra juniores della provincia trevigiana, aveva chiuso i battenti. Poco budget e una situazione troppo difficile, finché il presidente Zussa si è reso conto che le richieste di corridori senza squadra erano arrivate a trenta e a quel punto ha tirato la cinghia, ci ha ripensato e ne ha tesserati dieci. Dieci ragazzi all’ultima spiaggia che quasi certamente avevano già bussato a porte più importanti, trovandole chiuse.

Leggere le sue parole farà capire che lo ha fatto per amore verso il ciclismo e non certo per tornaconto o ambizione di chissà quali risultati. Sta alle squadre trovare gli sponsor: qualcuno è molto bravo, qualcuno lo è meno, ma nel ciclismo giovanile dovrebbero contare anche altri aspetti. Se la categoria juniores ha smesso di essere tale, come appare da tempo evidente, siamo certi che qualcuno stia guidando la transizione con lo stesso amore per lo sport?

«Il mondo è sbagliato – dice Zussa – sono nel ciclismo dal 1981 e penso che sino ai 18 anni si dovrebbe dare a tutti i ragazzi la possibilità di correre. Il fatto è che qua nella nostra zona, tra il Piave e il confine col Friuli, una volta c’erano 10 società più di adesso, che sono sparite per vari motivi. E sono sparite anche 35 corse per juniores e 15-20 di under 23, una categoria che fra poco non esisterà più…».

Lillo Zussa, presidente VC Orsago
Lillo Zussa ha scelto di tenere ancora vivo il VC Orsago a fronte delle richieste da corridori senza squadra (photors.it)
Lillo Zussa, presidente VC Orsago
Lillo Zussa ha scelto di tenere ancora vivo il VC Orsago a fronte delle richieste da corridori senza squadra (photors.it)
Perché aveva pensato di chiudere il VC Orsago?

Perché ci sono sempre più problematiche. Perché non abbiamo più il budget per affrontare la stagione. Perché viviamo al fianco della Imoco Volley, la squadra femminile di pallavolo, e 5-6 sponsor del VC Orsago sono andati di là. E poi ci sono grandi eventi che ti portano via spazio e risorse. Il Giro d’Italia bazzica sempre qua intorno, poi ci sono i campionati del mondo gravel. Ogni anno c’è qualcosa…

E chi resta in piedi?

In Veneto ci sono 4-5 grandi società, 1-2 sono in Friuli e quando vedono squadroni che fanno 50 vittorie all’anno, i corridori vanno tutti là. Loro fanno la squadra a giugno e luglio, così i ragazzi liberi a settembre e ottobre sono quelli rimasti a piedi, i corridori che non vuole nessuno. Perché se non danno vittorie o risultati, non li guardano nemmeno. E allora magari vengono a bussare anche al VC Orsago…

Un meccanismo che non condivide?

Per niente, perché qualcuno magari matura dopo. Noi avevamo un ragazzo arrivato dal calcio, Giovanni De Carlo. Ha fatto due anni da junior con noi e correva sempre in coda al gruppo, perché non aveva esperienza. Poi ha avuto la fortuna di trovare due squadre under 23. Alla fine è andato per quattro volte in nazionale. Ha corso l’ultimo anno con la Zalf, ha vinto e ha fatto diversi piazzamenti. Nel frattempo è diventato elite e corse non ce n’erano. Però era bravo a scuola, le ditte facevano la fila per prenderlo e, quando la Zalf ha chiuso, è andato a lavorare.

Il VC Orsago 2026 avrà dieci corridori di primo anno, qualcuno dovrà portarsi la bici…

Noi facciamo miracoli. Per comprare un po’ di materiale abbiamo già speso 30.000 euro. Se guardiamo il budget dell’anno scorso, ce ne rimangono 20.000 per fare tutta l’attività dell’anno. Ci sono in giro società che hanno 400-450 mila euro di budget. Dove possiamo andare?

Piccola Sanremo 2024, Giovanni De Carlo, Zalf Fior
De Carlo ha corso al VC Orsago e poi è approdato alla Zalf. Nel 2024 ha vinto il Piccolo Giro dell’Emilia: si è ritirato quando la squadra ha chiuso (photors.it)
Piccola Sanremo 2024, Giovanni De Carlo, Zalf Fior
De Carlo ha corso al VC Orsago e poi è approdato alla Zalf. Nel 2024 ha vinto il Piccolo Giro dell’Emilia: si è ritirato quando la squadra ha chiuso (photors.it)
Specchio di un movimento non troppo in salute?

Il movimento è in crisi perché una volta, fino al 2010, ogni weekend in Veneto c’erano tre gare per juniores. Quando sono arrivato io, erano addirittura quattro, per cui potevi mandare da una parte gli scalatori e dall’altra i velocisti senza dover viaggiare e spendere. Adesso c’è una sola gara nel Triveneto e quando manca, se hai soldi vai in Toscana o da qualche altra parte, altrimenti resti a casa. Quando vedi arrivare squadre da fuori regione, vuol dire che da loro non ci sono corse. 

Qualcuno dice che resteranno solo le grandi squadre.

Fino a quando? I migliori juniores vengono contattati dagli agenti già al primo anno e finiscono nel professionismo. Quanti sfondano davvero? Due o tre, mentre gli altri tornano a casa dopo due anni e vanno nuovamente nelle società di dilettanti o nelle continental e finiscono la carriera.

Perché Lillo Zussa ha deciso di rifare la squadra?

Perché sono in mezzo dal 1981 e ho passione per il ciclismo. Mio figlio ha corso per quattro anni e io ho fatto parte del Comitato regionale. Però se non cambia niente, secondo me non ha senso stare in quei posti, così me ne sono andato.

Il nome di Orsago è legato anche a una corsa molto bella…

Dal 2004 al 2017, ho organizzato il Trittico Veneto e fra i vincitori abbiamo avuto anche corridori di nome. Quando vado in giro, quelli che mi conoscono vengono a salutarmi. E ogni tanto mi chiamano e vorrebbero che tornassi a fare la corsa, ma non c’è più l’animo per farla. Almeno io non ho più voglia.

Trittico Veneto 2012, Manuel Ciucci
Il Trittico Veneto per juniores si è corso dal 2004 al 2017, organizzato dal VC Orsago: questo è il podio 2012 con il vincitore Manuel Ciucci (photors.it)
Trittico Veneto 2012, Manuel Ciucci
Il Trittico Veneto per juniores si è corso dal 2004 al 2017, organizzato dal VC Orsago: questo è il podio 2012 con il vincitore Manuel Ciucci (photors.it)
Pensa di essere il solo a fronteggiare certe difficoltà?

Sono tanti i miei colleghi presidenti qua in zona che mi chiamano e più o meno hanno tutti le stesse problematiche.

La Federazione potrebbe imporre un cambio di rotta?

Difficile, finché le norme attuative le fanno senza ascoltare la base. Se ascoltassero la base, vedrebbero quali sono le problematiche. Invece non c’è alcun riscontro, il sistema va avanti così ormai da alcuni anni.

Alcune squadre hanno proposto di abolire la limitazione dei tre atleti con più di 20 punti, cosa ne pensa?

Quella regola è stata una rovina. Prendi tre corridori da società che non fanno gli juniores, però la regola ti permette di prenderne altri con punteggi superiori purché facciano parte del tuo vivaio. Allora cosa succede? Ne abbiamo un esempio vicino casa, ma non faccio il nome.

Che cosa fanno?

Andavano a prendere i migliori esordienti per fare il vivaio degli allievi da far passare juniores. Tutti i ragazzi con il punteggio superiore salivano nella squadra degli juniores, quindi aggiungevano i tre ragazzi con più di 20 punti e il gioco era fatto. L’effetto collaterale è che fra gli allievi c’erano delle squadre di serie B e le 3-4 di serie A, piene dei ragazzi più forti.

Ai promi di febbraio, il VC Orsago ha radunato i suoi atleti 2025 e quelli del 2026 per una cena (foto Bolgan)
Sabato scorso, il VC Orsago ha radunato i suoi atleti 2025 e quelli del 2026 per una cena (foto Bolgan)
Prima ha detto che gli organizzatori hanno bisogno dei corridori, ma i corridori hanno bisogno degli organizzatori.

Ci sono troppe gare nazionali. Secondo me ha senso mantenere le gare internazionali e le nazionali che hanno tanti anni sulle spalle. Se poi viene fuori l’organizzatore che vuole passare da regionale a nazionale perché festeggia i 40 anni di attività, mi sta bene. Però dall’anno dopo deve tornare regionale.

Perché?

Perché se cinque corridori vanno a fare la gara nazionale, la regionale non ha più squadre e muore. Se al via hai cinquanta corridori, l’anno dopo lo sponsor non ti dà più soldi per fare la corsa. Questo sta succedendo ormai da un paio di anni e così nel calendario del Veneto ci sono delle domeniche buche. Se a ciò si aggiungono le problematiche legali e le nuove responsabilità, chi vuoi che si metta a organizzare?

Ci sono squadre che nuotano nell’oro e quelle che devono arrangiarsi. Si va lontano così?

Io parto sempre dall’idea che i patrizi hanno bisogno dei plebei e i plebei dei patrizi. I corridori hanno bisogno degli organizzatori e gli organizzatori dei corridori, ma non tutti evidentemente la vedono così.

Falcade Snow Mike

UC Giorgione, una squadra per il territorio

24.12.2025
4 min
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L’UC Giorgione, non ferma le sue attività nemmeno fuori stagione. Dopo il Cycling Stars Criterium e il Trittico Rosa, la squadra presieduta da Alessandro Ballan, ha infatti organizzato un altro evento, stavolta però sulla neve: lo Snow Mike. L’appuntamento si è svolto tra il 10 e l’11 dicembre a Falcade, in provincia di Belluno, e ha saputo unire sport, passione e promozione del territorio in un contesto unico come quello delle Dolomiti. 

«E’ un evento che si faceva da alcuni anni – ci ha detto Enrico Bonsembiante, team manager della squadra e braccio destro di Ballan – ma nelle ultime due stagioni si era fermato. Noi l’abbiamo ripreso, su suggerimento di Riccardo Magrini, che ne era stato l’ideatore».

Tra campioni e piste dolomitiche 

Ma di cosa si tratta nello specifico? Snow Mike è una due giorni in cui personalità di diversi sport si incontrano sulla neve, creando uno spazio di incontro rilassato, lontano dalla competizione. Sulle piste di Falcade e del comprensorio sciistico del San Pellegrino si sono incontrati campioni del ciclismo, come Alessandro Ballan e Paolo Bettini, e del motorsport, come il campione di rally Giandomenico Basso e Luca Filippi, pilota di Formula E. Ma anche giornalisti e commentatori, come il già citato Magrini, il telecronista della MotoGP Mauro Sanchini e Giovanni Bruno, per anni direttore di Sky Sport. Come sia andata ce lo racconta ancora Bonsembiante.

«Gli ospiti si sono divertiti molto – dice – hanno visitato luoghi che non avevano mai visto, sciato durante il giorno in alcune delle piste più belle del mondo. La sera finale era organizzata al rifugio Laresei di Massimo Manfroi, nostro importante partner e co-organizzatore dell’evento, dove siamo arrivati con le motoslitte. Lì abbiamo cenato con 40 ospiti di Luxottica che hanno potuto interagire con i campioni e i giornalisti e ne è nata una serata stupenda. Basti sapere che il ritorno era previsto per le 23, ma alla fine siamo scesi alle 3 di notte».

Oltre le gare, la bici come strumento di promozione territoriale

Oltre al Rifugio Laresei, l’evento è stato possibile grazie all’appoggio di Ski Area San Pellegrino e di Promo Falcade Dolomiti, a conferma dell’impegno dell’UC Giorgione nel valorizzare il territorio. Di nuovo Bonsembiante.

«Vogliamo far vedere – sottolinea – che la nostra squadra non si occupa solo di gare, ma di ciclismo e sport a 360°. Il focus principale rimangono le nostre ragazze, ma allo stesso tempo organizziamo eventi nella nostra terra, il Veneto. Quest’anno, oltre a Snow Mike, abbiamo avuto l’ormai rodato Cycling Stars Criterium a Pieve di Soligo e il Trittico Rosa, una tre giorni dedicata alle juniores nella Marca Trevigiana».

Oltre a questi appuntamenti, l’UC Giorgione ha organizzato anche delle pedalate aziendali per uno dei suoi sponsor sulle colline del Prosecco, una delle eccellenze paesaggistiche della regione. Molto, in quest’ottica di promozione, fa anche avere come presidente una figura del calibro di Alessandro Ballan.

«Cerchiamo disfruttare la sua immagine – conclude Bonsembiante – per aiutare a far conoscere il nostro territorio alle aziende e agli enti pubblici. Per noi la bici è uno strumento eccezionale in questo senso e abbiamo la fortuna di vivere in una regione che a pochissimi chilometri ha luoghi unici al mondo come le colline del Prosecco e le Dolomiti. La gente ci chiama sempre di più, il che significa che la stiamo lavorando bene».

Astoria al Giro d’Italia e Giro Women: ecco le nuove bottiglie ufficiali

29.04.2025
3 min
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Il recente Vinitaly di Verona ha fatto da cornice a un appuntamento ormai iconico: la presentazione ufficiale delle bottiglie ufficiali Astoria Wines dedicate al Giro d’Italia e al Giro d’Italia Women

Un connubio vincente tra il mondo del vino e il ciclismo, che si rinnova con entusiasmo anno dopo anno: dal 2012, infatti, il prestigioso marchio vinicolo veneto accompagna con i suoi brindisi le premiazioni sul podio della corsa rosa, celebrando l’eccellenza sportiva e la cultura del territorio. Quest’anno, la presentazione ha assunto un significato ancora più simbolico: oltre a svelare le nuove bottiglie celebrative, Astoria ha voluto omaggiare la Grande Partenza del Giro d’Italia 2025 in Albania con un’edizione speciale. Una bottiglia esclusiva, realizzata in onore del Paese balcanico che ospiterà per la prima volta l’avvio della corsa, sottolineando l’internazionalizzazione sempre più marcata di questo evento sportivo tra i più amati d’Europa.

Tra le novità più apprezzate di Vinitaly 2025, spicca Zerotondo, il nuovo prodotto senza alcol firmato Astoria Wines. Si tratta di una bevanda innovativa ottenuta da uve 100% biologiche, pensata per chi desidera vivere l’esperienza del brindisi con gusto e autenticità, ma in chiave “alcohol-free”. Zerotondo rappresenta una scelta consapevole, che unisce benessere e convivialità, nel rispetto della tradizione vinicola e della sostenibilità.

Durante il Vinitaly di Verona si è celebrato il passaggio del Giro e del Giro Women dal Veneto
Durante il Vinitaly di Verona si è celebrato il passaggio del Giro e del Giro Women dal Veneto

Un brindisi e si parte

La giornata inaugurale di Vinitaly è stata un trionfo di emozioni, con protagonisti d’eccezione. Il brindisi con il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, affiancato dai rappresentanti di RCS Sport & Events, ha sancito l’avvio ufficiale della stagione ciclistica targata Astoria. A seguire, il tradizionale taglio della torta ha reso ancora più speciale questo momento, simbolo di una collaborazione che unisce istituzioni, sport e imprenditoria.

Particolarmente significativa anche la presentazione delle tappe venete del Giro d’Italia, che vedranno il territorio protagonista non solo dal punto di vista sportivo, ma anche culturale ed enogastronomico. La presenza di amministratori locali, autorità e appassionati ha reso l’evento un autentico manifesto di identità territoriale.

A fare da cornice a questa riuscita presentazione, i due trofei simbolo del Giro e del Giro Women: il celebre “Trofeo Senza Fine” e l’emozionante “Trofeo Luce Infinita”. Due opere d’arte che rappresentano non solo la vittoria, ma anche la determinazione, il sacrificio e la bellezza di un percorso che unisce atleti, tifosi e territori.

Astoria affianca RCS Sport & Events in tutti i suoi appuntamenti, in foto il recente Giro d’Abruzzo
Astoria affianca RCS Sport & Events in tutti i suoi appuntamenti, in foto il recente Giro d’Abruzzo

Con la partecipazione a Vinitaly 2025, Astoria Wines ha rinnovato il proprio impegno nel promuovere un dialogo autentico tra cultura, sport e viticoltura. Ogni bottiglia racconta una storia fatta di passione, tradizione e innovazione. Una visione che guarda lontano, ma affonda le sue radici in un territorio straordinario come il Veneto.

Il Giro d’Italia 2025 è pronto a partire dall’Albania, e con lui anche il brindisi firmato Astoria…

Astoria

Mohoric da favola. Iridato gravel con gambe e (la solita) intelligenza

08.10.2023
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PIEVE DI SOLIGO – A pochi minuti dal via della prova iridata, tutti sono d’accordo su una cosa: la corsa sarà davvero dura. Si parte dal Lago Le Bandie e si arriva a Pieve di Soligo, dopo 169 chilometri di fatiche. Il tracciato è lungo, forse troppo lungo, come sottolinea anche Francesco Moser, che lo avrebbe accorciato di qualche chilometro. In palio c’è un titolo mondiale ambitissimo. Quello gravel.

I pretendenti sono agguerriti: al via infatti ci sono Wout Van Aert, che arriva sorridente ma anche molto concentrato, non concedendo foto o autografi, Alejandro Valverde, che si prende l’applauso del pubblico a braccia alzate, e Matej Mohoric.

Pellizotti profeta

Franco Pellizotti, direttore sportivo della Bahrain-Victorious, ci aiuta ad capire cosa potrebbe succedere durante la corsa: «È un percorso bellissimo ma anche molto tecnico. Sarà importante non perdere di vista nessuno, perché ogni punto del tracciato potrebbe essere quello buono per l’attacco vincente. Inutile dire che l’attenzione sarà su Van Aert anche se, sinceramente, ultimamente non l’ho visto poi così brillante sulle salite. Rimane sicuramente molto quotato, ma anche altri, come Mohoric, potrebbero dire la loro».

Lo sloveno è molto conciso nel dire come affronterà la sua gara: semplicemente «a tutta», esclama. E indovinate com’è andata? La corsa parte, il ritmo è altissimo e in testa si forma un gruppetto di tre elementi: Matej Mohoric, Florian Vermeesch e Connor Swift. Terzetto che poi andrà a ricoprire i gradini del podio nello stesso nell’ordine. 

Non pervenuto, a sorpresa, Wout Van Aert. Sul muro di Ca’ del Poggio aveva già un distacco di oltre dieci minuti, complici anche diversi problemi meccanici e una scivolata. 

La corsa la fanno quei tre davanti: scatenati e sicuri in ogni passaggio. Il ritmo aumenta, le tattiche diventano sempre meno efficaci e la fatica quasi insostenibile. Dal terzetto si sfila prima Swift e poi Vermeesch, sotto le “trenate” dello sloveno.

Matej rimane solo al comando, senza alcun punto di riferimento e correndo qualunque rischio possibile pur di aggiudicarsi l’iridata. «Ogni tanto ci davano qualche riferimento circa il nostro vantaggio, ma non c’era da credergli», ha spiegato Mohoric.

Rischi che si concretizzano quando all’arrivo mancano appena tre chilometri: la piazza di Pieve di Soligo per un attimo sussulta. Matej è scivolato. Però riparte e si gode ugualmente il chilometro finale, che si trasforma in una lunga passerella.

Mohoric iridato

Lo sloveno non vince, trionfa. Alla sua prima corsa gravel, mette subito le cose in chiaro: «Mi sono divertito moltissimo. Il percorso era bellissimo e conoscevo molte di queste strade, in quanto ci gareggiavo da bambino. Tra i partenti c’erano molti nomi interessanti e questo rendeva la corsa ancora più elettrizzante». 

All’arrivo Matej è visibilmente divertito, abbraccia subito il suo diesse, Pellizotti, che gioisce quasi più di lui. Si ferma ogni qual volta una mano gli porge una penna per un autografo o un telefono per una foto. Dire che Mohoric si aspettasse questa vittoria non è esatto, però la desiderava tanto. Dopo il ritiro al Croazia, voleva dare il meglio di sé. 

Ma lo sloveno è così. Gentile, forte, educato, intelligente e meticoloso. Uno come lui, anche se a questo mondiale gravel non ha potuto dedicare troppo tempo, si è certamente informato bene su percorso, scelte tecniche, meteo… Ricordiamoci di come ha vinto la Sanremo lo scorso anno, con “l’invenzione” del reggisella telescopico. 

Matej chiude così il suo 2023 con un’altra vittoria, sei in tutto. E continua il suo feeling con la maglia iridata: era stato campione del mondo juniores nel 2012 e under 23 l’anno successivo, su strada ovviamente.

Iridato in locanda

E il suo meglio lo dà vivendo la corsa, più che preparandola. Lo sloveno ha infatti gareggiato senza potenziometro. Ha saputo della potenza media da Swift e Vermeesch e ammette che anche se l’avesse avuto, avrebbe creduto fosse rotto, tanto andavano forte. 

«Sapevo che tutti eravamo a tutta – aggiunge Mohoric – ma non dovevo finirmi del tutto. Ho dovuto gestire le mie energie molto bene, grazie anche al supporto della squadra. Ogni ora mi assicuravo di mangiare almeno 120 grammi di carboidrati e ai rifornimenti prendevo gel e borracce che la squadra mi passava». 

Scivolone a parte la corsa di Mohoric è stata “tranquilla”. Certo, litigata con elicottero esclusa: «In cima ad una salita ho cercato di mandare via l’elicottero perché stava alzando troppa polvere. No, non era una mosca quel gesto». 

La corsa gli è piaciuta così tanto che Mohoric ci tornerebbe: «Il mio programma su strada è molto fitto, sarebbe difficile partecipare spesso anche alle gare gravel, ma sicuramente non abbandonerò la disciplina. Poi con i panorami che abbiamo visto oggi ci tornerei anche in vacanza. Magari fermandomi a bere del buon vino e a mangiare il prosciutto di questa parte di Veneto!».

Se dunque vedrete un ragazzo in maglia iridata fermo in qualche locanda della zona, probabilmente sarà lui. 

Imboscata francese a Chiavari: vince Decomble, terzo Mottes

01.09.2023
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CHIAVARI – Quando lo speaker annuncia che c’è un uomo solo al comando nel tratto in discesa, e che si tratta di Lorenzo Finn, ci vengono in mente le sue parole di questa mattina. Il giovane ligure corre a pochi chilometri da casa e conosce bene quelle curve. Un allungo a 30 chilometri dal traguardo che però non porta un vantaggio in termini di tempo. A Chiavari si è presentato un gruppetto di nove corridori e la volata viene vinta dal francese Maxime Decomble, che anticipa Storm Ingebrigtsen e Lorenzo Mottes (foto Fruzzetti in apertura). Una volta tagliata la linea di arrivo in centro a Chiavari Lorenzo Finn ci spiega tutto: 

«Non volevo attaccare – dice confrontandosi anche con Lorenzo Mottes, della rappresentativa trentina – quella strada la conosco così bene che mi è bastato semplicemente far correre la bici per prendere un po’ di vantaggio. Secondi importanti che una volta finita la discesa mi sono serviti per rifiatare, mancavano 30 chilometri alla fine, non potevo pretendere di andare via da solo». 

Finn, a sinistra e Mottes, a destra, si confrontano sulla tappa appena conclusa
Finn, a sinistra e Mottes, a destra, si confrontano sulla tappa appena conclusa

Sigillo francese

La nazionale transalpina ha fatto il diavolo a quattro oggi, anzi a tre, come i corridori inseriti nella fuga. Sin da questa mattina a Portofino si parlava del disegno particolare di questa seconda tappa del Giro della Lunigiana. Poco meno di 100 chilometri, ma con tutte le difficoltà altimetriche racchiuse nella prima metà. Tre GPM: di terza, seconda e prima categoria, “denti aguzzi” pronti a ribaltare la classifica generale. 

I francesi hanno preso in mano la corsa dai primi chilometri, con l’intento di attaccare e mettere in difficoltà il leader della generale, Jarno Widar. Il belga è rimasto fuori dal primo attacco, e insieme a Nordhagen, secondo in classifica, ha cercato di rientrare. Il punto di svolta è arrivato nei chilometri finali del Passo del Portello, terza e ultima salita di giornata, quando Nordhagen è rientrato sui primi, mentre Widar non ha colmato il buco, rimanendo ad una manciata di secondi.

«L’attacco di Bisiaux – racconta il vincitore di oggi, Decomble – era previsto, una volta andati via siamo rientrati in due: Sanchez ed io. Appena abbiamo capito che Widar era rimasto indietro siamo andati a tutta. Bisiaux è il nostro leader, ma oggi era necessario che tutti tirassero per fare in modo di ridurre i pretendenti alla vittoria finale».

«Quando è rientrato anche Nordhagen – gli fa eco Finn – abbiamo iniziato a girare per guadagnare sempre più tempo. Un belga si è fermato ad aspettare Widar, ma in due non avevano tante chance di rientrare. Anche io avevo il mio interesse, perché Gualdi, il migliore degli italiani, era rimasto in gruppo. Infatti sono riuscito a strappargli la maglia azzurra».

Il sorriso di Mottes

Lorenzo Mottes taglia il traguardo contento e soddisfatto, si è lanciato nella volata e ne è uscito terzo. L’azione di oggi gli ha permesso di guadagnare tempo sui diretti rivali e di consolidare la sua posizione in classifica generale. Il suo tecnico, però, gli dà una “tiratina” di orecchie quando scopre che ai meno 3 dall’arrivo gli sono venuti i crampi. «Dovevi alzare la mano – gli dice – farti furbo, venire in ammiraglia e prendere un gel, qualcosa. Respiravi un attimo e poi saresti tornato nel gruppetto».

«L’obiettivo di giornata – racconta Mottes – era quello di anticipare, non credevo di poter fare così bene su una salita così lunga (il riferimento è al Passo del Portello, ndr). Quando ho visto Finn entrare nella fuga l’ho inseguito, ci divideva un solo secondo e potevo giocarmi la maglia di miglior italiano. Con il passare dei chilometri mi sentivo bene, ho sofferto un po’ gli ultimi 3 chilometri, dove siamo andati veramente forte. Lì mi si sono “inacidite” un po’ le gambe. Non sono abituato a questi livelli (dice con una risata, ndr) ma rispetto allo scorso anno ho visto che sono più vicino ai loro ritmi. Prima li vedevo quasi irraggiungibili, ora riesco a starci attaccato più facilmente».

Mottes riceve un “tiratina” di orecchie dopo l’arrivo, ma tutto sommato è contento per quanto fatto
Mottes riceve un “tiratina” di orecchie dopo l’arrivo, ma tutto sommato è contento per quanto fatto

I problemi al ginocchio

In questa stagione il nome di Lorenzo Mottes è uscito maggiormente nei primi posti degli ordini di arrivo. Ha lottato spesso con lo stesso Finn, l’ultima volta nella Collegno-Sestriere, dove i due hanno occupato il primo ed il secondo posto. 

«Nel 2023 riesco ad avere molta più continuità – dice – ho risolto un problema al ginocchio che mi ha dato fastidio lo scorso autunno. Avevo un problema alla cartilagine, sistemato grazie a degli esercizi di stretching che mi permettono di non avere dolore. Negli allenamenti spingo molto meglio e in corsa questo si vede. Ultimamente sto andando davvero bene, peccato per oggi, avrei preferito prendere la maglia azzurra (quella del miglior italiano, ndr). Però ho visto che è un obiettivo che può essere sempre più concreto, nelle prossime due tappe proverò ad attaccare Finn. Ci separa un solo secondo al momento, in più nella classifica generale sono solidamente in top 10, grazie ai quasi 3 minuti guadagnati oggi sugli altri».

Chiavari ci ricorda che è ancora estate, con un sole che batte forte sulle teste dei presenti, mentre l’aria si riempie del profumo di salsedine. Il centro si svuota in fretta, rimangono i curiosi sotto al palco delle premiazioni e qualche corridore che fa “girare” le gambe per defaticare. Domani la battaglia si accenderà di nuovo e tocca essere pronti.

Ciclo Promo è partner di “Gravel in the Land of Venice”

10.06.2023
3 min
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Prosegue spedito il processo di consolidamento e quello di promozione del progetto di marketing territoriale veneto ”Gravel in the Land of Venice”. Un consolidamento che poggia anche sulla definizione di un’importante partnership con una storica realtà di settore italiana e sull’organizzazione di tre prossimi eventi e press tour dedicati alla bici gravel.

Ciclo Promo Components, azienda commerciale con sede a Loria, in provincia di Treviso, ha recentemente definito un accordo per poter rivestire il ruolo di partner tecnico in tutti gli tutti eventi ”Gravel in the Land of Venice”. L’azienda dei fratelli Campagnolo, distributrice ufficiale presso la rete dei negozianti bike in Italia di alcuni dei marchi più richiesti dal mercato, ha creduto fin da subito nel progetto gravel di Regione Veneto, decidendo al tempo stesso di fornire alcuni specifici prodotti per il bikepacking che saranno messi a disposizione di tutti i partecipanti. 

Ciclo Promo fornisce al progetto “Gravel in the Land of Venice” dei prodotti Topeak specifici per il bikepacking
Ciclo Promo fornisce al progetto “Gravel in the Land of Venice” dei prodotti Topeak specifici per il bikepacking

Vero marketing territoriale

Con la comunicazione ufficiale dell’ingresso di “Gravel in the Land of Venice” nel portale istituzionale dedicato al turismo della Regione Veneto – www.visitveneto.eupromosso dalla Rete d’Impresa “Cycling in the Venice Garden”, le attività per la promozione del progetto stesso sono immediatamente partite. Ed una prima, concreta azione sarà rappresentata dai press tour con la stampa italiana e straniera che si svolgeranno sui percorsi del progetto tra giugno e settembre. 

Un altra importante azione direttamente finalizzata a far conoscere ed esplorare il territorio con la bici gravel è rappresentata dagli eventi organizzati dal Team Pedali di Marca e Green Sport Events, che ricordiamo essere La Ronda Fiandre Trevigiane (che si è svolta ad aprile a Conegliano e che ha contato oltre mille partenti), la 3Epic del 2/4 giugno, un evento dedicato alla Giornata Mondiale della Bicicletta in programma ad Auronzo di Cadore lungo numerose ciclabili e strade bianche forestali del territorio, le Terre Nobili Gravel bikepacking del 16/17 giugno, un cicloviaggio che parte nel cuore della città di Padova e attraversa la fascia collinare pedemontana, ed il Marca Bianca: evento quest’ultimo sempre gravel che il 15 ottobre si svilupperà tra le colline di Asolo, del Prosecco e del Montello. L’azione successiva sarà la costruzione e la vendita dell’offerta turistica gravel in Veneto. 

Ciclo Promo, azienda veneta, ha definito un accordo per diventare partner tecnico di ”Gravel in the Land of Venice”.
Ciclo Promo, azienda veneta, ha definito un accordo per diventare partner tecnico di ”Gravel in the Land of Venice”.

Una grande occasione

«Il cicloturismo – ha dichiarato Massimo Panighel, ideatore del progetto Gravel in the Land of Venice – è un asset strategico per la nostra Regione. Grazie all’attività organizzativa che abbiamo svolto per Gravel in the Land of Venice abbiamo avuto modo di mappare oltre 6.000 chilometri di strade bianche, di sentieri, di ciclabili e di strade a basso traffico in ogni provincia del Veneto. Abbiamo realizzato le tracce in Gpx, l’altimetria e l’editing di ogni percorso, inserendo tutto nel portale dedicato (qui il link). Un progetto unico nel suo genere, che non ha altri precedenti in Italia. E questo anche grazie alla visione strategica dell’Assessorato al Turismo della Regione che ci ha creduto fin dall’inizio».

«Sarà una straordinaria opportunità per gli operatori turistici veneti e per gli ospiti – ha confermato Giulia Casagrande, Presidente della Rete d’Impresa Cycling in the Venice Garden – italiani ma soprattutto stranieri. Il lavoro condotto in questi anni dalla Rete, in stretta sinergia con l’Assessorato al Turismo della Regione Veneto, ha dato frutti davvero importanti, ed oggi, grazie al progetto Gravel in the Land of Venice, il Veneto può a pieno titolo essere considerata una delle destinazioni ciclo turistiche più attrattive del Paese».

Gravel in the Land of Venice

Gravel in the Land of Venice, sempre più nel vivo…

31.05.2023
5 min
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Gravel in the Land of Venice, un sogno a cinque sensi. Un viaggio concreto, tangibile. Qualche tempo fa vi avevamo spiegato di cosa si trattasse (cliccando qui potrete scoprire tutto). A distanza di qualche mese abbiamo ascoltato di nuovo il patron di questo progetto, Massimo Panighel.

Il Veneto è una regione totale dal punto di vista del territorio. Si va dalle città d’arte ai piccoli borghi agricoli. Dal mare alle montagne, dalle colline ai grande centri urbani della pianura. Sono le sconfinate terre di Venezia che dai tempi del doge hanno reso forte e centrale queste zone. Territori che proprio in virtù di quanto detto sono il palcoscenico perfetto per pedalare.

Massimo Panighel, ideatore di Gravel in the Land of the Venice, è stato anche nel comitato che ha organizzato la recente tappa delle Tre Cime al Giro
Massimo Panighel, ideatore di Gravel in the Land of the Venice, è stato anche nel comitato che ha organizzato la recente tappa delle Tre Cime al Giro

Mappatura (quasi) totale

Il viaggio, la scoperta, la cultura, la tecnica, la fatica, le tradizioni… e un pizzico di “competizione” con sé stessi. Competizione con due virgolette grosse così. Sarebbe meglio dire: voglia di mettersi in gioco. In base all’impegno profuso si possono cogliere diversi livelli di brevetti.

«Il progetto Gravel in the Land of Venice – spiega Massimo Panighel – va avanti a gonfie vele. Sono stati caricati 60 percorsi degli 80 previsti e adesso stiamo completando la capillare offerta territoriale con le ultime province. Tutto è pronto, manca giusto la fase di upload dei percorsi mancanti, per arrivare al meglio in vista dell’epilogo con le Terre Nobili, evento (non competitivo) che è in programma il 16 e 17 di giugno».

Ma tutto questo grande progetto va anche promosso, messo sul piatto e sfruttato nel concreto.

«Questo – va avanti Panighel – spetterà al consorzio di promozione turistica locale e ai vari enti sul territorio. La Regione Veneto, in primis, per fare in modo che un portale edito da appassionati possa diventare un prodotto del territorio legato al cicloturismo».

E in quanto a promozione e territorio c’è un aspetto molto importante da sottolineare. È grazie alla rete d’impresa Cycling in the Venice Garden, che è stato possibile far entrare nel portale istituzionale della Regione (veneto.eu) il progetto Gravel in the Land of Venice. In questo modo diventa un progetto ufficiale, patrocinato da una regione che nel ciclismo crede moltissimo. Basta vedere il recente arrivo del Giro sulle Tre Cime di Lavaredo.

Il territorio al centro 

Territorio e bici, molto spesso sono legati da una terza parola: passione. Elemento fondamentale non solo per portare avanti un progetto di ampio respiro come questo, ma anche solo per pensarlo. E questa passione si traduce nel concreto con la creazione dei percorsi, con la ricerca delle strade più adatte e dei loro collegamenti… almeno per chi appunto lo organizza. Mentre gli altri se lo devono godere.

«L’idea dei percorsi è nata da me – spiega Panighel – perché ho collegato il percorso ad un nome che a sua volta lo rimanda al territorio. L’esempio di Dolomiti: ovviamente si pensa alle strade che sono vicino a Cortina. Se parlo del Mandorlato ti fa capire di essere nel veronese. Si è voluto giocare su questo abbinamento».

«All’interno dei vari percorsi si è cercato di non di utilizzare come base le ciclabili già esistenti – e ce ne sono circa 2.000 chilometri mappati dalla Regione Veneto – ma di sfruttarle tuttavia come spina dorsale per creare questi percorsi del gravel che escono dagli itinerari tradizionali. In questo modo siamo arrivati ad avere 6.000 chilometri dedicati al gravel su 80 percorsi. Insomma è un collage all’interno delle varie province che valorizza le tipicità legate all’arte, alla storia, alla cultura, all’enogastronomia e quindi dà così un senso in più al percorso».

L’evento non competitivo Terre Nobili, è un’occasione per pedalare in compagnia e mettere un tassello al proprio brevetto Gravel in the Lands of Venice
L’evento Terre Nobili è un’occasione per pedalare in compagnia e mettere un tassello al proprio brevetto Gravel in the Lands of Venice

Flussi e brevetto

Ora che la bella stagione sta arrivando, ci s’interroga sui flussi. In pratica quante persone pedaleranno su questi 80 itinerari?

«Principalmente chi pedala sui sentieri di Gravel in the Land of Venice è un ciclista di vicinanza, come si suol dire, cioè prevalentemente veneti, lombardi, friulani… Ma la volontà sarebbe quella di riuscire a creare un format che possa essere un invito anche per gente da fuori.

«E’ un format nuovo che non esiste in Italia. Mi sono confrontato anche con dei ragazzi della Toscana che stanno cercando di capire come promuovere progetti simili dalle loro parti. La domanda di base è: se domani torno da queste parti cosa faccio? Ecco, Gravel in the Land of Venice con i suoi 80 percorsi ti dà la possibilità di girare il Veneto».

Per quest’anno il brevetto rimarrà ancora nella formula di 12 itinerari liberi. Il prossimo anno invece dovranno essere affrontati almeno uno per provincia e i cinque restanti (le province in Veneto sono sette) si possono invece fare liberamente. E per chi ci riesce: ecco pronta una medaglia di finisher. Qui tutte le regole del brevetto.

Gravel in the Land of Venice

Veneto is Fabulous: in California con partner importanti

20.04.2023
3 min
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Si chiama Fabulous Veneto, la rete di imprese che operano a diverso titolo e a diverso livello su tutto il territorio regionale in ambito turistico e produttivo. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di promuovere il territorio e le sue ricchezze artistiche e naturali includendo le proprie città d’arte, le Ville Venete, le Dolomiti e tanto, tantissimo altro ancora. Tutte esperienze uniche che hanno solo la necessità di farsi conoscere ed apprezzare dal mondo del turismo, anche attraverso itinerari in bicicletta oppure a piedi. 

Chi parteciperà a “California 2023” lo farà in sella ad una bici pedalando nello stato americano per eccellenza
Chi parteciperà a “California 2023” lo farà in sella ad una bici pedalando nello stato americano per eccellenza

Guidati da Moser 

“California 2023” è l’originale iniziativa – promossa attraverso un bando della Regione Veneto – che vede impegnati i promotori di Fabulous Veneto in un emozionante “tour” in bici nell’iconico Stato americano, per presentare l’intera filiera turistica regionale a quello che è considerato un mercato obiettivo: la West Coast americana, appunto. Durante questo giro a tappe, verranno incontrati potenziali “stakeholders” locali quali tour operator, operatori/aziende, istituzioni e potenziali turisti. Fabulous Veneto è convinta che questo tour possa rappresentare una grande occasione per far conoscere il Veneto e le sue bellezze naturali ed artistiche ai potenziali turisti e agli imprenditori californiani, allo stesso tempo promuovendo le realtà imprenditoriali venete e creando nuove opportunità di business

Tra i membri principali del team “Fabulous” è incluso anche Francesco Moser, testimonial di grande rilievo (gli altri sono l’ex pro’ Marco Benfatto e lo Youtuber Federico Dalla Palma) e guida in bici per l’intero tour.

“Tappa” alla Sea Otter Classic

Le date e le tappe dell’iniziativa sono state organizzate per poter raggiungere sui pedali una delle principali fiere di settore: la “Sea Otter Classic”, dove lo stesso tour si concluderà.

Arrivati a Los Angeles, il gruppo si sposterà pedalando sulle colline di Pasadena e poi in direzione nord. La partecipazione in bicicletta è aperta a chiunque volesse. Tutte le escursioni in bici vedranno protagonista la bicicletta, davvero un mezzo ideale per visitare la costa californiana, ed i Fantic Dealer sempre accompagnati dallo “Sceriffo di Palù”. Arrivati alla Sea Otter Classic, dopo aver pedalato lungo la famosa 17 Miles Drive in direzione Monterey, il gruppo ripartirà successivamente verso l’ultima e suggestiva tappa, quella con arrivo San Francisco. Sono partner e sostenitrici dell’iniziativa le realtà di settore Fantic Motor, GSG (che ha realizzato le bellissime maglie ufficiali), FSA e Vision.

Fabulous Veneto

Arriva il Giro del Veneto juniores: una bella novità!

08.04.2023
5 min
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Pochi giorni fa ci è arrivato un comunicato stampa che annunciava la nascita del Giro del Veneto juniores (presentato pochi giorni fa con la presenza di Dagnoni, foto apertura Alessandro Billiani). Una notizia molto importante, da approfondire assolutamente, tra le parole ed i nomi di quelle poche righe spunta quello di Alberto Ongarato (il secondo da sinistra in apertura). L’ex corridore professionista è diventato da una decina di anni uno dei vicepresidenti della SC Padovani. Una società ciclistica pluricentenaria, nonché la più longeva d’Italia, che negli anni ha organizzato tanti eventi. 

Ongarato è stato professionista dal 1998 al 2011 ha chiuso la sua carriera in Vacansoleil
Ongarato è stato professionista dal 1998 al 2011 ha chiuso la sua carriera in Vacansoleil

Il cambio di pelle

La SC Padovani è una delle colonne portanti del ciclismo italiano, dalle sue squadre sono usciti campioni di ogni genere, l’ultimo in ordine temporale è Alberto Dainese. Quella della società veneta è una storia a 360 gradi nel mondo del ciclismo. 

«Agli inizi, nel 1909 – racconta Ongarato, professionista dal 1998 al 2011 – la Padovani ha organizzato una tappa del primo Giro d’Italia. L’arrivo era a Prato della Valle, sede di partenza di questo primo Giro del Veneto juniores. Negli anni la società ha cambiato pelle molte volte e, dieci anni fa, su richiesta del Presidente Galdino Peruzzo, ho preso la carica di vicepresidente. Dal 2014 abbiamo creato le squadre giovanili: dagli esordienti agli juniores, collaboriamo anche con una società di Padova che ha i giovanissimi. Dallo stesso anno la Padovani ha organizzato anche la Gran Fondo Città di Padova. Il Covid, poi, ha stravolto questo mondo ed abbiamo deciso di cambiare e organizzare una gara per gli juniores, la categoria più importante a livello giovanile».

In Italia ci sono quattro corse a tapper per gli juniores, di cui due di livello internazionale, una di queste è il Giro della Lunigiana
In Italia ci sono quattro corse a tapper per gli juniores, di cui due di livello internazionale, una di queste è il Giro della Lunigiana
Una gara a tappe per questa categoria è una grande novità.

Quella di avere una corsa a tappe, addirittura di quattro giorni, è una necessità che in questa categoria si sente molto. Viene gestita in maniera estremamente professionale e così tutto intorno deve seguire il passo. Il ciclismo è in grande evoluzione, guardate al mondo del professionismo com’è cambiato in pochi anni. In Italia ce ne stiamo accorgendo con un po’ di ritardo, ma la strada è ormai delineata, tocca a noi seguirla.

Avete avuto una pronta risposta?

Abbiamo aperto le iscrizioni a novembre e dopo venti giorni avevamo già raggiunto il numero massimo di squadre: 30! Nei mesi successivi ci sono arrivate altre richieste, ora siamo a quota 33 team. In poco tempo tutti i diesse ci hanno richiamato per confermare la loro partecipazione. Dovremo dire dei no, e siamo solo al primo anno di questa corsa. 

Di corse a tappe per juniores in Italia ce ne sono poche, solo quattro. 

E’ un’esigenza che si sente, parlando con vari diesse ed addetti ai lavori. Fare una corsa a tappe permette di crescere e maturare molto, sia dal punto di vista tecnico che fisico. All’estero i ragazzi ne fanno molte di più e la differenza si vede, i nostri ragazzi quando si confrontano a livello internazionale fanno fatica. 

La SC Padovani negli ultimi anni ha organizzato la Gran Fondo Città di Padova (foto Facebook)
La SC Padovani negli ultimi anni ha organizzato la Gran Fondo Città di Padova (foto Facebook)
Si tratta di una gara nazionale?

Sì, è una 2.14, questo vuol dire che le squadre partecipanti saranno praticamente tutte italiane. C’è spazio per invitare tre team stranieri, nei giorni scorsi è arrivata anche la richiesta dal Cannibal Team (la squadra Development della Bahrain Victorious, ndr).

Vi prospettate di crescere?

L’obiettivo è quello, vogliamo fare le cose al meglio. Per la prima edizione è importante che si riesca a lanciare l’evento, ma non nascondo che vogliamo arrivare allo status di corsa internazionale.

Arrivate dalle Gran Fondo, cambiare pelle è stato difficile?

No, organizzare una Gran Fondo è molto più impegnativo a livello logistico. Le strade devono rimanere chiuse per più tempo, in una corsa in linea dopo una decina di minuti dal passaggio dei corridori le strade vengono subito riaperte. 

Dal 2014 la storica società veneta ha dato vita alle due squadre giovanili (foto Alessandro Billiani)
Dal 2014 la storica società veneta ha dato vita alle due squadre giovanili (foto Alessandro Billiani)
E dal punto di vista di staff e personale?

Per organizzare la Gran Fondo Città di Padova venivano impiegate 500 persone tra chiusura strade, staff e tutto il resto. 

L’organizzazione come procede?

Spedita! Siamo a buon punto, abbiamo già definito tutte gli arrivi di tappa e le partenze, ne manca solo una. Anche i vari percorsi sono già praticamente pronti, a breve saranno anche pubblicati sul sito, che tra pochi giorni verrà messo online. 

Per il pernottamento dei team?

Anche in questo caso è tutto a posto, probabilmente riusciremo a mettere tutte le squadre in un hotel unico. 

Quando si parte?

Il 27 luglio, con una cronometro a squadre.