Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

UAE Tour 2026, Mattia Gaffuri, 6a tappa, Jebel Hafeet, fuga

Il sogno si è avverato, ma ora Gaffuri si rimbocca le maniche

01.03.2026
7 min
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Tutto un inverno e poi sette giorni di gara al UAE Tour sono bastati a Mattia Gaffuri per capire che ci sarà tanto da fare, ma non è certo il lavoro a fargli paura. La favola del corridore di Erba, 26 anni, è giunta al livello più alto. Dopo i tre anni al VC Mendrisio, i due allo Swatt Club, il secondo posto alla Zwift Academy e gli svariati tentativi di farsi ascoltare dal mondo del professionismo, culminati con lo stage al Team Polti dello scorso anno, l’approdo al Team Picnic PostNL è la grande occasione: il punto di partenza che aspettava.

«C’è tanta strada da fare e ancora tanto da imparare – ammette Gaffuri prima di uscire per l’ennesimo allenamento che lo riporterà in corsa alla Strade Bianche – però il UAE Tour è stato una buona prima esperienza. Chiaramente rispetto allo scorso anno, devo stare maggiormente a quello che mi chiede la squadra e fare ad esempio da supporto ai velocisti, però direi che nel complesso è stata sicuramente un’esperienza utile».

Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E' pro' da quest'anno dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E’ pro’ da quest’anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E' pro' da quest'anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E’ pro’ da quest’anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
A un certo punto, negli ultimi due anni, il mondo dei social e dei tifosi ha iniziato a spingere perché Gaffuri avesse una chance nel professionismo. Ora che ci sei dentro, ti aspettavi che fosse così?

Sicuramente avevo più o meno idea di quale fosse il livello necessario per starci – ragiona Gaffuri – e quello penso di averlo raggiunto. Un altro discorso invece è riuscire a fare il risultato, comunque a primeggiare. Per questo sicuramente ci sono altri step da fare. Però per il momento il fatto di riuscire a starci dentro, di partecipare, andare in fuga o comunque riuscire a dare una mano nei finali è tanto di guadagnato rispetto a quello che si diceva qualche anno fa.

Il primo impatto l’hai avuto lo scorso anno con il Team Polti, cambia molto ritrovarsi a livello WorldTour?

Direi che a livello di struttura della squadra, di sicuro qui c’è una quantità di personale enorme e di riflesso si possono curare meglio i dettagli. A livello di organizzazione comunque la Polti era già una realtà molto avanzata e organizzata, quindi da quel punto di vista lì non ho visto una grandissima differenza. 

Come ti trovi invece con la mentalità olandese?

Ci sono dei pro e dei contro, come avevo anche immaginato prima di firmare. Sicuramente c’è meno calore, è una dimensione forse più “professionale” rispetto alla Polti. Però ci sono anche degli aspetti positivi come appunto l’organizzazione, la mentalità in gara e il fatto di cercare sempre di imparare qualcosa. Non si va mai a una gara senza un obiettivo, anche se non è una giornata adatta alle tue caratteristiche. C’è sempre qualcosa da fare, quindi per la crescita personale vedo solo ricadute positive.

Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Oltre a correre, negli ultimi anni abbiamo conosciuto anche il Gaffuri preparatore: il fatto di avere questa formazione ti avvantaggia nell’inserimento?

Penso che sia sicuramente importante, perché mi permette di avere una visione d’insieme di quello che è necessario. Ad esempio nel rapporto con le figure professionali come il preparatore e il nutrizionista. So quali domande fare, quali aspetti sono più o meno importanti. Però la struttura di queste squadre è fatta in modo da dare un supporto completo anche a chi non ha alcuna formazione. C’è chi si prende cura di ogni aspetto e non ci sono cose lasciate al caso per cui si abbia necessità di fare da soli, come ad esempio mi capitava l’anno scorso.

E da preparatore ti rendi conto che il tuo modo di lavorare è cambiato?

Ci sono sicuramente delle differenze, anche di filosofia. Per esempio sulla quantità di alta intensità e anche il volume, che sono un po’ diversi rispetto a quello che avrei impostato da solo, però in linea di massima il sistema è lo stesso. Tra l’altro il grosso della preparazione è stato fatto, da adesso in poi si gareggia in continuazione e quando si fanno le corse a tappe lo stimolo allenante è talmente grande, che poi a casa devi principalmente recuperare. Quindi anche la filosofia della preparazione non è più così importante.

E’ stato difficile passare dal Gaffuri allenatore di se stesso al seguire i consigli di un altro?

Sicuramente non è facile. Soprattutto non è facile staccare la parte critica continua che devi avere quando ti alleni da solo, perché sei sempre in dubbio su tutto quello che fai. Invece quando hai un preparatore esterno, devi fidarti perché è l’unica cosa che puoi fare. E forse è la cosa migliore, per lavorare serenamente. Quindi forse questo aspetto è il più difficile, ma anche questa è una cosa che avevo messo in conto e che sto facendo.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri controlla l'inclinazione della sella
Campionati europei gravel 2025 ad Avezzano, maglia azzurra per Gaffuri (tricolore in carica) che chiuderà al quinto posto
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri controlla l'inclinazione della sella
Campionati europei gravel 2025 ad Avezzano, maglia azzurra per Gaffuri (tricolore in carica) che chiuderà al quinto posto
Sei stato coinvolto nella scelta dei programmi?

Non più di tanto. Il programma è stato deciso quasi interamente dal team, però non posso certo lamentarmi, perché è di livello assoluto. Sono quasi tutte gare WorldTour e di sicuro questo è uno degli aspetti positivi del correre in una grande squadra. Si fa un calendario di gare importantissime e non è una squadra tanto strutturata per le classifiche generali, quindi potrei trovare qualche spazio. Pensando al futuro, se fra due o tre anni dovessi ritrovarmi competitivo, il fatto di aver già partecipato più volte a queste gare di sicuro sarà un plus. Se invece seguissi un calendario da professional, dovrei fare uno step ulteriore nel momento in cui fisicamente fossi effettivamente pronto.

C’è qualche gara del tuo calendario che ti intriga particolarmente?

In realtà finora il calendario è ufficiale solo fino alla Tirreno, poi dovrò vedere con la squadra. Però diciamo che c’è la possibilità di fare il Giro d’Italia. Nel caso fosse confermato, di sicuro quella sarebbe la gara principale: quella che sogniamo tutti da bambini.

C’è un Giro che ricordi particolarmente?

Sicuramente il primo vinto da Ivan Basso nel 2006 è stato la prima gara che ho seguito in televisione da tifoso, perché ero abbastanza grande da capire. Se devo individuare il momento in cui mi sono appassionato al ciclismo, quel Giro è stato il primo e poi da lì non ne ho più perso uno.

Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Quindi aver assaggiato il professionismo nella squadra di Ivan, il Team Polti, è stato la chiusura di un primo cerchio?

Sì, assolutamente. Ivan è stato fondamentale anche da un punto di vista psicologico, per darmi la motivazione ulteriore di provare a fare il professionista. Il fatto che questa spinta venisse da lui, che è stato sempre mio idolo, è stata una vera apoteosi.

Prossima gara la Strade Bianche?

Esatto, sì. In tutte queste corse, così come sarà poi con la Tirreno, non so tanto bene cosa aspettarmi, anche se è una corsa che sulla carta potrebbe essere adatta alle mie caratteristiche. Probabilmente avrò come compito quello di provare una fuga o di sacrificarmi nei primi chilometri. Di sicuro la squadra non sarà lì per proteggere me, perché giustamente ci sono capitani con più credenziali. Quindi cercherò di fare più esperienza possibile e in generale penso che sarà il modo in cui affronterò ogni corsa quest’anno e poi alla fine tireremo una riga e faremo un bilancio.

Che cosa ti preme capire soprattutto?

Quali sono le mie caratteristiche, i miei punti di forza, dove posso puntare a crescere come corridore, che poi è il discorso di tutti. Quando sei nelle categorie inferiori, se hai motore puoi andare bene su tutti i percorsi. Però poi quando entri nell’elite del professionismo, devi capire bene qual è il tuo spazio, perché non tutti possono fare classifica, non tutti possono fare le classiche, bisogna trovare la propria dimensione.

Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Dopo tanto correre e vincere nel gravel, fra titoli italiani e ottimi europei, la Strade Bianche magari potrà esserti amica?

C’è dell’affinità, ma la grossa differenza è che alla Strade Bianche la battaglia vera viene prima degli sterrati, per entrarci bene. Serve una diversa abilità, che sicuramente ancora non è il mio punto di forza. Probabilmente uno dei motivi per cui la squadra mi porterà è proprio quello di farmi lavorare su questi aspetti. Toccare con mano il nervosismo in gruppo in una classica di quel livello e cercare di iniziare ad apprendere il più possibile sin da subito.

Ultima domanda, poi ti lasciamo alla bici: per Gaffuri il professionismo è un nuovo lavoro appena iniziato oppure è un sogno che si è avverato?

Diciamo che sicuramente è un sogno che si è avverato, però penso che il segreto per affrontarlo al meglio sia viverlo come un lavoro. Quindi dare il massimo ogni giorno e cercare a ogni gara di spuntare le caselline dall’elenco delle cose da fare. Se si vuole essere competitivi, c’è tanto da imparare ed è giusto affrontarlo in modo analitico e razionale, sennò è facile lasciarsi trasportare. Qua vanno tutti forte, quindi bisogna analizzare quello che si può fare meglio e migliorare su ogni singolo aspetto.

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, 2a tappa cronometro, guarnitura da 68

Ancora su Evenepoel, il 68 e le salite: Malori spegne i fischi

28.02.2026
6 min
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Evenepoel divide e divide di brutto. Sono passati dieci giorni da quando, all’indomani della crono vinta dal belga al UAE Tour, Bartoli disse di riconoscergli più classe che a Pogacar e Van der Poel. E aggiunse che classe non significa che sia più forte, ma che abbia a suo avviso un modo di porsi più intrigante e spavaldo. Da lì, visti i due campioni presi a confronto, sono piovute critiche e facili ironie, rese ancora più facili dalle due figuracce rimediate dal belga sulle salite nel deserto. Per essere uno che nei primi otto giorni di corsa in Spagna ha ottenuto sei vittorie, in effetti, ci si poteva aspettare di più.

Per questo, colpiti dalla sua puntuale ricerca di spiegazioni, giusto ieri ci siamo chiesti (e lo abbiamo chiesto a Paola Pagani) se sia normale che nello sport ci sia qualcuno che cerca ogni volta la scusa più plausibile. E la mental coach ha subito sottolineato che sia fuorviante parlare di scuse e che anche a lei Remco piace tantissimo, perché è l’unico ad aver dichiarato di voler battere Pogacar al Tour. Ma questa sfrontatezza gli si rivolge spesso contro, perché lo mette davanti a un livello troppo alto.

Una delle argomentazioni usate da Evenepoel per spiegare il passo falso a Jebel Mobrah, nel giorno della vittoria di Tiberi, è stato l’affaticamento per aver vinto la crono del giorno prima spingendo una monocorona da 68 denti. A noi lo spunto è parso interessante e siamo andati al campanello del nostro guru delle crono: Adriano Malori, uno che di rapportoni se ne intende. E anche da Malori arriverà una lettura diversa dei giorni arabi di Evenepoel.

Tirreno-Adriatico 2014, Adriano Malori
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Perché un corridore come Remco, che vince tutte le crono con una gamba sola, deve usare il 68 al UAE Tour? Prove tecniche per il futuro?

Era un percorso estremamente veloce e lui quest’anno ha cambiato tante cose, dalla preparazione ai i materiali. In Andalucia lo abbiamo visto correre con la monocorona. Abbiamo visto che ha lavorato molto sulla posizione per migliorare in galleria del vento. Secondo me ha voluto provarlo in una gara di cui, passatemi il termine, non gli interessava più di tanto.

Anche se poi è diventato l’alibi perché si è staccato in salita o almeno così ha detto…

Non ci credo! Guardate, a me ha dato l’idea che Evenepoel sia andato là per provare la cronometro e del resto della gara non gli importasse molto. Perché non è possibile che un corridore che la settimana prima abbiamo visto dominare in lungo e in largo, al UAE Tour si faccia staccare come l’ultimo della classe. Jebel Hafeet è più lunga e più dura, ma non è l’Alpe d’Huez e l’Evenepoel che abbiamo visto in Spagna quelle salite le divora. Secondo me lui era laggiù soltanto per provare la cronometro, l’ha vinta e poi ha tirato una riga.

Per spingere il 68 bisogna allenarsi a usarlo oppure si monta e si va?

Si monta e si usa, anche perché è un rapporto cui adesso sono abituati. Va provato in gara. Devi abituarti a lanciarlo, a partire, capire un po’ come lavorare con la catena nei rapporti dietro. Quindi per questo motivo è giusto provarlo in corsa prima dei grandi appuntamenti.

Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Quindi un test magari in vista del Tour? Perché in ogni caso gli sarebbe bastato il solito 58 per vincere quella crono, al limite il 62…

C’era anche Tarling che spingeva anche lui il 68 e sulla carta poteva essere un vero rivale. Anzi, se vogliamo, quella crono era più adatta a Tarling che a Evenepoel, perché era molto veloce. Negli ultimi anni a cronometro Evenepoel è stato una sentenza e questa volta ha voluto fare un test e ha provato il 68 in assetto da gara. Sinceramente però c’è altro che non ho capito…

Che cosa?

Non ho capito fino in fondo questo iniziare a correre a Mallorca, fare tante gare ravvicinate e poi stare fermo per un mese (il UAE Tour è finito il 22 febbraio, Evenepoel dovrebbe rientrare il 23 marzo al Catalunya, ndr). Me lo sono chiesto quando l’ho visto correre a Mallorca, poi l’Andalusia e subito dopo il UAE Tour. Una cosa così può farla Van Aert che punta alle classiche, non Evenepoel. Per cui secondo me ha fatto la crono per i suoi test e per vincerla, mentre ha usato il resto per fare fondo.

Ti dà la sensazione che Evenepoel stia seguendo un percorso ben preciso?

Esatto. Se guardate le foto, è ancora sovrappeso per il suo standard. Quindi ha fatto e dominato le prime gare, perché chiaramente se non c’è Pogacar, rispetto alla concorrenza che c’era a Mallorca e in Andalusia, lui è di un altro pianeta. Negli Emirati ha provato la cronometro con quel rapporto e adesso avrà tutto il tempo per affinare la condizione. Magari si è trovato in difficoltà con il 68 e ora proverà il 66. Ha tutto il tempo di modificare, prepararsi e poi al Catalunya lo rivedremo in condizione.

Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo te in una corsa a tappe cui invece si punta, prendendo per buono quello che stiamo dicendo su Remco al UAE Tour, usare un rapporto così lungo nella crono può avere degli svantaggi?

No, no assolutamente, perché lavori un po’ più alto dietro e non c’è alcuno svantaggio. Sarebbe diverso se dovessi fare una crono di 50 chilometri, che tanto adesso non ne fanno più, e andassi a 78 pedalate come facevano Ullrich e Gontchar che usavano il rapportone. Allora sì che il giorno dopo avresti le gambe in croce. Però adesso i chilometri sono meno e si gira a 90-95 pedalate, quindi il problema non c’è.

Quindi se hai il 68 e dietro sei alto, il vero vantaggio è avere la pedalata più rotonda a parità di sviluppo metrico?

Esatto. Io ho corso 10 anni fa, ma per l’innovazione che c’è stata, sembra che ne siamo passati 40. Quando sono entrato in Movistar, ho fatto la prima crono con il 54. Poi, alla Tirreno del 2014, mi misero il 56 e vidi un altro mondo.

Andò bene, giusto?

Fu la famosa crono in cui ho battuto Tony Martin e Cancellara. Avevo una pedalata così rotonda che sembrava di usare un’altra bicicletta. Finché l’anno dopo, nel 2015, mi hanno montato subito il 58 e con quello mi sono trovato subito benissimo. Più sei grande davanti, più lavori con la catena dritta, per cui a parità di sviluppo metrico, hai meno attriti e distribuisci meglio la forza.

Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Dunque diamo per scontato che Remco in salita non ci abbia nemmeno provato?

Lui ha vinto le prime corse in Spagna, perché servivano a lui, alla squadra, al morale e per testare la condizione. Anche perché comunque, Evenepoel in quelle corse giocava. C’è stata una volta che ha staccato tutti senza neanche alzarsi sui pedali: si è messo in testa col suo ritmo e li ha cavati di ruota.

Perché non dichiarare di essere in UAE solo per la crono?

Bisogna dargli atto che è sempre stato molto deciso, di quelli che lavorano e non guardano in faccia nessuno. A lui non importa nulla, conosce il suo programma e ha fatto quello che doveva fare. L’importante è che lo sapessero la squadra e i compagni, il resto non conta. Tanto è vero che tuttora dice che il suo obiettivo è battere Pogacar al Tour.

Mondiali 2028, dopo domenica Milan ci ha già fatto la bocca?

Mondiali 2028, dopo il UAE Tour Milan ci ha già fatto la bocca?

27.02.2026
5 min
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Delle tre vittorie che Jonathan Milan ha colto al UAE Tour, quella di domenica ha un sapore speciale, perché mentre il fuoriclasse della Lidl-Trek sfrecciava primo sotto il traguardo di Abu Dhabi, l’UCI garantiva che sono venute meno tutte le prospettive di costruire una montagna artificiale per i mondiali 2028 ospitati nella città araba e che si tratterà quindi di una rassegna iridata che vedrà i velocisti come protagonisti più attesi.

Ad Abu Dhabi si è disputata l'ultima tappa dell'UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l’ultima tappa del UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l'ultima tappa dell'UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l’ultima tappa del UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro

E’ chiaro che la prospettiva attrae, fa sognare il ritorno della maglia iridata dalle nostre parti da dove manca sin dal lontano 2008. E’ anche chiaro che la mente torna indietro ai mondiali che si svolsero nella vicina Doha, nel 2016. Di quella nazionale guidata da Davide Cassani faceva parte anche Daniele Bennati che ricorda bene tipologia ed evoluzione di quella corsa, sicuramente il metro di paragone più vicino a quel che sarà.

«Erano mondiali per velocisti – ricorda il toscano, che è stato ct azzurro per tre stagioni – lo dice innanzitutto l’ordine di arrivo: primo Sagan, secondo Cavendish, terzo Boonen. I corridori arrivati furono pochi, ma si può parlare di un mondiale senza dubbio per velocisti. E’ chiaro che lì influiscono moltissimo le condizioni del vento, è quella la variabile che movimenta una gara che altrimenti sarebbe alquanto monotona, sotto lo stretto controllo dei team con un velocista fra i favoriti».

Mondiali 2026, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2016, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2026, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2016, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Qual era la strategia alla vigilia?

In situazioni di vento laterale, come ai mondiali di Doha 2016, nel gruppo sapevamo che ad un certo punto si svoltava a destra e lì la corsa sarebbe esplosa. Il Belgio di Boonen si era presentato solo ed esclusivamente per fare quell’azione lì per rompere la corsa. Noi comunque ci siamo fatti trovare pronti, forse un po’ troppo pochi, ma sapevamo che quello era il mondiale che ci aspettava.

La corsa quindi ebbe un’evoluzione prevista…

Per molti versi sì, sapevamo che molto probabilmente si poteva arrivare in volata, con un gruppo sicuramente non compatto ma ristretto, però in quel caso il finale poteva essere aperto anche a soluzioni diverse. Molte squadre lavorarono con profitto per portare i loro velocisti all’atto finale.

Daniele Bennati a Doha nel 2016. Un mondiale per velocisti ma dove il vento giocò un ruolo primario
Daniele Bennati a Doha nel 2016: mondiali per velocisti, in cui il vento giocò un ruolo primario
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Daniele Bennati a Doha nel 2016: mondiali per velocisti, in cui il vento giocò un ruolo primario
Il percorso chiaramente non è definito, si può però ragionare sulle caratteristiche della zona, quali differenze richiederebbe rispetto alle corse pianeggianti che siamo abituati a vedere in Europa, in un grande giro?

Possiamo prendere come metro di paragone il mondiale di Copenaghen 2011, di cui io, tra l’altro, ero capitano della nazionale italiana che poi non andò bene dal punto di vista del risultato. Vinse Cavendish su Goss e Greipel, era un percorso quasi totalmente pianeggiante e lì veramente era quasi scontata una volata, perché comunque era un tracciato in cui era difficilissimo fare la differenza. Un percorso molto veloce e anche abbastanza tortuoso, ma le strade erano belle larghe e l’arrivo tirava leggermente in su. Sia l’Australia per Goss e la Gran Bretagna per Cavendish si presentarono solo per arrivare in volata.

Vedi delle attinenze?

No, è questo il punto. Io credo che gli organizzatori faranno qualcosa di diverso, pianeggiante ma non scontato. Sarei pronto a scommettere che andranno a scovare una situazione simile a quella di Doha 2016, per evitare che diventi un mondiale abbastanza monotono. In quelle zone, il vento la fa da padrone. Ma per farlo, devi andare un po’ fuori e cercarti la zona più congeniale per fare un ventaglio che possa distruggere il gruppo.

Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Mancano due anni. Chiaramente, rispetto alla tappa del UAE Tour, il percorso sarà diverso, ma il fatto che Jonathan abbia vinto gli lascerà qualcosa nella memoria, una particolare predisposizione?

Secondo me no, nel senso che non vedo correlazione tra l’aver vinto lì e il fatto che ci sarà il mondiale, perché sono due corse completamente diverse. Stiamo parlando di una corsa a tappe in cui ha vinto tre frazioni, ma dove c’erano pochi velocisti alla sua altezza rispetto a un campionato del mondo dove incontrerà e dovrà sfidare i suoi più diretti rivali a livello internazionale, che in questa gara non c’erano, per esempio Merlier e Philipsen. Quel che conta è che come italiani possiamo aspirare ad arrivare a questo grande appuntamento sapendo di avere un velocista di altissimo livello, almeno nei primi tre più forti al mondo. Per me c’è un’altra esperienza che potrebbe essergli utile…

Quale?

La brutta esperienza del campionato europeo di due anni fa, di cui con Jonathan ho parlato a lungo. Dalle più grandi sconfitte, pian piano si riescono a costruire le grandi vittorie e sono sicuro che gli errori che sono stati commessi in quel campionato europeo non si ripeteranno più. Lui è uscito da questo campionato europeo con le ossa rotte (e io pure…) ma consapevole che il bagaglio di esperienza che ha ricevuto da quella grande delusione e sconfitta gli servirà per costruire la vittoria in un campionato del mondo.

I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com'è stato garantito dall'UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com’è stato garantito dall’UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com'è stato garantito dall'UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com’è stato garantito dall’UCI
Costruire una squadra esclusivamente in funzione di una volata non è un rischio?

Il piano B devi sempre averlo e noi possiamo costruirlo. Non dimentichiamoci che Filippo Ganna in una corsa ipoteticamente dura, dove il gruppo viene assottigliato dal vento, e lunga più di 250 chilometri, può partire con i gradi di capitano. Con Consonni sono due vagoni imprescindibili. In quel campionato d’Europa che rammentavo precedentemente, Filippo avrebbe fatto veramente tanto, tanto comodo…

UAE Tour, 6a tappa a Jebel Hafeet, Antonio Tiberi

Tiberi a Jebel Hafeet, un minuto fuori giri di troppo

24.02.2026
6 min
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Il primo giorno di Pellizotti dopo il UAE Tour è trascorso in ammiraglia. Atterrato a Milano, il direttore sportivo friulano del Team Bahrain Victorious è andato fino a Pila per una recon della 14ª tappa del Giro d’Italia e poi ha ripreso la via di casa. Il ricordo della salita di Jebel Hafeet e della resa di Tiberi agli attacchi di Del Toro è ancora nell’aria.

«Sapevamo che la UAE ci avrebbe provato in tutti i modi – racconta Pellizotti – infatti siamo riusciti a mandare via una fuga per il discorso degli abbuoni e per non lavorare tutto il giorno. Nella tappa vinta da Antonio, anche Del Toro aveva fatto la salita molto forte. Se a questo si aggiunge che per la UAE Emirates quella corsa è importantissima, era scontato che avrebbero attaccato a tutta».

Nei 69 secondi dell’attacco di Del Toro, Tiberi ha espresso una potenza media di 610 watt, con una punta di 1.000 watt. Stando ai dati diffusi da Velon, l’attacco di Del Toro è durato 4’30” durante i quali Antonio ha pedalato alla media di 22,4 km/h e punte di velocità di 32,1.

Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Avreste dovuto correre in difesa?

Eravamo in una posizione di vantaggio, quindi dovevamo giocarci quei 21 secondi. Dato che era la quinta volta che facevo quella salita, la mattina ho cercato di spiegare ad Antonio che la parte più importante erano gli ultimi tre chilometri. Non doveva arrivarci in affanno eccessivo.

Quello che però è successo…

A un certo punto in radio gli ho detto: «Occhio che adesso sicuramente ti darà l’ultima accelerata» e sappiamo che le accelerate di Del Toro fanno tanto male. Per Antonio era la prima esperienze in maglia da leader in una corsa così importante. Aveva gamba, sensazioni e numeri eccezionali. L’unico problema è che quando Del Toro ha fatto l’ultimo attacco, gli ha fatto fare un minuto fuori giri e lui è arrivato ai tre chilometri senza riuscire a fare il cambio di ritmo che gli avrebbe permesso di conservare la maglia.

Un fatto di esperienza, quindi?

Sappiamo che Tiberi è un ragazzo orgoglioso, secondo me ha le stigmate del campione. Per cui sei lì a lottare per una maglia, è chiaro che non ti stacchi volutamente. Aver gestito la pressione del leader quel giorno e in quelli precedenti, dover andare al podio e all’antidoping, è stato un’esperienza importantissima. L’ho visto molto cambiato anche in corsa con i compagni alla radio.

Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
In che senso?

Solitamente ha sempre parlato molto poco, invece l’ho visto molto più presente e anche i compagni se ne sono accorti. Quando il leader parla, fa i complimenti e li sprona, ascoltano più le sue parole che le mie dalla macchina. E quindi in questo Antonio secondo me ha fatto uno step ulteriore nel modo di imporsi, non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Impossibile pretendere che in quel momento trovasse la freddezza di non rispondere allo scatto?

Seduti sul divano è facile dirlo, però mi metto anche nei suoi panni. Sono due ragazzi giovani, si conoscono bene e secondo me gli è venuto fuori l’orgoglio di non voler farsi staccare. Ripeto: da una parte va bene così. Antonio è ancora giovane, deve fare ancora esperienza e con questa secondo me ha salito un altro scalino.

Questa nuova sicurezza si deve alla vittoria di Jebrel Mobrah oppure si era iniziata a vedere prima?

Già nei ritiri si vedeva che stava bene. Quando facevamo i test, vedevi che la gamba girava bene. Gli veniva tutto più facile e questo secondo me gli ha dato più convinzione. Perciò la vittoria è servita tanto, ma anche il piazzamento della prima tappa. Fare terzo in un arrivo allo sprint su uno strappo così difficile vuol dire che il fisico risponde bene e questo gli ha permesso di guadagnare convinzione.

Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Antonio dice di aver lavorato particolarmente bene nell’inverno…

Diciamo che l’inverno dello scorso anno e poi il resto della stagione non sono stati come volevamo. Ha avuto mille problemi e questo significa non aver potuto creare la base su cui fare i lavori specifici. Poi abbiamo fatto anche noi lo sbaglio di voler fare più ritiri in altura e meno gare per portarlo al Giro più preparato. Invece abbiamo capito che Antonio ha bisogno di correre, ha voglia di correre. Quando si mette il numero sulla schiena, si diverte e quest’anno abbiamo visto un Tiberi veramente cambiato.

In cosa era così evidente?

Era quasi sempre in orario se non in anticipo agli appuntamenti. Quando il venerdì sera siamo arrivati ad Abu Dhabi, ha chiesto se l’indomani prima di colazione potesse fare mezz’ora con il fisioterapista lavorando con gli elastici. Detto da lui, questo ti fa capire tanto e sono convinto che quello del 2025 non fosse il Tiberi che conoscevamo. E sicuramente anche a lui ha dato fastidio, perché è giovane, ma ha carattere, ne ha passate tante e ha anche dimostrato di poter fare tanto.

Anche lui ha ammesso di volersi riscattare.

A volte può sembrare indifferente, però ci eravamo accorti che veder vincere i ragazzi della sua età mentre lui faticava lo stava disturbando. Gli mancava la sensazione di vincere, di alzare le braccia al cielo. Per cui ha iniziato bene la stagione, si è visto un crescendo gara dopo gara e in UAE ha dimostrato veramente il suo valore.

Diciamo che dovendo correre il Tour, dovrà imparare una tattica più attendista, come quella di Indurain, per fare un esempio…

Antonio è un ragazzo intelligente, uno molto silenzioso, che parla poco, ma quando parla va diritto al punto. E sono convinto che questa per lui sia stata una lezione. Il primo arrivo in salita lo ha gestito dalla testa, quindi non ha dovuto inseguire. Ha fatto quel che gli dicevamo ed è stato più semplice, tra virgolette. Sabato sapevo che sarebbe stato più difficile.

UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo pargine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
Come mai?

Perché era la prima volta che lottava per qualcosa di veramente grosso e questo sicuramente gli farà capire anche la necessità di studiare le doti dei suoi avversari. Del Toro o Pogacar fanno la differenza nel primo minuto e dopo mantengono. In questo caso è bene che Tiberi non li segua sullo scatto, ma che provi a recuperare il gap sulla distanza. E’ un buon cronoman che riesce a tenere più a lungo certi wattaggi, mentre nel breve non riesce a tenergli testa.

Ne avete parlato il giorno dopo?

Abbiamo guardato assieme il file della salita e abbiamo visto dove si poteva fare meglio. Sono convinto che se queste cose non le provi e non sbagli, difficilmente capisci come migliorare.

Se rifacesse la tappa oggi sarebbe diverso?

Ne sono certissimo. Come per i bambini, tante volte è giusto che sbaglino e provino sulla propria pelle. Perché è vero che poteva fare diversamente, ma ha provato a modo suo ed è stato giusto così. Non è stato Del Toro a perdere il Giro sul Colle delle Finestre perché non sapeva come difendere la maglia? Difficilmente ti riesce di fare la corsa perfetta, però se Tiberi inizia a capire le sue doti e come gestirle nel modo migliore, è chiaro che riesce ad ottenere di più.

Isaac Del Toro

Del Toro e quel rapportone a Jebel Hafeet. Una riflessione tecnica

23.02.2026
5 min
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Forse qualche lettore più esperto ricorderà quando Jan Ullrich, al Giro dell’Emilia 2001, al penultimo passaggio sul San Luca si presentò con un rapportone lunghissimo, quasi da cronometro in pianura. Quel giorno il “Panzer tedesco” stava palesemente allenando la forza in vista del Giro di Lombardia. Ebbene, l’azione di Isaac Del Toro a Jebel Hafeet di qualche giorno fa, per certi versi, ce lo ha ricordato.

Anche il messicano, infatti, mulinava un rapporto a dir poco lungo. E lo ha fatto per tutta la scalata e in particolar modo nell’ultimo chilometro e mezzo, la cui pendenza media era attorno al 4 per cento. Scelta tattica? Caratteristica del corridore? Errore (ammesso che chi vince sbaglia)? Fatto sta che Del Toro, con una potenza impressionante, ha staccato Antonio Tiberi. Anzi, lo ha proprio mandato fuori giri. Si è preso tappa e maglia. E di conseguenza la classifica generale.

Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza
Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza

Il primo affondo

Ma andiamo con ordine e analizziamo la scalata di Del Toro a Jebel Hafeet. Innanzitutto si tratta di una salita che misura 9,2 chilometri al 7,2 per cento, stando ai dati di Veloviewer. Poco più di 10 chilometri al 6,8 per cento se invece si considera anche il falsopiano introduttivo. Strada larga e pendenze non eccessive invitano a spingere rapporti lunghi, anche per avere quella sensazione di “fare velocità”.

Non a caso il ritmo imposto dalla Decathlon-CMA è stato subito fortissimo. E sin dalle prime battute si notava la bella agilità di Tiberi e la cadenza più bassa di Del Toro, ma anche di Adam Yates e Kevin Vermaerke, in pratica i tre della UAE Emirates. E questa cosa subito ci ha fatto riflettere.

Scelta tattica? Preparazione impostata in un certo modo? E’ noto che Yates vada “duro”: è uno scalatore puro e non ha problemi a tenere un certo rapporto. Anche Del Toro sta spesso in piedi con il rapporto lungo, ma altre volte, da seduto, lo abbiamo visto con rpm ben più alte.

Il messicano, invece, ha scelto di fare tutta la scalata con la corona grande: evidentemente si sentiva bene così. “Raccoglieva il rapporto” e, tutto sommato, lo sforzo più intenso era inferiore ai 20’. In pratica poteva permettersi di spendere tanto.

Altra considerazione. Su quella salita, a ruota, si stava benone. I primi salivano ad oltre 20 chilometri orari e, addirittura, al momento dell’attacco Del Toro, per oltre 600 metri, quelli fatti tutti in piedi, ha superato i 30 all’ora, con una punta di 32,6 (dati Velon).

La sua tattica era quella di scattare secco per far prendere aria a Tiberi. E già sul primo attacco ci era quasi riuscito. Antonio, però, bravo, si era accucciato bene alla sua ruota: quando si va oltre i 30 orari, la scia si sente eccome.

Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere
Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere

Il secondo affondo

Nella seconda bordata, però, Del Toro non ha perdonato. Stavolta Tiberi lo ha tenuto per 15”-20”. Poi il laziale ha perso un paio di metri, ha preso un filo d’aria e per lui quei 2,5 chilometri finali si sono trasformati in un piccolo Calvario. Mentre l’altro scappava.

Del Toro intanto era sempre con la moltiplica grande. E quando si è seduto non ha alleggerito il rapporto. E’ rimasto su quello che aveva, segno di una grande forza nelle sue gambe e, dopo la brevissima discesa, ha addirittura buttato giù un dente. Ora noi non conosciamo l’esatta cadenza del messicano, ma certamente era al di sotto delle 70 rpm. A Jebel Mobrah, nel giorno di Tiberi per intenderci, Isaac non era agile, ma neanche così basso di cadenza.

L’imperativo, in quei frangenti così esplosivi, è fare la differenza. Fare velocità, come dicevamo. E per farlo serve potenza, tanta forza. Serviva un’azione violenta. In fin dei conti Del Toro doveva guadagnare circa 20” su Tiberi. Non tanti, ma neanche pochi visto il tipo di salita. Tanto è vero che poi Luke Plapp, salendo più di passo e di certo più avanti di condizione avendo fatto il Tour Down Under al top, ha perso solo 12” da Del Toro. I suoi scatti e lo stare all’aria per gran parte della salita lo hanno fatto spendere di più.

Da nostre fonti sappiamo che Isaac, durante questo inverno, ha lavorato molto sulla forza e sul torque in particolare: quindi forza esplosiva e massima. Probabilmente alla prima gara dell’anno aveva ancora addosso questo imprinting motorio. Prova ne è la vittoria in volata verso Liwa Palace, quando sul falsopiano che portava al traguardo era riuscito a precedere i velocisti. Se ricordate bene, anche Tadej Pogacar lo scorso anno ci provò, ma non ci riuscì.

Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata
Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata

Meglio di Pogacar

Quello che resta è la prova di forza di Del Toro. In ogni senso. Oltre alla forza impressa sui pedali, Isaac ha siglato il record sulla scalata di Jebel Hafeet. Record che apparteneva al compagno Yates, siglato nel 2023, e che il messicano ha migliorato di 38”. Ma il dato ancor più interessante è il confronto con la prima di Pogacar a Jebel Hafeet. Isaac ci ha messo quasi un minuto in meno rispetto allo sloveno. Va anche detto, però, che parliamo del 2020 e sappiamo quanto tecnologia e nutrizione nel frattempo siano migliorate.

Tatticamente Del Toro è stato sempre molto lucido. Dopo quegli 800 metri di attacco, ha recuperato per circa un chilometro. Da dietro erano rientrati anche Gall e Plapp e lui stesso ha detto: «Ho attaccato un istante prima che si riaccodassero perché non volevo che potessero rifiatare e attaccare anche loro». Questo denota anche una certa esperienza o, quantomeno, padronanza della situazione.

Sul finale è stato forte, ma non fortissimo. E infatti lo stesso Del Toro ha detto: «Non è stato il mio giorno migliore. Lo sforzo è stato intenso, ma come mi aveva detto anche Pogacar non mi sono voltato indietro. Ora è il momento di capire che sto lavorando. Sono in una fase di preparazione. E devo capire anche che devo credere sempre di più in me stesso».

Insomma, qui sembra proprio che ci siano ancora margini di miglioramento. Ora però sarà curioso vedere il messicano sulle salite delle prossime gare per capire con che cadenza sceglierà di pedalare e portare l’attacco. Va bene la forza, ma certi rapporti nei Grandi Giri potrebbero non essere sostenibili alla lunga.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi

Jebel Mobrah, il primo acuto del vero Tiberi

18.02.2026
6 min
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«Aspettavo questo momento devo dire da tanto, tanto tempo. Diciamo da quando sono passato professionista». Tiberi è disteso sul lettino dei massaggi e ha la voce squillante della vittoria. Quella conquistata a Jebel Mobrah vale per la corsa e la maglia di leader, ma ha l’effetto di avergli fatto credere che tutto il lavoro svolto nell’inverno stia iniziando a dare buoni frutti. E a questo punto della storia, la fiducia è forse la conquista più importante.

Quando l’ultima salita della terza tappa del UAE Tour ha iniziato a farsi davvero cattiva e tutti aspettavano il duello fra Evenepoel e Del Toro, la Bahrain Victorious si è messa davanti a fare l’andatura. Pendenze a doppia cifra, il caldo del deserto a renderle più ripide. E quando Gall ha attaccato forte, Tiberi si è ritrovato insieme a Evenepoel come alla Valenciana. Solo che questa volta è stato il belga ad affondare e poche pedalate dopo Tiberi ha spiccato il volo. Neppure il ringhio rabbioso di Del Toro è bastato per acciuffarlo, perché nel momento in cui il messicano ha dato la sensazione di farne un sol boccone, Tiberi ha accelerato ancora e la vittoria è stata sua.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
Ti eri svegliato con le sensazioni giuste stamattina? Sapevi che poteva finire così?

Le sensazioni erano giuste e buone, però devo dire che lo sono già da inizio stagione. Quindi aspettavo questa tappa sin dalla prima gara che ho fatto in Spagna e poi dopo la Valenciana quando ho visto che le sensazioni in salita erano veramente buone. Dopo ogni tappa mi dicevo che avrei voluto una salita più lunga e quindi aspettavo con ansia questa giornata per vedere come sarei riuscito a performare su una salita vera. Devo dire che ho avuto ottime risposte.

Eravate riusciti a vedere il finale o l’avete scoperto su VeloViewer?

L’abbiamo visto ieri sera nel meeting che abbiamo fatto su VeloViewer e con qualche foto che siamo riusciti a trovare. Abbiamo capito da subito che fosse una salita veramente impegnativa. In più, mano a mano che ci avvicinavamo e soprattutto dall’ultima discesa, si vedeva quasi tutto il finale e che era bello ripido. Quindi diciamo che siamo arrivati lì sotto già pronti mentalmente.

Ci racconti il momento in cui sei restato da solo?

Ho iniziato la salita con Damiano (Caruso, ndr), che ha fatto un ottimo lavoro nel primo chilometro o chilometro e mezzo. Poi sono cominciati gli scatti fino a quello decisivo di Gall e io sono rimasto con lui e con Evenepoel. Poco dopo invece ho visto che anche Remco iniziava a sfilarsi e non capivo se volesse semplicemente risparmiarsi essendo ancora a inizio salita o se fosse in difficoltà. Comunque le mie sensazioni erano buone, la gamba era buona, così ho deciso di sfilarmi, di mettermi in ultima posizione e provare a fare un attacco.

Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Doveva essere un primo tentativo?

Volevo vedere cosa sarebbe successo, invece sono rimasto subito da solo. Mi sono riportato su Gall e da lì in avanti ho continuato con il mio passo. Ho visto che avevo guadagnato una ventina di secondi e mi sono detto: «Ok Antonio, adesso devi fare semplicemente… (semplicemente per modo di dire, ride) una cronometro. Lo sai fare bene, quindi è tutta una questione di gestione». Poi ovviamente sono stati fondamentali i tecnici che c’erano in macchina, con Pellizotti che mi dava sempre i distacchi per aiutarmi anche a gestire meglio lo sforzo.

Ti si è sempre rimproverato di non osare: oggi lo hai fatto ed è andata bene…

Come ho fatto vedere in alcune tappe al Giro d’Italia del 2024, quando sto bene, voglio sempre provare a fare qualcosa e a dire la mia. Far vedere che ci sono, senza star lì semplicemente a subire la gara. E’ ovvio che quando non hai un’ottima gamba e sei al gancio, ti viene impossibile fare un attacco.

Oggi è stato diverso?

Oggi la gamba era veramente ottima, ero veramente presente, capivo quello che stava succedendo ed è stato più facile, con più grinta e più voglia provare a dire la mia. Oggi non volevo avere rimpianti. Mi sono detto: «Voglio arrivare al traguardo e provare tutto per tutto. Fare qualcosa che non ho mai fatto e voglio vedere quello che riesco a portare a casa». E devo dire che è andata bene.

Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Salita dura, caldo, che ambiente avete trovato?

La temperatura si è fatta sentire già dall’inizio. L’obiettivo principale fino all’ultima salita era cercare di idratarsi e rimanere freschi il più possibile. Devo ringraziare tutti i miei compagni, che ogni mezz’oretta mi portavano ghiaccio e acqua. Grazie a loro sono riuscito a iniziare la salita abbastanza fresco. Nei primi chilometri eravamo in basso e il caldo si è sentito parecchio. Quando siamo arrivati intorno ai mille metri, si stava un po’ meglio, ma a quel punto la gara era ormai fatta.

Pellizotti ti dava i distacchi: che cosa hai pensato quando Del Toro ha fatto l’ultima sparata per venire a prenderti?

Il sospetto e un po’ la paura che arrivasse c’era, però avevo delle buone sensazioni e sapevo di avere ancora qualcosa nel serbatoio, da tirare fuori in caso di emergenza. Perciò, aiutandomi con i tempi che mi dava l’ammiraglia, quando Del Toro ha attaccato, ho deciso di aumentare un po’ il passo. E una volta che ho visto il triangolo rosso, ho messo sui pedali tutto quello che era rimasto e da lì sono andato a tutta fino al traguardo.

Qualche giorno fa ti abbiamo chiesto che cosa si provasse a doversi staccare dalle ruote di Pogacar ed Evenepoel: oggi è stato Remco a staccarsi dalla tua. Un passo per volta, ma sono cose che fanno piacere, no?

E’ sempre facile purtroppo parlare dal di fuori. A meno che in un contesto del genere non si sia passati personalmente, nell’arco della propria vita e in un qualsiasi sport, è difficile percepire quanto sia difficile e quanto ogni dettaglio faccia la differenza. Questa è stata la cosa che mi ha spinto da questo inverno a lavorare bene, a fare sacrifici, a fare le cose per bene e dimostrare chi sia il vero Tiberi. Mostrare quello che posso fare quando tutto fila liscio e mi sento bene.

Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Che cosa farai da adesso a domattina quando la corsa ripartirà?

Le prime cose che ho fatto per cercare tranquillità e calare un pochino la pressione è stata sentire la mia ragazza e i miei genitori. Poi rientrando in hotel ho cominciato a mangiare qualcosa già in macchina. Ora ci sono i massaggi, quindi aspetterò la cena tutti insieme e poi a letto prima possibile, per recuperare le forze per domani. Il UAE Tour è ancora lungo, ormai siamo in ballo e cercheremo di ballare. Devo fare tutto il possibile per portarlo a casa.

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Ciccone e la partenza sprint: un cambio di passo evidente

03.03.2025
4 min
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Il podio al Giro di Lombardia ha segnato una svolta nella carriera di Giulio Ciccone oppure è stato la logica conseguenza di un periodo senza intoppi? Il 2024 non è stato un anno particolarmente fortunato per l’abruzzese, che ha dovuto fermarsi proprio all’inizio della stagione per un doppio intervento al soprasella. Era sul punto di partire per il Teide, invece di colpo non è più potuto salire sulla bicicletta. C’è voluto un mese di stop che ha vanificato il lavoro invernale e ha fatto sì che il corridore della Lidl-Trek tornasse in gruppo al Giro di Romandia. Da lì in avanti, la stagione è stata una rincorsa della condizione, con un buon Delfinato, un paio di ottimi piazzamenti al Tour e poi purtroppo il ritiro dalla Vuelta per una caduta e il conseguente dolore al ginocchio.

«Il podio al Lombardia – spiega Ciccone – è stato semplicemente un ottimo risultato in una stagione di transizione. Per come si erano messe le cose, l’anno scorso era una stagione in cui tutto quello che fosse arrivato sarebbe stato un di più, data la doppia operazione a gennaio e la ripresa della preparazione a marzo. Questa volta invece ho vissuto un buon inverno, lavorando in maniera molto serena».

Il Giro di Lombardia è stato un grande risultato per Ciccone, terzo dietro Pogacar ed Evenepoel
Il Giro di Lombardia è stato un grande risultato per Ciccone, terzo dietro Pogacar ed Evenepoel

Pronto al debutto

L’inizio di stagione lo ha visto ripartire da una base piuttosto alta, se è vero che al UAE Tour del debutto, è stato il migliore alle spalle di Pogacar. Lo ha seguito a distanza nell’arrivo in salita di Jebel Jais e gli ha tenuto testa sino all’ultimo a Jebel Hafeet, cedendo alla fine per soli 33 secondi. Lo sloveno è un mago delle partenze sprint e sulla sua strada si stanno muovendo anche i rivali.

«La capacità di arrivare pronti alle prime gare – spiega Ciccone – è dovuta ormai alle preparazioni che vengono fatte in maniera sempre più precisa e dettagliata. Una volta si iniziava ad allenarsi più tardi e in maniera più tranquilla, ora non esiste praticamente più la fase intermedia. Quando si riprende, dopo una settimana si è già sotto con tabelle di lavori specifici e intensità. Per questo si arriva alle prime gare con un livello già alto e di conseguenza non ci sono più corse di preparazione».

Dopo l’arrivo di Jebel Hafeet (foto di apertura) lo stupore di Ciccone commentando con Milan la forza di Pogacar
Dopo l’arrivo di Jebel Hafeet (foto di apertura) lo stupore di Ciccone commentando con Milan la forza di Pogacar

Battuti, ma non arresi

Si può ritenere una vittoria il fatto di arrivare secondi dietro un fenomeno come il campione del mondo sloveno? La sua presenza alle corse rende tutto molto relativo, eppure la molla che spinge i rivali non è certo quella di arrendersi per ultimi. In qualche angolo della loro mente ci deve essere per forza la spinta di vincere e dare il proprio massimo: altrimenti come fai ad allenarti al livello più alto?

«A dire la verità – dice Ciccone con grande realismo e un po’ di rassegnazione – Pogacar è l’unico corridore con cui non ci si può misurare. E’ di una superiorità devastante, quindi fare confronti con lui non serve a nulla. Non c’è partita, per quanto bene puoi stare, sai già che lui ti stacca dove e quando vuole. Cosa si prova quando se ne va e tu senti di non avere più fiato? E’ un insieme di fattori, ma soprattutto di gambe: con la testa non puoi mollare. So che è brutto, ma questa è la cruda verità. Detto ciò, non significa rassegnarsi o non lottare. La voglia di vincere quella non manca mai, è un istinto che hai dentro. E’ una questione personale».

Giulio Ciccone correrà il Giro, dove ha vinto 3 tappe: l’ultima a Cogne nel 2022 (nella foto)
Giulio Ciccone correrà il Giro, dove ha vinto 3 tappe: l’ultima a Cogne nel 2022 (nella foto)

Il Ciccone del Giro

Chi lo segue nella preparazione avverte di tenersi liberi per il Giro d’Italia, perché il Ciccone del 2025 ci arriverà in grandissimo spolvero. Ma già da un paio di stagioni, Giulio ha imparato a tenersi in tasca le esternazioni ad effetto e preferisce non sbilanciarsi troppo. Quando si lavora per essere leader di una squadra che negli anni è diventata così grande, è bene che a parlare siano prima le prestazioni.

«Sono tanti gli appuntamenti in cui mi aspetto di fare bene prima del Giro – dice – la Tirreno-Adriatico, la Sanremo, Tour of the Alps, Liegi… Ci sono tante gare importanti e belle. Con l’arrivo di Lidl, la squadra ha sicuramente cambiato passo. L’organico è diventato più importante, il livello si è alzato tantissimo e ovviamente gli investimenti stanno portando risultati sotto i punti di vista di sviluppo e performance. Le decisioni vengono sempre affidate ai manager, ma quando non ci sono problemi e la condizione è buona, mi viene affidato il ruolo di leader. E il leader non si muove a caso, non può fare cavolate o attaccare d’istinto senza senso. In certi casi devi cambiare modo di correre per ottimizzare il risultato».