“A casa” di Covi tra allenamenti e chitarra

06.11.2020
4 min
Salva

Come scorre la giornata di un professionista? Questa varia molto a seconda della stagione e se il corridore è ad una gara oppure no. Prendiamo ad esempio questo periodo in cui molti ragazzi sono a “riposo”, vista della prossima stagione. Oggi siamo andati “a casa” di Alessandro Covi, talento della UAE Team Emirates che ha chiuso la sua prima stagione da pro’. Il 22 enne varesino doveva partire per la Vuelta, il suo primo grande Giro, però è stato colpito dal covid.

Covi esce in allenamento da casa sua a Taino
Covi esce in allenamento da casa sua a Taino
Alessandro, prima di tutto come stai?

Adesso bene. Non sono più positivo. Ho avuto febbre e mal di gola, ma le vie respiratore per fortuna sono rimaste intatte.

Ci facciamo gli affari tuoi: come passi la giornata? Partiamo dalla sveglia. Hai un orario fisso?

No, mi sveglio… quando mi sveglio! Quando apro gli occhi significa che mi sono riposato.

Quindi colazione: cosa mangi?

Bisogna fare una distinzione se devo fare scarico o riposo. Se devo scaricare mi sveglio e dopo 10′ sono in bici. A quel punto la faccio al bar magari con qualche amico. Mi piace godermela quell’uscita e quella giornata. Me la vivo senza stress. Se invece devo fare un allenamento vero allora prendo del the, dei biscotti, prosciutto o uova. Mi piace molto l’avocado. Però alterno anche. Dipende da cosa c’è: va bene anche uno yogurt, dei panini con marmellata o Nutella. In realtà più Nutella, ma non scrivetelo! Scherzi a parte, nessuno in squadra ci sgrida. I nutrizionisti ci dicono cosa mangiare. Devono aiutarci a stare bene. Io sono un divoratore di carne rossa. Se mi piace perché devo rinunciarci?

Poi, esci in allenamento?

Sì. Capita che posso incontrarmi con qualche amico o altri pro’ di zona. Esco spesso con Luca Chirico, Edward Ravasi e Robert Stannard. Lui è quello che fa i percorsi. Però è particolare, sapete? E’ capace che programma un giro e poi sconvolge tutto all’improvviso. Se il suo percorso è compatibile con il mio programma vado con lui e non ci penso. La salita che faccio più? E’ il Cuvignone. 

Alessandro usa spesso la bici da crono anche in allenamento
Alessandro usa spesso la bici da crono in allenamento
E al rientro?

Al rientro può capitare anche di mangiare che è ormai pomeriggio. Io vivo con i miei e mia mamma, Marialisa, mi fa trovare del riso, della pasta. E anche qualche proteina tipo uova o carne.

Siamo al pomeriggio. Come lo passi: gambe all’aria o vai in giro?

Varia. Esco con i miei amici o con la mia ragazza, Carola. Però se sono stanco davvero non esco o al massimo vado a casa sua. Di base comunque mi piace incontrare gli amici e stare con loro. A me basta una coca al bar e star lì a chiacchierare due ore. 

E siamo alla sera…

E si rimangia! Alle 20… non che ci sia un orario fisso, ma più o meno è sempre quello. La sera ci sta un minestrone di verdure o comunque una cosa leggera che non mi riempia di carboidrati se il giorno dopo devo fare un allenamento fino a due ore mezzo, tre. Se invece devo fare di più mangio anche pasta o riso. E la carne non manca quasi mai.

E il dolcetto dopo cena? 

Se sto a casa no. Se sono al ristorante sempre.

Qual è il tuo preferito?

Il tiramisù.

Invece parlando di allenamenti qual è la tua settimana tipo lontano dalle gare?

Lunedì scarico, un’ora e mezza al massimo. Martedì lavori di forza. Prima faccio delle ripetute più brevi, poi un po’ di agilizzazione e infine altre due salite da 15′. Mercoledì distanza, che oscilla tra le 4 e le 6 ore. Capita anche di fare dei lavoretti in salita. Giovedì 2-3 ore con lavori specifici. Spesso prendo la bici da crono e faccio dietro moto.

Con chi lo fai?

Se c’è con mio papà, altrimenti mi metto dietro ai camion!

Riprendiamo la settimana tipo. Eravamo arrivati al venerdì…

Venerdì faccio lavori specifici per la salita. E il sabato di nuovo distanza. La domenica invece il mio preparatore Rubens Bertogliati, mi fa riposare. Lui è un grande. Chi ha corso e fa il preparatore credo sia il top anche perché si basa più sulle sensazioni che sui numeri. In più devo dire che a me piace molto andare in palestra e non manca quasi mai nella mia settimana, anche a ridosso delle corse.

Quando ci vai?

Il martedì e il venerdì sempre. Capita anche che possa invertire l’uscita in bici con la palestra.

Dipende dal tempo?

No, non sono uno che sta a guardare le previsioni. Se c’è da fare allenamento esco anche se piove, se devo fare scarico invece non sto lì a prendere l’acqua per un’ora. Però non vi ho detto una cosa…

Strimpellata in esclusiva per bici.PRO
Cosa?

Durante la quarantena ho iniziato a suonare la chitarra. Non sapevo che fare. Papà la suona, così l’ho presa dalla sua camera, ho guardato qualche tutorial e un po’ ho imparato.

Beh, ora dovrai esibirti: cosa ci suoni?

Gianna di Rino Gaetano. 

Godiamoci il primo concerto live di Alessandro Covi allora…

P.S. Non è vero che è solo una settimana che si esercita!

Jasper Philipsen, Vuelta 2020

Philipsen spegne il sogno di Cattaneo

05.11.2020
3 min
Salva

A un certo punto, dopo la fuga sull’Angliru, Mattia Cattaneo ci la creduto, poi il grande sogno si è infranto a 3,5 chilometri dall’arrivo di Puebla de Sanabria e la tappa l’ha vinta Philipsen. Quando il vento si è messo contro e dietro i rivali si sono messi a tirare. E’ partito a circa 30 chilometri dall’arrivo, mollando la compagnia della grande fuga nata dopo appena 40 chilometri nella tappa più lunga della Vuelta (230,8 chilometri), corsa con il freddo più freddo. Il percorso era tutto un su e giù, con sei salite come colline, dal nome magari poco minaccioso ma capaci di sommare un dislivello di quasi 4.000 metri.

La fuga giusta

Colpetti di tosse frammentano il discorso. Dopo la tappa c’è stato il controllo, poi s’è trattato di tornare al pullman e fare la doccia. A quel punto, con l’acqua calda che riportava la voglia di parlare, la sua ricostruzione comincia.

«Alla fine non c’era tanto freddo – dice – mentre all’inizio ci ha fatto battere i denti. Io ho l’abitudine di partire sempre davanti e dopo 40 chilometri ho cominciato a vedere scatti e controscatti e una fuga che partiva con gente come Luis Leon Sanchez, Guillaume Martin e Rojas. C’erano due Sunweb, due Mitchelton. Era una bella fuga e io comincio a sentire le sensazioni giuste. Servirebbe la quarta settimana…».

Mattia Cattaneo, Vuelta 2020
Mattia Cattaneo, una Vuelta in crescita
Mattia Cattaneo, Vuelta 2020
Mattia Cattaneo, Vuelta in crescita

Contro il vento

Lo scatto è stato giusto. La salita è il suo terreno e l’ha gestita, senza che dietro guadagnassero chissà quanto. Poi quando la discesa si è addolcita e la strada si è allargata, sono iniziati i guai.

«Era dura con quel vento in faccia – dice – sarebbe bastato quel pizzico di fortuna di non trovarlo. Ho capito di avere i minuti contati quando sono arrivato con circa un minuto a 10 chilometri dall’arrivo. La strada si è allargata, la discesa è diminuita fino a un 2-3 per cento e il vento era teso. Dietro tiri cinquanta metri e ti sposti, davanti tiri sempre e non hai scampo. Il rammarico c’è, come ogni volta che vedi la vittoria e poi ti scappa. Ma so di aver dato tutto, per cui non c’è rimpianto…».

Urlo Philipsen

Sul traguardo Philipsen, che ha 22 anni e veste la maglia della Uae Team Emirates, ha cacciato un urlo animalesco, festeggiando per la prima tappa vinta in un grande Giro. Alle sue spalle, ugualmente sollevati ma certo meno euforici, gli uomini di classifica hanno apprezzato la neutralizzazione della tappa ai meno tre dall’arrivo: scelta della Giuria che ha permesso agli atleti di vertice di andare a letto con la stessa classifica di ieri.

«E’ fantastico – dice Philipsen – non posso descrivere quanto io sia felice per questa vittoria. Significa tanto per me. Ho aspettato il momento giusto per tutta la Vuelta e oggi è arrivato in modo proprio inatteso. Ci sono state tante squadre a controllare la corsa. La fuga era forte e ben assortita, ma ho visto il vento e posso dire che stare davanti era davvero duro. Ho cominciato a crederci chilometro dopo chilometro, ma stamattina non mi sarei mai aspettato una volata di gruppo. A me piacciono gli arrivi in leggera salita, questo era perfetto per me».

Con il passare dei giorni sembra sempre più chiaro che la Vuelta si deciderà sabato sulla Covatilla. A meno che Carapaz, non fidandosi di poter recuperare 39 secondi nel testa a testa, decida di inventarsi qualcosa.

Archetti: «La fissa di Tadej? La leggerezza»

29.10.2020
4 min
Salva

Leggerezza. A quanto pare è questa la parola d’ordine di Tadej Pogacar per la sua bici. Ce lo confessa il meccanico della UAE Team Emirates, Giuseppe Archetti. Avevamo già parlato della Colnago V3Rs dello sloveno. Stavolta torniamo sull’argomento, approfondendo un po’ più i gusti e le scelte del corridore.

Il meccanico bresciano ne ha avuti di campioni tra le mani o, meglio, le loro bici. E come spesso accade chi va molto forte come lo sloveno è poco esigente. Per la serie poche fisse e pedalare.

Ruote alte e freni a disco: Pogacar in una tappa di “pianura”
Ruote alte e freni a disco: Pogacar in una tappa di “pianura”

Quella sera alla Vuelta

«L’unica fissa di Tadej – racconta Archetti – se così possiamo dire è la leggerezza. Quando la sua bici è a 6,830 chili e gliela fai vedere sulla bilancia, lui è contento. E non è che lo controlla sempre, lo fa soprattutto nelle tappe importanti, quelle in salita. Quel peso infatti è legato alle ruote. Quando la strada sale usa quasi sempre le Campagnolo Bora con profilo da 35, può capitare che utilizzi anche quelle da 50, ma è più raro. Mentre in pianura monta quelle con profilo da 60, che chiaramente pesano un po’ di più. 

«Questa cosa del peso è nata l’anno scorso alla Vuelta. Deve averne parlato in gruppo. Una sera è venuto e mi ha chiesto: quanto pesa la mia bici? Gliel’ho fatta vedere e una volta assicuratosi che stava sui 6,8 chili si è tranquillizzato».

La Colnago VR3Rs è già di suo una bici molto leggera. E quando Pogacar utilizza il set di ruote per la salita, Archetti dice che la belva va zavorrata. Vengono inseriti dei piccoli pesi nella zona bassa del movimento centrale.

Quando la sua bici è a 6,830 chili e gliela fai vedere sulla bilancia, lui è contento

Giuseppe Archetti, meccanico UAE

«Li mettiamo lì perché la bici ha meno scompensi – riprende Archetti – e la guida ne risente di meno. Peso di 6,830 chili con il Garmin. Senza Garmin, saremmo stati, come dire, molto al limite! Il nostro addetto stampa nei post tappa aveva sempre con un computerino nella tasca, pronto a montarlo sulla bici nel caso qualcuno l’avesse voluta pesare».

Tubolare se piove

Un altro elemento a cui Tadej presta attenzione sono le gomme. Il suo range di pressioni oscilla tra le 6 e le 6,8 bar, a seconda che sia asciutto o bagnato, se ci sono strade rovinate o buone, se opta per i tubolari o tubeless. Il loro fornitore è Vittoria. Di solito nelle tappe più dure o quando piove Tadej preferisce i tubolari, in quanto gli danno più sicurezza.

«Il tubeless per me è il futuro – dice Archetti – soprattutto al di fuori delle competizioni. Dopo 35 anni in questo settore resto dell’idea che un buon tubolare non sia inferiore. L’anno scorso Pogacar mi chiedeva qualche consiglio, ma alla fine, come ripeto, si è regolato con il tubeless nelle tappe più facili e il tubolare in quelle di salita».

Pedivelle da 172,5 millimetri su strada e da 170 a crono
Pedivelle da 172,5 millimetri su strada e da 170 a crono

Pedivelle variabili

Non è un maniaco della bici quindi Pogacar, ma gli piace testare i materiali. Vuol sapere che cosa sta usando.

«E’ molto attento – continua Archetti – alla scelta delle pedivelle. A cronometro utilizza quelle da 170 millimetri, mentre nelle tappe normali quelle da 172,5.

«Lo trovate strano? Ormai ci sono numeri e strumenti che certificano il rendimento dell’atleta. Lo dicono i test effettuati in pista. Pensate che Brandon McNulty che è alto 1,87 metri al Giro d’Italia a crono utilizzava pedivelle proprio da 170 millimetri.

«Le uniche cose sulle quali Tadej ci ha messo un po’ a decidere sono stati la sella e il manubrio, ma una volta fatta la scelta non ha più toccato nulla. Per quanto riguarda la sella è passato alla Prologo Scratch M5. Quando è arrivata se l’è portata a casa, ci si è allenato e poi sentendola più comoda l’ha scelta definitivamente. Sul manubrio invece c’è stato qualche “cambio”. Aveva la piega Deda Sl (Superleggera, ndr), ma quando ha visto l’Alanera l’ha voluta provare. Dopo però è tornato all’Sl per poi optare definitivamente per l’Alanera, che è una piega integrata».

Chissà, forse un po’ avrà inciso anche l’impatto estetico, che in effetti è notevole con quella piega.

Ultima chicca (e che chicca) è la corsa dei freni. «Pogacar ama una corsa breve, sia all’anteriore che al posteriore. E anche una leva vicino alla piega. Tuttavia il comando Campagnolo (Super Record 12V, ndr) non consente questa regolazione. Ho fatto io un lavoro artigianale, di fresatura, e gliel’ho avvicinata. La stessa regolazione che mi chiedeva Gilberto Simoni».

Enervit Sport Isocarb 2:1

E’ arrivata la nuova bevanda isotonica di Enervit

28.10.2020
2 min
Salva

Enervit Sport Isocarb 2:1 è la nuova bevanda isotonica istantanea a base di maltodestrine Agenanova DE1 e fruttosio, con vitamina B1, fonte di sodio, senza coloranti e con aroma naturale di limone. La nuova bevanda è nata dalla collaborazione con il Team Trek-Segafredo e UAE Team Emirates.

Enervit ha sviluppato un prodotto che mantiene costantemente elevate le scorte energetiche. L’obiettivo è quello di massimizzare la quantità di carboidrati assorbibili nell’unità di tempo durante una gara o un allenamento. Da qui nasce Enervit Sport Isocarb 2:1, ottimo per gestire una strategia di integrazione, un Nutrition System di 30, 60 o 90 grammi di carboidrati per ora, con un rapporto glucosio/fruttosio 2:1.

La strategia nutrizionale deve essere calibrata sugli obiettivi e le caratteristiche di ogni atleta. Ed è questa la funzione dell’Enervit Nutrition System, che supporta l’atleta con piani di integrazione personalizzati.

Quando la durata della prestazione è inferiore alle due ore si consiglia l’assunzione di 30 grammi di carboidrati per ora unitamente all’assunzione di fluidi e ad una fonte di sodio. Se invece la durata è superiore alle due ore si consiglia l’assunzione di 60 grammi di carboidrati per ora, oltre all’idratazione. Quando si superano le tre ore il fabbisogno può superare i 60 grammi per ora. Bisogna tenere conto che l’organismo può assumere fino a 90 grammi di carboidrati per ora solo se le miscele di carboidrati sono costituite con un rapporto Glucosio:Fruttosio 2:1.

Tenendo presente questi tipi di fabbisogni, si può usare Enervit Sport Isocarb 2:1 nei seguenti modi. Con due misurini in 500 millilitri di acqua si ottiene una bevanda isotonica che apporta 60 grammi di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1. Con tre misurini in 750 millilitri di acqua si ha una bevanda isotonica che apporta 90 grammi di maltodestrine e fruttosio. Questo apporto è adatto per atleti di alto livello. Infine, con un misurino di Enervit Sport Isocarb 2:1 in 500 millilitri di acqua si ha un apporto di 30 grammi di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1. In questo caso la bevanda è ipotonica, spostando l’equilibrio verso l’idratazione.

enervit.com

Ancora Ulissi. Vince la serenità UAE

16.10.2020
3 min
Salva

Peter Sagan o Diego Ulissi. Erano questi i nomi più gettonati al via della tappa numero 13 di questo bellissimo e mai scontato Giro d’Italia. Quei due dentelli, brevi ma cattivissimi, sui Colli Euganei potevano mettere i velocisti puri fuori gioco. E così è stato.

Se dopo la prima salita la bilancia pendeva a favore di Sagan, dopo la seconda le quotazioni di Ulissi sono schizzate alle stelle.

Maturità e sangue freddo.

Diego va per i 31 anni. L’eterno ragazzino due volte iridate juniores alla fine è diventato maturo, come lui stesso ci tiene a dire.

«Aver vinto all’inizio ad Agrigento mi ha dato subito fiducia nella mia condizione. Durante un Giro ci sono giorni meno belli come quello di ieri. Per me che soffro particolarmente il freddo è stata dura. Oggi invece ho risentito una buona condizione e così ci abbiamo provato.

Ulissi precede Almeida al colpo di reni sul traguardo di Monselice
Ulissi precede Almeida al colpo di reni

«Il mio scatto era per togliere definitivamente dalle ruote i velocisti. Come sempre Valerio Conti ha impostato un grande ritmo. Mi ha portato fuori e poi io ho fatto la mia azione. La salita era breve ma davvero cattiva. Quando ho visto che si erano mossi anche gli uomini di classifica ho pensato di restare lì. Inoltre Brandon McNulty, che è il nostro uomo per la generale era un po’ in difficoltà. Così non ho insistito, ma a quel punto andava bene così. L’obiettivo di staccare i velocisti lo avevo raggiunto».

Ma lo spunto veloce resta

A quel punto con Demare indietro, Sagan che tentava una rimonta disperata, Ulissi sfrutta il lavoro della Deceuninck-Quick Step (sempre presente) che vuol portare la maglia rosa allo sprint. Almeida cannibale?

«Joao ha uno spunto veloce, è giovane e gasato dalla maglia rosa: era normale che volesse provarci. Loro hanno lavorato bene, ma NcNulty che era come me è stato bravissimo. E’ andato oltre ogni aspettativa. Nel finale gli ho detto di tenermi davanti in vista delle ultime curve e, se ce la faceva, anche di lanciarmi. Ha fatto tutto alla perfezione. Nel rettilineo finale c’era vento contro e non era facile. Sono uscito bene dalla sua ruota e…», ed è andata come abbiamo visto.

Tutti a disposizione di tutti: in UAE ci corre compatti
In UAE ci corre compatti

In UAE si ride

Ulissi mette così a segno l’ottavo sigillo al Giro. La serenità del suo team si riflette nei suoi occhi. La Uae sembra una macchina perfetta che fa correre i suoi corridori senza pressione. Lo si è visto al Tour de France con Pogacar e oggi con Conti e McNulty che hanno svolto al meglio il loro compito. Sapevano esattamente cosa fare. E lo stesso Ulissi non ha insistito quando ha visto il compagno in difficoltà. 

Richeze che lavora per Gaviria. Conti che lavora per Ulissi. Ulissi che tira per McNulty e viceversa…

«Da due anni a questa parte (guarda caso da quando c’è Matxin, ndr) cerchiamo di essere anche un gruppo di amici», ha concluso Ulissi.

Assistenza Shimano

Assistenza Shimano: sempre pronti ad intervenire

12.10.2020
4 min
Salva

Durante il Giro d’Italia, ma non solo, l’Assistenza Neutrale Shimano è uno dei punti di riferimento per i corridori nel caso abbiano degli inconvenienti meccanici. Noi di bici.PRO abbiamo parlato durante il primo giorno di riposo al Giro d’Italia con Massimo Rava, team leader dell’Assistenza meccanica Shimano e anche titolare del negozio Mania Bike ad Alessandria. A Massimo l’esperienza non manca, infatti ha iniziato a fare assistenza neutrale in corsa nel 2006, prima con Mavic, poi con Vittoria e dal 2018 con Shimano.

Massimo come è andata fino ad oggi al Giro d’italia?

Finora tutto bene, abbiamo fatto diversi interventi ma direi tutto nella norma. Sai è sempre complicato muoversi in gruppo e fare gli interventi giusti, pensa che in macchina abbiamo nove ruote tutte diverse.

A cosa è dovuto il fatto di avere così tante ruote?

Pensa che anche se noi siamo Shimano, dobbiamo assistere tutti anche chi ha Campagnolo e Sram. Questo vuol dire che dobbiamo avere ruote Campagnolo sia per disco che per i rim brake, lo stesso vale per Shimano, mentre Sram abbiamo solo le ruote disco. Poi ci sono squadre che hanno i freni tradizionali ma con rim stretto e altre con rim largo.

A proposito di freni a disco, ci sono diametri diversi?

Si perché alcuni corridori al posteriore usano dischi da 140 millimetri, quindi dobbiamo avere le ruote posteriori con i dischi sia da 140 che da 160 millimetri. Ti faccio un esempio, alla Tirreno-Adriatico Van der Poel montava dischi da 140 millimetri sia all’anteriore che al posteriore, quindi dovevamo avere anche quella misura all’anteriore. La capacità di un cambio ruota sta anche nel capire in un secondo chi è e cosa monta.

Massimo Rava controlla che sia tutto in ordine
Massimo Rava durante il Giro d’Italia, controlla che tutte le bici siano in ordine
Quali sono gli interventi che fate più spesso?

La sostituzione delle ruote è certamente quello più frequente. Poi capita una giornata come al mondiale di Imola dove si inchiodavano i cambi. In quel caso abbiamo fatto molti interventi appesi al finestrino della macchina mentre i corridori andavano. Però abbiamo anche le borracce e le barrette nel caso che qualche corridore ce li chieda. Spesso ci passano le mantelline, come è successo a Roccaraso con la pioggia e il freddo. A fine tappa andiamo dalle squadre a riportare tutto quello che ci hanno dato. Oltre alle ruote abbiamo anche le bici complete. Per esempio all’ultima Tirreno abbiamo dato la bici a Froome e ci ha finito la tappa.

Come fate con le misure delle biciclette?

Abbiamo un database con tutte le misure dei corridori e sulla base di questi facciamo delle medie. Prendiamo tutta una serie di parametri e regoliamo le bici di conseguenza. Capita che i corridori arrivino al traguardo con le nostre bici, come appunto Froome quest’anno o Antonio Nibali. Devo dire che abbiamo delle bici ottime, infatti i telai sono dei Bianchi Xr3 montate con il Dura Ace Di2, ruote Shimano C40 e manubri PRO.

Il database utilizzato per le misure delle bici
Gli uomini Shimano usano un ricco database per assettare le loro biciclette
Fate più cambi di ruote con freni a disco o con i caliper?

Ormai la maggior parte sono disco. Al Giro quest’anno con i freni tradizionali sono rimaste la Ineos-Grenadier, la Jumbo-Visma e la UAE Team Emirates.

Usate i tubeless o i tubolari?

Le ruote che abbiamo in macchina sono con i tubolari, mentre le C40 montate sulle bici sono con i tubeless. Con le ruote singole cerchiamo di dare il massimo di leggerezza e per ora il tubolare pesa un po’ meno del tubeless.

Avete solo ruote in carbonio o anche in alluminio?

Le ruote montate Shimano sono le C40 in carbonio, mentre quelle montate Sram e Campagnolo sono in alluminio.

Le Oltre XR3 utilizzate da Shimano
Le Bianchi Oltre XR3 utilizzate da Shimano per dare l’assistenza ai corridori
A proposito di coperture, le forature sono aumentate o diminuite rispetto al passato?

Sono nettamente diminuite. Pensa che prima facevo assistenza con Vittoria e contavamo una media di 15/16 forature al giorno. A questo Giro d’Italia siamo a una media di 2 forature. C’è stato solo il giorno dei ventagli, la tappa con arrivo a Brindisi, che ci sono state molte forature. Evidentemente i corridori erano a tutta e non guardavano troppo dove passavano e magari transitavano sullo sporco.

Durante le cronometro fate qualche tipo di assistenza?

Se c’è bisogno e qualche squadra ce lo chiede, facciamo assistenza a qualche corridore. A Palermo abbiamo seguito quattro atleti. Però devo dire che sono i giorni più noiosi.

Per finire ci dici se il traffico in gruppo è migliorato o peggiorato rispetto ad alcuni anni fa?

Calcolando che il numero dei mezzi è sempre lo stesso, anzi alla Sanremo adesso fanno partire anche le seconde ammiraglie quindi ci sono più mezzi in corsa, devo dire che la situazione è migliorata. Ho notato che c’è più disciplina. Una volta era una guerra, c’erano delle tappe in cui si faceva a sportellate. Per il momento le cose stanno andando così, magari però ci aggiorniamo al prossimo giorno di riposo…..


Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020

Alaphilippe ingenuo, Roglic fa festa

04.10.2020
4 min
Salva

Non si può chiamarla maledizione, se proprio sul più bello Alaphilippe ha perso la testa mentre Roglic ha continuato a usarla. E forse prima della testa, Julian aveva perso le gambe. La Liegi si è accesa sulla Cote de la Roche aux Faucons, quando gli uomini del campione del mondo hanno alzato l’andatura. E mentre davanti c’era ancora Dumoulin, a 13,8 chilometri dall’arrivo, Alaphilippe ha sferrato l’attacco.

Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Si fa la selezione, il francese attacca sulla Roche aux Faucons
Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Sulla Roche aux Faucons, Alaphilippe attacca. Con lui, Hirschi, Roglic e Pogacar

Alaphilippe, insolita vigilia

«Sono davvero entusiasta di unirmi alla squadra – aveva detto alla vigilia Alaphilippe, rientrato dal primo allenamento – per la prima volta dalla vittoria ai campionati del mondo e di rivedere i miei compagni di squadra. Quando sono arrivato in Belgio non vedevo l’ora di salire sulla mia nuova Specialized personalizzata e di uscire per il primo allenamento da iridato insieme al Wolfpack. E’ stata una bella pedalata, resa ancora più piacevole dai fan sulla Redoute, che mi hanno applaudito. Non vedo l’ora che arrivi domenica e alla mia prima gara da campione del mondo, quando sarò pronto a dare il massimo per un buon risultato».

Julian avrebbe dovuto correre la Freccia e staccare la spina dai festeggiamenti, lasciando chiusa quella porta fino a che la stagione non si fosse conclusa. Invece ha scelto di saltare la corsa che l’ha applaudito due volte e di schierarsi direttamente alla Liegi.

Alaphilippe_Liegi2020
Gioia effimera per il francese dopo l’arrivo: non si è reso conto della scorrettezza?
Alaphilippe_Liegi2020
Gioia effimera per il francese dopo l’arrivo: davvero non si è reso conto della scorrettezza?

Hirschi, debuttante coi fiocchi

Dietro Alaphilippe si è mosso subito Hirschi, che con la Freccia nel taschino si è presentato alla Doyenne senza il minimo timore. Poi è arrivato facile Roglic. Quindi Pogacar e Kwiatkowski.
Sono troppi, ha pensato Hirschi, che ai meno 11 dà un’altra botta, staccando il polacco e restando da solo fra il campione del mondo e i due sloveni.

Hirschi_RoglicPogacar_Liegi2020
Alla fine sul podio di Liegi salgono Hirschi (a sinistra), Roglic e Pogacar
Hirschi_RoglicPogacar_Liegi2020
Alla fine sul podio di Liegi salgono Hirschi (a sinistra), il vincitore Roglic e Pogacar

La Roche aux Faucons è l’ultima salita della Liegi, da quando lo scorso anno si è ritornati col traguardo nel centro della città. E così la corsa a quel punto è diventata uno stillicidio di sguardi di traverso e scatti di assaggio.

Alaphilippe a quel punto si è guardato intorno. Ha ritenuto di essere il più veloce e, come pure alla Sanremo, si è preparato per la recita da campione. Come Ganna a Palermo, ma senza la certezza numerica dei cronoman.

Si è lanciato per lo sprint, ma ha sentito che la bici non prendeva velocità. Oppure ha sentito che gli altri ne prendevano di più. E così ha scartato verso il centro, spostando Hirschi, che ha perso il pedale e ha dovuto smettere di pedalare.

Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020
Il fotofinish è impietoso: Roglic passa Alaphilippe e conquista la Liegi
Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020
Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020

Roglic, la forza di crederci

Roglic ha fatto la sua volata. Senza nulla aggiungere. Senza nulla togliere. Non ha avuto ostacoli davanti. E ha fatto quel che gli hanno sempre insegnato: ha dato il colpo di reni, mentre al suo fianco l’airone iridato aveva già allargato le ali pregustando lo champagne.

«E’ incredibile – ha detto a caldo – era così vicino. Questo dimostra che non si può mai smettere di credere e non smettere mai di spingere fino all’ultimo centimetro. Era la prima volta che facevo la Doyenne. Era nella mia lista dei desideri vincerne una. E sono super felice di essere riuscito a vincerla dopo questa estate così particolare per me».

Pogacar in agrodolce

Picachu dalla maglia gialla, che aveva già attaccato al mondiale, ha visto sfumare la possibilità di vittoria proprio negli ultimi metri.

«Ho sensazioni contrastanti – ha detto – perché mi sono sentito bene tutto il giorno. La squadra ha lavorato duramente e alla fine ho iniziato lo sprint in buona posizione. Vedevo la riga e ho pesato che avrei vinto. Un secondo dopo, ho sentito che stavo per mollare. Ho tenuto duro. Ho tagliato il traguardo al quarto posto, poi hanno squalificato Alaphilippe e sono arrivato terzo».

Per avere un commento di Alaphilippe dovremo aspettare la serata. Non è facile digerire una botta come questa. Per sua fortuna c’è ancora il Fiandre. E per sua fortuna c’è quella maglia da guardare allo specchio ogni volta che la malinconia prenderà il sopravvento.

Team UAE 2020

La Uae Team Emirates apre la via del tubeless

02.10.2020
4 min
Salva

In una delle tante gare del calendario italiano 2020 abbiamo avuto il piacere di parlare con uno dei meccanici dell’UAE Team Emirates Alessandro Mazzi e con uno dei giovani corridori in forza alla squadra Alessandro Covi. Noi di bici.PRO ne abbiamo approfittato per capire in quale direzione vanno le scelte tecniche dei corridori.

Pedivelle più corte

Curiosando fra le ammiraglie abbiamo notato che rispetto al passato, molti corridori utilizzano pedivelle più corte. E’ facile trovare pedivelle da 170 e 172,5 millimetri. Abbiamo chiesto ad Alessandro Mazzi se in effetti esiste questa tendenza.
«Si in effetti è così – ha dichiarato il meccanico dell’UAE Team Emirates – rispetto ad alcuni anni fa, oggi i corridori optano per pedivelle più corte. Il motivo è che ci sono dei vantaggi aerodinamici in quanto le gambe lavorano più vicine al telaio. Inoltre si ha un minore stress alle articolazioni e alla muscolatura».

Anche Alessandro Covi ci ha confermato la sua preferenza per pedivelle dalla misura intermedia.
«Avendo una gamba di lunghezza media mi trovo molto bene con la misura da 172,5 millimetri. Sento di avere una buona spinta in tutte le situazioni, anche se devo dire che per ora non ho provato altre misure».

Alessandro Covi Coppi e Bartali
Covi alla partenza da Riccione alla Coppi e Bartali
Alessandro Covi Coppi e Bartali
Alessandro Covi alla partenza da Riccione alla ultima edizione della Coppi e Bartali

Si va verso i tubeless

Un altro punto su cui si dibatte molto in questo periodo è l’adozione dei tubeless. Nel mondo dei professionisti alcuni corridori iniziano ad usarli e sembra che non vogliono più tornare indietro.
Alessandro Mazzi ci ha confermato che «Alcuni corridori lo hanno provato e ora mi chiedono di montare solo i tubeless, fra questi ci sono Kristoff e Covi. Il gonfiaggio si aggira sulle 6,5 atmosfere e solitamente montiamo il pneumatico con larghezza da 25 millimetri. In alcune gare particolari come la Roubaix le scelte cambiano. Una ruota che piace a molti ragazzi è la Campagnolo Bora WTO 33, che da alcuni test risulta addirittura più scorrevole con tubeless da 28 millimetri». Mazzi ci ha svelato anche un piccolo segreto «All’interno del tubeless, oltre al liquido antiforatura, inseriamo anche un salsicciotto prodotto da Vittoria – che ricordiamo equipaggia il team degli emirati – che serve per evitare le forature e lo stallonamento».

Abbiamo chiesto direttamente a Vittoria di cosa si tratti precisamente, ma ci hanno risposto che è un prodotto molto innovativo ancora in fase di test. Quindi dovremo attendere ancora un pò per avere tutti i dettagli.

Tornando alla scelta del tubeless abbiamo chiesto a uno di quelli che li usa, vale a dire Alessandro Covi.
«Tutto è nato un giorno in cui pioveva ed essendo giovane, ho chiesto ai miei compagni e ai meccanici dell’UAE, che copertoni fosse meglio montare con quelle condizioni. Alcuni mi hanno suggerito i tubeless e devo dire che ho avuto immediatamente una sensazione di maggiore tenuta e stabilità. Ricordo che quel giorno caddero in molti, mentre io ero tranquillo perchè sentivo la bici molto stabile. Da allora monto i tubeless e mi trovo molto bene».
E la scorrevolezza? Covi ci ha detto «Sono molto scorrevoli, però non riesco a sentire una grande differenza con i tubolari. Il miglioramento c’è, però non è così grande da avvertirlo bene».

Kristoff Nizza
Kristoff alla presentazione del Tour de France
Kristoff Nizza
Alexander Kristoff durante la presentazione delle squadre al Tour de France a Nizza

Manubrio integrato o no?

Il manubrio è un altro componente che ha subito una grande evoluzione. Ormai è consuetudine vedere i manubri integrati con il passaggio dei cavi completamente interno. Ma non tutti i professionisti adottano questa soluzione. Abbiamo notato come alcuni corridori della stessa squadra utilizzino lo stesso telaio ma manubri diversi. Proprio in casa UAE, abbiamo visto come Ravasi e Covi, entrambi con il C64 di Colnago, utilizzano due soluzioni diverse. Il primo preferisce avere un cockpit più tradizionale con il Deda Super Zero. Covi monta il modello più aerodinamico e completamente integrato Ala Nera, sempre di Deda Elementi.


Alessandro Mazzi ci ha confermato che «Abbiamo diverse soluzioni a disposizione e ogni corridore sceglie in base ai propri gusti personali, non c’è un motivo in particolare fra una scelta e un’altra»
Alessandro Covi ci conferma quanto detto dal suo meccanico «E’ una scelta personale, in base ai gusti e alle caratteristiche tecniche di ognuno. Io mi trovo bene con l’Ala Nera e mi piace molto anche esteticamente».
Possiamo dire che anche i professionisti ogni tanto cedono al fattore estetico.

Tadej Pogacar

Vasile ci spiega la Colnago di Pogacar

23.09.2020
3 min
Salva

Nella recente vittoria di Tadej Pogacar al Tour de France è stato dato molto risalto alla sua Colnago V3Rs tutta gialla. Noi di bici.PRO abbiamo fatto però un passo indietro e approfondito le scelte tecniche del giovane campione sloveno con il meccanico Vasile Morari, che lo ha seguito nella cavalcata che lo ha portato in giallo ai Campi Elisi.

Tadej Pogacar
Con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae
Tadej Pogacar
Alla partenza verso il Col de la Loze, con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae

Anche Pogacar con i dischi

Per iniziare diciamo che per tutta la durata del Tour, Pogacar ha pedalato sulla stessa bici. La taglia è un 50 di Colnago che corrisponde circa ad un 54. Un fattore che invece è cambiato durante la corsa francese è la scelta del tipo di freni, come ci ha confermato Vasile Morari. 

«In alcune tappe più pianeggianti – ci ha detto – Pogacar ha optato per la versione con i freni a disco, mentre per le tappe con salita ha utilizzato la V3Rs con i caliper». 

Assetti diversi

Un aspetto molto interessante che è emerso parlando con il meccanico della Uae Team Emirates è che Pogacar non ha particolari richieste, ma utilizza il materiale più leggero nelle tappe di salita e più aerodinamico in quelle pianeggianti.

«Durante il Tour de France – ha spiegato Vasile – ha scelto di usare le ruote Bora Ultra con i tubolari nelle tappe con le salite, mentre ha utilizzato le Bora WTO con i tubeless nelle tappe più veloci. Solitamente – ha aggiunto –utilizza le Bora Ultra con due profili differenti all’anteriore la ruota da 35 millimetri e al posteriore da 50 millimetri. Questa scelta gli conferisce più rigidità al posteriore e non c’è una grande differenza di peso rispetto ad avere la coppia da 35 millimetri».

Mentre la scelta di montare il profilo più basso anche al posteriore «è stata fatta solo quando si dovevano affrontare salite molto lunghe». 

Anche per quanto riguarda i rapporti le opzioni sono state due.
«Nelle tappe pianeggianti – ci ha spiegato il meccanico della Uae – Pogacar montava un 39-53 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29, mentre nelle frazioni montuose preferiva avere un 36-53 con un pacco pignoni 11-32».

Questi ultimi rapporti sono stati gli stessi che ha usato anche nella scalata alla Planche des Belles Filles. La parte pianeggiante della cronometro «l’ha affrontata con un 58 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29». 

Tadej Pogacar
Pogacar con le Bora WTO per una tappa veloce
Tadej Pogacar
In partenza per la tappa di Lione con le Bora WTO: una scelta all’insegna della velocità

Manubrio e sella sempre uguali

Per quanto riguarda il manubrio e la sella il campione sloveno ha utilizzato sempre gli stessi materiali.
«Come manubrio utilizza l’AlaNera di Deda Elementi che gli piace molto in quanto è rigido e leggero allo stesso tempo – continua Morari – mentre la sella è la Scratch M5 di Prologo».

In definitiva Morari ci ha confermato che Pogacar non ha pretese particolari. Ma cambia l’assetto della bicicletta in base al percorso e alle condizioni meteo della giornata.