Trofeo De Gasperi 2026, Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia (foto Xpix.it)

La forza di D’Aiuto che resiste (e vince) contro tutto e tutti

05.06.2026
6 min
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Filippo D’Aiuto ha trovato la seconda vittoria stagionale sulle strade del Trofeo Alcide De Gasperi, un successo costruito con tattica e gambe (in apertura foto xpix.it). Il classe 2002, al secondo anno elite, si è riconfermato dopo la vittoria alla Settimana Coppi e Bartali, nella quale con un’azione da finisseur aveva anticipato il gruppo sul traguardo di Massalengo. Due mesi dopo il friulano della General Store-Essegibi-F.lli Curia ha confermato quanto di buono fatto vedere in questo inizio di 2026. 

«Vincere al De Gasperi – racconta D’Aiuto appena rientrato da un allenamento – è stato molto importante mentalmente. Dopo la caduta rimediata alla Coppi e Bartali sono rimasto fermo per due settimane a causa di un dolore al ginocchio. Da lì ho corso poco, una gara in Olanda, una in Belgio, una terza a Pontedera e poi il De Gasperi».

Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia, Trofeo De Gasperi 2026
Filippo D’Aiuto, qui con Billy Ceresoli, al Trofeo De Gasperi ha trovato il secondo successo stagionale
Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia, Trofeo De Gasperi 2026
Filippo D’Aiuto, qui con Billy Ceresoli, al Trofeo De Gasperi ha trovato il secondo successo stagionale
Con quali sensazioni arrivavi?

Appena tornato a correre mi sentivo bene fisicamente, sia in Olanda che in Belgio mi sono messo alla prova. Alla Lotto Famenne Ardenne Classic sono stato in fuga per oltre cento chilometri e il gruppo mi ha ripreso solamente nell’ultimo chilometro. Le sensazioni erano buone ma allo stesso tempo non avevo vinto

Serviva un successo per confermare il tutto…

Esatto. Una volta ritornato dal nord mi sono concentrato nel preparare al meglio il Trofeo De Gasperi e sono arrivato pronto, chiaro che vincere è sempre difficile. Tuttavia mi sentivo bene e sono anche contento di come sono riuscito a controllare la corsa e leggerla al meglio, in maniera lucida. 

Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo D'aiuto vince la tappa di Massalengo
La prima firma nel 2026 è arrivata alla Coppi e Bartali, nella tappa di Massalengo
Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo D'aiuto vince la tappa di Massalengo
La prima firma nel 2026 è arrivata alla Coppi e Bartali, nella tappa di Massalengo
Sono prestazioni che fanno ben sperare?

Sto ritrovando la continuità che avevo nel 2024, il mio ultimo anno in General Store prima di passare alla Petrolike la scorsa stagione. Quell’esperienza mi è servita, non tanto per i risultati, che non sono arrivati, ma per le batoste. Sono cresciuto molto mentalmente, ho imparato a non abbattermi e non darmi mai per sconfitto. 

Cosa c’è dietro questa tua crescita?

Quest’anno sono migliorato molto in pianura, è una sensazione che mi porto dietro da inizio stagione e lo vedo nei risultati e nei numeri. Credo sia una caratteristica che mi ha permesso di fare la differenza sia al De Gasperi che negli altri appuntamenti. In Belgio ho attaccato da lontano, e anche l’azione alla Coppi e Bartali in precedenza mi aveva dato questa sensazione

Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia, Coppi e Bartali 2026, maglia leader
Filippo D’Aiuto ha indossato anche la maglia di leader alla Coppi e Bartali, persa a causa della caduta che ha poi procurato l’infortunio al ginocchio
Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia, Coppi e Bartali 2026, maglia leader
Filippo D’Aiuto ha indossato anche la maglia di leader alla Coppi e Bartali, persa a causa della caduta che ha poi procurato l’infortunio al ginocchio
Hai cambiato qualcosa nella preparazione?

Non molto, forse l’unico aspetto diverso è l’aver tenuto la palestra anche durante la stagione e non solamente in inverno. Per il resto sto lavorando con lo stesso preparatore dal 2024, Bernabé. Con lui mi trovo davvero bene. Inoltre penso che il lavoro venga fuori negli anni, il ciclismo è uno sport nel quale ci vuole tempo e costanza. Se continui ad allenarti e fare le cose bene migliori. 

Cammino che ti ha portato al secondo anno elite, difficile tenere duro?

Devo essere sincero, no. Non ho mai avuto ripensamenti sul mio percorso di crescita. Sicuramente i risultati che sto raccogliendo ora mi danno ulteriore forza, ma non ci sono stati momenti in cui ho tentennato. Continuo a migliorare, cresco e sento di essere sempre più forte. 

Ci racconti questo cammino?

Sono cambiate molte cose, ho iniziato da under 23 con il Pedale Scaligero, poi sono stato in General Store dal 2022 al 2024. Infine c’è stata la parentesi con la Petrolike e il ritorno in General. Se mi guardo indietro posso dire di aver maturato un’esperienza importante che mi ha permesso di conoscermi e imparare molto su di me. L’anno in cui ho iniziato ad andare forte davvero è stato il 2024, il quarto da under 23, ed è stato grazie al mio preparatore Bernabè.

Spiegaci, per favore…

Lui mi ha preso sotto la sua ala e mi ha aiutato molto a capire cosa potesse andare bene per me, di cosa avesse bisogno e di cosa ha bisogno Filippo D’Aiuto come corridore e persona. Grazie al suo lavoro ho trovato una sicurezza maggiore nei miei mezzi e nel metodo di lavoro. Un corridore cresce e migliora quando è sicuro e sa cosa sta facendo

Trofeo De Gasperi 2026, Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia (foto Xpix.it)
Uno dei passi in avanti fatti da Filippo D’Aiuto c’è una maggiore resistenza e forza in pianura (foto xpix.it)
Trofeo De Gasperi 2026, Filippo D'Aiuto, General Store-Essegibi-F.lli Curia (foto Xpix.it)
Uno dei passi in avanti fatti da Filippo D’Aiuto c’è una maggiore resistenza e forza in pianura (foto xpix.it)
Il 2024 è stata una stagione positiva, speravi di passare?

Sì, non posso negarlo. Ero andato molto forte, avevo vinto Capodarco, fatto secondo con la nazionale in una tappa di Nations Cup in Polonia e mi ero messo in mostra con i professionisti al Giro di Romagna. Tuttavia non è stato sufficiente, anche perché non avevo e ancora non ho un procuratore che mi segue. 

Come mai?

Nessuno mi ha cercato, tutti lavorano con gli juniores e con gli under 23 di primo o secondo anno. Io in quegli anni non ero tra i primi e sono passato in secondo piano, anche ora che sono cresciuto e maturato non ho ricevuto offerte o contatti. Eppure sono uno degli elite che sta raccogliendo i maggiori risultati in Italia. 

Neanche dopo la vittoria alla Coppi e Bartali?

No, né una squadra né tanto meno qualche procuratore. 

Da under 23 D’Aiuto ha anche indossato la maglia della nazionale, mettendosi in luce all’Orlean Nations Gran Prix
Da under 23 D’Aiuto ha anche indossato la maglia della nazionale, mettendosi in luce all’Orlean Nations Gran Prix
La forza di andare avanti da dove arriva?

Se non avessi la speranza di meritare uno spazio tra i professionisti avrei già smesso, invece ci credo e continuo a crederci. Per noi elite il cammino è più difficile e con meno occasioni di quante ne hanno gli under 23 nei devo team. Ci tocca lavorare e raccogliere i risultati in quei pochi momenti in cui ne abbiamo l’occasione. 

L’obiettivo qual è?

Continuare così, non penso di poterne dire altri. Ora c’è il campionato italiano e poi le corse di fine stagione. Nonostante tutto nelle poche gare che ho fatto quest’anno (per D’Aiuto si contano 13 giorni di corsa, con un mese di stop dopo il Coppi e Bartali a causa dell’infortunio al ginocchio, ndr) mi sono fatto vedere e ho raccolto ottimi risultati. Serve dare battaglia, ancora. 

EDITORIALE / Più punti al De Gasperi che al Giro d’Italia

16.06.2025
5 min
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Tsarenko ha vinto il Trofeo Alcide De Gasperi che quest’anno da Cismon del Grappa è arrivato a Pergine Valsugana (in apertura sul podio con Jasch e Cretti, immagine Instagram/EliteWheels). Corsa internazionale di classe 1.2 che ha dato al vincitore 40 punti UCI. Il De Gasperi è stata per anni una classica dei dilettanti, ma da quando è stata inserita nel calendario internazionale è diventata appannaggio anche delle squadre pro’. Da quando è stata inserita nel calendario internazionale, ma soprattutto da quando la centralità del ranking ha aperto la caccia sfrenata ai punti. Prima le professional si vergognavano di andare alle corse dei dilettanti, ora sono fra le loro preferite. Nell’elenco dei partenti, oltre alle continental e i devo team, c’erano due sole professional: Vf Group-Bardiani e Solution Tech-Fantini.

Quaranta punti sono quelli che si è messo in tasca Carlos Verona, arrivando settimo a Sestriere: ben più dei 25 che nello stesso giorno ha conquistato Pellizzari. Quaranta punti li ha fatti Fiorelli ad Asiago e anche Vingegaard arrivando secondo alle spalle di Pogacar nelle tappe del Delfinato. Tsarenko (che ha poi vinto anche al Giro di Slovenia e che citiamo solo ad esempio, augurandogli una carriera luminosa) ci sarebbe riuscito?

Sestriere, penultima tappa del Giro: 45 punti per Marcellusi (6°), 40 per Verona (7°). Per la VF Group alla fine 400 punti
Sestriere, penultima tappa del Giro: 45 punti per Marcellusi (6°), 40 per Verona (7°). Per la VF Group alla fine 400 punti

Le prime trenta

Dal prossimo anno per partecipare a Giro, Tour e Vuelta e poter ambire alle wild card bisognerà rientrare fra le prime 30 squadre del ranking. Al momento la VF Group-Bardiani naviga in acque abbastanza tranquille, con il 27° posto. La squadra dei Reverberi infatti prende parte al Giro Next Gen, poi sarà al Val d’Aosta, avendo individuato nel calendario degli U23 un utile bacino di approvvigionamento.

Più in basso è invece il Team Polti-VisitMalta che ha disputato il Giro, ma si trova in 30ª posizione con 24,7 punti più della Solution Tech-Fantini. Se la battaglia si giocherà sul filo di pochi piazzamenti, la differenza verrà colmata con ogni genere di competizione, anche quelle dei dilettanti di un tempo, nei cui confronti il team di Basso e Contador finora non ha mai mostrato grande interesse. Giustamente, diremmo. Tuttavia se il criterio dei punti è predominante, prepariamoci ad assistere a battaglie senza esclusione di colpi e anche a scelte anacronistiche.

Il Team Polti-Kometa ha partecipato al Giro, con 412 punti portati a casa
Il Team Polti-Kometa ha partecipato al Giro d’Italia, con 412 punti portati a casa

Si chiude un’epoca

Fino a ieri, la partecipazione delle nostre professional al Giro era legata alla loro voglia di andare in fuga e a qualche talento da lanciare. Facevano spettacolo, tenevano desta l’attenzione, spesso a discapito degli ordini di arrivo. Quando il gruppo li prendeva, raramente i loro corridori riuscivano ad avere gambe per rilanciare e le tappe finivano in tasca agli squadroni. Ma se questo modo di essere non è più previsto dall’ordinamento mondiale del ciclismo, dobbiamo prepararci a non avere più le piccole squadre italiane al Giro d’Italia, ritrovandole invece in tutte le gare minori in cui hanno maggiori possibilità di fare punti.

Il risultato finale a ben vedere sarebbe la netta delimitazione fra serie A e serie B del ciclismo: l’esclusione dei piccoli sarà assicurata dai punti e dai soldi. Come nel calcio. Se così sarà, godiamoci il ricordo di Pellizzari che si scambia la maglia con Pogacar: corridori e scene così saranno presto impedite dal ranking. Con grave danno per il ciclismo italiano, che non ha altri difensori al di fuori dei suoi appassionati.

Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa a Monte Pana: Giro 2024. Per quanti anni sarà ancora possibile una scena come questa?
Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa a Monte Pana: Giro 2024. Per quanti anni sarà ancora possibile una scena come questa?

Un messaggio dalle Marche

«Prendiamo ad esempio un ragazzo dal sicuro valore come Tarozzi – ci scrive il marchigiano Francesco Andreani – che nel 2025 ha vinto la classifica dei GPM alla Tirreno e al Giro è stato il corridore che ha percorso più chilometri in fuga. Tirando le somme, ha solamente 8 punti nella classifica UCI. Un ragazzo che si piazza sesto al De Gasperi ne conquista 10. Il rischio è che corridori come Tarozzi saranno sempre meno appetibili ed è un peccato».

Ha ragione. Sembra un percorso irreversibile ed è un peccato che non crei allarme in chi guida la Federazione e potrebbe agire a livello internazionale per regolamentare, ad esempio, la possibilità di passaggio all’estero di corridori minori e non professionisti.

Un premio per i tanti chilometri di fuga di Tarozzi, ma quanti punti? Eppure la sua presenza ha impreziosito il Giro d’Italia
Un premio per i tanti chilometri di fuga di Tarozzi, ma quanti punti? Eppure la sua presenza ha impreziosito il Giro d’Italia

L’inerzia federale

Non lo fanno perché probabilmente non ne sono capaci. Oppure perché non hanno interesse a farlo. Allo stesso modo in cui hanno rinunciato a schierare ragazze azzurre U23 nella prima edizione del mondiale di categoria: perché non ci sono i soldi per portarle.

E così si va avanti. Gli agenti pescano nel mare, con lo sbarramento dei watt che rendono i giovani corridori attendibili e redditizi. Li portano nei devo team o direttamente nelle WorldTour, perché è giusto che rincorrano i migliori guadagni possibili. E per le squadre italiane resta davvero poco, portano a correre le terze scelte, con risultati ovviamente incapaci di grosse sorprese, vista la prevedibilità del ciclismo. Fatti salvi 2-3 nomi, la loro presenza al Giro d’Italia è stata leggera. Il richiamo del De Gasperi diventerà presto molto più forte di quanto non sia già adesso. In attesa di sapere cosa ne pensano i loro sponsor.

Percorso De Gasperi

Alle radici dell’Europeo di Trento: torniamo al… 1955

07.09.2021
4 min
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L’imminenza dei Campionati Europei di Trento riporta agli onori della ribalta il Trofeo De Gasperi. Il legame fra le due gare è piuttosto stretto anche se sottile e riguarda il percorso di gara: il circuito nel centro città trentino coinvolge gran parte delle strade che dal 1955 sono teatro di una delle prove più famose del calendario Under 23, che si svolge tradizionalmente in coincidenza della festa della Repubblica del 2 giugno (quest’anno a trionfare è stato Lucca su Verza).

Può sembrare strano parlare di una classica ciclistica intitolata al grande statista, ma a parte il fatto che quello che è uno dei padri della Costituzione era un profondo appassionato delle due ruote e delle sfide fra Coppi e Bartali, non va dimenticato che De Gasperi era proprio di quelle parti e la città ha voluto rendergli omaggio annuale attraverso la gara ciclistica. Andrea Furlani è sicuramente troppo giovane per avere vissuto l’inizio della storia, risalente al 1955, ma ha studiato come si deve…

Il podio del De Gasperi 2021, con Lucca al centro fra Verza e il tedesco Knolle
Il podio del De Gasperi 2021, con Lucca al centro fra Verza e il tedesco Knolle

«Una gara che vanta 66 edizioni è qualcosa di unico nel panorama nazionale – afferma il dirigente trentino – ed è nata per rendere omaggio al valore morale di un personaggio storico per queste terre, non solo il Trentino, infatti la gara cambia ogni anno itinerario alternando l’arrivo di Pergine Valsugana (TN) a quello di Bassano del Grappa (VI) che la stagione successiva si scambiano partenza e arrivo. Infatti sono due le società che l’organizzano, l’Us Aurora e l’Angarano Team».

Perché un legame così stretto con gli Europei?

Più che l’ultima edizione bisogna guardare a quella del 2016, con l’arrivo davanti al Muse, quella si correva su gran parte del tracciato dei prossimi Europei. Gli stessi Colbrelli e Trentin hanno corso e vinto il De Gasperi su un tracciato molto simile, per loro sarà davvero come correre in casa.

Trentin De Gasperi 2011
Strade di casa per Matteo Trentin, quelle del De Gasperi e dell’Europeo: qui la sua vittoria del 2011
Trentin De Gasperi 2011
Strade di casa per Matteo Trentin, quelle del De Gasperi e dell’Europeo: qui la sua vittoria del 2011
Quelle strade voi le conoscete bene, dal punto di vista della sicurezza come sono?

E’ un circuito che si gestisce con grande facilità, comprende strade larghe, non propone strettoie e men che meno curve a gomito, insomma è agevole da questo punto di vista, per corridori e organizzatori. Poi è chiaro che al giorno d’oggi nulla può essere sottovalutato e bisogna curare ogni minimo dettaglio, ma con una zona così ampia e pianeggiante non ci saranno problemi. E’ un circuito che va interpretato, anche perché prevede passaggi su acciottolato, per emergere bisogna davvero fare tutto per bene.

Torniamo un attimo al Trofeo De Gasperi: di che numeri parliamo?

Solitamente la gara raggiunge il suo tetto massimo di partecipazione, che è di 176 corridori, con 8 team internazionali che sono una piccola parte degli inviti che mandiamo. Basti pensare che al trofeo, negli ultimi anni, hanno preso parte formazioni di Sud Africa, Kazakistan e Paraguay oltre a quasi tutti i Paesi europei.

De Gasperi settanta
Un’immagine della storia antica del Trofeo De Gasperi, sempre popolato da molti team stranieri
De Gasperi settanta
Un’immagine della storia antica del Trofeo De Gasperi, sempre popolato da molti team stranieri
Oltretutto parliamo di una corsa che, a differenza di molte altre del calendario Under 23, non ammette la presenza di squadre World Tour…

Infatti, è una prerogativa di questa competizione che può dare maggiore spazio veramente ai migliori prospetti, a quelli che hanno ancora tanta strada davanti per affermarsi. Per noi è un grande onore sapere che un pezzettino della nostra storia sia servito per portare a Trento i Campionati Europei ed è chiaro che la gara degli Under 23 la seguiremo con un’attenzione e un calore particolare.

Guazzini: va bene tutto, ma la gamba serve a Tokyo

04.06.2021
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Inutile dire che sugli europei in pista puntassero tutte molto. Le ragazze italiane in odore di quartetto olimpico avrebbero avuto l’occasione per provare la gamba e i meccanismi di gara, riprendere confidenza con il clima della competizione e guardare in faccia le rivali da troppo tempo fuori dai radar. Tolti gli europei di Plovdiv 2020, corsi senza troppe Nazioni partecipanti, l’ultimo vero confronto internazionale restano i mondiali di Berlino della scorsa primavera. Se la Bielorussia non avesse dimenticato la democrazia, mettendosi a dirottare aerei per sequestrare un giornalista scomodo al regime di Lukashenko, gli europei si sarebbero svolti regolarmente a Minsk.

«Noi per un po’ si è sperato che li collocassero nelle stesse date ma da un’altra parte – dice la toscana Vittoria Guazzini, in apertura mentre coglie il quarto posto alla Dwars door Vlaanderen – invece martedì mentre eravamo nell’ultimo giorno di ritiro a Livigno, Salvoldi ci ha comunicato che li faremo a ottobre. E’ stato veramente brutto. Non sarebbero stati un obiettivo, ma un passaggio per capire. Allenarsi non è come correre, ma Dino ci conosce e valutando le nostre prestazioni in pista, saprà scegliere lo stesso».

Vittoria Guazzini, Martina Alzini, Chiara Consonni: tre pedine importanti per il quartetto, ma la rosa è ben più ampia
Vittoria Guazzini, Martina Alzini, Chiara Consonni: tre pedine importanti per il quartetto, ma la rosa è ben più ampia

Priorità alla pista

Si andrà dritti all’esame di laurea senza averne sostenuti altri in avvicinamento. Le Olimpiadi senza gare. Si disse in tempi non sospetti: per tante discipline, il ciclismo fra queste, sarà l’edizione più folle di sempre.

«Si va alla cieca – ride con il solito tono scanzonato – e del resto nemmeno sapevamo se agli europei sarebbero venuti tutti. Il primo quartetto sarà quello delle Olimpiadi, per cui a giugno passeremo tanti giorni in pista, correndo nei weekend per velocizzare. Io sto bene, lavori in corso. In altura abbiamo fatto tanti lunghi e palestra. Nella prima parte di stagione ho corso tanto in Belgio, ma adesso la priorità è la pista. Per cui ad esempio non farò il Giro d’Italia».

Nel tempo libero suona la chitarra: l’acustica e l’elettrica (foto Instagram)
Nel tempo libero suona la chitarra: l’acustica e l’elettrica (foto Instagram)

Sana competizione

La gara avrebbe se non altro permesso a ciascuna di trovare la sua collocazione, farsi una ragione davanti alle prestazioni delle altre: la selezione in allenamento ha il sapore del trial e non sempre si riesce a vivere in modo sereno.

«In questo ritiro siamo state bene – dice Vittoria che è burlona ma anche tosta – ognuna sa che può essere selezionata e si è creato un clima di sana competizione. Ciascuna di noi ha pianificato con il proprio allenatore un cammino verso Tokyo e di certo il picco di forma andrà raggiunto là. Essere con la gamba al top a giugno in Italia non lo vedo troppo saggio».

Agli ultimi europei di Plovdiv, ha vinto la madison in coppia con Elisa Balsamo
Agli ultimi europei di Plovdiv, ha vinto la madison in coppia con Elisa Balsamo

Tricolori in Puglia

Intanto le ragazze della Valcar, la squadra di Vittoria Guazzini, si sono vaccinate e stanno viaggiando verso il Belgio a correre domani la Dwars door het Hageland e il giorno dopo la Dwars door de Westhoek.

«Del gruppo pista – dice – ci saremo Balsamo, Consonni e io. Ma troveremo anche Ilaria Sanguineti e Silvia Persico che pochi giorni fa ha vinto la Euganissima Flanders e dovrebbe avere una gran gamba. Noi tre andremo per fare i nostri lavori, ma la squadra si farà vedere di sicuro. E poi a fine giugno sarò ai campionati italiani in Puglia. Insomma, c’è parecchio da fare…».

De Gasperi a Lucca e Simoni applaude Rebellin

03.06.2021
4 min
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«Bravo Riccardo Lucca – scrive Gilberto Simoni su Facebook – spero che questo Trofeo De Gasperi porti fortuna come l’ha portata a me!! E bravo anche Davide Rebellin, mio coscritto, che 29 anni fa mi ha fregato la doppietta a Bassano e oggi è ancora in corsa con la stessa determinazione di allora! Difficile giudicare, certamente se i ragazzi in gruppo vogliono imparare qualcosa da qualcuno… be’ quel qualcuno è proprio lui!!».

Simoni su Facebook

Il De Gasperi (dedicato ad Alcide De Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana, per 8 volte Presidente del Consiglio, nato a Pieve Tesino e morto nel 1954 a Borgo Valsugana), si corre dal 1955 fra Bassano del Grappa e il Trentino, un anno in un verso e un anno nell’altro lungo la strada della Valsugana. Una volta si arrivava o si partiva da Trento, poi ci si è spostati a Borgo, questa volta a Pergine. Simoni lo vinse nel 1991, con l’arrivo a Trento, mentre l’anno dopo fu terzo dietro Davide Rebellin. Sono passati trent’anni. E mentre Gilberto, vinti due Giri d’Italia e varie altre corse, si è ritirato a Palù di Giovo dove si diverte a fare il muratore, Rebellin è ancora in gruppo e ha chiuso la corsa nel gruppo principale. Trentesimo, in mezzo a ragazzi che hanno la metà dei suoi anni.

Gilberto Simoni con il vincitore Riccardo Lucca, anche lui trentino
Gilberto Simoni con il vincitore Riccardo Lucca, anche lui trentino

Anche Rebellin su Facebook

Davide, ugualmente su Facebook, aveva dedicato alla corsa un post alla vigilia, pubblicando anche la foto del podio che lo vedeva davanti a Mirko Gualdi e Gilberto Simoni.

«Son passati quasi 30 anni dalla mia vittoria al Teofeo Alcide Degasperi (1992) – aveva scritto – e con il solito entusiasmo di correre ci sarò anche domani».

Per i corridori trentini, vincere il De Gasperi è motivo di vanto. Come accade per la Coppa d’Oro quando sono allievi, il Trofeo è la corsa per la quale hanno iniziato a correre. Il primo fu Zampredi, che vinse la seconda edizione nel 1956, poi fu la volta di Enzo Moser nel 1961 e venendo a tempi più recenti, dopo il Simoni del 1991, nel 2011 fu la volta di Matteo Trentin, che precedette Moreno Moser. Giusto dieci anni dopo, ecco un altro trentino: Riccardo Lucca.

Questa la foto postata da Davide Rebellin, riferita al De Gasperi del 1992
Questa la foto postata da Davide Rebellin, riferita al De Gasperi del 1992

La salita di Tenna

Il corridore della General Store, nato e cresciuto a Rovereto, aveva già vinto il Memorial Mantovani battendo il compagno Rocchetta, mentre stavolta alle sue spalle è finito Verza in maglia Zalf.

«Sono soddisfattissimo – ha commentato Lucca – il Trofeo De Gasperi è una corsa importante e, soprattutto, è la corsa di casa. Sapevo che in tanti avrebbero fatto il tifo per me e questo mi ha dato una motivazione in più per fare bene. La salita di Tenna, poi, mi è sempre piaciuta. Diciamo che ce l’ho nel cuore. Faceva parte del percorso di una corsa per allievi che avevo affrontato da ragazzino e ritrovarla in una corsa internazionale è stato emozionante».

Venti in fuga

La corsa ha avuto subito la svolta grazie a una fuga di venti corridori. Poi un po’ la fatica e un po’ il caldo, nell’ultimo dei quattro giri finali il gruppo ha iniziato a farsi sotto. E a quel punto, proprio sull’ultima salita di Tenna, Lucca ha cambiato passo, piazzando l’affondo che gli ha permesso di arrivare davanti al gruppetto che si è giocato il resto del podio.

«Quella corsa di allievi – continua a ricordare – era organizzata da Silvano Dusevich, che era anche il presidente della mia squadra. Purtroppo Silvano se ne è andato nel 2019 per cui un pensiero va sicuramente a lui. Avevamo un rapporto bellissimo e prima di partire ho pensato che sarebbe stato bello potergli dedicare qualcosa. Adesso mi dedicherò a un periodo di allenamento in altura per prepararmi alle prossime corse. Il Giro del Piave, l’Adriatica Ionica Race con i professionisti, il campionato Italiano e il Giro del Veneto, dove spero di fare altrettanto bene».

Sul podio di Pergine, oltre a Lucca, ecco Verza e il tedesco Knolle
Sul podio di Pergine, oltre a Lucca, ecco Verza e il tedesco Knolle

Billy sull’ammiraglia

Fra le curiosità di questo insolito viaggio nel tempo c’è che sull’ammiraglia della General Store viaggiava anche Billy Ceresoli, che di Rebellin fu il direttore sportivo in tutto il suo cammino fra gli allora dilettanti. Da oggi la General Store è impegnata nel Giro d’Italia U24. Lucca, che è del 1997 ed è fuori dall’età prevista, seguirà il cammino di cui ha raccontato.