Ridley Noah Fast, efficienza allo stato puro

15.02.2024
6 min
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Abbiamo provato la Noah Fast di Ridley. E' un progetto che ha qualche anno di vita, ma rimane un simbolo nei termini di efficienza e performances. Diverse biciclette Ridley di ultima generazione, non solo da strada, mutuano le soluzioni integrate nella Noah Fast

La Ridley Noah Fast è un capolavaro in fatto di efficienza. Pur avendo qualche stagione di attività rimane uno dei riferimenti nell’ambito delle bici aero. Il progetto Noah Fast è il fondamento delle bici aero Ridley di ultima generazione.

E’ rigida in ogni sezione ed è particolarmente veloce. Lo è quando l’andatura è già elevata e bisogna mantenerla tale. Lo è quando è necessario ripartire da fermi, dove ogni watt deve essere scaricato a terra e le flessioni non sono ammesse. L’abbiamo provata e come nostra abitudine, non ci siamo accontentati di testarla con l’allestimento standard.

Ridley Noah Fast, nata per essere veloce
Ridley Noah Fast, nata per essere veloce

La Ridley Noah Fast del test

Una taglia small (S) che rispecchia perfettamente il concetto geometrico di Ridley. Si tratta di misure compatte, per bici maneggevoli e agili. Ne è un esempio la bicicletta del test, che ha un passo complessivo di 97,7 centimetri. Nonostante questo la lunghezza dello sterzo è di 14 centimetri, per nulla corto e del tutto gestibile anche con alcuni spessori tra serie sterzo e manubrio.

Telaio e forcella sono completamente in carbonio, con forme importanti e decise, al pari di volumi che non passano inosservati, soprattutto nella sezione anteriore. La Noah Fast, se è osservata frontalmente, mostra ingombri minimi e tutta la bici sembra nascondersi dietro lo sterzo e i foderi della forcella. Anche il manubrio è Ridley Aero N1 è un simbolo di integrazione ed è molto rigido, uno di quei manubri che cambiano (in positivo) la stabilità dell’avantreno e la guidabilità del mezzo. Il reggisella è in carbonio (ed è anche il contenitore della Batteria Di2), mutuato dalla Falcn RS e dalla Kanzo Fast.

Trasmissione Shimano Ultegra Di2 (52-36 e 11-30), la sella è Selle Italia SLR, mentre le ruote sono Forza nella versione Vardar da 50 millimetri di altezza (gommate Vittoria Corsa da 25). Il valore alla bilancia rilevato è di 7,7 chilogrammi, senza pedali e ad un prezzo di listino di 8649 euro (tutte le Ridley sono facilmente configurabili tramite la piattaforma on-line Configurator).

Alcune particolarità

Tutte le tubazioni della Noah Fast nascono grazie all’impiego dei concetti NACA, arrotondate nella sezione frontale e con il profilo posteriore tronco. Il profilato dello sterzo prende il nome di F-Tubing. E’ caratterizzato da due scanalature che si allungano sugli steli della forcella e hanno il compito di aumentare la velocità dei flussi d’aria che impattano sulla superficie (F-Surface).

La sezione così voluminosa dello sterzo ha un senso? Ne ha uno doppio; estremizzare la rigidità e ottimizzare l’integrazione aerodinamica dove anche il manubrio è protagonista. Lo stelo della forcella ha una forma a D. I due terminali della forcella hanno due vere e proprie ali (F-Wings).

Il nostro test

La Noah Fast è un blocco unico, una bicicletta sviluppata e prodotta per essere veloce sempre, rigida in ogni parte, agilissima nei contesti tecnici (anche quelli più impegnativi), con una capacità di cambiare direzione che lascia di stucco (anche con le ruote da 62). L’abbiamo provata con le ruote Shimano Dura Ace C50 (tubeless Pirelli Velo 26/28, rispettivamente per anteriore e posteriore) e con le Deda SL62 (tubeless Challenge da 25).

Le salite lunghe e ripide (oltre l’8/10%) la mettono in difficoltà, perché non è un peso piuma e perché la sua rigidità non viene celata per nulla, mettendo alla prova la schiena e la fascia lombare. Al contrario ogni volta che ci si alza in piedi sui pedali, mostra i muscoli e quella reattività che poche bici sanno mettere in campo. Al contrario, sulle brevi scalate e sui tracciati vallonati, dove i cambi di ritmo e la capacità di tenere alta l’andatura fanno la differenza, questa Ridley invita a tenere la “catena in tiro”. L’avantreno è tanto sostenuto. Chi usa questa bici percepisce la differenza tra una vera bici aero (e la Noah Fast lo è), le “ibride” e le biciclette votate alla salita.

Provata anche con le ruote Deda SL6
Provata anche con le ruote Deda SL6

Quale la configurazione migliore?

Non esiste una configurazione peggiore delle altre, ma c’è quella più efficiente, quella che è in grado di far esprimere meglio delle altre le potenzialità di questa bici, quella in linea ad un mezzo che non vuole essere per nulla un compromesso.

A nostro parere la Noah Fast si può dotare del suffisso “boost” con le ruote da 62 millimetri, perché la bici riesce a far suo quell’effetto volano generato dal cerchio “altissimo”. Certo, un allestimento impegnativo e dispendioso in fatto di energie (perché tutto ha un prezzo), ma anche aggressivo e corsaiolo.

Una parte del test invece con le ruote Dura Ace 50
Una parte del test invece con le ruote Dura Ace 50

In conclusione

Se è lecito aspettarsi una ulteriore evoluzione della piattaforma Noah Fast di Ridley (non abbiamo notizie in merito, ma è pur vero che nel 2024 il progetto attuale compie 5 anni), è altrettanto importante per noi capire il potenziale di una bicicletta aero tra le più ambite. La Noah Fast è uno dei simboli della velocità, una bici da competizione che racchiude il progresso legato al wind tunnel di Paal (all’interno della sede Ridley), utilizzato anche da altri brand del settore.

La Noah Fast è impegnativa, gratificante, particolarmente efficiente quando si ha la gamba, una bici che non è mai sazia di watt e chiede costantemente di essere messa alla frusta. Questa Ridley è una di quelle di quelle bici da “trattare male” (argomentando in termini di performance): più ne dai e più te ne chiede.

Ridley

Belgian Cycling Factory rilancia e investe in Eddy Merckx Bikes

31.01.2024
4 min
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KORTRIJK (Belgio) – Velofollies è l’expo di riferimento per i consumatori e gli appassionati di bici del Benelux, ma anche della Francia del Nord e della Germania. L’evento è anche una sorta di treno che porta un messaggio importante, ovvero il rilancio di Eddy Merckx Bikes. Il brand è nel roster della Belgian Cycling Factory (nel portofolio dell’azienda belga spicca Ridley).

Abbiamo scambiato alcune battute con Stefan Aerts, brand manager e fratello di Jochim Aerts (CEO di Belgian Cycling Factory).

Le aziende della Bike Valley, che tocca anche il mondo hi-tech
Le aziende della Bike Valley, che tocca anche il mondo hi-tech
Da quando Eddy Merckx Bikes è nell’orbita di Belgian Cycling Factory?

L’acquisizione risale al 2017 e la volontà iniziale era quella di rilanciare il brand fin da subito. Avevamo iniziato a fare operazioni ed investimenti importanti, vedi ad esempio la collaborazione con il Team AG2R-La Mondiale, all’epoca nel roster c’era Romain Bardet che battagliava costantemente per il podio al Tour de France e quella era il primo tassello di un puzzle. Poi c’è stato il Covid e abbiamo avuto la necessità di fermare tutto il programma di ricerca, sviluppo e gli investimenti. E’ arrivato il momento per rilanciare il marchio, ma bisogna farlo nel modo giusto.

Stefan Aerts all’expo di Velofollies
Stefan Aerts all’expo di Velofollies
In un momento dove il mercato delle bici è stagnante?

Stiamo costruendo un percorso, passo dopo passo o, per meglio dire, pedalata dopo pedalata. Non c’è la necessità di far esplodere il brand Eddy Merckx Bikes in pochissimo tempo. C’è una strategia ben calibrata che tiene conto della parte finanziaria, dell’heritage del marchio e delle diverse categorie di prodotto e di utenza dove puntiamo a creare un interesse importante.

Ad esempio?

Punteremo forte sul mercato americano e su quelle giapponese, dove abbiamo già delle quote non secondarie, senza dimenticare l’Europa. Nel Continente sappiamo che la concorrenza è fortissima, ma è pur vero che c’è un ritorno di interesse per le bici in acciaio, in titanio e per il gravel. Con Eddy Merckx puntiamo ad avere prodotti di questo segmento, quello delle leghe metalliche. E’ una nicchia, ma è importante esserci.

Anche per differenziare l’offerta proposta da Ridley?

E’ proprio così, ma le bici Eddy Merckx avranno un’identità precisa. Ma a prescindere da questo, prosegue anche per il 2024 la collaborazione con il Team Vlaanderen-Baloise, al quale forniamo l’ultima versione della 525.

Tornando all’acquisizione e a questa fase di rilancio, si può dire che Belgian Cycling Factory ha salvato il marchio Eddy Merckx?

Quando Eddy Merckx Bikes è entrata in Belgian aveva una produzione annua di 400/500 biciclette. Un numero troppo basso con le dinamiche attuali e i volumi di questo mercato. Quindi, da un lato è corretto, in parte la stessa acquisizione è il tassello di una strategia. Belgian Cycling Factory non deve dipendere solo da Ridley ed il gruppo deve essere in grado di offrire biciclette diverse, per tipologie di ciclisti differenti.

La 525 in dotazione al Team Vlaanderen-Baloise
La 525 in dotazione al Team Vlaanderen-Baloise
E’ lecito pensare ad una condivisione di soluzioni e tecnologie?

Le biciclette hanno gli stessi reparti di ricerca e sviluppo, soluzioni tecnologiche traslate da una parte all’altra e risorse, ma come detto in precedenza il focus di Eddy Merckx è differente. Non puntiamo ad avere i medesimi risultati e numeri di Ridley. Potrà esserci un maggiore visione gravel e endurance. Valuteremo man mano, entrando ufficialmente anche nel settore e-bike.

Avete stimato un periodo entro cui potrete considerare completata la fase di rilancio?

Non esiste una risposta precisa. Siamo testimoni di un mercato poco brillante, eppure il trimestre Settembre/Novembre 2023 è stato uno dei migliori di sempre. Quello che ci ha colpito è il numero di bici customizzate, che in quel periodo ha coperto oltre il 70% delle vendite.

Verniciatura fatta in casa, anche custom
Verniciatura fatta in casa, anche custom
Cosa vuol dire?

Significa che la nostra flessibilità di produzione è un vantaggio che dobbiamo sfruttare anche per le bici Eddy Merckx. Siamo in grado di produrre bici customizzate e la personalizzazione di verniciatura e montaggio fatti in casa sono un tassello che gioca a nostro favore.

Ti vedremo anche in Italia come ambasciatore?

Certo, ci vediamo da metà febbraio in avanti, per diversi giorni e non solo come responsabile di Eddy Merckx Bikes, ma anche per visitare qualche artigiano italiano che produce le bici in acciaio tanto apprezzate nel mondo.

Ridley Kanzo Fast, gravel da competizione senza compromessi

15.11.2023
7 min
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Ridley Kanzo Fast è la bici per le gare gravel. Mostra delle performances perentorie, è veloce e agile, mette alla prova le abilità di guida e la resistenza dell'atleta, ma è quando la condizione atletica è al top, questa bici invita a spingere sempre di più

La Ridley Kanzo Fast è una di quelle bici da competizione capace di spingerti oltre. La Kanzo Fast si sposa perfettamente con le richieste di chi vuole sfogare il suo istinto racing anche in ambito gravel.

E’ veloce e possente, sembra una bici aerodinamica da strada, di quelle super performance, ma è preparata per correre sullo sterrato. L’abbiamo provata e messa alla prova anche in gara, prima alla Monsterrato Race, poi al mondiale in Veneto.

La Kanzo Fast non fa nulla per nascondere il suo concetto di bici aero
La Kanzo Fast non fa nulla per nascondere il suo concetto di bici aero

Aerodinamica, focus di Ridley

Avere un wind tunnel interno all’azienda è un vantaggio che deve essere sfruttato, un aspetto che ha condizionato il DNA del marchio belga ed il design di buona parte delle sue bici. E’ un segno di distinzione funzionale alla resa tecnica delle biciclette.

La Kanzo Fast è anche e soprattutto una bici gravel da competizione ed aerodinamica. Per identificare ancor più questa bicicletta, abbiamo chiesto a Bert Kenens, Product Manager di Ridley.

La Kanzo Fast trova ispirazione da un altro modello della gamma Ridley?

Se mettiamo una Kanzo Fast accanto ad una Noah Fast, è lampante da dove abbiamo l’ispirazione per lo sviluppo della prima. La Kanzo Fast è stata una delle prime bici gravel aero sul mercato, era l’agosto 2020. Abbiamo portato la nostra esperienza e conoscenza derivate dallo sviluppo del Noah e trasformate per una versione gravel.

Aerodinamica “estremizzata” in ottica gravel, ma è veloce anche su strada?

Sì e i dati lo dimostrano. Una volta portata nella galleria del vento, utilizzando le stesse ruote e gomme, la Kanzo Fast ha mostrato dei valori addirittura superiori alla Noah Fast. La differenza è da identificare nell’assenza del deragliatore e nell’uso della mono corona, ma il valore finale la dice lunga sull’efficienza di questa bici.

Su questa bici non si può montare il deragliatore
Su questa bici non si può montare il deragliatore
Perché la scelta di prevedere esclusivamente la trasmissione con il monocorona?

Un fattore legato principalmente all’aerodinamica, alla forma del piantone e al fatto di avere un carro posteriore molto corto. A questi particolari si aggiunge un passaggio delle gomme di 42 millimetri. Se avessimo aggiunto il deragliatore, la spaziatura si sarebbe ridotta. Secondo noi, l’uso di un gruppo monocorona non è un svantaggio con i nuovi gruppi gravel.

Il test su un telaio S

Il telaio e la forcella della Kanzo Fast sono completamente in carbonio, con una produzione categorizzata Elite Series. La forcella (rake da 47 millimetri) ha dei volumi laterali davvero importanti, quasi invasivi, con le due piccoli ali vicino al perno passante (prendono il nome di F-Wings) che hanno l’obiettivo di minimizzare l’effetto delle turbolenze. Lo stelo della forza ha una forma a D, utile per il passaggio interno delle guaine.

Nella zona del tubo sterzo la Ridley Kanzo Fast segue il concetto di bici parecchio efficiente in termini di penetrazione dello spazio, con una parte bassa del tubo dello sterzo, grande e muscolosa, quasi un tutt’uno con la forcella. Le sedi dei cuscinetti dello sterzo sono 1”1/4 (bassa), 1”1/8 (alta).

Sram Rival AXS 1×12

Il reggisella è specifico e con il profilo posteriore tronco, perfettamente compatibile con la bici da strada Noah Fast (e anche con la nuovissima Falcn RS). Il carro posteriore ha le tubazioni più magre, sottili ed asciutte, rispetto al triangolo principale. Da un lato si crea un contrasto estetico: muscolosa davanti e sfinata sul posteriore, ma anche per questo motivo la Kanzo Fast è parecchio veloce e stabile. Il passaggio delle gomme è garantito fino a 42 millimetri. Siamo arrivati a montare coperture da 45 millimetri, non troppo tassellate ai lati ( ma e’ sempre necessario considerare anche la larghezza interna del cerchio).

La trasmissione è Sram Rival AXS 1X12 XPLR (corona da 42 e pignoni 10-44), la sella è di Selle Italia (SLR Boost), mentre le ruote sono 4ZA Levanto con cerchio in carbonio e gommate Vittoria. Il peso rilevato è di 8,7 chilogrammi (senza pedali) ed il prezzo di listino è di 5.484 euro.

Al termine della impegnativa Monsterrato di Quattordio
Al termine della impegnativa Monsterrato di Quattordio

Come va

Una belva da gara. E’ una bici sviluppata per l’agonismo e non fa nulla per nasconderlo, portando con se tutto il DNA race di casa Ridley. Quando è su asfalto, dove è necessario fare velocità, è anche superiore ad una bici da strada con vocazione corsaiola. Tenendo ben presente che stiamo parlando di una bici gravel, è naturale rimanere sorpresi dall’efficienza anche su asfalto. Invita a spingere sempre, è esigente e a tratti cattiva, mettendo alla prova nelle fasi di guida più tecniche e complicate.

Tutto quello che viene impresso sui pedali si scarica a terra, tanto che le energie disperse sono pari allo zero. Con una bicicletta del genere diventa fondamentale anche la preparazione del mezzo e il setting degli pneumatici. E’ molto rapida nei cambi di direzione, anche grazie ad un interasse molto ridotto, valore che contribuisce alla sua agilità. Si cambia traiettoria al minimo spostamento del corpo.

Argento mondiale

«Le caratteristiche più importanti della bici – spiega Florian Vermeersch che l’ha usata al mondiale gravel, cogliendo l’argento – sono la rigidità e il fatto che è molto veloce. La Kanzo Fast obbliga ad una guida molto aggressiva. Non è la bici più leggera ma credo che l’aerodinamica compensi questo.

«Se è possibile utilizzarla nelle gare su strada? Direi proprio di si, perché non si discosta molto dalla Noah Fast che utilizziamo nel team. Durante il mondiale gravel ho utilizzato un assetto molto vicino a quello delle bici da strada, complice proprio il fatto che la Kanzo Fast è simile alla Noah Fast».

Florian Vermeersch, argento a Pieve di Soligo con la Kanzo Fast
Florian Vermeersch, argento a Pieve di Soligo con la Kanzo Fast

In conclusione

La Ridley Kanzo Fast non è una bicicletta per i cuori teneri, ma se si ha voglia di spingere, mettersi alla prova e osare nella guida tecnica in gara, questa bici è goduria agonistica allo stato puro. E’ una bicicletta che anche sotto il profilo dell’impatto estetico osa molto, perché la vicinanza ad una bici aero è sotto gli occhi di tutti. Una sorta di valore aggiunto, a nostro parere, che rende questa bicicletta da gravel diversa, quasi iconica.

Le manca forse la possibilità di mettere un deragliatore ed un plateau doppio, nell’ottica di allargare l’interesse del mercato verso una categoria di utenza che vuole una bici solo per la strada e per il gravel. Interessante è il prezzo di listino, molto buono, che fa salire ulteriormente quel rapporto tra la qualità complessiva ed il costo finale della bicicletta.

Ridley

Nuova Ridley Falcn RS, leggera e tuttofare

08.09.2023
7 min
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Nuova Ridley Falcn RS, progetto nato nella galleria del vento di casa. Una bici leggera, che non vuole concentrare tutte le attenzioni sulla bilancia. Nella taglia media ha un peso dichiarato di 825 grammi cui si sommano i 380 della forcella (la versione completa con Shimano Ultegra e ruote DT Swiss ARC1400 ha un peso complessivo di poco inferiore ai 7,4 chilogrammi). Tre allestimenti, per tre fasce di prezzo.

Aero si, ma c’è molto di più. Ridley ufficializza la nuova bicicletta della categoria performance e destinata a prendere il posto della gloriosa Helium. La Falcn RS non rappresenta solo una bici, ma è la punta dell’iceberg di una piattaforma dove l’aerodinamica collima con la leggerezza.

La Falcn RS è stata sviluppata anche grazie all’utilizzo della galleria del vento. La bicicletta ha le stesse performance aerodinamiche della Noah Fast ed è più veloce della Helium. Entriamo nel dettaglio.

Nei tratti tecnici è superlativa (foto Ridley)
Nei tratti tecnici è superlativa (foto Ridley)

Leggerezza e sostanza

Benvenuti al livello successivo. La nuova Ridley Falcn RS è una bici leggera, ma non si presenta con il biglietto da visita che vuole concentrare tutte le attenzioni sulla bilancia. Nella taglia media ha un peso dichiarato di 825 grammi ai quali sono da aggiungere i 380 della forcella (la versione completa con Shimano Ultegra e ruote DT Swiss ARC1400 ha un peso complessivo di poco inferiore ai 7,4 chilogrammi).

«La Falcn RS deve essere efficiente prima di tutto una volta che è portata su strada – ci racconta Bert Kenens, Product Manager di Ridley – il peso ovviamente deve rispettare certi canoni, ma in fase di sviluppo un punto fermo è stato quello di non sacrificare la rigidità e la sostanza. Avremmo potuto fare una bici più leggera – continua Kenens – ma ci saremmo confrontati con un frame-kit meno stabile».

Ricerca aerodinamica funzionale

La fortuna di avere una galleria del vento all’interno dell’azienda, perché ogni prodotto è testato nel wind tunnel. La lungimiranza è di averci creduto anni a dietro, quando i test delle bici nelle gallerie del vento erano per pochi.

Il progetto Falcn RS parte proprio con la ricerca dei volumi e con il design ottimale delle tubazioni. Il secondo passaggio è stata la configurazione del modello CFD specifico per la nuova bicicletta, seguito dalla creazione dei primi modelli stampati in 3D. Abbiamo posto alcuni quesiti, più specifici, a Bert Kenens.

Aero si, ma con forme non “ingombranti”
Aero si, ma con forme non “ingombranti”
Quanto tempo è stato necessario per creare la nuova Falcn RS?

Poco meno di 2 anni, un spazio temporale relativamente contenuto se consideriamo la complessità del progetto, ma avere una galleria del vento in azienda è un grosso vantaggio.

Quante ore di test sono state investite nel wind tunnel?

Circa una settimana. La comodità di avere una struttura come la galleria del vento di fronte alla porta dell’ufficio ti fa perdere anche la cognizione del tempo. In alcune occasioni ci siamo ritrovati negli studi della galleria anche solo per pochi minuti. Inoltre è da considerare un altro fattore. Oggi come oggi una bicicletta viene creata prima di tutto in modo virtuale con dei modelli CFD dedicati. Bisogna essere in grado di personalizzare quei modelli in base alle proprie esigenze. La galleria del vento è una sorta di ultimo passaggio, dove vengono testati i prototipi 3D per validare il progetto.

Il manubrio integrato Cirrus Pro, un punto fermo del progetto
Il manubrio integrato Cirrus Pro, un punto fermo del progetto
Quale è stata la parte della bicicletta più complicata da disegnare, sviluppare e che via ha portato a fare delle variazioni?

La sezione frontale, nello specifico lo sterzo, la testa della forcella e la prima parte della tubazione obliqua. Il risultato finale è sorprendente per efficienza e per innovazione, ma ci ha portato qualche mal di testa. Con le simulazioni iniziali notavamo che che i flussi d’aria rallentavano in questo punto e si scontravano con l’obliquo. La soluzione è stata quella di dare una nuova forma alla curvatura e alla parte interna della forcella, ma anche all’ultima parte del profilato obliquo. Il risultato è quello di accompagnare l’aria che entra tra la ruota e la forcella attraverso una sorta di corridoio e verso l’alto.

Il progetto Ridley Falcn RS tiene conto anche del manubrio integrato?

Certamente, il cockpit integrato è uno dei punti fermi dello sviluppo di questa categoria di biciclette. Se parliamo di efficienza aerodinamica è una parte della bicicletta maggiormente esposta all’aria, ma deve essere sufficientemente ergonomica per non compromettere la posizione dell’atleta.

I flussi d’aria spinti in alta grazie alla forma della forcella (foto Ridley)
I flussi d’aria spinti in alta grazie alla forma della forcella (foto Ridley)
La Falcn RS ha la scatola del movimento centrale PF86. Come mai questa scelta?

Rispetto alla scatola del movimento centrale larga 68 millimetri con le calotte esterne, la soluzione PF86 adottata per la Falcn RS ci permette di sfruttare un migliore rapporto tra rigidità e peso.

Il reggisella è specifico?

Il reggisella ha un disegno specifico che viene ereditato dalla Noah Fast. Quello della Noah è perfettamente compatibile, è leggermente più pesante, ma il fit è il medesimo. L’arretramento è di 6 millimetri.

Esiste un punto critico in un telaio in carbonio?

Non esiste un punto critico, a meno che non si vada verso un’estremizzazione, ad esempio cercando un peso eccessivamente ridotto.

Famiglia Ridley, il confronto

Mettiamo a confronto la nuova Ridley Falcn RS con la Helium SLX e con la Noah Fast, considerando una taglia M. Il valore stack della Falcn RS è inferiore, ovvero la bici è più bassa nella sezione frontale. 55,1 centimetri, rispetto ai 57,3 della Helium e 56,5 della Noah. Aumenta il reach e cioè la lunghezza. 39,7 centimetri, rispetto ai 39 della Helium e 39,3 della Ridley Noah Fast. C’è una geometria più moderna, ma non è stato snaturato il concetto di sviluppo geometrico tipico di Ridley.

Una Ridley Falcn RS, sempre a parità di taglia è 4 millimetri più alta da terra (bb drop di 70 millimetri) e ha un carro posteriore lungo 40,7 centimetri, rispetto ai 40,5 dei due modelli più anziani.

Il valore dei dettagli

La piattaforma Ridley Falcn RS è stata sviluppata tenendo conto degli pneumatici a partire dalla sezione da 28, ma la bicicletta può supportare coperture fino a 34 millimetri. La tubazione obliqua prevede le tre asole filettate per montare il portaborraccia, sfruttabile su due posizioni differenti. Il supporto del deragliatore è amovibile/sostituibile (dettaglio sempre apprezzabile ed utile). Ma la vera novità ed una prima in ambito strada, è l’adozione del supporto cambio di matrice UDH (universal derailleur hanger).

Uno dei vantaggi? Con questo sistema si elimina la specificità del braccetto del cambio, che ha creato non poche difficoltà ad utilizzatori e brand (ad esempio la reperibilità in caso di rottura).

Allestimenti e prezzi

Le taglie disponibili sono sei, dalla XXS alla XL. Kit telaio a parte, gli allestimenti completi della nuova Ridley Falcn RS sono tre e tutti personalizzabili anche tramite il configuratore delle colorazioni.

Il primo si basa sulla trasmissione Shimano Ultegra Di2 (52-36 e 11-30), con le ruote DT Swiss ARC1400 e tubeless Vittoria da 28-30. La sella è la SLR Boost di Selle Italia. Il manubrio è l’integrato Forza Cirrus Pro (rigido e funzionale, ergonomico e si integra alla perfezione). Il prezzo di listino è di 9.399 euro. E’ la bicicletta che abbiamo usato per il test in anteprima.

Il secondo allestimento prevede la trasmissione Sram Force AXS (48-35 e 10-33) e con il resto dei componenti uguali all’allestimento descritto in precedenza. Uguale è anche il prezzo di 9.399 euro.

L’ultimo ha la trasmissione Shimano 105 Di2 (50-34 e 11-34), le ruote Forza Levanto gommate Vittoria e la sella Model-X di Selle Italia. C’è sempre il manubrio integrato full carbon Forza. Il prezzo di listino è di 7.399 euro.

Ridley

La galleria del vento dedicata solo alle bici

18.04.2023
5 min
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Si parla spesso di galleria del vento, degli effetti che ha l’aerodinamica sulle performances e dei test eseguiti sulle biciclette. In rare occasioni ci siamo posti il quesito, se ne esista una specifica per la bicicletta.

La risposta è sì, esiste, si trova a Paal ed è perfettamente integrata nella sede di Ridley (nello showroom), all’interno della Bike Valley. Ci siamo stati e abbiamo fatto qualche domanda a Daan Teugels, responsabile della galleria del vento e del Progetto Aerodinamica.

Le linee blu della galleria del vento che fanno da soffitto all’esposizione (foto Ridley)
Le linee blu della galleria del vento che fanno da soffitto all’esposizione (foto Ridley)

Una galleria del vento slow speed

«Questa galleria del vento – spiega Teugels – è posizionata all’interno della sede della Belgian Cycling Factory e si sviluppa in lunghezza appena al di sopra della sala di esposizione delle biciclette. E’ la prima galleria che tecnicamente prende il nome “slow speed”, questo perché è dedicata interamente alla bici e tutto quello che ruota intorno alla bicicletta. Qui si eseguono test comparativi, di efficienza e naturalmente di quanto l’aerodinamica pura influisce sulle performances.

«Utilizziamo un modulo CFD proprietario, personalizzato da noi e cucito sulle esigenze del ciclismo. Questo porta dei vantaggi notevoli, soprattutto se facciamo un confronto con altre gallerie del vento che analizzano diverse categorie di prodotti. Ruote, caschi e abbigliamento tecnico, le stesse posizioni dei corridori, qui l’aerodinamica applicata al ciclismo trova il suo regno».

Daan Teugels, responsabile della galleria del vento
Daan Teugels, responsabile della galleria del vento
I numeri della galleria sono replicabili nella vita reale?

La risposta è no, o per lo meno non del tutto, ma l’obiettivo principale di una galleria del vento è quello di fornire una base di lavoro e capire quali sono anche i vantaggi più piccoli. E’ sempre necessario considerare che la variabile più grande è l’atleta. L’analisi tramite la galleria del vento offre dei dati oggettivi di base e relativi ai materiali.

In sostanza la galleria del vento è un lungo corridoio (foto Ridley)
In sostanza la galleria del vento è un lungo corridoio (foto Ridley)
La variabile più grande è il corridore?

Si esatto. Circa l’80% della resistenza totale generata è dovuta al ciclista. Sulla resistenza allo spazio influiscono la posizione dell’atleta e ovviamente la bicicletta. Volendo fare un esempio: la differenza tra una posizione eretta e una posizione aerodinamica è di circa 50 Watt. La differenza tra il normale abbigliamento da corsa con casco da strada, rispetto ad un body specifico da crono e con indossato il casco da crono, con la seconda opzione si risparmiano circa 15 Watt. Lavorare sui componenti e sugli strumenti che usa l’atleta, valutarli nella galleria del vento, ci permette di abbassare l’influenza delle variabili.

Alcuni test hanno una durata di un’ora, altri diversi giorni (foto Ridley)
Alcuni test hanno una durata di un’ora, altri diversi giorni (foto Ridley)
Quanti test vengono fatti in un anno?

Indicativamente 150 in totale, ma dipende dal periodo. Il più intenso è quello invernale e all’inizio della primavera, dove si provano i nuovi equipaggiamenti e i corridori ottimizzano la posizione sulla bici. Quello con una quasi totale assenza di test è quello compreso tra la fine del periodo estivo e l’autunno.

Ci sono anche aziende esterne alla Bike Valley che usano questa galleria del vento?

Certamente, molte aziende che investono e sviluppano abbigliamento, caschi e naturalmente biciclette. Diversi brand americani di biciclette utilizzano questa galleria del vento.

La piattaforma che angola la bicicletta in base alle esigenze
La piattaforma che angola la bicicletta in base alle esigenze
Il vento simulato all’interno che velocità può raggiungere?

La velocità massima che possiamo raggiungere con la nostra galleria del vento è di 108 chilometri orari. Tuttavia la velocità massima utilizzata è di 80, poiché la nostra esposizione sottostante deve rimanere intatta. 80 è un valore molto reale se comparato con condizione esterne di vento estremo.

Esiste un intervallo ottimale di vento all’interno del quale si sviluppano le prove?

La maggior parte dei test rientrano in un intervallo di velocità compreso tra 35 e 60 chilometri orari e un angolo di imbardata compreso tra meno 15 e 15 gradi. Le condizioni al di fuori di questi intervalli sono molto rare.

Vengono eseguiti anche dei test di valutazione termica dell’abbigliamento (foto Ridley)
Vengono eseguiti anche dei test di valutazione termica dell’abbigliamento (foto Ridley)
Quale è il fattore più difficile, se ne esiste uno, da analizzare?

Il più grande ostacolo ai guadagni aerodinamici sulle biciclette è che ogni capo di abbigliamento, ogni attrezzatura e posizionamento sono diversi per ogni ciclista. Raramente c’è un’attrezzatura veloce per tutti. Questo lo rende anche molto interessante ovviamente. L’aerodinamica è molto individualistica e dipende molto dal tipo di corporatura e dalla flessibilità della persona.

Il calco di Tony Martin
Il calco di Tony Martin
C’è un test che è stato più difficile da sviluppare rispetto ad altri?

Come dicevo poco fa, l’aerodinamica è individuale, ogni prova e test, ogni singola situazione sono difficilmente replicabili. Però in passato, quando Tony Martin era ancora corridore, proprio qui abbiamo condotto delle prove per lo sviluppo dell’abbigliamento crono della nazionale tedesca. Quello che avevano in dotazione all’epoca non era troppo efficiente in termini di aerodinamica e lo staff della nazionale ha chiesto il contributo di Bioracer, azienda della Bike Valley con la quale collaboriamo attivamente.

Le fasi di preparazione ai test avvengono in diversi passaggi (foto Ridley)
Le fasi di preparazione ai test avvengono in diversi passaggi (foto Ridley)
E cosa avete fatto?

Abbiamo creato un calco del corpo di Martin, che ritraeva fedelmente la sua posizione sulla bici da crono. Abbiamo notato che la sua spalla destra era più bassa rispetto alla sinistra. Grazie a questa informazione Bioracer ha creato un body ad hoc per il campione tedesco ed in seguito anche la posizione sulla bici da crono è stata modificata in modo da renderla più efficiente. La storia dei suoi risultati parla da sola.

Quanto è il costo di un test?

Sono 500 euro per un’ora, a prescindere dal soggetto della prova.

Lotto-Dstny, ritorno a Roubaix: le Ridley per il pavé

11.04.2023
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Nella settimana santa del ciclismo e della campagna del pavé, abbiamo incontrato Noel Vermeersh, uno dei responsabili dello staff dei meccanici del Team Lotto-DSTNY. Noel è il padre del giovane Florian (non esiste nessun grado di parentela con Gianni Vermeersh, che corre invece alla Alpecin), atleta nel roster della squadra belga, che a Roubaix è stato il primo della sua squadra: 12° a 4’11”.

Gli abbiamo chiesto quali sono le scelte fatte dai corridori per il pavé e alcune curiosità sulle bici Ridley in dotazione alla squadra.

Noel Vermeersh, meccanico della Lotto-Dstny
Noel Vermeersh, meccanico della Lotto-Dstny

Noah Fast anche sul pavé

«La tendenze – ha spiegato Vermeersch – è quella di avere una bici per fare tutto. Sembra passato il periodo dove si cambiavano i mezzi e si usavano le biciclette specifiche per il pavé. Al di là delle forniture dei materiali, i corridori di oggi preferiscono avere lo stesso modello di bicicletta e farlo settare in base alla gara».

Con queste parole Florian Vermeersh ci ha aperto le porte del camion officina del Team Lotto-DSTNY. La bici che usa “sempre” il team belga è una Ridley Noah Fast, montata con ruote DT Swiss ACR1100 Dicut e tubeless Vittoria Corsa Graphene con la sezione differenziata tra anteriore e posteriore (28/30 millimetri). Il manubrio è quello integrato e full carbon Ridley, ma è marchiato Deda per una sponsorizzazione e collaborazione tecnica che è sempre molto attiva. Le selle sono Selle Italia e Florian Vermeersh, ad oggi, è l’unico atleta ad usare la nuova SLR 3D.

La nuova SLR 3D di Selle Italia
La nuova SLR 3D di Selle Italia

La trasmissione è Shimano Dura Ace 12s, ma con la catena Gold di KMC. Ma a Vermeersh senior abbiamo chiesto delle curiosità anche in ottica Paris-Roubaix.

Solo Ridley Noah Fast, oppure ci sono delle bici diverse?

Tutti i corridori hanno in dotazione la Noah Fast. Abbiamo solo un corridore che è orientato sulla Helium, per le competizioni con molto dislivello e per i grandi Giri.

Per la Roubaix avevate previsto di usare dei tubeless diversi?

No, per noi il riferimento rimane il Vittoria Corsa TLR Graphene, sono cambiate le sezioni. Di norma con le ruote DT Swiss usiamo 28 per l’anteriore e 30 per il posteriore, alla Roubaix abbiamo usato larghezza da 32, davanti e dietro.

Rispetto all’anno passato le sezioni dei tubeless sono diverse?

Si, lo scorso anno la combinazione più usata era 25 davanti e 28 dietro. I test condotti anche in galleria del vento hanno dimostrato che gli pneumatici più grandi sono migliori e la bicicletta è più veloce.

I corridori cosa scelgono?

Oltre alle scelte soggettive, se un corridore vede che è più performante, è lui il primo a chiedere quella soluzione.

Per quanto riguarda le pressioni?

Con la configurazione dei tubeless differenziati siamo tra le 4,4 e 4,6 atmosfere, ma dipende molto dal peso dal corridore e dalle condizioni meteo. Se piove abbassiamo di qualche punto, non molto per la verità. Sul pavé della Roubaix con le 32, ci siamo orientati intorno alle 4 atmosfere o poco al di sotto. Nel nostro caso è fondamentale considerare l’elevata elasticità di questo tubeless, per noi un grande vantaggio.

Per il pavé avete aumentato la quantità di liquido all’interno dei tubeless?

No, usiamo sempre la stessa quantità: 70 millilitri di liquido anti-foratura.

Cosa comporta una gara bagnata sul pavé per voi meccanici?

Se la giornata prevede pioggia, che sia il Giro delle Fiandre oppure la Roubaix, dopo la corsa c’è una giornata intera e molto intensa di smontaggio totale delle biciclette. I movimenti centrali vengono completamente sostituiti e ogni parte rotante viene smontata. La catena viene cambiata.

Quanti chilometri di vita ha una catena?

Le nostre KMC che sono molto leggere, vengono sostituite dopo 3.000-3.500 chilometri, oppure dopo 5 giorni consecutivi di gara. Questo nella norma, poi ci sono le condizioni oltre il limite, come ad esempio il pavé ed il brutto tempo.

Per le gare delle pietre avete usato un guida catena?

Qualche corridore lo chiede, ma sempre meno. Con le trasmissioni a 12 rapporti di ultima generazione, che hanno il deragliatore diverso e l’aumento del diametro delle corone, il pericolo che la catena cada all’interno si è ridotto molto. Inoltre, se dovesse capitare, il corridore sarebbe costretto a fermarsi per tirare su la catena. Talvolta è sufficiente portare il deragliatore verso la corona grande e la catena risale facilmente.

E invece per quanto concerne la scelta dei rapporti?

Tutti i corridori usano la combinazione 54-40, mentre i pignoni posteriori con la scala 11-30 sono quelli più utilizzati. Possiamo considerarlo un setting standard, anche per il pavé. Montiamo dei pignoni 11-34 quasi esclusivamente per i grandi Giri.

Tutti i pedali sono al massimo della tensione. E’ sempre così, oppure in occasione del pavè sono stati allentati?

Sono sempre al massimo della tensione e tutti i corridori ormai chiedono il pedale più rigido possibile nella fase di tenuta. Non solo, sempre meno atleti usano le tacchette gialle. Noi abbiamo i pedali Shimano e le gialle offrono una maggiore libertà laterale del piede. Ormai tutti vogliono le rosse, completamente fisse, oppure le blu, con un gioco laterale molto contenuto.

Il diametro dei dischi dei freni?

Preferiamo rimanere sui 160 anteriori e 140 posteriori. E’ una soluzione ottimale anche nell’ottica di un intervento dell’assistenza tecnica neutrale. Diciamo pure che le forature sono sempre meno, rispetto ad un passato con i tubolari e a chi preferisce usare le camere d’aria.

Quanto pesa la Ridley Noah Fast che usano i vostri atleti?

E’ una bicicletta che è di poco superiore ai 7 chilogrammi, poi ovviamente dipende dalla taglia.

Il Belgio, cuore pulsante della bici in tutte le sue forme

01.04.2023
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Se in Belgio la bicicletta è una religione, è pur vero che dietro la parte più passionale di questo sport si cela un’industria che offre lavoro, opportunità e sviluppa tecnologia.

La stragrande maggioranza dei progetti prendono forma nella Bike Valley di Paal, dove ha sede la Belgian Cycling Factory e dove un pool di aziende di provenienze differenti investono e creano.

Le aziende della Bike Valley, che tocca anche il mondo hi-tech
Le aziende della Bike Valley, che tocca anche il mondo hi-tech

Ridley punta dell’iceberg

Belgian Cycling Factory, ovvero il gruppo belga che parla la lingua della bicicletta e trova nella bici il suo core business. Il marchio più conosciuto, all’interno di questa grande famiglia è rappresentato da Ridley, ma ci sono anche brand come Eddy Merckx e 4ZA, Corsa e RES, quest’ultimo dedicato alla mobilità e-bike e urbana. Ma ci sono anche BCF, azienda di abbigliamento tecnico e non in ultimo il Wind Tunnel Bike Valley (foto Wim Mostmans in apertura), ovvero l’unica galleria del vento “low speed” sviluppata in maniera specifica per la bicicletta.

Jochim Aerts è il CEO e proprietario di Belgian Cycling Factory
Jochim Aerts è il CEO e proprietario di Belgian Cycling Factory

La più grande azienda familiare del mondo della bici

Belgian Cycling Factory prende vita nel 1997 e nell’era post Covid trova uno dei momenti di maggiore espansione. Da 100 dipendenti, passa a circa 130 (ma è tutt’ora in crescita) alla fine del 2022 e mantiene il quartier generale proprio in Belgio a Paal.

I frame kit vengono prodotti in Asia, ma c’è un ritorno alla produzione europea, grazie all’apertura (non di proprietà) di una fabbrica in Portogallo. L’ingegnerizzazione e la verniciatura però sono fatte totalmente in Belgio, con un dislocamento in Moldavia per la verniciatura. La parola ad Jochim Aerts, che ne è il CEO e il proprietario.

Jochim Aerts, CEO e fondatore

«Nell’era post Covid – racconta ancora Jochim Aerts – la Bike Valley e con lei la Belgian Cycling Factory sono state sottoposte ad una grande fase di innovazione. Dalle strutture, fino ad arrivare ai concept tecnologici che riguardano tutta la produzione, fino ad arrivare alle nostre ambizioni. Ci siamo ampliati e oggi, grazie ai due moderni building e una superficie produttiva di 17.000 metri quadri, siamo strutturati in modo adeguato.

«Quello che vogliamo fare è proporci come una vera e propria alternativa ai brand americani di riferimento e anche il ritorno di una produzione europea conferma questo intento. E poi siamo un gruppo che viene gestito in toto da una famiglia. Non è facile, ma questo fattore diventa un vantaggio nel momento in cui è necessario prendere delle decisioni ed è fondamentale farlo in tempi molto stretti.

«Prima dell’epoca Covid uscivano dalla fabbrica tra le 20.000 e 25.000 biciclette all’anno. In questo momento siamo intorno alle 30.000, ma l’obiettivo è di arrivare a 60.000. Qui in Belgio ad oggi siamo in grado di montare da zero 50 biciclette ogni ora. Non è un traguardo impossibile – continua Aerts – e fa parte di un processo di rinnovamento che coinvolge tutta la Belgian Cycling Factory. Abbiamo le capacità di farlo e di crescere ancora».

Daan Teugels, responsabile della galleria del vento e del progetto aerodinamica
Daan Teugels, responsabile della galleria del vento e del progetto aerodinamica

La prima galleria del vento per la bici

«Il know-how sul quale possiamo contare oggi – prosegue Jochim Aerts – non è comune. Lo dimostra la capacità di vendita e di personalizzazione, grazie ad un verniciatura interna all’azienda, un reparto che è in grado di affrontare anche un processo di customizzazione sempre più richiesto dalla clientela. Lo dimostra la galleria del vento che abbiamo creato, il primo completamente focalizzato sulla bicicletta e utilizzato anche da brand esterni alla Belgian Cycling Factory e che arrivano da oltreoceano. Pensando alle aziende che qui cercano delle risposte a me piace sempre dire: quello che tu puoi fare a casa tua, noi qui lo possiamo fare meglio».

Segaert, l’argento della crono su un prototipo Ridley

21.09.2022
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«La mia strategia di gara – ha detto Segaert dopo l’argento nella crono U23 –  è stata elaborata da mio fratello Loic, che è anche il mio allenatore e in cui ho piena fiducia. Ci abbiamo lavorato fino all’ultimo per via dei cambiamenti del vento. Nonostante un simile piano, è sempre difficile contenersi durante un mondiale. Con tutto quell’incoraggiamento lungo la strada e anche pensando alle persone che stanno guardando da casa. Era particolarmente importante trattenersi nel primo giro, ma penso di non aver risparmiato abbastanza. Ero ancora forte , ma non è bastato».

L’argento accettato con soddisfazione da Segaert, davanti alla superiorità indiscussa di Waerenskjold
L’argento accettato con soddisfazione da Segaert, davanti alla superiorità indiscussa di Waerenskjold

Scoperto per caso

Alec Segaert lo scoprimmo un anno fa per le sue frequentazioni italiane. Senza darlo troppo a vedere, il giovane belga, che nel 2021 era ancora uno junior, veniva a correre (e vincere) da noi, con l’appoggio del Team Ballerini. Solo che con il passare dei mesi, quella che poteva sembrare una presenza simpatica, si è trasformata nell’identikit di un campione, che ha da poco firmato un contratto WorldTour con la Lotto Dstny. Diventerà professionista dal primo giugno 2024: prima si concentrerà sui suoi studi di ingegneria, grazie a una norma dell’ordinamento belga che permette agli atleti di vertice di distribuire i loro esami universitari in base ai loro impegni agonistici. E Segaert, che ha 19 anni, ha ribadito di volersi laureare a tutti i costi.

Dopo essere stato campione europeo juniores a Trento lo scorso anno e aver vinto anche la Chrono des Nations, a luglio Segaert è diventato campione d’Europa nella crono U23 ad Anadia, in Portogallo.

«Il titolo europeo mi ha motivato – ha detto – ma non sapevo come sarei potuto andare andare al mondiale, perché ci sono state poche prove a cronometro di riferimento in questa stagione. Mi aspettavo molto dal norvegese Waerenskjold, dal tedesco Hessman, da Leo Hayter e anche dall’italiano Milesi dal quale ho perso l’ultima tappa del Tour de l’Avenir. Avevo visto bene…».

Nel 2021 da junior Segaert ha vinto a Stradella per distacco
Nel 2021 da junior Segaert ha vinto a Stradella per distacco

«Il percorso mi è subito piaciuto – ha proseguito – molte curve, molti saliscendi, zero pianura e nessuna salita troppo dura. Bisognava capire bene dove dare il massimo e dove recuperare. La mia ambizione? Certo mi sarebbe piaciuto vincere una medaglia, ma se fossi finito quinto, sarei stato contento anche di quello».

Tattica norvegese

E’ arrivato secondo, pagando forse la gestione troppo arrembante, al cospetto del norvegese che invece ha saputo dosare meglio gli sforzi.

«A metà gara – ammette Segaert – sapevo di avere più o meno lo stesso tempo di Waerenskjold, ma sapevo anche che lui aveva fatto un fantastico secondo giro. Da quel momento in poi ho capito che l’oro sarebbe stato molto difficile, ma anche l’argento sarebbe stato fantastico. Così ho continuato a spingere e alla fine è arrivato».

Segaert ha vinto per due anni di seguito l’europeo a crono. Questo il primo, nel 2021, da junior su Cian Uijtdebroeks
Segaert ha vinto per due anni l’europeo a crono. Questo il primo, nel 2021, da junior su Uijtdebroeks

La famiglia al seguito

Mai previsione fu più azzeccata. Il norvegese Waerenskjold che l’ha battuto e Hayter che gli è finito dietro sono stati i primi due nomi, con l’eccezione di Milesi che si è fermato al 10° posto, senza sprizzare troppa gioia. Sul traguardo di Wollongong, Segaert ha trovato anche la sua famiglia, che si è sobbarcata il viaggio per stargli accanto. Vincere il mondiale U23 è da sempre il sogno di suo padre e la crono ha messo in tutto il clan belga una bella fiducia in vista della prova su strada.

«Il piano a lungo termine – ha detto il padre Frank al belga Het Nieuwsblad – è quello di diventare campione del mondo nella categoria U23. Dopo il titolo europeo in Portogallo e soprattutto il tanto lavoro che abbiamo fatto, sapevamo che una medaglia fosse alla sua portata e come genitori abbiamo voluto esserci. Per condividere la gioia, ma anche per esserci se le cose non fossero andate secondo i piani».

In Australia è volata tutta la famiglia Segaert, per turismo e per sostegno (@Belga)
In Australia è volata tutta la famiglia Segaert, per turismo e per sostegno (@Belga)

La nuova Ridley

Per la crono, fra le curiosità più evidenti c’è anche il fatto che Segaert è stato il primo in assoluto ad avere la nuova bici da cronometro di Ridley, sponsor della Lotto-Soudal.

«L’intenzione era che la bici fosse pronta per il Tour de France – ha spiegato il fratello-allenatore Loic – noi ci speravamo, anche in modo che si potessero apportare modifiche se necessario. Sfortunatamente non ci sono riusciti, quindi Alec è stato il primo in assoluto a correre con la nuova bici da cronometro, in realtà ancora un prototipo. Venerdì ci sarà la corsa su strada. Ora sappiamo che la condizione è davvero buona. Se non per se stesso, mio fratello sarà in grado di aiutare un compagno di squadra a vincere il mondiale».

Segaert ha portato al debutto l’attesissima bici da crono di Ridley: un vero prototipo privo di scritte
Segaert ha portato al debutto l’attesissima bici da crono di Ridley: un vero prototipo privo di scritte

Futuro nella Lotto

Alec ha concluso parlando già da professionista navigato e proiettandosi verso il futuro nella Lotto Dstny, nel cui team di sviluppo sta vivendo il primo anno da under 23.

«In questa stagione – ha detto – ho notato quanto questa squadra mi stia seguendo. L’ambiente di lavoro, ma anche l’ambizione di continuare a migliorare. Da un lato, c’è la grande esperienza di talenti che sono arrivati dal devo team, come Wellens, Vermeersch e De Lie. Ma d’altra parte la squadra continua a svilupparsi. Ad esempio nel reparto performance o quando si tratta di materiali. La nuova bici da cronometro di Ridley ha sicuramente giocato un ruolo nella mia decisione di firmare con loro».

Lotto Soudal: si punta a vincere, senza aspettare…

20.04.2021
3 min
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Guardando l’organico della Lotto Soudal si capisce subito che è una squadra che va alla ricerca del “tutto e subito”. Non c’è un vero e proprio specialista dei grandi Giri, che vanno interpretati per andare alla conquista di tappe, lo stesso dicasi per le gare d’un giorno o per le prove di pochi giorni, dove pure c’è un Tim Wellens che ha dato già prova di poter raccogliere tanto. La squadra è puntata sui traguardi giornalieri, a cominciare dalle classiche.

Giro d’Italia 2021, Caleb Ewan batte in volata Davide Cimolai
Giro d’Italia 2021, Caleb Ewan batte in volata Davide Cimolai

In sede di ciclomercato si è quindi lavorato molto per rinforzare il “corpo” del team, con corridori capaci di svolgere il loro lavoro godendo della massima fiducia dei capitani. In squadra sono stati inglobati ben 7 neoprofessionisti, abbassando notevolmente l’età media della squadra, ma già nelle primissime uscite gente come Conca e Verschaeve ha dimostrato di saperci fare.

Tim Wellens nella vittoria 2021 a Besseges
Tim Wellens nella vittoria 2021 a Besseges

Per quanto riguarda le punte, il già citato Wellens è l’uomo per le classiche più articolate, mentre Degenkolb ha la mente proiettata verso il sogno Roubaix dove ha già dimostrato di poter battere tutti. Impossibile dimenticare, dato il palmarés, il “vecchio” Gilbert, uno che quando può piazzare la zampata giusta può ancora farlo e intanto è un perfetto regista in corsa. Poi c’è Caleb Ewan, il “collezionista di tappe”, pronto a finalizzare il lavoro della squadra, ma attenzione a non fossilizzarsi su uno schema fisso: con corridori come De Gendt e lo stesso Wellens gli scenari possono anche cambiare.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Filippo ConcaLeccoIta22.09.19982019
Steff CrasGeelBel13.02.19962018
Jasper De BuystAsseBel24.11.19932013
Thomas De GendtSint NiklaasBel06.11.19862009
John DegenkolbGeraGer07.01.19892011
Caleb EwanSydneyAus11.07.19942015
Frederik FrisonGeelBel28.07.19922016
Philippe GilbertVerviersBel05.07.19822003
Kobe GoossensLovanioBel29.04.19962020
Sébastien GrignardMonsBel29.04.19992021
Matthew HolmesWiganGbr08.12.19932014
Roger KlugeEisenhuttenstadtGer05.02.19862010
Andreas Lorentz KronAlbertslundDen06.01.19982017
Kamil MaleckiBytowPol02.01.19962019
Tomasz MarczynskiCracoviaPol06.03.19842006
Sylvain MoniquetNamurBel14.01.19982017
Stefano OldaniMilanoIta10.01.19982020
Harrison SweenyBrisbaneAus09.07.19982017
Gerben ThijssenGenkBel21.06.19982019
Tosh Van Der SandeWijnegemBel21.06.19982019
Maxim Van GilsBrasschsatBel25.11.19992021
Brent Van MoerBeverenBel12.01.19982019
Harm VanhouckeCourtraiBel17.06.19972019
Florian VermeerschGentBel12.03.19992018
Viktor VerschaeveBrasschaatBel03.08.19982021
Xandres VervloesemMassenhovenBel13.05.20002021
Tim WellensSint TruidenBel10.05.19912012

DIRIGENTI

John LelangueBelGeneral Manager
Mario AertsBelDirettore Sportivo
Herman FrisonBelDirettore Sportivo
Nikolas MaesBelDirettore Sportivo
Maxime MonfortBelDirettore Sportivo
Marc SergeantBelDirettore Sportivo
Kurt Van De WouwerBelDirettore Sportivo
Marc WautersBelDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Allo stesso modo in cui la Groupama-Fdj è fedele da anni a Lapierre, il rapporto fra la Lotto Soudal e Ridley sta diventando davvero un matrimonio degno di nota. Il modello più utilizzato è la Helium, la bici più leggera per le salite, mentre per gli uomini veloci c’è la Noah Fast Disc, mentre per le crono c’è la Dean Fast. Per tutte gruppi e ruote Campagnolo e pneumatici Vittoria.

CONTATTI

LOTTO SOUDAL (Bel)

Toekomstlaan 15/6 + 8, 220 Herentals (BEL)

info@lottosoudal.be – www.lottosoudal.be

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