Matxin: «Ai giovani serve fiducia per crescere senza pressioni»

01.07.2024
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Per tutto l’arco del Giro Next Gen i ragazzi del team UAE Emirates Gen Z hanno avuto accanto la figura di Joxean Matxin che in questi giorni è al seguito della squadra WorldTour al Tour de France. Ritrovarsi accanto il tecnico spagnolo ha un significato importante per questi ragazzi. Dopo averlo visto sulle strade del Giro dei grandi possono finalmente parlare e confrontarsi con lui in una specie di fil rouge che unisce devo team e WorldTour. La presenza di Matxin diventa ancora più importante se si pensa che negli stessi giorni è andato in scena il Giro di Svizzera, dove Yates e Almeida hanno banchettato senza nessuno che si riuscisse ad opporre. 

«Credo sia più importante essere qua – dice subito Matxin – invece che essere allo Svizzera, dove i ragazzi hanno dimostrato di essere in condizione».

Il secondo posto al Giro Next Gen di Torres non ha fatto montare la testa a nessuno, la crescita prosegue (foto LaPresse)
Il secondo posto al Giro Next Gen di Torres non ha fatto montare la testa a nessuno, la crescita prosegue (foto LaPresse)

Il primo Giro Next Gen

Il 2024 ha rappresentato per il UAE Team Emirates un anno di esordio al Giro Next Gen, vista la recente nascita del devo team. Come è andata la corsa più importante a livello di under 23? Cosa ha detto questo appuntamento?

«La corsa si è rivelata una bella soddisfazione – spiega Matxin – vedere Torres fare un cammino del genere a soli 18 anni ci dà un bel motivo per essere felici. Vederlo tra i migliori al mondo vuol dire che la sua crescita, il suo miglioramento, sta andando nella giusta direzione. Poi dall’altra parte c’è uno come Widar che è altrettanto giovane e forte, ma questo non ci intimorisce. 

«Poi ci sono anche gli altri ragazzi ovviamente. Con Glivar avevamo puntato tre tappe e ha portato a casa un buon terzo posto. Giaimi deve ancora crescere e migliorare, ma mettersi alle spalle una corsa del genere gli fa bene (in apertura è lui che parla con Matxin, ndr). Lui è un corridore che ogni anno deve fare un passo in più». 

Matxin a colloquio con Torres prima della tappa di Fosse dove lo spagnolo arriverà secondo
Matxin a colloquio con Torres prima della tappa di Fosse dove lo spagnolo arriverà secondo
Come mai pensi sia più importante essere qui che in altre gare, magari tra i professionisti?

Per me, per la squadra, per tutto. Io sono responsabile del gruppo giovani. Mi piace questa corsa, è il sesto anno che vengo ed il primo con il team Gen Z del quale sono responsabile. Sono qui anche per far vedere loro che ci siamo in ogni momento, la nostra presenza è costante. Sia quando si vince, per congratularci, ma anche quando bisogna crescere. 

Per mostrare fiducia. 

Sì, per dire: «Noi siamo qui». Senza nessuna pressione, vogliamo vedere e imparare con loro. Per sentire se ci sono problemi. Ascoltiamo le loro opinioni e il loro pensiero. I giovani sono importanti per noi e devono sentirsi parte del progetto. Tanto passa anche dai momenti fuori dalla corsa, insegnamo loro a convivere e vivere una settimana insieme. 

E l’opinione verso questi ragazzi qual è?

Si capisce e capiscono che è un progetto under 20, per questo ci sono solamente corridori di primo o secondo anno. L’eccezione è Glivar, che però ha una storia e un progetto diverso. Abbiamo voluto fare questa scelta per una questione di onestà. 

I ragazzi del team Gen Z hanno già accumulato esperienza con i professionisti, qui Glivar al Tour of Sharjah, vinto
I ragazzi del team Gen Z hanno già accumulato esperienza con i professionisti, qui Glivar al Tour of Sharjah, vinto
In che senso?

Noi adesso non abbiamo lo spazio sportivo per dare tanti corridori al team WorldTour. Preferiamo dare una crescita e diventare dei corridori importanti in futuro. Non abbiamo voluto prendere corridori pronti per trovarci poi con poco spazio per ognuno. 

E quanto dura da voi il percorso di crescita?

Dipende. Ci sono ragazzi che hanno bisogno anche del quarto anno e altri che sono pronti dopo due. Torres è un esempio, ora parliamo di un corridore che è arrivato secondo al Giro Next Gen. Se avessimo parlato di lui un mese fa, non eravamo in grado nemmeno noi di definire il percorso di crescita. Poi c’è da dividere le cose, un corridore pronto sportivamente non vuol dire che lo sia anche umanamente

Meglio avere un cammino solido nel team Gen Z?

Il concetto da noi è che questi ragazzi possono salire nel WorldTour ma non viceversa. Si può fare ma non ho quel concetto. Torres ad esempio ha corso con noi alla Coppi e Bartali e al Giro d’Abruzzo. Glivar, invece ha corso già più gare con i grandi. 

Anche Luca Giaimi, nonostante sia un primo anno, ha corso molto con i pro’ a inizio stagione
Anche Luca Giaimi, nonostante sia un primo anno, ha corso molto con i pro’ a inizio stagione
Vero anche che questi 2005 vanno forte…

Dipende, ora quando parli con gli juniores c’è un po’ una febbre. Molti ragazzi sono nei devo team ma con contratti già firmati per il WorldTour. E’ importante tante volte dargli un percorso, io credo che serva tranquillità a questi ragazzi. Non trovo il senso di far firmare loro contratti di due anni, credo che serva più tempo. Per questo noi vogliamo che firmino per tre o quattro anni. Tanti ragazzi dopo due anni possono crescere ancora tanto. 

Non serve avere fretta insomma. 

Quella rischia di tagliare le gambe.

Alla scoperta di Torres: il giovane spagnolo che ha sorpreso la UAE

19.06.2024
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FORLIMPOPOLI – Al bus della UAE Emirates Gen Z, scherzando con Giacomo Notari, preparatore dei ragazzi, si diceva che il Giro Next Gen di Pablo Torres rischiasse di passare in secondo piano viste le prodezze di Widar. Questi due, Torres e Widar, sono stati coloro che hanno animato la corsa rosa under 23 dall’inizio alla fine. Entrambi classe 2005, forti e spavaldi, sono accomunati dalle grandi doti e dalla giovane età. 

Un netto miglioramento

Se di Widar si era vista la grana del campione anche dalla categoria juniores, non si può dire lo stesso per Torres. Tante corse a tappe, ma tutte in Spagna, tranne per una toccata e fuga in Francia e Italia. Il secondo posto sorprende ancora di più se lo paragoniamo con i risultati del passato. Torres ha vinto tanto quando si è confrontato nelle gare nazionali, ma nel momento in cui si era spostato a livello internazionale i risultati non erano stati gli stessi

«E’ stata una gara fin da subito molto dura – racconta mentre si scalda con una giacca refrigerante all’ombra del bus – con un ritmo alto. Quando sono arrivato qui i primi giorni non sapevo quale sarebbe stato il mio livello. Mi stavo allenando molto bene in altura, ma non sapevo come sarebbero stati i miei rivali. Però fin dalle prime tappe ho avuto delle ottime sensazioni e sono arrivato a giocarmi il secondo posto». 

Pablo Torres da juniores ha corso in una squadra di club spagnola prima di passare alla UAE Gen Z
Pablo Torres da juniores ha corso in una squadra di club spagnola prima di passare alla UAE Gen Z
Come ti sei avvicinato al ciclismo?

Quando ero piccolo guardavo il Tour de France e la Vuelta con i miei nonni. Era un bell’intrattenimento, mi piaceva, ma restava pressoché un passatempo. Non mi allenavo ancora, giocavo a calcio, poi un dolore al ginocchio mi ha portato ad usare la bici. Mi è piaciuto molto fin da subito pedalare, e di lì a poco è diventato un impegno sempre più serio. 

Sei alla UAE Emirates Gen Z, come ti trovi?

La squadra è una meraviglia, la migliore del mondo. Sono super felice per l’opportunità che mi hanno dato e sto lavorando per sfruttarla al massimo e imparare tutto quello che è possibile.

In questo breve periodo hai già corso con i professionisti, che ci racconti?

Il ritmo è davvero veloce ma avevo tanta grinta e tanta voglia di dare il massimo per la squadra. Apprendendo dai più grandi che mi hanno insegnato tanto in quelle esperienze.

Pablo Torres in azione al Giro d’Abruzzo dove ha lavorato egregiamente per Adam Yates
Pablo Torres in azione al Giro d’Abruzzo dove ha lavorato egregiamente per Adam Yates
Stai accumulando tante esperienze internazionali e dei buoni risultati…

Credo che la motivazione, correndo in una squadra del genere, cambi molto. C’è un’altra maniera di correre, di vedere la corsa. L’anno scorso non ho avuto modo di fare tante gare fuori dalla Spagna, posso dire che c’è un ritmo molto diverso. E’ difficile, in queste categorie, conoscere i propri rivali, cosa che si nota molto in gara. C’è meno tatticismo. 

Il Giro Next Gen è stata la seconda corsa a tappe di otto giorni, come ti sei trovato?

Mi piace, credo che alla fine tenere un ritmo più elevato per molto tempo mi dia dei benefici. Sono un corridore che si esprime meglio negli sforzi di lunga durata e questo tipo di gare mi si addicono maggiormente.

Sei migliorato tanto in salita, in che modo ti sei allenato?

In inverno ho lavorato duramente con lo staff quando eravamo in ritiro e anche durante la stagione. Devo dire che ottenere questi buoni risultati dà tanto morale per il futuro. Quindi spero di continuare con questa motivazione.

Da sinistra: Giacomo Notari (preparatore del team Gen Z) Pablo Torres e Matxin (responsabile anche del progetto giovani)
Da sinistra: Giacomo Notari (preparatore del team Gen Z) Pablo Torres e Matxin (responsabile anche del progetto giovani)

Le parole di Notari

Parte del merito per la crescita così rapida di Pablo Torres va attribuita a Giacomo Notari. Il preparatore che da quest’anno lo sta seguendo nel progetto giovani della UAE Emirates. 

«Inizialmente non lo conoscevamo tantissimo – spiega coach Notari – anche perché da junior non aveva fatto molto. Però è il ragazzo che tutti vorrebbero allenare, parla poco e fa i fatti. Fin da subito ci siamo accorti che aveva dei numeri buoni durante tutto l’arco dell’allenamento. Nei test fatti in ritiro prima del Sestriere avevamo visto dei buoni numeri, ma non aveva mai corso per così tanti giorni. Nella tappa di Fosse ha fatto gli ultimi 28 minuti di salita a 6 watt per chilo. Con noi deve imparare l’attitudine mentale per vincere e capire come si fa. E anche nel 2025 sarà qui per essere competitivo».