Tour of Oman 2026 Pablo Torres, UAE Team Emirates

Il giovane Torres e la pressione del predestinato

25.02.2026
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Il Tour de l’Avenir del 2024 si infiammò di colpo sul Colle delle Finestre. Lo spagnolo Pablo Torres, che il giorno prima aveva perso la maglia e viaggiava a 3’55” dal nuovo leader Blackmore, sapeva di avere quella sola occasione per riaprire la corsa. Dall’inizio dell’anno era passato al UAE Team Emirates Gen Z, dove lo aveva portato Matxin prelevandolo dalla Sanse di San Sebastian con cui la squadra emiratina aveva una collaborazione.

Torres non era il più forte e non si vergogna di ammettere che da junior viaggiava con qualche chilo di troppo. Andava ancora a scuola e si allenava al massimo due ore nel pomeriggio. Eppure Matxin aveva visto bene, ma neppure lui si aspettata quel che Torres avrebbe fatto di lì a poco sul Colle dominato nel 2018 da Froome nell’attacco con cui vinse il Giro d’Italia. Il suo record resisteva da allora: 64’19. Un’ora, 4 minuti, 19 secondi.

Torres attaccò a testa bassa. Fece il vuoto. Blackmore si oppose gestendo i quasi quattro minuti di vantaggio. E sulla cima lo spagnolo stabilì il nuovo record di scalata in 60’45”: un’ora e 45 secondi. Non riuscì a riprendere la maglia per appena 12″, che il leader riuscì a mantenere. C’è voluta l’impresa di Simon Yates al Giro del 2025 per battere il record del giovane spagnolo: 59’23” che gli permisero di respingere e poi affondare il giovanissimo Del Toro.

Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande
Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande

Cinque anni di WorldTour

A Matxin bastò quello che aveva visto e dal devo team, l’anno successivo Torres venne portato nel WorldTour: contratto fino al 2030. Rischio o calcolo ben ragionato?

«Ancora oggi – ha raccontato Torres all’olandese Wielerfits – quella è stata la mia migliore prestazione di sempre. Mi ha dato l’opportunità di fare il salto di qualità nel WorldTour. Un’esperienza super positiva, certo, ma forse anche un dono avvelenato. Da quel momento in poi, la pressione ha iniziato ad accumularsi. La gente mi faceva credere che sarei diventato il prossimo corridore di punta, il nuovo Tadej Pogacar. Quando tutti te lo dicono, segretamente vuoi essere all’altezza. Ma se poi non riesci a dare ciò che ci si aspetta da te, questo provoca una battuta d’arresto ancora più grande e crea brutte sensazioni mentali».

Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres

La pressione dell’ambiente

Le attese sono alte, i 19 anni non sono garanzia di solidità. Il professionismo è una strada costellata di sacrifici che devi aver accettato tu per primo. L’adolescenza, perché fino a 25 anni si è tali, è un momento duro e fondamentale per lo sviluppo. L’insuccesso colpisce l’autostima, con il rischio che il ragazzo non creda più in se stesso.

«C’è molta pressione sui giovani corridori – ha raccontato Torres – la sento anch’io. Tutti pensano che diventerò un corridore forte ed è un loro diritto. Ma pensano anche che vincerò subito le mie prime gare e non funziona così. Ognuno ha il suo percorso di crescita e la sua carriera. Devo concentrarmi su me stesso e non ascoltare quello che dice la gente. Ma è difficile, perché questa pressione sta influenzando le mie prestazioni. Se non vinci, non significa che tu stia andando male. Invece inizi a pensare di non essere abbastanza bravo ed è davvero difficile. Per fortuna ho trovato supporto all’interno del team, che mi sta aiutando a concentrarmi su me stesso».

Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò

Uno sviluppo costante

Quel contratto fino al 2030 è una sorta di assicurazione a lungo termine. Tolti Van Aert e Pedersen, che hanno firmato dei contratti a vita, quello di Torres con la UAE Emirates è l’impegno più lungo del gruppo, al pari di quello di Pogacar. Non avrebbe avuto più senso permettergli di proseguire il suo cammino nel devo team, mantenendo le certezze raggiunte l’anno precedente con quel numero sul Colle delle Finestre?

«Matxin mi ha offerto un contratto così lungo – ha detto Torres – proprio per evitare che cerchi risultati immediati e possa lavorare costantemente sul mio sviluppo. Sono pienamente d’accordo con lui. Mi viene data molta fiducia. Matxin mi dice sempre di non saltare i passaggi, di non aspettarmi troppo. Mi sono allenato bene per tutto l’inverno e mi sento già più forte e a mio agio. Ho avuto problemi al ginocchio fin dalle prime gare. Ho riposato, ma in Oman il problema si è ripresentato. La chiave ora è riposare ancora e raggiungere un livello in cui posso ottenere la mia prima vittoria. Sarà difficile, ma se anche non ci riuscissi, continuerò a provarci l’anno prossimo. Passo dopo passo».

Pablo Torres solidità, crescita e una news: farà l’Avenir

27.05.2025
4 min
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Pablo Torres è un altro gioiello della ricca corona della UAE Emirates e uno degli scalatori più forti in prospettiva. Su di lui, tutto sommato, si sa ancora poco. Quest’anno è passato nella squadra WorldTour. Torres era già in casa UAE, ma nella continental, ed era seguito da Giacomo Notari.

Come si sta adattando a questa nuova dimensione? Sin qui ha messo nel sacco ben 32 giorni di corsa e si è fermato ai primi di maggio a causa di una caduta, come vedremo. Tante corse a tappe per mettere chilometri ed esperienza nelle gambe e aumentare il motore. Ricordiamo che parliamo di un ragazzo nato nel 2005.

Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani
Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani

Dall’Abruzzo all’Ungheria

Ci eravamo lasciati con Pablo Torres brillante al Giro d’Abruzzo e poi al servizio del team al Tour de Romandie, sua terza gara WorldTour. Lo spagnolo era partito alla volta della corsa magiara con i gradi di leader e grandi ambizioni, ma nella seconda tappa ecco una brutta caduta che lo ha messo ko. Commozione cerebrale e stop forzato.

Come sta dunque Pablo Torres? «In Ungheria è caduto – spiega Matxin – ed è un peccato perché avrebbe potuto fare classifica. C’era per lui una tappa in salita interessante. La cosa importante però è che sta recuperando bene».

Noi ci ricordiamo delle sue imprese al Giro della Valle d’Aosta. Vederlo pedalare dal vivo non fu cosa banale: scioltezza e potenza insieme.

Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)
Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)

La crescita

Non è facile stabilire quanto sia cresciuto il madrileno. Ma se una squadra come la UAE Emirates, dove di certo non c’è fretta di sfornare campioni, ti promuove in prima squadra, vuol dire che stai andando bene e che la stoffa c’è.

«Io – va avanti Matxin – dico che Pablo sta facendo bene la sua professione ed è senza dubbio in crescita. Sta imparando a prendere il livello del WorldTour, che è diverso da quello della continental. Lo sta facendo piano piano. Stiamo mischiando un po’ le cose e le corse: alcune gare di primo livello e altre nel WorldTour, per far sì che possa crescere, come detto, e ottenere, non col Tour, qualche risultato».

«Non voglio neanche etichettare la sua crescita con un numero, con i watt… Non è una macchina che è in anticipo o in ritardo su certi parametri. Vogliamo fare le cose in maniera corretta, rispettando i suoi tempi. Se lui va forte siamo contenti, se va meno forte siamo fiduciosi per quello che sarà. Insomma, vogliamo togliergli tutta la pressione e dargli tutta la fiducia».

Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”
Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”

Torres all’Avenir

Matxin parla a tutto tondo del suo giovane connazionale. Esalta sia l’aspetto tecnico che quello umano.

«Pablo è un ragazzo d’oro. In squadra lo adorano tutti. Si sa far voler bene, E’ un ragazzo umile che ha tanta, tanta voglia di vincere. Per lui tutto questo è un sogno. Mi diceva: “Il primo giorno che sono stato con la prima squadra e sedermi al fianco di Tadej, Adam o Jay… non ci credevo. Erano i corridori di cui avevo il poster in camera”».

Ma c’è una domanda che ci preme fare al manager della UAE Emirates. Di solito chi arriva al primo anno nel WorldTour non fa un grande Giro. Tuttavia, qualche eccezione c’è stata: Del Toro e, prima ancora, Ayuso. Insomma, c’è un’idea Vuelta per Torres?

«Quest’anno no – replica Matxin – almeno per il momento. Ma vi dico questa: Torres farà il Tour de Suisse, il campionato nazionale e, visto che l’anno scorso è arrivato secondo sarà presente al Tour de l’Avenir. Abbiamo parlato con la Federazione spagnola, l’ho fatto io personalmente, per prepararlo bene in vista dell’Avenir».

UAE: quanti talenti all’ombra di Pogacar, riusciranno a sbocciare?

15.11.2024
5 min
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Nel tentativo di iniziare a prendere confidenza con le rose del 2025, ancora da completare in alcuni casi, abbiamo curiosato tra i nomi del primo team al mondo: il UAE Team Emirates. Gli emiratini hanno collezionato vittorie su vittorie, per un totale di 81 successi. Molti di questi portano la firma di Tadej Pogacar, ben 25. Ma alle spalle dello sloveno ci sono corridori che crescono, migliorano e cercano spazio. Tra loro ci sono tanti giovani, l’inverno ha portato alla promozione di Pablo Torres dal team di sviluppo al WorldTour. Il talentuoso spagnolo appena diciannovenne si aggiunge a una lunga lista di giovani fenomeni. 

I nomi sulla lista sono sei: Pablo Torres, Jan Christen, Antonio Morgado, Isaac Del Toro, Igor Arrieta e Juan Ayuso. Si capisce subito che stiamo parlando di talenti in grado di continuare ed estendere il regno di sua maestà Tadej Pogacar, ma saranno in grado di aspettare il loro turno alle spalle del Re? Difficile da dirsi e ancor più da pronosticare. Tuttavia si sa che la maggior parte delle volte alle spalle della caduta di un regno c’è la volontà di un principe di sovvertire le gerarchie. Chi è chiamato a mantenere l’ordine all’interno dei confini è Joxean Matxin, sport manager del UAE Team Emirates. 

Spazio

Come si trova il giusto equilibrio all’interno di un team in grado di vincere così tanto e che ha nella sua rosa il corridore più forte al mondo, in grado di vincere in ogni momento e su ogni percorso?

«I ragazzi hanno spazio sportivo – dice subito Matxin – siamo la squadra che ha vinto di più e con il maggior numero di corridori. Abbiamo portato alla vittoria più di 20 ragazzi nel 2024 e alcuni di loro sono proprio i giovani. A noi interessa il loro percorso di crescita, poi se arrivano anche i successi la gioia si moltiplica. Da un certo punto di vista abbiamo rotto una mentalità vecchia del ciclismo, ovvero che se un corridore forte vuole vincere deve farlo lontano da altri campioni». 

Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Vero, ma gli altri non si sono accontentati delle briciole?

Nelle corse WorldTour va analizzato il risultato finale, Almeida ha fatto quarto al Tour de France, mentre Adam Yates sesto. E poi ci sono state tante altre occasioni in altre corse, ad esempio Ayuso era il nostro capitano alla Tirreno-Adriatico, Yates ha vinto il Giro di Svizzera, McNulty la Vuelta a la Comunitat Valenciana. 

Anche i giovani sono stati in grado di mettersi in mostra?

Certo. Oltre alla Tirreno Ayuso ha corso e vinto il Giro dei Paesi Baschi e Del Toro ha vinto la Vuelta Asturias. Quello che chiediamo ai giovani è che migliorino gara dopo gara. Sono contento che Del Toro abbia corso il suo primo Grande Giro, anche se non nelle condizioni migliori. E penso che nel 2025 toccherà ad altri ragazzi fare questo passo, mi viene in mente Christen, ad esempio. 

La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
Le ambizioni, com’è giusto che sia, poi aumentano e magari i ragazzi non si accontentano più di correre in gare di secondo livello. 

Penso sia una questione di ambizione. Voi vedete un possibile problema, io vedo ancora più occasioni per vincere. Ora nelle grandi corse a tappe ci sono due corridori che sono sopra a tutti gli altri (il riferimento è a Pogacar e Vingegaard, ndr). I corridori lo sanno e noi siamo molto chiari con loro fin da inizio anno. Con Ayuso, per fare un esempio concreto, siamo stati onesti. Gli abbiamo detto che se fosse venuto al Tour de France avrebbe lavorato per Pogacar. Vogliamo essere trasparenti con i corridori in ogni momento, anche alla firma del contratto. Sappiamo cosa chiedere e sappiamo cosa vogliamo. 

Nei Grandi Giri meglio avere in squadra certi corridori che contro?

Correre un Giro d’Italia o un Tour de France accanto a Pogacar è sicuramente meglio che correrlo da avversario. Alla fine chi mi assicura che Adam Yates o Almeida sarebbe arrivati sul podio o vicini al podio se avessero dovuto scontrarsi con Tadej? 

Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Torniamo ai giovani, vista la grande qualità e profondità della rosa, perché promuovere subito Torres e non fargli fare ancora un anno nel devo team?

Torres nel 2024 non ha fatto un passo di crescita, ma ben due. Questi ci ha portati a premiare il suo cammino con un contratto che gli dimostrasse la nostra fiducia e che gli potesse far capire quanto crediamo in lui. E’ arrivato vicino a vincere il Giro Next Gen e il Tour de l’Avenir, penso che nel WorldTour ci potrà stare benissimo. Non guardiamo molto all’età, se un ragazzo a 19 anni dimostra di poter far ben, noi lo promuoviamo. 

Ma come si garantiscono i giusti spazi?

Allo stesso modo in cui lo abbiamo fatto con gli altri, le gare ci sono e i passi da fare sappiamo quali sono. La squadra non dipende dalle sue vittorie, ha il suo cammino davanti e se arriveranno le vittorie sarà ancora meglio, ma non ci sarà pressione. In UAE gli spazi ci sono, lo abbiamo dimostrato e i nostri intenti sono chiari fin da subito. E’ così che si crea armonia.

Pablo Torres, il racconto di un’impresa (quasi) totale

29.08.2024
5 min
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Non ce ne voglia l’inglese Joseph Blackmore, ma in qualche modo Pablo Torres esce come vincitore morale del Tour de l’Avenir. Lo spagnolo ha infiammato la corsa francese: ha vinto due tappe, la maglia bianca e soprattutto è stato autore di un epilogo al cardiopalma sul Colle delle Finestre.

Anche il suo coach, Giacomo Notari, lo seguiva con apprensione da casa. Sapeva ciò che poteva fare e quanto avevano lavorato sodo. Vedersi sfumare il grande obiettivo per dodici miseri secondi non deve essere stato facile, neanche per chi era da casa appunto. Soprattutto perché Torres era stato secondo già al Giro Next Gen e aveva ben figurato al Giro della Valle d’Aosta.

«Però – ci racconta Torres – io alla fine sono stato contento. Ho vinto due tappe, la maglia di miglior giovane ed è stata una grandissima esperienza che mi servirà moltissimo per il futuro». Una risposta simile dice già molto sulla mentalità innata da campione che può avere un ragazzo. Non pensa a quello che non è stato, su cui non può fare nulla, ma a quello che potrà essere.

Disastro a Condove

Il Tour de l’Avenir Pablo Torres non lo ha perso sul Finestre, ma il giorno prima. Nella tappa che arrivava in Italia, a Condove, lo spagnolo era rimasto sorpreso dall’attacco in testa al gruppo ad inizio frazione. Un attacco propiziato tra l’altro dagli azzurri.

«C’era una discesa molto veloce – riprende Torres – e c’erano molti attacchi. Ho pensato di stare coperto. Non ho risposto subito io ma ho pensato di stare con la squadra. Poi però sono rimasto con un solo compagno. Sulla seconda salita, un Gpm di seconda categoria, eravamo arrivati a 30”. La fuga dopo la discesa ha continuato a prendere spazio. Io ci ho provato anche da solo ma non sono riuscito a rientrare».

E infatti, all’imbocco del lunghissimo Moncenisio, il ritardo di Torres dalla fuga, dove dentro c’era anche Blackmore, era quasi di 3′. Lui, tutto e completamente da solo (e con due borracce, senza ammiraglia dietro almeno nella prima parte) è riuscito ad arrivare fino ad un minuto dalla testa. Ma una volta in cima iniziava la lunga discesa e il fondovalle: si capisce bene che uno scalatore da solo non può fare molto. A Condove l’orologio segnava 4’58” di ritardo.

«Quella sera, quando ho perso la maglia gialla ero un po’ deluso in effetti. Durante la corsa sapevo che la situazione era complicata. Ma era difficile fare di più. A quel punto abbiamo parlato con la squadra e speravamo almeno di riprendere il podio il giorno dopo, di fare il massimo possibile».

Finestre da record

E da qui nasce l’impresa del Colle delle Finestre. Pablo dà fondo a tutto quello che ha e sigla un tempo che lo vede fare il record assoluto della scalata: quasi 2′ meglio di Rujano, che deteneva il primato siglato nel 2011, e oltre 4′ meglio di Froome nel 2018. Si stima abbia sviluppato 6,3 watt/chilo per 60′. Roba da elitaria da Giro e Tour.

«Se quel giorno pensavo alla maglia gialla? Quello che sapevo è che stavo bene, mi ero preparato in altura (Sierra Nevada, ndr) e che il Colle delle Finestre era una salita dura e lunga. Una salita che sarebbe durata almeno un’ora, quindi ci sarebbe stato dello spazio per recuperare, almeno per il podio. I miei compagni hanno tirato molto prima della salita e io ho cercato di fare il possibile. Ma per recuperare tanto terreno bisognava scattare presto e con un ritmo molto alto sin da subito. Quando sono partito mi facevano male le gambe. Ho pensato che avrei dovuto superare quel momento. Così ho rallentato e ho cercato un ritmo con cui sapevo che sarei potuto arrivare sino in cima».

Il podio finale dell’Avenir: 1° Jospeh Blackmore (Gran Bretagna), 2° Pablo Torres (Spagna) a 12″, 3° Tijmen Graat (Olanda) a 50″ (foto Tour de l’Avenir)
Il podio finale dell’Avenir: 1° Jospeh Blackmore, 2° Pablo Torres a 12″, 3° Tijmen Graat a 50″ (foto Tour de l’Avenir)

Tra presente e futuro

Ma chi è Pablo Torres? Madrileno, è un classe 2005 (di novembre). Fino allo scorso anno correva nell’US Ciclista San Sebastian de los Reyes. Da piccolo si barcamenava tra calcio e ciclismo, ma poi a forza di guardare le gare in tv con il nonno e stando in una famiglia in cui la bici era già presente, il ciclismo ha preso il sopravvento.

E’ curioso notare come Pablo abbia qualcosa in comune sia con Remco Evenepoel, il calcio, che con Tadej Pogacar, la squadra. Torres corre infatti per il UAE Emirates Gen Z. «Ma Tadej è il mio idolo. Ancora non ci sono stato, ma spero di arrivare presto nella prima squadra».

Come accennavamo e come si confà ai campioni, Pablo Torres già guarda avanti e di questa sfida mette in tasca il meglio. «E’ stata un’esperienza molto bella e in cui ho imparato tanto. Mi servirà certamente per il futuro». Tra l’altro, proprio ieri uno dei tecnici e talent scout della UAE Emirates, il noto Matxin, ha detto che a fine Vuelta valuteranno se far passare subito in prima Torres, o lasciarlo alla Gen Z ancora una stagione come previsto. Due podi nei “grandi Giri under 23” cambiano le carte in tavola. Come fu l’anno scorso con Del Toro del resto…

Adesso per Torres si profilano le altre gare.

«Sarò in Italia: prima al Giro del Friuli e poi, più in là, farò anche il Piccolo Giro di Lombardia. Il mondiale? Spero di essere selezionato. In quel caso lo preparerò al massimo».

A Torres la tappa. A Widar il Valle d’Aosta con brivido

21.07.2024
6 min
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CERVINIA – Mamma mia se si era messa male per Jarno Widar. Una partenza shock per il belga della Lotto-Dstny Devo. E per fortuna che la pioggia gli piaceva. Il via in discesa sotto il diluvio ha fatto più danni forse dell’intero Giro della Valle d’Aosta. Dopo 6 minuti di gara c’erano corridori ovunque. E Widar era rimasto dietro. Tra l’altro è partito persino senza mantellina, tanto è vero che per un tratto aveva addosso quella di un altro team.

Caos nelle fasi iniziali, anche Dostiyev tira forte per rientrare sui primi. Poi ancora un frazionamento (foto Giro VdA)
Caos nelle fasi iniziali, anche Dostiyev tira forte per rientrare sui primi. Poi ancora un frazionamento (foto Giro VdA)

Paura Widar

Con la partenza in discesa sul bagnato può succedere di tutto. A perdere un quarto d’ora basta un attimo. Golliker e la Alpecin Deceuninck fanno il diavolo a quattro. Chi è dietro paga dazio. Va giù anche Ludovico Crescioli. Rojas è davanti. Dostyev non si sa. Il caos.

Dopo una mezz’ora di gara, grazie a Kamiel Eeman e al Saint Pantaleon le cose tornano a posto. Eeman, compagno di Widar, si ferma ad aspettarlo e poi inizia a menare come un fabbro per il suo capitano. E’ una manna questo apporto: anche se il distacco non si riduce, smette di dilagare. Kamiel darà talmente tutto che finirà fuori tempo massimo. 

Il resto lo ha fatto il folletto belga sulla salita. Richiude sui primi e di fatto termina lì sia la rincorsa, che il suo Valle d’Aosta ormai in cassaforte.

«Vero – racconta Widar – un inizio difficile in cui stava precipitando tutto. C’è stata una caduta del ragazzo davanti a me. Gli ero ad un metro e ho pensato: “Cavolo e adesso?”. A tanti ragazzi non importava di questo inizio e non tiravano. Così mi sono ritrovato a 20”. Ero arrabbiatissimo con me stesso, tutti cadevano in gruppo e io ero dietro. Non sarei mai riuscito a tornare sul mio compagno di squadra che mi stava aspettando. Kamiel ha fatto davvero un ottimo lavoro nel tenere il gruppo vicino. Poi sono rientrato e tutto è andato bene».

L’arrivo trionfante di Torres (classe 2005) a Cervinia dopo 36 chilometri di fuga solitaria (foto Giro VdA)
L’arrivo trionfante di Torres (classe 2005) a Cervinia dopo 36 chilometri di fuga solitaria (foto Giro VdA)

Torres che tempismo

E proprio mentre rientra Widar, ecco che scatta Pablo Torres, altro 2005 terribile. Il suo tempismo è eccezionale. Non dà modo all’unico corridore in grado di staccarlo di prendergli la ruota, affaticato com’era dalla lunga rincorsa.

Lo spagnolo della UAE Emirates Gen Z fa subito il vuoto. Lo abbiamo atteso per tutto il “Petit Tour” e alla fine è arrivato. Forse lo ha fatto anche grazie ai consigli di chi gli diceva di stare a ruota di Widar. Di pensare a risparmiare energie e a sfruttare il fatto di essere lontano in classifica. Ad esclusione delle ruote di Widar (che era dietro), lo spagnolo ha eseguito tutto alla lettera.

Sul traguardo raccoglie la testa fra le mani, quasi non ci crede: «Non ho iniziato il Giro della Valle d’Aosta nel modo migliore – racconta – ma ho sempre cercato di fare il meglio possibile per la generale. Ho finito bene e per questo sono super contento.

«In realtà dovevo attaccare nell’ultima salita, dovevamo vedere che ritmo c’era. Ma se il ritmo non fosse stato troppo veloce, avrei potuto attaccare nella salita precedente. E visto che sentivo di avere buone gambe ho deciso di partire lì, lontano».

Nel finale Torres, che ha sempre spinto un rapporto lungo, cede un po’, ma la salita di fatto terminava a due chilometri dall’arrivo.

«Non credevo fossi il primo, non ci credevo però ero contento. Sapevo che avevo i primi inseguitori più o meno a 2′, lo chiedevo alle moto, e di conseguenza mi regolavo anche sul loro passo. Solo nel finale avevo un po’ meno, ma ormai l’arrivo era vicino».

Con quella maglia Pablo Torres era osservatissimo dal pubblico aostano, d’altra parte è la stessa di Tadej Pogacar. «Per arrivare lì, con Pogacar, serve un grande lavoro. Nella WorldTour sono ad un livello altissimo. Cosa direi a Tadej? Che è un corridore fortissimo, che mi dà tantissima motivazione e che un giorno mi piacerebbe diventare come lui o arrivargli il più vicino possibile».

Anche oggi sul Saint Pantaleon Widar ha dato spettacolo recuperando oltre 1’30” alla testa della corsa (foto Giro VdA)
Anche oggi sul Saint Pantaleon Widar ha dato spettacolo recuperando oltre 1’30” alla testa della corsa (foto Giro VdA)

Podio di livello

Sul podio, ai lati di Widar, salgono il kazako Ilkhan Dostiyev, che ha attaccato Ludovico Crescioli, il quale si è staccato. Ma a sua volta Ludovico ha staccato Vicente Rojas, naufragato verso Cervinia. 

«Dopo aver ripreso i migliori – prosegue Widar – mi sono sentito tranquillo. Non li biasimo per avermi attaccato, fa parte delle corse. Ho anche pensato a vincere la tappa ad un certo momento, ma ormai Torres aveva quasi 3′ di vantaggio, quindi era finita. A quel punto ho semplicemente controllato ad un ritmo facile, salendo con Dostiyev».

A fare il bello e cattivo tempo quindi è stato Widar, ormai per tutti il Pogacar del Valle d’Aosta. Jarno fa quasi fatica a parlarne sotto il punto di vista tecnico e dei paragoni. Sa che è un accostamento importante. Ma è anche ambizioso e non nega di voler fare molto bene un giorno. Mentre è più espansivo quando gli chiediamo chi sia il suo campione preferito.

«I miei preferiti sono Pogacar e Van der Poel. Loro sanno dare spettacolo, attaccano da lontano e sono determinati in corsa. Non hanno paura di esporsi. Io ho sempre e solo pedalato sin da quando ero bambino. Il ciclismo è, ed è stato, il mio unico sport. Sono cresciuto guardando loro». E forse capiamo perché tiri così tanto!

E ora Avenir

Il Giro della Valle d’Aosta ci ha di nuovo regalato una corsa di grande livello come detto. Quasi tutti i protagonisti che abbiamo visto in questi cinque giorni saranno gli stessi che vedremo in Francia, all’Avenir (18-24 agosto). Crescioli vuol fare bene, Torres idem e chiaramente anche Widar che, proprio come Pogacar potrebbe siglare una doppietta storica. Intanto già ha messo nel sacco la doppietta Giro Next e Valle d’Aosta. L’ultimo a riuscirci fu Sivakov, che oggi vediamo dov’è.

«Ora farò un po’ di riposo – conclude Widar – poi andrò in Francia in ricognizione sulle tappe dell’Avenir e quindi ancora un po’ di allenamento a casa, dove proverò ad aumentare ancora un po’ la mia condizione».

Jarno, fiammingo, vive a Wellen, Est del Belgio, quasi al confine tra Fiandre e Vallonia. «Quando devo fare cinque ore e le salite vado in Vallonia, altrimenti se devo fare due ore facili resto nella pianura delle Fiandre. Le grandi salite? Le faccio nei ritiri invernali quando vado in Spagna».

Matxin: «Ai giovani serve fiducia per crescere senza pressioni»

01.07.2024
5 min
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Per tutto l’arco del Giro Next Gen i ragazzi del team UAE Emirates Gen Z hanno avuto accanto la figura di Joxean Matxin che in questi giorni è al seguito della squadra WorldTour al Tour de France. Ritrovarsi accanto il tecnico spagnolo ha un significato importante per questi ragazzi. Dopo averlo visto sulle strade del Giro dei grandi possono finalmente parlare e confrontarsi con lui in una specie di fil rouge che unisce devo team e WorldTour. La presenza di Matxin diventa ancora più importante se si pensa che negli stessi giorni è andato in scena il Giro di Svizzera, dove Yates e Almeida hanno banchettato senza nessuno che si riuscisse ad opporre. 

«Credo sia più importante essere qua – dice subito Matxin – invece che essere allo Svizzera, dove i ragazzi hanno dimostrato di essere in condizione».

Il secondo posto al Giro Next Gen di Torres non ha fatto montare la testa a nessuno, la crescita prosegue (foto LaPresse)
Il secondo posto al Giro Next Gen di Torres non ha fatto montare la testa a nessuno, la crescita prosegue (foto LaPresse)

Il primo Giro Next Gen

Il 2024 ha rappresentato per il UAE Team Emirates un anno di esordio al Giro Next Gen, vista la recente nascita del devo team. Come è andata la corsa più importante a livello di under 23? Cosa ha detto questo appuntamento?

«La corsa si è rivelata una bella soddisfazione – spiega Matxin – vedere Torres fare un cammino del genere a soli 18 anni ci dà un bel motivo per essere felici. Vederlo tra i migliori al mondo vuol dire che la sua crescita, il suo miglioramento, sta andando nella giusta direzione. Poi dall’altra parte c’è uno come Widar che è altrettanto giovane e forte, ma questo non ci intimorisce. 

«Poi ci sono anche gli altri ragazzi ovviamente. Con Glivar avevamo puntato tre tappe e ha portato a casa un buon terzo posto. Giaimi deve ancora crescere e migliorare, ma mettersi alle spalle una corsa del genere gli fa bene (in apertura è lui che parla con Matxin, ndr). Lui è un corridore che ogni anno deve fare un passo in più». 

Matxin a colloquio con Torres prima della tappa di Fosse dove lo spagnolo arriverà secondo
Matxin a colloquio con Torres prima della tappa di Fosse dove lo spagnolo arriverà secondo
Come mai pensi sia più importante essere qui che in altre gare, magari tra i professionisti?

Per me, per la squadra, per tutto. Io sono responsabile del gruppo giovani. Mi piace questa corsa, è il sesto anno che vengo ed il primo con il team Gen Z del quale sono responsabile. Sono qui anche per far vedere loro che ci siamo in ogni momento, la nostra presenza è costante. Sia quando si vince, per congratularci, ma anche quando bisogna crescere. 

Per mostrare fiducia. 

Sì, per dire: «Noi siamo qui». Senza nessuna pressione, vogliamo vedere e imparare con loro. Per sentire se ci sono problemi. Ascoltiamo le loro opinioni e il loro pensiero. I giovani sono importanti per noi e devono sentirsi parte del progetto. Tanto passa anche dai momenti fuori dalla corsa, insegnamo loro a convivere e vivere una settimana insieme. 

E l’opinione verso questi ragazzi qual è?

Si capisce e capiscono che è un progetto under 20, per questo ci sono solamente corridori di primo o secondo anno. L’eccezione è Glivar, che però ha una storia e un progetto diverso. Abbiamo voluto fare questa scelta per una questione di onestà. 

I ragazzi del team Gen Z hanno già accumulato esperienza con i professionisti, qui Glivar al Tour of Sharjah, vinto
I ragazzi del team Gen Z hanno già accumulato esperienza con i professionisti, qui Glivar al Tour of Sharjah, vinto
In che senso?

Noi adesso non abbiamo lo spazio sportivo per dare tanti corridori al team WorldTour. Preferiamo dare una crescita e diventare dei corridori importanti in futuro. Non abbiamo voluto prendere corridori pronti per trovarci poi con poco spazio per ognuno. 

E quanto dura da voi il percorso di crescita?

Dipende. Ci sono ragazzi che hanno bisogno anche del quarto anno e altri che sono pronti dopo due. Torres è un esempio, ora parliamo di un corridore che è arrivato secondo al Giro Next Gen. Se avessimo parlato di lui un mese fa, non eravamo in grado nemmeno noi di definire il percorso di crescita. Poi c’è da dividere le cose, un corridore pronto sportivamente non vuol dire che lo sia anche umanamente

Meglio avere un cammino solido nel team Gen Z?

Il concetto da noi è che questi ragazzi possono salire nel WorldTour ma non viceversa. Si può fare ma non ho quel concetto. Torres ad esempio ha corso con noi alla Coppi e Bartali e al Giro d’Abruzzo. Glivar, invece ha corso già più gare con i grandi. 

Anche Luca Giaimi, nonostante sia un primo anno, ha corso molto con i pro’ a inizio stagione
Anche Luca Giaimi, nonostante sia un primo anno, ha corso molto con i pro’ a inizio stagione
Vero anche che questi 2005 vanno forte…

Dipende, ora quando parli con gli juniores c’è un po’ una febbre. Molti ragazzi sono nei devo team ma con contratti già firmati per il WorldTour. E’ importante tante volte dargli un percorso, io credo che serva tranquillità a questi ragazzi. Non trovo il senso di far firmare loro contratti di due anni, credo che serva più tempo. Per questo noi vogliamo che firmino per tre o quattro anni. Tanti ragazzi dopo due anni possono crescere ancora tanto. 

Non serve avere fretta insomma. 

Quella rischia di tagliare le gambe.

Alla scoperta di Torres: il giovane spagnolo che ha sorpreso la UAE

19.06.2024
5 min
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FORLIMPOPOLI – Al bus della UAE Emirates Gen Z, scherzando con Giacomo Notari, preparatore dei ragazzi, si diceva che il Giro Next Gen di Pablo Torres rischiasse di passare in secondo piano viste le prodezze di Widar. Questi due, Torres e Widar, sono stati coloro che hanno animato la corsa rosa under 23 dall’inizio alla fine. Entrambi classe 2005, forti e spavaldi, sono accomunati dalle grandi doti e dalla giovane età. 

Un netto miglioramento

Se di Widar si era vista la grana del campione anche dalla categoria juniores, non si può dire lo stesso per Torres. Tante corse a tappe, ma tutte in Spagna, tranne per una toccata e fuga in Francia e Italia. Il secondo posto sorprende ancora di più se lo paragoniamo con i risultati del passato. Torres ha vinto tanto quando si è confrontato nelle gare nazionali, ma nel momento in cui si era spostato a livello internazionale i risultati non erano stati gli stessi

«E’ stata una gara fin da subito molto dura – racconta mentre si scalda con una giacca refrigerante all’ombra del bus – con un ritmo alto. Quando sono arrivato qui i primi giorni non sapevo quale sarebbe stato il mio livello. Mi stavo allenando molto bene in altura, ma non sapevo come sarebbero stati i miei rivali. Però fin dalle prime tappe ho avuto delle ottime sensazioni e sono arrivato a giocarmi il secondo posto». 

Pablo Torres da juniores ha corso in una squadra di club spagnola prima di passare alla UAE Gen Z
Pablo Torres da juniores ha corso in una squadra di club spagnola prima di passare alla UAE Gen Z
Come ti sei avvicinato al ciclismo?

Quando ero piccolo guardavo il Tour de France e la Vuelta con i miei nonni. Era un bell’intrattenimento, mi piaceva, ma restava pressoché un passatempo. Non mi allenavo ancora, giocavo a calcio, poi un dolore al ginocchio mi ha portato ad usare la bici. Mi è piaciuto molto fin da subito pedalare, e di lì a poco è diventato un impegno sempre più serio. 

Sei alla UAE Emirates Gen Z, come ti trovi?

La squadra è una meraviglia, la migliore del mondo. Sono super felice per l’opportunità che mi hanno dato e sto lavorando per sfruttarla al massimo e imparare tutto quello che è possibile.

In questo breve periodo hai già corso con i professionisti, che ci racconti?

Il ritmo è davvero veloce ma avevo tanta grinta e tanta voglia di dare il massimo per la squadra. Apprendendo dai più grandi che mi hanno insegnato tanto in quelle esperienze.

Pablo Torres in azione al Giro d’Abruzzo dove ha lavorato egregiamente per Adam Yates
Pablo Torres in azione al Giro d’Abruzzo dove ha lavorato egregiamente per Adam Yates
Stai accumulando tante esperienze internazionali e dei buoni risultati…

Credo che la motivazione, correndo in una squadra del genere, cambi molto. C’è un’altra maniera di correre, di vedere la corsa. L’anno scorso non ho avuto modo di fare tante gare fuori dalla Spagna, posso dire che c’è un ritmo molto diverso. E’ difficile, in queste categorie, conoscere i propri rivali, cosa che si nota molto in gara. C’è meno tatticismo. 

Il Giro Next Gen è stata la seconda corsa a tappe di otto giorni, come ti sei trovato?

Mi piace, credo che alla fine tenere un ritmo più elevato per molto tempo mi dia dei benefici. Sono un corridore che si esprime meglio negli sforzi di lunga durata e questo tipo di gare mi si addicono maggiormente.

Sei migliorato tanto in salita, in che modo ti sei allenato?

In inverno ho lavorato duramente con lo staff quando eravamo in ritiro e anche durante la stagione. Devo dire che ottenere questi buoni risultati dà tanto morale per il futuro. Quindi spero di continuare con questa motivazione.

Da sinistra: Giacomo Notari (preparatore del team Gen Z) Pablo Torres e Matxin (responsabile anche del progetto giovani)
Da sinistra: Giacomo Notari (preparatore del team Gen Z) Pablo Torres e Matxin (responsabile anche del progetto giovani)

Le parole di Notari

Parte del merito per la crescita così rapida di Pablo Torres va attribuita a Giacomo Notari. Il preparatore che da quest’anno lo sta seguendo nel progetto giovani della UAE Emirates. 

«Inizialmente non lo conoscevamo tantissimo – spiega coach Notari – anche perché da junior non aveva fatto molto. Però è il ragazzo che tutti vorrebbero allenare, parla poco e fa i fatti. Fin da subito ci siamo accorti che aveva dei numeri buoni durante tutto l’arco dell’allenamento. Nei test fatti in ritiro prima del Sestriere avevamo visto dei buoni numeri, ma non aveva mai corso per così tanti giorni. Nella tappa di Fosse ha fatto gli ultimi 28 minuti di salita a 6 watt per chilo. Con noi deve imparare l’attitudine mentale per vincere e capire come si fa. E anche nel 2025 sarà qui per essere competitivo».