Per Landa sarà finalmente l’anno buono?

10.03.2021
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Mikel Landa c’è sempre. Lo scalatore basco sulle prime salite della stagione ha alzato il braccio e ha detto: presente. E’ stato così già al Laigueglia, nonostante fosse la sua prima corsa dell’anno. Con il suo stile inconfondibile, mani basse e rapporto “lungo”, Landa è stato tra i più brillanti sia in Liguria che, soprattutto, in Toscana al Gp Industria & Commercio di Larciano, dove ha concluso al terzo posto. 

Ha il Giro d’Italia nel mirino e la Tirreno-Adriatico è il viatico migliore verso la corsa rosa. Strade, alleanze, strategie, gruppo… della corsa dei Due Mari saranno molto simili a quelli che troverà a maggio.

Mikel Landa in azione, con la sua tipica posizione con le mani basse
Mikel Landa in azione, con la sua tipica posizione con le mani basse

L’importanza di correre in Italia

«Finalmente  si ricomincia anche in Italia – dice il suo diesse, Alberto Volpi – con le corse importanti».

La Bahrain Victorious schiera sempre squadre molto buone. Anche al Trofeo Laigueglia è stato così. «Vero – riprende Volpi – schieriamo spesso formazioni importanti: abbiamo sempre una buona squadra o buonissima. Ci teniamo a fare bene queste gare e a lavorare in ottica Giro. Non è ancora questa la squadra della corsa rosa ma c’è il nostro capitano, Landa. E’ importante correre sulle strade italiane, perché può capitare che poi le farai anche al Giro e soprattutto si ha l’opportunità di visionare alcune tappe. Per esempio siamo andati a vedere lo sterrato di Montalcino».

Il basco ha dato grossa attenzione a questa tappa, ma di certo c’è anche lo zampino dello stesso Volpi. Alberto era sull’ammiraglia della Liquigas in quella famosa tappa del Giro del 2010 e sa quanto sia importante prendere le giuste misure. Insomma, l’esperienza insegna.

Dopo Laigueglia il basco ha corso anche a Larciano sempre tra i protagonisti
Dopo Laigueglia il basco ha corso anche a Larciano sempre tra i protagonisti

Un buon inverno

Poche parole, sguardo concentrato Landa, ha passato un inverno molto buono. Lui sembra sempre calmo, non lascia trasparire molte emozioni.

«Mikel – riprende Volpi – ha corso poco sin qui, fisicamente sta bene, è fresco e pronto per correre. Alla Tirreno c’è anche un bell’arrivo in salita per cui sarà un bel banco di prova per lui e per tutta la squadra». 

Eppure quando si parla di Landa, si racconta di uno scalatore fortissimo, ma al quale manca sempre qualcosina per diventare un grandissimo. Una domanda che poniamo anche a Volpi.

«Non lo so, però è un corridore già forte di suo e credo che ogni anno non è mai uguale per cui c’è sempre tempo per migliorare, per raggiungere traguardi importanti. E probabilmente questo… sarà un anno così! Io me lo auguro per lui e per la squadra».

Pello Bilbao scorta Landa al Tour de France dello scorso anno
Pello Bilbao scorta Landa al Tour de France dello scorso anno

Pello sprone o limite?

Landa si trova in squadra con Pello Bilbao, basco come lui e anch’egli fortissimo. A volte Mikel ha sofferto la presenza di altri campioni nel team: Aru e Nibali all’Astana, Thomas e Froome alla Sky, Quintana o Valverde alla Movistar… 

«Sarà tranquillo sicuramente – conclude Volpi – Proprio ieri in macchina gliel’ho chiesto. Mi ha detto che si sente molto sereno, tranquillo. Ha la pressione giusta, senza stress. Già ci sono le gare che ne creano, per cui l’ambiente intorno credo sia importante affinché possa essere tranquillo».

Infine chiediamo a Volpi se il cammino di Landa verso il Giro vedrà un crescendo continuo della condizione o un picco di forma in precedenza, ma il diesse lombardo taglia corto (e forse non si espone troppo). «Quando Mikel trova la forma poi la deve solo mantenere. Per cui prima trova la condizione e meglio è!».

Pellizotti: bene i watt, ma guardiamoli negli occhi

27.01.2021
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Del Pellizotti corridore si è sempre detto un gran bene, eppure fra un po’ il buon nome del Pellizotti direttore sportivo potrebbe prendere il sopravvento. Un fatto di sensazioni, parole spese fra corridori, un fatto forse di affinità. Del resto se hai corso fino a poco tempo prima, hai ancora tutto nella testa ed è più semplice entrare in empatia con i ragazzi che devi guidare.

Da Lecce a Valencia

Franco è appena rientrato dal ritiro spagnolo del Team Bahrain Victorious, rimarrà a casa per qualche giorno, cambierà la valigia e partirà di nuovo per la Vuelta Valenciana (3-7 febbraio). Nel suo inizio di 2021 c’è stato anche il lungo viaggio fino a Lecce, per i tricolori di ciclocross in cui sua figlia Giorgia ha conquistato il podio fra le esordienti.

«Siamo andati giù col furgone – sorride Pellizotti – facendo tappa a Porto Sant’Elpidio per l’ultima tappa del Giro d’Italia ciclocross. Giorgia faceva già mountain bike. Quest’anno è passata fra gli esordienti e potendo fare il campionato italiano, non ha voluto rinunciarci. E’ stato un lungo viaggio, nove ore di autostrada, anche se noi del ciclismo abbiamo una diversa percezione delle ore al volante. Abbiamo aspettato che corresse anche un’allieva della squadra e siamo ripartiti».

Tra Landa e Colbrelli (e Damiano Caruso) una forte intesa
Tra Landa e Colbrelli (e Damiano Caruso) una forte intesa
Provi a descrivere il ciclismo che vedi intorno a te?

Non c’è più il gruppo di prima, ci sono tanti filtri, probabilmente troppi. E questo si ripercuote anche nel vivere delle squadre. Si perdono corridori ancora giovani, perché è diventato uno sport che richiede tanto soprattutto psicologicamente. A volte sembra che gli atleti siano numeri, da sfruttare e poi lasciare indietro.

Perché si parla così bene del Pellizotti direttore?

Mi comporto come mi piaceva che si comportassero con me e come di fatto si sono comportati, perché ho avuto sempre direttori in gamba. Tutti i filtri di cui dicevamo e il fatto che al centro di tutto sia stata messa la performance fa dimenticare che la cosa più importante è il dialogo con i ragazzi. E’ il modo che conosco per tirare fuori da loro il meglio, non solo sul piano del rendimento sportivo. Un ragazzo può avere problemi personali, a casa, con la moglie. Ma se non gli diamo importanza, se non gli si permette di parlarne, alla fine lui si tiene tutto dentro e poi sbotta. A volte di questi aspetti parlo con Tosatto

Il punto della strada in allenamento con il nuovo diesse Neil Stephens
Punto della strada con Neil Stephens
Perché proprio con Toso?

Perché più o meno siamo della stessa generazione. Ci confrontiamo sul fatto che abbiamo corso in un ciclismo all’antica che iniziava ad affacciarsi sulla modernità. E questo fa la differenza. Nelle squadre ci sono i coach che li portano perfetti alle gare. Il diesse allora non deve limitarsi a fare la tattica, ma deve andare nelle camere a parlare di ciclismo e anche di altro. E se alla fine in corsa fanno quello che gli dici, è perché si fidano. Devi creare empatia ed è questo il bello. Qui da noi si riesce a farlo molto bene, quest’anno anche di più. Abbiamo un dialogo che va anche oltre l’aspetto sportivo.

Quest’anno di più: che cosa significa?

Con Rod Ellingworth l’anno scorso ci siamo dati una linea veramente eccezionale, ma forse veniva a mancare il rapporto umano. Alla Ineos c’è tanto personale e qui non si poteva pretendere di fare lo stesso. Mi trovavo bene con Rod, abbiamo parlato tanto e mi è servito per crescere. E’ sempre sul pezzo, non gli sfugge niente. Alla base dei successi del gruppo Ineos c’è proprio quel tipo di approccio. Quest’anno, pur avendo mantenuto la sua linea di organizzazione, siamo tornati a un livello un po’ più… romantico.

Bici nuova, Capecchi verifica le misure
Bici nuova, Capecchi verifica le misure
Come va il giovane Milan?

Da noi non ci sono gruppi di atleti con un direttore di riferimento, ma io lavorerò con lui nelle prime corse, a partire dalla Valenciana assieme a Poels, Haig e Mohoric… gente esperta. Gli è stato assegnato Paolo Artuso come preparatore, che è in contatto con Villa. Lo vedo bene. In ritiro avevamo diviso la squadra in tre gruppi in base all’attività che faranno e lui era nel gruppo uno, quello della Valenciana. Si è mosso bene, quasi fosse con loro da sempre. Conoscendo i friulani, pensavo fosse più chiuso, ma forse frequentando il mondo della pista, ha vissuto situazioni importanti e si è aperto. L’ho visto anche andando ai tricolori di cross, che mi hanno stupito. I corridori stanno tutti insieme, sempre a contatto e imparano a gestire la tensione.

La preoccupazione di Bressan, che lo ha avuto al Ct Friuli, è che sia troppo giovane per passare.

Jonathan me l’ha detto. Diciamo che si è inserito benissimo e ha numeri impressionanti. Ma tornando ai discorsi iniziali, mi sono accorto di qualche sfumatura su cui lavorare. Abbiamo fatto un test a crono, con il traffico aperto e quasi tutte le curve a destra, per evitare problemi. Ma a un certo punto a lui è uscito un camion, che l’ha costretto a rallentare. Dovevate vedere quanto era arrabbiato per non aver vinto la prova.

Un’altra volta era in salita con Pello Bilbao, Poels, Mohoric e Theuns, che l’hanno staccato. Anche lì l’ha presa male, tanto che ho dovuto parlargli. «Johnny – gli ho detto – non sei più fra i dilettanti! Quelli che ti hanno staccato sono uno che ha fatto 5° al Giro, uno che distruggeva il gruppo del Tour tirando per Froome, un altro che è arrivato quarto alla Liegi e Theuns che ha vinto alla Planche des belles Filles. Devi capire che qui il livello è molto più alto di te». Per contro, tuttavia…

Wouter Poels e Dylan Teuns faranno da balia a Milan nelle prime corse
Wouter Poels e Dylan Teuns faranno da balia a Milan nelle prime corse
Per contro?

Se siamo bravi a incanalarle, questa euforia e la sua voglia di fare sono il segno della mentalità vincente. Ma stiamo cercando anche di fargli capire che deve fare un passo alla volta. Alla Valenciana ci sarà la crono e così pure allo Uae Tour. Per lui saranno test per capire su cosa lavorare.

Al Giro tutti per Landa, compresi Caruso e Colbrelli?

Italiani e spagnoli hanno la stessa mentalità, a differenza di italiani e inglesi. Loro tre si sono trovati bene, sono andati in ritiro alle Canarie e dopo il bel Tour del 2020, si è deciso di puntare su Giro. In Francia ci saranno due crono piatte, in cui Mikel sarebbe troppo svantaggiato.

Lo vedi come un vero leader?

Ognuno lo è a suo modo. E’ un ragazzo veramente eccezionale e se uno come Caruso decide spontaneamente di aiutarlo, vuol dire che gli ha riconosciuto un valore oggettivo.

Sempre in attesa di capire come sarà fatto il Giro…

In effetti non deve essere facile organizzare e qualcosa ci è stato indicato, ma per le squadre così non è facile impostare la stagione dei leader. Febbraio è tanto avanti, la preparazione è iniziata. Noi partiamo dal Giro, che sarà duro. Siamo già al lavoro.

Mikel Landa al Delfinato del 2020 in rotta sul Tour

Landa getta la maschera e punta al jackpot

11.01.2021
3 min
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Nel mondo del Covid in cui i ritiri delle squadre sono blindati e gli incontri con la stampa si vivono su Zoom, incontrare Mikel Landa in una stanza virtuale sembra persino una simpatica alternativa alla solita telefonata. Viva il progresso, ma sarebbe davvero tanto triste immaginare di dover vivere per sempre così.

Il basco che già nel 2017 finì quarto al Tour de France, nel 2020 ha assaporato il gusto di farlo lottando per la vittoria.

«Allora non me lo aspettavo – dice – non era previsto. Vissi il Tour lottando per la vittoria di Froome e quando arrivammo in fondo, mi ritrovai ai piedi del podio».

Mikel Landa, Vuelta a Burgos 2020
Alla Vuelta a Burgos 2020, Landa è stato secondo dietro Evenepoel
Alla Vuelta a Burgos 2020, Landa è stato secondo dietro Evenepoel
Alla Vuelta a Burgos 2020, Landa è stato secondo dietro Evenepoel

Non dice, perché tanto non servirebbe a niente, quale fu la delusione quando alla vigilia dell’ultima tappa di Parigi, Froome prese la parola e disse che il Team Sky non avrebbe cercato di guadagnare quel piccolo secondo che divideva il basco dal podio, a capo di un Tour che aveva visto Landa andare in fuga, dimostrare di avere gambe da primo della classe, poi rialzarsi per aspettare il capitano.

Piatto ricco

Il 2020 gli ha dato una nuova dimensione e ha compattato attorno a lui un mini gruppo di fidatissimi che finora si sono messi incondizionatamente a sua disposizione: Caruso, Colbrelli e Pello Bilbao. Saranno nuovamente loro ad accompagnarlo nel 2021 in cui l’asticella è stata messa ancora un po’ più su. Con il Giro come prima meta e il Tour a seguire. Prima e dopo, le classiche del Nord e le Olimpiadi sarebbero un corollario che in sé basterebbe a giustificare un’intera stagione.

«Non abbiamo ancora visto il percorso del Giro – dice il basco – lo guarderò e a quel punto potrò decidere la mia strategia. Ovviamente più montagne ci saranno e meno crono, e per me meglio sarà. Cercherò di sfruttare al meglio le tappe di montagna. Di sicuro voglio essere di nuovo competitivo in un grande Giro, lottare per il podio o per la vittoria».

Mikel Landa, Primoz Roglic
Nella tappa di Laruns, al Tour 2020, tallonato da Primoz Roglic
Nella tappa di Laruns, al Tour 2020, tallonato da Primoz Roglic
Nella tappa di Laruns, al Tour 2020, tallonato da Primoz Roglic

Giro poi Tour

Il programma dunque è ambizioso e mentre lo dice Landa tiene le dita incrociate, avendo già assistito in Spagna alla cancellazione della Challenge di Mallorca.

«Voglio o vorrei partire alla Vuelta a Andalucia – dice – poi sceglierò tra Tirreno-Adriatico e Catalunya e sarò sicuramente nei Paesi Baschi. Ho visto che al Tour ci sono due cronometro, ma la mia intenzione è di continuare a migliorare in questa disciplina, perciò non scapperò. E poi le Olimpiadi di Tokyo… Sono una bella opportunità con un percorso così duro. Andarci sarebbe un regalo, ma per il momento lo vedo lontano. Facendo il Tour posso arrivare bene ai Giochi. Per me è un’ottima opzione».

Mikel Landa, Freccia Vallone 2020
Alla Freccia Vallone 2020, solo 100° sul Muro d’Huy
Alla Freccia Vallone 2020, solo 100° sul Muro d'Huy
Alla Freccia Vallone 2020, solo 100° sul Muro d’Huy

Caruso con lui

Sull’argomento, chiudiamo con una battuta di Damiano Caruso, che già corse le Olimpiadi di Rio e che nel 2020, senza il Covid fra i piedi, avrebbe putnato al Giro per se stesso e poi avrebbe aiutato Landa al Tour.

«Le Olimpiadi vanno guadagnate – dice il siciliano – ma è chiaro che se raggiungerò la mia forma migliore, farò parte della squadra italiana. Quando alle mie chance personali, è vero che l’anno scorso avrei avuto la finestra del Giro. Ma per quest’anno il Giro sarà tutto di Mikel. Andremo là per lui. Quanto a Caruso, vedremo poi…».

Damiano Caruso a 10 gradini dalla vetta

22.09.2020
3 min
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Alla fine Damiano Caruso il suo posto fra i primi 10 del Tour de France l’ha ottenuto, scortando per di più Mikel Landa verso il quarto. Per questo è soddisfatto, anche se nei giorni conclusivi della corsa francese era parso innervosito dalle poche attenzioni ricevute dai media.

«E’ sempre la solita storia – dice a bici.PRO – i giornalisti scrivono sempre di chi vince e gli altri non esistono».

Damiano Caruso, Alejandro Valverde, Tour de France 2020
Il decimo posto del Tour è stato un affare a due fra lui e Valverde
Damiano Caruso, Alejandro Valverde, Tour de France 2020
Il decimo posto del Tour del France è stato un affare a due fra lui e Valverde
Pensavi di vivere un Tour così rocambolesco in cui la classifica si ribalta il penultimo giorno?

L’arrivo della crono è stato un’escalation di notizie. Eravamo nei parcheggi dei bus e si capiva che Pogacar stava per andare in testa e non ci credevamo. La corsa è esplosa. Pensavo di aver fatto una crono importante con il mio 7° posto, invece c’era chi stava facendo molto meglio di me. E’ stata una gara di ognuno contro se stesso. La mattina avrei puntato su Roglic. Pensavo a una reazione di Pogacar, ma non avrei mai creduto così. Ha sorpreso tutti per il distacco che è riuscito a dargli.

Un posto nei dieci è un bel risultato…

Alla vigilia del Tour non era previsto che facessi classifica. Ma essere vicino a Landa mi ha portato avanti e non abbiamo mai vissuto situazioni di emergenza che mi costringessero a sacrificarmi, perdendo definitivamente terreno. Sono nei dieci per merito mio, mentre l’undicesimo posto del 2017 fu la conseguenza di una fuga.

Che cosa rappresenta questo risultato per Damiano Caruso?

Mi ha dato la conferma che quando c’è la condizione, sono uno dei top rider. Posso fare il gregario, ma posso anche essere fastidioso. Se mi muovo, difficile che mi lascino andare. Quando sono partito sul Cormet de Roselend, ho ripreso un minuto alla fuga. Caruso in condizione va tenuto in conto.

Fra l’altro hai trovato la condizione in un anno così balordo…

E’ stata un’annata particolare per tutti. Ritrovare la miglior forma ha dimostrato la mia professionalità e ne sono contento.

Un commento su questa stagione del Covid?

Alla luce di tutto quello che è successo, sono contento che si sia corso. Alla fine avrei potuto anche decidere di partire per il Giro, ma l’avrei ritenuta una forzatura, anche se il Giro a cose normali sarebbe stato il mio vero obiettivo personale. Partire dopo il Tour non sarebbe stato corretto verso la corsa e verso di me. Ne riparleremo il prossimo anno.

Che cosa ti è parso di Landa come capitano?

Non è male. Mi piacciono i capitani quando ci mettono l’impegno e Landa ha lottato dall’inizio alla fine. Dopo la crisi al Col de La Loze, ha avuto una bella reazione e il giorno successivo abbiamo riguadagnato terreno. Ci siamo fermati ai piedi del podio, con una squadra compatta che ha corso bene.

C’è un però?

Ed è grande così. Eravamo partiti puntando al podio, ma fra cadute e incidenti vari, se a Nizza ci avessero proposto di firmare per il quarto posto, avremmo accettato. Si deve essere realisti e io a quel punto non ero neppure così sicuro che il Tour de France lo avremmo concluso.