I nuovi giorni azzurri nel calendario di Marta Bastianelli

26.04.2024
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ROMA – Rivederla è stata una festa. Quando le ragazze del UAE Team Adq hanno riconosciuto Marta Bastianelli, sono corse ad abbracciarla come si fa con un compagno di tanti chilometri che a un certo punto ha cambiato strada. Gasparrini, che ha diviso con lei la camera cercando di imparare il massimo. Consonni, che ne ha ricevuto consigli sulla vita da velocista. Persico, che si è sentita chiedere più di un paio di volte quando verrà anche per lei il momento di alzare le braccia al cielo. E così la campionessa azzurra, che da quest’anno collabora in nazionale con il cittì Sangalli e a Caracalla era assieme a tutta la famiglia, ha salutato le ex compagne e poi ha vissuto il Gran Premio della Liberazione col piglio di chi comincia a calarsi nella dimensione del tecnico. Ha confabulato a lungo con Augusto Onori delle Fiamme Azzurre, cui ancora appartiene. Ha parlato con altre atlete. E poi ci ha raccontato questo inizio di carriera, con tanto di debutto all’estero con le juniores alla Omloop Van Borsele, Coppa delle Nazioni in Olanda.

Cara Marta Bastianelli, cosa fa la collaboratrice del tecnico della nazionale?

E’ una bellissima esperienza. Vengo da un buon insegnamento di Paolo (il cittì Sangali, ndr), in tanti anni come tecnico e atleta. Adesso sono al suo fianco e mi auguro di potergli dare una utile mano in questo nuovo ciclismo, che sta prendendo sempre più piede anche tra le giovani. In Olanda tutte le prime erano nel giro dei team WorldTour, ben diverso rispetto ai miei tempi e rispetto all’Italia. Il fatto di aver percorso tanti anni di storia del ciclismo mi aiuterà di certo.

Fra un giro e l’altro del Liberazione, Bastianelli ha parlato con tecnici e staff delle squadre
Fra un giro e l’altro, Bastianelli ha parlato con tecnici e staff delle squadre
Sangalli ha detto che quando hai smesso, portarti in azzurro è stata una conseguenza naturale. E’ stato così anche per te?

Da un po’ di tempo, ancora da atleta, c’era la volontà da parte della Federazione di spingermi in questo mondo. In quel periodo però ero ancora atleta, mi piaceva ancora vincere le gare. Poi mi sono chiesta: perché no? Insomma, fare questo salto è sicuramente un valore aggiunto nel mio bagaglio di esperienze, quindi qualcosa di bello. Quando corri oppure indossi la maglia della nazionale, è sempre un grande prestigio e io questo non me lo dimentico.

Com’è avere a che fare con ragazze 17-18 anni?

Bè, sono tornata indietro di parecchio. Sinceramente non sono tempi in cui mi riconosco, perché noi il mondo giovanile l’abbiamo vissuto diversamente. Erano sicuramente anni difficili, loro hanno la strada un po’ più spianata, quindi mi auguro che questo benessere lo possano mettere in pratica nel vincere le corse, che è la cosa più importante.

Parli la loro stessa lingua o in qualche modo si coglie già il gap di età?

Diciamo che ho un po’ di esperienza con mia figlia (ride, Clarissa ha 10 anni ndr), ma è difficile capire se sia utile fare confronti, non sai mai se sia giusto o sbagliato. Però le vedo attente ai consigli, ci ascoltano molto. Sono ragazze ragionevoli.

Le juniores della Nations’ Cup hanno affrontato pioggia e vento: condizione limite per le nostre
Le juniores della Nations’ Cup hanno affrontato pioggia e vento: condizione limite per le nostre
Qual è il consiglio che ti viene più facile dare: quello di esperienza da corridore o quello da tecnico?

Non ho dubbi. Io metto in pratica la mia esperienza da corridore, perché da tecnico devo ancora farla: questa per me è solo una partenza. Però posso dargli un valore aggiunto da atleta, basato su quello che ho vissuto nei miei anni. Credo che per loro possa essere un contributo in più da aggiungere alla loro carriera, soprattutto quella futura.

In Olanda ad esempio avete trovato parecchio vento, sei riuscita a spiegargli come si sta nei ventagli?

Abbiamo fatto una bella spiegazione. Abbiamo detto loro dove mettersi in base a come tira il vento. Sono passaggi che alcune già conoscevano, perché erano già state a questa gara l’anno scorso. Paolo aveva già fatto un bel lavoro, però un consiglio in più fa sempre bene.

Come sei uscita da questa esperienza? Ti ha arricchito?

Sì, molto, anche dal punto di vista umano. Come persona, come mamma. Ho sentito molto questa esperienza da vicino, quindi sicuramente fa bene al cuore, alla mente e soprattutto al lavoro.

Può essere un ruolo azzeccato per il futuro di Marta Bastianelli?

Sì, è un incarico che mi piace molto. Poi non nascondo che mi piace anche lavorare con le elite, perché è un mondo che ho lasciato da poco quindi sono ancora abbastanza fresca di esperienze. Riesco a capire cosa pensano le atlete nelle varie fasi, quindi diciamo che mi piacerebbe allinearmi in tutto il settore, in base a quello che si può fare.

Con le elite sarà difficile passare da amica a tecnico?

Credo che ci sia una linea sottile e una volta che l’atleta lo ha capito, non è difficile. Sono ragazze intelligenti, sanno che adesso non sono più Marta atleta amica, ma sono Marta collaboratore azzurro. Posso sempre dare loro dei consigli, ma rimanendo nel mio ambito. Per me sono ragazze con cui ho corso fino all’altro ieri, quindi ho un rapporto speciale. Però quando si tratta di lavoro, mi piace che ci sia una linea precisa. So bene che magari è meglio parlarci un paio di giorni dopo una corsa, perché ricordo bene che a caldo puoi tirare fuori tante motivazioni diverse per giustificare una prestazione. Non sempre guardarle in faccia dopo l’arrivo ti fa capire bene le cose. Queste sono le consapevolezze che spero di poter portare.

Le seguirai anche in pista?

Faccio anche pista. Ho seguito le ragazze in qualche allenamento e ci tornerò a fine mese. Cerco di fare un po’ qua e un po’ là. A Montichiari ho trovato un ambiente molto familiare, bello, tranquillo. Ci sono ragazze che conosco e, anche i ragazzi. Mi sono trovata molto bene con Marco Villa, con Diego Bragato e con Fabio Masotti, che tra l’altro è un mio collega alle Fiamme Azzurre. Sono veramente felice di questo ruolo.

Sul palco, Bastianelli per la premiazione finale del UAE Team Adq come miglior squadra del Liberazione
Sul palco, Bastianelli per la premiazione finale del UAE Team Adq come miglior squadra del Liberazione
E Clarissa cosa dice del fatto che hai ricominciato a partire?

E’ abbastanza serena, soprattutto perché rispetto a prima passo più tempo a casa. Lo scorso anno ad oggi avevo già fatto 30 giorni fuori ed eravamo solo ad aprile, quindi è molto più tranquilla. Tra l’altro è felice quando può venire anche lei a vedere le gare, la vive in modo diverso. Non c’è più l’ansia della corsa, quindi mamma che corre. E poi le piacerebbe venire a vedere qualche allenamento in pista perché mi ha detto che vorrebbe fare il tifo. Le ho spiegato che non è come all’Olimpico, però penso che ai bambini faccia bene vivere queste giornate di sport e capire come funziona. Lei l’ha sempre vissuto sin da piccola dall’interno, ma forse adesso ha un briciolo di consapevolezza in più. Ai ragazzi fa bene vedere l’impegno di atleti poco più grandi di loro. Qualsiasi cosa scelgano di fare, lo sport resta una grande scuola di vita.

D’Aniello veste (alla grande) il prossimo Giro Mediterraneo in Rosa

03.04.2024
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Saranno firmate D’Aniello le maglie ufficiali indossate dalle leader delle diverse classifiche generali in occasione della seconda edizione del Giro Mediterraneo in Rosa. L’evento, organizzato dall’associazione Black Panthers di Francesco Vitiello in collaborazione con il Gruppo Biesse di Salvatore Belardo, è stato recentemente presentato a Napoli. Un evento che può contare sulla prestigiosa presenza sia della campionessa del mondo 2007, e campionessa europea 2018 in linea elite Marta Bastianelli, quanto del commissario tecnico della nazionale femminile su strada Paolo Sangalli.

Il Giro Mediterraneo in Rosa, in programma dal 18 al 23 aprile prossimi (cinque complessivamente le tappe lungo le strade di Campania e Puglia) è ad oggi la seconda gara ciclistica femminile a tappe più importante in Italia.

Paolo D’Aniello con Marta Bastianelli
Paolo D’Aniello con Marta Bastianelli

Quattro maglie, quattro classifiche

Le maglie D’Aniello per il Giro Mediterraneo in Rosa sono complessivamente quattro. Quella Amaranto rappresenterà il simbolo del primato e sarà indossata dalla leader della classifica generale. Il colore amaranto rappresenta il sogno di chi sale in bicicletta, oltre alla speranza che si rinnova, ogni primavera, sulle strade del Giro Mediterraneo in Rosa.

La maglia Bianca sarà invece quella che come tradizione verrà riservata alla Classifica delle Under 23: un riconoscimento e al contempo un auspicio per la miglior giovane in gara.

La leader della classifica a punti verrà riconosciuta con una bellissima maglia blu, andando ad identificare il colore di un fiore che sboccia proprio in primavera, simbolo della tenacia che occorre per essere sempre lì davanti al gruppo ed in ogni singolo sprint.

E come spesso accade, sarà invece il verde a caratterizzate la maglia indossata dalla migliore scalatrice del Giro Mediterraneo in Rosa 2024.

La festa del ciclismo

«Il risultato più evidente di questa edizione 2024 – hanno dichiarato all’unisono gli organizzatori – risiede proprio nella copertura geografica della corsa. Toccheremo due regioni e di fatto idealmente abbracceremo sia il Tirreno che il Mare Adriatico, dando così pieno valore a quella che fu l’intuizione dello scorso anno, quando fu scelto di indicare proprio il Mediterraneo nel nome della nostra manifestazione. Il ciclismo femminile ha fatto registrare negli ultimi anni il maggiore incremento in termini di ascolti televisivi e di appassionati. Prova ne sono i recenti, eccellenti riscontri di share fatti registrare dalle tappe del Giro d’Italia Donne trasmesse della Rai».

Le maglie del Giro Mediterraneo in Rosa sono realizzate da D’Aniello Sportswear
Le maglie del Giro Mediterraneo in Rosa sono realizzate da D’Aniello Sportswear

«Nel Meridione d’Italia – continuano gli organizzatori – la tradizione ciclistica è estremamente radicata. Una passione che porta ogni anno sulle strade delle competizioni ciclistiche che si svolgono nel Mezzogiorno migliaia di sportivi, che partecipano con il loro calore e il loro colore alla festa dell’unico sport in cui per vedere e applaudire i campioni e le campionesse non c’è bisogno di alcun biglietto».

D’Aniello Sportwear

Giro Mediterraneo in Rosa

Bastianelli di nuovo in azzurro, questa volta senza bici…

08.03.2024
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Ieri Paolo Sangalli era a Diano Marina al Trofeo Ponente in Rosa, dove le ragazze della EF Education-Cannondale, unica squadra WorldTour al via, stanno facendo il bello e il cattivo tempo. Kristen Faulkner, ha vinto la tappa, mentre la maglia di leader la indossa Kim Kadzow, davanti ad altre due compagne. E mentre oggi, giorno della Festa della Donna a Milano sarà presentata la maglia rosa del Giro Women 2024, con il cittì della nazionale parliamo di un gradito ritorno in nazionale: quello di Marta Bastianelli, che proprio al Giro lo scorso anno chiuse la carriera, con un occhio particolare alla categoria delle juniores. Nella foto di apertura, Marta in azzurro ai mondiali di Wollongong 2022 (gli ultimi disputati da atleta), parla con Velo accanto al quale è seduto il cittì Sangalli.

All’attacco ai mondiali di Glasgow, Cecchini riceve ordini dal cittì Sangalli. Le radio ovviamente sono vietate
All’attacco ai mondiali di Glasgow, Cecchini riceve ordini dal cittì Sangalli. Le radio ovviamente sono vietate

Uno sbocco naturale

La notizia era uscita in un trafiletto sulla Gazzetta dello Sport, ma ha una portata ben superiore, per il carisma della romana e quello che rappresenta da anni per il nostro ciclismo. Appesa la bici al chiodo, la vincitrice di un mondiale, un europeo e un Fiandre (tanto per spizzicare qua e là nel palmares), aveva detto di volersene stare un po’ a casa, ma il richiamo dell’azzurro è stato più forte.

«Me lo hanno proposto che ancora correvo – ci ha detto ieri dal treno che, dopo l’arrivo di Giulianova della Tirreno, la portava a Milano – per un ruolo di supporto a Paolo Sangalli, ma non ho voluto pensarci fino a che non ho smesso. Essendo stata atleta fino a ieri, il mondo delle juniores ho potuto seguirlo ben poco, per cui comincio da zero accanto a un grande maestro coma Paolo. Devo ringraziare ancora una volta la disponibilità delle Fiamme Azzurre. Nel frattempo ho preso i tre livelli da direttore sportivo. E anche se ho sempre detto alle mie compagne che puoi fare tante riunioni, ma quello che succede in gara non si decide il giorno prima, ora mi trovo in un ruolo diverso. Ma lo confermo: la riunione è una bozza. In corsa poi le sfumature sono tante e differenti. L’importante è avere la freddezza per prendere le decisioni giuste».

Alla Festa Fiamme Azzurre, Bastianelli è stata premiata da l presidente del Coni Malagò (foto Claudio Peri)
Alla Festa Fiamme Azzurre, Bastianelli è stata premiata da l presidente del Coni Malagò (foto Claudio Peri)

Il mondo juniores

Sangalli sa esattamente cosa potrà darle Marta e parla del suo ruolo come se fosse la cosa più naturale del mondo, la prosecuzione di un cammino che non poteva che sfociare in un ruolo tecnico, sia pure alle primissime armi.

«Marta Bastianelli – dice –  è una risorsa importante per la Federazione. Le sue competenze ci daranno sicuramente una mano. Considerando il fatto che non ho più con me Rossella Callovi, che ha cambiato lavoro e vita, Marta comincerà dalle juniores. La forza del settore femminile è che le seguo da quando sono allieve, per cui quando te le ritrovi da elite ne conosci perfettamente pregi e difetti. Il suo coinvolgimento sarà per forza graduale e probabilmente si estenderà anche alla pista». 

Rossella Callovi ha collaborato fino allo scorso anno con Sangalli. Qui in Argentina con le U23
Rossella Callovi ha collaborato fino allo scorso anno con Sangalli. Qui in Argentina con le U23

Due occhi in più

In qualche modo, inizia a ripetersi quello che nei professionisti è la regola e che si sta attuando da qualche anno anche nel ciclismo femminile. L’atleta di esperienza che smette diventa una risorsa come tecnico. E’ successo con Giorgia Bronzini e Anna Van der Breggen, per citare le ultime due, potrebbe ripetersi con Bastianelli.

«Naturalmente anche lei – spiega Sangalli – deve fare le sue esperienze. Sapete, in bici è una cosa e fare il tecnico è un’altra. Servono solo tempo, pazienza e possibilità di fare esperienza. A fine aprile andremo a fare una gara in Olanda. Deve conoscere le squadre e i tecnici. Lei conosce alla perfezione la realtà delle élite, ma il mondo junior è un’altra cosa. Per cui inizieremo piano, senza stress e con l’appoggio del Centro Sportivo delle Fiamme Azzurre, al pari di Masotti, per fare un esempio. Ma non nascondo che il suo sia un arrivo naturale e certamente importante. Per noi che corriamo senza le radio, cosa assurda ormai anche solo da dire, due occhi in più non guasteranno di certo».

Kopecky è la Van Aert delle donne? Lo chiediamo a Bastianelli

16.02.2024
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Lotte Kopecky è la Wout Van Aert delle donne? Ormai affermalo non è più così un azzardo. La belga della Sd Worx oltre a vincere le classiche, qualche corsa veloce e ad essere una donna squadra, ci sta abituando ad andare anche molto forte in salita. Esattamente come il suo illustre connazionale. Entrambi fanno una doppia attività, uno il cross, lei la pista.

Ma se il nostro parere può essere corretto finché si parla di risultati, per far sì che trovi un riscontro tecnico ha bisogno anche di un parere più “tecnico”da dentro”. E chi meglio di Marta Bastianelli, delle Fiamme Azzurre, ce lo può dare? L’atleta laziale ha corso fino a pochi mesi fa ed è notizia freschissima che da quest’anno lavorerà accanto al cittì Sangalli. Conosce tutte le ragazze del gruppo e ha un’esperienza unica. Proprio con Kopecky tra l’altro ha battagliato in molte classiche e le loro caratteristiche non erano poi così differenti.

Quindi Marta, cosa ne pensi. E’ azzardato il nostro paragone tra Kopecky e Van Aert? 

No, no… Lotte è cresciuta molto, non solo dall’anno scorso. Era già una grande atleta. Fino a qualche tempo fa aveva sempre corso “da sola”, in quanto era in squadre più piccole tipo la Lotto, era più difficile per lei mettersi in mostra.

Van Aert fa terzo ad Hautacam, Pirenei, al Tour. Kopecky lo scorso anno è andata forte sul Tourmalet e quest’anno ha vinto in salita…

E quello è stato uno step. Partiamo dal fatto che è una grande atleta. Ha un grande motore. E’ indiscutibile. Sicuramente ha lavorato tanto per migliorare anche in salita. Ma poi c’è un’altra cosa da dire: lei, complici anche gli Europei in pista, sta attraversando un periodo di grande forma. E questo, soprattutto in questa fase della stagione, le consente di fare una grande differenza contro atlete che sono alla prima gara della stagione.

Tiene meglio le botte di acido lattico, chiaro…

Esatto. E c’è un’altra cosa da dire. Quella salita all’UAE Tour, analizzandola da Marta, quindi da non scalatrice, è stata fatta in maniera che lei potesse rimanere a ruota. Se fossi stata io al suo posto, in estrema forma, probabilmente l’avrei retta anch’io. E’ stata fatta ad una velocità controllata, con dei wattaggi sicuramente altissimi, ma regolari. Wattaggi che a ruota, un’atleta in grande condizione riesce a tenere. Ciò non toglie che comunque sia migliorata tanto in salita, altrimenti non vai forte in quel modo sul Tourmalet. Però penso che se al UAE Tour fossero salite con scatti e controscatti, avrebbe sofferto un pochino di più.

Insomma che Kopecky vada così forte anche in salita, per te non è poi così una sorpresa?

No, l’ho sempre detto che era una grandissima atleta. Non a caso è la campionessa del mondo. Ha vinto la corsa iridata praticamente da sola… E anzi, mi viene da pensare che tutto questo sia soltanto l’inizio. Gli altri anni andava forte sui “suoi” percorsi, altrove tirava subito i remi in barca. Io almeno l’ho sempre vista così e di conseguenza non conosco i suoi limiti e fino a che punto possa arrivare. Mi aspetto che possa comunque migliorare ancora di più in salita. Tuttavia mi viene anche da pensare che perderebbe un po’ di esplosività.

Marta Bastianelli a ruota di Lotte, era il Fiandre 2023
Marta Bastianelli a ruota di Lotte, era il Fiandre 2023
Secondo te è dimagrita un po’ per fare questi exploit anche in salita?

Sì, l’ho vista molto bene fisicamente già dallo scorso anno, però non è quel quel magro da spaventarsi. E’ un magro bello da vedere, un magro definito. Lei a livello personale è sviluppata bene anche mentalmente: ha seguito una linea precisa, equilibrata e di conseguenza il fisico le ha risposto immediatamente. Sì, fisicamente c’è e la vedo molto bene.

La vedi anche per le corsa a tappe a questo punto?

Credo di sì. Però se fossi in lei non ci insisterei. Non starei a concentrami sui grandi Giri, quelli da 10 giorni, ma più sulle corse di 3-4 tappe, che poi saranno sempre di più. Mi sembrano più adatte alle sue caratteristiche. Poi è ovvio, se un giorno volesse puntare al Tour Femmes, è in una squadra che le può permettere tutto, tanto più che non deve più scontrarsi con la Van Vleuten. Ma non starei snaturami troppo.

In genere le grosse trasformazioni, quando le abbiamo viste, non sono andate benissimo…

Anche Van Aert o Van der Poel, vanno forte dappertutto, ma poi restano loro stessi quando davvero devono puntare. Van Aert ha quelle caratteristiche che si adatta un po’ a tutto, perché è un grande campione, ma non si stravolge. Migliorare sì, diventare una scalatrice no. Secondo me non avrebbe senso.

Tanto più che il livello nelle donne si sta alzando e la specializzazione è sempre più. Inevitabile…

Un’atleta che ha fame di risultato vuole andare bene ovunque. Io anche ero così. L’anno che ho vinto il Fiandre, facevo le volate, volevo arrivare tra le prime tre nella tappe al Giro, però ad un certo punto mi sono resa conto di dover essere carne o pesce. 

UAE Tour: verso Jebel Hafeet ritmi alti ma regolari. Kopecky resta a ruota e nel finale sfodera la sua potenza
UAE Tour: verso Jebel Hafeet ritmi alti ma regolari. Kopecky resta a ruota e nel finale sfodera la sua potenza
Marta, prima hai detto: «Lotte è in una squadra che le consente di fare tutto». Quanto conta davvero il team nella sua situazione? E quanto incide la competizione interna?

Parliamo di una grande squadra che la pensa in un modo molto simile ad un team maschile a partire dai materiali, dall’allenamento, dall’alimentazione, dalla nutrizione. La Sd Worx non lascia nulla al caso. Lavora tanto e ci crede tanto. Dalla prima all’ultima atleta. Mi ricorda un po’ la Quick Step dei tempi d’oro che, al netto di alcune situazioni particolari, aveva gli atleti più forti e vincere per loro era più facile. 

Cosa ti aspetti dal 2024 di Kopecky? Le Olimpiadi saranno un cardine per lei?

Mi auguro per che possa essere un anno da godersi nel migliore dei modi con la maglia da campionessa del mondo. E che si tolga tutte le le soddisfazioni possibili con quella maglia. L’Olimpiade è una gara strana per tutti, abbiamo visto cosa è successo a Tokyo. La gara è più difficile da gestire e nessuno vuole andare a chiudere. Ci sono situazioni che vanno oltre la prestazione e la forma fisica, quindi vedremo. Di certo quello di Parigi è un percorso che si adatta parecchio alle sue caratteristiche, così come alle caratteristiche delle italiane. Ora stiamo parlando di Lotte e non vado fuori tema, ma ci tengo a dire che le azzurre non sono da meno in questo anno così importante. Spero possano togliersi e farci togliere, grandi soddisfazioni

Tu ci hai corso di fianco in gruppo: Lotte è una leader come Van Aert?

E’ stata sempre un’atleta eccezionale. Nei miei confronti ha sempre portato tanto rispetto. Veniva a salutarmi, a chiedermi questo o quello e anche quando ho smesso mi ha scritto. E questo è bello perché mi rendo conto che oltre i risultati, rimane molto la persona che sei stata.

Da un punto di vista tecnico invece hai notato delle differenze rispetto a qualche tempo fa? Magari pedala più agile. Ha alzato la sella…

Lotte ha un colpo di pedale che ha preso tanto dalla pista. E’ molto agile. Almeno così l’ho vista in questa gara all’UAE Tour anche in salita. Ma era una caratteristica che aveva anche in passato e in altre corse. In generale è leggera. La vedo molto bene in bici. La vedo proprio se stessa.

Le distanze crescono, Gasparrini si rimbocca le maniche

27.12.2023
5 min
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OLIVA (SPAGNA) – Con la benedizione di Marta Bastianelli. Eleonora Camilla Gasparrini non è più la ragazzina con lo sguardo impertinente, ma un’atleta con la maiuscola. E Marta se ne è accorta semplicemente vivendole accanto nell’ultima stagione della carriera.

La “Gaspa” era annunciata da Arzeni sin da quando era poco più di una junior e, forte di un titolo europeo, si era affacciata nel grande gruppo con la maglia della Valcar. La sua presenza era stata per il “Capo” il modo per digerire più facilmente la partenza di Elisa Balsamo prima e poi delle altre grandi.

«Stiamo crescendo piano piano – sorride – ogni anno si si fa un passo in più nel modo giusto. Inizio anche a vedere qualche risultato, quindi sono contenta. Leggere quelle parole di Marta è stato un grande onore. La scorsa stagione ho avuto modo di avere tanto a che fare con lei. Siamo riuscite a confrontarci spesso e sentirla parlare a quel modo mi ha dato tanto morale».

Eleonora Camilla Gasparrini è nata a Torino il 25 marzo 2002. Nel 2020 ha vinto l’europeo juniores, dal 2022 è alla UAE
Eleonora Camilla Gasparrini è nata a Torino il 25 marzo 2002. Nel 2020 ha vinto l’europeo juniores, dal 2022 è alla UAE

Il WorldTour a vent’anni

La “Gaspa” ha il piglio del monello e il rigore della professionista. Questo testimonia il carattere e insieme fa capire che l’arrivo del WorldTour ha stretto le maglie anche fra le ragazze.

«Il modo in cui si convive con questa disciplina – spiega – è una cosa molto soggettiva. Per me non è un peso e lo faccio perché mi piace. Mi piace anche essere professionale, ma è chiaro che per i livelli a cui è adesso il ciclismo, è necessario fare delle rinunce. A essere onesta però, ho anche il modo di divertirmi e il tempo per farlo, ovviamente nei giusti momenti. Da fine ottobre a fine novembre si può mollare al 100 per cento. Invece durante la stagione ci sono magari periodi in cui fare un passo indietro per ricaricarsi un po’, ma senza fare chissà cosa. Già stare in famiglia in questo periodo e vedersi con gli amici prima che parta la stagione è una bellissima opportunità».

Le distanze crescono

Siamo in una fase di passaggio. Traghettato il movimento verso il professionismo, adesso l’UCI ha messo mano alle distanze di gara, aumentandole.

«L’aumento delle distanze – conferma Gasparrini – è un dato oggettivo. Io sono sempre stata abituata a non fare troppe ore, puntando più sull’intensità. Adesso invece c’è da allungare e lo stiamo facendo anche in questo caso in modo graduale. Mi rendo conto che sto vivendo il periodo di passaggio, facendo tutto per gradi. Quando faccio la distanza, si tratta solo di endurance, senza lavori in particolare. Comunque siamo sopra le quattro ore. Però un conto è farle da sola, altro è farle in gruppo. In questo caso infatti, come in ritiro, si può allungare.

«In Spagna abbiamo cercato di sfruttare il caldo e il bel tempo. Per i lavori di intensità si lavora a casa, anche se fa freddo, magari ricorrendo a qualche seduta indoor sul ciclomulino e andando un paio di volte in palestra. E comunque d’inverno non c’è solo la bici, a casa c’è anche lo sci di fondo, visto che abito vicino a località sciistiche. E’ anche il modo per svagarmi un po’». 

Nel 2023 per Gasparrini ci sono stati 52 giorni di gara, con la vittoria al Tour de Suisse
Nel 2023 per Gasparrini ci sono stati 52 giorni di gara, con la vittoria al Tour de Suisse

Lo sguardo sull’Amstel

Il tempo di spiegare che sui rulli preferisce la musica alle serie tv, che diventano un’ottima compagnia quando c’è solo da far girare le gambe, poi Gasparrini solleva il velo sulle ambizioni per la prossima stagione.

«Vorrei avere più lucidità nei momenti clou delle gare – dice – perché a volte perdo l’attimo, vorrei cercare di essere più pronta. Mi rendo conto che con l’esperienza, inizi a leggere le gare in maniera diversa e a capirle meglio. Nonostante da junior abbia vinto bene, qui c’è un altro mondo. Nelle juniores eravamo solo italiane e con un modo di correre totalmente diverso. Nelle poche esperienze che avevo fatto con la nazionale, avevo visto parecchie differenze nelle tattiche delle straniere. Un obiettivo per il 2024? Vi direi una classica che quest’anno ho fatto per la prima volta, cioè l’Amstel Gold Race. Secondo me potrebbe essere adatta alle mie caratteristiche. Un percorso misto e vario, con un arrivo leggermente all’insù che potrebbe fare per me».

Al Tour Femmes con “Yaya” Sanguineti: le ragazze della Valcar si cercano in continuazione
Al Tour Femmes con “Yaya” Sanguineti: le ragazze della Valcar si cercano in continuazione

Lo spirito Valcar

Con la benedizione di Marta Bastianelli, che però non è più parte del gruppo. La sua uscita ha ridisegnato gli equilibri in seno al UAE Team Adq, con atlete come Chiara Consonni, Silvia Persico ed Erica Magnaldi a raccoglierne il testimone. E con Arzeni in ammiraglia, anche se non più unico capo, in qualche modo lo spirito della Valcar aleggia ancora.

«Credo che ricreare la Valcar da qualche altra parte – sorride – sia quasi impossibile. Però c’è lo spirito giusto e arrivano anche i risultati. C’è un bel gruppo, siamo uniti, ci divertiamo e anche quello è importante, visto che stiamo tantissimo tempo via da casa. Ci rendiamo conto che il ciclismo sta crescendo e bisogna stare al passo, anche a livello di struttura di squadra. Sono arrivate nuove figure professionali, ma se si vuole una struttura ben solida, bisogna fare assolutamente così».

Dettagli, pazienza, fortuna: la via di Bastianelli per tornare al top

04.11.2023
7 min
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«No, non credo che mi mancheranno i ritiri. Vi giuro di no. Sono stata ad Abu Dhabi con la squadra – racconta Marta Bastianelli – e sono stata benissimo. Abbiamo fatto la festa di chiusura che chiamano Bootcamp ed eravamo tutte lì. C’erano le ragazze che venivano dalla Cina, qualcuna non era potuta andare in vacanza e sarebbe partita subito dopo. Mi sono un po’ rivista in loro e ho riconosciuto lo stress che per un’atleta è all’ordine del giorno. Stavano già pensando ai raduni, alle gare, ai calendari. E guardandomi intorno mi sono detta che tutto quello non mi mancava. Magari è un momento, sicuramente avrò un po’ di nostalgia, vedremo come sarà…».

Con il UAE Team ADQ ai Bootcamp di Abu Dhabi, per Marta Bastianelli un bel modo di salutare la sua squadra
Con il UAE Team ADQ ai Bootcamp di Abu Dhabi, per Bastianelli un bel modo di salutare la sua squadra

Sempre a mille

Marta dice tutto d’un fiato. Il primo inverno da non atleta – anche se questo risulterà il suo status fino al 31 dicembre – lo sta trascorrendo tra tributi, feste, premiazioni e anche il ritiro di Abu Dhabi del UAE Team ADQ con cui ha chiuso la carriera. Perciò in realtà le possibilità di fermarsi per ora sono state poche e non aumenteranno certo con l’inverno.

«Tra una cosa e l’altra – racconta – sono sempre a mille. Ho fatto tantissime feste, premiazioni a destra e anche a sinistra. Seguo Clarissa più di prima nelle sue tante attività. E’ una vita nuova e bella, per certi versi da scoprire. Come atleta, vivi in una bolla e tutto gira attorno alla tua attività. Quando però finisce, scopri che c’è anche l’ordinario della vita normale che è bello da seguire, specialmente per chi ha una famiglia».

Il Giro d’Italia è stato l’ultima corsa di Marta Bastianelli in maglia UAE Team Adq
Il Giro d’Italia è stato l’ultima corsa di Marta Bastianelli in maglia UAE Team Adq
Quindi non pensi che quando cominceranno i ritiri ti verrà un po’ di magone, a posto così?

La cosa che ultimamente mi pesava di più era proprio viaggiare, stare fuori tanto tempo. Poi col fatto che abitiamo in una posizione un po’ scomoda rispetto agli aeroporti, ogni volta per partire c’era da fare due ore e mezza di macchina. Al rientro si faceva sempre notte e tutto questo, sommandosi, cominciava a pesare. Il resto era il lavoro, una cosa che mi è sempre piaciuta. Perciò diciamo che per il momento non mi manca nulla, ma se succederà non ci sarà da stupirsi e sarà anche giusto. In fondo la bicicletta è stata la mia vita.

La tua ultima corsa è stata il Giro d’Italia: poi sei riuscita a osservare e valutare la stagione e il movimento femminile?

Una stagione sicuramente a livelli molto alti. Non ho fatto il Tour Femmes perché l’anno scorso ho visto che in Francia c’era stato uno switch nel livello delle prestazioni. Fu un passo ancora più avanti, si era alzata l’asticella e a detta di tutte le atlete con cui ho parlato, il Tour è stato di nuovo il palcoscenico per far capire la crescita del movimento. Mi hanno raccontato che il livello è stato veramente notevole: medie altissime, tensione a mille. Anche il Giro è stato una grande corsa, io poi l’ho vissuto in maniera molto più tranquilla rispetto all’anno scorso, però il Tour credo sia stato il passaggio per fare il punto di tutta la stagione.

Nei panni di opinionista con Giulia Cicchinè e Ilenia Lazzaro, Marta Bastianelli ha commentato su Eurosport una tappa del Tour Femmes
Nei panni di opinionista con Giulia Cicchinè e Ilenia Lazzaro, Bastianelli ha commentato su Eurosport una tappa del Tour Femmes
Cosa hai visto?

Il 2023 è stato dominato dalla SD Work, da campionesse come Vollering e Kopecky. Sono ragazze con uno storico importante. Anche negli anni scorsi, Kopecky l’ho sempre vista come un’atleta forte, quindi per me i suoi risultati sono stati una conferma. Stesso discorso per Demi Vollering. La gente si chiede quanto vadano forte, ma secondo me bisogna guardare anche le individualità. Marlene Reusser era con me alla Alé-Cipollini. Era fortissima, ma non sapeva correre. Nel momento in cui ha imparato, è diventata la campionessa che tutti vediamo.

Si è capito anche che interpretano il ciclismo a un altissimo livello di professionismo.

Sicuramente hanno un contesto di squadra che le porta ad essere professioniste in tutto e per tutto, un po’ come la Deceuninck di qualche anno fa, che vinceva tutto. Però bisognava capire come lavorassero dietro le quinte, come si allenassero, chi li seguiva. Ormai anche nel nostro movimento nulla è più scontato. Quasi tutte le squadre sono super organizzate, investono tantissimo. Vedo che la mia ci mette a disposizione tutto e anche di più. Nella SD Worx si sono ritrovate cinque delle migliori al mondo. Sono certa che tra qualche anno ritorneremo in alto anche noi, perché l’Italia è sempre stata la nazionale di riferimento.

Demi Vollering e Lotte Kopecky: due grandi talenti che nel 2023 hanno monopolizzato la stagione
Demi Vollering e Lotte Kopecky: due grandi talenti che nel 2023 hanno monopolizzato la stagione
Insomma, struttura, soldi e soprattutto talento?

Esatto. Se ti alleni insieme a loro, se mangi con loro, ti accorgi che queste ragazze sono talenti come ne nascono raramente. E’ come se avessero messo cinque Pogacar nella stessa squadra. Hanno la semplicità tipica di chi certe cose le fa naturalmente, in più sono nelle condizioni di lavorare insieme nel modo più professionale. Magari al loro interno qualche momento di tensione ci sarà, ma sono bravissime ed è bravissimo chi le guida.

In che modo le altre possono batterle?

Lavorando allo stesso modo, con la struttura giusta, avendo pazienza e senza lasciare nulla al caso. Credo che usciranno di certo altre giovani e cresceranno bene. Per cui il primo passaggio è lavorare nel migliore dei modi. E se loro per vincere fanno 10, le altre dovranno fare 15 per arrivare allo stesso livello. In Italia ad esempio abbiamo atlete di primissimo livello, che possono vincere sui traguardi più prestigiosi. A volte però serve anche avere un po’ di fortuna.

L’Italia ha grandi talenti inseriti in grandi squadre: per Marta Bastianelli si può ancora vincere, ma serve anche la fortuna mancata nel 2023
L’Italia ha grandi talenti inseriti in grandi squadre: si può vincere, ma serve anche la fortuna mancata nel 2023
E’ un problema che non ci siano più squadre WorldTour italiane?

Secondo me, le nostre ragazze restano forti in qualunque squadra le metti. Questa è una considerazione personale, ma il nostro mondo è diverso dal maschile. La donna prima di tutto deve essere tranquilla di testa. Non deve mettersi a pensare ai soldi che guadagnerà, ma deve avere intorno la tranquillità legata alla squadra e alle compagne con cui lavora: il resto viene dopo. Quindi secondo me le nostre atlete, messe nella squadra giusta, possono lavorare ugualmente bene e i risultati lo hanno dimostrato. Però è vero che a livello di gruppi sportivi sta succedendo come nel maschile, per cui i piccoli fanno tanta fatica a rimanere in vita. Le gare che fanno sono sempre di meno e sono sempre limitate e di questo mi dispiace. Sicuramente per crescere qualcuno ha bisogno di fare ciclismo in modo meno esasperato. Ormai invece si sta mondializzando tutto e per queste squadre più piccole la vedo dura, come per le continental maschili.

Che effetto ti hanno fatto tante premiazioni e manifestazioni di affetto?

Mi hanno invitato al Giro d’Onore e sono molto fiera che la Federazione mi riconosca questo premio come ha fatto il Coni attraverso le Fiamme Azzurre (in apertura con Giovanni Malagò, nella foto di Claudio Peri, ndr). Non amo incensarmi, ma ne vado veramente fiera. Sicuramente non possiamo piacere a tutti, però ho avuto un bel ritorno per la mia carriera e mi auguro che in qualche modo anche io potrò ricambiare e restituire il tanto che ho ricevuto.

A Notaresco, che l’ha adottata, Marta ha ricevuto dal sindaco Di Gianvittorio la Cittadinanza Onoraria
A Notaresco, che l’ha adottata, Marta ha ricevuto dal sindaco Di Gianvittorio la Cittadinanza Onoraria
Quante volte sei uscita in bici dal Giro in avanti?

Questa è una cosa stranissima. Da quando ho smesso, la bici da strada non ho voluto più vederla per due mesi almeno e non so perché. Quasi me la sono presa con lei. Facevo lunghe camminate e poi andavo anche in mountain bike. Ho ripreso a usarla da poco. Non vado ovviamente tutti i giorni, la uso in modo diverso e ho scoperto che andando senza stress, mi diverto di più.

Pissei x Marta Bastianelli: una maglia per una buonissima causa

04.10.2023
3 min
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Lo scorso luglio, con il Giro Donne, si è conclusa la carriera da ciclista professionista di Marta Bastianelli. Diciotto anni di corse e di grandissime vittorie, con le ultime ottenute proprio con la maglia del UAE Team ADQ. E per celebrare al meglio la stupenda vita ciclistica della campionessa italiana, il maglificio toscano Pissei – che del Team UAE ADQ è fornitore – ha realizzato una maglia in edizione limitata con le “pietre miliari” del suo percorso nel ciclismo professionistico femminile. E’ importante sottolineare che parte del ricavato verrà devoluto in beneficenza ad AIRC, la nota fondazione per la ricerca sul cancro.

Nello specifico, il capo che Pissei ha dedicato a Marta Bastianelli è costituito da una maglia a maniche corte con vestibilità specifica per donna realizzata in tre differenti tessuti per fronte, maniche e schiena: tessuti tra loro combinati per poter ottenere il giusto bilanciamento tra comfort, prestazioni e traspirabilità. Il design prevede poi un “fit” adatto a tutte le tipologie di corporatura femminile e la manica a taglio vivo, in tessuto chiuso e aerodinamico, che si contrappone alla schiena in rete per ottenere il massimo della traspirabilità.

Una maglia speciale, quella per Bastianelli, realizzata da Pissei, partner dell’UAE Team ADQ
Una maglia speciale, quella per Bastianelli, realizzata da Pissei, partner dell’UAE Team ADQ

Si celebra una grande carriera

Sulla maglia sono rappresentate il numero totale di vittorie, l’autografo, le squadre che hanno accompagnato la carriera di Marta Bastianelli e le vittorie più importanti. Tra cui risultano il campionato del mondo su strada conquistato a Stoccarda nel 2007, il campionato europeo su strada vinto a Glasgow nel 2018, la Gent-Wevelgem del 2018,  il Giro delle Fiandre del 2019, il campionato Italiano su strada del 2019.

Marta Bastianelli ha salutato il gruppo dopo il Giro Donne corso a luglio di quest’anno
Marta Bastianelli ha salutato il gruppo dopo il Giro Donne corso a luglio di quest’anno

«Dopo la speciale maglia celebrativa in edizione limitata che Pissei aveva realizzato per me dopo il Giro d’Italia – ha dichiarato Marta Bastianelli – tante persone mi hanno chiesto di poterla avere. Con Pissei abbiamo così deciso di realizzarne una nuova versione a disposizione di tutti i tifosi. Il design mette in evidenza le mie vittorie più significative, tutte le mie squadre e il logo delle Fiamme Azzurre. Ho voluto anche legare questo progetto ad una causa benefica. Infatti, una parte del ricavato della vendita di questa maglia speciale sarà devoluta all’AIRC, l’organizzazione no-profit italiana che raccoglie fondi per la ricerca sul cancro. Questo è il primo progetto che ho avviato dalla fine della mia carriera ciclistica. Sono felice di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca, in particolar modo per le donne, sono orgogliosa che il mio nome sia legato all’AIRC. Mi auguro che molti di voi si uniranno a me per sostenere questa iniziativa».

Pissei

Tornata sul podio, Bertizzolo guarda già al dopo carriera

09.09.2023
5 min
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Con il terzo posto nella Classic Lorient Agglomeration, la prova di Plouay inserita nel WorldTour, Sofia Bertizzolo è tornata a far parlare di sé. Non è la prima volta che la veneta entra in un podio nel massimo circuito, forse non sarà neanche l’ultima, ma il risultato ha riproposto una domanda che da tempo circola nell’ambiente: che ciclista è Sofia, una leader o una che corre per gli altri?

A 26 anni Bertizzolo, che sta affrontando ormai la sua ottava stagione nel ciclismo di vertice considerando che iniziò nel 2016 all’Astana, una risposta ormai se l’è data: sa bene che non c’è una definizione netta e parlando di questo emergono anche sfumature inaspettate, che guardano anche a un futuro lontano. Ma per farlo bisogna partire dalla stretta attualità.

Il podio di Plouay, con la vittoria dell’olandese Bredewold sulla polacca Lach
Il podio di Plouay, con la vittoria dell’olandese Bredewold sulla polacca Lach

«Per me questo podio ha un grande valore – racconta Bertizzolo tra una tappa e l’altra del Simac Ladies Tour – diciamo che mette un po’ di tessere a posto in un anno tenebroso. Una caduta a inizio anno mi ha procurato un po’ di guai, perché mi ha tolto lo smalto per le classiche del Nord, che sono da sempre il mio principale obiettivo. Ho sbagliato a non fermarmi, sono andata avanti fino al Giro d’Italia senza mai essere davvero me stessa. Ho ripreso dopo 40 giorni gareggiando con il team Development per ritrovare il ritmo gara e ora sono finalmente in una buona forma».

Non è la prima volta che il WorldTour ti vede protagonista…

Infatti, ma la cosa curiosa è che a Plouay ero già stata quarta nel 2021 in una gara che era stata la copia conforme di quel che è successo sabato scorso. E’ una corsa che mi piace molto, che si adatta bene alle mie caratteristiche. Oltretutto la gara si era messa nella maniera migliore per i nostri colori…

La festa delle compagne dopo il terzo posto di Plouay, secondo suo podio in questa stagione
La festa delle compagne dopo il terzo posto di Plouay, secondo suo podio in questa stagione
Perché?

Nella prima parte si è sviluppata una fuga che ha preso parecchi minuti, dentro c’era una nostra compagna e questo ci ha permesso di lasciare ad altri l’iniziativa. Su quel percorso ondulato risparmiare energie per il finale è vitale e quindi abbiamo potuto giocare le nostre carte. Io ero quella più davanti e quindi ho potuto sfruttare le mie doti veloci.

Allarghiamo allora in discorso: a 26 anni hai finalmente scoperto che ciclista sei?

Credo di essere una a 360°, in grado di fare un po’ tutto, ma non sempre questo è un vantaggio se vuoi metterti in mostra come vincente: sai far tutto, ma non spicchi in nulla. Sono veloce, ma non abbastanza per vincere le volate di gruppo. Vado bene in salita, ma non abbastanza per staccare le altre. Ne ho preso atto e quindi è più giusto e appagante correre per le altre, tirare una volata o fare il ritmo in salita perché vinca qualcuna della mia squadra, per me è una grande soddisfazione.

Al UAE Team Adq la bassanese è al suo 2° anno. Resta incerto il suo futuro
Al UAE Team Adq la bassanese è al suo 2° anno. Resta incerto il suo futuro
Eppure con le tue caratteristiche potresti anche giocare le tue carte in una corsa a tappe…

Sicuramente non in un grande Giro. Corsi nel 2018 il Giro d’Italia e mi sono accorta di quanto le cose siano cambiate da allora, i ritmi, le caratteristiche di chi emerge. Guardate quel che ha fatto la Kopecky, fino allo scorso anno ritenuta solamente una velocista. Per emergere in una corsa a tappe devi fare la differenza in salita, io dovrei perdere almeno 5 chili per forse – e dico forse – emergere in qualche corsa a tappe breve, ma così mi snaturerei e non lo voglio.

Hai quindi trovato la tua dimensione?

Sì, quella di donna-squadra – risponde decisa la Bertizzolo – oltretutto ho scoperto che mi piace insegnare, prendermi cura delle nuove leve, correre ad esempio con il team Devo trasmettendo un po’ delle mie esperienze, di quel che ho imparato correndo al fianco di campionesse come Marta Bastianelli e Barbara Guarischi. Ora posso passare alle altre quel che so. D’altronde correre per puntare a una Top 10 non mi soddisfa, preferisco puntare al bersaglio grosso contribuendo al successo di una compagna.

Una Bertizzolo visibilmente commossa nel giorno dell’addio della Bastianelli
Una Bertizzolo visibilmente commossa nel giorno dell’addio della Bastianelli
Sembrano parole di chi un domani, appesa la bici al classico chiodo, potrebbe mettersi a bordo di un’ammiraglia…

E’ da qualche giorno che ci penso, ma non posso dire che sia un obiettivo, perché nel mio domani non mi ci vedo a continuare a viaggiare in giro per il mondo a questi ritmi frenetici. Mi piacerebbe però fare un anno da diesse. Alla RideLondon Classique mi ero ritirata il penultimo giorno e nell’ultimo sono stata in ammiraglia, aiutavo e davo consigli alle mie compagne, alla fine ho avuto tanti feedback positivi che mi hanno emozionato. E’ un’esperienza che vorrei vivere appieno, prima di voltare definitivamente pagina.

Una sera d’agosto. Lariano saluta la sua Marta

13.08.2023
8 min
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LARIANO – Il ponentino romano, il tramonto che è nascosto dall’ombra dei Castelli Romani e una comunità che saluta la sua campionessa, Marta Bastianelli. Lariano festeggia la fine della carriera di una sua figlia che qui – e non solo, visto che ormai è anche per metà abruzzese – è di casa. E mentre oggi a Glasgow tra poche ore scatta il mondiale femminile, questa cerimonia sembra quasi un passaggio di testimone. Un passaggio che la stessa Bastianelli coglie in pieno.

«Potevo essere lì, qualcuno ci ha anche provato a farmi restare in corsa fino a fine stagione, ma dico la verità: sono felice di essere ora qui a festeggiare col mio paese. Sarei stata felice anche lì, però ho deciso questo e lo faccio con molta serenità».

È una festa vera ed ufficiale quella di Lariano. Ci sono i sindaci dei Comuni che riguardano Marta. Dopo gli omaggi nella sala consiliare, che il sindaco ci tiene a sottolineare essere la sala più importante del suo Comune, la cerimonia passa all’esterno, tra la piazza e le vie del paese riempite con foto di Marta quasi ad ogni angolo. E qui tra un piatto di pasta e un panino alla porchetta iniziano i racconti.

Anello magico

Si ripercorre la carriera di Marta e si parte dalla biciclettina rossa e verde – una delle tante esposte in piazza – con cui ha iniziato. 

«Una biciclettina che potrebbe essere quella con cui ho iniziato – racconta Bastianelli – ma che in realtà è di mio cognato Alessandro Proni, col quale in questi anni mi sono allenata per chilometri e chilometri. 

«Avevo 10-11 anni quando sono salita in sella. I miei cugini pedalavano e ogni volta restavo sola ad aspettare che tornassero. Così ho deciso di andare anche io. Di provare. Ma ero la sola ragazzina del gruppo Larianse e questo un po’ mi frenava. Però mi divertivo».

I ragazzi di Lariano pedalavano in un anello in un bosco. Era una striscia di asfalto fatta appositamente per loro. Su quei 1.200 metri, senza saperlo stava nascendo una campionessa.

«Fu costruita dai genitori, tutti misero un pezzettino. Si pedalava in sicurezza. C’era una sbarra e quindi senza macchine noi giocavamo. Mentre i genitori restavano lì a chiacchierare».

«Ricordo Marta che si allenava su questo anello – racconta Roberta Bartoli, vicesindaco di Lariano, e poco più grande di Bastianelli – e per noi bambine era strano vedere una bambina appunto, pedalare. Fare questo sport prettamente maschile. Ma Marta lo faceva con una naturalezza unica, lo faceva, e ce lo faceva percepire, come se fosse la cosa più femminile al mondo. E’ stato importante per noi. Fin quando poi negli anni a seguire quando c’erano le sue gare il paese si fermava a guardarla alla tv e anche in quel caso era motivo esempio, orgoglio, stimolo».

Nel 2007 Marta Bastianelli vince il mondiale elite, al primo vero anno da pro’. Da lì cambia tutto
Nel 2007 Marta Bastianelli vince il mondiale elite, al primo vero anno da pro’. Da lì cambia tutto

Donna e sport

Le parole della vicesindaco ci portano ad un altro tema, quello della Marta Bastianelli donna, mamma che fa sport ai livelli più alti.

Il suo percorso è stato specchio di un cambio del ciclismo e della società. Oggi è molto più normale che una ragazza pedali, prima Marta doveva andare in Toscana per fare qualche gara con le bambine, tanto per rendere l’idea. E riguardo all’evoluzione del ciclismo vissuto da Bastianelli lei stessa ha ricordato la grande evoluzione che ha vissuto con questo esempio: «Ho iniziato che avevamo delle maglie enormi e ho finito che delle maglie aderenti e su misura. Prima non c’era la maternità, ora sì. Ora siamo professioniste a tutti gli effetti».

Ma essere una pro’ e al tempo stesso moglie e mamma non è facile. Tutto è più duro. E oltre agli allenamenti, alle gare, all’acido lattico, alle problematiche che ci possono essere in una squadra ci sono i pensieri “di casa” e di chi per settimane a casa, appunto, non c’è .

Ma anche in questo caso Marta stessa spiazza tutti con una frase mica da poco, facendo emergere la parola più gettonata da coloro che, intervistati, la ricordano: determinazione.

«Io – dice Bastianelli – ho avuto il privilegio di vincere da mamma. Ad un certo punto della mia carriera, della mia vita, sentivo che mi mancava qualcosa. Volevo una bambina… ed è arrivata Clarissa. 

«Vero, dopo la sua nascita ho anche pensato di lasciare. Credevo tutto sommato di aver conquistato quasi tutto quello che potevo, ma poi la mia famiglia, i miei suoceri, i miei zii che mi hanno seguita sempre… mi hanno incentivato a continuare. Oggi mi rendo conto che per il successo la famiglia conta il 110 per cento. E’ il fulcro di tutto. E’ la squadra che c’è a casa».

Lituania e ritorno

I racconti proseguono. Servirebbe un libro per elencarli tutti. Uno dei momenti salienti è la prima trasferta con la maglia azzurra. 

Marta Bastianelli è una juniores. Una ragazzina che parte dietro ad un sogno che forse neanche lei in quel momento poteva capire quanto potesse diventare grande e concreto.

«Prima trasferta con la nazionale – racconta Marta – papà mi porta a Fiumicino e mi mette su un aereo per la Lituania. Lì facemmo una gara e la vinsi. Telefonai a casa due giorni dopo. Non c’erano gli smartphone all’epoca. Mi chiesero se ero arrivata, se il viaggio fosse andato bene. E io: “Sono arrivata, ho corso e ho anche vinto. Domani venitemi a prendere all’aeroporto”.

«Era diverso. Lì ho capito che sarei diventata un’atleta professionista».

Piazza Santa Eurosia si riempie per la sua Marta. La serata è stata presentata dal giornalista Jacopo Forcella
Piazza Santa Eurosia si riempie per la sua Marta. La serata è stata presentata dal giornalista Jacopo Forcella

Le ultime stagioni

E così è andata. Il mondiale al primo anno tra le elite… (tra l’altro prima vittoria da pro’), le tante gare, gli infiniti podi, l’Europeo, il Fiandre. I ricordi si accavallano e si susseguono mentre la piazza guarda il bellissimo video che racchiude queste perle e i commenti di familiari e amici che le sono stati vicini.

«Quando ho deciso di smettere? Dopo le Olimpiadi di Tokyo, non ricordo il giorno preciso, ma in quel periodo. Io avrei chiuso al termine di quella stagione, ma la mia squadra, la UAE ADQ , ha insistito per farmi andare avanti. Loro volevano una donna di esperienza, visto che il gruppo è piuttosto giovane. Sono andata avanti e anche se dovevo chiudere l’ho fatto con la massima serietà, la massima determinazione durante l’inverno. E infatti quest’anno ho vinto tre gare». 

«A volte penso che ci sarebbe stata ancora qualche gara da vincere, penso alla Roubaix, io voglio sempre vincere… ma ad un certo punto capisci che devi dire basta, che ti devi accontentare. Ho deciso di chiudere al Giro Donne perché è qui, in Italia, che tutto è iniziato.

«Nell’ultima tappa ad Olbia le altre ragazze, anche le campionesse, tutto il gruppo veniva a salutarmi, ad omaggiarmi. E’ stato un momento toccante, ma anche una festa. Quella tappa me lo sono proprio goduta».

«Nell’ultimo mese allenandomi sulle strade di casa mia a Lariano o a Notaresco, spesso avevo il magone. Qualche volta pensando che era l’ultima volta che avrei fatto quella salita o quella strada piangevo. Allora chiamavo mio marito (Roberto De Patre, ex pro’ anche lui, ndr) ma non ho mai avuto nessun ripensamento e Olbia stata una festa».

Marta Bastianelli (classe 1987) 55 vittorie nel sacco. Eccola ad Olbia, tappa finale del Giro Donne e ultima gara della carriera
Marta Bastianelli (classe 1987) 55 vittorie nel sacco. Eccola ad Olbia, tappa finale del Giro Donne e ultima gara della carriera

Futuro da scrivere

L’abbraccio di Lariano è davvero intenso. Più passano le ore e più la piazza si riempie. I momenti istituzionali si alternano con quelli informali. Ed è qui che forse si chiude il cerchio. Perché un’atleta gira il mondo, calca palcoscenici importanti, tv, interviste, fama… ma poi c’è il paese. C’è casa. E lì dove tutto è più concreto, tangibile ci si rende conto di quanto fatto di fronte a quelle persone che in qualche modo sono il tuo “specchio”.

«Effettivamente – conclude Marta – ti rendi conto di dove sei arrivata anche da queste piccole cose, che poi sono grandi cose. C’è qualcosa di più dell’atleta, probabilmente ho lasciato qualcosa anche come persona e questo credo sia la parte più importante».

Se l’atleta è completa, la donna ancora no. Il futuro è tutto da scrivere. E Marta Bastianelli ha tantissime pagine bianche da riempire, con suo marito, sua figlia, la sua enorme famiglia, il suo paese, la sua professionalità.

La tirano in ballo per molte iniziative con i giovani soprattutto. In effetti il suo è un patrimonio che sarebbe un delitto perdere. Di certo farà qualcosa con le Fiamme Azzurre, che ha ringraziato. Ma adesso è il tempo della festa, del riposo e della sua famiglia.