Giro d'Italia 2026, Team Polti-VisitMalta, Ludovico Crescioli

Quanto lavoro c’è dietro al body To Fit del Team Polti?

03.06.2026
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CASSANO D’ADDA (MI) – Fra una chiacchiera e un video prima della partenza della tappa di Andalo del Giro d’Italia, osservando da vicino Ludovico Crescioli (foto di apertura), l’occhio è caduto sulla trama leggerissima del body che indossava. Lui se ne è accorto e ha risposto alla curiosità.

«Di solito uso sempre il body – ci ha detto il giovane scalatore del Team Polti-VisitMaltami è capitato solo una volta quest’anno di usare i pantaloncini e le magliette, con il body in corsa mi trovo meglio. Anche quando piove, non faccio distinzioni, anche se magari a inizio stagione ne abbiamo uno più pesante. Questo del Giro è leggerissimo e traspira molto bene».

Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle

Tutti pazzi per il body

Il fatto che la maggior parte dei corridori corra con il body è ormai acclarato: la ricerca di velocità fa sì che anche le pieghe del tessuto siano state messe nel mirino e i vantaggi dell’abbigliamento più aderente si è trasferito dalla crono alla strada, alla luce delle velocità sempre più elevate. I capi del Team Polti-VisitMalta li confeziona To Fit, azienda di Rossano Veneto che si sta dando un gran da fare nel mondo delle corse professionistiche e fra gli amatori, due contesti molto legati: i pro’ testano, gli amatori ne traggono beneficio.

«Il nostro obiettivo – spiega Flavio Zonta, manager di To Fit – è dare il massimo comfort e le massime prestazioni. Il corpo traspira tramite la pelle e si tratta di una fase necessariamente veloce. Per agevolarla, i tessuti sono molto sottili, ma hanno anche diversa compressione e diversa struttura. Tenete presente che in una maglia ci sono circa cinque tipi di tessuto, mentre in un body ce ne sono di più. Poi c’è il pantaloncino e qui la differenza la fa sempre il fondello. Il nostro body è molto areato, davanti ha molta rete che permette un’elevata traspirabilità».

Tessuto, ago e filo

C’è tanta tecnologia anche nel lavorare con certi tessuti così sottili e inevitabilmente fragili: raramente un corridore ha presente il grande lavoro di chi prepara i suoi capi di abbigliamento.

«Più i tessuti sono sottili – spiega Zonta – e più hai necessità di avere degli aghi che abbiano una punta tonda, non a freccia, perché altrimenti si rischia di rompere la fibra e di conseguenza il tessuto. A quel punto si usa un filo multibava, che internamente è morbido e non irrita la pelle, mentre la parte esterna è più resistente, in modo che non strappi. Poi è chiaro che il filo con cui si cuce il fondello è più resistente perché è maggiormente soggetto a usura, soprattutto se i lavaggi non vengono fatti in modo corretto, ad esempio a temperature superiori ai 40 gradi.

«Alla squadra abbiamo dato tutte le indicazioni quando gli abbiamo fornito il materiale, mentre durante il Giro d’Italia abbiamo fatto un salto intervistando 2-3 atleti, per sapere se avevano migliorie da apportare o suggerimenti da dare. Abbiamo bisogno di avere i loro feedback. Magari durante un Giro d’Italia non riescono, ma nel frattempo abbiamo quelli che chiamiamo amatori professionisti che stanno testando i capi per la prossima stagione».

Spiega ancora Zonta che la necessità di far testare i capi agli atleti è impellente perché le aziende che forniscono i tessuti non sempre riescono a fornire partite identiche, per cui serve qualcuno che sia in grado di fornire valutazioni e riscontri, in modo da imporre ai fornitori un determinato tipo di materiale, senza rischiare di avere prodotti involontariamente diversi

Le specifiche del body

Tutti vogliono il body e il body deve essere fatto secondo criteri ben precisi: non si tratta soltanto di cucire una maglia sopra a un pantaloncino. Il body To Fit nasce da un progetto totalmente originale, che va oltre le specifiche della finitura del pantaloncino o dell’elastico del fondo gamba.

«Ad esempio la parte del torace – spiega Zonta – la parte davanti e la parte dietro devono essere allineati in modo diverso. Poi sui body da gara c’è anche il problema della rete per il porta numero. Noi li abbiamo inseriti internamente, ma devi avere una rete, uno chiffon elastico che sia anche trasparente e per trovarlo c’è voluto un mese. Se infatti non è elastico come il pantalone, può bloccarne l’elasticità.

«Il body ha delle peculiarità molto strane. La differenza non la vedi a occhio nudo, ma quello che deve fare è adattarsi come una seconda pelle, cioè muoversi, non fare pieghe e dare una sensazione di comfort per cui non tiri e non stringa. Non ha la trazione delle bretelle, che hanno quattro punti di attacco, ma tira per tutta la circonferenza del giro vita e questo dà un comfort totalmente diverso. Logico che se devi andare in bagno, le cose si complicano. Ma visti in vantaggi aerodinamici e di comfort, gli atleti della Polti hanno fatto il 90 per cento delle gare con il body».

To Fit

Giro d'Italia 2026, Pila, Ludovico Crescioli

Il piccolo Crescioli è diventato grande. E non si ferma qui…

02.06.2026
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ROMA – Ludovico Crescioli si è vissuto il Giro d’Italia con apparente leggerezza. I suoi 22 anni gli hanno dato la freschezza mentale per lasciarsi indietro i giorni storti e affrontare come una sfida anche quelli più duri. Al punto che quando sabato è stato preso da Vingegaard sulla salita di Piancavallo, prima che la maglia rosa rimanesse da sola, il toscano del Team Polti-VisitMalta ha provato a tenerlo. Un po’ come quando Pellizzari si attaccò alla ruota di Pogacar sul Monte Grappa nel 2024 e poi dovette mollarlo per non avere un infarto.

«Sapevo che anticipare l’ultima salita – racconta Crescioli, tornando con la memoria a Piancavallo – mi avrebbe dato qualche chance in più di fare risultato, per cui ho fatto forte la discesa insieme ad Arrieta, siamo entrati sui primi e poi sapevo comunque che da dietro avrebbero fatto un ritmo molto forte. Perciò ho provato a prenderla subito da sotto e alla fine ho anche provato a stare dietro a Vingegaard. Ma è durata poco, perché poi ho cercato di salire del mio passo. La salita era lunga e sono riuscito a trovare il passo giusto e sono arrivato insieme a Poels e Rondel».

Il settimo posto nella tappa di Chiavari è il miglior piazzamento nel Giro di Crescioli (foto Borserini)
Il settimo posto nella tappa di Chiavari è il miglior piazzamento nel Giro di Crescioli (foto Borserini)
Il settimo posto nella tappa di Chiavari è il miglior piazzamento nel Giro di Crescioli (foto Borserini)
Il settimo posto nella tappa di Chiavari è il miglior piazzamento nel Giro di Crescioli (foto Borserini)

Dal Lunigiana al Giro dei pro’

Mentre il Giro d’Italia si accinge a vivere l’ultima tappa, Crescioli si racconta con semplicità. E’ palesemente orgoglioso del suo percorso che, dopo il secondo posto dietro Lenny Martinez al Giro della Lunigiana del 2021, lo ha portato per due anni alla Mastromarco e altri due alla Technipes, prima del passaggio della scorsa stagione nella squadra di Basso. Al Team Polti-VisitMalta ora vorrebbero trattenerlo, ma è chiaro che le sue prestazioni (fra cui la tappa al Tour de l’Avenir 2024 e il Giro dell’Appennino dello scorso aprile) abbiano ingolosito anche squadre più grandi.

«Sto crescendo in modo graduale – dice Crescioli – e sono arrivato fin qua. Forse il modo di fare un ulteriore salto sarebbe avere anche un’altra opportunità, ma stiamo a vedere: adesso preferisco godermi questa parte di stagione. Non tutti i corridori hanno lo stesso sviluppo, io non sono ancora vecchio, sono qui e sono soddisfatto di quello che ho fatto sinora».

Crescioli ha affrontato l'ultima scalata di PIancavallo in fuga, ma il ritorno di Vingegaard è stato spietato
Crescioli ha affrontato l’ultima scalata di PIancavallo in fuga, ma il ritorno di Vingegaard è stato inesorabile
Crescioli ha affrontato l'ultima scalata di PIancavallo in fuga, ma il ritorno di Vingegaard è stato spietato
Crescioli ha affrontato l’ultima scalata di PIancavallo in fuga, ma il ritorno di Vingegaard è stato inesorabile

Settimo a Chiavari

Crescioli è sottile, come si conviene agli scalatori. Un metro e 78 per 63 chili, il diario di bordo del suo Giro parla di 63 chilometri di fuga nella penultima tappa, altri 88 verso Pila e prima ancora 133 chilometri nella tappa di Chiavari, che non aveva salite lunghissime ma un dislivello di 2.939 metri, chiusa al settimo posto. Il suo miglior risultato, che si somma al 27° posto finale.

«Per me è stato il primo Giro d’Italia – racconta – quindi era tutto un’incognita. Nelle brevi corse a tappe mi sono sempre trovato abbastanza bene anche nel finale, per cui questa è stata una conferma e anche una bella sorpresa, perché non è scontato al debutto andare forte anche nelle ultime tappe».

In fuga anche verso Pila, Crescioli era debuttante al Giro d'Italia
In fuga anche verso Pila, nonostante fosse debuttante al Giro, Crescioli ha mostrato un ottimo recupero
In fuga anche verso Pila, Crescioli era debuttante al Giro d'Italia
In fuga anche verso Pila, nonostante fosse debuttante al Giro, Crescioli ha mostrato un ottimo recupero

L’enigma del riposo

I giorni duri non sono mancati, ma nonostante qualche dislivello importante, la risposta di Crescioli è stata quasi sempre all’altezza. Vederlo lottare nella ventesima tappa di montagna è sinonimo di un ottimo recupero e di grande serenità.

«Nelle tappe dure – sorride – ho avuto buone risposte, mentre paradossalmente le difficoltà maggiori le ho avute dopo i giorni di riposo. Devo imparare a gestirli, perché dopo i primi due, mi sono trovato in difficoltà. Nella tappa di Cosenza ho fatto fatica e lo stesso mi è successo dopo quello di Milano. Nella tappa di Carì, in Svizzera, ero riuscito a prendere la fuga, però non ho avuto le gambe necessarie. Nei primi due casi non avevo pedalato tanto, nell’ultimo ho cercato di fare anche qualche fuori giri, ma ci sono altre cose che devo capire…».

In fuga anche nella tappa di Alleghe, Crescioli ha collezionato 289 chilometri all'attacco
In fuga anche nella tappa di Alleghe, Crescioli ha collezionato 289 chilometri all’attacco
In fuga anche nella tappa di Alleghe, Crescioli ha collezionato 289 chilometri all'attacco
In fuga anche nella tappa di Alleghe, Crescioli ha collezionato 289 chilometri all’attacco

La svolta del Teide

Al pari di quanto accaduto con Vingegaard, il progetto di portare Ludovico al Giro d’Italia è nato nel corso dell’inverno, dopo la prima stagione in cui aveva immagazzinato quattro gare a tappe e 48 giorni di corsa

«Parlando – ricorda – ci eravamo detti che ci sarebbe stata l’opportunità di farlo. Perciò prima di partire ho fatto un po’ di altura sul Teide e quando sono sceso ho visto che avevo una buona gamba. Anche prima di vincere l’Appennino, avevo avuto buoni segnali. Avevo chiuso in crescendo la Tirreno-Adriatico e poi, dopo il Teide e prima dell’Appennino, ho centrato il quarto posto al Tour of Jura, che mi ha dato convinzione per le gare successive».

Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Giro dell’Appennino 2026, Crescioli batte il compagno di squadra Pesenti in una volata a due
Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Giro dell’Appennino 2026, Crescioli batte il compagno di squadra Pesenti in una volata a due

La profezia su Lonardi

Dato che sapete già come è finita la tappa di Roma, cioè con la vittoria di Milan, siamo pronti a fornire la registrazione a chi dubitasse della prossima frase di Crescioli, che per la prima volta nella carriera, di lì a poco si sarebbe trovato a sfrecciare nelle vie di Roma, nella tappa conclusiva del Giro d’Italia.

«Già ieri sera – dice tornando al giorno di Piancavallo – avevo la pelle d’oca per essere stato davanti in salita e avere quel tifo. Cosa davvero da brividi. Oggi (domenica, ndr) ci godiamo questo ultimo giorno e comunque non penso che sarà facile, perché nelle fasi finali andremo chiaramente molto forte. Per cui cercheremo di arrivare al traguardo, provando a fare risultato con il nostro velocista Lonardi».

E Lonardi è arrivato secondo, battuto solo da Milan: Crescioli c’è andato proprio vicino. Ora non resta che attendere il calendario per la seconda parte dell’anno e qualche sviluppo sul suo futuro. I suoi agenti sono chiaramente al lavoro.

Ludovico Crescioli, Giro dell'Appennino 2026, vittoria, Team Polti VisitMalta

Crescioli: la prima vittoria tra i pro’ e una valigia da preparare

30.04.2026
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La prima vittoria tra i professionisti per Ludovico Crescioli è arrivata a Genova al termine del Giro dell’Appennino, in una volata a tre dove il toscano ha battuto Domenico Pozzovivo e il compagno di squadra Thomas Pesenti. Per il Team Polti VisitMalta si tratta anche del primo successo stagionale, arrivato dopo una serie di piazzamenti e podi in gare di rilievo. 

Ludovico Crescioli è tornato a vincere, e questo non può che dare morale e confermare i progressi fatti nel 2025, alla sua prima stagione da professionista

«Le sensazioni erano davvero buone già dalle gare in Francia della settima prima – racconta Crescioli – dove ho raccolto due buoni piazzamenti. Arrivavo da un periodo di altura sul Teide, dove avevo passato tre settimane insieme ad altri due compagni di squadra. Siamo stati ad allenarci a Tenerife dal 24 marzo al 14 aprile, un bel blocco di lavoro che ha dato i suoi frutti».

Giro dell'Appennino 2026, podio: Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
Crescioli al Giro dell’Appennino ha trovato la sua prima vittoria da professionista
Giro dell'Appennino 2026, podio: Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
Crescioli al Giro dell’Appennino ha trovato la sua prima vittoria da professionista
Avevi capito che il periodo era positivo?

Sì, anche perché in Francia mi ero fatto trovare pronto, ma mi mancava il ritmo gara. Nei giorni successivi e allo stesso Giro dell’Appennino ho capito di essere davvero in ottima condizione. Diciamo che ero fiducioso. 

E’ stata la prima vittoria tra i professionisti, che sensazioni hai provato?

Quando vinci non c’è nulla di meglio (dice con una risata, ndr) sopra al primo posto non c’è altro, da sportivo è la miglior cosa che ti possa capitare. E’ una conferma dei progressi fatti lo scorso anno, nel quale ho raccolto tanti piazzamenti e top 10 ma senza mai arrivare vicino alla vittoria.

Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
In salita per Crescioli le sensazioni erano quelle giuste, il toscano ha sfruttato il lavoro fatto in altura
Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, Pozzovivo
In salita per Crescioli le sensazioni erano quelle giuste, il toscano ha sfruttato il lavoro fatto in altura
Eri ancora abituato a certe dinamiche ed emozioni?

Anche se non vincevo da un po’ di tempo mi ricordavo cosa dovevo fare, quando nel finale siamo rimasti in tre (Pozzovivo, Pesenti e lo stesso Crescioli, ndr) avevo capito che poteva essere il giorno giusto. Era solamente una questione di rimanere freddi e giocarsi tutto in volata.

Volata che hai vinto per millimetri sul tuo compagno Pesenti…

Sapevamo di essere più veloci di Pozzovivo allo sprint, quindi siamo arrivati nel finale consapevoli di poterci giocare un bel risultato. Dall’ammiraglia Ellena ci aveva detto di tenere alta la velocità per evitare il rientro di Ponomar e poi di fare la volata. E’ stata una doppietta bellissima, che ha ripagato il lavoro della squadra.

Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Una volata al millimetro, Crescioli anticipa il compagno di squadra Pesenti
Giro dell'Appennino 2026, Crescioli, Pesenti, volata
Una volata al millimetro, Crescioli anticipa il compagno di squadra Pesenti
Cosa si prova nel riassaporare la vittoria?

L’ultima volta che ho vinto è stato al Tour de l’Avenir del 2024, con la nazionale. Lì però sono riuscito ad alzare le braccia e festeggiare. Questa volta siamo arrivati al fotofinish, non sapevamo chi avesse vinto, quindi c’è stata anche l’ansia di attendere il verdetto. 

Un bel blocco di lavoro fatto sul Teide che ha dato i suoi frutti…

L’altura l’avevo già fatta gli altri anni e mi sono sempre sentito bene al termine. Questa però è stata la prima volta in cui sono andato sul Teide: devo ammettere che è particolare, ma molto affascinante. Dormire in cima al vulcano, poi scendere e allenarsi sul mare con temperature ottime. Mi sono trovato davvero bene, in tutto e per tutto. 

Tre settimane in altura che non servivano a preparare solamente il Giro dell’Appennino, giusto?

No (ride, ndr) non c’è ancora l’ufficialità, ma dovrei partire per la Bulgaria e il mio primo Giro d’Italia. E’ il sogno che avevo fin da bambino e ora che si realizza è un’emozione enorme. Sono curioso di vedere come reagirò alle tre settimane di gara, ma per prima cosa voglio godermi l’esperienza.

Ludovico Crescioli, Teide 2026, ritiro (foto Polti VisitMalta)
Crescioli ha trascorso tre settimane sul Teide in preparazione agli impegni di maggio (foto Polti VisitMalta)
Ludovico Ludovico Crescioli, Teide 2026, ritiro (foto Polti VisitMalta), Teide 2026, ritiro
Crescioli ha trascorso tre settimane sul Teide in preparazione agli impegni di maggio (foto Polti VisitMalta)
Hai guardato qualche tappa?

Non ancora, ma la cronometro Viareggio-Massa passa vicino a casa, quindi parenti e amici verranno a salutarmi. Per il resto vedremo se riuscirò a trovare lo spazio per mettermi in mostra e provare qualcosa. 

La valigia quando si prepara?

In questi giorni, devo guardare cosa mettere via. Sicuramente le solite cose, ma tre settimane sono lunghe, magari un libro per passare i momenti di trasferimento o le sere in stanza. Ora ho appena finito la biografia di Scottie Pippen, vedremo quale sarà il prossimo. 

Clasica de Almeria 2026, Team Polti VisitMalta

Nuovo spirito alla Polti-VisitMalta: garantisce Ellena

19.02.2026
6 min
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Le prime due gare in Spagna. Poi Besseges, il Tour de la Provence e fra pochi giorni il Giro di Sardegna. Il 2026 di Giovanni Ellena e del Team Polti VisitMalta è iniziato con un bel passo allegro, forse perché la lotta per la salvezza dello scorso anno non è stata piacevole e si è preferito settarsi subito su un ritmo più alto e motivazioni migliori.

La squadra nel frattempo ha cambiato qualche faccia, con l’innesto di alcuni giovani di grande nome e altrettanto grandi prospettive. L’arrivo di Gavazzi sull’ammiraglia ha visto la partenza di Orlando Maini, diventato diesse del Team MBH Bank-CSB, mentre dall’organico è uscito Davide Piganzoli (oltre a De Cassan, Zoccarato e Martin) passato alla Visma Lease a Bike. E dato che il valtellinese della squadra è stato per tre anni la bandiera, proprio con Ellena abbiamo fatto il punto della situazione.

«Ci sono tanti giovani – spiega il tecnico piemontese, dal 2023 alla Eolo, poi diventata Team Polti – bisogna dargli tempo di crescere. Per esempio c’è un ragazzino francese che si chiama Dario Giuliano e va forte, lo stesso vale per Crescioli e Crozzo che deve ancora arrivare dall’Argentina. E poi ci sono i vecchi: Maestri, Lonardi, Tonelli. Non c’è più “Piga”, ma possiamo lavorare bene su diversi fronti. Chiaro che in questo momento non si può andare a fare classifica al Giro d’Italia, puntando a un posto nei quindici come negli ultimi due anni, semmai l’idea sarebbe puntare a qualche tappa e fare esperienza. Sempre che al Giro si vada davvero…».

Giovanni Ellena, piemontese, tecnico del Team Polti-VisitMalta, spiega come si farà a non rimpiangere Piganzoli (foto Borserini)
Giovanni Ellena, piemontese, tecnico del Team Polti-VisitMalta, spiega come si farà a non rimpiangere Piganzoli (foto Borserini)
Ci sono i vecchi a tenere la barca in rotta…

Maestri è quello che ha più esperienza, poi c’è “Lona” che è un ottimo appoggio e Tonelli. In Spagna abbiamo Sevilla che è molto importante dal punto di vista del gruppo. E poi mettiamoci anche i due ragazzi maltesi, Mifsud e Bittigieg. Quindi c’è da lavorare, ma siamo qua per questo.

Pensi che l’assenza di Piganzoli si farà sentire, anche solo per un fatto di carisma?

Anche lui aveva le sue indecisioni, le sue titubanze e i dubbi, come è normale per un giovane. Da fuori probabilmente si percepiva meno, ma alla fine il fulcro della squadra erano i vari Maestri e Lonardi. Chiaro che se andavi col “Piga” a una corsa, puntavi su di lui, perché dava determinate garanzie. Ma si può dire che abbia imparato a fare il leader proprio l’anno scorso, non è che lo fosse anche all’inizio della stagione.

Un nome cui teniamo: che ruolo ha Belletta nella costruzione della nuova Polti-VisitMalta?

Pensavo proprio a lui mentre rispondevo su Piganzoli. Belletta in corsa è molto importante e faccio un esempio. Nella riunione prima della Classica Comunitat Valenciana abbiamo detto che nel finale ci sarebbero stati probabilmente dei ventagli. E poi ho fatto due domande a due corridori, tra cui Belletta. E gli ho detto: «Igor, nella prima riunione mi sono spiegato bene? Hai capito cosa intendo dire?». E lui mi fa: «Gio, oggi è una classica del nord, non ti preoccupare». E alla fine, fatto l’inventario del gruppo, lui era davanti assieme a Lonardi, mentre Maestri l’ha mancata di un soffio.

Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli: per lui il debutto fra i pro’ con la Polti-VisitMalta
Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli: per lui il debutto fra i pro’ con la Polti-VisitMalta
Vuol dire che alla Visma ha effettivamente imparato a correre?

Da noi si dice che l’acqua passata non macina più, per cui qualunque sia la cosa che non ha funzionato in quella squadra, è necessario andare avanti. Probabilmente anche lui si sarà guardato allo specchio e avrà fatto i suoi ragionamenti. Alla loro scuola ha imparato delle cose, ma altre come questa che ho raccontato gli vengono anche per una questione di istinto. Possono insegnartele, ma se non le hai dentro… difficilmente le applichi così bene.

Il Team Polti rimane una squadra di giovani in rampa di lancio?

Abbiamo sei under 23. I gemelli Bessega, abbiamo Giuliano, Crozzolo, Adrian Benito, quindi giovani ce ne sono ancora tanti. Il Team Polti-VisitMalta è una squadra che vuole crescere e quindi deve valorizzarli, ma anche puntare ai risultati e non è facile. Però vorrei dire che l’anno scorso in questo stesso periodo avevamo molti punti in meno ed eravamo quarantesimi, mentre adesso a livello mondiale siamo intorno alla 23ª posizione. Poi magari scenderemo, ma l’approccio di quest’anno è diverso e più cattivo.

Aver dovuto lottare tanto proprio il terzo anno per stare nei trenta ha lasciato il segno?

Due giorni fa parlavo con Fran Contador e Basso e gli dicevo: «Mia mamma, quando andavo a scuola, mi diceva di studiare all’inizio dell’anno perché poi me lo sarei trovato alle fine. Io non l’ho mai ascoltata, però ascoltiamola adesso».

Tour de la Provence 2026 1st stage, Mattia Bais
Il secondo posto di Mattia Bais nella 1ª tappa al Tour de la Provence è stato finora il miglior risultato del Team Polti
Tour de la Provence 2026 1st stage, Mattia Bais
Il secondo posto di Mattia Bais nella 1ª tappa al Tour de la Provence è stato finora il miglior risultato del Team Polti
Forse all’appello manca Tercero, che con Piganzoli è sempre stato il pezzo prezioso sin dai primi anni Eolo e poi Polti. Che cosa ci possiamo aspettare da lui?

Dovremmo ritrovarlo un po’ più concreto tra un mese, vediamo come si muove. Tercero ha avuto un 2025 difficile, perché il citomegalovirus l’ha debilitato per tutto l’anno e ne sta uscendo solo adesso. E’ stato un anno pesante sul piano fisico e di riflesso anche sul piano psicologico. E’ rimasto fermo per due mesi, durante i quali non riusciva a fare 20 chilometri da quanto era debilitato. Quando ha ripreso, forse non era ancora pronto, ma era meglio che lasciarlo da solo a casa.

Tornerà quello di prima? In fondo ha solo 24 anni…

Non è stato facile a livello mentale passare dal dover essere la rivelazione assieme a Piganzoli a non cavare un ragno dal buco. Vediamo quest’anno come andrà. Ha fatto le prime corse per mettersi in sesto, adesso farà un po’ di altura e poi tornerà per le corse di aprile.

Cosa ti sembra di Gavazzi in ammiraglia?

Molto bene. Abbiamo fatto tutte le cose assieme, praticamente siamo fidanzati. In Sardegna esordirà lui come prima ammiraglia e io farò la seconda, perché voglio che entri nella mentalità. Siamo tutti qua per lavorare, non esiste più la gerarchia del primo o del secondo, poi sulle decisioni è un altro discorso. Lui era già bravo in corsa, ho sempre detto a Savio, ai tempi, che se c’era uno che avrebbe potuto fare il direttore sportivo, quello era Gavazzi. E tolte quelle quattro cose che deve imparare sui movimenti, diventerà sicuramente uno bravo.

Tour de la Provence 2026 2nd stage, Ludovico Crescioli
Crescioli è al secondo anno nel Team Polti-VisitMalta: da lui si attente un altro segnale di crescita
Tour de la Provence 2026 2nd stage, Ludovico Crescioli
Crescioli è al secondo anno nel Team Polti-VisitMalta: da lui si attente un altro segnale di crescita
Quale può essere un obiettivo che renderebbe felice, soddisfatto, Giovanni Elena quest’anno?

Il primo sarebbe l’invito al Giro d’Italia, che per la squadra sarebbe un successo enorme. L’altro sarebbe veder sbocciare Crescioli. Non perché gli altri non meritino, ma perché sono andato a vederlo al Val d’Aosta, l’ho seguito al Tour dell’Avenir, anche se a distanza: tutte cose che mi hanno portato a sentirlo un po’ mio. Piganzoli ha fatto tutto il suo percorso con Zanatta, io l’ho vissuto molto poco, salvo esserci alla prima vittoria ad Antalya. Invece con Crescioli è un discorso un po’ diverso, nel senso che è stato cercato e portato avanti.

C’è secondo te qualcuno già pronto per vincere?

C’è Lonardi e pure Penalver che può vincere le volate di un certo tipo. Ci sono anche altri, secondo me, che possono avere il giorno giusto. Mattia Bais c’è andato vicino l’altro giorno. Di certo, a parte i nomi, percepisco molta più voglia di risultato e insieme una grande serenità.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta (foto Maurizio Borserini)

Da Malta a… Malta: il primo anno da pro’ di Crescioli

04.11.2025
4 min
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Un anno dopo, Ludovico Crescioli è tornato dal viaggio a Malta insieme ai compagni di squadra della Polti VisitMalta. Si è trattato del primo ritiro, per vedere e conoscere i ragazzi che dal 2026 entreranno ufficialmente a far parte del team. A ottobre dello scorso anno era il corridore toscano a trovarsi nella loro situazione, infatti Crescioli dopo la parentesi alla Technipes #InEmiliaRomagna aveva fatto il grande salto tra i professionisti insieme alla formazione di Ivan Basso e Fran Contador (in apertura foto Maurizio Borserini). 

Adesso, 365 giorni dopo, è il momento di guardarsi indietro e fare un bilancio della prima stagione vissuta tra i pro’. 

«Sono ancora in vacanza – ci racconta Crescioli – dopo il viaggio a Malta sono tornato a casa, quest’anno le vacanze le passerò tra parenti e amici. Non riesco a vederli spesso e passare con loro del tempo, quindi ne approfitto e mi godo un po’ di riposo. Ho ancora una settimana di stacco, poi riprenderò la bici e inizierò a fare qualche giro. La mia stagione è finita alla Veneto Classic, il 19 ottobre, queste tre settimane di stacco erano necessarie».

Che cosa ci dici di questa prima stagione da professionista?

Tutto sommato dire che è andata bene, c’è stato qualche intoppo soprattutto all’inizio. Ho avuto un problema al ginocchio che mi ha tenuto fermo per un mese abbondante. Dopo l’esordio in Spagna a fine gennaio sono rientrato alle corse in Calabria a metà aprile. Ho messo insieme quarantotto giorni di gara, tutti concentrati da aprile in avanti. 

Senti di aver fatto i giusti miglioramenti?

Credo di non aver avuto una crescita graduale, ma sono sicuramente migliorato anche perché nel finale di stagione ho visto dei passi in avanti. Nelle gare di settembre e ottobre riuscivo spesso a restare con i migliori.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Quali sono state le difficoltà maggiori?

Capire questo nuovo modo di correre, in alcuni momenti di gara mi sono reso conto che mi mancasse quel tocco di esperienza che mi avrebbe aiutato a fare qualcosina in più. Nelle ultime corse dell’anno avrei potuto fare meglio. 

Raccontaci…

Alla Tre Valli Varesine, dove sono arrivato ventesimo, ho peccato di esperienza e di visione di gara. Ero riuscito a rimanere con il gruppetto all’inseguimento di Pogacar, ma in una rotonda abbiamo preso la classica “frustata” e ci siamo divisi. Nel rientrare abbiamo fatto una fatica immensa, che ho pagato nello sprint finale. Magari sarei potuto entrare nei primi dieci, che alla Tre Valli è sempre un buon risultato

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Su quali aspetti devi ancora lavorare?

Il prossimo anno mi piacerebbe fare qualche corsa a tappe in più. Nel 2025, complice l’infortunio di inizio stagione, non ho avuto modo di correrne tante. Però mi sono reso conto che correndo tanti giorni di fila il fisico risponde bene. Sempre alla Tre Valli Varesine ho fatto una delle mie migliori prestazioni e arrivavo da tre giorni di gara consecutivi. 

Il prossimo anno mancherà un pilastro come Piganzoli, avete caratteristiche simili, pensi di poter prendere il suo posto?

Replicare la stagione e gli ultimi anni di “Piga” vorrebbe dire andare davvero forte, perché lui in primis ha fatto vedere di valere tanto. Io voglio ottenere i migliori risultati possibili, non sarà semplice, ma vorrei fare altri passi in avanti. Sarebbe bello fare qualche gara a tappe per lavorarci e crescere in vista del prossimo futuro. Quest’anno ho visto che riesco a dare il mio contributo anche nelle corse di un giorno.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Con il sogno del Giro d’Italia?

Ancora non sappiamo nulla, c’è il discorso delle wild card e di avere risposta riguardo agli inviti. La direzione principale è quella di migliorarmi per quanto riguarda le brevi corse a tappe, ma un’esperienza come il Giro darebbe una grande continuità. Vedremo, perché il calendario quest’anno proporrà tante nuove gare a tappe e molte di queste saranno proprio in Italia.

La Polti riparte e Basso ha fatto scelte mirate

Il mercato del Team Polti: scelte mirate e talenti da valorizzare

30.10.2025
5 min
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Fine stagione, è tempo di consuntivi. In casa Polti Visit Malta a dir la verità l’analisi è iniziata tempo fa, a stagione ancora nel pieno, tanto è vero che la formazione Professional italiana è stata tra le più attive nella prima fase del ciclomercato. Facendo anche scelte lontane dai riflettori, ma che hanno fatto anche discutere.

Di carne al fuoco ce n’è tanta e il team manager Ivan Basso (in apertura insieme all’altro titolare Alberto Contador) non si nasconde, anzi affronta anche argomenti scottanti a viso aperto, come faceva quando correva e vinceva in giro per il mondo: «Per noi è stata una stagione dove abbiamo raggiunto due obiettivi importanti, uno è quello del mantenimento della classifica internazionale ed è ogni anno più difficile arrivare nella top 30 del ranking. La seconda essere comunque la prima italiana in classifica con la ciliegina della vittoria nella Coppa Italia delle Regioni che ha sicuramente un significato, oltretutto con la maglia dei giovani andata a Piganzoli».

Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
E che cosa metti sull’altro piatto della bilancia?

Tantissimi piazzamenti che avrebbero potuto essere vittorie. I nostri due atleti più veloci, che sono Lonardi e Penalver, hanno fatto più di 20 podi. Questo io lo devo vedere come risultato positivo in termini di prestazione. Ma voglio che questi podi possano diventare vittorie, quindi dobbiamo lavorare sulla ricerca delle cose da migliorare per poter trasformare prestazioni di assoluto livello in vittorie, fare quel piccolo passo che ancora manca. Dopo ovviamente c’è anche un’autocritica, perché abbiamo alcuni atleti della squadra che dovevano andare meglio, ma stiamo già lavorando su quello e sta anche a chi dirige, a me in primis, prendersi le responsabilità.

Dove si esprime questa responsabilità?

Quando hai degli atleti, devi fare in modo che la loro individualità sia parte di un quadro generale nel quale contribuiscono tutti. Quindi quando si parla di fare meglio, gli parli di una cosa che loro conoscono. La consapevolezza è già il primo colpo di pedale del 2026 soprattutto dai corridori che non hanno performato come dovevano. Di questo il primo responsabile sono io e quindi ci stiamo lavorando insieme all’atleta, ai direttori sportivi, ai preparatori per cercare di capire che cosa non ha funzionato e che cosa cambiare.

Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Voi siete una delle squadre più attive sul ciclomercato e state prendendo anche molti under 23, che però non potranno più gareggiare nelle internazionali di categoria? Questo comporta anche un minor contributo in termini di punti…

La questione dei punti è complessa e ci sarebbe da discutere per ore. Noi abbiamo preso sei giovani del quarto anno, che quindi passano di categoria e l’abbiamo fatto perché li vediamo già pronti per correre le gare maggiori. E’ chiaro che è un tema delicato che stiamo discutendo anche tra le società, perché la decisione ci è piovuta addosso all’improvviso. Cercheremo di capire meglio e poi vedremo che cosa fare.

Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Avete preso corridori per classiche, corridori per corse a tappe, corridori che possono dare una mano…

Apprezzo che si sia vista quest’operazione di prendere corridori mirati per le nostre esigenze. Ritengo che stiamo facendo un ottimo ciclomercato anche se non si nota il nome di spicco, anzi si sottolinea spesso che questo nome è in uscita ed è Piganzoli. Corridore per cui provo una stima infinita. L’abbiamo preso di poco maggiorenne e lo lasciamo con una personalità importante. Ma io ritengo che Crescioli sia un’eccellente successore. Non dimentichiamoci che ha fatto dei risultati importanti da under 23, mettiamoci in testa che i talenti non sono solo gli juniores che vanno forte. Possono essere anche i terzi, quarti anni o anche quinti anni, se magari uno ha avuto dei problemi. La storia degli atleti bisogna conoscerla bene, bisogna parlare con le squadre giovanili, con la famiglia dei corridori, capire bene che cosa c’è dietro. Perché ora se andiamo a cercare solo quelli di 16-17 anni che mostrano di essere i migliori al mondo commettiamo un grave errore.

Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
C’è qualche nome in particolare sul quale ti senti di puntare fra i nuovi arrivati?

Ad esempio i due gemelli Bessega che avevamo nel settore giovanile e che hanno continuato il loro percorso di crescita. Poi Belletta, uno dei migliori talenti che abbiamo. Inoltre ritengo che Crescioli si evolverà ancora, come Lonardi, come Penalver. Non bisogna solo dirlo che si deve rispettare il talento, ma bisogna anche saper aspettare. Ma c’è anche altro…

Cioè?

Ho dovuto fare una scelta sofferta perché se avessi le possibilità di allargare il roster lo farei senza pensarci. Ma non è una questione di budget, è una questione di organizzazione. Perché se hai 30 corridori poi devi andare anche a correre e non possiamo ancora avere un calendario adeguato a questi numeri. Ci sono corridori di quarto-quinto anno che avrei preso volentieri: Arrighetti, Bortoluzzi, Olivo. Corridori che secondo me sono meritevoli di fiducia e solo perché hanno avuto problemi non sono riusciti ancora a emergere.

Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
A proposito di Belletta, pensi che vada ricostruito non solo tecnicamente e fisicamente, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, riportato un po’ nella dimensione vera di corridore?

Ho conosciuto Dario Igor a casa mia, nel mio studio. L’ho guardato negli occhi, ho parlato a lungo con lui, non credo che ci sia da ricostruire niente. C’è semplicemente da riprendere un percorso di crescita. Io vedo dove può arrivare, il mio compito sarà quello di far credere anche a lui che può farlo. Spesso gli atleti per tanti motivi perdono la visione finale di dove vogliono arrivare. Io ho il compito con i miei collaboratori di far credere anche a lui che lì può arrivarci. E’ pronto e ha solo una gran voglia di iniziare.

Caro Crescioli, com’è cambiata la tua vita tra i pro’?

19.03.2025
5 min
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La prima stagione di Ludovico Crescioli con la Polti VisitMalta sta procedendo un po’ a rilento. Dopo i primi appuntamenti in Spagna, dai quali è scaturito anche un ottavo posto all’esordio, è arrivato un piccolo stop a rallentare il tutto. In questi mesi il toscano, alla sua prima annata tra i professionisti ha comunque assaggiato un mondo diverso e con il quale ha già imparato a prendere le misure (in apertura foto Maurizio Borserini). 

«Si tratta solo di un leggero dolore al ginocchio – racconta Crescioli – ma piano piano sto recuperando, la squadra mi sta dando una grande mano e non mi fa mancare nulla. E’ un peccato perché avevo iniziato bene, sia nei ritiri di dicembre e gennaio che nelle prime gare tutto stava andando alla grande. Il team era contento e anche io lo sono, in particolare dopo l’esordio alla Classica Camp de Morvedre».

Crescioli ha esordito in maglia Polti VisitMalta alla Classic Camp de Morvedre cogliendo un ottimo ottavo posto (foto Maurizio Borserini)
Crescioli ha esordito in maglia Polti VisitMalta alla Classic Camp de Morvedre cogliendo un ottimo ottavo posto (foto Maurizio Borserini)

Sempre meglio

Come cambiano la vita e la quotidianità di un ragazzo che passa da under 23 a professionista? Il salto non è solamente sportivo e atletico, ma anche nella gestione di tanti piccoli dettagli. 

«Già lo scorso anno – racconta Crescioli – che correvo in una formazione continental ho avuto una buona impostazione sia per il calendario che per l’organizzazione. Tra tutti i vari impegni ho corso una ventina di gare tra i professionisti con la Technipes #InEmiliaRomagna. Quindi quello che ho trovato ora con la Polti VisitMalta non è totalmente nuovo, ma tutto sta diventando sempre più specifico. Con il modo di correre dei professionisti ho già avuto modo di confrontarmi e mi trovo bene».

I primi giorni di ritiro sono serviti per conoscere il nuovo ambiente (foto Maurizio Borserini)
I primi giorni di ritiro sono serviti per conoscere il nuovo ambiente (foto Maurizio Borserini)
E nella tua routine?

Nei due ritiri che abbiamo fatto questo inverno si vede l’organizzazione del team. Tutto è curato affinché noi ciclisti possiamo fare la vita dell’atleta. Dovevamo solo preoccuparci di fare colazione, uscire in bici e riposare in vista del giorno successivo. Poi c’erano momenti in cui, anche se era giornata di scarico, le ore si riempivano comunque con foto per gli sponsor, riunioni con lo staff, ecc…

Sei passato in una squadra con molte più persone all’interno…

Sia con i compagni che con lo staff ti trovi a rapportarti con tante persone nuove. I primi giorni si fa un più fatica ma poi inizi a conoscere tutti e si trovano le misure. Nel team la lingua principale è l’italiano, ma si parla anche tanto spagnolo. 

Gli shooting aiutano a creare un legame con i compagni (foto Maurizio Borserini)
Gli shooting aiutano a creare un legame con i compagni (foto Maurizio Borserini)
Ora che hai avuto bisogno di fare alcune visite come ti sei organizzato?

Il medico della squadra Giulio Tempesti, che tra l’altro è toscano, mi ha indicato le strutture alle quali rivolgermi. La comodità è sapere che tutto viene gestito comunque dallo staff del team.

Come ti sei trovato con tutte le attività esterne in ritiro?

Mi sono piaciute, senti di far parte di un gruppo e di essere nel mondo dei professionisti. Sono un ragazzo molto tranquillo ma queste attività mi fanno piacere, così come le varie interviste. Il nostro fotografo, Maurizio Borserini, è davvero bravo e simpatico. Quando organizziamo i vari set per fare tutti i contenuti degli sponsor ci mette sempre a nostro agio. Anzi, a volte sembra che non voglia disturbarci, è molto attento da questo punto di vista. 

Nei ritiri invernali non mancano le visite degli sponsor, colonna portante per l’attività dei corridori (foto Maurizio Borserini)
Nei ritiri invernali non mancano le visite degli sponsor, colonna portante per l’attività dei corridori (foto Maurizio Borserini)
In che modo vivi tutto?

E’ bello, anche perché è un modo per socializzare e conoscere i compagni sotto altri aspetti. E’ vero che passiamo tanto tempo in bici, ma non esiste solamente questo. In ritiro c’è il tempo di conoscersi e di stare tutti insieme. Quando si va alle gare si è sempre in sette o otto corridori e si è tanto concentrati sulla prestazione, com’è giusto che sia. 

Che sponsor hai incontrato?

Al ritiro di gennaio sono venuti dei rappresentanti di Kometa e Francesca Polti (Presidente e Amministratrice Delegata presso Polti Group, ndr). Sono iniziative belle, che ti fanno conoscere le persone dietro al nome sulla maglia. 

Altri particolari sono cambiati?

In gara, ad esempio, c’è da prendere la sacchetta ai rifornimenti mentre da under 23 non capitava così spesso. Un’altra cosa diversa sono le radioline, gli anni scorsi qualche volta le ho usate ma ora sono parte della routine

Crescioli ha corso anche alla Classica Valenciana prima dello stop per l’infiammazione al ginocchio (foto Maurizio Borserini)
Crescioli ha corso anche alla Classica Valenciana prima dello stop per l’infiammazione al ginocchio (foto Maurizio Borserini)
A proposito di sacchette del rifornimento, per l’alimentazione in corsa è cambiato qualcosa?

Non tanto. La quantità di carboidrati che assumo è molto simile all’anno scorso, già da under 23 facevo molto caso a questi dettagli. 

Ci sono altre cose che ti hanno emozionato?

Beh quando ho ricevuto lo scatolone con tutto il materiale tecnico è stato bello: magliette, kit per allenamenti, giacche e tutto il resto. Anche salire sul pullman del team è stato particolare, fin da bambino sei abituato a vederli da fuori, entrarci è stata un’emozione. La riunione tecnica si fa con VeloViewer e i diesse ci mostrano tutte le insidie del percorso e i punti cruciali. Tante cose che fanno capire che sono arrivato tra i professionisti.

Maestri riparte con nuove consapevolezze e l’occhio sui giovani

04.02.2025
5 min
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Mirco Maestri la polvere dalle ruote l’ha già tolta il 25 gennaio quando ha corso alla Classica Camp de Morvedre. Il corridore emiliano ha iniziato così la sua quarta stagione nel team di Ivan Basso, che nel frattempo ha cambiato nome passando da Eolo-Kometa a Polti VisitMalta (in apertura foto Maurizio Borserini). 

«Ho corso quella gara classificata come .2 sul calendario – spiega Maestri – perché la squadra aveva bisogno di un corridore esperto da affiancare ai giovani. In corsa non c’erano le radio e avevano bisogno di un punto di riferimento che coordinasse il tutto. In quell’appuntamento è andato molto bene Crescioli, che è arrivato ottavo. E’ un bel corridore con tanti margini di crescita, l’ho visto bene e sono fiducioso di quello che può fare».

La stagione di Maestri è partita dalla Spagna con la Classica Camp de Morvedre
La stagione di Maestri è partita dalla Spagna con la Classica Camp de Morvedre

Quattro giorni di carico

La presenza estemporanea alla Classica de Morvedre non era di certo prevista, ma Maestri ci ha sempre mostrato una grande predisposizione al sacrificio e all’aiuto, così quando è arrivata la chiamata “Paperino” non si è tirato indietro. 

«Coordinare tutto – continua a raccontare – non è facile, ma vedere che i ragazzi ti seguono e ti ascoltano è bello, dà soddisfazione. Fare il diesse in gara è sempre un ruolo delicato, soprattutto se non ci sono le radioline, se poi si sbaglia si devono fare i conti con i capi in ammiraglia (ride, ndr). Io arrivavo direttamente dal ritiro, eravamo in Spagna e serviva un corridore esperto. La sera stessa sono tornato in hotel e poi ho fatto una “tripletta”, altro che riposo (altra risata, ndr)».

Eccoli i giovani della Polti VisitMalta alle spalle dell’esperto Maestri, diesse in gara
C’è anche una bella foto di te con tutti i ragazzi intorno.

L’obiettivo era correre uniti e scortarli fino all’ultima salita, tenendoli sempre lontani dai pericoli e assicurandomi di non far andare via fughe numerose senza uno dei nostri dentro. In quella foto li stavo tenendo al riparo dal vento, ho detto loro: «Sto io davanti, voi dietro al riparo».

Ora tocca a te fare sul serio…

Si parte tra poco, domani con la Volta a la Comunitat Valenciana. E’ stata la mia gara tra i professionisti, nove anni fa. Durante l’inverno ci siamo preparati bene, ma come dice Zanatta: «Puoi fare tutti i test del mondo ma poi si vede in gara come stanno le gambe». E ha ragione. 

Maestri ha esordito alla Volta a la Comunitat Valenciana nel 2016
Maestri ha esordito alla Volta a la Comunitat Valenciana nel 2016
La squadra come sta?

Bene! Sono arrivati anche due rinforzi molto importanti: Tonelli e Zoccarato. Quest’ultimo l’ho voluto con tutto me stesso e sono contento che sia qui. Mentre Tonelli avevo provato a convincerlo due anni fa di venire qui alla Polti. Lo conosco da tanti anni, siamo sempre stati amici anche con maglie diverse. Basta guardare alle ultime Sanremo, eravamo sempre in fuga insieme

Allora quest’anno proverete a tornarci con la stessa maglia?

Magari (ride, ndr). Ormai in queste corse devi partire con la consapevolezza che di spazio ce ne sarà poco. Tonelli è uno che va forte anche in salita, e sarà un ottimo rinforzo per dare una mano a Piganzoli.

Una delle figure di riferimento per la Polti VisitMalta per la stagione 2025 sarà Piganzoli
Una delle figure di riferimento per la Polti VisitMalta per la stagione 2025 sarà Piganzoli
Ripensare a quella prima Valenciana cosa ti provoca?

Un ricordo dolce-amaro. Ricordo che alla prima tappa alzai lo sguardo e c’era la Sky in testa a tirare e ho pensato: «Cavolo, ma sono davvero qui?». In quella stessa giornata ero andato in fuga con un corridore della Quick Step (Dan Martin, ndr) che mi staccò all’ultimo giro. Lui vinse, mentre io fui ripreso negli ultimi 200 metri. Ora però queste gare le preparo diversamente, con il passare degli anni ho cambiato ruolo. Sono sempre di supporto ai compagni ma mi metterò alla prova nelle corse più impegnative. 

Arrivi da una stagione di conferme da questo punto di vista…

Ne parlavo con Basso qualche giorno fa. La seconda metà del 2024 mi ha dato tante risposte positive, a partire dal Giro del Lussemburgo nel quale sono andato forte. Tutte prestazioni che mi hanno permesso di guadagnarmi la prima convocazione in nazionale agli europei. 

Maestri riparte in questa stagione con nuove conferme e la solita voglia di imparare e mettersi in gioco
Maestri riparte in questa stagione con nuove conferme e la solita voglia di imparare e mettersi in gioco
Dal 2025 cosa ti aspetti?

Metterò la stessa mentalità, una pagina bianca nella quale non dovranno mancare voglia di migliorare e imparare. Non si deve mai dare nulla per scontato, dopo la scorsa stagione ho più consapevolezza nei miei mezzi. Ne parlavo con Zanatta, che è stata una figura di riferimento nella mia carriera, ora si devono provare le fughe che possono andare. Bisogna ponderare le scelte e non sprecare energie. 

La Polti VisitMalta sembra una squadra ben equilibrata e pronta a una bella stagione…

Ci sono tanti giovani, ognuno in un momento diverso della carriera ma tutti di valore. Piganzoli è forte, molto, e ha iniziato bene questo 2025. Restare con noi un altro anno gli darà la possibilità di provare e farsi valere. Poi se si consacrerà definitivamente sarà il momento giusto di lasciare il nido e provare a spiccare il volo. 

Secondo Maestri il nome che dovrà emergere in questa stagione è quello di Tercero
Secondo Maestri il nome che dovrà emergere in questa stagione è quello di Tercero
Ci sono anche talenti appena arrivati e altri da lanciare.

Uno di quelli appena arrivati è Crescioli che nell’esordio stagionale mi ha sorpreso davvero. Tuttavia credo che questo sia l’anno giusto per provare a far emergere il talento di Tercero. Ci sono le prospettive per renderlo uno dei nostri uomini di punta. Ha le qualità per farlo, il 2024 è stato un anno difficile visti i tanti problemi fisici. Ma ora è il suo momento. 

Il Lunigiana di Della Tommasina: emozioni a fior di pelle

01.02.2025
5 min
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Daniele Della Tommasina è uno dei volti del Giro della Lunigiana, lo ha corso quando era junior nelle edizioni del 1994 e 1995. La maglia era quella della Rappresentativa Ligure, praticamente questa corsa è sempre stata quella di casa. 

«Nella prima edizione che ho fatto da corridore – ci racconta Della Tommasina – il vincitore fu Danilo Di Luca, mentre l’anno successivo toccò ad Alessandro Brendolin. Io ho avuto la fortuna e la bravura di indossare per un giorno, nell’edizione del 1995, la maglia dei traguardi volanti. L’ho poi persa nelle tappe successive a causa di una foratura».

A sinistra Daniele Della Tommasina al Giro della Lunigiana del 1994
A sinistra Daniele Della Tommasina al Giro della Lunigiana del 1994

Cambiamenti

L’ultimo Giro della Lunigiana corso da Della Tommasina è stato esattamente trent’anni fa. Nel corso del tempo la gara ha subito dei cambiamenti e delle modifiche nel percorso, ma non nel significato che ricopre per chi la vive a due passi da casa. 

«Entrambi i percorsi – racconta ancora Della Tommasina – sia quello del 1994 che del 1995 erano molto impegnativi. Nel ‘94 una delle tappe arrivava in cima a Campo Cecina, una salita di venti chilometri sulla quale vinse Giuliano Figueras. Ora i percorsi sono meno duri. Inoltre noi correvamo su cinque giorni, non su quattro. Lo svolgimento era lo stesso e i chilometri per tappa erano simili. Chiaramente nel complesso erano di più. L’arrivo storico dell’ultima tappa era quello di Casano, dove hanno vinto figure come Evenepoel e tanti altri ragazzi poi diventati grandi campioni».

Dopo dieci anni dall’ultima volta Della Tommasina è tornato al Lunigiana come diesse
Dopo dieci anni dall’ultima volta Della Tommasina è tornato al Lunigiana come diesse
Cosa voleva dire per un ligure correre il Giro della Lunigiana?

Per me era un crescendo di tensione ogni volta. Anche noi avevamo il nostro albergo e facevamo una settimana tutti insieme. 

Sfruttavate il vantaggio di correre in casa?

Vivendo e allenandoci su quelle strade ogni giorno, avevamo la mappa stampata in testa, conoscevamo ogni curva. Cercavamo di sfruttare qualsiasi cosa in nostro possesso per avvantaggiarci. Durante la preparazione, un mese prima della corsa, facevamo la simulazione di tre o quattro tappe. I ragazzi della Rappresentativa Ligure che arrivavano da lontano, come Genova o Ventimiglia, restavano a dormire da me o da qualche diesse.

Questo lo storico traguardo di Casano, dove hanno vinto tutti i grandi del Giro della Lunigiana (foto Giro della Lunigiana)
Questo lo storico traguardo di Casano, dove hanno vinto tutti i grandi del Giro della Lunigiana (foto Giro della Lunigiana)
Tu poi ci sei tornato al Lunigiana come diesse dal 2006 fino allo scorso anno…

Anche dopo più di dieci anni, le emozioni erano le stesse. La tensione dei giorni prima, l’attesa, i preparativi… Anche dalla macchina la passione è rimasta uguale, anche se ho imparato man mano a gestire tutto. I primi anni da diesse non è stato semplice, con il passare delle edizioni ho imparato a gestire meglio la tensione sia mia che dei ragazzi. 

Quali sono le emozioni che ti ricordi maggiormente?

Se chiudo gli occhi mi rivedo ragazzo e mi viene la pelle d’oca. Ho sempre vissuto il ciclismo così, in maniera emotiva. Ricordo tutto: l’attesa per la tappa, la paura per le salite più impegnative. Sapete, non ero esattamente uno scalatore (ride, ndr). Forse il ricordo più doloroso è quando ho perso la maglia dei traguardi volanti. Quel giorno bucai e dovetti rincorrere per tutta la tappa e non ci fu modo di fare punti. 

Durante i tanti anni da diesse si sono susseguiti molti giovani che poi sono diventati grandi corridori

Durante i tanti anni da diesse si sono susseguiti molti giovani che poi sono diventati grandi corridori

Una volta salito in macchina che cosa hai cercato di portare?

Innanzitutto ci tengo a dire che i ragazzi di oggi vivono questa gara con lo stesso pathos, non è vero che manca la grinta e la voglia. In ammiraglia i primi anni portavo la stessa grinta che avevo sempre messo sui pedali. Inconsciamente ho provato a riappropiarmi di quella maglia che mi era sfuggita da corridore. In alcune occasioni siamo anche andati vicini alla vittoria, come con Crescioli nel 2021. 

Sfumata per poco.

Nella prima tappa Crescioli cadde e nel rientrare spese molte energie, cosa che pagò nel finale e perse venti secondi da Lenny Martinez. Quel divario rimase invariato fino alla fine, fu un grande rammarico perché senza la caduta chissà come sarebbe andata

Una delle sfide più appassionanti degli ultimi anni è stata quella tra Lenny Martinez e Ludovico Crescioli
Una delle sfide più appassionanti degli ultimi anni è stata quella tra Lenny Martinez e Ludovico Crescioli
Il tuo percorso da diesse è stato lungo, com’è cambiato?

I primi anni avevo mio padre accanto, poi con il Team Casano sono arrivati Di Fresco, Mansueto e Castagna. Si è costruita un’equipe completamente a sostegno dei ragazzi con tante figure importanti e tecniche.