Giro Next Gen 2026, Davide Donati, Lorenzo Finn (foto Twila Federica Muzzi)

Il Giro Next Gen di Donati: le gioie, la caduta e la spensieratezza di Finn

22.06.2026
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L’AQUILA (AQ) – Dietro il palco delle premiazioni, spostato di qualche metro con il corpo rivolto verso i cartelloni della pubblicità c’è Davide Donati. Gli occhi gonfi del ragazzo bresciano che dal suo metro e 87 centimetri di altezza si lascia andare all’emozione, liberando lacrime di commozione e gioia (in apertura abbraccia Lorenzo Fnn, foto Twila Federica Muzzi). Il suo Giro Next Gen è stato tanto soddisfacente quanto impegnativo. Sulle strade della Calabria aveva provato a portarsi a casa la prima maglia rosa, invece Kasper Haugland ha tenuto quel secondo di vantaggio necessario. Il passista della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies si era poi fatto valere il giorno successivo a Crotone: tappa e maglia rosa, grazie agli abbuoni

Poi salendo verso Villa d’Agri di Marsicovetere a causa di una caduta dolorosa ha dovuto cedere il simbolo del primato al belga Schoofs, pagando quasi cinque minuti all’arrivo. Di quel giorno Davide Donati porta ancora i segni addosso, quando a L’Aquila si trova a festeggiare la vittoria del compagno di squadra e amico Lorenzo Finn. La voglia sarebbe di fare un video per raccontare subito le emozioni del momento, ma davanti alle commozione di Donati decidiamo insieme a lui di registrarne la voce, lasciandogli l’intimità del momento. 

Le incertezze iniziali

Davide Donati, dopo quella caduta non ha mollato. Ha tenuto duro, restando accanto al suo capitano e portando a termine il proprio compito. In tutto questo è arrivata anche una meritata maglia rossa, simbolo del primato nella classifica a punti

«Siamo arrivati qui – dice – e in cuor mio sapevo, anzi sapevamo, che Lorenzo (Finn, ndr) era il più forte di tutti. Però abbiamo sempre visto che il Giro Next Gen si decide per una fuga, o azioni che permettono a certi corridori di rientrare nella classifica generale (proprio lo scorso anno a Gavi un’azione non controllata dal gruppo permise a Omrzel di rientrare in classifica e poi vincere il Giro Next Gen, ndr). E’ sempre un sovrapporsi di situazioni e di cose, quest’anno con sei atleti per squadra sapevamo di poter tenere la corsa più chiusa».

Giro Next Gen 2026, Davide Donati, maglia rossa (foto La Presse)
Donati ha indossato la maglia rossa per tutto l’arco della corsa (foto La Presse)
Giro Next Gen 2026, Davide Donati, maglia rossa (foto La Presse)
Donati ha indossato la maglia rossa per tutto l’arco della corsa (foto La Presse)

Jolly

Si volta ancora e guarda i compagni di squadra, perché la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies aveva in mente un obiettivo chiaro: vincere il Giro Next Gen con Lorenzo Finn. Hanno lavorato al meglio, dando ognuno il massimo di quello che poteva offrire. 

«Dal primo all’ultimo giorno eravamo tutti con in testa un solo obiettivo – continua Donati – poi io ero qui nel ruolo di jolly. Potevo entrare nelle volate e ho ottenuto dei buoni risultati personali, conditi anche dalla maglia rossa. Ma anche se non fosse arrivata non sarebbe stato un problema, il focus era tutto su Lorenzo e la maglia rosa. Ho cercato di dare una mano, ma non sono uno scalatore. Quindi a una certa salutavo la compagnia e lasciavo Lorenzo nelle loro mani (e indica i compagni di squadra, ndr) e posso dire che sono stati bravissimi».

Giro Next Gen 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, classifica a squadre
Maglia rosa, maglia rossa e vittoria della classifica a squadre, per la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies un Giro Next Gen da incorniciare (foto La Presse)
Giro Next Gen 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, classifica a squadre
Maglia rosa, maglia rossa e vittoria della classifica a squadre, per la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies un Giro Next Gen da incorniciare (foto La Presse)

Tutankhamon

Guardandosi le ferite e i cerotti sparsi su tutto il corpo Davide Donati scherza dicendo di sentirsi come una mummia. Ha anche dei punti sulla gamba destra, coperti da un vistoso cerotto. E’ andato oltre il dolore e la sofferenza per rimanere accanto al suo capitano, ha fatto tutto quello che doveva e poteva fare. Lorenzo Finn ci ha messo poi tutto il talento necessario per terminare il lavoro. 

«La seconda metà di questo Giro Next Gen – continua a raccontare Davide Donati – è stato complicato, perché sono pieno di tagli e di ferite. Peso anche due chili in più visto tutti i liquidi che ho in corpo a causa delle escoriazioni. Penso che questo Giro non potesse andare meglio, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi, sia di squadra che personali. Mi sento fortunato nel far parte di una squadra del genere, nel quale sono anche un po’ il coordinatore in gara. Alla fine sono uno dei più grandi, quindi ho anche esperienza in certe situazioni. Ad esempio nella tappa di Bacoli sono riuscito a dare una mano per controllare e gestire dei momenti che potevano anche essere complicati».

Giro Next Gen 2026, Davide Donati, maglia rossa, Lorenzo Finn, maglia rosa
Finn e Donati sono compagni di squadra dal 2025, nel corso di questi due anni sono diventati grandi amici
Giro Next Gen 2026, Davide Donati, maglia rossa, Lorenzo Finn, maglia rosa
Finn e Donati sono compagni di squadra dal 2025, nel corso di questi due anni sono diventati grandi amici

Tensione? No grazie

Davide Donati e Lorenzo Finn sono ormai legati da un’amicizia che va oltre il ciclismo e l’essere compagni di squadra. Scherzano, ridono e parlano fitto insieme confrontandosi spesso. La rincorsa alla maglia rosa è stata una cavalcata lunga e difficile, passata anche da momenti complicati. Una curiosità che ci portiamo dietro è a proposito del clima in squadra, quali fossero gli stati d’animo dei protagonisti di questa storia.

«Avevo paura che Lorenzo (Finn, ndr) – dice Donati – potesse essere molto agitato, o con troppa voglia di fare tutto subito. Invece è stato molto bravo a gestire i momenti e la pressione, rispettando le aspettative che lui per primo aveva. Quando uno è tranquillo si riesce a lavorare ancora meglio. Lorenzo sembra un ragazzo tranquillo e lo è davvero, ma a volte anche lui sente la pressione. Tuttavia ha una dote naturale che è la spensieratezza, probabilmente non realizza qual è la posizione in cui si trova o comunque non la percepisce così tanto. Spero possa continuare ad averla anche in futuro, quando servirà davvero».

Lorenzo Finn vince il Giro Next Gen 2026 (foto La Presse)

Il viaggio rosa di Finn: sogno realizzato! E ora lo sguardo in avanti

21.06.2026
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L’AQUILA (AQ) – La prima vittoria in maglia rosa per Lorenzo Finn arriva nella cronometro finale di questo Giro Next Gen, il corridore ligure della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies ha trovato pane per i suoi denti nel percorso mosso che ha portato i ragazzi da Villa Sant’Angelo a L’Aquila. Nel territorio che ancora mostra le ferite del terremoto del 2009. Il rettilineo di partenza era il vialetto di case costruite per l’emergenza e ancora abitate. Le gru e i lavori sono disseminati in tutti e 22 i chilometri della cronometro di oggi, con il sole a non lasciar scampo a nessuno dei partenti. 

Lorenzo Finn parte alle 14,35 in maglia rosa e taglia il traguardo 29 minuti e 3 secondi dopo il via facendo registrare il miglior tempo. L’urlo liberatorio che lancia dopo il traguardo racconta di un peso tolto dalle spalle, mentre lentamente e senza pedalare si lascia trasportare dalla bici. Si siede sul marciapiede e silenziosamente vive le sue emozioni, con un sorriso che finalmente si fa largo sul volto magro

Una settimana perfetta

Il secondo successo in questo Giro Next Gen per lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies è la firma d’autore sul quadro dipinto durante le otto tappe che da Reggio Calabria hanno portato il gruppo a L’Aquila. Tre giorni fa, in cima a Monte Livata, era scattato il piano rosa che oggi è stato portato a termine. 

«E’ stato un viaggio perfetto – dice Finn sotto al palco delle premiazioni – con le ultime tre tappe che, come si pensava all’inizio, si sono rivelate decisive. Ho cercato di arrivarci il più fresco possibile, ma non è stato un viaggio solo mio, abbiamo avuto tante cose per cui essere felici, la vittoria di tappa di Davide (Donati, ndr) che ha vestito anche la maglia rosa ci ha dato tanto morale. Poi nella prima tappa di montagna mi sentivo bene e ho attaccato, davvero è andato tutto alla perfezione».

Un anno dopo

Un Giro Next Gen controllato in ogni momento, con il supporto di una squadra formata per non lasciare nulla al caso. Sotto al podio che nel 2025 lo aveva visto festeggiare il secondo posto del compagno di squadra Tuckwell, ora Lorenzo Finn può finalmente sorridere. 

«Penso che avere un anno in più sia stata una cosa positiva per me – racconta vestito di rosa – con il devo team ho avuto modo di fare esperienze importanti con i professionisti in gare minori. Ogni corsa è stata un passaggio che mi ha portato qui, inoltre rimango dell’idea che vincere aiuta a vincere. La caduta la Tour of the Alps non ci voleva, un osso rotto e la conseguente operazione sono comunque momenti delicati da affrontare. Anche gli anni scorsi ho avuto questo tipo di infortuni e l’esperienza mi ha aiutato a gestire al meglio un contrattempo simile».

Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
Sotto al traguardo di L’Aquila l’urlo liberatorio del ligure, il Giro Next Gen è suo (foto La Presse)
Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
Sotto al traguardo di L’Aquila l’urlo liberatorio del ligure, il Giro Next Gen è suo (foto La Presse)

Oltre la razionalità

Abbiamo visto per tanti anni Lorenzo Finn vivere le corse e le sfide con grande razionalità, lasciando poco spazio alle emozioni. Oggi a L’Aquila si è vista anche l’emozione sul volto del campione del mondo under 23, un grido a scacciare via la tensione accumulata in questi mesi e nelle otto tappe di un Giro Next Gen che è sembrato semplice ma che nei fatti non lo è stato. 

«E’ stato un bel peso tolto dalle spalle – confida Finn – più che altro per il lavoro di tutta la squadra e della gente dietro questa vittoria. Questa mattina avevo un buon vantaggio (1’16”, ndr) però è sempre una cronometro, basta un minimo errore per perdere tutto. Adesso guardo la prossimo obiettivo che è l’Avenir, una corsa dove troverò gli stessi avversari di questi giorni. 

Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
Il prossimo obiettivo per Finn sarà il Tour de l’Avenir, poi ci sarà tempo di pensare al WorldTour (foto La Presse)
Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
Il prossimo obiettivo per Finn sarà il Tour de l’Avenir, poi ci sarà tempo di pensare al WorldTour (foto La Presse)

Uno sguardo al futuro

I risultati ci dicono che Lorenzo Finn è pronto per testarsi anche nel WorldTour, un passo che farà l’anno prossimo e nel quale indosserà sempre la maglia della Red Bull-BORA. La squadra che lo ha preso al secondo anno junior e lo ha fatto crescere, anno dopo anno

«Non so ancora come gestiremo il prossimo anno – dice Finn – però di sicuro l’anno scorso ho fatto un bel salto in avanti e spero, come ogni anno, di migliorare ancora. Vedremo come andrà, mi sono già confrontato con i professionisti ma il calendario WorldTour sarà sicuramente diverso, ma sono fiducioso del mio percorso di crescita. 

«Essere in questa squadra fin da quando ero junior – conclude – è un fattore positivo, mi trovo bene ed è una sensazione che va anche oltre i risultati ma che coinvolge anche lo staff e tutto quello che c’è dietro. Non ho mai pensato di passare professionista con altre squadre».

Giro Next Gen 2026, Aubin Sparfel, vittoria, Piana delle Mele, Decathlon CMA CGM (foto La Presse)

Lo squillo di Sparfel: il cerchio con il Giro Next Gen è chiuso

20.06.2026
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PIANA DELLE MELE (CH) – Auben Sparfel spinge il rapporto con le ultime energie che gli sono rimaste nelle gambe, la volata con la quale ha allontanato l’incubo di essere ripreso dal belga Elliot Rowe e da Lorenzo Finn lo ha spinto davvero al limite. Così il francese della Decathlon CMA CGM Development pedala ancora fin quando trova uno spazio dove sedersi e lasciarsi andare alla gioia. All’ultima occasione disponibile ha vinto una tappa al Giro Next Gen, un appuntamento che ha dovuto rimandare di un anno e che anche questa volta rischiava di veder sfumare. 

Invece Sparfel ha trovato le forze e il coraggio di provarci, regalandosi un successo che per lui vuol dire molto, quasi come se dovesse ancora consacrarsi tra i migliori talenti in circolazione nella categoria under 23 (in apertura foto La Presse). Vince sul terreno degli scalatori, lui che non era convinto di riuscire a trovare lo spazio giusto per giocarsi le sue chance, in una giornata messa nel mirino anche dallo stesso Lorenzo Finn. 

Il coraggio di attaccare

La salita che porta all’arrivo di questa settima e penultima tappa del Giro Next Gen è una lingua d’asfalto rovente immersa in un mare verde di vegetazione. Nonostante questo tetto naturale la temperatura ai 1.000 metri di altitudine supera i 30 gradi centigradi. L’asfalto grigio scotta e anche sedersi a terra per respirare a pieni polmoni diventa un esercizio di fatica. 

Aubin Sparfel si lascia andare in un urlo liberatorio, poi ringrazia tutti quelli intorno a lui: dai massaggiatori ai compagni. 

«E’ una vittoria che mi rende felicissimo – dice con un sorriso che si sa dove inizia ma non dove finisce – anche per la squadra, ce lo meritiamo tutti. Oggi volevamo provarci con Rémi (Arsac, ndr) ma poi abbiamo visto non esserci molto spazio per gli uomini di classifica. Quando sono andato a prendere le borracce all’ammiraglia il nostro diesse David Giraud mi ha detto di provarci, perché secondo lui ci sarebbe stato spazio per un’azione. Ho allungato e poi abbiamo fatto un ottimo lavoro con Elliot (Rowe, ndr) per non perdere terreno. Nel momento in cui è scattato anche Finn ho dovuto fare uno sprint pazzesco per non essere ripreso».

Provarci, sempre

Le ambizioni della Decathlon CMA CGM Development erano di provare a vincere una tappa con Sparfel e di giocarsi un posto in classifica generale con Rémi Arsac. La strada però ha presentato un conto non facile da digerire, con piazzamenti e qualche caduta a mettere in dubbio i piani del team francese

«In questo Giro Next Gen – racconta ancora Sparfel – ho ottenuto molti piazzamenti nei dieci (quattro in sei tappe, ndr). Non ero sicuro che sarei riuscito a vincere in una delle ultime due tappe, amo le corse dure ma oggi c’erano tanti scalatori forti. Vincere oggi è stata una bellissima cosa, ho dimostrato di essere competitivo su diversi percorsi e di questo sono molto contento».

Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Mateo Ramirez (foto La Presse)
Nel finale di tappa Finn ha attaccato ampliando di altri 20 secondi il vantaggio su Ramirez e Bravo (foto La Presse)

Un sassolino nella scarpa

Nell’edizione dello scorso anno Aubin Sparfel era venuto al Giro Next Gen come uno dei favoriti per vincere una tappa, ambizione che però aveva dovuto mettere via. Era arrivata la maglia rossa della classifica a punti, la quale però non poteva sostituire l’emozione di arrivare con le braccia al cielo.

«Ora l’obiettivo sarà essere pronto per il Tour de l’Avenir e i mondiali – continua Sparfel – ma non partirà con ambizioni di classifica. Sono un corridore che ama arrivare primo sulla linea del traguardo, quindi andrò all’Avenir per vincere una tappa anche lì. Nel 2027 passerò nel WorldTour, e sono contento di poterlo fare con un successo come quello di oggi al Giro Next Gen. Lo avevo messo nel mirino e finalmente dopo due anni è arrivato».

Lorenzo Finn, Giro Next Gen 2026, maglia rosa, cronometro, defaticamento
Ancora defaticamento con la bici da cronometro per Finn, che domani deciderà che taglia di body Castelli utilizzare
Lorenzo Finn, Giro Next Gen 2026, maglia rosa, cronometro, defaticamento
Ancora defaticamento con la bici da cronometro per Finn, che domani deciderà che taglia di body Castelli utilizzare

Finn e il body da crono: S o XS?

Lorenzo Finn ci ha provato anche oggi, ma il vantaggio accumulato dai contrattaccanti nel tratto intermedio tra la discesa di Passo Lanciano e la salita di Piana delle Mele è stato sufficiente per evitare il rientro del leader della classifica generale.

«Vincere una tappa in maglia rosa sarebbe stato bello – ammette Finn – ma oggi era un obiettivo secondario, come prima cosa volevamo mantenere intatto il vantaggio su Ramirez e Bravo. Ci siamo riusciti e devo ringraziare la squadra per questo. Domani sarà importante fare bene, le cronometro mi si addicono, ma rimangono sempre tappe insidiose. Indossare la maglia rosa è stato bellissimo, abbassare lo sguardo e vederla lì ha fatto un certo effetto».

Prima di scendere e iniziare l’approccio alla tappa di domani Lorenzo Finn passa dietro il palco e chiede di poter provare il body da cronometro, disegnato da Castelli, sia in taglia XS che S. L’attenzione ai particolari non passa in secondo piano, soprattutto a un passo dalla fine.

Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)

La legge di Finn: a Monte Livata scatta il piano rosa

19.06.2026
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MONTE LIVATA (RM) – Lo sguardo di Lorenzo Finn si perde tra le pieghe rosa della maglia che da mesi aveva messo nel mirino. Ora la può indossare, cancellando la seconda casella di questo Giro Next Gen che lo vedeva partire con gli oneri e gli onori del favorito numero uno. Oggi nella sesta tappa, la prima con arrivo in salita, il genovese in maglia iridata non si è fatto attendere e ha trovato il successo scavando un primo ma importante divario in classifica generale (in apertura foto La Presse).

Un attacco a 11 chilometri dall’arrivo di Mateo Ramirez, scalatorino ecuadoregno del UAE Team Emirates Gen Z, ha scombussolato le carte in tavola e i programmi delle altre squadre, compresa la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies di Lorenzo Finn. Di fatto l’azione di Ramirez ha chiamato allo scoperto i migliori, e chi era pronto a bluffare per risparmiare qualche energia si è trovato a non potersi più nascondere. 

Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, maglia rosa (foto La Presse)
Con la vittoria a Monte Livata Lorenzo Finn veste la sua prima maglia rosa al Giro Next Gen (foto La Presse)
Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, maglia rosa (foto La Presse)
Con la vittoria a Monte Livata Lorenzo Finn veste la sua prima maglia rosa al Giro Next Gen (foto La Presse)

Una settimana di pazienza

Il disegno delle tappe di questo Giro Next Gen non prevedeva grandi sforzi per gli uomini di classifica, alcune giornate insidiose avrebbero potuto mettere in difficoltà solo chi si fosse presentato senza la giusta condizione. Per questo nella mattinata di oggi regnava tanta incertezza, con i corridori impegnati a far classifica tutti con lo stesso distacco dalla maglia rosa di Matisse Van Kerckhove: 21 secondi. Così Lorenzo Finn, il quale ora si trova a parlare davanti ai microfoni con la maglia rosa che nasconde quella iridata, sorride soddisfatto perché oggi ha messo in fila tutti gli avversari riportando ordine nella classifica generale.

«Sapevamo che nelle prime tappe sarebbe stato quasi impossibile per me prendere la maglia – ammette Finn – mentre ora il Giro Next Gen diventa molto difficile. Da un lato è stato anche meglio, senza premiazioni o podi sono andato subito al bus iniziando il recupero prima, permettendomi di risparmiare qualche energia preziosa».

Ramirez, la bussola impazzita

Con uno scatto secco Mateo Ramirez ha dato fuoco alle polveri quando di chilometri al traguardo ne mancavano troppi per pensare a un’azione solitaria. Si pensava che l’azione del sudamericano servisse per tornare sui compagni di squadra Ugo Fabries e Daan Dijkman, ma li ha passati senza nemmeno guardarli. Dopo qualche chilometro Ramirez ha rallentato il passo e su di lui sono ripiombati Lorenzo Finn, guidato dal suo compagno di squadra Max Bock. 

«L’attacco di Ramirez – racconta la nuova maglia rosa – ha scombussolato un attimo i piani, anche perché è partito come se il traguardo fosse in cima a quello strappo. Invece la salita era appena iniziata. Noi volevamo tenere un ritmo costante, infatti non ho provato a seguire l’allungo di Ramirez e dopo poco lo abbiamo ripreso».

Solo al comando

Lorenzo Finn si è trovato così a fare i conti con una tattica diversa dalle aspettative, e quando a 9 chilometri dal traguardo si è trovato da solo al comando la sua mente si è focalizzata sul gestire al meglio lo sforzo. Con l’obiettivo di mettere più metri possibile tra sé e gli avversari alle sue spalle. 

«La salita aveva la sua parte più dura all’inizio – prosegue Finn – e trovarmi da solo a una decina di chilometri dall’arrivo non è stato troppo difficile. Una volta superato il tratto impegnativo si poteva spingere bene, di rapporto. Poi nel momento in cui mi ha raggiunto l’ammiraglia con Cece (Benedetti, ndr) e Pello Olaberria è arrivata un’altra scarica di fiducia. Mi tenevano aggiornato sul ritardo dei corridori alle mie spalle. Quando hai un minuto di vantaggio sai che non è facile per chi è dietro rientrare, serviva solamente tenere il giusto passo fino all’arrivo».

Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, bici cronometro, defaticamento
Finita la tappa il ligure è andato subito a fare defaticamento sulla bici da crono, il Giro Next Gen non termina oggi
Giro Next Gen 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, bici cronometro, defaticamento
Finita la tappa il ligure è andato subito a fare defaticamento sulla bici da crono, il Giro Next Gen non termina oggi

Emozione e testa

La maglia rosa finalmente è atterrata sulle spalle del corridore ligure, che è ben felice di coprire quella di campione del mondo con il simbolo di un primato inseguito per mesi, anche quando tutto sembrava andare nella direzione opposta. Una caduta nella terza tappa del Tour of the Alps rischiava di compromettere tutto, invece Lorenzo Finn è ripartito da zero. Sul polso porta ancora il segno dell’operazione a cui è stato sottoposto pochi giorni dopo

«Quella di oggi è una vittoria molto importante – racconta – con mesi, settimane di sacrifici e lavoro. E’ da novembre che abbiamo questo obiettivo e un piccolo infortunio rischiava complicare i piani. Devo ringraziare la squadra, perché mi ha permesso di operarmi subito e di ripartire alla caccia di questa maglia. Il Giro Next Gen non finisce oggi, domani sarà una tappa impegnativa e anche la cronometro risulterà un momento chiave».

Nulla è lasciato al caso nella rincorsa alla vittoria di questo Giro Next Gen, subito dopo la vittoria troviamo Lorenzo Finn sulla bici da cronometro a fare defaticamento. A testimonianza che quello di oggi è stato un tassello nel grande mosaico rosa.

Giro Next Gen 2026, Red Bull-Bora, Davide Donati

La sfida rosa della Red Bull-Bora e degli italiani

16.06.2026
5 min
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Con Davide Donati, che dopo aver vinto la Parigi-Roubaix Espoirs ha esultato anche ieri a Crotone e ora è in testa al Giro Next Gen (in apertura immagine La Presse), la Red Bull-Bora scalda i motori in vista delle tre tappe conclusive che promettono di dare violenti scossoni alla classifica, con Lorenzo Finn sornione a 14 secondi assieme al grosso del gruppo. Non è un mistero che nella squadra tedesca stravedano per il campione del mondo e per gli atleti italiani, come conferma Tim Meeusen, il direttore sportivo del devo team Red Bull che ha vissuto con i suoi ragazzi il percorso di preparazione in altura ad Andorra.

Buongiorno Tim, ti sembra che Finn abbia risentito della tensione dell’evento?

Sorrido perché conosco Lorenzo da qualche anno e lui è molto tranquillo. E’ felice in bici, è felice con i compagni, è un ragazzo simpatico con un ottimo senso dell’umorismo. E’ anche piuttosto maturo per la sua età. Ha partecipato alle Olimpiadi giovanili a 16 anni: era già uno dei corridori più conosciuti nella sua categoria e lo è ancora. Il suo percorso scolastico è stato positivo e ha un buon ambiente familiare.

Tim Meeusen è uno dei tecnici della squadra U23 della Red Bull-Bora
Tim Meeusen è uno dei tecnici della squadra U23 della Red Bull-Bora
Tim Meeusen è uno dei tecnici della squadra U23 della Red Bull-Bora
Tim Meeusen è uno dei tecnici della squadra U23 della Red Bull-Bora
Tutto secondo i piani?

Penso che stiamo facendo un buon lavoro per tenerlo lontano dalla pressione. Dal mio punto di vista, Lorenzo è un ragazzo tranquillo: quel che viene, viene. Certo, vuole dare il massimo. E’ normale per qualsiasi ciclista di altissimo livello. Ma pressione su di lui non ne vedo.

Hai parlato del lavoro della squadra: di cosa si tratta?

Abbiamo sempre avuto un piano chiaro con Lorenzo e non si tratta necessariamente di ottenere risultati. L’obiettivo principale è farlo crescere – è un talento chiave per noi – e non voglio guardare i numeri. Voglio guardare i risultati a fine stagione, ma soprattutto tra due, tre, quattro anni. Si tratta più che altro di farlo crescere. Abbiamo avuto un buon inverno e ci siamo parlati chiaramente. Nel ciclismo moderno bisogna dare priorità alle prestazioni e penso che siamo sulla strada giusta.

Ha gestito molto bene l’incidente di aprile…

Abbiamo avuto quella piccola battuta d’arresto al Tour of the Alps con la caduta, ma vedo un Lorenzo Finn molto maturo, capace di affrontare le difficoltà. E’ tornato in sella piuttosto velocemente ed è maturato molto. Ha acquisito fiducia correndo nel WorldTour. Faremo i calcoli finali tra qualche anno.

Prima di Finn, l'ultimo italiano a correre il Giro U23 da iridato fu Figueras nel 1997
Prima di Finn, iridato della Red Bull-Bora, l’ultimo italiano a correre il Giro U23 con quella maglia fu Figueras nel 1997 in maglia Zalf Fior
Prima di Finn, l'ultimo italiano a correre il Giro U23 da iridato fu Figueras nel 1997
Prima di Finn, iridato della Red Bull-Bora, l’ultimo italiano a correre il Giro U23 con quella maglia fu Figueras nel 1997 in maglia Zalf Fior
Corse WorldTour e corse U23: la differenza è davvero abissale?

In realtà, se si confrontano i numeri delle corse under 23 con quelli del World Tour, la differenza non è poi così grande. La differenza principale nel WorldTour è che si tratta di un gruppo più controllato. Abbiamo più corridori dedicati a un ruolo specifico: veri e propri gregari che pedalano nei primi 120 chilometri per controllare la corsa, lasciare andare una fuga di sei o sette corridori e tenerla sotto controllo.

Invece nelle gare U23?

In quelle possono ancora esserci vittorie a sorpresa, tutti sono più ambiziosi e più imprevedibili, quindi sono più difficile da gestire, nel World Tour invece le sorprese sono davvero rare. Stiamo parlando di atleti molto giovani che vogliono arrivare al WorldTour, hanno le loro ambizioni: sta a noi gestire questo ambiente.

Con quale criterio avete strutturato il team per il Giro? Quest’anno si corre in sei, l’anno scorso erano cinque…

Abbiamo una squadra con un supporto versatile per Lorenzo: scalatori, velocisti e gregari per le tappe di in pianura. Credo che sia meglio avere sei corridori che cinque, la corsa è più gestibile. Abbiamo voluto creare un gruppo di amici per questa sfida in Italia. E anche questo è un aspetto molto positivo.

La Red Bull-Bora U23 è un crogiolo di atleti di tutto il mondo e con italiani molto forti
La Red Bull-Bora U23 è un crogiolo di atleti di tutto il mondo e con italiani molto forti come Finn, Donati e Magagnotti
La Red Bull-Bora U23 è un crogiolo di atleti di tutto il mondo e con italiani molto forti
La Red Bull-Bora U23 è un crogiolo di atleti di tutto il mondo e con italiani molto forti come Finn, Donati e Magagnotti
Non c’è Magagnotti, che dal canto suo ha fatto vedere grandi cose tra i professionisti.

Per me non è una sorpresa. Lo conosco da due anni, sono stato a casa sua, conosco il suo ambiente e da dove viene. E’ un grande talento e avrà un futuro davvero brillante. Sta crescendo velocemente ed è anche logico. Quando passi da una struttura più piccola a una internazionale, dove hai tutti i mezzi e le competenze per svilupparti partecipando anche ad alcune gare WorldTour, è normale che cresci velocemente. Ma c’è ancora tempo, abbiamo una programmazione a lungo termine. Ne riparleremo tra qualche anno, per capire se abbiamo avuto successo. 

Si può dire che tra Finn, Magagnotti e Donati il parco atleti italiano sia di buon interesse per la Red Bull-Bora?

Penso che l’Italia abbia una buona tradizione nel produrre grandi campioni e noi siamo fortunati ad avere loro tre a disposizione. In passato tendevano a rimanere in Italia, ora vanno nelle strutture internazionali e ne sono davvero contento. Il livello infatti è alto e hanno grandi opportunità di gareggiare bene. Mi piace lavorare con gli italiani, confermo la vostra sensazione.

Oggi il Giro Next Gen propone la terza tappa da Sibari a Villa d’Agri di Marsicovetere, con le prime salite e 3.200 metri di dislivello. Per Donati e la Red Bull-Bora sarà un giorno da gestire, perché c’è da scommettere che qualcuno da oggi inizierà a togliersi la ruggine di dosso…

Matteo Scalco, XDS Astana, Tour of Turkey 2026

Scalco e il Giro Next Gen preparato a “casa” di Gall

11.06.2026
5 min
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«Siamo tornati ieri (martedì, ndr) dall’altura, insieme alla squadra siamo stati in Osttirol in Austria, ora starò a casa per tre giorni e poi sarà l’ora di partire per il Giro Next Gen. Giusto il tempo per un cambio valigia, una visita a tutti i parenti e poco altro».

A parlare è Matteo Scalco, che al prossimo Giro Next Gen sarà il punto di riferimento per la XDS Astana Development Team. Il corridore veneto arriva alla corsa rosa under 23 senza gare in mezzo. Passerà direttamente dal ritiro in Austria alle strade di Reggio Calabria, un approccio che dice di aver studiato a fondo insieme al team e che pensa potrà essere il modo migliore per dare battaglia agli altri scalatori. Scalco non corre dall’ultima tappa del Tour of Turkey, era il 3 maggio. 

Matteo Scalco, XDS Astana, Tour of Turkey 2026
Il Tour of Turkey è stata l’ultima gara di Matteo Scalco, che poi è partito andato in altura a preparare il Giro Next Gen
Matteo Scalco, XDS Astana, Tour of Turkey 2026
Il Tour of Turkey è stata l’ultima gara di Matteo Scalco, che poi è partito andato in altura a preparare il Giro Next Gen
Più di un mese senza gare, come hai gestito l’avvicinamento al Giro Next Gen?

Abbiamo preso come base la regione austriaca dell’Osttirol, per me era la prima volta mentre gli altri miei compagni di squadra erano già stati ad allenarsi qui lo scorso anno. Io sono salito prima, insieme ai corridori della formazione WorldTour, mentre gli altri del devo team hanno corso alla Ronde de l’Isard.

Come mai questa scelta?

Perché la squadra mi ha proposto di correre tra Cina e Turchia nel mese di aprile, ci teneva a farmi fare queste esperienze con i professionisti. Così mentre io ero a correre gli altri ragazzi del devo team sono stati in altura due settimane prima di andare alla Ronde de l’Isard. Ci siamo incontrati nuovamente in ritiro una settimana fa, quando sono saliti a fare un richiamo di altura. 

XDS Astana, ritiro Osttirol
In Osttirol, Scalco ha lavorato prima con i compagni del WorldTour, poi con quelli del devo team
Prima volta a pedalare in Osttirol?

Sì, mi sono trovato davvero bene. Ci sono molte strade e piste ciclabili adatte ad allenarsi. L’hotel era nel paese d’origine di Felix Gall, infatti tutti i KOM sulle salite li aveva lui. Non ho provato a rubarglieli (ride, ndr). 

Che salite hai trovato?

Non ci sono passi dolomitici, ma salite impegnative e dure. Quella che ci riportava in hotel misurava undici chilometri con l’11 per cento di pendenza media, per tornare su ogni volta facevamo una bella pedalata. 

Nessuna corsa prima del Giro Next Gen, anche questa una tua scelta?

Sempre in accordo con la squadra, ma già gli altri anni alla Bardiani avevo visto che appena sceso dall’altura mi trovo sempre bene, ho il colpo di pedale giusto. Lo scorso anno dopo il ritiro ero andato a correre al Giro di Slovenia e le gambe giravano bene, mentre al Giro un pochino meno. 

Scalco con la XDS Astana Development sta affrontando il suo ultimo anno da under 23
Scalco con la XDS Astana Development sta affrontando il suo ultimo anno da under 23
Hai guardato il percorso? cosa ne pensi?

Rispetto alla passata edizione hanno invertito il giorno della cronometro, quest’anno sarà all’ultima tappa. Sinceramente lo preferisco, è sempre una giornata stressante in cui possono succedere tante cose e si è da soli. Meglio iniziare con una tappa in linea. Sicuramente le ultime tre tappe (cronometro inclusa, ndr) saranno molto impegnative. 

Hai gestito in maniera diversa l’altura?

Non tanto – riflette Scalco – l’unica differenza è stata che rispetto agli anni scorsi mi sono allenato insieme ai miei compagni. Avere una squadra e uno staff, compreso il preparatore, mi ha permesso di fare tutto al meglio in vista del Giro Next Gen. Abbiamo fatto diversi test, tra cui quello del lattato. 

Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
Secondo Scalco, Finn sarà il favorito numero uno al Giro Next Gen, che correrà indossando la maglia iridata
Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
Secondo Scalco, Finn sarà il favorito numero uno al Giro Next Gen, che correrà indossando la maglia iridata
Un modo anche per fare gruppo visto che sarai tu l’uomo di classifica?

La squadra è forte e completa, abbiamo Mellano e Negrente che possono giocarsi le loro chance nella prima tappa, mentre Delle Vedove (aggiunto all’ultimo al posto di Zanutta, ndr) avrà modo di provarci nella seconda frazione. Infine Zanini e Basset saranno due ottimi corridori per la salita.

Studiato anche gli avversari?

Penso che Lorenzo Finn sia il favorito numero uno, corre anche con la maglia di campione del mondo. Inoltre la Red Bull gli ha costruito una squadra intorno, lasciando a casa anche velocisti come Magagnotti. Un altro nome interessante è Mateo Ramirez della UAE Gen Z, oltre al belga Matisse Van Kerckhove della Visma che ha vinto Alpes Isere e Fleche du Sud. 

In Austria, alla Oberosterreich Rundfahrt, si è fatto vedere Henrique Bravo, scalatore brasiliano della Soudal Devo…

Vero, lui è uno scalatore puro e molto forte, ad inizio stagione ha vinto anche al Tour of Antalya mentre io vincevo in Grecia. In questi giorni ci siamo scritti, ci siamo fatti i complimenti a vicenda e ci siamo dati appuntamento per il Giro Next Gen.

Sei al tuo ultimo anno da under 23, come vivi questo Giro?

Con la consapevolezza che è la mia ultima occasione per fare bene, lo scorso anno sono entrato nei primi dieci. Quest’anno mi piacerebbe migliorare, scherzando a inizio stagione insieme al team dicevo che un obiettivo può essere il podio. Sento di avere una buona condizione e l’esperienza dalla mia parte. D’altronde sono uno dei pochi che lo ha corso per tutti gli anni da under 23. Penso possa essere un vantaggio.

Cosa si mette in valigia come ultima cosa?

Grinta e voglia di osare. Siamo una squadra forte e proveremo a dare il massimo. Per il resto si parte venerdì.

Giro del Belvedere 2026, Lorenzo Finn, maglia iridata U23

Bersaglio sul Giro Next Gen: Finn ha preso la mira

06.06.2026
6 min
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Il 14 giugno, domenica prossima, Lorenzo Finn sarà al via del Giro Next Gen fasciato della maglia iridata degli U23. Il ragazzino che sta diventando uomo a suon di conferme ha avuto un avvicinamento complesso a causa della caduta al Tour of the Alps: dopo essere risultato uno dei più brillanti in salita accanto a Pellizzari, il ligure è caduto riportando la frattura del polso.

Era il 21 aprile. Finn aveva chiuso al sesto posto la tappa di Val Martello (alle spalle di Pellizzari, Arensman, Gaffuri, Bernal e Vlasov) e occupava l’identica posizione in classifica. Il lungo stop ha condizionato la preparazione per il Giro Next Gen oppure gli permetterà di arrivarci più fresco e comunque forte dei 19 giorni di corsa del 2026?

Finn lo ha spiegato in una conferenza stampa online da Andorra, organizzata dalla Red Bull U23 nello stesso giorno in cui il Giro d’Italia affrontava la tappa di Pieve di Soligo e del Muro di Ca’ del Poggio.

Come sono andate le settimane successive e come stai ora?

In realtà è andata abbastanza bene. Con la squadra abbiamo gestito la situazione rapidamente: intervento chirurgico subito dopo, poi una settimana all’APC, il centro di preparazione atletica della Red Bull, per la riabilitazione, poi un periodo a casa e poi sono salito in quota. Non è stato l’ideale, ma è andata abbastanza bene.

Quanto è stata importante la tua prestazione al Tour of the Alps, il giorno prima della caduta?

Il Tour of the Alps è stato una conferma. Un conto è vedere in allenamento di cosa sei capace, un conto è replicare in gara i numeri molto simili che facciamo in allenamento ed è difficile. Sapevo di potercela fare, quindi è stata una bella conferma.

E’ stato difficile passare da questo entusiasmo al doversi fermare per la caduta?

E’ quel momento in cui passi dal lottare per la vittoria, dall’essere lì con i migliori, a cadere e romperti il polso. Ma diciamo che, se proprio doveva succedere, è successo al momento giusto, perché dopo il Tour of the Alps avrei avuto un periodo di riposo per poi iniziare a lavorare per il Giro. Quindi psicologicamente è stato difficile, perché avrei potuto fare una bella gara, ma alla fine non è stato un ostacolo insormontabile.

Al Tour of the Alps, verso Val Martello, Finn ha tenuto testa a Bernal, Arensman e Vlasov
Al Tour of the Alps, verso Val Martello, Finn ha tenuto testa a Bernal, Arensman e Vlasov
Al Tour of the Alps, verso Val Martello, Finn ha tenuto testa a Bernal, Arensman e Vlasov
Al Tour of the Alps, verso Val Martello, Finn ha tenuto testa a Bernal, Arensman e Vlasov
Adesso il polso come va?

Esattamente come prima. Dopo un mese era quasi completamente a posto, ma grazie all’operazione mi sono ripreso molto velocemente. Avevo avuto lo stesso infortunio tre anni fa e mi avevano ingessato: la convalescenza fu molto più lunga. Con l’operazione è stata brevissima. In bici non ho problemi, proprio come prima. Nella vita di tutti i giorni magari ho dovuto avere qualche attenzione in più, ma in bici tutto a posto.

E le gambe come stanno?

In altura si fa sempre un grande lavoro ed è tutto puntato sul Giro. I risultati si vedono al ritorno a casa, quindi in questo momento si tratta più che altro di un processo di allenamento e gestione della fatica. Se tutto va bene, dovrei essere in piena forma per l’inizio del Giro, ma vedremo. Ogni anno penso di aver fatto un passo avanti e quest’anno sento che la forma sta migliorando. Non gareggio da un po’, ma dagli allenamenti sembra che vada tutto bene.

Nella prima parte di stagione hai vinto corse di un giorno e partecipato a diverse corse a tappe: una buona pianificazione?

E’ stata sicuramente una buona idea, perché ogni corsa a tappe è un mattone nella costruzione del muro. Sapevo che il mio obiettivo era il Giro d’Italia, quindi non ho iniziato l’anno alla grande, ma non era necessario. Ho sentito di migliorare con il passare delle settimane e al Tour of the Alps ero in ottima forma. Nelle corse che ho fatto, non avevo troppe attenzioni su di me. Al Giro Next Gen potrei essere uno dei favoriti, quindi sarà un po’ più complicato. Ma fa parte delle corse, e con una squadra forte è più facile da gestire.

Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Pensi che questo e il fatto di indossare la maglia iridata ti imporrà di correre diversamente?

Sicuramente sarà diverso e correre una gara del genere con la maglia di campione del mondo è un’esperienza meravigliosa che non capita spesso. Ma il mio modo di correre non cambia. Ci saranno più occhi puntati, ma avere sei corridori invece di cinque è fondamentale: avremo un uomo in più che può aiutarmi. Quindi, cercherò di dare il massimo. Sicuramente ci saranno degli avversari che correranno contro di noi, come a Liegi, ma siamo una squadra molto forte ed equilibrata, quindi sono fiducioso.

Che rapporto hai con la pressione?

Per me è abbastanza facile. Sulla carta, non sono ancora un professionista, quindi si tratta di godermi il momento e di costruire il motore per i prossimi anni. Spero di avere una lunga carriera, quindi questo è solo l’inizio.

Il percorso del Giro ha due tappe di montagna e la crono negli ultimi tre giorni: che cosa te ne pare?

L’abbiamo analizzato attentamente e la disposizione delle tappe è un po’ diversa dall’anno scorso: con tre giornate per gli sprint, mentre l’anno scorso ci sono state fughe quasi ogni giorno. Quest’anno ci saranno solo tappe per velocisti e tappe di montagna. Le ultime tre saranno decisive per la classifica generale, con la crono finale, che sarà cruciale. Sarà anche interessante vedere chi gestirà meglio la fatica a fine corsa.

Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
Lorenzo Finn, 19 anni, correrà il Giro Next Gen indossando la maglia iridata
L’anno scorso proprio il finale del Giro ti vide un po’ in difficoltà

Ero caduto nella terza tappa, sul Maniva, e questo non aiutò. Non mi feci troppo male, ma una caduta ti impedisce di recuperare e di dormire bene. Invece al Tour de l’Avenir, dove tutto è andato bene, nelle tappe conclusive mi sono sentito forte. Quindi no, non sono preoccupato da questo punto di vista. La preparazione sta andando bene con il giusto lavoro anche sulla cronometro, vedremo come andrà.

E poi si penserà al Tour de l’Avenir e ai mondiali?

Sì, ho un buon programma: farò il Giro, poi i campionati italiani e un’altra corsa a tappe. Poi un po’ di riposo e, come l’anno scorso, il Tour de l’Avenir e i mondiali.

E poi sarà tempo di passare professionisti: come vedi in questo momento la vita di Lorenzo Finn?

Sono stato contento di aver finito la scuola l’anno scorso nel modo giusto: era importante per me e la mia famiglia. Un giorno, mi piacerebbe andare all’università, ma per ora mi concentro di più sul ciclismo. L’anno prossimo andrò anche a vivere lontano da casa, quindi è un altro passo da considerare: cambiare un po’ ambiente. E’ una parte normale della vita. E un giorno, mi piacerebbe avere una famiglia. Ma ho ancora 19 anni e mi godo la vita che facciamo come ciclisti. Ed è un grande privilegio.

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari

Pellizzari: uno sguardo su Lorenzo Finn e i paragoni scomodi

26.04.2026
5 min
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ARCO (TN) – Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn non ci hanno messo molto a trovarsi, capirsi. D’altronde quando alla base c’è un talento grande come quello che accomuna i due scalatori azzurri della Red Bull-BORA-hansgrohe diventa più facile intendersi. Al Tour of the Alps vinto dal marchigiano, hanno avuto modo di correre per la prima volta uno accanto all’altro. La corsa dell’Euregio è terminata anzitempo per il ligure, a causa di una caduta che gli ha causato la frattura del radio del braccio destro (Lorenzo Finn è stato poi operato venerdì). 

Solamente 24 ore prima Lorenzo Finn era stata una pedina importante, se non fondamentale, nella vittoria di tappa di Giulio Pellizzari in Val Martello. Il campione del mondo under 23 si era mosso tamponando l’azione di Arensman, permettendo al suo capitano di rientrare. Inoltre con un bel forcing in salita Finn ha tenuto alta l’andatura evitando altri scatti. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn e Giulio Pellizzari hanno corso per la prima volta insieme

Sicurezza nei propri mezzi

Un debutto, nella corsa a tappe dalla quale emergono sempre i grandi scalatori, degno di nota per Lorenzo Finn. Quella caduta e il conseguente infortunio ci hanno privato di un bellissimo spettacolo, anche se la Red Bull-BORA-hansgrohe ha saputo poi vincere lo stesso. 

Ad Arco, alla partenza della quarta tappa, abbiamo voluto parlarne con Giulio Pellizzari, per chiedere cosa abbia visto, suo sguardo da giovane leader, in quelle poche ore insieme a Lorenzo Finn.

«E’ un ragazzo forte – esordisce Pellizzari – con tanta voglia di far bene, quindi questo può solo che essere un aspetto positivo. Ha una grande tranquillità, lo vedo molto sereno e sicuro di sé. Penso sia una sicurezza positiva». 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Qual è la caratteristica che ti ha colpito?

Allenandomi insieme a lui l’ho visto davvero appassionato, che a volte fa più di quello che dovrebbe fare ma per il semplice piacere di andare in bici. E’ un ragazzo a cui piace allenarsi, credo sia una qualità che possa fargli bene in chiave futura.

Ha giocato un ruolo chiave nella tua vittoria in Val Martello…

E’ andato fortissimo, e anche in gruppo si muove bene, in maniera sicura e tranquilla. Si vede che questo ambiente (quello del professionismo, ndr) fa al caso suo. Una cosa che mi ha colpito in maniera positiva è la sicurezza che ha nel prendere le salite davanti o nel muoversi all’interno del gruppo con tanta esperienza. 

In salita su quale aspetto vi siete confrontati?

Nella seconda tappa ha preso la salita verso Val Martello davvero forte, tenendo subito il ritmo dei primi. Nel finale, invece, era più al limite ma credo sia normale. Però si è gestito bene. Alla fine l’unico errore che ha fatto, su quale ci siamo anche confrontati, è l’essersi rialzato quando la strada ha iniziato a scendere nell’ultimo chilometro. E’ un errore fatto nella seconda tappa, ma sono sicuro che con il passare dei giorni non lo avrebbe fatto nuovemente. 

Sta crescendo bene…

Sì, sicuramente ogni gara che fa cresce, adesso speriamo che possa rientrare per il Giro Next Gen e possa ancora divertirsi un po’, ma penso che sia già pronto a fare il salto con i professionisti. Peccato non aver corso tutte e cinque le tappe insieme, ma avremo altre occasioni. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
A volte vogliamo paragonare lui e Seixas, avendo la stessa età, e tu l’altro giorno hai detto una cosa bella: che non dobbiamo forzare questa comparazione… 

Io ci sono passato con Del Toro, ne abbiamo anche parlato con lui. Alla fine la differenza è che Isaac ed io siamo amici, mentre Finn e Seixas no. Tutti vogliamo vincere e performare al meglio, credo che anche a Finn dia fastidio che un corridore con il quale si sfidava da juniores ora vinca la Freccia Vallone e sta andando così forte. Ma penso si debba rimanere calmi. 

Serve pazienza.

Quando uno è destinato a fare certe cose prima o poi ci arriva. Quindi basta fare bene le cose e senza la pressione di dire: «Voglio fare subito quello che sta facendo lui»

Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Qual è la cosa più fastidiosa di questa contrapposizione?

Il fatto che magari la gente dice già che Finn non è al livello di Seixas (come a Pellizzari succedeva con Del Toro, ndr). Magari in realtà lui dentro si sente a quel livello, ma non è ancora arrivato il suo momento. 

E quella più sfidante? 

E’ di sapere che se lui è lì anche Lorenzo un giorno ci potrà essere. 

Ne nasce una motivazione maggiore per fare sempre meglio?

Credo proprio di sì. Alla fine Del Toro lo scorso anno mi ha dato tanta motivazione per crescere e migliorare. Anche a me sarebbe piaciuto arrivare a giocarmi un Giro d’Italia subito alla prima occasione. Il fatto di essere amici fa sì che se vince lui mi fa piacere ma non per questo metto in secondo piano le mie ambizioni personali. Magari tra Finn e Seixas non essendoci un aspetto di amicizia può essere più sfidante e stimolante.

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock

Tour of the Alps: ruggisce Pidcock, brutto guaio per Finn

22.04.2026
4 min
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ARCO (TN) – Le notizie della giornata sono due e arrivano agli antipodi della tappa, nella prima parte di gara una maxi caduta al primo chilometro costringe la giuria a fermare il Tour of the Alps per ventuno minuti. A farne le spese in maniera più grave è stato Lorenzo Finn, costretto al ritiro per una botta al polso e portato all’ospedale di Merano. Le notizie ufficiali dal team Red Bull-BORA-hansgrohe arrivano solamente a tappa finita, il ligure ha riportato una frattura al radio del braccio destro

La seconda notizia di giornata è il ritorno alla vittoria di Tom Pidcock con una volata lunga dove si sono invertite le posizioni della prima tappa, con il britannico ad anticipare Tommaso Dati. Il corridore della Pinarello Q36.5 Pro Cycling è venuto al Tour of the Alps dopo la spaventosa caduta che lo ha costretto al ritiro dal Catalunya. Non la migliore condizione per lui alla vigilia di questa settimana, anche se piano piano le cose sembrano rimettersi in sesto

«Penso sia una vittoria davvero bella», afferma Pidcock seduto comodamente sulla sedia di tessuto blu davanti ai microfoni. «Ho faticato e sto faticando parecchio qui, anche se gli ultimi chilometri sono davvero volati. La squadra si è messa totalmente a mia disposizione per chiudere sulla fuga oggi, per cui devo ringraziarli».

Stesso lavoro, obiettivi diversi

Nella discesa che ha portato il gruppo ad Arco la Red Bull-BORA-hansgrohe e la Pinarello Q36.5 Pro Cycling affiancate in testa al gruppo. L’obiettivo era chiudere sulla fuga a due composta da Sam Omen e Darren Rafferty, riassorbiti in tempo per preparare lo sprint. La formazione di Giulio Pellizzari, che oggi ha tenuto la maglia di leader non senza faticare, ha perso una pedina importante quale Lorenzo Finn. Nonostante ciò, il team tedesco è riuscito a cucire la corsa. 

«La caduta stamattina – afferma Pellizzari – vista da davanti è stata abbastanza spaventosa. Purtroppo Lorenzo (Finn, ndr) è stato costretto a ritirarsi, spero che lo stop non sia troppo lungo e di vederlo presto in gruppo».

Una volta chiuso il gap con i fuggitivi, Pidcock e compagni si sono messi in testa a tirare per prendere la volata davanti, memori della forza di Dati che anche oggi ha sfiorato il successo. 

«Non volevo rimanere intrappolato – dice Pidcock – perché sapevo che quella di oggi era la migliore occasione per me. Sono partito presto, forse troppo, ma alla fine è andata bene e sono felice di questo».

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto
Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto

La forza della mente

Questa mattina, tra i bus delle squadre, abbiamo parlato con Gabriele Missaglia, diesse della Pinarello Q36.5 Pro Cycling. Lui stesso ci ha confermato come lo stop al seguito della caduta al Catalunya sia stato difficile da assorbire per Pidcock. Più mentalmente che fisicamente, anche se i dieci giorni di stop lo hanno costretto a ridisegnare la sua seconda parte di primavera. 

«Sulle salite sto facendo davvero fatica – conferma Pidcock in conferenza stampa – ad esempio sulla prima salita di oggi mi sono staccato dal gruppo (così come successo nel finale della tappa di Innsbruck, ndr). Nell’ultima corsa (al Catalunya, ndr) avevo una forma davvero super, ed è difficile da accettare. Al momento sono ancora lontano dal ritrovare quella condizione, anche se mi sento sempre meglio. Ho faticato tanto, ma vincere rende tutto più bello». 

La Liegi che verrà

Il passaggio dal Tour of the Alps di Tom Pidcock ha come obiettivo quello di costruire, pezzo dopo pezzo, una condizione che domenica possa portarlo a correre in maniera competitiva la Liegi-Bastogne-Liegi. Difficile pensare di essere con i primi, ma la voglia è quella di correre e battagliare. 

«Dieci giorni di stop sono abbastanza lunghi – racconta ancora Pidcock – non ho alcuna pressione ma voglio comunque aiutare il team. Sarà complicato pensare di vincere, piuttosto penso di poter correre per conquistare qualche punto, un aspetto importante per la squadra. Chiaramente preferisco vincere che guardare ai punti, ma vedremo, potrà comunque essere una sfida nuova e divertente».