Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari

Pellizzari: uno sguardo su Lorenzo Finn e i paragoni scomodi

26.04.2026
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ARCO (TN) – Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn non ci hanno messo molto a trovarsi, capirsi. D’altronde quando alla base c’è un talento grande come quello che accomuna i due scalatori azzurri della Red Bull-BORA-hansgrohe diventa più facile intendersi. Al Tour of the Alps vinto dal marchigiano, hanno avuto modo di correre per la prima volta uno accanto all’altro. La corsa dell’Euregio è terminata anzitempo per il ligure, a causa di una caduta che gli ha causato la frattura del radio del braccio destro (Lorenzo Finn è stato poi operato venerdì). 

Solamente 24 ore prima Lorenzo Finn era stata una pedina importante, se non fondamentale, nella vittoria di tappa di Giulio Pellizzari in Val Martello. Il campione del mondo under 23 si era mosso tamponando l’azione di Arensman, permettendo al suo capitano di rientrare. Inoltre con un bel forcing in salita Finn ha tenuto alta l’andatura evitando altri scatti. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn e Giulio Pellizzari hanno corso per la prima volta insieme

Sicurezza nei propri mezzi

Un debutto, nella corsa a tappe dalla quale emergono sempre i grandi scalatori, degno di nota per Lorenzo Finn. Quella caduta e il conseguente infortunio ci hanno privato di un bellissimo spettacolo, anche se la Red Bull-BORA-hansgrohe ha saputo poi vincere lo stesso. 

Ad Arco, alla partenza della quarta tappa, abbiamo voluto parlarne con Giulio Pellizzari, per chiedere cosa abbia visto, suo sguardo da giovane leader, in quelle poche ore insieme a Lorenzo Finn.

«E’ un ragazzo forte – esordisce Pellizzari – con tanta voglia di far bene, quindi questo può solo che essere un aspetto positivo. Ha una grande tranquillità, lo vedo molto sereno e sicuro di sé. Penso sia una sicurezza positiva». 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Qual è la caratteristica che ti ha colpito?

Allenandomi insieme a lui l’ho visto davvero appassionato, che a volte fa più di quello che dovrebbe fare ma per il semplice piacere di andare in bici. E’ un ragazzo a cui piace allenarsi, credo sia una qualità che possa fargli bene in chiave futura.

Ha giocato un ruolo chiave nella tua vittoria in Val Martello…

E’ andato fortissimo, e anche in gruppo si muove bene, in maniera sicura e tranquilla. Si vede che questo ambiente (quello del professionismo, ndr) fa al caso suo. Una cosa che mi ha colpito in maniera positiva è la sicurezza che ha nel prendere le salite davanti o nel muoversi all’interno del gruppo con tanta esperienza. 

In salita su quale aspetto vi siete confrontati?

Nella seconda tappa ha preso la salita verso Val Martello davvero forte, tenendo subito il ritmo dei primi. Nel finale, invece, era più al limite ma credo sia normale. Però si è gestito bene. Alla fine l’unico errore che ha fatto, su quale ci siamo anche confrontati, è l’essersi rialzato quando la strada ha iniziato a scendere nell’ultimo chilometro. E’ un errore fatto nella seconda tappa, ma sono sicuro che con il passare dei giorni non lo avrebbe fatto nuovemente. 

Sta crescendo bene…

Sì, sicuramente ogni gara che fa cresce, adesso speriamo che possa rientrare per il Giro Next Gen e possa ancora divertirsi un po’, ma penso che sia già pronto a fare il salto con i professionisti. Peccato non aver corso tutte e cinque le tappe insieme, ma avremo altre occasioni. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
A volte vogliamo paragonare lui e Seixas, avendo la stessa età, e tu l’altro giorno hai detto una cosa bella: che non dobbiamo forzare questa comparazione… 

Io ci sono passato con Del Toro, ne abbiamo anche parlato con lui. Alla fine la differenza è che Isaac ed io siamo amici, mentre Finn e Seixas no. Tutti vogliamo vincere e performare al meglio, credo che anche a Finn dia fastidio che un corridore con il quale si sfidava da juniores ora vinca la Freccia Vallone e sta andando così forte. Ma penso si debba rimanere calmi. 

Serve pazienza.

Quando uno è destinato a fare certe cose prima o poi ci arriva. Quindi basta fare bene le cose e senza la pressione di dire: «Voglio fare subito quello che sta facendo lui»

Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Qual è la cosa più fastidiosa di questa contrapposizione?

Il fatto che magari la gente dice già che Finn non è al livello di Seixas (come a Pellizzari succedeva con Del Toro, ndr). Magari in realtà lui dentro si sente a quel livello, ma non è ancora arrivato il suo momento. 

E quella più sfidante? 

E’ di sapere che se lui è lì anche Lorenzo un giorno ci potrà essere. 

Ne nasce una motivazione maggiore per fare sempre meglio?

Credo proprio di sì. Alla fine Del Toro lo scorso anno mi ha dato tanta motivazione per crescere e migliorare. Anche a me sarebbe piaciuto arrivare a giocarmi un Giro d’Italia subito alla prima occasione. Il fatto di essere amici fa sì che se vince lui mi fa piacere ma non per questo metto in secondo piano le mie ambizioni personali. Magari tra Finn e Seixas non essendoci un aspetto di amicizia può essere più sfidante e stimolante.

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock

Tour of the Alps: ruggisce Pidcock, brutto guaio per Finn

22.04.2026
4 min
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ARCO (TN) – Le notizie della giornata sono due e arrivano agli antipodi della tappa, nella prima parte di gara una maxi caduta al primo chilometro costringe la giuria a fermare il Tour of the Alps per ventuno minuti. A farne le spese in maniera più grave è stato Lorenzo Finn, costretto al ritiro per una botta al polso e portato all’ospedale di Merano. Le notizie ufficiali dal team Red Bull-BORA-hansgrohe arrivano solamente a tappa finita, il ligure ha riportato una frattura al radio del braccio destro

La seconda notizia di giornata è il ritorno alla vittoria di Tom Pidcock con una volata lunga dove si sono invertite le posizioni della prima tappa, con il britannico ad anticipare Tommaso Dati. Il corridore della Pinarello Q36.5 Pro Cycling è venuto al Tour of the Alps dopo la spaventosa caduta che lo ha costretto al ritiro dal Catalunya. Non la migliore condizione per lui alla vigilia di questa settimana, anche se piano piano le cose sembrano rimettersi in sesto

«Penso sia una vittoria davvero bella», afferma Pidcock seduto comodamente sulla sedia di tessuto blu davanti ai microfoni. «Ho faticato e sto faticando parecchio qui, anche se gli ultimi chilometri sono davvero volati. La squadra si è messa totalmente a mia disposizione per chiudere sulla fuga oggi, per cui devo ringraziarli».

Stesso lavoro, obiettivi diversi

Nella discesa che ha portato il gruppo ad Arco la Red Bull-BORA-hansgrohe e la Pinarello Q36.5 Pro Cycling affiancate in testa al gruppo. L’obiettivo era chiudere sulla fuga a due composta da Sam Omen e Darren Rafferty, riassorbiti in tempo per preparare lo sprint. La formazione di Giulio Pellizzari, che oggi ha tenuto la maglia di leader non senza faticare, ha perso una pedina importante quale Lorenzo Finn. Nonostante ciò, il team tedesco è riuscito a cucire la corsa. 

«La caduta stamattina – afferma Pellizzari – vista da davanti è stata abbastanza spaventosa. Purtroppo Lorenzo (Finn, ndr) è stato costretto a ritirarsi, spero che lo stop non sia troppo lungo e di vederlo presto in gruppo».

Una volta chiuso il gap con i fuggitivi, Pidcock e compagni si sono messi in testa a tirare per prendere la volata davanti, memori della forza di Dati che anche oggi ha sfiorato il successo. 

«Non volevo rimanere intrappolato – dice Pidcock – perché sapevo che quella di oggi era la migliore occasione per me. Sono partito presto, forse troppo, ma alla fine è andata bene e sono felice di questo».

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto
Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto

La forza della mente

Questa mattina, tra i bus delle squadre, abbiamo parlato con Gabriele Missaglia, diesse della Pinarello Q36.5 Pro Cycling. Lui stesso ci ha confermato come lo stop al seguito della caduta al Catalunya sia stato difficile da assorbire per Pidcock. Più mentalmente che fisicamente, anche se i dieci giorni di stop lo hanno costretto a ridisegnare la sua seconda parte di primavera. 

«Sulle salite sto facendo davvero fatica – conferma Pidcock in conferenza stampa – ad esempio sulla prima salita di oggi mi sono staccato dal gruppo (così come successo nel finale della tappa di Innsbruck, ndr). Nell’ultima corsa (al Catalunya, ndr) avevo una forma davvero super, ed è difficile da accettare. Al momento sono ancora lontano dal ritrovare quella condizione, anche se mi sento sempre meglio. Ho faticato tanto, ma vincere rende tutto più bello». 

La Liegi che verrà

Il passaggio dal Tour of the Alps di Tom Pidcock ha come obiettivo quello di costruire, pezzo dopo pezzo, una condizione che domenica possa portarlo a correre in maniera competitiva la Liegi-Bastogne-Liegi. Difficile pensare di essere con i primi, ma la voglia è quella di correre e battagliare. 

«Dieci giorni di stop sono abbastanza lunghi – racconta ancora Pidcock – non ho alcuna pressione ma voglio comunque aiutare il team. Sarà complicato pensare di vincere, piuttosto penso di poter correre per conquistare qualche punto, un aspetto importante per la squadra. Chiaramente preferisco vincere che guardare ai punti, ma vedremo, potrà comunque essere una sfida nuova e divertente».

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe, vincitore seconda tappa

Tour of the Alps, vince Pellizzari: per il Giro e per Casagranda

21.04.2026
5 min
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VAL MARTELLO (BZ) – Ha vinto una delle tappe più difficili di questo Tour of the Alps con uno sprint potente e preciso, chirurgico. Giulio Pellizzari trova il successo alla corsa a tappe dell’Euregio dopo averla sfiorata nel 2023 e nel 2024. Questa volta lo squillo del marchigiano della Red Bull-BORA-hansgrohe è forte e deciso, una vittoria che disegna la strada verso il prossimo Giro d’Italia al quale Pellizzari ha iniziato a guardare senza nascondersi

«Questa mattina non mi sentivo un granché bene – racconta Giulio Pellizzari sotto al podio – ed è stata una giornata molto dura. La squadra ha lavorato benissimo e devo ringraziarli tutti, a partire da Max Bock che si è messo in testa al gruppo per tanti chilometri. Oggi volevo provarci, sull’ultima salita ero davvero a tutta, ma guardando gli altri ho capito che eravamo tutti al limite. Lorenzo (Finn, ndr) e Vlasov mi hanno lanciato alla perfezione negli ultimi centocinquanta metri e fortunatamente nessuno mi ha superato».

Le volate con Hindley

Giulio Pellizzari è sceso dal Teide alla fine della scorsa settimana. In cima al vulcano, che è diventato la dimora dei cacciatori di Grandi Giri, si è allenato insieme al team. Un lavoro che ha portato i suoi frutti vista la condizione e lo spunto veloce grazie al quale è riuscito ad imporsi nella seconda tappa del Tour of the Alps. 

«Questa mattina nella riunione – continua – avevamo studiato il finale di tappa e avevamo visto che in questi ultimi duecento metri sarebbe stato fondamentale preparare al meglio lo sprint. Grazie a Vlasov sono riuscito a prendere la velocità giusta e ad anticipare Arensman».

«Un grazie – aggiunge Pellizzari – lo devo anche a Jay (Hindley, ndr) con il quale mi sono allenato tanto negli sprint durante il ritiro in altura. Ad ogni cartello ci sfidavamo, e qualche volta sono pure riuscito a batterlo. Per cui direi che c’è anche il suo zampino nella vittoria di oggi».

Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos
Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos

Risposte e salite

Nella conferenza stampa di presentazione di questo Tour of the Alps lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe aveva detto di essere alla ricerca di qualche risposta sulle salite lunghe. Fino ad ora non si era ancora messo alla prova su questo terreno e la corsa dell’Euregio sarebbe stato il banco di prova ideale. Magari era solo un bluff per nascondersi, visto che seduti al suo fianco c’erano due avversari che si ritroverà anche al Giro d’Italia

«Le salite lunghe sono un po’ il mio pane – racconta con il sorriso – quindi mi sono trovato bene. Le sensazioni non erano delle migliori stamattina, quindi ho cercato di salvarmi. Con l’andare della corsa ho visto che il ritmo non era altissimo, ho sofferto molto ma sono riuscito a rimanere con i migliori. Nel finale ho attaccato perché sapevo che Lorenzo Finn era dietro e stava bene, quindi avrebbe anche potuto contrattaccare lui». 

La consacrazione del TotA

Dopo aver collezionato un terzo e un secondo posto negli anni passati finalmente Giulio Pellizzari riesce nel sogno di conquistare una tappa (e la maglia di leader della generale) al Tour of the Alps, la corsa che incorona spesso i grandi scalatori.

«Sicuramente questa vittoria ha un significato speciale – ammette – è stata la gara che mi ha lanciato, quindi essere in questa conferenza mi rende orgoglioso. Lo sono soprattutto per aver coronato il grande lavoro che la squadra ha fatto per me».

«Siamo venuti qui – prosegue Pellizzari – per fare un po’ di prove in vista del Giro, siamo in quattro sui sette che partiranno dalla Bulgaria. Era, ed è, davvero importante allenarsi e prendere le misure in vista della corsa rosa. Questo ruolo di leader mi piace, quindi speriamo di continuare così».

Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo
Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo

L’amore di Giulio

Le ultime parole della conferenza stampa danno il senso del grande cuore e della sensibilità di Giulio Pellizzari, che sulle montagne del Tour of the Alps ha voluto dedicare un pensiero a una figura come quella di Stefano Casagranda, venuto a mancare. Padre della fidanzata Andrea anche lei ciclista alla Be Pink, e figura di riferimento per il marchigiano cresciuto ciclisticamente, e non solo, insieme a lui.

«Ho voluto dedicare questa vittoria a Stefano Casagranda – conclude Pellizzari – che aveva vinto qui nel 1998. Nell’ultimo mese, quando ho saputo che saremmo venuti qui a correre, ho pensato molto a lui. Era da tempo che volevo dedicargli una vittoria, per ringraziarlo di tutto. Anche per aver messo al mondo Andrea, facendomi vivere la più bella storia d’amore possibile».

Lorenzo Mark Finn Official Fan Club

Lorenzo Mark Finn Official Fan Club: storie che si intrecciano

19.04.2026
4 min
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Sulle strade delle due prove internazionali under 23 vinte da Lorenzo Mark Finn, oltre alla maglia iridata, si è fatto spazio tra la gente anche un gruppo di persone con addosso una maglietta che ritrae il giovane ligure. E’ il suo fan club ufficiale, il Lorenzo Mark Finn Official Fan Club. Trombette, striscioni, cappellini e tutto quello che occorre per fare il tifo lungo i percorsi e sulle salite. Perché è lì che il campione del mondo under 23 della Red Bull-BORA-hansgrohe fa la differenza: quando la strada sale

Alle spalle del Lorenzo Mark Finn Official Fan Club ci sono coloro che hanno visto crescere e correre il ligure fin dalle prime pedalate. Amici di famiglia e anche la madre: Chiara Iperti, che inizialmente non voleva farne parte, ma alla fine è entrata per tenere le comunicazioni e avere un occhio vigile su tutto. E anche perché al cuore non si comanda. 

«Il fautore di tutto – ci racconta proprio Chiara Iperti alla partenza del Palio del Recioto – è Matteo Bertoni, un mio collega all’Ansaldo a Genova. Appassionato di ciclismo da sempre, è anche venuto a Zurigo il giorno in cui Lorenzo è diventato campione del mondo juniores. Ufficialmente il Lorenzo Mark Finn Official Fan Club è partito il 22 febbraio scorso e ad ogni gara vediamo aumentare il numero degli iscritti».

La sede nella pasticceria

Il Lorenzo Mark Finn Official Fan Club ha come sede la pasticceria Macera, un locale a Borzonasca, paesino dell’entroterra ligure, sulle colline a nord di Chiavari. 

«Abbiamo deciso di metterla come sede – ci racconta Ettore Macera, proprietario della pasticceria – perché è un punto di ritrovo per molti ciclisti della zona, tra l’altro proprio Lorenzo passa spesso da noi per una pausa o un caffè. Io l’ho conosciuto proprio perché si è fermato da noi qualche volta da ragazzino quando iniziava a fare le prime uscite da solo e veniva con gli amici».

Regole e iniziative

Come ogni Fan Club che si rispetti il Lorenzo Mark Finn Official Fan Club prevede una quota associativa, ma ancora più importante è il regolamento che c’è alla base. 

«Ci teniamo particolarmente – continua la madre Chiara Iperti – perché intanto c’è il nome di Lorenzo e questo ci porta a proteggere la sua immagine. Inoltre con la quota si pagano i gadget, in quanto è un’associazione senza scopo di lucro. Un domani, quando i numeri e gli iscritti ce lo permetteranno, vorremmo fare delle iniziative o degli eventi per raccogliere fondi per qualche associazione o charity. Tutto a nome di Lorenzo. 

«C’è anche un’etica dietro, infatti noi cinque membri fondatori (oltre alla madre ci sono anche Bruno Perfumo, Andrea Manitto, Ettore Macera e Matteo Bertoni, ndr) abbiamo voluto fare le cose nella maniera migliore». 

Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
La prima vittoria su strada di Lorenzo Finn, a Monsummano Terme (foto Instagram)
Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
La prima vittoria su strada di Lorenzo Finn, a Monsummano Terme (foto Instagram)

Il primo diesse

Tra i membri del Fan Club c’è anche Andrea Manitto, il primo diesse di Lorenzo Finn, che lo ha accolto dopo gli anni in mountain bike.

«Vederlo con questa maglietta (quella iridata, ndr) – racconta Manitto – è un sogno. Vedere arrivare questo ragazzo, piccolino, insegnarli a stare in bici e a muoversi è davvero un sogno, per qualunque diesse. Le cose belle di Lorenzo (Finn, ndr) sono la sua tranquillità e la disponibilità con i bambini, non dice mai di no. Non nega mai una foto a qualcuno.

«I primi passi Lorenzo li ha fatti alla Bici Camogli – prosegue – e faceva principalmente mountain bike ed era nella categoria esordienti. Poi l’anno successivo è venuto da noi al GS Levante per correre su strada ed è rimasto un anno perché poi la squadra ha chiuso.

«Ha fatto in tempo però a vincere la sua prima gara, a Monsummano Terme, in pianura. Vinse ma nell’esultare tenne una mano sul manubrio perché non si fidava a toglierle entrambe».

Si prosegue con storie e piccoli racconti di Lorenzo Finn, mentre il Palio del Recioto (poi vinto dallo stesso Finn) prosegue. Il Fan Club si allontana, alla ricerca del giusto spiazzo per dare supporto a Finn. A noi non resta che scrivere.

Seixas e Finn, destini paralleli ma (per ora) lontani

Il francese e l’italiano, destini paralleli ma (per ora) lontani

14.04.2026
6 min
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Uno è francese e già vince prove del WorldTour, l’altro è italiano e porta con fierezza indosso la maglia di campione del mondo U23. Uno sfida già i fenomeni e tutti lo attendono all’esame che fa tremare i polsi: la Liegi contro Pogacar. L’altro prepara le sue prossime apparizioni contro i professionisti, come al Tour of the Alps ma resta per ora spettatore delle grandi classiche sicuro che le affronterà prossimamente.

La carriera di Paul Seixas e Lorenzo Mark Finn (in apertura foto Werner Müller-Schell) procede parallela senza incrociarsi, almeno per ora. I loro entourage hanno scelto evoluzioni completamente diverse, ma è palpabile nell’ambiente la contrapposizione fra due talenti puri, che tutti sperano possano scrivere pagine storiche di qui ai prossimi mesi.

Davide Cassani, ex cittì della nazionale è da sempre attento osservatore dei nuovi talenti emergenti
Davide Cassani, ex cittì della nazionale è da sempre attento osservatore dei nuovi talenti emergenti
Davide Cassani, ex cittì della nazionale è da sempre attento osservatore dei nuovi talenti emergenti
Davide Cassani, ex cittì della nazionale è da sempre attento osservatore dei nuovi talenti emergenti

Chi li osserva con occhio attento è l’ex cittì della nazionale Davide Cassani, che vede differenze fra i due dettate proprio dalle scelte fatte: «Sono praticamente coetanei, ci sono pochi giorni di differenza. Il francese è stato campione del mondo a cronometro, ma contro il tempo va forte anche Lorenzo Finn. Per quanto riguarda le corse a tappe, Seixas ha dimostrato di avere per adesso qualcosa in più, ha vinto il Tour de l’Avenir mentre Finn è arrivato quarto. Si vede che comunque sono corridori abbastanza simili, nel senso che sono polivalenti, vanno forte a cronometro e vanno forte anche in salita».

La scelta che ha fatto il francese di esordire così presto sarà un vantaggio che avrà nel prosieguo della carriera, almeno nei primissimi tempi dandogli questo carico di esperienza in più?

Tutto dipende da quello che hanno fatto in passato e lo sanno solo loro. Un ragazzo di vent’anni può essere diverso da un suo coetaneo, anche in base a quello che hanno fatto in precedenza. Ci sono dei ragazzi che maturano prima e altri che maturano dopo. Seixas è sempre andato fortissimo, da junior ha vinto il Giro della Lunigiana, ha vinto il campionato del mondo. Hanno deciso di farlo passare subito, come fece Evenepoel.

Dopo la vittoria contro il tempo, nei Paesi Baschi Seixas ha dato a tutti una lezione in salita
Dopo la vittoria contro il tempo, nei Paesi Baschi, il giovane francese della Decathlon ha dato a tutti anche lezioni in salita
Dopo la vittoria contro il tempo, nei Paesi Baschi Seixas ha dato a tutti una lezione in salita
Dopo la vittoria contro il tempo, nei Paesi Baschi, il giovane francese della Decathlon ha dato a tutti anche lezioni in salita
E’ stata la scelta migliore?

Non lo so, sta di fatto che comunque Seixas era pronto per passare, lo ha dimostrato l’anno scorso, lo sta dimostrando quest’anno. Ma io condivido anche la scelta di Lorenzo Finn, perché se guardiamo indietro lo stesso Pogacar ha fatto due anni tra i dilettanti e dopo aver vinto il Tour de l’Avenir è passato professionista. Probabilmente, se Finn avesse vinto l’Avenir l’anno scorso, quelli della sua squadra avrebbero pensato che fosse già pronto per passare professionista. Tenerlo nella categoria è stata una decisione forte.

Per Finn la Red Bull ha scelto un approccio soft, ma ora non mancheranno i confronti con i pro'
Per Finn la Red Bull ha scelto un approccio soft, ma ora non mancheranno i confronti con i pro’
Per Finn la Red Bull ha scelto un approccio soft, ma ora non mancheranno i confronti con i pro'
Per Finn la Red Bull ha scelto un approccio soft, ma ora non mancheranno i confronti con i pro’
Nel senso che ha vantaggi e svantaggi?

Esatto. In questo momento la scelta gli sta dando ragione visti i risultati, ma è naturale che facendo più corse tra i professionisti forse potrebbe avere qualche vantaggio in più nell’immediato, ma bisogna vedere poi nei prossimi anni.

E’ possibile identificarli come corridori per classiche o per corse a tappe?

E’ da vedere. Anche nei professionisti ci sono i corridori da corse a tappe e quelli da corse in linea. Togli Pogacar da questa categoria perché è un fenomeno a parte. Vingegaard è un corridore solo da corsa a tappe, Van der Poel e Van Aert da prove in linea. Evenepoel non lo sappiamo ancora cosa potrà diventare, perché ha vinto una Vuelta, ma l’ha vinta qualche anno fa e la Vuelta non è il Giro, non è il Tour mentre in linea ha un mondiale, un’Olimpiade e due Liegi. Quindi non lo sappiamo che indirizzo avrà.

Il francese ha mostrato di avere una marcia in più a cronometro: è già uomo da grandi giri?
Il francese ha mostrato di avere una marcia in più a cronometro: è già uomo da Grandi Giri?
Il francese ha mostrato di avere una marcia in più a cronometro: è già uomo da grandi giri?
Il francese ha mostrato di avere una marcia in più a cronometro: è già uomo da Grandi Giri?
Ti sta sorprendendo di più il francese per quello che sta facendo o l’italiano per quello che sta facendo nel suo ambito?

Negli under 23 Finn è nettamente il più forte e quindi non c’è storia. Mi sta sorprendendo quello che sta facendo il francese, perché è da quando ha cominciato la stagione che è sempre là davanti e soprattutto mi ha sorpreso alle Strade Bianche perché è stato l’ultimo a cedere a Pogacar e nonostante questo ha tenuto duro, è arrivato secondo. Poi è stato straordinario nelle prime due tappe dei Paesi Baschi dove ha dominato la cronometro e la tappa in salita.

Qualcosa di raro?

E’ semplicemente incredibile quello che sta facendo e quindi in questo momento Seixas mi sta sorprendendo di più rispetto a Lorenzo, dal quale mi aspettavo che vincesse quelle due corse perché comunque è forte.

La Strade Bianche ha svelato il talento di Seixas, ultimo a cedere allo scatenato Pogacar
La Strade Bianche ha svelato il talento del francese di Lione, ultimo a cedere allo scatenato Pogacar
La Strade Bianche ha svelato il talento di Seixas, ultimo a cedere allo scatenato Pogacar
La Strade Bianche ha svelato il talento del francese di Lione, ultimo a cedere allo scatenato Pogacar
Veniamo alla dimensione squadre per l’uno e per l’altro. Per il francese si parla insistentemente di un interesse della UAE. Sarebbe un errore andare nello stesso cantiere di Pogacar, che dovrebbe essere il suo avversario?

Io penso che la Decathlon non se lo farà scappare, perché se hanno investito quest’anno 10 milioni in più nella squadra lo hanno fatto anche perché c’era un corridore così e per di più francese. Già l’anno scorso si poteva intuire che potesse diventare molto, molto forte. Da sportivo non mi piacerebbe vederlo nella stessa squadra dell’iridato, perché negli anni prossimi potrebbe diventare davvero un suo avversario.

Per quanto riguarda Finn, la dimensione della Red Bull può essere quella giusta per farlo evolvere?

Credo proprio di sì, perché la Red Bull sta cercando di tutelare nel migliore dei modi la crescita di Lorenzo Finn. Gli fanno fare le corse tra i professionisti, ma intanto mantiene il feeling con la vittoria. Comincia a gestire la pressione che dà la maglia di campione del mondo: quando si presenta al via nelle corse U23 è sempre l’uomo da battere. E quindi penso che sia la strada giusta per crescere nel migliore dei modi.

La prima pagina de L'Equipe dedicata alla vittoria di Seixas all'Itzulia Country Race
La prima pagina de L’Equipe dedicata alla vittoria di Seixas all’Itzulia Country Race
La prima pagina de L'Equipe dedicata alla vittoria di Seixas all'Itzulia Country Race
La prima pagina de L’Equipe dedicata alla vittoria di Seixas all’Itzulia Country Race
Ognuno nel suo ambito ha una forte pressione addosso. Il pubblico francese spera che Seixas sia l’uomo giusto per chiudere la lunga parentesi del Tour de France. Su Finn, gli italiani sperano che sia l’uomo del rilancio. Può pesare la responsabilità nella crescita di questi ragazzi?

Sono giovani, ma hanno tutto quello che gli serve per diventare dei campioni, fin da junior hanno gestito queste attese. E’ naturale che la pressione ci sia, soprattutto su Seixas, basta vedere quello che ha fatto L’Equipe sulla sua vittoria basca. E’ dall’85 che non vincono il Tour de France, si rendono conto che possono avere un corridore che potrebbe farlo, ma deve essere bravo lui, deve essere brava la squadra, deve essere brava la famiglia per cercare comunque di farlo crescere.

E per l’italiano?

La stessa cosa può capitare a Lorenzo Finn se comincia a vincere le corse tra professionisti nel giro di pochi mesi. Anche noi abbiamo bisogno di un campione e quindi la pressione c’è. Ma credo che anche il ligure sia pronto…

Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies

10′ con Finn: campione del mondo alla ricerca della normalità

10.04.2026
4 min
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VILLA DI VILLA (TV) – Il ritorno alle corse under 23 di Lorenzo Finn era particolarmente atteso, innanzitutto perché quando si ha modo di vedere correre il campione del mondo vorresti che certe gare non finissero mai. Nel parcheggio di una segheria, al termine di un tratto di discesa che i corridori affronteranno durante la gara, ha trovato spazio il camper della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies. Lorenzo Finn si fa attendere qualche minuto in più del previsto, ma alla fine scende le scalette e un sorriso leggero ci accoglie. 

Il campione del mondo in carica tra gli under 23 in questa stagione ha già fatto il suo esordio tra i professionisti, Spagna, Portogallo, Giro di Sardegna e Settimana Coppi e Bartali. Tredici giorni di gara che hanno permesso allo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies di mettere chilometri nelle gambe. 

«Ho già avuto modo di correre all’europeo dello scorso anno in maglia di campione del mondo – racconta Finn – mentre queste sono state le prime volte che ho potuto farlo insieme al team. Si fa fatica ad abituarsi a questi colori, ma devo godermela. Attaccare il numero su questa maglia è un’emozione fantastica, abbastanza surreale».

Giro di Sardegna 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Le prime gare tra i pro’ sono servite a Finn per carburare e mettere chilometri nelle gambe
Giro di Sardegna 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Le prime gare tra i pro’ sono servite a Finn per carburare e mettere chilometri nelle gambe
Com’è stato questo inizio di stagione tra i pro’?

Le prime gare mi servono sempre come rodaggio, adesso sento che la forma è quella giusta e di essere ai miei livelli (come hanno confermato le due vittorie tra Belvedere e Recioto, ndr). Direi che nel complesso sto abbastanza bene. 

Nelle prime corse, tra Sardegna e Coppi e Bartali, sentivi di essere indietro di condizione o eri al livello previsto?

Sentivo che sarei arrivato in forma al momento giusto, quindi per queste gare internazionali e poi per il Tour of the Alps. 

In che modo stai vivendo questo secondo anno da under 23?

La scorsa stagione ho fatto in prevalenza gare under, mi sono detto che avrei voluto fare un anno ancora in questa categoria per crescere in maniera tranquilla e senza pressioni. Sicuramente mi piacerebbe provare a vincere il Giro Next Gen, come anche il Tour de l’Avenir. Questi sono gli obiettivi principali della stagione.

Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies
Una volta tornato tra gli under 23 Lorenzo Finn ha trovato due vittorie in altrettante gare
Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies
Una volta tornato tra gli under 23 Lorenzo Finn ha trovato due vittorie in altrettante gare
Che rapporto hai con le corse di un giorno?

Mi piacciono molto, anche se le gare a tappe hanno un altro fascino, quindi in futuro mi piacerebbe fare bene in quelle. 

Qual è il fascino delle une e delle altre?

Le corse a tappe hanno un fascino e un’importanza storica, inoltre ripetere le prestazioni giorno dopo giorno è fondamentale e questo aspetto mi piace molto. Nelle gare di un giorno, invece, è più un dare tutto quello che si ha. 

E’ stato un inverno diverso?

Non particolarmente, già quando avevo vinto il campionato del mondo juniores era stato un cambiamento. Da lì in poi è stato sempre abbastanza simile, ho cercato di non deviare troppo dai miei standard. 

Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, vittoria, maglia iridata U23 (foto Werner Müller-Schell)
Dopo il Belvedere il secondo successo è arrivato al Palio del Recioto (foto Werner Müller-Schell)
Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, vittoria, maglia iridata U23 (foto Werner Müller-Schell)
Dopo il Belvedere il secondo successo è arrivato al Palio del Recioto (foto Werner Müller-Schell)
Quali sono questi standard?

Pensare all’allenamento e fare tutte le cose al meglio. 

Essere al centro dell’attenzione da così giovane è un aspetto difficile da gestire?

Bisogna stare bene in famiglia, con gli amici e la ragazza, questi aspetti mi aiutano molto. La scelta di restare under 23 è stata utile anche in questo senso

Rimanere in un mondo che si conosce bene permette di restare tranquilli?

Sì, di sicuro. I numeri magari li avrei per passare professionista, però cambierebbero molte altre cose. Restare a casa un anno in più viene meglio e si ha modo di fare tutto con i giusti tempi. Una volta che passi non puoi più tornare indietro, quindi devi essere pronto al 100 per cento. 

Uno degli obiettivi di Lorenzo Finn in questa prima parte di stagione sarà il Giro Next Gen (foto La Presse)
Uno degli obiettivi di Lorenzo Finn in questa prima parte di stagione sarà il Giro Next Gen (foto La Presse)
Il calendario quest’anno diventa comunque più impegnativo?

Con la squadra abbiamo deciso di aumentare i giorni di corsa, in vista dell’anno prossimo. Rispetto alla stagione scorsa farò qualche gara a tappe in più prima del Giro Next Gen, ho corso al Sardegna, Coppi e Bartali e ora ci sarà il Tour of the Alps. 

Quest’ultimo sarà un primo e importante banco di prova?

I miei compagni di squadra arriveranno dopo un periodo di altura, al Teide. E’ la gara di preparazione al Giro d’Italia, quindi il livello sarà davvero altissimo

Come ti stai trovando con Benedetti?

“Cece” ha corso tanti anni da professionista con questa squadra, ed è un grande punto di appoggio per noi giovani. Ci fa sentire molto tranquilli prima delle gare ed è bravo a non caricarci di pressioni.

Podio Palio del Recioto 20226 (foto Camilla Santaromita)

La doppietta di Finn, ma Scalco gli ha preso le misure

07.04.2026
5 min
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NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) – Lorenzo Finn conquista anche il Palio del Recioto, la corsa che l’anno scorso gli era sfuggita per poco a favore di un altro Lorenzo: Nespoli. Al suo ritorno tra gli under 23 dopo le esperienze tra i professionisti arrivano anche le prime due vittorie stagionali. Come a dire che la maglia di campione del mondo di categoria non la indossa per caso (in apertura foto Camilla Santaromita). 

Alle spalle del corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies arriva Matteo Scalco, che regola in volata il danese Biehl della General Store. Quando Lorenzo Finn ha accelerato, sull’ultima salita di giornata, di chilometri all’arrivo ne mancavano poco meno di trenta. L’ultimo a mollare il colpo è stato Juan Diego Quintero, con Scalco che ha deciso di tenere il suo passo e provare a rientrare grazie alla sua costanza. 

Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe (foto Camilla Santaromita)
Lorenzo Finn vince il Palio del Recioto a ventiquattro ore dal trionfo al Belvedere (foto Camilla Santaromita)
Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe (foto Camilla Santaromita)
Lorenzo Finn vince il Palio del Recioto a ventiquattro ore dal trionfo al Belvedere (foto Camilla Santaromita)

Il piano di Scalco

Anche per Matteo Scalco questo lungo fine settimana di Pasqua è coinciso con il ritorno delle gare under 23, con Trofeo Piva e Palio del Recioto che hanno dato seguito alle buone prestazioni fatte in Grecia

«Il piano di questa mattina era di mandare in fuga Negrente – racconta Scalco – per lasciare tutto il carico della corsa alla BORA. Erano i più forti e hanno fatto un grandissimo lavoro anche oggi. Quando Finn è partito ho provato a tenerlo vicino per poi tentare di rientrare in discesa o in un tratto favorevole, ma è andato davvero forte».

I suggerimenti di Negrente

«Mercoledì sono andato a fare un giro di ricognizione – dice Negrente – e sapevo che Scalco sarebbe stata la nostra punta, quindi ho cercato di spiegargli ogni dettaglio, curva, tratto di salita, tutto. Ho cercato di dargli più informazioni possibili anche se ora ci sono tutte le applicazioni possibili».

«Mi ha anche suggerito di avere buone gambe – gli replica scherzando Scalco – ma tra il dire e il metterlo in pratica cambia un po’». 

In Grecia il veneto ha corso da leader della squadra e la sua gestione è stata senza sbavature
Scalco al Tour of Rhodes senti di aver fatto un grande passo in avanti in termini di condizione e leadership (foto Cyclingphotos.gr)
In Grecia il veneto ha corso da leader della squadra e la sua gestione è stata senza sbavature
Scalco al Tour of Rhodes senti di aver fatto un grande passo in avanti in termini di condizione e leadership (foto Cyclingphotos.gr)
Cosa vuol dire seguire Lorenzo Finn quando attacca in salita?

Non so che numeri ho fatto, sicuramente non avevo le migliori sensazioni vista la settimana travagliata che ho passato in avvicinamento a queste gare, tanto da essere in dubbio se poi partecipare. Sono molto contento di questo secondo posto. 

Quanto è difficile seguire il campione del mondo?

E’ partito davvero forte all’inizio dell’ultima salita, e non c’è stato nulla da fare. Allo stesso modo credo sia una cosa sulla quale si possa lavorare, soprattutto in vista del Giro Next Gen. 

Gli hai preso le misure?

Quando il livello è così alto correre diventa bello, stimolante e senti di voler fare tirare fuori il meglio

Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Giro Next Gen 2025
Il Giro Next Gen sarà l’obiettivo principale per Scalco, che al quarto anno da U23 vuole conquistare il podio
Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Giro Next Gen 2025
Il Giro Next Gen sarà l’obiettivo principale per Scalco, che al quarto anno da U23 vuole conquistare il podio
Cosa senti di aver tirato fuori in più oggi?

Essere forte di testa, credere in me stesso. Nonostante le sensazioni dei giorni scorsi sono comunque arrivato tranquillo e fiducioso, la squadra ha creduto in me e la serenità di affrontare queste gare da leader. 

Qual è il punto in cui hai sentito di essere stato più vicino a lui?

Mi piacciono molto le salite lunghe, infatti non ho avuto problemi oggi. Magari mi manca il cambio di ritmo, quindi sullo scatto lui ha fatto la differenza. 

Con quali sensazioni esci da queste due gare under 23?

Eravamo venuti qui con l’obiettivo di fare podio o di provare a vincere. Penso sia andata benissimo vista anche la base di partenza, prendiamo quello che viene e andiamo avanti. 

Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Poggiana 2025
Già nel 2025 Scalco aveva fatto vedere ottime cose tra gli under 23, vincendo il GP Sportivi di Poggiana
Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Poggiana 2025
Già nel 2025 Scalco aveva fatto vedere ottime cose tra gli under 23, vincendo il GP Sportivi di Poggiana
Quanto è importante aver corso queste gare?

Il Piva mi ha dato davvero tanta fiducia, perché sono riuscito a stare davanti anche se nel finale mi erano venuti i crampi. In settimana mi ero allenato poco, inoltre il primo caldo ha giocato la sua parte. Però mi ha dato fiducia in vista di oggi. 

Che obiettivo ti poni ora?

Tutte le energie verranno incanalate verso il Giro Next Gen, sarà l’ultima volta che potrò farlo. Non possono nascondere di voler partire con in testa il podio.

78° Trofeo Piva (foto Pederiva)

Amadori: la nazionale che cambia e i ragazzi da valorizzare

07.04.2026
6 min
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NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) – Trofeo Piva e Giro del Belvedere hanno portato in alto i colori della nazionale italiana, con Riccardo Lorello e Lorenzo Finn. Due storie diverse. Quella di Lorello che finalmente in una formazione continental ha trovato il modo di emergere e vincere. Mentre l’altro è l’ennesimo capitolo di uno, Lorenzo Finn, che sembra nato per vincere e guardandolo da fuori sembra tutto semplice, ma così non è. 

Tra poche ore il Palio del Recioto metterà fine a questo trittico internazionale under 23, che ha visto emergere anche Tommaso Bambagioni in maglia Technipes #InEmiliaRomagna. Nelle prime posizioni di questi appuntamenti sono tanti i nomi degli italiani, ognuno con la sua storia e il suo percorso di crescita.

Sorpresa Lorello

A mettere tutto in ordine ci deve e ci dovrà pensare il cittì della nazionale U23, Marino Amadori. Chiamato al delicato compito di garantire ai ragazzi il cammino più equo possibile, dando a ciascuno le occasioni per dimostrare le proprie qualità (in apertura foto Pederiva). 

«Partiamo da Lorello – racconta all’ombra di una vigna nelle giornata di ieri al Belvedere – che è un corridore meritevole e ha già vestito la maglia azzurra lo scorso anno alla Nations Cup in Repubblica Ceca. E’ un ragazzo interessante, il quale in certi percorsi è molto bravo e veloce: vincere come ha fatto al Piva non è scontato. Può ancora crescere e migliorare, quindi mi auguro abbia modo di farlo. Anche perché mondiale ed europeo saranno molto impegnativi e non è da escludere che Lorello possa far parte nuovamente della nazionale».

78° Trofeo Piva (foto Pederiva)
In questi due giorni di gara è emerso anche Tommaso Bambagioni, secondo al Piva e terzo al Belvedere (foto Pederiva)
78° Trofeo Piva (foto Pederiva)
In questi due giorni di gara è emerso anche Tommaso Bambagioni, secondo al Piva e terzo al Belvedere (foto Pederiva)
Si è rivisto anche un Finn forte e vincente…

Mi aspettavo potesse rientrare nelle gare under 23 facendo esattamente quello che gli abbiamo visto fare oggi al Belvedere (ieri, ndr). Deve divertirsi, ha la possibilità di correre con una maglia unica e di conseguenza sono convinto debba togliersi le sue soddisfazioni. Corre in una squadra che gli permette di fare una certa attività, volta ad avere la migliore crescita possibile. Deve fare uno scalino ogni anno se un domani vorrà diventare qualcuno di importante

L’UCI ha cancellato la Nations Cup, come cambia la gestione della nazionale?

Era una competizione alla quale tenevamo molto e che è sempre stata un obiettivo, in cui abbiamo sempre fatto molto bene. Ora non c’è più, e vedendo come si muove il mondo under 23 tra devo team e continental, dovremo dare un supporto ai ragazzi che non sono in questi team o che non riescono a fare una certa attività internazionale. Apro una parentesi. 

78° Trofeo Piva (foto Pederiva)
Le formazioni continental italiane hanno dimostrato di poter competere contro i devo team (foto Pederiva)
78° Trofeo Piva (foto Pederiva)
Le formazioni continental italiane hanno dimostrato di poter competere contro i devo team (foto Pederiva)
Prego…

In questi giorni abbiamo avuto ottimi risultati con i nostri ragazzi, anche in gare di contesto internazionale e con molti devo team e corridori stranieri molto forti. Questo grazie alle corse a tappe come il Giro di Sardegna e la Coppi e Bartali, dove hanno messo chilometri nelle gambe. La differenza si è vista, soprattutto perché i ragazzi sono riusciti a fare un calendario simile a quello dei devo team

Come si inserisce il tuo lavoro in tutto questo?

Non sarà solo il mio, ma quello di Elia Viviani e Roberto Amadio, con i quali ho parlato e con cui ci stiamo attrezzando per inserirci e fare qualche corsa a tappe con la nazionale under 23. Il Tour of the Alps in questo senso cade perfettamente nel calendario e ci saremo per permettere a questi ragazzi, sei under 23 e un elite, di fare un’esperienza di un certo livello

77° Trofeo Piva, Matteo Scalco, XDS Astana Team (foto Pederiva)
Nei devo team corrono ottimi talenti, ma nelle altre squadre ci sono corridori altrettanto validi e da valorizzare (foto Pederiva)
77° Trofeo Piva, Matteo Scalco, XDS Astana Team (foto Pederiva)
Nei devo team corrono ottimi talenti, ma nelle altre squadre ci sono corridori altrettanto validi e da valorizzare (foto Pederiva)
Ne avete individuate altre?

Dovremo capire come sarà organizzato il Giro Next Gen e quali squadre rimarranno fuori, così come in ottica Tour de l’Avenir, al quale i devo team porteranno sicuramente i migliori. Noi dovremo capire se e come partecipare come nazionale per dare anche ai ragazzi delle continental l’occasione di fare certe esperienze. 

Come ti stai trovando con questi nuovi regolamenti e metodi?

Aver perso la Nations Cup è stato un colpo abbastanza duro, perché grazie a quelle gare avevamo modo di creare dei programmi e gestire i ragazzi per farli lavorare bene in vista dei vari obiettivi. Ad oggi ci sono 21 devo team e più di 300 ragazzi al loro interno. In un certo senso possono essere considerati i migliori, ma non dobbiamo escludere e dimenticare gli altri. Io rimango dell’idea che le formazioni italiane lavorino bene e che il talento ci sia. 

87° Giro del Belvedere. Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (RS Photors)
Amadori si trova a lavorare con il campione del mondo U23 in carica: una bella responsabilità e un grande motivo di orgoglio (RS Photors)
87° Giro del Belvedere. Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (RS Photors)
Amadori si trova a lavorare con il campione del mondo U23 in carica: una bella responsabilità e un grande motivo di orgoglio (RS Photors)
La nazionale diventa, in una certa ottica, un devo team?

Costruire un gruppo con il quale lavorare e porsi degli obiettivi è fondamentale, alla fine la squadra è alla base di questo sport. Quindi non si tratterà solo di offrire occasioni e supporto, ma anche creare un gruppo capace di andare agli eventi principali per giocarsi le proprie carte. I corridori ci sono, ad esempio Lorello, ma anche lo stesso Bambagioni. 

E’ il primo anno in cui hai modo di continuare a lavorare con il campione del mondo in carica.

Vero, non abbiamo ancora affrontato il discorso, ma credo che Lorenzo (Finn, ndr) ci tenga al mondiale. Mi piacerebbe fare una formazione all’altezza per poter andare a Montreal e giocarcela fino alla fine. Per me è una spinta, uno stimolo in più. Avere il campione del mondo è una motivazione anche per creare la nazionale giusta, propositiva e adeguata all’obiettivo.

87° Giro del Belvedere, Lorenzo Finn, maglia iridata, Red Bull-BORA-hansgrohe

L’iride di Finn brilla al Belvedere: una doppietta storica

06.04.2026
4 min
Salva

VILLA DI VILLA (TV) – La sicurezza di Lorenzo Finn nei propri mezzi traspare in maniera abbastanza chiara fin dal mattino, quando il campione del mondo della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies ha mosso i primi passi nel parcheggio dei bus. E’ l’esordio stagionale tra gli under 23, categoria che ha voluto tenere per continuare a imparare e crescere. Una scelta anche votata al voler fare le cose con calma, aggiungendo un altro mattone alla solida carriera che il ligure sta cercando di costruire

Passi ponderati, e tra questi c’era quello di tornare al Giro del Belvedere per ripetersi. Un bis che mancava dal 1960 e questa volta c’è anche la firma speciale della maglia iridata. Vederla e indossarla fa un certo effetto, nonostante tu sia un campione e in carriera ne hai già indossate due (da juniores e under 23), vincendo con entrambe (in apertura RS Photors).

Podio del 87 Giro del Belvedere: Lorenzo Finn, William Smith e Tommaso Bambagioni
Il podio del 87° Giro del Belvedere: Lorenzo Finn, William Smith e Tommaso Bambagioni (RS Photors)
Podio del 87 Giro del Belvedere: Lorenzo Finn, William Smith e Tommaso Bambagioni
Il podio del 87° Giro del Belvedere: Lorenzo Finn, William Smith e Tommaso Bambagioni (RS Photors)

Tornare al successo

La vittoria che serviva, arrivata in un modo che tanti hanno definito “alla Pogacar” anche se per certi paragoni servono tempo e la giusta pazienza. L’importante è che Lorenzo Finn abbia ritrovato il feeling con il primo gradino del podio, per il resto si vedrà. 

«Pogacar è forse il più forte corridore mai esistito – dice dietro il podio – e ti rendi conto solo partendo a 30 chilometri dall’arrivo di quale significato abbiano le sue imprese. Lui le disegna quando al traguardo di chilometri ne mancano 80, se non cento. Era una risposta che cercavo, già dagli allenamenti di questi giorni sentivo che stessi tornando al mio meglio e questa è solamente una conferma».

Il momento giusto

Parlando dietro al podio, con la maglia iridata e tutto il kit che sembra brillare sotto al sole di Villa di Villa, Lorenzo Finn racconta di aver rispettato la tattica scelta insieme al team. 

«Nonostante non mancasse poco, ho deciso di attaccare ancora prima di iniziare i due giri finali – racconta il campione del mondo under 23 – perché se avessi avuto le gambe il piano era quello di partire in quel punto. Avevo “usato” tutti i miei compagni, mi sentivo bene e ho deciso di andare

«E’ stata lunga poi arrivare fino alla fine, ma sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto oggi, perché la squadra ha lavorato molto bene e si è messa a mia disposizione. Per questo devo ringraziarli».

87° Giro del Belvedere, Lorenzo Finn, maglia iridata, Red Bull-BORA-hansgrohe
La Red Bull-BORA-hansgrohe ha lavorato per Lorenzo Finn dai primi chilometri della gara (RS Photors)
87° Giro del Belvedere, Lorenzo Finn, maglia iridata, Red Bull-BORA-hansgrohe
La Red Bull-BORA-hansgrohe ha lavorato per Lorenzo Finn dai primi chilometri della gara (RS Photors)

A caccia del Recioto

Lorenzo Finn e la squadra hanno fretta di partire, domani si corre il Palio del Recioto e il trasferimento è di un paio d’ore. Il piano per recuperare le energie parte subito, l’obiettivo è quello di provare a vincere anche sulle colline della Valpolicella, nonostante il percorso sia più esigente e la fatica può farsi sentire. 

«L’anno scorso ho fatto secondo al Recioto (alle spalle di Nespoli, ndr) – dice ancora Lorenzo Finn – e cercherò di fare meglio. Oggi è stata dura, ma domani lo sarà ancora di più per quanto riguarda il dislivello, ma tutti hanno la stessa fatica nelle gambe».

Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, maglia iridata
Lorenzo Finn al mattino davanti ai microfoni faceva trasparire tutta la sicurezza nei propri mezzi
Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, maglia iridata
Lorenzo Finn al mattino davanti ai microfoni faceva trasparire tutta la sicurezza nei propri mezzi

Lo sguardo dall’ammiraglia

Cesare Benedetti si avvicina a Lorenzo Finn, una volta finite le domande e gli chiede com’è andata. I due parlano a bassa voce, ma trapela la giusta soddisfazione per aver fatto quello che tutti si aspettavano ma che non è mai facile mettere in atto: vincere. 

«Lorenzo (Finn, ndr) sta sempre meglio – spiega Benedetti – è uscito in crescendo dalla Coppi e Bartali. Conosceva il percorso del Belvedere e sapeva come gestire tutti gli aspetti della gara. Ne abbiamo parlato insieme, lui ha scelto il punto in cui attaccare, mentre per quanto mi riguarda sarei rimasto più “conservativo”. Lorenzo era convinto della condizione, sentiva di essere in crescendo e ha avuto ragione».