Ciccone-Pedersen: Moser, due sconfitte tanto diverse?

26.08.2025
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Se il commentatore è acuto, spaccare il capello in due può risultare un gioco molto stimolante. Per cui quando raggiungiamo Moreno Moser e gli proponiamo di confrontare i due secondi posti di Ciccone e Pedersen nella seconda e nella terza tappa della Vuelta, il gioco riesce subito alla grande. Il trentino sta affiancando Gregorio e Magrini nelle dirette integrali della corsa su Eurosport, mentre dalla prossima settimana il posto di Magrini sarà preso da Wladimir Belli.

Ciccone è stato battuto da Vingegaard a Limone Piemonte, quando credeva di avere ormai vinto. Pedersen è stato infilzato da Gaudu ieri a Ceres, quando anche lui credeva di averla portata a casa. Ci sono dei punti in comune, secondo Moser?

«Secondo me entrambi non hanno sbagliato nulla – riflette Moser – semplicemente ogni tanto ti battono. Ciccone sicuramente è partito un po’ lungo, ma non lunghissimo. Se non fosse partito lui, sarebbe andato Vingegaard. Jonas, semplicemente, l’ha battuto. Abbiamo visto più volte anche al Tour che in questi arrivi Vingegaard è diventato pericolosissimo. Dopo Tadej, c’è lui. E ovviamente, mancando l’imperatore… Quella di Ciccone mi sembra una sconfitta onorevole».

Ciccone si volta, Vingegaard vede che c’è ancora il margine per passarlo: si decide tutto in questi pochi metri
Ciccone si volta, Vingegaard vede che c’è ancora il margine per passarlo: si decide tutto in questi pochi metri
Facciamo un appunto nato guardando la televisione, che quindi può lasciare il tempo che trova. Ciccone sembra troppo duro (lo ha detto anche lui) e forse perde una pedalata voltandosi a guardare indietro.

Si è girato, sì. Ci sta che in quel momento abbia perso qualcosa. Probabilmente non pensava che ci fosse ancora qualcuno con la forza per poterlo passare. A mio avviso, se avesse saputo che Vingegaard era già così vicino, non si sarebbe girato. Pensava di averli a ruota, non di averne uno già al fianco, che stava venendo su.

Si può dire che gli abbia quasi tirato la volata?

Sicuramente gli ha tirato la volata, però c’è sempre qualcuno che parte prima e non vuol dire che per questo la perda. Gli sono mancate un po’ di gambe. Anche lui ha parlato del rapporto, però ha anche detto che non vuole cercare scuse. Secondo me è assolutamente onorevole come secondo posto. Ovvio che quando ci arrivi così vicino, con la possibilità di fare tappa e maglia, brucia di più. Però erano i due favoriti e se la sono giocata. Ovviamente a Cicco manca una vittoria, però in questo momento Giulio non mi delude in nessun modo.

Dici che Vingegaard è diventato pericoloso su questi arrivi: ci ha lavorato per duellare con Pogacar?

Secondo me sì, è diventato più esplosivo e si era già visto al Delfinato. L’ha detto lui stesso di aver messo più massa rispetto all’anno scorso e in fin dei conti la massa serve esattamente a questo.

A ben vedere, al Tour del 2024 aveva già battuto Pogacar in un testa a testa a Le Lioran…

Effettivamente aveva già fatto quel numero. Forse l’abbiamo semplicemente sempre sottovalutato anche da questo punto di vista. Avendo di fronte uno come Tadej, che ti fucila sempre con facilità, dai per scontato che Vingegaard non sia adatto per questi arrivi. Se ci fosse stato Pogacar, avrebbe vinto con 20-30 metri. E probabilmente avrebbe vinto anche ieri a Ceres.

Ultima curva della tappa di Ceres: Gaudu entra in accelerazione, Pedersen sembra appesantito
Ultima curva della tappa di Ceres: Gaudu entra in accelerazione, Pedersen sembra appesantito
Ieri però non abbiamo visto il super Pedersen del Giro, altrimenti non avrebbe vinto Gaudu…

Infatti anche secondo me non è il solito Pedersen. L’ho detto anche facendo la prediction prima della cronaca: non mi sembra Pedersen al suo massimo splendore. Nella prima volata s’era perso. Ieri nello sprint intermedio ha perso la ruota del suo compagno. Non so cos’abbia, perché in realtà arrivava dal Danimarca in grandissima condizione.

Di sicuro non si aspettava che a batterlo fosse Gaudu.

L’ha detto anche Vingegaard che il francese ha fatto un’entrata un po’ assassina in quell’ultima curva, però è il ciclismo e va bene. E’ entrato a quel modo perché veniva su molto forte prima della curva, mentre tutti gli altri erano un po’ piantati. S’è buttato in curva, ma nessuno ha frenato, perché si arrivava forti. Quindi Gaudu sta bene, l’aveva dimostrato già il giorno prima. Ma il Pedersen in forma, secondo me, sarebbe entrato in curva molto più forte e poi non lo avrebbe passato nessuno. Avrebbe iniziato la volata già prima della curva, invece era un po’ seduto.

Tu dici che era un arrivo adatto a lui, che pesa 13 chili più di Gaudu? Forse avrebbero dovuto tirare per lui fino alla curva?

Forse se Cicco avesse avuto le gambe per portarlo più avanti, a quel punto avrebbe vinto Mads, ma erano tutti a tutta. Forse era un arrivo al limite per lui e per le sue caratteristiche. Se vai a vedere, oltre a lui sono tutti scalatori.

Pedersen ha vinto la tappa di Vicenza al Giro, ma era un muro stile classiche…

Quel Pedersen ieri avrebbe dominato, avevo quasi dimenticato quel numero. Fece una roba stratosferica, però è anche vero che batté Van Aert. Era un finale da classiche, più che una vera salita, anche se terzo arrivò poi Del Toro. Per questo motivo non me la sento di affiancare i due secondi posti, per tornare alla domanda di partenza. Alla fine sono due cose diverse. Ciccone si è fatto battere da un super campione ed è stata una mezza beffa, che però ti tocca accettare.

La Lidl-Trek sta correndo compatta: Pedersen per Ciccone e viceversa, ma la vittoria ancora sfugge
La Lidl-Trek sta correndo compatta: Pedersen per Ciccone e viceversa, ma la vittoria ancora sfugge
Dici che Pedersen non l’ha vissuta come una beffa?

Si è fatto battere da un nome a sorpresa, perché probabilmente non è al cento per cento. Però è vero che ci è rimasto malissimo. Anche perché quando ci arrivi così vicino, ci rimani sempre male. Peggio ancora quando ti batte uno che non ti aspetti. Secondo me sono due secondi posti che sembrano simili, due mezze beffe, che però sono nati in modi diversi. Quando fai secondo per 10 centimetri, in fin dei conti rientra quasi nell’ambito della casualità.

Oppure, parlando di arrivi in salita, significa che c’è un livellamento incredibile verso l’alto e 10 centimetri diventano un vuoto incolmabile?

Anche quello, sì. Ma quel metro che ti manca non è fra le cose che puoi calcolare quando parti. E comunque, sempre una grande Lidl-Trek. Al Giro gli è andato tutto bene. Qui magari fanno le stesse cose, ma invece di fare primi, sono secondi. Quei 10 centimetri non bastano per dire che uno è andato più forte, diventa quasi un errore di misura. Anche se in entrambi i casi un po’ di gambe sono mancate.

Fermi tutti, per le tappe (e la classifica) c’è anche Ciccone

23.08.2025
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Giulio Ciccone alla Vuelta per la classifica o le tappe? Probabilmente per entrambe, se la prima dovesse diventare conseguenza delle seconde. Lo ha spiegato Pedersen: l’idea di replicare quello che non è stato compiuto al Giro sarà completa solo se “Cicco” salirà sul podio di Madrid. Nel catalogo della squadra americana, che dal prossimo anno sarà tedesca ed è ben dotata di uomini veloci e per le classiche, con Tao Geoghegan Hart che non ha mai ingranato, manca l’uomo della sicurezza nei Grandi Giri. La sfida di Ciccone intriga proprio per questo ed è il motivo per cui accanto all’azzurro si concentrano tutti i compagni.

Saranno voci, infatti, ma intorno alla Lidl-Trek si respira aria di clamorose novità. Parlando con Pedersen due giorni fa, è emerso il fatto che la partenza di Stuyven e Declercq che smette (passano entrambi, con ruoli diversi, alla Soudal-Quick Step) sembrano indebolire il reparto delle classiche. Il danese non ha approfondito il discorso. Ha detto che altri verranno e ha lasciato sul tappeto una frase sibillina circa la sua partecipazione ai prossimi Tour. Un riferimento alla possibilità che la squadra decida di specializzarsi nelle classifiche generali e potrebbe non avere più spazio per i velocisti nella corsa (cosiddetta) più importante al mondo. Contemporaneamente si è diffusa la voce del probabile arrivo di Juan Ayuso, da poco corridore di Giovanni Lombardi, che sembrava promesso alla Movistar. I soldi freschi di Lidl potrebbero aver riaperto il discorso. In questo scenario di lavori in corso senza altri riferimenti, Ciccone si avvia alla partenza della Vuelta da Torino con ambizioni niente affatto ridimensionate. Si vive oggi per oggi e domani si vedrà.

Vuelta Burgos, terza tappa: vince Bisiaux, dietro (a 9″) Ciccone e Pellizzari, entrambi alla Vuelta
Vuelta Burgos, terza tappa: vince Bisiaux, dietro (a 9″) Ciccone e Pellizzari, entrambi alla Vuelta
Si parla di un tuo possibile attacco già domani nella tappa che arriva a Limone Piemonte, è una salita che già può fare un po’ di selezione?

E’ una salita che onestamente non conosco. Ho visto il profilo altimetrico e non sembra durissima, quindi onestamente non ci aspettiamo una grandissima selezione. Però sicuramente sarà fatta forte e per questo resta adatta a me che sono anche abbastanza esplosivo e veloce. Quindi domani può essere una giornata buona, per iniziare questa Vuelta col piede giusto. Diciamo che nella seconda tappa non si vince la Vuelta, però forse si può perdere.

La condizione è buona?

E’ molto buona, quindi vediamo. Non è la stessa che avevo prima del Giro, alla Liegi o all’inizio della stagione. Non ho cambiato niente. Ho solo avuto un buon recupero dopo l’incidente e mi sono allenato molto in altura per migliorare.

Il recupero è stato più difficile mentalmente o fisicamente?

Non è stato un periodo facile per me dopo la caduta al Giro. Certo, c’è stata molta delusione, ma una volta superata quella e vista la luce in fondo al tunnel, mi sono sentito motivato a tornare a correre più forte di prima. Non mi sarei mai aspettato di vincere subito, ma la vittoria a San Sebastian è stata davvero incredibile. Il fatto che poi sia venuta anche la tappa alla Vuelta a Burgos mi ha semplicemente confermato che la mia forma fisica è quella che voglio.

Fabio Aru, che giusto dieci anni fa ha vinto la sua Vuelta, ti ha consigliato di puntare alle tappe e lasciar stare la classifica.

In una corsa così dura, le tappe sono una priorità. Ma è anche vero che se sei in grado di vincere le tappe con degli arrivi così impegnativi, probabilmente la classifica può arrivare di conseguenza. Come ho detto già, la priorità è quella di vincere, senza altro assillo, ma senza chiudermi la porta sulla classifica prima ancora di essere partiti.

Pedersen propone di ripetere lo schema del Giro…

E io sono d’accordo con lui. Abbiamo tutto quello che serve e siamo complementari. A fine stagione non è mai facile come all’inizio, ma entrambi, per un motivo o per l’altro, abbiamo grandi motivazioni.

Quindi pensi di aver messo in valigia tutto ciò che serve?

Sono davvero felice e parto con piena fiducia in me stesso e nella squadra. Questa corsa è sempre una sfida speciale, con un terreno difficile, ma il mio obiettivo è continuare a migliorare. Sappiamo che la Vuelta può essere imprevedibile, ma sono determinato a correre al massimo livello possibile e a sfruttare al meglio ogni opportunità in questo viaggio verso Madrid.

Il Tour non è tutto. E ora Pedersen si avventa sulla Vuelta

22.08.2025
5 min
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Che il 2025 sarebbe stato per lui un anno giusto si era capito sin dalle prime corse di stagione. E se le vittorie e il buon umore del Giro d’Italia avevano offerto di Mads Pedersen un’immagine burlona e più solare del solito, non c’è dubbio che lo strapotere messo in mostra nel Giro della sua Danimarca lo proietti sulla Vuelta con credenziali d’eccezione. Il danese della Lidl-Trek sarà l’uomo da battere sin da domani sul traguardo di Novara.

Ieri Mads ha incontrato la stampa e la sensazione di solidità e serenità che ha… raccontato per tutto il tempo conferma un livello che anno dopo anno si fa più solido. Se ne è accorto Jasper Stuyven, che per scavarsi un po’ di spazio, alla fine dell’anno passerà alla Soudal-Quick Step. Fra Pedersen e Milan, per lui si stavano chiudendo troppe porte. 

Pedersen arriva alla Vuelta forte di tre tappe vinte e la classifica del Giro di Danimarca
Pedersen arriva alla Vuelta forte di tre tappe vinte e la classifica del Giro di Danimarca
Sei d’accordo sul fatto che al Danimarca hai messo in mostra doti e numeri al livello del Giro?

Sto bene e i numeri sono abbastanza buoni. Non sarebbe possibile vincere come abbiamo fatto, senza avere i numeri tutti a posto. E’ stato un buon test per la Vuelta, ho capito di essere nella forma giusta e sono pronto per le prossime tre settimane.

Viviani ha raccontato di aver lavorato tanto in salita, viste le tappe che vi attendono. Tu hai cambiato qualcosa?

No, non ho fatto niente di diverso. Mi sono allenato normalmente, ho affrontato lo stesso numero di salite e così via. La preparazione non è stata incentrata sulla montagna, ma sull’essere in ottima forma ed essere in grado di spingere al massimo per il tempo necessario.

Cosa ha significato per te l’aggiunta di Jasper Phillipsen alla lista di partenza?

Non è un segreto che vorrei la maglia roja di leader nella prima tappa e la presenza di Philipsen lo renderà più difficile. E’ uno dei migliori velocisti al mondo e lo ha dimostrato al Tour vincendo la prima tappa e vestendo la maglia gialla. Sarà più difficile, ma niente è impossibile. Ho corso contro di lui in Danimarca e in passato l’ho anche battuto in uno sprint di gruppo. Questo mi dà fiducia in me stesso e nella squadra. Spero che possiamo iniziare questa corsa con un buon risultato.

Tour de France 2023, Limoges: Pedersen batte in uno sprint di gruppo Philipsen, Groenewegen e Van Aert
Tour de France 2023, Limoges: Pedersen batte in uno sprint di gruppo Philipsen, Groenewegen e Van Aert
Hai già un’idea di treno?

Guardando solo gli ultimi ad entrare in azione, ci sarebbe Sergeant davanti a me e Dan Hoole davanti a lui. Ma tutto cambierà di giorno in giorno e ovviamente anche da come verrà fatta la tappa. Quindi non so elencare il treno completo, ma spero che questi due ragazzi saranno lì tutte le volte che dovremo fare uno sprint. Ma non siamo qui soltanto per me. Puntiamo anche alla classifica con Ciccone e alla maglia a punti con me.

La squadra ha dato delle priorità fra questi due obiettivi?

Penso che possiamo gestire le due priorità e condividere il lavoro, la pressione e i risultati. Lo stavamo dimostrando al Giro, dove abbiamo fatto un lavoro quasi perfetto. Fino alla caduta di Ciccone eravamo in un’ottima posizione e crediamo di poter fare lo stesso, altrimenti uno di noi sarebbe rimasto a casa. Giulio ed io pensiamo davvero che insieme potremo aiutarci a vicenda.

Hai detto che il Giro è stato quasi perfetto, cosa servirebbe perché la Vuelta lo fosse completamente?

Cicco sul podio di Madrid, facile!

Cosa puoi dirci del tuo programma di quest’anno, con Giro e Vuelta e niente Tour?

Mi ha fatto capire che il Tour de France non è tutto. Abbiamo tante gare in calendario e se il Tour de France è l’obiettivo principale, allora potresti non rendere al 100 per cento nelle altre. All’inizio di questa stagione, non sono stato selezionato per il Tour perché volevamo andare con Johnny (Milan, ndr) per i suoi sprint. Io da parte mia volevo ottenere il massimo da ogni opportunità che mi si presentava, comprese le classiche. Ho voluto mettermi subito pressione, iniziare a vincere e ottenere il maggior numero di vittorie possibile. Poi è venuto il Giro e ora la Vuelta. E mi sono chiesto: perché non affrontarla con le stesse ambizioni che avevamo al Giro? Anche perché metà della squadra è la stessa di due mesi e mezzo fa. Così abbiamo alzato la posta per ottenere il massimo.

Nelle prime tappe del Giro, Ciccone ha aiutato Pedersen. Poi l’abruzzese è caduto e questo ha impedito a Mads di ricambiare il favore
Nelle prime tappe del Giro, Ciccone ha aiutato Pedersen. Poi l’abruzzese è caduto e questo ha impedito a Mads di ricambiare il favore
Sembra di capire che dietro ci sia anche un ragionamento molto approfondito sulla preparazione…

In realtà, faccio solo quello che mi dice il mio allenatore, è un tipo intelligente: dovreste parlarne con lui. Quando corro, cerco solo di avere la mente lucida per cercare di vincere quando è possibile e finora ha funzionato. Se anche la Vuelta dovesse andare a rotoli, penso che la stagione sia stata comunque positiva.

Questo significa che comunque vorresti tornare al Tour?

E’ la gara più importante, non ho ancora finito con il Tour. Il mio obiettivo è vincere un giorno la maglia verde. E poi perché dovrei metterlo da parte? Solo perché non lo faccio per una stagione? Non sto ancora pensando al ritiro o cose del genere, quindi le squadre possono avere piani diversi che l’anno successivo magari cambiano. E allora magari al Tour ci tornerò l’anno prossimo, chi può dirlo?

Pista, strada, scuola. L’intensa giovinezza di Chantal Pegolo

21.08.2025
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In queste ore Chantal Pegolo è impegnata ad Apeldoorn con la nazionale su pista per i mondiali juniores e si fa molto affidamento su di lei viste le sue caratteristiche di perno della squadra, non a caso inserita sin dallo scorso anno nel quartetto. Questa peculiarità sta emergendo in maniera sempre più prepotente anche su strada e d’altronde ha sempre fatto parte della sua essenza, anche quando era allieva e non per niente è stata inserita nella nazionale italiana per gli Eyof.

Mettiamo da parte la pista per un attimo. In questa stagione su strada la veneta ha disputato 17 corse e solamente in un’occasione ha mancato la top 10, con le due vittorie al Giro delle Marche in Rosa e al GP Industria e Commercio. Ma al di là delle vittorie è proprio la sua costanza di rendimento ad alti livelli a colpire.

La veneta è impegnata in questi giorno ai mondiali juniores di Apeldoorn. Oggi per lei la gara a eliminazione (foto UEC)
La veneta è impegnata in questi giorno ai mondiali juniores di Apeldoorn. Oggi per lei la gara a eliminazione (foto UEC)

«Molto dipende dal fatto che quest’anno ho cambiato preparatore, ora sono con Luca Quinti. Sono subito partita abbastanza bene e forte perché puntavo al Trofeo Binda, dove volevo far bene, invece proprio lì per alcuni problemi ho mancato completamente. Anch’io però mi sono accorta di questa costanza che si traduce in grande facilità nel fare ogni cosa, anche se ammetto che prima dei mondiali ho dovuto staccare un po’ perché ero stanca e questo si è sentito anche in qualche seduta di allenamento in pista, non stavo bene».

Tante volte voi juniores gareggiate insieme alle elite in una classifica a parte, ma a te è capitato anche di vincere nel confronto. Quelle vittorie hanno lo stesso sapore, lo stesso effetto di quando correte solo fra voi?

Eh sì, sicuramente, anzi valgono anche di più perché sono gare completamente diverse. Specialmente quando ci troviamo in salita perché loro sono molto più esperte, sono più formate soprattutto, più strutturate. Alcune di loro hanno fatto il Giro d’Italia e tante altre gare all’estero, hanno un bacino d’esperienza molto superiore. Quindi anche piazzarmi tra di loro fa molto piacere, significa che sto imparando velocemente.

Agli europei juniores, Pegolo ha vinto la corsa a punti. Argento nel quartetto e nella madison (foto UEC)
Agli europei juniores, Pegolo ha vinto la corsa a punti. Argento nel quartetto e nella madison (foto UEC)
Due anni fa, quando hai partecipato agli Eyof, Silvia Epis, la selezionatrice azzurra diceva che tu eri la classica ragazza fulcro della squadra, quella che sapeva fare gruppo e questa cosa sta riemergendo adesso…

Diciamo che è una cosa spontanea, fa parte del mio carattere. E’ una cosa che non si impara, è una dote che cerco di sfruttare anche in pista. Il quartetto si basa moltissimo sull’armonia, quando c’è accordo e legame fuori dall’anello, anche tutti i meccanismi tecnici che fanno andare avanti il quartetto funzionano meglio. L’anno scorso eravamo abbastanza staccate fra noi perché non eravamo molto amiche. Ora le cose sono cambiate, abbiamo lavorato molto per cercare di avere l’armonia giusta per poter affrontare le gare nel modo migliore. Se sbagliamo un qualcosa non dobbiamo rimproverarci di niente, ma solo capire che siamo qua per fare esperienza e per imparare. E questa armonia si sente.

Tra strada e pista che cosa preferisci e su quale poni più speranze, anche magari per un futuro olimpico?

Bella domanda, allora diciamo che la disciplina che mi piace di più in assoluto è la strada perché mi piace fare fatica, soprattutto mi piace la salita, ma anche la volata mi dà molta adrenalina. In pista invece mi piace molto il fatto che si deve usare più testa che gambe nelle prove endurance singole, quindi bisogna ragionare ed è molto più bello secondo me.

Chantal insieme alle compagne azzurre, con cui c’è un forte legame di amicizia
Chantal insieme alle compagne azzurre, con cui c’è un forte legame di amicizia
Tu adesso sei al secondo anno, quindi passi di categoria. Che opzioni stai valutando, tra entrare in un gruppo militare per garantirti un futuro e puntare sulla pista oppure cercare un contratto importante su strada?

Diciamo che mi tengo aperte entrambe le possibilità. Io ho già firmato un contratto per il 2027 con la Lidl-Trek, il prossimo anno invece non so ancora che cosa farò e per questo ho già fatto il concorso per entrare nelle Fiamme Azzurre e a settembre mi diranno se sono dentro o no.

Ti pesa avere tanti appuntamenti ravvicinati fra pista e strada?

Il calendario è intenso, ma con discipline abbastanza diverse. Ora c’è la pista che richiede intensità e brillantezza, poi andrò in ritiro con la nazionale su strada, in altura per due settimane. Io spero di fare i mondiali e gli europei su strada, che sono quelli a cui tengo. Devo dire grazie a Diego Bragato che mi ha permesso di conciliare i lavori in entrambe le discipline per tirare fuori il meglio.

Uno dei tanti podi 2025, il 3° posto al Trofeo Madonna del Boden vinto da Giada Silo (foto Facebook)
Uno dei tanti podi 2025, il 3° posto al Trofeo Madonna del Boden vinto da Giada Silo (foto Facebook)
Tu hai 18 anni, a scuola devi fare ancora l’ultimo anno, vero?

Sì, quest’anno sono passata anche con buoni voti, il prossimo mi attende la maturità e poi voglio continuare gli studi all’università di scienze motorie. In proposito sento che molti ragazzi della mia età, per dedicarsi interamente al ciclismo lasciano la scuola. Secondo me è sbagliatissimo, perché una volta finito lo sport devi avere qualcosa in mano se non sei all’interno di un gruppo militare. Io prima di ogni cosa voglio un titolo di studio, la scuola non la lascerei mai anche se costringe a fare grandi sacrifici.

Simmons non solo gambe. Idee innovative. E sulle interviste…

19.08.2025
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Al Tour de France i suoi colleghi in gruppo lo avevano ribattezzato Captain America e in effetti con la sua scenografica maglia a stelle e strisce di campione degli Stati Uniti un po’ Quinn Simmons lo ricordava. Tanto più se pensiamo che era sempre all’attacco, sempre davanti al gruppo e a disposizione dei compagni. Ricordiamoci, per esempio, quando in occasione della seconda vittoria di Jonathan Milan il friulano era rimasto dietro: Simmons ricucì il divario (quasi un minuto) praticamente da solo.

Ma l’atleta della Lidl-Trek ci ha colpito anche per delle dichiarazioni affatto banali. Aveva detto che il ciclismo, stando così le cose, è poco attraente per un adolescente. Rischia di diventare noioso e che alla fine nelle interviste al vincitore si sentono sempre le stesse cose: «Sono felice per la vittoria, oggi avevo gambe fortissime», questo il succo. E tutto sommato per alcuni aspetti la sua visione è anche giusta.

Simmons (classe 2001) viene dal Colorado, Stati Uniti. Ad oggi vanta 7 vittorie da pro’
Simmons (classe 2001) viene dal Colorado, Stati Uniti. Ad oggi vanta 7 vittorie da pro’

Ecco Simmons

Abbiamo così cercato di coinvolgerlo per capire davvero quale fosse il suo pensiero e cosa si potrebbe fare per riaccendere un po’ l’entusiasmo tra i giovani.

“Il ciclismo non è molto divertente per un adolescente”. Partiamo da qui. «In verità – spiega Simmons – ho detto che non guardo la bici per divertimento, la guardo perché mi piace la competizione, mi piace il lavoro, mi piace cercare di essere il migliore in qualcosa. Non vedo una bici da strada come qualcosa di molto divertente e per me ci sono altri sport che mi piacerebbe fare per divertimento o come hobby. La mia opinione è che per me la bici è più importante della felicità».

Una volta c’erano i miti. I campioni che ti attiravano verso quello sport e magari anche a praticarlo. Baggio nel calcio, il bomber della tua squadra del cuore. Pantani. Senna. Schumacher, Federer, la Pellegrini o una nazionale che vince, pensiamo alla pallavolo alle Olimpiadi. L’idolo di Simmons è stato Peter Sagan.

«Sono cresciuto guardando Sagan. Mi piaceva molto il suo stile sulla bici, la gara aggressiva, il modo in cui vinceva e la maniera in cui si presentava. Era divertente, è sempre stato molto bello, diverso, soprattutto quando ero piccolo. E poi era bello perché lo vedevo alle classiche, ma anche ai mondiali… che ha vinto tre volte. Era una grande ispirazione per me e uno dei corridori che mi hanno fatto amare la bici».

Arrivato nel professionismo che conta nel 2010, Peter Sagan è stato un vero ciclone per il ciclismo
Arrivato nel professionismo che conta nel 2010, Peter Sagan è stato un vero ciclone per il ciclismo

La “cura”…

E cosa si dovrebbe fare? Abbiamo chiesto a Simmons, per esempio, se gli arrivi di tappa in circuito aiuterebbero lo show.

«Sì – dice Simmons – mi piace molto la gara in circuito. Lo stile del campionato mondiale, la gara a piena velocità, rende bella la competizione. Ed è meglio anche per gli spettatori. Non solo, ma è anche molto più sicuro per noi corridori».

Il tema dei circuiti non è nuovo in questo ciclismo in continua evoluzione, che cerca di essere sempre più “televisivo”, come si suol dire oggi. Un “essere televisivo” che passa inevitabilmente attraverso frazioni più brevi e appunto i circuiti per coinvolgere di più la gente a bordo strada. I ritmi sono sempre più serrati, le soglie d’attenzione da parte del pubblico sono sempre più ridotte: si cerca (lo spettatore) e si propone (l’organizzatore) qualcosa di adrenalinico. Basta pensare che nell’atletica leggera un must come i 10.000 metri è sparito dai meeting internazionali. Ci sono delle riunioni apposite. E anche i 5.000 rischiano sempre di più.

Grinta, gambe e idee innovative per Simmons
Grinta, gambe e idee innovative per Simmons

Verso il futuro

Ma Simmons si è mostrato intelligente anche su questo fronte e se da una parte si è detto favorevole ai circuiti, dall’altra è stato realista: «Ho capito che c’è la storia e che qualcuno potrebbe storcere il naso, ci sarebbero molte gare che non funzionerebbero come circuiti, ma penso che se lo sport si spostasse in questo senso sarebbe buono. E ripeto, lo sarebbe sia da un punto di vista di divertimento che di sicurezza. A tal proposito la discussione sulle radio non la capisco, non capisco perché le persone pensano che sia negativa. Parlando della sicurezza, sarebbe davvero pericoloso toglierle. Per me non è un’opzione correre senza radio. Se il direttore non può informarci di un avvenimento pericoloso o se c’è una caduta, sia se sei in piedi, sia se sei rimasto in piedi… è un grande problema. Non devono nemmeno essere considerate per essere tolte».

Un altro tassello per aumentare lo show e l’attenzione – ma da giornalisti diremmo anche il racconto – è stata l’introduzione dei team radio resi pubblici a turno. Qualcosa che si vede in Formula 1. Ma anche su questo aspetto l’opinione pubblica è parsa spaccata. In America lo show regna sovrano e in qualche occasione ha persino prevalicato i cardini dello sport, ma se non vengono alterate le regole perché non prevederlo? Bisogna ammettere che sanno come catturare l’attenzione. Pensiamo alle grandi cerimonie prima del Super Bowl o agli intrattenimenti per il pubblico durante le pause nelle partite di basket. Ma anche a tutta una serie di dati che vengono proposti in tempo reale ai telespettatori.

Divertimento, show… ma anche sostanza. Che guida Simmons (foto Instagram)!
Divertimento, show… ma anche sostanza. Che guida Simmons (foto Instagram)!

L’importanza del racconto

Però è anche vero che un savoir faire mediatico, come quello del Tour de France, riesce ad esaltare in modo esponenziale l’evento. Quanta gente c’era lungo le strade? E la controprova si è avuta anche al Tour de France Femmes. Nel ciclismo non è facile intervenire. La radice dello sport, i cardini tecnici sono molto forti, ma è certo che qualcosa aiuterebbe. Non tutte le corse sono il Tour insomma.

Simmons ha parlato anche delle interviste post gara. A lui stesso abbiamo chiesto quali domande gli piacerebbe ricevere.

«Riguardo alle interviste post gara – spiega Simmons – non mi riferisco tanto alle domande che ci pongono, come giornalisti potete chiedere qualsiasi cosa, ma penso che è più la maniera in cui i corridori rispondono. Se c’è una battaglia in una gara, se c’è qualcosa che è andato male o qualcosa che non è stato giusto, non bisogna sempre dare la risposta perfettamente politicamente corretta. Penso che possiamo essere più onesti come corridori. Penso che se tutti iniziano a fare questo, chi lo fa non avrà tanto problema se diventa normale e ci si comporta come persone. Penso che in altri sport si comportano così. Noi dobbiamo sempre avere un filtro e quando lo rimuovi inizia a essere un problema».

Mollema, parole mai scontate e qualche consiglio ai giovani

18.08.2025
5 min
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RYBNIK (Polonia) – Ci sono sempre curiosità per raccontare ed amare un corridore a tratti anticonformista come Bauke Mollema nel ciclismo di oggi. Facciamo un salto indietro di due settimane tornando alla prima tappa del Tour de Pologne con un simpatico retroscena.

«Quando è stata ripresa la fuga, forse troppo presto – ci aveva confidato Jacopo Mosca – abbiamo spinto moralmente Bauke a tentare un’azione smuovendo nuovamente le acque in vista del primo e unico “gpm” della giornata. Lui è stato al gioco, scollinando per primo e andando a prendersi la maglia a pois azzurri. Solo dopo la cerimonia delle premiazioni, abbiamo scoperto con sorpresa che era la prima volta che indossava una maglia da miglior scalatore. Se pensate a tutto quello che ha vinto e che è uno scalatore, è davvero strano che non gli fosse mai successo in passato».

Nelle frazioni successive l’olandese della Lidl-Trek non è riuscito a conservare la leadership nella speciale classifica, ma in Polonia, malgrado abbia dovuto abbandonare per motivi di forza maggiore, stava cercando di trovare la migliore condizione per la parte finale della stagione. Mollema il prossimo 26 novembre compirà 39 anni e sente che ha ancora voglia di restare in gruppo. Con lui è stata l’occasione di parlare anche di altro e come sempre le sue risposte non sono state scontate.

Com’è stata la tua stagione finora?

E’ stata abbastanza corta, non ho corso molto, facendo pochissime gare tra giugno e luglio. Diciamo pure che più o meno la mia stagione è iniziata proprio in Polonia. Per la verità sia l’anno scorso che quest’anno non ho fatto alcuna grande gara a tappe. A maggio avrei dovuto correre il Giro, ho cercato di arrivare con una forma buona, ma la squadra ha deciso di portare altri compagni. Non è stato un problema. Ora sono pronto e fresco per questa ultima parte di stagione.

Cosa prevede il tuo calendario agonistico?

Il mio grande obiettivo sarà il mondiale in Rwanda. Con ogni probabilità dovrei correrlo, ne avevo parlato col cittì. Come avvicinamento farò il Tour of Britain (ad inizio settembre, ndr) e poi vedremo come sarà il mio programma. Vado alle prossime gare molto motivato.

Il tuo contratto scade a fine 2026 e si dice che ti ritirerai a fine della prossima stagione. Puoi dirci qualcosa di più preciso?

Sì, è vero. O meglio, non è ufficiale, ma molto probabile. Al momento non ho ancora pensato a cosa farò dopo il ritiro. Per il momento mi piace ancora pedalare e correre ed è normale che per andare avanti ci vogliano degli obiettivi da perseguire. Anzi, mi sono mancati negli ultimi due anni questi obiettivi. Mi è mancato allenarmi e soffrire in allenamento per raggiungerli. Credo che penserò a cosa farò dopo col passare dei prossimi mesi. Di sicuro fino a quando correrò, lo farò senza stress come ho sempre fatto.

Secondo Mollema i giovani di adesso sono troppo concentrati sul ciclismo. Dovrebbero viverlo con più distanza e relax
Secondo Mollema i giovani di adesso sono troppo concentrati sul ciclismo. Dovrebbero viverlo con più distanza e relax
Ti vedi come diesse in ammiraglia?

Onestamente no (dice sorridendo, ndr), ma neanche in altri ruoli nel ciclismo. Quando smetterò, starò a casa a trascorrere del tempo con la mia famiglia, visto che in tutti questi anni non l’ho potuto fare. Poi mai dire mai, però sono convinto di questa mia scelta.

Hai vinto tante gare importanti in carriera e ottenuto molti risultati di prestigio, ma Bauke Mollema che tipo di corridore è stato veramente?

Ho iniziato la mia carriera focalizzandomi principalmente sulle classifiche generali delle gare a tappe e sulle frazioni di salita. Quando ero veramente in forma potevo puntare a questi obiettivi e qualcosa sono riuscito a fare. Col passare delle stagioni, sono diventato un corridore da classiche o da singole tappe. Ho seguito il mio corpo che cambiava e che mi dava dei segnali, quanto meno dal punto di vista degli sforzi. Vedevo che ero più competitivo ad esempio su salite di massimo 10/15 minuti anziché in quelle da 30/40 minuti o più. E questo lo capivo anche all’inizio di una stagione. Ripeto, quando stai bene sei capace di fare tutto, però in generale io sono stato un corridore da gare di un giorno o per le tappe di un Grande Giro.

Invece ti senti di dare dei consigli ai giovani corridori?

Ci sono veramente tantissimi giovani e forti atleti, non solo tra i pro’. Li vedo però un po’ troppo concentrati su ogni gara. Vogliono fare il massimo in ogni corsa e se non ci riescono per loro diventa un problema. Naturalmente questi ragazzi sono professionali in tutto, tra allenamento e nutrizione, ma forse troppo. Secondo me sono anche troppo dentro al ciclismo. E questo non ti permette di vivere con tranquillità quello che stai facendo.

Dopo il ritiro Mollema non si vede su una ammiraglia come diesse. Più importante trascorrere il tempo con la famiglia
Dopo il ritiro Mollema non si vede su una ammiraglia come diesse. Più importante trascorrere il tempo con la famiglia
C’è una ricetta per questo problema?

Dovrebbero prendere il ciclismo con più… relax o prendere un po’ più di distanza da questo tipo di ciclismo. Anche perché c’è il rischio che la carriera diventi più corta del previsto se non trovi il tempo di divertirti o goderti la vita con più serenità. Ho visto ragazzi che hanno avuto e fatto capricci o gesti pazzi per la bici. Attenzione, è bellissimo il lavoro che facciamo, ma non bisogna esagerare. I giovani di oggi dovrebbero concentrarsi sugli obiettivi veramente più importanti per non finirsi e correre più tempo possibile.

Sfreccia Brennan, ancora terzo Bagioli con lo zampino di Mosca

08.08.2025
5 min
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ZAKOPANE (Polonia) – Una volata lanciata per sbaglio ai 300 metri si trasforma in una vittoria ineccepibile per Matthew Brennan sul traguardo della quinta frazione del Tour de Pologne, la più lunga della corsa con i suoi 206 chilometri.

«Sono stato un po’ avventato a lanciare una volata così lunga, ma ho dovuto tirare dritto fino alla fine rischiando qualcosa», ha affermato l’inglese della Visma Lease a Bike che ha compiuto 20 anni due giorni fa e che oggi ha conquistato il nono successo nella sua prima stagione da pro’. Mentre il francese Lapeira zitto zitto non perde un colpo e mantiene ancora la leadership della gara, dietro Brennan sono finiti Turner e Bagioli, senza poter prendere la sua ruota.

Bagioli (ancora terzo in volata) ora vuole centrare una top 10 nella generale (foto Tour de Pologne)
Bagioli (ancora terzo in volata) ora vuole centrare una top 10 nella generale (foto Tour de Pologne)

Mosca apripista

I finali di tappa in Polonia hanno sempre regalato emozioni e tentativi da finisseur. Quando sull’ultima salita posta a 10 chilometri vengono ripresi in sequenza Plotwright e Artz, fuggitivi superstiti, nella successiva discesa partono i contrattacchi. Quello più convinto scatta ai -8 per merito di Bettiol che porta con sé Christen. Il toscano della XDS-Astana mena a tutta per lasciare il segnale che gli chiedeva la squadra e Shefer. Non ha troppa collaborazione e poco prima dei duemila metri il gruppo torna su di loro. Bettiol chiuderà ottavo e contrariato.

Chi invece sorride è Bagioli che trova il secondo podio in tre giorni. A tirargli la volata è Jacopo Mosca che ci racconta gli ultimi attimi.

«Il nostro piano di oggi – dice il piemontese della Lidl-Trek – prevedeva di portare allo sprint Teutenberg. Sull’ultima salita era rientrato dopo essersi staccato, così a 2 chilometri dalla fine Oomen ha preso la testa per noi tirando fino ai 700 metri. Lì sono entrato in azione io pensando poi di lasciare il posto a Bagioli per Teutenberg. Invece Tim non aveva buone gambe e così “Bagio” si è dovuto arrangiare. Peccato perché avrei potuto tirare di più e magari ottenere un risultato migliore. Comunque Brennan va forte su questi arrivi e noi dobbiamo essere soddisfatti del podio di Andrea».

Mosca ha tirato la volata a Bagioli e domani sarà ancora pronto a supportarlo nell’arrivo verso Bukowina
Mosca ha tirato la volata a Bagioli e domani sarà ancora pronto a supportarlo nell’arrivo verso Bukowina

Piano B come Bagioli

La Lidl-Trek era venuta al Pologne con Vacek leader, ma la brutta caduta della terza tappa l’ha messo fuori gioco, dopo che il giorno prima aveva dovuto abbandonare Kirsch. Nel team statunitense però c’era già pronta l’alternativa.

«Adesso – spiega Bagioli con un sorriso – ricade su di me la pressione. Anche oggi ho cercato di gratificare al meglio il grande lavoro che hanno fatto Mosca, Mollema e Oomen. Battute a parte, dopo il ritiro di Mathias abbiamo discusso in squadra per capire se potevo fare classifica oppure puntare alle tappe. Ho risposto che volevo curare la generale, anche perché la top 10 è ancora fattibile. La tappa di domani (la settima che arriva in salita a Bukowina, ndr) la conosco bene perché c’è quasi tutti gli anni. Sicuramente domani la classifica verrà stravolta ed io vedrò come muovermi. Ne parleremo con i diesse, comunque il morale è buono».

«Secondo me – prosegue – domani uomini come Tiberi, Christen oppure Bettiol, che sta dimostrando di andare forte, tenteranno qualcosa sull’ultima salita. Non bisogna escludere però Lapeira che sta facendo una grandissima gara, specie dopo le botte rimediate l’altro giorno nella caduta. Non so come vada a crono, ma in salita ha una buona gamba e sa stare con i migliori. E’ ancora tutto aperto».

Manovre tattiche

Se Bagioli dovrà essere il finalizzatore della Lidl-Trek al Pologne, dove sta preparando la Vuelta per concentrarsi su qualche tappa e per supportare Ciccone e Pedersen, ritorniamo con Mosca su quello che potrebbe succedere nella frazione montana di Bukowina. Domani conterà la squadra, poi domenica ognuno dovrà vedersela con le proprie gambe nella crono di Wieliczka.

«Domani sulla carta – commenta Jacopo – sarà la Decathlon a controllare la corsa perché hanno la maglia. Credo che ci sarà una bella battaglia, soprattutto ad inizio tappa. Anche UAE, che hanno un paio di punte con Christen e McNulty, e Barhain-Victorious con Tiberi e Pello Bilbao credo che dovranno tentare qualche azione. Noi sicuramente possiamo provarci a stare davanti, ma non possiamo tenere chiusa la corsa perché siamo in cinque.

«Sono d’accordo anch’io – conclude con un aneddoto che profuma di stima e amicizia – nel dire che la gara è ancora tutta da decidere. Il mio favorito rimane “nutellino” Tiberi, che chiamo ancora così per nostri motivi quando eravamo compagni di squadra. Vedo che pedala bene in salita e a crono va forte. Naturalmente spero che a vincere possano essere le nostre maglie e faremo di tutto per farlo, ma se non dovesse essere così avrei piacere che fosse proprio Antonio a conquistare il Tour de Pologne».

La tanto annunciata sesta tappa del Tour de Pologne prevede 147,5 chilometri con sei “gpm” di prima categoria ed arrivo in salita ai 943 metri di Bukowina Tatrzanska. Il meteo prevede sole, vento laterale ed i 2900 metri di dislivello suggeriranno i big della generale ad uscire allo scoperto. Sulla montagna in cui in passato Evenepoel e Almedia hanno ipotecato il successo finale, qualcuno potrebbe fare altrettanto.

La nuova Trek Madone 8 monocorona, più leggera dell’UCI 

08.08.2025
3 min
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C’era una volta la bici aerodinamica ottima per la pianura, ma poco performante in salita. C’era una volta perché adesso non c’è più, o quasi. All’ultimo Tour abbiamo visto Pogacar correre (e vincere) tappe e cronoscalate con una bici super aero. Ma è una tendenza che registriamo sempre di più in generale.

Merito della tecnologia che continua a migliorare, rendendo anche le biciclette più veloci molto leggere. Molto al punto che Trek ha appena lanciato una versione della Madone Gen 8 (il modello con cui Milan ha conquistato la maglia verde al Tour) che è sotto il peso limite dell’UCI: 6,4 chili.

Con questo modello il monocorona fa definitivamente il suo debutto su strada, per tutti
Con questo modello il monocorona fa definitivamente il suo debutto su strada, per tutti

I vantaggi del monocorona

Per arrivare a questo risultato fino a pochi anni fa impensabile, in Trek hanno lavorato su diversi aspetti. Il primo e forse principale è stato l’introduzione della trasmissione Sram monocorona. Una soluzione che abbiamo visto utilizzare dai corridori della Lidl-Trek nelle classiche di primavera, fortemente voluta soprattutto da Mads Pedersen.

Il monocorona, disponibile sia in versione Red 1×12 che XPLR 1×13, permette di risparmiare peso e non dover doversi preoccupare del deragliatore anteriore, pur avendo un range di rapporti molto ampio. Per fare un esempio, nel gruppo XPLR sono disponibili corone da 38, 40, 42, 44, 46, 48, 50 e 52 denti (le ultime tre in versione aero), con una casetta 10-46. Certo, per usare la Madone 8 con corona da 50 o 52 (senza arrivare al 56 di Pedersen) e pignone massimo da 46 ci vuole un po’ di gamba. Ma d’altronde si tratta di una bici di altissima gamma, pensata per le performance.

La versione della Madone 1x lavora sia con il deragliatore Sram Red 12 v che con l’EXPL 13v, quello usato da Pedersen questa primavera
La versione della Madone 1x lavora sia con il deragliatore Sram Red 12 v che con l’EXPL 13v, quello usato da Pedersen questa primavera

Gli altri segreti: ruote, copertoncini e verniciatura

Ma oltre alla trasmissione per scendere sotto il peso minimo UCI serve anche altro. La nuova versione superleggera della Madona 8 è montata con le ruote Aeolus RSL con profilo da 37 e copertoncini Pirelli P-Zero RS da 28 mm con camere d’aria Pirelli SmartTube TPU.

Quindi non tubeless, ma l’accoppiata copertoncino-camera d’aria più leggera e veloce offerta da Pirelli. Un’altra soluzione riguarda la verniciatura. Questa versione si differenzia dalle altre per il colore Matte Deep Smoke, che permette di risparmiare diverse decine di grammi rispetto alla verniciatura standard.

Le ruote sono le medio profilo Aeolus RSL di Bontrager, brand legato a Trek
Le ruote sono le medio profilo Aeolus RSL di Bontrager, brand legato a Trek

Personalizzazione e disponibilità

Come per gli altri modelli Trek anche la Madone 8 monocorona può essere personalizzata a piacimento direttamente nel sito dell’azienda grazie al portale Project One. Si può scegliere tra le opzioni Red 1×12 o XPLR 1×13 come anche altri modelli di ruote, manubrio, sella e reggisella. Il nuovo modello superleggero della Trek Madone è disponibile fin da subito presso tutti i rivenditori Trek, e il prezzo è di 11.499 euro.

Trek Bikes

Consonni, il secondo Tour: «Una montagna russa di emozioni»

06.08.2025
5 min
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Simone Consonni ha messo alle spalle il suo secondo Tour de France in carriera dopo quello del 2020 in maglia Cofidis accanto a Elia Viviani. Reduce dalle fatiche della Grande Boucle il corridore bergamasco ha ancora qualche giorno di pausa prima di ritornare in corsa sulle strade di Amburgo il prossimo 17 agosto

«Rispetto al primo – ci dice una volta rientrato dall’allenamento – è stato un Tour de France completamente diverso. Partiamo dalla cosa più lampante: il pubblico, che rispetto al 2020 era molto di più. Sono tanti anni che corro, un po’ di esperienza ce l’ho. Tuttavia ogni giorno rimanevo incredulo dalla gente presente lungo le strade: alla partenza, lungo il percorso e all’arrivo. Non importava che tipo di tappa fosse, il pubblico non mancava mai.

«L’altra cosa – continua – è che quest’anno andavamo per vincere le tappe ma avevamo anche l’obiettivo della maglia verde, senza considerare che c’era anche Skjelmose pronto a fare classifica. Era una doppia corsa e anche negli ultimi giorni dovevamo lavorare doppio per tenere la maglia verde fino a Parigi».

La maglia verde di Milan era un obiettivo per la Lidl-Trek che non si è mai nascosta
La maglia verde di Milan era un obiettivo per la Lidl-Trek che non si è mai nascosta

Inizio in salita

La maglia verde di Jonathan Milan sul podio di Parigi ancora brilla negli occhi dei tifosi e dei corridori della Lidl-Trek. L’obiettivo che il team guidato da Luca Guercilena si era prefissato alla partenza di Lille è arrivato, insieme a due vittorie di tappa che hanno coronato un lavoro davvero lungo. 

«E’ stato un Tour de France incredibile – racconta Simone Consonni – una vera montagna russa di emozioni. Alla vigilia eravamo super motivati, vista l’occasione di provare a prendere la maglia gialla subito. Purtroppo siamo rimasti tagliati fuori, è stato un primo momento difficile da metterci alla spalle. Nella prima volata, a Dunkerque, il secondo posto di Milan alle spalle di Merlier ci ha dato fiducia. Non che fossimo contenti, comunque quando hai un velocista come Jonathan (Milan, ndr) vuoi sempre vincere».

L’inizio del Tour non è stato facile però, con due occasioni sfumate
L’inizio del Tour non è stato facile però, con due occasioni sfumate
Poi, alla sesta tappa, ci siete riusciti…

E’ stata una gioia immensa per tutti e sicuramente una liberazione per Milan, la squadra e ogni persona dello staff. Quando siamo in corsa con lui percepiamo intorno al team delle aspettative importanti, anche qui al Tour tutti si aspettavano almeno una o più vittorie di tappa. A sentire molti sembrava quasi una cosa da dare per scontata.

Ma non è mai così?

Mai, soprattutto al Tour de France. Quando sei nella corsa più importante al mondo nulla è banale, poi se vinci una tappa con la forza e la rabbia che ha messo Milan tutto va meglio. Una volta sbloccati, però, siamo riusciti a imporre la nostra legge anche nei traguardi volanti. La squadra era partita con due obiettivi, vincere due tappa e la maglia verde, siamo riusciti a raggiungerli. 

Consonni e Milan hanno raggiunto un altro grande obiettivo insieme a tutto il team: la maglia verde
Consonni e Milan hanno raggiunto un altro grande obiettivo insieme a tutto il team: la maglia verde
Per te che Tour è stato?

Bello, fino alla doppia caduta di Carcassonne arrivavo alla fine di ogni tappa stanco, ma con ancora tante energie in corpo. Dopo quel brutto acciacco non ho più avuto il feeling dei giorni precedenti, l’ultima settimana più che soffrire ho proprio subito. 

Cosa cambia?

Che quando soffri sei abbastanza padrone dei tuoi sforzi, mentre subire vuol dire che sei in mano agli altri e fatichi a tenere un ritmo a te congeniale. Diciamo che l’ultima settimana ho dovuto gestire al meglio tutti gli aspetti di gara e la mia esperienza. L’ultimo posto nella generale (racconta con una risata, ndr) è frutto anche di una gestione delle energie che mi ha permesso di risparmiare qualcosa nelle giornate di montagna, per poi dare tutto nelle tappe decisive per la maglia verde. 

Il Tour di Simone Consonni si è complicato con la doppia caduta di Carcassone
Il Tour di Simone Consonni si è complicato con la doppia caduta di Carcassone
Una lotta all’ultimo punto. 

Fino alle ultime tappa il discorso era aperto e Pogacar faceva davvero paura, anche perché lui nell’ultima settimana è sempre riuscito a vincere due tappe. E poi la seconda vittoria di tappa di Milan, a Valence, non era scontata. Tutte le squadre hanno provato a vincere e tenere la corsa in pugno non è stato semplice. 

Quanto è stato importante l’affiatamento all’interno del gruppo?

Tantissimo. La nostra forza sta in questo, abbiamo un’intesa altissima che ci ha permesso di trovare sempre il giusto equilibrio. Nella prima vittoria di tappa, Stuyven era il profilo perfetto per fare da ultimo uomo e ci ha pensato lui a pilotare Milan. Un altro esempio è la tenacia e la caparbietà di Simmons che ha avuto un ruolo importantissimo nella seconda vittoria di tappa.

Aver inserito la salita di Montmartre ha escluso i velocisti dalla lotta per la vittoria sugli Champs Elysées
Aver inserito la salita di Montmartre ha escluso i velocisti dalla lotta per la vittoria sugli Champs Elysées
Arrivata la certezza della maglia verde vi siete goduti le ultime tappe?

Quella è arrivata con i punti del traguardo volante di venerdì, è stato il coronamento di un obiettivo del quale parlavamo da gennaio. Avere la maglia verde a Parigi è qualcosa di unico, peccato non averla potuta onorare con il nostro treno sugli Champs Elysées. Da corridore e da sprinter dico che quando ti cambiano una tappa iconica come quella di Parigi, un po’ storci il naso. Però vediamo il lato positivo, mi sono goduto Montmartre

Un passaggio iconico. 

Ho corso le Olimpiadi di Parigi, ma mi mancava la “Parigi su strada” visto che ho corso su pista. Devo ammettere che a livello di spettacolo è stato unico anche per noi corridori, ho vissuto una delle giornate più emozionanti della mia carriera. Non avevo le gambe per fare la corsa, ho tenuto duro, ma all’ultimo giro ho alzato bandiera bianca e sono andato su a ritmo da passeggiata. Molti dicono che i corridori devono tenere duro, però penso di aver fatto la scelta giusta. Montmartre era una bolgia e quel giorno rimarrà sempre nei miei ricordi, come la maglia verde di Milan sul podio finale.