Se si guardano i nudi risultati del recente Giro di Polonia, fa capolino un 6° posto di Andrea Bagioli. Buono, soprattutto in relazione all’andamento di questa sua prima stagione alla Lidl-Trek certamente non in linea con quelle che erano le attese. Ma i numeri spesso non dicono tutto, anzi. Guardando l’evoluzione di alcune tappe, ai più attenti non è sfuggito come il rendimento del valtellinese sia cresciuto e di come se ne sia giovato Thibau Nys, che sul suo lavoro ha costruito le sue vittorie di tappa.
La grinta di Bagioli: chi lo ha visto in Polonia parla di un campione ritrovatoLa grinta di Bagioli: chi lo ha visto in Polonia parla di un campione ritrovato
Un segnale importante per Bagioli, che infatti al termine della corsa polacca ha ben altra voce rispetto al resto della stagione: «E’ stata una corsa importante che mi ha dato risposte positive. Stavo meglio, il periodo di lavoro in altura ad Andorra mi ha fatto bene, in corsa ho ritrovato quelle buone sensazioni che per tutta la stagione non avevo sentito».
Nelle vittorie di Nys hai avuto una parte importante…
Sapevamo tutti in squadra che aveva una condizione incredibile ed era quindi giusto lavorare per lui, perché alla fine quel che conta è il team. Sabato, nella tappa verso Bukovina Resort stava per mollare in salita, gli ho detto di mettersi dietro e l’ho riportato nel gruppetto di testa, poi lui ha fatto la sua parte, ma so anche che molti hanno notato il mio lavoro e ne sono contento perché inizio a sentirmi me stesso.
La quarta tappa vinta da Nys. Bagioli nel gruppetto dietro è stato fondamentale per portarlo avantiLa quarta tappa vinta da Nys. Bagioli nel gruppetto dietro è stato fondamentale per portarlo avanti
Le aspettative su di te a inizio stagione erano molte: che cosa non ha funzionato?
Credo sia stato un insieme di fattori. Probabilmente ha influito il cambiamento di squadra, di ambiente, forse anche proprio quelle responsabilità di cui sopra. Serviva un po’ di tempo per abituarsi, soprattutto dopo il Giro d’Italia ho sentito che la ruota stava girando e in Polonia ne ho avuto la conferma.
Nella corsa polacca hai però dovuto ricoprire un ruolo subalterno, non temi che a lungo andare ti vedano sempre più come un luogotenente? Non erano queste le premesse…
Bella domanda. Forse sì e se devo guardarmi dentro, una delle cause del mio andamento è stata anche l’affievolimento di quella “cattiveria” necessaria per primeggiare. Nel 2023 avevo chiuso molto bene, ma ci vuole poco perché quella cattiveria si perda, è qualcosa che devi tenere sempre allenato. Non posso dare responsabilità al team, come detto si lavora tutti per un obiettivo, se vai forte gli spazi te li lasciano. So che continuando così ci saranno corse dove sarò io il capitano.
Nel team il valtellinese ha trovato fiducia, ma ci ha messo tempo per adattarsiNel team il valtellinese ha trovato fiducia, ma ci ha messo tempo per adattarsi
A ben guardare e considerando quello che hai fatto lo scorso anno sei uno dei pochi italiani vincenti. Non hai la sensazione che molti tuoi coetanei e più giovani, appena approdati in un grande team si accontentino di ruoli di rincalzo? E’ vero che i “magnifici 6” fanno un po’ quel che vogliono, ma all’estero ci sono anche tanti corridori che emergono e vincono comunque…
E’ un tema complesso, probabilmente la crisi che il nostro ciclismo sta vivendo si basa proprio su questo. Entrando in un team importante, del WorldTour, bisogna guadagnarsi la fiducia e non è facile. Sono in tanti che vogliono essere capitani, tanti che in ogni team hanno la possibilità di vincere. Farsi spazio non è facile, la concorrenza interna è spesso ancor più dura di quella esterna. Questo dipende dal livello estremamente alto del ciclismo odierno. Serve tempo, pazienza, lavorare sodo e non perdere fiducia in se stessi. Un esempio lo abbiamo con Tiberi, si vede come sta andando forte, non si è lasciato andare. Io credo che di giovani italiani vincenti ce ne siano, ma devono scavare per emergere.
Bagioli al Giro, incitato dalla folla. La corsa rosa non gli ha però portato fortunaBagioli al Giro, incitato dalla folla. La corsa rosa non gli ha però portato fortuna
Dove rivedremo ora Bagioli e soprattutto quando lo rivedremo a lottare nelle prime posizioni?
Domani sarò a Plouay dove saremo ancora al lavoro per Nys, per sfruttare la sua condizione straripante. Poi andremo in Canada per le due corse del WorldTour che a me sono sempre piaciute molto, a Montreal sono stato terzo due anni fa, è un percorso che si adatta alle mie caratteristiche. Poi seguirò le gare italiane di fine stagione dove vorrei chiudere in bellezza questo primo anno alla Lidl-Trek.
Il lombardo ha lavorato per Nys, ora però verranno corse dove agire in prima personaIl lombardo ha lavorato per Nys, ora però verranno corse dove agire in prima persona
D’altronde si avvicina il Lombardia e dopo il secondo posto dello scorso anno dietro Pogacar ci si attende molto da te…
Dipende da quale sarà il percorso: se si arriva a Bergamo Alta è il tracciato ideale, se si arriva a Como le cose cambiano, nel finale c’è uno strappo forse troppo duro per le mie caratteristiche. Io comunque ho tutte le intenzioni di replicare quanto fatto e magari fare anche meglio…
Come si dice la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo e quest’anno sembra proprio che abbia preso di mira Tao Geoghegan Hart. Anzi, forse lo ha preso di mira già da un bel po’ prima. Era quel maledetto 17 maggio quando l’inglese cadde al Giro d’Italia in quella che doveva essere una scivolata banale e che invece significò per lui diverse fratture, su tutte quella del femore.
Tao, nel frattempo è passato alla Lidl-Trek, aveva messo il Tour de France nel mirino, ma tra qualche inceppo prevedibile sul rientro ad inizio stagione ed una nuova caduta al Delfinato ha dovuto dire addio al Tour. Ecco dunque la Vuelta, passando da Burgos, ma ancora uno scivolone e ancora un ritiro.
Con Luca Guercilena, team manager, che lo ha voluto nella sua scuderia, parliamo proprio della situazione di Geoghegan Hart. Il milanese sa valutare bene i corridori e sa che questo atleta può dare tanto. E anche per questo ha sempre speso belle parole nei suoi confronti.
Luca Guercilena (classe 1973) è team manager della Lidl-TrekLuca Guercilena (classe 1973) è team manager della Lidl-Trek
Luca, partiamo dai fatti più recenti: come sta Tao dopo la caduta a Burgos?
Stiamo aspettando le valutazioni dello staff medico perché ha picchiato di nuovo le costole che si era rotto al Delfinato. Un peccato perché stava davvero bene. Aveva fatto un lavoro perfetto tra l’altura ad Andorra, con i compagni e il resto.
Come aveva reagito al fatto di non andare al Tour?
Chiaramente era dispiaciuto. Aveva lavorato tanto e lui era il nostro leader per i grandi Giri. Ancora una caduta lo aveva messo kappao, ma è così: fa parte del gioco e ha dovuto accettarlo.
Ma secondo te adesso ha anche un po’ di paura visto tutto quel che gli è capitato negli ultimi 15-16 mesi?
Io non credo. A Burgos è caduto quando era davanti. Era nelle prime dieci posizioni. Quintana gli ha preso la ruota davanti e non poteva proprio farci niente. E lo stesso vale al Delfinato. Era davanti in discesa. Poi è chiaro che quando sbatti in terra, tanto più in un punto dove sei già caduto, non è piacevole. Ma in generale non credo si sia spaventato più del dovuto.
Tu sei stato anche un grande preparatore: come avete riprogrammato la preparazione dopo che il Tour era svanito?
Prima di tutto abbiamo dovuto osservare un periodo di stacco, che di fatto era il recupero dall’incidente, il riposo. E solo di riposo si trattava perché Tao aveva tre costole fratturate. Non è che potesse fare delle operazioni, delle riduzioni chirurgiche, avesse un gesso… no, doveva solo stare fermo per riprendersi. Finita quella parte ha ripreso con l’endurance, quindi si è spostato in altura, dove ha lavorato molto sulla salita e anche sull’intensità. E ora con Burgos e San Sebastian doveva rifinire la preparazione per arrivare al massimo della condizione alla Vuelta.
La sua Vuelta Burgos è durata appena 207 kmLa sua Vuelta Burgos è durata appena 207 km
Ma quindi la Vuelta ora è a rischio?
Difficile da dire. Io credo di no, che alla fine ci andrà. Ma certo è una situazione da valutare giorno per giorno.
Come andrete, in Spagna?
Con l’idea di schierare una squadra forte in salita. Per questo ci sono Geoghegan Hart, Skjelmose e Ciccone… per andare a caccia di tappe. Il percorso della Vuelta è bello impegnativo, quindi serve gente adatta alla montagna.
Ma Tao avrebbe fatto (farà) classifica?
Sì, sì… lui si. Lui è il nostro leader. Credo anche che stando ad Andorra abbiano visionato qualche tappa.
Da un punto di vista mentale come lo hai trovato, Luca?
Pronto e con tanta voglia. Voglia di dimostrare di essere un leader, di mettersi in gioco e di tornare ai livelli di quando ha vinto il Giro.
L’inglese ha sempre lavorato sodo durante l’anno. Nonostante i tanti problemi ha messo nel sacco 32 giorni di gara sin quiL’inglese ha sempre lavorato sodo durante l’anno. Nonostante i tanti problemi ha messo nel sacco 32 giorni di gara sin qui
O forse anche quelli che aveva prima della caduta l’anno scorso…
Esatto. Lì era ad alto livello. Peccato che la fortuna non sia stata dalla sua.
Quanto è importante questa Vuelta per Tao? Okay, i risultati che oggi contano più che mai, ma è anche un punto per guardare al futuro questo “Giro di Spagna”. Immaginiamo ci si aspettino determinate risposte.
Molto importante. Lui si rimette in gioco in qualità di leader. Ha fatto una grande fatica per recuperare dall’incidente dell’anno scorso. E’ una Vuelta importante per confrontarsi, ma è chiaro che però ci deve arrivare in salute. Con Tao abbiamo un progetto a lungo termine e ogni possibilità di crescita va sfruttata.
E tu, che idea ti sei fatto? Che sensazioni hai avuto in questi mesi che ce l’hai avuto sottomano?
Che ha l’attitudine ad essere leader e questo aspetto lo trasmette bene ai compagni. Si è integrato molto bene nel nostro gruppo e tutto ciò è stata una bella sorpresa. E’ un ragazzo che sa prendersi le sue responsabilità e con il quale è piacevole lavorare.
Guercilena "risponde" a Garzelli. Solo dopo lo Zoncolan vedranno se schierare tutta la squadra intorno a Ciccone. Per ora l'importante è tenerlo davanti
La tappa di Matera si rivela una maratona dura e piena di salite. I velocisti affondano. Roglic ci prova. Ma alla fine vince Pedersen su un ottimo Zambanini
Paolo Slongo risponde da casa. Il suo impiego in questa fase dell’anno è blando. Alla Lidl-Trek infatti ha solo corridori da seguire e la sua occupazione principale è allenare Elisa Longo Borghini. I frutti si sono visti, il Giro d’Italia è solo l’ultimo in ordine cronologico. Quello che però ha colpito è stato il passaggio a vuoto di Elisa alle Olimpiadi. Nel volgere di un giro del circuito di Montmartre, la piemontese è passata dallo sferrare un attacco allo spegnersi di colpo. Che cosa è successo?
Di ipotesi ne abbiamo fatte tante. La prima è la possibilità che la “Longo” fosse obiettivamente stanca, dopo un Giro che l’ha impegnata fino all’ultimo chilometro dell’ultimo giorno. La seconda, che si somma alla prima, è che l’intervallo troppo lungo tra fine Giro e la gara olimpica non sia stato utile per il mantenimento della condizione. La terza, croce del ciclismo femminile di questi tempi, è che come tutte le atlete di valore, anche Longo Borghini è chiamata da anni a fare gli straordinari. E così dopo le classiche è venuta la Vuelta, poi il Giro di Svizzera, il Giro d’Italia, quindi le Olimpiadi e adesso il Tour, poi Plouay infine i mondiali.
Elisa Longo Borghini ha finalmente vinto il Giro d’Italia, vestendo la rosa dall’inizio alla fineElisa Longo Borghini ha finalmente vinto il Giro d’Italia, vestendo la rosa dall’inizio alla fine
Slongo ha il polso diretto della situazione e a sua volta gestì l’avvicinamento perfetto di Nibali alle Olimpiadi di Rio. Il siciliano arrivò fortissimo, ancorché sfortunato, dopo aver vinto il Giro e avero corso un Tour da comprimario. Proviamo pertanto a entrare con Paolo nella pianificazione della stagione di una top rider come Elisa Longo Borghini. Perché lei è fortissima e sorride, ma il serbatoio rischia ugualmente di svuotarsi.
Caro Paolo, è possibile che il Giro sia costato ad Elisa più di quanto si potesse prevedere?
Sicuramente il Giro d’Italia è costato e la cronometro che ha fatto all’Olimpiade va analizzata su due binari. Il primo binario è che a livello prestativo, per i wattaggi che ha espresso, è stata in linea con quelli della crono vinta al Giro d’Italia, ma li ha tenuti più a lungo, viste le diverse distanze. E poi però c’è il binario legato al percorso. I tanti cambi di direzione e le cadute di altre atlete hanno fatto sì che facesse le curve molto piano. Di conseguenza, oltre alla curva, c’erano da fare tutti i rilanci. Quindi probabilmente la prestazione in termini di wattaggio non si è tradotta nel tempo che ci aspettavamo.
Mentre su strada?
Alla strada è arrivata un po’ tirata. Non stanchissima, però comunque aveva lavorato anche i giorni prima a Parigi e c’era un po’ di caldo. Quindi è arrivata alla gara senza la sicurezza che ha di solito. Però comunque la corsa si era impostata bene, probabilmente là c’è stato un problema.
La crono di Longo Borghini ha mostrato valori migliori che al Giro, ma la resa non è stata la stessaLa crono di Longo Borghini ha mostrato valori migliori che al Giro, ma la resa non è stata la stessa
Di che tipo?
A mio avviso, anche avendone parlato con lei dopo la gara, può esserci stato un problema di alimentazione. Nel senso che anche non essendo al 100 per cento, Elisa non si può staccare a quel modo. Le si è proprio spenta la luce, come ha detto anche lei. Era caldo e so che gli organizzatori avevano previsto solo pochi punti per il rifornimento. Quindi probabilmente per una somma di fattori, le cose sono andate così.
Secondo te non c’è troppo lavoro nei programmi di Elisa? Giro, Olimpiadi, Tour…
In realtà, già parlando con la squadra durante l’inverno, al Tour si andrà per dare una mano. L’appuntamento di Elisa era il Giro, in Francia semmai punterà a qualche tappa che le si addice. Poi vedranno i direttori che sono là. Sicuramente sarà un una cosa strana per lei, che io ho vissuto già con Nibali.
In che senso?
L’atleta che è abituato ad essere sempre davanti, fa fatica a mollare o gli sembra brutto. Però il punto di partenza è quello di non fare classifica. Dopo il Tour andrà a Plouay (25 agosto) e poi avrà un grosso periodo di stacco che la porterà al mondiale (28 settembre). Con l’idea di arrivarci senza correre.
C’era il sentore dopo il Giro che ne fosse uscita più provata di altre volte?
E’ normale che quando fai classifica sia così. Però quello che è successo a Parigi non dipende da affaticamento, quanto dalla chiusura del… rubinetto del glicogeno. Era comunque difficile andare a medaglia, però Elisa sarebbe stata comunque protagonista sino in fondo.
Un giro prima di staccarsi, Longo Borghini attaccava: il calo di zuccheri spiegherebbe il cedimentoUn giro prima di staccarsi, Longo Borghini attaccava: il calo di zuccheri spiegherebbe il cedimento
Perché si cade in simili errori?
Per un insieme di cose. Come dicevo, c’erano pochi punti dove gli organizzatori lasciavano la disponibilità di fare il fornimento. Tra questi, c’era lo scollinamento delle salite, dove andavano a tutta e non prendevano da mangiare. Erano dei posti obbligati e questo ha fatto sì che a mio avviso Elisa non sia riuscita ad alimentarsi e bere come doveva.
Hai fatto il paragone con Vincenzo e ci sta: col fatto che vanno forte dappertutto, certi atleti sono condannati a essere sempre sulla corda.
Quest’anno Elisa ha vinto il suo primo Giro e prima aveva vinto il Fiandre. E’ l’italiana di riferimento quindi tutti si aspettano qualcosa e questa cosa ce l’hanno in comune. Però non è sempre possibile, non puoi sempre accontentare tutti. Non puoi esserci sempre, bisogna fare delle scelte come abbiamo iniziato a fare. Con Vincenzo dichiaravi che a certe gare non facevi classifica o non saresti stato competitivo, per esserlo poi in quelle cui puntavi.
Ecco il punto. Nell’anno di Rio, anche se poi cadde, Nibali andò al Tour e non fece classifica. Elisa invece ha fatto il Giro lottando fino all’ultimo giorno.
E ha tenuto la maglia dal primo all’ultimo giorno. E’ stata una corsa usurante, ma la condizione successiva non era male, però non era neanche quella del Giro. E’ sempre una transizione, la gestione del recupero e il ritorno alla condizione.
Dopo l’arrivo della prova su strada, Balsamo e le altre azzurre sono andate a rincuorare ElisaDopo l’arrivo della prova su strada, Balsamo e le altre azzurre sono andate a rincuorare Elisa
Sapendo che c’erano le Olimpiadi, non poteva essere il caso di non lottare per il Giro e puntare invece sul Tour?
E’ una domanda un po’ strana da fare ora… Diciamo che il Giro era un obiettivo che interessava alla squadra, ma anche a Elisa. Era una cosa dichiarata, anche se non si può mai sapere come vanno le cose. Lo stesso discorso vale per Evenepoel. Ha fatto il Tour e ha vinto l’Olimpiade, quindi non è una regola fissa che nel Grande Giro prima della gara importante non si debba tenere duro. Si individua un periodo e cerchi di andare forte in quel periodo. Arrivi al top per il Giro e cerchi di andare forte anche dopo due settimane alle Olimpiadi. Non è facile, molto meno che parlarne dopo.
Hai parlato di Evenepoel, la differenza è che il Tour è finito una settimana prima delle Olimpiadi. Sarebbe cambiato qualcosa per Elisa, che invece ha avuto due settimane dopo il Giro?
Sì, sicuro. Dopo un Grande Giro la condizione ce l’hai e se resti concentrato, più vicina e meglio è. Remco è stato avvantaggiato sotto questo aspetto.
Lefevere ha detto che al team cambia poco che Evenepoel vinca le Olimpiadi, alla Lidl-Trek cambiava qualcosa che Longo Borghini vincesse?
Diciamo che il Giro era un obiettivo della squadra e di Elisa. Le Olimpiadi sono più dell’atleta e della nazionale, sapendo che non è matematico andarci e vincere. Perciò quello che puoi fare è individuare un periodo in cui trovare e tenere la forma e poi prendo quello che viene. Visto il percorso di Parigi, Elisa sarebbe arrivata in finale con le prime. E a quel punto, scappata la Faulkner, sarebbe arrivata quinta. Alle Olimpiadi fra quinta e nona cambia poco o niente. E’ stato strano vederla spegnersi di colpo a quel modo, ma non perché non ne avesse più, ma solo perché ha avuto una crisi di zuccheri. Tant’è vero che poco prima aveva provato anche ad attaccare. Fino a un certo punto stava bene, poi, come succede, finisci il carburante. Quello buono, il glicogeno, gli zuccheri, i carboidrati.
Elisa Longo Borghini ha preparato la campagna del Nord, vittoria del Fiandre inclusa, sul TeideElisa Longo Borghini ha preparato la campagna del Nord, vittoria del Fiandre inclusa, sul Teide
Come si recupera freschezza dopo il Tour andando verso il mondiale?
Sicuramente farà una settimana di stacco mentale e dalla bici. Poi secondo me non perdi tutto quello che avevi prima e gradualmente ritorni al tuo livello. Dovrebbe andare ad Andorra a fare un richiamo di lavoro in altura e arrivare al mondiale senza gare. Tante volte se cambi l’altura, è anche stimolante. Non fai le stesse strade, gli stessi percorsi. Lei è stata tante volte a Sestriere, più di una volta al San Pellegrino e siamo stati una volta sul Teide. Credo che dopo un così lungo periodo di recupero, a Zurigo saremo di nuovo competitivi.
Cosa si prova alla fine del viaggio? Si smette di essere corridori come si smette di essere un impiegato o un operaio, con la misura colma e la gioia per il tempo ritrovato? Oppure è diverso e si tratta di spegnere una passione che il tempo e la fatica anziché affievolire hanno reso più potente? Dario Cataldo sta vivendo in maglia Lidl-Trek le ultime settimane di una carriera iniziata da bambino. Il professionismo porta la data del 2007, ma qualsiasi corridore si guardi indietro ti dice che con quella vita c’è nato e ha iniziato a farla dalla prima volta che il sogno c’è acceso.
«La vivo tra alti e bassi ammette – perché senti che la cosa che hai sempre fatto non ci sarà più. La fai da quando sei bambino e poi di colpo andrai in bici solo per il piacere di farlo. Fare l’atleta è qualcosa di cui siamo orgogliosi, quindi il fatto di esserlo ancora oppure dire di esserlo stato ha un peso molto diverso. Però allo stesso tempo ho voglia di fare qualcosa d’altro, voglia di mettermi in gioco. Quando sono in bici, ci sono alti e bassi. Magari in allenamento fai il tuo dovere, i tuoi lavori e tutto quello che c’è da fare. Qualche volta ho sensazioni un po’ peggiori, perché con il recupero dall’incidente ho dei momenti il cui mi arrivano dei dolori e altri in cui sento che sto facendo dei passi in avanti. Quindi mi metto fiducia e penso che sto meglio, che posso andare più forte, tornare a fare delle belle prestazioni come prima. Invece quando vai in gara cambia tutto, perché i ritmi sono altissimi. Non c’è modo di gestirsi e se hai un minimo di mancanza, un minimo deficit di forza, lo paghi».
La carriera di Cataldo ha subito uno stop per caduta al Catalunya 2023. Si rivide in pubblico al via del Giro da Pescara, con un busto indossoLa carriera di Cataldo ha subito uno stop per caduta al Catalunya 2023. Si rivide in pubblico al via del Giro da Pescara, con un busto indosso
Forse questo farà pesare meno il distacco?
Il fatto è che adesso le corse sono molto più “stressanti”, perché si corre in modo molto aggressivo. C’è tanta pressione, anche se nessuno ti punta la pistola. Tutti si sentono responsabilizzati, ti metti pressione da te. Devi guadagnarti il posto alle gare, guadagnarti un contratto per l’anno dopo, che è sempre più difficile. Per questo i corridori sono molto più aggressivi in gara, non si lascia neanche un centimetro in nessun momento della corsa. E inevitabilmente questo fa aumentare il rischio. L’abbiamo visto tante volte e ne abbiamo parlato. Abbiamo visto leader che solo per prendere davanti una curva più veloce in discesa, in un momento che non cambiava la vita a nessuno, hanno rischiato di non correre il Tour (il riferimento è chiaramente a Vingegaard ed Evenepoel al Giro dei Paesi Baschi, ndr). E allora forse uscire da questo ciclismo così tirato pesa meno. Ho vissuto un bel periodo e sono contento di tutto quello che ho fatto, quindi vivo questo passo obbligato in modo abbastanza sereno.
C’è un po’ di quel non vedere l’ora di esserne fuori, tipico di chi va in pensione?
Forse sì e non credo sia una sensazione soltanto mia. Mi sono trovato a parlare di questo con diversi colleghi che hanno più o meno la mia età e tutti hanno lo stesso sentimento. Non voglio dire il rifiuto, però iniziare a sentire che forse non è più il tuo posto. Quando sei giovane e hai vent’anni, paura zero. Sei lì con il coltello tra i denti e non hai la capacità o la coscienza per prevedere certi tipi di pericoli o certe situazioni, quindi vai sempre al limite. Invece con l’esperienza, ci rifletti molto di più.
La caduta nella 4ª tappa del Giro dei Paesi Baschi è stata causata dall’immotivata ansia di stare davanti (immagine Eurosport)La caduta nella 4ª tappa del Giro dei Paesi Baschi è stata causata dall’immotivata ansia di stare davanti (immagine Eurosport)
Niente di nuovo, in realtà…
E’ una cosa che c’è sempre stata, infatti. Mi ricordo che quando ero ai primi anni da pro’, mi dicevano che io mi buttavo a quel modo in discesa perché ero più giovane. In realtà lo fai per l’età poi, da grande, tiri di più i freni. Ne ho parlato con diversi corridori. Ci sono giorni in cui stando in gruppo, senti che non è più il gruppo di qualche anno fa. Non voglio dire che i ragazzi siano meno corretti, ma sono preda di quella tensione. Sentono di non poter perdere nessuna occasione e questo gli mette addosso una pressione diversa, che amplifica l’incoscienza. Il rischio a volte può premiare, a volte può fare dei grossi danni: soprattutto quando è gratuito. L’incoscienza eccessiva non può essere tollerata, perché le conseguenze possono essere davvero pesanti.
Pensi che l’incidente abbia accelerato i tempi della tua decisione?
Quando ho firmato l’ultimo contratto, tra me e me pensai che potesse essere l’ultimo, ma mi tenni una porta aperta casomai avessi avuto voglia e possibilità di fare un altro anno. L’incidente ha tolto questa possibilità e mi ha aiutato a prendere la decisione.
Cuitu Negro, Cataldo trionfa alla Vuelta del 2012: la corsa tornerà sulla stessa salita nella 15ª tappaCuitu Negro, Cataldo trionfa alla Vuelta del 2012: la corsa tornerà sulla stessa salita nella 15ª tappa
Quest’anno la Vuelta torna sul Cuito Negro, una delle salite più dure di Spagna, dove vincesti una tappa nel 2012. Cosa ricordi di quel Dario?
Erano ancora anni in cui si poteva pensare in grande. Ero arrivato di nuovo nei 15 al Giro d’Italia, ero campione italiano della crono. Avevo ancora grandi aspettative per me stesso e come tutti sognavo in grande. Poi comunque entrai al Team Sky e dovetti fare i conti con la realtà, perché con tanti capitani forti, anche i corridori fortissimi lavorano da gregari. E a quel punto puoi solo adattarti alla situazione.
Come dire che andare forte è un bel biglietto da visita per cambiare squadra e poi diventa una condanna?
Dipende da quanto vai forte, perché magari non basta per essere leader. Quello è un po’ una sfortuna, però è un dato di fatto. Le gerarchie o i ruoli dipendono da quello. Adesso si vede ancora di più, è una situazione che si è amplificata. Ci sono dei corridori, che sono degli alieni, ed è quasi impossibile che altri abbiano spazio. Adesso rispetto a prima c’è bisogno di tutta la squadra per portare a casa un risultato, perché bisogna limare su tutto. Quindi vedi corridori che sono sempre stati dei leader che adesso fanno i gregari. Adam Yates, Maika, Kwiatkowski, che ha vinto Sanremo, Strade Bianche e mondiale, invece da anni fa solo il gregario. La piramide è diventata sempre più stretta. Sono sempre meno quelli ai vertici e sempre più i gregari di lusso che sono sempre più forti.
Nel 2013 e 2014, Cataldo ha corso al Team Sky al servizio di capitanti come Froome (nella foto), Wiggins e UranNel 2013 e 2014, Cataldo ha corso al Team Sky al servizio di capitanti come Froome (nella foto), Wiggins e Uran
E’ difficile fare la vita da atleta al 100 per cento sapendo che sei alle ultime corse?
Come dicevo, ci sono alti e bassi. Ci sono giorni in cui voglio fare tutto bene per arrivare giusto alle ultime gare. Altri in cui il sentimento è quello di mollare un po’, che tanto non cambia niente. Ma viene subito spinto dietro da quel senso di responsabilità che fa parte del mindset che hai avuto per tantissimi anni. E allora ti ribelli e dici che devi fare le cose per bene. Quante volte i corridore ti hanno detto che anche se sono in vacanza, sentono il bisogno di andare in bicicletta o fare sport, perché non possono permettersi di lasciare delle cose, di non allenarsi a sufficienza, di non allenarsi bene? Quella cosa non ti abbandona, l’istinto del corridore è di allenarsi bene.
Al momento del suo ritiro, Francesco Totti parlò della paura dell’ignoto che lo attendeva: è una paura che esiste?
Ma certo che c’è, a meno che tu non abbia già iniziato a fare qualcosa cui potrai dedicarti al 100 per cento. Però questa non è una cosa che riescono a fare tutti, perché il mestiere di corridore ti assorbe talmente tanto, che non è facile fare altro nello stesso momento. Per me è stato così, quindi non ho iniziato con altre cose, per cui un po’ di paura c’è. In questo periodo tanti mi chiedono cosa farò dopo. E’ difficile rispondere, perché non ne ho la certezza. Se mi chiedono cosa so fare, avendo sempre fatto il corridore, posso conoscere la teoria di altri lavori, ma non li ho mai fatti. Se mi chiedono cosa mi veda capace di fare, allora posso fare tante cose. Sia perché confido nelle mie capacità, sia perché comunque l’esperienza maturata in tanti anni di corse, in questo ambiente, mi rende consapevole di avere tante competenze. E se non sei stato un buon corridore, è difficile averle. Basterà iniziare, fare il primo passo, il resto verrà da sé. Con l’impegno, con lo stesso modo di lavorare del corridore, impegnandosi sempre al massimo.
Cataldo è arrivato all’allora Trek-Segafredo nel 2022 per guidare Ciccone (qui al Giro). La caduta del 2023 ha ostacolato il processoCataldo è arrivato all’allora Trek-Segafredo nel 2022 per guidare Ciccone (qui al Giro). La caduta del 2023 ha ostacolato il processo
Ultima domanda: ha fatto bene Pogacar a non andare all’Olimpiadi?
Secondo me è stato un peccato, sarebbe dovuto andare. Comunque la corsa di un giorno con la condizione del Tour poteva essere una bella soddisfazione. Anche perché storicamente le Olimpiadi sono un obiettivo difficile da centrare, ci sono talmente poche occasioni nella carriera di un atleta, che vanno colte. Anche se a uno come lui, con un palmares così grande, una medaglia alle Olimpiadi non cambia la vita. Però gli avrebbero dato un prestigio così grande, che sarebbe valsa la pena fare ancora una settimana di sacrifici. Invece un’altra cosa…
Prego.
Ha fatto bene a non andare alla Vuelta, anche se da un certo punto di vista ti viene da dire che dopo aver vinto Giro e Tour, quando ti ricapita di poter fare la tripletta? Però è anche vero che fare una stagione così stressante, avendo firmato adesso per cinque anni, non gli permetterebbe di mantenere l’equilibrio per essere competitivo nelle prossime stagioni. Se facesse la Vuelta, avrebbe bisogno di un recupero bello grosso e non so se ne varrebbe la pena.
Quando torni in gruppo?
Sono riserva nelle prossime gare e poi dovrei andare a Montreal e Quebec prima delle corse italiane. Almeno ho dato la disponibilità alla squadra. Mi sto allenando, voglio fare tutto al meglio.
Qualche giorno fa sulle strade del Baloise Ladies Tour ha migliorato il proprio palmares stagionale grazie a due quarti posti di tappa piuttosto inaspettati. Rispetto all’ultima volta che l’abbiamo sentita,Ilaria “Yaya” Sanguineti ha il morale un po’ più alto per una serie di motivi, anche se adesso sta trascorrendo un periodo senza gare.
Alla gara belga Sanguineti ha fatto da “chioccia” ad una Lidl-Trek giovanissima, nonostante nei programmi iniziali avrebbe dovuto pilotare Elisa Balsamo nelle volate contro Wiebes e Kool prima delle Olimpiadi di Parigi. Invece una tonsillite ha obbligato l’ex iridata di Leuven ad abbandonare il Giro d’Italia Women, virando quindi su un avvicinamento diverso. E per come abbiamo imparato a conoscere Yaya in questi anni, sappiamo quanto abbia vissuto in modo intenso le vicissitudini fisiche della sua amica Balsamo. Le abbiamo chiesto come ha visto il suo ritorno alle gare.
Esperienza al servizio delle giovani. Sanguineti al Baloise Tour aveva tre compagne del 2005 ed una del 2002Esperienza al servizio delle giovani. Sanguineti al Baloise Tour aveva tre compagne del 2005 ed una del 2002
Yaya al Baloise sei stata ancora orfana di Balsamo, ma il tuo ruolo non è cambiato di molto.
In Belgio avevamo una formazione composta da tre ragazze del 2005 (Moors, Sharp e Wilson-Haffenden, ndr) ed Elynor Backstedt che ha 22 anni. Ho trent’anni, in pratica ho fatto da zia a loro (sorride, ndr), che tuttavia sono andate molto forte. Moors ha curato la classifica, anche se il nostro obiettivo erano le vittorie di tappa. Io ci ho provato un paio di volte raccogliendo due quarti posti. Onestamente sono rimasta molto sorpresa.
Per quale motivo?
Dopo il campionato italiano non sono stata molto bene. Mi sentivo un senso di spossatezza generale che non riuscivo a giustificare. Ho fatto anche dei controlli per vedere a cosa potesse essere dovuto. Abbiamo ipotizzato la tiroide, ma non era. A dire il vero non abbiamo capito cosa fosse, forse solo una grande stanchezza. Dopo qualche giorno ferma, ho ripreso ad allenarmi e piano piano ho ritrovato un po’ di condizione. Alla luce di questo, considero quei due quarti posti allo sprint dietro Wiebes e Kool come ottimi risultati, fatti più di esperienza che di gambe.
Sanguineti ha corso solo il campionato italiano assieme a Balsamo, ma ne aveva colto subito la buona condizione dopo il brutto infortunioSanguineti ha corso solo il campionato italiano assieme a Balsamo, ma ne aveva colto subito la buona condizione dopo il brutto infortunio
E’ un buon segnale per la parte finale di stagione, giusto?
In teoria sì, in pratica così così. Ora è come se fossi in “off season” anticipata. Vorrà dire che avrò più tempo da passare con Stitch (sorride riferendosi al suo bulldog francese, ndr). Battute a parte, vedremo come sarà il mio calendario. Il Tour de France non dovevo correrlo già da inizio stagione, ma avrei dovuto fare il Tour de Berlin e lo Scandinavia che invece hanno cancellato ultimamente. Dovrei fare il Simac Tour, però prima ci sarebbero gli europei. Devo meritarmi la convocazione azzurra in quelle gare che farò. Diciamo che è stato un anno particolare come tutti gli anni olimpici.
A proposito di Olimpiadi, a Parigi ci sarà Balsamo. Come l’hai vista dopo il rientro?
Con Elisa ho corso solo il campionato italiano, dove è andata molto forte chiudendo sesta. Lì l’avevo vista già molto bene considerando la caduta della Vuelta a Burgos. Ecco, l’ho vista solo una volta, ma ci sentiamo tutti i giorni, lo sapete che siamo tanto amiche. Elisa è una atleta con la a maiuscola che sa arrivare bene ad ogni appuntamento. Oltre che riprendersi da quelle botte.
Sanguineti al Baloise Tour ha colto due quarti posti allo sprint. Il suo programma gare dovrebbe riprendere ad agosto inoltrato (foto Lidl-Trek)Sanguineti al Baloise Tour ha colto due quarti posti allo sprint. Il suo programma gare dovrebbe riprendere ad agosto inoltrato (foto Lidl-Trek)
Parlando con lei, hai notato differenze di reazione tra la caduta del 2023 e quella di quest’anno?
Dopo quella dello scorso maggio, spero abbia finito con le cadute perché non può sempre farmi passare degli spaventi enormi (sorride, ndr). In realtà quella dell’anno scorso era stata più brutta perché non aveva potuto mangiare per tanto tempo e nonostante tutto aveva centrato un quinto posto in volata al Tour. Stavolta ha recuperato meglio, ammesso che si possa dire così dopo capitomboli del genere. E’ in credito con la fortuna, ma Elisa è davvero una dura, che non molla mai.
Anche al Giro Women stava andando bene, poi si è dovuta fermare.
Quello è stato un vero peccato perché so quanto Elisa ci tenesse a fare bene al Giro. Pensateci, una si prepara a dovere per una corsa e poi deve ritirarsi perché si ammala. In ogni caso a Volta Mantovana si è ributtata nella mischia in terza facendo terza. Sono d’accordo con quello che diceva il cittì Sangalli, è stato bello rivederla davanti e senza paura.
Dopo la caduta a Burgos, Balsamo si ributta in volata senza paura al Giro Women chiudendo terza dietro Consonni e KopeckyDopo la caduta a Burgos, Balsamo si ributta in volata senza paura al Giro Women chiudendo terza dietro Consonni e Kopecky
In conclusione Yaya Sanguineti come vede la sua amica Elisa Balsamo a Parigi?
Intanto mi sento di dire che lei merita di essere alle Olimpiadi. So che dovrà dividersi tra strada e pista. Non so come siano gli ingranaggi di quegli incastri e nemmeno quali prove disputerà in pista, però posso dirvi che Elisa sarà in forma e saprà gestire benissimo le situazioni, come ha sempre fatto in passato.
I grandi successi a certi livelli non si ottengono mai da soli. Ovviamente vince l’atleta, il campione o la campionessa, ma dietro le quinte ci sono altre figure che s’impegnano. E Paolo Slongo è una di queste. Il coach veneto della Lidl-Trek forse più di tutti ha contribuito alla conquista del Giro d’Italia Women di Elisa Longo Borghini.
Slongo è uno dei preparatori più esperti in gruppo. Per anni ha collaborato, tra gli altri, anche con Vincenzo Nibali. Ha un palmares lungo così. «Ma – dice il veneto – aver aggiunto in bacheca anche questo Giro d’Italia Women è emozionante. E’ qualcosa in più. Anche per noi preparatori ogni anno si tratta di rimettersi in gioco. In autunno quando finisce la stagione, io riordino le idee. Studio nuove soluzioni, nuovi metodi. E certe vittorie sono uno stimolo».
Paolo Slongo con Elisa Longo Borghini sul Teide, laddove è partito l’assalto al Giro Women 2024Paolo Slongo con Elisa Longo Borghini sul Teide, laddove è partito l’assalto al Giro Women 2024
Paolo, al Giro abbiamo visto l’Elisa più forte di sempre?
In generale, quest’anno, sì. E’ la più forte di sempre e lo dicono i risultati. Ormai è in grado di competere con tutte le più grandi e su tutti i terreni. Non che prima non lo fosse, ma adesso come detto raccoglie di più. E’ migliorata a crono e nel fuori soglia. Per i grandi Giri adesso parte per vincere. Prima andava bene lo stesso, era costante, ma magari correva per il podio. Ora ha agguantato questa prima vittoria in un grande Giro e vuol dire molto. Adesso Elisa fa definitivamente parte delle atlete di prima schiera che ci sono sempre.
Hai parlato di risultati, ma è migliorata anche nei numeri delle sue prestazioni?
Un po’ sì. E lo ha fatto perché adesso è più magra. Elisa ha perso un paio di chili. E per questo abbiamo lavorato a stretto braccio con Stephanie Scheirlynck, la nutrizionista della Lidl-Trek. E’ stato un bel lavoro di squadra, condiviso. Eravamo costantemente in contatto per stabilire il regime alimentare in base agli allenamenti. L’idea era di poterla far allenare forte e mangiare di conseguenza.
Avete cambiato qualcosa nella preparazione più in generale?
Direi che c’è stato un cambiamento drastico nell’approccio all’allenamento. Non posso entrare troppo nello specifico, ma posso dire che siamo passati da un sistema più tradizionale ad un sistema polarizzato (qui per saperne di più, ndr). E si è visto sin dalle classiche che questo metodo aveva buoni effetti. Ma ancora una volta parte del merito è stato della squadra.
Perché?
Perché ha assecondato le nostre idee. A partire dal ritiro sul Teide a marzo e poi un altro a giugno sul San Pellegrino. Questo ha significato fare qualche gara in meno, però abbiamo fatto un bellissimo avvicinamento al Giro. In più dopo l’italiano Elisa è ritornata in quota proprio al San Pellegrino con la nazionale del cittì Paolo Sangalli.
Quest’anno Longo Borghini è dimagrita, ma è riuscita a mantenere i suoi standard di forzaQuest’anno Longo Borghini è dimagrita, ma è riuscita a mantenere i suoi standard di forza
Come ha lavorato in quegli ultimi giorni?
Io avevo lasciato la moto lassù e facevo la spola tra casa mia e il San Pellegrino. Devo dire che Sangalli è stato bravo perché comunque ci ha lasciato spazio.
Quindi Elisa ha rifinito la sua preparazione in quota facendo fuori giri dietro motore?
Anche. Lassù ha lavorato con la bici da crono e un solo giorno abbiamo fatto una simulazione di gara su una salita. L’abbiamo fatta sulla Marmolada, lato Canazei che è più regolare e un po’ meno duro rispetto al versante di Malga Ciapela. E poi come detto 2-3 volte siamo andati in Val di Cembra, che è poco trafficata specie dai mezzi pesanti, per lavorare a crono. Lì ci portavo Nibali.
Veniamo invece ai giorni del Giro Women, Paolo. Tu seguivi Elisa da remoto?
Esatto. Ci sentivamo ogni giorno. La sera ricevevo i dati, ci lavoravo su e alla mattina trovavano il report sul suo stato di condizione, sul TSS (il livello di stress, ndr), sul recupero e aggiungevo i miei feedback.
Come giudichi il suo Giro Women da un punti di vista fisico?
Ovviamente buono. E’ stato un Giro che è iniziato benissimo con la vittoria della crono. Da quel momento si sapeva che l’altra tappa dura ed importante sarebbe stata quella del Blockhaus. E in tutto questo Elisa non ha mai sofferto più di tanto.
Slongo ha detto che uno degli obiettivi di Longo Borghini era la crono: obiettivo centratoSlongo ha detto che uno degli obiettivi di Longo Borghini era la crono: obiettivo centrato
Però lei stessa ha ammesso che a Toano ha sofferto parecchio il caldo nel finale…
Sì, ma il suo stato di forma è sempre stato buono. Io sapevo che stava bene. E anche nella tappa del Blockhaus non è andata piano. Quella tappa era talmente dura che non si sapeva davvero come potesse andare. Noi sinceramente credevamo che le avversarie più pericolose una volta lassù sarebbero state Labous e Fisher-Black. Pensavamo a guadagnare su di loro e invece ci siamo ritrovati una grande Kopecky.
Vi ha fatto paura quella sera?
Eh un po’ sì. Con gli abbuoni ancora in palio il giorno dopo sarebbe stata molto pericolosa. Ci avrebbe potuto mettere in difficoltà. Però da parte mia sono rimasto sempre fiducioso perché in tre arrivi su tre su uno strappo Elisa l’aveva preceduta. E poi io conoscevo davvero i suoi valori e per questo ero relativamente tranquillo, il problema è che poi a parlare è sempre la strada. Magari un Giro che è finito così è stato più bello per i tifosi, ma noi in squadra abbiamo sudato freddo!
Qual è stato l’approccio psicologico sempre quella sera? Come ha reagito Elisa?
Secondo me è cresciuta molto anche sotto questo aspetto. Magari subito dopo il Blockhaus, quando nessuno si aspettava una Kopecky così tanto forte, che comunque era già arrivata seconda ad un Tour, Elisa ha avuto un po’ paura. Ha avuto qualche pensiero. Però posso dirvi che ha reagito immediatamente. La sera stessa diceva: “Questa maglia faranno fatica a portarmela via. Domani farò io la corsa”. Quindi ha mostrato subito un atteggiamento positivo. Poi sia lei che io abbiamo una caratteristica comune: quella di restare con i piedi per terra, specie dopo tante difficoltà. In più era consapevole di essere forte.
Al Giro Women in tutti gli arrivi sugli strappi l’italiana ha preceduto la belgaAl Giro Women in tutti gli arrivi sugli strappi l’italiana ha preceduto la belga
Prima abbiamo accennato al suo rendimento: come è stato nel corso del Giro?
Sempre costante, poi è normale che ci sia stata qualche giornata in cui era un po’ meglio e altre in cui era un po’ peggio. Ma nel complesso sono stati valori elevati dalla crono iniziale all’Aquila.
Longo Borghini ha detto che sul Blockhaus erano un po’ più bassi rispetto ai suoi standard: perché?
Sono stati un pelo più bassi, ma questo dipendeva dal grande caldo che c’era. Certe temperature li fanno abbassare, vale per tutti. Gli atleti tante volte hanno riferimenti assoluti. Magari lei aveva in testa quello fatto al San Pellegrino, ma un conto è fare certe prestazioni a 18 gradi e con due giorni di carico alle spalle, e un conto al settimo giorno di gara e con quasi 40 gradi: è normale che calino.
Ultima domanda, Paolo, da dove nasce realmente la vittoria di questo Giro Women?
Nasce tre anni fa, quando arrivato anche io in questo gruppo, Elisa mi disse che voleva migliorare a crono e fare classifica nei grandi Giri. Se invece devo entrare nello specifico di questo Giro, è iniziato con i primi ritiri in autunno, quando tutti insieme abbiamo buttato giù i programmi della stagione. Quindi le classiche fatte bene e il lavoro per quelle. Lo stacco. La Vuelta corsa in ottica Giro e ora il blocco Giro e Olimpiadi, passando per un Tour non da leader… E questo scrivetelo!
Perché?
Perché non vorrei che qualcuno si montasse la testa e magari si aspettasse chissà cosa al Tour Femmes. E poi c’è il finale di stagione con un mondiale duro, che molto somiglia ad una classica. Se la testa ci sarà ancora, se non sarà stanca, potrebbe essere un’altra bella occasione per Elisa.
GRUISSAN (Francia) – Ciccone sta nel mezzo, come gli succede da parecchio negli ultimi anni. Voleva fare il Giro d’Italia, ma si è ammalato. Lo hanno portato al Tour per puntare alle tappe e aiutare Tao Geoghegan Hart, uomo per la classifica. Invece il britannico è caduto e Giulio si è ritrovato lui a fare classifica. E così adesso che Silvano Ploner di Rai Due gli chiede se non sarebbe meglio lasciar andare la classifica per puntare a una tappa, lui risponde con ironia.
«No, non è facile – dice l’atleta della Lidl-Trek – non è facile anche perché è sempre una top 10 a un Tour de France. Non va buttata così per andare in una fuga. Ci sono dinamiche un po’ diverse, però vediamo. Niente è deciso, quindi aspettiamo. Oggi è una tappa che tanti sottovalutano, ma sarà una tappa che farà più casino delle montagne. Quindi vediamo quello che succede e poi decideremo».
La partenza da Gruissan è caotica e calda. Le cicale friniscono senza tregua e prima che iniziasse il baccano della carovana si erano prese tutto lo spazio nella gamma dei rumori. I pullman sono arrivati alla spicciolata e quando Giulio ci raggiunge, ha lo sguardo divertito di sempre.
Come nelle prime tappe italiane, al Tour questa mattina è tornato il caldo, ma Ciccone non ha perso il sorrisoCome nelle prime tappe italiane, al Tour questa mattina è tornato il caldo, ma Ciccone non ha perso il sorriso
Ti abbiamo visto abbastanza stanco, come stai dopo il giorno di riposo?
L’altro giorno è stata una tappa folle. E’ vero, nell’ultima salita ho pagato qualcosa, però vi assicuro che non è stato un crollo. I miei dati erano buoni, la potenza era buona. Era semplicemente che Il ritmo era troppo alto per le mie possibilità, tutto qui. Ieri è stato un buon giorno di recupero e ora siamo nell’ultima settimana, vediamo cosa si riesce a tirar fuori.
L’idea comunque non era di fare classifica, giusto?
No, il leader era Geoghegan Hart, sulla carta. Arrivavo qui per fare qualche tappa, per riprovare magari la maglia pois. Poi però siamo partiti dall’Italia e, come avevo già dichiarato, volevo vedere come andava la prima settimana e poi decidere. Finora ho avuto delle belle prestazioni in salita, forse la peggiore è stata proprio a Plateau de Beille. Comunque tolti i tre fenomeni, poi il livello è molto bilanciato. Secondo me vale la pena provare a tenere duro. Manca ancora la settimana più dura, quindi se capita l’occasione non voglio tirarmi indietro.
Ciccone si è ritrovato per l’ennesima volta a “dover” fare classificaCiccone si è ritrovato per l’ennesima volta a “dover” fare classifica
Qualcuno ha detto che, visto il livello che hai in questo Tour, potevi fare un bel Giro.
Mi sarebbe piaciuto e come ho sempre detto, il Giro rimane il mio sogno. Però purtroppo per forza di cose sono già due anni che i programmi saltano. Ma ripeto per me il Giro è il Giro e magari fare un Tour così bene mi darà ancora più fiducia per riprovarci in Italia.
Cos’è che rende il Tour così duro?
Il Tour è il Tour, è micidiale. Non c’è una tappa dove si può stare tranquilli e le velocità sono pazzesche. Lo stress è altissimo, il livello è altissimo: è tutto diverso. Il Tour è una gara completamente a parte, non esiste una gara simile al Tour.
I valori sono buoni, la potenza è buona, quindi si corre guardando i dati sennò si salta?
Diciamo che io non li guardo, cerco di seguire la corsa e non mi lascio condizionare dai dati. Però poi ovviamente si analizza tutto e a leggere ci sono dei valori mostruosi. Ve lo assicuro. Quindi sono contento così.
Quanto è grande una squadra WorldTour? Elke Weylandt ci guida nei numeri della Lidl-Trek: corridori, staff, mezzi, struttura. Una famiglia di circa 180 persone
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A Firenze, nel giorno in cui il Tour de France partiva dall’Italia, Stefano Devicenzi di Santini ha richiamato la nostra attenzione davanti al pullman della Lidl-Trek. Voleva mostrarci i giubbini del ghiaccio della squadra americana, realizzati con i colori del team. Qualcosa di nuovo, a ben vedere, dato che spesso i gilet coprono le maglie, togliendo visibilità agli sponsor. Un guizzo all’italiana, che era giusto sottolineare. Poco oltre, anche i corridori della Ineos Grenadiers sfoggiavano un capo simile, ma Andrea Scolastico, referente italiano di Gobik, ci ha spiegato come si sia trattato di un’iniziativa della squadra, che li ha fatti realizzare altrove.
Sul palco di Firenze, i corridori della Visma-Lease a Bike costretti ad aprire il giubbino per mostrare la magliaAnche Ineos Grenadiers ha griffato i gilet, ma per ammissione di Gobik è il team ad averli realizzatiSul palco di Firenze, i corridori della Visma-Lease a Bike costretti ad aprire il giubbino per mostrare la magliaAnche Ineos Grenadiers ha griffato i gilet, ma per ammissione di Gobik è il team ad averli realizzati
Le grafiche dei team
I gilet del ghiaccio, chiamiamoli così, sono ormai nell’uso comune. Visto l’innalzamento delle temperature, in certi giorni verrebbe la voglia di indossarli anche solo per sedersi al computer. I corridori se ne servono in due occasioni: la mattina per andare alla firma e nel riscaldamento prima delle cronometro. Soprattutto nella prima fase, passano attraverso le schiere dei tifosi e poi salgono sul palco su cui vengono presentati. Quanto è brutto, conoscendo gli sforzi per sistemare al meglio i vari elementi grafici sulle maglie, che i corridori salgano là sopra infagottati dentro quei gilet?
A Firenze, ad esempio, gli atleti della Visma-Lease a Bike a un certo punto se ne sono accorti e hanno aperto la lampo, mostrando le maglie griffate per il Tour che partiva dall’Italia.
Il giubbino Santini è leggero ed elastico: passa anche inosservatoIl punto di partenza è un gilet in lycra e nylon leggero Sul gilet vengono ricavate le tasche per inserire i panetti gelatiIl giubbino Santini è leggero ed elastico: passa anche inosservatoIl punto di partenza è un gilet in lycra e nylon leggero Sul gilet vengono ricavate le tasche per inserire i panetti gelati
Non solo per sollievo
Perché indossare il gilet del ghiaccio? La spiegazione ce la fornì ottimamente il dottor Magni e fu subito chiaro che il sollievo prodotto non è limitato al senso di fresco, ma è strettamente connesso con la prestazione.
«La contrazione muscolare – ha spiegato – è un procedimento complesso e passa attraverso diversi sistemi. Tra questi quello forse più importante è quello enzimatico. Gli enzimi sono sostanze proteiche, in questo caso actina e miosina, che contribuiscono alle reazioni biochimiche le quali danno il meglio quando la temperatura esterna del corpo va da 36 a 37 gradi. Quando questi enzimi lavorano in un ambiente più caldo la contrazione muscolare avviene, ma con un’efficacia ridotta.
«Ed ecco perché lo scopo di un atleta è quello di restare il più fresco possibile. O di tenere la temperatura il più vicino possibile a quella normale. Quando si parla di crono, alcuni ragazzi preferiscono indossarlo già sul bus. Altri lo mettono qualche minuto dopo, anche a riscaldamento iniziato, per sentire lo shock termico che dà piacevoli sensazioni e che risveglia anche un po».
Il giubbino termico è da anni una consuetudineI panetti sono collocati sul petto e sulla schienaIl giubbino è completo: per i panetti di ghiaccio è intervenuta InuteqIl giubbino termico è da anni una consuetudineI panetti sono collocati sul petto e sulla schienaIl giubbino è completo: per i panetti di ghiaccio è intervenuta Inuteq
Per Lidl e per ASO
Il gilet del ghiaccio in realtà altro non è che una serie di tasche, più o meno grandi, che contengono dei panetti ghiacciati. Ne esistono vari modelli, che si differenziano prevalentemente per la durata. Quelli standard restano freddi fino a un’ora e mezza. Il funzionamento è semplice. I panetti, liquidi o ripieni di una polvere secca, vengono tenuti nel freezer e da qui si infilano nelle apposite tasche. Hanno temperatura prossima allo zero. E’ importante che venga raffreddata la zona del torace, davanti e dietro in modo da agire sul 40 per cento del corpo.
Il gilet realizzato da Santini per Lidl-Trek è confezionato in lycra e tessuti leggerissimi simil garza (sempre sintetici) per essere il più traspiranti possibile, al pari di tanti altri capi della collezione Lidl-Trek. E’ molto aderente, tanto che da lontano non si ha neppure la percezione dello strato aggiuntivo. I panetti sono liquidi e vanno refrigerati in freezer, prima di essere collocati intorno al torace. Sono forniti da Inuteq, che ha collaborato alla realizzazione del gilet. L’ultima annotazione riguarda le maglie di leader del Tour, prodotte appunto dalla stessa Santini. Anche per loro l’azienda bergamasca ha fornito gli stessi gilet nei colori ufficiali: il giallo, il verde, a pois e il bianco.
Dopo l'intervista a Elisa Longo Borghini su cosa significhi allenarsi e correre con il ciclo, approfondiamo il discorso con il preparatore. Parla Slongo
Il Giro d’Italia Women ha incontrato oggi, nella terza tappa, il primo arrivo in salita, conquistato da Niamh Fisher-Black. L’atleta della SD Worx ha anticipato la compagna di squadra Lotte Kopecky e la francese Juliette Labous. Le pendenze della salita di Toano non sono le preferite da Realini che ha pagato 36 secondi dalla vincitrice e 30 secondi da Longo Borghini e Kopecky.
«Sicuramente – spiega la scalatrice della Lidl-Trek – quest’anno il Giro non permette di abbassare molto la guardia. La tappa di ieri è stata abbastanza tranquilla, ma già da oggi era importante farsi trovare pronte e tenere le antenne dritte. Tutte le atlete volevano provare a mettere fatica e minuti nelle gambe delle avversarie. Il caldo ha giocato un ruolo importante nell’economia della corsa. Il ritmo è stato elevate per tutta la salita, con Mavi Garcia che ha messo in fila il gruppo. Nel finale ho aiutato la Longo Borghini a chiudere sui vari attacchi, l’ho accompagnata fino all’ultimo chilometro nel quale Elisa ha seguito bene Kopecky difendendo la maglia rosa».
Realini si era detta soddisfatta dopo la crono di Brescia dove aveva perso 1′ 08″ da Longo BorghiniRealini si era detta soddisfatta dopo la crono di Brescia dove aveva perso 1′ 08″ da Longo Borghini
Primi passi
Intanto Gaia Realini aveva sbloccato le gambe con la cronometro di Brescia, chiusa in 25ª posizione a un minuto e otto secondi dalla compagna Elisa Longo Borghini. Una prova positiva visto il percorso e la lunghezza di 15,7 chilometri. La prestazione era da considerare comunque positiva
«La cronometro – spiega Realini – non era la mia giornata, comunque è una cosa che fa parte delle gare e me la sono goduta fino in fondo. Sono riuscita a difendermi nonostante la prova impegnativa e le sensazioni sono state abbastanza positive. Sapevo che avrei perso qualcosa ma ero concentrata a fare il mio, senza guardare troppo alle altre».
Nella tappa di oggi con arrivo a Toano Realini ha perso 29″ dalla compagna di squadra e attuale maglia rosaLa maglia rosa oggi, dopo il primo arrivo in salita, è rimasta saldamente in mano a Elisa Longo Borghini
Sulle strade amiche
La tappa regina di questo Giro d’Italia Womensarà però a casa di Realini, in Abruzzo, sulle rampe del Blockhaus. Prima con la scalata di Passo Lanciano, nel secondo passaggio, quello finale, si arriverà fino in cima. Una frazione con pendenze sempre, o quasi, a doppia cifra.
Il distacco accumulato da Realini in classifica generale dopo tre tappe è di un minuto e 37 secondi. L’abruzzese rimane una delle favorite per la tappa con arrivo in cima al Blockhaus viste anche le pendenze quasi proibitive. Lo scotto pagato nei confronti delle rivali potrebbe aprire le porte per un attacco della Realini proprio sulle rampe di casa.
«Conoscere la salita – spiega – farà un altro effetto. Avere in testa anche i minimi particolari sarà utile, per sapere dove attaccare o dove magari si potrà respirare. Anche se credo che quest’ultima opzione sarà impossibile, però proverò a giocarmela al meglio. Scalare due volte quella salita farà male non solo alle gambe ma anche alla testa, perché è una salita molto dura ed esposta tutta al sole. Quindi siamo sicuri che se ci sarà grande sofferenza al primo passaggio anche il secondo non sarà facile».
Realini sul Blockhaus ci sale tutti i giorni, qui in foto era il 2021 e correva per la Isolmant-Premac Realini sul Blockhaus ci sale tutti i giorni, qui in foto era il 2021 e correva per la Isolmant-Premac
Gambe e testa
Entriamo però nel dettaglio di questa salitache potrebbe decidere la classifica finale, quali sono i punti in cui si può tirare il fiato? Quali, invece, dove sarà bene farsi trovare pronti?
«E’ una salita – racconta ancora Realini – che è costantemente al 9 per cento, i primi chilometri saranno anche al 12, 14 per cento. Punti dove poter respirare ce ne saranno davvero pochi, diciamo che quando dal 12 si passa al’8 per cento si fa un respiro di sollievo. Attaccare lo si potrà fare solamente ascoltando le gambe, dove diranno loro si potrà pensare di aumentare il ritmo. Non c’è da sottovalutare il primo passaggio, anche se si scollinerà a Passo Lanciano e non si arriva in cima. Farla forte subito potrà portare già ad una buona selezione, ma si dovranno fare i conti con le energie rimaste visto che è nella parte finale del Giro. Si tratta di una salita da meno di un’ora, quella di Passo Lanciano, mentre al secondo passaggio si arriverà fino in cima quindi staremo nell’ordine dell’ora.Quei chilometri in più che si faranno nel finale potrebbero giocare brutti scherzi sia alle gambe che alla testa. Quella tappa sarà anche una questione di nervi».
Fra l'autunno e l'inizio dell'inverno nascono le divise 2024. Da Santini c'è il lavoro per i team e in parallelo quello per gli amatori. Ecco come fanno
Elisa Longo Borghini alla vigilia della stagione olimpica. Con Slongo abbiamo parlato della preparazione che la attende. E di cosa farà tra Giro e Giochi
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