Thibau Nys è ormai un campione a tutti gli effetti.Non è più solo il “figlio di Sven”. Il corridore della Lidl-Trek su strada e della Baloise-Trek-Lions nel ciclocross, in questo autunno, sembra aver compiuto un ulteriore salto di qualità. La vittoria al campionato europeo di Pontevedra è stata solo l’ennesima prova di questa crescita costante.
Una crescita che fa sorgere una domanda: fino a dove può arrivare Thibau Nys? Non è una domanda banale, perché tra Olanda e Belgio c’è chi inizia a definirlo il “terzo uomo”, l’erede di Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert, pensando anche al suo futuro su strada.
Niels Albert (classe 1986) è un ex crossista, due volte iridato ha smesso anzitempo nel 2014 per problemi al cuore (foto UCI)Niels Albert (classe 1986) è un ex crossista, due volte iridato ha smesso anzitempo nel 2014 per problemi al cuore (foto UCI)
L’occhio dell’esperto
Questo confronto si è intensificato dopo che l’ex bi-campione mondiale di ciclocross, Niels Albert, ha rilasciato un’intervista a Het Laatste Nieuws. Albert si è detto impressionato dal modo in cui il giovane Nys ha gestito la gara spagnola e da come sia riuscito a fare la differenza. Ha quindi elogiato le sue doti tattiche e atletiche.
«Proprio come a Overijse – ha detto Albert – Thibau è stato economico nella sua gara. Si è gestito e ha sempre avuto tutto sotto controllo… per poi colpire magnificamente e spietatamente al momento giusto».
L’anno scorso, nelle gare di ciclocross in Belgio, abbiamo avuto modo di vedere Nys dal vivo, e senza dubbio ha un grande appeal. Tantissimi erano i tifosi. Lui, rispetto ad altri, ci è sembrato sempre molto tranquillo e disponibile, almeno fino alle fasi del riscaldamento, quando ha chiesto a un meccanico di spostare la sua bici nel retro del camper per trovare la giusta concentrazione. Poi, in pista, lo si è visto esprimere tutta la sua abilità di guida e la sua potenza.
Al Romandia Nys è persino andato in fuga: questo per dire che durante l’anno non ha corso solo di rimessaAl Romandia Nys è persino andato in fuga: questo per dire che durante l’anno non ha corso solo di rimessa
L’importanza della strada
Ma forse quest’anno è ancora diverso. La ragione è legata all’attività su strada svolta quest’anno, che è andata crescendo rispetto alle stagioni precedenti, soprattutto per i risultati ottenuti.
Nei suoi 34 giorni di gara su strada del 2024, Nys ha vinto ben nove corse, quasi tutte nel WorldTour. L’anno precedente aveva ottenuto solo una vittoria, pur conquistando comunque buoni piazzamenti, ma aveva corso di più. Quest’anno ha gareggiato su strada dal Romandia alla Bretagne Classic, quindi da maggio a fine agosto. Ha osservato un periodo di riposo all’inizio, per staccare dalla stagione del ciclocross, e uno dopo, in vista della nuova stagione. Questa, ovviamente.
Nel 2023, invece, aveva proseguito subito dopo il ciclocross disputando alcune classiche minori nella Campagna del Nord e si era spinto fino a settembre, totalizzando 40 giorni di gara, pur con un’estate meno intensa.
Il momento in cui all’europeo di Pontevedra ha staccato lo spagnolo OrtsIl momento in cui all’europeo di Pontevedra ha staccato lo spagnolo Orts
Ancora Albert
Insomma, più strada anche per il ciclocross, a sostegno della teoria di Diego Bragato. E osservando attentamente i tempi di recupero, i tecnici ci hanno visto lungo.
Anche Albert è d’accordo con Bragato: «Vincere un campionato europeo – riprende Albert – per uno come lui è positivo, ma non è stata una grande sorpresa. A mio avviso, Thibau ha fatto i suoi progressi più grandi la scorsa estate, correndo su strada e con quella serie di nove vittorie. Tuttavia, questo non lo pone ancora al livello di Van der Poel e Van Aert. Se però dovesse migliorare ancora nel ciclocross, per lui significherebbe arrivare al traguardo con Wout e Mathieu e batterli in volata, visto quanto è esplosivo».
Nys ha battutto gente veloce come Ulissi su uno strappo (in foto), ha vinto le classifiche generali e si è ben difeso in molte tappe dureNys ha battutto gente veloce come Ulissi su uno strappo (in foto), ha vinto le classifiche generali e si è ben difeso in molte tappe dure
Come Wout e Mathieu
E’ chiaro, però, che la strada intrapresa da Nys è quella dei suoi due illustri colleghi: competere ad altissimi livelli sia nel ciclocross che su strada. Le capacità tecniche, e sempre più anche quelle atletiche, ci sono tutte.
Inoltre, c’è un aspetto a nostro avviso molto importante. Thibau Nys si trova in una squadra, la Lidl-Trek, che crede nella doppia disciplina. Basti vedere lo spazio che hanno concesso a Milan e Consonni, ad esempio, per la pista, o come gestiscono Lucinda Brandnel ciclocross. Questo permette a Nys di pianificare con tranquillità e chiarezza, avendo a disposizione materiali sempre all’avanguardia. Una cosa meno scontata di quanto possa sembrare… almeno a certi livelli “siderali”.
Follonica ha ospitato i Campionati Italiani Giovanili di ciclocross. Organizzava la ASD Romano Scotti. Una festa di sport sotto lo sguardo del CT Pontoni
Che cosa significa per una squadra avere un campione come Jonathan Milan, che vince su strada e anche in pista? Giorni fa Elia Viviani spiegava che l’interesse della Ineos verso le sue medaglie su pista – quella olimpica e quella dei mondiali – gli sia sembrato inferiore rispetto a Rio e Tokyo. Quasi che la squadra sia stata contenta di lasciargli lo spazio per prepararle, ma nulla più. Lo aveva già detto in precedenza Lefevere a proposito della rinuncia di Alaphilippe ai Giochi di Tokyo: le medaglie olimpiche non danno lustro ai club. E’ questo l’orientamento nel WorldTour? Lo abbiamo chiesto a Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek (in apertura eccolo insieme a Milan e Fabio Cannavaro ad un evento Trek alla partenza del Tour da Firenze, foto Instagram).
«Sicuramente a noi fa piacere dal punto di vista della performance – dice il milanese – perché se il ragazzo si dà degli obiettivi e li raggiunge, sicuramente acquisisce un livello superiore ed è un vantaggio per tutti. Poi se parliamo strettamente di cosa noi come team riusciamo a utilizzare quando ci sono risultati con la nazionale, in realtà devo dire ben poco. A prescindere dal valore assoluto dell’atleta, che poi comunque si ripercuote sui bilanci della società, abbiamo il grosso limite di non poter utilizzare le sue immagini. Alla fine in nazionale si corre con i materiali della nazionale e di conseguenza il beneficio reale è quasi zero se non, tra virgolette, deleterio».
Jonathan Milan ha conquistato l’oro dell’inseguimento agli ultimi mondiali, con tanto di record del mondoJonathan Milan ha conquistato l’oro dell’inseguimento agli ultimi mondiali, con tanto di record del mondo
Evviva la maglia azzurra, insomma?
Ovviamente è solo un discorso in termini di immagine e sponsorizzazione. Poi è ovvio che, se parliamo dal punto di vista strettamente sportivo, avere in squadra un atleta che ha fatto il record del mondo è un grandissimo vantaggio. Anzi, devo ammettere che eravamo tutti lì a seguire la corsa, perché volevamo che Jonathan ottenesse il suo risultato. Non posso negarlo, i rapporti con i tecnici della nazionale sono ottimi. Quindi è ovvio che il piacere di vedere un record del mondo da uno dei ragazzi che corre con noi, preparato dai nostri tecnici e seguito dai tecnici della nazionale in una collaborazione che porta al risultato, fa piacere. E poi da italiano, l’azzurro è sempre speciale.
Sapevate già al momento della firma che ci sarebbero stati dei giorni in pista?
Sì, la discussione è stata molto onesta. Sapevamo che per lui la pista era e probabilmente sarà qualcosa di importante anche per la strada. Sapevamo che aveva degli impegni che l’avrebbero portato via dalla strada per essere a disposizione della pista. Quindi, sebbene in qualche momento della stagione forse avremmo avuto necessità di averlo al 100 per cento sulla strada, visto che l’accordo era stato discusso in precedenza, lo abbiamo rispettato.
Dal prossimo anno la strada sarà la priorità: secondo te, da allenatore, le sue prestazioni ne trarranno vantaggio?
Diciamo che avrà un vantaggio nella misura in cui la preparazione sarà essenzialmente mirata a determinate corse. Quindi, soprattutto psicologicamente, non avrà altri obiettivi da raggiungere e questo sicuramente gli potrà creare un vantaggio. Più psicologico che fisico, sinceramente, perché alla fine preparare un’Olimpiade o una Coppa del mondo o un campionato del mondo su pista, sono soprattutto energie mentali.
Al primo anno con la Lidl-Trek, Milan ha vinto 11 corse: un risultato che non ha stupito GuercilenaAl primo anno con la Lidl-Trek, Milan ha vinto 11 corse: un risultato che non ha stupito Guercilena
Milan ha vinto su strada e ha vinto su pista, ha gestito bene queste tensioni…
Se facciamo il paragone con il 2024, è chiaro che per quanto tu possa cominciare la stagione focalizzandoti sulle classiche, sai che l’obiettivo principale è l’Olimpiade perché ce l’ha in testa e perché prevede anche preparazioni di tipo differente. Quindi psicologicamente è comunque un carico che gli atleti devono sopportare. E peraltro, all’interno di un ciclismo abbastanza esasperato, mantenere una tensione psicologica elevata per 12 mesi è molto impegnativo.
L’idea è che lui possa crescere? Viviani parlava di due anni prima delle prossime Olimpiadi per vincere la Gand e poi al Tour, per dimostrare di essere il velocista più forte del mondo…
Non parlerei della Gand, ma delle classiche in generale, perché secondo me Jonathan è un atleta che può fare molto bene anche nelle grandi classiche. Per quello che riguarda gli sprint, non è detto che per dimostrare di essere il velocista più forte al mondo debba andare al Tour. Alla fine secondo me il livello dei velocisti al Giro d’Italia era molto elevato e lui ha dimostrato di essere uno dei più forti, se non il migliore in assoluto. Ma non vedo la pressione all’interno dei due anni, perché credo che Jonathan sia giovane e abbia margini anche dopo Los Angeles. La valutazione di un atleta la fai sulla carriera. Per cui ci sono gli obiettivi a breve termine, che sicuramente possono essere identificati con la corsa singola. Però in assoluto un atleta viene ricordato per quello che ha vinto nell’arco della carriera. Per cui come squadra valutiamo più quello che un discorso a brevissimo termine.
Ti aspettavi di trovare un Milan già così vincente?
Sì, nel senso che quando abbiamo fatto un’analisi per capire chi fosse uno degli sprinter che avrebbe potuto crescere in modo esponenziale, sicuramente l’occhio è andato su di lui. Avevamo visto il suo percorso, già prima all’interno del Cycling Team Friuli, dove comunque Bressan fa sempre un ottimo lavoro con il suo gruppo. Allo stesso tempo quando è andato in Bahrain ha dimostrato ottime capacità. E poi non nego che Villa me lo avesse già detto…
Milan ha sempre avuto grandi mezzi in volata. Qui ha appena vinto a Rosà al Giro U23 e va al podio con Fabio BarontiMilan ha sempre avuto grandi mezzi in volata. Qui ha appena vinto a Rosà al Giro U23 e va al podio con Fabio Baronti
Che cosa ti aveva detto?
Me lo aveva segnalato ben prima dell’anno scorso, dicendo che era un ragazzo che stava crescendo in modo costante e che secondo lui avrebbe potuto fare il record del mondo dell’inseguimento. Questo me lo disse, credo, quattro anni fa. Non avevo la certezza, però quando vedi il percorso di un atleta – sai quanto ha lavorato e quanti sono i margini di miglioramento – le aspettative sono sicuramente alte.
Di fronte a uno così, ti viene ogni tanto la voglia di allenarlo tu in prima persona oppure c’è fiducia cieca nel suo allenatore?
Sì, assolutamente: fiducia cieca. Ormai è un po’ che sono fuori da certe dinamiche. Non dico che non sarei più in grado di allenare questa generazione di corridori, ma i sistemi di lavoro, gli indici e i software di analisi sono cambiati completamente. Avrei bisogno di un ringiovanimento cerebrale dal punto di vista della preparazione. Poi, come sempre, per chi come me ha fatto l’allenatore, il piacere di allenare un grande campione ci sarebbe sicuramente. Però bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti.
Quindi guardi e basta?
Non nego che, come sempre, e non solo nel caso di Johnny, quando vedo qualcosa che secondo me può essere migliorato nella preparazione, ne parlo con il gruppo performance e magari cerco di fargli vedere quale potrebbe essere una fase successiva della pianificazione d’allenamento. Però poi ho pienissima fiducia nel suo e negli altri coach, anche perché hanno dimostrato essere molto capaci nel loro lavoro.
Il Tour Femmes con il tecnico della nazionale, finché il ruolo sarà di Paolo Sangalli. Fino al 31 dicembre infatti, il milanese sarà ancora il cittì delle elite e le juniores, poi passerà alla Lidl-Trek. Per questo negli ultimi giorni ha preparato i programmi per la prossima stagione affinché chiunque subentri abbia una linea tracciata. Che sia in quanto responsabile azzurro o perché interessato a causa del ruolo futuro, a Sangalli non è sfuggito il percorso presentato ieri a Parigi. E così, se nell’articolo precedente è stato Christian Prudhomme a illustrare il Tour degli uomini, quello delle ragazze lo vediamo con lui ( in apertura c’è Marion Rousse con il presidente Lappartient, foto ASO/Maxime DELOBEL).
Una breve premessa. Le Tour Femmes avec Zwift parte il 26 luglio da Vannes e si conclude il 3 agosto a Chatel. Chilometraggio totale di 1.165 metri e dislivello positivo di 17.240 metri, per quella che sembra una diagonale della Francia dalla Bretagna alle Alpi. Rispetto allo scorso anno sembra meno duro e soprattutto manca la crono che nel 2024 lanciò Demi Vollering verso la vittoria di tappa e la conquista provvisoria della maglia di leader. Il gran finale sulla Madeleine è sicuramente affascinante ma, numeri alla mano, meno severo del Tourmalet del 2023 e l’Alpe d’Huez di quest’anno.
Nove tappe per un totale di 1.165 chilometri, per 17.240 metri di dislivelloNove tappe per un totale di 1.165 chilometri, per 17.240 metri di dislivello
Allora Paolo, che cosa ti sembra di questo percorso?
Quello che balza all’occhio è che non c’è neanche una cronometro. Per una gara a tappe così importante, secondo me, una cronometro poteva anche starci. Per il resto partono dalla Bretagna, da Plumenec dove avevamo fatto gli europei nel 2016 e poi faranno il Massiccio Centrale. Le tappe vere di montagna secondo me ci saranno proprio nel finale, sulle Alpi, anche se il Massiccio Centrale si rivelerà comunque impegnativo.
Belle le Alpi, ma l’arrivo sulla Madeleine è certo meno incisivo di quello 2024 sull’Alpe d’Huez…
Sì, sembra che abbiano rimodellato il Tour a livello femminile, però quello che salta all’occhio è proprio l’assenza della crono. Forse in compenso hanno allungato un po’ le tappe. La terza è di 162 chilometri, la quinta di 166 e la settima di 160. Quelle di montagna sono più corte, però è vero che sono distanze importanti, diciamo così…
1ª tappa, Valles-Plumelec: km 792ª tappa, Brest-Quimper: km 1103ª tappa: la Gacilly-Angers: km 1624ª tappa, Saumur-Poitiers, 128 km5ª tappa, Jaunay-Marigny Futuroscope-Gueret (km 166)6ª tappa: Clermont Ferrand-Ambert, km 1607ª tappa, Bourg en Bresse-Chambery, km 1608ª tappa, Chambery-Col de la Madeleine, km 1129ª tappa, Praz sur Arly-Chatel, km 1241ª tappa, Valles-Plumelec: km 792ª tappa, Brest-Quimper: km 1103ª tappa: la Gacilly-Angers: km 1624ª tappa, Saumur-Poitiers, 128 km5ª tappa, Jaunay-Marigny Futuroscope-Gueret (km 166)6ª tappa: Clermont Ferrand-Ambert, km 1607ª tappa, Bourg en Bresse-Chambery, km 1608ª tappa, Chambery-Col de la Madeleine, km 1129ª tappa, Praz sur Arly-Chatel, km 124
Volendo fare un po’ di nomi, questo arrivo lungo e non durissimo della Madeleine potrebbe favorire una Longo Borghini contro gli scalatori puri?
Vero, anche se quest’anno al Giro ha dimostrato di competitiva anche sulle salite dure. Però probabilmente la Madeleine, che è molto lunga e non certo tanto ripida, è più per gente potente, che fa watt. Mi viene in mente la Kopecky, che se la porti su a 300 watt costanti, non la stacchi. Lei è una che se la porti in giro così, poi ti punisce. Teniamo conto che senza le Olimpiadi di mezzo, ci saranno proprio tutte. Sarà proprio un bello scontro, speriamo che rientri anche la Cavalli.
La SD WORX perde Vollering che passa alla FDJ, ma ritrova Anna Van der Breggen: è credibile che torni dopo due anni e sia già competitiva?
A me risulta che si sia sempre allenata e facesse già dei valori ottimi in allenamento, quindi credo che torni già competitiva. Vero è che è perdere due anni in questo ciclismo non è poco, però lei era ai vertici. E con la Vollering di là, ci sarà un bello scontro. La SD Worx ha perso anche Fisher Black che secondo me sarebbe stata molto utile nelle corsa tappe, però…
La presentazione del Tour Femmes è stata condotta da Marion Rousse e Christian PrudhommeLa presentazione del Tour Femmes è stata condotta da Marion Rousse e Christian Prudhomme
Secondo te Realini è troppo leggera per questo Tour 2025?
E’ sempre una salita, magari non estrema, ma è lunga. Può dipendere dal modo di prenderla e dalle tattiche delle squadre, per cui credo che adesso tutti aspettino anche il percorso del Giro per capire anche come andare al Tour.
Nel ciclismo che cerca un nuovo sistema di business, le parole pronunciate qualche giorno fa da Brent Copeland hanno prodotto la reazione di Luca Guercilena, team manager della Lidl-Trek. Il ciclismo che si spinge verso vertici prestazionali clamorosi vive di contraddizioni commerciali e strutturali da mani nei capelli. In questo quadro così… arabo, mettersi a ragionare di salary cap, budget cup o di un sistema che limiti i punteggi delle squadre può suonare da un lato necessario dall’altro probabilmente poco utile per sciogliere i tanti nodi.
Luca, proviamo a capire cosa sia oggi il ciclismo?
Uno sport legato ai controsensi. Prima di pensare di introdurre cap e limitazioni, bisognerebbe mettere mano al modello di gestione in generale. Se analizziamo quali sono gli sport che hanno un cap, vediamo che sono riconducibili a delle leghe professionistiche. Significa che le parti sono all’interno di un’unica società che produce profitto per tutti. Un sistema in cui i proventi dei diritti – televisivi, commerciali, merchandising e quant’altro – vengono suddivisi secondo dei criteri ragionati tra tutte le parti del movimento. Nel nostro caso sappiamo benissimo che non è così, quindi il discorso di introdurre dei cap per favorire o sfavorire qualcuno non porta nessun bilanciamento, ma soprattutto non porta beneficio alle casse delle squadre. Se limitiamo la prima squadra WorldTour, secondo voi l’ultima ne ha un beneficio reale in termini economici? Può solo sperare di acquisire un atleta di livello superiore a quello che potrebbe permettersi un prezzo probabilmente nemmeno calmierato.
Luca Guercilena, 51 anni, è il team manager della Lidl-TrekLuca Guercilena, 51 anni, è il team manager della Lidl-Trek
Quindi pensi che sarebbe logico o comunque funzionale al discorso creare una sorta di lega in cui tutti partecipano con diritti e doveri proporzionali alla loro dimensione?
Assolutamente, anche perché quello che noi tanto osanniamo come sistema aperto in realtà è già un sistema chiuso. Basti pensare che se uno vuole entrare nel WorldTour, può comprarsi una licenza esistente oppure, partendo dalla categoria professional, non ci arriverà prima di sei anni. A questo punto mi chiedo perché non abbia senso fare la valutazione di un modello di business molto più simile alla Formula 1 o agli sport americani, dove la suddivisione degli introiti è gestita da un ente unico.
L’unico ente che mette le mani nelle tasche di tutto è proprio l’UCI…
Penso che lo stesso problema che viviamo noi come squadre lo vivano le federazioni. Ho letto recentemente di polemiche abbastanza accese sulle spese che le nazionali hanno sostenuto in Australia e quelle che sosterranno in Rwanda. Di conseguenza, se abbiamo costantemente questa divisione, far crescere il movimento è complicato. E far crescere non significa avere manager capaci di far innamorare gli sponsor del nostro sport, ma di creare un sistema di investimenti che abbiano un ritorno che non sia esclusivamente la visibilità.
Secondo te c’è la volontà da parte di tutti che il sistema cresca?
Mi sembra evidente che ognuno difenda il proprio orticello. Gli stessi benefici e gli svantaggi che potrebbero derivare da un sistema dei cap vengono spiegati sommariamente. Basti pensare che tutti parlano di budget cap e raramente si è parlato di budget floor, che è un’altra delle componenti fondamentali quando si parla di budget cap. Quindi una quota di ingresso che normalmente non è inferiore al 90% del budget cap. Questo vuol dire che se si fa un’ipotesi di 100 come budget cap, vuol dire che una squadra che voglia fare parte del sistema minimo debba mettere 90. Si fa così proprio per assicurare la competitività, per cui la differenza tra il massimo e il minimo sarebbe veramente ridotta. Se invece le differenze sono enormi, il sistema sarà sempre in crisi. E renderà possibile che una squadra spenda una fortuna per prendere un corridore e dopo due anni sia costretta quasi a chiudere.
La Red Bull-Bora sarà nel 2025 la squadra con il budget più alto (foto JM Red Bull-Bora)La Red Bull-Bora sarà nel 2025 la squadra con il budget più alto (foto JM Red Bull-Bora)
Su quale ipotesi si sta ragionando?
La proposta attuale è di mettere il budget cap a 50 milioni, quindi credo che la squadra che ne abbia di più attualmente sia la Red Bull con 52. Nel corso di 5-6 anni, tenendo sempre fissa la soglia dei 50 milioni, il beneficio dell’ultima squadra WorldTour, che in questo momento ha un budget di 12 milioni, arriva a 15. Mi spiegate, quando questi arrivano a 15 milioni e quelli ne hanno ancora 50, cioè tre volte e mezzo, che equità hai creato? Non dovrebbero neanche essere nel WorldTour. Se infatti applichi il cap a 50 milioni come in tutte le altre leghe, vuol dire che devi avere almeno 25 milioni per essere nel World Tour, se no non ci stai. E’ la legge di mercato. Anche se gli organizzatori ne sono fuori…
Fuori dal sistema?
Perché a loro queste cose non vengono mai chieste? Non devono presentare un bilancio, non devono presentare niente. Basta che facciano l’iscrizione al calendario e rispettino il fatto che ti danno l’albergo o anche niente e sono a posto. Per lo stesso concetto dovresti dire che i ragazzi del Tour de France non possono spendere più di 100 milioni e con gli altri creiamo un sistema di condivisione per cui traggano benefici. L’UCI dice che sono due lavori diversi, mi sta bene. Allora però trovo illogico che facciano una commissione in cui ci sono anche loro e siano chiamati a decidere come io devo spendere i miei soldi. Io non ho potere di decidere come loro spendono le loro risorse e loro entrano nella mia economia? Se io dimostro di avere più capacità di un collega o più fortuna, perché un organizzatore deve venirmi a dire a me come devo spendere i miei soldi?
Avrebbe senso ragionare sin da subito di una regolamentazione per l’ingaggio di nuovi talenti, come nel draft del basket americano?
Certo, il concetto è che a lungo termine, se ci fosse un modello di business rivisto completamente, l’ideale sarebbe avere un sistema di drafting all’interno delle squadre continental. Dovrebbe essere un ranking individuale e di squadra e il livello superiore dovrebbe autotassarsi attraverso gli sponsor di un sistema Lega, per dare dei benefici alle squadre inferiori da cui provengono i giovani talenti. Quindi l’atleta individuale farebbe parte di un ranking e le squadre che producono talenti a quel punto devono essere rimborsate per quello che è il loro valore effettivo. Se ci fossero le clausole di uscita chiare e definite dall’UCI, se il valore dell’atleta fosse realmente vincolato al sistema di punteggio e se per questo avesse un valore reale economico, sicuramente si potrebbe già applicare adesso. Ma se tutto dipende dalle mie capacità di trovare gli sponsor, il sistema parte già con delle fondamenta molto sbagliate.
Gianni Savio e la Androni sono riusciti per primi a percepire un “premio di valorizzazione del talento”Gianni Savio e la Androni sono riusciti per primi a percepire un “premio di valorizzazione del talento”
Nelle leghe professionistiche qual è l’impatto degli sponsor?
Al massimo nel bilancio del team rappresentano il 15%, noi invece siamo al 95%. Quindi mi chiedo perché vuoi limitare la mia capacità di creare profitto? Al momento tutto dipende esclusivamente dai soldi che io riesco a trovare all’interno del mercato e come io riesco a renderli redditizi attraverso il risultato.
Forse più che limitare i budget e la capacità di trovare risorse si potrebbe intervenire tecnicamente per evitare che una squadra abbia un accumulo di corridori con tanti punti?
La realtà dei fatti è che in questo momento tutto nasce dal fatto che abbiamo un fenomeno. Se togliessimo alla UAE Emirates il punteggio di Pogacar, alla fine tutte le classifiche e anche il numero delle vittorie sarebbero uguali, né più né meno che prima. C’è la balzana idea che la UAE stia ammazzando il ciclismo, io ho sempre ragionato in modo diverso, anche quando non avevamo un budget consistente. Noi dobbiamo dimostrare di essere capaci di fare, perché così quando arriverà il supporto economico, avremo tutte le basi per fare passi ulteriori. Credo che questo sia lo spirito con cui si debba affrontare il ciclismo attuale, perché lamentarsi degli altri che hanno più soldi è sempre comunque relativo. E poi forse occorre distinguere bene fra ciclismo professionistico e resto del movimento.
In che senso?
A mio parere la riforma andrebbe fatta a 360 gradi. Il ciclismo professionistico dovrebbe essere regolamentato attraverso un sistema molto simile alle leghe professionistiche, non possiamo essere sempre vincolati a regolamenti che poi devono andare bene per gli juniores, gli allievi e gli esordienti. Se si vuole definire uno sport professionistico, bisogna rifarsi ai parametri delle leggi del lavoro.
Richard Plugge, manager della Visma-Lease a Bike, ha più volte parlato di una Superlega per bypassare il blocco dell’UCIRichard Plugge, manager della Visma-Lease a Bike, ha più volte parlato di una Superlega per bypassare il blocco dell’UCI
Credi sia possibile?
Quando nel 2005 è partito il ProTour, un minimo di forma strutturata era stata creata. Adesso si tratta di continuare a seguire quella linea, però come sempre tutto dipende dalle persone. Nel momento in cui ci sono le persone e ruoli di potere che hanno una visione di questo tipo, allora la cosa potrebbe anche nascere in tempi relativamente brevi. Nel momento in cui la visione è sempre vincolata al fatto che siamo lo sport del passaggio della borraccia, allora resteremo sempre al palo rispetto alla Formula 1, rispetto al tennis, rispetto all’NBA e alle altre leghe, nonostante abbiamo dei numeri di partecipazione elevatissimi.
Secondo Luca Guercilena un modello così ridisegnato rende più attrattivo il ciclismo anche per sponsor che dovessero entrare o darebbe più stabilità alle società?
Entrambe le cose. Ci sarebbe un modello che prevede un senso comune della creazione di profitto. Alla fine sarebbe un beneficio di tutti, per cui l’UCI potrebbe andare da grossi sponsor come Apple oppure Visa, proponendo di sponsorizzare il suo calendario, mettendo sul piatto l’unicità del gruppo e della sua narrativa. Ma siccome l’UCI prende i voti da tanti organismi diversi, federazioni e atleti, la sensazione è che gli interessi mantenere questa suddivisione e lotta interna tra organizzatori e squadre. Divide et impera, è sempre andata così.
Pensi che la Superlega auspicata da alcuni manager sia una soluzione possibile?
Secondo me ci sarebbero i margini di operare all’interno del frame dell’UCI, con dei regolamenti adeguati e accettabili, senza nessuna Superlega. Con un modello di business nuovo dove, ripeto, non si devono rubare i diritti agli organizzatori, ma creare nuovi sistemi perché tutti abbiamo profitto. Questo sarebbe lo sforzo reale e probabilmente tramite investitori esterni ci sarebbero anche i margini per poterlo fare. Però ripeto: se si vuole operare negli ambiti istituzionali, lo sforzo deve venire dall’istituzione. Dovrebbero capire loro per primi la portata della riforma.
Quanto vale Jonathan Milan? A quale livello atletico e tecnico è arrivato e sin dove potrà spingersi? Abbiamo letto il racconto di Bragato sul record del mondo dell’inseguimento e poi abbiamo letto le raccomandazioni che al friulano ha fatto Viviani per il seguito della carriera. Il 2025 sarà un anno dedicato interamente alla strada. Questo significa che la preparazione della pista, fatta di lavori specifici e palestra, sarà sostituita da altri protocolli. E’ un delicato equilibrio che la Lidl-Trek dovrà trovare e mantenere. Il Milan vittorioso degli ultimi due anni era figlio dell’asfalto e del parquet. In che modo si lavorerà?
L’uomo giusto per parlare di tutto questo è Mattias Reck, svedese che compirà a breve 54 anni, che dopo una breve carriera da corridore dal 2016 è diventato allenatore. E’ lui il preparatore di Milan, come pure di Mads Pedersen. A ben vedere i due corridori si somigliano quantomeno nell’attitudine ed è con grande curiosità che gli abbiamo rivolto alcune domande da cui emergerà che, nonostante un palmares a dir poco speciale, Jonathan Milan è ancora lontano dall’aver raggiunto il suo massimo.
Mattias Reck, svedese classe 1970, è dal 2017 allenatore nel gruppo TrekMattias Reck, svedese classe 1970, è dal 2017 allenatore nel gruppo Trek
Ci dica, Mattias, che idea si era fatto di Milan e in che modo lo ha approcciato? Avevate dei test precedenti oppure siete partiti da zero nel primo ritiro?
Io e la squadra seguivamo le prestazioni e lo sviluppo di Jonny già molto prima di ingaggiarlo. Avevo un’idea chiara su che tipo di corridore fosse e di come avrei voluto allenarlo, ancora prima di iniziare. Poi nel primo ritiro, il 23 dicembre del 2023, abbiamo fatto dei test. Prima uno step test indoor poi di resistenza su strada: ricordo che sono rimasto molto colpito dai suoi valori e da diverse aree. Ad esempio, un Vo2Max elevato per essere un velocista e una resistenza già molto buona nonostante si allenasse solo da 3-4 settimane.
Qual è la principale qualità atletica di Milan?
Ovviamente ha uno sprint incredibile. Ciò che lo rende ancora più speciale è che, pur essendo così alto e pesante per essere un ciclista, ha una spinta molto esplosiva e può mantenerla a lungo. Poiché ha un motore aerobico così potente, in combinazione con la sua elevata potenza anaerobica, può sostenere un ritmo molto intenso per molto tempo prima dello sprint. Se chi lo lancia non ha un’azione regolare, Milan ha la capacità di sopravvivere anche se deve uscire nel vento un paio di volte di troppo o troppo presto. Questa combinazione fra capacità anaerobica e aerobica molto elevata fa sì che Jonathan possa essere competitivo anche nelle classiche più dure, come abbiamo già potuto vedere quest’anno alla Gand-Wevelgem.
Con Van der Poel e Pedersen, alla Gand 2024 Milan ha dimostrato di avere i mezzi per le corse del NordCon Van der Poel e Pedersen, alla Gand 2024 Milan ha dimostrato di avere i mezzi per le corse del Nord
Durante lo scorso inverno e poi durante la stagione avete lavorato sulla crescita generale o principalmente su ciò di cui ha bisogno per gli sprint?
Principalmente sulla crescita generale, che in questo caso significa molta resistenza di base. I velocisti hanno sempre bisogno di molte ore, in combinazione con alcuni brevi intervalli ad alta intensità e sprint: quello che si definisce un allenamento piuttosto polarizzato. Questo è il punto di partenza. Poi, man mano che si procede, si vedrà quanto lavoro a media intensità (zon3/4, FatMax e soglia) proporgli perché possa diventare ancora più forte. La gente potrebbe pensare che un velocista faccia un sacco di allenamento per lo sprint, ma l’80-90% è un lavoro aerobico di base, il che significa praticamente un sacco di lavoro di resistenza. Poi si aggiungono alcuni interval training e forse 2 sessioni a settimana con allenamenti specifici per lo sprint, ma in percentuale è ancora molto poco.
Pensa che abbia davvero caratteristiche simili a Pedersen?
Sì, entrambi hanno un’elevata capacità anaerobica e aerobica. Sono uguali, ma comunque diversi all’interno della stessa area.
La sua struttura fisica gli consente di essere competitivo anche in gare più impegnative come il Fiandre?
Lo sviluppo futuro dovrà valutare con esattezza quanto Jonny sia in grado di affrontare le gare classiche più dure. Il Giro delle Fiandre degli ultimi anni ha avuto un livello di scalata estremamente alto, quindi non oso fare previsioni. Tuttavia, in gare come Sanremo, Gand-Wevelgem e Roubaix, Jonathan può essere presente.
In ricognizione sui muri: riuscire a reggere il ritmo in salita è la versa sfida di MilanIn ricognizione sui muri: riuscire a reggere il ritmo in salita è la versa sfida di Milan
Può avere nelle gambe i 3-4 minuti del Poggio e mantenere la freschezza necessaria per la volata di Sanremo?
Sì, può. Dipende da quanto si faranno forte Capo Berta e Cipressa, dal meteo (il vento contrario o a favore sul Poggio fa una grande differenza) e ci vuole anche un po’ di fortuna, naturalmente. E’ una scommessa che si può accettare.
Partendo da quanto visto nel 2024, la preparazione per il 2025 subirà dei cambiamenti?
In realtà non cambierò nulla, sarà sempre la stessa cosa. Correrà meno in pista e questo di per sé farà la differenza perché significa che quest’anno potremo aggiungere più resistenza specifica su strada.
Il lavoro in palestra sarà una parte importante?
Come stradista, con uno sprint già molto buono, di solito non mi concentro molto sul lavoro in palestra. Facciamo qualche esercizio in palestra alla fine delle uscite per lavorare sulla resistenza, ma per lo sprint puro Johnny secondo me non ne trarrebbe grossi vantaggi.
Quarto al campionato italiano crono, dietro Ganna, Affini e Baroncini: una specialità che gli si addiceQuarto al campionato italiano crono, dietro Ganna, Affini e Baroncini: una specialità che gli si addice
Lavorerete sulla gestione dello sforzo durante lo sprint, quindi anche sui rapporti da usare?
Sì, insieme a Johnny e al nostro reparto di ricerca e sviluppo abbiamo analizzato il suo sprint già lo scorso inverno. Con il suo scatto e l’elevata cadenza, ero curioso di vedere se potevamo andare ancora più in là con i rapporti o intervenire sulla lunghezza delle pedivelle. Alla fine abbiamo scoperto che poteva usare un rapporto superiore e mantenere comunque il suo giusto range di cadenza nello sprint. L’allenamento è una questione di fiducia. Abbiamo una buona collaborazione, lui si fida di me, io mi fido di lui ed è andata bene fin dall’inizio. Se il corridore non si fida più dell’allenatore, di solito è finita.
La sua predisposizione per lo sforzo solitario potrebbe renderlo competitivo nelle crono più lunghe dei semplici prologhi?
Sono sicuro che potrà avere un futuro anche facendo delle belle cronometro più lunghe, ma non è nulla su cui al momento dobbiamo concentrarci in modo specifico. Migliorerà in ogni caso, abbiamo dell’ottimo materiale, facciamo test aerodinamici, ha un motore forte e si allenerà molto nei prossimi anni. L’obiettivo deve essere quello di migliorare ancora di più i suoi punti di forza e non concentrarsi troppo su cose che non sono la massima priorità. Poi, naturalmente, arriverà il momento in cui un crono sarà ancora più interessante e potremo farne un obiettivo extra. A quel punto vedremo cosa sarà in grado di fare. Tuttavia, le crono più brevi, come quelle di 10-12 chilometri, possono già essere fatte ad un livello molto alto e si adattano al suo carattere! Il punto è che non possiamo concentrarci anche su prove di 35-40 km. Se lo facessimo, potremmo perdere troppo su altri fronti.
Jonathan Milan, friulano classe 2000, è alto 1,93 e pesa 84 chili. E’ pro’ dal 2021Jonathan Milan, friulano classe 2000, è alto 1,93 e pesa 84 chili. E’ pro’ dal 2021
Che rapporto si è creato tra voi: insegnante-allievo o anche lui è in grado di dare un feedback che vi permette di calibrare il lavoro?
Jonny ha solo 24 anni, ma è già molto bravo nella comunicazione, è intelligente, sa cosa vuole e cosa serve. E’ concentrato e organizzato, questo è molto importante. Il ciclismo di oggi è esigente, se vuoi essere un grande campione devi essere in grado di pianificare e organizzare molte cose e costruire una buona squadra intorno a te. Lui ha già questa maturità, quindi sono sicuro che ha le carte in regola, non solo dal punto di vista fisico. Allo stesso tempo ha capito che non può essere coinvolto in tutto ciò che riguarda l’allenamento. A un certo punto, pur interessandosi, è bene potersi fidare dell’allenatore e fare quello che dice. E questo è il nostro modo di procedere. Lui si fida di me e può rilassarsi, fare il suo lavoro e concentrarsi su altre cose.
Una famosa frase attribuita alla scrittrice britannica Virginia Woolf recita che “dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna”. Ed anche ex ciclista nel caso specifico di Alice Algisi che vive in primissima battuta da tanti anni la professione di suo marito Simone Consonni.
Lo scorso 20 ottobre – il giorno dopo l’argento iridato nell’omnium di Simone – hanno festeggiato il primo anniversario di matrimonio, uno dei tanti traguardi importanti che hanno tagliato assieme in quindici anni di relazione. E assieme sono cresciuti sia in bici che nella vita quotidiana, col ruolo di Algisi, a tratti gregaria, a tratti capitana, che è diventato fondamentale per equilibrare tutto. Nella loro vita di coppia non c’è solo la spesa da fare o scegliere un mobile per la casa o un film da vedere, ma anche saper gestire vittorie e sconfitte sportive con i relativi umori. Alice sa il fatto suo e ne abbiamo parlato proprio con lei, per capire come affronta le stagioni sempre più intense di suo marito.
Algisi è stata elite dal 2012 al 2015. Il suo passato da ciclista la avvantaggia nel capire Simone, ma sa avere anche una visione esterna (foto Selva)Algisi è stata elite dal 2012 al 2015. Il suo passato da ciclista la avvantaggia nel capire Simone, ma sa avere anche una visione esterna (foto Selva)
Com’è stata l’annata di Simone vista da sua moglie?
C’erano almeno cinque macro obiettivi a cui puntava. Europei in pista, Giro d’Italia, Olimpiade, europei su strada ed infine i mondiali in pista. Diciamo che è stata soprattutto una lunga estate, molto tosta. Dopo il Giro non ha staccato molto perché è partito per il ritiro in altura per Parigi. Non ci siamo visti molto a casa come altri anni, però lo sapevamo già e non è stato un grande problema. Adesso finalmente possiamo pensare alle vacanze. Faremo New York, Florida e poi un soggiorno mare ai Caraibi. Partiremo il 29 ottobre, appena Simone rientrerà dalla Tre Giorni di Londra in pista che farà con Elia (Viviani, ndr) da stasera a domenica.
E’ stata quindi una stagione pesante anche per te?
Questa è una stagione che non finisce mai (risponde ridendo, ndr), ma il ciclismo mi piace e mi piace stare al fianco di Simone mentre prepara i suoi appuntamenti oppure guardare le gare assieme a casa. Quest’anno ha cominciato presto a correre, già ad inizio gennaio, con risultati importanti. Bronzo col quartetto agli europei in pista. Uguale a Parigi oltre all’argento nella madison. Ed infine l’argento di Ballerup la settimana scorsa. Sono medaglie che valgono tanto contestualizzando il momento in cui le ha conquistate. Senza contare le vittorie ottenute guidando Jonny (Milan, ndr). Insomma, stagione lunga, ma piacevole da vivere anche per me.
Alice era presente ai mondiali in pista di Ballerup. Ha gioito da vicino per l’argento di Simone e il record di MilanAlice era presente ai mondiali in pista di Ballerup. Ha gioito da vicino per l’argento di Simone e il record di MilanL’argento e il bronzo di Parigi si sommano all’oro di Tokyo. Dietro le medaglie olimpiche di Simone c’è tanto del sostegno di Alice
Il tuo trascorso da ciclista ti aiuta a comprendere meglio le complessità del lavoro di Simone?
Non so se sono più preparata rispetto ad un’altra moglie che non ha mai corso in bici. Come esempio noi vediamo Elia ed Elena (Viviani e Cecchini, ndr) che si capiscono tanto. Sicuramente parto avvantaggiata perché riesco ad immedesimarmi prima o meglio, anche se io ho smesso nel 2015, ormai tanto tempo fa. Tuttavia secondo me non c’è tanta differenza. Per me dipende sempre dal rapporto che hai con tuo marito o compagno. Ci sono pro e contro in una relazione come la nostra.
Quali sono?
Simone ed io ci conosciamo fin da quando correvamo nelle categorie giovanile e stiamo insieme dal 2010, ormai tanto tempo anche in questo caso (sorride, ndr). Fra di noi c’è complicità e intesa. Si può anche non parlare sempre di bici, basta avere regole. E’ vero che stiamo tanto tempo lontani, ma penso comunque che ci siano più aspetti positivi che negativi.
Consonni è l’ultimo uomo di Milan. Tante vittorie quest’anno assieme, ma dietro c’è un grande lavoro psico-fisicoConsonni è l’ultimo uomo di Milan. Tante vittorie quest’anno assieme, ma dietro c’è un grande lavoro psico-fisico
Immaginiamo che tu soffra o gioisca con lui. Come ti regoli in queste circostanze?
Come dicevo prima, siamo una coppia nella vita di tutti i giorni e so quando devo motivare Simone o lasciarlo fare da solo nei momenti più difficili. Oppure prima di un grande evento. Lui è una macchina da guerra quando si prepara per un appuntamento. Ci arriva pronto, ma un mese prima tende a non essere più tale e inizia ad agitarsi. Ad esempio prima del Giro, in cui si sentiva responsabile delle volate di Milan, è stato così. Dopo le prime volate vinte non ci ha più pensato ed è tornato ad essere consapevole di sé. Uguale per le Olimpiadi. Appena inizia la gara Simone si trasforma, per fortuna.
E tu cosa gli dici in quei momenti?
Partiamo dal presupposto che anche a me viene l’ansia seguendo i suoi avvicinamenti, ma avendo già vissuto quelle situazioni in passato adesso lo lascio sfogare da solo. Può sembrare che non mi interessi, mentre invece so che a Simone basta poco per rendersi conto dei suoi mezzi. E’ vero anche però che ogni tanto ha bisogno di una spinta morale, se non addirittura di una piccola sfuriata da parte mia (ride, ndr). A Bergamo si dice “rampare fuori dalla crisi” ed io cerco di supportarlo e sopportarlo in questo. Lui si fida delle persone che reputa i suoi pilastri come posso essere io, il suo allenatore o il suo procuratore e quindi capisce il nostro intento.
Lo hai visto cambiato in questi anni sotto questo punto di vista?
Assolutamente sì e tanto. Nelle interviste lo vedo più sicuro. Oppure come per l’omnium al mondiale. Anni fa avrebbe detto “vediamo come va”, invece stavolta era convinto di poter andare a medaglia. Non voglio prendermi meriti, ma gli avevo consigliato di iniziare un percorso con un mental coach per avere quella maggiore consapevolezza di cui parlavo prima. Io gli ho sempre detto e glielo dico ancora ciò che penso rispettando i suoi tempi e i suoi stati d’animo, ma era giusto che avesse i pareri di un professionista esterno.
Simone e Alice si conoscono fin dalle categorie giovanili. Intesa e complicità sono sempre stati alla base del loro rapportoSimone e Alice si conoscono fin dalle categorie giovanili. Intesa e complicità sono sempre stati alla base del loro rapporto
Dopo l’europeo su strada in Limburgo, come ha vissuto quel momento Alice Algisi con suo marito?
Quello è stato il punto più basso della stagione. Simone era molto deluso e ne ha sofferto quando è tornato a casa. Era sconfortato più per Jonny che per sé. Avendo accumulato tanta pressione durante la stagione, si sentiva responsabile per lui. Come lo pensava per il quartetto a Parigi. In molti sono stati poco teneri nei suoi confronti e di Milan tra giornalisti e commenti sui social. Personalmente ho imparato a non leggere più certe cose o quanto meno a leggere e considerare solo ciò che ritengo detto con cognizione di causa da gente per me credibile. Per Simone però ero preoccupata per il contraccolpo psicologico visto che c’erano ancora tante gare in cui fare bene.
Eri riuscita a parlargli subito?
No, ho dovuto aspettare che non fosse di fretta. Gli ho detto che doveva fregarsene di quello che diceva la gente e che doveva azzerare tutto. Gli ho ricordato che non era certo quella volata non riuscita che abbassava il suo valore. Sono cose che capitano. Rispetto ad altri sport, il ciclismo è bello perché ti dà subito una possibilità per rimediare anche se hai fallito un obiettivo importante. E infatti sia lui che Milan sono andati ai mondiali in pista in Danimarca riscattandosi alla grande. Ero presente anch’io ed è stato bellissimo vedere l’oro con record del mondo di Jonny e l’argento di Simone nell’omnium. Perché da moglie ed ex ciclista so perfettamente tutto quello che c’è dietro.
La stagione di Andrea Bagioli si è conclusa con le due gare giapponesi: il Japan Cup Criterium e la Japan Cup vera e propria, quella che si corre a Utsunomiya sulla distanza di 144 chilometri. Dopo il malanno che gli ha impedito di correre al Giro di Lombardia, il 2024 del più piccolo dei fratelli Bagioli si è concluso senza squilli particolari. Eppure il 2023 ci aveva ricordato le grandi potenzialità di un corridore che ha sempre salito gli scalini del ciclismo che conta a piccoli passi, ma decisi. Nella passata stagione era arrivata quella che poteva essere la consacrazione del suo talento con il terzo posto alla Coppa Bernocchi, la vittoria al Gran Piemonte e il secondo posto al Giro di Lombardia.
Nicola Bagioli ha smesso di correre nel 2021 e adesso realizza pentole in pietra ollare in ValtellinaNicola Bagioli ha smesso di correre nel 2021 e adesso realizza pentole in pietra ollare in Valtellina
Sguardo in avanti
Il 2024 ha portato il cambio di squadra, con la Lidl-Trek pronta ad accoglierlo a braccia aperte. Il team statunitense ha creduto molto in Andrea Bagioli e siamo sicuro che ci creda ancora. Tuttavia la stagione appena conclusa è stata la peggiore a livello di risultati e prestazioni. Ne parliamo con Nicola, fratello maggiore, anche lui corridore fino al 2021.
«Dopo il finale della scorsa stagione – racconta Nicola Bagioli – è sicuro Andrea si aspettasse una stagione migliore rispetto a quella messa alle spalle ora. Il cambio di squadra e di preparatore avevano dato grandi motivazioni, ma il 2024 non ha rispettato le aspettative. I risultati non sono arrivati. Da un lato me lo spiego con la maggiore velocità media in gruppo, ogni gara diventa tirata e impegnativa. Quindi è più difficile emergere e fare la differenza. Ora anche i big attaccano da lontano».
A Zurigo dietro Pogacar spunta il casco rosso di Bagioli, in terza posizioneA Zurigo dietro Pogacar spunta il casco rosso di Bagioli, in terza posizione
Il riferimento è a Pogacar? Andrea ha provato a seguirlo al mondiale, come hai visto quella mossa?
Con il senno di poi magari era un attacco da non seguire, Andrea avrebbe risparmiato energie e si sarebbe potuto mettere alla prova per realizzare un risultato migliore. Però ha voluto tentare di seguire il più forte al mondo, e se non si prova non si può sapere a quale livello si è arrivati.
Tu come lo hai visto in questo 2024?
Sempre concentrato e pronto a fare il meglio. Sicuro sperava di ottenere di più, ma non ha mai perso il focus. L’ho visto tante volte in bici concentrato su quello che doveva fare e con il fare curioso di chi è sul pezzo. Ha anche provato qualche posizione nuova in bici. Di questa stagione non può essere contento, ma ci sta. Può essere anche il motivo per affrontare il 2025 con maggiore grinta.
Uno dei pochi squilli in stagione è arrivato al Giro, con il quarto posto di Cusano MutriUno dei pochi squilli in stagione è arrivato al Giro, con il quarto posto di Cusano Mutri
A casa com’è apparso?
Tranquillo. Andrea è un ragazzo riflessivo lo è sempre stato. Da un lato penso sia una cosa positiva. A casa c’è un ambiente sereno, in grado di dargli la giusta tranquillità. Ci vediamo spesso e parliamo delle gare e di tanto altro. Conoscendo il suo carattere so che non è contento, ma allo stesso tempo è in grado di staccare, non pensare alla stagione appena conclusa e poi ripartire.
Che confronti avete sulle gare?
Il mio consiglio è sempre quello di provare ad anticipare, come ha fatto al mondiale. Attaccare più spesso da lontano e provare ad entrare in una fuga piuttosto che aspettare sempre il finale. Nel ciclismo non vince sempre il più forte, si possono inventare mosse diverse.
Per la prima volta rivali: Tre Valli 2018, Andrea in stage con la UAE, Nicola pro’ da 2 anni (foto Instagram)Per la prima volta rivali: Tre Valli 2018, Andrea in stage con la UAE, Nicola pro’ da 2 anni (foto Instagram)
Lui che cosa ti risponde?
Che comunque è difficile anticipare se i migliori si muovono a 100 chilometri dall’arrivo. Però è vero che se Pogacar si muove puoi sempre provare e vedere. Oppure può provare ad andare con lui in avanscoperta, soprattutto se non è al 100 per cento. E’ vero, però, che il ciclismo è cambiato tanto da quando ho smesso io, nel 2021. Lo si nota anche dalla TV.
Cosa intendi?
Non sono mai stato un corridore che aspettava il finale per andare via, al contrario di quanto ha sempre fatto Andrea. Però ora vedo molta più “anarchia” in gruppo, con velocità folli dall’inizio alla fine.
La giusta serenità può arrivare dai compagni di squadra: Consonni è uno di questiLa giusta serenità può arrivare dai compagni di squadra: Consonni è uno di questi
Qual è il tuo pensiero riguardo ad Andrea?
Quando sta bene può essere competitivo, riesce a restare con i migliori e lo ha dimostrato. Magari non tutto l’anno ma in alcuni momenti della stagione può farcela. Credo che il 2025 possa essere l’anno in cui troverà il giusto equilibrio con il nuovo team. Le qualità ci sono.
Con l’europeo gravel di Asiago, anche Matteo Milan ha chiuso la prima stagione nel devo team della Lidl-Trek. C’era curiosità attorno al fratellino di Jonathan e la prima strategia messa in atto dalla squadra americana è stata farlo sentire desiderato per quello che è e non per suo fratello (in apertura i campionati italiani U23 di Trissimo, immagine photors.it).
«Quello che ho apprezzato – conferma con la fluida parlata friulana – è stato che appena sono entrato mi hanno detto: “Ti abbiamo preso perché sei Matteo e non il fratello di Jonathan. Perché hai i numeri, perché crediamo in te e sappiamo che puoi far bene”. Questa cosa mi ha fatto super piacere e mi ha fatto credere in questa realtà».
Gli europei grave di Asiago sono stati l’ultimo impegno per il 2024 (foto Instagram/Matteo Milan)Gli europei grave di Asiago sono stati l’ultimo impegno per il 2024 (foto Instagram/Matteo Milan)
Il tuo 2024 conta 55 giorni di corsa: non sono pochi.
Anche perché fatti senza ovviamente una grande corsa a tappe, per cui sono davvero tanti. Bisogna contare almeno tre giorni in più per ogni corsa, per cui sono stato davvero tanto fuori da casa.
Cosa ti pare di questo primo anno?
Sono entrato con un po’ di aspettative su me stesso e volevo dimostrare alla squadra di essere costante: un corridore solido. Volevo anche far vedere la mia personalità e credo che sono riuscito a tirarla fuori. Ho dimostrato di essere sempre presente e disponibile per tutte le corse. Mi sono messo a disposizione quando c’erano dei buchi, perché magari qualcuno si ammalava. Per questo ho partecipato a tre corse a tappe che non avevo in programma. Sono stato anche contento di questo, perché le opportunità escono così e infatti dopo sono usciti i risultati. E’ stato davvero bello entrare in una famiglia come la Lidl-Trek, in cui siamo trattati come professionisti.
Che calendario ti hanno proposto?
Ho corso spesso con i professionisti. Ovviamente il livello è altissimo, davvero uno step in più. Penso che quest’anno sia stato un rodaggio, perché non mi aspettavo di correre così tanto con i grandi e gli sforzi si sono fatti sentire. Quando fai cinque giorni di corsa a tappe con loro, come è successo al Giro di Danimarca, alla fine è bella tosta. Questo sicuramente mi ha dato una marcia in più e il prossimo anno voglio sfruttarla.
Ai primi di settembre, Matteo ha corso il GP di LarcianoLe gare con i pro’ sono un gradino molto alto soprattutto per imparare a muoversi nel modo giustoAi primi di settembre, Matteo ha corso il GP di LarcianoLe gare con i pro’ sono un gradino molto alto soprattutto per imparare a muoversi nel modo giusto
Pensi che l’adattamento più impegnativo sia atletico o legato allo stare in corsa?
Fisicamente non mi pare che ci siano stati grandi problemi. Il punto è capire come muoversi in corsa, gli sbagli che ho fatto e che farò, da cui dovrò imparare. Tra i professionisti si corre in modo diverso, bisogna limare di più. Se fai un errore, se ad esempio scatti troppo presto, stai sicuro che la paghi. Bisogna stare attenti a tutto e io credo di aver iniziato a capire come muovermi a fine stagione. Questo è lo step maggiore. Gestirsi, imparare a conoscersi bene e conoscere gli avversari. E come da questo tirare fuori alla fine un risultato.
Hai avuto un tecnico di riferimento?
Ognuno ha il suo, io ho Sebastian Andersen. Poi ho l’allenatore, che sempre fa parte della squadra, ed è Matteo Azzolini.
Ti sei chiesto se quest’inverno ci sarà da cambiare qualcosa per continuare a crescere?
Ci ho ragionato molto. Ho esaminato l’annata: quello su cui avevo puntato e quello su cui vorrei puntare. Voglio cambiare qualcosa, provare a specializzarmi. L’anno scorso ero entrato con idee non chiarissime sui miei obiettivi. Quest’anno ho visto dei risultati in un preciso tipo di corsa. So che in salita faccio ancora tanta fatica, quindi per il prossimo anno vorrei lavorare di più sulla parte veloce e sulla pianura. Vorrei essere più esplosivo, per cui anche durante l’inverno vorrei lavorare non solo sulla classica Z2, di cui si parla tanto, ma su tutto: anche sulla soglia. Perché alla fine per alzare la Z2 bisogna alzare anche la soglia. Mi piacerebbe provare a tenere sugli strappi e giocarmela negli sprint.
A Grosseto, quarto posto per Matteo al tricolore crono, in una giornata storiaA Grosseto, quarto posto per Matteo al tricolore crono, in una giornata storia
Il 2024 ti ha portato anche il quarto posto agli italiani crono: ti ha stupito?
Un po’ sì, perché quel giorno non stavo bene e non sono riuscito ad esprimermi come volevo. L’anno prossimo mi voglio preparare meglio perché la crono è una disciplina che mi piace. E’ spingersi al massimo di se stessi, mi piace molto ed è allenante per tutto il resto. L’anno prossimo le cronometro saranno sicuramente un mio obiettivo.
A parte i tricolori, hai corso in Italia solo il Giro del Friuli, Larciano e gli europei gravel: com’è correre tanto fuori?
Mi piace tantissimo. L’unica cosa che forse mi manca è che ogni tanto vorrei competere a livello under 23. Credo di avere buoni numeri, però se vai sempre in mezzo ai professionisti, il livello è troppo alto e c’è da sgomitare. Ho corso il Giro del Friuli ed è stata una bellissima corsa tappe, mi sono divertito. Quando in corsa riesci anche a divertirti e a non subire soltanto il ritmo degli altri, le sensazioni sono migliori. Però è vero che correre all’estero ti svolta come corridore. Le gare U23 in Italia non hanno lo stesso livello, non si corre come fra i professionisti ed è quello che si rivela più allenante per un futuro da professionista. Magari però un Giro d’Italia U23 potrebbe starci bene…
La Gand Wevelgem e poi la Roubaix: nel 2024 Matteo ha corso entrambe le prove per U23 (foto Instagram/Matteo Milan)La Gand Wevelgem e poi la Roubaix: nel 2024 Matteo ha corso entrambe le prove per U23 (foto Instagram/Matteo Milan)
Nelle prossime settimane, riuscirai ad allenarti un po’ con Johnny oppure ognuno fa la sua vita?
Durante l’off-season, entrambi non ci alleniamo. Lui in questi giorni è stato al mondiale su pista (ieri sera Jonathan ha vinto il mondiale dell’inseguimento con tanto di record del mondo, ndr), io a casa. Quando torna, parte per le vacanze. E quando torna lui, vado in vacanza io, perché è stato un anno lunghissimo, iniziato a novembre con la preparazione e finito a ottobre con le ultime corse. Devo staccare, fare qualcos’altro che non sia solo bici. Finirà che ci vedremo direttamente in Spagna. Probabilmente si esce di più insieme quando siamo in ritiro che quando siamo a casa.
Adesso dategli quella birra. Jonathan Milan salta e poco a poco capisce la grandezza del risultato. La maglia iridata è sua, con il record del mondo dell’inseguimento individuale: il trono che era già stato del suo ispiratore Pippo Ganna, cui in mattinata Josh Charlton aveva soffiato il primato. 3’59”153 a 60,212 di media: il prossimo traguardo sarà scendere sotto i 3’59”.
L’intesa fra Milan e Villa rimette l’Italia ai vertici mondiali dell’inseguimentoL’intesa fra Milan e Villa rimette l’Italia ai vertici mondiali dell’inseguimento
La freddezza di Milan
Villa non sta nella pelle. L’Italia è arrivata a questi mondiali mettendo insieme il meglio rimasto, dopo un’estate che le Olimpiadi hanno reso torrida e le gare su strada hanno quantomeno complicato. Il quartetto dei giovani è deragliato per una caduta. Quello delle donne ha preso il bronzo, ma è arrivato in Danimarca fra influenze e varie stanchezze. Paternoster nell’Omnium ha pagato pegno e anche Viviani finora ha portato la bandiera, ma non è parso incisivo. Milan però è uno di quelli giusti: un gigante baciato dal talento. Uno che quando decide di esserci, non lo fa per presenza e non accetta di buon grado di fare figuracce. Se Milan ha accettato di fare il mondiale nell’inseguimento individuale, non è stato per caso.
«Cominciavano ad essere due – sorride Villa – i record che ci avevano tolto quest’anno. Una bella gioia riprendercelo, bravo a Jonathan per la costanza. Ha sempre avuto davanti un campione come Filippo Ganna e quest’anno voleva sfruttare l’occasione. C’è da dargli merito che oltre al titolo voleva fare il record. La costanza e la forza di questo ragazzo hanno fatto la differenza. Il record di Charlton stamattina lo ha colto mentre era sui rulli e veniva da un atleta giovane che non ci aspettavamo. Lui invece è rimasto impassibile. Ha corso con la sua tabella e siamo riusciti ad andare in finale. E questa sera, con la sua freddezza, è riuscito a fare questa prestazione. Quindi insomma, bravissimo: un vero campione».
Nella finale per l’oro, Milan è partito a tutta. Un lieve cedimento in finale, poi il volo è ripresoCharlton è arrivato alla finale col record del mondo, fissato in 3:59.304, migliore del 3’59″636 di GannaNella finale per l’oro, Milan è partito a tutta. Un lieve cedimento in finale, poi il volo è ripresoCharlton è arrivato alla finale col record del mondo, fissato in 3:59.304, migliore del 3’59″636 di Ganna
Inseguimento a uomo
Lo abbiamo visto arrivare fra gli under 23, poi crescere fino a diventare campione olimpico e professionista. Lo scorso anno di questi tempi, Milan era al Tour of Guangxi a vincere le ultime volata per il Team Bahrain Victorious. Il 2024 è stato l’anno della rivelazione. La Lidl-Trek ha saputo convogliare la sua grande forza, facendone una vera star. Per cui quando stasera racconta la vittoria iridata, la sensazione è di avere davanti sempre il ragazzone di allora, ma con lo spessore ormai consolidato del campione.
«Alla fine è stato bello – dice – ho combattuto. Fin dalle qualifiche ho cercato di dare il 100 per cento, andando contro questi avversari. Alla fine non si può risparmiare niente. Nella finale ho fatto praticamente quasi un copia e incolla. Ho cercato di correre sull’avversario. Sono partito forte, devo dire, più del previsto. Però non potevo rallentare, così ho tenuto l’andatura e ho cercato di andare a tutta fino alla fine».
C’è Consonni, c’è Lamon, ci sono i compagni di tante avventure: Milan non ha vinto da soloSul podio di Ballerup, Milan fra Charlton e l’ingegner BighamC’è Consonni, c’è Lamon, ci sono i compagni di tante avventure: Milan non ha vinto da soloSul podio di Ballerup, Milan fra Charlton e l’ingegner Bigham
Record per caso?
Non si è mai vantato di nulla e non lo farà neanche davanti al record del mondo che probabilmente durerà per un po’. Difficile dire quale sarà il futuro della pista azzurra verso Los Angeles. Forse Ganna per allora sarà… solo uno stradista, mentre probabilmente Jonathan ci sarà ancora. Eppure adesso la voglia di tutti è che questi due giganti così diversi vadano a portare la loro legge anche nelle classiche più congeniali. I sessanta di media di stasera dimostrano che Milan ha nelle gambe ben più di quello che immagina.
«Il record è venuto come una conseguenza – dice – quasi in secondo piano, anche se sembra brutto dirlo. E’ chiaro che ce l’avevo in testa e che mi sarebbe piaciuto, ma quando vai in finale non ci pensi. Ti concentri sul battere l’avversario, poi è venuto fuori questo grandissimo risultato e siamo contentissimi. Del resto non si potevano fare strategie, tenersi qualcosa dentro. Contro uno così, dovevo fare del mio meglio. Contro certi corridori non puoi che andare al massimo. Adesso però mi merito un po’ di vacanza e poi vedremo. Una birra sarebbe davvero un bel modo per festeggiare».