Sanguineti certa: «Balsamo perfetta per la Sanremo e viceversa»

18.02.2025
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Per una che corre in bici ed è nata a Sanremo come Ilaria Sanguineti, la Milano-Sanremo Women è la gara dei sogni. E quando inizia a parlare delle sue strade, il battito sale, la voce si riempie di emozione e la mente parte verso una fantasia che le fa brillare gli occhi con una nota ilare.

«Tengo duro sul Poggio – racconta “Yaya” con la sua contagiosa simpatia (in apertura foto Getty Sport) – e mentre le big si guardano un secondo, io attacco in quella discesa che conosco a memoria, faccio il vuoto e vado dritta all’arrivo. Taglio il traguardo da sola, esulto e mi arrestano perché scoppia il delirio con tutti i miei amici ad aspettarmi. Ecco, ho sognato dicendovi il finale della mia Sanremo. Ora possiamo parlare seriamente della gara».

Perché a Sanguineti piace esorcizzare il suo rapporto col ciclismo, ma quando sale in bici per un obiettivo non scherza più. Il percorso della prima edizione della classica ligure in programma il 22 marzo non è ancora stato presentato, anche se le informazioni in mano alle squadre parlano di una possibile partenza da Genova ed un arrivo a Sanremo dopo circa 150 chilometri. In attesa di scoprire il reale tragitto, noi però torniamo sulla ricognizione fatta dopo Natale da Sanguineti e Balsamo, anche alla luce delle due vittorie conquistate dalla ex iridata alla Volta Valenciana qualche giorno fa.

Con quali indicazioni siete tornate dalla Spagna?

Come squadra siamo andate molto bene, grazie al solito affiatamento dentro e fuori la corsa. Abbiamo dimostrato di essere sempre concentrate sull’obiettivo, tenendo conto che il ritmo è stato altissimo in ogni tappa. Vi faccio un esempio. Personalmente lavoravo molto ad inizio tappa e nonostante mi staccassi nei tratti di salita, facevo sempre i miei record sul mio Training Peaks. Invece Elisa l’ho vista molto bene, è andata molto forte. Anzi, dopo averla vista in azione nell’ultima tappa che ha vinto e dove c’era pochissima pianura, sono ancora più convinta che sia tagliata a misura per la Sanremo. E viceversa.

Com’era stata la recon di fine dicembre?

Avevamo fatto circa 4 ore e mezza per un totale di 140 chilometri. Abbiamo fatto il Capo Berta, poi due volte la Cipressa e due volte il Poggio prima di andare nella zona dell’arrivo. E’ stato un modo per conoscere bene le discese, ma ho spiegato ad Elisa tutti gli altri punti delicati. Da quelli sull’Aurelia in cui puoi recuperare energie o posizioni in gruppo a quelli in cui ci sono pericoli. E anche l’ultimo punto dopo la Cipressa dove poter mangiare qualcosa prima del finale.

Secondo te i tre Capi potrebbero accendere la corsa?

Non credo, anche se sicuramente non vanno sottovalutati più che altro per la lotta che ci sarà per prenderli davanti. Il Berta è quello più difficile, ma nessuna delle big lo soffrirà. Il caos potrebbe esserci dopo, quando si andrà verso la Cipressa. Probabilmente quando passeremo noi potremmo avere il vento a favore e si andrà ancora più veloci. Ci sarà frenesia.

Come hai spiegato la Cipressa a Balsamo?

Mi sono basata sulla mia esperienza visto che quelle strade le faccio sempre. Sulla Cipressa bisognerà resistere i primi quattro minuti di scalata perché sono quelli più tosti, poi si potrà respirare perché spiana. Prima dello scollinamento però c’è quello che noi qua chiamiamo il “cioccolatino”, ovvero l’ultimo strappo in cui tenere duro cercando di non essere già al limite, perché la successiva discesa va affrontata con tanta lucidità. Ripeto, l’Elisa vista alla Valenciana per me passa via la Cipressa senza problemi.

E prima del Poggio cosa potrebbe succedere?

Secondo me quando torneremo sull’Aurelia dopo la Cipressa, il gruppo o ciò che ne resterà farà la conta per vedere chi c’è, quindi è facile che ci sia un rallentamento. Non credo che ci sarà qualcuna che tenterà un assolo. Arrivare al traguardo è ancora lunga e dura. Io credo che prima del Poggio ci sarà la leader di ogni squadra, che sia la velocista o meno, assieme ad altre due compagne. Potrebbe essere determinante la superiorità numerica in quel tratto.

Sul Poggio prevedi attacchi?

Diventa tutto imprevedibile. Dipende da chi sarà rimasta davanti. Le formazioni che hanno puntato sulla loro velocista cercheranno di proteggerla con un ritmo regolare, ma per me sul Poggio resteranno in pochissime. Anzi, per me arriverà un gruppetto di una decina scarse di atlete, forse anche molte meno.

Durante la ricognizione del finale, hai pensato anche alle soluzioni delle avversarie?

Certo, ho ipotizzato certe situazioni. Quel giorno sarà come Capodanno, tutte vorranno fare un super corsa. Vollering potrebbe far saltare tutto prima di scollinare il Poggio, ma non escludo che qualche atleta possa attaccare in discesa. Penso a Longo Borghini o Niewiadoma che sanno andare forte in quel fondamentale. Reusser invece potrebbe dare la stoccata a fine discesa del Poggio. Ci sarà da fare attenzione anche a Lippert e Wiebes o anche a Gasparrini qualora avesse carta bianca lei, però credo che Balsamo e Kopecky, per caratteristiche, siano quelle che partono favorite se le cose vanno come devono andare. Ovviamente noi speriamo tutte in “Barzi” (il soprannome di Balsamo, ndr).

Amiche avversarie. Per Sanguineti, Longo Borghini potrebbe attaccare in discesa alla Sanremo anticipando lo sprint di Balsamo
Amiche avversarie. Per Sanguineti, Longo Borghini potrebbe attaccare in discesa alla Sanremo anticipando lo sprint di Balsamo
Chi potrebbe essere una alternativa a Balsamo nella Lidl-Trek?

Il piano B ci vuole sempre e sicuramente lo si studierà di conseguenza per essere pronte. Nel finale secondo me per noi ci saranno ancora Markus, Henderson e Brand, altra atleta che potrebbe attaccare in discesa. E chiaramente spero di esserci anch’io (sorride, ndr).

Cosa rappresenta per “Yaya” Sanguineti la Sanremo?

Tantissimo. Pensate che è da quando ho cinque anni che la vedo e da quando ne ho nove che vado sempre sul Poggio a vederla. Quando ho la giornata di scarico, parto da casa mia a Ventimiglia e vado fino al Poggio e torno indietro. Addirittura negli anni con gli amici della zona, facciamo la discesa senza pedalare per vedere chi arriva in fondo meglio. Anche se non ero ancora nata, mi sarebbe piaciuto correre la cronodiscesa del Poggio che fecero al Giro d’Italia del 1987, la mia tappa ideale. Tuttavia non sono in lista per fare la Sanremo Women.

Ad oggi Yaya Sanguineti non ha in programma di correre la “sua” Sanremo, ma vuole conquistarsi il posto nelle prossime gare
Ad oggi Yaya Sanguineti non ha in programma di correre la “sua” Sanremo, ma vuole conquistarsi il posto nelle prossime gare
Non riusciamo ad immaginarti senza il numero sulla schiena quel giorno. C’è la possibilità che tu la possa correre?

Ad oggi a parte Balsamo, la squadra è tutta da fare ed io per ora non ce l’ho in calendario. Mi dispiacerebbe molto non farla perché penso di essere di grande aiuto alle compagne. Conosco ogni singolo tombino della corsa. Sono comunque consapevole che devo guadagnarmi la chiamata. E se non dovesse arrivare non avrei problemi ad accettare la decisione. Se non la correrò, stavolta andrò direttamente al traguardo per essere subito vicina alle compagne. L’obiettivo adesso di fare il meglio possibile nelle prossime corse, per la squadra e per me. Mi attendono Extremadura, Oetingen e Nokere dove voglio meritarmi la convocazione per la Sanremo.

Felline dopo 25 anni cambia pelle: «La bici solo per divertirmi»

03.02.2025
5 min
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LALLIO – Davanti a quella che fino a pochi anni fa era la sede di Santini, ora sorge un Trek Store alcui interno sono stati previsti degli uffici. E’ qui che Fabio Felline ritira le due nuove biciclette marchiate Trek: una da strada e l’altra gravel. La prima è una versione personalizzata della Madone, con i colori che vanno dal verde acceso al verde bosco. Appena varchiamo la soglia dello store troviamo Felline alle prese con il meccanico che sta ultimando la preparazione. L’occhio è quello del corridore e la curiosità di sbirciare, vedere e toccare con mano non la si perde in pochi mesi. La carriera finisce, ma il ciclista professionista resterà ancora un po’ anche se piano piano si è già fatto spazio il Felline appassionato di bici.

«Non correre più dopo tutti questi anni – racconta – è sempre un po’ doloroso. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto continuare a pedalare con Trek, marchio con il quale ho passato metà della mia vita pedalata. Che in qualche modo continuerà, anche se in vesti totalmente diverse. Quello che posso dire è che mi piacerebbe continuare in maniera coerente rispetto a quella che è stata la mia storia».

Ecco le due nuove biciclette che accompagneranno d’ora in avanti Felline nelle sue uscite
La novità per Felline sarà la bicicletta da gravel, un modo nuovo di vivere questo mezzo
Due bici: una da strada e l’altra gravel…

L’accordo era questo, il modello da strada mi rappresenta un po’ di più, mentre la gravel è legata al nuovo modo di vivere la bici. Le attività che oggi vengono spinte maggiormente sono in questo settore. E’ un mondo abbastanza nuovo, ho fatto una gara gravel quando ero professionista me per il resto non l’ho mai usata. E’ un mondo in continua espansione e si vede la volontà di costruire degli eventi per questa disciplina. 

Un modo diverso di vivere la bici, come lo vedi?

Vedendo i problemi legati al traffico e alla strada il gravel diventa un modo per continuare a pedalare, ma in un ambiente diverso. 

Ultimi ritocchi alla Trek Madone Project One prima della consegna a Felline
Ultimi ritocchi alla Trek Madone Project One prima della consegna a Felline
Torniamo alla Madone Project One e al suo colore particolare…

Nasce da un fatto un buffo: quando vinsi la maglia verde alla Vuelta del 2016 la conquistai tra la penultima e l’ultima tappa. Quindi non c’era stato modo di fare la bicicletta celebrativa. Così quando ho parlato con Rudy Pesenti (Marketing Specialist di Trek, ndr) e mi ha detto che avrei potuto scegliere il colore mi sono detto: «E’ il momento giusto per farla verde». Manca la tonalità ufficiale della Vuelta ma va bene così. 

Come cambierà il tuo modo di andare in bici ora? 

Durante l’inverno non mi andava di uscire con la vecchia bici da professionista, aspettavo una svolta e questa è la giusta occasione. Sicuramente cambierà qualcosa anche nel modo in cui mi approccerò al tutto. L’altro giorno sono stato con Davide Martinelli per vedere una zona dove fare un ritiro ad aprile con il suo podcast: Chiacchiere a Pedali

Il colore del telaio, verde, è stato scelto da Felline stesso in ricordo della maglia verde vinta alla Vuelta nel 2016
Il colore del telaio, verde, è stato scelto da Felline stesso in ricordo della maglia verde vinta alla Vuelta nel 2016
Un modo per portare la tua esperienza…

A mio modo di vedere il dopo carriera lo puoi dividere in tre: rimani nel mondo delle corse con un altro ruolo, ti stacchi totalmente, oppure fai qualcosa nel ciclismo ma in un’altra veste e per altre categorie. In questa fase di transizione in cui voglio capire anche se il mondo delle corse mi mancherà voglio viverlo così.

Dopo 25 anni di ciclismo fatto in un determinato modo, qual è la cosa che ti incuriosisce di più?

L’ho sempre vissuto con un obiettivo, ogni pedalata era destinata a massimizzare il mio rendimento. Quello che mi incuriosisce è se troverò qualcosa che mi darà lo stesso stimolo in termini di obiettivi.

La prima uscita che pensi di fare con queste nuove bici qual è?

Appena possibile farò un giro intorno a casa, nelle colline di Torino con la massima libertà. Quindi se quel giorno voglio sentire il sapore di sangue perché voglio fare uno scatto, lo farò. Altrimenti mi fermerò in un baretto in collina perché fanno un panino buonissimo con prosciutto e maionese. 

Senza più vivere con la testa sul manubrio o sulle tabelle di allenamento.

La cosa limitante era che di base vedevi un sacco di posti, ma non li osservavi mai. Da ciclista puoi dire di aver visitato mezzo mondo, ma non che lo hai conosciuto bene. Questo vale anche per la collina dietro casa e al baretto di prima, dove non mi sarei mai fermato. Era un posto per cui passavo e subito andavo via.

Ora per Felline inizia un nuovo capitolo: vivere la bici con serenità e spontaneità
Ora per Felline inizia un nuovo capitolo: vivere la bici con serenità e spontaneità
Hai già pensato a come userai la bicicletta da gravel?

Penso che mi piacerà di più, dopo una vita su strada a provare le sensazioni dell’asfalto, ogni volta che esci con la gravel trovi qualcosa di diverso, lo hai vissuto talmente poco che è la novità. Umberto Marengo, che finita la carriera su strada si è messo in gioco nel gravel, ha già provato a convincermi a correre con la sua squadra, ma non sono sicuro. Per ora voglio togliermi dalla competizione. 

La curiosità ti rimane nel vedere, provare, testare?

Sì, sì, assolutamente. Con la bici da gravel voglio provare a pedalare sulle strade bianche, anche in montagna per vedere come risponde e divertirmi. 

Con quale bici farai la prima uscita?

Quella da strada, quel verde mi stuzzica molto.

Non solo ultimo uomo. Consonni ha un sogno nel cassetto

24.01.2025
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Non sarà più la 6 Giorni di Brema di un tempo, oltretutto si gareggia su sole 4 giornate di gara, ma la prova tedesca resta uno dei capisaldi dell’attività su pista durante l’inverno e anche per questo Elia Viviani e Simone Consonni hanno accettato l’invito a parteciparvi. Una presenza dai significati diversi per i vicecampioni olimpici della madison: Consonni in preparazione per le prime corse dell’anno, Viviani ancora alla ricerca di una squadra per vivere quella che potrebbe essere la sua ultima stagione su strada.

In pista, i due ci hanno messo davvero poco per ritrovare la sintonia, cosa che avviene solamente se alla base c’è un’amicizia cementata negli anni. Simone sa bene le difficoltà del compagno, che proprio sulla base della sua delicata situazione contrattuale ha preso molto sul serio la 6 Giorni e lo si evince anche dal risalto che gli ha dato sui suoi seguitissimi social.

Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)
Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)

E’ chiaro però che la situazione di Elia ha un peso e Simone ci mette tutta la delicatezza possibile: «Non mi sento di parlare di questa vicenda, credo che sia Elia a dover essere chiamato in causa. Io posso dire che in quei giorni il suo morale è stato sempre in salita: appena entrato in pista ho rivisto l’Elia che conosco, carico e determinato, scherzoso ma ultraprofessionale. Era concentrato sulla gara, questo è certo».

Quella di Brema è stata gara vera? Si dice sempre che le 6 Giorni siano un po’ “pilotate” per lo spettacolo…

No, è stata vera, intensa, nella quale tutti hanno dato il massimo. L’avevamo scelta anche per questo, per effettuare quei lavori che in questo periodo sono importanti, quelli impostati sulla velocità che ti servono per le prime gare del calendario. Di 6 Giorni ne faremmo anche di più se fosse possibile inserirle nel calendario senza contraccolpi, per fortuna questa occasione è capitata e l’abbiamo presa al volo.

Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione (foto Arne Mill)
Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione
A febbraio ci saranno gli europei su pista, prima gara della nuova stagione nella quale i tuoi compagni di quartetto Ganna e Milan hanno detto di passare la mano. Tu che cosa farai?

A me la pista piace da morire e questo tutti lo sanno, ma conciliarla con il calendario su strada è sempre più difficile. Gli europei ad esempio mi sarebbe piaciuto molto farli, ma sono già stato selezionato per Valenciana e Uae Tour e quindi non se ne parla. Oltretutto ci sono i problemi con la Nations Cup e quindi non ci saranno altre occasioni. E’ chiaro che a Montichiari andrò quando possibile per allenarmi, per i mondiali per ora non saprei che cosa rispondere, sono troppo in là con la stagione.

Nel 2024 non hai conquistato alcuna vittoria, come influisce questo sulla tua nuova stagione?

Io non giudicherei male quella passata, perché mi ha dato maggiori certezze. Mi ha fatto prendere confidenza con il gruppo, che so essere davvero forte, mi ha consentito di fare un ulteriore passo avanti. Con Milan abbiamo fatto bei lavori, quel rapporto costruito su pista si sta sviluppando anche su strada e soprattutto sta venendo fuori la necessaria sinergia tecnica e mentale per ottenere i massimi risultati. Sappiamo che c’è da migliorare ma è normale. Ora abbiamo tanta carne al fuoco, tanto lavoro da fare per tutto il treno per le volate e questo ci dà entusiasmo.

Con Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al Tour
Con Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al Tour
Milan quest’anno affronterà il suo primo Tour de France. Tu hai esperienza in tutti e tre i grandi Giri: lo stai già consigliando, illustrandogli le differenze fra Giro e Tour?

Tantissime differenze non ci sono, l’importante è sapere che ogni tappa è a sé, che va costruita sul posto, vedendo come si evolve la corsa. Il Tour ha una carica di stress molto superiore alle altre corse, la percepisci da subito e sarà quindi importante abituarsi. Entrare nello spirito giusto. Sicuramente ci sarà da lavorare anche extrabici, ossia studiare con cura i percorsi, analizzare ogni tappa alla perfezione, anche sulla base di quel che è successo il giorno prima. Al Tour ci sono 200 ragazzi al via e tutti aspirano a qualcosa d’importante, oltretutto si viaggia sempre molto veloci. Sono tutti fattori da considerare.

Seguirai sempre il calendario di Johnny?

Per la sua gran parte, ma nel periodo delle classiche no, perché nel team ci sono corridori più adatti a quel tipo di corse. Siamo una squadra ampia e fatta di campioni, bisogna anche avere la consapevolezza di quel che si può realmente fare per il bene del gruppo. Lì serve gente fortissima sul passo, anche fisicamente con una struttura. Anche per il Tour sono in tanti ad ambire a un posto, quindi tutto è in divenire, non c’è nulla di certo.

Per Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo posto
Per Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo posto
E’ anche vero però che, senza i tuoi compiti per Milan, potresti avere mano libera per poter ambire a qualche vittoria…

Se capiterà l’occasione, sia in gare a tappe che nelle corse di un giorno non mi tirerò certo indietro. Il doppio ruolo di aiutante o finalizzatore non è certo una novità per me. Anche nel 2024 non ci sono andato lontano, ad esempio la quarta piazza alla Bredene Koksijde Classic dopo essere stato in fuga per 68 chilometri mi è ancora indigesta. Se arriverà l’occasione mi farò trovare pronto: non nascondo che regalare la prima vittoria nella mia carriera vestendo la maglia della Lidl-Trek sarebbe qualcosa di grandioso.

Balsamo-Sanguineti, prove di Sanremo su Poggio e Cipressa

23.01.2025
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E’ stato un inverno variopinto e allegro quello di Elisa Balsamo, iniziato con i colori del matrimonio e culminato con la prima, vera vacanza da tanto tempo a questa parte. Le foto intorno a capodanno la mostrano con una tintarella invidiabile e insolita rispetto alle sue abitudini, ma era quello di cui aveva bisogno. Il Simac le ha riportato buone sensazioni, ma sul 2024 e quello che è successo ale Olimpiadi c’era come un velo che aveva bisogno di essere spazzato via con tanto buon umore.

Il tono di voce è allegro, il sorriso non se ne va. Però lo capisci che nella testa della campionessa inizia a farsi largo la voglia di gareggiare e di farsi largo in un gruppo che ha trovato un pugno di dominatrici altamente specializzate, con cui fare di conto su ciascuno dei traguardi più prestigiosi.

«E’ stato un ottimo inverno – dice Balsamo, in apertura in un’immagine di Sean Hardy da Instagram/Lidl-Trek – sicuramente era un po’ di tempo che non facevo delle vacanze così lunghe e senza bicicletta. Secondo me è stato anche utile, per resettare tutto dopo una stagione abbastanza impegnativa. Poi abbiamo ricominciato a lavorare tanto e in modo determinato. Devo dire che soprattutto nella prima parte di gennaio e l’ultima di dicembre mi sono resa conto che senza l’impegno della pista, il lavoro è stato molto diverso rispetto all’anno scorso. Non dico meglio o peggio, semplicemente ho preso consapevolmente la decisione di fare un anno dedicandomi principalmente alla strada, quindi sicuramente il tempo per lavorare sarà di più. Se avessi dovuto fare gli europei pista a febbraio, è chiaro che l’inverno sarebbe stato strutturato diversamente».

Elisa Balsamo sta iniziando il quarto anno alla Lidl-Trek, ha 26 anni, è alta 1,71 per 55 chili,
Elisa Balsamo sta iniziando il quarto anno alla Lidl-Trek, ha 26 anni, è alta 1,71 per 55 chili,
Vinci le volate, vinci la Gand-Wevelgem, vinci il mondiale e il Trofeo Binda: ti sei fatta un’idea di chi sia oggi Elisa Balsamo su strada?

Diciamo che a me piacerebbe definirmi un’atleta da classiche. O meglio: una velocista che però riesce a tenere anche sulle salite non troppo lunghe. Questo fa sì che abbia lavorato in salita per migliorare un po’, ma con l’obiettivo di non perdere lo spunto veloce. Questo sicuramente è l’obiettivo principale per l’anno. Farò il Tour e non il Giro, anche se parte da Bergamo. Ma abbiamo analizzato i due percorsi e il Tour, soprattutto in apertura, ha tappe adatte a me, quindi è giusto andarci.

Nelle volate avrai davanti la… solita Wiebes. State pensando al modo di batterla oppure ti concentrerai prevalentemente sulle classiche?

La squadra per quest’anno ha pensato a un buon treno. Ci sono alcune ragazze nuove e già da dicembre abbiamo iniziato a lavorare anche sui treni, sul leadout e i meccanismi della volata. Penso che rispetto all’anno scorso ci sarà una grande differenza e penso che già il UAE Tour in cui inizierò a correre sarà una buona gara per iniziare a lavorare insieme ed esercitarci da questo punto di vista.

Sul fronte delle classiche, l’obiettivo sono quelle del pavé?

Sì, ma rispetto all’anno scorso farò anche l’Amstel. Mi piace molto come gara, è una gara aperta a tanti diversi finali, quindi non si sa mai cosa può succedere. Principalmente diciamo che gli obiettivi di quest’anno sono la Sanremo e la Roubaix.

Instagram racconta così il sopralluogo di Balsamo e Sanguineti sul finale della Sanremo
Instagram racconta così il sopralluogo di Balsamo e Sanguineti sul finale della Sanremo
La Sanremo sembra che te l’abbiano disegnata su misura nel primo anno senza la pista…

Sì, diciamo che è davvero un grande obiettivo e anche relativamente vicino a casa. È una bella corsa e il fatto che continuino ad aggiungere gare nel calendario è una cosa molto bella. Adesso praticamente non manca quasi più nessuna classica, quindi direi che stiamo procedendo nella direzione giusta.

Hai già provato Cipressa, Poggio e il finale?

Sì, li avevo già fatti e poi a fine dicembre sono andata a vedere il percorso insieme a Ilaria (Sanguineti, ndr) che vive lì, per farmi un’idea più precisa.

E che impressione ti hanno fatto le ultime due salite?

Cipressa me la ricordavo un po’ più dura, invece sicuramente non è corta però le pendenze non sono impossibili. Quindi si adatta a persone con tanti watt, non è una salita per scalatrici. Il Poggio non è una passeggiata, perché comunque alla fine è uno sforzo impegnativo. Però io credo che la posizione all’imbocco sia la chiave principale e poi si farà la differenza nell’ultima parte. Sono entrambe salite adatte anche a me, non sono proibitive.

Il 6 settembre, a oltre 5 mesi dall’ultima vittoria, Balsamo è tornato al successo nel Tour de Romandie
Il 6 settembre, a oltre 5 mesi dall’ultima vittoria, Balsamo è tornato al successo nel Tour de Romandie
Salite e anche le discese…

Sì, esatto. Soprattutto quella del Poggio, visto che l’arrivo poi è molto vicino, potrebbe fare la differenza.

E’ ovvio che il matrimonio a fine anno fa sembrare tutto pieno di colori, ma con quale sapore in bocca hai chiuso la porta sul 2024?

Se devo parlare dal punto di vista del ciclismo, penso di aver concluso bene la stagione. Tornare a vincere è stata una bella cosa e anche al Simac alla fine sono arrivati tanti secondi posti e forse, dopo il secondo posto degli europei, è stata una delle volte in cui sono andata più vicina a battere la Wiebes. Quindi alla fine è stato un finale positivo.

Dopo Parigi sembrava che l’idea della pista ti amareggiasse: è un rapporto che si ricostruisce?

Diciamo che forse se le Olimpiadi fossero andate in modo diverso, non sarebbe arrivata questa decisione. Però alla fine penso che sia giusto così, che a 27 anni quest’anno sia giusto dedicare un anno alla strada. Ovviamente, come ho detto anche alla nazionale, non abbandono la pista. Quest’inverno sono comunque andata ad allenarmi qualche giorno a Montichiari, perché penso che sia funzionale per la strada. Però sicuramente non è stato facile andare oltre quello che è successo.

Test di gennaio anche per Balsamo in cima alla salita, prelievo del lattato e si riparte
Test di gennaio anche per Balsamo in cima alla salita, prelievo del lattato e si riparte
Sei riuscita a parlarne con Marco Villa?

Abbiamo parlato, abbiamo fatto una riunione e ci siamo chiariti. Non è che ci fosse molto da dire, semplicemente penso che bisogna cercare di migliorare un po’ la comunicazione. L’importante è chiarirsi e quindi per me adesso è un capitolo chiuso.

Ora che Sangalli è diventato un diesse della Lidl-Trek, chi mettiamo al suo posto in nazionale?

Paolo è con noi, vero, ma non lavorerà con le donne. Sarà con il team WorldTour e con il devo team, l’ho scoperto anche io qui in ritiro. Chi potrebbe prendere il suo posto? Servirebbe una figura competente, capace anche di prendere delle decisioni a volte un po’ scomode. Troppo spesso abbiamo visto costruire le squadre nazionali allo stesso modo. E’ una gara per velociste, porto le velociste più forti. E’ una gara per scalatrici, porto quelle che al Giro si sono piazzate meglio in salita. Però alla fine il mondiale o l’europeo sono gare in cui la squadra è necessaria, non bastano le leader. Quindi secondo me a volte c’è bisogno di una persona capace di prendere anche delle decisioni scomode e magari portare qualcuno che non è un leader, ma che aiuterà la squadra. Onestamente però non saprei quali nomi fare…

Sanremo, classiche e Tour: Milan e la ricerca della velocità

22.01.2025
7 min
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«Abbiamo fatto molti sviluppi con Santini per quanto riguarda i body da gara – dice Milan – e i copriscarpe che io utilizzo sempre. L’anno scorso è arrivata la nuova bici, quindi il livello di aerodinamica è stato incrementato molto. Poi ti rendi conto che fai tutti gli studi e ti ritrovi con uno di un metro e 94 sopra alla bicicletta, che per quanto provi a stare il più basso possibile, insomma…».

L’atmosfera è rilassata, si ride e finalmente si parla italiano dopo le altre interviste in inglese. Il media day della Lid-Trek volge al temine, ma parlare con Milan dei suoi progressi e dei suoi impegni è un viaggio molto interessante. E’ la prima vigilia di una stagione senza gare in pista: questo significa più tempo a disposizione per lavorare su strada. La squadra lo ha annunciato nel gruppo del Tour de France, dove andrà senza l’angelo custode Pedersen. Il ragionamento prosegue in un misto fra tecnica e ambizioni personali.

Il programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del Nord
Il programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del Nord
Si è parlato molto del tuo muoverti troppo nelle volate…

Si punta sempre a migliorare per diventare il numero uno e anche la squadra ce l’ha bene in mente. Per cui negli allenamenti stiamo puntando tanto anche al modo in cui sprintare, senza tutti quei movimenti della testa. Cercando di essere più aerodinamici possibili, spostandomi magari un po’ più avanti con la testa e col corpo. Sono tutti movimenti che, messi insieme, alla fine daranno i loro frutti. Stiamo lavorando molto anche per quanto riguarda la forza, l’esplosività e tutto l’insieme di cui si compone lo sprint. E anche per le salite…

Per difendersi dagli attacchi?

Bisogna tenere duro anche sulle salite per arrivare allo sprint. Si lavora a 360 gradi per migliorare globalmente e cercare poi di essere i migliori. E si sta lavorando anche sui rapporti. Stiamo ancora usando il 54, ma stiamo inserendo il 56.

Al Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi posti
Al Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi posti
Sembri bello rilassato, che inverno è stato finora?

Sto bene, è stato un bell’inverno a partire da dicembre, con un bel training camp. Ho passato delle belle vacanze di Natale a casa con la mia famiglia, che va bene prima di iniziare una stagione così lunga. E adesso siamo di nuovo qua a preparare il debutto per cui manca ormai poco. Le sensazioni sono buone, diciamo che sono gasato. Sinceramente ho voglia di correre, la competizione mi manca e il Tour sarà una nuova sfida, un nuovo mettersi in gioco e provare.

Che fascino ha su di te il Tour de France, che per alcuni è il centro del mondo e per altri una corsa come le altre?

Sicuramente per me tutte le gare sono importanti. Ovviamente il Tour ha il suo fascino, ma per me è sullo stesso piano delle altre. E’ importante iniziare bene a una Valenciana, come arrivare nella miglior forma possibile al Tour de France. Certo è una gara che non ho mai disputato prima, in un periodo in cui non ho mai corso, quindi il punto di domanda c’è. Per me sarà quasi tutto nuovo, metterò il massimo impegno nel prepararmi, come faccio per tutte le altre gare.

Fra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicità
Fra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicità
Vai in Francia con un obiettivo preciso?

Sicuramente dal primo giorno avremo delle tappe favorevoli, con la maglia gialla subito in palio, quindi sarà molto importante farsi trovare pronti e uniti anche a livello di squadra. Lo prendo come tutte le altre gare, però la concentrazione sarà alta e anche la voglia di fare bene.

Il Tour è lontano, prima ci sono tante volate e tante classiche, giusto?

Inizierò alla Volta Valenciana, poi sarò al UAE Tour, Kuurne, Tirreno, Milano-Sanremo, De Panne, Gand-Wevelgem, Waregem e Roubaix. Poi avrò un periodo di recupero e andrò in altura a Sierra Nevada. Si dice che non faccia bene ai velocisti, ma io ci sono stato diverse volte e mi sono sempre trovato bene. Staremo su una ventina di giorni, poi ci saranno Delfinato e Tour, con il campionato italiano nel mezzo. Si dovrebbe correre a Gorizia, non sarebbe male andare in Francia con quella maglia addosso.

Con la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der Poel
Con la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der Poel
Quale delle classiche di primavera vedi più alla tua portata?

Volendo restare con i piedi per terra, penso la Gand: per il momento è quella più mi si addice. Poi magari metterei la Milano-Sanremo. E anche qui c’è un punto di domanda per come andrà nel finale. Si sa, ci vuole anche un po’ di fortuna…

Anche Ganna salta il Fiandre, c’è un motivo preciso per la tua scelta?

L’ho fatto negli anni scorsi e per me è stato bello, perché sono riuscito ad aiutare la squadra e mi è piaciuto esserci. Non sarebbe male rifarlo, anche perché in un futuro resta una corsa che mi piacerebbe vincere. Però so anche che non va bene iniziare ad accavallare tante classiche, si rischia di farle tutte e non portarne a casa nessuna. Meglio selezionarle, avendo davanti un obiettivo bello chiaro.

Jonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chili
Jonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chili
Sempre restando in ambito classiche, la Sanremo del 2024 non è andata come avresti voluto. Ora tutti pensano a uno show di Pogacar, sei d’accordo anche tu?

L’anno scorso l’indicazione era di arrivare sotto al Poggio e per me il fatto di aver passato la Cipressa e di essere rientrato per dare una mano prima del Poggio è stato un piccolo step in avanti. Quest’anno farò ancora quel che mi diranno, ma il mio obiettivo è cercare di salvare le energie per arrivare il più fresco possibile sotto al Poggio per cercare di tenere un eventuale attacco di Pogacar e di altri rivali. È un grandissimo punto di domanda, perché lui è il grande uomo da battere. Però c’è anche Pippo (Ganna, ndr). Lui ci punta e abbiamo visto che negli scorsi anni era sempre lì e per me ci sarà anche quest’anno.

Alla Sanremo ci sarà Pedersen, che però non sarà con te al Tour: ti sarebbe piaciuto averlo accanto?

La squadra ha preso la decisione di dividerci e forse per Mads non sarebbe stato bello dover andare al Tour per aiutare me. Penso che sia talmente forte, da ambire a momenti tutti suoi per preparare le corse cui punta. Se lo avessero portato per me al Tour sarei stato felicissimo, però guardandola da un altro punto di vista, non so se per lui sarebbe stato il massimo.

Oro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungo
Oro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungo
Strada, pista, mondiali e Olimpiadi: abbiamo visto tutto il tuo potenziale?

Oddio, spero di no, sinceramente. Si cerca sempre di migliorarsi, per cui pur non correndo le gare in pista ho in programma di fare qualche ritiro perché comunque per un corridore come me è utile coltivare quel tipo di lavoro, per la potenza e la frequenza di pedalata. Però dopo alcuni anni di doppio impegno, per le prossime due stagioni mi concentrerà più sulla strada e cercherò di fare un altro salto di qualità per quanto riguarda le classiche e il Tour de France.

E’ stato importante chiudere il 2024 con il record del mondo dell’inseguimento e la maglia iridata?

Molto, perché era un obiettivo che avevo da tempo. Ho sempre sognato di vincere una maglia iridata, anche se prima del mondiale ho avuto un momento difficile. Ero uscito dall’europeo con una condizione molto buona, però mi sono ammalato e ho fatto due settimane fermo. Sono tornato ad allenarmi bene solo una settimana prima del mondiale, quindi per me è stata una sfida in tutti i sensi ed è stato importante chiudere così la stagione. Il record del mondo è stata la ciliegina sulla torta.

Bessega prende le misure alla Lidl-Trek Future Racing

08.01.2025
5 min
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Andrea Bessega è uno degli ultimi ragazzi italiani che è passato under 23 in un devo team. Il giovane talento che ha corso i due anni da juniores nella Borgo Molino Vigna Fiorita ora si trova alla Lidl-Trek Future Racing (in apertura foto Lidl-Trek). La formazione di sviluppo del team americano nata lo scorso anno e che ha già raccolto tanti risultati di prestigio, tra i quali la Paris-Roubaix Espoirs. Bessega entra così fra i tredici ragazzi da guardare con particolarmente attenzione. In Italia si era già messo in mostra, conquistando diverse corse nazionali e ben figurando in alcuni appuntamenti di Nations Cup. 

La Lidl-Trek Future Racing è nata nel 2024 come devo team della formazione WorldTour (foto Lidl-Trek)
La Lidl-Trek Future Racing è nata nel 2024 come devo team della formazione WorldTour (foto Lidl-Trek)

Ogni cosa al suo posto

Quello di Bessega è un bel salto, importante, che arriva in un momento delicato della carriera. Nei mesi che hanno portato alla fine dell’anno solare ha già avuto modo di mettersi in contatto con la nuova squadra e di vivere le prime esperienze con loro. 

«Il primo ritrovo ufficiale – racconta – è stato nel mese di ottobre a Bergamo, dove siamo stati per quattro giorni. Lì mi hanno dato la bici per svolgere i primi allenamenti, mi hanno preso le misure e ho conosciuto un po’ lo staff della squadra. Ero emozionato all’idea di conoscere tutti, ma mi hanno accolto bene. Ho avuto conferma del bell’ambiente che si respira anche al ritiro di dicembre. In squadra il clima è ottimo, la cosa bella è che noi ragazzi dobbiamo solamente pedalare. A tutto il resto ci pensa il team». 

Matteo Milan ha accolto Bessega nel team, i due hanno corso nella stessa squadra da allievi
Matteo Milan ha accolto Bessega nel team, i due hanno corso nella stessa squadra da allievi
Che primo impatto è stato?

Il salto tra una formazione juniores e un devo team è enorme. La Borgo Molino è una squadra a nucleo familiare, ci si conosce tutti. Nella Lidl-Trek Future Racing non siamo tanti, ma si vede che il mondo che c’è dietro è grande. Senti di essere collegato al WorldTour. 

Ti sei ambientato subito?

Devo ammettere che mi sono ambientato subito, anche grazie alla presenza di Matteo Milan. Abbiamo corso nella stessa squadra quando eravamo allievi. Lo staff è composto da molti italiani, quindi l’impatto è attutito. Si parla spesso con la nostra lingua e questo aiuta. L’inglese lo so ma è ancora da affinare.

Bessega è passato under 23 dopo due stagioni interessanti da juniores (foto Lidl-Trek)
Bessega è passato under 23 dopo due stagioni interessanti da juniores (foto Lidl-Trek)
Hai parlato con Matteo Milan, ti ha dato dei consigli?

Sì. Nel ritiro di dicembre eravamo in stanza insieme. Penso che essere affiancato da un ragazzo che conosco e che ha già vissuto il team dall’interno sia stato fondamentale. Mi ha spiegato un po’ di cose essenziali. Ad esempio che la sera bisogna andare a cena tutti vestiti uguali, oppure di non farsi prendere la mano in allenamento e seguire i propri lavori. 

A proposito, chi è il tuo preparatore?

Matteo Azzolini, che è lo stesso di Matteo Milan e di altri corridori tra WordTour e team femminile. Mi sto trovando bene con lui, anche se non abbiamo fatto ancora tante cose. Durante il ritiro di dicembre tra incontri e shooting fotografici ci siamo allenati qualche giorno di meno. Adesso, a gennaio, potremo concentrarci solo sulla bici. 

Nel primo ritiro di dicembre ha preso confidenza con dei nuovi metodi di allenamento (foto Lidl-Trek)
Nel primo ritiro di dicembre ha preso confidenza con dei nuovi metodi di allenamento (foto Lidl-Trek)
Come stai svolgendo la preparazione, c’è qualche novità?

A dicembre abbiamo fatto dei test e qualche uscita tutti insieme. Per il resto ognuno ha il suo programma. Arrivo da anni in cui non mi sono mai allenato “seriamente”. Il salto da questo punto è evidente, ora inizio a fare dei lavori specifici e tanto altro. 

In che senso?

Prima di quest’anno non avevo mai fatto determinati esercizi, come le variazioni di ritmo in salita, i 30/30 oppure i 40/20. Sono lavori abbastanza semplici, diciamo che principalmente servono le gambe. 

Bessega ha avuto modo di conoscere e maneggiare anche la nuova Madone (foto Lidl-Trek)
Bessega ha avuto modo di conoscere e maneggiare anche la nuova Madone (foto Lidl-Trek)
Ci sono altre cose che stai imparando a gestire?

Ad esempio l’alimentazione, negli anni precedenti non curavo questo aspetto. Ora con la Lidl-Trek ho fatto un piano alimentare maggiormente curato. 

Con la bici come ti sei trovato?

Bene, la Trek l’avevo usata solo da allievo per sei mesi. Per il resto non ci ho mai pedalato sopra, direi che va tutto bene. Il nuovo modello è molto reattivo e leggero. Anche con il nuovo gruppo SRAM mi sto trovando molto, soprattutto in frenata. 

La Lidl-Trek Future Racing del 2025 è composta da 13 ragazzi di 10 nazionalità diverse (foto Lidl-Trek)
La Lidl-Trek Future Racing del 2025 è composta da 13 ragazzi di 10 nazionalità diverse (foto Lidl-Trek)
Sei in squadra con tanti ragazzi stranieri, anche se alcuni li conoscevi già…

Penso che il fatto di avere molti corridori di diverse nazionalità non sia un problema. Anzi, è un modo per parlare in inglese. Tra di noi parliamo molto, soprattutto con quelli più esperti. Per il momento ho legato molto con Alvarez e Grindley, gli altri ragazzi classe 2006 come me. Ho corso spesso contro di loro, quindi già li conoscevo. 

Prossimo appuntamento?

Adesso torniamo in Spagna per un altro ritiro, alla fine del quale faremo una gara tra quelle della challenge di Maiorca per testare la gamba.

Tao Geoghegan Hart, dove eravamo rimasti?

07.01.2025
4 min
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Ripartire da quei 53 giorni di corsa del 2024. Ripartire dal suo talento: Tao Geoghegan Hart si avvia verso un 2025 cruciale per il proseguimento della sua carriera. Per la maglia rosa “d’autunno”, l’inglese che vinse il Giro d’Italia del 2020 (quello post-Covid), è inevitabile tornare al 17 maggio 2023, quando cadde verso Cuneo, proprio durante il Giro, riportando diverse fratture importanti, tra cui quella scomposta al femore. E adesso?

Il 2024 è stato l’anno del ritorno di Geoghegan Hart. Ed è stato anche il primo nelle file della Lidl-Trek. Tuttavia, non è stato ancora un anno fortunato. Quei 53 giorni di corsa sono stati preziosi, ma decisamente pochi per un professionista. I suoi colleghi hanno messo mediamente 20 giorni in più di gara nelle gambe.

Tao Geoghegan Hart in allenamento sulle strade spagnole durante l’ultimo ritiro. L’inglese è parso in buona forma (foto Lidl-Trek)
Tao Geoghegan Hart in allenamento sulle strade spagnole durante l’ultimo ritiro. L’inglese è parso in buona forma (foto Lidl-Trek)

Oltre la sfortuna

E allora, come procede il cammino di Tao? «Certamente – dice Adriano Baffi, uno dei diesse del team americano – come squadra ci si aspettava qualcosa in più e sicuramente anche Tao si aspettava di più da se stesso. Anche nella passata stagione qualche inghippo se l’è ritrovato di nuovo tra le gambe e di certo non è stato fortunato in questo percorso di recupero.

«Però le aspettative restano alte. Sappiamo che Tao può dare di più e siamo certi che in questo 2025 andrà meglio. Dopo quello che gli è successo, si sapeva comunque che ci sarebbe voluto almeno un anno».

Questo aspetto non va affatto trascurato. Anche per Alaphilippe, Bramati ci disse a suo tempo che gli sarebbe servita almeno una stagione intera. E se ricordiamo bene, un anno per tornare ai livelli siderali che gli competono è servito persino a Remco Evenepoel dopo il volo dal ponte al Lombardia. Va detto, però, che Tao era partito benino: un paio di incoraggianti settimi posti in Algarve al debutto e, soprattutto, il nono posto nella generale al Romandia, quando i motori sono ormai a pieno regime per tutti.

Il prossimo 30 marzo, Tao compirà 30 anni: tra Covid e infortuni ha perso almeno due stagioni piene (foto Lidl-Trek)
Il prossimo 30 marzo, Tao compirà 30 anni: tra Covid e infortuni ha perso almeno due stagioni piene (foto Lidl-Trek)

Tao leader

In questi giorni, gli ultimi di vacanza, Geoghegan Hart ha postato alcune foto di buon auspicio: lui in bici col figlio, lui con la squadra… accompagnate da parole di speranza. L’ottimismo non è mai mancato al londinese, che quest’anno compirà 30 anni. Ma soprattutto, quel che conta è che Tao abbia ripreso ad allenarsi con decisione e convinzione.

«Ammetto – riprende Baffi – che non sono poi così a stretto contatto con lui e non so quanto sia vicino al ritorno al suo potenziale completo. La nostra è una squadra molto grande e durante il primo ritiro spagnolo mi sono occupato di altro. Tuttavia, ci ho parlato un po’ e posso dire che è un trascinatore. Per esempio, io ero addetto alla logistica, cosa non facile quando si è in 180 persone, e lui, nella chat preparando il piano del giorno dopo, mi diceva: “Adriano, metti questo perché è importante”. Oppure: “Facciamo così perché secondo me è meglio”. È un leader.

«E poi è anche un ottimo ragazzo dal punto di vista umano. Mi raccontava di quando vinse il Giro e il suo massaggiatore era mio figlio Piero: qualche aneddoto di quei giorni, un capogruppo».

Alla Vuelta tanta fatica ma anche un ottimo volume, ideale in vista dell’inverno che sarebbe seguito
Alla Vuelta tanta fatica ma anche un ottimo volume, ideale in vista dell’inverno che sarebbe seguito

Più leggero…

Tra pochi giorni si conosceranno i programmi definitivi dell’inglese. Geoghegan Hart, però, è già al lavoro. Pensate che ha terminato il ritiro qualche giorno dopo i compagni e inizia quello che verrà qualche giorno prima. La voglia e la determinazione non gli mancano.

«Tao – conclude Baffi – deve ripartire dalla Vuelta. A prescindere dal suo piazzamento, averla terminata è stato importantissimo. Sapevamo da dove veniva e mettere 21 giorni di gara consecutivi nel sacco dà fiducia per l’inverno. Ricordo che è caduto di nuovo al Delfinato l’anno scorso (frattura alla costola, ndr) e quella caduta aveva procurato un altro stop che ha inciso moltissimo nel suo cammino di recupero. In autunno ha tolto le placche… e sarà più leggero! Scherzi a parte, questo dovrebbe dargli un po’ più di sicurezza e tranquillità. Mi ha detto che si sente più libero anche di testa».

C’è insomma da capire che squadra porterà la Lidl-Trek al Giro d’Italia, ma vederlo sulle strade della prossima corsa rosa potrebbe non essere così impossibile, specie se, come sembra, Pedersen e Milan dovessero puntare forte sulle classiche del Nord. Al Giro d’Italia, la squadra potrebbe essere improntata più per la classifica generale. Magari Geoghegan Hart e Ciccone come una coppia garibaldina.

Bagioli è pronto a mordere l’asfalto e ripartirà dall’Australia

06.01.2025
5 min
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Il primo anno di Andrea Bagioli con la maglia della Lidl-Trek non è andato esattamente secondo i piani del valtellinese. Il cambio di squadra ha portato qualche difficoltà in più che si è tradotta in risultati lontani da quelli fatti registrare nel 2023, suo ultimo anno con la Soudal Quick-Step. Dopo lo scatto a ruota di Pogacar a Zurigo per Bagioli è arrivato un finale di stagione che non lo ha lasciato in pace. Una volta tornato dalla rassegna iridata la stagione in Europa si è conclusa anzitempo. E’ tornato a correre negli impegni orientali con due gare in Giappone prima di fermarsi e tracciare una linea netta, con l’intento di ripartire accantonando tutti i problemi del 2024. 

«Sto bene – spiega mentre si trova a casa in Svizzera – sono quasi pronto per partire in vista del Tour Down Under. Tra una settimana, il 9 gennaio, inizieremo il viaggio verso l’Australia. Atterreremo il 12. Avremo giusto il tempo di adattarci e saremo chiamati a correre. Penso di avere un buon livello e di essermi messo alle spalle i malanni di fine anno».

Pogacar è appena scattato: sono i famosi 5 minuti a 700 watt. Dietro di lui Simmons e Bagioli
Pogacar è appena scattato: sono i famosi 5 minuti a 700 watt. Dietro di lui Simmons e Bagioli

Finale tribolato e riposo

Una volta rientrato con la nazionale da Zurigo, Bagioli aveva in programma le corse di fine stagione in Italia, con Il Lombardia come meta conclusiva.

«Ho corso all’Emilia – racconta – e poi mi sono ammalato. Un po’ di febbre mi ha costretto a fermarmi e saltare Il Lombardia. Ho concluso la stagione prima del previsto. Vero che sono andato in Giappone ma non stavo benissimo, quindi mi sono messo a disposizione della squadra e poi ho staccato. A differenza degli altri anni non ho fatto una vera e propria vacanza, mi sono concesso solamente un fine settimana nelle langhe. Ho riposato, in tutto lo stacco è durato tre settimane. Il 9 dicembre siamo partiti per il primo ritiro di squadra, in Spagna».

Andrea Bagioli sta pr iniziare la seconda stagione con la Lidl-Trek
Andrea Bagioli sta pr iniziare la seconda stagione con la Lidl-Trek
Uno stacco di fine stagione utile?

Certo. Sia per il fisico che per la mente. Tre settimane per me è il periodo giusto, fare di meno è un rischio. Magari non si riesce a lasciare da parte la bici e l’attività agonistica quel tanto che serve per ripartire bene. 

E tutto è rincominciato, ma come?

I ritiri di dicembre sono sempre quelli più caotici. Ci sono da fare le foto, provare i kit, ecc… Poi una volta terminati questi impegni ci si può concentrare sulla bici. Infatti negli ultimi tre giorni ci siamo messi di buon grado abbiamo fatto un blocco di lavoro tutti insieme. 

Bagioli si è guadagnato la convocazione per i mondiali dopo le prove nelle gare canadesi
Bagioli si è guadagnato la convocazione per i mondiali dopo le prove nelle gare canadesi
L’idea di partire dall’Australia da chi è arrivata?

La squadra me lo ha proposto già a novembre, l’idea mi ha intrigato perché non sono mai andato al Down Under. Tutti me ne hanno parlato bene, così mi sono convinto a provare. Poi con il caldo corro meglio ed evitare di fare il mese di gennaio in Europa non è male. 

Che cosa porti a casa dalla tua prima stagione con la Lidl-Trek?

Avevo obiettivi molto più alti. Non pensavo di soffrire così tanto il cambio di squadra. Non che la Lidl-Trek mi abbia lasciato solo, ma cambiare le proprie abitudini e la routine non è mai semplice. Ero abituato, da anni, a lavorare con la stessa bici e gli stessi materiali

Consonni (sinistra) e Bagioli (destra) saranno al Giro, il primo in supporto i Milan, il secondo a caccia di tappe
Consonni (sinistra) e Bagioli (destra) saranno al Giro, il primo in supporto i Milan, il secondo a caccia di tappe
Qual è stata la parte più complicata?

Forse trovare il giusto equilibrio con le nuove bici. A inizio anno avevamo due modelli: la Emonda e la Madone. Capire come sistemarsi in sella e pedalare non è facile. Poi da giugno abbiamo avuto un unico modello (la Madone Generazione 8, ndr) e devo dire che mi trovo meglio. Penso di essermi adattato al nuovo modo di lavorare in estate, da lì sono tornato un po’ di più ai miei livelli. 

E ora come ti senti?

Credo sia tutto più semplice. Ho trovato la linea da seguire e sono contento. Mi sento tranquillo e senza pensieri, penso di essere tornato in linea con quello che ero a fine 2023. I valori nelle uscite in bici sono buoni e in linea rispetto a quelli degli anni passati. Alla fine i dati sono un valore oggettivo. 

Il freddo e la pioggia della Freccia Vallone sono rimasti nelle gambe di Bagioli
Il freddo e la pioggia della Freccia Vallone sono rimasti nelle gambe di Bagioli
Cambierai altre cose nella prossima stagione?

A parte l’inizio in Australia dovrei tenere sempre il focus sulle stesse gare. Farò la Strade Bianche a inizio marzo e la parte centrale saranno sempre Baschi e Ardenne. 

Com’è stato ripartire così presto per arrivare pronto in Australia?

Ho fatto subito tanta intensità, già a dicembre facevo lavori di qualità. Infatti tra Natale e Capodanno mi sono preso una settimana di recupero per ripartire poi ad allenarmi ad alta intensità. 

Allora ci farai sapere come ti troverai al Tour Down Under?

Certo!

Espargarò in bici? Non è per pubblicità, garantisce Guercilena

02.01.2025
5 min
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Non lo vedrete nei roster della squadra, eppure l’ingresso di Aleix Espargarò alla Lidl-Trek ha fatto molto rumore. Perché non sarà un semplice ambassador del marchio. Appena parcheggiata la sua moto dopo una carriera nella MotoGP costellata di pole position e di vittorie, anche se non illuminata dal titolo mondiale, lo spagnolo ha deciso di reinventarsi rimanendo nel mondo delle due ruote, ma di altro tipo…

Per Espargaròò l’esperienza in bici sarà un’ulteriore tappa nella sua crescita umana
Per Espargarò l’esperienza in bici sarà un’ulteriore tappa nella sua crescita umana

Un suo desiderio

Va chiarito subito un punto: Espargarò ha un peso specifico, nel mondo dello sport, non indifferente e può essere un grande richiamo, ma lo spagnolo non ha la minima intenzione di fare la bella statuina e stare a guardare, troppa la sua abitudine a essere nella mischia. Che cosa potrà fare allora? A rispondere è il team manager Luca Guercilena, che ha voluto in prima persona che l’operazione andasse in porto.

«I contatti con lui sono iniziati ad Andorra – racconta – che ormai a un epicentro per il ciclismo, grazie a Carlos Verona che è un suo amico. E’ stato spesso ospite nei nostri eventi marketing, poi a una cena post Tour ci ha accennato al suo sogno di provare la vita da corridore di ciclismo, da affiancare al suo ruolo di uomo-immagine per la nostra azienda perché può dare molto in fatto di visibilità. Abbiamo quindi pensato di fargli provare gare di gravel, anche del massimo circuito Uci, di mountain bike e magari di vederlo impegnato in qualche Granfondo, poi vedremo come va».

Il catalano ha mostrato subito grandi doti in salita. La bici è sempre stata parte della sua preparazione
Il catalano ha mostrato subito grandi doti in salita. La bici è sempre stata parte della sua preparazione
Che cos’è che, al di la del suo prestigio, vi ha colpito del 35enne catalano?

Innanzitutto non è uno sprovveduto in bici, perché è sempre stata un suo strumento di allenamento per la sua attività motociclistica. Io sono rimasto impressionato da quanto si allena, mi ha detto che la bici era fondamentale per la resistenza almeno quanto la palestra per la forza nello spostare i tanti chili della moto. Da questo punto di vista non ci sono davvero sostanziali differenze con i nostri ragazzi, è un professionista in tutto quello che fa.

Perché avete scelto una multidisciplina per il suo inizio?

Abbiamo voluto innanzitutto lasciargli libertà di scelta. Tra l’altro ha già corso in qualche Granfondo su strada e anche con risultati molto buoni. Io credo che nelle gravel possa fare davvero bene, anche perché lo stimolo del circuito mondiale può dargli nuovi stimoli. Da quel che ho visto Aleix ha una grande abilità di guida e questo è normale vista la sua attività, chiaramente paga dazio nello stare in gruppo, un conto è guidare con pochi centauri al tuo fianco, un altro pedalare in mezzo a centinaia di persone. Ma lui vuole provarci e noi siamo d’accordo.

Vincitore di 3 gare, Espargarò è l’unico ad avere conseguito pole position con 3 moto diverse: Yamaha, Suzuki e Aprilia (foto Michelin)
Vincitore di 3 gare, Espargarò è l’unico ad avere conseguito pole position con 3 moto diverse: Yamaha, Suzuki e Aprilia (foto Michelin)
Che cosa può dare?

E’ un esempio, di professionalità e abnegazione. Con tutto quel che ha guadagnato, vuole ancora mettersi in gioco. Questo per i giovani è un impatto importante. Aleix sa bene che il ciclismo non regala nulla e il suo messaggio, il suo rimettersi in gioco pur a 35 anni è qualcosa d’importante, un messaggio da diffondere. Nessuno gli chiede nulla, ma conoscendolo sappiamo che Espargarò è un agonista nato e che cercherà sicuramente di ottenere risultati.

Come si è posto, che atteggiamento ha?

In maniera molto umile, quella di chi vuole imparare. Ha subito detto che non pretende assolutamente il centro dell’attenzione e che si sente come uno studente alle prime armi insieme a gente che ne sa molto di più. Non pretende certo di mettersi in sella e competere nelle grandi corse, anche se ha detto che gli piacerebbe partecipare e mettersi a disposizione dello staff in qualsiasi ruolo sia utile. Io credo che l’atteggiamento sia un aspetto importantissimo, ho molta fiducia in quello che potrà fare per lui e per noi. Intanto farà la prima parte dell’anno, poi vedremo come andrà e ci porremo nuovi obiettivi.

I compagni sono rimasti stupiti dalle sue doti. Aleix si dedicherà soprattutto a gravel e mtb
I compagni sono rimasti stupiti dalle sue doti. Aleix si dedicherà soprattutto a gravel e mtb
La squadra come l’ha presa?

Molti lo conoscevano, sapevano chi è, ma erano un po’ scettici su quel che potesse fare. Quand’eravamo ad Andorra, appena hanno iniziato a salire in bici si sono ricreduti: asciutto anche più di tanti corridori, tecnicamente ineccepibile, si capiva che non era lì per esibizionismo. La differenza c’è, sia chiaro, ma può fare davvero bene nei contesti più adatti.

Lui ha detto che però il suo sogno è attaccare il numero di qualche corsa professionistica…

Vedremo, facciamo un passo alla volta. Lui ci ha espresso i suoi sogni e noi vogliamo che riesca a realizzarli, piano piano. Ripeto, è un accordo reciproco dal quale possiamo trarre vantaggio tutti.