Bramati: «Alaphilippe ha lasciato il segno nel nostro team»

10.10.2024
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VIGNOLA – Tra le poche e pesanti assenze al Giro dell’Emilia, ce n’era una che si avvertiva maggiormente, quasi in un’anticipazione del 2025. La caduta patita al mondiale di Zurigo ha impedito Julian Alaphilippe di essere al via con la sua Soudal-Quick Step nelle classiche italiane di ottobre e di esserne un assoluto protagonista.

Una storia iniziata con la squadra belga nel 2014 (anticipata dalla stagione precedente nella formazione continental) in cui Alaphilippe trovò in Davide Bramati un mentore più che un diesse. Così abbiamo chiesto al tecnico lombardo che effetto gli fa sapere di non guidare più il fuoriclasse francese dall’anno prossimo.

Al suo primo Giro d’Italia, Alaphilippe centra la tappa di Fano. Per Bramati una delle vittorie più spettacolari
Al suo primo Giro d’Italia, Alaphilippe centra la tappa di Fano. Per Bramati una delle vittorie più spettacolari

Simbolo di fedeltà

Il trinomio Quick Step-Bramati-Alaphilippe è stato uno dei più vincenti e longevi di un ciclismo moderno in cui è difficile associare una squadra a un corridore e viceversa. Il passaggio del due volte campione del mondo alla Tudor è uno dei migliori colpi del ciclo-mercato, ma come si guarda al passato che sta per diventare tale fra poco?

«Difficile dire – spiega Bramati – quale sia stato il mio primo pensiero sulla sua partenza. Abbiamo lavorato assieme per undici anni e posso dire che quando stai così tanto tempo con un atleta significa che c’è un bel rapporto. Sono altri tempi adesso, ma comunque ci sono corridori che firmano già per 4/5 anni. Più in piccolo e contestualizzando il tutto, fanno scelte come ha fatto Alaphilippe con noi quando passò pro’. Mi sono sempre trovato veramente benissimo con Julian».

Bramati ha ricordato come Alaphilippe abbia saputo tornare ad alto livello dopo alcuni anni sfortunati
Bramati ha ricordato come Alaphilippe abbia saputo tornare ad alto livello dopo alcuni anni sfortunati

«Penso a ciò che ha vinto in carriera – prosegue – ma tutti si ricordano anche che qualche anno fa ha avuto tanta sfortuna, tante cadute e non è stato facile per lui tornare da momenti del genere. Julian però quest’anno ha ritrovato un grande livello e mi dispiace che non sia qui a finire queste ultime gare in Italia perché ci teneva tantissimo. Aveva un’ottima condizione, ma purtroppo al mondiale è caduto».

Anni di vittorie

Alaphilippe si fece conoscere meglio al mondo nel 2015 quando infilò la sequenza di piazzamenti nel trittico Amstel, Freccia Vallone e Liegi, queste ultime due chiuse al secondo posto sempre dietro Valverde. All’epoca qualcuno lo paragonò al nostro Bettini, quantomeno per la militanza nella stessa formazione. Poi col gruppo Quick-Step, Alaphilippe ha brindato (finora) a 44 successi, di cui 24 equamente distribuiti nel biennio 2018-2019, sapendo centrare bersagli grossi in ogni annata.

«Anche in questo caso – racconta Bramati, provando a riavvolgere il nastro della memoria – è complicato dire quale sia la vittoria più bella o speciale. Ha vinto due mondiali e sei tappe al Tour, senza dimenticare la Strade Bianche e la Sanremo e tante altre corse. Ha vinto tanto in Italia e forse proprio per questo credo che la tappa vinta al Giro sia una delle più spettacolari. Era alla sua prima partecipazione ed è andato a segno con uno suoi numeri che lo hanno contraddistinto. Quando Loulou era Loulou che partiva da lontano, che aveva i suoi scatti e le sue accelerazioni. Ce lo ricordiamo tutti.

«Proprio nel 2019 al Tour – ricorda – aveva centrato un paio di tappe. Con la prima riuscì a prendere la maglia gialla, perdendola e riprendendola nuovamente nell’arco di due giorni. Julian è sempre stato un corridore per corse di un giorno, ma quell’anno andava veramente fortissimo. Indossò la maglia gialla per due settimane e finì quinto nella generale. Quello era stato un momento in cui si pensò che poteva trasformarsi in un corridore per grandi corse a tappe, però in salita c’è sempre stato qualcuno che sulle tre settimane era più forte di lui. Credo la sua carriera sia andata e vada bene così».

Fratello maggiore. Bramati augura ad Alaphilippe di vincere ancora tanto anche nella Tudor
Fratello maggiore. Bramati augura ad Alaphilippe di vincere ancora tanto anche nella Tudor

Consigli e auguri

Nonostante il suo ritiro agonistico sia diventato maggiorenne proprio quest’anno, il “Brama” con i suoi corridori sa essere molto vicino sotto tanti punti di vista. Dal 2025 troverà Alaphilippe da avversario con la maglia Tudor, ma non mancano le ultime raccomandazioni.

«Tra lui e me – conclude Bramati – ci sono tanti anni di differenza, però mi sento ancora giovane (ride, ndr) quindi posso dire che il mio con Julian sia stato un rapporto da fratello maggiore più che da padre e figlio. Lui ha preso un’altra strada però penso che abbia lasciato il segno nel nostro team. Ha fatto tanto per noi e resterà nei nostri cuori. Io sono contento di aver lavorato con lui.

«Per i prossimi anni gli auguro di vincere ancora tanto e di continuare a fare quello che ha sempre fatto, soprattutto nell’ultimo anno. In questa stagione ha ritrovato un grandissimo livello e sono certo che farà altrettanto bene nelle sua nuova avventura».

Moser: «Lotta iridata a due, ma occhio a VdP e Alaphilippe»

21.09.2024
5 min
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Inizia domani, con le prove a cronometro, la rassegna iridata del 2024. Pensando al grande giorno della gara elite maschile è davvero difficile immaginarsi uno scontro che non veda come protagonisti Tadej Pogacar e Remco Evenepoel. Davvero troppa la differenza fra i due dimostrata al Tour e alle Olimpiadi. E anche per questo il mondiale di Zurigo sarà un po’ la resa dei conti tra questi due fenomeni.

Tuttavia un terzo incomodo potrebbe esserci. E se sì, chi sarà? Non sarebbe la prima volta che tra i due litiganti, il terzo goda… o ci metta lo zampino. Di questo “terzo incomodo” abbiamo parlato con Moreno Moser, ex corridore e oggi uno dei commentatori di Eurosport.

Oltre a commentare per Eurosport, Moser (classe 1990) ha svolto delle mansioni per Rcs Sport
Oltre a commentare per Eurosport, Moser (classe 1990) ha svolto delle mansioni per Rcs Sport
Moreno, chi può essere dunque un terzo uomo che a Zurigo su strada se la può giocare con Pogacar e Remco?

Al pari con loro nessuno: sarò categorico, ma davvero non c’è nessuno a quel livello. Semmai appena sotto questi due atleti ci metto Primoz Roglic, lui potrebbe giocare d’astuzia. Se devo allargare il discorso, essendo un mondiale duro direi che sono in ballo un po’ tutti quelli che hanno fatto la Vuelta. Quindi potrebbe fare bene anche gente come O’Connor, Mas…. ma quando dico loro intendo che possono dare fastidio.

Un nome sul banco te lo gettiamo noi: Marc Hirschi….

In effetti è un bel po’ che non perde una corsa e certamente va annoverato, anche se non ha fatto la Vuelta. Però a questo punto se c’è Hirschi allora dico che oltre a quei due, c’è un’incognita: Mathieu Van der Poel.

Dici? Non è un po’ duro per lui?

E’ vero: è duro. Ma le salite non sono super lunghe e non scordiamoci che lui si sa nascondere e preparare alla grande. Guardate che europeo che ha corso, quanto andava forte. Forse ha esagerato perché non aveva nulla da perdere.

Van der Poel, campione in carica, potrà essere la vera incognita a Zurigo
Van der Poel, campione in carica, potrà essere la vera incognita a Zurigo
Pensi che abbia esagerato anche per fare la gamba in una corsa comunque molto lunga in vista del mondiale?

I suoi attacchi non erano quelli di uno che è lì per allenarsi. Certo, ha provato a correre da protagonista, davanti per poi vedere quel che succedeva. Una cosa è certa: contro gente come Pogacar o Remco servono i super motori.

Insomma discorso a due?

In questo momento è davvero difficile battere uno come Tadej e trovare dei nomi che possano davvero fargli spavento. Se non succede qualcosa di particolare è difficile che qualcuno possa batterlo. E anche nello scontro con Evenepoel lo vedo favorito. Anche perché per la prima volta Remco non avrà neanche Van Aert al suo fianco: la pressione e i giochi di squadra del Belgio saranno tutti su di lui e per lui. Remco spesso vince attaccando da lontano, lontano… ma non credo che possa farlo al mondiale. Se si trova con Tadej, via da solo non ci va. Sì, può provarci, ma la vedo difficile.

Insomma la tua idea è chiara: Pogacar favorito, Remco primo e forse unico contendente, e poi c’è l’incognita Van der Poel.

Esatto. VdP non lo metto né tra gli outsider, né tra i favoriti. Lui è una mina vagante, anche perché bisognerà vedere come correranno. Fatti questi tre nomi: nell’ordine ci sono: Alaphilippe, Roglic, Pello Bilbao, Hirschi, Jorgenson (nella foto di apertura vicino ad Alaphilippe), Skjelmose. Anche le gare canadesi hanno detto molto sugli stati di forma.

Hirschi corre in casa: è motivato e in grande forma. In un mondiale altrettando duro, quello di Imola 2020, è arrivato terzo
Hirschi corre in casa: è motivato e in grande forma. In un mondiale altrettando duro, quello di Imola 2020, è arrivato terzo
Alaphilippe lo metti molto in alto: perché?

Perché in Canada, come detto, Alaphilippe si è mosso bene, un po’ forse anche per dargli un po’ di fiducia e poi perché è un corridore esperto che certe gare le sa affrontare. Mi dà più garanzie di altri avendo già vinto due mondiali.

Hirschi: correre in casa sarà più una spinta o una pressione per lui?

Credo che questo ragazzo saprà gestire bene la pressione…

Prima hai accennato al modo di correre: come si dovrebbe gareggiare per battere Pogacar e Remco?

Sicuramente provando a sfruttare la squadra e provare da lontano… Ma lontano, lontano: tipo a 100 e passa dall’arrivo. Deve essere proprio qualcosa di diverso, d’inaspettato. Magari va via un gruppetto di dieci buoni atleti e uno dei nomi fatti riesce ad inserirsi. Poi magari chiudere diventa complicato, tanto più che Mohoric, l’unico vero uomo che nel finale poteva tirare per Pogacar, non ci sarà…

Dici che Tratnik, uomo di Roglic, non lo farà? 

No, no anche lui… è serio. Ma io intendevo più nelle fasi calde.

Potrebbe essere il compagno Roglic il vero nemico di Pogacar? Eccoli con la maglia della Slovenia al mondiale di Imola 2020
Potrebbe essere il compagno Roglic il vero nemico di Pogacar? Eccoli con la maglia della Slovenia al mondiale di Imola 2020
Ecco, a proposito di Slovenia. Come la vedi con due capitani super: Roglic e Pogacar?

Eh – sospira Moser – Roglic potrebbe essere il grande problema di Pogacar. Se in quell’azione di quel drappello che dicevamo c’è dentro Primoz, dietro Tadej non tira. La fuga va via e poi magari Roglic neanche vince. Se fossi in Pogacar, Roglic me lo terrei vicino e lo farei tiare per me.

Ma questo non spetta al tecnico sloveno?

Io penso che se vuole si fa quel che dice Pogacar. Se fossi il tecnico sloveno darei totale appoggio a Pogacar. Anche perché Roglic è forte, magari è in giornata e stacca tutti, ma gli capita spesso anche di non esserlo, di scivolare… non dà poi tutte queste garanzie. Non è come Remco con Van Aert, che comunque le corse le sa vincere.

Quello che Alaphilippe porterà alla Tudor: parla Cancellara

03.09.2024
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Qualcosa ci aveva colpito nelle parole di Julian Alaphilippe al momento di annunciare la firma con il Tudor Pro Cycling Team. Il racconto del francese circa lo scambio di opinioni con Fabian Cancellara sulla famiglia e la serenità nella squadra hanno creato una sorta di ponte fra le due enormi esperienze in campo. Ci siamo tutti ritrovati a pensare che, al netto delle eventuali responsabilità, gli ultimi mesi del francese alla Soudal-Quick Step non siano stati l’ideale per rendere al meglio. Le parole martellanti di Lefevere sono risultate destabilizzanti per un atleta che dopo gli infortuni non aveva ancora ritrovato la piena efficienza fisica. Ora che il corpo riesce a pedalare alla velocità della mente, si è rivisto un Alaphilippe battagliero e vincente. Solo che ormai la frittata era fatta. La sfiducia è stata insuperabile, la squadra belga non ha proposto rinnovi contrattuali di alcun tipo e Julian ha firmato con la Tudor. Troverà Ricardo Scheidecker, come abbiamo spiegato, e anche Matteo Trentin che ben conosce.

Cancellara, qui con Luc Wirtgen, è il proprietario del Tudor Pro Cycling Team
Cancellara, qui con Luc Wirtgen, è il proprietario del Tudor Pro Cycling Team

Il fuoco dentro

Cancellara è il proprietario dei team e contrariamente a quanto accade nelle professional di tutto il mondo, evita di spingere troppo sul gas. Non si sta affrettando a promettere il WorldTour, anche se è comune convinzione che i suoi sponsor potrebbero reggerne benissimo l’impatto. Si cresce per gradi, innestando di volta in volta gli uomini giusti per il progetto. E l’arrivo di Alaphilippe e Hirschi, che si sommano a Trentin e Dainese iniziano a comporre uno scheletro piuttosto convincente.

«Per noi è una grande opportunità avere Julian con noi – ha spiegato Cancellara a L’Equipe – per il nostro progetto, con il suo modo di correre, il suo brio, la sua esperienza. Quando vince è una cosa, ma se vince un suo compagno è orgoglioso come se fosse lui. E’ un ragazzo semplice che ha tenuto i piedi per terra. Ha ancora il fuoco dentro, la voglia di fare bene».

Alaphilippe sa vincere, ma sa anche esultare quando il risultato viene da un compagno di squadra
Alaphilippe sa vincere, ma sa anche esultare quando il risultato viene da un compagno di squadra

Un corridore del team

Cancellara sa stare al mondo e lo conosce bene. E’ stato a lungo la colonna portante delle squadre di Riis, vincendo le sue classiche più belle. Poi è passato nell’orbita della Trek e con Luca Guercilena ha chiuso la carriera vincendo le Olimpiadi di Rio nella crono. Sa che l’errore più grande è quello di caricare il peso della squadra sulle spalle del corridore di gran nome. A lui è successo e non l’ha sempre trovato divertente.

«Non spetta a Julian costruire la squadra – ha proseguito Cancellara – deve portare valore aggiunto alla nostra struttura, ma non dico che abbia delle responsabilità, delle pressioni. Siamo noi, tutti insieme. E abbiamo la responsabilità di metterlo in buone condizioni. Deve poter tornare a casa e stare tranquillamente con la sua famiglia. Penso che Julian abbia bisogno di questo, di quella tranquillità, di una buona atmosfera, di persone di cui si fida, che credono in lui, attorno a lui. Non ha niente da dimostrare, ma sono sicuro che se avrà questo equilibrio, farà il resto».

Ritrovata la salute, Alaphilippe ha ritrovato la vittoria, ma ormai la frattura con Lefevere era insanabile
Ritrovata la salute, Alaphilippe ha ritrovato la vittoria, ma ormai la frattura con Lefevere era insanabile

La porta del Tour

Ovviamente lo svizzero sa che l’investimento sul francese ha due facce: quella dei risultati che potrà portare e quella delle porte che potrà aprire. Sin dal suo debutto fra le professional, la Tudor ha avuto grande accoglienza nelle corse del Belgio, ma un po’ più tiepida in Francia. Mai provate ancora le Classiche Ardennesi. Invitata per la prima volta alla Parigi-Nizza, è riuscita a vincere la tappa di Montargis con Arvid De Kleijn, che dopo aver regalato alla squadra la prima vittoria in assoluto alla Milano-Torino del 2023, ha così offerto la prima nel WorldTour.

«Siamo una squadra di seconda divisione – ha spiegato ancora Cancellara – vogliamo continuare come abbiamo fatto finora e stabilizzare la nostra organizzazione. Grazie a Julian avremo delle opzioni, ma non andremo dove non saremo in grado di distinguerci. E’ escluso che andiamo a una gara solo per esserci. Se andiamo , vogliamo essere offensivi, gareggiare, mostrare unità e carattere. Possiamo chiedere di partecipare al Tour, ma la decisione non è nelle nostre mani. Non è detto che con la presenza di Julian questo accadrà con sicurezza. Abbiamo un grande progetto sul tavolo, ma non abbiamo deciso. Se continuiamo a stabilizzare la nostra organizzazione, il nostro modo di correre, avvicinarci ai primi 20 team, può essere un obiettivo concreto».

Alaphilippe alla Tudor, aria nuova e voglia di vincere

27.08.2024
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Era scritto da mesi che Julian Alaphilippe avrebbe lasciato la Soudal-Quick Step: Lefevere ha fatto di tutto per costringerlo a mollare e alla fine ce l’ha fatta. Pochi però immaginavano che “Loulou” sarebbe andato alla Tudor Pro Cycling. Il suo nome sembrava ormai associato a quello di Bernaudeau e alla Total Energies, invece alla fine ha prevalso l’offerta di Cancellara. E volendo leggere fra le righe, la sensazione è quella di un Alaphilippe ancora battagliero, che ha voglia di nuovi stimoli e nuove vittorie. La squadra francese non sembra il luogo ideale per chi ha ancora l’indole del guerriero.

A San Sebastian, Alaphilippe più esplosivo di Hirschi in salita, ma lo svizzero vincerà in volata
A San Sebastian, Alaphilippe più esplosivo di Hirschi in salita, ma lo svizzero vincerà in volata

Una scelta difficile

Alaphilippe ne ha parlato dopo la gara di Plouay, chiusa a 11″ da Hirschi, che lo aveva già battuto a San Sebastian e passerà con lui nella squadra svizzera. La sua scelta deriva da motivazioni particolari e forti, come ci aveva spiegato qualche giorno fa Ricardo Scheidecker, Head of Sports del team svizzero.

«Non è stata una decisione facile – ha raccontato Alaphilippe – perché si è trattato di scegliere fra bei progetti e persone che avevano lavorato tanto per avermi con sé. Mi faceva male l’idea di deluderli, ma alla fine ho scelto di pensare a me stesso. Ho ascoltato il mio cuore e questo mi ha fatto sentire libero. So di aver fatto la scelta giusta».

Fra Ricardo e Cancellara

A ben vedere non si tratta di un salto nel buio. Con Trentin ha corso per quattro anni, quando ancora Matteo militava nel gruppo Quick Step, e lo stesso Ricardo Scheidecker ne era una colonna portante. A ciò si aggiunga la voglia di nuove motivazioni, dopo l’intera carriera nella stessa squadra.

«Le mie esigenze sono semplici – spiega Julian – facciamo uno sport difficile e volevo un progetto con una base solida, dove devo pensare solo alla prestazione, a me e alla mia famiglia. So che la squadra si occuperà di tutto il resto. Conosco bene Trentin, ho bei ricordi. Conosco anche Ricardo ed è una persona con cui ho vissuto bellissimi momenti alla Quick Step. Lui è stato il primo a spiegarmi il progetto e la voglia che avevano di lavorare con me. Ci ho messo del tempo, perché volevo prima tornare ai miei livelli, senza le mille questioni legate a un passaggio di squadra. Volevo essere certo di fare la scelta giusta. Ho parlato molto anche con Cancellara. Mi ha fatto capire di esserci passato, che era una decisione importante e difficile da prendere, soprattutto a questo punto della carriera. Cose che lui ha vissuto, al punto da aver parlato anche di come bilanciare la vita familiare con le corse».

Nella scelta di Alaphilippe sarebbe centrale anche la voglia di stare vicino alla famiglia (foto Instagram)
Nella scelta di Alaphilippe sarebbe centrale anche la voglia di stare vicino alla famiglia (foto Instagram)

La ricerca della felicità

Scheidecker ha usato la parola “felicità”, forse perché era evidente che nella vecchia squadra questa fosse ormai perduta. Di solito il rinnovo del contratto avveniva dopo la Liegi, ma questa volta Lefevere ha preso tempo e ha dato ad Alaphilippe la possibilità di guardarsi intorno. Andare alla Tudor ha significato accettare la scommessa dei corridori che l’hanno preceduto. Dover aspettare gli inviti e non avere le certezze di un team WorldTour.

«Voglio realizzarmi – spiega – vincere le gare. Voglio sentirmi bene con me stesso, per dare il massimo e portare la squadra al top. Questo è il mio obiettivo. Sono felice di avere un ruolo di leadership, ma so anche che dovrò dare l’esempio ai tanti giovani, in bici e giù dalla bici. Questo mi motiva e mi rende felice. Rimanere era impossibile. Negli ultimi anni ci sono stati momenti complicati. Quindi oltre al fatto che ero già un passo avanti sull’idea di cambiare ambiente, la decisione non è stata così complicata. Ho pensato al discorso degli inviti, ma ho fiducia. Spero che faremo tutte le grandi gare, dalle Ardenne fino al Tour. Ho ambizioni per me e per la squadra, ma dovremo meritarci ogni invito. La voglia di Tour cresce con il passare degli anni. Quest’anno ho scelto il Giro e le Olimpiadi, ma devo dire che il Tour è quello che mi è mancato per fare meglio a Parigi».

Le Olimpiadi sono state il cuore dell’estate di Alaphilippe, cui forse è mancata la condizione del Tour
Le Olimpiadi sono state il cuore dell’estate di Alaphilippe, cui forse è mancata la condizione del Tour

La saggezza del Tour

La stagione propone ancora sfide interessanti: al centro di tutto, il mondiale di Zurigo che per l’Alaphilippe vecchia maniera sarebbe davvero il perfetto banco di prova. Alla fine dello scorso anno, Davide Bramati disse che per rivedere Julian al top dopo l’incidente di Liegi sarebbe servito un altro inverno e la previsione si è avverata alla perfezione.

Se tutto va come sperano Cancellara e lo stesso francese, il prossimo potrebbe essere l’anno di alcune belle rivincite: fra tutte quelle della Liegi, chiusa al secondo posto nel 2021 dietro Pogacar. E conoscendo la gente del Tour, siamo abbastanza certi che faranno di tutto per avere al via il francese più amato. Un uomo che ha avuto coraggio. Se avesse voluto la certezza della Grande Boucle, gli sarebbe bastato firmare in Francia e avrebbe avuto davanti giorni da Re Sole e forse anche più soldi. Ripartire da Tudor è il chiaro segnale della sua voglia di fare.

Dietro gli arrivi di Alaphilippe e Hirschi, c’è una Tudor che cresce

24.08.2024
5 min
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A metà del secondo anno della sua storia come professional, con undici vittorie nel primo e già nove nel 2024, il Tudor Pro Cycling Team si è messo sul mercato e ha realizzato due colpi magistrali. L’arrivo di Marc Hirschi e quello di Julian Alaphilippe innalzano il tasso tecnico della squadra svizzera e la dotano di due uomini vincenti che saranno capaci di finalizzare il gran lavoro degli altri. Più in generale, guardando i movimenti del team, si ha la sensazione che l’opera di consolidamento prosegua con coerenza e seguendo un piano ben preciso.

In questi giorni, Ricardo Scheidecker si trova con la squadra al Lidl Deutschland Tour, per cui quando lo raggiungiamo ha appena finito il debriefing della tappa di ieri – vinta da Mads Pedersen – e sta per iniziare una riunione con lo staff. Non ci sono giornate tranquille durante le corse, ancor meno nelle squadre che pur vivendo nel presente stanno costruendo il futuro. Con il suo ruolo di Head of Sports, il portoghese è la figura di riferimento per fotografare il momento del team.

Vi siete mossi sul mercato con colpi veloci, precisi e di qualità. C’è la sensazione di un cambio di marcia…

Forse non un cambio di marcia, semplicemente il processo di crescita che prosegue. Il cambio c’è stato fra il primo e il secondo anno quando da 20 corridori passammo a 28 e fu un passaggio importante. Nel 2025 avremo un corridore in più, saremo 29. La squadra ha bisogno di qualità e di esperienza, ma non solo a livello di atleti. Stiamo facendo lo stesso con lo staff. L’anno scorso abbiamo preso il “Toso” (Matteo Tosatto, ndr) e Bart Leysen come rinforzo nell’area tecnica. Sul fronte dei corridori abbiamo esperienza, ma servono anche motori e qualità fisiche importanti, come nel caso di Hirschi, di Alaphilippe, lo stesso Marco Haller e Lienhard. In più abbiamo fatto passare dei corridori della devo team (Aivaras Mikutis e Fabian Weiss, ndr) e questo vuol dire che non trascuriamo lo sviluppo. Quindi credo che sia un mercato equilibrato.

Quanto c’è di tuo, dopo i tanti anni alla Quick Step, nell’arrivo di Alaphilippe?

Julian è un campione e credo che avesse anche altre proposte. E’ stata una scelta della squadra, non una scelta di Ricardo. Poi che io abbia aiutato nel creare il ponte è un altro discorso, perché abbiamo lavorato insieme per sei anni, credo i migliori della sua carriera. Abbiamo condiviso tantissimi momenti ed è rimasto un rapporto di amicizia vera, non solo di lavoro. Ma il bello di questa squadra è che gli acquisti si ragionano insieme con un gruppo di persone e non per la scelta di uno solo.

Ricardo Scheidecker, portoghese, è Head of Sports al Tudor Pro Cycling Team (foto Anouk Flesch)
Ricardo Scheidecker, portoghese, è Head of Sports al Tudor Pro Cycling Team (foto Anouk Flesch)
Hirschi è svizzero, la squadra è Svizzera: può diventarne la bandiera?

Diventerà logicamente uno dei leader della squadra, questo è molto chiaro. Noi crediamo assolutamente che abbia il potenziale per fare più di quello che fa al momento. Il fatto che sia svizzero è un’ottima coincidenza, soprattutto perché in squadra abbiamo colleghi che hanno lavorato con lui in passato e anche loro hanno contribuito a dargli fiducia perché decidesse di venire qui. Ritroverà persone con cui ha lavorato e che lo conoscono bene. E lo abbiamo trovato convinto del fatto che qui in Tudor Pro Cycling troverà l’ambiente giusto per la sua carriera e per esprimersi ai suoi livelli migliori.

Marc ha 26 anni, Julian ne ha 32. Pensi che abbia ancora il livello per essere l’Alaphilippe di prima dell’incidente?

Quest’anno si è rivisto a un bel livello, devo dire. Sono convinto che potrà tornare a uno standard altissimo. Se poi sarà al livello dei vecchi tempi, lo scopriremo l’anno prossimo quando cominceremo a correre. Quest’anno ha già dato dei segnali in questo senso, perché ha vinto un po’ di corse in modo importante, con lo stile di una volta. Credo che la chiave per lui sia trovare felicità e la nostra promessa è che qui la troverà. Conoscendolo, se davvero sarà così, il resto verrà naturale. La sua qualità porta tantissimo alla squadra, ma non basterà avere un nome. Dovremo essere in grado di meritarci quello che eventualmente verrà.

Il mercato è ancora aperto per altri colpi?

No, siamo a posto.

Se dovessi dare una valutazione a metà di questa stagione, cosa diresti della squadra?

Nel complesso, che vuol dire tenere conto anche del tanto lavoro non visibile all’esterno e che ci fa crescere, io dare un 8. Credo che stiamo lavorando bene. Conosciamo le nostre debolezze e ci impegniamo per migliorarle. La squadra ha un anno e mezzo, per cui possiamo essere fieri pur tenendo i piedi per terra, perché ancora non abbiamo fatto nulla di quello che ci proponiamo. Però pian piano stiamo crescendo. E quello che abbiamo progettato per il prossimo anno sarà un altro scalino che potremo salire.

Mercato in fermento. Da Alaphilippe alla Tudor, al futuro di Remco

21.08.2024
6 min
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La stagione è ancora nel pieno e il mercato è ufficialmente aperto. In realtà non si chiude mai, ma dal primo agosto i contratti possono essere ufficializzati. E così ecco che sono già arrivate le prime “bombe di mercato”. Quali bombe? Bettiol all’Astana-Qazaqstan in presa diretta e Alaphilippe alla Tudor, dalla prossima stagione.

Ma le novità sono numerose. C’è un bel caos in atto. Sono oltre 70 gli scambi (compresi i passaggi interni tra devo team e prima squadra) ufficializzati nell’ultimo mese, tra gli uomini.

E non vanno dimenticate le grandi manovre di mercato al femminile, come Vollering alla Fdj Suez (non ufficiale) insieme alla Labous. Longo Borghini via dalla Lidl-Trek e il ritorno su strada, questo sì ufficiale, della neocampionessa olimpica di mtb, Pauline Ferrand Prevot alla Visma-Lease a Bike.

Bettiol è passato ufficialmente dall’EF Education all’Astana-Qazaqstan dal 15 agosto scorso
Bettiol è passato ufficialmente dall’Ef Education all’Astana-Qazaqstan dal 15 agosto scorso

Astana internazionale

Partiamo proprio dall’Astana di patron Vinokourov. In attesa del main sponsor dalla Cina, XDS Carbon-Tech (si sono già fatti dei passi in avanti per quel che riguarda le bici 2025), ci sono stati già dei bei cambiamenti. Per un Bettiol e un Wout Poels che arrivano c’è un Lutsenko che parte. Alexey è stato una colonna di questo team e del ciclismo kazako. La sua partenza è una piccola rivoluzione, per questa squadra che inizia ad uscire con sempre maggior insistenza dai confini nazionali.

Smetteranno Morkov e Cavendish, due posti importanti che certamente saranno rimpiazzati, anche da corridori italiani. Uno di questi è Romele, già nelle fila kazake, ma del devo team, che passa in prima squadra. Mentre alcune voci dicono che Battistella, in scadenza di contratto, potrebbe cambiare aria, ma un altro atleta italiano, ora nel WT, potrebbe raggiungere i turchesi.

Il team kazako ha fame di punti e cercherà di restare nella massima categoria con le unghie e con i denti. Non sono esclusi altri colpi importanti.

Rumors danno Tratnik (in scadenza di contratto) in rotta verso la Red Bull-Bora del grande amico Roglic
Rumors danno Tratnik (in scadenza di contratto) in rotta verso la Red Bull-Bora del grande amico Roglic

Intrecci Red Bull e Soudal 

Chi sta continuando la sua trasformazione, come ci diceva anche Benedetti ieri, è la Red Bull-Bora. Non solo grandi Giri nel mirino. Qui si vuol crescere su più fronti: settore giovanile, classiche, crono. Presi i giovani Fisher-Black, Phitie e soprattutto il nostro Pellizzari, c’è stata un’enorme fuoriuscita di corridori storici, tra chi termina la carriera e chi cambia squadra. Per esempio Buchman passa non senza qualche strascico polemico alla Cofidis. Kamna va alla Lidl-Trek. Via anche Jungels e Schachmann, rispettivamente a Ineos-Grenadiers e Soudal-Quick Step, team con cui ci sono possibili intrecci.

Al contrario della Red Bull-Bora, proprio la Soudal-Quick Step si stringe sempre di più attorno ad un uomo, il suo simbolo: Remco Evenepoel. Schachmann è stato preso proprio per aiutare Remco e in tal senso sembra ci sia un’opzione per i fratelli Paret-Peintre. E anche il fatto che Alaphilippe lascerà il team è indicativo. La vecchia guardia non c’è quasi più, visto che anche Asgreen andrà via, alla Uno-X.

La squadra di Lefevere per le classiche delle pietre non è più quella corazzata di un tempo. Per ora almeno, lasciamogli crescere i ragazzi in casa. Tutto da vedere è invece il ruolo di Ethan Hayter, che arriverà dalla Ineos.

Ma c’è un altra cosa che lega questi due team in questa fase del mercato, il rumors forse più importante di tutto il mercato: Remco Evenepoel, proprio lui.

Il brand austriaco della nota bibita vuole allestire un colosso al pari di UAE Emirates e Visma-Lease a Bike. E così sembrano fare rotta sul team di Ralph Denk: Remco, Tratnik, i due Van Dijke (anche loro della Visma) e Tom Pidcock.

Ethan Hayter: pistard, cronoman, finisseur e gregario: la Ineos-Grenadiers perde un nome importante
Ethan Hayter: pistard, cronoman, finisseur e gregario: la Ineos-Grenadiers perde un nome importante

Ineos, che fai?

Il nome di Pidcock ci porta in casa Ineos-Grenadiers. Il folletto di sua maestà ha un indizio super pesante che lo dirotta verso il team tedesco: lo sponsor personale che guarda caso è proprio Red Bull. Voci vicine al team, hanno riferito che Tom non sia stato felicissimo di essere schierato al Tour. Lui si sente biker e vuole fare più gare in mtb. Magari alla Red Bull avrebbe più carta bianca e meno pressioni visti i tanti campioni presenti.

Accantonata la voce che vorrebbe un massiccio ed oneroso affondo su Evenepoel (più che improbabile ormai per il 2025), ci si chiede davvero cosa farà questa ex super potenza del ciclismo moderno. Si dice che anche il patron di Ineos voglia investire parecchio, ma per ora non c’è il mega big e per di più hanno perso anche i due Hayter.

Sui giovani Ineos è stata brava ma non formidabile, cosa che ci si sarebbe aspettato vista l’assenza, almeno in questa fase della sua storia, appunto del super nome. Non dimentichiamo che partono anche Narvaez, destinazione UAE Emirates, e Viviani che è in scadenza di contratto. Carlos Rodriguez e Joshua Tarling saranno in grado di “reggere la baracca”?

Gemelli ancora più rivali l’anno prossimo. Simon Yates, in primo piano, passerà alla Visma-Lease a Bike per supportare Vingegaard
Gemelli ancora più rivali l’anno prossimo. Simon Yates, in primo piano, passerà alla Visma-Lease a Bike per supportare Vingegaard

L’eterna sfida

Ed eccoci alla sfida tra UAE Emirates e Visma-Lease a Bike. Su carta sembra difficile rinforzare due squadre così, specie la UAE. E non facciamoci ingannare dall’annata non troppo fortunata dei gialloneri, la sua rosa resta super. In ogni caso, anche per Vingegaard è stato preso uno Yates, Simon chiaramente. I due gemelli saranno più rivali che mai in questo derby per il dominio del WT e del Tour de France.

Sarebbe curioso sapere se Simon rivelerà qualche info “da spionaggio” che il fratello magari gli confessava quando ancora non sapeva del suo passaggio alla Visma.

In ogni caso, UAE ha preso Narvaez, corridore poliedrico che potrà essere utile alla causa delle classiche e non solo. E sempre in ottica classiche ha preso Florian Vermeersch, un bel bestione dalla Lotto-Dstny. 

Il mercato della Visma di contro, oltre a Simon Yates, ha visto l’arrivo di Axel Zingle, Victor Campenaerts e Mike Teunissen. 

In tutto ciò bisognerà vedere come andranno le cose per due big di questi team: Ayuso e Van Aert.

Si dice che lo spagnolo vorrebbe cambiare aria, perché soffocato da Pogacar, ma Matxin ha negato tutto. Mentre per Van Aert vale un po’ il discorso fatto per Pidcock circa lo sponsor: anche lui è Red Bull. Però è anche vero che il patron della Visma, da sempre “innamorato” di Wout, non lascerà andare via una figura così importante sia sul fronte tecnico che su quello del marketing per i suoi supermercati tra Belgio e Olanda. Wout è popolarissimo. E poi anche la Red Bull-Bora non può mica prenderli tutti, tutti!

Speriamo per la Tudor che quanto visto a San Sebastian tra Alaphilippe e Hirschi siano prove di attacco insieme e non di rivalità
Speriamo per la Tudor che quanto visto a San Sebastian tra Alaphilippe e Hirschi siano prove di attacco insieme e non di rivalità

Tudor regina 

Per il resto ci sono tanti altri “piccoli”, ma interessanti, movimenti. Uno è il passaggio di Lenny Martinez dalla Groupama-FDJ dove era cresciuto alla Bahrain-Victorious. Con Tiberi qui si vuol formare la coppia del futuro.

E in generale è interessante vedere il mercato dei tanti movimenti dei team francesi, tra giovani e corridori affermati che cambiano. In tal senso una vera rivoluzione sta interessando la Cofidis. Via Zingle, Guillame Martin (alla Groupama-Fdj) e Geschke (fine carriera) la squadra biancorossa ha già preso sei atleti e altrettanti ne dovrebbero arrivare. Tra questi in “nomination” ci sarebbe anche Lorenzo Rota, a fine contratto con la Intermarché-Wanty.

Infine, è ottimo il mercato del Tudor ProCycling Team. Patron Cancellara ha preso, come detto in apertura, Julien Alaphilippe, ma anche un altro big: Marc Hirschi. Senza contare Marco Haller, ottimo in funzione di questi due acquisti. E altri tre corridori dal loro devo team.

Tanta carne al fuoco insomma e non è finita qui. Vedremo cosa ci riserverà l’autunno. Gli scambi dell’ultimo minuto spesso hanno lasciato il segno più di altri, proponendo per la stagione successiva corridori affamati.

EDITORIALE / Remco nella storia, Pogacar ha perso l’occasione

05.08.2024
5 min
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Luka Mezgec, corridore sloveno, ha dichiarato alla televisione nazionale che l’assenza di Pogacar alle Olimpiadi di Parigi sia stata dovuta principalmente alla non convocazione della compagna Urska Zigart per le gare femminili. Nonostante sia campionessa nazionale di crono e strada, l’atleta del Team Jayco-AlUla è stata lasciata a casa dai selezionatori sloveni e questo avrebbe provocato la reazione amara del vincitore del Giro e del Tour, che ha comunicato la sua assenza olimpica a causa della stanchezza accumulata.

«Per quanto riguarda la ragione ufficiale secondo cui è stanco – ha detto Mezgec a RTV Slovenija, per come riportato da cyclingnews.com – credo che non sia la più realistica. So che anche se fosse stato sul letto di morte, sarebbe venuto qui se Urska fosse stata convocata, perché così non sarebbe stato da solo a casa.

«Se ci fosse stata una probabilità dell’uno per cento che per qualsiasi motivo volesse rimanere a casa, quella percentuale sarebbe stata molto più bassa se Urska fosse stata qui. Ovunque sia Urska, c’è anche Tadej. Può sembrare cattivo – ha concluso il corridore del Team Jayco-AlUla – ma forse avrebbero dovuto rischiare un posto per lei, anche se non fosse stata la migliore, perché con questa mossa si sarebbero assicurati Tadej, ma non l’hanno fatto. Sfortunatamente, chi ha preso la decisione non aveva previsto tutti gli scenari».

Davvero bisogna credere che questo Pogacar non avesse la forza per sfidare Evenepoel a Parigi?
Davvero bisogna credere che questo Pogacar non avesse la forza per sfidare Evenepoel a Parigi?

L’occasione mancata

Alzi la mano chi, avendo seguito la vittoria di Evenepoel sabato a Parigi, non si sia chiesto quale spettacolo ancora più immenso ci sarebbe stato con lo sloveno in gara. E chissà se lo stesso Pogacar ha seguito la corsa e abbia riflettuto sulla sua scelta. Si può fargli una colpa per aver rinunciato alle Olimpiadi? Probabilmente no, cosa vuoi dirgli a uno che nei pochi giorni di gara del 2024 ha realizzato una simile grande impresa? Però forse si può fare una riflessione.

Siamo sicuri che lo sloveno avrà un’altra occasione come questa? Il ciclismo non è paragonabile ad altri sport: Djokovic ha vinto l’oro nel tennis a 37 anni, ma tanta longevità da queste parti non è scontata. Quando nel 2028 le Olimpiadi si correranno a Los Angeles, Pogacar avrà 30 anni: sarà ancora in grado di competere al massimo livello?

Il tema della stanchezza non convince, anche rapportato al voler puntare sui mondiali di Zurigo, mettendo nel mirino Roche che nel 1987 vinse Giro, Tour e mondiale. Nel 2021 Tadej volò a Tokyo pochi giorni dopo aver vinto il Tour e conquistò il bronzo nella gara in linea. Vista l’apparente facilità con cui ha conquistato la maglia gialla e il breve viaggio da Monaco a Parigi, si può immaginare che davvero non avesse le forze per lottare con Evenepoel?

Tour de France 2021, Alaphilippe vince la prima tappa e la dedica a Marion e alla nascita del figlio Nino
Tour de France 2021, Alaphilippe vince la prima tappa e la dedica a Marion e alla nascita del figlio Nino

Compagne e atlete

Anche Alaphilippe nel 2021 rinunciò alle Olimpiadi, per stare accanto alla compagna Marion, che aveva da poco messo al mondo il figlio Nino. Julian era iridato e ancora volava. Aveva vinto la Freccia Vallone, era stato battuto solo da Pogacar alla Liegi, aveva vinto la prima tappa del Tour e a settembre avrebbe vinto il secondo mondiale. Eppure rinunciò. E quest’anno che si è rimboccato le maniche, avendo capito che forse allora commise una leggerezza, non è andato oltre l’undicesimo posto a 1’25” dal compagno di squadra Evenepoel. Perché in questo ciclismo che va veloce, 32 sono anni pesanti per sfidare i padroncini del gruppo.

E’ legittimo per chiunque scegliere di stare accanto alla famiglia: non si può fargliene una colpa. Quel che sorprende è semmai la dinamica domestica, in cui casualmente o forse no, entrambe le donne in questione sono o sono state atlete. Come reagì Marion Rousse? E come ha vissuto Urska Zigart la rinuncia del fenomenale compagno che vincendo le Olimpiadi sarebbe potuto entrare nella storia? Lo ha abbracciato intenerita e fiera per il gesto oppure lo ha esortato a non buttare l’occasione? Se teneva così tanto alla convocazione, ha vissuto a cuor leggero la rinuncia da parte del compagno?

Urska Zigart è ormai una presenza fissa per Pogacar dopo gli arrivi
Urska Zigart è ormai una presenza fissa per Pogacar dopo gli arrivi

Tadej e la storia

I campioni come Pogacar piacciono perché sono capaci di trasfigurarsi nella fatica, tirando fuori da se stessi imprese inimitabili. Lo fanno perché hanno dentro il fuoco, quale che ne sia l’origine. Se rabbia sociale, fame, voglia di dimostrare qualcosa, un agonismo esagerato: l’elenco è lungo e complesso. Ma a volte dimentichiamo che hanno pochi anni e rischiano di cadere in errori adolescenziali, ripicche fatte con la pancia più che col cervello. E la scelta di Pogacar, se è vero quello che ha dichiarato Mezgec, è stata a nostro avviso tale.

Le Olimpiadi sono un traguardo da conquistare, non un viaggio premio. E’ vero che le due ragazze che hanno sostituito Urska Zigart non siano fulmini di guerra, ciò non toglie che il campione abbia rinunciato a una occasione forse irripetibile. Potrà anche vincere il mondiale di Zurigo, ma questa rinuncia resterà per sempre come un vuoto nel suo palmares. Con buona pace di Evenepoel, che la sua chance l’ha presa e sfruttata al meglio. Otto corridori hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno, nessuno aveva mai vinto il doppio oro olimpico. A conti fatti, ammesso che il ragionamento abbia un senso, la storia l’ha fatta Remco. Pogacar a nostro avviso è ancora più fenomeno del fenomeno belga, ma s’è aggiunto a una strada già tracciata.

Van der Poel e Alaphilippe: sono sbarcati i guastatori

01.08.2024
4 min
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All’appello mancavano soltanto Mathieu Van der Poel e Alaphilippe. L’olandese è arrivato ieri sera in Francia, nella base logistica scelta dalla federazione olandese per tutte le discipline ciclistiche. Il francese ha fatto lo stesso. Evidentemente le preparazioni si somigliano, in più oggi i corridori hanno potuto provare il percorso, anche se Van der Poel ha ritenuto di farne a meno.

Di Evenepoel si è già detto, se non altro per la conquista del titolo olimpico a crono. Poi c’è Van Aert, che con il terzo posto ha riservato per sé un posto in prima fila anche per la corsa di sabato. Altri corridori saranno certamente della partita, anche il Pidcock in super forma dopo l’oro nella mtb. Ma Van der Poel e Alaphilippe hanno conquistato classiche e mondiali correndo in maniera garibaldina e sono due dei più accreditati per far esplodere la corsa.

«Credo di aver seguito la preparazione ideale – dice il francese – con un approccio diverso dai miei connazionali Madouas, Laporte e Vauquelin. Non ho corso il Tour de France, ma ho fatto comunque il massimo. Mi sento bene, motivato. Non mi considero un favorito, sono qui per dare il massimo per la Francia, questo mi sta a cuore».

Un momento unico

C’è quasi il rimpianto per la scelta di aver rinunciato a Tokyo e insieme la consapevolezza di aver riallacciato il filo con il Julian arrembante, capace di attaccare e poi vincere in volata.

«I Giochi non possono essere un obiettivo ordinario – dice – le ultime edizioni dicono che anche nel ciclismo stanno diventando sempre più importanti e con un livello altissimo. Avevo scelto di restare a casa nell’anno di Tokyo per la nascita di mio figlio. Ma già allora dissi che speravo di esserci a Parigi. Era nella mia mente da un po’ e mi stavo preparando. Tutti avranno una carica d’animo in più perché sono i Giochi. Sarà un momento unico».

Il Centre Port Royal è la base scelta dalla KNWU olandese per tutte le squadre ciclistiche alle Olimpiadi
Il Centre Port Royal è la base scelta dalla KNWU olandese per tutte le squadre ciclistiche alle Olimpiadi

Come per Glasgow

Van der Poel è molto meno solenne, non si sa se per prudenza o perché ormai è talmente abituato alle grandi vigilie, da non sentire più di tanto quella olimpica. Certo il fatto di risiedere in un hotel a 35 chilometri da Parigi fa sì che la quotidianità sia piuttosto… ordinaria.

«Mi sono allenato in Belgio – spiega – avevo pensato di andare in Spagna, ma alla fine ho rinunciato. C’era poco tempo e poiché parteciperò ai Giochi con una nuova bici Canyon, ho preferito restare vicino al centro di assistenza. Ho cercato di guardare quello che ho fatto l’anno scorso, cercando di mantenere la stessa linea. Anche i mondiali di Glasgow si corsero due settimane dopo il Tour, solo che quest’anno è stato un Tour diverso, posso quasi dire di esserne uscito meno stanco. Per questo avevo ancora bisogno di allenamenti duri che mi facessero venire mal di gambe. Martedì ho fatto l’ultima distanza. Ora mi sento bene e cerco la gamba di Glasgow e quella sensazione di freschezza».

Van der Poel sarebbe uscito meno stanco dal Tour, perché sulle ultime montagne è andato al risparmio
Tour de France 2024, Mathieu Van der Poel

Meglio senza radio

Non deve essere semplice essere additato anche questa volta come colui che può far esplodere la corsa e forse per questo Van der Poel tende a sviare il pronostico.

«E’ una corsa atipica – dice – non è come nelle classiche, quando imposti una tattica e puoi controllare la gara. Questa volta sarà diverso. Nessuno sa in quale punto si farà la selezione, non è detto che succeda sulla salita di Montmartre. Dovremo soprattutto restare attenti e non farci sorprendere da una fuga da lontano. Se dovesse succedere, la corsa si chiuderebbe subito. So che tanti vogliono aprirla da subito, anche a Evenepoel piacciono certe situazioni. Mi piace il fatto che si corra senza auricolari, sono favorevole. Puoi decidere con la tua testa e questo di solito produce corse migliori. E soprattutto è un vantaggio per i corridori che sanno leggere la corsa».

Pronto il calendario 2025 di Evenepoel. Resterà alla Soudal?

30.07.2024
4 min
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C’è un contratto che lega Remco Evenepoel alla Soudal-Quick Step fino al 2026. Le voci che lo vorrebbero già alla Red Bull dal prossimo anno le abbiamo sentite tutti, così come era imminente la fusione con la ex Jumbo Visma e si era capito che la Ineos Grenadiers gli aveva fatto spazio lasciando andare fiori di corridori. Ma Remco cosa farà? Suo padre è anche il suo procuratore e da un po’ di tempo è incredibilmente silenzioso, dopo qualche esternazione di troppo che lo scorso anno aveva creato tensioni fra il corridore e il team manager Patrick Lefevere.

Fra i motivi di insoddisfazione palesati da Evenepoel, il più evidente era quello sulla (presunta) fragilità della squadra dovendo/volendo cimentarsi col Tour. Quello che abbiamo appena visto in realtà dice che la Soudal-Quick Step ha fatto la sua parte e che anche Landa, indicato dallo stesso Remco come una soluzione insufficiente, è stato al suo fianco fino a ottenere a sua volta il quinto posto finale. E’ mancato Cattaneo, che non ha trovato la giusta condizione. E di certo l’uscita di scena di Pedersen dopo appena quattro tappe ha privato il team di un valido appoggio in pianura. Ma la squadra ha fatto la sua parte.

Lefevere sembra sicuro del fatto che Evenepoel rimanga con la Soudal-Quick Step
Lefevere sembra sicuro del fatto che Evenepoel rimanga con la Soudal-Quick Step

Sanremo, Fiandre e Tour

I contratti, si sa, a volte vengono scritti proprio per consentire la via d’uscita più remunerativa per una delle due parti. Per cui, allo stesso modo in cui Uijtdebroeks ha lasciato la Bora per accasarsi alla Visma in cambio di (parecchi) soldi, anche per Evenepoel ci sarà una cifra da sborsare, prevedibilmente ben più congrua. Non saranno i 150 milioni di euro previsti per Pogacar, ma consentirebbe a Lefevere di consolarsi rapidamente. Par di capire che un accordo ci sarebbe già, ma solo per anticipare di un anno la fine del contratto: 2025 anziché 2026. Al punto che Lefevere ha appena accennato a quelli che potrebbero essere i programmi del campione olimpico per la prossima stagione.

«L’idea è che Remco scopra la Milano-Sanremo nel 2025 – ha detto all’indomani della crono – e che corra una fra la Parigi-Nizza o la Tirreno-Adriatico. Poi inizierà la preparazione per il Giro delle Fiandre e da lì tornerà alla Liegi, che quest’anno ha saltato per la caduta nei Paesi Baschi. E poi ci concentreremo ancora sul Tour de France».

Landa e la squadra in genere si sono rivelati ottimi al Tour
Landa e la squadra in genere si sono rivelati ottimi al Tour

Fra Remco e Alaphilippe

Sembrano le parole di chi ha in mano le carte giuste e che, contemporaneamente, rischia di vedere andar via Alaphilippe (il risparmio di quel contratto aprirebbe scenari inattesi). Sono ben noti i colpi assestati al francese, il quale sabato nella prova su strada di Parigi si giocherà una bella fetta di futuro. Lui rimarrebbe pure, ma ha capito che nella squadra in cui è cresciuto sarebbe la seconda scelta dietro Remco. Un po’ come Ayuso alle spalle di Pogacar, con la differenza che Ayuso è giovanissimo, mentre il francese ha 32 anni e vorrebbe un finale di carriera in prima linea.

«Ero sicuro che Remco avrebbe vinto la crono – ha detto ancora Lefevere – perché non ha lasciato nulla al caso. Domenica sera, a fine Tour, abbiamo festeggiato ad Antibes, ma a un certo punto lui è sparito e lunedì mattina era già in bicicletta. Ha uno stile di vita perfetto. Quindi penso che dovremo contare su di lui anche sabato nella prova su strada. Ha detto che il percorso su strada gli si addice più della cronometro».

Alaphilippe, in scadenza di contratto, ha vinto al Czech Tour e punta ora all’oro su strada
Alaphilippe, in scadenza di contratto, ha vinto al Czech Tour e punta ora all’oro su strada

Discorsi da manager

Poi Lefevere è tornato nei panni del manager disincantato e forse anche un po’ cinico. E allo stesso modo in cui giustificò e avallò (chissà se la determinò) la scelta di Alaphilippe di non correre le Olimpiadi di Tokyo perché onorasse al meglio la maglia di campione del mondo, così parla della vittoria di Evenepoel.

«Cosa significa la sua medaglia d’oro per la Soudal Quick-Step? A ben vedere non vuol dire niente. Al contrario – ha detto a Het Nieuwsblad – ci costerà un premio molto superiore ai 50.000 euro che Remco riceverà dalla Federazione. Gli daremo lo stesso premio che se avesse vinto un Monumento. Tutto questo senza poter utilizzare il suo titolo olimpico per scopi pubblicitari. Noi però gli abbiamo messo a disposizione tutto perché potesse vincere: l’attrezzatura e lo staff. Questa è la terza volta, dopo Pascal Richard nel 1994 e Paolo Bettini nel 2004, che uno dei miei corridori diventa campione olimpico. Come datore di lavoro è un po’ frustrante, ma ovviamente sono felice per Remco, che se lo merita».